6 Luglio 2016

RIFORMA DELLA PROFESSIONE FORENSE: IL CODACONS CONTRO I NUOVI REQUISITI IMPOSTI AGLI AVVOCATI PER MANTENERE L’ISCRIZIONE

    RIFORMA
    DELLA PROFESSIONE FORENSE: IL CODACONS CONTRO I NUOVI REQUISITI
    IMPOSTI AGLI AVVOCATI PER MANTENERE L’ISCRIZIONE

    Le
    nuove regole sono, a giudizio dei nostri legali, in contrasto con la
    libertà di iniziativa economica e il principio di libera
    circolazione degli avvocati in ambito UE: l’Associazione avvia un
    ricorso straordinario al Presidente della Repubblica aperto a tutti
    gli iscritti all’albo

    I
    FATTI.
    Per
    gli avvocati, negli ultimi tempi, è cambiato tutto. Ne è prova
    l’art. 21 della legge 247 del 2012 (“Nuova disciplina
    dell’ordinamento della professione forense”): la permanenza
    dell’iscrizione all’albo diventa subordinata all’esercizio della
    professione “in modo effettivo, continuativo, abituale e
    prevalente, salve le eccezioni previste anche in riferimento ai primi
    anni di esercizio professionale”. L’obiettivo dichiarato delle
    nuove disposizioni è di consentire l’accesso e la permanenza nella
    professione di avvocato ai più meritevoli e a chi esercita
    effettivamente. Nulla di male, almeno nelle intenzioni: il problema,
    semmai, sta proprio nei criteri espressi dal “Regolamento recante
    disposizioni per l’accertamento dell’esercizio della professione
    forense” (decreto n. 47 del 2016), emanato – in attuazione della
    legge – dal Ministero della Giustizia.

    LE
    NUOVE REGOLE.
    Il
    Regolamento prevede, infatti, che per dimostrare di esercitare la
    professione forense in modo “effettivo, continuativo, abituale e
    prevalente” l’avvocato debba essere in possesso di questi
    requisiti:

    • Essere
      titolare di una partita IVA attiva o fare parte di una società o
      associazione professionale che sia titolare di partita IVA attiva;

    • Avere
      l’uso di locali e di almeno un’utenza telefonica destinati allo
      svolgimento dell’attività professionale, anche in associazione
      professionale, società professionale o in associazione di studio
      con altri colleghi o anche presso altro avvocato ovvero in
      condivisione con altri avvocati;

    • Avere
      trattato almeno cinque affari per ciascun anno, anche se l’incarico
      professionale è stato conferito da altro professionista;

    • Essere
      titolare di un indirizzo di posta elettronica certificata,
      comunicato al consiglio dell’Ordine;

    • Avere
      assolto l’obbligo di aggiornamento professionale secondo le
      modalità e le condizioni stabilite dal Consiglio nazionale forense;

    • Avere
      in corso una polizza assicurativa a copertura della responsabilità
      civile derivante dall’esercizio della professione.

    La
    mancanza di tali requisiti, accertata dal Consiglio dell’Ordine
    competente, determina il provvedimento della cancellazione dall’albo
    dell’avvocato.

    L’INIZIATIVA
    CODACONS.
    Il
    Codacons ha deciso di intervenire a tutela degli interessi degli
    avvocati: secondo il parere dei nostri legali, infatti, i requisiti
    previsti dal Regolamento per la permanenza nell’albo sono in
    contrasto con la libertà di iniziativa economica, nonché con il
    principio di libera circolazione degli avvocati nello spazio UE,
    poiché limitano la possibilità di rimanere iscritti all’albo in
    ragione di criteri non conformi alla deontologia e alla dignità
    professionale.

    Per
    questi motivi, l’Associazione avvia un ricorso straordinario al
    Presidente della Repubblica.

    Non è più possibile aderire all’iniziativa.

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