15 Aprile 2020

Richiesta di archiviazione per il caso «dieselgate»

indagati i vertici di volkswagen italia group ma per il magistrato non è stato provato che fossero a conoscenza del software «bugiardo»
Il «defeat device», ovvero il software «bugiardo» che modificava le emissioni nel corso dei test su rulli e su strada, esisteva. Ed era stato installato su otto modelli di auto del gruppo tedesco Volkswagen. L’ ipotesi era frode in commercio, ma l’ impossibilità di stabilire l’ esistenza dell’ elemento soggettivo, ovvero della consapevolezza da parte degli indagati che i modelli venissero modificati, ha indotto il sostituto procuratore Marco Zenatelli a firmare la richiesta di archiviazione per i vertici di Volkswagen Italia Group coinvolti nell’ inchiesta.E se la stessa perizia disposta dal gip Raffaele Ferraro aveva appurato che il software era alterato, dall’ altro lato le indagini effettuate sulla corrispondenza tra la casa madre e Italia Group non hanno fatto emergere che vi fosse la consapevolezza dell’ alterazione.Una firma che è stata apposta dopo che la Procura scaligera aveva nei mesi scorsi chiesto, per rogatoria, informazioni ai colleghi tedeschi sull’ esistenza di analoghi accertamenti in Germania. E non ha ricevuto risposta.Una vicenda, il cosiddetto «dieselgate» originata dopo che era emerso che le emissioni NOx risultavano superiori ai valori previsti per la classe Euro5. Ma solo su strada. In laboratorio, ovvero sui rulli, il test non indicava anomalie: il software (come è emerso) era in grado di percepire la differenza.Una vicenda che inizia nel 2015 con l’ esposto presentato da Codacons che riguardava le emissioni delle auto che montano il motore EA 189. Otto modelli (Touran 1.6 e Tiguan 2.0 tdi, Alhambra 2.0, Ibiza Sc 1.2 e Altea XL 1.6, Skoda Yeti 1.6 Tdi, l’ Audi A4 avant 2.0 e il Caddy 4 1.6) e dopo la denuncia la procura di Verona aprì un fascicolo a carico dei vertici della società che importava le auto e le immetteva sul mercato.L’ indagine si divise in due: da una parte l’ analisi della corrispondenza e dall’ altra la perizia disposta dal gip e affidata a due esperti con le forme dell’ incidente probatorio.Due quesiti: se i valori degli inquinanti emessi, sia prima sia dopo le modifiche, fossero tra loro diversi e se differivano dai dati di omologazione e a quanto indicato dalla Volkswagen all’ epoca della messa in commercio. E inoltre dovevano riferire le eventuali differenze nelle auto esaminate. Gli esperti verificarono l’ esistenza di scarto nelle emissioni ed evidenziarono che l’ installazione del software pulito (che Volkswagen ha offerto gratuitamente) aveva fatto rientrare le emissioni nella norma.Vennero formulate altre denunce, per danno ambientale e alla salute e per inquinamento. E un’ indagine è già stata archiviata.
fabiana marcolini

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox