8 Novembre 2001

Relazione sul convegno: “LA CRIOSFERA E IL CAMBIAMENTO CLIMATICO: ANTARTIDE E ALPI” – Milano, 8 novembre 2001 C.N.R.

Relazione sul convegno: "LA CRIOSFERA E IL CAMBIAMENTO CLIMATICO: ANTARTIDE E ALPI" – Milano, 8 novembre 2001 C.N.R.

RELAZIONE SUL CONVEGNO: "LA CRIOSFERA E IL CAMBIAMENTO CLIMATICO: ANTARTIDE E ALPI"
giovedì, 8 novembre 2001-11-12 Aula A, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Area di Milano, Via Ampere, 56 – Milano

Il convegno è iniziato in assenza del Presidente dell’ARPA Lombardia, Edoardo Croci, impegnato altrove.
I lavori sono iniziati con il contributo del prof. Giuseppe Orombelli, Presidente del CNR Antartide e docente di Geografia Fisica presso l’Università di Milano Bicocca. Orombelli ha sottolineato l’importanza primaria dei ghiacciai, in particolar modo quelli di Antartide e Groenlandia, per il loro ruolo di rivelatori dello stato di salute del pianeta oltre che per la stretta relazione con i cambiamenti climatici.
Le superfici coperte di ghiaccio rappresentano il 10% delle terre emerse, ciononostante lo studio e la conoscenza di questi ecosistemi è tuttora scarsa.
Analizzando i ghiacci polari, si è osservata una preoccupante crescita della co2:
– nei trascorsi 6000 anni era aumentata da 190 a 280 parti per milione
– negli ultimi 250 anni è aumentata da 280 a 350 parti per milione!!!
In conclusione, Orombelli nota come gli USA abbiano abbandonato questo tipo di ricerche, o quantomeno non le svolgano in modo sistematico, a differenza dell’Europa, e attribuisce anche a questo fattore la mancanza di sensibilizzazione del potere politico USA nei confronti dei problemi dell’ambiente.
Il secondo contributo è stato offerto dal prof. Charles Harris della britannica University of Cardiff. Harris ha presentato gli studi da lui svolti in materia di "permafrost", situazione particolare in cui il terreno ghiaccia e rimane a temperature costanti al di sotto dello zero.
In particolare, sono stati sottolineati gli effetti del permafrost nella causazione di frane: i primi 5 cm di terreno sovrastanti lo strato ghiacciato sono "critici" per le frane in quanto favoriscono lo spostamento delle aree superiori del terreno.
Il prof. Harris ha poi mostrato i risultati ottenuti con particolari sistemi di simulazione delle frane concludendo che: "l’ambiente montano è pericoloso. Questo tipo di ricerca la previsione dei rischi per la vita, per le infrastrutture e i manufatti causati dai rapidi cambiamenti geomorfologici indotti dalla degradazione del permafrost in risposta al cambiamento climatico".
Quindi è intervenuto il prof. Claudio Smiraglia, ordinario di geografia dell’Università di Milano, offrendo una relazione in merito ai mutamenti dimensionali dei ghiacciai italiani nella seconda metà del XX secolo.
La tendenza è notoriamente verso un regresso delle superfici ghiacciate; tuttavia si è potuta notare una fase di crescita dei ghiacci nel periodo intercorrente tra gli anni ’65 e ’85, seguita da una accelerazione al regresso. Si è osservato, inoltre, che, nello stesso periodo ’65-’85, si è verificata anche una leggera riduzione delle temperature (gradi/giorno).
Concludendo , il prof. Smiraglia, ha lasciato aperto un inquietante interrogativo: "E se si fosse alle porte di una nuova era glaciale?".
Il prof. Francesco Dramis, ordinario in geomorfologia all’Università di Roma 3, ha ribadito i rapporti intercorrenti tra il permafrost e frane, sottolineando in particolare, la pericolosità delle zone montane di passaggio da una condizione di permafrost ad una di scongelamento del terreno. Quindi, ci si è soffermati sull’osservazione dei "rockglacier", zone di terreno ghiacciato ricoperte da blocchi disomogenei di pietre, per la loro rilevanza negli eventi franosi.
L’intervento della Dott.ssa Anna Rampini ha illustrato varie tecniche utili all’osservazione e all’analisi dei ghiacciai, e in particolare il "telerilevameto" per mezzo di satelliti.
Mauro Valt, rappresentante dell’ARPA Veneto, attraverso studi compiuti, sia "Centro Valanghe di Arabba", sia alla base del CNR in Antartide, ha illustrato le importanti relazioni intercorrenti tra neve, permafrost e ghiacciai. Valt ha anche mostrato alcuni studi di "cristallografia nevosa" in Antartide.
Gian Bartolomeo Stiletto, della Regione Lombardia, ha offerto alcuni modelli digitali utilizzati per monitorare il ghiacciaio dello Stelvio, con rapporti tra vegetazione, manto nevoso e temperatura al suolo. Infine è stata sottolineata l’importanza del permafrost come rilevante riserva idrica.
Altri interventi di Guglielmin e Treves hanno sottolineato l’importanza di un costante monitoraggio dei nostri ghiacciai, sia per prevenire indesiderati e pericolosi effetti per l’uomo, sia come banco di prova per una valutazione della salute del pianeta.

Per ulteriori informazioni rivolgersi ai numeri 02862438, 0272003831.

Codacons Lombardia
Francesco Paolino

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