21 Maggio 2002

Rifiuti, offensiva contro l?inceneritore

Rifiuti, offensiva contro l?inceneritore


Politici e tecnici divisi sul termovalorizzatore. Rifondazione: Ganapini si dimetta




L?emergenza rifiuti a Roma continua ad accendere il dibattito sulle diverse soluzioni possibili e a dividere non solo le forze politiche, ma anche i tecnici chiamati dal sindaco Veltroni a tracciare una strada eco-compatibile. Tutti sembrano essere d?accordo, almeno sulla carta, che il primo passo di un moderno ciclo dei rifiuti, consista nella raccolta differenziata. Esplosivo, è invece il tema del termovalorizzatore, una sorta di inceneritore ad alta tecnologia che, oltre a smaltire i rifiuti, produrrebbe energia elettrica. Dopo il parere favorevole su questo tipo di impianti espresso in un?intervista al Corriere da Walter Ganapini, presidente della commissione nominata da Veltroni per verificare la corretta applicazione del decreto Ronchi (che indica un tetto minimo di raccolta differenziata pari al 35% entro il 2003 mentre la capitale si attesta intorno al 6-7%), il gruppo romano di Rifondazione ha chiesto le sue dimissioni. «Ganapini non poteva parlare a nome della commissione, che tra l?altro non ha ancora concluso i lavori – sottolinea Patrizia Sentinelli -. Non è serio. E in questo modo ha screditato il lavoro degli altri. Noi siamo assolutamente contrari ai termovalorizzatori. Impianti che, a differenza di quanto credono all?Ama, cancellano l?occupazione».

Sull?argomento è intervenuto anche Giorgio Nebbia, il decano degli ambientalisti italiani e a sua volta membro della commissione in Campidoglio. «Il sindaco non ci ha detto quale soluzione preferisce il Comune, se quella impiantistica, degli appalti e degli affari, o quella del coraggio e della modernità – spiega il professore, docente emerito di Merceologia all?università di Bari -. Con la collaborazione dei cittadini Roma potrebbe diventare la capitale europea nel campo dei rifiuti. Io non sono favorevole alla soluzione degli inceneritori, perchè è quella che impedisce una politica della raccolta separata ed efficace, in quanto gli inceneritori, anche se presentati con il nome accattivante di “termovalorizzatori“ bruciano del pattume “compatto“, sia pure dopo un parziale frazionamento. Infine, ed è l?aspetto più allarmante – aggiunge Nebbia – la composizione inevitabilmente variabile del cdr (combustibile da rifiuti con cui funzionano i termovalorizzatori, ndr) comporta, sia l?inquinamento dell?aria che la produzione di una massa di ceneri (dal 20 al 30 % del rifiuto bruciato) che deve essere smaltita in speciali discariche particolarmente protette».
Sulla stessa linea i Verdi che, insieme a Codacons, Rifondazione e Associazione dei consumatori proprio in questi giorni hanno promosso una raccolta di firme su un pacchetto di referendum che riguarda termovalorizzatori, elettrosmog e sicurezza alimentare.
«Bisogna dire ai romani con sincerità che la discarica di Malagrotta non verrà mai chiusa dalla costruzione di questo tipo d?impianti – dichiara il consigliere regionale Angelo Bonelli – la quantità dei rifiuti è tale che l?inceneritore non riuscirebbe mai a bruciare tutto. Inoltre la Regione Lazio ha allo studio un piano energetico legato alla realizzazione di termovalorizzatori rendendocene automaticamente dipendenti».

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