Rassegna stampa del 9 giugno 2020
Radio Veronica One, 09/06/2020 21:40
Codacons querela Calenda sul caso Burioni
Il Codacons querela Carlo Calenda, leader di Azione dopo i commenti rilasciati dall’ ex ministro sull’ ipotesi di conflitto di interessi del virologo Burioni . Ad annunciarlo in una nota la stessa associazione dei consumatori che accusa Calenda di aver “rilasciato ancora una volta dichiarazioni del tutto false e diffamatorie sul Codacons, ente che l’ ex ministro odia più di ogni altra cosa, come dallo stesso affermato oggi attraverso una serie di tweet”. “Oggi Calenda scrive infatti – riporta l’ associazione – che il Codacons è ‘il peggio che si trova nel nostro pur variegato paese’, e sostiene che l’ associazione sia una dittatura al pari della Corea del Nord e che non sia neutrale, avendo lo stesso presidente dal 1986. Peccato però che il Codacons abbia un collegio di presidenza composto da 4 dirigenti dell’ associazione, e ben 6 vicepresidenti, ognuno con pieni poteri, circostanza che solo uno che non sa nemmeno leggere su internet può affermare con simili farneticazioni”. “Ma il simbolo della totale mancanza di trasparenza verso i cittadini è, paradossalmente, lo stesso Carlo Calenda che – scrive l’ associazione – ha sparlato in totale conflitto di interessi: egli infatti non scrive il vero motivo di tanto odio verso il Codacons, e non spiega i motivi che hanno portato 14 associazioni del Cncu a fare festa quando è stato cacciato dal ministero dello sviluppo e hanno costretto l’ associazione a querelarlo e citarlo in giudizio con una richiesta di risarcimento per 30mila euro, per l’ abuso di potere commesso dal leader di Azione quando rivestiva la carica di ministro dello sviluppo economico, abuso ammesso ingenuamente su twitter quando scrisse ‘Un giorno qualcuno dovrà definitamente stabilire la completa inutilità di Codacons e affini. Al Mise avevo tagliato la maggior parte dei finanziamenti a queste fabbriche di polemiche inutili'”.
fonte adnkronos
AgenPress, 09/06/2020 18:36
Istat, consumi famiglie: divario Nord-Sud resta a livelli altissimi
agenpress. i dati forniti oggi dall’ istat circa i consumi delle famiglie nel 2019 attestano come le disuguaglianze sociali ed economiche siano ancora molto forti in italia, con le famiglie del nord sensibilmente più ricche rispetto a quelle del sud, e una spesa media profondamente diversa. lo afferma il codacons, commentando i dati dell’ istituto di statistica. []
Agenpress . I dati forniti oggi dall’ Istat circa i consumi delle famiglie nel 2019 attestano come le disuguaglianze sociali ed economiche siano ancora molto forti in Italia, con le famiglie del nord sensibilmente più ricche rispetto a quelle del sud, e una spesa media profondamente diversa. Lo afferma il Codacons, commentando i dati dell’ istituto di statistica. ‘Il divario Nord-Sud sul fronte dei consumi resta ancora altissimo – spiega il presidente Carlo Rienzi – Una famiglia residente in Trentino Alto Adige spende mediamente al mese il 49,9% in più rispetto allo stesso nucleo che vive in Puglia o in Calabria, 2.992 euro contro i 1.996 euro della Puglia e i 1.998 euro della Calabria. Differenza che raggiunge il record del +76% se si confronta la spesa di una famiglia di Bolzano (3.517 euro) con quella di una residente in Puglia’. ‘Questi dati dimostrano come l’ Italia viaggi ancora a due velocità, e le condizioni sociali ed economiche del Mezzogiorno influiscano in modo evidente sui consumi delle famiglie’ – conclude Rienzi. Ecco intanto la classifica redatta dal Codacons delle regioni e province autonome in base alla spesa per consumi registrata del 2019: REGIONE spesa media mensile (in euro) – Bolzano/ Bozen 3.516,89 Trentino-Alto Adige/ Südtirol 2.991,73 Lombardia 2.965,10 Toscana 2.922,43 Emilia-Romagna 2.906,75 Valle d’ Aosta/ Vallée d’ Aoste 2.805,50 Lazio 2.779,50 Veneto 2.680,91 Friuli-Venezia Giulia 2.611,06 Piemonte 2.583,22 Liguria 2.499,63 – Trento 2.495,43 Umbria 2.446,76 Marche 2.402,69 Sardegna 2.216,17 Abruzzo 2.193,32 Molise 2.171,25 Campania 2.113,94 Sicilia 2.017,99 Basilicata 2.003,06 Calabria 1.998,64 Puglia 1.996,04.
Il Dispaccio, 09/06/2020 17:52
Indagine Avr, il Codacons: “Amministratori coinvolti si dimettano”
“A seguito dell’ ultima operazione della DDA reggina, – si legge in una nota del Codacons – un assessore regionale si ritrova coinvolto in una bruttissima storia di corruzione e ‘ndrangheta. Domenica Catalfamo, chiamata appena pochi mesi addietro dal Presidente Santelli a far parte della squadra di governo regionale, risulta essere coinvolta in una inchiesta di ‘ndrangheta. Certo, le eventuali responsabilità penali dovranno essere provate nelle aule di giustizia e, fino ad una sentenza definitiva chiunque deve ritenersi innocente. “Tuttavia – si legge ancora – chiediamo al Presidente se davvero voglia attendere supinamente le decisioni di un Tribunale, prima di intervenire”. Perché se così fosse, sancirebbe la totale subalternità della politica alla magistratura e l’ assoluta incapacità di far “pulizia”, preferendo nascondersi dietro l’ assenza di una sentenza di condanna. Riteniamo un segnale di doveroso rispetto verso i cittadini e verso le istituzioni – prosegue il Codacons – che tutti gli amministratori coinvolti nell’ ambito di inchieste sulla ‘ndrangheta, siano chiamati a fare un passo indietro. “Presidente, liberi la Calabria da un così pesante fardello e ritiri le deleghe all’ assessore Catalfamo” – sostiene Francesco Di Lieto, vicepresidente nazionale del Codacons. Sarà un sollievo, sia per l’ assessore – che ben difficilmente potrà proseguire con serenità l’ attività amministrativa e avrà modo di dedicarsi a confutare le tesi della Procura di Reggio – ma, soprattutto, per la Calabria, che eviterà di dover sopportare l’ onta di un assessore regionale a processo per ‘ndrangheta. Mai come in questo caso – conclude Di Lieto – il silenzio sarebbe terribilmente imbarazzante.
Notizie, 09/06/2020 17:00
Coronavirus: Codacons esposto a Corte Conti e Anac su caso camici in Lombardia
Milano, 9 giu. (Adnkronos) – “Dopo la procura di Milano, che ha aperto un fascicolo sulla vicenda della fornitura di camici alla Regione Lombardia da parte della Dama spa – società di cui la moglie del governatore lombardo Attilio Fontana detiene una quota e che sarebbe gestita dal cognato – anche la Corte dei Conti e l’ Autorità Anticorruzione dovranno aprire una indagine sul caso”. Il Codacons ha presentato oggi un esposto alla magistratura contabile della Lombardia e all’ Anac, in cui si chiede di fare luce sulla vicenda considerati i possibili danni erariali e la possibile violazione delle disposizioni in materia di appalti pubblici. L’ articolo 42 del Codice dei contratti pubblici prevede che “le stazioni appaltanti prevedono misure adeguate per contrastare le frodi e la corruzione nonché per individuare, prevenire e risolvere in modo efficace ogni ipotesi di conflitto di interesse nello svolgimento delle procedure di aggiudicazione degli appalti e delle concessioni, in modo da evitare qualsiasi distorsione della concorrenza e garantire la parità di trattamento di tutti gli operatori economici”, scrive il Codacons nell’ esposto.
Notizie, 09/06/2020 17:00
Coronavirus: Codacons esposto a Corte Conti e Anac su caso camici in Lombardia (2)
(Adnkronos) – Il comma due dell’ articolo chiarisce che “Si ha conflitto d’ interesse quando il personale di una stazione appaltante o di un prestatore di servizi che, anche per conto della stazione appaltante, interviene nello svolgimento della procedura di aggiudicazione degli appalti e delle concessioni o può influenzarne, in qualsiasi modo, il risultato, ha, direttamente o indirettamente, un interesse finanziario, economico o altro interesse personale che può essere percepito come una minaccia alla sua imparzialità e indipendenza nel contesto della procedura di appalto o di concessione. ()”. Il Codacons ha chiesto dunque di verificare “se, anche in relazione all’ eventuale profilo di incompatibilità connesso con l’ espletamento della procedura semplificata, siano state adottate le adeguate misure di prevenzione e risoluzione dei conflitti di interesse sia nella fase di svolgimento della procedura di gara che nella fase di esecuzione del contratto, e di accertare se dalle condotte attuate possano emergere profili di responsabilità apprezzabili sotto il profilo amministrativo e contabile, ed eventuali danni per la collettività sul fronte erariale”.
liberoQuotidiano.it, 09/06/2020 16:45
Coronavirus: Codacons esposto a Corte Conti e Anac su caso camici in Lombardia (2)
09 giugno 2020 a a a (Adnkronos) – Il comma due dell’ articolo chiarisce che “Si ha conflitto d’ interesse quando il personale di una stazione appaltante o di un prestatore di servizi che, anche per conto della stazione appaltante, interviene nello svolgimento della procedura di aggiudicazione degli appalti e delle concessioni o può influenzarne, in qualsiasi modo, il risultato, ha, direttamente o indirettamente, un interesse finanziario, economico o altro interesse personale che può essere percepito come una minaccia alla sua imparzialità e indipendenza nel contesto della procedura di appalto o di concessione. ()”. Il Codacons ha chiesto dunque di verificare “se, anche in relazione all’ eventuale profilo di incompatibilità connesso con l’ espletamento della procedura semplificata, siano state adottate le adeguate misure di prevenzione e risoluzione dei conflitti di interesse sia nella fase di svolgimento della procedura di gara che nella fase di esecuzione del contratto, e di accertare se dalle condotte attuate possano emergere profili di responsabilità apprezzabili sotto il profilo amministrativo e contabile, ed eventuali danni per la collettività sul fronte erariale”.
andrea tempestini
liberoQuotidiano.it, 09/06/2020 16:45
Coronavirus: Codacons esposto a Corte Conti e Anac su caso camici in Lombardia
09 giugno 2020 a a a Milano, 9 giu. (Adnkronos) – “Dopo la procura di Milano, che ha aperto un fascicolo sulla vicenda della fornitura di camici alla Regione Lombardia da parte della Dama spa – società di cui la moglie del governatore lombardo Attilio Fontana detiene una quota e che sarebbe gestita dal cognato – anche la Corte dei Conti e l’ Autorità Anticorruzione dovranno aprire una indagine sul caso”. Il Codacons ha presentato oggi un esposto alla magistratura contabile della Lombardia e all’ Anac, in cui si chiede di fare luce sulla vicenda considerati i possibili danni erariali e la possibile violazione delle disposizioni in materia di appalti pubblici. L’ articolo 42 del Codice dei contratti pubblici prevede che “le stazioni appaltanti prevedono misure adeguate per contrastare le frodi e la corruzione nonché per individuare, prevenire e risolvere in modo efficace ogni ipotesi di conflitto di interesse nello svolgimento delle procedure di aggiudicazione degli appalti e delle concessioni, in modo da evitare qualsiasi distorsione della concorrenza e garantire la parità di trattamento di tutti gli operatori economici”, scrive il Codacons nell’ esposto.
andrea tempestini
Oggi.it, 09/06/2020 16:41
Aumenti luce e gas a Giugno 2020: ecco perché potrebbero esserci aumenti
un possibile rincaro degli oneri di sistema potrebbe causare un rapido incremento delle bollette di luce e gas
NELLE PROSSIME SETTIMANE, CON UN EMENDAMENTO AL DECRETO RILANCIO, POTREBBE ESSERE APPROVATO UN INCREMENTO DEGLI “ONERI DI SISTEMA”, UNA DELLE VOCI DI SPESA DELLE BOLLETTE DI LUCE E GAS. CON QUEST’ INCREMENTO ANDREBBERO AD AUMENTARE LE BOLLETTE ENERGETICHE, COMPENSANDO IL CALO DEI PREZZI REGISTRATO AD APRILE. Lo scorso mese di aprile , anche per via delle particolari condizioni legate al lockdown, ARERA annunciò un drastico taglio dei prezzi di luce e gas per i clienti in tutela . In breve tempo, anche il mercato libero dell’ energia si adeguò ai nuovi prezzi proponendo offerte luce e gas ancora più convenienti rispetto al passato ed ampliando i margini di risparmio per i clienti che, in queste settimane, hanno scelto di passare dal mercato tutelato al mercato di libera concorrenza. In vista del prossimo aggiornamento dei prezzi di luce e gas di ARERA, che arriverà a fine giugno e sarà valido a partire dal prossimo 1° luglio, all’ orizzonte appare un nuovo elemento che potrebbe comportare un rapido incremento dei prezzi dell’ energia elettrica e del gas naturale già da giugno. Un emendamento al decreto Rilancio proposto da Pd e Movimento 5 Stelle propone di incrementare gli oneri di sistemi di luce e gas , una delle principali voci di spesa delle bollette energetiche. Tale incremento servirebbe per raccogliere le risorse necessarie da destinare agli utenti in maggiore difficoltà in questo periodo di emergenza sanitaria ed economica. Al momento, non è chiaro se il provvedimento andrebbe a rafforzare i bonus sociali (le agevolazioni sulle bollette di luce, gas e acqua a disposizione delle famiglie in difficoltà economica) o verrebbe utilizzato per raccogliere fondi da destinare in un altro modo ai nuclei familiari in condizioni difficili. Video in evidenza X Anna Falchi: “La bellezza l’ ho sfruttata abbastanza. L’ errore più grande? Le scelte sentimentali”. Videointervista Guarda Anna Falchi: “La bellezza l’ ho sfruttata abbastanza. L’ errore più grande? Le scelte sentimentali”. Videointervista Guarda Il Codacons, in vista di un possibile incremento indiscriminato degli oneri di sistema che andrebbe a contro bilanciare il calo dei prezzi, ha lanciato l’ allarme evidenziando come il provvedimento rappresenti, di fatto, una “tassa occulta” che andrebbe a colpire le famiglie italiane in un momento in cui la situazione economica è molto difficile. L’ aumento degli oneri di sistema, infatti, si traduce in un immediato incremento dell’ importo delle bollette di luce e gas. Scrive in una nota il Codacons: ” Si tratta di una vera e propria truffa alla collettività, che scarica sui consumatori il compito spettante alla Stato di sostenere i nuclei più bisognosi” Il Codacons sottolinea, inoltre, che ” se venisse approvato tale emendamento osceno, gli italiani si ritroverebbero a pagare in modo del tutto inconsapevole bollette più salate, attraverso un artificio che vanifica i ribassi delle tariffe garantiti dal calo del petrolio, introducendo una vera e propria tassa occulta che peserebbe sulle fatture energetiche degli utenti portando ad un loro incremento di cui i consumatori non avrebbero contezza” Bisogna aggiungere, inoltre, che, considerando la fine del lockdown e il ritorno a condizioni parzialmente normale, il mercato energetico potrebbe, ben presto, tornare alle condizioni pre-emergenza sanitaria. In sostanza, già con l’ aggiornamento di luglio dei prezzi di luce e gas, potrebbe arrivare un primo rincaro delle bollette energetiche . L’ incremento degli oneri di sistema, quindi, rischierebbe non solo di annullare il calo dei prezzi registrato ad aprile ma andrebbe a far aumentare, in misura significativa, i costi per gli utenti nel giro dei prossimi mesi. Secondo il Codacons: ” Il Governo deve al contrario tagliare per tutto il 2020 gli oneri di sistema che pesano sulle bollette energetiche e con cui si finanziano i più disparati settori”. Per l’ Unione Nazionale Consumatori: “ancora una volta i soldi vengono chiesti ai consumatori, chiedendo loro di svolgere il ruolo pubblico di sovvenzionare e finanziare chi è in difficoltà”. Le associazioni dei consumatori, quindi, hanno preso una posizione ferma e decisa contro il possibile rincaro degli oneri di sistema. Si tratta, di fatto, di un rischio concreto per le famiglie italiane. Nel corso del secondo semestre, dopo il calo dei prezzi di luce e gas registrato ad aprile (ma ampiamente contro bilanciato dagli effetti della crisi economica), c’ è il rischio che, per milioni di famiglie italiane, si registri un notevole aumento dei costi per le forniture energetiche. Per evitare tale incremento, i consumatori possono agire d’ anticipo e iniziare da subito a ridurre al minimo possibile gli importi delle bollette di luce e gas. Ecco come fare: COME TAGLIARE I PREZZI DI LUCE E GAS PRIMA DEI POSSIBILI AUMENTI Per difendersi dai possibili aumenti dei prezzi di luce e gas è necessario giocare d’ anticipo . Le offerte luce e gas di giugno 2020, infatti, garantiscono notevoli margini di risparmio per gli utenti che scelgono di passare al mercato libero oppure che cambiano fornitore all’ interno del mercato libero dell’ energia. Con un’ attenta scelta delle tariffe da attivare, infatti, è possibile ottenere un risparmio significativo e tagliare la bolletta di diverse decine di Euro all’ anno, andando ad annullare i possibili aumenti in arrivo nel corso dei prossimi mesi per il mercato energetico. Per scegliere correttamente le offerte luce e gas più adatte alle proprie esigenze bisogna affidarsi alla comparazione online . Con uno strumento che consente di confrontare le tariffe tra di loro, infatti, sarà facile individuare, in pochi minuti, le offerte più vantaggiose da attivare per ridurre al minimo gli importi delle bollette, evitando i possibili aumenti e senza ridurre i consumi di energia in casa. Per individuare le migliori soluzioni disponibili è possibile affidarsi al comparatore di SOStariffe.it che offre una panoramica completa di tutte le migliori tariffe luce e gas disponibili sul mercato energetico. La scelta delle migliori offerte luce e gas è strettamente legata ai propri consumi di energia. In linea di massima, infatti, non è possibile individuare una tariffa che sia, in assoluto, la migliore possibile. E’ necessario verificare, in base alle proprie esigenze, quelle che sono le soluzioni più vantaggiose attualmente disponibili sul mercato libero dell’ energia. Per chiarire i margini di risparmio disponibili con l’ attivazione delle migliori offerte, consideriamo il caso di un ” cliente tipo” (consumo annuo di 2700 kWh di elettricità e 1400 Smc di gas naturale) interessato all’ individuazione delle tariffe più vantaggiose per le proprie esigenze. Considerando le offerte di giugno 2020, questo “cliente tipo” può passare al mercato libero ed attivare le migliori tariffe registrando una una spesa annuale di 420 Euro per l’ energia elettrica e 790 Euro per il gas naturale. Restando nel mercato tutelato, considerando le attuali condizioni tariffarie fissate da ARERA, è possibile stimare una spesa annua di di 505 Euro per l’ energia elettrica e 960 Euro per il gas naturale. In sostanza, quindi, il passaggio al mercato libero garantisce un risparmio potenziale di 85 Euro per l’ energia elettrica e 170 Euro per il gas naturale. Complessivamente, quindi, il risparmio potrebbe essere superiore ai 250 Euro. La convenienza delle offerte luce e gas del mercato libero è correlata al consumo. Se consideriamo il caso di un “cliente tipo ad alto consumo” (consumo annuo di 3500 kWh di energia elettrica e 2000 Smc di gas naturale) possiamo notare come il margine di risparmio cresca in misura significativa. In questo caso, infatti, l’ attivazione delle migliori offerte luce e gas del mese di giugno permette di ottenere una riduzione dei costi complessivi delle bollette di oltre 300 Euro all’ ann o, un valore che va a compensare ampiamente i possibili rincari in arrivo nelle prossime settimane. COME ATTIVARE LE MIGLIORI OFFERTE LUCE E GAS L’ attivazione delle migliori offerte luce e gas del mercato libero è molto semplice. Come abbiamo visto in precedenza, è fondamentale affidarsi alla comparazione online, utilizzando uno strumento come quello messo a disposizione gratuitamente da SOStariffe.it (è possibile scaricare anche l’ applicazione per smartphone per individuare le migliori tariffe dal proprio dispositivo mobile). Per individuare le migliori tariffe in base alle proprie esigenze è necessario inserire il dato relativo ai propri consumi annui. Tale dato è disponibile in bolletta ma può essere stimato direttamente dal comparatore. Successivamente, basterà confrontare le offerte per individuare le tariffe più vantaggiose. Una volta scelta l’ offerta più vantaggiosa basterà cliccarci sopra per raggiungere i l sito del fornitore ed avviare la procedura di attivazione online. Per sottoscrivere una nuova tariffa energetica direttamente online (eliminando i costi aggiuntivi e le possibili perdite di tempo legate alla presenza di un intermediario) è necessario avere a propria disposizione: i dati anagrafici, un documento d’ identità e il codice fiscale dell’ intestatario della fornitura il codice POD per l’ energia elettrica ed il codice PDR per il gas naturale; tali codici, che permettono di individuare in modo univoco la fornitura, sono disponibili tra i dati riportati nelle bollette inviate dal proprio fornitore le coordinate bancarie IBAN per l’ addebito delle fatture sul conto (molti fornitori richiedono l’ IBAN per l’ attivazione delle offerte) Bisogna, inoltre, sottolineare che l’ attivazione online di un’ offerta luce e/o gas: non comporta l’ interruzione della fornitura energetica non necessità del cambio di contatore non comporta costi iniziali (al netto di un deposito cauzionale che potrebbe essere richiesto dal fornitore) Davide Raia- SOStariffe.it Rimani aggiornato sul risparmio di SOStariffe.it: scarica l’ App qui.
Milano Today, 09/06/2020 15:34
Cna Lombardia boccia il Codacons: “Intempestiva la denuncia sui rincari a carico dei consumatori. Non si ostacolino ancora le piccole imprese”
È severo il commento di Daniele Parolo, Presidente di CNA Lombardia, nei confronti della denuncia del Codacons a proposito di possibili rincari applicati dalle piccole imprese alla riapertura delle attività: “E’ molto semplice: non si può fare di tutta l’ erba un fascio. L’ accusa avanzata dal Codacons appare molto miope, specie perché a carico di categorie di cittadini, i micro imprenditori del settore alimentare, della ristorazione, del commercio al dettaglio, delle autofficine, dei parrucchieri, dei servizi alla comunità in generale, che hanno rischiato e tuttora rischiano la chiusura dopo la lunga sospensione delle attività.” Parolo continua: “Se anche alcune attività avessero applicato dei lievi ritocchi di prezzi e tariffe, non potremmo comunque generalizzare come se l’ avessero fatto tutte. Peraltro l’ accusa mossa dai rappresentanti dei consumatori appare alquanto ingenerosa. Pensino piuttosto ai fenomeni macroscopici come ai rincari della grande distribuzione, agli enormi profitti del commercio on-line nella fase di lockdown. Tutto questo discorso tradisce uno sguardo piuttosto miope sulla realtà che ci circonda”. Stefano Binda, Segretario CNA Lombardia, conclude: “Crocifiggere le micro e piccole imprese e il commercio al dettaglio è come sparare sull’ ambulanza in questa fase. Un esercizio di straordinaria superficialità. Dove sono i rappresentanti dei consumatori, per esempio, nella discussione sullo sconto in fattura legato all’ Eco e Sismabonus? In quel caso davvero il rischio è che sul mercato i consumatori incassino il super-bonus da parte dello Stato ma che i prezzi finali vengano alterati da imprese che altrimenti non potrebbero reggere economicamente il meccanismo. Siamo seri e confrontiamoci nel merito bilanciando gli interessi di tutti, evitando guerre tra poveri.”
Start Magazine, 09/06/2020 14:48
Bollette luce e gas, perché ci sono scintille politiche sul decreto Rilancio
Che cosa prevedono due emendamenti di Pd e M5S al decreto Rilancio sul costo delle bollette di luce e gas non pagate Governo come Robin Hood. Per aiutare chi è in difficoltà con il pagamento delle bollette, nel decreto Rilancio spuntano emendamenti a firma di Pd e M5S che rischiano di far incrementare gli oneri di sistema relativi a luce e gas per sostenere economicamente chi è stato travolto dalla crisi del coronavirus . Le associazioni dei consumatori protestano e chiedono la cancellazione degli emendamenti. Andiamo per gradi. COSA PREVEDONO GLI EMENDAMENTI Gli emendamenti in questione sono a firma, rispettivamente, dei deputati Fausto Raciti (Pd) e Teresa Manzo (M5S) e sono quelli relativi all’ articolo 28 del decreto, che andrebbero ad introdurre l’ art. 28 bis (n. 28.012 e 28.031): le norme, spiega Libero , andrebbero ad introdurre un aumento degli oneri in bolletta per ripartire le risorse tra chi le bollette non riesce a pagarle. IL MECCANISMO In particolare, gli emendamenti introdurrebbero una detrazione a valere sull’ imposta sui redditi delle persone fisiche (Irpef) per chi è in difficoltà economica. La misura verrebbe, però, finanziata con la previsione di una nuova componente degli oneri di sistema. ONERI GIA’ ALTI Insomma si andrebbe a ritoccare al rialzo, ancora una volta, gli oneri che, secondo gli ultimi dati ufficiali, relativi al 2018, sarebbero già arrivati a 15,6 miliardi di euro, spiega Il Giornale . UNIONE NAZIONALE CONSUMATORI: RITIRARE EMENDAMENTI Contraria alla misura è l’ Unione Nazionale dei Consumatori: “Chiediamo che gli emendamenti siano ritirati e al loro posto sia prevista per tutti la sospensione, fino alla fine dell’ anno, degli oneri generali di sistema e dalle componente Terna sulle bollette di luce e gas”, spiega a Milanofinanza.it il responsabile Energia dell’ Unione nazionale consumatori, Marco Vignola. “Ancora una volta i soldi vengono chiesti ai consumatori, chiedendo loro di svolgere il ruolo pubblico di sovvenzionare e finanziare chi è in difficoltà. Invece di dare un contributo a chi è in difficoltà a carico dello Stato, ricorrendo alla fiscalità generale, l’ aiuto finirà per essere a carico degli altri consumatori che in questo periodo, tra cassa integrazione o serrande abbassate, non navigano certo nell’ oro, rincarando le loro bollette. E pensare che all’ inizio dell’ emergenza era stata addirittura proposta la sospensione di tutti i pagamenti di luce e gas. Una proposta a dir poco demagogica che avrebbe mandato in tilt il sistema. Certo che ora si esagera in senso opposto”, ha aggiunto Vignola. IL CODACONS SUL PIEDE DI GUERRA Anche il Codacons protesta . Per l’ associazione dei consumatori, infatti, si tratta di una ‘vera e propria truffa alla collettività, che scarica sui consumatori il compito spettante alla Stato di sostenere i nuclei più bisognosi’. Gli italiani pagherebbero oneri maggiori ‘in modo del tutto inconsapevole’, spiega il Codacons, che aggiunge che si metterebbe in atto ‘un artifizio che vanifica i ribassi delle tariffe garantiti dal calo del petrolio, introducendo una vera e propria tassa occulta che peserebbe sulle fatture energetiche degli utenti portando ad un loro incremento di cui i consumatori non avrebbero contezza’.
giusy caretto
Basilicata 7, 09/06/2020 14:32
Vacanze estive 2020, il 28% degli italiani sceglie la Puglia
L’ 80% degli italiani che questa estate si concederanno una vacanza rimarrà entro i confini nazionali, la villeggiatura avrà una durata media inferiore rispetto al trend registrato negli ultimi anni e sarà all’ insegna del relax. E tra i confini nazionali, la Puglia si conferma la destinazione più gettonata, con preferenze del 28%. La stima è stata fatta dal Codacons, che ha elaborato una prima indagine sulle vacanze estive ai tempi del Covid.L’ emergenza coronavirus, infatti, ha modificato sensibilmente le abitudini vacanziere degli italiani. ‘Nel periodo giugno-settembre a concedersi una vacanza sarà solo il 51% dei cittadini, poco più di 30 milioni di italiani, con una riduzione di circa il -23% rispetto al 2019, quando il numero di persone che si concesse una villeggiatura fu di oltre 39 milioni’, si legge nella nota del Codacons’. In testa alla classifica, quindi, c’ è la Puglia, che sarà scelta da circa il 28% dei villeggianti, seguita da Sicilia (24%) e Sardegna (18%). Scala posizioni in classifica la montagna (con il Trentino in testa) che sarà scelta dal 15% degli italiani. Il Codacons, inoltre, ha evidenziato che le vacanze avranno una durata più breve rispetto agli ultimi anni e chi sta pianificando le partenze mette in conto di passare in media 7 giorni fuori casa. Solo il 20% di chi va in villeggiatura si recherà all’ estero, Grecia, Spagna, Egitto e Tunisia le mete straniere preferite dagli italiani. The post Vacanze estive 2020, il 28% degli italiani sceglie la Puglia appeared first on Oltre Free Press – Quotidiano di Notizie Gratuite. Fonte: Oltrefreepress Post Views: 4 9 Giugno 2020.
Calcio , 09/06/2020 13:48
Coronavirus: Codacons esposto a Corte Conti e Anac su caso camici in Lombardia
da adnkronos 9 giugno 2020 15:48 a cura di adnkronos 9 giugno 2020 15:48
Milano, 9 giu. (Adnkronos) – “Dopo la procura di Milano, che ha aperto un fascicolo sulla vicenda della fornitura di camici alla Regione Lombardia da parte della Dama spa – società di cui la moglie del governatore lombardo Attilio Fontana detiene una quota e che sarebbe gestita dal cognato – anche la Corte dei Conti e l’ Autorità Anticorruzione dovranno aprire una indagine sul caso”. Il Codacons ha presentato oggi un esposto alla magistratura contabile della Lombardia e all’ Anac, in cui si chiede di fare luce sulla vicenda considerati i possibili danni erariali e la possibile violazione delle disposizioni in materia di appalti pubblici. L’ articolo 42 del Codice dei contratti pubblici prevede che “le stazioni appaltanti prevedono misure adeguate per contrastare le frodi e la corruzione nonché per individuare, prevenire e risolvere in modo efficace ogni ipotesi di conflitto di interesse nello svolgimento delle procedure di aggiudicazione degli appalti e delle concessioni, in modo da evitare qualsiasi distorsione della concorrenza e garantire la parità di trattamento di tutti gli operatori economici”, scrive il Codacons nell’ esposto.
da adnkronos
Affari Italiani, 09/06/2020 12:31
Investito sulle strisce, morto 14enne. Conducente positivo al test della droga
il tragico incidente lunedì sera intorno alle 22 all’ infernetto. matteo roperto investito mentre stava festeggiando con gli amici la fine della scuola
Incidente stradale mortale lunedì sera alle 22 all’ Infernetto, in via Francesco Cilea. A perdere la vita un ragazzo Matteo Roperto, un 14enne investito sulle strisce pedonali da una Peugeot 108 condotta da un 22enne che è morto sul colpo. Il giovane conducente trovato positivo al test tossicologico ed è stato arrestato. Il personale sanitario, accorso immediatamente sul luogo dell’ incidente, ha provato a rianimare il ragazzino, ma non c’ è stato nulla da fare. Il 22enne al volante della Peugeot si è fermato 30 metri dopo l’ impatto, davanti l’ ingresso della scuola Mozart, ed è rimasto sotto shock: trasportato al Grassi per essere sottoposto agli esami di rito, è risultato positivo ai test sull’ uso di droga facendo così scattare le manette. Sul posto decine di ragazzini, uscite la sera con Matteo per festeggiare la fine della scuola, i familiari e i tanti residenti corsi in strada appena sentito l’ impatto. La salma del 14enne è stata trasportata all’ ospedale Tor Vergata. Nel punto in cui Mattia è stato investito gli amici hanno scritto “Ciao M. 08/06/2020”. “La vita a volte vale più di una corsa in macchina” è scritto su un cartello giallo che sovrasta i fiori sul marciapiede dove è stata lasciata anche una sciarpa della Roma. Insorge il Codacons: “Strade di Roma tornano ad essere un far west” Sul tragico incidente di Matteo Roperto è intervenuto il Codacons. “Con la ripresa deli spostamenti dei cittadini le strade di Roma tornano ad essere un ‘far west’, dove i limiti di velocità e le regole del Codice della strada vengono sistematicamente ignorate – spiega il presidente Carlo Rienzi – Una situazione che diventa particolarmente pericolosa di notte, quando nella capitale regna l’ anarchia più totale, grazie alla carenza di controlli e posti di blocco e all’ assenza delle forze dell’ ordine lungo le strade”. “Ribadiamo ancora una volta la necessità di incrementare i controlli stradali specie nelle ore notturne, attraverso posti di blocco e pattuglie, e installare strumenti come autovelox e tutor nelle strade a scorrimento veloce, allo scopo di ridurre l’ incidentalità e garantire il rispetto delle regole”, conclude Rienzi. Loading… Commenti Ci sono altri 0 commenti. Clicca per leggerli.
Reggio Tv, 09/06/2020 12:18
attualita’
Istat, Codacons denuncia: “Calabria fanalino di coda delle Regioni italiane per spesa mensile famiglie”
il divario nord-sud sul fronte dei consumi resta ancora altissimo
I dati forniti oggi dall’ Istat circa i consumi delle famiglie nel 2019 attestano come le disuguaglianze sociali ed economiche siano ancora molto forti in Italia, con le famiglie del nord sensibilmente più ricche rispetto a quelle del sud, e una spesa media profondamente diversa. Lo afferma il Codacons, commentando i dati dell’ istituto di statistica. Il divario Nord-Sud sul fronte dei consumi resta ancora altissimo. Una famiglia residente in Trentino Alto Adige spende mediamente al mese il 49,9% in più rispetto allo stesso nucleo che vive in Calabria, 2.992 euro contro i 1.998 euro della Calabria. Differenza che raggiunge il record del +76% se si confronta la spesa di una famiglia di Bolzano (3.517 euro) con quella di una residente in Calabria”. “Questi dati dimostrano come l’ Italia viaggi ancora a due velocità, e le condizioni sociali ed economiche del Mezzogiorno influiscano in modo evidente sui consumi delle famiglie”. Ecco intanto la classifica redatta dal Codacons delle regioni e province autonome in base alla spesa per consumi registrata del 2019: REGIONE/spesa media mensile (in euro) – Bolzano/ Bozen 3.516,89 Trentino-Alto Adige/ Südtirol 2.991,73 Lombardia 2.965,10 Toscana 2.922,43 Emilia-Romagna 2.906,75 Valle d’ Aosta/ Vallée d’ Aoste 2.805,50 Lazio 2.779,50 Veneto 2.680,91 Friuli-Venezia Giulia 2.611,06 Piemonte 2.583,22 Liguria 2.499,63 – Trento 2.495,43 Umbria 2.446,76 Marche 2.402,69 Sardegna 2.216,17 Abruzzo 2.193,32 Molise 2.171,25 Campania 2.113,94 Sicilia 2.017,99 Basilicata 2.003,06 Calabria 1.998,64 Puglia 1.996,04 09-06-2020 12:18.
Cronache Ancona, 09/06/2020 12:16
Ryanair riprende i collegamenti tra Ancona e il resto dell’ Europa
vacanze- a partire dal 2 luglio torneranno attive dal ‘sanzio’ 3 rotte per l’ estate da e per il regno unito, la germania e il belgio
Ryanair, la compagnia aerea numero uno in Italia, oggi 9 Giugno, ha annunciato che riprenderà i collegamenti da e per l’ aeroporto di Ancona a partire dal 2 luglio, come parte integrante dell’ operativo per l’ estate 2020, invitando i viaggiatori a pianificare le vacanze estive per festeggiare l’ Europa che sta superando con successo una delle sue sfide piú impegnative. Con l’ allentamento delle restrizioni negli spostamenti, la voglia di viaggiare si fa sempre più forte, come confermano i recenti dati di traffico sul nostro sito. L’ Italia risulta essere tra le destinazioni turistiche più ricercate dai visitatori europei e tra gli utenti italiani; le destinazioni più popolari, oltre al Bel Paese, sono sicuramente Regno Unito, Germania e Belgio. Ryanair è lieta di ricominciare a collegare le Marche con il resto dell’ Europa, permettendo a tutti i viaggiatori di scoprire le mille sfumature che caratterizzano questa Regione: dai leggendari Monti Sibillini alle meravigliose spiagge della Riviera del Conero, dalle suggestive Grotte di Frasassi all’ affascinante Gola del Furlo, per non dimenticare i Borghi più belli d’ Italia e le città che custodiscono un immenso patrimonio culturale da scoprire. La ripresa dei collegamenti, oltre a sostenere l’ economia e il turismo regionale da cui dipendono migliaia di posti di lavoro, offrirà anche l’ opportunità di favorire i flussi di passeggeri business e leisure dall’ aeroporto di Ancona verso le più importanti e gettonate destinazioni europee con collegamenti diretti tutto l’ anno. L’ operativo da e per l’ aeroporto di Ancona include collegamenti internazionali con Londra-Stansted, Bruxelles-Charleroi e Düsseldorf. «Ryanair è lieta di annunciare che verranno ripristinate le rotte da e per l’ aeroporto di Ancona a partire dal 2 luglio, come parte integrante dell’ operativo per l’ estate 2020. – dichiara Chiara Ravara, head of International Communications di Ryanair – Siamo fieri di poter riprendere i collegamenti per l’ estate 2020 e di contribuire alla ripresa dell’ economia e del turismo regionale, permettendo a parenti ed amici di ricongiungersi e a milioni di turisti, nazionali ed internazionali, di scoprire il patrimonio artistico, culturale e paesaggistico del nostro Paese e dell’ Europa». «Siamo ben lieti che un partner così importante per noi torni a volare dal nostro aeroporto.- aggiunge Carmine Bassetti , amministratore delegato di Aerdorica – I collegamenti aerei effettuati da Ryanair hanno sempre fatto registrare ottimi tassi di riempimento e rappresentano un eccezionale mezzo sia per gli stranieri che vogliono conoscere il nostro territorio ricco di storia e di siti archeologici, crocevia e luogo d’ incontro di civiltà e culture, meta perfetta per ogni tipologia di vacanza, sia per i marchigiani che vogliono trascorrere periodi di vacanza all’ estero. Il management dell’ aeroporto delle Marche sta lavorando di concerto con la compagnia aerea per aumentare nel futuro il numero di destinazioni offerte dal vettore irlandese.Tutte le rotte indicate potrebbero essere soggette a modifiche in base alle restrizioni di viaggio imposte dai Governi europei. (Per info: AVIAREPS [email protected]) LA COMPAGNIA RYANAIR – E’ la prima compagnia aerea a ricevere il sigillo “OK Codacons” . Ryanair è stata premiata con due su tre trifogli – viola e blu – e ha anche avviato la procedura per ottenere il trifoglio giallo sulla base del suo impegno ambientale come compagnia aerea più verde e pulita d’ Europa. Trifoglio viola: Azienda affidabile con contratti customer-friendly, termini e condizioni trasparenti e un servizio clienti efficiente. Trifoglio blu: Azienda 4.0 con un sito intuitivo, una politica sui cookie trasparente e un uso corretto dei social media. Ryanair Holdings Plc, il più grande gruppo aereo europeo, è la società madre di Buzz, Lauda, Malta Air & Ryanair DAC. Il gruppo trasporta 149 milioni di passeggeri p.a. su oltre 2.400 voli giornalieri da 79 basi, collegando oltre 200 destinazioni in 40 paesi con una flotta di oltre 470 aeromobili, con ulteriori 210 Boeing 737 in ordine, che consentiranno a Ryanair Holdings di abbassare le tariffe e di aumentare il traffico a 200 milioni di passeggeri p.a. entro l’ anno fiscale 2025. Ryanair Holdings ha un team di oltre 19.000 professionisti altamente qualificati nel settore dell’ aviazione che assicurano il primato in Europa per puntualità e un record di sicurezza da 34 anni. Ryanair è il gruppo di compagnie aeree più verde d’ Europa e i clienti che scelgono un volo Ryanair possono ridurre le loro emissioni di CO fino al 50% rispetto alle altre 4 maggiori compagnie aeree dell’ UE.
Roma Today, 09/06/2020 11:59
Mattia Roperto morto investito a 14 anni: l’ ultimo giorno di scuola, poi la tragedia. Salvi i suoi amici
l’ automobilista di 22 anni che ha investito e ucciso mattia roperto in via cilea, all’ infernetto, la notte scorsa, è risultato positivo all’ esame tossicologico
L’ Infernetto è sotto choc, in lutto per la morte di Mattia Roperto , investito e ucciso a 14 anni mentre stava attraversando le strisce pedonali, con gli amici, in via Cilea. L’ automobilista della Peugeot che lo ha centrato mortalmente, un ragazzo 22 anni, è risultato positivo all’ esame tossicologico ed è stato arrestato con l’ accusa di omicidio stradale: dopo l’ impatto è stato stato portato via dall forze dell’ ordine per evitare il linciaggio.Drammatica la ricostruzione della dinamica dell’ incidente fatta dalla Polizia Locale. Secondo quanto si apprende ad attraversare la strada erano otto adolescenti che si erano incontrati per festeggiare l’ ultimo giorno di scuola, erano sulle strisce pedonali quando è giunta la Peugeot verde scura. Due sono riusciti ad evitare la macchina, Mattia purtroppo no: è stato colpito e scaraventato a diversi metri di distanza. Fatale l’ impatto a pochi metri dell’ istituto Mozart. Il giovane studente aveva solo 14 anni e ne avrebbe compiuti 15 a ottobre. Viveva con la sua famiglia non lontano dal luogo dell’ incidente e, appunto, stava tornando a casa dopo essere stato a cena con gli amici di scuola.Mattia, che aveva anche un fratello più piccolo, frequentava la prima liceo al Democrito di Casal Palocco. Un primo anno strano, con scuola da remoto per il coronavirus.Immediatamente dopo la tragedia, un cumulo di amici (quelli che hanno assistito alla scena) e residenti si sono riversati in strada. Quindi sono arrivati i genitori di Mattia. Le urla disperate dei familiari davanti al corpo steso sotto il lenzuolo bianco hanno riecheggiato per ore.La mamma, sorretta da parenti e amici, ha ricordato quando poco prima aveva salutato il figlio prima di uscire, gli aveva raccomandato di stare attento. Una drammatica notizia che in poche ore ha fatto anche il giro del . “Sono scesa di corsa perché abbiamo sentito un rumore assurdo – racconta una residente sui social – Qui corrono tutti, di notte ma anche di giorno”.Il quartiere dell’ Infernetto è sotto choc. “Mattia non è solo un nome scritto sui sui giornali. Mattia è un ragazzo meraviglioso, intelligente, dolcissimo. Mattia è il figlio di due genitori stupendi, è il fratello di un bambino eccezionale. Mattia è uno di noi e io non riesco a smettere di piangere e non riesco ancora a crederci”, scrive Daniele R. Mony M. aggiunge: “Non oso immaginare la famiglia di questo povero ragazzo. Vorrei solo mettermi a disposizione per qualsiasi cosa dovesse servire. So bene non é nulla di fronte a tanto dolore ma essendo mamma mi sento tanto vicina a questi poveri genitori”.I messaggi sui gruppi ‘Infernetto Casalpalocco e dintorni’ e ‘LiberaMente – Infernetto e Dintorni’ sono centinaia e sono molti che, oltre le condoglianze, chiedono più sicurezza stradale.”Sono preoccupata e spaventata per il bene nei nostri figli che percorrono abitualmente, anche in bicicletta, le strade dell’ Infernetto. Bisogna risolvere per sempre il problema di chi percorre queste strade come fossero un circuito di formula uno”, scrive Sara N.. Qualcuno suggerisce una raccolta firme per chiedere la realizzazione di dossi, dissuasori anti velocità, o magari di una rotatoria. Sul caso è intervenuto anche Carlo Rienzi, presidente del Codacons: “Con la ripresa degli spostamenti dei cittadini le strade di Roma tornano ad essere un ‘far west’, dove i limiti di velocità e le regole del Codice della strada vengono sistematicamente ignorate. Una situazione che diventa particolarmente pericolosa di notte, quando nella capitale regna l’ anarchia più totale, grazie alla carenza di controlli e posti di blocco e all’ assenza delle forze dell’ ordine lungo le strade. Ribadiamo ancora una volta la necessità di incrementare i controlli stradali specie nelle ore notturne, attraverso posti di blocco e pattuglie, e installare strumenti come autovelox e tutor nelle strade a scorrimento veloce, allo scopo di ridurre l’ incidentalità e garantire il rispetto delle regole”.
Agenzia Giornalistica Opinione, 09/06/2020 11:50
Codacons * Istat – consumi: « le FAMIGLIE in TRENTINO alto adige SPENDONO 1.000 EURO IN PIù AL MESE (+49,9%) RISPETTO A PUGLIA E CALABRIA »
i dati forniti oggi dall’ istat circa i consumi delle famiglie nel 2019 attestano come le disuguaglianze sociali ed economiche siano ancora molto forti in italia, con le famiglie del nord sensibilmente più ricche rispetto a quelle del sud, e una spesa media profondamente diversa. lo afferma il codacons, commentando i dati dell’ istituto di statistica. ‘il []
I dati forniti oggi dall’ Istat circa i consumi delle famiglie nel 2019 attestano come le disuguaglianze sociali ed economiche siano ancora molto forti in Italia, con le famiglie del nord sensibilmente più ricche rispetto a quelle del sud, e una spesa media profondamente diversa. Lo afferma il Codacons, commentando i dati dell’ istituto di statistica. ‘Il divario Nord-Sud sul fronte dei consumi resta ancora altissimo – spiega il presidente Carlo Rienzi – Una famiglia residente in Trentino Alto Adige spende mediamente al mese il 49,9% in più rispetto allo stesso nucleo che vive in Puglia o in Calabria, 2.992 euro contro i 1.996 euro della Puglia e i 1.998 euro della Calabria. Differenza che raggiunge il record del +76% se si confronta la spesa di una famiglia di Bolzano (3.517 euro) con quella di una residente in Puglia’. ‘Questi dati dimostrano come l’ Italia viaggi ancora a due velocità, e le condizioni sociali ed economiche del Mezzogiorno influiscano in modo evidente sui consumi delle famiglie’ – conclude Rienzi. Ecco intanto la classifica redatta dal Codacons delle regioni e province autonome in base alla spesa per consumi registrata del 2019:
Il Dispaccio, 09/06/2020 11:43
Consumi, Codacons: “Calabria fanalino di coda. Il divario Nord-Sud sul fronte dei consumi resta ancora altissimo”
“I dati forniti oggi dall’ Istat circa i consumi delle famiglie nel 2019 attestano come le disuguaglianze sociali ed economiche siano ancora molto forti in Italia, con le famiglie del nord sensibilmente più ricche rispetto a quelle del sud, e una spesa media profondamente diversa”. Lo afferma il Codacons, commentando i dati dell’ istituto di statistica. “Il divario Nord-Sud sul fronte dei consumi resta ancora altissimo. Una famiglia residente in Trentino Alto Adige spende mediamente al mese il 49,9% in più rispetto allo stesso nucleo che vive in Calabria, 2.992 euro contro i 1.998 euro della Calabria. Differenza che raggiunge il record del +76% se si confronta la spesa di una famiglia di Bolzano (3.517 euro) con quella di una residente in Calabria”. “Questi dati dimostrano come l’ Italia viaggi ancora a due velocità, e le condizioni sociali ed economiche del Mezzogiorno influiscano in modo evidente sui consumi delle famiglie”. Ecco intanto la classifica redatta dal Codacons delle regioni e province autonome in base alla spesa per consumi registrata del 2019: – Bolzano/ Bozen 3.516,89 Trentino-Alto Adige/ Südtirol 2.991,73 Lombardia 2.965,10 Toscana 2.922,43 Emilia-Romagna 2.906,75 Valle d’ Aosta/ Vallée d’ Aoste 2.805,50 Lazio 2.779,50 Veneto 2.680,91 Friuli-Venezia Giulia 2.611,06 Piemonte 2.583,22 Liguria 2.499,63 – Trento 2.495,43 Umbria 2.446,76 Marche 2.402,69 Sardegna 2.216,17 Abruzzo 2.193,32 Molise 2.171,25 Campania 2.113,94 Sicilia 2.017,99 Basilicata 2.003,06 Calabria 1.998,64 Puglia 1.996,04.
New Sicilia, 09/06/2020 11:29
Consumi famiglie, i dati Istat evidenziano divario Nord-Sud: la classifica delle regioni
Ascolta audio dell’ articolo I dati forniti oggi dall’ Istat circa i consumi delle famiglie nel 2019 attestano come le disuguaglianze sociali ed economiche siano ancora molto forti in Italia , con le famiglie del Nord sensibilmente più ricche rispetto a quelle del Sud, e una spesa media profondamente diversa. Lo afferma il Codacons , commentando i dati dell’ istituto di statistica. Il prof. Francesco Tanasi , docente dell’ Università San Raffaele di Roma e segretario nazionale Codacons dichiara: ” Il divario Nord-Sud sul fronte dei consumi resta ancora altissimo. Una famiglia residente in Trentino Alto Adige spende mediamente al mese il 49,9% in più rispetto allo stesso nucleo che vive in Puglia o in Calabria, 2.992 euro contro i 1.996 euro della Puglia e i 1.998 euro della Calabria. Differenza che raggiunge il record del +76% se si confronta la spesa di una famiglia di Bolzano (3.517 euro) con quella di una residente in Puglia “. ” Questi dati dimostrano come l’ Italia viaggi ancora a due velocità , e le condizioni sociali ed economiche del Mezzogiorno influiscano in modo evidente sui consumi delle famiglie “, conclude Tanasi. Ecco la classifica redatta dal Codacons delle regioni e province autonome in base alla spesa per consumi media mensile (in euro) registrata del 2019: Bolzano/ Bozen: 3.516,89; Trentino-Alto Adige/ Südtirol: 2.991,73 Lombardia: 2.965,10; Toscana: 2.922,43; Emilia-Romagna: 2.906,75; Valle d’ Aosta/ Vallée d’ Aoste: 2.805,50; Lazio: 2.779,50; Veneto: 2.680,91; Friuli-Venezia Giulia: 2.611,06; Piemonte: 2.583,22; Liguria: 2.499,63; Trento: 2.495,43; Umbria: 2.446,76; Marche: 2.402,69; Sardegna: 2.216,17; Abruzzo: 2.193,32; Molise: 2.171,25; Campania: 2.113,94; Sicilia: 2.017,99 ; Basilicata: 2.003,06; Calabria: 1.998,64; Puglia: 1.996,04. Immagine di repertorio.
redazione newsicilia
Helpconsumatori, 09/06/2020 11:26
Consumi a picco, -4% nei primi tre mesi del 2020. Tiene solo l’ alimentari
le misure di contenimento della diffusione del covid-19 hanno prodotto un calo di circa il 4% della spesa media mensile per i consumi delle famiglie
Il Covid-19 spinge verso il basso i consumi delle famiglie che, secondo le stime provvisorie dell’ Istat, vedono un calo del 12 % nei primi mesi dell’ anno. Le stime preliminari del primo trimestre 2020 mostrano che le misure di contenimento della diffusione del Covid-19 hanno prodotto un calo di circa il 4% della spesa media mensile rispetto allo stesso periodo dell’ anno precedente. Nel 2019, la stima della spesa media mensile delle famiglie residenti in Italia è di 2.560 euro mensili in valori correnti, “sostanzialmente invariata” rispetto al 2018 (-0,4%) e “sempre lontana dai livelli del 2011 (2.640 euro mensili), cui avevano fatto seguito due anni di forte contrazione non recuperata negli anni successivi”. In termini reali, considerando la dinamica dell’ inflazione, la spesa media mensile delle famiglie, nel 2019 cala dell’ 1,0%, “diminuendo per il secondo anno consecutivo dopo la moderata dinamica positiva osservata dal 2014 al 2017”. UNC, famiglie continuano a tirare la cinghia Secondo l’ analisi dell’ Unione Nazionale Consumatori, a fronte di una riduzione della spesa in termini nominali sostanzialmente bassa (circa 11 euro al mese per una famiglia), considerando l’ inflazione, pari nel 2019 a +0,6%, i consumi calano, in termini reali, di 322 euro su base annua , con una contrazione dell’ 1%. Per una coppia con due figli la flessione è pari a 900 euro, -2,2%, mentre per una coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, si registra un crollo su base annua di 1003 euro, -2,7%. La conclusione, per Massimiliano Dona, presidente di UNC, “è che i consumi non decollano come dovrebbero e, purtroppo, le famiglie continuano a stringere la cinghia”. Regione che vai, consumi che trovi Permangono divari territoriali sostanziali che si devono far risalire a un insieme di fattori di natura economica e sociale (redditi, livello dei prezzi al consumo, abitudini e comportamenti di spesa). I livelli di spesa più elevati, e superiori alla media nazionale, continuano a registrarsi nel Nord-ovest (2.810 euro), nel Nord-est (2.790) e nel Centro (2.754 euro); più bassi, e inferiori alla media nazionale, nelle Isole (2.071 euro) e nel Sud (2.068 euro). Rispetto a Sud e Isole, nel Nord-ovest si spendono, mediamente, in termini assoluti, circa 740 euro in più, quasi il 36% in più in termini relativi. Nel Sud e nelle Isole , dove le disponibilità economiche sono generalmente minori, a pesare di più sulla spesa delle famiglie sono le voci destinate al soddisfacimento dei bisogni primari quali, ad esempio, quelle per Alimentari e bevande analcoliche: rispetto alla media nazionale (18,1%), questa quota di spesa pesa il 23,3% nel Sud e il 21,4% nelle Isole mentre si ferma al 15,9% nel Nord-est. Codacons, divario regionale ancora troppo ampio “Il divario Nord-Sud sul fronte dei consumi resta ancora altissimo – spiega il presidente Carlo Rienzi – Una famiglia residente in Trentino Alto Adige spende mediamente al mese il 49,9% in più rispetto allo stesso nucleo che vive in Puglia o in Calabria, 2.992 euro contro i 1.996 euro della Puglia e i 1.998 euro della Calabria. Differenza che raggiunge il record del +76% se si confronta la spesa di una famiglia di Bolzano (3.517 euro) con quella di una residente in Puglia”. “Questi dati dimostrano come l’ Italia viaggi ancora a due velocità , e le condizioni sociali ed economiche del Mezzogiorno influiscano in modo evidente sui consumi delle famiglie” – conclude Rienzi. Coldiretti, stop alle speculazioni Fermare le speculazioni sui prezzi dei beni di prima necessità per difendere la capacità degli italiani di rifornire le dispense di casa con cibo e bevande e garantire un giusto compenso agli agricoltori deve essere – sostiene la Coldiretti – un obiettivo prioritario del Paese. E’ fondamentale – sottolinea Coldiretti – garantire la stabilità dei prezzi lungo tutta la filiera per bloccare ogni tentativo di speculazione a danno dei consumatori e degli agricoltori che devono poter continuare a produrre per difendere la sovranità alimentare del Paese in un momento di grandi tensioni internazionali sugli scambi commerciali.
Dagospia, 09/06/2020 11:24
AZZOLINA, QUANTI GUAI – LA MINISTRA FA DIETROFRONT: “NIENTE GABBIE DI PLEXIGLAS IN CLASSE”. MA E’ CAOS SUI COSTI DEL RIENTRO A SCUOLA: SERVONO ALMENO ALTRI TRE MILIARDI – IL MINISTERO HA STANZIATO 331 MILIONI PER INTERVENTI LEGATI ALLA SICUREZZA. …
AZZOLINA BOCCIATA Sui costi del rientro a scuola a settembre ognuno ha le sue cifre. E tutte hanno un punto in comune: sono molto più alte di quelle promesse dal governo. Il ministero dell’ Istruzione ha stanziato 331 milioni per acquistare mascherine, materiale igienico-sanitario, termo scanner, pannelli in plexiglass, kit pronto soccorso, macchinari per pulizie e banchi modulari componibili, piattaforme e strumenti digitali di supporto al recupero delle difficoltà di apprendimento, biglietti per visite guidate virtuali. Sono 38 mila euro in media a istituto. Quanti ne sarebbero necessari, invece? Il dibattito è aperto ma i costi sono costi. Laura Scalfi membro del Comitato Promotore di Azione con delega alla scuola ha fatto un calcolo approssimativo, come racconta all’ Ansa. conte azzolina «Per garantire il piano soft serve, da settembre a dicembre 2020 per costi in sicurezza (mascherine, gel igienizzante, sanificazione, test sierologici per operatori della scuola, visiere per gli studenti o mascherine, sanificazione quotidiana dei locali) una cifra pari a 975 milioni di euro». Vuol dire tre volte di più rispetto a quanto ha finora stanziato dal governo. In uno scenario molto più drastico con necessità di garantire la sicurezza molto più elevate, si arriverebbe anche a 5 miliardi. plexiglass in classe Sembrano cifre astronomiche ma ci vuole poco a raggiungerle se si tiene presente che la scuola è un sistema complesso basato su grandi numeri: oltre 8 milioni di studenti e oltre 800mila insegnanti, più di 40mila sedi scolastiche e quasi 370mila classi. Portare la mascherina in aula per un anno intero costa 100 euro l’ anno a persona, vuol dire 800 milioni di euro l’ anno per gli studenti e altri 80 milioni per gli insegnanti. LUCIA AZZOLINA AL MARE Secondo il Codacons si tratterebbe persino di una spesa superiore al miliardo e non è ancora chiaro se è a carico delle famiglie o dello Stato. E poi c’ è il personale Ata, oltre 200mila persone, sono altri 20 milioni di euro da prevedere. Per realizzare gli interventi di adattamento degli istituti per il ritorno in sicurezza si calcolano circa 20 mila euro per istituto, vuol dire 620 milioni in totale e per le strutture in plexiglass almeno altri 600 milioni di euro a meno che le scuole non riescano a ottenere prezzi più favorevoli, ma appare piuttosto difficile con i tempi stretti che si sono creati. Sarebbero poi necessari almeno altri tre miliardi per assumere il personale docente e Ata necessario per il ritorno in sicurezza. Secondo i calcoli effettuati dalla Cisl servirebbero circa 3,5 miliardi per sdoppiare le classi della scuola primaria e altri 2,5 per la secondaria. Si tratta di un’ ipotesi che è stata bocciata dal ministero ma sarà necessario comunque ricorrere a un 10-15% di personale in più secondo le ipotesi formulate dalla Commissione tecnica guidata da Patrizio Bianchi. scuola E quindi si arriva ai tre miliardi come cifra minima necessaria per assicurare una ripartenza a settembre. La ministra ha promesso altri 4 miliardi ma non ci sono tempi né altre indicazioni concrete su dove e come reperirli e come saranno utilizzati. Durante l’ incontro con le parti sociali della scorsa settimana a cui aveva partecipato anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte di fronte ai costi enumerati da province, comuni, regioni insegnanti e presidi, il governo non è stato in grado di fornire risposte concrete. azzolina 3 Ci sono stati momenti in cui il presidente Conte ricordava alle province che avevano già abbastanza risorse e che comunque sarebbe bastato ritinteggiare alcune aule e ci sono stati soprattutto momenti molto tesi durante la discussione. Da quel momento l’ ipotesi più concreta che si sta facendo strada nelle stanze dei protagonisti della ripresa delle scuole a settembre si chiama distanziamento: basterebbe ridurre la distanza di sicurezza richiesta all’ interno delle aule per risolvere in pochi istanti il rebus finora irrisolvibile dei costi del rientro in aula a settembre di tutti gli alunni come il governo ha promesso. MIGLIORE Da secoloditalia.it I renziani non hanno mai nascosto il loro giudizio sulla Azzolina. Un giudizio a dir poco negativo. «Quando le cose non funzionano all’ interno di una compagine governativa, il modo migliore per aiutare gli amici è dire che sbagliano. Non possiamo difendere le cose indifendibili che ha detto la ministra in questi mesi. LUCIA AZZOLINA Abbiamo votato il provvedimento su cui abbiamo trovato un accordo. Ma certamente non possiamo dire di essere entusiasti dell’ operato». Lo afferma Gennaro Migliore, deputato di Italia viva, ai microfoni della trasmissione L’ Italia s’ è desta su Radio Cusano Campus. Il totale isolamento della Azzolina Secondo Migliore «c’ è stata una paralisi all’ interno del ministero della scuola, dovuto a un totale isolamento della Azzolina. La ministra ha organizzato l’ ennesima task force di persone che nessuno conosceva e che sostanzialmente non ha portato alcun risultato. Stiamo ancora a discutere di come tornare a scuola a settembre». «La ministra deve svegliarsi» «La Azzolina deve darsi una svegliata e mettere al lavoro le persone competenti che possano determinare un meccanismo per riaprire le scuole in sicurezza. Ma senza cose assurde tipo mettere i caschi agli insegnanti. Anche superando alcune rigidità sindacali, bisogna prendere in mano la situazione». LUCIA AZZOLINA Le ore di 40 miniti e la mancata programmazione «Che senso ha fare le ore di 40 minuti come ha proposto la Azzolina? Non possiamo ridurre la formazione per garantire la formazione. Dobbiamo aumentare la sicurezza per garantire l’ adeguata formazione. Servono nuove strutture per aumentare il numero delle classi. C’ è bisogno di risorse e di una programmazione rapida perché settembre è già arrivato». Dalla Azzolina solo fantasiose ipotesi Del resto, la scuola italiana è stata la prima in Europa a chiudere e sarà l’ ultima a riaprire. Da docenti, presidi e studenti arrivano proteste su proteste. I finanziamenti sono insufficienti, a settembre ci saranno 200mila cattedre scoperte. Sembra una barzelletta l’ apertura dei cantieri per rendere più moderni gli edifici. Dovrebbero esserci cantieri dappertutto, vista la situazione delle scuole. Siamo a giugno ed è tutto ancora nelle fantasie della Azzolina. luigi di maio lucia azzolina lucia azzolina 2 lucia azzolina lucia azzolina 1 Condividi questo articolo.
The Social Post, 09/06/2020 10:22
Roberto Burioni si congeda dalla tv: “Entro in silenzio stampa”
Volto e voce ricorrenti nelle cronache dell’ emergenza Coronavirus , il virologo Roberto Burioni ha scelto di congedarsi dalla tv e tornare agli impegni di docente universitario. Un silenzio stampa che avrebbe deciso di intraprendere dopo aver incassato consensi ma anche aspre critiche per la sua presenza sul piccolo schermo e le posizioni sulla pandemia che ha sconvolto il mondo. Roberto Burioni, stop alla tv: ‘ Entro in silenzio stampa ‘ ‘ Torno alla mia vera aula, quella universitaria e starò in silenzio stampa almeno fino all’ autunno ‘: è questo uno dei passaggi chiave della recente intervista rilasciata da Roberto Burioni al Corriere della Sera , in cui annuncia il suo ritiro dal circuito mediatico dopo essere stato uno dei protagonisti di punta nella narrazione dell’ emergenza Covid-19 in Italia. Nel corso degli ultimi mesi il medico, ordinario di Microbiologia e Virologia all’ Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, ha incassato consensi ma anche aspre critiche (uno dei capitoli più ruvidi è legato alla querelle con il collega Giulio Tarro ), e avrebbe maturato la decisione di congedarsi dalla tv per ritornare alla sua vita di professore. Un arrivederci, più che un addio, dal momento che il virologo ha parlato di un silenzio stampa da portare avanti ‘ almeno fino all’ autunno ‘ . Il motivo dietro l’ uscita di scena del virologo Il virologo si tira così fuori dal dibattito legato all’ emergenza Covid-19 e ha spiegato ai microfoni del Corriere il motivo dietro la sua uscita di scena. Anzitutto la nostalgia dei suoi studenti, che gli sarebbero mancati particolarmente nell’ ultimo periodo, poi anche un’ altra ragione. ‘ Lo faccio anche perché ho capito molte cose in questi mesi (). Il linguaggio della tv non è quello della scienza, i suoi tempi non sono quelli della scienza ‘. Burioni non ha nascosto la sfumatura meno piacevole dell’ esposizione mediatica che lo ha visto protagonista (tra le presenze più o meno fisse negli studi di Fabio Fazio): ‘ Si viene travisati, esposti al rischio di dire cose mai dette. Mi hanno attribuito di tutto () ‘. Sulle accuse di speculazione intorno al tema della pandemia che ha stravolto il mondo, il medico ha precisato il suo punto di vista: ‘ Un professionista va pagato, altrimenti si tratta di sfruttamento. Mi hanno accusato di speculare sulla pandemia persino quando è uscito il mio ultimo libro, Virus, anche se tutti sapevano che i proventi sarebbero andati alla ricerca ‘. Approfondisci Roberto Burioni e Giulio Tarro: lite in salsa social Virologi in tv: quanto guadagnano? Codacons contro Burioni.
Sassari Notizie, 09/06/2020 09:53
Codacons Sardegna: i tifosi hanno diritto ai rimborsi per biglietti e abbonamenti non usufruiti
Anche in Sardegna il mondo del calcio versa in una situazione di grande incertezza, tra dubbi sulla ripartenza e sulle modalità di svolgimento delle partite durante i prossimi campionati. Nel mezzo i tifosi, i quali hanno pagato biglietti e abbonamenti allo stadio per incontri annullati o partite cui non potranno assistere. Proprio in favore degli appassionati di calcio della Sardegna il Codacons lancia oggi in regione una campagna finalizzata a chiedere alle società sportive la restituzione di quanto pagato per biglietti e abbonamenti non usufruiti. E’ evidente che gli utenti che hanno speso soldi per partite alle quali non potranno assistere devono ottenere la restituzione dei soldi versati – spiega il Codacons – Alcuni club si stanno muovendo in tal senso, chi riconoscendo voucher, chi sconti sul prossimo campionato, ma la situazione è troppo incerta e molti tifosi stanno chiedendo a gran voce il rimborso in denaro. In loro favore abbiamo pubblicato alla pagina https://codacons.it/calcio-coronavirus/ il modulo attraverso il quale i titolari di abbonamenti allo stadio o biglietti per singole partite possono chiedere la restituzione integrale dei soldi versati, considerato che a fronte di un pagamento da parte dei consumatori non sarà resa la controprestazione oggetto del contratto. Il Codacons offre inoltre informazioni e assistenza ai tifosi della Sardegna attraverso un team di legali che risponde al numero 89349966 attivo dal lunedì al venerdì dalle ore 14 alle ore 17.
Prima Bergamo, 09/06/2020 09:41
A Bergamo si sono scatenati quelli contrari alla sperimentazione del 5G
domenica numerose mail di non meglio precisati «cittadini bergamaschi» chiedevano di non abrogare un regolamento comunale, cosa invece avvenuta nel consiglio di lunedì 8 giugno. secondo queste persone, il comune non sta tutelando la salute dei suoi cittadini
di Andrea Rossetti Una lettera inviata a tutte le autorità e istituzioni di Bergamo, così come a centinaia di organi di stampa, locali e nazionali. Non una volta, ma svariate volte, da più indirizzi. Parlare di mailbombing, forse, è eccessivo, ma diciamo che ci siamo andati vicino. E queste persone si dicevano espressamente contrarie al punto 4 dell’ ordine del giorno del Consiglio comunale andato in scena ieri, lunedì 8 giugno, e che prevedeva l’ abrogazione del Regolamento comunale numero 66 «per la disciplina urbanistico/territoriale e la minimizzazione dell’ esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici nella localizzazione di infrastrutture e impianti radioelettrici per la telefonia mobile e per la radiodiffusione». La richiesta non è stata ascoltata e il Regolamento in questione è stato abrogato. Nello specifico, nelle numerose mail, tra citazioni di articoli della Costituzione e studi più o meno accreditati, si diceva che abrogando il Regolamento n.66 il Comune avrebbe tolto una sorta di “barriera legale” allo sviluppo dell’ infrastruttura 5G a Bergamo. A parere di questi «cittadini bergamaschi di qualsiasi estrazione politica», infatti, «non è stato reso pubblico uno studio in cui ci si prenda la pubblica responsabilità di affermare che le micro-onde 5G non siano nocive» e, dunque, l’ abrogazione del provvedimento avrebbe esposto Palazzo Frizzoni a una serie di violazioni legali e costituzionali gravissime, a partire da quella che vede il sindaco e il Consiglio comunale come responsabili «della condizione di salute della popolazione del suo territorio». Non solo: nella mail si accusa il sindaco Giorgio Gori di aver «spudoratamente mentito» quando ha affermato che a Bergamo città, al momento, non ci sono antenne per il 5G. La lettera si concludeva così: «Non è accettabile perciò l’ abrogazione del suddetto Regolamento Comunale n.66 e affermiamo con forza che vìoli i nostri diritti l’ avvio alla sperimentazione 5G avvenuta a inizio di quest’ anno, oltretutto anche in concomitanza di un periodo in cui la popolazione è stata esposta alla tragedia in periodo Covid-19 e sulle cui responsabilità si sono aperte procedure legali. Poiché ogni cittadino è tutore della Legge procederemo nella tutela dei nostri diritti». Premesso che ognuno è libero di pensarla come vuole sul 5G, così come su altri temi più o meno dibattuti, l’ impressione è che la “battaglia” su questa tecnologia stia, nel tempo, pericolosamente scadendo nell’ ideologia, per di più figlia di teorie complottiste alla stregua di quelle che hanno (e succede tutt’ ora), negli anni, accompagnato le battaglia alle scie chimiche o ai vaccini. Anche la decisione di queste persone di firmarsi «cittadini bergamaschi» lascia interdetti: chi sono? Quanti sono? Su che base ritengono di rappresentare la cittadinanza bergamasca? Al di là di queste premesse, ci sono i fatti. Il primo, messo peraltro nero su bianco e che smentisce immediatamente ogni teoria secondo cui il Comune di Bergamo si starebbe muovendo dietro le quinte per “svendere” a interessi privati il territorio e la salute dei propri cittadini (c’ è chi lo afferma davvero): nel “position paper”, diffuso un paio di settimane fa dalla Giunta per pensare al rilancio di Bergamo dopo l’ emergenza Covid, si dice apertamente che Palazzo Frizzoni è favorevole alla sperimentazione della tecnologia 5G. È una linea politica chiara, evidente, su cui si può essere o non essere d’ accordo ma che certo non viene nascosta. Circa poi il numero di antenne in città, la questione è semplice: premesso che alcune di quelle conteggiate dagli anti-5G non sono nemmeno sul territorio cittadino (ce ne sono due, ad esempio, al Kilometro Rosso), quelle situate in Bergamo città non sono state ancora omologate per il 5G e men che meno sono state attivate, poiché la sperimentazione che la Tim avrebbe dovuto avviare nei primi mesi del 2020 è stata bloccata dall’ emergenza Covid. Dal Comune fanno sapere che è probabile che in estate il progetto riparta, ma per ora non ci sono novità al riguardo. Piazza Dante dall’ alto dopo il taglio degli alberi Infine, il Regolamento n.66. Che venne approvato diversi anni fa quando assessore cittadino era Massimo Bandera e il 5G ancora non esisteva (si parlava, forse, del 4G. Ma forse). Negli anni, questo Regolamento è stato applicato in una manciata di occasioni, ma ogni volta queste limitazioni attuate da Palazzo Frizzoni attraverso il provvedimento in questione sono poi state annullate da successivi ricorsi. Il motivo? C’ è una legge regionale, dunque di rango superiore rispetto al regolamento comunale, che di fatto ne “blocca” l’ efficacia. Si è quindi ritenuto che il Regolamento n.66 sia superfluo e, da qui, la decisione di abrogarlo. Già alcuni mesi fa aveva spiegato la cosa l’ assessore Stefano Zenoni, anche perché il tema del 5G, a Bergamo, non è nuovo: durante le proteste per l’ abbattimento degli alberi in Piazza Dante dei mesi scorsi, qualcuno aveva affermato che la reale motivazione di quella scelta era favorire l’ installazione di antenne per il 5G e non la riqualificazione dell’ area. Ovviamente, di prove al riguardo neanche l’ ombra. Proprio perché il tema del 5G e dei suoi presunti effetti collaterali è particolarmente di attualità (poco tempo fa il sindaco di Bianzano ha bloccato la sperimentazione nel suo territorio comunale e pure il Codacons ha pensato bene di metterci il naso ), Palazzo Frizzoni, in collaborazione con Bergamo Smart City e il Kilometro Rosso, ha organizzato per il 24 giugno un inar gratuito intitolato “La verità sul 5G”, a cui parteciperà sicuramente Chicco Testa, ma anche un virologo, un medico del lavoro, alcuni assessori della Giunta Gori e varie altre personalità. L’ obiettivo dell’ appuntamento è raccontare quel che, ad oggi, si sa sul 5G, smentendo le numerose fake news che circolano al riguardo (prima fra tutte quella secondo cui la diffusione del Covid sarebbe dovuta proprio al 5G) ed evidenziando gli attuali punti critici di una tecnologia in via di sviluppo e sulla quale c’ è ancora molto da scoprire. 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andrea rossetti
lagazzettadelmezzogiorno.it, 09/06/2020 09:40
Bari, truffa online casa vacanze in affitto: scattano le prime denunce
BARI – Truffa casa vacanze in affitto e arrivato le prime denunce. Villino arredato, a cinque minuti dal mare, 2 camere da letto, confortevole, ben servito, di recente ristrutturazione, prezzo sconto post-coronavirus. Chalet tra mare e campagna immersa nel verde, 20 minuti in auto dalla spiaggia, barbecue vista panoramica su uliveto, wifi gratuito, parcheggio auto privato, prezzo di affitto molto vantaggioso. Il proprietario che si mostra impaziente di concludere l’ affare proponendo forme di pagamento «non tracciabili» e si trova nell’ impossibilità di incontrarvi per gravi ragioni familiari o improcastinabili programmi di lavoro. È il preludio di quello che potrebbe rivelarsi un raggiro, una truffa. La Fase 3 ha aperto la strada verso le vacanze che quest’ anno, causa minaccia pandemia, per molti saranno a chilometro zero o quasi. È tempo d’ estate, in rete e sui social è tutto un fiorire di annunci privati, di offerte imperdibili, di inserzioni pubblicate spesso fuori dai portali di annunci gratuiti o dalle pagine di agenzie qualificate. Alcune di queste pubblicità sono autentiche trappole on-line tra case inesistenti e foto taroccate. Le prime segnalazioni di truffe relative all’ affitto di immobili per le vacanze sono giunte nelle stanze virtuali del Commissariato di Pubblica sicurezza on-line, lo sportello per la sicurezza degli utenti del . La Polizia postale e delle comunicazioni è già al lavoro cercando riscontri alla denuncia sugli annunci taroccati. Il Compartimento Polpost di Bari, tra i più efficienti, è chiamato a svolgere su questo fronte investigativo un ruolo strategico. La Sars-Cov-2 sta già cambiando le abitudini di coloro che potranno permettersi una vacanza: durata media inferiore, spostamenti contenuti, tagli alle spese. Una prima indagine del Codacons sulle vacanze estive ai tempi del Covid ha stabilito che l’ 80% degli italiani rimarrà entro i confini nazionali. La Puglia, con il Salento e la terra di Bari, sarà una delle destinazioni più gettonate, scelta dal 28% di coloro che si concederanno un po’ di relax lontano da casa. Le prenotazioni ed i pagamenti on line sono sempre più frequenti. Una massa di denaro che fa gola anche ai truffatori, pronti a vendere pacchetti vacanze mai organizzate, case mai esistite o camere di albergo all’ insaputa degli stessi hotel. La minaccia è reale e l’ allarme non arriva unicamente dalla Polizia Postale ma anche da una analisi del mercato elaborata dall’ Unione europea delle cooperative (Uecoop) su dati Istat secondo la quale truffe e frodi on line sono praticamente raddoppiate negli ultimi dieci anni. La parola d’ ordine è «diffidare». Ecco cosa consiglia la Polizia: è importante leggere con attenzione le norme contrattuali richiedendo tutte le informazioni necessarie. Raccogliere informazioni su colui che propone l’ immobile. Chiedere al locatore quanti più dati possibili così da avere una ragionevole certezza dell’ identità della persona e della reale esistenza dell’ immobile in questione. Non inviare denaro preventivamente. Scegliere metodi di pagamento «sicuri» evitanto di versare il denaro su carte pre-pagate e concludere, preferibilmente, i contratti personalmente. Diffidare di offerte «particolarmente vantaggiose» e provenienti dall’ estero. Inserire su un motore di ricerca i dati di cui si è in possesso per verificare se l’ annuncio sia stato già oggetto di segnalazione. Trasferire l’ immagine dell’ immobile proposto nell’ annuncio su «Google immagini» per controllare se la foto è originale o è stata rubata dal . Attraverso Google Map verificare se, all’ indirizzo presente sull’ annuncio, corrisponda effettivamente l’ immobile in affitto. Non accettare mai di proseguire la trattativa al di fuori della piattaforma dove è presente l’ annuncio, utilizzando sistemi di messaggistica diversi da quelli previsti dalla piattaforma. L’ abilità dei truffatori è cresciuta insieme alla tecnologia. Non è raro che limitino i contatti ad unico numero di cellulare al quale risponde sempre qualcuno, almeno fino a quando non versate i soldi dell’ acconto o del saldo. Non vi fidate degli indirizzi con numeri civici che non si vedono sulle mappe on-line o sono coperti da alberi o cartelli stradali. Non è raro che comunichino coordinate bancarie intestate a prestanome, gente senza reddito e capacità risarcitoria. Osservate con attenzione le fotografie postate. Piccoli ritocchi possono trasformare tuguri in regge, oppure far credere che la spiaggia è proprio lì a due passi mentre in realtà si trova a chilometri di distanza.
Radio Veronica One, 09/06/2020 09:38
Burioni: “Le Iene mi crocifiggono, si è passato il segno”
Foto Fotogramma Pubblicato il: 10/06/2020 08:22 ” Non ho alcun conflitto di interesse per quanto riguarda Covid-19 “. Inizia così un lungo post su Facebook di Roberto Burioni in risposta a ” un servizio delle Iene che ha scelto come fonte per crocifiggermi il Codacons, che da anni mi perseguita “. Il virologo, che nei giorni scorsi aveva annunciato il suo silenzio stampa , ora si dice “costretto a ritardare la mia scomparsa dai media e dai social per fornire alcune precisazioni”. La prima riguarda il suo presunto conflitto di interessi in merito agli anticorpi monoclonali come possibile soluzione contro il Coronavirus. “Produrre anticorpi monoclonali umani è il mio lavoro dal momento della mia laurea. Ne ho prodotti tanti, ma nessuno di questi è di mia proprietà”, spiega Burioni rispondendo a Le Iene. “La gran parte sono di Pomona Ricerca, una azienda con la quale collaboro proficuamente da molti anni e della quale sono da molti anni consulente scientifico. Ovvio che qualunque opportunità di collaborazione scientifica venga rimandata alla mia valutazione. Nessuno di questi anticorpi monoclonali è in commercio (sono tutti in una fase molto precoce di sviluppo) e non lo saranno ancora per almeno 10 anni; soprattutto nessuno di questi monoclonali è (purtroppo) diretto contro Covid-19. Quindi se gli anticorpi monoclonali contro Covid-19 si dimostreranno utili, io (così come Pomona Ricerca), non ne trarrò alcun beneficio economico”. “Non ho nessun conflitto di interesse”, dice a riguardo Burioni, sottolineando che “se il plasma funziona o se funzionano gli anticorpi monoclonali contro Covid-19, se servono le mascherine o non servono, se si usano o non si usano i disinfettanti o i farmaci, a me non cambia niente dal punto di vista economico”. Inoltre, secondo il virologo ” immaginare il plasma come alternativo agli anticorpi monoclonali vuole dire non sapere di cosa si parla “. Per quanto riguarda la collaborazione con la Fondazione Lorenzini riguardo ai vaccini, Burioni spiega che “si è concretizzata nella collaborazione per la stesura di un quaderno sulla esitazione vaccinale uscito con il Sole 24 ore scritto insieme a una serie di autorevoli colleghi per la quale ho emesso regolare fattura di 1500 euro”. “Immaginare -aggiunge- che questo costituisca conflitto di interesse richiede uno sforzo notevole di immaginazione”. “Queste -dice ancora- sono le bugie più evidenti che ho sentito. Per le altre datemi tempo di risentire questo servizio insieme al mio legale, perché questa volta si è passato il segno “. “Spero che questo trattamento, fatto di bugie e di insinuazioni, sia di monito a qualunque scienziato voglia nel futuro impegnarsi a informare correttamente le persone”, è il messaggio di Burioni, che poi conclude: “Non vi dico a presto perché a presto non sarà. State attenti e prendete ancora le precauzioni. L’ epidemia sta passando ma meglio riprendere la nostra vita normale con prudenza ancora per qualche settimana”.
fonte adnkronos
ilsecoloxix.it, 09/06/2020 08:13
Il conto salato del rientro a scuola: servono almeno altri 3 miliardi
Un’ ipotesi per ridurre i costi è quella di diminuire il distanziamento tra gli alunni Il ministero ha stanziato 331 milioni per interventi legati alla sicurezza, ma tutte le previsioni dicono che non basteranno flavia amabile 08 Giugno 2020 ROMA. S ui costi del rientro a scuola a settembre ognuno ha le sue cifre. E tutte hanno un punto in comune: sono molto più alte di quelle promesse dal governo. Il ministero dell’ Istruzione ha stanziato 331 milioni per acquistare mascherine, materiale igienico-sanitario, termo scanner, pannelli in plexiglass, kit pronto soccorso, macchinari per pulizie e banchi modulari componibili, piattaforme e strumenti digitali di supporto al recupero delle difficoltà di apprendimento, biglietti per visite guidate virtuali. Sono 38 mila euro in media a istituto. Quanti ne sarebbero necessari, invece? Il dibattito è aperto ma i costi sono costi. Laura Scalfi membro del Comitato Promotore di Azione con delega alla scuola ha fatto un calcolo approssimativo, come racconta all’ Ansa. «Per garantire il piano soft serve, da settembre a dicembre 2020 per costi in sicurezza (mascherine, gel igienizzante, sanificazione, test sierologici per operatori della scuola, visiere per gli studenti o mascherine, sanificazione quotidiana dei locali) una cifra pari a 975 milioni di euro». Vuol dire tre volte di più rispetto a quanto ha finora stanziato dal governo. In uno scenario molto più drastico con necessità di garantire la sicurezza molto più elevate, si arriverebbe anche a 5 miliardi. Sembrano cifre astronomiche ma ci vuole poco a raggiungerle se si tiene presente che la scuola è un sistema complesso basato su grandi numeri: oltre 8 milioni di studenti e oltre 800mila insegnanti, più di 40mila sedi scolastiche e quasi 370mila classi. Portare la mascherina in aula per un anno intero costa 100 euro l’ anno a persona, vuol dire 800 milioni di euro l’ anno per gli studenti e altri 80 milioni per gli insegnanti. Secondo il Codacons si tratterebbe persino di una spesa superiore al miliardo e non è ancora chiaro se è a carico delle famiglie o dello Stato. E poi c’ è il personale Ata, oltre 200mila persone, sono altri 20 milioni di euro da prevedere. Per realizzare gli interventi di adattamento degli istituti per il ritorno in sicurezza si calcolano circa 20 mila euro per istituto, vuol dire 620 milioni in totale e per le strutture in plexiglass almeno altri 600 milioni di euro a meno che le scuole non riescano a ottenere prezzi più favorevoli, ma appare piuttosto difficile con i tempi stretti che si sono creati. Sarebbero poi necessari almeno altri tre miliardi per assumere il personale docente e Ata necessario per il ritorno in sicurezza. Secondo i calcoli effettuati dalla Cisl servirebbero circa 3,5 miliardi per sdoppiare le classi della scuola primaria e altri 2,5 per la secondaria. Si tratta di un’ ipotesi che è stata bocciata dal ministero ma sarà necessario comunque ricorrere a un 10-15% di personale in più secondo le ipotesi formulate dalla Commissione tecnica guidata da Patrizio Bianchi. E quindi si arriva ai tre miliardi come cifra minima necessaria per assicurare una ripartenza a settembre. La promessa La ministra ha promesso altri 4 miliardi ma non ci sono tempi né altre indicazioni concrete su dove e come reperirli e come saranno utilizzati. Durante l’ incontro c on le parti sociali della scorsa settimana a cui aveva partecipato anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte di fronte ai costi enumerati da province, comuni, regioni insegnanti e presidi, il governo non è stato in grado di fornire risposte concrete. Ci sono stati momenti in cui il presidente Conte ricordava alle province che avevano già abbastanza risorse e che comunque sarebbe bastato ritinteggiare alcune aule e ci sono stati soprattutto momenti molto tesi durante la discussione. Da quel momento l’ ipotesi più concreta che si sta facendo strada nelle stanze dei protagonisti della ripresa delle scuole a settembre si chiama distanziamento: basterebbe ridurre la distanza di sicurezza richiesta all’ interno delle aule per risolvere in pochi istanti il rebus finora irrisolvibile dei costi del rientro in aula a settembre di tutti gli alunni come il governo ha promesso. – © RIPRODUZIONE RISERVATA.
flavia amabile
lastampa.it, 09/06/2020 07:55
Il conto salato del rientro a scuola: servono almeno altri 3 miliardi
il ministero ha stanziato 331 milioni per interventi legati alla sicurezza, ma tutte le previsioni dicono che non basteranno
ROMA. S ui costi del rientro a scuola a settembre ognuno ha le sue cifre. E tutte hanno un punto in comune: sono molto più alte di quelle promesse dal governo. Il ministero dell’ Istruzione ha stanziato 331 milioni per acquistare mascherine, materiale igienico-sanitario, termo scanner, pannelli in plexiglass, kit pronto soccorso, macchinari per pulizie e banchi modulari componibili, piattaforme e strumenti digitali di supporto al recupero delle difficoltà di apprendimento, biglietti per visite guidate virtuali. Sono 38 mila euro in media a istituto. Quanti ne sarebbero necessari, invece? Il dibattito è aperto ma i costi sono costi. Laura Scalfi membro del Comitato Promotore di Azione con delega alla scuola ha fatto un calcolo approssimativo, come racconta all’ Ansa. «Per garantire il piano soft serve, da settembre a dicembre 2020 per costi in sicurezza (mascherine, gel igienizzante, sanificazione, test sierologici per operatori della scuola, visiere per gli studenti o mascherine, sanificazione quotidiana dei locali) una cifra pari a 975 milioni di euro». Vuol dire tre volte di più rispetto a quanto ha finora stanziato dal governo. In uno scenario molto più drastico con necessità di garantire la sicurezza molto più elevate, si arriverebbe anche a 5 miliardi. Sembrano cifre astronomiche ma ci vuole poco a raggiungerle se si tiene presente che la scuola è un sistema complesso basato su grandi numeri: oltre 8 milioni di studenti e oltre 800mila insegnanti, più di 40mila sedi scolastiche e quasi 370mila classi. Portare la mascherina in aula per un anno intero costa 100 euro l’ anno a persona, vuol dire 800 milioni di euro l’ anno per gli studenti e altri 80 milioni per gli insegnanti. Secondo il Codacons si tratterebbe persino di una spesa superiore al miliardo e non è ancora chiaro se è a carico delle famiglie o dello Stato. E poi c’ è il personale Ata, oltre 200mila persone, sono altri 20 milioni di euro da prevedere. Per realizzare gli interventi di adattamento degli istituti per il ritorno in sicurezza si calcolano circa 20 mila euro per istituto, vuol dire 620 milioni in totale e per le strutture in plexiglass almeno altri 600 milioni di euro a meno che le scuole non riescano a ottenere prezzi più favorevoli, ma appare piuttosto difficile con i tempi stretti che si sono creati. Sarebbero poi necessari almeno altri tre miliardi per assumere il personale docente e Ata necessario per il ritorno in sicurezza. Secondo i calcoli effettuati dalla Cisl servirebbero circa 3,5 miliardi per sdoppiare le classi della scuola primaria e altri 2,5 per la secondaria. Si tratta di un’ ipotesi che è stata bocciata dal ministero ma sarà necessario comunque ricorrere a un 10-15% di personale in più secondo le ipotesi formulate dalla Commissione tecnica guidata da Patrizio Bianchi. E quindi si arriva ai tre miliardi come cifra minima necessaria per assicurare una ripartenza a settembre. La promessa La ministra ha promesso altri 4 miliardi ma non ci sono tempi né altre indicazioni concrete su dove e come reperirli e come saranno utilizzati. Durante l’ incontro c on le parti sociali della scorsa settimana a cui aveva partecipato anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte di fronte ai costi enumerati da province, comuni, regioni insegnanti e presidi, il governo non è stato in grado di fornire risposte concrete. Ci sono stati momenti in cui il presidente Conte ricordava alle province che avevano già abbastanza risorse e che comunque sarebbe bastato ritinteggiare alcune aule e ci sono stati soprattutto momenti molto tesi durante la discussione. Da quel momento l’ ipotesi più concreta che si sta facendo strada nelle stanze dei protagonisti della ripresa delle scuole a settembre si chiama distanziamento: basterebbe ridurre la distanza di sicurezza richiesta all’ interno delle aule per risolvere in pochi istanti il rebus finora irrisolvibile dei costi del rientro in aula a settembre di tutti gli alunni come il governo ha promesso. – © RIPRODUZIONE RISERVATA.
flavia amabile
gazzettadireggio.it, 09/06/2020 07:08
Il conto salato del rientro a scuola: servono almeno altri 3 miliardi
Un’ ipotesi per ridurre i costi è quella di diminuire il distanziamento tra gli alunni Il ministero ha stanziato 331 milioni per interventi legati alla sicurezza, ma tutte le previsioni dicono che non basteranno flavia amabile 08 Giugno 2020 ROMA. S ui costi del rientro a scuola a settembre ognuno ha le sue cifre. E tutte hanno un punto in comune: sono molto più alte di quelle promesse dal governo. Il ministero dell’ Istruzione ha stanziato 331 milioni per acquistare mascherine, materiale igienico-sanitario, termo scanner, pannelli in plexiglass, kit pronto soccorso, macchinari per pulizie e banchi modulari componibili, piattaforme e strumenti digitali di supporto al recupero delle difficoltà di apprendimento, biglietti per visite guidate virtuali. Sono 38 mila euro in media a istituto. Quanti ne sarebbero necessari, invece? Il dibattito è aperto ma i costi sono costi. Laura Scalfi membro del Comitato Promotore di Azione con delega alla scuola ha fatto un calcolo approssimativo, come racconta all’ Ansa. «Per garantire il piano soft serve, da settembre a dicembre 2020 per costi in sicurezza (mascherine, gel igienizzante, sanificazione, test sierologici per operatori della scuola, visiere per gli studenti o mascherine, sanificazione quotidiana dei locali) una cifra pari a 975 milioni di euro». Vuol dire tre volte di più rispetto a quanto ha finora stanziato dal governo. In uno scenario molto più drastico con necessità di garantire la sicurezza molto più elevate, si arriverebbe anche a 5 miliardi. Sembrano cifre astronomiche ma ci vuole poco a raggiungerle se si tiene presente che la scuola è un sistema complesso basato su grandi numeri: oltre 8 milioni di studenti e oltre 800mila insegnanti, più di 40mila sedi scolastiche e quasi 370mila classi. Portare la mascherina in aula per un anno intero costa 100 euro l’ anno a persona, vuol dire 800 milioni di euro l’ anno per gli studenti e altri 80 milioni per gli insegnanti. Secondo il Codacons si tratterebbe persino di una spesa superiore al miliardo e non è ancora chiaro se è a carico delle famiglie o dello Stato. E poi c’ è il personale Ata, oltre 200mila persone, sono altri 20 milioni di euro da prevedere. Per realizzare gli interventi di adattamento degli istituti per il ritorno in sicurezza si calcolano circa 20 mila euro per istituto, vuol dire 620 milioni in totale e per le strutture in plexiglass almeno altri 600 milioni di euro a meno che le scuole non riescano a ottenere prezzi più favorevoli, ma appare piuttosto difficile con i tempi stretti che si sono creati. Sarebbero poi necessari almeno altri tre miliardi per assumere il personale docente e Ata necessario per il ritorno in sicurezza. Secondo i calcoli effettuati dalla Cisl servirebbero circa 3,5 miliardi per sdoppiare le classi della scuola primaria e altri 2,5 per la secondaria. Si tratta di un’ ipotesi che è stata bocciata dal ministero ma sarà necessario comunque ricorrere a un 10-15% di personale in più secondo le ipotesi formulate dalla Commissione tecnica guidata da Patrizio Bianchi. E quindi si arriva ai tre miliardi come cifra minima necessaria per assicurare una ripartenza a settembre. La promessa La ministra ha promesso altri 4 miliardi ma non ci sono tempi né altre indicazioni concrete su dove e come reperirli e come saranno utilizzati. Durante l’ incontro c on le parti sociali della scorsa settimana a cui aveva partecipato anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte di fronte ai costi enumerati da province, comuni, regioni insegnanti e presidi, il governo non è stato in grado di fornire risposte concrete. Ci sono stati momenti in cui il presidente Conte ricordava alle province che avevano già abbastanza risorse e che comunque sarebbe bastato ritinteggiare alcune aule e ci sono stati soprattutto momenti molto tesi durante la discussione. Da quel momento l’ ipotesi più concreta che si sta facendo strada nelle stanze dei protagonisti della ripresa delle scuole a settembre si chiama distanziamento: basterebbe ridurre la distanza di sicurezza richiesta all’ interno delle aule per risolvere in pochi istanti il rebus finora irrisolvibile dei costi del rientro in aula a settembre di tutti gli alunni come il governo ha promesso. – © RIPRODUZIONE RISERVATA.
flavia amabile
Msn, 09/06/2020 07:01
Il conto salato del rientro a scuola: servono almeno altri 3 miliardi
ROMA. Sui costi del rientro a scuola a settembre ognuno ha le sue cifre. E tutte hanno un punto in comune: sono molto più alte di quelle promesse dal governo. Il ministero dell’ Istruzione ha stanziato 331 milioni per acquistare mascherine, materiale igienico-sanitario, termo scanner, pannelli in plexiglass, kit pronto soccorso, macchinari per pulizie e banchi modulari componibili, piattaforme e strumenti digitali di supporto al recupero delle difficoltà di apprendimento, biglietti per visite guidate virtuali. Sono 38 mila euro in media a istituto. Quanti ne sarebbero necessari, invece? Il dibattito è aperto ma i costi sono costi. Laura Scalfi membro del Comitato Promotore di Azione con delega alla scuola ha fatto un calcolo approssimativo, come racconta all’ Ansa. «Per garantire il piano soft serve, da settembre a dicembre 2020 per costi in sicurezza (mascherine, gel igienizzante, sanificazione, test sierologici per operatori della scuola, visiere per gli studenti o mascherine, sanificazione quotidiana dei locali) una cifra pari a 975 milioni di euro». Vuol dire tre volte di più rispetto a quanto ha finora stanziato dal governo. In uno scenario molto più drastico con necessità di garantire la sicurezza molto più elevate, si arriverebbe anche a 5 miliardi. Sembrano cifre astronomiche ma ci vuole poco a raggiungerle se si tiene presente che la scuola è un sistema complesso basato su grandi numeri: oltre 8 milioni di studenti e oltre 800mila insegnanti, più di 40mila sedi scolastiche e quasi 370mila classi. Portare la mascherina in aula per un anno intero costa 100 euro l’ anno a persona, vuol dire 800 milioni di euro l’ anno per gli studenti e altri 80 milioni per gli insegnanti. Secondo il Codacons si tratterebbe persino di una spesa superiore al miliardo e non è ancora chiaro se è a carico delle famiglie o dello Stato. E poi c’ è il personale Ata, oltre 200mila persone, sono altri 20 milioni di euro da prevedere. Per realizzare gli interventi di adattamento degli istituti per il ritorno in sicurezza si calcolano circa 20 mila euro per istituto, vuol dire 620 milioni in totale e per le strutture in plexiglass almeno altri 600 milioni di euro a meno che le scuole non riescano a ottenere prezzi più favorevoli, ma appare piuttosto difficile con i tempi stretti che si sono creati. Sarebbero poi necessari almeno altri tre miliardi per assumere il personale docente e Ata necessario per il ritorno in sicurezza. Secondo i calcoli effettuati dalla Cisl servirebbero circa 3,5 miliardi per sdoppiare le classi della scuola primaria e altri 2,5 per la secondaria. Si tratta di un’ ipotesi che è stata bocciata dal ministero ma sarà necessario comunque ricorrere a un 10-15% di personale in più secondo le ipotesi formulate dalla Commissione tecnica guidata da Patrizio Bianchi. E quindi si arriva ai tre miliardi come cifra minima necessaria per assicurare una ripartenza a settembre. La promessa La ministra ha promesso altri 4 miliardi ma non ci sono tempi né altre indicazioni concrete su dove e come reperirli e come saranno utilizzati. Durante l’ incontro con le parti sociali della scorsa settimana a cui aveva partecipato anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte di fronte ai costi enumerati da province, comuni, regioni insegnanti e presidi, il governo non è stato in grado di fornire risposte concrete. Ci sono stati momenti in cui il presidente Conte ricordava alle province che avevano già abbastanza risorse e che comunque sarebbe bastato ritinteggiare alcune aule e ci sono stati soprattutto momenti molto tesi durante la discussione. Da quel momento l’ ipotesi più concreta che si sta facendo strada nelle stanze dei protagonisti della ripresa delle scuole a settembre si chiama distanziamento: basterebbe ridurre la distanza di sicurezza richiesta all’ interno delle aule per risolvere in pochi istanti il rebus finora irrisolvibile dei costi del rientro in aula a settembre di tutti gli alunni come il governo ha promesso. – © RIPRODUZIONE RISERVATA.
flavia amabile
La Voce di Rovigo, 09/06/2020 06:46
codacons e l’ eurodeputato berlato lanciano l’ allarme: “una truffa per i consumatori”
Balzello camuffato da solidarietà
una tassa covid nascosta fra le voci delle bollette. cortelazzo (fi): “non passerà mai”
Ed ora spunta anche il sospetto di una tassa Covid. Un balzello che potrebbe calare sulla testa dei cittadini italiani, anzi di quelli che hanno sempre pagato le varie bollette. A lanciare l’ allarme è il Coda cons, allarme poi ripreso dall’ europarlamentare veneto di Fdi Sergio Berlato, che attacca: “Adesso che il decreto Rilancio sta per essere convertito in legge, a far discutere è un emendamento firmato dai deputati del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle. Come riporta il sito ‘QuiFinanza’, l’ emendamento nasconderebbe una sorta di tassa occulta nelle bollette, celata sotto forma di contributo per l’ emergenza Covid”. Disinnesca la bomba il deputato di Forza Italia Piergiorgio Cortelazzo: “Una proposta più folcloristica che altro siamo in una fase in cui dobbiamo dare una mano per il pagamento delle bollette per quei mesi che sono stati fatali e su queste applicherebbero un balzello? Non penso proprio che sia costituzionale. In bolletta paghi il consumo. Già inserire il pagamento dell’ abbonamento Rai nella bolletta dell’ energia è stato un provvedimento mal visto. Non passerà mai”. L’ eventuale voto contro dell’ azzurro commissario provinciale di Fi dunque sarebbe assicurato: “E’ una pro posta che non regge il tessuto sociale ed economico. Spero sia una boutade, ovviamente non sono queste le fibrillazioni di cui il Paese ha bisogno. Tutti segnali di incertezza e di preoccupazione che non fanno bene all’ Italia. Gli ottimi uffici parlamentari casseranno la proposta”. In base a questo timore “l’ obiettivo della proposta sarebbe di reperire risorse da destinare agli utenti in maggio re difficoltà economica. Di fatto lo Stato, invece di dare un contributo a chi è in difficoltà, propone di tassare ulteriormente i consumatori che, tra cassa integrazione che non arriva e chiusura delle attività, non dispongono delle risorse per poter sostenere un aumento degli oneri di sistema di luce e gas. A denunciare il tutto sono il Codacons e l’ Unione nazionale consumatori”. Sergio Berlato, l’ eurodeputato rilancia l’ allarme per il timore di una tassa Covid nelle bollette In pratica l’ emendamento punta a istituire unadetrazione da applicare sull’ imposta sui redditi delle persone fisiche (Irpef), per aiutare chi ha ‘avuto problemi di reddito ed è in difficoltà con il pagamento delle bollette di luce e gas’ per via della pandemia. Quindi, in un secondo momento,solo nel 2021, e nel caso in cui i cittadini più svantaggiatidovessero farne richiesta, potranno ottenere uno sconto. E se dovessero esserci maggiori oneri rimanenti, se tutto il gettito non fosse utilizzato, questo non verrebbe ridistribuito tra i più bisognosi, ma rimarrebbe nelle casse pubbliche.Il sostegno a chi è in crisi per il Covid arriverebbe, insomma, dalle tasche dei consumatori che hanno sempre pagato le bollette, e non, come dovrebbe, dallo Stato. Una sorta di tassa differita. Berlato rimarca che “entrambe le associazioni sono indignate dalla netta inversione di rotta rispetto a quanto sembrava dovesse essere ad inizio emergenza. Durante le prime fasi di pandemia, infatti, si era diffusa l’ ipotesi di sospendere tutte le bollette di luce e gas. La realtà invece dimostra che gli italiani si ritroverebbero a dover pagare bollette più salate senza averne la contezza: in sostanza le bollette rimarrebbero invariate poiché il ribasso del costo dell’ energia sarebbe del tutto annullato dai maggiori oneri di sistema, realizzando così una ‘truffa’ a danno dei consumatori”. Berlato tuona: “È inaccettabile che i cittadini, già duramente provati dalle conseguenze dell’ epidemia, debbano subire altri gravosi disagi economici perché il governo non è in grado di organizzarsi in modo tale da far fronte alle necessità degli italiani che stanno ancora aspettando di veder onorate tutte quelle promesse che fino ad ora risultano essere solo parole al vento”. Secondo il Codacons, se la proposta passasse, sarebbe una “vera e propria truffa alla collettività, che scarica sui consumatori il compito spettante alla Stato di sostenere i nuclei più bisognosi”.
La Repubblica (ed. Bari), 09/06/2020 06:16
l’ intervista qui a polignano non avremo certo i numeri dell’ anno scorso, ma bisogna essere ottimisti e sperare di allungare questa stagione nel nostro albergo i tempi di permanenza si sono ridotti notevolmente siamo comunque fiduciosi perché la ripresa ci sarà
Laruccia “Arrivano i primi turisti italiani, non si può mollare”
di Gennaro Totorizzo « Siamo fiduciosi nella ripresa » . Gabriella Laruccia, direttrice dell’ hotel Covo dei Saraceni di Polignano a Mare, guarda con ottimismo alla stagione turistica estiva. Non ci saranno i numeri delle scorse annate, ma iniziano ad arrivare i primi turisti italiani e le coppie raggiungono la struttura a quattro stelle, affacciata sul mare, per trascorrere il weekend. Come sta andando l’ inizio della stagione estiva? «Cerchiamo di essere positivi. Nel fine settimana si vede qualcosa in più, soprattutto per il mercato italiano, mentre nel resto dei giorni c’ è più calma. La permanenza media si è ridotta: mentre prima era di due notti, ora è di 1,5-1,8. Insomma, i clienti rimangono una notte e poi vanno via. Ci sono soprattutto coppie e giovani. Noi abbiamo una location particolare, quindi offriamo cene romantiche a lume di candela riservate alle coppie, con un menù dedicato, che si possono completare con l’ accompagnamento di un violinista, per esempio. Assieme a questo servizio vengono richieste anche le suite e la stanza panoramica, perché hanno le terrazze che consentono anche di avere più privacy e la cena in camera. Fra le altre richieste ci sono anche quelle dei pacchetti nei quali uniamo pernottamento, spa e cena. Ma nella nostra struttura vengono anche persone che coniugano il lavoro con la vacanza. Non ci sono ancora tantissimi turisti, ma dalle telefonate e dalle richieste si capisce che ci sono. Vogliono tornare a viaggiare». Da dove arriva chi alloggia nel vostro hotel? «Soprattutto dal Veneto e dalla Toscana, sono tutti italiani al momento. Per adesso zero stranieri, ma bisognerà vedere più in là con qualche last minute». L’ apertura delle frontiere regionali ha dato comunque una spinta importante. «Sì, sicuramente, Con l’ apertura delle frontiere speriamo che i turisti vengano in vacanza in Puglia». E d’ altronde, secondo il Codacons la Puglia sarà la meta più gettonata fra tutte le regioni per le vacanze in Italia. «La Puglia è una delle mete più ambite. E siamo fortunati perché abbiamo pochi contagi e quindi la gente sarà più propensa a venire a visitare le nostre bellezze. Per esempio, nei dintorni del nostro hotel c’ è tanto da vedere. Partendo da Polignano a Mare, dove proponiamo gite in barca nelle grotte marine, che quest’ anno saranno organizzate rispettando le norme di sicurezza e le distanze. È la cosa più caratteristica. Vicino alla struttura ci sono inoltre tante calette per andare al mare. E spostandosi di un chilometro abbiamo anche la convenzione con una spiaggia. A luglio, poi, ci sarà il ritorno del festival “Il libro possibile”, una manifestazione culturale fra le più importanti. E se non si vuole rimanere a Polignano, ci si può spostare a Monopoli per andare sulla sabbia oppure raggiungere Castel del Monte, le grotte di Castellana, i trulli di Alberobello, che sono le mete più richieste dai nostri clienti». Recepiscono positivamente le misure di sicurezza? «Certo. I clienti sono anche contenti di come ci siamo organizzati all’ interno adottando tutte le misure. Sono responsabili, tranne qualcuno che viene al ristorante senza mascherina. Ma gliela forniamo noi. È tutto tranquillo. Ci sono i clienti che si sentono un po’ più sicuri e coraggiosi e passano più tempo alla reception per chiacchierare e qualcun altro che è invece più restio, sosta poco e va via dalla reception». Quali sono le previsioni per i prossimi mesi? «La stagione sarà breve: si lavorerà a luglio, agosto e settembre, sperando che anche a ottobre ci sia bel tempo, perché incide, così possiamo puntare sul mercato straniero anche in quel mese. Il mercato italiano è importante, ma quello straniero ha una capacità di spesa diversa. Chi viene dall’ estero, per esempio, preferisce avere camere di tipologia diversa, come la panoramica e la suite. Noi siamo pronti naturalmente ad accogliere i turisti e vediamo tutto positivamente, anche se le proiezioni dicono che per una ripresa più completa bisognerà aspettare il 2021. Dobbiamo essere fiduciosi e sperare anche nell’ aiuto da parte dello Stato». © RIPRODUZIONE RISERVATA f g f g k La manager Gabriella Laruccia è la direttrice del Covo dei Saraceni, l’ hotel di famiglia a Polignano a Mare j La perla sull’ Adriatico Polignano a Mare è una delle mete preferite dai turisti di tutto il mondo che scelgono la Puglia per le loro vacanze.
Il Secolo XIX (ed. Savona), 09/06/2020 05:03
Crisi Dentix, cure interrotte I pazienti chiedono i rimborsi
le associazioni dei consumatori si mobilitano per bloccare i finanziamenti dopo l’ emergenza covid i locali nell’ ex riviera suisse non hanno più riaperto
Luisa Barberis Alberto Parodi / SAVONA Per rifarsi i denti c’ Ë chi si Ë indebitato, sottoscrivendo un finanziamento fino a diecimila euro, ma la Dentix di Savona rischia di chiudere. Le serrande della clinica dentale di via Paleocapa sono abbassate da mesi, ma ora che le indiscrezioni rispetto a difficoltà economiche del colosso spagnolo che avrebbe presentato una richiesta autonoma di prefallimento si rincorrono in tutta Italia, l’ allarme rimbalza anche in provincia di Savo na. Nel capoluogo la catena del colosso spagnolo si era insediata due anni fa circa al piano terra dell’ ex hotel Riviera Suisse. Lo studio Dentix aveva chiuso nello scorso marzo, ufficialmente per il lockdown imposto dal coronavirus. Avrebbe però dovuto riaprire a giugno per smaltire gli appuntamenti arretrati. Da allora tuttavia i pazienti non sono mai stati richiamati per la riprogrammazione delle prestazioni già pagate. Molti si sono attaccati al telefono per avere spiegazioni, ma nessuno risponde al numero verde del gruppo o a IL RISCHIO CRAC Il personale amministrativo che lavora a Savona raggiunto ieri al telefono si limita a dire ‘di essere in cassintegrazione e ad oggi non ci risulta alcun fallimento. Siamo chiusi in conseguenza del covid e aspettiamo comunicazioni. Ci Ë stato detto che in Spagna le cliniche stanno per riaprireª. La situazione di tensione e apprensione Ë palpabile anche tra i dipendenti. quello dello studio savonese a cui si Ë rivolto anche Il Secolo XIX, senza risultati. C’ Ë chi si Ë rivolto l’ associazione dei consumatori Coda cons. ‘Il problema Ë emerso pochi giorni fa o spiega il responsabile della Codacons di Savona e Imperia Marco Perlo oattraverso i nostri legali, stiamo cercando di capire qual Ë la situazione savonese. Abbiamo già fissato un appuntamento con i pazienti che si sono rivolti a noi in modo da capire cosa sta accadendo e valutare un’ azione collettiva, visto che in Italia la class action intesa all’ americana non Ë possibile. Purtroppo sono coinvolte moltissime persone, soprattutto anziani che hanno acceso finanziamenti sui loro risparmi o sulla pensione per rifarsi i denti e ora si trovano coinvolti in una questione su cui fa fatta assoluta chiarezza. Ci sono persone che si sono esposte anche per 9/10 mila euro». In attesa di chiarimenti si dice anche lo stesso direttore sanitario di Dentix Savona, Daniele Chiesa, che spiega: ‘Non abbiamo dichiarazioni ufficiali nemmeno noi medici. Perora lo studio Ë chiuso, siamo in attesa di capire la situazione». Intanto ad essersi già mossa Ë l’ Adiconsum tramite l’ avvocato Michela Sacco che insieme al collega Federico Ascheri segue lo sportello di Savona. Già annunciata una lettera a Dentix: ‘Il nostro obiettivo Ë bloccare i finanziamenti già stipulati, bloccare le rate alla luce di prestazioni già concordate, ma che non sono più state fatte. L’ intenzione Ë quella di far sospendere i finanziamenti e limitare i danni per i clienti che a decine già questa mattina (ieri per chi legge) si sono rivolti a noi per capire come smettere di pagare senza avere ripercussioni. Ci sono clienti che hanno versato migliaia di euro». Il legale Adiconsum spiega come la class action intesa come ricorso collettivo: ‘Non sia possibile».
Giornale di Monza, 09/06/2020 05:01
i gestori possono fornire un risarcimento in denaro oppure un voucher delo stesso valore del periodo non sfruttato
Strutture e rimborsi, ecco cosa prevede la legge
MONZA (dms) Dopo l’ isolamento domiciliare e la grande creatività degli sportivi, che sono riusciti a organizzare attività anche tra le quattro mura domestiche, dal primo giugno si può tornare a frequentare le palestre. Ma con la riapertura dei centri, i gestori devono fare i conti anche con i moduli e le richieste di rimborso degli abbonamenti non utilizzati. Secondo la stima calcolata dal Codacons, a livello nazionale, saranno quasi di 1,9 miliardi di euro gli indennizzi agli sportivi. In materia è il Decreto Rilancio a fornire tutte le indicazioni in merito ai rimborsi e alle modalità previste. «I soggetti acquirenti possono presentare, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, istanza di rimborso del corrispettivo già versato per tali periodi di sospen sione dell’ attività sportiva, allegando il relativo titolo di acquisto o la prova del versamento effettuato – si legge al Comma 4 dell’ articolo 216 del Decreto Rilancio – Il gestore dell’ impianto sportivo, entro trenta giorni dalla presentazione dell’ istanza di cui al periodo precedente, in alternativa al rimborso del corrispettivo, può rilasciare un voucher di pari valore incondizionatamente utilizzabile presso la stessa strut tura entro un anno dalla cessazione delle predette misure di sospensione dell’ attività sportiva». Viene dunque data la possibilità ai gestori delle palestre di fornire al cliente o un rimborso in denaro oppure un voucher che abbia lo stesso valore del periodo per cui non si è usufruito dell’ abbonamento in essere, da usare presso la stessa palestra o nella stessa struttura sportiva entro il 25 maggio 2021. Le attività sportive nei centri specializzati, si ricorderà, erano state sospese attraverso i Decreti del Presidente del Consiglio dei ministri attuativi dei decreti legge 23 febbraio numero sei e 25 marzo numero 19. Le associazioni a tutela dei consumatori come Adiconsum consigliano di «valutare le offerte proposte dai centri sportivi come la proroga dell’ abbonamento e di accoglierle o meno a seconda delle proprie esigenze», e di «leggere attentamente il contratto di abbonamento stipulato alla ricerca di clausole relative a mancata fruizione delle prestazioni».
La Sicilia, 09/06/2020 04:31
codacons. servizio attivo per chi non intende accettare tali rimborsi da palestre, per eventi musicali e viaggi
«No ai voucher come unica forma di indennizzo post Covid-19»
Il Codacons lancia nell’ isola la sua offensiva contro i voucher, strumento introdotto dal Governo come unica forma di rimborso per gli utenti che, a causa dell’ emergenza coronavirus, si sono visti annullare concerti, spettacoli, viaggi e vacanze, o che non hanno potuto usufruire di servizi già acquistati come palestre e piscine.«Numerosi consumatori siciliani ci hanno scritto negli ultimi giorni denunciando come agenzie di viaggio, palestre, compagnie aeree, ecc. offrano loro un voucher da utilizzare entro un anno come indennizzo per la cancellazione di partenze o per abbonamenti non usufruiti durante il lockdown – spiega il Codacons – Questo perché il Governo, attraverso il Decreto Cura Italia e il Decreto Rilancio, ha previsto l’ emissione del voucher come forma di rimborso nel settore del turismo, degli spettacoli e dello sport. Una pratica contestata dal Codacons ed entrata nel mirino della Commissione Europea, che ha sottolineato come il voucher come unica possibilità di indennizzo leda i diritti dei consumatori».«Chi ha acquistato un biglietto per un evento che non sarà replicato o chi, per paura del coronavirus deciderà di non partire più o di non frequentare palestre e piscine, ha diritto alla restituzione di quanto pagato, al pari di chi magari cambierà residenza e non potrà più usufruire dei servizi acquistati, o di chi semplicemente necessita di liquidità – spiega il segretario nazionale Francesco Tanasi – Il Governo, attraverso bonus, sgravi fiscali e altre misure ha già pensato a sostenere le piccole imprese danneggiate dal coronavirus, che non possono certo essere finanziate a spese dei cittadini».Per tale motivo il Codacons mette da oggi a disposizione sul proprio sito (https://codacons.it/coronavirus-diritti/ ) i moduli attraverso i quali gli utenti che non intendono accettare i voucher possono chiedere la restituzione di quanto pagato a compagnie aeree, agenzie di viaggio, tour operator, palestre, piscine, organizzatori di concerti e spettacoli, asili nido, ecc., e un servizio telefonico di consulenza e assistenza nelle richieste da inoltrare alle società, che risulta attivo dal lunedì al venerdì, dalle 14 alle 17, al numero 89349966.
La Nuova Ferrara, 09/06/2020 04:05
stadi chiusi
Codacons: restituite i soldi ai tifosi
Anche in Emilia Romagna il mondo del calcio versa in una situazione di grande incertezza, tra dubbi sulla ripartenza e sulle modalità di svolgimento delle partite durante i prossimi campionati. Nel mezzo i tifosi, i quali hanno pagato biglietti e abbonamenti allo stadio per incontri annullati o partite cui non potranno assistere.Proprio in favore degli appassionati di calcio emiliani, il Codacons lancia oggi in regione una campagna finalizzata a chiedere alle società sportive la restituzione di quanto pagato per biglietti e abbonamenti non usufruiti.«È evidente che gli utenti che hanno speso soldi per partite alle quali non potranno assistere devono ottenere la restituzione dei soldi versati – spiega il Codacons – Alcuni club si stanno muovendo in tal senso, chi riconoscendo voucher, chi sconti sul prossimo campionato, ma la situazione è troppo incerta e molti tifosi stanno chiedendo a gran voce il rimborso in denaro». –© RIPRODUZIONE RISERVATA.
La Gazzetta del Mezzogiorno, 09/06/2020 04:03
prime segnalazioni alla polizia
Voglia di vacanze però attenzione la truffa è on line
Truffa casa vacanze in affitto e arrivato le prime denunce. Villino arredato, a cinque minuti dal mare, 2 camere da letto, confortevole, ben servito, di recente ristrutturazione, prezzo sconto post-coronavirus. Chalet tra mare e campagna immersa nel verde, 20 minuti in auto dalla spiaggia, barbecue vista panoramica su uliveto, wifi gratuito, parcheggio auto privato, prezzo di affitto molto vantaggioso. Il proprietario che si mostra impaziente di concludere l’ affare proponendo forme di pagamento «non tracciabili» e si trova nell’ impossibilità di incontrarvi per gravi ragioni familiari o improcastinabili programmi di lavoro. È il preludio di quello che potrebbe rivelarsi un raggiro, una truffa. La Fase 3 ha aperto la strada verso le vacanze che quest’ anno, causa minaccia pandemia, per molti saranno a chilometro zero o quasi. È tempo d’ esta te, in rete e sui social è tutto un fiorire di annunci privati, di offerte imperdibili, di inserzioni pubblicate spesso fuori dai portali di annunci gratuiti o dalle pagine di agenzie qualificate. Alcune di queste pubblicità sono autentiche trappole on-line tra case inesistenti e foto taroccate. Le prime segnalazioni di truffe relative all’ affitto di immobili per le vacanze sono giunte nelle stanze virtuali del Commissariato di Pubblica sicurezza on-line, lo sportello per la sicurezza degli utenti del . La Polizia postale e delle comunicazioni è già al lavoro cercando riscontri alla denuncia sugli annunci taroccati. Il Compartimento Polpost di Bari, tra i più efficienti, è chiamato a svolgere su questo fronte investigativo un ruolo strategico. La Sars-Cov-2 sta già cambiando le abitudini di coloro che potranno permettersi una vacanza: durata media inferiore, spostamenti contenuti, tagli alle spese. Una prima indagine del Codacons sulle vacanze estive ai tempi del Covid ha stabilito che l’ 80% degli italiani rimarrà entro i confini nazionali. La Puglia, con il Salento e la terra di Bari, sarà una delle destinazioni più gettonate, scelta dal 28% di coloro che si concederanno un po’ di relax lontano da casa. Le prenotazioni ed i pagamenti on line sono sempre più frequenti. Una massa di denaro che fa gola anche ai truffatori, pronti a vendere pacchetti vacanze mai organizzate, case mai esistite o camere di albergo all’ insaputa degli stessi hotel. La minaccia è reale e l’ allarme non arriva unicamente dalla Polizia Postale ma anche da una analisi del mercato elaborata dall’ Unione europea delle cooperative (Uecoop) su dati Istat secondo la quale truffe e frodi on line sono praticamente raddoppiate negli ultimi dieci anni. La parola d’ ordine è «diffidare». Ecco cosa consiglia la Polizia: è importante leggere con attenzione le norme contrattuali richiedendo tutte le informazioni necessarie. Raccogliere informazioni su colui che propone l’ immobile. Chiedere al locatore quanti più dati possibili così da avere una ragionevole certezza dell’ identità della persona e della reale esistenza dell’ immobile in questione. Non inviare denaro preventivamente. Scegliere metodi di pagamento «sicuri» evitanto di versare il denaro su carte pre -pagate e concludere, preferibilmente, i contratti personalmente. Diffidare di offerte «particolarmente vantaggiose» e provenienti dall’ estero. Inserire su un motore di ricerca i dati di cui si è in possesso per verificare se l’ annuncio sia stato già oggetto di segnalazione. Trasferire l’ immagine dell’ immobile proposto nell’ annuncio su «Google immagini» per controllare se la foto è originale o è stata rubata dal . Attraverso Google Map verificare se, all’ indirizzo presente sull’ annuncio, corrisponda effettivamente l’ immobile in affitto. Non accettare mai di proseguire la trattativa al di fuori della piattaforma dove è presente l’ annuncio, utilizzando sistemi di messaggistica diversi da quelli previsti dalla piattaforma. L’ abilità dei truffatori è cresciuta insieme alla tecnologia. Non è raro che limitino i contatti ad unico numero di cellulare al quale risponde sempre qualcuno, almeno fino a quando non versate i soldi dell’ acconto o del saldo. Non vi fidate degli indirizzi con numeri civici che non si vedono sulle mappe on-line o sono coperti da alberi o cartelli stradali. Non è raro che comunichino coordinate bancarie intestate a prestanome, gente senza reddito e capacità risarcitoria. Osservate con attenzione le fotografie postate. Piccoli ritocchi possono trasformare tuguri in regge, oppure far credere che la spiaggia è proprio lì a due passi mentre in realtà si trova a chilometri di distanza.
Il Resto del Carlino (ed. Modena), 09/06/2020 04:02
cooperativa sociale
La decisione di Domus: mille euro per un mese
questa la richiesta per un turno pieno con merenda e pasto spunta l’ opzione ‘low cost’
Mille euro al mese (ovvero 250 a settimana) per il turno pieno con merenda e pasto compresi. Ottocentoquaranta (210 a settimana) per un mese con turno mattutino e pasto. Seicentottanta euro per il turno pomeridiano con merenda. Cinquecentoventi a fronte di un turno mattutino ridotto senza pasto. Questo il tariffario che la cooperativa sociale ‘Domus’ ha recapitato alle famiglie potenzialmente interessate ad iscrivere i propri figli ai centri estivi delle quattro rispettive scuole d’ infanzia: Sant’ Antonio di Modena, Giovanardi di Cittanova, Canossa di Saliceta e Don Franchini di Magreta. Cifre che bene o male erano già circolate nei giorni scorsi e a fronte delle quali il Codacons si è detto pronto a presentare un ricorso all’ Authority: «Oggi chi può tenta di recuperare gli incassi persi durante l’ emergenza coronavirus aumentando i prezzi», le parole del presidente del Codacons di Modena Fabio Galli, che hanno trovato conferma nelle tante lamentele avanzate dalle famiglie stesse (sui social si possono facilmente trovare testimonianze). Prezzi decisamente più alti rispetto al passato, quelli decisi dalla cooperativa sociale, che se trovano in parte giustificazione proprio nelle esigenze di sicurezza da dover garantire causa emergenza sanitaria, non hanno però molti eguali nella nostra provincia. La stessa Domus ha inserito nelle possibilità di scelta il progetto ‘Centro estivo mattutino senza pasti’. Si tratta di un servizio con fascia oraria 8.30-12-30 senza pasto per cinque giorni a settimana. «In questo periodo di sospensione dei servizi educativi 0/6 a causa dell’ emergenza sanitaria, i bambini – ha scritto la cooperativa sempre ai genitori – sono stati particolarmente colpiti dal punto di vista sociale. Alla luce di questo, è emerso il bisogno da parte di alcuni genitori di offrire ai bambini uno spazio di interazione e di socializzazione con i loro pari anche per una frequenza ridotta. I servizio che proponiamo – aggiunge Domus – è rivolto alla fascia 3/6 anni (6 compresi), cioè bambini in età da scuola d’ infanzia. Il rapporto numerico è di un educatore ogni cinque bambini per gruppi di età 3-5 anni e di un educatore a sette bambini per gruppi di bambini dai 6 agli 11 anni. Oltre all’ educatore, per una maggiore garanzia di cura nel momento del bagno sarà previsto il sostegno di un’ ausiliaria che sarà incaricata anche della sanificazione a fine turno dei giochi (ad uso esclusivo del gruppo, dei servizi igienici e delle superfici utilizzate». Per quel che riguarda le tariffe più alte, Domus mete in evidenza che «a causa delle notevoli restrizioni sui rapporti numerici e sulle procedure di somministrazione pasti i costi del centro estivo saranno maggiorati rispetto all’ anno precedente. Vi ricordiamo però – continua la cooperativa – che Domus Assistenza partecipa al Bando Conciliazione che consente alle famiglie con Isee fino a 28mila euro di accedere al contributo comunale di 85 euro settimanali. Inoltre sarà possibile utilizzare il contributo Babysitting per frequentare il centro estivo».
Corriere dell’Umbria, 09/06/2020 03:41
Codacons Umbria: “I tifosi hanno diritto al rimborso” Pronto il modulo per la restituzione di quanto pagato
PERUGIA Mentre il calcio si sta dando le regole per ripartire, il Codacons lancia oggi in Umbria una campagna finalizzata a favore dei tifosi per chiedere alle società sportive la restituzione di quanto pagato per biglietti e abbonamenti non usufruiti. “E’ evidente che gli utenti che hanno speso soldi per partite alle quali non potranno assi stere devono ottenere la restituzione dei soldi versati – spiega il Codacons – Alcuni club si stanno muovendo in tal senso, chi riconoscendo voucher, chi sconti sul prossimo campionato, ma la situazione è troppo incerta e molti tifosi stanno chiedendo a gran voce il rimborso in denaro”. Sul sito codacons c’ è il modulo per chiedere il rimborso ed è stato attivo un numero di telefono ad hoc (89349966) .
Il Resto del Carlino (ed. Rovigo), 09/06/2020 02:47
Ancora una tassa da pagare
la denuncia di codacons e unione nazionale consumatori
Adesso che il decreto Rilancio sta per essere convertito in legge, a far discutere è un emendamento che sembrerebbe essere stato firmato dai deputati del Partito democratico e del Movimento 5 Stelle. Come riporta il sito “QuiFinanza”, l’ emendamento nasconderebbe una tassa occulta nelle bollette, celata sotto forma di contributo per l’ emergenza Covid. L’ allarme lanciato da Sergio Berlato, consigliere regionale di Fdi che punta il dito sulla “tassa Covid. L’ obiettivo della proposta sarebbe quello di reperire risorse da destinare agli utenti in maggiore difficoltà economica. Di fatto lo Stato, invece di dare un contributo a chi è in difficoltà, propone di tassare i consumatori che, tra cassa integrazione che non arriva e chiusura delle attività, non dispongono delle risorse per poter sostenere un aumento degli oneri di sistema di luce e gas. A denunciare il tutto sono il Codacons e l’ Unione Nazionale Consumatori. Entrambe le associazioni sono indignate dalla netta inversione di rotta rispetto a quanto sembrava dovesse essere ad inizio emergenza. Durante le prime fasi di pandemia, infatti, si era diffusa l’ ipotesi di sospendere tutte le bollette di luce e gas. La realtà invece dimostra che gli Italiani si ritroverebbero a dover pagare bollette più salate senza averne la contezza. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
Il Mattino (ed. Benevento), 09/06/2020 02:36
Il Codacons: «Gli abbonati hanno diritto ai rimborsi»
I TIFOSI Il Codacons è intervenuto con una nota sulla questione degli abbonamenti non usufruiti, sulla quale non c’ è una linea suggerita dai vertici federali o un percorso condiviso con le rispettive Leghe: ciascun club si sta pertanto autodeterminando. Nel caso del Benevento, non appena ci fu notizia dello stop ai campionati, molti tifosi sui social si dissero pronti a rinunciare al rimborso per non vessare ulteriormente la società, già danneggiata dalle partite a porte chiuse. Al riguardo si espresse il 7 marzo scorso anche la Curva Sud che, dopo aver chiarito di non volere alcun rimborso, spiegò pure che se la società fosse stata obbligata per legge a fornirlo, la loro proposta era di versare tutto in beneficenza. «Anche in Campania – scrive il Codacons – il calcio versa in una situazione di incertezza. Nel mezzo i tifosi, che hanno pagato biglietti e abbonamenti allo stadio per incontri annullati o partite cui non potranno assistere. Proprio in favore degli appassionati di calcio della Campania, il Codacons lancia una campagna finalizzata a chiedere alle società sportive la restituzione di quanto pagato per biglietti e abbonamenti non usufruiti. È evidente che gli utenti che hanno speso soldi per partite alle quali non potranno assistere devono ottenere la restituzione dei soldi versati». Evidenziano che alcuni club si stanno muovendo riconoscendo voucher o sconti sul prossimo campionato, ma «molti tifosi stanno chiedendo a gran voce il rimborso in denaro. Abbiamo pubblicato alla pagina il modulo attraverso il quale i titolari di abbonamenti allo stadio possono chiedere la restituzione integrale dei soldi versati, considerato che a fronte di un pagamento da parte dei consumatori non sarà resa la controprestazione oggetto del contratto. Il Codacons offre inoltre informazioni e assistenza ai tifosi attraverso un team di legali, che risponde al numero 89349966, attivo dal lunedì al venerdì, dalle 14 alle 17». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
La Stampa (ed. Novara), 09/06/2020 02:29
MARCELLO GIORDANI BORGOMANERO Il dopo lockdown impone la rivoluzione del centro storico e della …
MARCELLO GIORDANI BORGOMANERO Il dopo lockdown impone la rivoluzione del centro storico e della viabilità e il Codacons diffida il Comune e intima di progettare una Ztl permanente, ma il sindaco rispedisce l’ ordine al mittente e anche i commercianti sono contrari a un centro off limits alle auto l’ intera settimana. La diffida è arrivata dopo che era stata lanciata dai consiglieri di minoranza Pier Giorgio Fornara e Manuel Cerutti la proposta di chiudere il centro per favorire il commercio con l’ ampliamento dei dehors: «Se si vuole rilanciare il commercio dopo la chiusura per la pandemia – avevano osservato – occorrono più spazi all’ esterno chiudendo i corsi ai veicoli». In Consiglio il sindaco Sergio Bossi aveva riposto che la Ztl perenne avrebbe penalizzato il commercio. Una replica che ha indotto il Codacons, con la propria rappresentante, Maria Boffini, a intervenire ufficialmente: «Dobbiamo osservare – dice – come in città il problema dell’ ambiente venga messo in secondo piano, rispetto ad altre esigenze economiche. Il Comune dovrebbe fare maggiori sforzi per cambiare il progetto di viabilità. La salute è un diritto fondamentale e la creazione di una Ztl perenne porterebbe a una maggiore possibilità di distanziamento sociale e maggiori spazi esterni alle attività commerciali». Il Codacons preannuncia che riterrà responsabile il Comune di eventuali danni alla salute per i cittadini. La replica del sindaco non si è fatta attendere: «Chiedo a quale titolo questa associazione può avanzare intimazioni al Comune di Borgomanero, ma soprattutto mi chiedo se questi signori abbiano la minima conoscenza della nostra realtà. Perché sennò saprebbero che già oggi le zone col maggior traffico e inquinamento sono quelle periferiche, da corso Sempione a via Matteotti, e se il centro fosse sempre chiuso, questo inquinamento aumenterebbe in quelle zone: forse che quelli sono cittadini di serie B? Inoltre chiudere tutta la settimana significherebbe la paralisi del commercio, proprio adesso che c’ è bisogno della ripresa. Noi abbiamo già dato subito le autorizzazioni per ampliare i dehors». Posizione condivisa anche da Confcommercio. «Oggi la circolazione in centro, con Ztl nel fine settimana – osserva Luigi Laterza, consigliere comunale e presidente di Confcommercio – è scorrevole e non crea inquinamento, una chiusura completa avrebbe solo riflessi negativi e nessun beneficio ambientale. Meglio una politica di incentivi al commercio a cominciare dai dehors». Dai commercianti arriva il no all’ isola pedonale più lunga: «Una volta ero d’ accordo – dice Riccardo Rinaldi, commerciante di abbigliamento in piazza Martiri – poi l’ esperimento di Ztl dal venerdì alla domenica sera è stato un disastro, la gente non veniva più. Ora sono contrario». Roberto Gattoni, commerciante di corso Cavour ricorda che «dopo mesi di chiusura ampliare la Ztl sarebbe la morte dei negozi». Paolo Ferrari, tabaccaio di corso Garibaldi, è drastico: «Avete visto quanti negozi hanno il cartello affittasi? Con la Ztl permanente le chiusure si moltiplicherebbero». Magda Martinoli, abbigliamento in corso Mazzini, rimarca che «Borgomanero non è Arona, che offre anche la passeggiata a lago: qui la gente viene per gli acquisti ed è abituata ad usare l’ auto, quella soluzione sarebbe negativa». Anche Luca Previtali, abbigliamento in corso Cavour, è sulla stessa lunghezza d’ onda: «La Ztl va bene il fine settimana, quando la gente ha tempo per passeggiare e fermarsi; negli altri giorni le persone approfittano delle pause di lavoro per gli acquisti, hanno necessità di arrivare vicino ai negozi. Manterrei la formula attuale». Chiara Provalente, barista in piazza Martiri ricorda che «con Ztl tutta la settimana c’ è il rischio di svuotare il centro». – © RIPRODUZIONE RISERVATA.
marcello giordani
La Stampa (ed. Novara), 09/06/2020 02:29
“Ztl tutto l’ anno per Borgomanero a tutela di ambiente e consumatori”
il codacons chiede spazio ai dehors, meno alle auto sindaco e commercianti: “solo nel fine settimana”
“Ztl tutto l’ anno per Borgomanero a tutela di ambiente e consumatori”
La Stampa, 09/06/2020 02:24
il ministero ha stanziato 331 milioni per interventi legati alla sicurezza, ma le previsioni dicono che non basteranno
Il conto salato del rientro a scuola Servono almeno altri tre miliardi
Flavia amabile Roma Sui costi del rientro a scuola a settembre ognuno ha le sue cifre. E tutte hanno un punto in comune: sono molto più alte di quelle promesse dal governo. Il ministero dell’ Istruzione ha stanziato 331 milioni per acquistare mascherine, materiale igienico-sanitario, termo scanner, pannelli in plexiglass, kit pronto soccorso, macchinari per pulizie e banchi modulari componibili, piattaforme e strumenti digitali di supporto al recupero delle difficoltà di apprendimento, biglietti per visite guidate virtuali. Sono 38 mila euro in media a istituto. Quanti ne sarebbero necessari, invece? Il dibattito è aperto ma i costi sono costi. Laura Scalfi membro del Comitato Promotore di Azione con delega alla scuola ha fatto un calcolo approssimativo, come racconta all’ Ansa. «Per garantire il piano soft serve, da settembre a dicembre 2020 per costi in sicurezza (mascherine, gel igienizzante, sanificazione, test sierologici per operatori della scuola, visiere per gli studenti o mascherine, sanificazione quotidiana dei locali) una cifra pari a 975 milioni di euro». Vuol dire tre volte di più rispetto a quanto ha finora stanziato dal governo. In uno scenario molto più drastico con necessità di garantire la sicurezza molto più elevate, si arriverebbe anche a 5 miliardi. Sembrano cifre astronomiche ma ci vuole poco a raggiungerle se si tiene presente che la scuola è un sistema complesso basato su grandi numeri: oltre 8 milioni di studenti e oltre 800mila insegnanti, più di 40mila sedi scolastiche e quasi 370mila classi. Portare la mascherina in aula per un anno intero costa 100 euro l’ anno a persona, vuol dire 800 milioni di euro l’ anno per gli studenti e altri 80 milioni per gli insegnanti. Secondoil Codacons si tratterebbe persini di una spesa superiore al miliardo e non è ancora chiaro se è a carico delle famiglie o dello Stato. E poi c’ è il personale Ata, oltre 200mila persone, sono altri 20 milioni di euro da prevedere. Per realizzare gli interventi di adattamento degli istituti per il ritorno in sicurezza si calcolano circa 20 mila euro per istituto, vuol dire 620 milioni in totale e per le strutture in plexiglass almeno altri 600 milioni di euro a meno che le scuole non riescano a ottenere prezzi più favorevoli, ma appare piuttosto difficile con i tempi stretti che si sono creati. Sarebbero poi necessari almeno altri tre miliardi per assumere il personale docente e Ata necessario per il ritorno in sicurezza. Secondo i calcoli effettuati dalla Cisl servirebbero circa 3,5 miliardi per sdoppiare le classi della scuola primaria e altri 2,5 per la secondaria. Si tratta di un’ ipotesi che è stata bocciata dal ministero ma sarà necessario comunque ricorrere a un 10-15% di personale in più secondo le ipotesi formulate dalla Commissione tecnica guidata da Patrizio Bianchi. E quindi si arriva ai tre miliardi come cifra minima necessaria per assicurare una ripartenza a settembre. La ministra ha promesso altri 4 miliardi ma non ci sono tempi né altre indicazioni concrete su dove e come reperirli e come saranno utilizzati. Durante l’ incontro con le parti sociali della scorsa settimana a cui aveva partecipato anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte di fronte ai costi enumerati da province, comuni, regioni insegnanti e presidi, il governo non è stato in grado di fornire risposte concrete. Ci sono stati momenti in cui il presidente Conte ricordava alle province che avevano già abbastanza risorse e che comunque sarebbe bastato ritinteggiare alcune aule e ci sono stati soprattutto momenti molto tesi durante la discussione. Da quel momento l’ ipotesi più concreta che si sta facendo strada nelle stanze dei protagonisti della ripresa delle scuole a settembre si chiama distanziamento: basterebbe ridurre la distanza di sicurezza richiesta all’ interno delle aule per risolvere in pochi istanti il rebus finora irrisolvibile dei costi del rientro in aula a settembre di tutti gli alunni come il governo ha promesso. – © RIPRODUZIONE RISERVATA DOSSIER Per la Commissione tecnica a settembre servirà un 10-15% di personale in più Mauro Scrobogna /LaPresse La ministra Azzolina ha promesso altri 4 miliardi ma per ora non ci sono garanzie Operazioni di sanificazione delle aule nell’ Istituto Centro Studi Pablo Neruda a Roma.
flavia amabile
quotidianodisicilia.it, 09/06/2020 00:59
Vacanze al mare col ‘rebus’ aumenti
Le stime delle associazioni dei consumatori non collimano: la forbice resta molto ampia. L’ Ircaf parla di incrementi di prezzo molto contenuti, per Codacons +20%; via di mezzo Unc: +10% PALERMO – L’ estate è ormai in arrivo, la fase 3 dell’ emergenza covid è ufficialmente iniziata, e quindi è il momento di ripensare al turismo e quale sia il modo opportuno per fare ripartire il settore. E il nodo fondamentale, oltre alla gestione delle condizioni sanitarie per evitare che aumentino i numeri del contagio, rimane il prezzo. Secondo una stima dell’ Ircaf (Istituto ricerche sul consumo ambiente e formazione) solo il 20% degli stabilimenti aumenterà i prezzi rispetto all’ estate 2019 . L’ indagine dell’ Ircaf ha fissato a 20,93 euro la spesa di una giornata in spiaggia, quarta fila, con due sdraio e un ombrellone. L’ anno scorso il costo medio si fermava a 40 centesimi in meno, 20,5 euro. Tutto il problema prezzo è legato alla necessità di assicurare 12 metri quadri per postazione , per cui i posti si ridurranno drasticamente; dall’ altra parte c’ è anche l’ obbligo di non esagerare con le cifre per non rendere la vacanza impossibile per il portafogli di molti. Anche a coloro che potranno usufruire del bonus da 500 euro, per qualcuno sarebbe stata la panacea di tutti i mali, per altri era troppo basso, per l’ antitrust addirittura inapplicabile. Non tutti sono d’ accordo con quanto dichiarato dall’ Ircaf: secondo il Codacons le vacanze costeranno dal 18 al 20% in più . Rientreranno in questo aumento dei prezzi numerosi servizi: noleggio di sdraio, lettini, ombrelloni, parcheggi auto, cibi, bevande e tutti i servizi offerti dagli stabilimenti balneari. L’ aumento sarebbe legato alla necessità di coprire le perdite , legate alla diluizione della clientela, soprattutto se si pensa a quella proveniente dall’ estero, che dovrà sottostare a ingressi contingentati negli aerei e a una parziale apertura delle frontiere. Così, una vacanza di 10 giorni arriverebbe a costare complessivamente per l’ appunto tra il 18 e il 20% in più rispetto allo scorso anno. Una percentuale che, tra l’ altro, tiene conto del bonus vacanze , il contributo statale da 500 euro per le famiglie composte da 3 o più soggetti, 300 per le famiglie di due persone e 150 per le famiglie mononucleo. Dal Codacons spiegano, poi, che l’ aumento riguarderà anche ristoranti e trasporti, non solo gli stabilimenti balneari : ‘A parte il fatto che dal bonus è escluso chi prenota attraverso le piattaforme online, e si tratta della maggior parte dei clienti, il bonus è più che compensato dai rincari dell’ 8% che stimiamo nelle strutture ricettive. A ciò si aggiunge un +9% stimato nei ristoranti, +15% del trasporto aereo e +12% di traghetti e navi. Senza contare che sappiamo con assoluta certezza che gli stabilimenti balneari aumenteranno i prezzi’. Ancora diverse le proiezioni proposte dall’ Unione nazionale consumatori calcola un aumento dei prezzi, anche se è più ottimista. Secondo l’ Unione i prezzi aumenteranno del 10% . Il presidente Massimiliano Dona ha affermato: ‘Il rischio è che i maggiori costi di gestione legati al Covid, come le spese di sanificazione, i mancati guadagni durante il lockdown e i minori ricavi dovuti al distanziamento sociale, siano trasferiti sui futuri clienti. Sarebbe un errore, considerato che anche le famiglie attraversano un momento di difficoltà e che, quindi, andrebbero invogliate a spendere con sconti, non certo con rialzi dei prezzi, per quanto giustificati’. Se si decidesse comunque di ritoccare i prezzi, secondo l’ Unione, la spesa media giornaliera pro capite per una vacanza trascorsa in Italia, in esercizi ricettivi (alberghieri e extra-alberghieri), per il trimestre luglio settembre, passerà da 74 ad 81 euro, con un rialzo di 7 euro al giorno e un incremento percentuale di circa il 9,5%. La spesa media giornaliera pro capite per una vacanza trascorsa in esercizi alberghieri, per il trimestre luglio settembre, passerà invece da 97 ad 107 eur o, con un rialzo di 10 euro al giorno e un incremento percentuale del 10,3%.
michele giuliano
ilcentro.it, 09/06/2020 00:52
Casa di riposo, un testimone per arrivare alla sentenza
PIZZOFERRATO. Rito abbreviato condizionato all’ ascolto di un test fissato al 12 ottobre e accoglimento della costituzione di 5 parti civili che hanno chiesto un risarcimento danni per oltre 1.250.000 euro. Sono le decisioni prese dal giudice Giovanni Nappi nell’ udienza preliminare che vede imputati per la vicenda legata alla costruzione della casa anziani a Pizzoferrato, il sindaco Palmerino Fagnilli , rappresentato dall’ avvocato Augusto La Morgia ; l’ ex vicesindaco Adolfo Di Sciullo ; il progettista e direttore dei lavori della casa anziani, l’ architetto Vincenzo Bucci e l’ ex geometra comunale responsabile del procedimento, Domenico Calabrese difesi dall’ avvocato Massimo Biscardi . Tutti rispondono di concussione, il sindaco e il vice anche di tentata concussione e, solo Fagnilli, anche di molestia e disturbo del custode della struttura, Enea Ionel Benone . Indagini e processo ruotano attorno alla realizzazione della casa anziani Villa Arzilla in un edificio comunale dismesso e i cui lavori sono costati 560.000 euro: 300.000 del Comune e 260.000 della Cosel srl di Castel di Sangro che ne otteneva la gestione per 30 anni. Una villa che ha generato liti sfociate nelle aule dei tribunali tra l’ amministrazione che accusa la Cosel, a cui ha rescisso il contratto, di inadempienze, ritardi nei lavori, e la società di Pecorella che con le sue denunce ha fatto partire le indagini che hanno portato all’ attuale processo. Per la Procura i 4 imputati “abusando dei poteri e dei ruoli che avevano, avrebbero costretto Pecorella ad assumere una parente del sindaco nella struttura. Questa sarebbe avvenuta ai primi di ottobre 2017 e di conseguenza la risoluzione del contratto minacciata veniva archiviata da Calabrese il 31 ottobre, dopo che il direttore dei lavori Bucci aveva certificato la “fine” dei lavori l’ 11 ottobre 2017 anche se non c’ erano riscontri tra gli atti e lo stato dell’ immobile”. Contestata la tentata concussione al sindaco e al vice perché “avrebbero cercato di imporre a Pecorella la nomina del vicesindaco come direttore della struttura e l’ assunzione di 6 persone da loro indicate”. Fagnilli avrebbe inoltre anche minacciato tra febbraio e maggio 2018 Benone, custode della struttura. Accuse che i legali degli imputati dicono di essere pronti a smontare nel processo che sarà, come da loro chiesto e ottenuto, con il rito abbreviato condizionato all’ ascolto di un teste, una donna intercettata ma mai sentita durante le indagini. Per le presunte minacce di Fagnilli a Benone, chiesta l’ oblazione. Parti civili sono Cosel, Pecorella e Benone rappresentati dai legali Aldo e Gaetana Di Ianni ; Codacons, rappresentata dall’ avvocato Vittorio Ruggieri e l’ associazione il “Popolo della Valle del sole”. Il 12 ottobre è prevista la sentenza che può essere di assoluzione o di condanna, e in questo caso, ci sarebbe lo sconto di un terzo della pena per il rito. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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