Rc auto, ora i rincari sfrecciano in Tribunale
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fonte:
- Corriere della Sera
Già 8.700 cause per il rimborso dei premi pagati in più con il «cartello» riconosciuto dall?Authority. Le società si difendono: nessuna impennata dei prezzi
Pare che gli abitanti di Sala Consilina la sete d`equità l`abbiano nel sangue. Era il settembre del 1860 quando la cittadina, al confine fra le province di Salerno e Potenza, «accoglieva Garibaldi e i suoi Mille, concretando gli ideali del Risorgimento», si legge sul sito. E 141 anni dopo, è un automobilista locale, il signor M.R., a reggere la bandiera della ribellione contro le assicurazioni. Due mesi fa, il giudice di pace concittadino gli ha dato ragione. No, ha stabilito, la Nuova Tirrena Assicurazioni spa nel ?98 non avrebbe dovuto fargli pagare quelle 584 mila lire per la polizza Rc auto. Troppo. Così, con sentenza esecutiva numero 252/01, in data 8 ottobre 2001 – come documenta l`Adusbef, l`Associazione in difesa degli utenti di servizi finanziari presieduta da Elio Lannutti – il giudice ha condannato la compagnia del gruppo Toro a restituire all`assicurato «la somma di lire 116 mila, indebitamente percepita». E a pagare in più 759 mila lire come spese di giudizio. Nella valuta odierna, in totale, fanno 451 euro. Quasi il doppio del premio incassato. Una rivoluzione. Uno dei primi risultati di una decisione storica, presa dall`Antitrust due anni fa: condannare 38 compagnie (diventate poi 17) al pagamento di una supermulta, 700 miliardi di lire (calati poi a 610), per essersi scambiate le informazioni sui premi: «Abbiamo accertato l`esistenza di un cartello», spiega l`Autorità. E` questo il nodo intorno al quale si sta giocando la partita delle assicurazioni. Con l`Rc auto, traino di tutte le polizze, a mo` di simbolo dei rapporti, poco buoni, fra assicurazioni e cittadini. L`Adusbef, sulla base dei dati ufficiali del ministero dell`Economia (Dpef), ritiene che le tariffe delle polizze auto siano quasi raddoppiate negli ultimi sei anni (»94,65% dal `96 a fine 2002, vedi tabella), crescendo «di 6,7 volte in più dell`inflazione, attestata nel periodo al 14,05%». E chiede al governo una commissione d`inchiesta, poiché «un consumatore che per assicurare la sua auto su incendio e furto spendeva 400,77 euro a fine dicembre 1996, oggi ne paga 780,35». Con un «vergognoso sottopeso» dell`Rc auto nel paniere Istat che calcola l`inflazione (lo 0,31%, «mentre dovrebbe essere il 4-5%») e di un incremento dei premi, nel solo 2002, dell`11,1%.
L`Ania, l`Associazione delle imprese d`assicurazione, contesta queste cifre. Per l`organismo presieduto da Fabio Cerchiai la media ponderata degli aumenti (calcolata a parità di parco macchine, con adeguamento dei pesi dei profili di rischio) è del 5,3% (gennaio 2003 su gennaio 2002). Bisogna distinguere, raccomanda, fra il diciottenne neopatentato (e qui, ammette, una crescita dell`11,6%) e il quarantenne che non ha mai fatto incidenti (»4,8%). Resta il fatto che la stessa Authority, un mese fa, aveva previsto per quest`anno aumenti dell`Rc auto tra il 9,9 al 16,7%. «Saranno un po` ridimensionati», spiega ora, dopo lo stop alla nascita del supergruppo Sai-Fondiaria-Generali. Ma restano all`orizzonte con la fusione Sai-Fondiaria. Tant`è che proprio l`Authority presenterà in febbraio «un`indagine conoscitiva mai fatta prima sulla filiera Rc Auto: quali le cause dell`aumento dei prezzi?».
Commenta Carlo Rienzi, presidente del Codacons che ha promosso, in dicembre, un Comitato per l`abolizione dell`obbligatorietà dell`Rc auto: «La fusione Sai-Fondiaria ha fatto bene alle compagnie, non ai consumatori». Che hanno dovuto incassare anche un calo del titolo in Borsa: Fondiaria Sai quotava intorno ai 9,6 euro giovedì scorso, quasi la metà degli oltre 15 di Sai nel gennaio del 2002.
Era il 28 luglio del 2000 quanto l`Autorità presieduta da Giuseppe Tesauro condannava le imprese di assicurazione a pagare per essersi accordate sui prezzi. Multa di 94,7 miliardi di lire alla Ras, di 70,3 alla Sai, di 32,9 a Fondiaria…
Le compagnie, naturalmente, hanno fatto ricorso. Inutilmente. Al Tar del Lazio: perso. Al Consiglio di Stato: perso. Ora, mentre attendono il verdetto della Cassazione, si aggiunge l`ultima grana: i ricorsi degli assicurati. Dopo il verdetto di aprile del Consiglio di Stato, che confermava la violazione dell`articolo 2 della legge 287 sull`Antitrust (quello che vieta le intese restrittive della concorrenza), sono infatti partite a mitraglia le denunce individuali, attraverso i giudici di pace per avere indietro i soldi pagati in più dal `95 al 2000. «Si ha diritto alla restituzione del 20% del premio versato», dice Lannutti, che invita tutti a fare causa compilando il modulo fornito dalla sua associazione (www.adusbef.it). «L`unica strada – aggiunge – visto che in Italia non esiste la class action americana, cioè la possibilità di risarcimento d`ufficio di tutti gli assicurati danneggiati».
Il signor M.R. di Sala Consilina è uno di quelli che si sono fatti avanti. Con migliaia di altri. Si parla di 8.700 cause pendenti prima di Natale, con 1.254 sentenze emesse: «456 favorevoli, 788 perse e 140 ricorsi in Cassazione da parte delle compagnie», precisa Fabrizio Rindi, vicepresidente dell`Ania e presidente di Winterthur. Che sottolinea: «Siamo impegnati ad avere un rapporto migliore con i clienti, è una priorità della nuova presidenza». E cita come «un successo» l`avvio, sei mesi fa, della procedura di conciliazione extragiudiziale, d`accordo con molte associazioni dei consumatori. Ma sulla questione dei ricorsi annuncia linea dura. «E` una questione di principio – dice -. Questa storia dell`Antitrust ci ha penalizzato, abbiamo già versato la multa più alta pagata da qualunque ordine di imprese in Italia». E resta convinto: «Il fatto che ci sia stata un`intesa vietata non presuppone l`aumento dei prezzi».
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