5 Ottobre 2019

Rassegna stampa del 5 ottobre 2019

Il Sito di Sicilia, 05/10/2019 17:56
A Zafferana Etnea domenica 6 l’ edizione 41 della famosa Ottobrata
al via domenica 6 ottobre la 41esima edizione dell’ ottobrata zafferanese, l’ evento gastronomico più importante del sud italia,
che tornerà a diffondere appetitosi profumi tra le strade della città alle pendici dell’ Etna. Erano presenti al Palazzo dell’ Esa di Catania, l’ assessore regionale al Turismo, Sport e Spettacolo, Manlio Messina, il sindaco metropolitano Salvo Pogliese, il sindaco di Zafferana Etnea Salvatore Russo, il vice sindaco Ezio Pappalardo, l’ assessore al Turismo Salvatore Coco, il presidente del Comitato organizzatore Ottobrata Zafferanese, Giovanni Grasso, il referente per Catania di Aic Sicilia, Fabio Esposito. È sempre più forte la curiosità verso la ‘kermesse del gusto’, che torna sotto i riflettori con una nuova area food, allestita all’ interno dell’ ex campo sportivo, in via Rocca D’ Api, da Èxpo l’ azienda leader nell’ organizzazione di eventi a livello nazionale, con una veste del tutto inedita, ‘squisitamente’ plastic free. ‘L’ ottobrata – dichiara l’ assessore Messina – è una manifestazione gastronomica di grande rilievo, che l’ assessorato regionale al turismo appoggia con grande impulso, nella convinzione che questa edizione possa dare nuova visibilità al territorio, per superare le difficoltà derivanti dal terremoto del dicembre 2018, attraverso la valorizzazione dei prodotti locali che rappresentano una vera ricchezza’. Un evento che si prepara ad accogliere oltre 150 mila visitatori durante le quattro domeniche del mese. ‘In Sicilia siamo in grado di organizzare grandi eventi – dichiara il sindaco metropolitano Pogliese – l’ Ottobrata ha accompagnato tante generazioni di Siciliani e si presenta quest’ anno con un nuovo brand, una nuova immagine che fa bene alla nostra isola’. Oltre 80 stand per un evento dal forte impatto sociale. ‘Abbiamo scelto di organizzare l’ Ottobrata – dichiara il sindaco di Zafferana Etnea Russo – perché siamo convinti che sia un modo per far rinnamorare i visitatori del nostro territorio. In questi mesi ci siamo adoperati molto affinché questa manifestazione funzioni alla perfezione: abbiamo ridotto il percorso per garantire la sicurezza e abbiamo fatto un salto di qualità nell’ ambito enogastronomico, con la nuova area food, in cui verranno utilizzati solo materiali riciclabili. Con un programma super variegato punteremo alla soddisfazione di un pubblico eterogeneo e daremo grande risalto all’ aspetto ludico’. Una manifestazione con una bellissima storia e che quest’ anno sarà all’ insegna della legalità. ‘Convivialità sarà la parola d’ ordine – dichiara il presidente del comitato organizzatore dell’ ottobrata zafferanese, Giovanni Grasso – tra chi abita a Zafferana e chi arriverà da fuori città. Dopo il momento difficile derivante dal sisma degli scorsi mesi, abbiamo raccolto nuova linfa per lo svolgimento di un evento all’ insegna della legalità, del rispetto delle regole e dell’ ambiente’. Spazio anche al mondo gluten free. ‘Per noi, Aic Sicilia – dichiara Fabio Esposito – partecipare ad eventi come l’ Ottobrata rappresenta un’ opportunità di lavoro preziosa che ci consentirà di veicolare i nostri messaggi ad un vastissimo pubblico, fare informazione, ribadire il ruolo dell’ Associazione come unico punto di riferimento per il ‘mondo celiaco’, nonché unico mediatore fra i celiaci e le istituzioni competenti al fine di salvaguardare i loro diritti. A preparare i migliori piatti della tradizione, le sapienti mani dei pluripremiati chef Gaetano e Vincenzo Quattropani, con tutto il virtuoso staff della Valentino Catering & Events, che stupiranno le migliaia di visitatori con ricette segrete, in un’ indimenticabile esperienza sensoriale. Questi artigiani del gusto, dopo la vittoria del King of Catering, Best Catering award e la nomina di ‘Ambasciatori del gusto’, esalteranno i prodotti locali come uva, miele, mele dell’ Etna nelle svariate qualità di ‘cola’, ‘mela cola’ e ‘delizioso bianco rosso’; funghi e castagne. Tra i partner dell’ Ottobrata, il Codacons che ha conferito il patrocinio ‘Grandi eventi’ all’ azienda èxpo, organizzatrice dell’ area food; Telethon Catania, che sarà attivo dalla mattina alla sera, per un intrattenimento all’ insegna della solidarietà, con spettacoli ed ottima musica dal vivo; AIC Sicilia che, per tutte le domeniche del mese, sarà presente con i propri volontari nell’ angolo gluten free, con uno stand per la corretta informazione e Kids Trip, il portale di riferimento del mondo dei bambini a Catania. L’ evento gastronomico più importante nel Sud Italia, si prepara ad accogliere a braccia aperte un pubblico trasversale per età: ecco perché anche i bambini potranno contare su un menù a loro dedicato, ma soprattutto intrattenersi insieme ai loro genitori nell’ ‘Area Family Friendly’, con i laboratori di cucina ‘Baby Chef’ a cura della ludoteca La Triscele, partner Kidstrip. Sempre nell’ area gastronomica, fondamentale importanza verrà data all’ intrattenimento puro e alla solidarietà con varie esibizioni a cura del coordinamento provinciale Telethon Catania. Per tutto il giorno, dalle 10 alle 12 e dalle 18 alle 20, animazione e spettacoli sportivi a cura di Asi Catania. Dalle 20.00 l’ ottobrata cambierà forma, diventando una birreria a cielo aperto con esibizioni live all’ insegna dell’ emozione sulle note delle voci più intense del territorio. Tra le straordinarie novità quest’ anno, stimati nomi della radiofonia e della comicità italiana. Durante le ‘domeniche del sorriso’, riflettori puntati sul grande palco in Piazza Cardinale Pappalardo, antistante la scalinata della Chiesa Madre, su cui sarà protagonista l’ artista Andrea Perroni, storico conduttore, insieme a Luca Barbarossa, del programma Radio 2 Social Club, in onda su radio RAI 2 e volto noto di trasmissioni come Zelig Circus e Colorado. Sempre su questo palco, all’ insegna del divertimento, ogni domenica dalle ore 19,30, magnetici concerti dal vivo per tutti i gusti musicali: dal tributo a De Andrè e PFM, passando per la musica anni 70/80, fino alla musica swing. Da piazza della Regione Siciliana, fino a via Roma, per poi giungere alla centrale piazza Umberto, verrà allestito un colorato percorso alla riscoperta dei prodotti siciliani di qualità per un’ Ottobrata che punta a valorizzare il territorio, e che sarà possibile raggiungere, senza alcuno stress, grazie ai 5 parcheggi disposti in tutto il perimetro esterno della città alle pendici dell’ Etna, da dove partiranno dei bus navetta diretti all’ ingresso della manifestazione. Il programma di domenica 6 Molto fitto il programma di domenica 6. Si inizierà la mattina presto e si andrà avanti fino a tarda sera, in un percorso sensoriale che fonderà alla perfezione il gusto con il divertimento.Dalle 9.30 fino a mezzanotte, sarà attiva la nuova area food, organizzata da èxpo, con la ristorazione a cura della Valentino Catering & Events, dove sarà possibile gustare dal panino con la carne cotto alla brace, alla pizza; dalla caponata, alla pasta fino alle patatine fritte e birra.Alle 12, appuntamento in Piazza della Regione Siciliana, per il grande momento dell’ inaugurazione, scandito dagli interventi di tutte le autorità presenti. All’ uva verrà dedicata la prima sagra della kermesse, all’ insegna del piatto gourmet: risotto all’ uva e cannella, che verrà preparato, durante magnetici cooking show, a cura degli chef della Valentino Catering & Events, nella nuova area food, organizzata da èxpo, a partire dalle 18.00 in Piazza Cardinale Pappalardo. Nel pomeriggio, alle ore 17, nel circuito della manifestazione, la sfilata del gruppo musicale ‘Musicisti Trampolieri’ e, contestualmente, in Via Roma, ci sarà la rievocazione storica dei prodotti tipici locali: ‘A Vinnigna’ (La Vendemmia) con degustazione della mostarda preparata dal vivo da Gaetano Cavallaro. E poi ancora dalle 19:30, la manifestazione cambierà forma, attirando migliaia di giovani in Piazza Cardinale Pappalardo, antistante la scalinata della Chiesa Madre, con lo spettacolo musicale sul grande palco eventi.

AgenPress, 05/10/2019 11:58
IVA, Codacons: se ridotta al 5% su bollette, per famiglia media risparmio da 76,4 euro annui
Agenpress . L’ eventuale taglio dell’ Iva su beni primari come energia e alcuni prodotti alimentari di largo consumo produrrebbe un risparmio medio pari a complessivi 110 euro annui a famiglia . Lo afferma il Codacons, che ha elaborato gli effetti di una riduzione dell’ Iva sulle bollette di luce e gas e su pane, pasta e latte, ipotesi che, da indiscrezioni stampa, sarebbe al vaglio dell’ esecutivo. Nello specifico il taglio dell’ Iva dal 10% al 5% sulle bollette dell’ energia produrrebbe un risparmio medio di 76,4 euro annui a famiglia (-25,4 euro la luce, -51 euro il gas) – stima il Codacons sulla base dei dati ufficiali Arera relativi alle spesa delle famiglie nel 2019 – Se l’ aliquota di pane e pasta passasse invece dall’ attuale 4% all’ 1% il risparmio – a parità di consumi e in base ai dati ufficiali Istat – si attesterebbe sui 26,3 euro annui a nucleo familiare, mentre sulla spesa per il latte ogni famiglia risparmierebbe 7,2 euro all’ anno. Il risparmio complessivo prodotto dal taglio dell’ Iva per tali voci di spesa sarebbe quindi pari a 109,9 euro annui a famiglia. I benefici di una riduzione delle aliquote, tuttavia, sarebbero più forti per i nuclei numerosi, quelli cioè dove la spesa per energia e alimentari impatta in modo maggiore sui bilanci familiari – analizza il Codacons. Di seguito i dati in dettaglio elaborati dal Codacons : Spesa media annua con I v a attuale Spesa media annua con Iva ridotta Risparmio annuo Bolletta luce 559 euro (iva al 10% 533,6 euro (iva al 5%) -25,4 euro Bolletta gas 1.107 euro (iva al 10%) 1.056 euro (iva al 5%) -51 euro Pane e pasta 908,7 euro (iva al 4%) 882,4 euro (iva all’ 1%) -26,3 euro Latte 249 euro (iva al 4%) 241,8 euro (iva all’ 1%) -7,2 euro Risparmio totale -109,9 euro Fonte: elaborazioni Codacons su dati Istat e Arera.

ecodibergamo.it, 05/10/2019 11:35
La pressione fiscale sale Le famiglie risparmiano
nei primi sei mesi dell’ anno la pressione fiscale è salita, portandosi tra aprile e giugno al 40,5%. si direbbe che ne ha beneficiato il deficit, visto che è ai minimi dal 2000, guardando sempre alla prima metà del 2019. intanto le famiglie reagiscono mettendo il freno ai consumi e convertendo in risparmi il reddito che rimane.
Almeno, in questa fase di bassa inflazione i guadagni non sono erosi dai prezzi, a tutto vantaggio del potere d’ acquisto. Questo il bollettino dell’ Istat sullo stato di salute delle finanze pubbliche e familiari. Ma non finisce qui l’ Istituto ha anche rivisto il Pil, che non è rimasto fermo ma è cresciuto, anche se non si va oltre lo 0,1%. L’ andamento del Pil non riesce però a tenere a bada il peso di tutte le tasse e le imposte. Dopo il deciso rialzo del primo trimestre la pressione ha infatti continuato a salire a paragone con il 2018. (+0,3 punti tra aprile e giungo e +0,5 nei primi sei mesi). Non a caso le entrate nelle casse pubbliche sono aumentate più delle uscite. Una mano, lo sottolinea lo stesso Istat, è giunta anche dal rialzo dei dividendi. È così che l’ indebitamento netto si fa più leggero: 1,1% nel trimestre e 4,0%, sempre in rapporto al Pil, nel semestre. Cifra che non deve spaventare (l’ obiettivo italiano è il 2,2%) visto che i mesi che seguiranno saranno «fisiologicamente» in miglioramento. Lato famiglie, non ci si può lamentare se si guarda al reddito: +0,9% in tre mesi. E il dato reale è identico a quello in euro (staticamente detto valore nominale). L’ inflazione allo zero virgola non intacca la ricchezza ma allo stesso tempo non è un segnale del tutto positivo per l’ economia. Le associazione dei consumatori lo sottolineano. Il Codacons mette in guardia da quella che considera «un’ illusione ottica». L’ accelerazione della crescita del potere d’ acquisto (era allo 0,3% nel trimestre precedente) non si tramuta in ripresa se poi la spesa resta al polo. È il ragionamento. E in effetti i consumi salgono appena dello 0,1%.Un quadro che riaccende lo spirito da «formiche» che da sempre connota gli italiani: la propensione al risparmio sale di 0,8 punti. Nel frattempo note negative arrivano dal fronte aziendale, dove la quota di profitto scende al 40,7% un nuovo minimo. Almeno però si rialza, pure se di pochissimo, il tasso di investimento. Ed è proprio da qui, dagli investimenti, che proviene la spintarella che ha portato il Pil sopra la soglia zero nel secondo trimestre. La prima stima dava un’ economia immobile, invece, grazie alla revisione dell’ Istat, ora si scopre che il Paese ha messo in fila tre segni più. Certo, sempre allo 0,1%, ma anche la recessione tecnica, che non sparisce, si è spostata indietro di un trimestre: non più a fine 2018 ma nel mezzo. Soprattutto viene fuori che la crescita già messa in cascina, tecnicamente acquisita, per l’ anno in corso è un decimo di punto sopra lo zero. Tradotto: non si scende da lì, pure in presenza di un Pil piatto per il resto del 2019. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

New Sicilia, 05/10/2019 11:29
Riduzione Iva su bollette luce e gas, Codacons: “Maggiori i benefici per i nuclei più numerosi”
Ascolta audio dell’ articolo PALERMO – “L’ eventuale taglio dell ‘ Iva su beni primari come energia e alcuni prodotti alimentari di largo consumo produrrebbe un risparmio medio pari a complessivi 110 euro annui a famiglia ” . Lo afferma il Codacons , che ha elaborato gli effetti di una riduzione dell’ Iva sulle bollette di luce e gas e su pane, pasta e latte, ipotesi che, da indiscrezioni stampa, sarebbe al vaglio dell ‘ esecutivo . “Nello specifico il taglio dell’ Iva dal 10% al 5% sulle bollette dell’ energia produrrebbe un risparmio medio di 76 , 4 euro annui a famiglia (-25,4 euro la luce, -51 euro il gas) – stima il Codacons sulla base dei dati ufficiali Arera relativi alle spesa delle famiglie nel 2019 – . Se l’ aliquota di pane e pasta passasse invece dall’ attuale4% all’ 1% il risparmio, a parità di consumi e in base ai dati ufficiali Istat – si attesterebbe sui 26,3 euro annui a nucleo familiare, mentre sulla spesa per il latte ogni famiglia risparmierebbe 7,2 euro all’ anno” . I nuclei con più componenti sarebbero molto avvantaggiati . “Il risparmio complessivo prodotto dal taglio dell’ Iva per tali voci di spesa sarebbe quindi pari a 109 , 9 euro annui a famiglia – conclude il Codacons – . I benefici di una riduzione delle aliquote, tuttavia, sarebbero più forti per i nuclei numerosi, quelli cioè dove la spesa per energia e alimentari impatta in modo maggiore sui bilanci familiari”. Di seguito i dati in dettaglio elaborati dal Codacons: Immagine di repertorio.
redazione newsicilia

Momento Italia, 05/10/2019 08:10
Soldi, Codacons contro Istat: «Il potere di acquisto delle famiglie è crollato»
il presidente dell’ associazione dei consumatori carlo rienzi: «la strada per recuperare il gap con il passato è ancora molto lunga»
Il Codacons si scaglia contro l’ Istat. La questione riguarda il potere di acquisto delle famiglie, più semplicemente si tratta di soldi. I dati Istat non tornano a Codacons che è entrato a gamba tesa con un comunicato: «I dati Istat sulla situazione economica delle famiglie vedono nel II trimestre del 2019 una crescita del potere d’ acquisto delle famiglie del +0,9 per cento rispetto al periodo precedente, e del +0,6 per cento rispetto allo stesso periodo del 2018. Numeri che sono frutto di una illusione ottica, e non corrispondono ad un reale arricchimento delle famiglie».Crescita sulla carta«Reddito e potere d’ acquisto degli italiani crescono solo sulla carta e solo grazie alla frenata dei prezzi al dettaglio – spiega il presidente dell’ associazione dei consumatori, Carlo Rienzi – L’ inflazione infatti è da mesi al palo, con un tasso di crescita praticamente nullo, e ciò si riflette sul dato relativo alla capacità di spesa delle famiglie, che appare sì in aumento, ma in modo del tutto artificioso. Non a caso la spesa per consumi risulta ferma rispetto al trimestre precedente e segna appena +0,1 per cento».Saldo negativo«La strada per recuperare il gap con il passato è ancora molto lunga», prosegue Rienzi. «Basti pensare che tra il 2008 e il 2018, la capacità di spesa dei consumatori ha subito una drastica riduzione, accentuata nel periodo della crisi economica, e il saldo ad oggi risulta ancora negativo, con una perdita complessiva del potere d’ acquisto delle famiglie del -6,6 per cento in 10 anni», conclude il presidente di Codacons .

La Gazzetta del Mezzogiorno (ed. Nord Barese), 05/10/2019 05:11
andria
Niente antenne 5G la Provincia segue le indicazioni del Codacons
ANDRIA. Principio di precauzione e divieto di sperimentazione e/o installazione della tecnologia 5G finché non saranno forniti dati di studio relativi, a valenza scientifica. Sulla nuova frontiera tecnologica 5G si muove la provincia di Barletta -Andria -Trani che, facendo propria la diffida inviata nelle settimane scorse dal Codacons in cui si chiedeva di attivarsi per tutelare la salute della popolazione dai rischi connessi alla nuova tecnologia, ha inoltrato a tutti i comuni di competenza la medesima istanza del Codacons, affinché prendano visione della diffida presentata dall’ associazione in cui si chiede di vietare la sperimentazione del 5G sul territorio. Per il Codacons, «attenzione particolare deve essere posta al fenomeno dell’ inquinamento elettromagnetico, sempre più diffuso e alla sempre maggiore preoccupazione per i rischi che, dalla propagazione di onde elettromagnetiche, possono derivare alla salute umana e alla salubrità dell’ ambiente soprattutto per la circostanza che ad oggi vi è l’ im possibilità di valutare le emissioni delle antenne che utilizzano la tecnologia 5G, vista la mancanza di informazioni tecniche e in assenza delle garanzie necessarie circa il rispetto da parte delle antenne 5G degli standard minimo emissione». Molte città si sono già opposte alla sperimentazione o installazione del 5G. Con riguardo alla esposizione ai campi elettromagnetici ad alta frequenza – scrive ancora il Codacons suscita preoccupazione gli effetti che la crescente diffusione degli impianti di telecomunicazione e telefonia cellulare causa alla salute dell’ uomo, in quanto vi è un nesso di causalità tra l’ esposizio ne ai campi elettromagnetici ed il verificarsi di talune patologie, per cui tale situazione nel campo della salute pubblica e della tutela dell’ ambiente si traduce in un presupposto essenziale per i pubblici poteri per intervenire, cautelativamente, al fine di evitare che il danno sia definitivo e quindi irreparabile». Il Codacons chiedeva quindi ai Sindaci di «applicare il principio di precauzione e vietare l’ attività di sperimentazione e/o installazione della tecnologia 5G stante la potenziale fonte di rischio, finché non saranno forniti dati scientifici at tendibili e certi che escludano categoricamente ogni conseguenza pericolosa per la salute umana». Intanto il Codacons ha invitato tutti i gestori delle Tlc a confrontarsi con i tecnici dei consumatori e con i cittadini sulla pericolosità del 5G e sul principio di precauzione. LE PROPOSTE IN CITTA’ – Ad Andria il tema del 5G è già stato sottoposto, già nei mesi scorsi, all’ attenzione del Commissario Straordinario da parte del Forum Ambiente e Salute di Andria, che raccoglie circa quaranta associazione. Pura avendo già sollecitato un intervento istituzionale, di fronte al silenzio di palazzo di Città e dell’ ufficio Ambiente, l’ associazione “Onda d’ Urto – Uniti contro il cancro” nel tavolo di confronto convocato dal Forum nella giornata di ieri ha chiesto alle associazioni di dare il via alla raccolta firma sull’ elettromagnetismo e 5G. Reiterate nella circostanza queste richieste (già sottoposte all’ atten zione del Commissario): verificare l’ esistenza di un parere preventivo rilasciato dalla locale agenzia per la protezione ambientale su tale tema; di appurare che gli impianti siano stati correttamente autorizzati ed in linea con i contenuti del regolamento comunale; di informare e coinvolgere i cittadini nei processi decisionali; effettuare un monitoraggio periodico dei livelli di elettromagnetismo ad alta frequenza, in particolare nelle vicinanze dei siti sensibili (scuole, edifici pubblici etc.); promuovere campagne di informazione e sensibilizzazione in merito al corretto utilizzo delle tecnologie e sui rischi per la salute dei cittadini, con particolare attenzione ai soggetti più sensibili, come donne in gravidanza e bambini; privilegiare le connessioni via cavo negli asili nidi, nelle scuole di ogni ordine e grado e negli uffici pubblici; preferire l’ uso di telefoni fissi ai cordless nei siti sensibili; evitare cellulari/tablet accesi e connessi alla rete durante le lezioni nelle scuole di ogni ordine e grado; incoraggiare campagne educative finalizzate a disincentivare fortemente l’ utilizzo dei telefoni cellulari da parte dei bambini ed adolescenti e, infine, applicare il principio di precauzione e vietare l’ attività di sperimentazione e/o installazione della tecnologia 5G stante la potenziale fonte di rischio, finché non saranno forniti dati.

La Prealpina, 05/10/2019 05:01
Italiani “risparmiosi”. E il Pil sale
ROMA Nei primi sei mesi dell’ anno la pressione fiscale è salita, portandosi tra aprile e giugno al 40,5%. Si direbbe che ne ha beneficiato il deficit, visto che è ai minimi dal 2000, guardando sempre alla prima metà del 2019. Intanto le famiglie reagiscono mettendo il freno ai consumi e convertendo in risparmi il reddito che rimane. Almeno, in questa fase di bassa inflazione i guadagni non sono erosi dai prezzi, a tutto vantaggio del potere d’ acquisto. Questo il bollettino dell’ Istat sullo stato di salute delle finanze pubbliche e familiari. Ma non finisce qui l’ Istituto ha anche rivisto le serie del Pil, che non è rimasto fermo ma è cresciuto, anche se non si va oltre lo 0,1%. L’ andamento del Prodotto interno lordo non riesce però a tenere a bada il peso di tutte le tasse e le imposte. Dopo il deciso rialzo del primo trimestre la pressione ha infatti continuato a salire a paragone con il 2018. (+0,3 punti tra aprile e giungo e +0,5 nei primi sei mesi). Non a caso le entrate nelle casse pubbliche sono aumentate più delle uscite. Una mano, lo sottolinea lo stesso Istat, è giunta anche dal rialzo dei dividendi ed è così che l’ indebitamento netto si fa più leggero: 1,1% nel trimestre e 4%, sempre in rapporto al Pil, nel semestre. Cifra che non deve spaventare (l’ obiettivo italiano è il 2,2%) visto che i mesi che seguiranno saranno “fisiologicamente” in miglioramento. Per le famiglie, non ci si può lamentare se si guarda al reddito: +0,9% in tre mesi. E il dato reale è identico a quello in euro (staticamente detto valore nominale). L’ inflazione allo zero virgola non intacca la ricchezza ma allo stesso tempo non è un segnale del tutto positivo per l’ economia. Le associazioni dei consumatori lo sottolineano. Il Codacons mette in guardia da quella che considera «un’ illusione ottica». L’ accelerazione della crescita del potere d’ acquisto (era allo 0,3% nel trimestre precedente) non si tramuta in ripresa se poi la spesa resta al polo: è questo il ragionamento. E in effetti i consumi salgono appena dello 0,1%. Un quadro che riaccende lo spirito da “formiche” che da sempre connota gli italiani: la propensione al risparmio sale di 0,8 punti. Nel frattempo note negative arrivano dal fronte aziendale, dove la quota di profitto scende al 40,7% un nuovo minimo. Almeno però si rialza, pure se di pochissimo, il tasso di investimento: questa la “spintarella” che ha portato il Pil sopra la soglia zero nel secondo trimestre.

Il Secolo XIX, 05/10/2019 05:00
i dati istat per i primi sei mesi del 2019: deficit ai minimi dal 2000 aumentano il reddito e la propensione al risparmio delle famiglie
La pressione del Fisco al 40,5% Consumi al palo, ma il Pil cresce
Nei primi sei mesi dell’ anno la pressione fiscale è salita, portandosi tra aprile e giugno al 40,5%. Si direbbe che ne ha beneficiato il deficit, visto che è ai minimi dal 2000, guardando sempre alla prima metà del 2019. Intanto le famiglie reagiscono mettendo il freno ai consumi e convertendo in risparmi il reddito che rimane. Almeno, in questa fase di bassa inflazione i guadagni non sono erosi dai prezzi, a tutto vantaggio del potere d’ acquisto. Questo il bollettino dell’ Istat sullo stato di salute delle finanze pubbliche e familiari. Ma non finisce qui l’ Istituto ha anche rivisto le serie del Pil, che non è rimasto fermo ma è cresciuto, anche se non si va oltre lo 0,1%. L’ andamento del Prodotto interno lordo non riesce però a tenere a bada il peso di tutte le tasse e le imposte. Dopo il deciso rialzo del primo trime stre la pressione ha infatti continuato a salire a paragone con il 2018 (+0,3 punti tra aprile e giugno e +0,5 nei primi sei mesi). Non a caso le entrate nelle casse pubbliche sono aumentate più delle uscite. Una mano, lo sottolinea lo stesso Istat, è giunta anche dal rialzo dei dividendi. È così che l’ indebitamento netto si fa più leggero: 1,1% nel trimestre e 4,0%, sempre in rapporto al Pil, nel semestre. Cifra che non deve spaventare (l’ obiettivo italiano è il 2,2%) vi sto che i mesi che seguiranno saranno “fisiologicamente” in miglioramento. Lato famiglie, non ci si può lamentare se si guarda al reddito: +0,9% in tre mesi. E il dato reale è identico a quello in euro (staticamente detto valore nominale). L’ inflazione allo zero virgola non intacca la ricchezza, ma allo stesso tempo non è un segnale del tutto positivo per l’ economia. Le associazione dei consumatori lo sottolineano. Il Codacons mette in guardia da quella che considera «un’ illusione ottica». L’ accelerazione della crescita del potere d’ acquisto (era allo 0,3% nel trimestre precedente) non si tramuta in ripresa se poi la spesa resta al polo. È il ragionamento. E in effetti i consumi salgono appena dello 0,1%.Un quadro che riaccende lo spirito da «formiche» che da sempre connota gli italiani: la propensione al risparmio sale di 0,8 punti. Nel frattempo note negative arrivano dal fronte aziendale, dove la quota di profitto scende al 40,7% un nuovo minimo. Almeno però si rialza, pure se di pochissimo, il tasso di investimento. Ed è proprio da qui, dagli investimenti, che proviene la spintarella che ha portato il Pil sopra la soglia zero nel secondo trimestre. La prima stima dava un’ economia immobile, invece, grazie alla revisione dell’ Istat, ora si scopre che il Paese ha messo in fila tre segni più. Certo, sempre allo 0,1%, ma anche la recessione tecnica, che non sparisce, si è spostata indietro di un trimestre: non più a fine 2018 ma nel mezzo. Soprattutto viene fuori che la crescita già messa in cascina, tecnicamente acquisita, per l’ anno in corso è un decimo di punto sopra lo zero. Tradotto: non si scende da lì, pure in presenza di un Pil piatto per il resto del 2019. –

Il Secolo XIX, 05/10/2019 05:00
Servizio civile, 1112 posti in Liguria L’ ostacolo dell’ identità digitale
giovedì 10 il termine per iscriversi. le pubbliche assistenze cercano 257 giovani, molte le possibilità in enti pubblici e onlus
Bruno Viani È iniziato il conto alla rovescia per il bando del servizio civile 2019: la scadenza ultima è il 10 ottobre alle 14, fino a quell’ ora sarà possibile presentare la domanda online per tentare di accedere a uno dei 1112 posti disponibili in Liguria, 784 solo nell’ area metropolitana genovese. «Quest’ anno dopo la crescita costante degli ultimi tempi, per la prima volta, i posti a livello nazionale sono diminuiti, – dice Silvio Ma sala, presidente Clesc (conferenza ligure enti servizio civile) – ma il vero problema è che le richieste potrebbero essere poche: molti giovani si sono trovati spiazzati perché la domanda si può fare solo online con lo spid, l’ identità digitale che pochi hanno già» . LO SPORTELLO “LAST MINUTE” to rischiano di scontrarsi con le difficoltà delle procedure. «Per questo abbiamo deciso di organizzare un evento finale l’ 8 ottobre, martedì prossimo, aprendo uno sportello informativo in collaborazione con Aliseo l’ Agenzia ligure per gli studenti e l’ orientamento». L’ appuntamento sarà nel pomeriggio, dalle 14 alle 17, in via San Vincenzo 4, portici del grattacielo Brignole ex Sip, altezza negozio Disco Club. Per prenotare l’ appuntamento, è possibile scrivere a [email protected] ENTI E ASSOCIAZIONI Può scegliere il servizio civile chi è maggiorenne, fino ai 29 anni. Il compenso di 440 euro al mese è poco più che un rimborso spese ma può essere invitante per chi è nella fase della vita tra la fine del studi e l’ entrata nel mondo del lavoro. E l’ impegno richiesto, che fino allo scorso anno era di 30 ore alla settimana è sceso a 25, compatibili con lo studio o altre piccole attività. Oltre al servizio di affiancamento agli operatori stabili delle diverse realtà in cui vengono inseriti, i giovani del servizio civile sono tenuti a seguire corsi di formazione specifici per le attività che sono chiamati a svolgere. E se negli enti pubblici chi entra come volontario sa che non potrà continuare a prestare servizio dopo l’ anno programmato, chi entra nelle associazioni che hanno anche personale stipendiato, e non sono poche, spesso spera di poter rimanere. DALLE “CROCI” AI MUSEI Chi sono gli enti e le associazioni che offrono posti per i giovani del servizio civile? Si spazia dalle piccolissime onlus ai grandi Comuni. Tra le offerte all’ interno del territorio metropolitano di Genova, ben 257 posti sono presso le diverse pubbliche assistenze Anpas, 94 alla Croce rossa, 15 tra Assoutenti, Codacons e Feder consumatori, 67 nelle diverse realtà aderenti a Confcooperative. E lo stesso Comune di Genova accoglie ogni anno una cinquantina di giovanissimi in servizio civile, impegnati soprattutto in attività culturali nei musei. «Ovviamente – spiega una funzionaria – sanno che tutto finirà al dodicesimo mese, ma è un’ esperienza comunque formativa che fa curriculum e garantisce un piccolo stipendio» . Tra le altre realtà presso le quali si può chiedere di prestare servizio: Caritas (14 posti), il Cesto (7), cooperativa sociale La Comunità (18), Consulta diocesana per i minori e la famiglia (21), Cesc (5), Cnca – Coordinamento comunità accoglienza (5) Unitalsi (4), An pas (257 posti tra le “croci” genovesi e quelle di Cogoleto, Campomorone, Mignanego, Sant’ Olcese, Serra Riccò, Bogliasco). Variegato il mondo di Confcooperative e anche qui l’ offerta di 67 posti spazia tra Genova, l’ hinterland e le riviere. E poi: Movimento cristiano lavoratori (2), Acli (6), Inac (2), Amesci (2), Unitalsi (2), San Marcellino (3), Unital si (21), San Marcellino (3), An spi (6). Ci sono onlus dedicate a malati come Uildm – lotta alla distrofia con 3 posti e Aism – sclerosi multipla con 6 . E, sempre in ambito laico, ecco Avvocati di strada onlus con 2 posti o, nel mondo dei consumatori, Assoutenti (10), Codacons (2), la Bottega solidale (7). «Abbiamo avuto esperienze ottime con ragazzi motivati che si sono trovati a contatto per la prima volta con situazioni di vita vera che gli erano sconosciute – racconta Giuliano Bellezza, responsabile della Casa dell’ Angelo, uno spazio per minori che vengono da situazioni difficili – e spesso sono state piacevoli sorprese». Diego Delfino, 22 anni appena compiuti, è al settimo mese di servizio alla Casa dell’ Angelo. «Vengo da una scuola professionale – racconta – trovare lavoro è difficile. E mi sono accorto che, per i ragazzi, è più facile entrare in sintonia con chi sentono simile a loro». – Settore patrimonio storico, artistico e culturale I posti offerti nel settore cultura sono nella stragrande maggioranza dei casi (offerti dal Comune di Genova con il suo sistema museale e le biblioteche. Ma anche il Cnr accoglierà 4 giovani per contribuire a un innovativo progetto di creazione di biblioteca digitale. Genova è la città degli Angeli del fango ma anche dei volontari di protezione civile che scendono in campo a ogni allerta. Ai giovani del servizi civile si chiede altro: sono 8 i posti messi a disposizione, anche in questo caso dal Comune, progetti di prevenzione e riduzione dei rischi. Si chiama “Cambio di rotta” il progetto di prevenzione e monitoraggio dell’ inquinamento delle acque per il quale il Comune di Genova impiegherà, nei prossimi 12 mesi, ben sei giovani del servizio civile bando 2019 Un impegno che richiederà passione e formazione.

Avvenire, 05/10/2019 04:50
il bollettino dell’ istituto
Istat: aumenta la pressione fiscale
Nel primo semestre sale al 40,5%. Pil ‘rivisto’ allo 0,1%. Bene il deficit, ai minimi dal 2000 Roma Pressione fiscale a livelli record: nei primi sei mesi dell’ anno è salita ancora, portandosi tra aprile e giugno al 40,5 per cento. Il deficit, invece, tocca i minimi dal 2000, guardando sempre alla prima metà del 2019. I dati Istat che fotografano l’ Italia vedono ancora una volta le famiglie intente a risparmiare, di fronte alla precarietà della situazione economica. E questo, però, finisce per contrarre ancora di più i consumi, convertendo in risparmi il reddito che rimane. Almeno, in questa fase di bassa inflazione i guadagni non sono erosi dai prezzi, a tutto vantaggio del potere d’ acquisto. Il bollettino periodico sullo stato di salute delle finanze pubbliche e familiari ha anche rivisto le serie del Pil, cresciuto, anche se di poco, perché non si va oltre lo 0,1 per cento. L’ andamento del Prodotto interno lordo non riesce a tenere a bada il peso di tutte le tasse e le imposte. Dopo il deciso rialzo del primo trimestre, la pressione ha continuato a salire a paragone con il 2018 (+0,3 pun- ti tra aprile e giugno e +0,5 nei primi sei mesi). Non a caso le entrate nelle casse pubbliche sono aumentate più delle uscite. Effetti positivi sono arrivati dal rialzo dei dividendi, che ha reso più leggero l’ indebitamento netto: 1,1 per cento nel trimestre e 4 per cento, sempre in rapporto al Pil, nel semestre. Cifra che non deve spaventare (l’ obiettivo italiano è il 2,2 per cento) dal momento che i mesi che seguiranno saranno ‘fisiologicamente’ in miglioramento. L’ inflazione allo zero virgola non intacca la ricchezza delle famiglie, ma allo stesso tempo non è un segnale del tutto positivo per l’ economia, come spiegano le associazioni dei consumatori. Il Codacons mette in guardia da quella che considera «un’ illusione ottica». L’ accelerazione della crescita del potere d’ acquisto (era allo 0,3 per cento nel trimestre precedente) non si tramuta in ripresa se poi la spesa resta al palo. E in effetti i consumi salgono appena dello 0,1 per cento. Un quadro che riaccende lo spirito da «formiche» che da sempre connota gli italiani: la propensione al risparmio sale di 0,8 punti. Note negative arrivano poi dal fronte aziendale, dove la quota di profitto scende al 40,7 per cento, raggiungendo un nuovo minimo. A fronte di questo, però, si rialza, pure se di pochissimo, il tasso di investimento. Ed è proprio dagli investimenti che proviene la spintarella che ha portato il Pil sopra la soglia zero nel secondo trimestre. La prima stima dava un’ economia immobile. Invece, grazie alla revisione dell’ Istat, ora si scopre che il Paese ha messo in fila tre segni più, sia pure risicati. Perciò la recessione tecnica, che non sparisce, si è spostata indietro di un trimestre: non più a fine 2018 ma nel mezzo. Soprattutto viene fuori che la crescita già messa in cascina, tecnicamente acquisita, per l’ anno in corso è un decimo di punto sopra lo zero. Insomma, l’ Italia si è lasciata alle spalle la recessione tecnica prima di quanto inizialmente calcolato: nella serie rivista i segni meno si collocano nei due trimestri centrali, e non più in quelli finali, del 2018. Le importazioni e le esportazioni sono salite, rispettivamente, dello 0,9 e dell’ 1,2 per cento. Si segnala poi il contributo negativo, per 0,2 punti, arrivato dalla variazione delle scorte. Quanto ai macrosettori, vanno male l’ agricoltura e l’ industria, con diminuzioni dell’ 1,3 e dello 0,5 per cento nel valore aggiunto, mentre i servizi segnano un rialzo dello 0,3 per cento. RIPRODUZIONE RISERVATA Il peso delle tasse cresce di mezzo punto rispetto allo stesso periodo del 2018 Aumenta il reddito delle famiglie (più 0,9%) che però preferiscono il risparmio ai consumi.

Il Messaggero, 05/10/2019 04:37
Le famiglie hanno più soldi ma preferiscono il risparmio
l’ istat: tra aprile e giugno 2019 reddito lordo e potere d’ acquisto sono aumentati dello 0,9% consumi al palo, in crescita la propensione a mettere da parte. sale la pressione fiscale
I DATI ROMA Stime del Pil riviste al rialzo, seppur minimo. Reddito disponibile delle famiglie in aumento e potere reale d’ acquisto anche, soprattutto per effetto dei prezzi fermi. Il secondo trimestre del 2019 sembrerebbe essere andato bene, secondo i dati Istat, per le famiglie e per l’ economia in genere. O meglio: meno male delle aspettative. In effetti però – come fanno notare alcune associazioni dei consumatori – si tratta di un’ illusione ottica. Quei pochi soldi che le persone si sono trovate di più in tasca, non sono andati infatti ai consumi, che restano al palo (nel periodo c’ è stato uno striminzito aumento dello 0,1%), non sono serviti ad alimentare il classico giro virtuoso che mette in moto il circuito economico (più consumi, più produzione, più occupati), ma sono rimasti tutti ben custoditi sotto il materasso, nelle casseforti personali, o semplicemente nei cassetti. Fermi, per timore del futuro, dei venti di crisi che arrivano da lontano (guerre commerciali, Brexit, rallentamento europeo), ma anche dall’ incertezza tutta italiana alimentata da politiche economiche a brevissimo respiro. Gli italiani lo sentono, lo percepiscono e preferiscono non rischiare. E così, l’ aumento del reddito disponibile (+0,9% rispetto al trimestre precedente) si è trasformato praticamente tutto in aumento della propensione al risparmio che è arrivata all’ 8,9%, ovvero +0,8% rispetto a gennaio-marzo. E questo nonostante la «dinamica quasi nulla dei prezzi al consumo». Insomma, non bastano i prezzi inchiodati, o il reddito di cittadinanza, a convincere gli italiani ad allargare i cordoni della borsa. D’ altronde, come sottolineano le associazioni dei consumatori, gli italiani sanno che c’ è poco da esultare. Spiega il presidente del Codacons, Carlo Rienzi: «La strada per recuperare il gap con il passato è ancora molto lunga. Basti pensare che tra il 2008 e il 2018, la capacità di spesa dei consumatori ha subito una drastica riduzione, accentuata nel periodo della crisi economica, e il saldo ad oggi risulta ancora negativo, con una perdita complessiva del potere dacquisto delle famiglie del -6,6% in 10 anni». FISCO VORACE Che il periodo non sia dei migliori e che sulle nostre teste rimbombino i tuoni di una recessione in arrivo, non è solo una fake news dei giornali. E intanto il fisco diventa sempre più vorace, in barba alle promesse di alleggerimento. La pressione fiscale nel secondo trimestre 2019, rivela l’ Istat, è arrivata al 40,5%, 0,3 punti in più rispetto allo stesso periodo dell’ anno precedente. Il dato è più basso (38,6%) se sia allarga il periodo ai primi sei mesi dellanno, ma il rialzo resta ed è addirittura più consistente (+0,5%). Se le famiglie hanno deciso di fare le cicale, le imprese restano caute ma non hanno frenato gli investimenti, il tasso relativo delle società non finanziarie nel trimestre si è attestato al 21,6%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. In molte lo hanno fatto erodendo la quota dei profitti, scesa di 0,2 punti percentuali. Insomma un quadro con molti chiari-scuri. Questi ultimi sono attutiti solo un po’ da un rialzo delle stime del Pil. La previsione Istat per i mesi da aprile a giugno scorso parlava di una assenza totale di crescita (zero) a livello congiunturale e di un arretramento (-0,1%) su base annua, a consuntivo l’ istituto di statistica nazionale ci dice invece che il Pil è cresciuto di +0,1% sia sul trimestre precedente che su base annua. Migliora anche la variazione acquisita del Pil (ovvero nel caso non ci fossero movimenti) per il 2019: +0,1% rispetto allo zero precedentemente previsto. E’ un passo minuscolo, ma è sempre meglio che stare completamente fermi. Giusy Franzese © RIPRODUZIONE RISERVATA.

Trentino, 05/10/2019 04:36
Pressione fiscale in aumento E la spesa resta ferma al palo
ROMA. Nei primi sei mesi dell’ anno la pressione fiscale è salita, portandosi tra aprile e giugno al 40,5%. Si direbbe che ne ha beneficiato il deficit, visto che è ai minimi dal 2000, guardando sempre alla prima metà del 2019. Intanto le famiglie reagiscono mettendo il freno ai consumi e convertendo in risparmi il reddito che rimane. Almeno, in questa fase di bassa inflazione i guadagni non sono erosi dai prezzi, a tutto vantaggio del potere d’ acquisto. Questo il bollettino dell’ Istat sullo stato di salute delle finanze pubbliche e familiari. L’ Istituto ha anche rivisto le serie del Pil, che non è rimasto fermo ma è cresciuto, anche se non si va oltre lo 0,1%. L’ andamento non riesce però a tenere a bada il peso di tutte le tasse e le imposte. Dopo il deciso rialzo del primo trimestre la pressione ha infatti continuato a salire a paragone con il 2018. (+0,3 punti tra aprile e giungo e +0,5 nei primi sei mesi). Non a caso le entrate nelle casse pubbliche sono aumentate più delle uscite. Una mano, lo sottolinea lo stesso Istat, è giunta anche dal rialzo dei dividendi. È così che l’ indebitamento netto si fa più leggero: 1,1% nel trimestre e 4,0%, sempre in rapporto al Pil, nel semestre. Cifra che non deve spaventare (l’ obiettivo italiano è il 2,2%) visto che i mesi che seguiranno saranno fisiologicamente in miglioramento. Lato famiglie, non ci si può lamentare se si guarda al reddito: +0,9% in tre mesi. E il dato reale è identico a quello in euro (staticamente detto valore nominale). L’ inflazione allo zero virgola non intacca la ricchezza ma allo stesso tempo non è un segnale del tutto positivo per l’ economia. Le associazione dei consumatori lo sottolineano. Il Codacons mette in guardia da quella che considera «un’ illusione ottica». L’ accelerazione della crescita del potere d’ acquisto (era allo 0,3% nel trimestre precedente) non si tramuta in ripresa se poi la spesa resta al palo. E in effetti i consumi salgono appena dello 0,1%.Un quadro che riaccende lo spirito da «formiche» che da sempre connota gli italiani: la propensione al risparmio sale di 0,8 punti.

La Sicilia, 05/10/2019 04:35
aci s. antonio
Diffida del Codacons ai centri di raccolta rifiuti Il sindaco: «Perché solo noi e non tutti i Comuni?»
«al bando regionale – afferma caruso – hanno aderito numerosi enti»
ACI S. ANTONIO. Fa ancora discutere, a Lavinaio, l’ annunciata realizzazione di due centri di compostaggio di prossimità per i rifiuti organici. Dopo le proteste dei mesi scorsi, il Codacons ha presentato una diffida al Comune, chiedendo sia la revoca delle delibere in questione, sia l’ esibizione degli atti autorizzativi dei centri di compostaggio.«L’ allocazione di due centri di compostaggio in prossimità di centri abitati o attività commerciali – precisa il Codacons – oltre a violare precisi obblighi di legge, deturpa e rende invivibile l’ ambiente circostante. In particolare, poi, suddetti centri graviterebbero pure sul parco suburbano “Bosco di Aci”, assoggettato alla normativa di settore per la salvaguardia delle aree boscate e a quella paesaggistica, sottoposto a tutela dall’ Unione Europea quale Sito di importanza comunitaria… I progetti di fattibilità di cui alle delibere in oggetto – conclude – non sembrerebbero uniformarsi alle linee guida per la progettazione, la costruzione e la gestione degli impianti di compostaggio emanate dal commissario delegato per l’ emergenza rifiuti e la tutela delle acque della Regione».Il sindaco Santo Caruso reagisce stizzito: «È possibile che per un bando regionale a cui in pratica quasi tutti i Comuni stanno partecipando il Codacons abbia da ridire solo su Aci S. Antonio? È davvero plausibile che nella preparazione dell’ incartamento per la partecipazione al bando solo il nostro Comune si sia macchiato di irregolarità, quindi sia l’ unico della Regione a dover essere attenzionato così? Due, quindi, sono le strade: o il Codacons ha verificato tutte le procedure di tutti i Comuni siciliani e ha appurato che solo ad Aci S. Antonio ci sono amministratori terribilmente sciagurati, oppure dietro queste continue proteste che adesso il Codacons si è intestato c’ è qualcosa che ignoriamo. Sarebbe davvero grave se un’ istituzione importante qual è, appunto, il Codacons si fosse fatta infinocchiare da chi vorrebbe strumentalizzare la questione, vedendo il marcio dove marcio non c’ è».Antonio Carreca.

Alto Adige, 05/10/2019 04:35
Pressione fiscale in aumento E la spesa resta ferma al palo
i dati istat. il pil corretto sale a +0,1%. in crescita il risparmio familiare, ma i consumi tirano il freno
ROMA. Nei primi sei mesi dell’ anno la pressione fiscale è salita, portandosi tra aprile e giugno al 40,5%. Si direbbe che ne ha beneficiato il deficit, visto che è ai minimi dal 2000, guardando sempre alla prima metà del 2019. Intanto le famiglie reagiscono mettendo il freno ai consumi e convertendo in risparmi il reddito che rimane. Almeno, in questa fase di bassa inflazione i guadagni non sono erosi dai prezzi, a tutto vantaggio del potere d’ acquisto. Questo il bollettino dell’ Istat sullo stato di salute delle finanze pubbliche e familiari. L’ Istituto ha anche rivisto le serie del Pil, che non è rimasto fermo ma è cresciuto, anche se non si va oltre lo 0,1%. L’ andamento non riesce però a tenere a bada il peso di tutte le tasse e le imposte. Dopo il deciso rialzo del primo trimestre la pressione ha infatti continuato a salire a paragone con il 2018. (+0,3 punti tra aprile e giungo e +0,5 nei primi sei mesi). Non a caso le entrate nelle casse pubbliche sono aumentate più delle uscite. Una mano, lo sottolinea lo stesso Istat, è giunta anche dal rialzo dei dividendi. È così che l’ indebitamento netto si fa più leggero: 1,1% nel trimestre e 4,0%, sempre in rapporto al Pil, nel semestre. Cifra che non deve spaventare (l’ obiettivo italiano è il 2,2%) visto che i mesi che seguiranno saranno fisiologicamente in miglioramento. Lato famiglie, non ci si può lamentare se si guarda al reddito: +0,9% in tre mesi. E il dato reale è identico a quello in euro (staticamente detto valore nominale). L’ inflazione allo zero virgola non intacca la ricchezza ma allo stesso tempo non è un segnale del tutto positivo per l’ economia. Le associazione dei consumatori lo sottolineano. Il Codacons mette in guardia da quella che considera «un’ illusione ottica». L’ accelerazione della crescita del potere d’ acquisto (era allo 0,3% nel trimestre precedente) non si tramuta in ripresa se poi la spesa resta al palo. E in effetti i consumi salgono appena dello 0,1%.Un quadro che riaccende lo spirito da «formiche» che da sempre connota gli italiani: la propensione al risparmio sale di 0,8 punti.

La Sicilia, 05/10/2019 04:34
da domani a zafferana per quattro domeniche
Torna l’ Ottobrata meno stand e maggiore cura ai prodotti e all’ area food
via alla 41ª edizione. ieri la presentazione della mostra mercato dei prodotti tipici dell’ etna
Ieri mattina al Palazzo ex Esa è stata presentata la 41ª edizione dell’ Ottobrata zafferanese, mostra mercato dei prodotti tipici dell’ Etna, che animerà, a partire da domani, le domeniche di ottobre con le sue sagre dell’ uva, del miele, delle mele dell’ Etna, dei funghi e delle castagne. A fare gli onori di casa l’ assessore regionale al Turismo, sport e spettacolo, Manlio Messina: «Sono felice di ospitare la presentazione della storica Ottobrata, che costituisce il punto di partenza per non spegnere i riflettori su un evento devastante come il terremoto e dare una speranza di ripresa all’ economia e un input alla rinascita del territorio». Dello stesso avviso il sindaco di Zafferana, Salvo Russo, e l’ assessore allo Sviluppo economico, Ezio Pappalardo: «L’ Ottobrata rappresenta per il nostro Comune colpito dal sisma un megafono che fa risuonare la sofferenza di territori con più di 1.300 case inagibili che non devono essere dimenticati ma aiutati a rinascere per far sì che la gente torni al più presto nelle proprie abitazioni». L’ assessore Messina e il sindaco di Catania, Salvo Pogliese, hanno ribadito che «in Sicilia si ha la capacità di organizzare manifestazioni di rilievo e l’ Ottobrata ha accompagnato generazioni di siciliani e si presenta quest’ anno con un nuovo brand, una nuova immagine che fa bene alla Sicilia».Il presidente del comitato organizzatore, Giovanni Grasso, ha confermato: «A questa 41ª edizione abbiamo voluto dare un look diverso; l’ Ottobrata era un albero cresciuto in modo spropositato e abbiamo potato alcuni rami per armonizzarla all’ ambiente. Abbiamo ridimensionato gli stand, che sono circa 80, e presentano prodotti selezionati ed eccellenze locali e siciliane e rinnovato la proposta enogastronomica». Per l’ assessore al Turismo, Salvo Coco, «l’ Ottobrata costituisce un’ importante scommessa per la presenza di aziende come l’ Expo, leader nell’ organizzazione di eventi, che ha allestito una nuova area food». A parlarne è stata la founder Barbara Mirabella che ha annunciato tutte le novità in campo gastronomico che uniscono alla tradizione importanti innovazioni e ha presentato gli chef pluripremiati Gaetano e Vincenzo Quattropani. Un occhio di riguardo al cibo senza glutine grazie alla presenza dell’ Aic testimoniata dalla presenza di Fabio Esposito. A dare valore aggiunto alla kermesse la campagna sociale plastic free che vedrà l’ utilizzo di piatti e stoviglie biodegradabili. Tra i partners dell’ Ottobrata anche il Codacons, presente con Francesco Tanasi, e Telethon Catania, rappresentato da Maurizio Gibilaro, a sottolineare il forte richiamo alla solidarietà. Tantissime le sorprese anche da parte dei valenti artigiani che daranno in estemporanea un saggio della loro bravura. L’ assessore Coco ha parlato anche delle novità legate all’ intrattenimento, che sarà a cura di band musicali e comici nazionali. Erano presenti anche rappresentanti della Giunta, il presidente del Consiglio, i componenti del Comitato organizzatore e il presidente della Pro loco.Enza Barbagallo.

La Sicilia, 05/10/2019 04:34
il bollettino dell’ istat per il secondo trimestre
Più tasse: si riduce il deficit ma le famiglie bloccano i consumi Sorpresa: il Pil è salito dello 0,1%
inflazione a zero. i prezzi non intaccano i redditi, ma per paura si preferisce risparmiare
Marianna BertiROMA. Nei primi sei mesi dell’ anno la pressione fiscale è salita, portandosi tra aprile e giugno al 40,5%. Ne ha beneficiato il deficit, che è ai minimi dal 2000, guardando sempre alla prima metà del 2019. Intanto le famiglie mettono il freno ai consumi e convertono in risparmi il reddito che rimane. In fase di bassa inflazione i guadagni non sono erosi dai prezzi, a vantaggio del potere d’ acquisto. È il bollettino Istat sullo stato di salute delle finanze pubbliche e familiari. Ma l’ Istituto ha anche rivisto le serie del Pil, che non è rimasto fermo: è cresciuto, ma non va oltre lo 0,1%. L’ andamento del Pil non riesce a tenere a bada il peso di tasse e imposte. Dopo il rialzo del primo trimestre, la pressione ha continuato a salire a paragone con il 2018 (+0,3 punti tra aprile e giugno e +0,5 nei primi sei mesi). Le entrate nelle casse pubbliche sono aumentate più delle uscite. Una mano è giunta anche dal rialzo dei dividendi. È così che l’ indebitamento netto si fa più leggero: 1,1% nel trimestre e 4%, sempre in rapporto al Pil, nel semestre. Cifra che non deve spaventare (l’ obiettivo italiano è il 2,2%) visto che i mesi che seguiranno saranno “fisiologicamente” in miglioramento. Lato famiglie, non ci si può lamentare se si guarda al reddito: +0,9% in tre mesi. L’ inflazione allo zero virgola non intacca la ricchezza, ma non è un segnale positivo per l’ economia. Le associazioni dei consumatori lo sottolineano. Il Codacons mette in guardia da quella che considera «un’ illusione ottica». L’ accelerazione della crescita del potere d’ acquisto non si tramuta in ripresa se poi la spesa resta al palo. E in effetti i consumi salgono appena dello 0,1%. Un quadro che riaccende lo spirito da “formiche” che da sempre connota gli italiani: la propensione al risparmio sale di 0,8 punti. Note negative arrivano dal fronte aziendale, dove la quota di profitto scende al 40,7%. Si rialza, pure se di poco, il tasso di investimento. Ed è proprio da qui che proviene la spintarella che ha portato il Pil sopra la soglia zero. La prima stima dava un’ economia immobile, invece, grazie alla revisione dell’ Istat, ora si scopre che il Paese ha messo in fila tre segni più. Certo, sempre allo 0,1%, ma anche la recessione tecnica, che non sparisce, si è spostata indietro di un trimestre.

Giornale di Brescia, 05/10/2019 04:27
La fotografia dell’ Istat all’ economia italiana La pressione fiscale è cresciuta fino al 40,5%
ROMA. Nei primi sei mesi dell’ anno la pressione fiscale è salita, portandosi tra aprile e giugno al 40,5%. Si direbbe che ne ha beneficiato il deficit, visto che è ai minimi dal 2000, guardando sempre alla prima metà del 2019. Intanto le famiglie reagiscono mettendo il freno ai consumi e convertendo in risparmi il reddito che rimane. Almeno, in questa fase di bassa inflazione i guadagni non sono erosi dai prezzi, a tutto vantaggio del potere d’ acquisto. Questo il bollettino dell’ Istat sullo stato di salute delle finanze pubbliche e familiari. Ma non finisce qui l’ Istituto ha anche rivisto le serie del Pil, che non è rimasto fermo ma è cresciuto, anche se solo dello 0,1%. Scenario. L’ andamento del Prodotto interno lordo non riesce però a tenere a bada il peso di tutte le tasse e le imposte. Dopo il deciso rialzo del primo trimestre la pressione ha infatti continuato a salire a paragone con il 2018. (+0,3 punti tra apri lee giungo e +0,5 nei primi sei mesi). Non acaso le entrate nelle casse pubbliche sono aumentate più delle uscite. Una mano è giunta anche dal rialzo dei dividendi. È così che l’ indebitamento netto si fa più leggero: 1,1% nel trimestre e 4,0%, sempre in rapporto al Pil, nel semestre. Cifra che non deve spaventare (l’ obiettivo italiano è il 2,2%) visto che i mesi che seguiranno saranno «fisiologicamente» in miglioramento. Lato famiglie, non ci si può lamentare se si guarda al reddito: +0,9% in tre mesi. L’ inflazione allo zero virgola non intacca la ricchezza ma allo stesso tempo non è un segnale del tutto positivo per l’ economia. Il Codacons mette in guardia da quella che considera «un’ illusione ottica». L’ accelerazione della crescita del potere d’ acquisto (era allo 0,3% nel trimestre precedente) non si tramuta in ripresa se poi la spesa resta al palo. E in effetti i consumi salgono appena dello 0,1%. Un quadro che riaccende lo spirito da «formiche» che da sempre connota gli italiani: la propensione al risparmio sale di 0,8 punti. Aziende. Nel frattempo note negative arrivano dal fronte aziendale, dove la quota di profitto scende al 40,7% un nuovo minimo. Ma si rialza il tasso di investimento. Crescita. Ed è proprio da qui, dagli investimenti, che proviene la spintarella che ha portato.

La Gazzetta del Mezzogiorno, 05/10/2019 03:50
Pressione fiscale c’ è l’ allarme dell’ Istat
l’ istituto: è in aumento, i consumi invece sono al palo
ROMA. Nei primi sei mesi dell’ anno la pressione fiscale è salita, portandosi tra aprile e giugno al 40,5%. Si direbbe che ne ha beneficiato il deficit, visto che è ai minimi dal 2000, guardando sempre alla prima metà del 2019. Intanto le famiglie reagiscono mettendo il freno ai consumi e convertendo in risparmi il reddito che rimane. Almeno, in questa fase di bassa inflazione i guadagni non sono erosi dai prezzi, a tutto vantaggio del potere d’ acquisto. Questo il bollettino dell’ Istat sullo stato di salute delle finanze pubbliche e familiari. Ma non finisce qui l’ Isti tuto ha anche rivisto le serie del Pil, che non è rimasto fermo ma è cresciuto, anche se non si va oltre lo 0,1%. L’ andamento del Prodotto interno lordo non riesce però a tenere a bada il peso di tutte le tasse e le imposte. Dopo il deciso rialzo del primo trimestre la pressione ha infatti continuato a salire a paragone con il 2018. (+0,3 punti tra aprile e giungo e +0,5 nei primi sei mesi). Non a caso le entrate nelle casse pubbliche sono aumentate più delle uscite. Una mano, lo sottolinea lo stesso Istat, è giunta anche dal rialzo dei dividendi. È così che l’ indebitamento netto si fa più leggero: 1,1% nel trimestre e 4,0%, sempre in rapporto al Pil, nel semestre. Cifra che non deve spaventare (l’ obiettivo italiano è il 2,2%) visto che i mesi che seguiranno saranno «fisiologicamente» in miglioramento. Lato famiglie, non ci si può lamentare se si guarda al reddito: +0,9% in tre mesi. E il dato reale è identico a quello in euro (staticamente detto valore nominale). L’ in flazione allo zero virgola non intacca la ricchezza ma allo stesso tempo non è un segnale del tutto positivo per l’ economia. Le associazione dei consumatori lo sottolineano. Il Codacons mette in guardia da quella che considera «un’ illusione ottica». L’ acce lerazione della crescita del potere d’ acquisto (era allo 0,3% nel trimestre precedente) non si tramuta in ripresa se poi la spesa resta al polo. È il ragionamento. E in effetti i consumi salgono appena dello 0,1%.Un quadro che riaccende lo spirito da «formiche» che da sempre connota gli italiani: la propensione al risparmio sale di 0,8 punti. Nel frattempo note negative arrivano dal fronte aziendale, dove la quota di profitto scende al 40,7% un nuovo minimo. Almeno però si rialza, pure se di pochissimo, il tasso di investimento. Ed è proprio da qui, dagli investimenti, che proviene la «spintarella» che ha portato il Pil sopra la soglia zero nel secondo trimestre. La prima stima dava un’ eco nomia immobile, invece, grazie alla revisione dell’ Istat, ora si scopre che il Paese ha messo in fila tre segni più. Poi, chiaramente, è necessario contestualizzare i numeri che comunqu si riferiscono a allo 0,1%, ma anche la recessione tecnica, che non sparisce, si è spostata indietro di un trimestre: non più a fine 2018 ma nel mezzo. Soprattutto viene fuori che la crescita già messa in cascina, tecnicamente acquisita, per l’ anno in corso è un decimo di punto sopra lo zero. Tradotto: non si scende da lì, pure in presenza di un Pil piatto per il resto del 2019.

Il Mattino di Padova, 05/10/2019 03:34
i dati istat per i primi sei mesi del 2019: deficit ai minimi dal 2000 aumentano il reddito e la propensione al risparmio delle famiglie
La pressione del Fisco al 40,5% Consumi al palo, ma il Pil cresce
le cifre Nei primi sei mesi dell’ anno la pressione fiscale è salita, portandosi tra aprile e giugno al 40,5%. Si direbbe che ne ha beneficiato il deficit, visto che è ai minimi dal 2000, guardando sempre alla prima metà del 2019. Intanto le famiglie reagiscono mettendo il freno ai consumi e convertendo in risparmi il reddito che rimane. Almeno, in questa fase di bassa inflazione i guadagni non sono erosi dai prezzi, a tutto vantaggio del potere d’ acquisto. Questo il bollettino dell’ Istat sullo stato di salute delle finanze pubbliche e familiari.Ma non finisce qui l’ Istituto ha anche rivisto le serie del Pil, che non è rimasto fermo ma è cresciuto, anche se non si va oltre lo 0,1%. L’ andamento del Prodotto interno lordo non riesce però a tenere a bada il peso di tutte le tasse e le imposte. Dopo il deciso rialzo del primo trimestre la pressione ha infatti continuato a salire a paragone con il 2018 (+0,3 punti tra aprile e giugno e +0,5 nei primi sei mesi). Non a caso le entrate nelle casse pubbliche sono aumentate più delle uscite. Una mano, lo sottolinea lo stesso Istat, è giunta anche dal rialzo dei dividendi. È così che l’ indebitamento netto si fa più leggero: 1,1% nel trimestre e 4,0%, sempre in rapporto al Pil, nel semestre. Cifra che non deve spaventare (l’ obiettivo italiano è il 2,2%) visto che i mesi che seguiranno saranno “fisiologicamente” in miglioramento.Lato famiglie, non ci si può lamentare se si guarda al reddito: +0,9% in tre mesi. E il dato reale è identico a quello in euro (staticamente detto valore nominale). L’ inflazione allo zero virgola non intacca la ricchezza, ma allo stesso tempo non è un segnale del tutto positivo per l’ economia. Le associazione dei consumatori lo sottolineano. Il Codacons mette in guardia da quella che considera «un’ illusione ottica». L’ accelerazione della crescita del potere d’ acquisto (era allo 0,3% nel trimestre precedente) non si tramuta in ripresa se poi la spesa resta al polo. È il ragionamento. E in effetti i consumi salgono appena dello 0,1%.Un quadro che riaccende lo spirito da «formiche» che da sempre connota gli italiani: la propensione al risparmio sale di 0,8 punti. Nel frattempo note negative arrivano dal fronte aziendale, dove la quota di profitto scende al 40,7% un nuovo minimo. Almeno però si rialza, pure se di pochissimo, il tasso di investimento. Ed è proprio da qui, dagli investimenti, che proviene la spintarella che ha portato il Pil sopra la soglia zero nel secondo trimestre. La prima stima dava un’ economia immobile, invece, grazie alla revisione dell’ Istat, ora si scopre che il Paese ha messo in fila tre segni più. Certo, sempre allo 0,1%, ma anche la recessione tecnica, che non sparisce, si è spostata indietro di un trimestre: non più a fine 2018 ma nel mezzo.Soprattutto viene fuori che la crescita già messa in cascina, tecnicamente acquisita, per l’ anno in corso è un decimo di punto sopra lo zero. Tradotto: non si scende da lì, pure in presenza di un Pil piatto per il resto del 2019. —

Messaggero Veneto, 05/10/2019 03:34
i dati istat per i primi sei mesi del 2019: deficit ai minimi dal 2000 aumentano il reddito e la propensione al risparmio delle famiglie
La pressione del Fisco al 40,5% Consumi al palo, ma il Pil cresce
le cifre Nei primi sei mesi dell’ anno la pressione fiscale è salita, portandosi tra aprile e giugno al 40,5%. Si direbbe che ne ha beneficiato il deficit, visto che è ai minimi dal 2000, guardando sempre alla prima metà del 2019. Intanto le famiglie reagiscono mettendo il freno ai consumi e convertendo in risparmi il reddito che rimane. Almeno, in questa fase di bassa inflazione i guadagni non sono erosi dai prezzi, a tutto vantaggio del potere d’ acquisto. Questo il bollettino dell’ Istat sullo stato di salute delle finanze pubbliche e familiari.Ma non finisce qui l’ Istituto ha anche rivisto le serie del Pil, che non è rimasto fermo ma è cresciuto, anche se non si va oltre lo 0,1%. L’ andamento del Prodotto interno lordo non riesce però a tenere a bada il peso di tutte le tasse e le imposte. Dopo il deciso rialzo del primo trimestre la pressione ha infatti continuato a salire a paragone con il 2018 (+0,3 punti tra aprile e giugno e +0,5 nei primi sei mesi). Non a caso le entrate nelle casse pubbliche sono aumentate più delle uscite. Una mano, lo sottolinea lo stesso Istat, è giunta anche dal rialzo dei dividendi. È così che l’ indebitamento netto si fa più leggero: 1,1% nel trimestre e 4,0%, sempre in rapporto al Pil, nel semestre. Cifra che non deve spaventare (l’ obiettivo italiano è il 2,2%) visto che i mesi che seguiranno saranno “fisiologicamente” in miglioramento.Lato famiglie, non ci si può lamentare se si guarda al reddito: +0,9% in tre mesi. E il dato reale è identico a quello in euro (staticamente detto valore nominale). L’ inflazione allo zero virgola non intacca la ricchezza, ma allo stesso tempo non è un segnale del tutto positivo per l’ economia. Le associazione dei consumatori lo sottolineano. Il Codacons mette in guardia da quella che considera «un’ illusione ottica». L’ accelerazione della crescita del potere d’ acquisto (era allo 0,3% nel trimestre precedente) non si tramuta in ripresa se poi la spesa resta al polo. È il ragionamento. E in effetti i consumi salgono appena dello 0,1%.Un quadro che riaccende lo spirito da «formiche» che da sempre connota gli italiani: la propensione al risparmio sale di 0,8 punti. Nel frattempo note negative arrivano dal fronte aziendale, dove la quota di profitto scende al 40,7% un nuovo minimo. Almeno però si rialza, pure se di pochissimo, il tasso di investimento. Ed è proprio da qui, dagli investimenti, che proviene la spintarella che ha portato il Pil sopra la soglia zero nel secondo trimestre. La prima stima dava un’ economia immobile, invece, grazie alla revisione dell’ Istat, ora si scopre che il Paese ha messo in fila tre segni più. Certo, sempre allo 0,1%, ma anche la recessione tecnica, che non sparisce, si è spostata indietro di un trimestre: non più a fine 2018 ma nel mezzo.Soprattutto viene fuori che la crescita già messa in cascina, tecnicamente acquisita, per l’ anno in corso è un decimo di punto sopra lo zero. Tradotto: non si scende da lì, pure in presenza di un Pil piatto per il resto del 2019. —

La Nuova di Venezia e Mestre, 05/10/2019 03:34
i dati istat per i primi sei mesi del 2019: deficit ai minimi dal 2000 aumentano il reddito e la propensione al risparmio delle famiglie
La pressione del Fisco al 40,5% Consumi al palo, ma il Pil cresce
le cifre Nei primi sei mesi dell’ anno la pressione fiscale è salita, portandosi tra aprile e giugno al 40,5%. Si direbbe che ne ha beneficiato il deficit, visto che è ai minimi dal 2000, guardando sempre alla prima metà del 2019. Intanto le famiglie reagiscono mettendo il freno ai consumi e convertendo in risparmi il reddito che rimane. Almeno, in questa fase di bassa inflazione i guadagni non sono erosi dai prezzi, a tutto vantaggio del potere d’ acquisto. Questo il bollettino dell’ Istat sullo stato di salute delle finanze pubbliche e familiari.Ma non finisce qui l’ Istituto ha anche rivisto le serie del Pil, che non è rimasto fermo ma è cresciuto, anche se non si va oltre lo 0,1%. L’ andamento del Prodotto interno lordo non riesce però a tenere a bada il peso di tutte le tasse e le imposte. Dopo il deciso rialzo del primo trimestre la pressione ha infatti continuato a salire a paragone con il 2018 (+0,3 punti tra aprile e giugno e +0,5 nei primi sei mesi). Non a caso le entrate nelle casse pubbliche sono aumentate più delle uscite. Una mano, lo sottolinea lo stesso Istat, è giunta anche dal rialzo dei dividendi. È così che l’ indebitamento netto si fa più leggero: 1,1% nel trimestre e 4,0%, sempre in rapporto al Pil, nel semestre. Cifra che non deve spaventare (l’ obiettivo italiano è il 2,2%) visto che i mesi che seguiranno saranno “fisiologicamente” in miglioramento.Lato famiglie, non ci si può lamentare se si guarda al reddito: +0,9% in tre mesi. E il dato reale è identico a quello in euro (staticamente detto valore nominale). L’ inflazione allo zero virgola non intacca la ricchezza, ma allo stesso tempo non è un segnale del tutto positivo per l’ economia. Le associazione dei consumatori lo sottolineano. Il Codacons mette in guardia da quella che considera «un’ illusione ottica». L’ accelerazione della crescita del potere d’ acquisto (era allo 0,3% nel trimestre precedente) non si tramuta in ripresa se poi la spesa resta al polo. È il ragionamento. E in effetti i consumi salgono appena dello 0,1%.Un quadro che riaccende lo spirito da «formiche» che da sempre connota gli italiani: la propensione al risparmio sale di 0,8 punti. Nel frattempo note negative arrivano dal fronte aziendale, dove la quota di profitto scende al 40,7% un nuovo minimo. Almeno però si rialza, pure se di pochissimo, il tasso di investimento. Ed è proprio da qui, dagli investimenti, che proviene la spintarella che ha portato il Pil sopra la soglia zero nel secondo trimestre. La prima stima dava un’ economia immobile, invece, grazie alla revisione dell’ Istat, ora si scopre che il Paese ha messo in fila tre segni più. Certo, sempre allo 0,1%, ma anche la recessione tecnica, che non sparisce, si è spostata indietro di un trimestre: non più a fine 2018 ma nel mezzo.Soprattutto viene fuori che la crescita già messa in cascina, tecnicamente acquisita, per l’ anno in corso è un decimo di punto sopra lo zero. Tradotto: non si scende da lì, pure in presenza di un Pil piatto per il resto del 2019. —

Il Piccolo, 05/10/2019 03:33
i dati istat per i primi sei mesi del 2019: deficit ai minimi dal 2000 aumentano il reddito e la propensione al risparmio delle famiglie
La pressione del Fisco al 40,5% Consumi al palo, ma il Pil cresce
le cifre Nei primi sei mesi dell’ anno la pressione fiscale è salita, portandosi tra aprile e giugno al 40,5%. Si direbbe che ne ha beneficiato il deficit, visto che è ai minimi dal 2000, guardando sempre alla prima metà del 2019. Intanto le famiglie reagiscono mettendo il freno ai consumi e convertendo in risparmi il reddito che rimane. Almeno, in questa fase di bassa inflazione i guadagni non sono erosi dai prezzi, a tutto vantaggio del potere d’ acquisto. Questo il bollettino dell’ Istat sullo stato di salute delle finanze pubbliche e familiari.Ma non finisce qui l’ Istituto ha anche rivisto le serie del Pil, che non è rimasto fermo ma è cresciuto, anche se non si va oltre lo 0,1%. L’ andamento del Prodotto interno lordo non riesce però a tenere a bada il peso di tutte le tasse e le imposte. Dopo il deciso rialzo del primo trimestre la pressione ha infatti continuato a salire a paragone con il 2018 (+0,3 punti tra aprile e giugno e +0,5 nei primi sei mesi). Non a caso le entrate nelle casse pubbliche sono aumentate più delle uscite. Una mano, lo sottolinea lo stesso Istat, è giunta anche dal rialzo dei dividendi. È così che l’ indebitamento netto si fa più leggero: 1,1% nel trimestre e 4,0%, sempre in rapporto al Pil, nel semestre. Cifra che non deve spaventare (l’ obiettivo italiano è il 2,2%) visto che i mesi che seguiranno saranno “fisiologicamente” in miglioramento.Lato famiglie, non ci si può lamentare se si guarda al reddito: +0,9% in tre mesi. E il dato reale è identico a quello in euro (staticamente detto valore nominale). L’ inflazione allo zero virgola non intacca la ricchezza, ma allo stesso tempo non è un segnale del tutto positivo per l’ economia. Le associazione dei consumatori lo sottolineano. Il Codacons mette in guardia da quella che considera «un’ illusione ottica». L’ accelerazione della crescita del potere d’ acquisto (era allo 0,3% nel trimestre precedente) non si tramuta in ripresa se poi la spesa resta al polo. È il ragionamento. E in effetti i consumi salgono appena dello 0,1%.Un quadro che riaccende lo spirito da «formiche» che da sempre connota gli italiani: la propensione al risparmio sale di 0,8 punti. Nel frattempo note negative arrivano dal fronte aziendale, dove la quota di profitto scende al 40,7% un nuovo minimo. Almeno però si rialza, pure se di pochissimo, il tasso di investimento. Ed è proprio da qui, dagli investimenti, che proviene la spintarella che ha portato il Pil sopra la soglia zero nel secondo trimestre. La prima stima dava un’ economia immobile, invece, grazie alla revisione dell’ Istat, ora si scopre che il Paese ha messo in fila tre segni più. Certo, sempre allo 0,1%, ma anche la recessione tecnica, che non sparisce, si è spostata indietro di un trimestre: non più a fine 2018 ma nel mezzo.Soprattutto viene fuori che la crescita già messa in cascina, tecnicamente acquisita, per l’ anno in corso è un decimo di punto sopra lo zero. Tradotto: non si scende da lì, pure in presenza di un Pil piatto per il resto del 2019. —

La Tribuna di Treviso, 05/10/2019 03:33
i dati istat per i primi sei mesi del 2019: deficit ai minimi dal 2000 aumentano il reddito e la propensione al risparmio delle famiglie
La pressione del Fisco al 40,5% Consumi al palo, ma il Pil cresce
le cifre Nei primi sei mesi dell’ anno la pressione fiscale è salita, portandosi tra aprile e giugno al 40,5%. Si direbbe che ne ha beneficiato il deficit, visto che è ai minimi dal 2000, guardando sempre alla prima metà del 2019. Intanto le famiglie reagiscono mettendo il freno ai consumi e convertendo in risparmi il reddito che rimane. Almeno, in questa fase di bassa inflazione i guadagni non sono erosi dai prezzi, a tutto vantaggio del potere d’ acquisto. Questo il bollettino dell’ Istat sullo stato di salute delle finanze pubbliche e familiari.Ma non finisce qui l’ Istituto ha anche rivisto le serie del Pil, che non è rimasto fermo ma è cresciuto, anche se non si va oltre lo 0,1%. L’ andamento del Prodotto interno lordo non riesce però a tenere a bada il peso di tutte le tasse e le imposte. Dopo il deciso rialzo del primo trimestre la pressione ha infatti continuato a salire a paragone con il 2018 (+0,3 punti tra aprile e giugno e +0,5 nei primi sei mesi). Non a caso le entrate nelle casse pubbliche sono aumentate più delle uscite. Una mano, lo sottolinea lo stesso Istat, è giunta anche dal rialzo dei dividendi. È così che l’ indebitamento netto si fa più leggero: 1,1% nel trimestre e 4,0%, sempre in rapporto al Pil, nel semestre. Cifra che non deve spaventare (l’ obiettivo italiano è il 2,2%) visto che i mesi che seguiranno saranno “fisiologicamente” in miglioramento.Lato famiglie, non ci si può lamentare se si guarda al reddito: +0,9% in tre mesi. E il dato reale è identico a quello in euro (staticamente detto valore nominale). L’ inflazione allo zero virgola non intacca la ricchezza, ma allo stesso tempo non è un segnale del tutto positivo per l’ economia. Le associazione dei consumatori lo sottolineano. Il Codacons mette in guardia da quella che considera «un’ illusione ottica». L’ accelerazione della crescita del potere d’ acquisto (era allo 0,3% nel trimestre precedente) non si tramuta in ripresa se poi la spesa resta al polo. È il ragionamento. E in effetti i consumi salgono appena dello 0,1%.Un quadro che riaccende lo spirito da «formiche» che da sempre connota gli italiani: la propensione al risparmio sale di 0,8 punti. Nel frattempo note negative arrivano dal fronte aziendale, dove la quota di profitto scende al 40,7% un nuovo minimo. Almeno però si rialza, pure se di pochissimo, il tasso di investimento. Ed è proprio da qui, dagli investimenti, che proviene la spintarella che ha portato il Pil sopra la soglia zero nel secondo trimestre. La prima stima dava un’ economia immobile, invece, grazie alla revisione dell’ Istat, ora si scopre che il Paese ha messo in fila tre segni più. Certo, sempre allo 0,1%, ma anche la recessione tecnica, che non sparisce, si è spostata indietro di un trimestre: non più a fine 2018 ma nel mezzo.Soprattutto viene fuori che la crescita già messa in cascina, tecnicamente acquisita, per l’ anno in corso è un decimo di punto sopra lo zero. Tradotto: non si scende da lì, pure in presenza di un Pil piatto per il resto del 2019. —

La Provincia Pavese, 05/10/2019 03:33
i dati istat per i primi sei mesi del 2019: deficit ai minimi dal 2000 aumentano il reddito e la propensione al risparmio delle famiglie
La pressione del Fisco al 40,5% Consumi al palo, ma il Pil cresce
le cifre Nei primi sei mesi dell’ anno la pressione fiscale è salita, portandosi tra aprile e giugno al 40,5%. Si direbbe che ne ha beneficiato il deficit, visto che è ai minimi dal 2000, guardando sempre alla prima metà del 2019. Intanto le famiglie reagiscono mettendo il freno ai consumi e convertendo in risparmi il reddito che rimane. Almeno, in questa fase di bassa inflazione i guadagni non sono erosi dai prezzi, a tutto vantaggio del potere d’ acquisto. Questo il bollettino dell’ Istat sullo stato di salute delle finanze pubbliche e familiari.Ma non finisce qui l’ Istituto ha anche rivisto le serie del Pil, che non è rimasto fermo ma è cresciuto, anche se non si va oltre lo 0,1%. L’ andamento del Prodotto interno lordo non riesce però a tenere a bada il peso di tutte le tasse e le imposte. Dopo il deciso rialzo del primo trimestre la pressione ha infatti continuato a salire a paragone con il 2018 (+0,3 punti tra aprile e giugno e +0,5 nei primi sei mesi). Non a caso le entrate nelle casse pubbliche sono aumentate più delle uscite. Una mano, lo sottolinea lo stesso Istat, è giunta anche dal rialzo dei dividendi. È così che l’ indebitamento netto si fa più leggero: 1,1% nel trimestre e 4,0%, sempre in rapporto al Pil, nel semestre. Cifra che non deve spaventare (l’ obiettivo italiano è il 2,2%) visto che i mesi che seguiranno saranno “fisiologicamente” in miglioramento.Lato famiglie, non ci si può lamentare se si guarda al reddito: +0,9% in tre mesi. E il dato reale è identico a quello in euro (staticamente detto valore nominale). L’ inflazione allo zero virgola non intacca la ricchezza, ma allo stesso tempo non è un segnale del tutto positivo per l’ economia. Le associazione dei consumatori lo sottolineano. Il Codacons mette in guardia da quella che considera «un’ illusione ottica». L’ accelerazione della crescita del potere d’ acquisto (era allo 0,3% nel trimestre precedente) non si tramuta in ripresa se poi la spesa resta al polo. È il ragionamento. E in effetti i consumi salgono appena dello 0,1%.Un quadro che riaccende lo spirito da «formiche» che da sempre connota gli italiani: la propensione al risparmio sale di 0,8 punti. Nel frattempo note negative arrivano dal fronte aziendale, dove la quota di profitto scende al 40,7% un nuovo minimo. Almeno però si rialza, pure se di pochissimo, il tasso di investimento. Ed è proprio da qui, dagli investimenti, che proviene la spintarella che ha portato il Pil sopra la soglia zero nel secondo trimestre. La prima stima dava un’ economia immobile, invece, grazie alla revisione dell’ Istat, ora si scopre che il Paese ha messo in fila tre segni più. Certo, sempre allo 0,1%, ma anche la recessione tecnica, che non sparisce, si è spostata indietro di un trimestre: non più a fine 2018 ma nel mezzo.Soprattutto viene fuori che la crescita già messa in cascina, tecnicamente acquisita, per l’ anno in corso è un decimo di punto sopra lo zero. Tradotto: non si scende da lì, pure in presenza di un Pil piatto per il resto del 2019. —

Il Tirreno, 05/10/2019 03:33
i dati istat per i primi sei mesi del 2019: deficit ai minimi dal 2000 aumentano il reddito e la propensione al risparmio delle famiglie
La pressione del Fisco al 40,5% Consumi al palo, ma il Pil cresce
le cifre Nei primi sei mesi dell’ anno la pressione fiscale è salita, portandosi tra aprile e giugno al 40,5%. Si direbbe che ne ha beneficiato il deficit, visto che è ai minimi dal 2000, guardando sempre alla prima metà del 2019. Intanto le famiglie reagiscono mettendo il freno ai consumi e convertendo in risparmi il reddito che rimane. Almeno, in questa fase di bassa inflazione i guadagni non sono erosi dai prezzi, a tutto vantaggio del potere d’ acquisto. Questo il bollettino dell’ Istat sullo stato di salute delle finanze pubbliche e familiari.Ma non finisce qui l’ Istituto ha anche rivisto le serie del Pil, che non è rimasto fermo ma è cresciuto, anche se non si va oltre lo 0,1%. L’ andamento del Prodotto interno lordo non riesce però a tenere a bada il peso di tutte le tasse e le imposte. Dopo il deciso rialzo del primo trimestre la pressione ha infatti continuato a salire a paragone con il 2018 (+0,3 punti tra aprile e giugno e +0,5 nei primi sei mesi). Non a caso le entrate nelle casse pubbliche sono aumentate più delle uscite. Una mano, lo sottolinea lo stesso Istat, è giunta anche dal rialzo dei dividendi. È così che l’ indebitamento netto si fa più leggero: 1,1% nel trimestre e 4,0%, sempre in rapporto al Pil, nel semestre. Cifra che non deve spaventare (l’ obiettivo italiano è il 2,2%) visto che i mesi che seguiranno saranno “fisiologicamente” in miglioramento.Lato famiglie, non ci si può lamentare se si guarda al reddito: +0,9% in tre mesi. E il dato reale è identico a quello in euro (staticamente detto valore nominale). L’ inflazione allo zero virgola non intacca la ricchezza, ma allo stesso tempo non è un segnale del tutto positivo per l’ economia. Le associazione dei consumatori lo sottolineano. Il Codacons mette in guardia da quella che considera «un’ illusione ottica». L’ accelerazione della crescita del potere d’ acquisto (era allo 0,3% nel trimestre precedente) non si tramuta in ripresa se poi la spesa resta al polo. È il ragionamento. E in effetti i consumi salgono appena dello 0,1%.Un quadro che riaccende lo spirito da «formiche» che da sempre connota gli italiani: la propensione al risparmio sale di 0,8 punti. Nel frattempo note negative arrivano dal fronte aziendale, dove la quota di profitto scende al 40,7% un nuovo minimo. Almeno però si rialza, pure se di pochissimo, il tasso di investimento. Ed è proprio da qui, dagli investimenti, che proviene la spintarella che ha portato il Pil sopra la soglia zero nel secondo trimestre. La prima stima dava un’ economia immobile, invece, grazie alla revisione dell’ Istat, ora si scopre che il Paese ha messo in fila tre segni più. Certo, sempre allo 0,1%, ma anche la recessione tecnica, che non sparisce, si è spostata indietro di un trimestre: non più a fine 2018 ma nel mezzo.Soprattutto viene fuori che la crescita già messa in cascina, tecnicamente acquisita, per l’ anno in corso è un decimo di punto sopra lo zero. Tradotto: non si scende da lì, pure in presenza di un Pil piatto per il resto del 2019. —

Gazzetta di Reggio, 05/10/2019 03:31
i dati istat per i primi sei mesi del 2019: deficit ai minimi dal 2000 aumentano il reddito e la propensione al risparmio delle famiglie
La pressione del Fisco al 40,5% Consumi al palo, ma il Pil cresce
le cifre Nei primi sei mesi dell’ anno la pressione fiscale è salita, portandosi tra aprile e giugno al 40,5%. Si direbbe che ne ha beneficiato il deficit, visto che è ai minimi dal 2000, guardando sempre alla prima metà del 2019. Intanto le famiglie reagiscono mettendo il freno ai consumi e convertendo in risparmi il reddito che rimane. Almeno, in questa fase di bassa inflazione i guadagni non sono erosi dai prezzi, a tutto vantaggio del potere d’ acquisto. Questo il bollettino dell’ Istat sullo stato di salute delle finanze pubbliche e familiari.Ma non finisce qui l’ Istituto ha anche rivisto le serie del Pil, che non è rimasto fermo ma è cresciuto, anche se non si va oltre lo 0,1%. L’ andamento del Prodotto interno lordo non riesce però a tenere a bada il peso di tutte le tasse e le imposte. Dopo il deciso rialzo del primo trimestre la pressione ha infatti continuato a salire a paragone con il 2018 (+0,3 punti tra aprile e giugno e +0,5 nei primi sei mesi). Non a caso le entrate nelle casse pubbliche sono aumentate più delle uscite. Una mano, lo sottolinea lo stesso Istat, è giunta anche dal rialzo dei dividendi. È così che l’ indebitamento netto si fa più leggero: 1,1% nel trimestre e 4,0%, sempre in rapporto al Pil, nel semestre. Cifra che non deve spaventare (l’ obiettivo italiano è il 2,2%) visto che i mesi che seguiranno saranno “fisiologicamente” in miglioramento.Lato famiglie, non ci si può lamentare se si guarda al reddito: +0,9% in tre mesi. E il dato reale è identico a quello in euro (staticamente detto valore nominale). L’ inflazione allo zero virgola non intacca la ricchezza, ma allo stesso tempo non è un segnale del tutto positivo per l’ economia. Le associazione dei consumatori lo sottolineano. Il Codacons mette in guardia da quella che considera «un’ illusione ottica». L’ accelerazione della crescita del potere d’ acquisto (era allo 0,3% nel trimestre precedente) non si tramuta in ripresa se poi la spesa resta al polo. È il ragionamento. E in effetti i consumi salgono appena dello 0,1%.Un quadro che riaccende lo spirito da «formiche» che da sempre connota gli italiani: la propensione al risparmio sale di 0,8 punti. Nel frattempo note negative arrivano dal fronte aziendale, dove la quota di profitto scende al 40,7% un nuovo minimo. Almeno però si rialza, pure se di pochissimo, il tasso di investimento. Ed è proprio da qui, dagli investimenti, che proviene la spintarella che ha portato il Pil sopra la soglia zero nel secondo trimestre. La prima stima dava un’ economia immobile, invece, grazie alla revisione dell’ Istat, ora si scopre che il Paese ha messo in fila tre segni più. Certo, sempre allo 0,1%, ma anche la recessione tecnica, che non sparisce, si è spostata indietro di un trimestre: non più a fine 2018 ma nel mezzo.Soprattutto viene fuori che la crescita già messa in cascina, tecnicamente acquisita, per l’ anno in corso è un decimo di punto sopra lo zero. Tradotto: non si scende da lì, pure in presenza di un Pil piatto per il resto del 2019. —

Corriere delle Alpi, 05/10/2019 03:30
i dati istat per i primi sei mesi del 2019: deficit ai minimi dal 2000 aumentano il reddito e la propensione al risparmio delle famiglie
La pressione del Fisco al 40,5% Consumi al palo, ma il Pil cresce
le cifre Nei primi sei mesi dell’ anno la pressione fiscale è salita, portandosi tra aprile e giugno al 40,5%. Si direbbe che ne ha beneficiato il deficit, visto che è ai minimi dal 2000, guardando sempre alla prima metà del 2019. Intanto le famiglie reagiscono mettendo il freno ai consumi e convertendo in risparmi il reddito che rimane. Almeno, in questa fase di bassa inflazione i guadagni non sono erosi dai prezzi, a tutto vantaggio del potere d’ acquisto. Questo il bollettino dell’ Istat sullo stato di salute delle finanze pubbliche e familiari.Ma non finisce qui l’ Istituto ha anche rivisto le serie del Pil, che non è rimasto fermo ma è cresciuto, anche se non si va oltre lo 0,1%. L’ andamento del Prodotto interno lordo non riesce però a tenere a bada il peso di tutte le tasse e le imposte. Dopo il deciso rialzo del primo trimestre la pressione ha infatti continuato a salire a paragone con il 2018 (+0,3 punti tra aprile e giugno e +0,5 nei primi sei mesi). Non a caso le entrate nelle casse pubbliche sono aumentate più delle uscite. Una mano, lo sottolinea lo stesso Istat, è giunta anche dal rialzo dei dividendi. È così che l’ indebitamento netto si fa più leggero: 1,1% nel trimestre e 4,0%, sempre in rapporto al Pil, nel semestre. Cifra che non deve spaventare (l’ obiettivo italiano è il 2,2%) visto che i mesi che seguiranno saranno “fisiologicamente” in miglioramento.Lato famiglie, non ci si può lamentare se si guarda al reddito: +0,9% in tre mesi. E il dato reale è identico a quello in euro (staticamente detto valore nominale). L’ inflazione allo zero virgola non intacca la ricchezza, ma allo stesso tempo non è un segnale del tutto positivo per l’ economia. Le associazione dei consumatori lo sottolineano. Il Codacons mette in guardia da quella che considera «un’ illusione ottica». L’ accelerazione della crescita del potere d’ acquisto (era allo 0,3% nel trimestre precedente) non si tramuta in ripresa se poi la spesa resta al polo. È il ragionamento. E in effetti i consumi salgono appena dello 0,1%.Un quadro che riaccende lo spirito da «formiche» che da sempre connota gli italiani: la propensione al risparmio sale di 0,8 punti. Nel frattempo note negative arrivano dal fronte aziendale, dove la quota di profitto scende al 40,7% un nuovo minimo. Almeno però si rialza, pure se di pochissimo, il tasso di investimento. Ed è proprio da qui, dagli investimenti, che proviene la spintarella che ha portato il Pil sopra la soglia zero nel secondo trimestre. La prima stima dava un’ economia immobile, invece, grazie alla revisione dell’ Istat, ora si scopre che il Paese ha messo in fila tre segni più. Certo, sempre allo 0,1%, ma anche la recessione tecnica, che non sparisce, si è spostata indietro di un trimestre: non più a fine 2018 ma nel mezzo.Soprattutto viene fuori che la crescita già messa in cascina, tecnicamente acquisita, per l’ anno in corso è un decimo di punto sopra lo zero. Tradotto: non si scende da lì, pure in presenza di un Pil piatto per il resto del 2019. —

Gazzetta di Modena, 05/10/2019 03:30
i dati istat per i primi sei mesi del 2019: deficit ai minimi dal 2000 aumentano il reddito e la propensione al risparmio delle famiglie
La pressione del Fisco al 40,5% Consumi al palo, ma il Pil cresce
le cifre Nei primi sei mesi dell’ anno la pressione fiscale è salita, portandosi tra aprile e giugno al 40,5%. Si direbbe che ne ha beneficiato il deficit, visto che è ai minimi dal 2000, guardando sempre alla prima metà del 2019. Intanto le famiglie reagiscono mettendo il freno ai consumi e convertendo in risparmi il reddito che rimane. Almeno, in questa fase di bassa inflazione i guadagni non sono erosi dai prezzi, a tutto vantaggio del potere d’ acquisto. Questo il bollettino dell’ Istat sullo stato di salute delle finanze pubbliche e familiari.Ma non finisce qui l’ Istituto ha anche rivisto le serie del Pil, che non è rimasto fermo ma è cresciuto, anche se non si va oltre lo 0,1%. L’ andamento del Prodotto interno lordo non riesce però a tenere a bada il peso di tutte le tasse e le imposte. Dopo il deciso rialzo del primo trimestre la pressione ha infatti continuato a salire a paragone con il 2018 (+0,3 punti tra aprile e giugno e +0,5 nei primi sei mesi). Non a caso le entrate nelle casse pubbliche sono aumentate più delle uscite. Una mano, lo sottolinea lo stesso Istat, è giunta anche dal rialzo dei dividendi. È così che l’ indebitamento netto si fa più leggero: 1,1% nel trimestre e 4,0%, sempre in rapporto al Pil, nel semestre. Cifra che non deve spaventare (l’ obiettivo italiano è il 2,2%) visto che i mesi che seguiranno saranno “fisiologicamente” in miglioramento.Lato famiglie, non ci si può lamentare se si guarda al reddito: +0,9% in tre mesi. E il dato reale è identico a quello in euro (staticamente detto valore nominale). L’ inflazione allo zero virgola non intacca la ricchezza, ma allo stesso tempo non è un segnale del tutto positivo per l’ economia. Le associazione dei consumatori lo sottolineano. Il Codacons mette in guardia da quella che considera «un’ illusione ottica». L’ accelerazione della crescita del potere d’ acquisto (era allo 0,3% nel trimestre precedente) non si tramuta in ripresa se poi la spesa resta al polo. È il ragionamento. E in effetti i consumi salgono appena dello 0,1%.Un quadro che riaccende lo spirito da «formiche» che da sempre connota gli italiani: la propensione al risparmio sale di 0,8 punti. Nel frattempo note negative arrivano dal fronte aziendale, dove la quota di profitto scende al 40,7% un nuovo minimo. Almeno però si rialza, pure se di pochissimo, il tasso di investimento. Ed è proprio da qui, dagli investimenti, che proviene la spintarella che ha portato il Pil sopra la soglia zero nel secondo trimestre. La prima stima dava un’ economia immobile, invece, grazie alla revisione dell’ Istat, ora si scopre che il Paese ha messo in fila tre segni più. Certo, sempre allo 0,1%, ma anche la recessione tecnica, che non sparisce, si è spostata indietro di un trimestre: non più a fine 2018 ma nel mezzo.Soprattutto viene fuori che la crescita già messa in cascina, tecnicamente acquisita, per l’ anno in corso è un decimo di punto sopra lo zero. Tradotto: non si scende da lì, pure in presenza di un Pil piatto per il resto del 2019. —

Gazzetta di Mantova, 05/10/2019 03:30
i dati istat per i primi sei mesi del 2019: deficit ai minimi dal 2000 aumentano il reddito e la propensione al risparmio delle famiglie
La pressione del Fisco al 40,5% Consumi al palo, ma il Pil cresce
le cifre Nei primi sei mesi dell’ anno la pressione fiscale è salita, portandosi tra aprile e giugno al 40,5%. Si direbbe che ne ha beneficiato il deficit, visto che è ai minimi dal 2000, guardando sempre alla prima metà del 2019. Intanto le famiglie reagiscono mettendo il freno ai consumi e convertendo in risparmi il reddito che rimane. Almeno, in questa fase di bassa inflazione i guadagni non sono erosi dai prezzi, a tutto vantaggio del potere d’ acquisto. Questo il bollettino dell’ Istat sullo stato di salute delle finanze pubbliche e familiari.Ma non finisce qui l’ Istituto ha anche rivisto le serie del Pil, che non è rimasto fermo ma è cresciuto, anche se non si va oltre lo 0,1%. L’ andamento del Prodotto interno lordo non riesce però a tenere a bada il peso di tutte le tasse e le imposte. Dopo il deciso rialzo del primo trimestre la pressione ha infatti continuato a salire a paragone con il 2018 (+0,3 punti tra aprile e giugno e +0,5 nei primi sei mesi). Non a caso le entrate nelle casse pubbliche sono aumentate più delle uscite. Una mano, lo sottolinea lo stesso Istat, è giunta anche dal rialzo dei dividendi. È così che l’ indebitamento netto si fa più leggero: 1,1% nel trimestre e 4,0%, sempre in rapporto al Pil, nel semestre. Cifra che non deve spaventare (l’ obiettivo italiano è il 2,2%) visto che i mesi che seguiranno saranno “fisiologicamente” in miglioramento.Lato famiglie, non ci si può lamentare se si guarda al reddito: +0,9% in tre mesi. E il dato reale è identico a quello in euro (staticamente detto valore nominale). L’ inflazione allo zero virgola non intacca la ricchezza, ma allo stesso tempo non è un segnale del tutto positivo per l’ economia. Le associazione dei consumatori lo sottolineano. Il Codacons mette in guardia da quella che considera «un’ illusione ottica». L’ accelerazione della crescita del potere d’ acquisto (era allo 0,3% nel trimestre precedente) non si tramuta in ripresa se poi la spesa resta al polo. È il ragionamento. E in effetti i consumi salgono appena dello 0,1%.Un quadro che riaccende lo spirito da «formiche» che da sempre connota gli italiani: la propensione al risparmio sale di 0,8 punti. Nel frattempo note negative arrivano dal fronte aziendale, dove la quota di profitto scende al 40,7% un nuovo minimo. Almeno però si rialza, pure se di pochissimo, il tasso di investimento. Ed è proprio da qui, dagli investimenti, che proviene la spintarella che ha portato il Pil sopra la soglia zero nel secondo trimestre. La prima stima dava un’ economia immobile, invece, grazie alla revisione dell’ Istat, ora si scopre che il Paese ha messo in fila tre segni più. Certo, sempre allo 0,1%, ma anche la recessione tecnica, che non sparisce, si è spostata indietro di un trimestre: non più a fine 2018 ma nel mezzo.Soprattutto viene fuori che la crescita già messa in cascina, tecnicamente acquisita, per l’ anno in corso è un decimo di punto sopra lo zero. Tradotto: non si scende da lì, pure in presenza di un Pil piatto per il resto del 2019. —

La Nuova Ferrara, 05/10/2019 03:30
i dati istat per i primi sei mesi del 2019: deficit ai minimi dal 2000 aumentano il reddito e la propensione al risparmio delle famiglie
La pressione del Fisco al 40,5% Consumi al palo, ma il Pil cresce
le cifre Nei primi sei mesi dell’ anno la pressione fiscale è salita, portandosi tra aprile e giugno al 40,5%. Si direbbe che ne ha beneficiato il deficit, visto che è ai minimi dal 2000, guardando sempre alla prima metà del 2019. Intanto le famiglie reagiscono mettendo il freno ai consumi e convertendo in risparmi il reddito che rimane. Almeno, in questa fase di bassa inflazione i guadagni non sono erosi dai prezzi, a tutto vantaggio del potere d’ acquisto. Questo il bollettino dell’ Istat sullo stato di salute delle finanze pubbliche e familiari.Ma non finisce qui l’ Istituto ha anche rivisto le serie del Pil, che non è rimasto fermo ma è cresciuto, anche se non si va oltre lo 0,1%. L’ andamento del Prodotto interno lordo non riesce però a tenere a bada il peso di tutte le tasse e le imposte. Dopo il deciso rialzo del primo trimestre la pressione ha infatti continuato a salire a paragone con il 2018 (+0,3 punti tra aprile e giugno e +0,5 nei primi sei mesi). Non a caso le entrate nelle casse pubbliche sono aumentate più delle uscite. Una mano, lo sottolinea lo stesso Istat, è giunta anche dal rialzo dei dividendi. È così che l’ indebitamento netto si fa più leggero: 1,1% nel trimestre e 4,0%, sempre in rapporto al Pil, nel semestre. Cifra che non deve spaventare (l’ obiettivo italiano è il 2,2%) visto che i mesi che seguiranno saranno “fisiologicamente” in miglioramento.Lato famiglie, non ci si può lamentare se si guarda al reddito: +0,9% in tre mesi. E il dato reale è identico a quello in euro (staticamente detto valore nominale). L’ inflazione allo zero virgola non intacca la ricchezza, ma allo stesso tempo non è un segnale del tutto positivo per l’ economia. Le associazione dei consumatori lo sottolineano. Il Codacons mette in guardia da quella che considera «un’ illusione ottica». L’ accelerazione della crescita del potere d’ acquisto (era allo 0,3% nel trimestre precedente) non si tramuta in ripresa se poi la spesa resta al polo. È il ragionamento. E in effetti i consumi salgono appena dello 0,1%.Un quadro che riaccende lo spirito da «formiche» che da sempre connota gli italiani: la propensione al risparmio sale di 0,8 punti. Nel frattempo note negative arrivano dal fronte aziendale, dove la quota di profitto scende al 40,7% un nuovo minimo. Almeno però si rialza, pure se di pochissimo, il tasso di investimento. Ed è proprio da qui, dagli investimenti, che proviene la spintarella che ha portato il Pil sopra la soglia zero nel secondo trimestre. La prima stima dava un’ economia immobile, invece, grazie alla revisione dell’ Istat, ora si scopre che il Paese ha messo in fila tre segni più. Certo, sempre allo 0,1%, ma anche la recessione tecnica, che non sparisce, si è spostata indietro di un trimestre: non più a fine 2018 ma nel mezzo.Soprattutto viene fuori che la crescita già messa in cascina, tecnicamente acquisita, per l’ anno in corso è un decimo di punto sopra lo zero. Tradotto: non si scende da lì, pure in presenza di un Pil piatto per il resto del 2019. —

L’Eco di Bergamo, 05/10/2019 03:16
La pressione fiscale sale le famiglie risparmiano
bollettino istat il deficit ai minimi storici dal duemila freno ai consumi domestici. sale il pil, ma solo dello 0,1%
Nei primi sei mesi dell’ anno la pressione fiscale è salita, portandosi tra aprile e giugno al 40,5%. Si direbbe che ne ha beneficiato il deficit, visto che è ai minimi dal 2000, guardando sempre alla prima metà del 2019. Intanto le famiglie reagiscono mettendo il freno ai consumi e convertendo in risparmi il reddito che rimane. Almeno, in questa fase di bassa inflazione i guadagni non sono erosi dai prezzi, a tutto vantaggio del potere d’ acquisto. Questo il bollettino dell’ Istat sullo stato di salute delle finanze pubbliche e familiari. Ma non finisce qui l’ Istituto ha anche rivisto il Pil, che non è rimasto fermo ma è cresciuto, anche se non si va oltre lo 0,1%. L’ andamento del Pil non riesce però a tenere a bada il peso di tutte le tasse e le imposte. Dopo il deciso rialzo del primo trimestre la pressione ha infatti continuato a salire a paragone con il 2018. (+0,3 punti tra aprile e giungo e +0,5 nei primi sei mesi). Non a caso le entrate nelle casse pubbliche sono aumentate più delle uscite. Una mano, lo sottolinea lo stesso Istat, è giunta anche dal rialzo dei dividendi. È così che l’ indebitamento netto si fa più leggero: 1,1% nel trimestre e 4,0%, sempre in rapporto al Pil, nel semestre. Cifra che non deve spaventare (l’ obiettivo italiano è il 2,2%) visto che i mesi che seguiranno saranno «fisiologicamente» in miglioramento. Lato famiglie, non ci si può lamentare se si guarda al reddito: +0,9% in tre mesi. E il dato reale è identico a quello in euro (staticamente detto valore nominale). L’ inflazione allo zero virgola non intacca la ricchezza ma allo stesso tempo non è un segnale del tutto positivo per l’ economia. Le associazione dei consumatori lo sottolineano. Il Codacons mette in guardia da quella che considera «un’ illusione ottica». L’ accelerazione della crescita del potere d’ acquisto (era allo 0,3% nel trimestre precedente) non si tramuta in ripresa se poi la spesa resta al polo. È il ragionamento. E in effetti i consumi salgono appena dello 0,1%.Un quadro che riaccende lo spirito da «formiche» che da sempre connota gli italiani: la propensione al risparmio sale di 0,8 punti. Nel frattempo note negative arrivano dal fronte aziendale, dove la quota di profitto scende al 40,7% un nuovo minimo. Almeno però si rialza, pure se di pochissimo, il tasso di investimento. Ed è proprio da qui, dagli investimenti, che proviene la spintarella che ha portato il Pil sopra la soglia zero nel secondo trimestre. La prima stima dava un’ economia immobile, invece, grazie alla revisione dell’ Istat, ora si scopre che il Paese ha messo in fila tre segni più. Certo, sempre allo 0,1%, ma anche la recessione tecnica, che non sparisce, si è spostata indietro di un trimestre: non più a fine 2018 ma nel mezzo. Soprattutto viene fuori che la crescita già messa in cascina, tecnicamente acquisita, per l’ anno in corso è un decimo di punto sopra lo zero. Tradotto: non si scende da lì, pure in presenza di un Pil piatto per il resto del 2019.
marianna berti

La Nazione (ed. Firenze), 05/10/2019 03:16
Servizio civile: tanti posti, zero domande
‘vocazioni’ in calo, allarme delle associazioni: alcune non hanno ricevuto candidature
OLTRE 39mila posti per quasi 3.800 progetti. Sono i numeri del bando nazionale per il servizio civile. Un’ opportunità per studenti universitari, ma anche per diplomati disoccupati o lavoratori part time. Non è però così facile trovare candidati disponibili. A pochi giorni dal termine per presentare le domande, alcuni enti e associazioni non hanno ricevuto candidature sufficienti a coprire i posti a disposizione. «Abbiamo quattro posti per la sede di Firenze, due a Prato. Per ora ci è arrivata solo una candidatura per Prato, nessuna per Firenze. Eppure – afferma Silvia Bartolini, presidente di Codacons Toscana – l’ impegno è di sole 25 ore la settimana e il compenso mensile è di quasi 440 euro al mese. Non proprio una miseria». «NON POSSO fare a meno di stupirmi e di arrabbiarmi. Siamo sicuri – sottolinea la presidente – che i giovani abbiano voglia di impegnarsi e di fare qualcosa di utile e formativo? Non si tratta di un lavoro pesante, né di tante ore al giorno. Parallelamente al servizio civile i giovani possono benissimo continuare a studiare, a dare esami all’ università, a lavorare». Anche perché il servizio civile, al di là del compenso di 439,50 euro, offre altro: è riscattabile ai fini del trattamento previdenziale, nei concorsi vale come titolo preferenziale e come esperienza (ha lo stesso valore di un anno di lavoro nella pubblica amministrazione), dà crediti formativi e almeno 80 ore di formazione. ALCUNI progetti offrono un periodo di tutoraggio per facilitare l’ ingresso nel mondo del lavoro. «Il servizio civile – spiega Cosimo Bandini, di Eurosport, che quest’ anno trova difficoltà nel trovare candidati per il servizio civile in Opes, l’ ente che promuove iniziative atletiche e ricreative in collaborazione con le associazioni sportive affiliate – è di fatto il primo approccio al lavoro nell’ età dell’ università. Un’ opportunità per il giovane che così impara a relazionarsi, si forma e non è da escludere che poi, dopo l’ anno di servizio, riesca anche a trovare lavoro nella realtà che ha conosciuto». EPPURE, per sei posti disponibili, a pochissimi giorni dalla scadenza del bando, l’ associazione ha ricevuto solo due candidature per due progetti che riguardano uno la promozione dello sport nelle scuole e l’ altro l’ inclusione sociale dei disabili tramite l’ attività sportiva. «Probabilmente non ha agevolato la nuova modalità di iscrizione». «La domanda non è più cartacea ma va presentata esclusivamente online e per la registrazione c’ è bisogno di essere in possesso dello Spid (il sistema pubblico di identità digitale)», sottolinea Bandini. «Qualunque sia il motivo della scarsità di domande ricevute – conclude Cosimo Bandini – credo che questa opportunità debba in qualche modo essere rivista perché dubito, aquesto punto, visti i risultati, sia ancora uno strumento valido in grado di attrarre i giovani». Monica Pieraccini.

Italia Oggi, 05/10/2019 02:55
Restano gli obblighi per gli Ncc
Restano in vigore le disposizioni che obbligano gli Ncc (Noleggio con conducente) ad iniziare e terminare il servizio presso la propria rimessa, ovvero il comune di rilascio della licenza, e a compilare sempre il foglio di servizio anche dopo prenotazioni on line. Lo ha deciso ieri il Consiglio di stato che non ha sospeso l’ efficacia della Circolare Interpretativa del decreto di riforma del settore Ncc. Una sospensione era stata sollecitata da Uber. Il Consiglio di stato ha rinviato al Tar Lazio affinché venga fissata in modo celere l’ udienza di merito. Erano presenti nel giudizio come appellate e intervenienti l’ Associazione Tutela Legale Taxi, la Federtaxi Cisal, l’ Ugl Taxi e la Soc. Coop. Samarcanda 5551. «Qualsiasi limite agli Ncc e a Uber rappresenta un danno per gli utenti dei trasporti pubblici non di linea», commenta il Codacons, che confida nel Tar Lazio e rileva che la decisione di Palazzo Spada «contrasta nettamente con il nuovo mercato aperto alle tecnologie moderne e con le esigenze dei consumatori, che chiedono più scelta e tariffe più basse». «Il governo ed il parlamento intervengano al più presto. L’ obbligo di dover rientrare in rimessa e’ anacronistico. Per questo va eliminato senza se e senza ma», fa eco Massimiliano Dona, presidente dell’ Unione Nazionale Consumatori. «Il Consiglio di Stato non accoglie la richiesta dei legali di Uber di sospendere le norme in vigore nel settore. La potente piattaforma digitale californiana dovrà rispettare le regole del trasporto pubblico non di linea che prevedono per gli operatori del noleggio, l’ inizio e la fine del servizio in rimessa», ribattono in una nota Fit Cisl, Uglk taxi, Federtaxi Cisal, Uiltrasporti, Satam Cna, Tam, Claai, Unione Artigiani, Unimpresa e Ati taxi. «Sollecitiamo ora la conclusione dell’ iter di riforma del settore, attraverso l’ approvazione di uno specifico dpcm che finalmente disciplini in modo chiaro e netto l’ operato delle piattaforme tecnologiche. Auspichiamo inoltre che in un periodo nel quale la politica e le istituzioni si affannano per reperire risorse pubbliche, annunciando nuove misure contro l’ evasione fiscale, si possa far pagare regolarmente le tasse ai grandi operatori digitali che stanno disarticolando il nostro settore e più in generale il mondo del lavoro, tutti puntualmente con sede legale in Paesi con un sistema fiscale più vantaggioso». © Riproduzione riservata.

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