26 Febbraio 2003

Rc Auto, illegittimo il blocco delle tariffe



ROMA ? Non si potevano bloccare le tariffe Rc Auto. La Corte di giustizia europea ha giudicato «in contrasto con il diritto comunitario», quindi illegittimo, il decreto del 2000 con cui il governo di centrosinistra bloccò le tariffe della Rc Auto. La Corte ha motivato la sua decisione con la considerazione che «il decreto ha ristretto notevolmente la libertà tariffaria delle compagnie di assicurazione». Il fatto che il blocco sia stato limitato nel tempo non è stato giudicato sufficiente per cambiare il giudizio al magistrato europeo. La compagnie di assicurazioni, quindi, hanno vinto su tutta la linea. Con la stessa sentenza, però, la Corte europea ha decretato l`obbligo per le compagnie di comunicare gli estremi di tutti i sinistri a una banca dati, in modo da poter combattere più efficacemente le pratiche fraudolente. Quest`obbligo le compagnie di assicurazione non lo avrebbero voluto. La sentenza di condanna del «blocco tariffario» potrebbe aprire un nuovo contenzioso. E` evidente che, sempre in base alla sentenza, le compagnie di assicurazione assumono il ruolo di «soggetti danneggiati», e in quanto tali potrebbero «chiedere i danni». Il problema diventa «a chi» chiedere i danni? La risposta più ovvia è a chi il danno lo ha creato, ossia allo Stato italiano che è ricorso al decreto giudicato illegittimo. È anche vero, però, che dopo la caduta del blocco, le compagnie di assicurazione hanno proceduto a massicci aumenti tariffari, nella maggior parte dei casi giustificati proprio come conseguenza dei danni creati ai loro bilanci dal periodo di blocco tariffario. La sentenza della Corte europea per il ministro delle Attività produttive, Marzano, «conferma la nostra opposizione a misure dirigiste e contrarie ai principi del libero mercato. Quindi abbiamo fatto bene a togliere il blocco e a imboccare una nuova strada». La sentenza europea ora rischia di rendere ancora più complicata la soluzione della questione dei rimborsi pretesi dagli automobilisti. Ieri, in vista della conversione del decreto «salvacompagnie», in un`audizione alla commissione giustizia della Camera, le associazioni dei consumatori hanno duramente criticato il governo. «Il decreto rende più difficili i rimborsi e taglia la strada ai ricorsi che finora avevano maggiormente preoccupato le compagnie», ha detto il portavoce della coalizione dei consumatori, Trincia. Insomma, la guerra tra consumatori e compagnie continua. Anche perchè, per ammissione delle associazioni dei consumatori, gli incontri informali che vi sono stati negli ultimi giorni con l`Ania (l`associazione delle società assicurative) non hanno portato a nessun accordo. L`Intesa dei consumatori (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) ha deciso di andare comunque avanti, tanto che ha presentato un ricorso contro il decreto alla Corte Costituzionale. I consumatori hanno aggiunto che «nessun accordo con l`Ania sarà possibile» se prima non verrà risolta la questione dei rimborsi. Il riferimento è all`ipotesi offerta dall`Ania di chiudere la partita creando un fondo con alcune decine di milioni di euro da destinare alla prevenzione degli incidenti stradali.

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