13 Settembre 2016

Rifiutò di caricare un disabile, multata una tassista veronese

Rifiutò di caricare un disabile, multata una tassista veronese
denunciata da tre colleghi, il consiglio di stato ribalta il tar: dovrà pagare 4mila euro

verona Quando un anno fa a Torino un taxi si era rifiutato di caricare un disabile in carrozzina, ne era venuto fuori un piccolo putiferio, forse perché quella persona era in qualche modo conosciuta: si trattava di Luca Pancalli, oggi presidente del comitato paralimpico italiano. A Verona, alle fine 2013, è successo un caso analogo che tuttavia è rimasto confinato alle aule di tribunale: non si conosce nemmeno il nome della persona con difficoltà deambulatorie che il 27 dicembre di quel mese è stato lasciato a terra, perché non è stato lui a denunciare il fatto. Sono stati tre colleghi a denunciare il comportamento di Paola S.D.B., una tassista di Verona, per non aver rispettato l’ ordine di fila per l’ accoglimento della clientela durante la sosta in piazzale Porta Nuova, rifiutandosi di far salire a bordo una persona in carrozzina. Il Comune di Verona, intervenendo sulla vicenda, aveva emesso una diffida alla tassista, unita alla sospensione dal servizio per dieci giorni, dall’ 11 al 21 settembre 2014. Questo per aver violato sia il regolamento comunale dei taxi sia il «protocollo d’ intesa per il trasporto di persone disabili non deabulanti» firmato d’ intesa con Radiotaxi. La tassista aveva fatto ricorso al Tar del Veneto e i giudici amministrativi di Venezia le avevano dato ragione, lamentando un difetto d’ istruttoria del provvedimento: mancava, in particolare, il riscontro dell’ utente coinvolto alla segnalazione dei tre tassisti. Così per Palazzo Barbieri era arrivata anche una piccola beffa: alla tassista andavano liquidati 500 euro come risarcimento dai danni «patrimoniali e non patrimoniali» subiti. La sentenza è stata completamente ribaltata in secondo grado dal Consiglio di Stato, che sul caso si è pronunciato lo scorso 4 agosto. Secondo i giudici romani, non c’ è nessuna carenza istruttoria e il fatto è accertato: «Dagli atti depositati in giudizio, risulta che la ricorrente, chiamata al cellulare, ha effettivamente rifiutato di prestare il servizio richiestole da persona disabile: tant’ è che la corsa è stata assegnata ad altro mezzo radio taxi». Anche la procedura di contestazione è stata ineccepibile, secondo i nuovi giudici: «La ricorrente ha invero conosciuto da subito l’ episodio contestatole ed ha potuto partecipare al procedimento disciplinare con la garanzia dell’ assistenza legale fin dalle fasi iniziali». Annullata quindi la sentenza del Tar del Veneto, i giudici del Consiglio di Stato hanno disposto anche che la signora – non costituitasi in giudizio in secondo grado – paghi al Comune di Verona le spese di lite per il doppio grado di giudizio, stabilite in 4mila euro più oneri vari. Non è tecnicamente una multa, ma l’ effetto (pecuniario) è quello. Dopo il caso di Pancalli a Torino, lo scorso anno, c’ era stato un coro unanime di condanne. «Non bastano le scuse della città e dei taxisti, e non basta annunciare approfondimenti che lasciano il tempo che trovano – dichiarava su quel caso il presidente del Codaconsi Carlo Rienzi – Il tassista autore di un gesto così meschino ed esecrabile deve essere punito con il ritiro immediato e definitivo della licenza, considerata la gravità del suo atto e la possibilità di reiterazione di comportamenti illegali».
carlo rienzi

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