31 Gennaio 2003

Rc auto, un decreto contro i ricorsi

Rc auto, un decreto contro i ricorsi


La mediazione del ministro Marzano si esaurisce nella constatazione che l?accordo è «impossibile», sui rimborsi da rincari Rc auto si torna al muro contro muro tra compagnie e assicurati. Con un punto, però, a favore delle prime. Secondo indiscrezioni, il governo potrebbe varare un decreto per spostare dal giudice di pace al tribunale ordinario il punto di riferimento dei ricorsi. Come dire: spese in più per chi chiede il rimborso, procedimenti giudiziari più lunghi e difficili. «Un deterrente che favorirebbe solo le compagnie – ribatte il senatore napoletano di An, Franco Pontone, autore della tariffa unica per gli automobilisti virtuosi poi bocciata dalla sua stessa maggioranza con un emendamento in Finanziaria – e contribuirebbe a mantenere gli assicurati in posizione subalterna. Insomma, la beffa oltre al danno. Come è già accaduto con la soppressione della tariffa unica».
In effetti, le imprese e la loro associazione Ania hanno un terrore sacro dei ricorsi. Che già arrivano a valanga e che, dopo la rottura di ieri, dovrebbero intensificarsi. Il conto è presto fatto: le richieste potrebbero arrivare a quota 18 milioni; ma le associazioni dei consumatori studiano come estendere il contenzioso alle compagnie non finite nel mirino dell?Antitrust, comunque artefici di rincari continui delle polizze: «Il Consiglio di Stato – ricorda Elio Lannutti dell?Adusbef – ha eliminato per loro la sanzione pecuniaria, ma non l?accusa mossa dall?Antitrust». Se si volesse chiudere con un contentino ad assicurato (50 euro?), si arriverebbe a circa un miliardo, duemila miliardi di vecchie lire.
Ecco quindi l?ipotesi della legge ad hoc. Che potrebbe disegnarsi sul modello del decreto salva-banche escogitato nella scorsa legislatura per l?anatocismo bancario (diversità di trattamento tra interessi creditori e debitori). Ed ecco anche l?ipotesi di dare nuova destinazione ai 700 miliardi di lire di multa alle compagnie, versati al governo ma finiti nei bonus alle compagnie petrolifere.
Ma torniamo al confronto-scontro di ieri. Il presidente dell?Ania, Fabio Cerchiai, ha ribadito la linea già tracciata nell?audizione di lunedì al Senato: «Il danno non c?è stato», di conseguenza non può esserci rimborso. «È come se si fosse attraversato un incrocio con un semaforo rosso senza aver provocato danno ad alcuno – aggiunge Cerchiai – e oltre alla multa già pagata si pretendesse poi anche un risarcimento di un danno che non c?è stato».
Di diverso avviso, le associazioni dei consumatori (al tavolo erano in 14), che sono ancora di più sul piede di guerra e che annunciano una valanga di ricorsi ai giudici di pace: quattro milioni, in proposito, i moduli fin qui scaricati dai siti Internet, 300.000 i ricorsi pronti. Non basta. Intesa dei consumatori (la federazione di Adusbef, Codacons, Federconsumatori e Adoc) manifesterà lunedì prossimo davanti alla sede dell?Ania.
«Sapevamo che sarebbe stato difficile trovare un punto di convergenza. purtroppo ne abbiamo avuto la conferma». Così il ministro Marzano. Che finisce, comunque, nel mirino della Coalizione dei consumatori (Adiconsum, Assoutenti, Cittadinanzattiva, Confconsumatori, Lega consumatori, Movimento consumatori, Movimento difesa del Cittadino, Unione nazionale consumatori): «Il Governo – dice il portavoce Giustino Trincia – non può rimanere neutrale ma promuovere un?iniziativa di carattere generale per evitare che i ricorsi Rc auto si trasformino in un sicuro affare solo per gli studi legali». Sulla stessa lunghezza d?onda i Ds: «È grave – sottolineano i senatori Loris Maconi e Franco Chiusoli – la posizione del governo, che non può limitarsi a fare il semplice notaio».

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