3 Settembre 2015

Rette pagate, asili nido chiusi: il caso finisce in Procura

Rette pagate, asili nido chiusi: il caso finisce in Procura
magistratura sollecitata ad indagare sulla vicenda delle maestre escluse dai bandi del comune

Le educatrici degli asili nido di Roma Capitale protestano, il cui tira e molla si protrae ormai da tempo con l’ amministrazione. Una storia vista e rivista, senza un buon esito. Il bando del 21 agosto esclude le lavoratrici con 36 mesi di attività ha lasciato le strutture senza personale. Così i bambini restano a casa, anche se la retta del nido è già stata pagata, creando non pochi problemi ai genitori in procinto di tornare a lavoro. Una situazione che va a gravare ulteriormente sulle disponibilità delle famiglie, costrette a trovare una babysitter con l’ incubo di far quadrare i conti. Oltre il danno, pure la beffa. Un disagio che ha suscitato l’ interesse del Codacons, che ha presentato ieri un esposto alla Procura della Repubblica di Roma contro il sindaco Ignazio Marino e l’ assessore alla Scuola, Marco Rossi Doria, in cui si chiede di indagare sulla vicenda delle maestre d’ asilo nido escluse dai bandi del comune, alla luce del reato di abuso di atti d’ uf ficio e per l’ inottemperanza alla sentenza di Strasburgo del 26 novembre 2014. “Roma Capitale ha indetto una procedura per l’ assunzione a tempo determinato di personale della scuola dell’ infanzia, escludendo espressamente e irragionevolmente le educatrici più esperte e, dunque, più qualificate (proprio per aver già concluso contratti a termine di durata superiore a 36 mesi complessivi di proroghe e rinnovi), senza peraltro prevedere la loro assunzione a tempo indeterminato, nè tantomeno tempi certi ed effettivi di un concorso pubblico ad esse strettamente riservato, come invece ha ordinato la Corte di Giustizia nella nota pronuncia del 26 novembre 2014”, ricostruisce il Codacons nell’ esposto. “La pronuncia in questione, infatti, non ha certo vietato, come si vorrebbe lasciar credere, il rinnovo di contratti a termine la cui durata complessiva superi i trentasei mesi, lasciando così a casa migliaia di precari, ma ha piuttosto obbligato a fare il contrario, ossia ad assumerli o, comunque, a garantir loro una concreta possibilità di assunzione a tempo indeterminato mediante la concreta e certa indizione di concorsi pubblici, oltre al risarcimento dei danni subiti per effetto dell’ abusivo ricorso allo strumento della contrattazione a termine”, continua l’ associazione. Da qui, l’ assoluta gravità e discriminatorietà della condotta tenuta dai funzionari firmatari del bando riservato alle precarie – magari più giovani e sicuramente meno esperte di quelle escluse – che, in pratica, solo per “essere precarie da meno tempo”, hanno avuto diritto a partecipare alla selezione per l’ inserimento in graduatoria, condotta che ha portato il Codacons a rivolgersi alla Procura. Intanto – fa sapere l’ associazione – è ai nastri di partenza il ricorso collettivo al Tar contro i bandi del comune, al quale possono ancora aderire le maestre escluse.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox