Renzi sfida la minoranza Pd Pensioni e scuola, nuovi nodi
ROMA Ha scelto, ieri, Genova e la Liguria, la regione dove per le elezioni di maggio si è consumato lo strappo con la sinistra del suo partito, il premier Matteo Renzi per attaccare a testa bassa i frondisti del Pd, cioè, ha detto, quella parte «della sinistra masochista che vuole perdere da sola piuttosto che vincere insieme». Nel suo intervento al Porto Antico per sostenere la candidata del centrosinistra Raffaella Paita, il premier ha attaccato il candidato alla Regione e sindaco di un paese del Levante Ligure, Luca Pastorino, vicino a Civati, che ha lasciato il partito e il gruppo per scendere in campo contro la candidata del centrosinistra appoggiato da Sel e dissidenti Pd: «Non c’ è spot migliore della sinistra masochista che vuole perdere per i prossimi 20 anni». Poi ha replicato a D’ Alema, che ieri lo ha attaccato sul calo degli iscritti al Pd. Renzi ha chiosato: «Sono i nostalgici del 25%, quelli che stavano bene quando si perdeva, quelli che hanno avuto la loro occasione e l’ hanno persa, ma non ci faranno passare la voglia di cambiare l’ Italia». Un altro affondo il presidente del Consiglio lo ha fatto contro la minoranza Pd proprio parlando dell’ Italicum, approvato con la fiducia alla Camera, quindi, ha sottolineato, con l’ atto più democratico che ci sia e che dimostra quanto conti la forza delle idee rispetto all’ attaccamento alle poltrone. E sulle accuse di autoritarismo, ha chiosato: «Quando si arriva a scomodare il fascismo significa profanare la memoria di chi è morto». Renzi ha anche più volte insistito sul fatto che la casa del Pd è tale perché ci sono regole che vanno rispettate, sia dai vincitori che dai perdenti: «Il Pd casa mia quando vinco o perdo. Chi scappa quando perde non è degno di stare dentro una comunità». BATTAGLIA SULLA SCUOLA. Non c’ è però aria di tregua, in particolare sul fronte della scuola. Giovedì il Pd ha incontrato associazioni e sindacati per un supplemento di ascolto, ieri ha messo sul piatto un pacchetto di emendamenti che, a parere dei democratici, vanno incontro ad alcune delle richieste emerse dal confronto. Ma le posizioni restano distanti. I sindacati di categoria ieri hanno avvertito: «In assenza di adeguate risposte la mobilitazione continuerà fino a coinvolgere le attività di scrutinio finale». Permane poi il dissenso di Sel e M5s. «Non bastano incontri tardivi e piccoli aggiustamenti per raccogliere la forte spinta al cambiamento lanciata dalle piazze del 5 maggio», hanno sostenuto le 32 associazioni firmatarie dell’ appello «La Scuola che cambia il Paese». Il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini, ha assicurato: «L’ ascolto continuerà nei prossimi giorni». IL NODO PENSIONI. Ieri intanto è intervenuta la Ue sul tema dei rimborsi ai pensionati dovuti dallo Stato a seguito della sentenza della Consulta che ha dichiarato incostituzionale il mancato adeguamento degli assegni più alti deciso dal governo Monti. «L’ Italia ce la farà a risolvere la situazione»: l’ attestato di fiducia è arrivato dal presidente dell’ Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, dopo un incontro con il ministro dell’ Economia, Pier Carlo Padoan. E Renzi ha commentato: «L’ Italia cambia, anche la Ue faccia la sua parte». Il governo rimane alle prese con il potenziale buco tra i 14 e 16 miliardi. Ma la via del «ridare tutto a tutti», nonostante le pressioni di opposizioni e sindacati (e le prime diffide del Codacons all’ Inps), sembra non percorribile. A prevalere sarebbe invece l’ opzione di porre dei limiti ai rimborsi. Il provvedimento con cui rimediare al pasticcio delle pensioni dovrebbe arrivare dopo la tornata elettorale, all’ inizio di giugno.
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