3 Febbraio 2011

Redditi delle famiglie in calo E’ la prima volta dal 1995

Redditi delle famiglie in calo E’ la prima volta dal 1995
 

ROMA La crisi ha reso più poveri gli italiani. Il calo del reddito nel 2009, pari a meno 2,7%, segna il primo tonfo dal 1995 e a risentirne sono soprattutto le regioni settentrionali, mentre il Meridione è rimasto più al riparo. A riverlarlo, con tanto di numeri e diffusione sul territorio, è l’ Istat nell’ indagine sui redditi delle famiglie nelle Regioni: l’ analisi fotografa l’ effetto combinato di crisi finanziaria e recessione sfociato in «un progressivo ridursi del tasso di crescita del reddito disponibile nazionale» che, prima dell’ esplosione della bolla dei mutui immobiliari nel 2006, era cresciuto del 3,5%. PEGGIO IL NORD. In un quadro di ricchezza concentrata (Nord al 53%, Mezzogiorno al 26% e Centro al 21%), la crisi economica si è fatta sentire nella parte più produttiva del Paese, mentre le famiglie meridionali hanno limitato i danni. Nel 2009, precisa l’ Istituto di statistica, l’ impatto è stato più forte nel settentrione (-4,1% nel Nord-ovest, -3,4% nel Nord-est) e più contenuto al Centro (-1,8%) e nel Mezzogiorno (-1,2%). Da registrare anche il fatto che Centro e Mezzogiorno hanno beneficiato del calo del Nord-ovest (-0,6%). Invariata invece la quota del Nord-est. La caduta più accentuata dell’ economia ha modificato la distribuzione territoriale del reddito. La maglia nera va a due vertici del triangolo industriale. In Piemonte c’ è stata una forte contrazione dei redditi da lavoro dipendente. La Lombardia sconta, invece, la stretta agli utili distribuiti dalle imprese. A sorpresa le uniche Regioni con un tasso di crescita positivo sono la Calabria e la Sicilia dove, sottolinea l’ Istat, «anche la dinamica del Pil è stata migliore che altrove». A crescere di più è stato il Nord-est trainato da Friuli-Venezia Giulia, Veneto e Trento con punte del +5%, +4,3% e +3,6%. Centro e Mezzogiorno hanno viaggiato a velocità media (+2,5% e +2,2%) grazie alle performance di Lazio, Abruzzo e Basilicata. Viceversa il reddito aumentato più modestamente in Molise e Calabria (+0,8% e +1,1%). Il 2009 si è chiuso con un passaggio di consegne: il primato è passato al Nord-est dove Bolzano ha scavalcato l’ Emilia Romagna. Tirando le somme il livello di reddito è al top nelle regioni settentrionali, ai minimi in quelle meridionali, mentre le centrali sono in mezzo. Con la Toscana, però, sempre più vicina ai livelli del Nord. LE REAZIONI. Inevitabilmente i dati Istat fanno discutere. L’ amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, si dice molto preoccupato: «Ci troviamo in una delle situazioni peggiori possibili: bassa produttività, alto costo del lavoro e bassi redditi». E il Pd denuncia «l’ assoluta incapacità del governo di intervenire sul ceto medio». La leader della Cgil Susanna Camusso ha affermato oggi a Bruxelles che l’ impoverimento delle famiglie italiane è «la diretta conseguenza di una non politica di contrasto della crisi» da parte del governo, che ne aveva negato l’ esistenza, e che non è finita. Per il Codacons questi dati «sono indicativi sia della profonda crisi in cui è sprofondato il Paese, sia dell’ assenza di una politica dei redditi da parte del Governo, ma soprattutto la dimostrazione che il Governo, pur non mettendo formalmente le mani nelle tasche degli italiani, le ha messe sui loro redditi».

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