27 Settembre 2016

Referendum, Renzi impone il posticipo

Referendum, Renzi impone il posticipo
si vota il 4 dicembre per
«dare tempo agli elettori di sviluppare un confronto approfondito sulla
riforma» dura polemica sul quesito: il codacons ricorre in cassazione
perché «la domanda è sbilanciata verso il “sì”»

GABRIELLA BELLUCCI ROMA. Si voterà domenica 4 dicembre il referendum sulla riforma costituzionale da cui potrebbe dipendere la sorte del governo. Dopo settimane di rinvii, il Consiglio dei ministri ha fissato la data accogliendo la proposta di Renzi e dando il via alla campagna referendaria che incrocerà direttamente il periodo caldo della Legge di stabilità. «La partita è adesso e non tornerà», afferma il premier che giovedì prossimo sarà a Firenze per aprire la mobilitazione a favore del “sì”. La scelta della data (che coincide con il ritorno alle urne in Austria) è in linea con le indiscrezioni che attribuivano a palazzo Chigi l’ intenzione di posticipare il più possibile l’ appuntamento con le urne. In teoria, secondo i tempi previsti dalla legge, si poteva fissare la data anche domenica 11 dicembre, ma sarebbe stato un azzardo con il ponte dell’ Immacolata. Perché, se è vero che il referendum confermativo non prevede limiti di quorum, è anche vero che una bassa affluenza, al di sotto del 40%, sarebbe vissuta come una sconfessione della riforma anche nel caso in cui vincesse il “sì”. L’ obiettivo del governo, quindi, è portare al voto il 55-60% degli elettori per ottenere una piena legittimazione politica: non solo del ddl Boschi. A dare notizia della data è stato il sottosegretario alla Presidenza, De Vincenti: «La prima domenica di dicembre darà il tempo per sviluppare un confronto approfondito tra i cittadini sulla riforma – ha detto – perché sono i cittadini a decidere, com’ è giu sto, quando abbiamo a che fare con il funzionamento delle istituzioni». Ma a spingere per lo slittamento a dicembre non è stata solo l’ opportunità di allungare i tempi della campagna referendaria. Dal Quirinale il premier avrebbe ricevuto segnali di forte attenzione alla Legge di stabilità, con la quale il governo finirà sotto la lente di Bruxelles e dei turbolenti mercati finanziari. Pri ma di tutto, quindi, è necessario mettere in sicurezza i conti con l’ approvazione della manovra almeno in un ramo del Parlamento entro fine novembre. Poi, si celebrerà il referendum. Quale che sia il risultato, la legislatura andrà avanti. Anche questo messaggio è stato recapitato nelle settimane scorse dal Colle, quando Renzi minacciava di portare il Paese alle elezioni anticipate se fosse stato sconfit to. Il premier potrà scegliere se rimanere in sella oppure lasciare, ma di restare senza governo a fine anno, con l’ eventuale necessità di rimettere mano alla legge elettorale (qualora la Consulta, a gennaio, bocciasse l’ Italicum) non si parla proprio. All’ occorrenza, si può procedere con un governo “di scopo”. Un boccone amaro per Renzi che ha dovuto correggere il tiro della sua propaganda, provando a “spersonalizzare” il referendum dopo averlo legato alla sua sopravvivenza politica. «Chi vuole cambiare ci dia una mano scrive il premier nella newsletter con cui ha informato subito i suoi simpatizzanti – dandoci del tempo, chiamando un po’ di amici, facendo il volontario sulla rete o tra la gente». Una richiesta di collaborazione destinata a intensificarsi e che avrà il via ufficiale giovedì prossimo a Firenze, dove Renzi lancerà la sua campagna per il “sì”, esattamente otto anni dopo l’ annuncio della candidatura a sindaco del capoluogo toscano. Nulla è lasciato al caso. Neanche il quesito referendario scritto sulla scheda che gli elettori si troveranno a votare e che tante polemiche sta scatenando. Il Codacons ha annunciato ricorso al Tar del Lazio e in Cassazione per ottenere la modifica. Spiega il presidente dell’ associazione, Carlo Rienzi: «La costruzione della domanda oggetto del referendum non solo non risponde ai criteri di legge, ma induce in errore i cittadini, poiché mira a sbilanciare la risposta verso il “sì”». Tesi condivisa da tutta l’ opposizione che accusa il governo di giocare sporco per tirare acqua al suo mulino. «Il quesito è stato stabilito dalla legge, non dal marketing», tiene il punto Renzi, convinto che «questa Italia deve cambiare; non può rimanere ostaggio dei soliti noti, della solita palude che ha bloccato la crescita dell’ ultimo ventennio. Ecco perché il referendum costituzionale è fondamentale».
gabriella bellucci

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