4 Febbraio 2014

Redditi delle famiglie ancora in discesa

Redditi delle famiglie ancora in discesa

ROMA – Le famiglie italiane sono più povere ma c’ è chi sta peggio degli altri: nel Mezzogiorno i redditi sono inferiori di un quarto della media nazionale. Il nuovo bollettino di guerra diffuso dall’ Istat conferma l’ impoverimento generale dell’ Italia, comune a tutte le aree del Paese pur con profondi squilibri territoriali. Famiglie sul lastrico. Nel 2012 il reddito disponibile delle famiglie è diminuito, rispetto all’ anno precedente, in tutte le Regioni italiane. Nel confronto con la media nazionale (-1,9%), il Mezzogiorno segna la flessione più contenuta (-1,6%), seguita dal Nord-Est (-1,8%), Nord-Ovest e Centro (-2%). Le regioni con le riduzioni più marcate sono la Valle d’ Aosta e la Liguria (-2,8%). Il reddito disponibile ammonta a circa 20.300 euro in tutto il Nord, a 18.700 euro al Centro mentre al Sud è soltanto 13.200 euro. Nel 2012 il reddito è comunque aumentato di un punto rispetto al 2009, anno di inizio della crisi. La Liguria è la regione col calo percentuale più forte: tra il 2009 e il 2012 le famiglie hanno subìto una diminuzione dell’ 1,9%% del reddito. Umbria e provincia di Bolzano sono le meno toccate dalla crisi con aumenti rispettivamente del 3,6% e del 2,7%. Il Sud perde meno. Nel Mezzogiorno è distribuito il 25,7% del reddito disponibile del Paese. È l’ area più povera ma che ha registrato il calo più contenuto. In particolare le diminuzioni più limitate riguardano la Basilicata (-0,8%) e Abruzzo (-0,9%). Nel Nord-Est la riduzione è stata dell’ 1,8% con risultati contenuti per Friuli Venezia Giulia (-0,9%) e provincia di Trento (-1,5%). Le altre Regioni si sono collocate su diminuzioni pari o leggermente più marcate della media nazionale. Un calo maggiore registrano Nord-Ovest e Centro con un calo del 2% e dati negativi in Valle d’ Aosta, Liguria, Toscana e Lazio. Redditi in calo. Quelli da lavoro dipendente sono la componente rilevante del reddito delle famiglie: Tengono solo nel Nord-Ovest (+0,2%) dove tutte le Regioni registrano variazioni positive, ad eccezione della Valle d’ Aosta. All’ opposto nel Nord-Est i redditi da lavoro dipendente sono in calo in Veneto ed Emilia-Romagna (-0,2%). Invariati sono quelli del Mezzogiorno. Nel 2012 invece il reddito misto (attività imprenditoriale delle famiglie come produttori) registra una considerevole riduzione a livello nazionale (-5,1%). I ricchi e i poveri. Il reddito disponibile per abitante ha subito tra il 2009 e il 2012 una contrazione dello 0,1%. Il calo risulta consistente nel Centro (-1,2%) grazie ai risultati negativi di Lazio e Toscana mentre la variazione risulta nulla nelle Regioni settentrionali con i dati migliori in Piemonte e Friuli (+1,45) e i peggiori in Liguria ed Emilia-Romagna. Cresciuto leggermente il reddito disponibile nel Sud. Nel corso del periodo si è modificata la classifica delle Regioni in base al reddito per abitante. Si conferma in testa la provincia di Bolzano con 22.399 euro, seguita da Valle d’ Aosta (21.762) che supera l’ Emilia-Romagna con 21.039. Seguono Lombardia (20.666), Friuli-Venezia Giulia (20.374). In coda la Campania con 12.265, Sicilia (12.722) e Calabria (12.943). La media nazionale si attesta a 17.948 euro. Nuovo allarme. «La crisi economica non sta affatto finendo, dato che le famiglie sono sempre più sul lastrico. Fino a quando non aumenterà in modo deciso il reddito disponibile delle famiglie non si uscirà da questa crisi e l’ economia non potrà ripartire, essendo i consumi interni l’ unica benzina che può far riavviare il motore Italia» afferma il Codacons. E Susanna Camusso, leader della Cgil commenta: «Bisogna avere il coraggio di fare una patrimoniale» e «riaprire la questione delle pensioni, partendo dal presupposto che i lavori non sono tutti uguali». Vindice Lecis.

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