12 Giugno 2005

Ricorso respinto: niente sms dal Governo


Roma Per le europee sì, per il referendum no. Questa volta il Viminale non spedirà agli italiani sms con istruzioni sulle modalità del voto. Il dubbio è caduto ieri quando il Tribunale di Roma ha respinto il ricorso d`urgenza presentato da Codacons, Comitato per l`appello per il no, Italia dei valori e Lista consumatori che chiedevano al governo, appunto, di inviare messaggini come aveva fatto l`anno scorso. “L`ennesimo atto di prepotenza“, commenta il segretario radicale Daniele Capezzone. Meglio: è l`ultima delle contestazioni che accompagna un voto “falsato“, secondo i referendari, se non altro dalla difficoltà di raggiungere e informare gli italiani all`estero. Ha votato, stando a dati non ufficiali, circa il 20,2 per cento dei 2,6 milioni di cittadini residenti oltre confine. Il che porta la soglia “reale“ del quorum a poco meno del 52 per cento degli aventi diritto in Italia: 23,4 milioni di persone.La notizia del rigetto del ricorso (per carenza di legittimazione) è stata diffusa ieri mattina dal ministero dell`Interno. “Nessuna norma – scrive l`estensore, il giudice Eugenio Curatola – prescrive un obbligo per l`amministrazione di provvedere alla comunicazione delle modalità di voto tramite Sms“. Al magistrato quindi sembra del tutto evidente che “l`adozione della predetta misura, eccezionale ed invasiva (per l`oggettiva incidenza sul diritto alla privacy), oltre che particolarmente onerosa, costituisce una scelta discrezionale prettamente politico-amministrativa, non valutabile dall`autorità giudiziaria ordinaria“. Né può essere ravvisata, a carico del ministero, “una condotta omissiva colpevole, giuridicamente rilevante e potenzialmente lesiva di diritti o di valori inerenti alla persona garantiti dalla Costituzione“. Non è neppure comprovata “una effettiva inadeguatezza della divulgazione delle modalità di voto attuata dalla pubblica amministrazione mediante i normali mezzi di informazione“. Insomma, una vittoria su tutta la linea per il ministero, che nella nota informativa, infatti, esprime “soddisfazione“. Di segno opposto i commenti dei ricorrenti e dei referendari. “Evidentemente – dice Carlo Rienzi, esponente del Codacons – gli elettori sono cavie sulle quali il ministro può decidere di sperimentare gli Sms violando la privacy quando gli conviene politicamente così come fece alle Europee, mentre può rispettarne la riservatezza quando non gli conviene mandare la gente a votare“. Protesta anche il segretario dei radicali, Capezzone: “Per ogni altra elezione il Ministero degli Interni può inviare sms come gli pare e piace, mentre in occasione dei referendum si “violerebbe la privacy“. Questa decisione relativa agli sms è l`ennesimo atto di prepotenza contro i cittadini“. Il comunista Oliviero Diliberto, dopo la rituale formula sul “rispetto delle sentenze dei giudici“, critica il Viminale. “Sarebbe stato giusto – osserva – che fosse il Ministero dell`Interno a prendere l`iniziativa, cosa che non ha fatto e secondo me è stato un male“. Invece a Francesco Giro, responsabile di Fi per i rapporti con il mondo cattolico, la decisione del Tribunale di Roma pare “un atto dovuto“, visto che “il raggiungimento del quorum è un vincolo costituzionale e non un obbligo da imporre via sms“.Quello dei messaggini comunque non è che un tassello del complesso mosaico dei diritti di cui i referendari denunciano la violazione. Il caso più macroscopico è forse rappresentato dal voto degli italiani all`estero. “A parte le centinaia di migliaia di iscritti alle liste elettorali inesistenti, ma a tutti gli effetti determinanti per il calcolo del voto – osserva Lanfranco Turci, del comitato per il Sì – continuano ad arrivare segnalazioni di nostri concittadini all`estero che non hanno ricevuto la scheda elettorale. Sarebbe opportuno che, consapevole delle carenze e delle truffe circa il voto degli italiani all`estero – conclude – il Viminale manifestasse più prudenza“. Poi c`è il problema dei disabili intrasportabili, come il malato di distrofia muscolare che oggi i leader radicali, simbolicamente, accompagneranno al seggio.A.B.
No del tribunale ai Codacons, Viminale soddisfatto. Insorgono i referendari: “L`ennesimo atto di prepotenza“ RomaNOSTRA REDAZIONEPer le europee sì, per il referendum no. Questa volta il Viminale non spedirà agli italiani sms con istruzioni sulle modalità del voto. Il dubbio è caduto ieri quando il Tribunale di Roma ha respinto il ricorso d`urgenza presentato da Codacons, Comitato per l`appello per il no, Italia dei valori e Lista consumatori che chiedevano al governo, appunto, di inviare messaggini come aveva fatto l`anno scorso. “L`ennesimo atto di prepotenza“, commenta il segretario radicale Daniele Capezzone. Meglio: è l`ultima delle contestazioni che accompagna un voto “falsato“, secondo i referendari, se non altro dalla difficoltà di raggiungere e informare gli italiani all`estero. Ha votato, stando a dati non ufficiali, circa il 20,2 per cento dei 2,6 milioni di cittadini residenti oltre confine. Il che porta la soglia “reale“ del quorum a poco meno del 52 per cento degli aventi diritto in Italia: 23,4 milioni di persone.La notizia del rigetto del ricorso (per carenza di legittimazione) è stata diffusa ieri mattina dal ministero dell`Interno. “Nessuna norma – scrive l`estensore, il giudice Eugenio Curatola – prescrive un obbligo per l`amministrazione di provvedere alla comunicazione delle modalità di voto tramite Sms“. Al magistrato quindi sembra del tutto evidente che “l`adozione della predetta misura, eccezionale ed invasiva (per l`oggettiva incidenza sul diritto alla privacy), oltre che particolarmente onerosa, costituisce una scelta discrezionale prettamente politico-amministrativa, non valutabile dall`autorità giudiziaria ordinaria“. Né può essere ravvisata, a carico del ministero, “una condotta omissiva colpevole, giuridicamente rilevante e potenzialmente lesiva di diritti o di valori inerenti alla persona garantiti dalla Costituzione“. Non è neppure comprovata “una effettiva inadeguatezza della divulgazione delle modalità di voto attuata dalla pubblica amministrazione mediante i normali mezzi di informazione“. Insomma, una vittoria su tutta la linea per il ministero, che nella nota informativa, infatti, esprime “soddisfazione“. Di segno opposto i commenti dei ricorrenti e dei referendari. “Evidentemente – dice Carlo Rienzi, esponente del Codacons – gli elettori sono cavie sulle quali il ministro può decidere di sperimentare gli Sms violando la privacy quando gli conviene politicamente così come fece alle Europee, mentre può rispettarne la riservatezza quando non gli conviene mandare la gente a votare“. Protesta anche il segretario dei radicali, Capezzone: “Per ogni altra elezione il Ministero degli Interni può inviare sms come gli pare e piace, mentre in occasione dei referendum si “violerebbe la privacy“. Questa decisione relativa agli sms è l`ennesimo atto di prepotenza contro i cittadini“. Il comunista Oliviero Diliberto, dopo la rituale formula sul “rispetto delle sentenze dei giudici“, critica il Viminale. “Sarebbe stato giusto – osserva – che fosse il Ministero dell`Interno a prendere l`iniziativa, cosa che non ha fatto e secondo me è stato un male“. Invece a Francesco Giro, responsabile di Fi per i rapporti con il mondo cattolico, la decisione del Tribunale di Roma pare “un atto dovuto“, visto che “il raggiungimento del quorum è un vincolo costituzionale e non un obbligo da imporre via sms“.Quello dei messaggini comunque non è che un tassello del complesso mosaico dei diritti di cui i referendari denunciano la violazione. Il caso più macroscopico è forse rappresentato dal voto degli italiani all`estero. “A parte le centinaia di migliaia di iscritti alle liste elettorali inesistenti, ma a tutti gli effetti determinanti per il calcolo del voto – osserva Lanfranco Turci, del comitato per il Sì – continuano ad arrivare segnalazioni di nostri concittadini all`estero che non hanno ricevuto la scheda elettorale. Sarebbe opportuno che, consapevole delle carenze e delle truffe circa il voto degli italiani all`estero – conclude – il Viminale manifestasse più prudenza“. Poi c`è il problema dei disabili intrasportabili, come il malato di distrofia muscolare che oggi i leader radicali, simbolicamente, accompagneranno al seggio.

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