2 Agosto 2017

Rete idrica groviera così il Campidoglio minaccia l’ aumento della bolletta

L’ IDEA di minacciare un aumento della bolletta nei giorni in cui i romani riempiono le taniche di acqua per farsi trovare pronti a uno scenario agostano e post-atomico, ribalta ogni paradigma della buona gestione industriale e solleva l’ ennesima ombra sulla direzione politica impressa da Virginia Raggi sulla più importante delle controllate comunali: Acea. La lettera, che crea una correlazione tra la richiesta della Regione Lazio di fare nuovi investimenti sulla rete e un possibile aumento del costo dell’ acqua, è firmata dalla segreteria dell’ Ato 2, l’ Ambito territoriale più grande d’ Italia che riunisce 112 Comuni e serve 4 milioni di abitanti, sul quale proprio la sindaca di Roma ha un controllo di fatto, rappresentando oltre la metà degli abitanti. Una missiva insolita, che assomiglia al tentativo di scaricare sulla Regione delle responsabilità che in realtà sono industriali, legate alla mancanza di investimenti che ha ridotto la rete idrica a un colabrodo. UN IMPIANTO VECCHIO Che Acea perda il 44% dell’ acqua all’ interno della rete non è una scoperta di questi giorni. Prendendo come anno di riferimento il 2015 – si legge nel bilancio di sostenibilità – su 734 milioni di metri cubi di acqua gestiti, le perdite reali riguardano 292 milioni, oltre il 40%. Su 8.155 chilometri di materiali utilizzati per la rete di distribuzione, quasi la metà (3.231 chilometri) ha più di 50 anni e 2.031 tra i 30 e i 50. Nonostante il clamore suscitato dall’ emergenza idrica nella capitale, guasti e disservizi sono sempre esistiti. Nel 2015 le chiusure urgenti nell’ erogazione dell’ acqua sono state 827 e 142 quelle programmate, per un totale di 969. Tutto questo mentre l’ azienda, e in particolare la holding Acea spa, accumulava utili e li distribuiva tra i soci. FOLLOW THE MONEY Seguire il denaro è la via migliore per capire le priorità industriali dell’ azienda e dei suoi azionisti. Il Comune ha dalla sua il presidente Luca Lanzalone e 3 dei 7 consiglieri d’ amministrazione, ma questo non basta a imporre la linea. Il 16 maggio l’ assemblea ha approvato di staccare un dividendo di 62 centesimi per azione (+24% rispetto al 2015) per un totale di quasi 140 milioni di euro. Da parte sua, Acea Ato 2 (che gestisce la rete idrica) ha partecipato al 25% di questi utili, così come fa ormai da diversi anni, sebbene abbia bisogno di indirizzare all’ interno le risorse finanziarie disponibili. LA LEVATA DI SCUDI La minaccia che la riparazione della rete possa ricadere sui cittadini ha sollevato una levata di scudi corale. Il Codacons, con Carlo Rienzi, si è detto pronto a dare battaglia: «Non accetteremo alcun rincaro delle bollette idriche e in caso di aumenti tariffari, il Codacons impugnerà al Tar del Lazio per ottenerne l’ annullamento». Dal 2007 ad oggi – denuncia ancora il Codacons – le bollette sono aumentate del 58% senza nessun miglioramento per la rete. Un allarme sottoscritto dal presidente della Commissione trasparenza del Campidoglio, il dem Marco Palumbo: «Acea ha staccato per il Comune un assegno di 74 milioni di euro ed ora vuole mettere le mani nelle tasche dei cittadini di Roma e della provincia». LE PROMESSE TRADITE Chiedere più soldi quando il lago di Bracciano è ridotto a uno stagno è un bel azzardo. Del resto, lo confermano anche le organizzazioni internazionali, a Roma l’ acqua si paga il giusto. Meno di Amsterdam e Parigi – certifica l’ Ocse – ma più di New York e Hong Kong per un valore medio che si aggira tra i 400 e i 500 euro l’ anno. Un dato che la sindaca Raggi sembra ignorare dopo che è stata lei stessa a farsi paladina di una campagna per congelare la tariffa. In quell’ occasione, i sindaci dell’ Ato 2 accettarono lo stop dell’ aumento previsto per il 2016-2019 e la prima cittadina incassò il risultato come una sua vittoria politica. Era il luglio 2016, poche settimane dopo le elezioni e una vita da oggi. (daniele autieri) ©RIPRODUZIONE RISERVATA Un tratto delle condutture sotterranee Laurentina.

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