Rassegna stampa del 6 gennaio 2016
Nuovo Sud, 06/01/2016 19:44
Il Codacons: ” Si passi ad Equitalia”
“Le infelici posizioni politiche assunte nell’ ambito delle problematiche di Riscossione Sicilia fanno emergere ancora una volta il paradosso siciliano di coloro che in regime acclarato di conflitto d’ interesse decidono a proprio favore le sorti dei siciliani che ad essi hanno affidato il mandato pieno sul proprio futuro. Si potrebbe quindi affidare la riscossione dei tributi a Equitalia”. Lo afferma il Codacons in merito al ciclone che ha investito la societa’ siciliana di riscossione al centro di un duello politico e giudiziario. “Noi in quanto consumatori – aggiunge – non parteggiamo ne per Riscossione, ne’ per Equitalia, ma certamente non e’ trascurabile che la conoscenza del territorio agevoli la gestione della riscossione dei tributi che ad esso si riconduce. Ma se riscuotere in Sicilia tramite l’ esattore regionale significa avere un consenso fino a quando i tributi non gravano sui nostri rappresentanti politici della societa’ civile che ben venga Equitalia. Il Codacons si attivera’ per verificare se e quanto graveranno la mancanza di fondi derivanti da tributi non riscossi sulle casse siciliane e chi ne sara’ il responsabile avviando, ove necessario, una class action o una azione risarcitoria a favore dei cittadini che la loro parte giornalmente la fanno”.
Novara Today, 06/01/2016 16:58
Dipendenti pubblici: il Codacons lancia class-action contro lo Stato
oltre 200mila lavoratori possono chiedere un risarcimento per il blocco degli stipendi e per il ritardo nell’ esecuzione della sentenza della corte di costituzionale che impone in rinnovo contrattuale dal 1° gennaio 2016
Parte oggi l’ azione collettiva del Codacons contro lo Stato per “l’ illegittimo blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici del Piemonte” , fermi dal 2010. Annuncio promozionale L’ associazione dei consumatori ha infatti pubblicato sul proprio sito internet la pagina attraverso la quale tutti i lavoratori interessati possono aderire alla class action e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti . “Come è noto – spiega il Codacons – la sentenza della Corte Costituzionale n. 178 del 24 giugno 2015 ha stabilito che il blocco dei contratti del pubblico impiego attuato con il DL n. 78/2010, conv. in Legge n. 122/2010, è illegittimo ma ha limitato tale illegittimità solo al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa. Per tale ragione i 218.400 pubblici dipendenti del Piemonte possono ora chiedere un indennizzo da ‘attività legittima’ dello Stato che ha bloccato per 6 anni la contrattazione e, contestualmente, possono chiedere un vero e proprio risarcimento per inadempimento dell’ obbligo per il periodo successivo alla pubblicazione della sentenza, ossia a far data dal 30 luglio 2015 fino all’ effettivo rinnovo”. Con la stessa azione, inoltre, il Codacons chiede insieme ai dipendenti pubblici il rinnovo dei contratti collettivi per il personale pubblico dipendente dal 1° gennaio 2016 . ” La richiesta che ciascun pubblico dipendente può formulare dunque è di 100 euro al mese – precisa il Codacons – a titolo di indennizzo per il periodo che va dal 2010 al 30 luglio 2015 e di 200 euro al mese per il periodo successivo al 30 luglio 2015 , perdurando l’ inadempimento ormai chiaramente sanzionato dalla Corte stessa, per un totale di 8.800 euro a lavoratore”.
Vicenza Today, 06/01/2016 16:58
Codacons lancia class action per il blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici
in veneto ci sono 223.900 lavoratori che possono chiedere 8.800 euro ciascuno di risarcimento per il blocco illegittimo degli stipendi e per il ritardo nella esecuzione della sentenza della corte costituzionale che impone il rinnovo contrattuale
Parte all’ Epifania l ‘azione collettiva del Codacons contro lo Stato per l’ illegittimo blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici del Veneto, fermi dal 2010. L’ associazione dei consumatori ha pubblicato sul proprio sito internet la pagina attraverso la quale tutti i lavoratori interessati possono aderire alla class action e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti. Come è noto – spiega il Codacons – la sentenza della Corte Costituzionale n. 178 del 24 giugno 2015 ha stabilito che il blocco dei contratti del pubblico impiego attuato con il DL n. 78/2010, conv. in Legge n. 122/2010, è illegittimo ma ha limitato tale illegittimità solo al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa. Per tale ragione i 223.900 pubblici dipendenti del Veneto possono ora chiedere un indennizzo da “attività legittima” dello Stato che ha bloccato per 6 anni la contrattazione e, contestualmente, possono chiedere un vero e proprio risarcimento per inadempimento dell’ obbligo per il periodo successivo alla pubblicazione della sentenza, ossia a far data dal 30 luglio 2015 fino all’ effettivo rinnovo. Con la stessa azione il Codacons chiede insieme ai dipendenti pubblici il rinnovo dei contratti collettivi per il personale pubblico dipendente dall’ 1.1.2016, obbligo direttamente scaturente dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 178/2015. La richiesta che ciascun pubblico dipendente può formulare dunque è di 100 euro al mese a titolo di indennizzo per il periodo che va dal 2010 al 30 luglio 2015 e di 200 euro al mese per il periodo successivo al 30 luglio 2015, perdurando l’ inadempimento ormai chiaramente sanzionato dalla Corte stessa, per un totale di 8.800 euro a lavoratore. Sul sito www.codacons.it le istruzioni utili per aderire alla class action. Annuncio promozionale.
Modena Today, 06/01/2016 16:53
Pubblica Amministrazione, class action contro il blocco degli stipendi
l’ iniziativa del codacons permetterà a 226.457 lavoratori di chiedere 8.800 euro come risarcimento del blocco degli stipendi che l’ associazione dei consumatori ritiene illegittimo. il rinnovo contrattuale sarebbe dovuto scattare il 1 gennaio
Parte oggi l’ azione collettiva del Codacons contro lo Stato per l’ illegittimo blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici dell’ Emilia Romagna, fermi dal 2010. L’ associazione dei consumatori ha pubblicato sul proprio sito internet la pagina attraverso la quale tutti i lavoratori interessati possono aderire alla class action e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti. Annuncio promozionale “Come è noto – spiega il Codacons – la sentenza della Corte Costituzionale n. 178 del 24 giugno 2015 ha stabilito che il blocco dei contratti del pubblico impiego attuato con il DL n. 78/2010, conv. in Legge n. 122/2010, è illegittimo ma ha limitato tale illegittimità solo al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa. Per tale ragione i 226.457 pubblici dipendenti dell’ Emilia Romagna possono ora chiedere un indennizzo da “attività legittima” dello Stato che ha bloccato per 6 anni la contrattazione e, contestualmente, possono chiedere un vero e proprio risarcimento per inadempimento dell’ obbligo per il periodo successivo alla pubblicazione della sentenza, ossia a far data dal 30 luglio 2015 fino all’ effettivo rinnovo”. Con la stessa azione il Codacons chiede insieme ai dipendenti pubblici il rinnovo dei contratti collettivi per il personale pubblico dipendente dall’ 1.1.2016, obbligo direttamente scaturente dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 178/2015. La richiesta che ciascun pubblico dipendente può formulare dunque è di 100 euro al mese a titolo di indennizzo per il periodo che va dal 2010 al 30 luglio 2015 e di 200 euro al mese per il periodo successivo al 30 luglio 2015, perdurando l’ inadempimento ormai chiaramente sanzionato dalla Corte stessa, per un totale di 8.800 euro a lavoratore. Sul sito www.codacons.it le istruzioni utili per aderire alla class action.
ilquotidiano.it (Calabria), 06/01/2016 16:35
Il Codacons pronto ad una class action contro lo Stato per i mancati rinnovi dei contratti dei dipendenti pubblici
in calabria sono interessati dall’ azione dell’ associazione dei consumatori oltre 110 mila dipendenti pubblici. alla base della protesta una sentenza della corte costituzionale
CATANZARO – Il Codacons, una delle principali associazioni di consumatori italiane, ha lanciato una iniziativa che riguarda i dipendenti pubblici italiani e ovviamente anche calabresi. Si tratta del possibile avvio di una class action contro lo Stato per i rinnovi contrattuali dei dipendenti pubblici bloccati dal 2010. Con specifico riferimento alla Calabria il Codacons ha chiarito che «la sentenza della Corte Costituzionale n. 178 del 24 giugno 2015 ha stabilito che il blocco dei contratti del pubblico impiego attuato con il DL n. 78/2010, conv. in Legge n. 122/2010, è illegittimo ma ha limitato tale illegittimità solo al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa. Per tale ragione – si legge nella notte dell’ associazione dei consumatori – i 111.840 pubblici dipendenti della Calabria possono chiedere un indennizzo da “attività legittima” dello Stato che ha bloccato per 6 anni la contrattazione e, contestualmente, possono chiedere un vero e proprio risarcimento per inadempimento dell’ obbligo per il periodo successivo alla pubblicazione della sentenza, ossia a far data dal 30 luglio 2015 fino all’ effettivo rinnovo». Si tratta di una azione senza dubbio di enormi riflessi sulla contabilità generale della pubblica amministrazione in quanto chiede «per ciascun pubblico dipendente 100 euro al mese a titolo di indennizzo per il periodo che va dal 2010 al 30 luglio 2015 e 200 euro al mese per il periodo successivo al 30 luglio 2015, perdurando l’ inadempimento ormai chiaramente sanzionato dalla Corte stessa, per un totale di 8.800 euro a lavoratore».
Ragusa Oggi, 06/01/2016 16:02
coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ ambiente e dei diritti degli utenti e consumatori
IL CODACONS LAMENTA LA MANCANZA DI RISCOSSIONE DEI TRIBUTI
Il Codacons si indigna, davanti alla possibilità di immaginare una Riscossione, che solo oggi viene dichiarata non meritevole di essere ulteriolmente affidata all’ autonomia siciliana. Le dichiarazioni dell’ ufficio stampa:-Le infelici posizioni politiche, assunte nell’ ambito delle problematiche di Riscossione Sicilia, fanno emergere, ancora una volta, il paradosso siciliano di coloro che in regime acclarato di conflitto d’ interesse, decidono a proprio favore, le sorti dei siciliani, che essi a loro volta, hanno affidato il mandato pieno sul proprio futuro. Si potrebbe, quindi, affidare a riscossione dei tributi ad Equitalia, tranne nel caso in cui dalla stessa, vengano esonerati i rappresentanti politici-. Il Codacons si attiverà per verificare se e quanto graverà la mancanza di fondi, derivanti dai tributi non riscossi, sulle casse siciliane e chi ne sarà il responsabile avviando, ove necessario, una class action o una azione risarcitoria, a favore dei cittadini che la lavorando tutti i giorni, rispettano i balzelli che la legge impone, a differenza di coloro che della legge, ne fanno un proprio uso e consumo.
chiara castilletti
Il Lametino, 06/01/2016 15:41
Calabria: blocco stipendi, ricorso per 111 mila dipendenti pubblici
Catanzaro – Parte oggi anche in Calabria l’ azione collettiva del Codacons contro lo Stato per l’ illegittimo blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici, fermi dal 2010. L’ associazione dei consumatori ha pubblicato sul proprio sito internet la pagina attraverso la quale tutti i lavoratori interessati possono aderire alla class action e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti. “Come è noto – spiega il Codacons – la sentenza della Corte Costituzionale n. 178 del 24 giugno 2015 ha stabilito che il blocco dei contratti del pubblico impiego attuato con il DL n. 78/2010, conv. in Legge n. 122/2010, è illegittimo ma ha limitato tale illegittimità solo al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa. Per tale ragione – si legge – i 111.840 pubblici dipendenti della Calabria possono ora chiedere un indennizzo da “attività legittima” dello Stato che ha bloccato per 6 anni la contrattazione e, contestualmente, possono chiedere un vero e proprio risarcimento per inadempimento dell’ obbligo per il periodo successivo alla pubblicazione della sentenza, ossia a far data dal 30 luglio 2015 fino all’ effettivo rinnovo. Con la stessa azione il Codacons chiede insieme ai dipendenti pubblici il rinnovo dei contratti collettivi per il personale pubblico dipendente dall’ 1.1.2016, obbligo direttamente scaturente dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 178/2015. La richiesta che ciascun pubblico dipendente può formulare dunque – secondo l’ associazione – è di 100 euro al mese a titolo di indennizzo per il periodo che va dal 2010 al 30 luglio 2015 e di 200 euro al mese per il periodo successivo al 30 luglio 2015, perdurando l’ inadempimento ormai chiaramente sanzionato dalla Corte stessa, per un totale di 8.800 euro a lavoratore”. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
Sardegna Oggi, 06/01/2016 15:34
Blocco degli stipendi ai dipendenti sardi. Codacons avvia class action
CAGLIARI – Parte oggi l’ azione collettiva del Codacons contro lo Stato per “l’ illegittimo blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici della Sardegna, fermi dal 2010”. L’ associazione dei consumatori ha pubblicato sul proprio sito internet la pagina attraverso la quale tutti i lavoratori interessati possono aderire alla class action e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti. “Come è noto – spiega il Codacons – la sentenza della Corte Costituzionale 178 del 24 giugno 2015 ha stabilito che il blocco dei contratti del pubblico impiego attuato con il Dl 78/2010, convertito nella legge 122/2010, è illegittimo ma ha limitato tale illegittimità solo al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa”. Per questo, secondo il Codacons, i 110.000 pubblici dipendenti della Sardegna possono ora chiedere un indennizzo da “attività legittima” dello Stato che ha bloccato per 6 anni la contrattazione e, contestualmente, possono chiedere un vero e proprio risarcimento per inadempimento dell’ obbligo per il periodo successivo alla pubblicazione della sentenza, ossia a far data dal 30 luglio 2015 fino all’ effettivo rinnovo. “La richiesta che ciascun pubblico dipendente può formulare dunque è di 100 euro al mese a titolo di indennizzo per il periodo che va dal 2010 al 30 luglio 2015 e di 200 euro al mese per il periodo successivo al 30 luglio 2015, perdurando l’ inadempimento ormai chiaramente sanzionato dalla Corte stessa, per un totale di 8.800 euro a lavoratore”.
Reggio2000, 06/01/2016 15:00
Codacons ER lancia oggi mega-class action contro lo stato per il blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici
Parte oggi l’ azione collettiva del Codacons contro lo Stato per l’ illegittimo blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici dell’ Emilia Romagna, fermi dal 2010. L’ associazione dei consumatori ha pubblicato sul proprio sito internet la pagina attraverso la quale tutti i lavoratori interessati possono aderire alla class action e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti.Come è noto – spiega il Codacons – la sentenza della Corte Costituzionale n. 178 del 24 giugno 2015 ha stabilito che il blocco dei contratti del pubblico impiego attuato con il DL n. 78/2010, conv. in Legge n. 122/2010, è illegittimo ma ha limitato tale illegittimità solo al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa.Per tale ragione i 226.457 pubblici dipendenti dell’ Emilia Romagna possono ora chiedere un indennizzo da “attività legittima” dello Stato che ha bloccato per 6 anni la contrattazione e, contestualmente, possono chiedere un vero e proprio risarcimento per inadempimento dell’ obbligo per il periodo successivo alla pubblicazione della sentenza, ossia a far data dal 30 luglio 2015 fino all’ effettivo rinnovo.Con la stessa azione il Codacons chiede insieme ai dipendenti pubblici il rinnovo dei contratti collettivi per il personale pubblico dipendente dall’ 1.1.2016, obbligo direttamente scaturente dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 178/2015.La richiesta che ciascun pubblico dipendente può formulare dunque è di 100 euro al mese a titolo di indennizzo per il periodo che va dal 2010 al 30 luglio 2015 e di 200 euro al mese per il periodo successivo al 30 luglio 2015, perdurando l’ inadempimento ormai chiaramente sanzionato dalla Corte stessa, per un totale di 8.800 euro a lavoratore.Sul sito www.codacons.it le istruzioni utili per aderire alla class action.
Catanzaro Informa, 06/01/2016 14:58
Codacons: parte oggi class action su blocco stipendi ai dipendenti pubblici
Parte oggi l’ azione collettiva del Codacons contro lo Stato per l’ illegittimo blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici della Calabria, fermi dal 2010. L’ associazione dei consumatori ha pubblicato sul proprio sito internet la pagina attraverso la quale tutti i lavoratori interessati possono aderire alla class action e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti. Come è noto – spiega il Codacons – la sentenza della Corte Costituzionale n. 178 del 24 giugno 2015 ha stabilito che il blocco dei contratti del pubblico impiego attuato con il DL n. 78/2010, conv. in Legge n. 122/2010, è illegittimo ma ha limitato tale illegittimità solo al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa. Per tale ragione i 111.840 pubblici dipendenti della Calabria possono ora chiedere un indennizzo da “attività legittima” dello Stato che ha bloccato per 6 anni la contrattazione e, contestualmente, possono chiedere un vero e proprio risarcimento per inadempimento dell’ obbligo per il periodo successivo alla pubblicazione della sentenza, ossia a far data dal 30 luglio 2015 fino all’ effettivo rinnovo. Con la stessa azione il Codacons chiede insieme ai dipendenti pubblici il rinnovo dei contratti collettivi per il personale pubblico dipendente dall’ 1.1.2016, obbligo direttamente scaturente dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 178/2015. La richiesta che ciascun pubblico dipendente può formulare dunque è di 100 euro al mese a titolo di indennizzo per il periodo che va dal 2010 al 30 luglio 2015 e di 200 euro al mese per il periodo successivo al 30 luglio 2015, perdurando l’ inadempimento ormai chiaramente sanzionato dalla Corte stessa, per un totale di 8.800 euro a lavoratore. Sul sito www.codacons.it le istruzioni utili per aderire alla class action.
Modena2000, 06/01/2016 14:55
Codacons ER lancia oggi mega-class action contro lo stato per il blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici
Parte oggi l’ azione collettiva del Codacons contro lo Stato per l’ illegittimo blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici dell’ Emilia Romagna, fermi dal 2010. L’ associazione dei consumatori ha pubblicato sul proprio sito internet la pagina attraverso la quale tutti i lavoratori interessati possono aderire alla class action e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti.Come è noto – spiega il Codacons – la sentenza della Corte Costituzionale n. 178 del 24 giugno 2015 ha stabilito che il blocco dei contratti del pubblico impiego attuato con il DL n. 78/2010, conv. in Legge n. 122/2010, è illegittimo ma ha limitato tale illegittimità solo al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa.Per tale ragione i 226.457 pubblici dipendenti dell’ Emilia Romagna possono ora chiedere un indennizzo da “attività legittima” dello Stato che ha bloccato per 6 anni la contrattazione e, contestualmente, possono chiedere un vero e proprio risarcimento per inadempimento dell’ obbligo per il periodo successivo alla pubblicazione della sentenza, ossia a far data dal 30 luglio 2015 fino all’ effettivo rinnovo.Con la stessa azione il Codacons chiede insieme ai dipendenti pubblici il rinnovo dei contratti collettivi per il personale pubblico dipendente dall’ 1.1.2016, obbligo direttamente scaturente dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 178/2015.La richiesta che ciascun pubblico dipendente può formulare dunque è di 100 euro al mese a titolo di indennizzo per il periodo che va dal 2010 al 30 luglio 2015 e di 200 euro al mese per il periodo successivo al 30 luglio 2015, perdurando l’ inadempimento ormai chiaramente sanzionato dalla Corte stessa, per un totale di 8.800 euro a lavoratore.Sul sito www.codacons.it le istruzioni utili per aderire alla class action.
Verona Sera, 06/01/2016 14:32
Il Codacons lancia una mega class-action in favore dei dipendenti pubblici veneti
il codacons lancia oggi mercoledì 6 gennaio una mega-class action contro lo stato per il blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici. 223.900 lavoratori possono chiedere 8.800 euro ciascuno di risarcimento per il blocco illegittimo degli stipendi
Parte oggi l’ azione collettiva del Codacons contro lo Stato per l’ illegittimo blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici del Veneto, fermi dal 2010. L’ associazione dei consumatori ha pubblicato sul proprio sito internet la pagina attraverso la quale tutti i lavoratori interessati possono aderire alla class action e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti. Annuncio promozionale Come è noto – spiega il Codacons – la sentenza della Corte Costituzionale n. 178 del 24 giugno 2015 ha stabilito che il blocco dei contratti del pubblico impiego attuato con il DL n. 78/2010, conv. in Legge n. 122/2010, è illegittimo ma ha limitato tale illegittimità solo al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa. Per tale ragione i 223.900 pubblici dipendenti del Veneto possono ora chiedere un indennizzo da “attività legittima” dello Stato che ha bloccato per 6 anni la contrattazione e, contestualmente, possono chiedere un vero e proprio risarcimento per inadempimento dell’ obbligo per il periodo successivo alla pubblicazione della sentenza, ossia a far data dal 30 luglio 2015 fino all’ effettivo rinnovo. Con la stessa azione il Codacons chiede insieme ai dipendenti pubblici il rinnovo dei contratti collettivi per il personale pubblico dipendente dall’ 1.1.2016, obbligo direttamente scaturente dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 178/2015. La richiesta che ciascun pubblico dipendente può formulare dunque è di 100 euro al mese a titolo di indennizzo per il periodo che va dal 2010 al 30 luglio 2015 e di 200 euro al mese per il periodo successivo al 30 luglio 2015, perdurando l’ inadempimento ormai chiaramente sanzionato dalla Corte stessa, per un totale di 8.800 euro a lavoratore. Sul sito www.codacons.it le istruzioni utili per aderire alla class action.
la redazione
Bologna2000, 06/01/2016 14:23
Codacons ER lancia oggi mega-class action contro lo stato per il blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici
Parte oggi l’ azione collettiva del Codacons contro lo Stato per l’ illegittimo blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici dell’ Emilia Romagna, fermi dal 2010. L’ associazione dei consumatori ha pubblicato sul proprio sito internet la pagina attraverso la quale tutti i lavoratori interessati possono aderire alla class action e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti. Come è noto – spiega il Codacons – la sentenza della Corte Costituzionale n. 178 del 24 giugno 2015 ha stabilito che il blocco dei contratti del pubblico impiego attuato con il DL n. 78/2010, conv. in Legge n. 122/2010, è illegittimo ma ha limitato tale illegittimità solo al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa. Per tale ragione i 226.457 pubblici dipendenti dell’ Emilia Romagna possono ora chiedere un indennizzo da “attività legittima” dello Stato che ha bloccato per 6 anni la contrattazione e, contestualmente, possono chiedere un vero e proprio risarcimento per inadempimento dell’ obbligo per il periodo successivo alla pubblicazione della sentenza, ossia a far data dal 30 luglio 2015 fino all’ effettivo rinnovo. Con la stessa azione il Codacons chiede insieme ai dipendenti pubblici il rinnovo dei contratti collettivi per il personale pubblico dipendente dall’ 1.1.2016, obbligo direttamente scaturente dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 178/2015. La richiesta che ciascun pubblico dipendente può formulare dunque è di 100 euro al mese a titolo di indennizzo per il periodo che va dal 2010 al 30 luglio 2015 e di 200 euro al mese per il periodo successivo al 30 luglio 2015, perdurando l’ inadempimento ormai chiaramente sanzionato dalla Corte stessa, per un totale di 8.800 euro a lavoratore. Sul sito www.codacons.it le istruzioni utili per aderire alla class action.
Sassuolo2000, 06/01/2016 14:14
Codacons ER lancia oggi mega-class action contro lo stato per il blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici
Parte oggi l’ azione collettiva del Codacons contro lo Stato per l’ illegittimo blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici dell’ Emilia Romagna, fermi dal 2010. L’ associazione dei consumatori ha pubblicato sul proprio sito internet la pagina attraverso la quale tutti i lavoratori interessati possono aderire alla class action e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti. Come è noto – spiega il Codacons – la sentenza della Corte Costituzionale n. 178 del 24 giugno 2015 ha stabilito che il blocco dei contratti del pubblico impiego attuato con il DL n. 78/2010, conv. in Legge n. 122/2010, è illegittimo ma ha limitato tale illegittimità solo al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa. Per tale ragione i 226.457 pubblici dipendenti dell’ Emilia Romagna possono ora chiedere un indennizzo da “attività legittima” dello Stato che ha bloccato per 6 anni la contrattazione e, contestualmente, possono chiedere un vero e proprio risarcimento per inadempimento dell’ obbligo per il periodo successivo alla pubblicazione della sentenza, ossia a far data dal 30 luglio 2015 fino all’ effettivo rinnovo. Con la stessa azione il Codacons chiede insieme ai dipendenti pubblici il rinnovo dei contratti collettivi per il personale pubblico dipendente dall’ 1.1.2016, obbligo direttamente scaturente dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 178/2015. La richiesta che ciascun pubblico dipendente può formulare dunque è di 100 euro al mese a titolo di indennizzo per il periodo che va dal 2010 al 30 luglio 2015 e di 200 euro al mese per il periodo successivo al 30 luglio 2015, perdurando l’ inadempimento ormai chiaramente sanzionato dalla Corte stessa, per un totale di 8.800 euro a lavoratore. Sul sito www.codacons.it le istruzioni utili per aderire alla class action. !– Start WP.
giornaledicalabria.it, 06/01/2016 14:04
Blocco degli stipendi, ricorso in Calabria per 111.000 persone
CATANZARO. Parte anche in Calabria l’ azione collettiva del Codacons contro lo Stato per l’ illegittimo blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici, fermi dal 2010. L’ associazione dei consumatori ha pubblicato sul proprio sito internet la pagina attraverso la quale tutti i lavoratori interessati possono aderire alla class action e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti. “Come è noto – spiega il Codacons – la sentenza della Corte Costituzionale n. 178 del 24 giugno 2015 ha stabilito che il blocco dei contratti del pubblico impiego attuato con il DL n. 78/2010, conv. in Legge n. 122/2010, è illegittimo ma ha limitato tale illegittimità solo al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa. Per tale ragione – si legge – i 111.840 pubblici dipendenti della Calabria possono ora chiedere un indennizzo da “attività legittima” dello Stato che ha bloccato per 6 anni la contrattazione e, contestualmente, possono chiedere un vero e proprio risarcimento per inadempimento dell’ obbligo per il periodo successivo alla pubblicazione della sentenza, ossia a far data dal 30 luglio 2015 fino all’ effettivo rinnovo. Con la stessa azione il Codacons chiede insieme ai dipendenti pubblici il rinnovo dei contratti collettivi per il personale pubblico dipendente dall’ 1.1.2016, obbligo direttamente scaturente dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 178/2015. La richiesta che ciascun pubblico dipendente può formulare dunque – secondo l’ associazione – è di 100 euro al mese a titolo di indennizzo per il periodo che va dal 2010 al 30 luglio 2015 e di 200 euro al mese per il periodo successivo al 30 luglio 2015, perdurando l’ inadempimento ormai chiaramente sanzionato dalla Corte stessa, per un totale di 8.800 euro a lavoratore”.
Bologna Today, 06/01/2016 13:47
Class-action Codacons E-R contro lo Stato per il blocco stipendi dei dipendenti pubblici
226.457 lavoratori possono chiedere 8.800 euro di risarcimento per il blocco illegittimo degli stipendi e per il ritardo nell’ esecuzione della sentenza che impone il rinnovo contrattuale dal 1°gennaio 2016
Parte oggi, 6 gennaio 2016, l’ azione collettiva del Codacons contro lo Stato per l’ illegittimo blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici dell’ Emilia Romagna, fermi dal 2010. L’ associazione dei consumatori ha pubblicato sul proprio sito la pagina attraverso la quale tutti i lavoratori interessati possono aderire alla class action e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti. Annuncio promozionale Come è noto – spiega il Codacons – la sentenza della Corte Costituzionale n. 178 del 24 giugno 2015 ha stabilito che il blocco dei contratti del pubblico impiego attuato con il DL n. 78/2010, conv. in Legge n. 122/2010, è illegittimo, ma ha limitato tale illegittimità solo al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa. Per tale ragione i 226.457 pubblici dipendenti dell’ Emilia Romagna possono ora chiedere un indennizzo da “attività legittima” dello Stato che ha bloccato per 6 anni la contrattazione e, contestualmente, possono chiedere un vero e proprio risarcimento per inadempimento dell’ obbligo per il periodo successivo alla pubblicazione della sentenza, ossia a far data dal 30 luglio 2015 fino all’ effettivo rinnovo. Con la stessa azione il Codacons chiede insieme ai dipendenti pubblici il rinnovo dei contratti collettivi per il personale pubblico dipendente dall’ 1.1.2016, obbligo direttamente scaturente dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 178/2015. La richiesta che ciascun pubblico dipendente può formulare dunque è di 100 euro al mese a titolo di indennizzo per il periodo che va dal 2010 al 30 luglio 2015 e di 200 euro al mese per il periodo successivo al 30 luglio 2015, perdurando l’ inadempimento ormai chiaramente sanzionato dalla Corte stessa, per un totale di 8.800 euro a lavoratore.
Stretto , 06/01/2016 13:29
Calabria: Codacons lancia un mega-class action contro lo Stato per il blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici
Parte oggi l’ azione collettiva del Codacons contro lo Stato per l’ illegittimo blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici della Calabria, fermi dal 2010. L’ associazione dei consumatori ha pubblicato sul proprio sito internet la pagina attraverso la quale tutti i lavoratori interessati possono aderire alla class action e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti. Come è noto – spiega il Codacons – la sentenza della Corte Costituzionale n. 178 del 24 giugno 2015 ha stabilito che il blocco dei contratti del pubblico impiego attuato con il DL n. 78/2010, conv. in Legge n. 122/2010, è illegittimo ma ha limitato tale illegittimità solo al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa. Per tale ragione i 111.840 pubblici dipendenti della Calabria possono ora chiedere un indennizzo da “attività legittima” dello Stato che ha bloccato per 6 anni la contrattazione e, contestualmente, possono chiedere un vero e proprio risarcimento per inadempimento dell’ obbligo per il periodo successivo alla pubblicazione della sentenza, ossia a far data dal 30 luglio 2015 fino all’ effettivo rinnovo. Con la stessa azione il Codacons chiede insieme ai dipendenti pubblici il rinnovo dei contratti collettivi per il personale pubblico dipendente dall’ 1.1.2016, obbligo direttamente scaturente dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 178/2015. La richiesta che ciascun pubblico dipendente può formulare dunque è di 100 euro al mese a titolo di indennizzo per il periodo che va dal 2010 al 30 luglio 2015 e di 200 euro al mese per il periodo successivo al 30 luglio 2015, perdurando l’ inadempimento ormai chiaramente sanzionato dalla Corte stessa, per un totale di 8.800 euro a lavoratore. Sul sito www.codacons.it le istruzioni utili per aderire alla class action.
Puglia Live, 06/01/2016 13:22
PUGLIA: CODACONS LANCIA OGGI MEGA-CLASS ACTION CONTRO LO STATO PER IL BLOCCO DEGLI STIPENDI DEI DIPENDENTI PUBBLICI
06/01/2016 207.800 LAVORATORI POSSONO CHIEDERE 8.800 EURO CIASCUNO DI RISARCIMENTO PER IL BLOCCO ILLEGITTIMO DEGLI STIPENDI E PER IL RITARDO NELLA ESECUZIONE DELLA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE CHE IMPONE IL RINNOVO CONTRATTUALE DAL 1.1.2016 SUL SITO DEL CODACONS LE ISTRUZIONI PER ADERIRE ALL’ AZIONE COLLETTIVA E L’ ELENCO DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI INTERESSATE Parte oggi l’ azione collettiva del Codacons contro lo Stato per l’ illegittimo blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici della Puglia, fermi dal 2010. L’ associazione dei consumatori ha pubblicato sul proprio sito internet la pagina attraverso la quale tutti i lavoratori interessati possono aderire alla class action e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti. Come è noto – spiega il Codacons – la sentenza della Corte Costituzionale n. 178 del 24 giugno 2015 ha stabilito che il blocco dei contratti del pubblico impiego attuato con il DL n. 78/2010, conv. in Legge n. 122/2010, è illegittimo ma ha limitato tale illegittimità solo al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa. Per tale ragione i 207.800 pubblici dipendenti della Puglia possono ora chiedere un indennizzo da “attività legittima” dello Stato che ha bloccato per 6 anni la contrattazione e, contestualmente, possono chiedere un vero e proprio risarcimento per inadempimento dell’ obbligo per il periodo successivo alla pubblicazione della sentenza, ossia a far data dal 30 luglio 2015 fino all’ effettivo rinnovo. Con la stessa azione il Codacons chiede insieme ai dipendenti pubblici il rinnovo dei contratti collettivi per il personale pubblico dipendente dall’ 1.1.2016, obbligo direttamente scaturente dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 178/2015. La richiesta che ciascun pubblico dipendente può formulare dunque è di 100 euro al mese a titolo di indennizzo per il periodo che va dal 2010 al 30 luglio 2015 e di 200 euro al mese per il periodo successivo al 30 luglio 2015, perdurando l’ inadempimento ormai chiaramente sanzionato dalla Corte stessa, per un totale di 8.800 euro a lavoratore. Sul sito www.codacons.it le istruzioni utili per aderire alla class action.
TargatoCN, 06/01/2016 12:48
politica
In Breve
l’ associazione dei consumatori ha pubblicato sul proprio sito internet la pagina attraverso la quale tutti i lavoratori interessati possono aderire alla class action e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti
Parte oggi l’ azione collettiva del Codacons contro lo Stato per l’ illegittimo blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici del Piemonte , fermi dal 2010. L’ associazione dei consumatori ha pubblicato sul proprio sito internet la pagina attraverso la quale tutti i lavoratori interessati possono aderire alla class action e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti. Come è noto – spiega il Codacons – la sentenza della Corte Costituzionale n. 178 del 24 giugno 2015 ha stabilito che il blocco dei contratti del pubblico impiego attuato con il DL n. 78/2010, conv. in Legge n. 122/2010, è illegittimo ma ha limitato tale illegittimità solo al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa. Per tale ragione i 218.400 pubblici dipendenti del Piemonte possono ora chiedere un indennizzo da “attività legittima” dello Stato che ha bloccato per 6 anni la contrattazione e, contestualmente, possono chiedere un vero e proprio risarcimento per inadempimento dell’ obbligo per il periodo successivo alla pubblicazione della sentenza, ossia a far data dal 30 luglio 2015 fino all’ effettivo rinnovo. Con la stessa azione il Codacons chiede insieme ai dipendenti pubblici il rinnovo dei contratti collettivi per il personale pubblico dipendente dall’ 1.1.2016, obbligo direttamente scaturente dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 178/2015. La richiesta che ciascun pubblico dipendente può formulare dunque è di 100 euro al mese a titolo di indennizzo per il periodo che va dal 2010 al 30 luglio 2015 e di 200 euro al mese per il periodo successivo al 30 luglio 2015, perdurando l’ inadempimento ormai chiaramente sanzionato dalla Corte stessa, per un totale di 8.800 euro a lavoratore. Sul sito www.codacons.it le istruzioni utili per aderire alla class action. cs.
Perugia Today, 06/01/2016 12:44
Umbria, gigantesca class action dei dipendenti pubblici contro lo Stato
parte oggi, mercoledì 6 gennaio, l’ azione collettiva del codacons contro lo stato “per l’ illegittimo blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici dell’ umbria, fermi dal 2010”
Una gigantesca class action. Parte oggi, mercoledì 6 gennaio, l’ azione collettiva del Codacons contro lo Stato “per l’ illegittimo blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici dell’ Umbria, fermi dal 2010”. L’ associazione dei consumatori ha pubblicato sul proprio sito internet la pagina attraverso la quale tutti i lavoratori interessati “possono aderire alla class action e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti”. Annuncio promozionale “Come è noto – spiega il Codacons – la sentenza della Corte Costituzionale n. 178 del 24 giugno 2015 ha stabilito che il blocco dei contratti del pubblico impiego attuato con il DL n. 78/2010, convertito in Legge n. 122/2010, è illegittimo ma ha limitato tale illegittimità solo al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa. Per tale ragione i 49.264 pubblici dipendenti dell’ Umbria possono ora chiedere un indennizzo da “attività legittima” dello Stato che ha bloccato per 6 anni la contrattazione e, contestualmente, possono chiedere un vero e proprio risarcimento per inadempimento dell’ obbligo per il periodo successivo alla pubblicazione della sentenza, ossia a far data dal 30 luglio 2015 fino all’ effettivo rinnovo”. E non è finita qua: “Con la stessa azione il Codacons chiede insieme ai dipendenti pubblici il rinnovo dei contratti collettivi per il personale pubblico dipendente dall’ 1.1.2016, obbligo direttamente scaturente dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 178/2015″. A questo punto, i soldi: ” La richiesta che ciascun pubblico dipendente può formulare dunque è di 100 euro al mese a titolo di indennizzo per il periodo che va dal 2010 al 30 luglio 2015 e di 200 euro al mese per il periodo successivo al 30 luglio 2015, perdurando l’ inadempimento ormai chiaramente sanzionato dalla Corte stessa, per un totale di 8.800 euro a lavoratore”. Sul sito www.codacons.it le istruzioni utili per aderire alla class action.
Verona Sera, 06/01/2016 12:27
Task Force del Ministero in Ospedale a San Bonifacio. Lorenzin: “Dare risposte”
è giunta nel pomeriggio di ieri martedì 5 gennaio presso l’ ospedale di san bonifacio, la task force inviata dal ministero della salute per svolgere indagini ed accertamenti circa il decesso della giovane anna massignan durante il parto
È giunta nella giornata di ieri martedì 5 gennaio all’ Ospedale di San Bonifacio, la Task Force inviata dal Ministero della Salute e composta da dieci elementi, con il compito di indagare e verificare le cause e condizioni del decesso della 34enne vicentina Anna Massignan morta durante il parto. Annuncio promozionale Nel frattempo a parlare, così come riferito dall’ Ansa, è la stessa ministro della Salute Beatrice Lorenzin, la quale alla luce dei numerosi casi recenti di decesso di donne in Ospedale durante il parto, ha voluto chiarire: “Bisogna dare delle risposte e, dunque, indagare caso per caso. Stiamo anche investigando su tutta la fase precedente all’ arrivo in ospedale, della puerpera di Torino come delle altre; bisogna verificare che non ci siano stati degli errori nelle procedure di intervento durante l’ accesso in ospedale e durante la presa in carico del paziente e verificare anche quello che è avvenuto prima. Questo perché, pur avendo noi una bassa casistica di donne morte durante il parto, dobbiamo abbassarla il più possibile”. Molto critica è apparsa invece la posizione del Codacons, attraverso la voce del suo presidente Carlo Rienzi, il quale ha peraltro confermato un apposito esposto alla magistratura: “Cinque morti in sette giorni non sono imputabili al caso e le misure prese sono insufficienti. Serve prevenire, migliorando il servizio offerto dagli ospedali italiani”.
la redazione
denaro.it, 06/01/2016 12:20
Lavoro, class action dei dipendenti pubblici conto la P.A.
“I dipendenti pubblici si sono sempre più impoveriti. Una cosa grave, di cui non se ne occupa nessuno, ne’ il Governo ne’ i sindacati”. A dirlo il presidente nazionale del Codacons, Carlo Rienzi, annunciando a Salerno l’ avvio di una class action al Tar del Lazio finalizzata al riconoscimento di un indennizzo per oltre 3 milioni di dipendenti pubblici e un ulteriore risarcimento di 200 euro al mese per ogni dipendente, a fronte del ritardo nell’ esecuzione della sentenza numero 178 della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo il blocco dei contratti nel pubblico impiego, imponendo il rinnovo contrattuale a partire dall’ 1 gennaio di quest’ anno. “La categoria è stata penalizzata – aggiunge – si è pensato a salvare le banche, ma non i pubblici dipendenti”. “Parte oggi la più grande azione di risarcimento contro lo Stato”, dice Rienzi. La richiesta della class action è di un indennizzo dallo Stato di 100 euro al mese dal 2010, per un totale di 8.800 euro per ciascun dipendente statale penalizzato dal blocco del contratto nazionale. La sentenza della Corte Costituzionale del 24 giugno 2015 ha stabilito che il blocco dei contratti del pubblico impiego attuato con il decreto legge numero 78 del 2010, convertito in legge (122/2010), è illegittimo. “Chiediamo quindi – aggiunge – il rinnovo dei contratti collettivi per il personale del pubblico impiego dipendente dal primo gennaio come da obbligo direttamente scaturente dalla sentenza della Corte Costituzionale”. Il Codacons ha presentato anche un atto di diffida indirizzato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ai ministeri del Lavoro, delle Finanze e della Pubblica amministrazione per dare immediata esecuzione alla sentenza, “provvedendo, ognuna secondo le proprie competenze, a dare corso alle procedure contrattuali e negoziali relative al nuovo triennio 2016-2018”. Etichettato sotto apertura.
ildenaro.it
lanuovaprimapagina.it, 06/01/2016 11:54
Saldi: shopping selvaggio in centro, ma occhio alle fregature
sono iniziati ieri i ribassi. ecco il vademecum di adiconsum e codacons
«Anche in periodo di saldi l’ obiettivo del consumatore deve essere acquistare il prodotto al miglior rapporto qualità-prezzo». E’ il consiglio che Adiconsum, l’ associazione consumatori della Cisl di Modena, rivolge ai cittadini all’ apertura dei saldi invernali. «I saldi rappresentano per molte famiglie un’ occasione di risparmio, soprattutto in questo periodo di crisi dell’ economia – afferma il responsabile Adele Chiara Cangini – Affinché i saldi risultino convenienti, però, bisogna osservare alcune regole. Innanzitutto sull’ articolo in saldo deve essere sempre riportato il prezzo d’ origine non scontato, la percentuale di sconto applicata e il prezzo finale. Inoltre anche in periodo di saldi è possibile cambiare il prodotto purché difettoso: non lo si può cambiare, invece, se non piace il colore o il modello. Ricordiamo anche che è possibile pagare con carte di credito o bancomat, se l’ esercizio è abilitato, mentre la prova del prodotto resta a discrezione del negoziante. Qualora il commerciante si rifiuti di seguire anche una sola di queste regole, invitiamo il consumatore a rivolgersi alla polizia municipale e segnalare il caso anche alla nostra associazione». Cangini passa poi ad alcuni consigli pratici: «Comperare solo ciò di cui si ha realmente bisogno, altrimenti anche il miglior affare si trasforma in uno spreco; diffidare degli esercizi che applicano sconti esorbitanti, perché potrebbe trattarsi di merce di scadente qualità o delle precedenti stagioni; rivolgersi a negozi già conosciuti o di cui si è clienti e di cui si conosce già la merce esposta e i relativi prezzi». L’ associazione consumatori Cisl consiglia anche di verificare che «ciò che si sta comprando sia effettivamente in saldo, perché a volte merce in saldo e non in saldo è esposta insieme». Anche il Codacons interviene sui saldi. «Come ogni anno subito dopo Natale si ripropone la corsa ai saldi di fine stagione che, per tanti consumatori – osserva una nota stampa – è l’ unica occasione per acquistare quei capi di abbigliamento che in altri momenti sarebbero dai prezzi proibitivi. Ma se è vero che con i saldi si possono fare buoni acquisti, è altrettanto vero che, per evitare clamorose fregature, è necessario prestare la massima attenzione». Alcune regole per aiutare chi sta per precipitarsi all’ interno dei negozi sono espresse dall’ associazione. «E’ bene conservare sempre lo scontrino fiscale – si precisa – per una eventuale sostituzione in caso di un prodotto difettoso, attenzione, dunque, agli scontrini di carta chimica, che sbiadiscono dopo qualche mese. La garanzia vale per due anni dal momento dell’ acquisto; attenzione ai finti saldi in quanto i veri saldi sono quelli applicati sugli articoli della stagione in corso e non sui fondi di magazzino. Quindi scegliete negozianti conosciuti e diffidate degli sconti oltre il 50%». «Anche in periodo di saldi l’ obiettivo del consumatore deve essere acquistare il prodotto al miglior rapporto qualità-prezzo». E’ il consiglio che Adiconsum, l’ associazione consumatori della Cisl di Modena, rivolge ai cittadini all’ apertura dei saldi invernali. «I saldi rappresentano per molte famiglie un’ occasione di risparmio, soprattutto in questo periodo di crisi dell’ economia – afferma il responsabile Adele Chiara Cangini – Affinché i saldi risultino convenienti, però, bisogna osservare alcune regole. Innanzitutto sull’ articolo in saldo deve essere sempre riportato il prezzo d’ origine non scontato, la percentuale di sconto applicata e il prezzo finale. Inoltre anche in periodo di saldi è possibile cambiare il prodotto purché difettoso: non lo si può cambiare, invece, se non piace il colore o il modello. Ricordiamo anche che è possibile pagare con carte di credito o bancomat, se l’ esercizio è abilitato, mentre la prova del prodotto resta a discrezione del negoziante. Qualora il commerciante si rifiuti di seguire anche una sola di queste regole, invitiamo il consumatore a rivolgersi alla polizia municipale e segnalare il caso anche alla nostra associazione». Cangini passa poi ad alcuni consigli pratici: «Comperare solo ciò di cui si ha realmente bisogno, altrimenti anche il miglior affare si trasforma in uno spreco; diffidare degli esercizi che applicano sconti esorbitanti, perché potrebbe trattarsi di merce di scadente qualità o delle precedenti stagioni; rivolgersi a negozi già conosciuti o di cui si è clienti e di cui si conosce già la merce esposta e i relativi prezzi». L’ associazione consumatori Cisl consiglia anche di verificare che «ciò che si sta comprando sia effettivamente in saldo, perché a volte merce in saldo e non in saldo è esposta insieme». Anche il Codacons interviene sui saldi. «Come ogni anno subito dopo Natale si ripropone la corsa ai saldi di fine stagione che, per tanti consumatori – osserva una nota stampa – è l’ unica occasione per acquistare quei capi di abbigliamento che in altri momenti sarebbero dai prezzi proibitivi. Ma se è vero che con i saldi si possono fare buoni acquisti, è altrettanto vero che, per evitare clamorose fregature, è necessario prestare la massima attenzione». Alcune regole per aiutare chi sta per precipitarsi all’ interno dei negozi sono espresse dall’ associazione. «E’ bene conservare sempre lo scontrino fiscale – si precisa – per una eventuale sostituzione in caso di un prodotto difettoso, attenzione, dunque, agli scontrini di carta chimica, che sbiadiscono dopo qualche mese. La garanzia vale per due anni dal momento dell’ acquisto; attenzione ai finti saldi in quanto i veri saldi sono quelli applicati sugli articoli della stagione in corso e non sui fondi di magazzino. Quindi scegliete negozianti conosciuti e diffidate degli sconti oltre il 50%».
avvenire.it, 06/01/2016 11:38
milano
Expo, la seconda vita di panchine e padiglioni
Trasporti più cari nel 2016 con la stangata di Capodanno. Costeranno in media 104 euro in più a famiglia gli aumenti dei pedaggi autostradali e dei biglietti di treni: 37 euro in meno nelle tasche per via degli aumenti di autostrade e Telepass, 67 euro invece il costo stimato dei rincari ferroviari e aerei. È la valutazione del Codacons che parla di un costo complessivo valutato tra 1,4 e 2,4 miliardi in più. Gli aumenti medi dei pedaggi sono dello 0,89%. Ma sulla Torino-Milano, il rincaro è del 6,5%, motivo per cui il Pd ha presentato un’ interrogazione parlamentare al ministro Graziano Delrio. Pedaggi più cari anche sulla Tangenziale est esterna Milano (+2.1%) e sulla Pedemontana (+1%). «Autostrade semivuote, con tariffe già fuori mercato, e con lo Stato che interviene a coprirne i buchi» accusa Dario Balotta dell’ Osservatorio mazionale sulle liberalizzazioni e privatizzazioni dei trasporti. Raddoppia anche il canone mensile del telepass, passando da 0,7 a un euro e 50 al mese. Brutte notizie anche per chi viaggia in Frecciarossa e Frecciargento. Dal primo gennaio, infatti, sono scattati anche gli aumenti dei biglietti delle Frecce di Trenitalia, e anche in questo caso i rincari sulle tratte da e per Milano risultano superiori alla media nazionale: +3,5% per il Roma-Milano (che sale da 86 a 89 euro), contro un rincaro medio del 2,7%. I ritocchi quindi riguardano solo le Frecce (rosse, argento e bianche), assicura Trenitalia, e solo il biglietto base (più caro e più flessibile), che lo scorso anno ha rappresentato appena il 10% dei biglietti venduti. Nessun cambiamento invece per le tariffe economy e super economy, così come per gli abbonamenti all’ Alta velocità. Il ministero dei Trasporti ricorda anche di avere chiesto ai concessionari di prorogare anche per il 2016 gli sconti per i pendolari. A pagare di più, nel 2016, saranno poi tutti i passeggeri dei voli aerei, visto l’ aumento di due euro e mezzo dell’ addizionale comunale sui diritti d’ imbarco, che dal 2007 alimenta il fondo speciale dei lavoratori aeroportuali, e che sale così a 9-10 euro a passeggero.
simone marcer
Agi, 06/01/2016 11:16
Dipendenti pubblici: class action Codacons per blocco stipendi
(AGI) – L’ Aquila, 6 gen. – Parte oggi l’ azione collettiva del Codacons contro lo Stato per l’ illegittimo blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici dell’ Abruzzo, fermi dal 2010. L’ associazione dei consumatori ha pubblicato sul proprio sito internet la pagina attraverso la quale tutti i lavoratori interessati possono aderire alla class action e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti. Come e’ noto – spiega il Codacons – la sentenza della Corte Costituzionale n. 178 del 24 giugno 2015 ha stabilito che il blocco dei contratti del pubblico impiego attuato con il DL n. 78/2010, conv. in Legge n. 122/2010, e’ illegittimo ma ha limitato tale illegittimita’ solo al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa. Per tale ragione i 71.892 pubblici dipendenti dell’ Abruzzo possono ora chiedere un indennizzo da “attivita’ legittima” dello Stato che ha bloccato per 6 anni la contrattazione e, contestualmente, possono chiedere un vero e proprio risarcimento per inadempimento dell’ obbligo per il periodo successivo alla pubblicazione della sentenza, ossia a far data dal 30 luglio 2015 fino all’ effettivo rinnovo. Con la stessa azione il Codacons chiede insieme ai dipendenti pubblici il rinnovo dei contratti collettivi per il personale pubblico dipendente dall’ 1.1.2016, obbligo direttamente scaturente dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 178/2015. La richiesta che ciascun pubblico dipendente puo’ formulare dunque e’ di 100 euro al mese a titolo di indennizzo per il periodo che va dal 2010 al 30 luglio 2015 e di 200 euro al mese per il periodo successivo al 30 luglio 2015, perdurando l’ inadempimento ormai chiaramente sanzionato dalla Corte stessa, per un totale di 8.800 euro a lavoratore. Sul sito www.codacons.it le istruzioni utili per aderire alla class action. (AGI) Red/Ett.
Borsa Italiana, 06/01/2016 09:14
Sole 24 Ore: oggi Bussola del risparmiatore, effetto Cina sui piccoli investitori
(Il Sole 24 Ore Radiocor) – Milano, 06 gen – Il Sole 24 Ore di oggi dedica ‘La Bussola del risparmiatore’ agli impatti della volatilita’ finanziaria della Cina, destinata a protrarsi ancora a lungo sulle Borse e sul cambio dello yuan, anche per altre categorie di investimenti, dalle azioni alle obbligazioni, dalle valute al petrolio, dall’ oro agli strumenti di liquidita’, e offre indicazioni concrete ai piccoli investitori sulle modalita’ e gli strumenti per affrontare consapevolmente il periodo di instabilita’ che durera’ ancora nei prossimi giorni LAVORO E CONTRIBUTI 2016: ECCO GLI SCONTI E I RINCARI Le aziende e i datori di lavoro devono fare i conti con alcune variazioni delle aliquote contributive, con la fine della riduzione contributiva per le somme collegate alla produttivita’, con alcuni rincari collegati alla riorganizzazione del personale. Le novita’ introdotte dalla legge di Stabilita’ non sono tutte di segno positivo per le aziende nel momento in cui sono alle prese con i budget 2016. Sul Sole 24 Ore di mercoledi’ 6 gennaio l’ approfondimento con gli sconti e i rincari a carico delle aziende che entreranno in vigore da gennaio 2016 GUIDA ALLA MANOVRA: LE NOVITA’ PER IL PUBBLICO IMPIEGO Dopo 5 anni di stop riapre la stagione dei rinnovi dei Contratti Riapre la stagione dei rinnovi contrattuali per il pubblico impiego dopo cinque anni di blocco. L’ operazione e’ conseguente alla sentenza estiva della Corte costituzionale che ha dichiarato l’ illegittimita’ delle norme che hanno bloccato i contratti pubblici (il Codacons ieri ha lanciato una class action). Il primo atto di questa svolta e’ costituito dalle risorse previste nella legge di Stabilita’: ne parla l’ ottava puntata della guida pratica alla Manovra in uscita mercoledi’ 6 gennaio sul Sole 24 Ore, nelle pagine di Norme e Tributi. Nello ‘speciale’ del Sole 24 Ore anche le novita’ sulla contrattazione decentrata (tornano tetti e taglio del fondo), sui nuovi possibili compiti per Avvocatura e Polizia locale, le novita’ e i finanziamenti per la scuola e per i docenti universitari, le misure per il superamento dello stop alle deroghe negli orari degli operatori sanitari, gli interventi per gli esuberi di personale in Province e Citta’ metropolitane. com-red (RADIOCOR) 06-01-16 08:43:17 (0069) 5 NNNN.
Gazzetta Dell’Emilia, 06/01/2016 09:11
Il Codacons ha stilato il bilancino delle tasse e la somma algebrica è a sfavore dei …
Il Codacons ha stilato il bilancino delle tasse e la somma algebrica è a sfavore dei cittadini con ampio margine. Il 2016 si apre perciò con una maggiore dose di ottimismo e di fiducia ma una dote di imposte che anziché alleggerirsi graveranno ancor più sui consumatori. di Lgc Parma 06 gennaio 2016 – Le varie indagini statistiche e di rilevamento della fiducia dei consumatori e delle imprese segnano positivo nonostante i vari indicatori sociali e economici non rispecchino questo clima di fiducia. Fiducia peraltro indispensabile a fare innescare un processo di sviluppo economico diffuso e persistente. Ma le nuove intraprese imprenditoriali e il consolidamento e crescita delle micro, piccole e medie imprese rimane invischiato tra le procedure burocratiche, le imposte e la stretta creditizia. Un processo di lento soffocamento aggravato dall’ andamento stagnante dei consumi interni. Eppure ci sarebbe margine per una ripresa industriale con il petrolio e i tassi di interesse ai minimi storici. Invece il prezzo del carburante rimane ancora molto elevato (37 dollari al barile il petrolio e 1,20€/litro il gasolio) superiore di 23-24 centesimi litro rispetto alla Germania ad esempio (0,98€/litro contro 1,20€/litro per il gasolio); una differenza determinata prevalentemente dalle imposte e accise sui carburanti. Dopo tante promesse di riduzione delle tasse ecco che a conti fatti, almeno stando al movimento dei consumatori Codacons il 2016 sarà gravato di ulteriori 551€ a famiglia di imposte. Se è pur vero, che dal 2016, non si pagheranno più Imu e Tasi sulla prima casa, arriveranno vari bonus (per diciottenni, forze dell’ ordine, ecc.) e il canone Rai sarà ridotto solo per il 2016 molte altre voci aumenteranno , come i pedaggi autostradali, le tasse aeoroportuali e così via. In realtà – spiega il Codacons – a fronte di significativi aumenti per alcuni settori, si registreranno nel corso del 2016 anche delle diminuzioni di spesa. Nello specifico, la ripresa dell’ inflazione – che secondo gli analisti dovrebbe attestarsi attorno all’ 1% nel prossimo anno – porterà le famiglie a spendere 298 euro in più per effetto della crescita dei prezzi al dettaglio, e 189 euro in più per la sola spesa alimentare. Aumenti che si ripercuoteranno anche nel settore della ristorazione (+26 euro).Cresceranno le tariffe per la raccolta rifiuti e i servizi idrici, per un totale di +137 euro a famiglia su base annua. Per i trasporti (aerei, treni, taxi, mezzi pubblici, traghetti, ecc.) un nucleo familiare tipo dovrà affrontare una maggiore spesa pari a 44 euro, mentre viaggiare sullo autostrade comporterà un aggravio di 27 euro. Per i servizi bancari complessivamente spenderemo 18 euro in più rispetto allo scorso anno, +9 euro per quelli postali. Discorso a parte meritano le bollette: se da un lato le quotazioni internazionali del petrolio – che secondo gli analisti saranno stabili o addirittura in discesa per il tutto il 2016 – dovrebbero portare benefici sulle fatture, dall’ altro il nuovo sistema tariffario sulle bollette elettriche varato dall’ Autorità per l’ energia, determinerà rincari per una buona fetta di popolazione.L’ eliminazione della Tasi sulla prima casa determinerà invece un risparmio medio di 194 euro a famiglia; costerà meno il canone Rai, che scende da 113,5 euro a 100 euro, e l’ assicurazione rc auto sarà più leggera mediamente di 12 euro. Fare il pieno alla macchina comporterà una minore spesa di 68 euro rispetto allo scorso anno, ma questo solo se le quotazioni del petrolio rispetteranno le previsioni degli analisti, e se il Governo non introdurrà nuove tasse sui carburanti. Voci che aumentano PREZZI AL DETTAGLIO +298 euro ALIMENTARI +189 euro ACQUA E RIFIUTI +137 euro ISTRUZIONE +79 euro TRASPORTI +44 euro TARIFFE AUTOSTRADALI +27 euroRISTORAZIONE +26 euro BANCHE +18 euro LUCE E GAS +12 euro TARIFFE POSTALI +9 euro Voci che diminuiscono TASI (prima casa) -194 euro CARBURANTI -68 euro CANONE RAI -13,5 euro RC AUTO – 12 euro Totale +551,5 euro a famiglia.
Gazzetta del Sud (ed. Cosenza), 06/01/2016 07:32
terranova
Comitato punta il dito contro il Consorzio
Raffaele Caracciolo TERRANOVA DA SIBARI Il comitato spontaneo “Niente servizi niente tributi” ed il Codacons, con sede in Corigliano Calabro, non demordono nel contestare il Consorzio di Bonifica integrale dei Bacini dello Jonio cosentino con sede in Trebisacce. Con una missiva indirizzata all’ Autorità nazionale Anti corruzione, al Prefetto ed al presidente della Regione, Oliverio, denunciano le modalità poste in essere dal suddetto Consorzio per l’ accertamento e la riscossione dei tributi consortili di bonifica. I sottoscrittori evidenziano che «il servizio di riscossione desta notevoli perplessità e, attesa l’ inerzia della Regione chiamata a vigilare sugli atti dei consorzi», chiedono alle Autorità suddette l’ accertamento della legittimità dell’ affidamento dei servizi di «di riscossione dei contributi posti a carico dei contribuenti». Il comitato spiega che il Consorzio ha affidato all’ Areariscossioni spa l’ esazione dei ruoli pattuendo la riscossione «coattiva dei tributi del Consorzio».3.
La Gazzetta del Mezzogiorno (ed. Lecce), 06/01/2016 07:31
e con qualsiasi altra formula consentita negli altri periodi di vendita.
e con qualsiasi altra formula consentita negli altri periodi di vendita. «Anche i capi in saldo possono essere cambiati, se difettosi» aggiungono. Codacons, Aduc, Adoc, Adusbef invitano a verificare il decalogo dei consumatori ciascuno sui propri siti. E in caso di controversie non esitare a chiamare la polizia locale, la quale ha la competenza sul controllo in materia di commercio.
Il Gazzettino (ed. Treviso), 06/01/2016 07:14
Il maglioncino in naftalina non supera la prova ufficio
TREVISO – (ef) Oggetti del desiderio o patacche? Esposto in vetrina c’ è un po’ di tutto. E francamente non tutto è da esposizione. Perchè, incuranti dei vademecum Codacons, alcuni negozianti ci provano sempre. E spesso sbrinano, dai magazzini, capi che sarebbero già stati out negli anni Settanta. Che dire di quel maglioncino verde cinabro che sa di naftalina a dieci metri? Giri il cartellino e vedi un prezzo roboante, a più zeri. Per fortuna uno sconto pazzesco lo rende appetibile a una manciata di euro. Buono per la fitta foschia delle scorse settimane, ma chi potrebbe indossarlo per andare in ufficio? Se il genere rock-cafoon è il vostro invece, sono stati avvistati un paio di sinistri stivaletti in pelle nera con borchie e spine, stile Rizzo in Grease. Se dovette fare il debutto in una baby gang potrebbero risultare perfetti.
Cronache del Garantista, 06/01/2016 06:15
l’ economia non gira
Via ai saldi in tutta Italia Ma le vendite non decollano
È partita lungo tutta la Penisola la stagione degli sconti, dopo l’ anticipo scattato il 2 gennaio in Basilicata, Campania, Sicilia e Valle d’ Aosta. Secondo il Codacons, dalle prime ore di saldi si vede un buon afflusso dei consumatori per negozi, outlet e centri commerciali, ma le vendite non decollano. “Già dalle prime ore di oggi – sottolinea il presidente dell’ associazione dei consumatori, Carlo Rienzi – si sono formate file di clienti davanti le boutique d’ alta moda delle principali città, e in generale la presenza di cittadini in cerca di occasioni è buona”. Tuttavia i consumatori, rileva, “sono orientati alla massima prudenza: si gira per negozi, si osservano i capi in vetrina e si monitorano i prezzi, ma ancora non si compra: in base ai dati raccolti dal Codacons non si è verificata al momento alcuna incremento delle vendite rispetto allo scorso anno, e il giro d’ affari rimane sostanzialmente stabile”. Outlet e boutique d’ alta moda sono gli esercizi che da stamat tina registrano il maggior afflusso di clienti e le vendite maggiori, spiega ancora il Coda cons. Questo grazie soprattutto ai turisti stranieri che come ogni anno approfittano dei saldi italiani per acquistare capi griffati. Dissente da questa lettura Confesercenti, per la quale l’ avvio dei saldi invernali 2016 si sta rilevando positivo, con un aumento medio delle vendite del 5% rispetto al 2015, anche se con differenze profonde fra i territori: bene Firenze, meno Roma e Milano.
Il Cittadino, 06/01/2016 06:02
vendite +5%
Saldi partiti in tutta Italia, soddisfatti i negozianti
n L’ avvio dei saldi invernali 2016 si sta rilevando positivo, con un aumento medio delle vendite del 5% rispetto al 2015, anche se con differenze profonde fra i territori. Un risultato favorito dall’ aumento dello sconto praticato: quasi 8 negozi su 10 sono infatti partiti con riduzioni di prezzo dal 30% in su, con punte che raggiungono, in qualche caso, addirittura il 70%. È quanto emerge da un exit poll sull’ andamento delle vendite di stagione condotto da Confesercenti sui negozianti di alcune importanti città e regioni italiane. Anche se la prima impressione dei commercianti è positiva, per un bilancio definitivo occorrerà attendere la prima settimana delle vendite di fine stagione, entro la quale, secondo le nostre stime, si concentrerà circa un terzo dei 4,5 miliardi di spesa messa a budget dagli italiani per i saldi. Budget previsto in aumento anche a Milano, dove però il primo giorno dei saldi vede ancora poche code davanti ai negozi, anche a causa del cattivo tempo. Il Codacons, che come ogni anno ha monitorato attraverso i propri ispettori l’ andamento degli sconti di fine stagione nelle principali città italiane, ha registrato da ieri mattina una buona affluenza di consumatori presso centri commerciali, outlet e vie dello shopping. Già dalle prime ore si sono formate file di clienti davanti alle boutique d’ alta moda delle principali città, e in generale la presenza di cittadini in cerca di occasioni è buona, ha spiegato l’ associazione a tutela dei consumatori. In base ai dati raccolti dal Codacons però per ora non si è verificato alcun incremento delle vendite rispetto allo scorso anno, e il giro d’ affari rimane sostanzialmente stabile. Secondo l’ indagine “Le famiglie e le festività natalizie, dicembre 2015”, realizzata dalla Camera di commercio di Monza e Brianza in collaborazione con DigiCamere, in Lombardia per gli sconti aumenta il budget dedicato che, per acquirente, passa da 137 euro dello scorso anno a 175, vale a dire quasi 40 euro in più. Spendono di più i giovani (con un budget di 207 euro destinati ai saldi), di meno gli over 65 (120 euro).
Corriere del Veneto, 06/01/2016 05:02
i conti in tasca
Tasse, tariffe, trasporti Tutti gli aumenti e le riduzioni del 2016
PADOVA Sempre più caro viaggiare in Veneto. In media, le tariffe sui treni regionali sono aumentate dell’ un per cento dal primo di gennaio, cinque centesimi per le tratte inferiori ai cento chilometri e dieci per quelle superiori. Due esempi? Da Venezia a Padova il ticket non costerà più 4.05 ma 4.10 euro; da Padova a Treviso si sale da 4.75 a 4.80. Adeguamenti dei prezzi legati ai valori Istat, che, va precisato, non sono stati formalizzati ovunque. In Friuli Venezia Giulia, ad esempio, l’ assessore Mariagrazia Santoro ha deciso di mantenere i prezzi invariati e, anzi, di proporre delle scontistiche speciali riservate a famiglie e pendolari. Aumentano anche i prezzi dei biglietti dei treni Frecciarossa, Frecciabianca e Frecciargento, un incremento medio del 2,7%, che per alcune tratte sale ulteriormente. Altri ritocchi arrivano dalle autostrade ma solo in parte per i consumatori veneti che potranno sfruttare il congelamento delle tariffe sulle autostrade a Nordest. Vale per A22 e soprattutto A4 sul tratto dal Veronese a Portogruaro, visto che il ministero dei Trasporti ha azzerato i rincari per Brescia-Padova, Cav e Autovie Venete, concedendo un +1,09% solo ad Autostrade per l’ Italia, con percorsi più cari sull’ A27 Venezia-Belluno e l’ A13 Padova-Rovigo. In compenso, sempre meno caro fare il pieno: ieri il diesel era a 1,13 in alcuni distributori veneti, con la benzina tornata ai livelli del 2007 sotto 1,3 euro al litro. Ma nel mirino anche chi usa gli aerei negli aeroporti veneti: stando ad Assoaeroporti «nel 2016 si pagheranno 2,5 euro in più per ogni tratta “da e per l’ Italia” per l’ addizionale comunale sui diritti d’ imbarco». Inizia così il 2016 delle tasse e delle tariffe. Un anno che sarà contraddistinto da novità importanti, su tutte l’ abolizione della Tasi (trecento milioni di euro, il risparmio stimato che i veneti avranno nel non pagare la tassa sulla casa). «Ma andrà a finire che aumenteranno altri costi», scuote la testa Alberto De Franceschi, commercialista di Noale noto per la sua battaglia sull’ Imu. «Temiamo che dal Governo non arrivino adeguati fondi per bilanciare il mancato gettito», incalza Mauro Bellesia, dirigente bilancio Comune di Vicenza ed esperto nella consulta finanza locale di Anci Veneto. In ogni caso, l’ anno nuovo porta spese nuove. Un dato di fatto che era già stato anticipato dalla Codacons, che ha stimato 551 euro di spesa in più per ogni famiglia, circa 46 euro al mese, così divisi: 79 euro per la scuola, 137 per l’ acqua, 44 euro per i trasporti, ma anche (per citare alcuni elementi del paniere studiato) ristoranti (+26 euro), servizi bancari (+18 euro) e bollette della luce (+12 euro). Difficile trarre una sintesi. Ci prova Valter Rigobon, presidente regionale di Adiconsum. «Che le tariffe aumentino ci sta, ma risulta intollerabile che avvenga sempre durante le feste», dice, pensando alle Ferrovie e alle Autostrade. «Siamo pronti a dar battaglia». «In compenso – chiude il suo collega, Ermes Coletto, presidente regionale di Federconsumatori – notiamo che in alcuni casi le bollette scendono: speriamo che l’ energia si paghi l’ 1,5% in meno e il gas il 3%. Siamo ottimisti».
Corriere del Mezzogiorno, 06/01/2016 05:02
Il Codacons promuove Luci d’ Artista Ma «rimanda» l’ amministrazione
sondaggio dell’ associazione consumatori: i cittadini chiedono meno rifiuti e meno caos
salerno Luci d’ Artista promosse o bocciate? Cosa ne pensano i cittadini salernitani? Per tracciare un quadro più attendibile di quello emerso dai generici apprezzamenti e delle altrettanto generiche critiche alla grande manifestazione di fine e inizio anno, il Codacons ha avviato un monitoraggio. E il sondaggio, partito nei giorni scorsi, ha evidenziato ciò che più e meno piace dell’ iniziativa attraverso l’ analisi di 1.100 sms, ognuno dei quali contenente un piccolo questionario a risposte multiple sottoposto agli iscritti al Codacons, appartenenti a un range d’ età tra 20 e 50 anni. «Siamo già scesi in campo nei mesi scorsi per partecipare al vertice straordinario sulla sicurezza e l’ ordine pubblico disposto in prefettura – dice Matteo Marchetti, vicesegretario nazionale del Codacons – per affrontare i tanti i disagi che i cittadini ci hanno comunicato al telefono oppure inviandoci foto di questo periodo di Luci d’ Artista e che ci hanno spinto ad analizzare ancora la situazione. Il risultato principale di questo sondaggio, dal valore indicativo e non statistico, è però che per il 75% degli interpellati la parte principale delle installazioni luminose deve restare dove si trova, nella zona della Villa Comunale, e non spostarsi in altra sede lontana dal centro cittadino, come il Parco Pinocchio, per decongestionare il traffico». Un considerazione che forse suonerà sorprendente considerate le polemiche sul traffico. «Certo – continua Marchetti – una parte di questi, il 12%, auspica la predisposizione di correttivi per tutelare un giardino storico che va protetto nella sua bellezza e fragilità». Diverse le opinioni sui disservizi riscontrati: assenza di vigili urbani per il 35,45%, scarsi controlli per la sicurezza per il 25,15%, necessità di incrementare i parcheggi e migliorare l’ organizzazione per il 25,60%, altro (inquinamento acustico e così via) per il 13,8%. «La cosa che ci preme sottolineare – precisa Marchetti – è il desiderio che la città non sia abbandonata, come pare stia accadendo in questo periodo, diventando terra di nessuno come alla vigilia di Natale e a Capodanno. Se si predispongono ordinanze, poi vanno fatte rispettare. La sicurezza è stata sempre un nostro interesse primario, oggi ci dispiace vedere che tutti parcheggiano in doppia fila e abbandonano rifiuti, Salerno sta diventando sporca, nonostante le tante segnalazioni». Preoccupazione per un evento che cresce, dunque, ma in modo incontrollato. «Ho notato – continua Marchetti – un ulteriore incremento di presenze rispetto allo scorso anno e questo è positivo per gli esercizi commerciali e per chi può guadagnare da questo fenomeno. Però mancano i controlli, non c’ è efficienza nella pulizia delle strade». Alla luce di questa situazione, l’ invito del vicesegretario dell’ associazione dei consumatori è rivolto all’ amministrazione comunale, che guadagna dalle Luci d’ Artista in termini di parcheggi, concessioni di spazi a commercianti e mercatini e dovrebbe poi reinvestire questi introiti per il bene della comunità. «Attenzione, i salernitani sono scontenti, non riescono a vedere i cambiamenti: la città, in questa fase, è gestita molto male».
La Gazzetta dello Sport, 06/01/2016 05:02
secondo l’ istat
L’ inflazione frena Tasso del +0,1% il più basso dal ’59
L’ inflazione rallenta ancora: anzi, il tasso medio è il più basso dal 1959, quando il nostro Paese era in deflazione. Secondo l’ Istat, in media, nel 2015, l’ inflazione frena infatti per la terza volta consecutiva, portandosi al +0,1% dal +0,2% del 2014. Secondo gli analisti, la stabilità dell’ inflazione a dicembre 2015 è dovuta al bilanciarsi di spinte contrapposte: da una parte l’ accelerazione della crescita dei prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona e la minore flessione di quelli dei beni energetici non regolamentati; dall’ altra, invece, l’ inversione della tendenza dei prezzi dei trasporti e il rallentamento della crescita di quelli degli alimentari non lavorati. Per il Codacons, si tratta dell’ effetto-oro nero: «Nel 2015 si è registrato un tracollo delle quotazioni: una contrazione del 30% in soli 12 mesi».
Avvenire, 06/01/2016 05:01
«Trasporti, stangata da 104 euro»
Trasporti più cari nel 2016 con la stangata di Capodanno. Costeranno in media 104 euro in più a famiglia gli aumenti dei pedaggi autostradali e dei biglietti di treni: 37 euro in meno nelle tasche per via degli aumenti di autostrade e Telepass, 67 euro invece il costo stimato dei rincari ferroviari e aerei. È la valutazione del Codacons che parla di un costo complessivo valutato tra 1,4 e 2,4 miliardi in più. Gli aumenti medi dei pedaggi sono dello 0,89%. Ma sulla Torino-Milano, il rincaro è del 6,5%, motivo per cui il Pd ha presentato un’ interrogazione parlamentare al ministro Graziano Delrio. Pedaggi più cari anche sulla Tangenziale est esterna Milano (+2.1%) e sulla Pedemontana (+1%). «Autostrade semi- vuote, con tariffe già fuori mercato, e con lo Stato che interviene a coprirne i buchi» accusa Dario Balotta dell’ Osservatorio mazionale sulle liberalizzazioni e privatizzazioni dei trasporti. Raddoppia anche il canone mensile del telepass, passando da 0,7 a un euro e 50 al mese. Brutte notizie anche per chi viaggia in Frecciarossa e Frecciargento. Dal primo gennaio, infatti, sono scattati anche gli aumenti dei biglietti delle Frecce di Trenitalia, e anche in questo caso i rincari sulle tratte da e per Milano risultano superiori alla media nazionale: +3,5% per il Roma-Milano (che sale da 86 a 89 euro), contro un rincaro medio del 2,7%. I ritocchi quindi riguardano solo le Frecce (rosse, argento e bianche), assicura Trenitalia, e solo il biglietto base (più caro e più flessibile), che lo scorso anno ha rappresentato appena il 10% dei biglietti venduti. Nessun cambiamento invece per le tariffe economy e super economy, così come per gli abbonamenti all’ Alta velocità. Il ministero dei Trasporti ricorda anche di avere chiesto ai concessionari di prorogare anche per il 2016 gli sconti per i pendolari. A pagare di più, nel 2016, saranno poi tutti i passeggeri dei voli aerei, visto l’ aumento di due euro e mezzo dell’ addizionale comunale sui diritti d’ imbarco, che dal 2007 alimenta il fondo speciale dei lavoratori aeroportuali, e che sale così a 9-10 euro a passeggero. Simone Marcer RIPRODUZIONE RISERVATA.
Corriere della Sera, 06/01/2016 05:01
taxi, prezzi (tra i più bassi d’ Europa) a sorpresa
cordiali, onesti e convenienti: le virtù dei 5 mila tassisti di milano «troppe critiche, qui l’ eccellenza» ma arriva il rincaro per malpensa
Città che vai (in taxi), tariffe, app, numeri verdi e arbre-magique che trovi. Arrendiamoci: per l’ unione europea dei tassametri è presto, per quella milanese – inaugurata ad agosto con il numero unico comunale 02.7777, dopo anni di problemi alle colonnine – forse è già tardi. Di sicuro, a parte l’ insegna sul tetto – e con Uber nemmeno più quella – c’ è solo lo spread dei prezzi. Lo fotografano i dati di Unica Filt-Cgil, che per il Corriere ha messo a confronto le tariffe medie in dieci capitali europee: Milano, si scopre, è in fondo alla classifica (1,09 euro/km) e per una volta è un bene. Anche il confronto-prezzi con i principali capoluoghi italiani è felice, e per un momento fa dimenticare le lunghe attese, i problemi «tecnici» – non sono mancati anche all’ introduzione del sopracitato numero unico – e quelli legali: dai ricorsi dei radiotaxi contro Palazzo Marino alle proteste anti-Uber. Senza contare l’ aumento da 90 a 95 euro della tariffa per Malpensa, appena introdotto. A guardare la tabella qui sopra, vien da dire, ci va ancora bene: 3.30 euro a km a Basilea, 2.20 a Londra, 1.87 a Copenaghen , 1.80 a Bruxelles e Monaco, per limitarsi alla top five europea. Ma anche a Torino (1.44), Padova (1.13) e Bologna (1.15) i prezzi medi sono più alti che sotto la Madonnina. Senza contare gli «extra» per bagagli, bimbi a bordo, radiotaxi. Il capoluogo lombardo è assieme a Bruxelles la sola città dove non si applica alcun tipo (o quasi) di supplemento, sottolinea Giovanni Maggiolo di Unica Milano: «La trasparenza – afferma – è il primo elemento distintivo che ci viene riconosciuto a livello internazionale». Altrove la fantasia si spreca: a Monaco si sono inventati la tariffa extra per i cani (1,20 euro), a Padova il sovrapprezzo di 3 euro per il giorno di capodanno; sui taxi parigini, invece, le tariffe fisse valgono solo dalle 10 alle 17. Non che ai consumatori milanesi manchi di che lamentarsi. «Quando saliamo su un taxi non sappiamo mai esattamente quanto andremo a spendere, e questo è inaccettabile – attacca il presidente di Codacons Lombardia Marco Donzelli, che ricorda, inoltre -, i costi sempre più alti per i collegamenti tra la città e gli aeroporti». «Ma il vero problema – aggiunge Donzelli – rimane il numero ancora limitato dei taxi attivi in città». Le cifre, qui, sono incerte: i dati non vengono resi pubblici dai radiotaxi a eccezione dell’ 8585 (1.450 vetture). La stima ufficiale del totale è comunque di 5.300 vetture, meno di quattro ogni mille abitanti. «Ancora poche – osserva Donzelli – la conseguenza sono le tariffe tuttora sproporzionate al potere d’ acquisto dei milanesi, che è inferiore rispetto ad altre città». Ciò detto va messa in conto una serie di variabili, che in realtà non variano da tempo (se non in peggio). «I prezzi del carburante tra i più alti d’ Europa, le tasse, i costi assicurativi – elenca Maggiolo -: ma soprattutto c’ è il nodo-viabilità, che in modo indiretto incide ancora pesantemente sulle tariffe a Milano». Sì, perché un taxi bloccato in coda o condannato alle gimkane dai divieti d’ accesso o dalla sosta selvaggia «è un taxi che costa di più a tutti» sottolinea il sindacalista. E ricorda: «Nonostante questo i tassisti milanesi sono stati all’ altezza di Expo e siamo la quarta città europea per efficienza del servizio secondo l’ Aci». Insomma lamentarsi va bene, ma senza esagerare.
Corriere della Sera (ed. Roma), 06/01/2016 05:01
saldi il primo giorno
Caccia allo sconto in centro ma affari solo negli outlet
Atmosfera delle feste, con tanta gente a passeggio per le vie dello shopping presidiate dalle forze dell’ ordine, ma poche le vendite. Nella prima giornata di saldi, nessun assalto ai negozi, a parte in qualche catena low cost, un accenno di coda davanti a Cenci in Campo Marzio e da Tod’ s in via Condotti, moltissime invece le persone che hanno scelto di cercare occasioni e sconti nei centri commerciali. File alle casse in diverse boutique griffate di Castel Romano outlet, affollati anche alcuni store a Porta di Roma. In centro invece, l’ avvio ufficiale dei saldi, dopo giorni di promozioni, ribassi e svendite è stato accolto tiepidamente: «Le prime ore delle svendite di fine stagione sono un termometro di quanto accadrà nelle settimane successive – spiega Giovanna Marchese Bellaroto, presidente di Cna Commercio Roma – quest’ anno poi, con l’ inverno in ritardo, tanti romani hanno aspettato i saldi per acquistare i capi più caldi. Ma se questo sarà l’ andamento, saremo costretti a rivedere al ribasso le previsioni che indicavano un +5-10%. Per un primo bilancio però, aspettiamo il prossimo week end». A scoraggiare lo shopping sia ha contribuito la pioggia ma anche il fatto che per la prima volta i saldi hanno avuto inizio in un giorno feriale. «Anche turisti però ne abbiamo visti pochi – racconta Alessandra Brighenti, una dei titolari di uno storico negozio di lingerie in via Frattina – abbiamo fatto soltanto due scontrini tax free». Nei prossimi giorni, il trend degli acquisti potrebbe migliorare: «I romani che hanno molti soldi ancora non sono tornati da località sciistiche o termali – sottolinea Gianni Battistoni, proprietario di una boutique in via Condotti e presidente dell’ omonima associazione di strada – chi ne ha meno, non spende volentieri in un momento in cui, almeno a Roma, l’ economia ancora langue e l’ avvio dei saldi non sembra aver spostato questa tendenza». L’ imprenditore lancia anche un appello: «Come ho detto più volte, in una città come Roma, che ha il turismo tutto l’ anno, i saldi si dovrebbero liberalizzare. È assurdo che i grandi marchi internazionali o gli outlet li facciano tutto l’ anno e noi adiamo incontro a sanzioni e multe che in un mondo globalizzato non hanno più senso». Per il Codacons la «presenza di cittadini in cerca di occasioni è buona, ma i consumatori sono estremamente prudenti: si gira per negozi, si osservano i capi in vetrina e si confrontano i prezzi, ma ancora non si compra. Per ora – ha dichiarato il presidente dell’ associazione Carlo Rienzi – non si è verificato alcun incremento rispetto allo scorso anno e il giro d’ affari rimane sostanzialmente stabile».
Il Resto del Carlino, 06/01/2016 04:19
Alla base della frenata dell’ inflazione nel 2015 c’ è l’ effetto petrolio, la cui contrazione del …
Alla base della frenata dell’ inflazione nel 2015 c’ è l’ effetto petrolio, la cui contrazione del 30% ha influito in modo pesante sui listini in tutti i settori. Lo dice il Codacons, prefigurando un rialzo dal 2016.
Il Giorno (ed. Milano), 06/01/2016 04:18
C’ è il ponte, affari giù
di LUCA SALVI – MILANO – NON PARTONO con il botto i saldi invernali 2016, anzi. Le associazioni dei commercianti registrano cali tra il 15 e il 50 per cento e puntano il dito contro la scelta del giorno. «Era meglio partire di sabato come nel 2015». Per Federmoda, invece, «una partenza tutto sommato soddisfacente per essere un giorno feriale». Anche se registra un ribasso dell’ 1 per cento. «Siamo venuti subito il primo giorno. Mi sembra che gli sconti siano in linea con lo scorso anno: 30-40 per cento», affermano Eleonora Villareggio e Andrea Latta mentre mostrano il giubbotto e la felpa che hanno comprato. Qualche coda l’ hanno vista «nei grandi negozi di corso Vittorio Emanuele. Ma siamo nella media». Hanno atteso tra i 10 e i 20 minuti ai camerini e poi alle casse di altri grandi marchi, prima di aggiudicarsi le magliette su cui avevano puntato nei giorni scorsi, Giulia Stella e Alessia Ghilardi. «Siamo qui dalle 10 del mattino – dicono – e per ora non c’ è la ressa che temevamo. Code sì, ma il giusto». In corso Buenos Aires «non sta andando male, ma sottotono – dichiara Gabriel Meghnagi, presidente di Ascobaires – inferiore al primo giorno dei saldi del 2015, che era un sabato. Dovevamo partire il 2 anche per intercettare chi era in città per Capodanno. Temo un calo del 15 per cento». Più pessimista Giorgio Montingelli, presidente del coordinamento delle associazioni di via. «Perdiamo almeno il 50 per cento di ricavato – lamenta – in alcuni casi il 70. Sbagliato partire di martedì, con un ponte in arrivo». Sia Meghnagi che Montingelli contestano «i grossi gruppi che tramite sms, mail e passaparola hanno anticipato sconti e offerte di qualche giorno ai clienti più affezionati o iscritti alle newsletter». Più ottimista Federmoda: nonostante la partenza infrasettimanale, il risultato della prima giornata si attesta vicino ai livelli del 2015: un decremento dell’ 1 per cento con uno scontrino medio di 95 euro. «È troppo presto – rileva Renato Borghi, presidente di Federmodamilano – per tracciare bilanci. Occorrerà attendere la fine del periodo e l’ andamento del prossimo weekend. Questa partenza, comunque, ci fa restare fiduciosi nelle previsioni di un incremento del valore dei saldi invernali rispetto all’ anno passato». prossimi Confcommercio Milano ha previsto spese per 454 milioni di euro, in aumento rispetto ai saldi del 2015. Tra i prodotti più richiesti: maglieria, giubbotti, piumini, camiceria, cappelli, stivaletti, «sneakers» e borse. NON HANNO mancato l’ appuntamento Samantha Romanò e Alessandro Como. «Siamo arrivati presto – spiegano – per evitare la coda. Dopo un tour tra centro e corso Buenos Aires torniamo a casa». La sensazione è che, come spiega Carlo Rienzi, presidente del Codacons, «i consumatori» siano «orientati alla massima prudenza: si gira per negozi, si monitorano i prezzi ma ancora non si compra». Tendenza confermata da Gabriele Bianchi, di AscoLoren: «In Lorenteggio gente in giro ma non un grande movimento nei negozi. Forse i milanesi aspettano che i saldi arrivino dal 20-30 al 40 per cento. Spero in un boom da sabato in poi». Meglio Chinatown. «Qualche vendita in più c’ è», rivela Remo Vaccaro, dell’ associazione liberi esercenti di via Sarpi.
luca salvi
Il Resto del Carlino (ed. Rovigo), 06/01/2016 04:18
Pensioni, Inps: «Pagamenti ok a gennaio» Ma c’ è chi protesta per lo slittamento
il codacons: «presentereno un esposto alla corte dei conti
Riguardo le notizie apparse su alcuni quotidiani in relazione al pagamento delle pensioni nel mese di gennaio, l’ Inps precisa di aver diramato il 24 dicembre «il comunicato stampa con il quale ha reso nota la data di pagamento della rata di pensione del mese di gennaio. Lo stesso comunicato è stato contestualmente pubblicato sul sito istituzionale. L’ Inps ha pagato le pensioni il secondo giorno bancabile del mese di gennaio – che è il 4 gennaio per Poste Italiane ed il 5 gennaio per le banche – come previsto da una legge dello Stato. L’ Inps, le banche e Poste italiane non traggono alcun vantaggio dall’ anticipo o dal posticipo delle date di pagamento delle pensioni. Le somme necessarie per il pagamento delle pensioni, infatti, transitano dai conti di tesoreria ai pensionati nello stesso giorno fissato dalla legge per il pagamento delle pensioni, senza che vi sia alcuna giacenza sui conti correnti dell’ Istituto, mentre i flussi informativi per l’ effettuazione dei pagamenti sono inviati dall’ Istituto a Poste Italiane ed alle banche con circa 10 giorni di anticipo rispetto alla data del pagamento: nessuna influenza sugli accrediti, pertanto, è esercitata dal ponte festivo di inizio anno. Non è possibile anticipare il pagamento all’ ultimo giorno del mese precedente in quanto le pensioni, a differenza degli stipendi, sono già pagate in anticipo: il pagamento effettuato il 4 e il 5 gennaio è, infatti, relativo alle pensioni di gennaio 2016. Si ricorda, infine, che ha permesso di effettuare i pagamenti di tutte le pensioni il primo giorno bancabile di ogni mese, ivi comprese quelle dei dipendenti pubblici e dei pensionati Enpals che fino a giugno 2015 erano pagate infra mese, ha inoltre previsto, anche in relazione alle nuove normative sui pagamenti nell’ area euro, che il pagamento delle pensioni, a partire dal 2017, avvenga il secondo giorno bancabile del mese, come avvenuto nel corrente mese di gennaio e non più il primo come avverrà per i restanti mesi del 2016 con eccezione di maggio, ottobre e novembre». Ma il Codacons non ci sta e per questo l’ associazione dei consumatori ha deciso di presentare un esposto alla Corte dei Conti ed alla Procura di Roma. Per il presidente dell’ Associazione dei Consumatori, Marco Maria Donzelli: «Ciò rappresente un pericolosissimo precedente. La scelta, deliberata e priva di alcuna giustificazione, di far slittare di un giorno l’ accredito delle pensioni rischia di causare problemi e migliaia e migliaia di pensionati, ancora una volta considerati l’ ultima ruota del carro dallo Stato. Chiediamo venga data spiegazione di tale comportamento».
Il Giornale d’Italia, 06/01/2016 04:17
nonostante le stime favorevoli, gli acquisti non decollano
Saldi in alto. E rovinose cadute
guerra di dati sulla stagione degli sconti appena cominciata. ottimista la confcommercio, pessimisti i consumatori. e anche il codacons deve arrendersi dopo aver intravisto la “ripresa” a novembre
Epifania, saldi al via. Ma in Italia non si respira quell’ aria da grandi affari dietro l’ angolo. Né per chi compra, che terrà ridotte al minimo le spese (sull’ annuncio del 3% in più previsto per questa sessione rispetto all’ anno scorso, infatti, pesano i dati negativi degli anni precedenti), né per chi vende, che è consapevole che la stagione degli sconti basta appena per liberare un po’ di spazio nei magazzini e non certo per tornare ai livelli precrisi. Per ora comunque si va per stime, in quanto il primo giorno d’ apertura avvenuto ieri re gala numeri troppo aceri per ragionarci su. Confcommercio ha previsto che saranno 5,4 i miliardi di euro coinvolti negli sconti di quest’ anno, cui corrisponderà una spesa in abbigliamento pari a 346 euro per famiglia. È il frutto di un sondaggio condotto dall’ associazione di categoria e da Format Research, secondo il quale cresce inoltre l’ importanza percepita dei saldi per le famiglie italiane, con un’ attenzione che sta gradualmente ritornando dal semplice prezzo alla qualità del prodotto. Resta immutato l’ ordine delle preferenze per gli acquisti: in testa l’ abbigliamento, seguito dalle calzature, dagli accessori e dalla biancheria intima. Ma c’ è chi non annuisce. “La situazione delle famiglie è tale da non permettere nessuna impennata”, dicono ad esempio Adusbef e Federconsumatori che prevedono una spesa media di 179 euro, praticamente la metà di quanto ottimisticamente vaticinato da Confcommercio. E lo fanno dati (veri) alla mano, e cioè sottolineando la partenza tiepida dei saldi anticipati nelle quattro regioni (Basilicata, Campania, Sicilia e Valle d’ Aosta) dopo che anche “i consumi natalizi sono scesi dell’ 1,6%”. La gente gira per negozi ma non compra, è in sintesi il parere del Codacons secondo cui le vendite “rimarranno stabili rispetto allo scorso anno, con una spesa sui 184 euro a famiglia. In base ai dati raccolti non si è verificato al momento alcun incremento delle vendite rispetto allo scorso anno, e il giro d’ affari rimane sostanzialmente stabile”. Eppure era stato lo stesso Codacons, attraverso il presidente Rienzi, a vedere a novembre la fiducia dei consumatori in netta ripresa e a predire grandi incassi per le feste di Natale. Cosa di cui si è giovato per alcune settimane il quasi omonimo Renzi: che, infatti e puntualmente, ha evitato (dopo la conferenza di fine anno) di affrontare l’ argomento “ripresa”…
Il Giornale d’Italia, 06/01/2016 04:17
Smog, blitz nei grandi centri
intanto la città è paralizzata in occasione delle festività
Se da un lato il traffico continua a paralizzare la Capitale in occasione delle festività con lunghe code, anche alla luce delle limitazioni stradali per le tantissime manifestazioni dell’ Epifania, dall’ altro i vigili urbani hanno messo in campo ieri un’ attenta attività di controlli anti -smog. Eppure grazie alla pioggia sono diminuiti a Roma tutti i livelli del Pm10 sotto il limite di legge, fissato in 50 ug/m3, dopo settimane di talghe alterne e la limitazione della temperatura fino a 18 gradi per il riscaldamento di case e uffici (ad eccezione di ospedali, cliniche, scuole e assimilabili) su tutto il territorio comunale. Settimane in cui non sono mancate le polemiche anche sui controlli, tant’ è che il Codacons ha presentato un esposto alla procura della repubblica capitolina. Ma le verifiche continuano anche quando la condizione dell’ aria sembra migliorata. Così, su disposizione del commissario straordinario Francesco Paolo Tronca, il personale della Polizia locale con ispettori di Aequaroma e del dipartimento Simu hanno controllato le temperature all’ interno di alcune grandi attivitá commerciali in Centro per verificare se sono in linea con le disposizioni antismog. L’ attività ha riguardato gnati in via del Tritone presso i grandi magazzini “zara”. I controlli sono poi proseguiti nel corso della giornata negli altri esercizi.
La Nazione, 06/01/2016 04:16
Alla base della frenata dell’ inflazione nel 2015 c’ è l’ effetto petrolio, la cui contrazione del …
Alla base della frenata dell’ inflazione nel 2015 c’ è l’ effetto petrolio, la cui contrazione del 30% ha influito in modo pesante sui listini in tutti i settori. Lo dice il Codacons, prefigurando un rialzo dal 2016.
Il Giorno, 06/01/2016 04:16
Alla base della frenata dell’ inflazione nel 2015 c’ è l’ effetto petrolio, la cui contrazione del …
Alla base della frenata dell’ inflazione nel 2015 c’ è l’ effetto petrolio, la cui contrazione del 30% ha influito in modo pesante sui listini in tutti i settori. Lo dice il Codacons, prefigurando un rialzo dal 2016.
La Repubblica, 06/01/2016 04:15
la gior na ta
L’ inflazione si ferma a 0,1% mai così bassa dal 1959 domanda interna frenata
il dato finale 2015. meglio l’ andamento del “carrello della spesa”. consumatori:”acquisti saliranno nel nuovo anno”
ROMA. Un’ inflazione così bassa non si vedeva dal 1959: in Italia la media dell’ intero 2015 si è fermata ad un risicato 0,1 per cento, dato inferiore alla media europea (0,2) e molto lontano dall’ obiettivo fissato dalla Ue (2 per cento). In discesa per il terzo anno consecutivo per via dell’ andamento dei prezzi del trasporto (meno 2,7 per cento rispetto al più 0,7 del 2014) e delle spese per la casa (bollette giù dell 0, 8 per cento). E ancor più per via del crollo nei listini di petrolio e carburante (meno 10,3 ). Il quadro fornito dall’ Istat non promette dunque nulla di buono perché , quando i prezzi stanno fermi, significa che la domanda interna – e quindi gli investimenti e la produzione – non sono ripartiti. E certo il paragone con il 1959 non è confortante anche perchè in quell’ anno se i prezzi addirittura scendevano (meno 0,4 per cento), il Pil volava al 6 per cento e l’ Europa intera si preparava ad un lungo periodo di boom economico. Prospettive che oggi sembrano irraggiungibili. In realtà, guardando meglio il dato medio dell’ anno si scopre che lo stallo non è uniforme. La dinamica è migliore se si analizza il cosiddetto «carrello della spesa» (l’ insieme di beni a più frequente acquisto, dagli alimentari alla cura di casa e persona), che ha registrato un’ inflazione allo 0,8 per cento. Ma anche qui la tendenza è fragile, visto che secondo i dati preliminari forniti dall’ Istat su dicembre la voce torna in flessione rispetto al mese precedente (meno 0,3 su novembre 2015). E carrello della spesa a parte, l’ intero indice di dicembre resta nulla rispetto al mese precedente e sempre allo 0,1 a confronto con al dicembre 2014. Fermi quindi. Eppure, assicurano i consumatori, quest’ anno ci sarà la svolta. «Nel 2016 – prevede il Codacons – l’ inflazione aumenterà grazie anche alla ripresa dei consumi da parte delle famiglie e all’ incremento della domanda interna». Una tesi che trova conferma nella previsioni sui saldi appena iniziati, visto che Confesercenti parla di un più 5 per cento nelle vendite rispetto all’ anno scorso. Più polemici Adusbef e Federconsumatori che si chiedono come mai, visto il quadro,vi sia stata un’ impennata nelle tariffe e chiedono di controllare «gli intollerabili meccanismi speculativi». Per smuovere i consumi, secondo la Cisl, serve altro. «Non basta la sola politica monetaria della Bce a ritrovare andamenti dei prezzi più fisiologici. L’ Europa e l’ Italia devono dare più spazio alla domanda interna ed in particolare ai consumi, soprattutto alla luce delle notizie preoccupanti che arrivano dalla Cina che fanno pensare ad un rallentamento più forte del previsto in quell’ economia». In altre parole, al di là del Quantitative easing voluto da Draghi, per tenere a bada la deflazione la mossa tocca al governo italiano: «Bisogna fare ogni sforzo per anticipare gli sgravi fiscali alle famiglie nel 2016» chiede il sindacato. ©RIPRODUZIONE RISERVATA I MERCATI Dopo i crolli di lunedì, ieri le Borse asiatiche hanno perso soltanto pochi decimali.
luisa grion
La Nuova Prima Pagina, 06/01/2016 04:01
i consigli diffidare dei tagli oltre il 50 per cento
Il vademecum di Adiconsum e Codacons per evitare fregature
nche in periodo di saldi l’ obiettivo del consumatore deve essere acquistare il prodotto al miglior rapporto qualità -prezzo». E’ il consiglio che Adiconsum, l’ associa zione consumatori della Cisl di Modena, rivolge ai cittadini all’ apertura dei saldi invernali. «I saldi rappresentano per molte famiglie un’ occasione di risparmio, soprattutto in questo periodo di crisi dell’ economia – afferma il responsabile Adele Chiara Cangini Affinché i saldi risultino convenienti, però, bisogna osservare alcune regole. Innanzitutto sull’ articolo in saldo deve essere sempre riportato il prezzo d’ origine non scontato, la percentuale di sconto applicata e il prezzo finale. Inoltre anche in periodo di saldi è possibile cambiare il prodotto purché difettoso: non lo si può cambiare, invece, se non piace il colore o il modello. Ricordiamo anche che è possibile pagare con carte di credito o ban comat, se l’ esercizio è abilitato, mentre la prova del prodotto resta a discrezione del negoziante. Qualora il commerciante si rifiuti di seguire anche una sola di queste regole, invitiamo il consumatore a rivolgersi alla polizia municipale e segnalare il caso anche alla nostra associazione». Cangini passa poi ad alcuni consigli pratici: «Comperare solo ciò di cui si ha realmente bisogno, altrimenti anche il miglior affare si trasforma in uno spreco; diffidare degli esercizi che applicano sconti esorbitanti, perché potrebbe trattarsi di merce di scadente qualità o delle precedenti stagioni; rivolgersi a negozi già conosciuti o di cui si è clienti e di cui si conosce già la merce esposta e i relativi prezzi». L’ asso ciazione consumatori Cisl consiglia anche di verificare che «ciò che si sta comprando sia effettivamente in saldo, perché a volte merce in saldo e non in saldo è esposta insieme». Anche il Codacons interviene sui saldi. «Come ogni anno subito dopo Natale si ripropone la corsa ai saldi di fine stagione che, per tanti consumatori – osserva una nota stampa – è l’ unica occasione per acquistare quei capi di abbigliamento che in altri momenti sarebbero dai prezzi proibitivi. Ma se è vero che con i saldi si possono fare buoni acquisti, è altrettanto vero che, per evitare clamorose fregature, è necessario prestare la massima attenzione». Alcune regole per aiutare chi sta per precipitarsi all’ interno dei negozi sono espresse dall’ associazione. «E’ bene conservare sempre lo scontrino fiscale – si precisa – per una eventuale sostituzione in caso di un prodotto difettoso, attenzione, dunque, agli scontrini di carta chimica, che sbiadiscono dopo qualche mese. La garanzia vale per due anni dal momento dell’ acquisto; attenzione ai finti saldi in quanto i veri saldi sono quelli applicati sugli articoli della stagione in corso e non sui fondi di magazzino. Quindi scegliete negozianti conosciuti e diffidate degli sconti oltre il 50%».
La Nuova Sardegna, 06/01/2016 03:54
Inflazione ancora al palo è la più bassa da 57 anni
ripresa ancora fragile secondo l’ istat: conferma della stagnazione dei consumi rapporto coop stima che quest’ anno agli italiani tornerà la voglia di spendere
di Gabriella Cerami wROMA Economia ancora fragile. Né la ripresa moderata né il denaro stampato dalla Bce sembrano in grado di rianimare i prezzi al consumo. L’ inflazione è al palo, basti pensare che in Italia il 2015 si è chiuso con un aumento dei prezzi pari allo 0,1%, il livello più basso da oltre mezzo secolo. Ovvero, fa sapere l’ Istat, da quel 1959 in cui il Belpaese cadde in deflazione con un -0,4%. Sembra una buona notizia per le famiglie, che così hanno un potere d’ acquisto maggiore, ma in realtà è la spia di consumi ancora indietro e ciò rende inoltre più problematico il recupero del debito pubblico. Così come non sorride l’ Italia, anche l’ Unione europea mostra segni di difficoltà. Il dato di dicembre, per l’ Ue, si è stabilizzato ad un altrettanto poco soddisfacente +0,2%, lontanissimo dall’ obiettivo europeo del 2%. A lasciare il segno è stato, soprattutto nella seconda parte dell’ anno, il crollo dei prezzi del petrolio, e quindi della componente energetica, che la politica monetaria della Bce è riuscita solo parzialmente a contrastare. Tuttavia promette bene il 2016. Agli italiani dovrebbe tornare la voglia di spendere dopo anni di austerity. Le famiglie guardano con più ottimismo al futuro e il nuovo anno potrebbe segnare una svolta con una ripresa dei consumi dell’ 1,4% come non accade da dieci anni. Almeno secondo la previsione contenuta nel Rapporto Coop, sondaggio che fotografa le intenzioni di spesa degli italiani e secondo cui il 2016 è “l’ anno della speranza” per più di un terzo degli italiani. Un sesto, invece, identifica il nuovo anno con il cambiamento, mentre per il 14% «è il timore il sentimento dominante». Il primo banco di prova è la stagione dei saldi invernali. In attesa dei primi bilanci sulla caccia agli sconti, per il 2016 i consumi procapite – seppure in ripresa – saranno ancora «ai livelli degli anni ’90, cioè più bassi di oltre 1.700 euro rispetto al 2007», si legge ancora nel Rapporto Coop. I dati del sondaggio sulle intenzioni di spesa delle famiglie evidenziano che sono i ceti più agiati a prevedere i maggiori incrementi di consumo. Il 42% ha voglia di vacanze, il 32% tornerà a divertirsi; al terzo posto, prima di casa, auto e smartphone, il 20% vuole spendere di più per la qualità del cibo. Intanto, tornando ai dati dell’ anno appena trascorso, secondo l’ Istat, viaggia più veloce il cosiddetto “carrello della spesa” (comprensivo dei prodotti alimentari e dei prodotti per la cura della casa e della persona). Nel dicembre 2015 è risultato più caro rispetto al 2014, salendo al +0,9% dal +0,3% dell’ anno precedente, anche se è diminuito dello 0,3% rispetto a novembre. Questo stop resta dunque un sintomo da non sottovalutare, nonostante il recupero dell’ inflazione vada a rilento in tutta l’ area della moneta unica. Come si è detto l’ inflazione di dicembre per l’ eurozona è aumentata dello 0,2% su base annua, un dato sotto le aspettative degli economisti. Così gli analisti cominciano a pensare che la Bce sarà costretta a fare di più, già probabilmente nella riunione del consiglio direttivo di marzo prossimo. Nonostante questo quadro, il Codacons è invece cautamente ottimista per l’ Italia. «Nel corso del 2016 si prevede una rialzo del tasso di inflazione, grazie anche alla ripresa dei consumi da parte delle famiglie e all’ incremento della domanda interna», dice il presidente dell’ associazione dei consumatori, Carlo Rienzi. Non la pensano così la Federconsumatori e l’ Adusbef, per i quali il livello dell’ inflazione «lascia molte perplessità e suscita molta preoccupazione». Per le due organizzazioni, infatti, gli aumenti dei prezzi riguardano soprattutto le tariffe, come quelle autostradali e del servizio idrico. Lo spettro, dunque, di una dinamica negativa dei prezzi, accompagnata dallo stallo degli investimenti, rimane. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
gabriella cerami
Il Piccolo, 06/01/2016 03:54
Inflazione ancora al palo è la più bassa da 57 anni
la ripresa resta fragile secondo l’ istat: conferma della stagnazione dei consumi rapporto coop stima che quest’ anno agli italiani tornerà la voglia di spendere
di Gabriella Cerami wROMA Economia ancora fragile. Né la ripresa moderata né il denaro stampato dalla Bce sembrano in grado di rianimare i prezzi al consumo. L’ inflazione è al palo, basti pensare che in Italia il 2015 si è chiuso con un aumento dei prezzi pari allo 0,1%, il livello più basso da oltre mezzo secolo. Ovvero, fa sapere l’ Istat, da quel 1959 in cui il Belpaese cadde in deflazione con un -0,4%. Sembra una buona notizia per le famiglie, che così hanno un potere d’ acquisto maggiore, ma in realtà è la spia di consumi ancora indietro e ciò rende inoltre più problematico il recupero del debito pubblico. Così come non sorride l’ Italia, anche l’ Unione europea mostra segni di difficoltà. Il dato di dicembre, per l’ Ue, si è stabilizzato ad un altrettanto poco soddisfacente +0,2%, lontanissimo dall’ obiettivo europeo del 2%. A lasciare il segno è stato, soprattutto nella seconda parte dell’ anno, il crollo dei prezzi del petrolio, e quindi della componente energetica, che la politica monetaria della Bce è riuscita solo parzialmente a contrastare. Tuttavia promette bene il 2016. Agli italiani dovrebbe tornare la voglia di spendere dopo anni di austerity. Le famiglie guardano con più ottimismo al futuro e il nuovo anno potrebbe segnare una svolta con una ripresa dei consumi dell’ 1,4% come non accade da dieci anni. Almeno secondo la previsione contenuta nel Rapporto Coop, sondaggio che fotografa le intenzioni di spesa degli italiani e secondo cui il 2016 è “l’ anno della speranza” per più di un terzo degli italiani. Un sesto, invece, identifica il nuovo anno con il cambiamento, mentre per il 14% «è il timore il sentimento dominante». Il primo banco di prova è la stagione dei saldi invernali. In attesa dei primi bilanci sulla caccia agli sconti, per il 2016 i consumi procapite – seppure in ripresa – saranno ancora «ai livelli degli anni ’90, cioè più bassi di oltre 1.700 euro rispetto al 2007», si legge ancora nel Rapporto Coop. I dati del sondaggio sulle intenzioni di spesa delle famiglie evidenziano che sono i ceti più agiati a prevedere i maggiori incrementi di consumo. Il 42% ha voglia di vacanze, il 32% tornerà a divertirsi; al terzo posto, prima di casa, auto e smartphone, il 20% vuole spendere di più per la qualità del cibo. Intanto, tornando ai dati dell’ anno appena trascorso, secondo l’ Istat, viaggia più veloce il cosiddetto “carrello della spesa” (comprensivo dei prodotti alimentari e dei prodotti per la cura della casa e della persona). Nel dicembre 2015 è risultato più caro rispetto al 2014, salendo al +0,9% dal +0,3% dell’ anno precedente, anche se è diminuito dello 0,3% rispetto a novembre. Questo stop resta dunque un sintomo da non sottovalutare, nonostante il recupero dell’ inflazione vada a rilento in tutta l’ area della moneta unica. Come si è detto l’ inflazione di dicembre per l’ eurozona è aumentata dello 0,2% su base annua, un dato sotto le aspettative degli economisti. Così gli analisti cominciano a pensare che la Bce sarà costretta a fare di più, già probabilmente nella riunione del consiglio direttivo di marzo prossimo. Nonostante questo quadro, il Codacons è invece cautamente ottimista per l’ Italia. «Nel corso del 2016 si prevede una rialzo del tasso di inflazione, grazie anche alla ripresa dei consumi da parte delle famiglie e all’ incremento della domanda interna», dice il presidente dell’ associazione dei consumatori, Carlo Rienzi. Non la pensano così la Federconsumatori e l’ Adusbef, per i quali il livello dell’ inflazione «lascia molte perplessità e suscita molta preoccupazione». Per le due organizzazioni, infatti, gli aumenti dei prezzi riguardano soprattutto le tariffe, come quelle autostradali e del servizio idrico. Lo spettro, dunque, di una dinamica negativa dei prezzi, accompagnata dallo stallo degli investimenti, rimane. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
gabriella cerami
Il Tirreno, 06/01/2016 03:54
Inflazione ancora al palo è la più bassa da 57 anni
ripresa ancora fragile secondo l’ istat: conferma della stagnazione dei consumi rapporto coop stima che quest’ anno agli italiani tornerà la voglia di spendere
di Gabriella Cerami wROMA Economia ancora fragile. Né la ripresa moderata né il denaro stampato dalla Bce sembrano in grado di rianimare i prezzi al consumo. L’ inflazione è al palo, basti pensare che in Italia il 2015 si è chiuso con un aumento dei prezzi pari allo 0,1%, il livello più basso da oltre mezzo secolo. Ovvero, fa sapere l’ Istat, da quel 1959 in cui il Belpaese cadde in deflazione con un -0,4%. Sembra una buona notizia per le famiglie, che così hanno un potere d’ acquisto maggiore, ma in realtà è la spia di consumi ancora indietro e ciò rende inoltre più problematico il recupero del debito pubblico. Così come non sorride l’ Italia, anche l’ Unione europea mostra segni di difficoltà. Il dato di dicembre, per l’ Ue, si è stabilizzato ad un altrettanto poco soddisfacente +0,2%, lontanissimo dall’ obiettivo europeo del 2%. A lasciare il segno è stato, soprattutto nella seconda parte dell’ anno, il crollo dei prezzi del petrolio, e quindi della componente energetica, che la politica monetaria della Bce è riuscita solo parzialmente a contrastare. Tuttavia promette bene il 2016. Agli italiani dovrebbe tornare la voglia di spendere dopo anni di austerity. Le famiglie guardano con più ottimismo al futuro e il nuovo anno potrebbe segnare una svolta con una ripresa dei consumi dell’ 1,4% come non accade da dieci anni. Almeno secondo la previsione contenuta nel Rapporto Coop, sondaggio che fotografa le intenzioni di spesa degli italiani e secondo cui il 2016 è “l’ anno della speranza” per più di un terzo degli italiani. Un sesto, invece, identifica il nuovo anno con il cambiamento, mentre per il 14% «è il timore il sentimento dominante». Il primo banco di prova è la stagione dei saldi invernali. In attesa dei primi bilanci sulla caccia agli sconti, per il 2016 i consumi procapite – seppure in ripresa – saranno ancora «ai livelli degli anni ’90, cioè più bassi di oltre 1.700 euro rispetto al 2007», si legge ancora nel Rapporto Coop. I dati del sondaggio sulle intenzioni di spesa delle famiglie evidenziano che sono i ceti più agiati a prevedere i maggiori incrementi di consumo. Il 42% ha voglia di vacanze, il 32% tornerà a divertirsi; al terzo posto, prima di casa, auto e smartphone, il 20% vuole spendere di più per la qualità del cibo. Intanto, tornando ai dati dell’ anno appena trascorso, secondo l’ Istat, viaggia più veloce il cosiddetto “carrello della spesa” (comprensivo dei prodotti alimentari e dei prodotti per la cura della casa e della persona). Nel dicembre 2015 è risultato più caro rispetto al 2014, salendo al +0,9% dal +0,3% dell’ anno precedente, anche se è diminuito dello 0,3% rispetto a novembre. Questo stop resta dunque un sintomo da non sottovalutare, nonostante il recupero dell’ inflazione vada a rilento in tutta l’ area della moneta unica. Come si è detto l’ inflazione di dicembre per l’ eurozona è aumentata dello 0,2% su base annua, un dato sotto le aspettative degli economisti. Così gli analisti cominciano a pensare che la Bce sarà costretta a fare di più, già probabilmente nella riunione del consiglio direttivo di marzo prossimo. Nonostante questo quadro, il Codacons è invece cautamente ottimista per l’ Italia. «Nel corso del 2016 si prevede una rialzo del tasso di inflazione, grazie anche alla ripresa dei consumi da parte delle famiglie e all’ incremento della domanda interna», dice il presidente dell’ associazione dei consumatori, Carlo Rienzi. Non la pensano così la Federconsumatori e l’ Adusbef, per i quali il livello dell’ inflazione «lascia molte perplessità e suscita molta preoccupazione». Per le due organizzazioni, infatti, gli aumenti dei prezzi riguardano soprattutto le tariffe, come quelle autostradali e del servizio idrico. Lo spettro, dunque, di una dinamica negativa dei prezzi, accompagnata dallo stallo degli investimenti, rimane. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
gabriella cerami
Messaggero Veneto, 06/01/2016 03:53
Inflazione ancora al palo è la più bassa da 57 anni
ripresa ancora fragile secondo l’ istat: conferma della stagnazione dei consumi rapporto coop stima che quest’ anno agli italiani tornerà la voglia di spendere
di Gabriella Cerami wROMA Economia ancora fragile. Né la ripresa moderata né il denaro stampato dalla Bce sembrano in grado di rianimare i prezzi al consumo. L’ inflazione è al palo, basti pensare che in Italia il 2015 si è chiuso con un aumento dei prezzi pari allo 0,1%, il livello più basso da oltre mezzo secolo. Ovvero, fa sapere l’ Istat, da quel 1959 in cui il Belpaese cadde in deflazione con un -0,4%. Sembra una buona notizia per le famiglie, che così hanno un potere d’ acquisto maggiore, ma in realtà è la spia di consumi ancora indietro e ciò rende inoltre più problematico il recupero del debito pubblico. Così come non sorride l’ Italia, anche l’ Unione europea mostra segni di difficoltà. Il dato di dicembre, per l’ Ue, si è stabilizzato ad un altrettanto poco soddisfacente +0,2%, lontanissimo dall’ obiettivo europeo del 2%. A lasciare il segno è stato, soprattutto nella seconda parte dell’ anno, il crollo dei prezzi del petrolio, e quindi della componente energetica, che la politica monetaria della Bce è riuscita solo parzialmente a contrastare. Tuttavia promette bene il 2016. Agli italiani dovrebbe tornare la voglia di spendere dopo anni di austerity. Le famiglie guardano con più ottimismo al futuro e il nuovo anno potrebbe segnare una svolta con una ripresa dei consumi dell’ 1,4% come non accade da dieci anni. Almeno secondo la previsione contenuta nel Rapporto Coop, sondaggio che fotografa le intenzioni di spesa degli italiani e secondo cui il 2016 è “l’ anno della speranza” per più di un terzo degli italiani. Un sesto, invece, identifica il nuovo anno con il cambiamento, mentre per il 14% «è il timore il sentimento dominante». Il primo banco di prova è la stagione dei saldi invernali. In attesa dei primi bilanci sulla caccia agli sconti, per il 2016 i consumi procapite – seppure in ripresa – saranno ancora «ai livelli degli anni ’90, cioè più bassi di oltre 1.700 euro rispetto al 2007», si legge ancora nel Rapporto Coop. I dati del sondaggio sulle intenzioni di spesa delle famiglie evidenziano che sono i ceti più agiati a prevedere i maggiori incrementi di consumo. Il 42% ha voglia di vacanze, il 32% tornerà a divertirsi; al terzo posto, prima di casa, auto e smartphone, il 20% vuole spendere di più per la qualità del cibo. Intanto, tornando ai dati dell’ anno appena trascorso, secondo l’ Istat, viaggia più veloce il cosiddetto “carrello della spesa” (comprensivo dei prodotti alimentari e dei prodotti per la cura della casa e della persona). Nel dicembre 2015 è risultato più caro rispetto al 2014, salendo al +0,9% dal +0,3% dell’ anno precedente, anche se è diminuito dello 0,3% rispetto a novembre. Questo stop resta dunque un sintomo da non sottovalutare, nonostante il recupero dell’ inflazione vada a rilento in tutta l’ area della moneta unica. Come si è detto l’ inflazione di dicembre per l’ eurozona è aumentata dello 0,2% su base annua, un dato sotto le aspettative degli economisti. Così gli analisti cominciano a pensare che la Bce sarà costretta a fare di più, già probabilmente nella riunione del consiglio direttivo di marzo prossimo. Nonostante questo quadro, il Codacons è invece cautamente ottimista per l’ Italia. «Nel corso del 2016 si prevede una rialzo del tasso di inflazione, grazie anche alla ripresa dei consumi da parte delle famiglie e all’ incremento della domanda interna», dice il presidente dell’ associazione dei consumatori, Carlo Rienzi. Non la pensano così la Federconsumatori e l’ Adusbef, per i quali il livello dell’ inflazione «lascia molte perplessità e suscita molta preoccupazione». Per le due organizzazioni, infatti, gli aumenti dei prezzi riguardano soprattutto le tariffe, come quelle autostradali e del servizio idrico. Lo spettro, dunque, di una dinamica negativa dei prezzi, accompagnata dallo stallo degli investimenti, rimane. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
gabriella cerami
La Nuova Ferrara, 06/01/2016 03:53
I risparmiatori ferraresi domani in tv a “Mattino 5”
La vicenda Carife torna sulle reti televisive nazionali. Dopo la scorpacciata di talk show serali seguita alla risoluzione (Ballarò di RaiTre e DiMartedì de La7 tra gli altri) è la volta della rete ammiraglia di Mediaset, Canale 5, che darà spazio alla banca ferrarese in una delle sue trasmissioni più seguite. Si tratta di Mattino 5, il salotto tv condotto da Federica Panicucci e Federico Novella, che domani, a partire dalle 8.55 e per una ventina di minuti, manderà in onda un blocco relativo al salva-banche, concentrandosi su Etruria e appunto Carife. Ieri l’ inviato Gabriele Madala era a Ferrara per una serie d’ interviste ai risparmiatori, tra le quali un pescatore di Goro, il presidente dell’ associazione Amici della Carife, Marco Cappellari, e Mirko Tarroni, uno degli “azzerati” più attivi in queste settimane. Il clou del blocco sarà comunque la diretta con Arezzo, in quanto in mattinata è previsto un incontro tra i vertici di Nuova Etruria e i rappresentanti dell’ associazione Vittime del salva-banche, che sono in gran parte risparmiatori toscani. Non è prevista in quella sede una rappresentanza di altre banche, ma le proposte che eventualmente usciranno in quella sede non potranno essere limitate alla sola Etruria. La manifestazione di Jesi di due giorni fa, di fronte alla Nuova Banca Marche, è servita come trampolino per l’ associazione che il gruppo Vittime ha fondato. Si può aderire pagando 10 euro («ma per chi è in difficoltà si possono trovare soluzioni» fanno sapere su Fb i promotori) e l’ adesione all’ associazione non è in contrasto a quelle eventuali ad Adusbef, Federconsumatori e Codacons. Nel mirino delle Vittime ci sono varie mobilitazioni già organizzate nei prossimi giorni.
La Nuova Ferrara, 06/01/2016 03:53
Inflazione ancora al palo è la più bassa da 57 anni
ripresa ancora fragile secondo l’ istat: conferma della stagnazione dei consumi rapporto coop stima che quest’ anno agli italiani tornerà la voglia di spendere
di Gabriella Cerami wROMA Economia ancora fragile. Né la ripresa moderata né il denaro stampato dalla Bce sembrano in grado di rianimare i prezzi al consumo. L’ inflazione è al palo, basti pensare che in Italia il 2015 si è chiuso con un aumento dei prezzi pari allo 0,1%, il livello più basso da oltre mezzo secolo. Ovvero, fa sapere l’ Istat, da quel 1959 in cui il Belpaese cadde in deflazione con un -0,4%. Sembra una buona notizia per le famiglie, che così hanno un potere d’ acquisto maggiore, ma in realtà è la spia di consumi ancora indietro e ciò rende inoltre più problematico il recupero del debito pubblico. Così come non sorride l’ Italia, anche l’ Unione europea mostra segni di difficoltà. Il dato di dicembre, per l’ Ue, si è stabilizzato ad un altrettanto poco soddisfacente +0,2%, lontanissimo dall’ obiettivo europeo del 2%. A lasciare il segno è stato, soprattutto nella seconda parte dell’ anno, il crollo dei prezzi del petrolio, e quindi della componente energetica, che la politica monetaria della Bce è riuscita solo parzialmente a contrastare. Tuttavia promette bene il 2016. Agli italiani dovrebbe tornare la voglia di spendere dopo anni di austerity. Le famiglie guardano con più ottimismo al futuro e il nuovo anno potrebbe segnare una svolta con una ripresa dei consumi dell’ 1,4% come non accade da dieci anni. Almeno secondo la previsione contenuta nel Rapporto Coop, sondaggio che fotografa le intenzioni di spesa degli italiani e secondo cui il 2016 è “l’ anno della speranza” per più di un terzo degli italiani. Un sesto, invece, identifica il nuovo anno con il cambiamento, mentre per il 14% «è il timore il sentimento dominante». Il primo banco di prova è la stagione dei saldi invernali. In attesa dei primi bilanci sulla caccia agli sconti, per il 2016 i consumi procapite – seppure in ripresa – saranno ancora «ai livelli degli anni ’90, cioè più bassi di oltre 1.700 euro rispetto al 2007», si legge ancora nel Rapporto Coop. I dati del sondaggio sulle intenzioni di spesa delle famiglie evidenziano che sono i ceti più agiati a prevedere i maggiori incrementi di consumo. Il 42% ha voglia di vacanze, il 32% tornerà a divertirsi; al terzo posto, prima di casa, auto e smartphone, il 20% vuole spendere di più per la qualità del cibo. Intanto, tornando ai dati dell’ anno appena trascorso, secondo l’ Istat, viaggia più veloce il cosiddetto “carrello della spesa” (comprensivo dei prodotti alimentari e dei prodotti per la cura della casa e della persona). Nel dicembre 2015 è risultato più caro rispetto al 2014, salendo al +0,9% dal +0,3% dell’ anno precedente, anche se è diminuito dello 0,3% rispetto a novembre. Questo stop resta dunque un sintomo da non sottovalutare, nonostante il recupero dell’ inflazione vada a rilento in tutta l’ area della moneta unica. Come si è detto l’ inflazione di dicembre per l’ eurozona è aumentata dello 0,2% su base annua, un dato sotto le aspettative degli economisti. Così gli analisti cominciano a pensare che la Bce sarà costretta a fare di più, già probabilmente nella riunione del consiglio direttivo di marzo prossimo. Nonostante questo quadro, il Codacons è invece cautamente ottimista per l’ Italia. «Nel corso del 2016 si prevede una rialzo del tasso di inflazione, grazie anche alla ripresa dei consumi da parte delle famiglie e all’ incremento della domanda interna», dice il presidente dell’ associazione dei consumatori, Carlo Rienzi. Non la pensano così la Federconsumatori e l’ Adusbef, per i quali il livello dell’ inflazione «lascia molte perplessità e suscita molta preoccupazione». Per le due organizzazioni, infatti, gli aumenti dei prezzi riguardano soprattutto le tariffe, come quelle autostradali e del servizio idrico. Lo spettro, dunque, di una dinamica negativa dei prezzi, accompagnata dallo stallo degli investimenti, rimane. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
gabriella cerami
Gazzetta di Reggio, 06/01/2016 03:52
Inflazione ancora al palo è la più bassa da 57 anni
ripresa ancora fragile secondo l’ istat: conferma della stagnazione dei consumi rapporto coop stima che quest’ anno agli italiani tornerà la voglia di spendere
di Gabriella Cerami wROMA Economia ancora fragile. Né la ripresa moderata né il denaro stampato dalla Bce sembrano in grado di rianimare i prezzi al consumo. L’ inflazione è al palo, basti pensare che in Italia il 2015 si è chiuso con un aumento dei prezzi pari allo 0,1%, il livello più basso da oltre mezzo secolo. Ovvero, fa sapere l’ Istat, da quel 1959 in cui il Belpaese cadde in deflazione con un -0,4%. Sembra una buona notizia per le famiglie, che così hanno un potere d’ acquisto maggiore, ma in realtà è la spia di consumi ancora indietro e ciò rende inoltre più problematico il recupero del debito pubblico. Così come non sorride l’ Italia, anche l’ Unione europea mostra segni di difficoltà. Il dato di dicembre, per l’ Ue, si è stabilizzato ad un altrettanto poco soddisfacente +0,2%, lontanissimo dall’ obiettivo europeo del 2%. A lasciare il segno è stato, soprattutto nella seconda parte dell’ anno, il crollo dei prezzi del petrolio, e quindi della componente energetica, che la politica monetaria della Bce è riuscita solo parzialmente a contrastare. Tuttavia promette bene il 2016. Agli italiani dovrebbe tornare la voglia di spendere dopo anni di austerity. Le famiglie guardano con più ottimismo al futuro e il nuovo anno potrebbe segnare una svolta con una ripresa dei consumi dell’ 1,4% come non accade da dieci anni. Almeno secondo la previsione contenuta nel Rapporto Coop, sondaggio che fotografa le intenzioni di spesa degli italiani e secondo cui il 2016 è “l’ anno della speranza” per più di un terzo degli italiani. Un sesto, invece, identifica il nuovo anno con il cambiamento, mentre per il 14% «è il timore il sentimento dominante». Il primo banco di prova è la stagione dei saldi invernali. In attesa dei primi bilanci sulla caccia agli sconti, per il 2016 i consumi procapite – seppure in ripresa – saranno ancora «ai livelli degli anni ’90, cioè più bassi di oltre 1.700 euro rispetto al 2007», si legge ancora nel Rapporto Coop. I dati del sondaggio sulle intenzioni di spesa delle famiglie evidenziano che sono i ceti più agiati a prevedere i maggiori incrementi di consumo. Il 42% ha voglia di vacanze, il 32% tornerà a divertirsi; al terzo posto, prima di casa, auto e smartphone, il 20% vuole spendere di più per la qualità del cibo. Intanto, tornando ai dati dell’ anno appena trascorso, secondo l’ Istat, viaggia più veloce il cosiddetto “carrello della spesa” (comprensivo dei prodotti alimentari e dei prodotti per la cura della casa e della persona). Nel dicembre 2015 è risultato più caro rispetto al 2014, salendo al +0,9% dal +0,3% dell’ anno precedente, anche se è diminuito dello 0,3% rispetto a novembre. Questo stop resta dunque un sintomo da non sottovalutare, nonostante il recupero dell’ inflazione vada a rilento in tutta l’ area della moneta unica. Come si è detto l’ inflazione di dicembre per l’ eurozona è aumentata dello 0,2% su base annua, un dato sotto le aspettative degli economisti. Così gli analisti cominciano a pensare che la Bce sarà costretta a fare di più, già probabilmente nella riunione del consiglio direttivo di marzo prossimo. Nonostante questo quadro, il Codacons è invece cautamente ottimista per l’ Italia. «Nel corso del 2016 si prevede una rialzo del tasso di inflazione, grazie anche alla ripresa dei consumi da parte delle famiglie e all’ incremento della domanda interna», dice il presidente dell’ associazione dei consumatori, Carlo Rienzi. Non la pensano così la Federconsumatori e l’ Adusbef, per i quali il livello dell’ inflazione «lascia molte perplessità e suscita molta preoccupazione». Per le due organizzazioni, infatti, gli aumenti dei prezzi riguardano soprattutto le tariffe, come quelle autostradali e del servizio idrico. Lo spettro, dunque, di una dinamica negativa dei prezzi, accompagnata dallo stallo degli investimenti, rimane. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
gabriella cerami
Il Mattino di Padova, 06/01/2016 03:52
Inflazione ancora al palo è la più bassa da 57 anni
ripresa ancora fragile secondo l’ istat: conferma della stagnazione dei consumi rapporto coop stima che quest’ anno agli italiani tornerà la voglia di spendere
di Gabriella Cerami wROMA Economia ancora fragile. Né la ripresa moderata né il denaro stampato dalla Bce sembrano in grado di rianimare i prezzi al consumo. L’ inflazione è al palo, basti pensare che in Italia il 2015 si è chiuso con un aumento dei prezzi pari allo 0,1%, il livello più basso da oltre mezzo secolo. Ovvero, fa sapere l’ Istat, da quel 1959 in cui il Belpaese cadde in deflazione con un -0,4%. Sembra una buona notizia per le famiglie, che così hanno un potere d’ acquisto maggiore, ma in realtà è la spia di consumi ancora indietro e ciò rende inoltre più problematico il recupero del debito pubblico. Così come non sorride l’ Italia, anche l’ Unione europea mostra segni di difficoltà. Il dato di dicembre, per l’ Ue, si è stabilizzato ad un altrettanto poco soddisfacente +0,2%, lontanissimo dall’ obiettivo europeo del 2%. A lasciare il segno è stato, soprattutto nella seconda parte dell’ anno, il crollo dei prezzi del petrolio, e quindi della componente energetica, che la politica monetaria della Bce è riuscita solo parzialmente a contrastare. Tuttavia promette bene il 2016. Agli italiani dovrebbe tornare la voglia di spendere dopo anni di austerity. Le famiglie guardano con più ottimismo al futuro e il nuovo anno potrebbe segnare una svolta con una ripresa dei consumi dell’ 1,4% come non accade da dieci anni. Almeno secondo la previsione contenuta nel Rapporto Coop, sondaggio che fotografa le intenzioni di spesa degli italiani e secondo cui il 2016 è “l’ anno della speranza” per più di un terzo degli italiani. Un sesto, invece, identifica il nuovo anno con il cambiamento, mentre per il 14% «è il timore il sentimento dominante». Il primo banco di prova è la stagione dei saldi invernali. In attesa dei primi bilanci sulla caccia agli sconti, per il 2016 i consumi procapite – seppure in ripresa – saranno ancora «ai livelli degli anni ’90, cioè più bassi di oltre 1.700 euro rispetto al 2007», si legge ancora nel Rapporto Coop. I dati del sondaggio sulle intenzioni di spesa delle famiglie evidenziano che sono i ceti più agiati a prevedere i maggiori incrementi di consumo. Il 42% ha voglia di vacanze, il 32% tornerà a divertirsi; al terzo posto, prima di casa, auto e smartphone, il 20% vuole spendere di più per la qualità del cibo. Intanto, tornando ai dati dell’ anno appena trascorso, secondo l’ Istat, viaggia più veloce il cosiddetto “carrello della spesa” (comprensivo dei prodotti alimentari e dei prodotti per la cura della casa e della persona). Nel dicembre 2015 è risultato più caro rispetto al 2014, salendo al +0,9% dal +0,3% dell’ anno precedente, anche se è diminuito dello 0,3% rispetto a novembre. Questo stop resta dunque un sintomo da non sottovalutare, nonostante il recupero dell’ inflazione vada a rilento in tutta l’ area della moneta unica. Come si è detto l’ inflazione di dicembre per l’ eurozona è aumentata dello 0,2% su base annua, un dato sotto le aspettative degli economisti. Così gli analisti cominciano a pensare che la Bce sarà costretta a fare di più, già probabilmente nella riunione del consiglio direttivo di marzo prossimo. Nonostante questo quadro, il Codacons è invece cautamente ottimista per l’ Italia. «Nel corso del 2016 si prevede una rialzo del tasso di inflazione, grazie anche alla ripresa dei consumi da parte delle famiglie e all’ incremento della domanda interna», dice il presidente dell’ associazione dei consumatori, Carlo Rienzi. Non la pensano così la Federconsumatori e l’ Adusbef, per i quali il livello dell’ inflazione «lascia molte perplessità e suscita molta preoccupazione». Per le due organizzazioni, infatti, gli aumenti dei prezzi riguardano soprattutto le tariffe, come quelle autostradali e del servizio idrico. Lo spettro, dunque, di una dinamica negativa dei prezzi, accompagnata dallo stallo degli investimenti, rimane. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
gabriella cerami
La Città di Salerno, 06/01/2016 03:51
il sondaggio
Pochi agenti in strada per le Luci I cittadini bocciano i servizi
di Gaetano de Stefano I salernitani promuovono luci d’ artista ma bocciano l’ organizzazione. E, soprattutto, segnalano l’ assenza della Polizia municipale lungo le strade cittadine, nei momenti in cui le presenze dei visitatori, in particolare durante i fine settimana e nelle festività, hanno congestionato la città. È questo il risultato di un sondaggio proposto e sviluppato dal Codacons, che tramite mail ed sms ha intervistato più di mille cittadini. E le sorprese non sono mancate. Perchè la manifestazione, che oramai caratterizza Salerno ed è diventata un appuntamento irrinunciabile per molte persone, piace ai salernitani. Ma c’ è comuqnue qualcosa da correggere. Gli utenti, difatti, puntano decisamente il dito contro i vigili urbani, che a loro dire sarebbero poco presenti. Il 35,45 per cento delle persone che hanno risposto ai quesiti, infatti, lamenta l’ assenza degli agenti della Polizia municipale. E, scendendo ancora di più nei particolari, la sicurezza si dimostra il vero e proprio tallone d’ Achille, sempre secondo i dati del sondaggio, di Luci d’ artista. Perchè il 25, 15 per cento di coloro che hanno fornito una risposta alle domande poste dal Codacons, ritiene che una delle maggiori pecche siano proprio gli scarsi controlli sulla sicurezza. Anche i parcheggi finiscono nell’ elenco dei bocciati, in quanto il 25,60 per cento segnala come si debba provvedere a reperire più posti auto e a mettere in campo un’ organizzazone migliore. Tra le pecche riscontrate dai salernitani c’ è anche l’ inquinamento acustico. In questo caso l’ indice accusatorio è puntato sul centro storico e sui locali che propongono musica a tutte le ore. Che, comunque, a Salerno il problema sicurezza sia sentito un po’ da tutti l’ ha sottolineato anche Enrico Marchetti, presidente del Codacons Campania. «Sembra che si stia tornando – ha rimarcato- a vent’ anni fa, quando c’ era una totale anarchia». E lo stesso presidente nazionale dell’ associazione dei consumatori, Carlo Rienzi, è rimasto sorpreso dalle «auto in doppia fila» che s’ incontrano per le strade del capoluogo di provincia. Critiche a parte, il sondaggio evidenzia pure come la kermesse sia oramai entrata a far parte della “vita” di Salerno. Nella ricerca, infatti, è stato anche chiesto se si ritenesse opportuno che la villa comunale fosse addobbata con le luminarie, tenendo pure conto del valore storico del giardino. E se, aò contrario, non fosse più giusto allestire lle luci in altre location come il parco Pinocchio, decongestionando in questo modo anche il centro città. Ebbene in questo caso c’ è stato quasi un plebiscito. Il 57,57 degli intervistati, difatti, ha promosso le luci d’ artista fnella villa comunale. Il 13,8 per cento ha sottolineato come debba essere mantenuta la stessa location, ma ha suggerito di apportare dei piccoli correttivi. E solo una piccola minoranza, per la precisione il 9,09 per cento, ha sposato l’ idea di traferire altrove il “giardino incantato”. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
gaetano de stefano
La Città di Salerno, 06/01/2016 03:51
Una mega class action per i contratti dei dipendenti pubblici
l’ azione collettiva
«I dipendenti pubblici sono sempre più poveri. Una cosa grave, di cui non se ne occupa nessuno, nè il Governo nè i sindacati». Il presidente nazionale del Codacons, Carlo Rienzi, ha annunciato, perciò, a Salerno l’ avvio di una class action al Tar del Lazio finalizzata al riconoscimento di un indennizzo per oltre 3 milioni di dipendenti pubblici e un ulteriore risarcimento di 1200 euro al mese per ogni dipendente, a fronte del ritardo nell’ esecuzione della sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo il blocco dei contratti nel pubblico impiego, imponendo il rinnovo contrattuale a partire dall’ 1 gennaio di quest’ anno. «La categoria è stata penalizzata – ha aggiunto Rienzi – si è pensato a salvare le banche, ma non i pubblici dipendenti». E che l’ azione collettiva parti proprio da Salerno non è affatto un caso. «In Campania – ha spiegato il leader dell’ associazione dei consumatori – ci sono oltre 293mila dipendenti pubblici. Ed è la terza regione in Italia, dopo la Lombardia e il Lazio». Proprio per questo saranno diffidati «l’ Aran (Agenzia per la rappresentanza negoziale delle Pubbliche amministarzioni) – ha concluso Rienzi – i ministri del Lavoro e della Funzione pubblica, e il premieri Matteo Renzi a rinnovare i contratti entro 90 giorni.
Alto Adige, 06/01/2016 03:51
Inflazione ancora al palo è la più bassa da 57 anni
ripresa ancora fragile secondo l’ istat: conferma della stagnazione dei consumi rapporto coop stima che quest’ anno agli italiani tornerà la voglia di spendere
di Gabriella Cerami wROMA Economia ancora fragile. Né la ripresa moderata né il denaro stampato dalla Bce sembrano in grado di rianimare i prezzi al consumo. L’ inflazione è al palo, basti pensare che in Italia il 2015 si è chiuso con un aumento dei prezzi pari allo 0,1%, il livello più basso da oltre mezzo secolo. Ovvero, fa sapere l’ Istat, da quel 1959 in cui il Belpaese cadde in deflazione con un -0,4%. Sembra una buona notizia per le famiglie, che così hanno un potere d’ acquisto maggiore, ma in realtà è la spia di consumi ancora indietro e ciò rende inoltre più problematico il recupero del debito pubblico. Così come non sorride l’ Italia, anche l’ Unione europea mostra segni di difficoltà. Il dato di dicembre, per l’ Ue, si è stabilizzato ad un altrettanto poco soddisfacente +0,2%, lontanissimo dall’ obiettivo europeo del 2%. A lasciare il segno è stato, soprattutto nella seconda parte dell’ anno, il crollo dei prezzi del petrolio, e quindi della componente energetica, che la politica monetaria della Bce è riuscita solo parzialmente a contrastare. Tuttavia promette bene il 2016. Agli italiani dovrebbe tornare la voglia di spendere dopo anni di austerity. Le famiglie guardano con più ottimismo al futuro e il nuovo anno potrebbe segnare una svolta con una ripresa dei consumi dell’ 1,4% come non accade da dieci anni. Almeno secondo la previsione contenuta nel Rapporto Coop, sondaggio che fotografa le intenzioni di spesa degli italiani e secondo cui il 2016 è “l’ anno della speranza” per più di un terzo degli italiani. Un sesto, invece, identifica il nuovo anno con il cambiamento, mentre per il 14% «è il timore il sentimento dominante». Il primo banco di prova è la stagione dei saldi invernali. In attesa dei primi bilanci sulla caccia agli sconti, per il 2016 i consumi procapite – seppure in ripresa – saranno ancora «ai livelli degli anni ’90, cioè più bassi di oltre 1.700 euro rispetto al 2007», si legge ancora nel Rapporto Coop. I dati del sondaggio sulle intenzioni di spesa delle famiglie evidenziano che sono i ceti più agiati a prevedere i maggiori incrementi di consumo. Il 42% ha voglia di vacanze, il 32% tornerà a divertirsi; al terzo posto, prima di casa, auto e smartphone, il 20% vuole spendere di più per la qualità del cibo. Intanto, tornando ai dati dell’ anno appena trascorso, secondo l’ Istat, viaggia più veloce il cosiddetto “carrello della spesa” (comprensivo dei prodotti alimentari e dei prodotti per la cura della casa e della persona). Nel dicembre 2015 è risultato più caro rispetto al 2014, salendo al +0,9% dal +0,3% dell’ anno precedente, anche se è diminuito dello 0,3% rispetto a novembre. Questo stop resta dunque un sintomo da non sottovalutare, nonostante il recupero dell’ inflazione vada a rilento in tutta l’ area della moneta unica. Come si è detto l’ inflazione di dicembre per l’ eurozona è aumentata dello 0,2% su base annua, un dato sotto le aspettative degli economisti. Così gli analisti cominciano a pensare che la Bce sarà costretta a fare di più, già probabilmente nella riunione del consiglio direttivo di marzo prossimo. Nonostante questo quadro, il Codacons è invece cautamente ottimista per l’ Italia. «Nel corso del 2016 si prevede una rialzo del tasso di inflazione, grazie anche alla ripresa dei consumi da parte delle famiglie e all’ incremento della domanda interna», dice il presidente dell’ associazione dei consumatori, Carlo Rienzi. Non la pensano così la Federconsumatori e l’ Adusbef, per i quali il livello dell’ inflazione «lascia molte perplessità e suscita molta preoccupazione». Per le due organizzazioni, infatti, gli aumenti dei prezzi riguardano soprattutto le tariffe, come quelle autostradali e del servizio idrico. Lo spettro, dunque, di una dinamica negativa dei prezzi, accompagnata dallo stallo degli investimenti, rimane. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
gabriella cerami
Corriere delle Alpi, 06/01/2016 03:51
Inflazione ancora al palo è la più bassa da 57 anni
ripresa ancora fragile secondo l’ istat: conferma della stagnazione dei consumi rapporto coop stima che quest’ anno agli italiani tornerà la voglia di spendere
di Gabriella Cerami wROMA Economia ancora fragile. Né la ripresa moderata né il denaro stampato dalla Bce sembrano in grado di rianimare i prezzi al consumo. L’ inflazione è al palo, basti pensare che in Italia il 2015 si è chiuso con un aumento dei prezzi pari allo 0,1%, il livello più basso da oltre mezzo secolo. Ovvero, fa sapere l’ Istat, da quel 1959 in cui il Belpaese cadde in deflazione con un -0,4%. Sembra una buona notizia per le famiglie, che così hanno un potere d’ acquisto maggiore, ma in realtà è la spia di consumi ancora indietro e ciò rende inoltre più problematico il recupero del debito pubblico. Così come non sorride l’ Italia, anche l’ Unione europea mostra segni di difficoltà. Il dato di dicembre, per l’ Ue, si è stabilizzato ad un altrettanto poco soddisfacente +0,2%, lontanissimo dall’ obiettivo europeo del 2%. A lasciare il segno è stato, soprattutto nella seconda parte dell’ anno, il crollo dei prezzi del petrolio, e quindi della componente energetica, che la politica monetaria della Bce è riuscita solo parzialmente a contrastare. Tuttavia promette bene il 2016. Agli italiani dovrebbe tornare la voglia di spendere dopo anni di austerity. Le famiglie guardano con più ottimismo al futuro e il nuovo anno potrebbe segnare una svolta con una ripresa dei consumi dell’ 1,4% come non accade da dieci anni. Almeno secondo la previsione contenuta nel Rapporto Coop, sondaggio che fotografa le intenzioni di spesa degli italiani e secondo cui il 2016 è “l’ anno della speranza” per più di un terzo degli italiani. Un sesto, invece, identifica il nuovo anno con il cambiamento, mentre per il 14% «è il timore il sentimento dominante». Il primo banco di prova è la stagione dei saldi invernali. In attesa dei primi bilanci sulla caccia agli sconti, per il 2016 i consumi procapite – seppure in ripresa – saranno ancora «ai livelli degli anni ’90, cioè più bassi di oltre 1.700 euro rispetto al 2007», si legge ancora nel Rapporto Coop. I dati del sondaggio sulle intenzioni di spesa delle famiglie evidenziano che sono i ceti più agiati a prevedere i maggiori incrementi di consumo. Il 42% ha voglia di vacanze, il 32% tornerà a divertirsi; al terzo posto, prima di casa, auto e smartphone, il 20% vuole spendere di più per la qualità del cibo. Intanto, tornando ai dati dell’ anno appena trascorso, secondo l’ Istat, viaggia più veloce il cosiddetto “carrello della spesa” (comprensivo dei prodotti alimentari e dei prodotti per la cura della casa e della persona). Nel dicembre 2015 è risultato più caro rispetto al 2014, salendo al +0,9% dal +0,3% dell’ anno precedente, anche se è diminuito dello 0,3% rispetto a novembre. Questo stop resta dunque un sintomo da non sottovalutare, nonostante il recupero dell’ inflazione vada a rilento in tutta l’ area della moneta unica. Come si è detto l’ inflazione di dicembre per l’ eurozona è aumentata dello 0,2% su base annua, un dato sotto le aspettative degli economisti. Così gli analisti cominciano a pensare che la Bce sarà costretta a fare di più, già probabilmente nella riunione del consiglio direttivo di marzo prossimo. Nonostante questo quadro, il Codacons è invece cautamente ottimista per l’ Italia. «Nel corso del 2016 si prevede una rialzo del tasso di inflazione, grazie anche alla ripresa dei consumi da parte delle famiglie e all’ incremento della domanda interna», dice il presidente dell’ associazione dei consumatori, Carlo Rienzi. Non la pensano così la Federconsumatori e l’ Adusbef, per i quali il livello dell’ inflazione «lascia molte perplessità e suscita molta preoccupazione». Per le due organizzazioni, infatti, gli aumenti dei prezzi riguardano soprattutto le tariffe, come quelle autostradali e del servizio idrico. Lo spettro, dunque, di una dinamica negativa dei prezzi, accompagnata dallo stallo degli investimenti, rimane. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
gabriella cerami
Gazzetta di Mantova, 06/01/2016 03:51
Inflazione ancora al palo è la più bassa da 57 anni
ripresa ancora fragile secondo l’ istat: conferma della stagnazione dei consumi rapporto coop stima che quest’ anno agli italiani tornerà la voglia di spendere
di Gabriella Cerami wROMA Economia ancora fragile. Né la ripresa moderata né il denaro stampato dalla Bce sembrano in grado di rianimare i prezzi al consumo. L’ inflazione è al palo, basti pensare che in Italia il 2015 si è chiuso con un aumento dei prezzi pari allo 0,1%, il livello più basso da oltre mezzo secolo. Ovvero, fa sapere l’ Istat, da quel 1959 in cui il Belpaese cadde in deflazione con un -0,4%. Sembra una buona notizia per le famiglie, che così hanno un potere d’ acquisto maggiore, ma in realtà è la spia di consumi ancora indietro e ciò rende inoltre più problematico il recupero del debito pubblico. Così come non sorride l’ Italia, anche l’ Unione europea mostra segni di difficoltà. Il dato di dicembre, per l’ Ue, si è stabilizzato ad un altrettanto poco soddisfacente +0,2%, lontanissimo dall’ obiettivo europeo del 2%. A lasciare il segno è stato, soprattutto nella seconda parte dell’ anno, il crollo dei prezzi del petrolio, e quindi della componente energetica, che la politica monetaria della Bce è riuscita solo parzialmente a contrastare. Tuttavia promette bene il 2016. Agli italiani dovrebbe tornare la voglia di spendere dopo anni di austerity. Le famiglie guardano con più ottimismo al futuro e il nuovo anno potrebbe segnare una svolta con una ripresa dei consumi dell’ 1,4% come non accade da dieci anni. Almeno secondo la previsione contenuta nel Rapporto Coop, sondaggio che fotografa le intenzioni di spesa degli italiani e secondo cui il 2016 è “l’ anno della speranza” per più di un terzo degli italiani. Un sesto, invece, identifica il nuovo anno con il cambiamento, mentre per il 14% «è il timore il sentimento dominante». Il primo banco di prova è la stagione dei saldi invernali. In attesa dei primi bilanci sulla caccia agli sconti, per il 2016 i consumi procapite – seppure in ripresa – saranno ancora «ai livelli degli anni ’90, cioè più bassi di oltre 1.700 euro rispetto al 2007», si legge ancora nel Rapporto Coop. I dati del sondaggio sulle intenzioni di spesa delle famiglie evidenziano che sono i ceti più agiati a prevedere i maggiori incrementi di consumo. Il 42% ha voglia di vacanze, il 32% tornerà a divertirsi; al terzo posto, prima di casa, auto e smartphone, il 20% vuole spendere di più per la qualità del cibo. Intanto, tornando ai dati dell’ anno appena trascorso, secondo l’ Istat, viaggia più veloce il cosiddetto “carrello della spesa” (comprensivo dei prodotti alimentari e dei prodotti per la cura della casa e della persona). Nel dicembre 2015 è risultato più caro rispetto al 2014, salendo al +0,9% dal +0,3% dell’ anno precedente, anche se è diminuito dello 0,3% rispetto a novembre. Questo stop resta dunque un sintomo da non sottovalutare, nonostante il recupero dell’ inflazione vada a rilento in tutta l’ area della moneta unica. Come si è detto l’ inflazione di dicembre per l’ eurozona è aumentata dello 0,2% su base annua, un dato sotto le aspettative degli economisti. Così gli analisti cominciano a pensare che la Bce sarà costretta a fare di più, già probabilmente nella riunione del consiglio direttivo di marzo prossimo. Nonostante questo quadro, il Codacons è invece cautamente ottimista per l’ Italia. «Nel corso del 2016 si prevede una rialzo del tasso di inflazione, grazie anche alla ripresa dei consumi da parte delle famiglie e all’ incremento della domanda interna», dice il presidente dell’ associazione dei consumatori, Carlo Rienzi. Non la pensano così la Federconsumatori e l’ Adusbef, per i quali il livello dell’ inflazione «lascia molte perplessità e suscita molta preoccupazione». Per le due organizzazioni, infatti, gli aumenti dei prezzi riguardano soprattutto le tariffe, come quelle autostradali e del servizio idrico. Lo spettro, dunque, di una dinamica negativa dei prezzi, accompagnata dallo stallo degli investimenti, rimane. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
gabriella cerami
Il Centro, 06/01/2016 03:50
Inflazione ancora al palo è la più bassa da 57 anni
ripresa ancora fragile secondo l’ istat: conferma della stagnazione dei consumi rapporto coop stima che quest’ anno agli italiani tornerà la voglia di spendere
di Gabriella Cerami wROMA Economia ancora fragile. Né la ripresa moderata né il denaro stampato dalla Bce sembrano in grado di rianimare i prezzi al consumo. L’ inflazione è al palo, basti pensare che in Italia il 2015 si è chiuso con un aumento dei prezzi pari allo 0,1%, il livello più basso da oltre mezzo secolo. Ovvero, fa sapere l’ Istat, da quel 1959 in cui il Belpaese cadde in deflazione con un -0,4%. Sembra una buona notizia per le famiglie, che così hanno un potere d’ acquisto maggiore, ma in realtà è la spia di consumi ancora indietro e ciò rende inoltre più problematico il recupero del debito pubblico. Così come non sorride l’ Italia, anche l’ Unione europea mostra segni di difficoltà. Il dato di dicembre, per l’ Ue, si è stabilizzato ad un altrettanto poco soddisfacente +0,2%, lontanissimo dall’ obiettivo europeo del 2%. A lasciare il segno è stato, soprattutto nella seconda parte dell’ anno, il crollo dei prezzi del petrolio, e quindi della componente energetica, che la politica monetaria della Bce è riuscita solo parzialmente a contrastare. Tuttavia promette bene il 2016. Agli italiani dovrebbe tornare la voglia di spendere dopo anni di austerity. Le famiglie guardano con più ottimismo al futuro e il nuovo anno potrebbe segnare una svolta con una ripresa dei consumi dell’ 1,4% come non accade da dieci anni. Almeno secondo la previsione contenuta nel Rapporto Coop, sondaggio che fotografa le intenzioni di spesa degli italiani e secondo cui il 2016 è “l’ anno della speranza” per più di un terzo degli italiani. Un sesto, invece, identifica il nuovo anno con il cambiamento, mentre per il 14% «è il timore il sentimento dominante». Il primo banco di prova è la stagione dei saldi invernali. In attesa dei primi bilanci sulla caccia agli sconti, per il 2016 i consumi procapite – seppure in ripresa – saranno ancora «ai livelli degli anni ’90, cioè più bassi di oltre 1.700 euro rispetto al 2007», si legge ancora nel Rapporto Coop. I dati del sondaggio sulle intenzioni di spesa delle famiglie evidenziano che sono i ceti più agiati a prevedere i maggiori incrementi di consumo. Il 42% ha voglia di vacanze, il 32% tornerà a divertirsi; al terzo posto, prima di casa, auto e smartphone, il 20% vuole spendere di più per la qualità del cibo. Intanto, tornando ai dati dell’ anno appena trascorso, secondo l’ Istat, viaggia più veloce il cosiddetto “carrello della spesa” (comprensivo dei prodotti alimentari e dei prodotti per la cura della casa e della persona). Nel dicembre 2015 è risultato più caro rispetto al 2014, salendo al +0,9% dal +0,3% dell’ anno precedente, anche se è diminuito dello 0,3% rispetto a novembre. Questo stop resta dunque un sintomo da non sottovalutare, nonostante il recupero dell’ inflazione vada a rilento in tutta l’ area della moneta unica. Come si è detto l’ inflazione di dicembre per l’ eurozona è aumentata dello 0,2% su base annua, un dato sotto le aspettative degli economisti. Così gli analisti cominciano a pensare che la Bce sarà costretta a fare di più, già probabilmente nella riunione del consiglio direttivo di marzo prossimo. Nonostante questo quadro, il Codacons è invece cautamente ottimista per l’ Italia. «Nel corso del 2016 si prevede una rialzo del tasso di inflazione, grazie anche alla ripresa dei consumi da parte delle famiglie e all’ incremento della domanda interna», dice il presidente dell’ associazione dei consumatori, Carlo Rienzi. Non la pensano così la Federconsumatori e l’ Adusbef, per i quali il livello dell’ inflazione «lascia molte perplessità e suscita molta preoccupazione». Per le due organizzazioni, infatti, gli aumenti dei prezzi riguardano soprattutto le tariffe, come quelle autostradali e del servizio idrico. Lo spettro, dunque, di una dinamica negativa dei prezzi, accompagnata dallo stallo degli investimenti, rimane. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
gabriella cerami
La Città di Salerno, 06/01/2016 03:50
Inflazione ancora al palo è la più bassa da 57 anni
ripresa ancora fragile secondo l’ istat: conferma della stagnazione dei consumi rapporto coop stima che quest’ anno agli italiani tornerà la voglia di spendere
di Gabriella Cerami wROMA Economia ancora fragile. Né la ripresa moderata né il denaro stampato dalla Bce sembrano in grado di rianimare i prezzi al consumo. L’ inflazione è al palo, basti pensare che in Italia il 2015 si è chiuso con un aumento dei prezzi pari allo 0,1%, il livello più basso da oltre mezzo secolo. Ovvero, fa sapere l’ Istat, da quel 1959 in cui il Belpaese cadde in deflazione con un -0,4%. Sembra una buona notizia per le famiglie, che così hanno un potere d’ acquisto maggiore, ma in realtà è la spia di consumi ancora indietro e ciò rende inoltre più problematico il recupero del debito pubblico. Così come non sorride l’ Italia, anche l’ Unione europea mostra segni di difficoltà. Il dato di dicembre, per l’ Ue, si è stabilizzato ad un altrettanto poco soddisfacente +0,2%, lontanissimo dall’ obiettivo europeo del 2%. A lasciare il segno è stato, soprattutto nella seconda parte dell’ anno, il crollo dei prezzi del petrolio, e quindi della componente energetica, che la politica monetaria della Bce è riuscita solo parzialmente a contrastare. Tuttavia promette bene il 2016. Agli italiani dovrebbe tornare la voglia di spendere dopo anni di austerity. Le famiglie guardano con più ottimismo al futuro e il nuovo anno potrebbe segnare una svolta con una ripresa dei consumi dell’ 1,4% come non accade da dieci anni. Almeno secondo la previsione contenuta nel Rapporto Coop, sondaggio che fotografa le intenzioni di spesa degli italiani e secondo cui il 2016 è “l’ anno della speranza” per più di un terzo degli italiani. Un sesto, invece, identifica il nuovo anno con il cambiamento, mentre per il 14% «è il timore il sentimento dominante». Il primo banco di prova è la stagione dei saldi invernali. In attesa dei primi bilanci sulla caccia agli sconti, per il 2016 i consumi procapite – seppure in ripresa – saranno ancora «ai livelli degli anni ’90, cioè più bassi di oltre 1.700 euro rispetto al 2007», si legge ancora nel Rapporto Coop. I dati del sondaggio sulle intenzioni di spesa delle famiglie evidenziano che sono i ceti più agiati a prevedere i maggiori incrementi di consumo. Il 42% ha voglia di vacanze, il 32% tornerà a divertirsi; al terzo posto, prima di casa, auto e smartphone, il 20% vuole spendere di più per la qualità del cibo. Intanto, tornando ai dati dell’ anno appena trascorso, secondo l’ Istat, viaggia più veloce il cosiddetto “carrello della spesa” (comprensivo dei prodotti alimentari e dei prodotti per la cura della casa e della persona). Nel dicembre 2015 è risultato più caro rispetto al 2014, salendo al +0,9% dal +0,3% dell’ anno precedente, anche se è diminuito dello 0,3% rispetto a novembre. Questo stop resta dunque un sintomo da non sottovalutare, nonostante il recupero dell’ inflazione vada a rilento in tutta l’ area della moneta unica. Come si è detto l’ inflazione di dicembre per l’ eurozona è aumentata dello 0,2% su base annua, un dato sotto le aspettative degli economisti. Così gli analisti cominciano a pensare che la Bce sarà costretta a fare di più, già probabilmente nella riunione del consiglio direttivo di marzo prossimo. Nonostante questo quadro, il Codacons è invece cautamente ottimista per l’ Italia. «Nel corso del 2016 si prevede una rialzo del tasso di inflazione, grazie anche alla ripresa dei consumi da parte delle famiglie e all’ incremento della domanda interna», dice il presidente dell’ associazione dei consumatori, Carlo Rienzi. Non la pensano così la Federconsumatori e l’ Adusbef, per i quali il livello dell’ inflazione «lascia molte perplessità e suscita molta preoccupazione». Per le due organizzazioni, infatti, gli aumenti dei prezzi riguardano soprattutto le tariffe, come quelle autostradali e del servizio idrico. Lo spettro, dunque, di una dinamica negativa dei prezzi, accompagnata dallo stallo degli investimenti, rimane. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
gabriella cerami
La Città di Salerno, 06/01/2016 03:50
Telefoni e citofono muti «L’ Arpac è un fantasma»
il codacons annuncia una denuncia per interruzione di pubblico servizio marchetti: «nessuna risposta alle nostre richieste di dati sulle fonderie»
di Gaetano de Stefano wSALERNO Una denuncia contro l’ Arpac che si sarebbe macchiata del reato d’ interruzione di pubblico servizio. Sarà presentata lunedì dal presidente nazionale dei Codacons, Carlo Rienzi. Che ieri era a Salerno per dare il via alla class action sul rinnovo contrattuale dei dipendenti pubblici. Ma ben presto l’ attenzione si è sposata sulla presunta latitanza dell’ Arpac. Che oltre a non rispondere ufficialmente alle richieste del Codacons, è irraggiungibile anche via telefono. Rienzi, difatti, ha provato in diretta, durante il suo intervento, a mettersi più volte in contatto con gli uffici salernitani e napoletani. Ma il suo tentativo è stato inutile. Il telefono ha squillato a vuoto per la sede salernitana. A Napoli, invece, ha risposto il dischetto del centralino. Impossibile, però, contattare gli uffici. Ogni volta che si digitava il numero corrispondente all’ interno , la telefonata “rimbalzava” nuovamente al centralino. Per almeno 15 minuti Rienzi ha ripetuto la scena. Ma il risultato è stato sempre lo stesso: dall’ altra parte della cornetta l’ unica voce che si è sentita è stata quella registrata. Segnale inequivocabile, dunque, dell’ assenza del personale dagli uffici. O, perolomeno, che la comunicazione all’ Arpac è una “voce” sconosciuta. «Stiamo provando da giorni – ha confermato l’ avvocato Matteo Marchetti, vice segretario nazionale del Codacons – a stabilire un contato con il personale Arpac, ma non ci siamo ancora riusciti». Proprio per questo Rienzi, dopo aver constatato di persona, ha decisio di passare alle vie di fatto. «È inconcepibile che in Campania – ha spiegato – una regione ad alto rischio ambietale, l’ Ente preposto per questa delicata e fondamentale funzione, abbia comportamenti di questo tipo. È un vero e proprio scandalo. Perciò chiederemo il licenziamento dei dirigenti e di tutti i responsabili di questo disservizio». Parole dure, che il rappresentante dell’ associazione dei consumatori, non ha lesinato nei confronti dell’ organismo che si occupa dei controlli ambientali. Noi de la Città, tuttavia, siamo andati più in là. E non contenti delle telefonate a vuoto, abbiamo voluto, come San Tommaso, constatare se effettivamente stabilire un contatto con l’ Ente fosse così difficoltoso. Così nel primo pomeriggio di ieri siamo andati presso la sede cittadina in via Lanzalone. Ebbene il cancello d’ ingresso è risultato chiuso a doppia mandata. Nessun problema, c’ è un citofono in bella vista. E, abbiamo pensato, sicuramente ci risponderà qualcuno che ci darà le necessarie spiegazioni. Invece anche noi abbiamo dovuto fare i conti con la realtà. Abbiamo pigiato sul tasto per più volte, attendendo pazientemente una risposta. La nostra curiosità è stata rapita da alcune finestre illuminate. E all’ interno dgli uffici abbiano notato almeno due persone intente a discutere tra loro. Dunque qualcuno c’ era ma non si è degnato di rispondere. Insomma una situazione surreale, che dà la sensazione di essere di fronte ad una sede fantasma, dove non giungono neppure le segnalazioni dei cittadini, vista l’ idiosincrasia a rispondere al telefono. La stessa impressione l’ avranno avuta pure i responsabili del Codacons cittadino. Che da tempo stanno provando di entrare in possesso dei documenti relativi allo ” stato di salute” delle Fonderie Pisano. Perchè la presa di posizione dell’ associazione dei consumatori parte da un preciso dato di fatto: la richiesta, inoltrata già qualche tempo fa, per avere accesso al dossier ambientale che riguarda l’ industria che si occupa della produzione di ghisa. «Abbiamo chiesto da qualche mese – rivela Marchetti – l’ elenco di tutti i monitoraggi con relativi risultati, effettuati sull’ ambiente circostante le fonderie Pisano, dal gennaio 2010 ad oggi. E, altresì, la lista dei controlli svolti e delle relative analisi, sempre dal 2010 in poi, la copia di tutti i documenti riportanti i risultati analitici, delle relazioni tecniche e di ogni atto o documento connesso all’ inquinamento delle Fonderie nella valle dell’ Irno». Dossier che, tuttavia, non è mai stato consegnato. «Il dpartimento di Salerno dell’ Arpac, per mezzo Pec – aggiunge Marchetti – ha richiesto un differimento dei termini dell’ istanza. Ma, fino ad oggi, risulta inadempiente, in quanto non ci ha comunicato nulla». Perciò è partita la diffida, con cui si è preannunciato rivolgersi all’ Autorità giudiziaria. Ma la discesa in campo di Rienzi ha cambiato le carte in tavola. Il presidente nazionale, infatti, ha voluto rincare la dose. «È assurdo – ha commentato a margine – che possano accadere episodi del genere. Andremo fino in fondo per capire il perchè di questo comportamento. E non ci fermeremo fin quando non saranno state accertatate tutte le singole responsabilità». ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
gaetano de stefano
La Sentinella del Canavese, 06/01/2016 03:31
Inflazione ancora al palo è la più bassa da 57 anni
ripresa ancora fragile secondo l’ istat: conferma della stagnazione dei consumi rapporto coop stima che quest’ anno agli italiani tornerà la voglia di spendere
di Gabriella Cerami wROMA Economia ancora fragile. Né la ripresa moderata né il denaro stampato dalla Bce sembrano in grado di rianimare i prezzi al consumo. L’ inflazione è al palo, basti pensare che in Italia il 2015 si è chiuso con un aumento dei prezzi pari allo 0,1%, il livello più basso da oltre mezzo secolo. Ovvero, fa sapere l’ Istat, da quel 1959 in cui il Belpaese cadde in deflazione con un -0,4%. Sembra una buona notizia per le famiglie, che così hanno un potere d’ acquisto maggiore, ma in realtà è la spia di consumi ancora indietro e ciò rende inoltre più problematico il recupero del debito pubblico. Così come non sorride l’ Italia, anche l’ Unione europea mostra segni di difficoltà. Il dato di dicembre, per l’ Ue, si è stabilizzato ad un altrettanto poco soddisfacente +0,2%, lontanissimo dall’ obiettivo europeo del 2%. A lasciare il segno è stato, soprattutto nella seconda parte dell’ anno, il crollo dei prezzi del petrolio, e quindi della componente energetica, che la politica monetaria della Bce è riuscita solo parzialmente a contrastare. Tuttavia promette bene il 2016. Agli italiani dovrebbe tornare la voglia di spendere dopo anni di austerity. Le famiglie guardano con più ottimismo al futuro e il nuovo anno potrebbe segnare una svolta con una ripresa dei consumi dell’ 1,4% come non accade da dieci anni. Almeno secondo la previsione contenuta nel Rapporto Coop, sondaggio che fotografa le intenzioni di spesa degli italiani e secondo cui il 2016 è “l’ anno della speranza” per più di un terzo degli italiani. Un sesto, invece, identifica il nuovo anno con il cambiamento, mentre per il 14% «è il timore il sentimento dominante». Il primo banco di prova è la stagione dei saldi invernali. In attesa dei primi bilanci sulla caccia agli sconti, per il 2016 i consumi procapite – seppure in ripresa – saranno ancora «ai livelli degli anni ’90, cioè più bassi di oltre 1.700 euro rispetto al 2007», si legge ancora nel Rapporto Coop. I dati del sondaggio sulle intenzioni di spesa delle famiglie evidenziano che sono i ceti più agiati a prevedere i maggiori incrementi di consumo. Il 42% ha voglia di vacanze, il 32% tornerà a divertirsi; al terzo posto, prima di casa, auto e smartphone, il 20% vuole spendere di più per la qualità del cibo. Intanto, tornando ai dati dell’ anno appena trascorso, secondo l’ Istat, viaggia più veloce il cosiddetto “carrello della spesa” (comprensivo dei prodotti alimentari e dei prodotti per la cura della casa e della persona). Nel dicembre 2015 è risultato più caro rispetto al 2014, salendo al +0,9% dal +0,3% dell’ anno precedente, anche se è diminuito dello 0,3% rispetto a novembre. Questo stop resta dunque un sintomo da non sottovalutare, nonostante il recupero dell’ inflazione vada a rilento in tutta l’ area della moneta unica. Come si è detto l’ inflazione di dicembre per l’ eurozona è aumentata dello 0,2% su base annua, un dato sotto le aspettative degli economisti. Così gli analisti cominciano a pensare che la Bce sarà costretta a fare di più, già probabilmente nella riunione del consiglio direttivo di marzo prossimo. Nonostante questo quadro, il Codacons è invece cautamente ottimista per l’ Italia. «Nel corso del 2016 si prevede una rialzo del tasso di inflazione, grazie anche alla ripresa dei consumi da parte delle famiglie e all’ incremento della domanda interna», dice il presidente dell’ associazione dei consumatori, Carlo Rienzi. Non la pensano così la Federconsumatori e l’ Adusbef, per i quali il livello dell’ inflazione «lascia molte perplessità e suscita molta preoccupazione». Per le due organizzazioni, infatti, gli aumenti dei prezzi riguardano soprattutto le tariffe, come quelle autostradali e del servizio idrico. Lo spettro, dunque, di una dinamica negativa dei prezzi, accompagnata dallo stallo degli investimenti, rimane. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
gabriella cerami
La Gazzetta del Mezzogiorno, 06/01/2016 03:30
Da Mattarella una lezione di educazione civica
Il presidente Mattarella ha svolto il suo primo discorso con grande semplicità e mitezza e grande riflessione. Senza urlare e senza utilizzare toni e frasi ampollosi, ma ragionando sulle cose concrete che assillano l’ Italia, gli italiani e soprattutto i giovani. Ha più volte sottolineato il grave problema della disoccupazione giovanile, ha evidenziato i problemi dell’ inquinamento, della corruzione, dell’ evasione fiscale e della lotta alle mafie. Ha rimarcato le difficoltà del mezzogiorno elevandolo a “questione nazionale”. Significativo il passaggio sul ruolo delle donne nelle istituzioni e nella società. Con Mattarella si inaugura la stagione dei discorsi responsabili, della riflessione e della responsabilità. Il suo discorso lungi dall’ essere una lectio magistralis è da annoveare come autentica lezione di educazione civica e di monito ai tanti urlatori che occupano la scena politica. Gianvito Caldararo Mottola (Ta) Troppo Zalone fa male? Il successo -record del Checco Nazionale col suo sgrammaticato «Quo Vado?» fa pensare. Niente da dire sul comico: sicura mente la sua fama è meritata. Furba l’ uscita: primo gennaio, immediatamente prima un nuovo fine settimana e l’ imminente l’ Epifania. Una riflessione: ad attrarre al cinema frotte di spettatori è proprio il comico pugliese. Gli altri nomi del cast, pur con qualche comparsa di nomi noti (Lino Banfi, Maurizio Micheli) sono succedanei, comparsate. Il trionfo di Zalone si pone con una facile indentificazione del personaggio, che grazie a un rigurgito di comicità finto -demenziale si è ritagliato un grande spazio mediatico, che sa anche sfruttare bene, dosando le sue apparizioni. Ma questo successo rivela l’ altra faccia del cinema italiano: mancanza di veri rivali, di comici identificabili e spontanei che, appunto, hanno bisogno di cast «corali» per attrarre gente nelle sale con storie ormai storie risapute. Romolo Ricapito Bari del canone c’ è la Campania, col 45 per cento degli evasori, seguita dalla Sicilia, col 41 per cento. L’ inserimento nella bolletta (come è accaduto in Grecia) permetterebbe di recuperare 590 milioni di euro evasi. Renzi annuncia che la quota scenderà a 100. Evviva. Resta il problema di come e per chi vengono spesi. Pillinini, un libro in punta di matita. Si può dire. Ho molte raccolte di vignette,le più varie, nella mia libreria. Il genere mi piace perchè con un tratto si può esprimere tanto. Ed è per questo che il terrorismo non accetta ridere. Perchè non si può dire la verità ridendo ci diceva Orazio quasi paesano in quanto lucano. Sottolineo ancora che il libretto “pillininico” mi è davvero piaciuto. Sicuramente non mi sento in credito di un caffè ma ho “espresso” il mio reale pensiero. Lorenzo Grande Polignano a Mare (Bari) Gabriele Pirè Bari Il Codacons spacchetta i regali del nuovo anno. Ampio sorriso per l’ eli minazione della Tasi sulla prima casa, per una piccola flessione sui carburanti e per il canone Rai a 100 euro. Faccia dolente, invece, per il prezzo dei trasporti previsti in aumento, i costi per la ristorazione in crescita, per la raccolta dei rifiuti e dei servizi idrici. Ogni famiglia pagherà mediamente 551 euro in più rispetto all’ anno vecchio. Prezzi e tariffe non arrideranno, dunque, a milioni di italiani già danneggiati da una crisi asfissiante, che sembra non finire mai. Speriamo in un sano e robusto investimento sulla cultura. L’ ignoranza è una campana che suona a morto. Fabio Sìcari Bergamo A Milano l’ architetto Stefano Boeri ha vinto il premio per aver ideato “Il miglior grattacielo d’ Europa”, ha vinto con una costruzione alta 112 metri che si chiama “Il bosco verticale” perchè ha rivestito tutte le facciate con alberi, rampicanti, piante perenni. Una specie di orto botanico permanente, ed è vietata la cura ai residenti, sono autorizzati solo quattro giardinieri. L’ effetto è uno spettacolo per tutte le stagioni che mutano di colore, di fiori, sono persino arrivati gli uccellini che a Milano non si vedevano da anni. La Cina e la Svizzera si sono prenotate per averne di simili. Penso che si possa costruire anche a Bari, con quel poco verde che abbiamo non ci starebbe male! Lilli Maria Trizio Bari.
La Gazzetta del Mezzogiorno, 06/01/2016 03:30
via alla «campagna d’ inverno»
Saldi, partenza sprint anche sotto la pioggia
è iniziata la caccia agli sconti pazzi: si arriva al 70 per cento
• Osano i megastore arrivando ad offrire sconti pazzi del 70 per cento. Si accontentano i piccoli limitandosi a un più composto 30-50. Restano a guardare i marchi dell’ alta moda con vetrine che non presentano nemmeno un cartellino con percentuali di ribasso (ma per il target di clientela non ne avrebbero nemmeno bisogno). Bari si sveglia nella sua prima giornata ufficiale di saldi invernali dopo giorni di sconti in realtà praticati già sottobanco o con avvisi via sms e via social ai clienti più fedeli. Una giornata scorbutica però. Complice il maltempo e un giorno infrasettimanale e lavorativo come il martedì – perché i saldi debuttano per tradizione nel primo sabato di gennaio – nei negozi del quadrilatero murattiano non c’ è la ressa delle passate edizioni. In coda ai camerini e alle casse in maniera ordinata, scaffali ispezionati con calma e personale che si dimostra gentile. Perché in realtà non è ancora una giornata isterica da ansia di acquisti. Sorridono a metà i commercianti tra chi dice «sta andando bene» e chi invece si limita al «vendite a rilento» forse rimpiangendo quel 2 gennaio che in altre regioni d’ Italia ha segnato l’ avvio delle svendite di fine stagione. « L’ assalto non si è visto, ora aspettiamo i prossimi giorni – dice Carlo Saponaro presidente di Federomoda-Confcommercio Bari -. Come associazione di categoria abbiamo stimato una spesa a famiglia di 340-350 euro con un incremento del 5 per cento rispetto allo scorso anno. Vedremo che succede». Più basse invece le previsioni del Codacons: appena 184 euro a famiglia. Ottimisti ma con cautela anche i commercianti. «Abbiamo lavorato sicuramente di meno – dice Christian Bergamasco -ma forse è stato meglio così perché partendo di sabato si fa solo confusione e l’ effetto saldi si esaurisce nel primo giorno». «Va bene, registriamo un 20 per cento in più. I clienti spendono tra i 70 e i 100 euro» aggiunge invece Pasquale De Napoli responsabile del punto vendita Benetton. I clienti vagano da un negozio all’ altro, i vigili urbani guardano le vetrine per scovare potenziali irregolarità che nel primo giorno restano ferme a zero, dopo le undici multe elevate nei giorni precedenti soprattutto nelle catene della grande distribuzione, partite incautamente in anticipo con tanto di cartelloni pubblicitari per strada. Soddisfatti i clienti, soprattutto le donne, dimostrando di avere più fiuto per gli affari. «Ho visto i prezzi nei giorni precedenti e ora li sto confrontando per verificare se è stato applicato un saldo reale e non farlocco» dicono le ragazze, le fidanzate e le madri di famiglia che capita di incrociare tra gli scaffali o in coda alle casse. «Perché negli anni scorsi qualche commerciante furbetto c’ era – dice Iliana Fiore -. Però non capisco perché ci sia una data diversa per i saldi in ogni Regione. Meglio iniziare tutti lo stesso giorno». Agata, barese di nascita, arriva da Bologna: «Bari la trovo più cara • A caccia di un jeans e di una camicia, accompagnato dalla fidanzata Francesca. Per un consiglio ma anche per un occhio al prezzo e alla qualità. Perché si sa, spesso i maschietti sono poco pratici con lo shopping. «Spenderò massimo 100 euro, non oltre» dice Angelo Acquav iva mentre tiene tra le mani il suo primo acquisto della giornata in una boutique di via Sparano. «I prezzi? Li ha visti la mia ragazza nei giorni precedenti». ma offre una migliore qualità anche nei megastore low cost». Il giovane Michele invece confessa di aver ottenuto sconti pazzi del 50 per cento già nei giorni scorsi in alcuni outlet della provincia: «Sono qui in centro per qualche ultimo acquisto». E fioccano i budget limitati tra i 100 e i 250 euro, soprattutto per capi utili desiderati durante le festività di Natale e che ora finiscono a prezzi vantaggiosi nella calza della Befana. • «Ho prima controllato i prezzi nei giorni scorsi e ora li sto confrontando per verificare il saldo. Anomalie non ne ho riscontrate, ma in passato qualche commerciante furbetto l’ ho scovato». Iliana Fiore sorride mentre mostra i suoi primi acquisti, un pigiama e un paio di scarpe e sperando nel 50 per cento di ribasso per il cappotto visto in vetrina. «Ora è fermo al 30, chissà che nei prossimi giorni…». La Befana appunto, che oggi porterà sicuramente più clienti tra le vie del centro. «La pioggia non ha aiutato questo debutto dice l’ assessore allo Sviluppo Economico Carla Palone – ma siamo convinti che domani (oggi per chi legge, ndr) andrà meglio grazie al giorno festivo». E l’ assessore avverte: «I park & ride cittadini resteranno aperti tutto il giorno. Quindi consigliamo di fare acquisti utilizzando i bus navetta». • «I saldi sono una buona occasione, ho confrontato i prezzi, ho trovato le taglie, ho potuto scegliere. Quindi mi sento soddisfatta» dice C at erina Vatinno mentre, accompagnata dal marito, fa la fila alle casse tenendo i capi tra le mani. «Ho visto saldi che iniziano con il 30 per cento di sconto sino ad arrivare al 50. Il mio budget? Spenderò poco sopra i 200 euro».
francesco petruzzelli
Trentino, 06/01/2016 03:28
Inflazione ancora al palo è la più bassa da 57 anni
ripresa ancora fragile secondo l’ istat: conferma della stagnazione dei consumi rapporto coop stima che quest’ anno agli italiani tornerà la voglia di spendere
di Gabriella Cerami wROMA Economia ancora fragile. Né la ripresa moderata né il denaro stampato dalla Bce sembrano in grado di rianimare i prezzi al consumo. L’ inflazione è al palo, basti pensare che in Italia il 2015 si è chiuso con un aumento dei prezzi pari allo 0,1%, il livello più basso da oltre mezzo secolo. Ovvero, fa sapere l’ Istat, da quel 1959 in cui il Belpaese cadde in deflazione con un -0,4%. Sembra una buona notizia per le famiglie, che così hanno un potere d’ acquisto maggiore, ma in realtà è la spia di consumi ancora indietro e ciò rende inoltre più problematico il recupero del debito pubblico. Così come non sorride l’ Italia, anche l’ Unione europea mostra segni di difficoltà. Il dato di dicembre, per l’ Ue, si è stabilizzato ad un altrettanto poco soddisfacente +0,2%, lontanissimo dall’ obiettivo europeo del 2%. A lasciare il segno è stato, soprattutto nella seconda parte dell’ anno, il crollo dei prezzi del petrolio, e quindi della componente energetica, che la politica monetaria della Bce è riuscita solo parzialmente a contrastare. Tuttavia promette bene il 2016. Agli italiani dovrebbe tornare la voglia di spendere dopo anni di austerity. Le famiglie guardano con più ottimismo al futuro e il nuovo anno potrebbe segnare una svolta con una ripresa dei consumi dell’ 1,4% come non accade da dieci anni. Almeno secondo la previsione contenuta nel Rapporto Coop, sondaggio che fotografa le intenzioni di spesa degli italiani e secondo cui il 2016 è “l’ anno della speranza” per più di un terzo degli italiani. Un sesto, invece, identifica il nuovo anno con il cambiamento, mentre per il 14% «è il timore il sentimento dominante». Il primo banco di prova è la stagione dei saldi invernali. In attesa dei primi bilanci sulla caccia agli sconti, per il 2016 i consumi procapite – seppure in ripresa – saranno ancora «ai livelli degli anni ’90, cioè più bassi di oltre 1.700 euro rispetto al 2007», si legge ancora nel Rapporto Coop. I dati del sondaggio sulle intenzioni di spesa delle famiglie evidenziano che sono i ceti più agiati a prevedere i maggiori incrementi di consumo. Il 42% ha voglia di vacanze, il 32% tornerà a divertirsi; al terzo posto, prima di casa, auto e smartphone, il 20% vuole spendere di più per la qualità del cibo. Intanto, tornando ai dati dell’ anno appena trascorso, secondo l’ Istat, viaggia più veloce il cosiddetto “carrello della spesa” (comprensivo dei prodotti alimentari e dei prodotti per la cura della casa e della persona). Nel dicembre 2015 è risultato più caro rispetto al 2014, salendo al +0,9% dal +0,3% dell’ anno precedente, anche se è diminuito dello 0,3% rispetto a novembre. Questo stop resta dunque un sintomo da non sottovalutare, nonostante il recupero dell’ inflazione vada a rilento in tutta l’ area della moneta unica. Come si è detto l’ inflazione di dicembre per l’ eurozona è aumentata dello 0,2% su base annua, un dato sotto le aspettative degli economisti. Così gli analisti cominciano a pensare che la Bce sarà costretta a fare di più, già probabilmente nella riunione del consiglio direttivo di marzo prossimo. Nonostante questo quadro, il Codacons è invece cautamente ottimista per l’ Italia. «Nel corso del 2016 si prevede una rialzo del tasso di inflazione, grazie anche alla ripresa dei consumi da parte delle famiglie e all’ incremento della domanda interna», dice il presidente dell’ associazione dei consumatori, Carlo Rienzi. Non la pensano così la Federconsumatori e l’ Adusbef, per i quali il livello dell’ inflazione «lascia molte perplessità e suscita molta preoccupazione». Per le due organizzazioni, infatti, gli aumenti dei prezzi riguardano soprattutto le tariffe, come quelle autostradali e del servizio idrico. Lo spettro, dunque, di una dinamica negativa dei prezzi, accompagnata dallo stallo degli investimenti, rimane. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
gabriella cerami
La Provincia Pavese, 06/01/2016 03:27
Inflazione ancora al palo è la più bassa da 57 anni
ripresa ancora fragile secondo l’ istat: conferma della stagnazione dei consumi rapporto coop stima che quest’ anno agli italiani tornerà la voglia di spendere
di Gabriella Cerami wROMA Economia ancora fragile. Né la ripresa moderata né il denaro stampato dalla Bce sembrano in grado di rianimare i prezzi al consumo. L’ inflazione è al palo, basti pensare che in Italia il 2015 si è chiuso con un aumento dei prezzi pari allo 0,1%, il livello più basso da oltre mezzo secolo. Ovvero, fa sapere l’ Istat, da quel 1959 in cui il Belpaese cadde in deflazione con un -0,4%. Sembra una buona notizia per le famiglie, che così hanno un potere d’ acquisto maggiore, ma in realtà è la spia di consumi ancora indietro e ciò rende inoltre più problematico il recupero del debito pubblico. Così come non sorride l’ Italia, anche l’ Unione europea mostra segni di difficoltà. Il dato di dicembre, per l’ Ue, si è stabilizzato ad un altrettanto poco soddisfacente +0,2%, lontanissimo dall’ obiettivo europeo del 2%. A lasciare il segno è stato, soprattutto nella seconda parte dell’ anno, il crollo dei prezzi del petrolio, e quindi della componente energetica, che la politica monetaria della Bce è riuscita solo parzialmente a contrastare. Tuttavia promette bene il 2016. Agli italiani dovrebbe tornare la voglia di spendere dopo anni di austerity. Le famiglie guardano con più ottimismo al futuro e il nuovo anno potrebbe segnare una svolta con una ripresa dei consumi dell’ 1,4% come non accade da dieci anni. Almeno secondo la previsione contenuta nel Rapporto Coop, sondaggio che fotografa le intenzioni di spesa degli italiani e secondo cui il 2016 è “l’ anno della speranza” per più di un terzo degli italiani. Un sesto, invece, identifica il nuovo anno con il cambiamento, mentre per il 14% «è il timore il sentimento dominante». Il primo banco di prova è la stagione dei saldi invernali. In attesa dei primi bilanci sulla caccia agli sconti, per il 2016 i consumi procapite – seppure in ripresa – saranno ancora «ai livelli degli anni ’90, cioè più bassi di oltre 1.700 euro rispetto al 2007», si legge ancora nel Rapporto Coop. I dati del sondaggio sulle intenzioni di spesa delle famiglie evidenziano che sono i ceti più agiati a prevedere i maggiori incrementi di consumo. Il 42% ha voglia di vacanze, il 32% tornerà a divertirsi; al terzo posto, prima di casa, auto e smartphone, il 20% vuole spendere di più per la qualità del cibo. Intanto, tornando ai dati dell’ anno appena trascorso, secondo l’ Istat, viaggia più veloce il cosiddetto “carrello della spesa” (comprensivo dei prodotti alimentari e dei prodotti per la cura della casa e della persona). Nel dicembre 2015 è risultato più caro rispetto al 2014, salendo al +0,9% dal +0,3% dell’ anno precedente, anche se è diminuito dello 0,3% rispetto a novembre. Questo stop resta dunque un sintomo da non sottovalutare, nonostante il recupero dell’ inflazione vada a rilento in tutta l’ area della moneta unica. Come si è detto l’ inflazione di dicembre per l’ eurozona è aumentata dello 0,2% su base annua, un dato sotto le aspettative degli economisti. Così gli analisti cominciano a pensare che la Bce sarà costretta a fare di più, già probabilmente nella riunione del consiglio direttivo di marzo prossimo. Nonostante questo quadro, il Codacons è invece cautamente ottimista per l’ Italia. «Nel corso del 2016 si prevede una rialzo del tasso di inflazione, grazie anche alla ripresa dei consumi da parte delle famiglie e all’ incremento della domanda interna», dice il presidente dell’ associazione dei consumatori, Carlo Rienzi. Non la pensano così la Federconsumatori e l’ Adusbef, per i quali il livello dell’ inflazione «lascia molte perplessità e suscita molta preoccupazione». Per le due organizzazioni, infatti, gli aumenti dei prezzi riguardano soprattutto le tariffe, come quelle autostradali e del servizio idrico. Lo spettro, dunque, di una dinamica negativa dei prezzi, accompagnata dallo stallo degli investimenti, rimane. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
gabriella cerami
La Tribuna di Treviso, 06/01/2016 03:27
Inflazione ancora al palo è la più bassa da 57 anni
ripresa ancora fragile secondo l’ istat: conferma della stagnazione dei consumi rapporto coop stima che quest’ anno agli italiani tornerà la voglia di spendere
di Gabriella Cerami wROMA Economia ancora fragile. Né la ripresa moderata né il denaro stampato dalla Bce sembrano in grado di rianimare i prezzi al consumo. L’ inflazione è al palo, basti pensare che in Italia il 2015 si è chiuso con un aumento dei prezzi pari allo 0,1%, il livello più basso da oltre mezzo secolo. Ovvero, fa sapere l’ Istat, da quel 1959 in cui il Belpaese cadde in deflazione con un -0,4%. Sembra una buona notizia per le famiglie, che così hanno un potere d’ acquisto maggiore, ma in realtà è la spia di consumi ancora indietro e ciò rende inoltre più problematico il recupero del debito pubblico. Così come non sorride l’ Italia, anche l’ Unione europea mostra segni di difficoltà. Il dato di dicembre, per l’ Ue, si è stabilizzato ad un altrettanto poco soddisfacente +0,2%, lontanissimo dall’ obiettivo europeo del 2%. A lasciare il segno è stato, soprattutto nella seconda parte dell’ anno, il crollo dei prezzi del petrolio, e quindi della componente energetica, che la politica monetaria della Bce è riuscita solo parzialmente a contrastare. Tuttavia promette bene il 2016. Agli italiani dovrebbe tornare la voglia di spendere dopo anni di austerity. Le famiglie guardano con più ottimismo al futuro e il nuovo anno potrebbe segnare una svolta con una ripresa dei consumi dell’ 1,4% come non accade da dieci anni. Almeno secondo la previsione contenuta nel Rapporto Coop, sondaggio che fotografa le intenzioni di spesa degli italiani e secondo cui il 2016 è “l’ anno della speranza” per più di un terzo degli italiani. Un sesto, invece, identifica il nuovo anno con il cambiamento, mentre per il 14% «è il timore il sentimento dominante». Il primo banco di prova è la stagione dei saldi invernali. In attesa dei primi bilanci sulla caccia agli sconti, per il 2016 i consumi procapite – seppure in ripresa – saranno ancora «ai livelli degli anni ’90, cioè più bassi di oltre 1.700 euro rispetto al 2007», si legge ancora nel Rapporto Coop. I dati del sondaggio sulle intenzioni di spesa delle famiglie evidenziano che sono i ceti più agiati a prevedere i maggiori incrementi di consumo. Il 42% ha voglia di vacanze, il 32% tornerà a divertirsi; al terzo posto, prima di casa, auto e smartphone, il 20% vuole spendere di più per la qualità del cibo. Intanto, tornando ai dati dell’ anno appena trascorso, secondo l’ Istat, viaggia più veloce il cosiddetto “carrello della spesa” (comprensivo dei prodotti alimentari e dei prodotti per la cura della casa e della persona). Nel dicembre 2015 è risultato più caro rispetto al 2014, salendo al +0,9% dal +0,3% dell’ anno precedente, anche se è diminuito dello 0,3% rispetto a novembre. Questo stop resta dunque un sintomo da non sottovalutare, nonostante il recupero dell’ inflazione vada a rilento in tutta l’ area della moneta unica. Come si è detto l’ inflazione di dicembre per l’ eurozona è aumentata dello 0,2% su base annua, un dato sotto le aspettative degli economisti. Così gli analisti cominciano a pensare che la Bce sarà costretta a fare di più, già probabilmente nella riunione del consiglio direttivo di marzo prossimo. Nonostante questo quadro, il Codacons è invece cautamente ottimista per l’ Italia. «Nel corso del 2016 si prevede una rialzo del tasso di inflazione, grazie anche alla ripresa dei consumi da parte delle famiglie e all’ incremento della domanda interna», dice il presidente dell’ associazione dei consumatori, Carlo Rienzi. Non la pensano così la Federconsumatori e l’ Adusbef, per i quali il livello dell’ inflazione «lascia molte perplessità e suscita molta preoccupazione». Per le due organizzazioni, infatti, gli aumenti dei prezzi riguardano soprattutto le tariffe, come quelle autostradali e del servizio idrico. Lo spettro, dunque, di una dinamica negativa dei prezzi, accompagnata dallo stallo degli investimenti, rimane. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
gabriella cerami
Gazzetta di Modena, 06/01/2016 03:26
Inflazione ancora al palo è la più bassa da 57 anni
ripresa ancora fragile secondo l’ istat: conferma della stagnazione dei consumi rapporto coop stima che quest’ anno agli italiani tornerà la voglia di spendere
di Gabriella Cerami wROMA Economia ancora fragile. Né la ripresa moderata né il denaro stampato dalla Bce sembrano in grado di rianimare i prezzi al consumo. L’ inflazione è al palo, basti pensare che in Italia il 2015 si è chiuso con un aumento dei prezzi pari allo 0,1%, il livello più basso da oltre mezzo secolo. Ovvero, fa sapere l’ Istat, da quel 1959 in cui il Belpaese cadde in deflazione con un -0,4%. Sembra una buona notizia per le famiglie, che così hanno un potere d’ acquisto maggiore, ma in realtà è la spia di consumi ancora indietro e ciò rende inoltre più problematico il recupero del debito pubblico. Così come non sorride l’ Italia, anche l’ Unione europea mostra segni di difficoltà. Il dato di dicembre, per l’ Ue, si è stabilizzato ad un altrettanto poco soddisfacente +0,2%, lontanissimo dall’ obiettivo europeo del 2%. A lasciare il segno è stato, soprattutto nella seconda parte dell’ anno, il crollo dei prezzi del petrolio, e quindi della componente energetica, che la politica monetaria della Bce è riuscita solo parzialmente a contrastare. Tuttavia promette bene il 2016. Agli italiani dovrebbe tornare la voglia di spendere dopo anni di austerity. Le famiglie guardano con più ottimismo al futuro e il nuovo anno potrebbe segnare una svolta con una ripresa dei consumi dell’ 1,4% come non accade da dieci anni. Almeno secondo la previsione contenuta nel Rapporto Coop, sondaggio che fotografa le intenzioni di spesa degli italiani e secondo cui il 2016 è “l’ anno della speranza” per più di un terzo degli italiani. Un sesto, invece, identifica il nuovo anno con il cambiamento, mentre per il 14% «è il timore il sentimento dominante». Il primo banco di prova è la stagione dei saldi invernali. In attesa dei primi bilanci sulla caccia agli sconti, per il 2016 i consumi procapite – seppure in ripresa – saranno ancora «ai livelli degli anni ’90, cioè più bassi di oltre 1.700 euro rispetto al 2007», si legge ancora nel Rapporto Coop. I dati del sondaggio sulle intenzioni di spesa delle famiglie evidenziano che sono i ceti più agiati a prevedere i maggiori incrementi di consumo. Il 42% ha voglia di vacanze, il 32% tornerà a divertirsi; al terzo posto, prima di casa, auto e smartphone, il 20% vuole spendere di più per la qualità del cibo. Intanto, tornando ai dati dell’ anno appena trascorso, secondo l’ Istat, viaggia più veloce il cosiddetto “carrello della spesa” (comprensivo dei prodotti alimentari e dei prodotti per la cura della casa e della persona). Nel dicembre 2015 è risultato più caro rispetto al 2014, salendo al +0,9% dal +0,3% dell’ anno precedente, anche se è diminuito dello 0,3% rispetto a novembre. Questo stop resta dunque un sintomo da non sottovalutare, nonostante il recupero dell’ inflazione vada a rilento in tutta l’ area della moneta unica. Come si è detto l’ inflazione di dicembre per l’ eurozona è aumentata dello 0,2% su base annua, un dato sotto le aspettative degli economisti. Così gli analisti cominciano a pensare che la Bce sarà costretta a fare di più, già probabilmente nella riunione del consiglio direttivo di marzo prossimo. Nonostante questo quadro, il Codacons è invece cautamente ottimista per l’ Italia. «Nel corso del 2016 si prevede una rialzo del tasso di inflazione, grazie anche alla ripresa dei consumi da parte delle famiglie e all’ incremento della domanda interna», dice il presidente dell’ associazione dei consumatori, Carlo Rienzi. Non la pensano così la Federconsumatori e l’ Adusbef, per i quali il livello dell’ inflazione «lascia molte perplessità e suscita molta preoccupazione». Per le due organizzazioni, infatti, gli aumenti dei prezzi riguardano soprattutto le tariffe, come quelle autostradali e del servizio idrico. Lo spettro, dunque, di una dinamica negativa dei prezzi, accompagnata dallo stallo degli investimenti, rimane. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
gabriella cerami
La Nuova di Venezia e Mestre, 06/01/2016 03:26
Inflazione ancora al palo è la più bassa da 57 anni
ripresa ancora fragile secondo l’ istat: conferma della stagnazione dei consumi rapporto coop stima che quest’ anno agli italiani tornerà la voglia di spendere
di Gabriella Cerami wROMA Economia ancora fragile. Né la ripresa moderata né il denaro stampato dalla Bce sembrano in grado di rianimare i prezzi al consumo. L’ inflazione è al palo, basti pensare che in Italia il 2015 si è chiuso con un aumento dei prezzi pari allo 0,1%, il livello più basso da oltre mezzo secolo. Ovvero, fa sapere l’ Istat, da quel 1959 in cui il Belpaese cadde in deflazione con un -0,4%. Sembra una buona notizia per le famiglie, che così hanno un potere d’ acquisto maggiore, ma in realtà è la spia di consumi ancora indietro e ciò rende inoltre più problematico il recupero del debito pubblico. Così come non sorride l’ Italia, anche l’ Unione europea mostra segni di difficoltà. Il dato di dicembre, per l’ Ue, si è stabilizzato ad un altrettanto poco soddisfacente +0,2%, lontanissimo dall’ obiettivo europeo del 2%. A lasciare il segno è stato, soprattutto nella seconda parte dell’ anno, il crollo dei prezzi del petrolio, e quindi della componente energetica, che la politica monetaria della Bce è riuscita solo parzialmente a contrastare. Tuttavia promette bene il 2016. Agli italiani dovrebbe tornare la voglia di spendere dopo anni di austerity. Le famiglie guardano con più ottimismo al futuro e il nuovo anno potrebbe segnare una svolta con una ripresa dei consumi dell’ 1,4% come non accade da dieci anni. Almeno secondo la previsione contenuta nel Rapporto Coop, sondaggio che fotografa le intenzioni di spesa degli italiani e secondo cui il 2016 è “l’ anno della speranza” per più di un terzo degli italiani. Un sesto, invece, identifica il nuovo anno con il cambiamento, mentre per il 14% «è il timore il sentimento dominante». Il primo banco di prova è la stagione dei saldi invernali. In attesa dei primi bilanci sulla caccia agli sconti, per il 2016 i consumi procapite – seppure in ripresa – saranno ancora «ai livelli degli anni ’90, cioè più bassi di oltre 1.700 euro rispetto al 2007», si legge ancora nel Rapporto Coop. I dati del sondaggio sulle intenzioni di spesa delle famiglie evidenziano che sono i ceti più agiati a prevedere i maggiori incrementi di consumo. Il 42% ha voglia di vacanze, il 32% tornerà a divertirsi; al terzo posto, prima di casa, auto e smartphone, il 20% vuole spendere di più per la qualità del cibo. Intanto, tornando ai dati dell’ anno appena trascorso, secondo l’ Istat, viaggia più veloce il cosiddetto “carrello della spesa” (comprensivo dei prodotti alimentari e dei prodotti per la cura della casa e della persona). Nel dicembre 2015 è risultato più caro rispetto al 2014, salendo al +0,9% dal +0,3% dell’ anno precedente, anche se è diminuito dello 0,3% rispetto a novembre. Questo stop resta dunque un sintomo da non sottovalutare, nonostante il recupero dell’ inflazione vada a rilento in tutta l’ area della moneta unica. Come si è detto l’ inflazione di dicembre per l’ eurozona è aumentata dello 0,2% su base annua, un dato sotto le aspettative degli economisti. Così gli analisti cominciano a pensare che la Bce sarà costretta a fare di più, già probabilmente nella riunione del consiglio direttivo di marzo prossimo. Nonostante questo quadro, il Codacons è invece cautamente ottimista per l’ Italia. «Nel corso del 2016 si prevede una rialzo del tasso di inflazione, grazie anche alla ripresa dei consumi da parte delle famiglie e all’ incremento della domanda interna», dice il presidente dell’ associazione dei consumatori, Carlo Rienzi. Non la pensano così la Federconsumatori e l’ Adusbef, per i quali il livello dell’ inflazione «lascia molte perplessità e suscita molta preoccupazione». Per le due organizzazioni, infatti, gli aumenti dei prezzi riguardano soprattutto le tariffe, come quelle autostradali e del servizio idrico. Lo spettro, dunque, di una dinamica negativa dei prezzi, accompagnata dallo stallo degli investimenti, rimane. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
gabriella cerami
Il Sole 24 Ore, 06/01/2016 03:01
Contratti, dopo 5 anni di stop riapre la stagione dei rinnovi
a disposizione 300 milioni per il triennio 2016-2018: 74 già «vincolati»
Riapre la stagione dei rinnovi contrattuali per il pubblico impiego dopo cinque anni di blocco. Il primo atto è costituito dalle risorse previste nella legge di Stabilità. Il comma 466 quantifica in 300 milioni di euro la spesa per il triennio 2016-2018 e ne vincola 74 a Forze armate e Corpi di polizia e 7 al personale statale non privatizzato. L’ operazione è conseguente alla sentenza estiva della Corte costituzionale che ha dichiarato l’ illegittimità delle norme che hanno bloccato i contratti pubblici (il Codacons ieri ha lanciato una class action). Le fasi successive richiederanno, però, parecchio tempo. La procedura non è agevole: atto di indirizzo, ipotesi di contratto, visto di Governo e Corte dei conti e firma del Ccnl. A questo si deve aggiungere la non facile partita della ridefinizione dei comparti. Conti alla mano Il finale rischia di non essere trionfante per la busta paga. I conti sono presto fatti: dai circa 100 euro lordi pro capite di risorse a disposizione si devono togliere, più o meno, 33 euro di contributi e Irap a carico dell’ ente (comma 467). La differenza, ripartita su 13 mensilità, porta a 5 euro mensili, ai quali andranno tolti i contributi e le ritenute erariali a carico del dipendente (almeno un 25-30%). Le risorse disponibili “potrebbero” non soddisfare i sindacati. Inoltre, non sarà recuperato il passato visto che la spesa è finanziata dal 2016 in poi e quindi, nella migliore delle ipotesi, per il quinquennio concluso sarà confermata solo l’ indennità di vacanza contrattuale riconosciuta nel 2010. La legge di Stabilità prevede, inoltre, un intervento riservato alle Polizie, ai Vigili del fuoco e alle Forze armate: il comma 972 introduce, nelle more della riforma della Pa, un contributo straordinario di 80 euro al mese (da cumulare con l’ altro bonus di 80 euro riconosciuto a tutti i lavoratori) esentasse in quanto ope legis non ha natura retributiva e non concorre alla formazione né dell’ mponibile previdenziale né di quello fiscale. L’ aiuto alle Forze dell’ ordine Il cadeau non è rivolto solo ai dipendenti ma anche allo stesso Stato che, in questo modo, risparmia contributi previdenziali e Irap. La disposizione pone, quantomeno, qualche perplessità in ordine alla legittimità costituzionale. Indubbiamente il legislatore vuole riservare un particolare trattamento di favore a questi comparti, visto che la misura vale 510 milioni mentre per il rinnovo del Ccnl ne ha previsto circa trecento. Un ulteriore intervento ad hoc è riservato al Corpo di polizia penitenziaria che beneficerà di quasi 1 milione di euro per la progressiva equiparazione del trattamento economico e giuridico a quello della Polizia di Stato. Anche sul fronte delle risorse destinate alla contrattazione di secondo livello non sembrano aprirsi grandi spiragli, almeno nelle more della riforma Madia. Le pochissime disponibilità destinate al rinnovo del Ccnl difficilmente andranno a vantaggio della contrattazione decentrata relegando, ancora una volta, la premialità a un ruolo di ancella. Onde evitare che la penuria di stanziamenti a livello nazionale venga compensata in sede di singola amministrazione, il legislatore blocca l’ ammontare dei fondi all’ importo costituito nel 2015, riproponendo un testo del tutto identico all’ articolo 9, comma 2-bis, del Dl 78/2010, in vigore fino al 2014. Dal 2016, il fondo non potrà superare l’ ammontare del 2015 e dovrà essere ridotto in proporzione al personale in servizio considerando, oltre ai cessati e ai nuovi assunti, anche il personale assumibile. La novità riguarda proprio la possibilità di considerare, oltre al personale effettivamente in servizio, anche quello assumibile sulla scorta del turnover. Il blocco delle risorse decentrate avrà sicuramente effetti rilevanti sulla contrattazione decentrata, reintroducendo un sostanziale blocco delle progressioni orizzontali, soprattutto per quegli enti che hanno già ipotecato tutto il fondo disponibile; al massimo si potrà pensare di riutilizzare le economie create dalle cessazioni. Certamente non è nemmeno ipotizzabile di dare attuazione alla tanto invocata premialità per i più meritevoli. Per i Comuni privi di dirigenza sono bloccate al 2015 le somme a disposizione per le posizioni organizzative, anche se fuori dal fondo, come sancito in precedenza dalla Corte dei conti. Niente autonomia sulle progressioni In sintesi, anche se sono stati abrogati i vincoli sulle progressioni e sul trattamento economico individuale, di fatto non ci sono le risorse per alcun tipo di autonomia su questi fronti. Ulteriore stretta è prevista per i fondi sia della dirigenza che del comparto ai quali non potranno più confluire i compensi spettanti ai dipendenti nominati nei consigli di amministrazione delle partecipate (comma 235). Per gli stessi componenti dei Cda, nonché per gli amministratori, per i dirigenti e per i dipendenti delle società partecipate viene introdotto un massimale per i compensi lordi annui, pari a 240mila euro. Il comma 226 prevede un nuovo strumento per compensare gli errori commessi nella costituzione dei fondi per la contrattazione decentrata, così come previsto dal cosiddetto salva Roma (articolo 4, Dl 16/2014). A tal fine, gli enti virtuosi potranno utilizzare i risparmi effettivi derivanti da processi di riorganizzazione della dotazione organica dirigenziale, che dovrà essere obbligatoriamente rideterminata da Regioni ed enti locali ai sensi del comma 221, comprensivi dei risparmi derivanti dal turn over. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
tiziano grandellimirco zamberlan
Corriere dell’Umbria, 06/01/2016 02:56
• tempo di saldi
A Roma e Milano clienti in fila ma pochi comprano
AROMA – Clienti in fila ce ne sono ma pochi sono gli acquisti per i saldi a Roma, ieri al via con grande attenzione alle misure di sicurezza per lo shopping sicuro, nella capitale presidiata dalle forze dell’ ordine per il Giubileo. A rendere tiepide le svendite di fine stagione capitoline, come quelle nei negozi milanesi, ci si sono messi poi anche il maltempo e la pioggia. “Le prime ore dei saldi sono in genere un termometro di quanto accadrà nelle successive settimane. Quest’ anno poi, con l’ inverno arrivato così in ritardo, tanti romani hanno aspettato i saldi per acquistare i capi più caldi, approfittando degli sconti. Dunque se il buongiorno si vede dal mattino possiamo dire che l’ andamento sarà piuttosto timido”, afferma Giovanna Marchese Bellaroto, presidente di Cna. Le presenze non mancano ma gli scontrini battuti dai registratori di cassa si fanno attendere ancora. “Già dalle prime ore si sono formate file di clienti davanti le boutique d’ alta moda delle principali città, e in generale la presenza di cittadini in cerca di occasioni è buona”, rileva il presidente del Codacons Carlo Rienzi, “Tuttavia – segnala Rienzi – i consumatori sono orientati alla massima prudenza: si gira per negozi, si osservano i capi in vetrina e si monitorano i prezzi, ma ancora non si compra: in base ai nostri dati non si è verificata al momento alcun incremento delle vendite rispetto allo scorso anno, e il giro d’ affari rimane sostanzialmente stabile”. Anche a Milano sono iniziati i saldi invernali e la Polizia Locale ha dato il via ai controlli nei negozi per la verifica della regolarità degli sconti. In particolare, nel periodo pre -saldi, a partire dal 27 novembre fino al 4 dicembre, sono state monitorate un centinaio di attività commerciali e riscontrate 85 violazioni amministrative per saldi anticipati o vendite promozionali in periodo non consentito. Intanto circolano le prime stime. L’ avvio dei saldi invernali 2016 si sta rilevando positivo, con un aumento medio delle vendite del 5% rispetto al 2015, anche se con differenze profonde fra i territori. Un risultato favorito dall’ aumento dello sconto praticato: quasi 8 negozi su 10 sono infatti partiti con riduzioni di prezzo dal 30% in su, con punte che raggiungono, in qualche caso, addirittura il 70%. E’ quanto emerge da un exit poll sull’ andamento delle vendite di stagione condotto da Confesercenti sui negozianti di alcune importanti città e regioni italiane.
Libero, 06/01/2016 00:46
LEGA Consiglio a Salvini In tutta sincerità, il leader della Lega Matteo Salvini mi piace perché è una persona diretta: pane al pane e vino al v
LEGA Consiglio a Salvini In tutta sincerità, il leader della Lega Matteo Salvini mi piace perché è una persona diretta: pane al pane e vino al vino. Purtroppo in politica non funziona così e allora il bravo Matteo Salvini deve correre ai ripari, perché la gente non ama sentirsi dire la verità nuda e cruda come fa lui. Se vuol fare una bella carriera politica, deve usare un linguaggio diverso, un po’ meno aggressivo, proprio per accattivarsi quella parte di persone che stanno più attente allo stecchino che alla trave. Marco Scopetani Lastra a Signa (Firenze) CARTE DI CREDITO Spese a carico dello Stato Anche il presidente della Repubblica Mattarella ha tuonato contro l’ evasione fiscale. C’ è chi propone di far pagare anche le piccole spese, quali, il caffè o il giornale, con carta di credito. Si creerebbero, ovviamente, dei problemi di gestione, ma il tutto diventerebbe tracciabile. E’ ovvio, che l’ uso del Pos dovrebbe essere obbligatorio, però, a mio giudizio, con spese di gestione a totale carico dello Stato, e non degli esercenti che si vedrebbero penalizzati, il tutto a favore delle banche. E si conosce benissimo il debole che il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha per queste ultime! Pasquale Mirante Sessa Aurunca (Caserta) FISCO/1 Così si facilita l’ evasione Netto il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica; ne ho soprattutto apprezzato il cenno riguardo alla evasione. Peccato che il governo ed il Parlamento remino in senso contrario. Infatti, l’ elevazione del limite dei pagamenti in contante da mille a tremila euro non aiuterà a scovare e debellare gli evasori fiscali; anzi favorirà certamente questa piaga nazionale. Sergio Cannaviello Obradovich Napoli FISCO/2 A proposito di base imponibile Col meccanismo attuale nel quale la base di riferimento per il pagamento degli oneri fiscali è l’ imponibile, si finisce per pagare più e più volte tasse su tasse. La soluzione che segue dovrebbe valere per tutti i Paesi, ma a maggior ragione in Italia dove la tassazione è follemente ingarbugliata ed eccessiva: o viene determinato un monte-tasse (idealmente potrebbe essere il 33 per cento) e i vari pescecani si dividono la torta sulla base di quote tra di loro concordate oppure l’ imponibile di volta in volta viene decrementato dell’ ammontare relativo alla tassa pagata. Raggiunto il 33 per cento dell’ imponibile di partenza, non ci dovrebbe essere più trippa per gatti. Moreno Sgarallino e.mail FISCO/3 Tasse occulte Ora è ufficiale. Gli italiani sono evasori fiscali incalliti. L’ ha ribadito il presidente della Repubblica nel suo discorso di fine anno. In verità la cosa era già nota, ma adesso è indiscutibile. Il capo della Stato, però, non ha indicato alcun rimedio per per combatterla o, quantomeno, tentare di contenerla. L’ abusata tradizione continuerà così ad essere lo sport preferito, alla pari del calcio, di un’ ampia fascia di furbetti menefreghisti e approfittatori. Ma, a pensarci bene, a lenire le ferite provocate ai conti pubblici, si sta dando da fare il suo braccio destro, il presidente del Consiglio Matteo Renzi, con montagne di tasse mascherate in ogni settore produttivo/operativo, le ultime delle quali camuffate nelle tariffe dei servizi pubblici, vedi l’ aumento dei pedaggi autostradali e dei trasporti aerei. E i risultati sono inconfutabili. Roberto Brambilla e.mail LA CASTA Lorsignori e la presa in giro Non sarebbe ora che i nostri politici, in modo particolare quelli del governo, la finissero di prendere per i fondelli gli italiani? Ma quale controllo viene attuato su ogni questione? Parole, solo parole. Chissà perché all’ inizio di ogni nuovo anno scattano aumenti, ma chi autorizza questi abusi? Marco Di Domenico e.mail ISLAM/1 Una pratica barbara Facendo un po’ di zapping, sono incappata in una trasmissione mandata in onda da “La7” e condotta da una giornalista di cui non conosco il nome. L’ ospite era il sindaco di un comune della Toscana, musulmano. Ha raccontato di osservare il ramadan a casa, ma di mangiare quando si trova fuori. Di bere occasionalmente, anche se a casa non circola vino. Poi, così, en passant, ha dichiarato che alla sua bambina è stato praticato un piccolo intervento ai genitali, ma di poco conto! Sono rimasta sbalordita dalla sfacciataggine del politico islamico, ma raggelata dall’ assoluta indifferenza della conduttrice. Dove sono finite le lotte femministe, che hanno contestato e contrastato quelle pratiche barbare? Luisa Ricchi e.mail ISLAM/2 Ma allora siamo tutti infedeli? Il mussulmano osservante ritiene che chi segue una delle religioni monoteiste, diversa dalla sua, sia un infedelele; se passa il concetto, in pratica siamo tutti infedeli, e allora, amici mussulmani, perché non usare, tutti, un pizzico di tolleranza, rispettare le credenze di ciascuno e lasciare che ognuno se la veda col proprio capo spirituale? Angelo Tagliabue e.mail GRAN BRETAGNA Una domanda agli inglesi Il 2016 è l’ anno in cui in Inghilterra si terrà il referendum sul suo coinvolgimento nella Ue: l’ ormai famoso Brexit. La Ue, con tanto di Merkel in “resta”, vuole inglobare la Turchia: sempre più integralmente islamica e, da quanto ho appena appreso, nostalgica del nazismo. 80 milioni di persone che col loro peso potranno influire non poco sulle decisioni che coinvolgeranno tutti i sudditi europei. Vorrei che venisse chiesto ai cittadini inglesi se si sentono culturalmente più simili, più uniti, più consanguinei dei loro prossimi compaesani turchi o dei lontanissimi australiani: dopo di che votino pure. Roberto Bellia e.mail ITALIA-INDIA Speriamo bene Leggo che sarebbero in corso trattative segrete tra India e Italia per trovare una soluzione accettabile da ambo le parti per far rientrare i nostri due Marò in Italia. Detto che era ora che ci muovessimo, sembra che un eventuale accordo comporterebbe obblighi reciproci e dolorose e pesanti concessioni. Conoscendo la proverbiale abilità dei nostri plenipotenziari (vedi riscatti sempre pagati per qualsiasi ostaggio rapido in Medio Oriente), non vorrei che per riavere chi ci è stato sottratto ingiustamente con l’ inganno dovessimo cedere Trento e Trieste. Gianfranco Belisari Milano SMOG Fantozziani provvedimenti Siccome, si dice che il diavolo si nasconde nei particolari, dovrebbe essere chiaro a tutti – specialmente dopo i fantozziani provvedimenti anti smog annunciati dal ministro dell’ Ambiente Galletti a cui si aggiungono quelli parimenti o ancor più fantozziani presi dai vari sindaci italiani di sinistra – che questo governo e questa classe politica “progressista” nuociono gravemente all’ Italia. A buon intenditor poche parole. Carlo Cerofolini e.mail RINCARI Non bastava la crisi L’ associazione dei consumatori Codacons spacchetta i regali del nuovo anno. Ampio sorriso per l’ eliminazione della Tasi sulla prima casa, per una piccola flessione sui carburanti e per il canone Rai portato a 100 euro. Faccia dolente, invece, per il prezzo dei trasporti previsti in aumento, i costi per la ristorazione in crescita, per la raccolta dei rifiuti e dei servizi idrici. Ogni famiglia pagherà mediamente 551 euro in più rispetto all’ anno vecchio. Prezzi e tariffe non arrideranno, dunque, a milioni di italiani già danneggiati da una crisi asfissiante, che sembra non finire mai. Speriamo in un sano e robusto investimento sulla cultura. L’ ignoranza è una campana che suona a morto. Fabio Sìcari Bergamo MERAVIGLIARSI Una linfa vitale Il meravigliarsi, il sorprendersi, lo sperimentare nuove emozioni costituisce una linfa vitale per lo spirito. L’ uomo, nel continuo dispiegarsi faticoso dell’ esistenza, viene portato, quasi d’ incanto, a provare delle esperienze sempre nuove che si accavallano una volta che il tempo trascorre. Queste hanno un’ intensità tale che rasentano ardore , speranza e prospettiva. Gregorio Ferrari e.mail GABER Ciao, Giorgio Tredici anni fa passò a miglior vita Giorgio Gaber, una delle sue canzoni ci sottolineava che la libertà è partecipazione. Sai Giorgio, e tu lo sai, gli italiani non partecipano più a scegliersi la propria libertà. Ce l’ hanno tolta: è dal 2011 che gli Italiani non votano più! I responsabili, cioè quelli che ci hanno tolto la libertà, vanno in giro a dire di aver salvato la Patria. Ciao Giorgio, ci ricordiamo di te, e ci ricorderemo finché vivremo. Giovanni Ranghetti Paderno Dugnano (Milano) QUO VADO Troppa euforia Mi chiedevo come mai tanto entusiasmo per il film “Quo vado” di Checco Zalone da parte dei telegiornali Mediaset. Adesso ho capito. E’ prodotto proprio da Mediaset che lo sponsorizza con i suoi telegiornali. Devo dire che, non al cinema, ho visto i film di Checco Zalone,ma tutta questa euforia la trovo abbastanza esagerata. Battute scontate. Situazioni prevedibili fin dalla prima scena, finali melensi. Tutto questo fa, però, guadagnare. Non si rimpiangerà mai abbastanza Totò. Quanto farebbe guadagnare, oggi, il principe Antonio De Curtis in arte Totò? Giordano Citterio e.mail LEGA Consiglio a Salvini In tutta sincerità, il leader della Lega Matteo Salvini mi piace perché è una persona diretta: pane al pane e vino al v.
matteo salvini
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