Rifiuti, leccesi tra i più tartassati
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fonte:
- La Gazzetta del Mezzogiorno
si piazzano al quinto posto in italia con 332 euro a testa
• Leccesi ancora tra i più tartassati. Non solo per Imu e Tasi, come evidenziato dal Rapporto Uil di pochi giorni fa, ma anche per la Tari, la tassa sui rifiuti: quinto posto in Italia con 332 euro. Dopo il non invidiabile ottavo posto, registrato dal sindacato nella graduatoria delle città in cui le tasse sugli immobili sono le più care (1.612 euro all’ anno), ecco un nuovo «piazzamento d’ onore». Il dato è il risultato dell’ aggior namento di una graduatoria pubblicata da Confedilizia a febbraio, nella quale Lecce si era piazzata al settimo posto. Ora, dopo l’ aumento dell’ 8 per cento, dovuto al maggior costo del servizio di raccolta differenziata, l’ associazione di categoria ha ricalcolato la classifica: Lecce supera Roma e Massa. Ancora peggio per gli abitanti di condominio, che raggiungono i 392: loro sono secondi in Italia (prima di Venezia, Salerno e Benevento). «La raccolta differenziata dei rifiuti è ormai una strada obbligata e la raccolta porta a porta è una scelta gestionale: entrambe praticate in molte città italiane. Spetta al Comune trovare soluzioni di efficienza e riduzione della spesa, rispondendo ai cittadini senza “girare” intorno al problema con inutili polemiche autoassolutorie», dice il presidente di Confedilizia Lecce, Vincenzo Mele, intervenendo così nella querelle che ha coinvolto nei giorni scorsi Codacons e Comune su questo tema. Mele dice la sua anche nel dibattito su Imu e Tasi. Confedilizia presenta numeri diversi rispetto ai calcoli fatti dall’ asses sore ai Tributi Attilio Monosi: «Nel territorio comunale esistono circa 200mila immobili, di cui solo alcuni, in origine con destinazione abitativa, sono poi divenuti attività produttive. Restano i problemi dello “sfitto involontario” e della “locazione di necessità”, per i quali la tariffa Imu è massima, senza alcuna agevolazione. Le agevolazioni introdotte dall’ amministrazione comunale non riducono in maniera significativa il peso tributario di cui, a ragione, parla la Uil». [s.lop.]
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