16 Marzo 2011

Regione, dietrofront sulle quote latte

Assenti anche Ministero e Agea L’ assenza dell’ Agenzia per le Politiche Agricole appare «incomprensibile: ha avuto danni per 240 milioni di euro»

 Il primo atto del processo d’ appello ai 56 imputati per la truffa delle quote latte è stata la revoca della costituzione di parte civile da parte della Regione Piemonte. «Né abbiamo visto i legali del ministero delle Politiche agricole e dell’ Agea» osserva l’ avvocato Mariagrazia Pellerino, parte civile per Coldiretti, Cia, Confagricoltura, Confcooperative e l’ Associazione regionale dei produttori del latte. «L’ assenza di tutte queste istituzioni stupisce ancor più a fronte del rigore manifestato dal ministro Galan in materia di quote latte. Quella dell’ Agenzia per le politiche agricole è tanto più incomprensibile perché deve riscuotere i proventi delle quote latte ed è stata direttamente danneggiata dal meccanismo elusivo in cui consiste la truffa, per 240 milioni di euro, riconosciuta dalla sentenza di primo grado». Il Codacons parla di «scandaloso dietrofront della Regione al processo. Talmente inspiegabile che, nell’ interesse dei cittadini piemontesi, chiederemo alla Corte dei Conti di valutare se la scelta della Regione provochi danni economici alla collettività». Da una decina d’ anni l’ Unione europea scala dagli aiuti destinati al nostro paese le multe non versatele dall’ Italia. L’ ammontare è ormai di centinaia di milioni. Il principale imputato è Giovanni Robusti, già europarlamentare della Lega Nord e presidente delle coop Savoia al centro del processo, condannato in tribunale a 3 anni e 6 mesi di carcere. In aula, al processo di primo grado, aveva dichiarato: «Mi assumo la responsabilità dell’ idea delle cooperative Savoia poiché ritengo il sistema delle quote profondamente ingiusto». L’ accusa, ora ripresa dal procuratore generale Ennio Tommaselli, sostiene che le coop servivano per sostituirsi ai caseifici acquirenti del latte nell’ assumersi l’ onere di non farsi pagare dai soci allevatori le multe europee per il latte prodotto in eccesso rispetto alla quota assegnata per legge a ciascuno. Il presidente Valter Maccario, nella relazione introduttiva, ha ricordato che la sentenza di primo grado ne aveva evidenziato il ruolo di «strumento piegato a fini illeciti per dirottare ai loro soci denaro dovuto al fisco». La Procura generale rilancia l’ accusa di associazione per delinquere che il Tribunale di Saluzzo non aveva accolto. Le coop Savoia finite in questa inchiesta sono sei: avevano tutte sede a Carmagnola e sono state liquidate l’ una dopo l’ altra man mano che, a seguito dei controlli, veniva revocata a ciascuna la qualifica di primo acquirente. Via l’ una, subentrava un’ altra. L’ avvocato Mario Garavoglia, uno dei difensori di Robusti, sostiene: «E’ stato fatto tutto alla luce del sole, come forma di protesta da parte di chi, altrimenti, non sarebbe riuscito a far sopravvivere le proprie aziende. Non ci sono stati i raggiri che caratterizzanoil reato di truffa». La collega Pellerino: «La truffa c’ è stata perché le Savoia facevano apparire nella contabilità, come prestiti ai soci, i pagamenti a costoro del latte prodotto fuori quota, anziché trattenerlo per il fisco. Per di più, i veri acquirenti del latte erano i soliti caseifici e il denaro per gli allevatori proveniva dalle industrie. Aggiungo: per protestare i cobas del latte potevano organizzarsi sindacalmente e non farsi attribuire, attraverso le loro coop, la falsa qualifica di primo acquirente che gestisce il sistema delle multe». La Corte non ha inserito nel fascicolo processuale la sentenza del Tribunale di Pordenone che ha condannato Robusti ad analoga pena (42 mesi) dopo il trasferimento della Savoia 6 in quella città. IL CODACONS «La Corte dei Conti valuterà le conseguenze sulla collettività»

 

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