13 Maggio 2008

Redditi e categorie Io sono avvocato, ma non evasore

MARIO GIULIANO Egregio direttore, sono con la presente a chiedere la rettifica dei Vostri articoli sui redditi degli avvocati, pubblicato il 3 maggio scorso, del Suo editoriale del 6 maggio, dell`editoriale del difensore civico del 7 maggio, della lettera di Sabelli Fioretti dell`8 maggio, dell`articolo di Damiani del 9 maggio a pagina 23. Il 3 maggio avete pubblicato tutti i redditi degli avvocati di Trento conditi da titoli iperbolici e commenti allusivi quali: “avvocati e medici: redditi d`oro“, “con qualche sorpresa“ addirittura nel titolo e nell`occhiello, allusione poi meglio specificata nel testo dell`articolo dove si dice, “qualche sorpresa certo non manca, con avvocati anche molto noti che faticano ad arrivare a 50.000 euro“. L`allusione, peraltro esplicita, diventa insulto gratuito nell`invettiva di Sabelli Fioretti dell`8 maggio: “Non ci posso credere. Sono evasori e vogliono che non si veda“, propiziata dal Suo assist del 6 maggio: la riservatezza “la contrappone chi non vuol far sapere quanto guadagna (perché è troppo poco) e ammanta di alti valori (la difesa della privacy) ciò che invece è solo difesa del proprio portafoglio“. Si capisce che l`insulto è rivolto in particolare a coloro che, come il sottoscritto e alcuni colleghi, hanno ritenuto di rispondere alle domande dei giornalisti che li hanno interpellati. Se lei ritiene che la professione di avvocato sia in se stessa molto redditizia, e che pertanto chiunque non raggiunga il tetto da Lei arbitrariamente fissato a 50.000 euro sia da considerarsi in odore di evasione, non conosce la realtà, ne dà una raffigurazione caricaturale e farebbe bene ad informarsi prima di sputare sentenze. È vero che la media dei redditi degli avvocati di Trento è 65.000 euro (che peraltro non può certo definirsi un reddito d`oro), altrettanto vero è però innanzitutto che tale media scaturisce dal reddito di pochi avvocati con diversi decenni di attività alle spalle e di molti giovani con reddito pressoché nullo (non certo per evasione, come pensa lei, ma perché l`avviamento di un`attività professionale comporta lunghi anni di sacrificio, senza oltretutto quelle garanzie che i dipendenti invece hanno). Inoltre tale media ricomprende i redditi di chi, oltre che avvocato, è anche un manager che organizza il lavoro altrui e da questo trae un plusvalore che è estraneo alla professione in sé e per sé considerata. La media in questione non tiene poi conto del fatto che le realtà di una certa dimensione possono avvalersi di deduzioni e detrazioni significative attraverso le cosiddette società di servizi, cosa che per il singolo non è economicamente conveniente per ragioni di costi. Le deduzioni e detrazioni non sono infatti per il singolo avvocato significative e la loro scarsità si traduce in una tassazione aggiuntiva occulta che può portare la pressione fiscale reale ben oltre il 65%. Infine una media bruta non può essere effettuata, ed è anzi fuorviante, perché il reddito di un avvocato dipende innanzitutto dal tipo, oltre che dal numero, dei suoi assistiti. Se questi, per esempio, sono prevalentemente banche, assicurazioni e grandi imprese, l`onorario arriva facilmente a quello medio-massimo e viene prontamente saldato. Se invece sono prevalentemente indigenti l`insoluto può raggiungere cifre impressionanti e il regime di patrocinio a spese dello stato, peraltro accessibile solo da una minima parte di coloro che avrebbero bisogno, in pratica è troppo spesso retribuito con un onorario anche dieci volte inferiore a quello minimo. La professione di avvocato non è quindi affatto, al contrario di quanto da Lei sostenuto, di per sé molto redditizia. Specificamente per quanto mi riguarda il 2005 era l`anno successivo a quello in cui sono uscito da uno studio associato dove ero arrivato a dichiarare un imponibile di 70.000 euro, ed ho ricominciato da zero. Provi Lei, signor direttore, a cominciare da zero con la retribuzione di un collaboratore del Suo giornale. Al di là delle discutibili lezioni di democrazia e libertà da Lei impartite, è invece vero che Lei ha commesso diversi reati con la pubblicazione dei redditi in questione. Il Procuratore Dragone infatti, nella sua intervista del 9 maggio, si riferisce specificamente solo alla denuncia del Codacons, inviata per conoscenza anche a Trento, che riguardava l`Agenzia delle Entrate e che è tuttora pendente presso la Procura di Roma, territorialmente competente. Pertanto il titolo di tale articolo “Redditi, la privacy non è stata violata“ è del tutto fuorviante ed anzi appare addirittura singolare, visto che tre giorni prima il Garante aveva espressamente scritto: “Coloro che hanno ottenuto i dati dei contribuenti provenienti, anche indirettamente, dal menzionato sito internet, non possono metterli ulteriormente in circolazione stante la violazione di legge accertata con il presente provvedimento; considerato che tale ulteriore messa in circolazione – in particolare mediante reti telematiche o altri supporti informatici – configura un fatto illecito che, ricorrendo determinate circostanze, può avere anche natura di reato“. Mi piacerebbe poi che la professoressa Borgonovo Re, invece di fare discorsi sommari di natura politica quali quelli apparsi il 7 maggio, spiegasse per quale motivo non è d`accordo con i provvedimenti del Garante del 6 maggio e del 30 aprile che dicono il contrario di quanto il difensore civico sostiene. Cordiali saluti a tutti, tranne che al direttore dell`Adige. Avvocato Mario Giuliano C arissimo avvocato Giuliano, le rettifiche si pubblicano – come immagino Lei sappia bene in quanto avvocato – nel caso di notizie non vere o inesatte. Quanto pubblicato dall`Adige in merito ai redditi non ha bisogno di alcuna rettifica, perché si tratta di notizie vere ed esatte. Tanto meno è stato commesso alcun tipo di reato, come ha evidenziato con chiarezza il Procuratore capo della Repubblica di Trento, Stefano Dragone. Lo stesso Garante per la Privacy ha confermato la piena legittimità dei giornali di pubblicare i redditi. E quanto ai commenti e alle opinioni, ospitate dall`Adige, forse Le è sfuggito, ma in Italia esiste ancora la libertà d`opinione e di stampa, e finché non verrà abrogato l`articolo 21 della Costituzione italiana, continueremo ad esercitarla. Una precisazione va fatta, invece, rispetto a quanto Lei afferma. L`Adige non ha mai detto, scritto o pubblicato che chi denuncia poco, vuol dire che evade. Questo lo afferma Lei, e mai ci è passato di mente che fosse un“`excusatio non petita“, con tutto ciò che ne segue. Caro avvocato Giuliano, se Lei ha denunciato tutto il suo imponibile per il 2005, che è pari a euro 4.447, versando su questo un`imposta annua di euro 893 (ottocentonovantatre), ha fatto pienamente il suo dovere, e deve esserne fiero. L`Adige non si permetterà mai di insinuare che, in quanto avvocato, dovrebbe denunciare di più. Un cordiale saluto a tutti i lettori dell`Adige e specialmente a Lei.

Pierangelo Giovanetti, direttore dell`Adige

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this