6 Ottobre 2016

Referendum, finisce a carte bollate

Referendum, finisce a carte bollate 

ROMA II Lo scontro sul quesito del referendum tra i fronti avversi finisce davanti al Tar. Movimento 5 Stelle e Sinistra Italiana fanno ricorso al Tribunale amministrativo (Tar) del Lazio, denunciando che il testo è uno «spot pubblicitario» ingannevole e non conforme ai quesiti di legge. L’ esposto fa reagire il Quirinale, chiamato in causa dai ricorrenti: la presidenza della Repubblica precisa che la scheda è stata ammessa dalla Cassazione e non dal Colle. «Nessun genio del male, è il testo della riforma su cui entrambi i fronti hanno già raccolto le firme», ribatte il presidente del Consiglio Matteo Renzi, che ieri ha incassato da Roberto Benigni il migliore «spot» per il sì, mentre Beppe Grillo cita il duro editoriale del Financial Times contro il ddl Boschi per denunciare l’ esecutivo di «bluffisti e giocatori d’ azzardo». Oltre al Codacons, dunque, anche i partiti di opposizione provano per via giudiziaria a correggere il quesito. Gli avvocati Enzo Palumbo e Giuseppe Bozzi, impegnati anche nella difesa dei ricorrenti messinesi alla Consulta nel giudizio per l’ incostituzionalità dell’ Italicum, sostengono per conto di M5S e Si la mancata indicazione «degli articoli» revisionati e definisce «improprio» il riferimento al contenimento dei costi della politica. L’ esposto mette all’ indice il decreto della Presidenza della Repubblica che ha indetto il referendum ma, chiariscono subito ambienti del Quirinale, la formulazione del quesito «è stato valutato e ammesso, con proprio provvedimento, dalla Corte di Cassazione» in base a quanto previsto dall’ art 12 della legge 352 del 1970, e riproduce «il titolo della legge quale approvato dal Parlamento». La Cassazione, che ha accolto il quesito ammettendo il referendum, non interviene mentre i due fronti politici si scatenano. «Non si può avere paura della verità, è la Cassazione che ammette il quesito, non il governo», contrattacca il ministro Maria Elena Boschi nel salotto di «Porta a Porta» insieme a Stefano Parisi. Questi, pur ammettendo che il Quirinale non c’ entra nulla, sottolinea come «le frasi inducono a votare il sì». Secondo Parisi, «un quesito più asettico sarebbe stato meglio». Solo una «cortina fumogena» dei sostenitori del No per nascondere la posta in gioco è la tesi della maggioranza, «un modo per lanciare solo slogan e non entrare nel merito», si lamenta il premier. Matteo Renzi ieri ha fatto campagna per il Sì nel tour in Veneto, facendo un appello ai cittadini anon «lasciarmi solo se volete cambiare il Paese». Renzi non ha risparmiato frecciate alla minoranza, che è tale «perché non vuole prendere i voti a destra», bacino su cui invece il premier batte per convincere gli elettori azzurri e leghisti sul referendum. Ma le carte bollate non finiscono al testo del referendum. Il Movimento 5 Stelle presenta un esposto in Procura contro il presidente del Consiglio ipotizzando il reato di manipolazione del mercato, per le affermazioni a favore del Ponte sullo stretto. A depositare l’ esposto, il capogruppo alla Camera Giulia Grillo e il deputato Andrea Colletti. «Il giorno dopo le dichiarazioni – fa notare il M5S – la quotazione del titolo della Salini Impregilo ha avuto un aumento del 6,75%, conseguenza certa delle dichiarazioni del premier». Rischia inoltre di diventare un tormentone della campagna referendaria la par condicio televisiva. Il presidente dellaVigilanza Roberto Fico torna all’ attacco dell’ Agcom, che «nonostante le gravi disparità fra Sì e No in tv, non ha messo in atto alcun intervento forte». In un post sul blog di Beppe Grillo, Fico scrive: «Come ricorderete, nei mesi scorsi l’ informazione sul referendum, Rai in testa, è stata gravemente squilibrata a favore del Sì. Adirlo sono i dati Agcom, pubblicati solo parzialmente all’ inizio di luglio. Nonostante le gravi disparità fra Sì e No, l’ Agcom non ha messo in atto alcun intervento forte. Ho sollecitato di nuovo i dati all’ inizio di settembre. Sono passati due mesi, ancora niente. Uno sgarbo istituzionale, ma soprattutto un atto gravissimo nei confronti dei cittadini». •

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