Ricambi, un «pentito» fa sequestrare sei aerei
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fonte:
- Corriere della Sera
Roma: i pezzi destinati agli Usa. Indagini sugli incidenti degli ultimi anni. «Nuova perizia sulla sciagura di Genova»
ROMA – C?è anche un «pentito» nell?inchiesta sui pezzi di ricambio falsi o difettosi destinati agli aerei e commercializzati dalla società Panaviation. E? stato proprio lui ad indicare agli inquirenti dove erano nascosti i sei velivoli Airbus A 300 che la Guardia di finanza ha sequestrato ieri. «Hangar numero 8, aeroporto di Fiumicino», ha detto. Agli investigatori guidati dal tenente colonnello Albano è bastata questa semplice indicazione per bloccare altre migliaia di apparecchiature pronte per essere vendute. Dispositivi non idonei, uguali a quelli che in passato avrebbero provocato almeno due disastri: quello del Airbus precipitato nel Queens il 12 novembre scorso e quello del Dornier finito in mare a Genova il 25 febbraio del 1999. Per quest?ultima sciagura il pilota è stato condannato a 2 anni e 8 mesi, ma il suo legale ha già annunciato che chiederà una nuova perizia sull?impianto frenante.
IL SEQUESTRO – Le Fiamme Gialle sono arrivate nello scalo romano ieri mattina e nell?hangar numero 8 hanno trovato sei carcasse di aerei. La maggior parte dei pezzi era abbandonata per terra, il resto chiuso in container pronti a essere inviati negli Stati Uniti. I velivoli sono Airbus A 300 che la Panaviation acquistò dall?Alitalia nel 1992 e che adesso aveva intenzione di «riciclare» violando tutte le norme di sicurezza previste dal regolamento JAR 145 emanato dall?autorità Aeronautica Europea. Gli aerei erano infatti destinati alla demolizione, ma il sospetto degli investigatori è che con falsa documentazione i pezzi di ricambio sarebbe stati commercializzati come nuovi. «Già da venerdì – dichiara il direttore del Leonardo da Vinci Carlo Luzzati – abbiamo sospeso l?autorizzazione alla società di brokeraggio».
GLI INCIDENTI – Mentre l?Fbi analizza i documenti italiani legati alla sciagura dell?Airbus precipitato nel quartiere di Queens a New York due mesi fa, la magistratura italiana si occupa del disastro di Genova. L?avvocato Romanelli, difensore del pilota Alessandro Del Bono annuncia che chiederà una nuova perizia e la revisione del dibattimento in appello proprio sulla base dei nuovi elementi. I contratti già esaminati dimostrano che la Panaviation vendeva i motori agli A300 e i freni alla Minerva Airlines, proprietaria del Dornier che finì in mare in Liguria, anche se l?amministratore delegato della compagnia, Salvatore Mancuso, dichiara di aver comprato soltanto «lampadine e guarnizioni». Gli accertamenti si allargano adesso a tutti gli incidenti avvenuti negli ultimi anni per verificare se possano essere stati provocati dal cattivo funzionamento dei dispositivi.
LE INDAGINI – L?Enac ha istituito una commissione di inchiesta e ha diramato «avvisi» a tutte le autorità per la sicurezza del volo, la Guardia di finanza sta esaminando le migliaia di documenti sequestrate nelle sedi delle maggiori compagnie aeree. La verifica servirà a ricostruire l?iter seguito da ogni pezzo di ricambio: il suo utilizzo, la manutenzione, le ore di volo, ma soprattutto la certificazione allegata al momento della vendita. Da parte sua il Codacons, il comitato dei consumatori, ha chiesto che venga disposta una revisione straordinaria di tutti i velivoli delle compagnie italiane.
TRIANGOLAZIONE – Il lavoro di verifica è reso complicato dalle numerose alleanze che Panaviation aveva stretto con altre società di brokeraggio, forse proprio per aggirare i controlli. Se in Italia lavorava anche con New Tech Italia e New Tech Aerospace, negli Stati Uniti era collegata con la Dunbee e con la Mitchell, attraverso le quali sarebbe riuscita ad aggiudicarsi commesse con alcune compagnie aeree canadesi. Il sistema era quello delle triangolazioni con vendite dei pezzi da un?azienda all?altra prima della stipula del contratto finale. «Un percorso tortuoso – spiega un investigatore – che rende complicato accertare la destinazione finale delle apparecchiature. La verifica avviene attraverso la comparazione tra i numeri di identificazione di ogni pezzo e le fatture, ma spesso si tratta di documentazione falsa».
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