18 Giugno 2014

Renzi sferza le banche «Finanziate le imprese»

Renzi sferza le banche «Finanziate le imprese»

ROMA. Se in Italia non c’ è stato credit crunch, se gli interventi della Bce hanno avuto effetto, allora per le banche italiane non ci sono più alibi: devono dare più credito alle imprese, per sostenere la ripresa. Tira dritto, come è suo costume, il premier Matteo Renzi e bacchetta senza giri di parole. Immediata la risposta dell’ Abi: il flusso dei prestiti è già aumentato e, con gli aumenti da capitale, aumenterà ulteriormente. «Dopo l’ innovazione portata da Mario Draghi e dal board della Bce, non ci sono più alibi per non dare credito alle imprese», ha detto Renzi, intervenuto alla cerimonia d’ apertura di Pitti Uomo a Firenze. «Lo chiediamo con forza agli istituti di credito», perchè – ha ribadito – «se è vero che da noi “credit crunch “non c’ è stato, è vero che c’ è stata una contrazione straordinaria del credito» e «guai a chi oggi pensasse di avere ancora alibi». La risposta del mondo bancario, per bocca del presidente dell’ associazione Antonio Patuelli, non si è fatta attendere. «Nei primi 4 mesi le banche hanno aumentato di oltre il 26% i mutui e stanno effettuando assai cospicui aumenti di capitale che non servono solo a superare gli esami della Bce, ma anche ad aumentare la capienza per nuovi ulteriori prestiti». Proprio oggi (ieri, ndr) – ha ricordato Patuelli – «l’ Abi ha diramando il nuovo rapporto mensile e da questo si evince che nei primi 4 mesi le banche hanno aumentato di oltre il 26% i mutui» e «i tassi di questi primi mesi dell’ anno sono i più bassi dal 2011 e raggiungono quasi il record storico per limitatezza». Dati, quelli di Palazzo Altieri, che parlano anche di sofferenze ancora alte per le banche e che superano i 166 miliardi e di un assestamento a maggio proprio dei prestiti. «La domanda del credito è ancora insufficiente», ha commentato il numero uno di Ubi Banca, Victor Massiah, mentre Roberto Nicastro di Unicredit ha affermato che «la parola forte è il rischio, se non troviamo un modo per ricapitalizzare le imprese non usciamo dalla crisi». Sul rapporto banche -imprese in Italia si è soffermato anche il Fondo Monetario Internazionale, nel suo rapporto Article IV, incoraggiando a fissare «più elevati requisiti di capitale” per gli istituti e “limiti temporali per le cancellazioni dei crediti in sofferenza». Mentre Standard&Poor’ s ricorda che «ci sono elevati rischi economici per il sistema bancario italiano», perchè «la prolungata recessione ha avuto un effetto materiale sulla sua resistenza». La crisi insomma, per dirla come Renzi, non è finita, «ma può essere vinta». Per il Codacons, invece, la strada per un ritorno alla normalità nel settore delle erogazioni di mutui nel nostro paese è ancora molto lunga. «Rispetto ai primi 4 mesi del 2013, si registra un incremento delle erogazioni pari ad 1,5 miliardi, dai 5,8 miliardi dello scorso anno ai 7,3 miliardi di quest’ anno – spiega il presidente Carlo Rienzi – Un dato che non può rappresentare nè un miracolo, nè un segnale di luce, se rapportato alla pesantissima contrazione dei mutui elargiti nel nostro paese. In 6 anni, infatti, le erogazioni da parte delle banche sono diminuite del 72%, passando dai 62,7 miliardi del 2007 ai 17,6 miliardi del 2013. In parole povereprosegue Rienzi – ci sono in Italia 45,1 miliardi di minori erogazioni concesse dagli istituti di credito che devono essere recuperati prima di poter parlare di un ritorno alla normalità».

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