22 Febbraio 2017

Rifiuti, svolta del “porta a porta”

Rifiuti, svolta del “porta a porta”

Un dato positivo c’ è. Il 17% di raccolta differenziata al quale Lecce è rimasta inchiodata per anni, è solo un lontano ricordo. Anzi. La “boa” ideale del 50% è stata superata da tempo, a dimostrazione che la cura dell’ ambiente è tema che sta a cuore alla stragrande maggioranza dei leccesi. Da qui si parte, quindi, per analizzare il servizio di raccolta differenziata domiciliare dei rifiuti, che è la prima e più importante voce iscritta al capitolo “Ambiente” dell’ attività amministrativa del capoluogo. E l’ orizzonte, per la Lecce città d’ arte e meta turistica ambita da milioni di turisti, non può che essere quello alto e ambizioso delle altre città d’ arte d’ Italia e delle località predilette dai viaggiatori di mezzo mondo. Si pensi, quindi, a Siena, Ravenna, Lucca, Verona, Trento, Urbino, Orvieto o anche alla vicina Matera, sfogliando un qualsiasi album delle vacanze. E poi si pensi alla bellissima Lecce: «Durante tutta l’ estate saranno venuti a spazzare via Umberto I una volta, al massimo due. Il servizio va rivisto» ha detto Francesca Mercadante, titolare di un locale della movida del capoluogo. Così come moltissimi locali del centro hanno più volte sollecitato, in particolare d’ estate, una modifica del calendario di raccolta dei rifiuti, a partire dal vetro e dalla plastica. Ritiri a frequenza ridotta e l’ assenza di spazi per il posizionamento dei carrellati nei pub – autorizzati dal Comune e poi, da quest’ ultimo, costretti a trovare un ambiente adatto a sistemare i contenitori dell’ immondizia – hanno spinto l’ assessorato all’ Ambiente ad avviare il servizio di “ecomobile”, oggi attivo sia nel centro storico che nella zona Mazzini, dedicato proprio a locali e negozi. Un servizio gratuito, per la prima estate, e che oggi costa ai cittadini poco meno di 300mila euro all’ anno, ma con il quale si è risolta una delle tante contraddizioni del capitolato d’ appalto, evidenziate da professionisti, consumatori, amministratori di condominio, imprenditori e semplici cittadini. «Il servizio non rispecchia peculiarità e aspettative della città- ha detto Federico Brunetta, segretario della Fai e componente di PmItalia -. Il capitolato è sta to costruito su una concezione di raccolta che non è attuale. E anche Monteco si trova a fare i conti con una realtà diversa da quella prevista inizialmente e con tutti i limiti che quel capitolato impone. Oggi non si fa altro che correre ai ripari per limitare i danni». Per questo Fai e PmItalia hanno chiesto una revisione del capitolato «per migliorarlo senza che questo comporti aumento dei costi a carico dei cittadini e per estendere il servizio a tutte le zone della città». Non solo. Per il Codacons manca «un progetto di sviluppo cittadino per i prossimi 20, 30 anni con la conseguenza che la raccolta dei rifiuti attuale risponde a logiche che, presto, dovranno essere riviste» ha spiegato il presidente dell’ associazione dei consumatori, Piero Mongelli, convinto che si debba «potenziare al massimo il servizio di spazzamento delle strade, sia in centro che in periferia». Per molti, insomma, è nel capitolato d’ appalto il peccato originale di un servizio che ha rivoluzionato le abitudini dei cittadini, la cui collaborazione non è mancata, ma che ha avuto bisogno e necessita ancora oggi di continui aggiustamenti e correzioni proprio perché datato e, secondo gli addetti ai lavori, inadatto alla realtà urbana della città, inadatto a rispondere ai suoi bisogni. Uno dei primi, grossi problemi che ha costretto gli uffici agli straordinari, per esempio, è stato quello dei condomi ni. Il capitolato prevedeva la distribuzione di pattumelle singole nei condomini con meno di sei inquilini e di carrellati comuni in quelli più grandi. Ma quasi nessuna palazzina della città gode di spazi comuni dove sistemare i bidoni. «Si è stati così costretti a subire la gestione dei carrellati – ha detto Carlo Mignone, presidente dell’ Associazione Nazionale amministratori di condominio, sezione di Lecce – con la repentina e “ricattatoria” eliminazione dei vecchi cassonetti dell’ indifferenziata, pur nella consapevolezza che non c’ erano spazi condominiali idonei dove ospitare quei contenitori». I bidoni, quindi, sono stati sistemati come meglio si è potuto, spesso per strada, qualche volta negli atri dei palazzi, persino vicino alle aiuole. A ricordare che di strada, da fare, ce n’ è ancora, per raggiungere gli standard di pulizia ed efficienza richiesti a una città d’ arte.
 
 

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