15 Aprile 2016

Refendum trivelle, domenica al voto 51 milioni di elettori con l’incognita quorum

Refendum trivelle, domenica al voto 51 milioni di elettori con l’incognita quorum

    
ROMA – Quasi 51 milioni di persone chiamate a rispondere a una sola domanda: “Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?”. Ma il numero più importante non è quel 50.786.340 (gli elettori aventi diritto), bensì la sua metà: 25.393.170. Il referendum sulle trivellazioni infatti è abrogativo e per la legge italiana ha valore solo se vanno al voto la metà più uno degli elettori. Se quindi più di 25 milioni di italiani rimarranno a casa – come spera il fronte per l’astensione e quello per il no – il referendum non sarà valido e tutto rimarrà com’è.

La sfida politica del referendum del 17 aprile (urne aperte solo domenica, dalle 7 alle 23) è tutta qui. Se si raggiungerà l’affluenza, è assai probabile che vincano abbondamente i Sì e la legge sarà abrogata. In caso di vittoria del Sì (ovvero Sì alla cancellazione di una parte della legge) le concessioni per gli impianti di estrazione di gas e petrolio entro dodici miglia dalla costa non verranno rinnovati.

In caso di vittoria del No o di non raggiungimento del quorum la norma rimarrà in vigore così com’è, ovvero l’attività di estrazione potrà continuare fino all’esaurimento del giacimento.
Per votare, l’elettore deve semplicemente barrare la casella con il Sì o con il No.
Il corpo elettorale si divide in due parti, quello in Italia e quello all’estero. Sul territorio nazionale sono chiamati al voto 46.887.562 elettori, di cui 22.543.594 maschi e 24.343.968 femmine. A questi vanno aggiunti i 3.898.778 elettori residenti all’estero, di cui 2.029.303 maschi e 1.869.475 femmine.
Oggi l’ultimo via libera. Il problema dell’affluenza è uno dei motivi per cui il fronte del Sì aveva chiesto l’accorpamento con il voto per le Comunali, occasione in cui vanno al voto molte più persone e si aiuta il raggiungimento del quorum. Ma il governo (Renzi sostiene l’astensione) ha deciso di separare le due consultazioni. Contro questa decisione (che costa allo Stato, va detto, decine di milioni di euro) hanno fatto ricorso il Codacons e i Radicali.
E oggi è arrivata la conferma dal Consiglio di Stato che le due consultazioni possono tenersi in due date distinte.

“Mezzogiorno di quorum”. E a conferma che tutto si gioca sull’affluenza Sinistra Italiana, nell’ultimo giorno di campagna di informazione per il referendum di domenica 17 aprile sulle trivelle lancia la campagna “Mezzogiorno di Quorum….”.  “Domenica si potrà votare in tutta Italia dalle ore 7 alle ore 23, ma è importante che in tanti votino prima delle ore 12, quando ci sarà la prima rilevazione dell’affluenza alle urne”, si legge in una nota di Si. Infatti, un alto dato di affluenza alle 12 potrebbe aumentare le possibilità che il quorum venga raggiunto e quindi spingere più persone, magari contrarie al Sì, ad andare a votare, in un circolo virtuoso per l’affluenza.

Per avere un metro di paragone, vale la pena di prendere i dati dell’affluenza degli utlmi due refendum, quelli del giugno 2011 (quorum raggiunto) e quelli del giugno 2009 (quorum non
raggiunto). In questi casi si votava su due giorni, domenica fino alle 22 e lunedì fino alle 15. Nel 2011, alle 12 di domenica, aveva votato l’11,6% degli aventi diritto: il quorum fu raggiunto di poco, con il 54% dell’affluenza. Nel 2009, alla stessa ora, l’affluenza fu del 4%

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