15 Luglio 2019

Riconoscimento dell’ anzianità di servizio per gli anni di lavoro precario per il Miur come docente o Personale Ata

Come è noto, l’ ordinamento italiano non riconosce in favore del lavoratore precario della scuola pubblica – sia esso appartenente al personale DOCENTE o ATA – il trattamento economico corrispondente all’ anzianità di servizio maturata in forza dei contratti a termine conclusi con l’ amministrazione scolastica, come invece accade per il personale di ruolo. Ciò in virtù di due disposizioni. La prima è l’ articolo 526 del D.lgs. n. 297 del 1994, secondo cui: “al personale docente ed educativo non di ruolo spetta il trattamento economico iniziale previsto per il corrispondente personale docente di ruolo”; la seconda è l’ articolo 485 del medesimo decreto legislativo, che prevede quanto segue: “Al personale docente delle scuole di istruzione secondaria ed artistica, il servizio prestato presso le predette scuole statali e pareggiate, comprese quelle all’ estero, in qualità di docente non di ruolo, è riconosciuto come servizio di ruolo, ai fini giuridici ed economici, per intero per i primi quattro anni e per i due terzi del periodo eventualmente eccedente, nonché ai soli fini economici per il rimanente terzo. I diritti economici derivanti da detto riconoscimento sono conser vati e valutati in tutte le classi di stipendio successive a quella attribuita al momento del riconoscimento medesimo”. Ebbene, proprio in forza di tali previsioni, da sempre il MIUR si rifiuta di riconoscere in favore dei precari della scuola, anche dopo la loro immissione in ruolo, l’ intera anzianità di servizio maturata in costanza dei contratti di lavoro a tempo determinato conclusi con l’ amministrazione scolastica. Eppure, la giurisprudenza è da tempo di segno contrario. Il riferimento è, in primis, alla giurisprudenza interna della Suprema Corte di Cassazione che, a decorrere dalla sentenza n. 22558 del 7 novembre 2016, ha stabilito costantemente i seguenti principi: 1) che la Clausola 4 dell’ Accordo Quadro allegato alla Direttiva 1999/70/UE sul contratto di lavoro a tempo determinato preclude in generale qualsiasi disparità di trattamento non obiettivamente giustificata nei confronti del lavoratore a tempo determinato, sicché la stessa ha carattere incondizionato e può essere fatta valere dal singolo dinanzi al giudice nazionale, che ha l’ obbligo di applicare il diritto dell’ Unione e di tutelare i diritti che quest’ ultimo attribuisce, disapplicando, se necessario, qualsiasi contraria disposizione del diritto interno; 2) che il principio di non discriminazione non può essere applicato in senso restrittivo, per cui la riserva in materia di retribuzione non può impedire a un lavoratore a tempo determinato di richiedere il beneficio di una condizione di impiego riservata ai soli lavoratori a tempo indeterminato; 3) che non è sufficiente che la diversità di trattamento sia prevista con una norma generale astratta di legge o di contratto, né rileva la natura pubblica del datore di lavoro e la distinzione tra impiego di ruolo e non di ruolo perché la diversità di trattamento può essere giustificata solo da elementi precisi e concreti di differenziazione che contraddistinguono le modalità di lavoro e che attengono alla natura e alle caratteristiche delle mansioni espletate. In secondo luogo, alla più recedente giurisprudenza della Corte di giustizia europea che, nella pronuncia resa sul caso “Motter” dello scorso 20 settembre 2018, ha avuto modo di ribadire che i lavoratori a tempo determinato non devono ricevere un trattamento che, al di fuori di qual siasi giustificazione obiettiva, sia meno favorevole di quello riservato al riguardo ai lavoratori a tempo indeterminato comparabili, specificando che la nozione di «ragione oggettiva» di cui al punto 1 della clausola 4 del citato accordo quadro “dev’ essere intesa nel senso che essa non autorizza a giustificare una differenza di trattamento tra i lavoratori a tempo determinato e i lavoratori a tempo indeterminato per il fatto che quest’ ultima sia prevista da una norma interna”. Ne consegue che le previsioni di legge e dei contratti collettivi di lavoro del comparto scuola succedutesi nel tempo in tema di trattamento retributivo dei lavoratori assunti in forza di contratti a tempo determinato si pongono in contrasto con la Direttiva 1999/70/UE e con la giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione e della Corte di Giustizia sopra ricostruita e, per questo, vanno disapplicate. Per scaricare la modulistica necessaria e aderire all’ iniziativa della nuova azione del Codacons – per ottenere dai 2.000 ai 40.000 euro di differenze retributive con una semplice causa di lavoro! – basta andare sul sito www.codacons.it e, dopo aver compilato il form, si riceverà una e-mail con tutte le indicazioni necessarie per finalizzare l’ adesione. L’ azione è sicuramente vittoriosa, ma è necessario interrompere immediatamente la prescrizione con l’ invio al MIUR, tramite raccomandata a/r, della DIFFIDA AI FINI DELLA INTERRUZIONE DEI TERMINI DI DECADENZA E PRESCRIZIONE, che può essere scaricata gratuitamente. Questi diritti si prescrivono in dieci anni e i 10 anni si devono calcolare da quando si invia la lettera interruttiva della prescrizione. Presidente Codacons Campania Prof. Enrico Marchetti Potete contattare il CODACONS e lasciare un commento ai nostri articoli all’ indirizzo: codacons.campania@gmail.com I nostri esperti sono sempre a vostra disposizione. Non esitate a sottoporci quesiti o a raccontarci le vostre “disavventure”… Vi risponderemo, in maniera rapida ed esaustiva, sulle pagine di Cronache.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox