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4 Novembre 2001

Revisioni auto, giro di certificati falsi

Revisioni auto, giro di certificati falsi

Centri tra i quali, come evidenziano le associazioni di consumatori, scegliere quello “giusto“ sta diventando un`impresa. Con la nuova normativa infatti è stata introdotta una sorta di liberalizzazione che ha esteso ai privati la possibilità di effettuare controlli (in precedenza esclusiva della Motorizzazione civile), consentendo l?ingresso nel settore di operatori attenti più alle entrate che alle regole. In Umbria i centri autorizzati sono proliferati e attualmente sono 148, di cui 110 solo nella provincia di Perugia. «C?è un equivoco di fondo che andrebbe chiarito – dice Lio Mancinelli, rappresentante locale presso l`Associazione nazionale revisori auto (Anara) – perché questo nuovo assetto ha portato sul mercato anche operatori che guardano soprattutto al business. Ci sono officine-centri di revisione che prima riparano il veicolo e poi sono disposti a chiudere un occhio su certi difetti». Con la conseguenza di “certificare“ la circolazione di automobili poco sicure, “rottami ambulanti“ che incombono sulle strade della regione. «Capita spesso di sanzionare automobilisti alla guida di vetture non conformi con le regole della revisione», dicono alla Polizia stradale di Perugia. Tra i difetti più puniti, rilevabili da un semplice controllo su strada, pneumatici non conformi a quelli indicati dal Codice della strada e le pellicole oscuranti applicate sui vetri. «In fase di controllo – continuano alla Polstrada – è però difficile dimostrare che tali irregolarità erano presenti al momento della revisione. Il problema principale è che manca un controllo sulle officine. Dovrebbe pensarci la Motorizzazione ma, al momento, non ha né gli strumenti né il modo per farli». Da recenti interventi degli agenti della stradale è invece emersa l?esistenza di un giro di attestazioni di revisione false. «Non è facile scoprirle – affermano alla “stradale“ – ma a un controllo più accurato, si nota che queste etichette hanno un carattere di stampa diverso». Un trucco facilmente riscontrabile attraverso la trasmissione del codice di revisione alla Motorizzazione.

Questi elementi non fanno che alimentare le incertezze di un settore dove la “deregulation“ introdotta dal Ministero ha innescato un meccanismo di concorrenza nel quale la revisione è diventata un business al pari delle riparazioni tradizionali. «Alle officine autorizzate alla revisione – sostiene il responsabile di un centro revisioni della provincia di Perugia – interessa mantenere i propri clienti e per questo il loro primo interesse è che il fatidico tagliando venga rilasciato». Anche a costo di chiudere un occhio. O tutti e due.
«L?aver aperto questo comparto alla concorrenza – aggiunge Lio Mancinelli dell?Anara – sta penalizzando i centri revisione più seri e scrupolosi». Sono proprio questi a lamentare, in alcuni casi, la poca professionalità di chi in questo ambito si è gettato soprattutto per “fare“ quantità. «Quando un veicolo viene “bocciato“ (una condizione sanabile entro 30 giorni dopo la messa a punto del mezzo, ndr) – raccontano alla Cons Auto di Perugia – l?automobilista se ne va seccato; salvo poi tornare a mostrarci la carta di circolazione con apposto il tagliando di revisione ottenuto, nella maggior parte dei casi, “senza riparazioni di sorta“».
Un particolare che getta molte ombre sulla regolarità di una procedura concepita per garantire maggior sicurezza sulle strade e che invece sta perdendo gran parte dello spirito originario. «Temiamo che dietro questa attività – rileva Carla Falcinelli, presidente del Codacons Umbria – ci siano due rovesci della stessa medaglia. Da una parte, è possibile che certe revisioni vengano fatte con “leggerezza“; dall?altra, denunciamo prezzi e tariffe eccessive per la messa a punto del veicolo in vista del controllo». Dalle segnalazioni raccolte dal Codacons risultano fatture con importi di 600/900 mila lire per check-up, più interventi di riparazione. «Importi che oltre a essere sproporzionati – continua la Falcinelli – non offrono alcuna garanzia che, dopo la riparazione e la revisione, l?auto sia davvero efficiente». Il rischio è che tale meccanismo, nato per aumentare la sicurezza sulle strade, si trasformi in una mera questione burocratica. Dietro la quale qualcuno ha trovato il modo di speculare.

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