Rc auto, scoppia la rivolta
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fonte:
- Il Mattino di Padova
«Ecco come presentare ricorso al giudice di pace»
ASSICURAZIONI Polizze gonfiate dal 1995 al 2000
VENEZIA. Per almeno 6 anni, dal 1994 al 2000, le compagnie di assicurazione hanno incassato premi Rc Auto superiori ai reali costi di mercato, grazie ad un «cartello» con il quale si sono fatte beffe delle leggi sulla concorrenza. Questo comportamento è stato sanzionato dall`Antitrust, che ha appioppato loro una multa di 700 miliardi. Multa pagata, ma danno non sanato per gli assicurati, cui deve essere restituito il maltolto. Con le buone o con le cattive, checché ne pensi il governo. Lo sostengono anche nel Veneto le associazioni dei consumatori, che ieri a Mestre hanno lanciato una campagna di sensibilizzazione a due interlocutori diversi: i politici, perché realizzino un accordo trasversale in Parlamento e affondino il «decreto salvacompagnie» invece di convertirlo in legge entro 60 giorni (pena la scadenza); agli utenti perché, armati di un facsimile messo loro a disposizione, ricorrano al giudice di pace per farsi rimborsare d`imperio.
I ricorsi. La spesa per i ricorsi è di pochi euro. Il tempo per arrivare a sentenza relativamente breve. Non serve assistenza legale. In due casi su tre i giudici di pace dànno ragione ai ricorrenti. La media dei rimborsi per 6 anni è di 500 euro per polizza (stimando quest`ultima pari ad un milione di lire all`anno). Basta premunirsi di un facsimile, con il quale rivolgersi al giudice di pace. L`azione deve essere fatta da ogni singolo assicurato. Il Codacons assicura assistenza, telefonando a 041 970398.
I presenti. Ieri a Mestre c`erano Tiziano Treu, Luana Zanella e Gabriele Frigato, parlamentari dell`Ulivo e Cesare Campa, deputato di Forza Italia. L`incontro era promosso da Codacons, associazione di consumatori che con Adoc, Adusbef e Federconsumatori costituiscono Intesa.
La storia. Fino al 1994 le tariffe Rc Auto erano amministrate dal governo. Nel 1995 sono state liberalizzate. «A quel punto – ricostruisce Franco Conte, presidente regionale di Codacons – le compagnie invece di giocare a libero mercato, si sono scambiate i dati, praticando tariffe doppate. Denunciate da noi all`Authority, sono state condannate a 700 miliardi di multe. Naturalmente hanno fatto ricorso al Consiglio di Stato, ma hanno perso. E hanno pa-ga-to. Sconvolgente, perché in Italia a pagare c`è sempre tempo. Lasciamo perdere il fatto che il ministro Tremonti si sia tenuti i 700 miliardi nella Finanziaria 2002, invece di utilizzarli per i consumatori come prevede la legge: si chiamerebbe peculato per distrazione. Pagata la multa, restavano ancora gli interessi lesi degli assicurati. Il danno loro arrecato consiste, da calcoli nostri, in un surplus del 20% sulle polizze pagate dal 1995 al 2000. Questo denaro va restituito».
Le sentenze. A fine 2002, una sentenza della Cassazione ha tagliato la testa alle schermaglie giudiziarie, stabilendo che per questa materia è competente a decidere il giudice di pace. Il ministro Marzano ha tentato una mediazione, convocando le parti a Roma. Mediazione fallita: neanche una lira, hanno risposto le compagnie. «A quel punto è sceso in campo il governo con la maglietta degli assicuratori – dice Conte – stabilendo con un decreto che i contratti per adesione sono di competenza non del giudice di pace ma del giudice ordinario. Questo significa che il ricorrente passa da un giudizio che costa poche decine di euro e dura poche settimane, ad un giudizio che costa migliaia di euro e dura anni. Ovvio che non ci sarebbe più interesse a fare una causa».
La denuncia politica. Le associazioni dei consumatori fanno presente che la titolarità di alcune compagnie di assicurazione è direttamente riconducibile al presidente del Consiglio Berlusconi: «Dunque – ribadisce Conte – il primo ministro ha deciso su un campo in cui ha interessi precisi. E` un`altra dimostrazione del suo conflitto».
Inevitabile obiettare a Conte: lei sembra cadere dal pero. Voi associazioni dei consumatori convocate una conferenza stampa per fare una denuncia politica, su una materia arcinota? «Ribadiamo che il governo, anziché scegliere una posizione autorevole, è sceso in campo e ha giocato con una delle parti – insiste Conte -. Per sbaglio, si è trattato della parte più forte. Ai parlamentari chiediamo di trovare una convergenza al di là dei partiti, per non convertire in legge il decreto, quando sarà il momento di votarlo. Da An ai Ds c`è molta attenzione su questo tema. Noi auspichiamo che non se ne faccia una questione di schieramento, ma si guardi agli interessi dei consumatori con spirito bipartisan».
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