10 Ottobre 2012

«Reperti archeologici in una cava di ghiaia: fermate le ruspe»

«Reperti archeologici in una cava di ghiaia: fermate le ruspe»

 

CASTELVETRO Il comitato di cittadini “No impianto biomasse Inalca” passa dalle parole ai fatti. Come già era stato annunciato nelle scorse settimane, oggi sarà ufficializzato il ricorso al Tar nei confronti del nuovo progetto di rendering presentato dall’ azienda Inalca. In particolare, a seguire la vicenda dal punto di vista legale saranno gli avvocati del Codacons, l’ associazione di consumatori alla quale il comitato cittadino si è rivolto. Attualmente, hanno firmato per la causa del comitato circa 5.000 persone. Oggi dunque l’ ufficializzazione dell’ azione legale che porterà l’ autorizzazione davanti al tribunale amministrativo. SAN CESARIO «Un insediamento abitativo risalente all’ età del rame, circa 3500 anni fa, è stato rinvenuto in una cava del Polo estrattivo provinciale numero 8 a San Cesario lungo il fiume Panaro»: lo afferma Sabina Piccinini, capogruppo della lista civica Nuova San Cesario e responsabile locale di Legambiente. E la Piccinini lo ha appreso dalla relazione di servizio del 10 settembre scorso della polizia municipale «giunta in cava per un controllo a seguito della richiesta del nostro gruppo consiliare». «L’ area della cava in questione, la Ex Marchi, così come gran parte delle cave del Polo Estrattivo numero 8 rientra in un’ area vincolata dal Ptcp quale area di accertata e rilevante consistenza archeologica. Si tratta cioè di (vedi articolo 41A, comma 2, lettera b1 delle Norme Tecniche Attuative del Ptcp) un’ area interessata da notevole presenza di materiali, già rinvenuti ovvero non ancora toccati da regolari campagne di scavo, ma motivatamente ritenuti presenti, la quale si può configurare come luogo di importante documentazione storica. Ciò nonostante, nel Polo 8, negli ultimi sei anni, sono state aperte cave su cave (ne abbiamo contate 13) ed è tutto in regola, tutto regolarmente autorizzato. La sorveglianza è affidata a funzionari della Soprintendenza per lo più volontari e a una ditta di archeologici pagati dagli stessi cavatori che sono tenuti ad inviare specifici rapporti grafici e fotografici alla Soprintendenza. Nel prossimo Consiglio comunale presenteremo un’ interrogazione per conoscere quali reperti archeologici sono stati rinvenuti presso le altre cave del Polo 8, le modalità e la tempistica con cui avvengono i controlli da parte della Soprintendenza. Vorremmo comprendere le ragioni che hanno portato a pianificare attività estrattive in una delle aree più tutelate e fragili della Provincia. L’ area del Polo estrattivo numero 8 infatti, non è solo di accertata rilevanza archeologica, ma è anche vincolata dal Ptcp e dal Piano Regionale di tutela delle Acque (Pta) per l’ elevata vulnerabilità all’ inquinamento delle acque di falda che alimentano gli acquedotti del nostro Comune, di Modena, di Castelnuovo e Castelvetro. Gli stessi Amministratori, prima tutelano (sulla carta) poi lasciano stravolgere una terra che porta in sé la nostra acqua e la nostra Storia. La normativa di tutela esiste, ma non riesce ad impedire il degrado. Quando si insediano, i nostri Amministratori prestano giuramento sulla Costituzione, che, all’ articolo 9, recita così: “la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico ed artistico della nazione”. Avranno capito cosa significa?». ©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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