6 Ottobre 2015

Rcs-Mondadori il nuovo colosso dei libri vale 500 milioni

Rcs-Mondadori il nuovo colosso dei libri vale 500 milioni

Massimo Solani Mesi di gestazione, una cessione annunciata e poi arrivata ai tempi supplementari quando in molti evocavano già il colpo di scena. Bisognerà attendere il via libera dell’ Antitrust ma di fatto la giornata di domenica è quella che sancisce la nascita di “Mondazzoli”, il colosso dell’ editoria che dopo l’ acquisizione della Rcs Libri da parte della Mondadori, ossia Finivest, avrà il controllo di una fetta di mercato che gli analisti stimano in una percentuale oscillante fra il 35 e il 40% per un giro di affari di circa 500 milioni a fronte di un business globale che ogni anno vale circa 1,2 miliardi. Una concentrazione su cui in molti storcono il naso e che vede quindi riuniti sotto lo stesso ombrello marchi prestigiosi e storici dell’ editoria italiana. Se infatti Mondadori poteva già contare su Einaudi, Piemme, Sperling & Kupfer, Frassinelli ed Electa, nella scuderia di Segrate entrano adesso Rizzoli, Rizzoli International Pubblications, Bompiani, Marsilio, Fabbri, Bur, Sonzogno, Etas e tutta la divisione education. Resta invece fuori Adelphi per la quale il socio e fondatore Roberto Calasso ha deciso di esercitare l’ opzione di riacquisto del 58% del capitale azionario fin qua in mano a Rcs. Dell’ operazione, conclusa per una cifra di 127,5 miloin idi euro a fronte di una offerta iniziale di 135 milioni, fanno parte anche le due librerie storiche della Rizzoli, quella di Galleria Vittorio Emanuele a Milano e quella di New York.«Èun’ operazione di cui siamoparticolarmente orgogliosi. Un rilevante investimento, da parte di una grande azienda italiana, in un settore nobile e speciale come quello del libro», ha commentato Marina Berlusconi, presidente della Mondadori editore. «Le dinamiche del settore spingono in tutto il mondo gli editori ad unire le forze. Un processo che in Italia, dove gli operatori hanno dimensioni molto più piccole rispetto a quelli degli altri principali Paesi, risulta ancora più necessario. Una realtà estremamente significativa del nostro panorama librario – ha aggiunto – resterà in questo modo italiana. Un’ editoria nazionale più solida e competitiva potrà disporre di maggiori risorse da investire nella qualità, potrà reggere davvero il confronto con i grandi editori stranieri e con protagonisti estremamente aggressivi del calibro di Amazon». Una analisi sostanzialmente condivisa anche dal presidente di Rcs Libri Paolo Mieli («ancora per qualche mese», ci ha tenuto a precisare) secondo cui l’ operazione fa scalpore perché riguarda due competitors «come Coppi e Bartali». «È un fatto positivo – ha commentato – Non dobbiamo preoccuparci ne’ opporci. La competizione europea e mondiale si gioca tra colossi dell’ editoria, cui si affiancano magari casi editrici piu’ piccole». Adesso, considerando che la fetta di mercato che il nuovo gruppo potrà occupare è stimata fino al 40% e che la concentrazione potrebbe essere anche più pesante in specifici settori, sarà l’ Antitrust a valutare l’ operazione (105 giorni di tempo per aprire l’ istruttoria) e non è escluso, sebbene da Mondadori si professi scontato e obbligato ottimismo, che l’ autorità guidata da Giovanni Pitruzzella possa “ordinare” la cessione di alcuni marchi per ridurre la posizione di predominio in determinati settori. I numeri della fusione, del resto, sono uno Tsunami per l’ editoria italiana. Da una parte Rcs Libri, 222 milioni di ricavi e un margine operativo lordo di 9,6 miloni di euro, dall’ altra la Arnoldo Mondadori Editore del gruppo Fininvest, 336 milioni di ricavi e 45 di Mol. Per questo anche i sindacati non nascondono perplessità: «questa concentrazione – analizza infatti Massimo Cestaro, segretario della Slc-Cgil – rischia di compromettere il ruolo delle piccole case editrici che nel sistema com merciale che si determinerà finiscono per essere espulse dal mercato». Anche per questo il Codacons ha già annunciato un esposto all’ Antitrust, per «tutelare non solo i piccoli editori ma anche e soprattutto i consumatori». Nel frattempo le Borse apprezzano (Rcs è salita del 5,3% e Mondadori del 2,3%) ma è in Rizzoli che la notizia della cessione è stata accolta con maggior sollievo, anche perché dei 127,5 miloni sul tavolo almeno 100 dovranno andare ad abbattere un debito che a fine giugno era salito fino a 526 milioni al punto da rilanciare l’ ipotesi di un aumento di capitale a cui i soci, con l’ esclusione di Cairo, non sembrano in alcun modo disposti ad aderire. «Non è sul tavolo in questo momento taglia corto il direttore finanziario Rcs Riccardo Taranto – È facoltà del Cda valutare se è necessario, ma in questo momento non credo ce ne sia l’ esigenza». «È un accordo importante che ci consente di avere risorse da investire nel nostro piano, e di poterci sedere con i nostri finanziatore per ridefinire le condizioni che ci applicano», ha proseguito. In molti, però, puntano ancora il dito contro il managemen targato Fiat di Rcs che, dopo la svendita della storica sede di via Solferino (poi riaffittata in parte a condizioni che hanno indignato il Cdr del Corriere della Sera), priva ora il gruppo di un asset storico come l’ editoria libraria (anche se restano esclusi dall’ accordo i libri editati da Corriere e Gazzetta). E se sullo sfondo restano le conseguenza di errori gestionali come l’ affare Recoletos (1,1 miliardi nel 2008) il futuro, nonostante le dichiarazioni tranquillizzanti, è ancora tutto da scrivere su un piano di risanamento che ad oggi ha colpito soprattutto i lavoratori e l’ argenteria pregiata di famiglia.
massimo solani

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