22 Maggio 2014

Record di balzelli sulla casa Caos scadenze sulla Tasi

Record di balzelli sulla casa Caos scadenze sulla Tasi

ANTONIO CASTRO nnnIl rinvio della Tasi c’ è. Ma resta da vedere se Palazzo Chigi, il Tesoro e i sindaci dell’ Anci si metteranno d’ accordo sulla data. Il governo resta fermo al 16 settembre, il presidente dell’ Anci, Piero Fassino garantisce, via radio, che si pagherà – nei comuni che non abbiano deciso le aliquote entro il 23 maggio (a ieri 1.385 avevano deliberato e in 122 comuni sono in lavorazione) – il 16 ottobre. Ieri in mattinata il sindaco di Torino (ed ex segretario del Pd), Fassino spiegava il “posticipo del posticipo” con la pausa di agosto, come se i dipendenti comunali e gli attuari che dovrebbero fare i calcoli fossero già in vacanza da fine maggio: «La prima rata Tasi per le seconde case, in quei Comuni che entro il 23 maggio non abbiano stabilito le aliquote, slitterà dal 16 giugno al 16 ottobre», ha ribadito a Radio 24 il presidente dell’ Anci. Lo slittamento dovrà essere stabilito però da un decreto legge (resta anche da vedere se uno ad hoc), che il governo si appresta a varare nel prossimo Cdm, che dovrebbe essere convocato oggi. Ma il rinvio del rinvio (sul sito del Tesoro campeggia ancora la data del 16 settembre), è tutt’ altro che certo. E il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, braccio destro di Renzi, sembra categorico: «Su questo il Mef ha già scritto un comunicato», scandisce seccato Delrio, a margine di un conferenza stampa. Fassino comunque tira dritto ed è certo del 16 ottobre: «I contribuenti delle città in cui non sono state approvate le aliquote Tasi», ha sostenuto ieri,«pagheranno il 16 ottobre con aliquote che i comuni stabiliranno entro il 31 luglio. L’ accordo col ministero dell’ Economia è di fissare la proroga al 16 ottobre, perché il 16 settembre era molto ravvicinato rispetto alla scadenza del 31 luglio e poi c’ è agosto di mezzo». E poi per il presidente dell’ Anci «lo Stato deve comunque anticipare i soldi ai Comuni che non incasseranno la Tasi a giugno. Anche per questo si è scelto di non fare la proroga per tutti i Comuni, se si fosse fatta per tutti il costo dell’ anticipazione sarebbe stato molto più grande, di 4 miliardi. Lo dico a chi invoca incostituzionalità e minaccia ricorsi». Il Codacons ha già annunciato ricorsi se si sceglierà il pagamento differenziato. Fassino lunedì scorso aveva quantificato un anticipo temporaneo di circa 2 miliardi. Resta da vedere chi pagherà gli interessi, i sindaci temono fregature, al Tesoro vorrebbero evitare un’ inutile spesa per interessi. Altro pasticcio. Quanto al costo della Tasi rispetto all’ Imu, Fassino ribadisce che non è vero che la nuova tassa comunale peserà più dell’ Imu: «Su questo fanno testo le aliquote. L’ Imu era minimo al 4 per mille, e mediamente si arrivava al 5 o al 6. Ora la Tasi minima è 2,5 per mille che può essere incrementata al massimo al 3,3 per mille. È evidente che sulla prima casa si spende meno». Però resta il fatto che a fare i conti i balzelli sul mattone sono letteralmente esplosi nel 2014. Sul patrimonio immobiliare italiano (case, uffici, negozi, capannoni, etc.), grava un carico fiscale che, nel 2014, raggiungerà i 52,3 miliardi di euro (+ 5,4%, 2,6 miliardi). Il conteggio complessivo è della Cgia di Mestre, che ha sommato i 9,3 miliardi di euro della redditività (Irpef, Ires, Registro e bollo, cedolare secca, etc.), gli 11,9 miliardi dei trasferimento (Iva, imposta di registro/bollo, imposta ipotecaria/catastale, successioni e donazioni), e agli oltre 31 miliardi di euro per il solo possesso dell’ immobile (Imu, imposta di scopo, Tari e Tasi). E almeno su questo avrebbe ragione Fassino. Infatti, nonostante la Tasi preveda un prelievo complessivo di almeno 4,1 miliardi di euro, l’ incremento del carico fiscale aggregato per l’ anno in corso si riduce a poco più di 2,6 miliardi a seguito della soppressione della maggiorazione Tares, che prevede risparmi per circa 1 miliardo, e ad un alleggerimento dell’ Imu (675 miliardi). Al pasticcio rinviato si aggiungono i maldipancia politici: Maurizio Sacconi, il presidente dei senatori Ncd, esige un tetto ai Comuni «o ce ne andiamo», minaccia. Il Nuovo Centrodestra pretende che il governo imponga un tetto alle aliquote pena la crisi della coalizione». Rincara la dose Renato Brunetta: «Se Sacconi e Ncd, con il loro leader Alfano, sono in buona fede», ribatte l’ esponente di Forza Italia, «aprano subito la crisi di governo, altrimenti le loro sembreranno solo lacrime di coccodrillo».

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