Reintegri ignorati L’ esilio di Infante
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fonte:
- Il Tempo
denunciò una lista di «ospiti sgraditi» tre ricorsi vinti, attende ancora giustizia
• Milo Infante deve tornare a lavoro. Lo ha stabilito, circa due settimane fa e per la terza volta, il Tribunale di Milano intimandola Rai all’ immediato reinserimento del professionista. Ma viale Mazzini continua a tenere lontano Infante dal lavoro. Il volto del conduttore de «L’ Italia sul 2», cacciato per aver denunciato pressioni ricevute per non invitare in trasmissione nomi sgraditi all’ allora vicedirettore di Rai2 Roberto Milone, è diventato un po’ il simbolo dei dipendenti «inattivi», messi all’ angolo per volere dei piani alti. Pagati per non lavorare, nonostante questi continuino a chiedere di poter svolgere le mansioni per cui sono stati assunti. Lo scorso aprile la Corte d’ Appello del Tribunale di Milano si è pronunciata in favore del giornalista accertando «la dequalificazione professionale subita dal 1° settembre 2011 al 31 marzo 2012» e condannando la Rai «ad assegnare all’ appellante mansioni compatibili con la sua professionalità», oltre al risarcimento danni. Nel luglio 2014 già un altro giudice aveva sentenziato che nel lasso di tempo compreso tra maggio 2012 e maggio 2014 Il conduttore Rai era stato messo da parte continuando, tuttavia, a percepire lo stipendio. Nella sentenza si intimava alla Raidi provvedere al risarcimento economico e all’ immediato reintegro in mansioni equipollenti. I fatti risalgono alla stagione televisiva 2011-2012 quando il giornalista conduceva L’ Italia sul 2 con Lorena Bianchetti. Il format TV era un programma pomeridiano d’ intrattenimento suddiviso in due parti. Una dedicata, l’ altra a temi più leggeri. Infante – come ha scritto nella denuncia- puntò il dito contro l’ allora vicedirettore di RaiDue Roberto Milone reo di aver stilato una lunga lista di ospiti che non andavano assolutamente invitati. Il conduttore sarebbe stato messo all’ angolo per aver svelato la vicenda ai vertici Rai. Nell’ anno 2011-2012 il giornalista inviò un dossier all’ allora direttore di Rete Pasquale D’ Alessandro e al Dg Lorenza Lei nel quale veniva descritto come l’ allora vicedirettore di Rai2 Roberto Milone imponeva un ventaglio di sgraditi e dunque – secondo la denuncia del conduttore – banditi dalla trasmissione pomeridiana. Nomi che spaziavano da Marco Travaglio a Peter Gomez; da Alessandro Sallusti a Maurizio Belpietro. Ma anche Massimo Fini, Carlo Rienzi del Codacons, Riccardo Bocca dell’ Espresso, persino Massimo Giletti e Bruno Vespa. Nella sua denuncia Milo Infante documentava come, invece, veniva offerto grande spazio ai rappresentanti di una comunità religiosa, Nuovi Orizzonti, editrice del libro «Per trenta denari», scritto dallo stesso Milone. Secondo il giornalista ed i suoi legali, durante quella gestione non sarebbero mancate anche trasferte ‘sospette’, fatte passare per esigenze di produzione. Di tutto ciò venne messo al corrente anche l’ allora dgGubitosi.A seguito di quella denuncia, però, il giornalista vide ridursi gli spazi a lui affidati, che iniziarono a riguardare temi minori come la cucina oil gossip. La parte del programma sull’ attualità e la politica venne invece assegnata alla collega Lorena Bianchetti. Non solo: Infante venne anche escluso dall’ edizione 2012/2013 de L’ Italia sul 2. A seguito di un’ azione legale per demansionamento avanzata dal conduttore, nel 2014 il giudice di primo grado ha chiesto alla Rai il suo reintegro nelle mansioni precedenti o equipollenti. Ad aprile è arrivato anche il pronunciamento della Corte d’ Appello per la «dequalificazione professionale subita dal 1° settembre 2011 al 31 marzo 2012? Ciononostante viale Mazzini non ha provveduto al reintegro di Infante il quale ha interpellato un terzo giudice per rendere esecutive le due sentenze precedenti. Oggi un terzo giudice conferma quanto deciso dai colleghi: Milo Infante deve tornare in video. Ora tocca alla Rai. Fra. Piz.
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