Redditi e profitti in forte calo
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fonte:
- Alto Adige
- Corriere delle Alpi
- Gazzetta di Mantova
- Gazzetta di Modena
- Gazzetta di Reggio
- Il Centro
- Il Mattino di Padova
- il Tirreno
- La Città di Salerno
- La Nuova Ferrara
- La Nuova Sardegna
- La Nuova Venezia
- La Provincia Pavese
- La Tribuna di Treviso
- Trentino extra
ROMA. L’ erosione ha addentato i redditi degli italiani e sta scavando in profondità. L’ Istat ieri ha diffuso una fotografia scura e inquietante: in un anno il reddito è calato dell’ 1,6 per cento. E i consumi delle famiglie sono a meno 1,5 per cento, mentre gli investimenti vanno in picchiata con meno 8,6 per cento. Unica consolazione la propensione al risparmio degli italiani, che in questo periodo di dura recessione, sono comunque riusciti a marcare un segno più: 0,2 per cento su base congiunturale, e 0,4 su base tendenziale (cioè rispetto allo stesso periodo dell’ anno precedente). Una conferma di come l’ impresa-famiglia in Italia "funzioni" ancora come ammortizzatore sociale. Naturalmente il calcolo è una media, per cui occorre tener conto delle situazioni diverse a seconda delle categorie. Per il Codacons il dato Istat è "falsato". «I pensionati al minimo – dicono i dirigenti del Codacons – così come le famiglie a rischio povertà relativa, hanno un’ inflazione da doppia a tripla rispetto alla media delle famiglie italiane. Per loro il calo del potere di acquisto è almeno doppio, e dunque supera la soglia del 3 per cento». Insomma, se prima non c’ era da stare allegri, oggi siamo alle lacrime. Il Codacons aggiunge di aver ribadito la sua richiesta al governo e all’ Istat di «indici dei prezzi differenziati per fasce di reddito e per fasce sociali, per verificare come l’ inflazione si spalma diversamente sulle varie categorie sociali». Federconsumatori e Adusbef parlano di «drammatico crollo: il calo del potere d’ acquisto delle famiglie italiane si attesta tra l’ 1,8% e l’ 1,9%, pari a 565 euro all’ anno». E nei prossimi mesi, dicono le associazioni, si assisterà a un vero tracollo, con aumenti consistenti che comporteranno una maggiore spesa per le famiglie di 660 euro annui». Le polemiche non mancano, in linea del resto con quelli che sono gli obiettivi dichiarati rispettivamente da governo e opposizione. La maggioranza è in full immersion sui problemi della giustizia che riguardano il premier Berlusconi; il Pd ha invitato invece il governo a mettere mano all’ agenda del 2010 perché la priorità deve essere proprio la crisi economica che sta sfiancando le famiglie. Mentre l’ Italia dei valori propone di usare i soldi dello scudo fiscale per aiutare le famiglie. Il segretario confederale della Cgil Fulvio Fammoni sottolinea che il dato Istat è «una conferma delle difficoltà e delle paure delle famiglie verso il futuro». Il segretario generale Epifani chiede al governo un confronto immediato: «Stando così le cose, nel 2010 e 2011 le famiglie torneranno a perdere a causa del prelievo fiscale». Notizie negative dall’ Istat anche per le aziende. Nello stesso periodo (ottobre 2008-settembre 2009) la quota di profitto delle società non finanziarie è calata di due punti percentuali rispetto al periodo precedente. E di conseguenza le imprese non investono: il calo è di tre punti percentuali. Per il governo interviene il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta: «Il potere di acquisto delle famiglie è diminuito solo dell’ 1,6 per cento, i lavoratori dipendenti e i pensionati hanno aumentato il loro potere d’ acquisto». Quindi nessun allarme per Brunetta, anzi: «La riduzione del reddito non si riflette sui salari reali che invece continuano a crescere…».
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