Rassegna stampa dell’1 marzo 2014
ilsole24ore.com, 01/03/2014 18:43
Carburanti: decimo ritocco all’ insù negli ultimi cinque anni. In Italia la tassazione più pesante
Il mercato italiano dell’ auto mostra timidissimi segnali di ripresa, pur rimanendo al fondo delle classifiche dei principali Paesi. Ed allora, per aiutarlo a crescere arriva immancabile l’ aumento delle accise sulla benzina. Il decimo ritocco, ovviamente all’ insù, negli ultimi 5 anni, denuncia il Codacons. Un incremento – precisano alla Cgia di Mestre – di 0,29 centesimi al litro, perché oltre all’ incremento di 0,24 centesimi per l’ aumento delle accise, si deve aggiungere l’ Iva calcolata sull’ aumento, ossia 0,05 centesimi. E se gli incrementi non vanno proprio nella direzione delle promesse riduzioni delle tasse, permettono perlomeno di conquistare il primato per la più alta tassazione europea. Secondo la Cgia, infatti, su un prezzo medio alla pompa di 1,721 euro per un litro di benzina, “pagheremo 1,041 euro tra accise ed Iva, un importo che è pari al 60,5% del prezzo alla pompa: nessuno, in Europa, può contare su un’ incidenza del fisco così elevata”. La media dell’ Unione europea si ferma al 46,3%. Va un po’ meglio per il gasolio, con un’ incidenza del fisco italiano pari al 55,8% sul prezzo alla pompa. E se la media dell’ Ue è del 47,9%, non possiamo però vantare il primato poiché Croazia (60,6%), Gran Bretagna (57,5%) e Svezia (57,3%) ci precedono nella classifica. Ovviamente l’ ulteriore aumento non favorirà la ripresa del mercato dell’ auto. Ma le ricadute negative non si fermano qui. Per Coldiretti la maggior spesa per un pieno ridurrà le risorse a disposizione delle famiglie per fare altri acquisti. E questo dopo le continue riduzioni della spesa media famigliare. Ma aumenteranno anche i costi per le imprese di autotrasporto, con inevitabili ricadute sui prezzi al dettaglio dei prodotti per i quali il trasporto ha un’ incidenza maggiore. Ed Antonello Marzolla, segretario degli agenti di commercio dell’ Usarci, sottolinea come tutto il settore, caratterizzato da continui spostamenti in auto, sarà penalizzato dall’ incremento dei prezzi della benzina e del gasolio. La situazione, inoltre, potrebbe peggiorare con l’ aggravarsi delle crisi internazionali a partire da quella dell’ Ucraina. Perché ogni tensione genera aumenti del prezzo del petrolio e Coldiretti ipotizza aumenti sino a 50 centesimi, nei prossimi giorni, per il brezzo dei carburanti alla pompa.
augusto grandi
lastampa.it, 01/03/2014 16:12
il caso.
Benzina, l’ aumento tra le polemiche “Avrà un effetto valanga sulla spesa”
la verde da oggi costa 0,24 centesimi in più al litro, il gasolio rincara di 0,34 l’ ira dei consumatori. coldiretti: «impatto su produzione e trasferimento»
È scattato tra le polemiche il ritocco all’ insù dell’ accisa sulla benzina, che passa da 728,40 euro per mille litri a 730,80, con un aumento di 0,24 centesimi al litro, e di quella sul gasolio, da 617,40 a 619,80 per mille litri (+0,24): considerando anche l’ Iva ai prezzi attuali l’ aumento è di 0,34 centesimi. L’ aumento, che resterà in vigore fino al 31 dicembre, era stato previsto ad agosto del 2013 come copertura finanziaria per diverse voci del decreto Fare, tra cui la nuova legge Sabatini. L’ aumento sembra lieve ma in un Paese come l’ Italia, dove l’ 88% dei trasporti commerciali avviene per strada, secondo Coldiretti, avrà un «effetto valanga sulla spesa con un aumento dei costi di trasporto oltre che a quelli di produzione, trasformazione e conservazione.» Se l’ impatto diretto sulle famiglie appare contenuto in circa 30 centesimi a pieno per un’ auto di media cilindrata, sono più difficili da valutare le conseguenze sull’ intero sistema produttivo, sottolinea l’ associazione dei coltivatori. Secondo i calcoli Assopetroli Assoenergia da oggi fino al 31 dicembre 2018 i cittadini italiani, al netto delle addizionali regionali, subiranno una pressione fiscale attraverso l’ aumento delle accise sui carburanti per autotrazione di ben 1,18 miliardi di euro, ai quali devono aggiungersi altri 260,26 milioni di Iva (calcolata sulle accise) per un valore di circa 1,44 miliardi di euro. Sul piede di guerra anche le associazioni dei consumatori. «Ancora una volta gli automobilisti vengono spremuti come limoni. Ogni volta che un Governo deve reperire risorse, si ricorre all’ aumento delle accise, dimenticando che incrementi anche contenuti hanno effetti diretti e indiretti pesanti sul fronte dei prezzi al dettaglio, dell’ energia e dell’ inflazione», denuncia il presidente del Codacons Carlo Rienzi. Si tratta, sottolinea l’ associazione, «del decimo ritocco al rialzo registrato nel nostro Paese negli ultimi 5 anni».
giuseppe bottero
lagazzettadelmezzogiorno.it, 01/03/2014 15:39
Allarme Cgia, dalla Tasi stangata da 1 miliardo
Allarme Cgia, dalla Tasi stangata da 1 miliardo Con la Tasi, per le imprese, si profila una stangata di almeno un miliardo di euro. Con l’ aliquota base all’ uno per mille, solo sui capannoni, è previsto un aumento di quasi 650 milioni di euro entrate fiscali. E’ quanto emerge da un’ analisi compiuta dall’ Ufficio studi della Cgia di Mestre. La Tasi costerà alle imprese italiane almeno un miliardo di euro. L’ importo, che la Cgia ritiene addirittura sottostimato, è stato calcolato applicando l’ aliquota base dell’ 1 per mille. Sempre l’ Ufficio studi della Cgia ha elaborato anche una seconda ipotesi utilizzando l’ aliquota del 2,07 per mille. La Cgia ricorda infatti che sulla base delle decisioni prese dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, l’ aliquota massima Imu più Tasi sulle abitazioni diverse da quella principale e sugli immobili strumentali potrà arrivare all’ 11,4 per mille. Se teniamo conto che l’ aliquota Imu media applicata a livello nazionale nel 2012 (il dato 2013 non è ancora disponibile) sugli immobili destinati ad uso produttivo è stata del 9,33 per mille, si deduce che l’ aliquota Tasi del 2,07 per mille costituisce, nel nostro secondo caso, la soglia massima applicabile agli immobili strumentali. Infatti, corrisponde alla differenza tra l’ 11,4 per mille e il 9,33 mille. “In questa seconda simulazione – sottolinea Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia – l’ aumento potrebbe superare addirittura i due miliardi di euro. E’ chiaro che ci troviamo di fronte ad un caso limite puramente teorico, tuttavia di una cosa siamo certi: il prelievo della Tasi su negozi, uffici e capannoni supererà il miliardo di euro”. Proteste da Forza Italia – “Da Letta a Renzi – dice Daniele Capezzone – sulla casa, e’ sempre tassa continua. Spiace constatare che Renzi, anziché ‘cambiare verso’, scelga il solito andazzo. La sensazione e’ che la discontinuita’ valga solo nei comizi e negli annunci pubblici, mentre nei fatti ci sia una assoluta continuita’: piu’ tasse a danno degli italiani”. Mentre Maurizio Gasparri su Twitter rincara: “Nei convegni o su Twitter annunciano meno tasse, poi al primo Consiglio dei ministri operativo il governo Renzi aumenta ancora la già devastante tassazione sulla casa. Questo significa ciò che hanno fatto con la Tasi. Con Monti, Letta e Renzi la patrimoniale c’ è già e grava sulle case degli italiani. Una vergogna aggravata dalla decisione di Renzi e c. Sentinelle in sonno. La rivoluzione fiscale immaginaria avviene nei convegni e nei social network. La rapina fiscale vera invece continua a Palazzo Chigi. Avranno pane per i loro denti”. Codacons, Comuni evitino stangata – Con la possibilità per i comuni di innalzare l’ aliquota massima della Tasi fino allo 0,8 per mille potrebbero esserci conseguenze pesanti per le tasche degli italiani e per le imprese. Lo afferma il Codacons che rivolge un appello ai Comuni italiani, perché “evitino l’ ennesima stangata per le tasche delle famiglie e per le imprese, considerato che una maggiore tassazione equivarrà ad una ulteriore caduta dei consumi e ad un inasprimento delle difficoltà per le aziende già in crisi” In base alle prime proiezioni – afferma il Codacons – nei casi in cui Comuni decidano di applicare l’ aliquota massima del 3,3 per mille, non solo la Tasi costerà più dell’ Imu, ma addirittura finirà per pesare di più sulle famiglie a reddito medio-basso rispetto a quelle con redditi più elevati – spiega l’ associazione.
Adnkronos, 01/03/2014 15:23
Fisco: Codacons, Tasi pesera’ su famiglie a reddito medio-basso
Roma, 1 mar. – (Adnkronos) – Il decreto Salva Roma approvato dal Consiglio dei Ministri potrebbe avere conseguenze pesanti per le tasche degli italiani e per le imprese, in relazione alla possibilità per i comuni di innalzare l’ aliquota massima della Tasi fino ad un massimo dello 0,8 per mille. E’ quanto afferma il Codacons in una nota.
prealpina.it, 01/03/2014 14:26
Benzina, scatta aumento accise. Codacons: spremuti come limoni
governo renzi sterilizzi aumenti oltre certe soglie.
Per tale motivo il Codacons rivolge un appello al Governo Renzi affinché venga finalmente attuato un provvedimento promesso da oltre 10 anni: un meccanismo che sterilizzi l’ aumento dei prezzi dei carburanti evitando che la doppia tassazione accise + Iva si traduca in una stangata eccessiva a fronte di aumenti del petrolio.
tm news
Yahoo Notizie, 01/03/2014 13:52
Benzina, scatta aumento accise. Codacons: spremuti come limoni
Benzina, scatta aumento accise. Codacons: spremuti come limoni Roma, 1 mar. (TMNews) – Scatta oggi l’ aumento delle accise sui carburanti, +0,24 centesimi al litro, “il decimo ritocco al rialzo registrato nel nostro paese negli ultimi 5 anni”. “Ancora una volta gli automobilisti vengono spremuti come limoni – afferma il Presidente del Codacons Carlo Rienzi – Ogni volta che un Governo deve reperire risorse, si ricorre all’ aumento delle accise, dimenticando che incrementi anche contenuti hanno effetti diretti e indiretti pesanti sul fronte dei prezzi al dettaglio, dell’ energia e dell’ inflazione”. Per tale motivo il Codacons rivolge un appello al Governo Renzi affinché venga finalmente attuato un provvedimento promesso da oltre 10 anni: un meccanismo che sterilizzi l’ aumento dei prezzi dei carburanti evitando che la doppia tassazione accise + Iva si traduca in una stangata eccessiva a fronte di aumenti del petrolio.
ilmondo.it, 01/03/2014 13:35
Benzina, scatta aumento accise. Codacons: spremuti come limoni
governo renzi sterilizzi aumenti oltre certe soglie.
Roma, 1 mar. Scatta oggi l’ aumento delle accise sui carburanti, +0,24 centesimi al litro, “il decimo ritocco al rialzo registrato nel nostro paese negli ultimi 5 anni”. “Ancora una volta gli automobilisti vengono spremuti come limoni – afferma il Presidente del Codacons Carlo Rienzi – Ogni volta che un Governo deve reperire risorse, si ricorre all’ aumento delle accise, dimenticando che incrementi anche contenuti hanno effetti diretti e indiretti pesanti sul fronte dei prezzi al dettaglio, dell’ energia e dell’ inflazione”. Per tale motivo il Codacons rivolge un appello al Governo Renzi affinché venga finalmente attuato un provvedimento promesso da oltre 10 anni: un meccanismo che sterilizzi l’ aumento dei prezzi dei carburanti evitando che la doppia tassazione accise + Iva si traduca in una stangata eccessiva a fronte di aumenti del petrolio.
Askanews, 01/03/2014 13:15
Benzina, scatta aumento accise. Codacons: spremuti come limoni
governo renzi sterilizzi aumenti oltre certe soglie.
Roma, 1 mar. (TMNews) – Scatta oggi l’ aumento delle accise sui carburanti, +0,24 centesimi al litro, “il decimo ritocco al rialzo registrato nel nostro paese negli ultimi 5 anni”. “Ancora una volta gli automobilisti vengono spremuti come limoni – afferma il Presidente del Codacons Carlo Rienzi – Ogni volta che un Governo deve reperire risorse, si ricorre all’ aumento delle accise, dimenticando che incrementi anche contenuti hanno effetti diretti e indiretti pesanti sul fronte dei prezzi al dettaglio, dell’ energia e dell’ inflazione”. Per tale motivo il Codacons rivolge un appello al Governo Renzi affinché venga finalmente attuato un provvedimento promesso da oltre 10 anni: un meccanismo che sterilizzi l’ aumento dei prezzi dei carburanti evitando che la doppia tassazione accise + Iva si traduca in una stangata eccessiva a fronte di aumenti del petrolio.
Corriere di Sciacca, 01/03/2014 12:50
CODACONS CONTRO ABOLIZIONE COMMISSIONI INVALIDITA’ ASP
01/03/2014 12.42 Contro l’ abolizione delle Commissioni di invalidità prospettate nei giorni scorsi dal nuovo Presidente del Comitato Regionale di Indirizzo e Vigilanza dell’ INPS della Sicilia, Franco Gioia scende in campo il Codacons. In questo momento – afferma il Codacons-, è bene sottolinearlo, il sistema delle visite effettuate dalle Commissioni Invalidi delle ASP funziona. I controlli vengono effettuati in tempi rapidi, in alcuni territori rapidissimi, da medici di comprovata esperienza, professionalità e serietà. Non è vero che il sistema preveda una seconda visita da parte dell’ INPS ma solo un controllo che può essere sugli atti e solo in alcuni casi può portare a visita. Questo in teoria. In pratica non è così perché è ormai consuetudine che tutti gli accertamenti effettuati dalle Commissioni delle ASP conclusesi con parere positivo per la concessione di un beneficio economico(assegno di invalidità o indennità di accompagnamento) siano sempre sottoposti a controlli dai medici dell’ INPS e spesso revocati. Il Codacons interviene anche sull’ esperimento che l’ INPS sta effettuando a Trapani ossia l’ accentramento delle visite mediche presso lo stesso ente (INPS) proposta dall’ Istituto con l’ idea di accorciare i tempi. Il Codacons nel rilevare che l’ INPS da un lato è l’ ente erogatore delle prestazioni economiche d’ invalidità e dall’ altro è soggetto controllore degli stessi accertamenti medici compiuti dalle commissioni dell’ ASP afferma ancora non vi è contezza dell’ esperimento che si sta effettuando chiede che nell’ attesa di dati certi e concreti non si proceda ad incaute ed avventurose estensioni di questa rivoluzione. Il Codacons rileva anche che non si può abbattere il contenzioso legale ( che secondo l’ associazione riguarda per i 2/3 i ricorsi contro valutazioni espresse dall’ INPS in disaccordo con quelle già prese dalle Commissioni ASP), con l’ idea di visita unica INPS e ricorso per via amministrativa all’ INPS stessa. Del tipo io me la suono e me la canto. Il Codacons chiederà quindi un incontro ai vertici INPS per capire come l’ ente vuole procedere con riferimento alla legge nazionale che impone la presenza delle Commissioni ASP, o il rispetto di una trasparenza dell’ iter amministrativo relativo alla richiesta delle invalidità e con le procedure di verifica valutativa di più organismi collegiali.
bresciaoggi.it, 01/03/2014 12:03
Inflazione +0,5% a febbraio -0,1% su gennaio
alimentari e carburanti in calo timori per il rischio deflazione.
ROMA L’ inflazione continua a perdere pezzi: a febbraio il tasso torna a scendere fermandosi allo 0,5%, il valore più basso da oltre quattro anni. Nel giro di cinque mesi la crescita si è quasi dimezzata e davanti all’ indice compare anche il segno meno se si fa il confronto mese su mese (-0,1%). Le stime dell’ Istat, se da una parte danno sollievo al potere d’ acquisto, già duramente colpito dalla crisi, dall’ altra riaccendono i timori sul rischio deflazione. Le associazioni dei commercianti mettono tutte in guardia dal fenomeno, che tecnicamente scatterebbe quando l’ inflazione inizia a calare su base annua. La paura è che prenda vita una sorta di spirale tra domanda che langue e listini che scendono. Il risultato sarebbe un avvitamento dell’ intera economia. In particolare, Confcommercio sostiene che «in assenza di politiche di riduzione dell’ insostenibile carico fiscale» neppure prezzi decrescenti riescono a dare stimolo alla domanda, «rendendo più concreto il rischio di una possibile deflazione». Sulla stessa linea Confesercenti, che evidenzia «il rischio concreto di deflazione» e Federdistribuzione che evoca «spettri di deflazione». Oggi l’ Italia non è ancora in queste condizioni, i prezzi rispetto allo scorso anno sono sì in frenata ma non in diminuzione. Il problema è l’ intensità del rallentamento, con il tasso sempre più vicino alla soglia dello zero. Quello di febbraio è poi solo l’ ultimo arretramento, ormai l’ indice non sale da otto mesi, con la perdita di due punti a confronto con gennaio. La tregua dei prezzi vale anche sul fronte del cosiddetto «carrello della spesa»: il rincaro è stato dello 0,9%, attenuato al confronto con gennaio (+1,3%), anche se lo spread con il tasso generale resta. A proposito di divari, guardando all’ Europa, per l’ Italia l’ indice armonizzato con i paesi Ue è sempre allo 0,5%, mentre la media nell’ eurozona continua a stare sullo 0,8%. A gelare le quotazioni di febbraio, però, sono quelle che l’ Istat definisce «le componenti più volatili»: gli alimentari freschi, come la verdura (in calo del 4,6% in un solo mese), e i carburanti, con la benzina che diminuisce dello 0,5% (-3,6% su base annua). Molto quindi dipende dai movimenti su questi due capitoli e stando alle dichiarazioni del Codacons, marzo potrebbe ribaltare la situazione, a causa del rialzo delle accise sui carburanti, soprattutto «per gli effetti» sulle «merci trasportate». Non si dicono tranquille Federconsumatori e Adusbef, che stimano «gravi ricadute per le famiglie», pari a 319 euro annui.
Wall Street Italia, 01/03/2014 10:05
Carburanti: Codacons, Renzi sterilizzi aumenti accise oltre certe soglie
Roma, 1 mar. (Adnkronos)- Scatta oggi l’ ennesimo aumento delle accise sui carburanti (+0.24 centesimi al litro), il decimo ritocco al rialzo registrato nel nostro paese negli ultimi 5 anni. Un aumento che trova “la netta opposizione” del Codacons. “Ancora una volta gli automobilisti vengono spremuti come limoni” afferma il presidente del Codacons, Carlo Rienzi.
Adnkronos, 01/03/2014 09:53
Carburanti: Codacons, Renzi sterilizzi aumenti accise oltre certe soglie
Roma, 1 mar. (Adnkronos)- Scatta oggi l’ ennesimo aumento delle accise sui carburanti (+0.24 centesimi al litro), il decimo ritocco al rialzo registrato nel nostro paese negli ultimi 5 anni. Un aumento che trova “la netta opposizione” del Codacons. “Ancora una volta gli automobilisti vengono spremuti come limoni” afferma il presidente del Codacons, Carlo Rienzi.
Il Sole 24 Ore, 01/03/2014 07:01
prezzi al consumo. a febbraio l’ istat registra un aumento dello 0,5% ma un anno fa era all’ 1,9%
Inflazione fredda, più vicino il tasso zero
colpo di freno il rallentamento è causato dall’ indebolimento dei combustibili e degli alimentari freschi, ma pesa la contrazione dei consumi.
Emanuele Scarci MILANO La crisi dei consumi gela anche i prezzi al consumo. In un anno l’ inflazione è scivolata dall’ 1,9% allo 0,5%. La stima preliminare dell’ Istat indica che, a febbraio, i prezzi al consumo sono diminuiti dello 0,1% su base mensile e sono cresciuti dello 0,5% rispetto a un anno fa. Peraltro l’ inflazione italiana è più bassa di quella dell’ Eurozona: le stime flash di Eurostat indicano che a febbraio dovrebbe attestarsi allo 0,8%, come in gennaio. Secondo l’ istituto di statistica italiano, il rallentamento dell’ inflazione è in gran parte imputabile alle componenti più volatili, come i beni energetici e gli alimentari freschi, al netto dei quali l'”inflazione di fondo” resta stazionaria all’ 1%. Al netto dei soli beni energetici, l’ inflazione scende allo 0,9%, dall’ 1% di gennaio. Di questo passo non è escluso che si arrivi alla deflazione. Per l’ ufficio studi di Confcommercio il pericolo esiste: «In assenza di politiche di riduzione dell’ insostenibile carico fiscale su famiglie e imprese neppure prezzi decrescenti riescono a dare stimolo alla domanda, rendendo più concreto il rischio di una possibile deflazione, fenomeno che non può non suscitare preoccupazione». Esiste realmente il pericolo della deflazione? «Il dibattito tra economisti è ancora in corso – risponde Fabrizio Guelpa dell’ ufficio studi di Intesa Sanpaolo – e non si è arrivati a una conclusione. Di certo, la deflazione significa consumatori che rinviano gli acquisti perché domani spenderebbero meno e produttori che tagliano gli investimenti. Uno scenario giapponese. La soluzione starebbe nella crescita dell’ Europa ma, prima delle elezioni europee di primavera, non credo che la Ue adotterà politiche anti-deflattive». Il capo economista di Nomisma, Sergio De Nardis, sostiene che «avremmo bisogno di più inflazione in Europa, dove si è ben lontani dal target del 2 per cento. Ciò sarebbe necessario per non essere schiacciati verso livelli troppo bassi e riuscire a contemperare i diversi obiettivi di politica economica». Rimane il quadro di fondo: nel 2013 le vendite al dettaglio sono calate del 2,1%, il dato più basso dal 1990. Le famiglie italiane oramai tagliano su tutto: abbigliamento, alimenti, arredamento, tempo libero, benzina. E, se proprio non possono farne a meno, sostituiscono i prodotti più cari con altri più a buon mercato, il prodotto di marca con altri a marchio del distributore o semplicemente unbranded. Si acquistano persino meno farmaci e meno giocattoli. Tornando ai dati Istat, i cali maggiori di febbraio su base mensile interessano i prezzi delle comunicazioni (-0,9%), trasporti (-0,4%), alimentari (-0,3%), abbigliamento e calzature (-0,1%). In lieve aumento i prezzi dei mobili, elettricità e combustibili (per tutti +0,1%). Al contrario, gli aumenti più marcati riguardano istruzione (+1,4%), servizi ricettivi e di ristorazione (+1,2%), bevande alcoliche e tabacchi (+1%). «L’ Istat ha fornito un quadro impietoso del Paese – interviene Giovanni Cobolli Gigli, presidente di Federdistribuzione – il 2013 è stato l’ anno peggiore dall’ inizio della crisi per le vendite al dettaglio (-2,1%), l’ inflazione è calata a febbraio al +0,5%, un tasso che evoca spettri di deflazione, e la disoccupazione a gennaio è arrivata al 12,9%, il dato più alto dal 1977. Diventa prioritario intervenire per dare solidità e continuità ai pochi segnali positivi che emergono». Cobolli Gigli esorta il Governo Renzi «a varare in tempi rapidi provvedimenti che ridiano potere d’ acquisto ai cittadini e riducano il peso fiscale per le imprese. Occorre imprimere slancio ai consumi, vero motore della crescita». Secondo il Codacons, il rallentamento dell’ inflazione «è destinato a durare ben poco, considerato che è dovuto in buona parte alla discesa dei prezzi dei carburanti». Infatti, spiega l’ associazione «l’ aumento delle accise di domani (oggi per chi legge ndr) per quanto sia limitato – le accise salgono di 0,24 centesimi al litro, che, con l’ Iva, diventano 0,2928 – rischia di bloccare questa discesa». Insomma per il Codacons l’ allarme deflazione è infondato. Anzi, aggiunge, «considerato il crollo dei consumi in atto da anni era semmai preoccupante che non valessero più le regole della domanda e dell’ offerta». In ogni caso secondo il Codacons «questa bassa inflazione tradotta in cifre equivale, in termini di aumento del costo della vita, a una tassa annua pari a 167 euro per una famiglia di tre persone». © RIPRODUZIONE RISERVATA http://emanuelescarci.blog. ilsole24ore.com I NUMERI +0,5% Inflazione A febbraio la stima preliminare dell’ Istat è di un’ inflazione dello 0,5%, molto meno dell’ 1,9% del febbraio 2013. I prezzi freddi sono influenzati da una domanda di beni di consumo molto debole -2,1% Vendite al dettaglio Nel 2013 le vendite al dettaglio sono state le peggiori dal 1990. Hanno segnato un calo del 2,1%, con una flessione dell’ 1,1% per gli alimentari e del 2,7% per il non food -7,4% Il maggior calo In un anno i prezzi delle comunicazioni hanno subito il maggior taglio di listino. Il rincaro più elevato invece è riferito all’ istruzione, +1,4%
emanuele scarci
Libertà, 01/03/2014 06:50
Prezzi in frenata, rischio deflazione
istat: il tasso torna a scendere, dimezzato in soli cinque mesi.
ROMA – L’ inflazione continua a perdere pezzi: a febbraio il tasso torna a scendere fermandosi allo 0,5%, il valore più basso da oltre quattro anni. Nel giro di soli cinque mesi la crescita si è quasi dimezzata. E davanti all’ indice compare anche il segno meno se si fa il confronto mese su mese (-0,1%). Le stime dell’ Istat se da una parte danno sollievo al potere d’ acquisto, già duramente colpito dalla crisi, dall’ altra riaccendono i timori sul rischio deflazione. Le associazioni dei commercianti mettono tutte in guardia dal fenomeno, che tecnicamente scatterebbe quando l’ inflazione inizia a calare su base annua. La paura è che prenda vita una sorta di spirale tra la domanda che langue e i listini che scendono. Il risultato sarebbe un avvitamento dell’ intera economia. In particolare Confcommercio sostiene che «in assenza di politiche di riduzione dell’ insostenibile carico fiscale» neppure prezzi decrescenti riescono a dare stimolo alla domanda, «rendendo più concreto il rischio di una possibile deflazione». Sulla stessa linea Confesercenti, che evidenzia «il rischio concreto di deflazione» e Federdistribuzione che evoca «spettri di deflazione». Oggi l’ Italia non è ancora in queste condizioni, i prezzi rispetto allo scorso anno sono sì in frenata ma non in diminuzione. Il problema è l’ intensità del rallentamento, con il tasso sempre più vicino alla soglia dello zero. Quello di febbraio è poi solo l’ ultimo arretramento, ormai l’ indice non sale da otto mesi, con la perdita di due punti a confronto con gennaio. La tregua dei prezzi vale anche sul fronte “carrello della spesa”: il rincaro è stato dello 0,9%, attenuato a confronto con gennaio (+1,3%), anche se lo “spread” con il tasso generale resta. A proposito di divari, guardando all’ Europa, per l’ Italia l’ indice armonizzato con i paesi Ue è sempre allo 0,5%, mentre la media nell’ eurozona continua a stare sullo 0,8%. A gelare le quotazioni di febbraio, però, sono quelle che l’ Istat definisce «le componenti più volatili»: gli alimentari freschi, come la verdura (in calo del 4,6% in un solo mese), e i carburanti, con la benzina che diminuisce dello 0,5% (-3,6% su base annua). Molto quindi dipende dai movimenti su questi due capitoli. E, stando alle dichiarazioni del Codacons, marzo potrebbe ribaltare la situazione, a causa del rialzo delle accise sui carburanti, soprattutto «per gli effetti» sulle «merci trasportate». Non si dicono tranquille Federconsumatori e Adusbef, che stimano «gravi ricadute per le famiglie», pari a 319 euro annui.
Il Messaggero, 01/03/2014 05:31
L’ inflazione rallenta da oggi rincara la benzina
PREZZI ROMA Inflazione in discesa: a febbraio l’ indice scende dello 0,1% su mese e aumenta dello 0,5% su anno (contro lo 0,7% di gennaio, così come dei due mesi precedenti). È il valore più basso da ottobre 2009. A confronto con appena cinque mesi fa, quando l’ inflazione viaggiava a livelli intorno allo 0,9%, il tasso risulta quasi dimezzato. Il rallentamento è dovuto soprattutto ai beni energetici, i carburanti, e agli alimentari freschi. Anche il carrello della spesa (beni alimentari, per la cura della casa e delle persona) risulta con i prezzi in frenata, pur se al di sopra del livello medio dell’ inflazione: rispetto a febbraio si registra un calo dello 0,3%, a livello annuo il dato si attesta a +0,9% (dal +1,3% di gennaio). I dati diffusi dall’ Istat sono «una buona notizia» per il Codacons che parla di un «allarme deflazione infondato, visto che i consumi sono già ridotti al minimo». Intanto da oggi scatta l’ aumento dell’ accisa sulla benzina e sul gasolio con un incremento di 0,24 centesimi a litro (comprendendo l’ Iva l’ aumento è di 0,34 centesimi). L’ aggravio – che resta in vigore per tutto l’ anno – era stato previsto ad agosto dello scorso anno come copertura finanziaria per diverse voci del decreto Fare. Secondo le stime della Figisc-Confcommercio, l’ aumento delle accise nei prossimi giorni si ripercuoterà sui prezzi della benzina con rincari intorno a 0,5 centesimi al litro.
Il Messaggero (ed. Abruzzo), 01/03/2014 05:31
Si chiude senza condanne la tragica inchiesta Valentini
ROCCARASO Si conclude dopo 10 anni la maxi inchiesta Roccaraso sugli appalti sospetti, che vide morire in carcere l’ ex sindaco, Camillo Valentini, arrestato nell’ agosto del 2004 e inquisito per corruzione, peculato, abuso d’ ufficio, falso ideologico e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e calunnia. Il geometra dell’ Ufficio Tecnico del Comune di Roccaraso, Evaldo Oddis, difeso dagli avvocati Michele Lioi del foro di Roma e Walter Putaturo del foro di Pescara, è stato assolto dai giudici della Corte di Appello dell’ Aquila, perché il fatto non costituisce reato. Oddis era imputato per aver annullato le concessioni edilizie in sanatoria, rilasciate per il fabbricato ex Edilmonte, situato in località Vallone San Rocco, di cui risultano proprietarie circa 30 famiglie. Si chiude così senza condanne e definitivamente, la lunga vicenda giudiziaria che ha visto coinvolti politici, imprenditori, forze dell’ ordine e professionisti. «Una maxi inchiesta sfociata nel nulla, che è costata allo Stato milioni di euro in intercettazioni e stipendi, tra forze di polizia e magistrati – spiega in una nota Ruggero Liberatore del Codacons -. Indagini iniziate a seguito di denunce di un costruttore e di oppositori politici di Valentini, che hanno avuto come esito l’ eliminazione dell’ avversario, anzi del nemico politico». Sonia Paglia © RIPRODUZIONE RISERVATA.
sonia paglia
Il Tempo, 01/03/2014 05:27
Consulta per migliorare i servizi peri passeggeri
M Istituita a Fiumicino la «Consulta per il miglioramento della qualità e dell’ immagine dell’ aeroporto Leonardo da Vinci». Ne fanno parte Adr, Codacons, Assoutenti e Movimento Difesa del Cittadino. L’ organismo costituirà un momento strutturato e stabile di ascolto delle esigenze della clientela e di confronto sulle azioni di miglioramento da intraprendere. Obiettivo: ottimizzare i servizi per i passeggeri per allineare Fiumicino ai migliori scali europei.
La Padania, 01/03/2014 05:11
«Dati drammatici, bisogna aumentare il TAGLIO del cuneo fiscale»
C risi, al peggio non c’ è mai fine. Almeno stando agli ultimi dati, ancora prowisori, rilevati dall’ Istat secondo i quali il tasso di disoccupazione a gennaio è balzato al 12,9%, in rialzo di 0,2 punti percentuali su dicembre e di 1,1 su base annua. I disoccupati sfiorano i 3,3 milioni. È il tasso più alto sia dall’ inizio delle serie mensili, gennaio 2004, sia delle trimestrali, primo trimestre 1977. Ancora peggio i dati sulla disoccupazione giovanile. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni a gennaio è pari al 42,4%, coi giovani in cerca di lavoro pari a circa 690mila. A gennaio 2014, prosegue l’ Istat, gli occupati sono 22 milioni 259 mila, sostanzialmente invariati rispetto al mese precedente e in diminuzione dell’ 1,5% su base annua (-330 mila). Il tasso di occupazione, pari al 55,3%, diminuisce di 0,1 punti percentuali in termini congiunturali e di 0,7 punti rispetto a dodici mesi prima. Il numero di disoccupati, pari a 3 milioni 293 mila, aumenta dell’ 1,9% rispetto al mese precedente (+60 mila) e dell’ 8,6% su base annua (+260 mila). I disoccupati tra i 15 e i 24 anni sono 690 mila. L’ incidenza dei disoccupati di 15-24 anni sulla popolazione in questa fascia di età è p er rispondere ai drammatici dati « sulla disoccupazione sarà importantissimo portare un taglio drastico del Cuneo fiscale, che non può fermarsi alla risibile cifra annunciata da Renzi di 10 miliardi di euro». Lo dice Massimiliano Fedriga, capogruppo in Commissione Lavoro per la Lega Nord a Montecitorio, che aggiunge che «per una misura incisiva servono almeno 25/30 miliardi: in questo modo le imprese potranno essere competitive e tornare ad assumere, anche se gli effetti di questa Le domande vanno presentate al Ministero entro il 26/1/2014 CORSO DI PREPARAZIONE – FORMAZIONE A DISTANZA pari all’ 11,5%, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 0,8 punti su base annua. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, ovvero la quota dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca, è pari al 42,4%, in aumento di 0,7 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 4,0 punti nel confronto tendenziale. Il numero di individui inattivi tra i 15 e i 64 anni diminuisce dello 0,3% rispetto al mese precedente Agennaio il tasso tra i 15-24enni è pari al 42,4%, coi giovani in cerca pari a 690mila. La Coldiretti: «Hanno ricevuto in media 20 “no” a testa» (-45 mila unità) e dello 0,1% rispetto a dodici mesi prima (-9 mila). Il tasso di inattività si attesta al 36,4%, in calo di 0,1 punti percentuali in termini congiunturali ma in misura si vedranno nel medio periodo. Se si vuole una misura shock che garantisca immediatamente occupazione l’ unica via è quella di abrogare la nefasta riforma delle pensioni targata Fornero. In questo modo, oltre a risolvere la drammatica situazione degli esodati, si permetterebbe in tempi brevissimi un forte ricambio generazionale all’ interno del mondo del lavoro». E se proprio il premier Matteo Renzi definisce su Twitter la disoccupazione «allucinante, la più alta da 35 anni» e che quindi «il primo provvedimento» del go aumento di 0,1 punti su base annua. Dati drammatici, dunque, soprattutto per i giorvani. «Quelli che si sono dati alla ricerca attiva del lavoro – rileva un’ indagine Coldiretti/Ixe’ – hanno ricevuto in media venti porte sbattute in faccia durante l’ ultimo anno». La grande maggioranza del 41 per cento ha presentato un numero di domande di lavoro compreso da 1 a 5 nell’ arco di un intero anno, una minoranza del 14 per cento di giovani durante l’ anno ha Agennaio il tasso tra i 15-24enni è pari al 42,4%, coi giovani in cerca pari a 690mila. La Coldiretti: «Hanno ricevuto in media 20 “no” a testa» (-45 mila unità) e dello 0,1% rispetto a dodici mesi prima (-9 mila). Il tasso di inattività si attesta al 36,4%, in calo di 0,1 punti percentuali in termini congiunturali ma in verno «sarà il JobsAct», il Codacons sostiene senza mezzi termini che «dati disastrosi frutto di governi incapaci». Numeri come questi, rende noto il Codacons tramite il suo presidente Carlo Rienzi, «at edriga: 10 miliardi è una cifra risibile, ne servono almeno 25/30. Codacons: il disastro è colpa di governi incapaci ricevuto addirittura oltre 50 risposte mancanti o negative alla richiesta di lavoro. «Una situazione – rileva Coldiretti – che ha sicuramente spinto una percentuale del 44 per cento di giovani a non presentare alcuna domanda di assunzione o laIntanto a febbraio l’ inflazione su base annua torna a frenare, risultando pari allo 0,5% (dallo 0,7%, di gennaio): quindi i prezzi di beni e servizi sono aumentati solo dello 0,5% rispetto a febbraio dell’ anno scorso, con una decelerazione di due decimi di punto percentuale rispetto al valore registrato a gennaio, che era appunto +0,7%. È il valore più basso da ottobre 2009. Il rallentamento è soprattutto dovuto ai beni energetici, i carburanti, e agli alimentari freschi. Su base mensile l’ indice è addirittura in calo (-0,1% dallo 0,2% di gennaio). I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e delle persona frenano a febbraio allo 0,9% (dal +1,3%), anche se continuano a mantenersi sopra l’ inflazione (allo 0,5%). aumento di 0,1 punti su base annua. Dati drammatici, dunque, soprattutto per i giorvani. «Quelli che si sono dati alla ricerca attiva del lavoro – rileva un’ indagine Coldiretti/Ixe’ – hanno ricevuto in media venti porte sbattute in faccia durante l’ ultimo anno». La grande maggioranza del 41 per cento ha presentato un numero di domande di lavoro compreso da 1 a 5 nell’ arco di un intero anno, una minoranza del 14 per cento di giovani durante l’ anno ha testano come i governi che si sono susseguiti negli ultimi anni abbiano fallito clamorosamente, dimostrandosi del tutto incapaci di risollevare le sorti del nostro Paese. L’ Italia si conferma fanalino di coda in Europa sul fronte del lavoro: peggio di noi hanno fatto solo Spagna, Grecia e Portogallo». «Il dato sulla disoccupazione avrà forti ripercussioni anche nel corso del 2014 sull’ economia nazionale, perché senza lavoro si riduce il potere d’ acquisto delle famiglie con conseguenze drastiche sul fronte dei consumi, che caleranno quest’ anno del -0,8%», conclude Renzi.
La Sicilia, 01/03/2014 05:00
«Commissioni Asp affidabili, non lasciare tutto all’ Inps»
Contro l’ abolizione delle Commissioni di invalidità prospettate nei giorni scorsi dal nuovo presidente del Comitato regionale di indirizzo e vigilanza dell’ Inps della Sicilia, Franco Gioia, scende in campo il Codacons. «In questo momento – si legge in una nota – il sistema delle visite effettuate dalle Commissioni invalidi delle Asp funziona. I controlli vengono effettuati in tempi rapidi, in alcuni territori rapidissimi, da medici di comprovata esperienza, professionalità e serietà. Non è vero che il sistema preveda una seconda visita da parte dell’ Inps, ma solo un controllo che può essere sugli atti e solo in alcuni casi può portare a visita. Questo in teoria. In pratica non è così perché è ormai consuetudine che tutti gli accertamenti effettuati dalle Commissioni delle Asp conclusi con parere positivo per la concessione di un beneficio economico (assegno di invalidità o indennità di accompagnamento) siano sempre sottoposti a controlli dai medici dell’ Inps e spesso revocati». Il Codacons interviene anche «sull’ esperimento che l’ Inps sta effettuando a Trapani, ossia l’ accentramento delle visite mediche presso lo stesso ente (Inps) proposte dall’ Istituto con l’ idea di accorciare i tempi». Ebbene, «nel rilevare che l’ Inps da un lato è l’ ente erogatore delle prestazioni economiche d’ invalidità e dall’ altro è soggetto controllore degli stessi accertamenti medici compiuti dalle commissioni dell’ Asp», il Cosacons sottolinea come ancora non vi sia «contezza dell’ esperimento che si sta effettuando» e «chiede che nell’ attesa di dati certi e concreti non si proceda ad incaute ed avventurose estensioni di questa rivoluzione». Il Codacons rileva anche che «non si può abbattere il contenzioso legale (che secondo l’ associazione riguarda per i 2/3 i ricorsi contro valutazioni espresse dall’ Inps in disaccordo con quelle già prese dalle Commissioni Asp), con l’ idea di visita unica Inps e ricorso per via amministrativa all’ Inps stessa»; per questo «chiederà un incontro ai vertici Inps per capire come l’ ente vuole procedere con riferimento alla legge nazionale che impone la presenza delle Commissioni Asp, o il rispetto di una trasparenza dell’ iter amministrativo relativo alla richiesta delle invalidità e con le procedure di verifica valutativa di più organismi collegiali».
La Sicilia, 01/03/2014 05:00
istat. a febbraio il tasso torna a scendere, 0,5%. «spettro» deflazione.
Inflazione dimezzata in cinque mesi
ROMA. L’ inflazione continua a perdere pezzi: a febbraio il tasso torna a scendere fermandosi allo 0,5%, il valore più basso da oltre quattro anni. Nel giro di soli cinque mesi la crescita si è quasi dimezzata. E davanti all’ indice compare anche il segno meno se si fa il confronto mese su mese (-0,1%). Le stime dell’ Istat se da una parte danno sollievo al potere d’ acquisto, già duramente colpito dalla crisi, dall’ altra riaccendono i timori sul rischio deflazione. Le associazioni dei commercianti mettono tutte in guardia dal fenomeno, che tecnicamente scatterebbe quando l’ inflazione inizia a calare su base annua. La paura è che prenda vita una sorta di spirale tra la domanda che langue e i listini che scendono. Il risultato sarebbe un avvitamento dell’ intera economia. In particolare Confcommercio sostiene che “in assenza di politiche di riduzione dell’ insostenibile carico fiscale” neppure i prezzi decrescenti riescono a dare stimolo alla domanda, “rendendo più concreto il rischio di una possibile deflazione”. Sulla stessa linea Confesercenti, che evidenzia “il rischio concreto di deflazione” e Federdistribuzione che evoca “spettri di deflazione”. Oggi l’ Italia non è ancora in queste condizioni, i prezzi rispetto allo scorso anno sono sì in frenata ma non in diminuzione. Il problema è l’ intensità del rallentamento, con il tasso sempre più vicino alla soglia dello zero. Quello di febbraio è poi solo l’ ultimo arretramento, ormai l’ indice non sale da otto mesi, con la perdita di due punti a confronto con gennaio. La tregua dei prezzi vale anche sul fronte carrello della spesa: il rincaro è stato dello 0,9%, attenuato a confronto con gennaio (+1,3%), anche se lo spread con il tasso generale resta. A proposito di divari, guardando all’ Europa, per l’ Italia l’ indice armonizzato con i paesi Ue è sempre allo 0,5%, mentre la media nell’ eurozona continua a stare sullo 0,8%. A gelare le quotazioni di febbraio, però, sono quelle che l’ Istat definisce “le componenti più volatili”: gli alimentari freschi, come la verdura (in calo del 4,6% in un solo mese), e i carburanti, con la benzina che diminuisce dello 0,5% (-3,6% su base annua). Molto quindi dipende dai movimenti su questi due capitoli. E, stando alle dichiarazioni del Codacons, marzo potrebbe ribaltare la situazione, a causa del rialzo delle accise sui carburanti, soprattutto “per gli effetti” sulle “merci trasportate”. Non si dicono tranquille Federconsumatori e Adusbef, che stimano “gravi ricadute per le famiglie”, pari a 319 euro annui.
La Provincia di Varese, 01/03/2014 04:24
Da oggi caro benzina Code dai low cost E salassi in arrivo
Occhio alle cifre, non sono 24 centesimi: calcolato sugli euro fanno esattamente 0,0024 euro e 0,0037 euro. Ma è pur sempre troppo per «la benzina con la tassazione più cara d’ Europa», come ricorda la Cgia di Mestre, che quantifica in 13 euro all’ anno e 17 euro all’ anno la media di aggravio su un automobilista che percorre in media 15mila chilometri in dodici mesi. Ma dal 2010 ad oggi la spesa in più per chi va in auto è pari a 257 euro per le auto a benzina e 388 euro per i veicoli diesel. Va detto peraltro che le accise salgono, sì, di 0,24 centesimi al litro, ma con l’ Iva al 22% diventano 0,2928 centesimi per la benzina, facendo schizzare oltre il 60% la quota di tassazione rispetto al prezzo finale alla pompa. Dura la presa di posizione delle associazioni di consumatori contro l’ ennesimo salasso a carico degli automobilisti. Il Codacons ha chiesto apertamente al neo-premier Matteo Renzi di «annullare la misura» decisa dal governo Letta per racimolare 75 milioni di euro nel decreto del Fare. «L’ aumento delle accise bloccherà la discesa dell’ inflazione, se si considerano gli effetti indiretti che i carburanti hanno sul prezzo finale delle merci trasportate e, quindi, sul livello generale dei prezzi». Anche per il segretario varesino di Federconsumatori Francesco De Lorenzo «i rincari della benzina si ripercuotono su tutta la filiera del trasporto, causando aumenti generalizzati dei prezzi delle merci». Per la consigliera regionale Daniela Maroni «cittadini e gestori non ne possono più di questi continui aumenti». Non a caso ieri si registrava qualche coda ai distributori low cost, le cosiddette pompe bianche (ad esempio su viale Carlo Noè a Gallarate): in fondo l’ ultimo pieno pre-aumenti, calcolando 40 litri, è costato circa 11 centesimi in meno.n A. Ali.
Gazzetta di Parma, 01/03/2014 03:46
Ma a Parma resta ferma
a febbraio -0,5%, il valore più basso dal 2009. in città allo 0,7%
II L’ inflazione continua a perdere pezzi: a febbraio il tasso torna a scendere fermandosi allo 0,5%, il valore più basso da oltre quattro anni. Nel giro di soli cinque mesi la crescita si è quasi dimezzata. E davanti all’ indice compare anche il segno meno se si fa il confronto mese su mese (-0,1%). Il dato di Parma è invece leggermente superiore a quello nazionale: resta allo 0,7% il dato tendenziale, lo stesso già registrato a dicembre e gennaio. Su base mensile l’ indice congiunturale di Parma è pari a zero: in città – secondo i dati dell’ ufficio statistica del Comune – i prezzi sono rimasti fermi sui livelli di gennaio. In forte calo a Parma le comunicazioni (-8,1%), i rialzo trasporti, mobili e abbigliamento (+1,2%). Le stime dell’ Istat se da una parte danno sollievo al potere d’ acquisto, già duramente colpito dalla crisi, dall’ altra riaccendono i timori sul rischio deflazione. Le associazioni dei commercianti mettono tutte in guardia dal fenomeno, che tecnicamente scatterebbe quando l’ inflazione inizia a calare su base annua. La paura è che prenda vita una sorta di spirale tra la domanda che langue e i listini che scendono. Il risultato sarebbe un avvitamento dell’ intera economia. In particolare Confcommercio sostiene che «in assenza di politiche di riduzione dell’ insostenibile carico fiscale» neppure prezzi decrescenti riescono a dare stimolo alla domanda, «rendendo più concreto il rischio di una possibile deflazione». Sulla stessa linea Confesercenti, che evidenzia «il rischio concreto di deflazione» e Federdistribuzione che Variazioni % tendenziali (sullo stesso mese dell’ anno prima) 1,9 1,6 1,2 1,2 1,1 1,1 0,9 feb mar apr mag giu lug ago set ott nov dic gen feb evoca «spettri di deflazione». Oggi l’ Italia non è ancora in queste condizioni, i prezzi rispetto allo scorso anno sono sì in frenata ma non in diminuzione. Il problema è l’ intensità del rallentamento, con il tasso sempre più vicino alla soglia dello zero. Quello di febbraio è poi solo l’ ultimo arretramento, ormai l’ indice non sale da otto mesi, con la perdita di due punti a confronto con gennaio. La tregua dei prezzi vale anche sul fronte «carrello della spesa»: il rincaro è stato dello 0,9%, attenuato a confronto con gennaio (+1,3%), anche se lo «spread» con il tasso generale resta. A proposito di divari, guardando all’ Europa, per l’ Italia l’ indice armonizzato con i paesi Ue è sempre allo 0,5%, mentre la media nell’ eurozona continua a stare sullo 0,8%. A gelare le quotazioni di febbraio, però, sono quelle che l’ Istat definisce «le componenti più volatili»: gli alimentari freschi, come la verdura (in calo del 4,6% in un solo mese), e i carburanti, con la benzina che diminuisce dello 0,5% (-3,6% su base annua). Molto quindi dipende dai movimenti su questi due capitoli. E, stando alle dichiarazioni del Codacons, marzo potrebbe ribaltare la situazione, a causa del rialzo delle accise sui carburanti, soprattutto «per gli effetti» sulle «merci trasportate». Non si dicono tranquille Federconsumatori e Adusbef, che stimano «gravi ricadute per le famiglie», pari a 319 euro annui.
La Gazzetta del Mezzogiorno, 01/03/2014 03:22
42,4.
Consumi sempre più ridotti
12,9 l’ inflazione continua a scendere, sempre più vicino il rischio della deflazione.
su gen 2013 +4,0 p.p. su dic 2013 +0,7 p.p. su dic 2013 +0,2 p.p. GEN 2014 su gen 2013 +1,1 p.p. 2013 2014 LE DONNE DEL SUD LA CATEGORIA PIÙ P E N A L I Z Z ATA Il tasso di disoccupazione dei giovani (sotto i 35 anni) al Sud nel 2013 ha sforato il 50%. Tra i 15 e i 24 anni al Sud ha raggiunto il 51,6% (53,7% per le femmine), in aumento di 4,7 punti rispetto al 2012 *L’ inflazione continua a perdere pezzi: a febbraio il tasso torna a scendere fermandosi allo 0,5%, il valore più basso da oltre quattro anni. Nel giro di soli cinque mesi la crescita si è quasi dimezzata. E davanti all’ indice compare anche il segno meno se si fa il confronto mese su mese (-0,1%). Le stime dell’ Istat se da una parte danno sollievo al potere d’ acquisto, già duramente colpito dalla crisi, dall’ altra riaccendono i timori sul rischio deflazione. Le associazioni dei commercianti mettono tutte in guardia dal fenomeno, che tecnicamente scatterebbe quando l’ inflazione inizia a calare su base annua. La paura è che prenda vita una sorta di spirale tra la domanda che langue e i listini che scendono. Il risultato sarebbe un avvitamento dell’ intera economia. In particolare Confcommercio sostiene che «in assenza di politiche di riduzione dell’ insostenibile carico fiscale» neppure prezzi decrescenti riescono a dare stimolo alla domanda, «rendendo più concreto il rischio di una possibile deflazione». Sulla stessa linea Confesercenti, che evidenzia «il rischio concreto di deflazione» e Federdistribuzione che evoca «spettri di deflazione». Oggi l’ Italia non è ancora in queste condizioni, i prezzi rispetto allo scorso anno sono sì in frenata ma non in diminuzione. Il problema è l’ intensità del rallentamento, con il tasso sempre più vicino alla soglia dello zero. Quello di febbraio è poi solo l’ ultimo arretramento, ormai l’ indice non sale da otto mesi, con la perdita di due punti a confronto con gennaio. La tregua dei prezzi vale anche sul fronte «carrello della spesa»: il rincaro è stato dello 0,9%, attenuato a confronto con gennaio (+1,3%), anche se lo ‘spread’ con il tasso generale resta. A proposito di divari, guardando all’ Europa, per l’ Italia l’ indice armonizzato con i paesi Ue è sempre allo 0,5%, mentre la media nell’ eurozona continua a stare sullo 0,8%. A gelare le quotazioni di febbraio, però, sono quelle che l’ Istat definisce «le componenti più volatili»: gli alimentari freschi, come la verdura (in calo del 4,6% in un solo mese), e i carburanti, con la benzina che diminuisce dello 0,5% (-3,6% su base annua). Molto quindi dipende dai movimenti su questi due capitoli. E, stando alle dichiarazioni del Codacons, marzo potrebbe ribaltare la situazione, a causa del rialzo delle accise sui carburanti, soprattutto «per gli effetti» sulle «merci trasportate». Non si dicono tranquille Federconsumatori e Adusbef, che stimano «gravi ricadute per le famiglie», pari a 319 euro annui.
Brescia Oggi, 01/03/2014 02:57
prezzi. tasso dimezzato in cinque mesi.
Inflazione +0,5% a febbraio -0,1% su gennaio
alimentari e carburanti in calo timori per il rischio deflazione.
ROMA L’ inflazione continua a perdere pezzi: a febbraio il tasso torna a scendere fermandosi allo 0,5%, il valore più basso da oltre quattro anni. Nel giro di cinque mesi la crescita si è quasi dimezzata e davanti all’ indice compare anche il segno meno se si fa il confronto mese su mese (-0,1%). Le stime dell’ Istat, se da una parte danno sollievo al potere d’ acquisto, già duramente colpito dalla crisi, dall’ altra riaccendono i timori sul rischio deflazione. Le associazioni dei commercianti mettono tutte in guardia dal fenomeno, che tecnicamente scatterebbe quando l’ inflazione inizia a calare su base annua. La paura è che prenda vita una sorta di spirale tra domanda che langue e listini che scendono. Il risultato sarebbe un avvitamento dell’ intera economia. In particolare, Confcommercio sostiene che «in assenza di politiche di riduzione dell’ insostenibile carico fiscale» neppure prezzi decrescenti riescono a dare stimolo alla domanda, «rendendo più concreto il rischio di una possibile deflazione». Sulla stessa linea Confesercenti, che evidenzia «il rischio concreto di deflazione» e Federdistribuzione che evoca «spettri di deflazione». Oggi l’ Italia non è ancora in queste condizioni, i prezzi rispetto allo scorso anno sono sì in frenata ma non in diminuzione. Il problema è l’ intensità del rallentamento, con il tasso sempre più vicino alla soglia dello zero. Quello di febbraio è poi solo l’ ultimo arretramento, ormai l’ indice non sale da otto mesi, con la perdita di due punti a confronto con gennaio. La tregua dei prezzi vale anche sul fronte del cosiddetto «carrello della spesa»: il rincaro è stato dello 0,9%, attenuato al confronto con gennaio (+1,3%), anche se lo spread con il tasso generale resta. A proposito di divari, guardando all’ Europa, per l’ Italia l’ indice armonizzato con i paesi Ue è sempre allo 0,5%, mentre la media nell’ eurozona continua a stare sullo 0,8%. A gelare le quotazioni di febbraio, però, sono quelle che l’ Istat definisce «le componenti più volatili»: gli alimentari freschi, come la verdura (in calo del 4,6% in un solo mese), e i carburanti, con la benzina che diminuisce dello 0,5% (-3,6% su base annua). Molto quindi dipende dai movimenti su questi due capitoli e stando alle dichiarazioni del Codacons, marzo potrebbe ribaltare la situazione, a causa del rialzo delle accise sui carburanti, soprattutto «per gli effetti» sulle «merci trasportate». Non si dicono tranquille Federconsumatori e Adusbef, che stimano «gravi ricadute per le famiglie», pari a 319 euro annui.
L’Arena, 01/03/2014 02:56
prezzi. tasso dimezzato in cinque mesi.
Inflazione +0,5% a febbraio -0,1% su gennaio
alimentari e carburanti in calo timori per il rischio deflazione.
ROMA L’ inflazione continua a perdere pezzi: a febbraio il tasso torna a scendere fermandosi allo 0,5%, il valore più basso da oltre quattro anni. Nel giro di cinque mesi la crescita si è quasi dimezzata e davanti all’ indice compare anche il segno meno se si fa il confronto mese su mese (-0,1%). Le stime dell’ Istat, se da una parte danno sollievo al potere d’ acquisto, già duramente colpito dalla crisi, dall’ altra riaccendono i timori sul rischio deflazione. Le associazioni dei commercianti mettono tutte in guardia dal fenomeno, che tecnicamente scatterebbe quando l’ inflazione inizia a calare su base annua. La paura è che prenda vita una sorta di spirale tra domanda che langue e listini che scendono. Il risultato sarebbe un avvitamento dell’ intera economia. In particolare, Confcommercio sostiene che «in assenza di politiche di riduzione dell’ insostenibile carico fiscale» neppure prezzi decrescenti riescono a dare stimolo alla domanda, «rendendo più concreto il rischio di una possibile deflazione». Sulla stessa linea Confesercenti, che evidenzia «il rischio concreto di deflazione» e Federdistribuzione che evoca «spettri di deflazione». Oggi l’ Italia non è ancora in queste condizioni, i prezzi rispetto allo scorso anno sono sì in frenata ma non in diminuzione. Il problema è l’ intensità del rallentamento, con il tasso sempre più vicino alla soglia dello zero. Quello di febbraio è poi solo l’ ultimo arretramento, ormai l’ indice non sale da otto mesi, con la perdita di due punti a confronto con gennaio. La tregua dei prezzi vale anche sul fronte del cosiddetto «carrello della spesa»: il rincaro è stato dello 0,9%, attenuato al confronto con gennaio (+1,3%), anche se lo spread con il tasso generale resta. A proposito di divari, guardando all’ Europa, per l’ Italia l’ indice armonizzato con i paesi Ue è sempre allo 0,5%, mentre la media nell’ eurozona continua a stare sullo 0,8%. A gelare le quotazioni di febbraio, però, sono quelle che l’ Istat definisce «le componenti più volatili»: gli alimentari freschi, come la verdura (in calo del 4,6% in un solo mese), e i carburanti, con la benzina che diminuisce dello 0,5% (-3,6% su base annua). Molto quindi dipende dai movimenti su questi due capitoli e stando alle dichiarazioni del Codacons, marzo potrebbe ribaltare la situazione, a causa del rialzo delle accise sui carburanti, soprattutto «per gli effetti» sulle «merci trasportate». Non si dicono tranquille Federconsumatori e Adusbef, che stimano «gravi ricadute per le famiglie», pari a 319 euro annui.
Il Mattino (ed. Salerno), 01/03/2014 02:38
ambiente & giustizia il tar dà ragione al comune di centola: ben tre sentenze a favore.
Niente ruspe per l’ Osservatorio degli uccelli
bocciata la regione: dovrà erogare i fondi destinati all’ edificio.
CENTOLA. L’ Osservatorio per lo studio della migrazione degli uccelli non sarà demolito, né sarà revocato il finanziamento regionale (circa 1 milione e mezzo di euro). Lo ha stabilito il Tar (Sezione Prima) con tre sentenze di merito. I giudici salernitani di largo San Tommaso d’ Aquino hanno accolto i separati ricorsi del Comune di Centola, ed hanno bocciato i provvedimenti impugnati da Regione e Parco. Il Comune, difeso dall’ avvocato Angela Ferrara, ha avuto ragione ad alcuni annidi distanza dalla costruzione, in località Chiancone, in un’ area incontaminata, sulla rupe delMingardo,aridossodell’ incantevole visuale di Capo Palinuro, a circa 385 metri sul livello del mare, del “Calcante”,contestato,peraltro,dalla Lipu, che ha definito la palazzina un «ecomostro legalizzato». Contro l’ opera pubblica, ora abbandonata e vandalizzata, si è schierato anche il Codacons con una denuncia alla Corte dei Conti mentre la procura di Vallo della Lucania ha sequestrato, a marzo di tre anni fa, la struttura cheavrebbedovutorichiamare ornitologi di tutto il mondo. Sono due i ricorsi del Comune contro la Regione: il primo è stato presentato contro l’ intimazione ad abbattereilfabbricatoedaripristinare lo status ante dei luoghi ed il se condo contro la revoca del finanziamento. Entrambi i provvedimenti, il primo dell’ 11 aprile 2011 e l’ altro del 24 maggio successivo, sono stati emanati dal Settore Caccia e Pesca, diretto da Daniela Lombardo. Il terzo ricorso è stato proposto contro il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano che, con ordinanza del 29 novembre del 2011 del direttore AngeloDe Vita,haimpostoalresponsabile del procedimento Magno Battipaglia,al direttore dei lavori Giuseppe Caso ed all’ impresa appaltatrice Sacco Vincenzo & Figli, di Pontecagnano Faiano, la demolizione della palazzina”incriminata”, ritenuta erroneamente abusiva. Ma il Tribunale amministrativo con tre ricorsi ha dato ragione al Comune di Centola.
Il Mattino (ed. Salerno), 01/03/2014 02:37
1 marzo 2014
Sabato Leo Centola. L’ Osservatorio per lo studio della migrazione degli uccelli non sarà demolito, né sarà revocato il finanziamento regionale (circa 1 milione e mezzo di euro). Lo ha stabilito il Tar (Sezione Prima) con tre sentenze di merito. I giudici salernitani di largo San Tommaso d’ Aquino hanno accolto i separati ricorsi del Comune di Centola, ed hanno bocciato i provvedimenti impugnati da Regione e Parco. Il Comune, difeso dall’ avvocato Angela Ferrara, ha avuto ragione ad alcuni anni di distanza dalla costruzione, in località Chiancone, in un’ area incontaminata, sulla rupe del Mingardo, a ridosso dell’ incantevole visuale di Capo Palinuro, a circa 385 metri sul livello del mare, del ?Calcante?, contestato, peraltro, dalla Lipu, che ha definito la palazzina un «ecomostro legalizzato». Contro l’ opera pubblica, ora abbandonata e vandalizzata, si è schierato anche il Codacons con una denuncia alla Corte dei Conti mentre la procura di Vallo della Lucania ha sequestrato, a marzo di tre anni fa, la struttura che avrebbe dovuto richiamare ornitologi di tutto il mondo. Sono due i ricorsi del Comune contro la Regione: il primo è stato presentato contro l’ intimazione ad abbattere il fabbricato ed a ripristinare lo status ante dei luoghi ed il secondo contro la revoca del finanziamento. Entrambi i provvedimenti, il primo dell’ 11 aprile 2011 e l’ altro del 24 maggio successivo, sono stati emanati dal Settore Caccia e Pesca, diretto da Daniela Lombardo. Il terzo ricorso è stato proposto contro il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano che, con ordinanza del 29 novembre del 2011 del direttore Angelo De Vita, ha imposto al responsabile del procedimento Magno Battipaglia, al direttore dei lavori Giuseppe Caso ed all’ impresa appaltatrice Sacco Vincenzo & Figli, di Pontecagnano Faiano, la demolizione della palazzina ?incriminata?, ritenuta erroneamente abusiva. Ma il Tribunale amministrativo con tre ricorsi ha dato ragione al Comune di Centola. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
Corriere della Sera, 01/03/2014 00:30
Giovani senza lavoro, livello record Nella crisi perso un milione di posti
disoccupati under 24, uno su due è al sud. renzi: dati allucinanti.
ROMA – Aumenta la disoccupazione e cala l’ inflazione allo 0,5%. L’ onda lunga della crisi colpisce duro e il 2013 verrà archiviato come il peggiore dal 1977, degli ultimi 36 anni. In dodici mesi i senza lavoro sono aumentati di quasi mezzo milione arrivando a toccare la cifra record di 3,2 milioni. Un milione da quando (2008) è scoppiata la crisi. In percentuale a gennaio il tasso ha toccato quota 12,9% aumentando dello 0,2% rispetto a dicembre. Sempre più drammatici i dati sui giovani under 24, tolti coloro che studiano: quelli licenziati e che cercano un impiego sono il 42,4%, quasi uno su due. «Una cifra allucinante – commenta il presidente del Consiglio Matteo Renzi usando Twitter -, ecco perché il primo provvedimento sarà il Jobs Act». Anche il neo ministro del Lavoro Giuliano Poletti lo segue su questo schema invocando al più presto «promozione degli investimenti, calo del cuneo fiscale, efficienza del mercato del lavoro con nuovo sistema di ammortizzatori sociali». E se l’ ex ministro del Lavoro Pdl Maurizio Sacconi (ora Ncd) chiede nuove regole per le assunzioni, l’ ex viceministro all’ Economia Stefano Fassina, uscito dal governo Letta proprio in polemica con Renzi, apre un fronte interno al Pd contestando la validità teorica del Jobs Act: «Se significa intervenire per l’ ennesima volta sulle regole del lavoro è inutile, basta con la stagione liberista, occorrono investimenti pubblici e redditi più alti per aumentare la domanda». Un tema di non poco conto che, a dire il vero, e presente nel programma del premier, ma il problema sarà definire priorità e proporzione nelle scelte di sostegno. Anche il leader Cgil Susanna Camusso condivide l’ impostazione di Fassina e si augura «l’ adozione di politiche diverse dall’ austerità, bisogna invertire la tendenza, il 2014 può essere l’ anno della svolta». I brutti dati sul mercato del lavoro (con una disoccupazione record concentrata come al solito nel Sud) e l’ inflazione quasi dimezzata in soli cinque mesi (passata da 0,9% di settembre a 0,5% di febbraio) facendo aumentare il rischio deflazione, raccontano la difficile fase in cui si sta muovendo il Paese. Ammesso che la ripresina sia in corso, prevalgono le drammatiche cifre del disagio sociale, così forti che si dovrà attendere almeno un anno per aspettare un reale miglioramento. Se dal Fondo monetario internazionale l’ altro giorno è arrivato un riconoscimento degli sforzi fatti dall’ Italia (la miglior riforma delle pensioni d’ Europa e un ferreo controllo del 3%) ora occorre al più presto passare alla fase sviluppista. L’ ex ministro delle Infrastrutture ed ex banchiere Corrado Passera, alla testa del neo movimento politico Italia Unica, ha alzato il livello degli interventi da fare e invita a «smetterla con i piccoli passi, mobilitiamo almeno 300 o 400 miliardi di euro perché l’ Italia altrimenti non la cambiamo più». Le cifre della disoccupazione non sono una doccia fredda. Sono state ampiamente previste dalle ultime proiezioni della Confindustria. Istat sottolinea che, dopo il forte calo del 2012 la popolazione inattiva tra i 15 e i 64 anni torna a crescere dello 0,3% per colpa dello «scoraggiamento e per motivi di studio». Il costo della vita, poi, continua a scendere. Mentre ieri Eurostat ha certificato per eurolandia una inflazione allo 0,8%, in Italia si è assestata allo 0,5%. La Confcommercio ha sollevato il concreto rischio di deflazione per «colpa soprattutto dell’ ormai insostenibile carico fiscale su famiglie e imprese». Teoria che non convince i consumatori di Codacons che, invece, legano il calo alla riduzione dei prezzi dei carburanti e invitano il governo a fermare il nuovo rincaro delle accise previsto da oggi. In questo scenario, per la verità non nuovo, l’ euro vola al nuovo record contro il dollaro superando quota 1,38 sull’ onda di una inflazione media (0,8%) superiore alle stime (0,7%). L’ ufficio studi di Nomisma spiega che «in Europa ci vorrebbe più inflazione, siamo infatti ben lontani dal target di Maastricht del 2%». Una crescita dunque controllata del costo della vita, questa è l’ opinione di molti economisti non vicini alla Germania, sarebbe la benzina ideale per favorire la crescita. Roberto Bagnoli.
roberto bagnoli
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