21 Maggio 2014

Ricorsi contro la tassa sulla casa «Questo rinvio è incostituzionale»

Ricorsi contro la tassa sulla casa «Questo rinvio è incostituzionale»

ROMA Imu sì, Tasi no, anzi forse. Se il pagamento a giugno della vecchia imposta municipale è una certezza (si paga su seconde case, terreni, negozi e capannoni), sul nuovo balzello applicato alle abitazoni principali (tassa sui servizi indivisibili) è ancora caos. Sì, perché il rinvio a settembre – che potrebbe slittare ulteriormente a ottobre – per i comuni che non approveranno le delibere entro il 23 maggio, annunciato dal governo, potrebbe essere illegittimo. Alcune associazioni dei consumatori – con il Codacons in testa – potrebbero impugnare il decreto di Matteo Renzi (che ancora deve essere formalmente approvato) perché violerebbe la Costituzione e in particolare il principio di «uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge». La doppia scadenza, insomma, configurerebbe una «disparità di trattamento» su cui potrebbe pronunciarsi la Corte costituzionale. Il quadro sarà più chiaro quando palazzo Chigi scriverà il provvedimento di rinvio. Dunque bisogna aspettare per comprendere a fondo i meccanismi di versamento. Il testo potrebbe arrivare già domani. E a quel punto il Codacons potrebbe vagliare le «possibili azioni legali da intraprendere nei confronti dello Stato contro una misura ingiusta che crea disparità di trattamento tra cittadini, per cause imputabili unicamente alla pubblica amministrazione». Di certo, come accennato, lo slittamento – a leggere il comunicato del Tesoro e a raccogliere le indiscrezioni dei tecnici – non riguarderà l’ Imu, che ancora si paga sulla seconda casa, sulle prime case di lusso e su tutti gli altri immobili: per loro l’ appuntamento alla cassa rimane al 16 giugno anche in assenza di delibera perché valgono le vecchie aliquote. In attesa del decreto sono ancora molte le incertezze che circondano il pagamento della Tasi. A cominciare dalla data del rinvio. Non è un caso, infatti, che già il ministero dell’ Economia, nel suo comunicato, indichi solo il mese di settembre, ma non il giorno del versamento. Non è il solo problema. La Consulta nazionale dei centri di assistenza fiscale chiede che contemporaneamente slitti anche il pagamento del 730 di una decina di giorni e l’ ipotesi sta in piedi. Unimpresa teme invece che il rinvio possa compromettere la ripresa, perché l’ incertezza porterebbe i cittadini a ridurre i consumi nel periodo estivo, cruciale per il turismo. Non solo. Secondo l’ associazione di pmi, il rinvio costringerebbe i sindaci a rimandare una serie di pagamenti, in particolare quelli delle imprese fornitrici, facendo lievitare ancora di più la montagna di debiti della pubblica amministrazione. In ogni caso, i dubbi sulla data da indicare sarebbero stati sciolti sono all’ ultimo e non è ancora definitivamente escluso che il rinvio del pagamento Tasi possa alla fine slittare ancora a ottobre. Tra gli altri nodi, poi, ci sono quelli sul pagamento della Tasi sulla prima casa, che in assenza di delibera entro il 23 ottobre – sulla base delle attuali norme – slitterebbe a dicembre. Pasticci su pasticci. Rimane da uniformare il rispetto dei tetti di aliquota fissati dal legislatore tra Tasi e Imu per il 2014. Un quadro che non piace a ReteImprese Italia secondo cui il governo, scegliendo un rinvio parziale, ha sottovalutato il problema. Pure Assoedilizia chiede lo slittamento generale. F.D.D.
 

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