25 Ottobre 2019

Resa dei conti sul crollo del ponte di Annone

chiusa l’ indagine con gli indagati verso il processo. a tre anni dalla tragedia sulla 36 nessuno ha mai risarcito le vittime
LECCO di Angelo Panzeri Chiusa l’ indagine sul crollo del ponte di Annone Brianza, avvenuta il 28 ottobre di tre anni fa dove perse la vita Claudio Bertini, 65 anni, di Civate e altre sei persone rimasero ferite. La Procura di Lecco ha chiesto il rinvio di cinque dei sei indagati: Angelo Valsecchi, dirigente della Provincia di Lecco, Andrea Sesana, tecnico del settore viabilità della Provincia di Lecco, Giovanni Salvatore, dirigente Anas, Silvia Garbelli, responsabile dell’ ufficio pianificazione e grandi infrastrutture della Provincia di Bergamo e Roberto Torresan, professionista di Busto Arsizio dovranno rispondere di omicidio colposo, disastro colposo e cooperazione in disastro colposo. Stralciata invece la posizione di Eugenio Ferraris, dirigente della Provincia di Bergamo. La richiesta avanzata dal Procuratore Capo Antonio Chiappani e dal Pm Andrea Figoni che ha seguito nell’ ultimo anno l’ indagine, è stata depositata all’ ufficio del Gup del tribunale di Lecco che ora dovrà fissare la data dell’ udienza. Le parti offese sono una decina, oltre alla famiglia della vittima, le sei persone ferite, l’ impresa di autotrasporto Nicoli di Bergamo e il Codacons e Anas e Provincia di Lecco, che quindi si trovano in un duplice ruolo: sono da un lato parti offese e dall’ altro chiamate come responsabili civili. L’ indagine è stata complessa: cinque faldoni con documenti, foto, relazioni di perizie tutti digitalizzati sono la conclusione del lavoro degli inquirenti. L’ inchiesta è stata coordinata da tre sostituti procuratori, i primi due sono stati destinati ad altre Procure (Bergamo e Monza). Un elemento centrale dell’ indagine è stata la perizia svolta per conto della Procura da una squadra di tecnici, che avrebbe rivelato diverse inadempienze sia da parte di Anas – che non avrebbe correttamente compiuto la manutenzione del ponte e che non ha chiuso la Statale dopo alcuni indizi di un possibile cedimento – sia da parte della Provincia di Lecco, che non ha limitato il transito sul ponte a veicoli eccezionali (o comunque non ha posto la necessaria segnaletica), sia da parte della Provincia di Bergamo, che ha rilasciato l’ autorizzazione all’ impresa Nicoli senza verificare le caratteristiche del percorso. Nella relazione finale l’ ingegner Marco di Prisco, docente del Politecnico di Milano scrive che «la prima causa del crollo del cavalcavia è l’ uso improprio dello stesso che ha imposto carichi prossimi alla capacità ultima, determinando una situazione di carico priva dei consueti coefficienti di sicurezza». La Procura ha osservato sia la gestione dell’ emergenza quanto la fase precedente, quella che prevedeva la manutenzione del cavalcavia e ipotizza una concatenazione di atti omissivi, imprudenza da parte di più persone ed enti che hanno provocato il crollo. «Creare legami di interconnessione causale non è stato semplice», hanno sottolineato il Procuratore Capo Antonio Chiappani e il Pm Andrea Figoni. Intanto a tre anni dal tragico evento non è ancora stato avviato il risarcimento alla vedova di Claudio Bertini. «Nessun risarcimento fino alla sentenza», sempre questa la linea adottata da Anas e Provincia di Lecco, che dopo essersi rimpallate le responsabilità sulla strada adesso usano l’ alibi della sentenza prima di mettere in campo le assicurazioni per definire il risarcimento. Forse attendono la decisione sulla responsabilità prevalente, ma questo è uno scandalo: perché dopo aver «giocato» sulla vita degli automobilisti in transito sulla statale 36 , ora «giocano» anche su una vittima del crollo. Della vicenda non ha responsabilità l’ impresa Nicoli di Bergamo, che anzi ha avviato una causa civile chiedendo un maxi risarcimento a Provincia di lecco e Anas. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this