Rassegna stampa del 5 gennaio 2016
Agi, 05/01/2016 14:19
Statali: Codacons, class action contro blocco stipendi
(AGI) – Roma, 5 gen. – Parte oggi la piu’ grande azione collettiva mai avviata in Italia: quella contro lo Stato per l’ illegittimo blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici, fermi dal 2010. A lanciarla il Codacons, che ha pubblicato sul proprio sito internet la pagina attraverso la quale tutti i lavoratori interessati possono aderire alla class action e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti pari a 8.800 euro a lavoratore. Come e’ noto, spiega il Codacons, la sentenza della Corte Costituzionale n. 178 del 24 giugno 2015 ha stabilito che il blocco dei contratti del pubblico impiego e’ illegittimo, ma ha limitato tale illegittimita’ solo al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa. Per tale ragione i pubblici dipendenti possono ora chiedere un indennizzo da “attivita’ illegittima” dello Stato che ha bloccato per 6 anni la contrattazione e, contestualmente, possono chiedere un vero e proprio risarcimento per inadempimento dell’ obbligo per il periodo successivo alla pubblicazione della sentenza, ossia a far data dal 30 luglio 2015 fino all’ effettivo rinnovo. Con la stessa azione il Codacons chiede insieme ai dipendenti pubblici il rinnovo dei contratti collettivi per il personale pubblico dipendente dal primo gennaio 2016, obbligo direttamente scaturente dalla sentenza della Consulta. La richiesta che ciascun pubblico dipendente puo’ formulare dunque e’ di 100 euro al mese a titolo di indennizzo per il periodo che va dal 2010 al 30 luglio 2015 e di 200 euro al mese per il periodo successivo al 30 luglio 2015, perdurando l’ inadempimento ormai chiaramente sanzionato dalla Corte stessa, per un totale di 8.800 euro a lavoratore. (AGI) .
Agi, 05/01/2016 14:03
Codacons su class action dipendenti pubblici
Codacons su class action dipendenti pubblici 05/01/2016 14:03 LAVORO: CODACONS LANCIA OGGI MEGA-CLASS ACTION CONTRO LO STATO PER IL BLOCCO DEGLI STIPENDI DEI DIPENDENTI PUBBLICI 3,2 MILIONI DI LAVORATORI CHIEDONO 8.800 EURO CIASCUNO DI RISARCIMENTO PER IL BLOCCO ILLEGITTIMO DEGLI STIPENDI E PER IL RITARDO NELLA ESECUZIONE DELLA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE CHE IMPONE IL RINNOVO CONTRATTUALE DAL 1.1.2016 SUL SITO DEL CODACONS LE ISTRUZIONI PER ADERIRE ALL’ AZIONE COLLETTIVA E L’ ELENCO DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI INTERESSATE Parte oggi la più grande azione collettiva mai avviata in Italia: quella contro lo Stato per l’ illegittimo blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici, fermi dal 2010. A lanciarla il Codacons, che ha pubblicato sul proprio sito internet la pagina attraverso la quale tutti i lavoratori interessati possono aderire alla class action e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti. Come è noto – spiega il Codacons – la sentenza della Corte Costituzionale n. 178 del 24 giugno 2015 ha stabilito che il blocco dei contratti del pubblico impiego attuato con il DL n. 78/2010, conv. in Legge n. 122/2010, è illegittimo ma ha limitato tale illegittimità solo al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa. Per tale ragione i pubblici dipendenti possono ora chiedere un indennizzo da “attività illegittima” dello Stato che ha bloccato per 6 anni la contrattazione e, contestualmente, possono chiedere un vero e proprio risarcimento per inadempimento dell’ obbligo per il periodo successivo alla pubblicazione della sentenza, ossia a far data dal 30 luglio 2015 fino all’ effettivo rinnovo. Con la stessa azione il Codacons chiede insieme ai dipendenti pubblici il rinnovo dei contratti collettivi per il personale pubblico dipendente dall’ 1.1.2016, obbligo direttamente scaturente dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 178/2015. La richiesta che ciascun pubblico dipendente può formulare dunque è di 100 euro al mese a titolo di indennizzo per il periodo che va dal 2010 al 30 luglio 2015 e di 200 euro al mese per il periodo successivo al 30 luglio 2015, perdurando l’ inadempimento ormai chiaramente sanzionato dalla Corte stessa, per un totale di 8.800 euro a lavoratore. Sul sito www.codacons.it le istruzioni utili per aderire alla class action.
Lettera 43, 05/01/2016 13:47
Via ai saldi, test per la ripresa dei consumi
offerte e sconti in tutte le regioni a partire dal 5 gennaio. confindustria ottimista sulle spese familiari. caute le associazioni dei consumatori.
I saldi invernali 2016 sono iniziati, e a chi è ancora in vacanza non mancherà il tempo per andare a caccia di occasioni. La corsa è già partita il 2 gennaio in quattro regioni (Basilicata, Campania, Sicilia e Valle d’ Aosta) ma il 5 gennaio segna lo start definitivo in tutte le altre Regioni, Lazio e Lombardia comprese. Sulla chance ‘doppia’ rappresentata dal tradizionale appuntamento di inizio anno con le vendite a prezzi ribassati – per i consumatori a caccia del buon affare, per i commercianti che intravedono la possibilità di dare fiato agli incassi – è già guerra di previsioni. Quello dei saldi è un test importante per l’ economia del Paese, e le stime dei più importanti centri studi sono contrastanti. CONFINDUSTRIA: « 346 EURO SPESI A FAMIGLIA » . Secondo le stime dell’ Ufficio Studi di Confcommercio, ogni famiglia spenderà 346 euro per l’ acquisto di capi d’ abbigliamento, calzature e accessori (il 3% in più rispetto all’ anno scorso), per un valore complessivo di 5,4 miliardi di euro. «I saldi sono occasioni importanti per i consumatori – dice Renato Borghi, presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio – e fondamentali per gli operatori commerciali per dare continuità a quei piccoli, quasi impercettibili, segnali di ripresa. Con questo tipo di vendita, aumentano i ricavi, ma diminuiscono i margini». SCETTICHE LE ASSOCIAZIONI DEI CONSUMATORI. Non sono d’ accordo però le associazioni dei consumatori che negano la possibilità di un’ impennata dei consumi e denunciano vendite scontate in ‘sordina’ un pò dovunque. «La situazione delle famiglie è tale da non permettere nessuna impennata», dicono Adusbef e Federconsumatori che prevedono una spesa media di 179 euro, sottolineando la partenza ‘tiepida’ dei saldi anticipati nelle quattro regioni dopo che «i consumi natalizi sono scesi dell’ 1,6%». CODACONS: « SPESE STABILI » . La gente gira per negozi ma non compra, è in sintesi il parere del Codacons secondo cui le vendite «rimarranno stabili rispetto allo scorso anno, con una spesa sui 184 euro a famiglia». Sugli sconti punta invece la Confesercenti, certa che rappresentino una «boccata di ossigeno per un settore ancora in crisi e che solo nell’ ultimo anno ha visto la chiusura di 10 mila negozi di moda, 27 al giorno», a fronte di meno di 5 mila nuove aperture. Sui saldi dell’ inverno 2016, che si preannunciano ‘blindati’ nelle grandi città, Roma in testa con task force e il piano ‘shopping sicuro’, fioccano intanto i consigli per evitare bufale. I CONSIGLI ANTI-BUFALE. Altroconsumo ricorda che «la garanzia vale per due anni dall’ acquisto anche per la merce in saldo. Prestare quindi attenzione agli scontrini di carta chimica, potrebbero deteriorarsi. Il consiglio è di fotocopiarli». Inoltre, la garanzia va fatta valere entro sessanta giorni dal momento in cui scopri il difetto del prodotto che hai acquistato. Un negoziante convenzionato con una carta di credito è tenuto ad accettarla sempre, anche in periodo di saldi. I prezzi esposti vincolano il venditore: se alla cassa viene praticato un prezzo o uno sconto diverso da quello indicato, farlo notare. Per tutelare i propri diritti è possibile rivolgersi alla polizia municipale.
libero.it, 05/01/2016 13:39
Trasporti: Codacons, in Lombardia stangata nel 2016
Milano, 5 gen. (AdnKronos) – “Il 2016 si apre con un’ amara notizia per tutti i cittadini della Lombardia: autostrada, alta velocità, aerei e taxi previsti aumenti per tutte le categorie di trasporti. Sulla Milano-Torino si paga il 6,5% in più: il rincaro maggiore in Italia”. Lo denuncia il presidente di Codacons Milano, Marco Maria Donzelli, evidenziando che sono stati “aumentati anche i pedaggi su Tem (+2,10%) e Pedemontana (+1%), aerei e taxi (la tratta Milano-Malpensa passa da 90 a 95 euro)”. “La Regione – aggiunge – sta considerando anche un ulteriore innalzamento del 4% circa entro l’ estate che colpirebbe tutti i pendolari e ciò rappresenta l’ ennesimo caso di trattamento vergognoso di cittadini e pendolari lombardi. I servizi continuano ad essere di scarsa qualità, e non si denota un miglioramento nel gradimento dei cittadini, ma i prezzi continuano ad aumentare, intollerabile”.
iltempo.com, 05/01/2016 13:36
Saldi: Codacons, buono l’ afflusso ma vendite non decollano
Roma, 5 gen. (AdnKronos) – Buono l’ afflusso dei consumatori per negozi, outlet e centri commerciali ma le vendite non decollano. A sostenerlo è il Codacons commentando l’ avvio ufficiale dei saldi invernali 2016. “Già dalle prime ore di oggi -sottolinea il presidente dell’ associazione dei consumatori, Carlo Rienzi- si sono formate file di clienti davanti le boutique d’ alta moda delle principali città, e in generale la presenza di cittadini in cerca di occasioni è buona”. Tuttavia i consumatori, rileva, “sono orientati alla massima prudenza: si gira per negozi, si osservano i capi in vetrina e si monitorano i prezzi, ma ancora non si compra: in base ai dati raccolti dal Codacons non si è verificata al momento alcuna incremento delle vendite rispetto allo scorso anno, e il giro d’ affari rimane sostanzialmente stabile”. Outlet e boutique d’ alta moda sono gli esercizi che da stamattina registrano il maggior afflusso di clienti e le vendite maggiori, spiega ancora il Codacons. Questo grazie soprattutto ai turisti stranieri che come ogni anno approfittano dei saldi italiani per acquistare capi griffati.
altoadige.it, 05/01/2016 13:24
Saldi: Codacons, buona affluenza consumatori
Roma, 5 gen. – E’ buona l’ affluenza di consumatori presso centri commerciali, outlet e vie dello shopping nella prima giornata dei saldi invernali. A riferirlo e’ il Codacons, che sta monitorando attraverso i propri ispettori l’ andamento degli sconti di fine stagione nelle principali citta’ italiane. ‘Gia’ dalle prime ore di oggi si sono formate file di clienti davanti le boutique d’ alta moda delle principali citta’ e in generale la presenza di cittadini in cerca di occasioni e’ buona’, spiega il presidente Carlo Rienzi. ‘Tuttavia i consumatori sono orientati alla massima prudenza: si gira per negozi, si osservano i capi in vetrina e si monitorano i prezzi, ma ancora non si compra: in base ai dati raccolti dal Codacons non si e’ verificata al momento alcuna incremento delle vendite rispetto allo scorso anno, e il giro d’ affari rimane sostanzialmente stabile’. Outlet e boutique d’ alta moda sono gli esercizi che da stamattina registrano il maggior afflusso di clienti e le vendite maggiori – spiega ancora il Codacons – e questo grazie soprattutto ai turisti stranieri che come ogni anno approfittano dei saldi italiani per acquistare capi griffati .
Giornalettismo, 05/01/2016 13:23
Saldi Invernali 2016: anche a Roma via allo shopping nei centri commerciali “blindati” | Giornalettismo
saldi invernali 2016: il codacons parla di affluenza buona in outlet e boutique. polizia e carabinieri controllano i centri commerciali. tutti i dati
Saldi Invernali 2016: anche a Roma via allo shopping nei centri commerciali “blindati” | Giornalettismo.
ilcentro.it, 05/01/2016 13:20
Saldi: Codacons, buona affluenza consumatori
Roma, 5 gen. – E’ buona l’ affluenza di consumatori presso centri commerciali, outlet e vie dello shopping nella prima giornata dei saldi invernali. A riferirlo e’ il Codacons, che sta monitorando attraverso i propri ispettori l’ andamento degli sconti di fine stagione nelle principali citta’ italiane. ‘Gia’ dalle prime ore di oggi si sono formate file di clienti davanti le boutique d’ alta moda delle principali citta’ e in generale la presenza di cittadini in cerca di occasioni e’ buona’, spiega il presidente Carlo Rienzi. ‘Tuttavia i consumatori sono orientati alla massima prudenza: si gira per negozi, si osservano i capi in vetrina e si monitorano i prezzi, ma ancora non si compra: in base ai dati raccolti dal Codacons non si e’ verificata al momento alcuna incremento delle vendite rispetto allo scorso anno, e il giro d’ affari rimane sostanzialmente stabile’. Outlet e boutique d’ alta moda sono gli esercizi che da stamattina registrano il maggior afflusso di clienti e le vendite maggiori – spiega ancora il Codacons – e questo grazie soprattutto ai turisti stranieri che come ogni anno approfittano dei saldi italiani per acquistare capi griffati .
iltirreno.it, 05/01/2016 13:17
Saldi: Codacons, buona affluenza consumatori
Roma, 5 gen. – E’ buona l’ affluenza di consumatori presso centri commerciali, outlet e vie dello shopping nella prima giornata dei saldi invernali. A riferirlo e’ il Codacons, che sta monitorando attraverso i propri ispettori l’ andamento degli sconti di fine stagione nelle principali citta’ italiane. ‘Gia’ dalle prime ore di oggi si sono formate file di clienti davanti le boutique d’ alta moda delle principali citta’ e in generale la presenza di cittadini in cerca di occasioni e’ buona’, spiega il presidente Carlo Rienzi. ‘Tuttavia i consumatori sono orientati alla massima prudenza: si gira per negozi, si osservano i capi in vetrina e si monitorano i prezzi, ma ancora non si compra: in base ai dati raccolti dal Codacons non si e’ verificata al momento alcuna incremento delle vendite rispetto allo scorso anno, e il giro d’ affari rimane sostanzialmente stabile’. Outlet e boutique d’ alta moda sono gli esercizi che da stamattina registrano il maggior afflusso di clienti e le vendite maggiori – spiega ancora il Codacons – e questo grazie soprattutto ai turisti stranieri che come ogni anno approfittano dei saldi italiani per acquistare capi griffati .
lacittadisalerno.it, 05/01/2016 13:15
Saldi: Codacons, buona affluenza consumatori
Roma, 5 gen. – E’ buona l’ affluenza di consumatori presso centri commerciali, outlet e vie dello shopping nella prima giornata dei saldi invernali. A riferirlo e’ il Codacons, che sta monitorando attraverso i propri ispettori l’ andamento degli sconti di fine stagione nelle principali citta’ italiane. ‘Gia’ dalle prime ore di oggi si sono formate file di clienti davanti le boutique d’ alta moda delle principali citta’ e in generale la presenza di cittadini in cerca di occasioni e’ buona’, spiega il presidente Carlo Rienzi. ‘Tuttavia i consumatori sono orientati alla massima prudenza: si gira per negozi, si osservano i capi in vetrina e si monitorano i prezzi, ma ancora non si compra: in base ai dati raccolti dal Codacons non si e’ verificata al momento alcuna incremento delle vendite rispetto allo scorso anno, e il giro d’ affari rimane sostanzialmente stabile’. Outlet e boutique d’ alta moda sono gli esercizi che da stamattina registrano il maggior afflusso di clienti e le vendite maggiori – spiega ancora il Codacons – e questo grazie soprattutto ai turisti stranieri che come ogni anno approfittano dei saldi italiani per acquistare capi griffati .
larepubblica.it, 05/01/2016 13:14
Saldi al via in tutte le Regioni. Codacons: “Le vendite non decollano”
dopo l’ anticipo in basilicata, campania, sicilia e valle d’ aosta, la stagione degli sconti è partita ufficialmente per tutti. ecco il calendario completo
MILANO – E’ partita lungo tutta la Penisola la stagione degli sconti, dopo l’ anticipo scattato il 2 gennaio in Basilicata, Campania, Sicilia e Valle d’ Aosta. Secondo il Codacons, dalle prime ore di saldi si vede un buon afflusso dei consumatori per negozi, outlet e centri commerciali, ma le vendite non decollano. “Già dalle prime ore di oggi – sottolinea il presidente dell’ associazione dei consumatori, Carlo Rienzi – si sono formate file di clienti davanti le boutique d’ alta moda delle principali città, e in generale la presenza di cittadini in cerca di occasioni è buona”. Tuttavia i consumatori, rileva, “sono orientati alla massima prudenza: si gira per negozi, si osservano i capi in vetrina e si monitorano i prezzi, ma ancora non si compra: in base ai dati raccolti dal Codacons non si è verificata al momento alcuna incremento delle vendite rispetto allo scorso anno, e il giro d’ affari rimane sostanzialmente stabile”. Outlet e boutique d’ alta moda sono gli esercizi che da stamattina registrano il maggior afflusso di clienti e le vendite maggiori, spiega ancora il Codacons. Questo grazie soprattutto ai turisti stranieri che come ogni anno approfittano dei saldi italiani per acquistare capi griffati. Ecco il calendario degli sconti, Regione per Regione: ABRUZZO: 5 gennaio – 5 marzo 2016 BASILICATA: 2 gennaio – 2 marzo 2016 CALABRIA: 5 gennaio – 5 marzo 2016 CAMPANIA: 2 gennaio – 2 marzo 2016 EMILIA ROMAGNA: 5 gennaio per 60 giorni LAZIO: 5 gennaio – 15 febbraio 2016 LIGURIA: 5 gennaio – 18 febbraio 2016 LOMBARDIA: 5 gennaio per 60 giorni MARCHE: 5 gennaio – 1 marzo 2016 MOLISE: 5 gennaio per 60 giorni PIEMONTE: 5 gennaio per otto settimane PUGLIA: 5 gennaio – 28 febbraio 2016 TOSCANA: 5 gennaio – 5 marzo 2016 UMBRIA: 5 gennaio per 60 giorni VENETO: 5 gennaio – 28 febbraio 2016 FRIULI V.GIULIA: 5 gennaio – 31 marzo 2016 SARDEGNA: 5 gennaio per 60 giorni SICILIA: 2 gennaio – 15 marzo 2016 VALLE D’ AOSTA: 2 gennaio – 31 marzo 2016.
laprovinciapavese.it, 05/01/2016 13:13
Saldi: Codacons, buona affluenza consumatori
Roma, 5 gen. – E’ buona l’ affluenza di consumatori presso centri commerciali, outlet e vie dello shopping nella prima giornata dei saldi invernali. A riferirlo e’ il Codacons, che sta monitorando attraverso i propri ispettori l’ andamento degli sconti di fine stagione nelle principali citta’ italiane. ‘Gia’ dalle prime ore di oggi si sono formate file di clienti davanti le boutique d’ alta moda delle principali citta’ e in generale la presenza di cittadini in cerca di occasioni e’ buona’, spiega il presidente Carlo Rienzi. ‘Tuttavia i consumatori sono orientati alla massima prudenza: si gira per negozi, si osservano i capi in vetrina e si monitorano i prezzi, ma ancora non si compra: in base ai dati raccolti dal Codacons non si e’ verificata al momento alcuna incremento delle vendite rispetto allo scorso anno, e il giro d’ affari rimane sostanzialmente stabile’. Outlet e boutique d’ alta moda sono gli esercizi che da stamattina registrano il maggior afflusso di clienti e le vendite maggiori – spiega ancora il Codacons – e questo grazie soprattutto ai turisti stranieri che come ogni anno approfittano dei saldi italiani per acquistare capi griffati .
lanuovaferrara.it, 05/01/2016 13:09
Saldi: Codacons, buona affluenza consumatori
Roma, 5 gen. – E’ buona l’ affluenza di consumatori presso centri commerciali, outlet e vie dello shopping nella prima giornata dei saldi invernali. A riferirlo e’ il Codacons, che sta monitorando attraverso i propri ispettori l’ andamento degli sconti di fine stagione nelle principali citta’ italiane. ‘Gia’ dalle prime ore di oggi si sono formate file di clienti davanti le boutique d’ alta moda delle principali citta’ e in generale la presenza di cittadini in cerca di occasioni e’ buona’, spiega il presidente Carlo Rienzi. ‘Tuttavia i consumatori sono orientati alla massima prudenza: si gira per negozi, si osservano i capi in vetrina e si monitorano i prezzi, ma ancora non si compra: in base ai dati raccolti dal Codacons non si e’ verificata al momento alcuna incremento delle vendite rispetto allo scorso anno, e il giro d’ affari rimane sostanzialmente stabile’. Outlet e boutique d’ alta moda sono gli esercizi che da stamattina registrano il maggior afflusso di clienti e le vendite maggiori – spiega ancora il Codacons – e questo grazie soprattutto ai turisti stranieri che come ogni anno approfittano dei saldi italiani per acquistare capi griffati .
lanuovasardegna.it, 05/01/2016 13:04
Saldi: Codacons, buona affluenza consumatori
Roma, 5 gen. – E’ buona l’ affluenza di consumatori presso centri commerciali, outlet e vie dello shopping nella prima giornata dei saldi invernali. A riferirlo e’ il Codacons, che sta monitorando attraverso i propri ispettori l’ andamento degli sconti di fine stagione nelle principali citta’ italiane. ‘Gia’ dalle prime ore di oggi si sono formate file di clienti davanti le boutique d’ alta moda delle principali citta’ e in generale la presenza di cittadini in cerca di occasioni e’ buona’, spiega il presidente Carlo Rienzi. ‘Tuttavia i consumatori sono orientati alla massima prudenza: si gira per negozi, si osservano i capi in vetrina e si monitorano i prezzi, ma ancora non si compra: in base ai dati raccolti dal Codacons non si e’ verificata al momento alcuna incremento delle vendite rispetto allo scorso anno, e il giro d’ affari rimane sostanzialmente stabile’. Outlet e boutique d’ alta moda sono gli esercizi che da stamattina registrano il maggior afflusso di clienti e le vendite maggiori – spiega ancora il Codacons – e questo grazie soprattutto ai turisti stranieri che come ogni anno approfittano dei saldi italiani per acquistare capi griffati .
messaggeroveneto.it, 05/01/2016 13:00
Saldi: Codacons, buona affluenza consumatori
Roma, 5 gen. – E’ buona l’ affluenza di consumatori presso centri commerciali, outlet e vie dello shopping nella prima giornata dei saldi invernali. A riferirlo e’ il Codacons, che sta monitorando attraverso i propri ispettori l’ andamento degli sconti di fine stagione nelle principali citta’ italiane. ‘Gia’ dalle prime ore di oggi si sono formate file di clienti davanti le boutique d’ alta moda delle principali citta’ e in generale la presenza di cittadini in cerca di occasioni e’ buona’, spiega il presidente Carlo Rienzi. ‘Tuttavia i consumatori sono orientati alla massima prudenza: si gira per negozi, si osservano i capi in vetrina e si monitorano i prezzi, ma ancora non si compra: in base ai dati raccolti dal Codacons non si e’ verificata al momento alcuna incremento delle vendite rispetto allo scorso anno, e il giro d’ affari rimane sostanzialmente stabile’. Outlet e boutique d’ alta moda sono gli esercizi che da stamattina registrano il maggior afflusso di clienti e le vendite maggiori – spiega ancora il Codacons – e questo grazie soprattutto ai turisti stranieri che come ogni anno approfittano dei saldi italiani per acquistare capi griffati .
Arezzo , 05/01/2016 12:59
Saldi: Codacons, buono l’ afflusso ma vendite non decollano
Roma, 5 gen. (AdnKronos) – Buono l’ afflusso dei consumatori per negozi, outlet e centri commerciali ma le vendite non decollano. A sostenerlo è il Codacons commentando l’ avvio ufficiale dei saldi invernali 2016. “Già dalle prime ore di oggi -sottolinea il presidente dell’ associazione dei consumatori, Carlo Rienzi- si sono formate file di clienti davanti le boutique d’ alta moda delle principali città, e in generale la presenza di cittadini in cerca di occasioni è buona”. Tuttavia i consumatori, rileva, “sono orientati alla massima prudenza: si gira per negozi, si osservano i capi in vetrina e si monitorano i prezzi, ma ancora non si compra: in base ai dati raccolti dal Codacons non si è verificata al momento alcuna incremento delle vendite rispetto allo scorso anno, e il giro d’ affari rimane sostanzialmente stabile”. Outlet e boutique d’ alta moda sono gli esercizi che da stamattina registrano il maggior afflusso di clienti e le vendite maggiori, spiega ancora il Codacons. Questo grazie soprattutto ai turisti stranieri che come ogni anno approfittano dei saldi italiani per acquistare capi griffati.
trentinocorrierealpi.it, 05/01/2016 12:58
Saldi: Codacons, buona affluenza consumatori
Roma, 5 gen. – E’ buona l’ affluenza di consumatori presso centri commerciali, outlet e vie dello shopping nella prima giornata dei saldi invernali. A riferirlo e’ il Codacons, che sta monitorando attraverso i propri ispettori l’ andamento degli sconti di fine stagione nelle principali citta’ italiane. ‘Gia’ dalle prime ore di oggi si sono formate file di clienti davanti le boutique d’ alta moda delle principali citta’ e in generale la presenza di cittadini in cerca di occasioni e’ buona’, spiega il presidente Carlo Rienzi. ‘Tuttavia i consumatori sono orientati alla massima prudenza: si gira per negozi, si osservano i capi in vetrina e si monitorano i prezzi, ma ancora non si compra: in base ai dati raccolti dal Codacons non si e’ verificata al momento alcuna incremento delle vendite rispetto allo scorso anno, e il giro d’ affari rimane sostanzialmente stabile’. Outlet e boutique d’ alta moda sono gli esercizi che da stamattina registrano il maggior afflusso di clienti e le vendite maggiori – spiega ancora il Codacons – e questo grazie soprattutto ai turisti stranieri che come ogni anno approfittano dei saldi italiani per acquistare capi griffati .
gazzettadimantova.it, 05/01/2016 12:57
Saldi: Codacons, buona affluenza consumatori
Roma, 5 gen. – E’ buona l’ affluenza di consumatori presso centri commerciali, outlet e vie dello shopping nella prima giornata dei saldi invernali. A riferirlo e’ il Codacons, che sta monitorando attraverso i propri ispettori l’ andamento degli sconti di fine stagione nelle principali citta’ italiane. ‘Gia’ dalle prime ore di oggi si sono formate file di clienti davanti le boutique d’ alta moda delle principali citta’ e in generale la presenza di cittadini in cerca di occasioni e’ buona’, spiega il presidente Carlo Rienzi. ‘Tuttavia i consumatori sono orientati alla massima prudenza: si gira per negozi, si osservano i capi in vetrina e si monitorano i prezzi, ma ancora non si compra: in base ai dati raccolti dal Codacons non si e’ verificata al momento alcuna incremento delle vendite rispetto allo scorso anno, e il giro d’ affari rimane sostanzialmente stabile’. Outlet e boutique d’ alta moda sono gli esercizi che da stamattina registrano il maggior afflusso di clienti e le vendite maggiori – spiega ancora il Codacons – e questo grazie soprattutto ai turisti stranieri che come ogni anno approfittano dei saldi italiani per acquistare capi griffati .
tribunatreviso.it, 05/01/2016 12:54
Saldi: Codacons, buona affluenza consumatori
Roma, 5 gen. – E’ buona l’ affluenza di consumatori presso centri commerciali, outlet e vie dello shopping nella prima giornata dei saldi invernali. A riferirlo e’ il Codacons, che sta monitorando attraverso i propri ispettori l’ andamento degli sconti di fine stagione nelle principali citta’ italiane. ‘Gia’ dalle prime ore di oggi si sono formate file di clienti davanti le boutique d’ alta moda delle principali citta’ e in generale la presenza di cittadini in cerca di occasioni e’ buona’, spiega il presidente Carlo Rienzi. ‘Tuttavia i consumatori sono orientati alla massima prudenza: si gira per negozi, si osservano i capi in vetrina e si monitorano i prezzi, ma ancora non si compra: in base ai dati raccolti dal Codacons non si e’ verificata al momento alcuna incremento delle vendite rispetto allo scorso anno, e il giro d’ affari rimane sostanzialmente stabile’. Outlet e boutique d’ alta moda sono gli esercizi che da stamattina registrano il maggior afflusso di clienti e le vendite maggiori – spiega ancora il Codacons – e questo grazie soprattutto ai turisti stranieri che come ogni anno approfittano dei saldi italiani per acquistare capi griffati .
ilfattoquotidiano.it, 05/01/2016 12:51
Saldi invernali 2016, il calendario completo di tutte le regioni. Garanzie e scontrini: ecco come evitare le bufale
Basilicata , Campania, Sicilia e Valle d’ Aosta avevano già inaugurato il 2 gennaio la stagione dei saldi , ma oggi 5 gennaio anche tutte le altre regioni, Lazio e Lombardia comprese, aprono la stagione dei super sconti invernali. Secondo le stime dell’ Ufficio Studi di Confcommercio , ogni famiglia spenderà 346 euro per l’ acquisto di capi d’ abbigliamento, calzature e accessori (il 3% in più rispetto all’ anno scorso), per un valore complessivo di 5,4 miliardi di euro. Ma il Codacons non è d’ accordo e stima il budget di spesa “sui 184 euro a famiglia”, che scende a 179 per Adusbef e Federconsumatori . Per quanto invece riguarda la Lombardia aumenta il budget, che passa dai 137 euro dello scorso anno a 175 euro per acquirente. A spendere di più saranno i giovani, con un budget di 207 euro, mentre gli over 65 si fermano a 120 euro. “I saldi sono occasioni importanti per i consumatori – dice Renato Borghi , presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio – e fondamentali per gli operatori commerciali per dare continuità a quei piccoli, quasi impercettibili, segnali di ripresa. Con questo tipo di vendita, aumentano i ricavi, ma diminuiscono i margini”. Non sono d’ accordo però le associazioni dei consumatori che negano la possibilità di un’ impennata dei consumi e denunciano vendite scontate in ‘sordina’ un po’ dovunque. Scontrini, garanzie e carte di credito: come evitare bufale – Sui saldi dell’ inverno 2016, che si preannunciano ‘blindati’ nelle grandi città, Roma in testa con task force e il piano ‘shopping sicuro’, fioccano intanto i consigli per evitare bufale . Altroconsumo ricorda che “la garanzia vale per due anni dall’ acquisto anche per la merce in saldo . Prestare quindi attenzione agli scontrini di carta chimica , potrebbero deteriorarsi. Il consiglio è di fotocopiarli “. Inoltre, la garanzia va fatta valere entro sessanta giorni dal momento in cui scopri il difetto del prodotto che hai acquistato. Un negoziante convenzionato con una carta di credito è tenuto ad accettarla sempre, anche in periodo di saldi. Infine, i prezzi esposti vincolano il venditore : se alla cassa viene praticato un prezzo o uno sconto diverso da quello indicato, farlo notare. Per tutelare i propri diritti è possibile rivolgersi alla polizia municipale . Ecco il calendario, regione per regione, di periodo e durata del tradizionale appuntamento di inizio anno con le vendite a prezzi scontati. Abruzzo : 5 gennaio – 5 marzo 2016 Basilicata : 2 gennaio – 2 marzo 2016 Calabria : 5 gennaio – 5 marzo 2016 Campania : 2 gennaio – 2 marzo 2016 Emilia-Romagna : 5 gennaio per 60 giorni Lazio : 5 gennaio – 15 febbraio 2016 Liguria : 5 gennaio – 18 febbraio 2016 Lombardia : 5 gennaio per 60 giorni Marche : 5 gennaio – 1 marzo 2016 Molise : 5 gennaio per 60 giorni Piemonte : 5 gennaio per otto settimane Puglia : 5 gennaio – 28 febbraio 2016 Toscana : 5 gennaio – 5 marzo 2016 Umbria : 5 gennaio per 60 giorni Veneto : 5 gennaio – 28 febbraio 2016 Friuli Venezia Giulia : 5 gennaio – 31 marzo 2016 Sardegna : 5 gennaio per 60 giorni Sicilia : 2 gennaio – 15 marzo 2016 Valle D’ Aosta : 2 gennaio – 31 marzo 2016.
mattinopadova.it, 05/01/2016 12:51
Saldi: Codacons, buona affluenza consumatori
Roma, 5 gen. – E’ buona l’ affluenza di consumatori presso centri commerciali, outlet e vie dello shopping nella prima giornata dei saldi invernali. A riferirlo e’ il Codacons, che sta monitorando attraverso i propri ispettori l’ andamento degli sconti di fine stagione nelle principali citta’ italiane. ‘Gia’ dalle prime ore di oggi si sono formate file di clienti davanti le boutique d’ alta moda delle principali citta’ e in generale la presenza di cittadini in cerca di occasioni e’ buona’, spiega il presidente Carlo Rienzi. ‘Tuttavia i consumatori sono orientati alla massima prudenza: si gira per negozi, si osservano i capi in vetrina e si monitorano i prezzi, ma ancora non si compra: in base ai dati raccolti dal Codacons non si e’ verificata al momento alcuna incremento delle vendite rispetto allo scorso anno, e il giro d’ affari rimane sostanzialmente stabile’. Outlet e boutique d’ alta moda sono gli esercizi che da stamattina registrano il maggior afflusso di clienti e le vendite maggiori – spiega ancora il Codacons – e questo grazie soprattutto ai turisti stranieri che come ogni anno approfittano dei saldi italiani per acquistare capi griffati .
corrierealpi.it, 05/01/2016 12:49
Saldi: Codacons, buona affluenza consumatori
Roma, 5 gen. – E’ buona l’ affluenza di consumatori presso centri commerciali, outlet e vie dello shopping nella prima giornata dei saldi invernali. A riferirlo e’ il Codacons, che sta monitorando attraverso i propri ispettori l’ andamento degli sconti di fine stagione nelle principali citta’ italiane. ‘Gia’ dalle prime ore di oggi si sono formate file di clienti davanti le boutique d’ alta moda delle principali citta’ e in generale la presenza di cittadini in cerca di occasioni e’ buona’, spiega il presidente Carlo Rienzi. ‘Tuttavia i consumatori sono orientati alla massima prudenza: si gira per negozi, si osservano i capi in vetrina e si monitorano i prezzi, ma ancora non si compra: in base ai dati raccolti dal Codacons non si e’ verificata al momento alcuna incremento delle vendite rispetto allo scorso anno, e il giro d’ affari rimane sostanzialmente stabile’. Outlet e boutique d’ alta moda sono gli esercizi che da stamattina registrano il maggior afflusso di clienti e le vendite maggiori – spiega ancora il Codacons – e questo grazie soprattutto ai turisti stranieri che come ogni anno approfittano dei saldi italiani per acquistare capi griffati .
ilpiccolo.it (Trieste), 05/01/2016 12:49
Saldi: Codacons, buona affluenza consumatori
Roma, 5 gen. – E’ buona l’ affluenza di consumatori presso centri commerciali, outlet e vie dello shopping nella prima giornata dei saldi invernali. A riferirlo e’ il Codacons, che sta monitorando attraverso i propri ispettori l’ andamento degli sconti di fine stagione nelle principali citta’ italiane. ‘Gia’ dalle prime ore di oggi si sono formate file di clienti davanti le boutique d’ alta moda delle principali citta’ e in generale la presenza di cittadini in cerca di occasioni e’ buona’, spiega il presidente Carlo Rienzi. ‘Tuttavia i consumatori sono orientati alla massima prudenza: si gira per negozi, si osservano i capi in vetrina e si monitorano i prezzi, ma ancora non si compra: in base ai dati raccolti dal Codacons non si e’ verificata al momento alcuna incremento delle vendite rispetto allo scorso anno, e il giro d’ affari rimane sostanzialmente stabile’. Outlet e boutique d’ alta moda sono gli esercizi che da stamattina registrano il maggior afflusso di clienti e le vendite maggiori – spiega ancora il Codacons – e questo grazie soprattutto ai turisti stranieri che come ogni anno approfittano dei saldi italiani per acquistare capi griffati .
gazzettadimodena.it, 05/01/2016 12:45
Saldi: Codacons, buona affluenza consumatori
Roma, 5 gen. – E’ buona l’ affluenza di consumatori presso centri commerciali, outlet e vie dello shopping nella prima giornata dei saldi invernali. A riferirlo e’ il Codacons, che sta monitorando attraverso i propri ispettori l’ andamento degli sconti di fine stagione nelle principali citta’ italiane. ‘Gia’ dalle prime ore di oggi si sono formate file di clienti davanti le boutique d’ alta moda delle principali citta’ e in generale la presenza di cittadini in cerca di occasioni e’ buona’, spiega il presidente Carlo Rienzi. ‘Tuttavia i consumatori sono orientati alla massima prudenza: si gira per negozi, si osservano i capi in vetrina e si monitorano i prezzi, ma ancora non si compra: in base ai dati raccolti dal Codacons non si e’ verificata al momento alcuna incremento delle vendite rispetto allo scorso anno, e il giro d’ affari rimane sostanzialmente stabile’. Outlet e boutique d’ alta moda sono gli esercizi che da stamattina registrano il maggior afflusso di clienti e le vendite maggiori – spiega ancora il Codacons – e questo grazie soprattutto ai turisti stranieri che come ogni anno approfittano dei saldi italiani per acquistare capi griffati .
nuovavenezia.it, 05/01/2016 12:44
Saldi: Codacons, buona affluenza consumatori
Roma, 5 gen. – E’ buona l’ affluenza di consumatori presso centri commerciali, outlet e vie dello shopping nella prima giornata dei saldi invernali. A riferirlo e’ il Codacons, che sta monitorando attraverso i propri ispettori l’ andamento degli sconti di fine stagione nelle principali citta’ italiane. ‘Gia’ dalle prime ore di oggi si sono formate file di clienti davanti le boutique d’ alta moda delle principali citta’ e in generale la presenza di cittadini in cerca di occasioni e’ buona’, spiega il presidente Carlo Rienzi. ‘Tuttavia i consumatori sono orientati alla massima prudenza: si gira per negozi, si osservano i capi in vetrina e si monitorano i prezzi, ma ancora non si compra: in base ai dati raccolti dal Codacons non si e’ verificata al momento alcuna incremento delle vendite rispetto allo scorso anno, e il giro d’ affari rimane sostanzialmente stabile’. Outlet e boutique d’ alta moda sono gli esercizi che da stamattina registrano il maggior afflusso di clienti e le vendite maggiori – spiega ancora il Codacons – e questo grazie soprattutto ai turisti stranieri che come ogni anno approfittano dei saldi italiani per acquistare capi griffati .
gazzettadireggio.it, 05/01/2016 12:40
Saldi: Codacons, buona affluenza consumatori
Roma, 5 gen. – E’ buona l’ affluenza di consumatori presso centri commerciali, outlet e vie dello shopping nella prima giornata dei saldi invernali. A riferirlo e’ il Codacons, che sta monitorando attraverso i propri ispettori l’ andamento degli sconti di fine stagione nelle principali citta’ italiane. ‘Gia’ dalle prime ore di oggi si sono formate file di clienti davanti le boutique d’ alta moda delle principali citta’ e in generale la presenza di cittadini in cerca di occasioni e’ buona’, spiega il presidente Carlo Rienzi. ‘Tuttavia i consumatori sono orientati alla massima prudenza: si gira per negozi, si osservano i capi in vetrina e si monitorano i prezzi, ma ancora non si compra: in base ai dati raccolti dal Codacons non si e’ verificata al momento alcuna incremento delle vendite rispetto allo scorso anno, e il giro d’ affari rimane sostanzialmente stabile’. Outlet e boutique d’ alta moda sono gli esercizi che da stamattina registrano il maggior afflusso di clienti e le vendite maggiori – spiega ancora il Codacons – e questo grazie soprattutto ai turisti stranieri che come ogni anno approfittano dei saldi italiani per acquistare capi griffati .
Reggionline, 05/01/2016 11:34
Anche a Reggio Emilia al via la stagione dei saldi invernali
Anche a Reggio Emilia al via la stagione dei saldi invernali By Redazione | 05 Gen 2016 Partono ufficialmente oggi, in città e provincia, i grandi sconti. Prezzi di media dimezzati, ma con la possibilità di comprare capi a costi ancora più bassi. I consigli anti truffa del Codacons Inizia oggi anche a Reggio Emilia la stagione dei saldi invernali REGGIO EMILIA – Anche nella nostra città (e in provincia) parte oggi la stagione dei saldi invernali, che comunque ha vissuto negli ultimi giorni del 2015 una sorta di prologo con alcuni commercianti che aveva esposto merce con prezzi ribassati del 30% attraverso le vendite promozionali. Come sempre, risulta improbabile fare adesso una stima di come andranno le cose, se i reggiani approfitteranno cioè di questi giorni di prezzi praticamente dimezzati oppure se, dopo i primi giorni effervescenti, la “libido shoppinara” calerà. Come detto, gli sconti dovrebbero aggirarsi di media intorno al 50% per le collezioni esposte, mentre si potrebbe salire con lo sconto in caso ci sia materiale da terminare nei magazzini. Affinché tutto si compia in modo legale e non ci siano brutte “sorprese” per i consumatori, gli agenti della polizia municipale reggiana monitoreranno la situazione, instensificando i controlli per vigilare sul rispetto delle regole. Nel solo 2015, in periodo di saldi, sono stati quasi 80 gli esercizi commerciali controllati; nel complesso, i commercianti reggiani hanno eseguito correttamente le operazioni richieste dalla legge con solo quattro verbali scattati a carico di altrettanti esercizi. La polizia municipale ricorda l’ importanza di seguire alcune regole a tutela del consumatore: “In primo luogo, prima dell’ acquisto, verificare che il capo in saldo abbia sempre esposto il prezzo iniziale non scontato, la percentuale di sconto e il prezzo finale. La merce in saldo, inoltre, deve essere separata da quella a prezzo pieno; qualora la merce acquistata in saldo presentasse dei difetti di fabbricazione, è sempre possibile procedere al cambio merce presentando lo scontrino fiscale”. Il decalogo del Codacons Puntuale, con l’ arrivo della stagione dei saldi, anche il decalogo dell’ associazione con consigli sugli acquisti a usufrutto dei consumatori. – Conservare sempre lo scontrino. Non è vero infatti che i capi in svendita non si possono cambiare. Anzi, il negoziante è obbligato a sostituire l’ articolo difettoso anche se dichiara che i capi in saldo non si possono cambiare. Se il cambio non è possibile, perché il prodotto è finito, avete diritto alla restituzione dei soldi (non a un buono). Si hanno due mesi di tempo, non 7 o 8 giorni, per denunciare il difetto. – Stare alla larga da quei negozi che avevano gli scaffali semivuoti poco prima dei saldi e che poi si sono magicamente riempiti dei più svariati articoli. Le vendite devono essere realmente di fine stagione. – È cosa utile anche confrontare i prezzi dei vari negozi. – Cercare di avere le idee chiare sulle spese da fare prima di entrare in negozio: così si è meno influenzabili dal negoziante. – Valutare la bontà dell’ articolo guardando l’ etichetta che descrive la composizione del capo d’ abbigliamento (le fibre naturali ad esempio costano di più delle sintetiche). Pagare un prezzo alto non significa comprare un prodotto di qualità. – Diffidare degli sconti superiori al 50%, spesso nascondono merce non proprio nuova, o prezzi vecchi falsi (si gonfia il prezzo vecchio così da aumentare la percentuale di sconto ed invogliare maggiormente all’ acquisto) e diffidare dei marchi molto simili a quelli noti. – Servirsi preferibilmente nei negozi di fiducia o acquistare merce della quale si conosce già il prezzo o la qualità in modo da poter valutare liberamente e autonomamente la convenienza dell’ acquisto. – Non acquistare nei negozi che non espongono il cartellino che indica il vecchio prezzo, quello nuovo ed il valore percentuale dello sconto applicato. Il prezzo deve essere inoltre esposto in modo chiaro e ben leggibile. – Controllare che fra la merce in saldo non ce ne sia di nuova a prezzo pieno. La merce in saldo deve essere separata in modo chiaro dalla nuova. Diffidare delle vetrine coperte da manifesti che non vi consentono di vedere la merce. – Non c’ è l’ obbligo di provare i capi ma il consiglio è di diffidare dei capi di abbigliamento che possono essere solo guardati. Nei negozi che espongono in vetrina l’ adesivo della carta di credito o del bancomat, il commerciante è obbligato ad accettare queste forme di pagamento anche per i saldi, senza oneri aggiuntivi.
Agi, 05/01/2016 11:34
Saldi: Codacons, buona affluenza consumatori
(AGI) – Roma, 5 gen. – E’ buona l’ affluenza di consumatori presso centri commerciali, outlet e vie dello shopping nella prima giornata dei saldi invernali. A riferirlo e’ il Codacons, che sta monitorando attraverso i propri ispettori l’ andamento degli sconti di fine stagione nelle principali citta’ italiane. “Gia’ dalle prime ore di oggi si sono formate file di clienti davanti le boutique d’ alta moda delle principali citta’ e in generale la presenza di cittadini in cerca di occasioni e’ buona”, spiega il presidente Carlo Rienzi. “Tuttavia i consumatori sono orientati alla massima prudenza: si gira per negozi, si osservano i capi in vetrina e si monitorano i prezzi, ma ancora non si compra: in base ai dati raccolti dal Codacons non si e’ verificata al momento alcuna incremento delle vendite rispetto allo scorso anno, e il giro d’ affari rimane sostanzialmente stabile”. Outlet e boutique d’ alta moda sono gli esercizi che da stamattina registrano il maggior afflusso di clienti e le vendite maggiori – spiega ancora il Codacons – e questo grazie soprattutto ai turisti stranieri che come ogni anno approfittano dei saldi italiani per acquistare capi griffati .
ilsecoloxix.com, 05/01/2016 11:13
consigli
È il grande giorno dei saldi: caccia all’ affare in tutta Italia
Leggi Abbonati Regala Articoli correlati Saldi al via col freddo ma per Federmoda è sempre troppo presto Saldi, aree blu e azzurre gratis il 5 e 6 gennaio Genova – La corsa è già partita il 2 gennaio in quattro regioni (Basilicata, Campania, Sicilia e Valle d’ Aosta), ma oggi segna lo start definitivo in tutte le altre Regioni compresa la Liguria : è il gran giorno dei saldi . Sulla chance doppia rappresentata dal tradizionale appuntamento di inizio anno con le vendite a prezzi ribassati – per i consumatori a caccia del buon affare, per i commercianti che intravedono la possibilità di dare fiato agli incassi – è già guerra di previsioni . Secondo le stime dell’ Ufficio Studi di Confcommercio, ogni famiglia spenderà 346 euro per l’ acquisto di capi d’ abbigliamento, calzature e accessori (il 3% in più rispetto all’ anno scorso), per un valore complessivo di 5,4 miliardi di euro. Non sono d’ accordo però le associazioni dei consumatori che negano la possibilità di un’ impennata dei consumi e denunciano vendite scontate in “sordina” un po’ dovunque. «La situazione delle famiglie è tale da non permettere nessuna impennata» dicono Adusbef e Federconsumatori che prevedono una spesa media di 179 euro, sottolineando la partenza tiepida dei saldi anticipati nelle quattro regioni dopo che i consumi natalizi sono scesi dell’ 1,6%. La gente gira per negozi ma non compra, è in sintesi il parere del Codacons secondo cui le vendite rimarranno stabili rispetto allo scorso anno, con una spesa sui 184 euro a famiglia. Sugli sconti punta invece la Confesercenti, certa che rappresentino una boccata di ossigeno per un settore ancora in crisi e che solo nell’ ultimo anno ha visto la chiusura di 10mila negozi di moda, 27 al giorno, a fronte di meno di 5mila nuove aperture. Non mancano i consigli per evitare bufale . Altroconsumo ricorda che la garanzia vale per due anni dall’ acquisto anche per la merce in saldo. Prestare quindi attenzione agli scontrini di carta chimica , potrebbero deteriorarsi. Il consiglio è di fotocopiarli. Inoltre, la garanzia va fatta valere entro sessanta giorni dal momento in cui scopri il difetto del prodotto che hai acquistato. Un negoziante convenzionato con una carta di credito è tenuto ad accettarla sempre, anche in periodo di saldi. I prezzi esposti vincolano il venditore : se alla cassa viene praticato un prezzo o uno sconto diverso da quello indicato, farlo notare. In casi estremi, per tutelare i propri diritti rivolgersi alla polizia municipale.
teodoro chiarelli
giornaledibrescia.it, 05/01/2016 10:19
italia ed estero
Saldi al via: ecco cosa fare per muoversi al meglio
Via ufficiale ai saldi oggi, martedì, anche a Brescia . E l’ «ufficiale» è d’ obbligo, se è vero quel che dichiara il Codacons : già nei giorni scorsi un negozio su tre in Italia praticava sconti dal 20 al 40%, proponendoli direttamente ai clienti al momento dell’ acquisto, accogliendo le richieste degli stessi o inviando ai più affezionati sms o mail con la promessa di prezzi speciali . Un prezioso consiglio da parte delle associazioni dei consumatori è quello di non fermarsi al primo negozio ma confrontare i prezzi applicati in diversi punti vendita. È inoltre consigliato diffidare delle vetrine coperte da manifesti che non consentono di vedere la merce e di negozi che praticano sconti eccessivi, pari o superiori al 60%. Utile poi controllare accuratamente il cartellino , su cui devono essere riportati, in modo leggibile, sia il vecchio prezzo sia quello nuovo , oltre alla percentuale dello sconto. Da giugno 2014, va ricordato, i commercianti hanno l’ obbligo di accettare pagamento con carte di credito o bancomat tramite Pos per cifre superiori a 30 euro. I prodotti in saldo devono essere sì di fine stagione, ma dell’ anno in corso e non delle stagioni degli anni passati. Infine – anche se il cambio del prodotto non è obbligatorio, ma a discrezione del negoziante – è consigliabile conservare lo scontrino quale prova di acquisto in caso di merce fallata o non conforme. In caso di problemi o «bufale», il suggerimento è di rivolgersi alla Polizia locale , all’ ufficio comunale per il Commercio o ad un’ associazione di consumatori . riproduzione riservata © www.giornaledibrescia.it.
la redazione
ViviEnna, 05/01/2016 10:06
Morire di parto
Morire mentre ci si appresta a mettere al mondo un bimbo; morire portando con sé anche la creatura che si ha in grembo. Sembravano eventi da consegnare al passato e invece per cinque volte in pochi giorni la tragedia si è ripetuta nelle cattedrali della sanità nordica. Gli ispettori evocati dalla Lorenzin dichiareranno la casualità, casualmente avvenuta sotto le feste, certo non da addebitarsi ai tagli strutturali e alla riduzione del personale, improvvidamente impreparato agli imprevisti. La colpa è dell’ avverso destino, che rema contro le riforme necessarie all’ ammodernamento del paese Italia. Cinque morti di parto in sette giorni è solo un caso statistico. Le stime dell’ Istituto superiore di sanità parlano di 50 decessi per parto l’ anno, dati in linea con gli altri paesi europei. La colpa è della malasorte se da Natale ai primi giorni del nuovo anno negli ospedali italiani del nord si sono registrate cinque morti per parto, in quattro casi dei quali a morire è stato anche il feto. E’ colpa del caso se il test di trombofilia ereditaria, definito salvavita in gravidanza, non è obbligatorio nei casi sospetti. In Italia i decessi materni sono 50 l’ anno per emorragie post partum, disordini ipertensivi e tromboembolie, circa 10 casi ogni 100mila nascite. Il Codacons però sostiene che cinque morti in sette giorni non siano affatto un caso e che l’ unica misura utile per evitare simili tragedie è prevenire, migliorando il servizio offerto dai nosocomi italiani. In Italia dunque il tasso di natalità è fra i più bassi, ma persiste inalterato il rischio di morte “di parto”. Prevenire sarebbe necessario, ma non si previene. Si fanno controlli mensili negli studi privati di rinomati ginecologi. Tanto rinomati quanto costosi, e si spera che il loro nome serva a serbarci almeno un letto in reparto. Sarà il caso a fare tutto il resto. Gabriella Grasso.
gabriella grasso
4 Minuti, 05/01/2016 10:06
Saldi 2016, conto alla rovescia ma è già guerra di cifre
via anche roma e milano. per consumatori vendite fiacche
Saldi 2016, conto alla rovescia ma è già guerra di cifre Italia, 05/01/2016 Via anche Roma e Milano. Per consumatori vendite fiacche Conto alla rovescia per il via ufficiale domani dei saldi invernali 2016. La corsa è già partita il 2 gennaio in quattro regioni (Basilicata, Campania, Sicilia e Valle d’ Aosta) ma il 5 gennaio segna lo start definitivo in tutte le altre Regioni, Lazio e Lombardia comprese. Sulla chance ‘doppia’ rappresentata dal tradizionale appuntamento di inizio anno con le vendite a prezzi ribassati – per i consumatori a caccia del buon affare, per i commercianti che intravedono la possibilità di dare fiato agli incassi – è già guerra di previsioni. Comunque un test importante. Secondo le stime dell’ Ufficio Studi di Confcommercio, ogni famiglia spenderà 346 euro per l’ acquisto di capi d’ abbigliamento, calzature e accessori (il 3% in più rispetto all’ anno scorso), per un valore complessivo di 5,4 miliardi di euro. “I saldi sono occasioni importanti per i consumatori – dice Renato Borghi, presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio – e fondamentali per gli operatori commerciali per dare continuità a quei piccoli, quasi impercettibili, segnali di ripresa. Con questo tipo di vendita, aumentano i ricavi, ma diminuiscono i margini”. Non sono d’ accordo però le associazioni dei consumatori che negano la possibilità di un’ impennata dei consumi e denunciano vendite scontate in ‘sordina’ un pò dovunque. ”La situazione delle famiglie è tale da non permettere nessuna impennata” dicono Adusbef e Federconsumatori che prevedono una spesa media di 179 euro, sottolineando la partenza ‘tiepida’ dei saldi anticipati nelle quattro regioni dopo che ”i consumi natalizi sono scesi dell’ 1,6%”. La gente gira per negozi ma non compra, è in sintesi il parere del Codacons secondo cui le vendite ”rimarranno stabili rispetto allo scorso anno, con una spesa sui 184 euro a famiglia”. Sugli sconti punta invece la Confesercenti, certa che rappresentino una “boccata di ossigeno per un settore ancora in crisi e che solo nell’ ultimo anno ha visto la chiusura di 10mila negozi di moda, 27 al giorno”, a fronte di meno di 5mila nuove aperture. Sui saldi dell’ inverno 2016, che si preannunciano ‘blindati’ nelle grandi città, Roma in testa con task force e il piano ‘shopping sicuro’, fioccano intanto i consigli per evitare bufale. Altroconsumo ricorda che ”la garanzia vale per due anni dall’ acquisto anche per la merce in saldo. Prestare quindi attenzione agli scontrini di carta chimica, potrebbero deteriorarsi. Il consiglio è di fotocopiarli”. Inoltre, la garanzia va fatta valere entro sessanta giorni dal momento in cui scopri il difetto del prodotto che hai acquistato. Un negoziante convenzionato con una carta di credito è tenuto ad accettarla sempre, anche in periodo di saldi I prezzi esposti vincolano il venditore: se alla cassa viene praticato un prezzo o uno sconto diverso da quello indicato, farlo notare. Per tutelare i propri diritti è possibile rivolgersi alla polizia municipale. Commenta l’ articolo.
Quotidiano di Puglia, 05/01/2016 10:04
i dieci consigli del codacons per fare acquisti in sicurezza
Prezzi e cartelli, attenti alle truffe
• Tornano i saldi e puntuali tornano anche i consigli per gli acquisti. Non si tratta di pubblicità, ma di un vero e proprio vademecum per non rischiare fregature. I suggerimenti sono destinati alle famiglie, una su due secondo il Codacons (il 45%), che approfitteranno dei saldi sì, ma per acquisti mirati e con un budget che resterà sostanzialmente pari a quello dello scorso anno: 184 euro a famiglia. Evitare fregature dunque si può, dice il Codacons basta seguire dieci semplici regole: conservare sempre lo scontrino. Non è vero infatti che i capi in svendita non si possono cambiare, anzi il negoziante è obbligato a sostituire l’ articolo se difettoso. Solo il cambio di taglia o articolo può essere lasciato alla discrezionalità del commerciante. Le vendite devono essere realmente di fine stagione: la merce posta in vendita sotto la voce “Saldo” deve essere l’ avanzo di quella della stagione che sta finendo e non fondi di magazzino. Nei giorni che precedono i saldi sarebbe meglio appuntare il costo dell’ articolo da acquistare per constatarne l’ effettivo ribasso. Occhio ai cartellini dei prezzi che devono riportare il prezzo pieno e quello scontato Cercare di avere le idee chiare sulle spese da fare prima di entrare in negozio: così si è meno influenzabili dal negoziante e si corre meno il rischio di tornare a casa colmi di cose. Diffidare degli sconti superiori al 50/60% perché spesso nascondono merce non proprio nuova. Servirsi preferibilmente nei negozi di fiducia. Non acquistare nei negozi che non espongono il cartellino che indica il vecchio prezzo, quello nuovo ed il valore percentuale dello sconto applicato. Il prezzo, infatti, deve essere inoltre esposto in modo chiaro e ben leggibile. Far provare i capi non è d’ obbligo, ma certamente è bene diffidare dei capi di abbigliamento che possono essere solo guardati. Anche nel periodo di saldi i pagamenti possono essere effettuati con carta di credito o bancomat (se accettati normalmente dal negoziante). Infine, se pensate di avere preso una fregatura rivolgetevi al Coda cons, oppure chiamate i vigili urbani.
Blogo, 05/01/2016 09:43
Saldi al via in tutte le regioni da oggi 5 gennaio
shares Like Tweet +1 Mail Oggi 5 gennaio i saldi invernali 2016 iniziano in tutta Italia dopo che il 2 gli sconti di fine stagione erano partiti in Basilicata, Campania, Sicilia e Valle d’ Aosta. Èd è già guerra di previsioni tra Confcommercio e consumatori, con il Codacons invita per l’ ennesima volta il governo a liberalizzare i saldi. Secondo l’ ufficio studi di Confcommercio, ogni famiglia spenderà in media 346 euro per l’ acquisto di abbigliamento, calzature e accessori (il 3% in più sul 2014), per un totale di 5,4 miliardi di euro. Molto meno la spesa prevista dalla associazioni dei consumatori che parlano di vendite scontate in “sordina” iniziate già durante il periodo natalizio un pò ovunque. ”La situazione delle famiglie è tale da non permettere nessuna impennata” secondo Adusbef e Federconsumatori che prevedono una spesa media di 179 euro, dopo che ”i consumi natalizi sono scesi dell’ 1,6%”. Secondo il Codacons al governo non resta che liberalizzare gli sconti: “In realtà gli sconti sono già partiti da giorni in tutti i negozi, a dimostrazione di come la legge sui saldi sia ampiamente superata e obsoleta. Le vendite non faranno registrare l’ andamento positivo segnato a Natale, quando i consumi delle famiglie sono saliti del 3%, e si manterranno stabili rispetto allo scorso anno, con una spesa media pari a 184 euro a famiglia” Per il Codacons il 45% delle famiglie italiane comunque approfitterà degli sconti invernali ma va fatta molta attenzione, il rischio di prendere fregature sui prezzi in saldo è “assai elevato”. “Speriamo che questo sia l’ ultimo anno di saldi, perché l’ attuale normativa non aiuta né il commercio, né i consumatori Gli sconti vanno liberalizzati lasciando agli esercenti la piena libertà di scegliere quando e come scontare la propria merce, moltiplicando così le occasioni di acquisto e incentivando gli acquisti” dice il presidente del Codacons Carlo Rienzi. Saldi invernali 2016: le 10 regole del Codacons Il decalogo per non prendere fregature. Ecco il calendario degli sconti invernali 2016 , con la durata regione per regione con le vendite a prezzi di saldo. Abruzzo 5 gennaio – 5 marzo Basilicata: 2 gennaio – 2 marzo Calabria: 5 gennaio – 5 marzo Campania: 2 gennaio – 2 marzo Emilia Romagna: 5 gennaio per 60 giorni Lazio: 5 gennaio – 15 febbraio Liguria: 5 gennaio – 18 febbraio Lombardia: 5 gennaio per 60 giorni Marche 5 gennaio – 1 marzo Molise: 5 gennaio per 60 giorni Piemonte: 5 gennaio per otto settimane Puglia: 5 gennaio – 28 febbraio Toscana: 5 gennaio – 5 marzo Umbria: 5 gennaio per 60 giorni Veneto: 5 gennaio – 28 febbraio Friuli Venezia Giulia: 5 gennaio – 31 marzo Sardegna: 5 gennaio per 60 giorni Sicilia: 2 gennaio – 15 marzo Valle d’ Aosta 2 gennaio – 31 marzo.
renato marino
ilgiorno.com, 05/01/2016 09:29
Milano, 5 gennaio 2016 – Al via, oggi, i saldi invernali in Lombardia.
Milano, 5 gennaio 2016 – Al via, oggi, i saldi invernali in Lombardia. Il Codacons spiega, però, che gli sconti sono già partiti da giorni in tutti i negozi, a dimostrazione di come la legge sui saldi sia ampiamente superata e obsoleta. Le vendite non faranno registrare l’ andamento positivo segnato a Natale, quando i consumi delle famiglie sono saliti del 3%, e si manterranno stabili rispetto allo scorso anno, con una spesa media pari a 184 euro a famiglia. Quasi una famiglia su due (il 45%) approfitterà degli sconti ma, avvisa il Codacons, occorre prestare massima attenzione, perché il rischio di incappare in fregature è assai elevato. “Speriamo che questo sia l’ ultimo anno di saldi, perché l’ attuale normativa non aiuta né il commercio, né i consumatori – afferma il presidente Carlo Rienzi – gli sconti vanno liberalizzati lasciando agli esercenti la piena libertà di scegliere quando e come scontare la propria merce, moltiplicando così le occasioni di acquisto e incentivando gli acquisti”. 10 CONSIGLI D’ ORO – Come ogni anno il Codacons diffonde il decalogo con i 10 consigli d’ oro per evitare fregature durante i saldi e fare acquisti in tutta sicurezza. Per prima cosa, conservare sempre lo scontrino: il negoziante è obbligato a sostituire l’ articolo difettoso anche se dichiara che i capi in saldo non si possono cambiare. Se il cambio non è possibile, ad esempio perché il prodotto è finito, avete diritto alla restituzione dei soldi (non ad un buono). Si hanno due mesi di tempo, non 7 o 8 giorni, per denunciare il difetto. Le vendite devono essere realmente di fine stagione: stare alla larga da quei negozi che avevano gli scaffali semivuoti poco prima dei saldi e che poi si sono magicamente riempiti dei più svariati articoli. È improbabile, per non dire impossibile, che a fine stagione il negozio sia provvisto, per ogni tipo di prodotto, di tutte le taglie e colori. Girare. Nei giorni che precedono i saldi andare nei negozi a cercare quello che interessa, segnandone il prezzo; si può così verificare l’ effettività dello sconto praticato ed andare a colpo sicuro, evitando inutili code. Non fermarsi mai al primo negozio che propone sconti ma confrontare i prezzi con quelli esposti in altri esercizi. Cercare di avere le idee chiare sulle spese da fare prima di entrare in negozio: così si è meno influenzabili dal negoziante e si corre meno il rischio di tornare a casa colmi di cose, magari anche a buon prezzo, ma delle quali non si aveva alcun bisogno. Valutare la bontà dell’ articolo guardando l’ etichetta che descrive la composizione del capo d’ abbigliamento (le fibre naturali ad esempio costano di più delle sintetiche). Pagare un prezzo alto non significa comprare un prodotto di qualità. Inoltre, d iffidare dei marchi molto simili a quelli noti. Diffidare degli sconti superiori al 50% , spesso nascondono merce non proprio nuova, o prezzi vecchi falsi. Servirsi preferibilmente nei negozi di fiducia o acquistare merce della quale si conosce gia’ il prezzo o la qualita’ in modo da poter valutare liberamente e autonomamente la convenienza dell’ acquisto. Non acquistare nei negozi che non espongono il cartellino che indica il vecchio prezzo, quello nuovo ed il valore percentuale dello sconto applicato. Il prezzo deve essere inoltre esposto in modo chiaro e ben leggibile. Controllare che fra la merce in saldo non ce ne sia di nuova a prezzo pieno. La merce in saldo deve essere separata in modo chiaro dalla “nuova”. Diffidare delle vetrine coperte da manifesti che non vi consentono di vedere la merce. Prova dei capi: non c’ è l’ obbligo. È rimesso alla discrezionalita’ del negoziante. Il consiglio è di diffidare dei capi di abbigliamento che possono essere solo guardati. Nei negozi che espongono in vetrina l’ adesivo della carta di credito o del bancomat, il commerciante è obbligato ad accettare queste forme di pagamento anche per i saldi, senza oneri aggiuntivi. Infine, se pensate di avere preso una fregatura rivolgetevi al Codacons, oppure chiamate i vigili urbani. RIPRODUZIONE RISERVATA.
larepubblica.it (Bari), 05/01/2016 09:22
Puglia, scatta la corsa ai saldi: navette gratuite e controlli per lo shopping dell’ Epifania
Pubblicità ingannevoli, prezzi ribassati sui cartellini, promozioni camuffate con simboli e messaggi in codice. Alla vigilia dei saldi, sono state undici le attività commerciali sanzionate a Bari dalla polizia municipale. La corsa agli affari è cominciata. Un avvio a metà settimana, quest’ anno, e non come consuetudine nel primo sabato di gennaio, per permettere a commessi e operatori commerciali di trascorrere Capodanno in famiglia, e non in negozio, ad allestire le vetrine. “Gli esercenti applicano da giorni sconti medi dal 20 al 40%, proponendoli direttamente ai consumatori in fase di acquisto”, aveva denunciato la scorsa settimana il Codacons, che stima come spesa media per i saldi 2016, 184 euro a famiglia. Più ottimistiche le previsioni di Confcommercio, secondo cui nei prossimi mesi si arriverà fino a 346 euro. Lo scorso sabato 2 gennaio, però, sono partiti i controlli della polizia municipale, come sollecitato anche dall’ assessorato allo sviluppo economico del comune. Undici le multe, del valore di mille euro, ai danni di attività nei centri commerciali e del borgo murattiano: con fantasiosi escamotage o pubblicità manifeste, promuovevano nei fatti i saldi, senza autorizzazione. Per il giorno dell’ Epifania, l’ Amtab ha predisposto l’ apertura straordinaria dei park&ride, per permettere a chi vorrà raggiungere le vie dello shopping di evitare code e traffico in centro.
Lux Gallery, 05/01/2016 09:19
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Saldi inverno 2016, le date
il momento preferito dalle shopaholic
Non sempre i regali di Natale risultano essere azzeccatissimi. Ecco perchè i saldi arrivano proprio nel momento giusto: per concedersi un dono su misura , per di più ad un prezzo vantaggioso. Da oggi, 5 gennaio , il primo giorno feriale che precede l’ Epifania , sono in programma i tanto attesi saldi di fine stagione , il momento dell’ anno più atteso da tutti i shop-addicted . Le fashion victim più accanite sono già pronte a mettersi in fila e sfoderare gli artigli per accaparrarsi i capi più belli delle collezioni autunno inverno 2015-2016. In realtà, ad aprire le danze, ci hanno pensato sabato 2 gennaio quattro regioni italiane: Campania , Valle d’ Aosta , Basilicata e Sicilia . Secondo le stime dell’ associazione Confcommercio durante la finestra dei saldi invernali del 2016 (che durerà 60 giorni in molte regioni), ogni famiglia italiana in media spenderà 346 euro per acquistare vestiti, calzature e altri prodotti e accessori scontati: si parla quindi di un valore totale di mercato attorno ai 5,4 miliardi di eur o (il 3 per cento in più rispetto all’ anno scorso). Per evitare fregature durante i saldi e fare acquisti in tutta sicurezza, come ogni anno, il Codacons diffonde il decalogo con i 10 consigli d’ oro. 1) Conservare sempre lo scontrino : non è vero che i capi in svendita non si possono cambiare. Il negoziante è obbligato a sostituire l’ articolo difettoso anche se dichiara che i capi in saldo non si possono cambiare. Se il cambio non è possibile, ad esempio perché il prodotto è finito, avete diritto alla restituzione dei soldi (non ad un buono). Si hanno due mesi di tempo, non 7 o 8 giorni, per denunciare il difetto. 2) Le vendite devono essere realmente di fine stagione : la merce posta in vendita sotto la voce saldo deve essere l’ avanzo di quella della stagione che sta finendo e non fondi di magazzino. Stare alla larga da quei negozi che avevano gli scaffali semivuoti poco prima dei saldi e che poi si sono magicamente riempiti dei più svariati articoli. È improbabile, per non dire impossibile, che a fine stagione il negozio sia provvisto, per ogni tipo di prodotto, di tutte le taglie e colori. 3) Nei giorni che precedono i saldi andare nei negozi a cercare quello che interessa, segnandone il prezzo ; si può così verificare l’ effettività dello sconto praticato e andare a colpo sicuro, evitando inutili code. Non fermarsi mai al primo negozio che propone sconti ma confrontare i prezzi con quelli esposti in altri esercizi. 4) Cercare di avere le idee chiare sulle spese da fare prima di entrare in negozio: così si è meno influenzabili dal negoziante e si corre meno il rischio di tornare a casa colmi di cose, magari anche a buon prezzo, ma delle quali non si aveva alcun bisogno. Valutare la bontà dell’ articolo guardando l’ etichetta che descrive la composizione del capo d’ abbigliamento (le fibre naturali ad esempio costano di più delle sintetiche). Pagare un prezzo alto non significa comprare un prodotto di qualità. Diffidare dei marchi molto simili a quelli noti. 5) Diffidare degli sconti superiori al 50% , spesso nascondono merce non proprio nuova, o prezzi vecchi falsi (si gonfia il prezzo vecchio così da aumentare la percentuale di sconto ed invogliare maggiormente all’ acquisto). Un commerciante, salvo nell’ alta moda, non può avere, infatti, ricarichi così alti e dovrebbe vendere sottocosto. 6) Servirsi preferibilmente nei negozi di fiducia o acquistare merce della quale si conosce già il prezzo o la qualità in modo da poter valutare liberamente e autonomamente la convenienza dell’ acquisto. 7) Non acquistare nei negozi che non espongono il cartellino che indica il vecchio prezzo , quello nuovo e il valore percentuale dello sconto applicato. Il prezzo deve essere inoltre esposto in modo chiaro e ben leggibile. Controllare che fra la merce in saldo non ce ne sia di nuova a prezzo pieno. La merce in saldo deve essere separata in modo chiaro dalla nuova. Diffidare delle vetrine coperte da manifesti che non vi consentono di vedere la merce. 8) Diffidare dei capi di abbigliamento che possono essere solo guardati. 9) Nei negozi che espongono in vetrina l’ adesivo della carta di credito o del bancomat, il commerciante è obbligato ad accettare queste forme di pagamento anche per i saldi, senza oneri aggiuntivi. 10) Se pensate di avere preso una fregatura rivolgetevi al Codacons, oppure chiamate i vigili urbani. Ecco il calendario completo Abruzzo 5 gennaio-5 marzo Basilicata 5 gennaio-2 marzo Calabria 5 gennaio-5 marzo Campania 5 gennaio-31 marzo Emilia Romagna 5 gennaio-5 marzo Friuli 5 gennaio-31 marzo Lazio 5 gennaio-15 febbraio Liguria 5 gennaio-18 febbraio Lombardia 5 gennaio-5 marzo Marche 5 gennaio-1 marzo Molise 5 gennaio-5 marzo Piemonte 5 gennaio-28 febbraio Puglia 5 gennaio-28 febbraio Sardegna 5 gennaio-5 marzo Toscana 5 gennaio-5 marzo Trentino Alto Adige 5 gennaio-a discrezione commercianti Umbria 5 gennaio-5 marzo Valle d’ Aosta 5 gennaio-a discrezione commercianti Veneto 5 gennaio-28 febbraio Sicilia 2 gennaio-15 marzo.
larepubblica.it (Milano), 05/01/2016 09:10
Trasporti, il 2016 si apre con una stangata. Autostrade, Alta velocità , aerei e taxi: la mappa dei rincari in Lombardia
Anno nuovo, tariffe nuove. E rincarate. In Lombardia è il settore dei trasporti quello più colpito dai balzelli scattati dal primo gennaio. Autostrade, treni veloci, taxi, aerei costeranno di più. E anche la rete ferroviaria regionale che sposta ogni giorno 700mila pendolari potrebbe subire manovre al rialzo già nei prossimi mesi. Autostrade. Il record della stangata spetta alla Milano-Torino. È la Satap, concessionaria dei 142 chilometri di tratta, a registrare l’ incremento di oltre il 6,5 percento del pedaggio. Il più consistente d’ Italia. Per dire, se fino al 31 dicembre fare casello-casello costava 14,10 euro, da gennaio si è iniziato a pagare 15,40 euro. Un ritocco significativo che, secondo l’ Aiscat, sarebbe giustificato dal piano di investimenti per l’ ammodernamento della tratta. E questa non è l’ unica manovra. Perché per andare in auto fino alla capitale, da Milano sud a Roma Nord si devono sborsare 40 centesimi in più: dai 40,60 euro pagati al casello fino a ieri ai 41 attuali. Delle grandi direttrici dal nord solo la Milano-Venezia resta invariata, costava (e costa ancora) 23.40 euro: la tratta è gestita da diversi operatori e per il 2016 non sono previsti balzelli, se ne riparlerà il prossimo anno. Teem e Pedemontana. Su sei concessionarie a cui il governo ha accordato l’ aumento, quattro ricadono soprattutto sulla Lombardia. È aumentata la Teem, +2,10 per cento sui pedaggi riscossi per percorrere la Tangenziale est esterna milanese, inaugurata meno di un anno fa. E pure l’ 1 per cento in più sul costo della (semideserta) Pedemontana lombarda. Aumenti anche contenuti, questi, ma che comunque su chi percorre queste strade con frequenza possono avere un impatto e che, in ogni caso, hanno motivazioni oscure, almeno per i consumatori. “È incomprensibile che le strade continuino ad aumentare anche perché alla fine sono qualcosa di pubblico – attacca il presidente milanese del Codacons, Marco Maria Donzelli – qualcuno ci spieghi dove finiscono questi rincari, per sovvenzionare quali opere: è un’ operazione di trasparenza dovuta ai cittadini che sono inconsapevoli del fine ultimo di queste manovre”. Treni. Anche per chi sceglie il treno viaggiare costerà di più. Trenitalia ha deciso un incremento medio del 2,7 per cento dell’ Alta velocità, che per alcune tratte sale ulteriormente: come per la Roma-Milano, dove i rincari diventano del 3,5 per cento. Così, la tariffa base tra le due città (offerte escluse) passa da 86 a 89 euro. Rincari anche sulla Milano-Torino: nel 2015 a 30 euro, oggi a 32, con il carnet da 10 corse che da 240 è cresciuto a 256. I pendolari, per ora, sono salvi. Ma un ritocco alle tariffe di Trenord sembra essere solo questione di tempo. Per la primavera, al più tardi l’ estate, la Regione sta considerando un innalzamento di circa il 4 per cento. Taxi. Anche per chi usa i taxi c’ è un rincaro già operativo. La tariffa fissa da Milano a Malpensa è passata da 90 a 95 euro, così ha stabilito una delibera regionale a ridosso di Natale. Un aumento in realtà già previsto da vecchi accordi con la categoria, che avrebbe già dovuto scattare nel 2015 ma che si decise di congelare fino a Expo conclusa. Ma su questo caso c’ è un paradosso: pur già in vigore la nuova tariffa, i tassisti stanno ancora applicando la vecchia perché Regione e Comune non hanno distribuito vetrofanie e cartelli da appendere a bordo e da mostrare al cliente qualora dovesse contestare il conto. Aerei. Prezzi più cari anche per volare. Perché dal 2016 è aumentata di 2,5 euro l’ addizionale comunale aeroportuale. Si tratta di una parte delle tasse aeroportuali, che si stima che in Italia pesino per oltre il 67 per cento sul costo totale del biglietto. Imposta per gli imbarchi, Iva, ‘corrispettivi’ per i controlli di sicurezza e antincendio, tassa per i Comuni dove sorge lo scalo. E, in buona parte, contributo per i cassintegrati delle compagnie: in questo caso si tratta di quelli di Alitalia. Il balzello è passato così a 9 euro, addirittura 10 se si ritorna a Milano da Ciampino o Fiumicino. E peserà di più su chi sceglie di viaggiare con compagnie low cost.
La Gazzetta del Mezzogiorno (ed. Lecce), 05/01/2016 08:33
I consigli del Codacons Il decalogo per evitare «sorprese»
Partono ufficialmente oggi i tanto attesi saldi invernali, anche se le promozioni hanno di fatto avuto inizio già dopo la corsa ai regali di Natale. Nei negozi pare si respiri aria di ottimismo, perché le prospettive positive dei prossimi due mesi parlano di una rimonta delle percentuali di vendita, rispetto a quelle registrate negli ultimi periodi. A confermare queste previsioni è il Codacons che, in base all’ indagine effettuata sulla propensione all’ acquisto durante i saldi a livello nazionale, ha rilevato una leggera crescita nel numero di famiglie che deciderà acquistare articoli in saldo. Come sempre, però, bisogna stare attenti, perché l’ in ganno è dietro l’ angolo. E a mettere in guardia i consumatori ci pensa come ogni anno il prezioso decalogo del Codacons che mette al riparo da possibili falsi affari. Queste le dieci regole d’ oro per evitare «fregature» durante i saldi e fare acquisti in tutta sicurezza: 1) conservare sempre lo scontrino: non è vero che i capi in svendita non si possono cambiare; 2) le vendite devono essere realmente di fine stagione: la merce posta in vendita sotto la voce “Saldo” deve essere l’ avanzo di quella della stagione che sta finendo e non fondi di magazzino; 3) nei giorni che precedono i saldi, andare nei negozi a cercare quello che interessa, segnandone il prezzo; 4) cercare di avere le idee chiare sulle spese da fare prima di entrare in negozio; 5) diffidare degli sconti superiori al 50-60%, spesso nascondono merce non proprio nuova, o prezzi vecchi falsi; 6) servirsi preferibilmente nei negozi di fiducia o acquistare merce della quale si conosce già il prezzo o la qualità; 7) non acquistare nei negozi che non espongono il cartellino che indica il vecchio prezzo; 8) diffidare dei capi di abbigliamento che possono essere solo guardati e non provati; 9) nei negozi che espongono in vetrina l’ adesivo della carta di credito o del bancomat, il commerciante è obbligato ad accettare queste forme di pagamento anche per i saldi, senza oneri aggiuntivi; 10) se pensate di avere preso una fregatura rivolgetevi al Codacons, oppure chiamate i vigili urbani.
Msn, 05/01/2016 06:57
È il grande giorno dei saldi: caccia all’affare in tutta Italia
È il grande giorno dei saldi: caccia all’affare in tutta Italia Obama tira dritto: Avanti con il decreto sulle armi © Fornito da La Stampa La corsa è già partita il 2 gennaio in quattro regioni (Basilicata, Campania, Sicilia e Valle d’Aosta), ma oggi segna lo start definitivo in tutte le altre Regioni: è il gran giorno dei saldi. Sulla chance doppia rappresentata dal tradizionale appuntamento di inizio anno con le vendite a prezzi ribassati – per i consumatori a caccia del buon affare, per i commercianti che intravedono la possibilità di dare fiato agli incassi – è già guerra di previsioni. Secondo le stime dell’Ufficio Studi di Confcommercio, ogni famiglia spenderà 346 euro per l’acquisto di capi d’abbigliamento, calzature e accessori (il 3% in più rispetto all’anno scorso), per un valore complessivo di 5,4 miliardi di euro. Non sono d’accordo però le associazioni dei consumatori che negano la possibilità di un’impennata dei consumi e denunciano vendite scontate in “sordina†un po’ dovunque. «La situazione delle famiglie è tale da non permettere nessuna impennata» dicono Adusbef e Federconsumatori che prevedono una spesa media di 179 euro, sottolineando la partenza tiepida dei saldi anticipati nelle quattro regioni dopo che i consumi natalizi sono scesi dell’1,6%. La gente gira per negozi ma non compra, è in sintesi il parere del Codacons secondo cui le vendite rimarranno stabili rispetto allo scorso anno, con una spesa sui 184 euro a famiglia. Sugli sconti punta invece la Confesercenti, certa che rappresentino una boccata di ossigeno per un settore ancora in crisi e che solo nell’ultimo anno ha visto la chiusura di 10mila negozi di moda, 27 al giorno, a fronte di meno di 5mila nuove aperture. Non mancano i consigli per evitare bufale. Altroconsumo ricorda che la garanzia vale per due anni dall’acquisto anche per la merce in saldo. Prestare quindi attenzione agli scontrini di carta chimica, potrebbero deteriorarsi. Il consiglio è di fotocopiarli. Inoltre, la garanzia va fatta valere entro sessanta giorni dal momento in cui scopri il difetto del prodotto che hai acquistato. Un negoziante convenzionato con una carta di credito è tenuto ad accettarla sempre, anche in periodo di saldi. I prezzi esposti vincolano il venditore: se alla cassa viene praticato un prezzo o uno sconto diverso da quello indicato, farlo notare. In casi estremi, per tutelare i propri diritti rivolgersi alla polizia municipale. ALTRO SU MSN:
La Sicilia, 05/01/2016 06:30
Lorenzin: «Per abbassare i rischi sarà creata una rete d’ emergenza»
«senza deroghe la chiusura punti nascita con meno di 500 parti l’ anno»
ROMA. Un susseguirsi di decessi – quello che ha coinvolto cinque donne in stato di gravidanza negli ultimi sette giorni in diversi ospedali italiani – che potrebbe, molto probabilmente, essere frutto di una «drammatica casualità». Ne è convinta il ministro della Salute Beatrice Lorenzin che, a conferma di ciò, ha annunciato ieri come i primi risultati che stanno arrivando dagli ispettori ministeriali «riguardano il caso di Torino, dove non risultano delle responsabilità dirette dell’ Ospedale Sant’ Anna». E da Brescia il direttore generale degli Spedali Civili Ezio Belleri fa sapere che Giovanna Lazzari, la mamma trentenne morta con la bimba che aveva in grembo, è deceduta a causa di un’ infezione batterica. Primi risultati resi noti proprio nel giorno in cui si è celebrato il funerali di Angela Nesta, deceduta in sala parto al Sant’ Anna con la sua bimba: una sola bara coperta di fiori bianchi per le salme di mamma e figlia. Sempre ieri, anche il funerale di Giovanna Lazzari, la madre di 30 anni morta a Brescia all’ ottavo mese di gravidanza con la figlia che aveva in grembo. Forte il richiamo del ministro: anche a fronte di tragiche casualità, ha detto, «bisogna però dare delle risposte e, dunque, indagare caso per caso. Stiamo anche investigando – ha spiegato – su tutta la fase precedente all’ arrivo in ospedale, della puerpera di Torino come delle altre; bisogna verificare che non ci siano stati degli errori nelle procedure di intervento durante l’ accesso in ospedale e durante la presa in carico del paziente e verificare anche quello che è avvenuto prima. Questo perché, pur avendo noi una bassa casistica di donne morte durante il parto, dobbiamo abbassarla il più possibile». Il punto, ha quindi avvertito, è che «bisogna partorire in strutture sicure», ma nei territori in cui ciò non è possibile «deve esserci una rete di emergenza in grado di intervenire». Per questo, la battaglia per i centri nascita “in sicurezza” – con la chiusura sen Numero di madri morte ogni 100.000 nati vivi 80 za deroghe di quelli con meno di 500 parti l’ anno – figura tra le priorità del ministro. Intanto, la task force di ispettori ministeriali è al lavoro anche presso gli ospedali di Brescia, Bassano del Grappa e San Bonifacio (Verona), dove nei giorni scorsi sono morte in sala parto, con i piccoli che portavano in grembo, Giovanna Lazzari, Marta Lazzarin e Anna Massignan. Ma questa tragica lista si è allungata con altri tre casi: il 29 dicembre una ragazza di 23 anni, incinta di nove mesi di una bambina, è morta in casa a Foggia per cause da accertare. I medici, con un cesareo post-mortem, hanno fatto nascere la piccola, rianimandola. Ed è al vaglio della magistratura anche il caso che si è verificato nel Policlinico di Modena, dove una donna di 27 anni, già dimessa, ha perso il bambino durante il travaglio il giorno di Natale. Ed ancora: ieri, a Sanremo, una ragazza di 22 anni ha perso il figlio dopo una gestazione che si era protratta per 41 settimane. I familiari hanno denunciato i sanitari. Eventi tragici anche se, ha ricordato Lorenzin, l’ Italia è in linea con la media dei Paesi europei per quanto riguarda la mortalità materna, con un rapporto pari a dieci decessi ogni centomila nati vivi, che corrisponde a una media di cinquanta morti l’ anno. Un numero, affermano gli esperti, che potrebbe tuttavia essere dimezzato. Critica la posizione del Codacons: «Cinque morti in sette giorni non sono imputabili al caso – afferma il presidente Carlo Rienzi, confermando un apposito esposto alla magistratura – e le misure prese sono insufficienti. Serve prevenire, migliorando il servizio offerto dagli ospedali italiani».
Cronache di Caserta, 05/01/2016 06:16
le prime stime tante presenze non sono corrisposte ad altrettante vendite
Saldi, partenza in positivo Ma non c’ è stato il boom
CASERTA (an.leo) – La corsa è già partita il 2 gennaio in quattro regioni (Basilicata, Campania, Sicilia e Valle d’ Aosta) ma è oggi l’ avvio definitivo in tutte le altre Regioni, Lazio e Lombardia comprese. Sulla chance ‘doppia’ rappresentata dal tradizionale appuntamento di inizio anno con le vendite a prezzi ribassati – per i consumatori a caccia del buon affare, per i commercianti che intravedono la possibilità di dare fiato agli incassi – è già guerra di previsioni. Comunque un test importante. Per il momento, sembra buona la partenza dei saldi invernali in Campania. Lo fa sapere il Codacons, secondo cui tuttavia “non si registra al momento alcuna impennata delle vendite che rimarranno sostanzialmente stabili rispetto allo scorso anno”. In questi primi giorni di saldi si registra un incremento del numero di consumatori nei negozi, nei centri commerciali e presso le vie dello shopping, rispetto agli sconti invernali dei precedenti anni – spiega il Codacons, associazione che monitora ufficialmente le vendite di fine stagione. Ad aumentare anche il numero delle famiglie che in questo periodo deciderà di fare qualche acquisto, percentuale che raggiungerà il 45%, ossia quasi 1 famiglia su 2. “Il grande afflusso di consumatori per negozi non deve tuttavia indurre in errore – afferma il Presidente Carlo Rienzi – Molti sono infatti i cittadini che si limitano a girare, osservare i capi in vetrina e monitorare i prezzi, e non si registra al momento alcuna impennata delle vendite, che secondo le stime ufficiali Codacons rimarranno sostanzialmente stabili rispetto allo scorso anno, con una spesa attorno ai 184 euro a famiglia”. Diverse le stime dell’ Ufficio Studi di Confcommercio, più ottimistiche: ogni famiglia spenderà 346 euro per l’ acquisto di capi d’ abbigliamento, calzature e accessori (il 3% in più rispetto all’ anno scorso), per un valore complessivo di 5,4 miliardi di euro.
lastampa.it, 05/01/2016 06:16
È il grande giorno dei saldi: caccia all’ affare in tutta Italia
da oggi sconti al via in tutte le regioni. ecco i consigli per evitare le bufale
La corsa è già partita il 2 gennaio in quattro regioni (Basilicata, Campania, Sicilia e Valle d’ Aosta), ma oggi segna lo start definitivo in tutte le altre Regioni: è il gran giorno dei saldi . Sulla chance doppia rappresentata dal tradizionale appuntamento di inizio anno con le vendite a prezzi ribassati – per i consumatori a caccia del buon affare, per i commercianti che intravedono la possibilità di dare fiato agli incassi – è già guerra di previsioni . Secondo le stime dell’ Ufficio Studi di Confcommercio, ogni famiglia spenderà 346 euro per l’ acquisto di capi d’ abbigliamento, calzature e accessori (il 3% in più rispetto all’ anno scorso), per un valore complessivo di 5,4 miliardi di euro. Non sono d’ accordo però le associazioni dei consumatori che negano la possibilità di un’ impennata dei consumi e denunciano vendite scontate in “sordina” un po’ dovunque. «La situazione delle famiglie è tale da non permettere nessuna impennata» dicono Adusbef e Federconsumatori che prevedono una spesa media di 179 euro, sottolineando la partenza tiepida dei saldi anticipati nelle quattro regioni dopo che i consumi natalizi sono scesi dell’ 1,6%. La gente gira per negozi ma non compra, è in sintesi il parere del Codacons secondo cui le vendite rimarranno stabili rispetto allo scorso anno, con una spesa sui 184 euro a famiglia. Sugli sconti punta invece la Confesercenti, certa che rappresentino una boccata di ossigeno per un settore ancora in crisi e che solo nell’ ultimo anno ha visto la chiusura di 10mila negozi di moda, 27 al giorno, a fronte di meno di 5mila nuove aperture. Non mancano i consigli per evitare bufale . Altroconsumo ricorda che la garanzia vale per due anni dall’ acquisto anche per la merce in saldo. Prestare quindi attenzione agli scontrini di carta chimica , potrebbero deteriorarsi. Il consiglio è di fotocopiarli. Inoltre, la garanzia va fatta valere entro sessanta giorni dal momento in cui scopri il difetto del prodotto che hai acquistato. Un negoziante convenzionato con una carta di credito è tenuto ad accettarla sempre, anche in periodo di saldi. I prezzi esposti vincolano il venditore : se alla cassa viene praticato un prezzo o uno sconto diverso da quello indicato, farlo notare. In casi estremi, per tutelare i propri diritti rivolgersi alla polizia municipale. Alcuni diritti riservati. Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla newsletter Breaking news.
teodoro chiarelli
Il Cittadino, 05/01/2016 06:02
il caso il ministro lorenzin: «serve una rete d’ emergenza per abbassare il rischio»
Morte di parto a Brescia e Torino, i primi esami scagionano i medici
Continuano le indagini sui cinque decessi registrati negli ultimi giorni, il Codacons: «Non può trattarsi di un caso» n Anna Massignan a Verona, Angela Nesta a Torino, Marta Lazzarin a Bassano del Grappa, Giovanna Lazzari a Brescia e una 23enne morta in casa nel Foggiano. Sono i nomi delle donne decedute di parto negli ultimi giorni del 2015 e che hanno spinto il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, a disporre ispezioni e a chiedere immediati aggiornamenti dagli ospedali. «Bisogna partorire in strutture sicure che abbiano l’ h24 della pediatria – ha ribadito Lorenzin – che abbiano accesso a una rete neonatale, che abbiano la sub-intensiva per la mamma. E nei territori in cui questo non avviene sempre ci deve essere comunque una rete di emergenza in grado di poter intervenire nel caso di una sofferenza della madre o del bambino». Proprio in merito alle ispezioni disposte, Lorenzin ha precisato che «i primi risultati arrivati riguardano il caso di Torino (Angela, morta a 39 anni), dove non risultano responsabilità dirette dell’ ospedale Sant’ Anna. In ogni caso stiamo anche investigando su tutta la fase precedente all’ arrivo in ospedale, di questa come delle altre puerpere, e quindi probabilmente lì c’ è necessità di un rafforzamento di quello che è il monitoraggio e la sorveglianza di gravidanze che possono essere a rischio sul territorio». Perchè, per Lorenzin, «bisogna indagare caso per caso, verificare che non ci siano stati degli errori nelle procedure di intervento durante l’ accesso in ospedale e durante la presa in carico della paziente». Nella stessa giornata di ieri sono giunte da Brescia notizie riguardo le analisi sul corpo della 30enne Giovanna Lazzari, deceduta agli Spedali civili all’ ottavo mese di gravidanza. Il direttore generale Ezio Belleri avrebbe infatti indicato le cause di morte della ragazza e della bambina in un’ infezione da streptococco contratta prima del ricovero. Ciò avrebbe scatenato una serie di reazioni fatali. A Bassano del Grappa invece i primi risultati sono attesi per domani A schierarsi contro Lorenzin, tuttavia, sono due associazione dei consumatori. In primis il Codacons, il cui presidente Carlo Rienzi spiega che «5 vittime in 7 giorni (a Torino, Foggia, Brescia, San Bonifacio-Verona e Bassano del Grappa) non possono in nessun modo essere imputabili al caso. La posizione del ministro è inadatta. Sarà la magistratura,cui il Codacons si rivolge con un apposito esposto, a verificare le responsabilità di enti locali e istituzioni che non possono certo appellarsi al “caso” per giustificare simili drammi». Da parte sua, Federconsumatori chiede al ministro Lorenzin, «prima ancora e in attesa dei risultati degli accertamenti richiesti», di rendere noti «i dati sul personale in servizio negli ospedali nei quali sono avvenuti i decessi: il numero del personale in servizio nei reparti interessati e l’ organico del personale previsto nei singoli reparti per accertare eventuali difetti organizzativi».
Il Cittadino, 05/01/2016 06:02
“marcia dei risparmiatori” in gennaio e ricorso al tar sui decreti del bail-in
n Inizio dell’ anno a dir poco battagliero per l’ associazione dei consumatori Codacons che ha annunciato una serie di iniziative a difesa dei risparmiatori danneggiati dal salvataggio delle 4 banche salvate dal decreto del governo: Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFerrara. L’ associazione sta ultimando infatti il ricorso collettivo al Tar del Lazio per annullare i decreti attuativi del bail-in e punta a far dichiarare incostituzionale la legge. Il ricorso sarà depositato nei prossimi giorni e nel frattempo l’ associazione sta organizzando una “marcia dei risparmiatori” sulla Consob, ritenuta responsabile di mancato controllo. «L’ arbitrato annunciato dal governo non risolverà nulla. Creerà discriminazioni e distorsioni a danno dei risparmiatori delle 4 banche – ha spiegato il presidente Carlo Rienzi -. E proprio ad evitare questo mira il nostro ricorso al Tar». Così, dopo le manifestazioni davanti alle sedi di Bankitalia e della Banca Etruria, il Codacons chiama in piazza a gennaio (data ancora da definire) le migliaia di investitori che si sono sentiti “traditi”: «Coloro che hanno visto azzerato il valore dei propri titoli – continua Rienzi – possono aderire al ricorso collettivo al Tar attraverso il sito del Codacons entro l’ 11 gennaio. L’ associazione, che sta raccogliendo le denunce di tantissime vittime, intende anche presentare una raffica di denunce contro direttori di banca e funzionari che hanno operato in modo truffaldino».
Libertà, 05/01/2016 05:58
cinque casi in sette giorni- ieri a sanremo ennesima tragedia: una ragazza perde il figlio, i genitori denunciano i sanitari
«Morti per parto, drammatica casualità»
il ministro lorenzin: a torino non sono emerse responsabilità dirette dell’ ospedale
ROMA- Gli ispettori sono ancora al lavoro per appurare cause e responsabilità che hanno provocato la morte di cinque donne in gravidanza negli ultimi sette giorni in diversi ospedali italiani. Ma il ministro della Salute Beatrice Lorenzin non esclude che la tragica escalation potrebbe essere frutto di una «drammatica casualità». All’ ospedale Sant’ Anna di Torino, dove Angela Nesta è morta in sala parto con la sua bimba, per Beatrice Lorenzin non sono emerse «responsabilità dirette dell’ ospedale». Ma il Codacons contesta in partenza l’ ipotesi della tragica casualità della Lorenzin. «Cinque morti in sette giorni non sono imputabili al caso, le misure prese sono insufficienti», dice Carlo Rienzi annunciando in ogni caso che sarà la magistratura a fare chiarezza sui cinque decessi, verificando responsabilità di enti locali e istituzioni. I primi risultati su Torino vengono resi noti proprio nel giorno in cui si celebra il funerale di Angela Nesta, deceduta in sala parto al Sant’ Anna con la sua bimba. Una sola bara coperta di fiori bianchi per le salme di mamma e figlia. Sempre ieri anche il funerale di Giovanna Lazzari, la madre di 30 anni morta a Brescia all’ ottavo mese di gravidanza con la figlia che aveva in grembo. Forte comunque il richiamo del ministro: anche a fronte di tragiche casualità, ha detto, «bisogna però dare delle risposte e, dunque, indagare caso per caso. Stiamo anche investigando – ha spiegato – su tutta la fase precedente all’ arrivo in ospedale, della puerpera di Torino come delle altre; bisogna verificare che non ci siano stati degli errori nelle procedure di intervento durante l’ accesso in ospedale e durante la presa in carico del paziente e verificare anche quello che è avvenuto prima. Questo perché, pur avendo noi una bassa casistica di donne morte durante il parto, dobbiamo abbassarla il più possibile». Il punto, ha quindi avvertito, è che «bisogna par torire in strutture sicure», ma nei territori in cui ciò non è possibile «deve esserci una rete di emergenza in grado di intervenire». «Aspettiamo cosa verrà fuori dalle ispezioni, se qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi», avverte Lorenzin, ricordando di aver fatto un piano nazionale per la salute di donna e bambino e di aver incaricato l’ agenzia delle Regioni, Agenas, di fare nuove linee guida sulla prevenzione delle complicanze in gravidanza. Per questo, la battaglia per i centri nascita “in sicurezza” con la chiusura di quelli con meno di 500 parti l’ anno – figura tra le priorità del ministro. Intanto, la task force di ispettori ministeriali è al lavoro anche presso gli ospedali di Brescia, Bassano del Grappa e San Bonifacio (Verona), dove nei giorni scorsi sono morte in sala parto, con i piccoli che portavano in grembo, Giovanna Lazzari, Marta Lazzarin e Anna Massignan. Ma questa tragica lista si è allungata con altri tre casi: il 29 dicembre una ragazza di 23 anni, incinta di nove mesi di una bambina, è morta in casa a Foggia per cause da accertare. I medici, con un cesareo post-mortem, hanno fatto nascere la piccola, rianimandola. Ed è al vaglio della magistratura anche il caso che si è verificato nel Policlinico di Modena, dove una donna di 27 anni, già dimessa, ha perso il bambino durante il travaglio il giorno di Natale. Ed ancora: ieri, a Sanremo, una ragazza di 22 anni ha perso il figlio dopo una gestazione che si era protratta per 41 settimane. I familiari hanno denunciato i sanitari. Eventi tragici anche se, ha ricordato Lorenzin, l’ Italia è in linea con la media dei Paesi europei per quanto riguarda la mortalità materna, con un rapporto pari a 10 decessi ogni centomila nati vivi, che corrisponde a una media di 50 morti l’ anno. Un numero, affermano gli esperti, che potrebbe tuttavia essere dimezzato. M. B.
Libertà, 05/01/2016 05:58
Saldi, tutti ai nastri di partenza
oggi via alle vendite scontate. «ogni famiglia spenderà 346 euro»
ROMA – Conto alla rovescia per il via ufficiale oggi dei saldi invernali 2016. La corsa è già partita il 2 gennaio in quattro regioni (Basilicata, Campania, Sicilia e Valle d’ Aosta) mala giornata di oggi segna lo start definitivo in tutte le altre Regioni, Lazio e Lombardia comprese. Sulla chance “doppia” rappresentata dal tradizionale appuntamento di inizio anno con le vendite a prezzi ribassati per i consumatori a caccia del buon affare, per i commercianti che intravedono la possibilità di dare fiato agli incassi – è già guerra di previsioni. Comunque un test importante. Secondo le stime dell’ Ufficio Studi di Confcommercio, ogni famiglia spenderà 346 euro per l’ acquisto di capi d’ abbigliamento, calzature e accessori (il 3% in più rispetto all’ anno scorso), per un valore complessivo di 5,4 miliardi di euro. «I saldi sono occasioni importanti per i consumatori – dice Renato Borghi, presidente di Federazione Moda Italia -Confcommercio – e fondamentali per gli operatori commerciali per dare continuità a quei piccoli, quasi impercettibili, segnali di ripresa. Con questo tipo di vendita, aumentano i ricavi, ma diminuiscono i margini». Non sono d’ accordo però le associazioni dei consumatori che negano la possibilità di un’ impennata dei consumi e denunciano vendite scontate in “sordina” un po’ dovunque. «La situazione delle famiglie è tale da non permettere nessuna impennata» dicono Adusbef e Federconsumatori che prevedono una spesa media di 179 euro, sottolineando la partenza ‘tiepidàdei saldi anticipati nelle quattro regioni dopo che «i consumi natalizi sono scesi dell’ 1,6%». La gente gira per negozi ma non compra, è in sintesi il parere del Codacons secondo cui le vendite «rimarranno stabili rispetto allo scorso anno, con una spesa sui 184 euro a famiglia». Sugli sconti punta invece la Confesercenti, certa che rappresentino una «boccata di ossigeno per un settore ancora in crisi e che solo nell’ ultimo anno ha visto la chiusura di 10mila negozi di moda, 27 al giorno», a fronte di meno di 5mila nuove aperture. Sui saldi dell’ inverno 2016, che si preannunciano “blindati” nelle grandi città, Roma in testa con task force e il piano “shopping sicuro”, fioccano intanto i consigli per evitare bufale. Altroconsumo ricorda che «la garanzia vale per due anni dall’ acquisto anche per la merce in saldo. Prestare quindi attenzione agli scontrini di car ta chimica, potrebbero deteriorarsi. Il consiglio è di fotocopiarli». Inoltre, la garanzia va fatta valere entro sessanta giorni dal momento in cui scopri il difetto del prodotto che hai acquistato. Un negoziante convenzionato con una carta di credito è tenuto ad accettarla sempre, anche in periodo di saldi I prezzi esposti vincolano il venditore: se alla cassa viene praticato un prezzo o uno sconto diverso da quello indicato, farlo notare. Per tutelare i propri diritti è possibile rivolgersi alla polizia municipale.
Il Messaggero (ed. Umbria), 05/01/2016 05:35
Saldi, partenza col trucco Uno su tre ha già fatto sconti
nei centri commerciali circolari per evitare il ribasso anticipato
IL FENOMENO Lo sconto c’ è ma non si vede. Tra i festoni e le luci natalizie, in vetrina i negozi di abbigliamento hanno continuato a proporre gli stessi prezzi ma una volta all’ interno almeno in un caso su tre i clienti hanno visto applicati sconti anche del 40%. Accade nei centri commerciali dove, in città e nei comuni limitrofi, i negozianti sono stati invitati, in alcuni casi con tanto di circolare della direzione, a «non praticare saldi anticipati». Così, per non rischiare, i commercianti hanno evitato di esporre percentuali e cartellini barrati, che compariranno solo da oggi, “cancellando” lo sconto dallo scontrino dove commesse e commessi, calcolatrice al seguito, si sono limitati a digitare il prezzo scontato. Per aggirare la normativa e le disposizioni delle grandi strutture commerciali, che hanno investito ingenti campagne pubblicitarie, dai saldi anticipati si è così arrivati a quelli “fantasma”. «I saldi di fatto erano già partiti in un negozio su tre», conferma Carla Falcinelli, presidente del Codacons Umbria. L’ associazione stima infatti che gli esercenti abbiano già applicato sconti medi del 30%. «Sono concessi direttamente nel negozio, accettando le richieste di sconto dei consumatori, o proposti via posta elettronica o sms ai clienti fidati o inseriti nelle mailing list di negozi e centri commerciali». L’ associazione stima un aumento del numero di famiglie «che potrà permettersi acquisti durante il periodo di sconti». Anche i commercianti “vedono rosa” e Confcommercio Perugia, citando il sondaggio Format Reserch, parla di «un 55% di consumatori che farà acquisti, in aumento rispetto al 51% del gennaio 2015». Sale anche la quota di persone che ritiene importante il periodo dei saldi. In cima alla lista c’ è l’ abbigliamento (94,1%) poi, calzature (72,8%), accessori (30,7%), biancheria intima (26,4%); in flessione articoli sportivi e pelletteria (17,5%). Tra le regole “auree” dei saldi, c’ è quella che tali vendite devono riguardare articoli dell’ attuale stagione e che eventuali promozioni di merce degli anni passati devono essere specificate ed esposte separatamente. «Certi richiami riteniamo siano superati – osserva Aldo Amoni, presidente Confcommercio Umbria – visto che i consumatori hanno spesso individuato prima dei saldi i prodotti di loro interesse e il più delle volte si rivolgono a negozi di fiducia. I negozianti non hanno interesse a comportarsi scorrettamente con i loro clienti e, anzi, attraverso i saldi cercano di fidelizzarli ulteriormente. Tramite internet, poi, si può controllare facilmente se un capo è di stagione e se non sono soddisfatti possono testimoniarlo anche sui social network». Grazie all’ autunno mite, per l’ organizzazione, inoltre, i consumatori potranno inoltre beneficiare di «un assortimento molto più vasto degli anni scorsi». Fabio Nucci.
fabio nucci
Il Quotidiano della Calabria, 05/01/2016 05:33
economia al via il classico appuntamento invernale, le stime di confcommercio
Iniziano i saldi, una spesa di 346 euro a famiglia
ROMA – Si inizia con i saldi. Sulla chance “doppia” rappresentata dal tradizionale appuntamento di inizio anno con le vendite a prezzi ribassati – per i consumatori a caccia del buon affare, per i commercianti che intravedono la possibilità di dare fiato agli incassi -è già guerra di previsioni. Comunque un test importante. Secondo le stime dell’ Ufficio Studi di Confcommercio, ogni famiglia spenderà 346 euro per l’ acquisto di capi d’ abbigliamento, calzature e accessori (il 3% in più rispetto all’ anno scorso), per un valore complessivo di 5,4 miliardi di euro. «I saldi sono occasioni importanti per i consuma tori – dice Renato Borghi, presidente di Federazione Moda Italia -Confcommercio – e fondamentali per gli operatori commerciali per dare continuità a quei piccoli, quasi impercettibili, segnali di ripresa. Con questo tipo di vendita, aumentano i ricavi, ma diminuiscono i margini». Non sono d’ accordo però le associazioni dei consumatori che negano la possibilità di un’ impennata dei consumi e denunciano vendite scontate in “sordina” un pò dovunque. «La situazione delle famiglie è tale da non permettere nessuna impennata» dicono Adusbef e Federconsumatori che prevedono una spesa me dia di 179 euro, sottolineando la partenza ‘tiepidà dei saldi anticipati nelle quattro regioni dopo che «i consumi natalizi sono scesi dell’ 1,6%». La gente gira per negozi ma non compra, è in sintesi il parere del Codacons secondo cui le vendite «rimarranno stabili rispetto allo scorso anno, con una spesa sui 184 euro a famiglia». Sugli sconti punta invece la Confesercenti, certa che rappresentino una «boccata di ossigeno per un settore ancora in crisi e che solo nell’ ultimo anno ha visto la chiusura di 10mila negozi di moda, 27 al giorno», a fronte di meno di 5mila nuove aperture.
Corriere della Sera, 05/01/2016 05:01
oggi prende il via ufficialmente la stagione dei ribassi
Saldi, si comincia dal 30 per cento di sconto
Invitanti promozioni si sono già viste, nelle grandi catene e soprattutto in centro, tra Natale e Capodanno, giorni tradizionalmente spenti per lo shopping. I clienti più fidelizzati sono già stati «chiamati» con un messaggio o un’ email e magari hanno già fatto l’ affare della stagione. Ma a Milano la partenza ufficiale dei saldi invernali è oggi, e i negozianti già sperano. Scongiurato il rischio del blocco auto che aveva spaventato – e non poco – prima di Capodanno, si punta tutto su quei 346 euro a famiglia che secondo le stime dell’ Ufficio Studi di Confcommercio saranno il budget medio messo a disposizione per acquistare soprattutto, e come da tradizione, capi di abbigliamento. Calzature, moda uomo e capispalla sono i settori maggiormente sotto osservazione: sentono la crisi durante la stagione regolare e le svendite sono il momento buono per recuperare. «A Milano cominciamo già dal 30 per cento in meno», spiega Gabriel Meghnagi, presidente di Ascobaires. «Ma si arriva, nel giro di due settimane, al 50 per cento in meno. Riduzioni del 70? Non esistono: se le propongono dovreste verificare con cura se state facendo davvero un affare», consiglia Meghnagi. I ribassi durano due mesi, «ma il 5-10 febbraio sono praticamente finiti». In tanti, soprattutto in città, useranno le gift card che sono state regalate a Natale. «Sono sempre più utilizzate anche per l’ acquisto di abbigliamento, perché evitano i cambi, che per tanti sono “fastidiosi”», dice Meghnagi. Come ogni anno, è poi andata in scena la battaglia per liberalizzare l’ inizio dei ribassi. In prima fila, il Codacons: «Gli sconti sono già partiti in tutti i negozi, a dimostrazione di come la legge sui saldi sia ampiamente superata e obsoleta», ammonisce, ancora una volta, l’ associazione dei consumatori.
Corriere del Mezzogiorno, 05/01/2016 05:01
trend positivo anche grazie ai turisti
Saldi, vendite in ripresa fino al 7 per cento
NAPOLI Idati ufficiali che giungono da Confcommercio Napoli confermano l’ incremento delle vendite al dettaglio in questi primi giorni di saldi. «L’ aumento – secondo quanto afferma Giuseppe Giancristofaro, presidente Federmoda di Confcommercio – si aggira tra il 5 e il 7 per cento. In particolare, le vendite hanno fatto registrare una tendenza in crescita nei luoghi principali dello shopping: da via Scarlatti a via dei Mille, da via Luca Giordano a via Chiaia, da via Toledo a via Filangieri. L’ incremento, sebbene meno rilevante, si registra anche per le attività commerciali di corso Umberto. Un po’ meno in provincia e nelle zone periferiche della città. Ma in Penisola sorrentina, per esempio, il trend è anche qui positivo. A conferma del fatto che l’ aumento sensibile della presenza turistica ha inciso sul volume degli acquisti». Insomma, non soltanto i grandi poli commerciali, come quelli dell’ Outlet La Reggia e del Centro commerciale Campania di Marcianise, letteralmente presi d’ assalto nei giorni scorsi, tanto da provocare pesantissimi contraccolpi sulla circolazione automobilistica tra la barriera di Caserta Sud e le strade di collegamento. Ma anche lo shopping cittadino sembra aver imboccato la strada della ripresa. L’ incentivo dei saldi (che in Campania, Sicilia, Basilicata e Valle d’ Aosta è scattato lo scorso 2 gennaio, mentre oggi si estenderà alle altre regioni) associato alla straordinaria presenza di turisti ha prodotto i suoi effetti positivi. Secondo le stime nazionali dell’ Ufficio studi di Confcommercio ogni famiglia spenderà 346 euro per l’ acquisto di capi d’ abbigliamento, calzature e accessori (il 3% in più rispetto all’ anno scorso), per un valore complessivo di 5,4 miliardi di euro. «I saldi sono occasioni importanti per i consumatori – commenta Renato Borghi, presidente nazionale di Federazione Moda Italia-Confcommercio – e fondamentali per gli operatori commerciali per dare continuità a quei piccoli, quasi impercettibili, segnali di ripresa. Con questo tipo di vendita, aumentano i ricavi, ma diminuiscono i margini». Le associazioni dei consumatori, tuttavia, continuano a mostrare tutto il loro scetticismo sulla prevista impennata dei consumi e denunciano vendite scontate «in sordina» un po’ dovunque. E prevedono una spesa media di 179 euro oltre che giudicare tiepida la partenza dei saldi anticipati nelle quattro regioni pilota. Del resto, aggiungono, «i consumi natalizi sono scesi dell’ 1,6% e la situazione delle famiglie è tale da non permettere nessuna impennata». Secondo il Codacons, «la gente gira per negozi ma non compra e le vendite rimarranno stabili rispetto allo scorso anno, con una spesa sui 184 euro a famiglia». Sugli sconti punta invece la Confesercenti, certa che rappresentino una «boccata di ossigeno per un settore ancora in crisi e che solo nell’ ultimo anno ha visto la chiusura di 10 mila negozi di moda, 27 al giorno», a fronte di meno di 5 mila nuove aperture. Sui saldi dell’ inverno 2016 fioccano intanto i consigli per evitare danni. Altroconsumo ricorda che «la garanzia vale per due anni dall’ acquisto anche per la merce in saldo. Prestare quindi attenzione agli scontrini di carta chimica, che potrebbero deteriorarsi: il consiglio è di fotocopiarli». Inoltre, la garanzia va fatta valere entro sessanta giorni dall’ acquisto. Mentre i negozianti convenzionati con una carta di credito sono tenuti ad accettarne sempre il pagamento anche in periodo di saldi. I prezzi esposti vincolano il venditore: se alla cassa viene praticato un prezzo o uno sconto diverso da quello indicato, occorre farlo notare. Per tutelare i propri diritti è possibile rivolgersi alla polizia municipale.
Avvenire, 05/01/2016 05:00
Lorenzin: «Nei territori, rete di emergenza parto»
ieri i funerali di due delle madri morte coi loro figli
MILANO Ieri è stato il giorno delle lacrime e del dolore per le famiglie e le comunità di due delle quattro donne morte, nei giorni scorsi, in sala parto. A Rezzato (Brescia), la chiesa parrocchiale non è riuscita a contenere tutti coloro che hanno voluto esprimere affetto ai parenti di Giovanna Lazzari, 30 anni, deceduta all’ ottavo mese di gravidanza con la figlia Camilla, che sarebbe dovuta nascere a fine mese. «Vorremmo sapere tanti perché, siamo alla ricerca di un senso, più che di un referto medico», ha detto il parroco don Raffaele Maiolini, prima di benedire, per l’ ultima volta, la bara dove madre e figlia sono state sepolte insieme. E insieme sono state messe anche Angela Nesta, 39 anni, morta durante il parto e la figlia Elisa, decedute all’ ospedale Sant’ Anna di Torino. «Di fronte alle tragedie è difficile parlare di fede », ha detto il parroco della chiesa di Santa Monica, don Daniele D’ Aria. «Portate un macigno difficile da sopportare », ha detto ai familiari, stretti nell’ abbraccio delle oltre 500 persone che hanno partecipato alle esequie. Intanto, ieri il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha anticipato i primi risultati dell’ inchiesta aperta a Torino, secondo cui «non risultano responsabilità dirette dell’ Ospedale Sant’ Anna». Però, ha aggiunto il ministro, «stiamo anche investigando su tutta la fase precedente all’ arrivo in ospedale, di questa come delle altre puerpere; quindi, probabilmente, lì c’ è necessità di un rafforzamento di quello che è il monitoraggio e la sorveglianza di gravidanze che possono essere a rischio sul territorio». Riferendosi ai molti casi di donne morte in sala parto concentrati in pochi giorni, Lorenzin ha quindi parlato di «drammatica casualità alla quale bisogna però dare risposte ». Si è trattato, ha sottolineato il ministro, di «un susseguirsi di casi in ospedali diversi», che ha visto coinvolte donne in condizioni differenti. Lorenzin ha inoltre affermato che «bisogna partorire in strutture sicure», ma nei territori in cui ciò non è possibile «deve esserci una rete di emergenza in grado di intervenire». Alla «casualità» degli episodi di questi giorni non crede, però, il Codacons. «Cinque morti in sette giorni non sono imputabili al caso: le mi- sure prese sono insufficienti, serve prevenire», dice il presidente Carlo Rienzi. Che attacca il ministro, la cui posizione, secondo l’ associazione dei consumatori, che ha presentato un esposto alla magistratura, è «inadatta ». «Serve prevenire, migliorando il servizio offerto dagli ospedali italiani », conclude Rienzi. Maggiori controlli sono richiesti anche dalla Faderconsumatori, che chiede di «conoscere immediatamente i dati sul personale in servizio». L’ associazione ritiene «necessaria la predisposizione di doverosi controlli e accertamenti sulle cause dei decessi, su eventuali difetti organizzativi e su eventuali omissioni delle procedure previste». La ricerca della verità su «come si siano svolti i fatti e su quali siano state le eventuali responsabilità – conclude la nota – è di fondamentale importanza per evitare che simili drammatiche situazioni si possano verificare in futuro». Al ministro Lorenzin si rivolge, infine, anche la Federazione nazionale collegi ostetriche (Fnco), chiedendo di colmare la «carenza di dotazioni di organico » per arrivare al rapporto «una partoriente un’ ostetrica», in grado di «garantire il massimo della sicurezza alla mamma e al bambino». RIPRODUZIONE RISERVATA Funerali di Giovanna Lazzari a Rezzato (Brescia) (LaPresse – Spada)
paolo ferrario
Avvenire, 05/01/2016 05:00
Salva-banche, marce e ricorsi
il grido d’ aiuto dei risparmiatori: «noi truffati, non speculatori» associazioni consumatori: il decreto del governo incostituzionale
MILANO Dopo il presidio alla Banca Etruria, ieri c’ è stato quello alla Banca delle Marche. È iniziato così l’ anno per un centinaio di clienti di uno dei quattro istituti di credito falliti che non si rassegnano a vedere finire in fumo i loro risparmi. «Dov’ erano Abi, Banca d’ Italia e Consob quando i bilanci di queste banche venivano alterati, quando venivano fornite ai mercati informazioni false o parziali? ». Dopo il decreto salva-banche, a finire nel mirino sono adesso enti e istituzioni. A chiedere loro conto è il Comitato Vittime del salva-banche, replicando alla lettera aperta dell’ Associazione bancaria dello scorso 31 dicembre. In punta di fioretto e di codice statutario è però subito arrivata la controreplica dell’ Abi, che precisava ieri di non essere chiamata a svolgere «alcuna funzione di indirizzo o controllo sull’ operato dei propri associati, che agiscono in completa autonomia e in concorrenza fra loro». Fatto sta che ieri circa cento persone si sono alternate, nonostante pioggia e freddo, davanti alla sede di Banca delle Marche a Jesi. «Ridateci i nostri risparmi» recitava uno striscione che campeggiava insieme ad altri cartelli, con un appello anche al presidente Sergio Mattarella. «Non siamo speculatori come vogliono farci apparire – dice il presidente dell’ Associazione azionisti privati Banca Marche, Bruno Stronati, scesa in campo insieme a quella delle Vittime del salvabanche -. L’ 80-90% degli azionisti privati ha più di 65 anni. Si tratta in gran parte di pensionati e risparmiatori, assieme a un gruppo di artigiani e a un piccolo numero di industriali. I soldi ci sono, ma il governo invece di restituirli agli azionisti vuole darli alle banche». Ai manifestanti in piazza è frattanto subito arrivato l’ invito a un incontro chiarificatore con l’ ad Luciano Goffi, così come l’ ad di Nuova Etruria (nata sulle ceneri della fallita Banca Etruria), Roberto Bertola, ha invitato a un faccia a faccia i propri clienti per il 7 gennaio. Lì, ad Arezzo, i casi di risparmiatori che hanno perso più del 50% del loro patrimonio sono 680, per un totale di 17 milioni di euro. Per loro la speranza è di rientrare nei 100 milioni del fondo governativo creato ad hoc, in attesa però che il governo stesso chiarisca, per decreto, le modalità dell’ intervento ‘umanitario’ per rifondere (almeno in parte) i risparmiatori danneggiati. I quali, una volta individuati i criteri dell’ intervento, saranno ‘affidati’ all’ Anac guidata da Raffaele Cantone che dovrà gestire gli arbitrati, caso per caso. Aspettando il governo, in loro aiuto scendono in campo per ora le associazioni dei consumatori. Adusbef e Federconsumatori hanno inviato ieri nove esposti-denunce ad altrettante procure contro il presidente della Consob Giuseppe Vegas e alti dirigenti dell’ autorità che sovrintende all’ attività borsistica. Gli esposti sono tutti corredati da un atto di citazione del 27 luglio 2013, considerato una «prova regina », «per aver informato, con dei comunicati, i pericoli dei bond da banco». «Rischiosissimi», come quelli «azzerati» con il decreto salva-banche. Intanto, per il mancato controllo, il Codacons organizzerà una «marcia dei risparmiatori» sulla Consob, mentre a giorni depositerà un ricorso collettivo al Tar del Lazio per annullare i decreti attuativi del bail in e far dichiarare incostituzionale il provvedimento salva-banche. RIPRODUZIONE RISERVATA Il caso.
massimo iondini
Giornale di Brescia, 05/01/2016 04:47
Da oggi con i saldi è caccia all’ affare tra ricognizioni, confronti e controlli
con gli sconti invernali tornano anche i consigli delle associazioni dei consumatori fine stagione
• Via ufficiale ai saldi oggi anche a Brescia. E l’«ufficiale» è d’ obbligo, se è vero quel che dichiara il Codacons: già nei giorni scorsi un negozio su tre in Italia praticava sconti dal 20 al 40%, proponendoli direttamente ai clienti al momento dell’ acquisto, accogliendo le richieste degli stessi o inviando ai più affezionati sms o mail con la promessa di prezzi speciali. Da parte loro, anche i consumatori dovrebbero aver anticipato i tempi secondo i consigli degli esperti. Per fare davvero affari in occasione dei saldi, infatti, Adusbef e Federconsumatori forniscono, come ogni anno, un vademecum che suggerisce innanzitutto di verificare, prima dell’ avvio degli sconti, il prezzo dei prodotti che si intendono acquistare, possibilmente fotografandolo con il telefono cellulare per avere una prova certa del prezzo di partenza e valutare la reale convenienza dello sconto. Il vademecum. Il secondo consiglio delle associazioni dei consumatori è quello di non fermarsi al primo negozio ma confrontare i prezzi applicati in diversi punti vendita. Terzo: diffidare delle vetrine coperte da manifesti che non consentono di vedere la merce e di negozi che praticano sconti eccessivi, pari o superiori al 60%. Quarto: controllare accuratamente il cartellino, su cui devono essere riportati, in modo leggibile, sia il vecchio prezzo sia quello nuovo, oltre alla percentuale dello sconto. Quinto: da giugno 2014 i commercianti hanno l’ obbligo di accettare pagamento con carte di credito o bancomat tramite Pos per cifre superiori a 30 euro. Sesto: i prodotti in saldo devono essere sì di fine stagione, ma dell’ anno in corso e non delle stagioni degli anni passati. Settimo: anche se il cambio del prodotto non è obbligatorio ma a discrezione del negoziante, conservare lo scontrino quale prova di acquisto in caso di merce fallata o non conforme. In caso di problemi o «bufale», il suggerimento è di rivolgersi ai vigili urbani, all’ ufficio comunale per il commercio o ad un’ associazione di consumatori. Niente «botto». Intanto i saldi sono già partiti in Basilicata, Campania, Sicilia e Valle d’ Aosta: un buon inizio, ma nessun «botto». Lo spiega il Codacons: «In questi primi giorni di saldi si registra un incremento del numero di consumatori nei negozi rispetto al passato. Ad aumentare è anche il numero delle famiglie che in questo periodo deciderà di fare qualche acquisto, percentuale che raggiungerà il 45%, ossia quasi 1 famiglia su 2. Ma molti cittadini – conclude il Codacons – si limitano a girare per negozi e guardare le vetrine; non si registra al momento alcuna impennata delle vendite». //
Cronaca Qui, 05/01/2016 04:46
precedenti l’ elenco di decessi che hanno riempito in questi giorni le pagine di cronaca di quotidiani, radio e tv
Giovanna, Marta, Anna: la lunga scia di dolore
-> «Una drammatica casualità», ecco come ha definito il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin il susseguirsi di decessi che hanno riempito in questi giorni le pagine di cronaca di quotidiani, radio e tv. Cinque donne hanno perso la vita mentre stavano dando alla luce i loro bambini. I loro nomi sono quelli di donne che stavano per coronare un sogno, diventare mamme di splendide creature. Eppure la “causalità” ha frantumato il sogno in disperazione e sgomento. Giovanna Lazzari, Marta Lazza rin e Anna Massignan, rispettiva mente a Brescia, Bassano del Grappa e a San Bonifacio (Verona), sono morte in sala parto, con i piccoli che portavano in grembo. Per una torinese di 27 anni, Antonella, all’ ospedale Mauriziano di Torino, è stato invece un miracolo sopravvivere a una emorragia cerebrale sopraggiunta durante il travaglio. L’ équipe medica ha salvato per tempo, strappando dalla morte, sia lei, che ora è ricoverata in rianimazione all’ ospedale Cto, sia il piccolo. A queste storie si aggiunge quella di nuovo tragica di una ragazza di 23 anni, incinta di nove mesi di una bambina, morta in casa il 29 dicembre a Foggia per cause da accertare. I medici, con un cesareo post-mortem, hanno fatto nascere la piccola, rianimandola. È al vaglio della magistratura anche il caso che si è verificato nel Policlinico di Modena, dove una donna di 27 anni, già dimessa, ha perso il bambino durante il travaglio il giorno di Natale. E ancora a Sanremo, una ragazza di 22 anni ha perso il figlio dopo una gestazione che si era protratta per 41 settimane. I familiari hanno denunciato i sanitari. Eventi tragici tutti questi anche se, come ha ricordato il ministro Lorenzin «l’ Italia è in linea con la media dei Paesi europei per quanto riguarda la mortalità materna, con un rapporto di 10 decessi ogni centomila nati vivi, che corrisponde a una media di 50 morti l’ anno». È critico il Codacons: «Cinque morti in sette giorni non sono imputabili al caso e le misure prese sono insufficienti. Serve prevenire, migliorando il servizio offerto dagli ospedali italiani». (l.c.)
Rai News, 05/01/2016 04:23
Saldi, Codacons: liberalizzare sconti
04.10 Al via ufficialmente i saldi invernali. In realtà, spiega il Codacons, gli sconti sono già partiti da giorni in tutti i negozi, a dimostrazione di come la legge sui saldi sia ampiamente superata e obsoleta. “Gli sconti vanno liberalizzati, lasciando agli esercenti piena libertà di scegliere quando e come scontare la propria merce”, spiega il presidente Rienzi. Le vendite, stima il Codacons, resteranno stabili con una spesa media pari a 184 euro a famiglia.
Il Resto del Carlino (ed. Reggio Emilia), 05/01/2016 04:22
il decalogo del codacons
«Conservate lo scontrino Attenzione, si può cambiare»
COME ogni anno il Codacons fornisce una guida per evitare brutte sorprese: un vero e proprio decalogo per tutelare i nostri soldi. 1- Conservare sempre lo scontrino. Non è vero infatti che i capi in svendita non si possono cambiare. Anzi, il negoziante è obbligato a sostituire l’ articolo difettoso anche se dichiara che i capi in saldo non si possono cambiare. Se il cambio non è possibile, perché il prodotto è finito, avete diritto alla restituzione dei soldi (non a un buono). Si hanno due mesi di tempo, non 7 o 8 giorni, per denunciare il difetto. 2 – Stare alla larga da quei negozi che avevano gli scaffali semivuoti poco prima dei saldi e che poi si sono magicamente riempiti dei più svariati articoli. Le vendite devono essere realmente di fine stagione. 3 – È cosa utile anche confrontare i prezzi dei vari negozi. 4 – Cercare di avere le idee chiare sulle spese da fare prima di entrare in negozio: così si è meno influenzabili dal negoziante. 5 – Valutare la bontà dell’ articolo guardando l’ etichetta che descrive la composizione del capo d’ abbigliamento (le fibre naturali ad esempio costano di più delle sintetiche). Pagare un prezzo alto non significa comprare un prodotto di qualità. 6 – Diffidare degli sconti superiori al 50%, spesso nascondono merce non proprio nuova, o prezzi vecchi falsi (si gonfia il prezzo vecchio così da aumentare la percentuale di sconto ed invogliare maggiormente all’ acquisto) e diffidare dei marchi molto simili a quelli noti. 7 – Servirsi preferibilmente nei negozi di fiducia o acquistare merce della quale si conosce già il prezzo o la qualità in modo da poter valutare liberamente e autonomamente la convenienza dell’ acquisto. 8 – Non acquistare nei negozi che non espongono il cartellino che indica il vecchio prezzo, quello nuovo ed il valore percentuale dello sconto applicato. Il prezzo deve essere inoltre esposto in modo chiaro e ben leggibile. 9 – Controllare che fra la merce in saldo non ce ne sia di nuova a prezzo pieno. La merce in saldo deve essere separata in modo chiaro dalla nuova. Diffidare delle vetrine coperte da manifesti che non vi consentono di vedere la merce. 10 – Non c’ è l’ obbligo di provare i capi ma il consiglio è di diffidare dei capi di abbigliamento che possono essere solo guardati. Nei negozi che espongono in vetrina l’ adesivo della carta di credito o del bancomat, il commerciante è obbligato ad accettare queste forme di pagamento anche per i saldi, senza oneri aggiuntivi.
Il Resto del Carlino (ed. Ferrara), 05/01/2016 04:21
Stasera a Argenta
APPUNTAMENTO questa sera ad Argenta, dalle 20.30 nell’ aula magna della Casa del Volontariato di via Circonvallazione 21, per azionisti e obbligazionisti della Cassa di Risparmio di Ferrara. L’ iniziativa, promossa dal Codacons, sarà aperta dal vicepresidente regionale Bruno Barbieri.
bruno barbieri
La Nazione (ed. Arezzo), 05/01/2016 04:21
Obbligazionisti, la Consob
una marcia dei risparmiatori è stata annunciata
ANCORA una giornata di passione per le banche «salvate» dal Governo, gli azionisti, le vittime della situazione e i consumatori. Il tutto in attesa che il Governo metta nero su bianco in un decreto quali saranno le modalità dell’ intervento per rifondere almeno in parte i risparmiatori danneggiati. Risparmiatori che, una volta individuati i criteri dell’ intervento, saranno affidati all’ Anac guidata da Raffaele Cantone, che dovrà gestire gli arbitrati. CI SONO TRE MESI di tempo per il decreto ma il Tesoro, avendo già bocciato un anticipo selettivo degli interventi, ha ribadito per bocca del viceministro Enrico Morando che «bisogna fare presto». Ma fonti vicine al dossier fanno notare che prima di lunedì 11 gennaio, data in cui tutte le istituzioni torneranno all’ attività dopo la pausa di fine anno, sarà difficile qualunque decisione. Nuove iniziative sono state intanto intraprese da parte del Codacons sul fronte dei risparmiatori danneggiati dal salvataggio di Banca Etruria, Banca Marche, Carichieti e Carife. L’ associazione sta ultimando l’ annunciato ricorso collettivo al Tar del Lazio per annullare i decreti attuativi del bail-in e far dichiarare incostituzionale la legge salva-banche, ricorso che sara’ depositato nei prossimi giorni. ALLO STESSO TEMPO il Codacons annuncia una «marcia dei risparmiatori» sulla Consob, per il mancato controllo sul fronte del risparmio. «L’ arbitrato annunciato dal Governo non risolverà nulla, anzi creerà’ discriminazioni e distorsioni a danno delle vittime del salvataggio dei quattro istituti di credito – spiega il Presidente Carlo Rienzi – Il ricorso al Tar del Codacons mira proprio ad evitare una ulteriore situazione di caos e illegalità e ottenere l’ annullamento integrale della legge sul bail-in da parte della Corte Costituzionale». Quanto alla marcia sulla Consob, l’ associazione annuncia questa nuova protesta di piazza per far sentire la voce degli investitori traditi: un’ ennesima manifestazione che si svolgerà in una data ancora da precisare ma comunque entro questo mese di gennaio «per richiamare l’ attenzione sulla mancata vigilanza da parte della Commissione in tema di risparmio». Intanto i risparmiatori delle quattro banche che hanno visto azzerato il valore dei propri titoli, possono aderire al ricorso collettivo al Tar attraverso il sito www.codacons.it entro il prossimo 11 gennaio. L’ ASSOCIAZIONE, che sta raccogliendo le denunce di migliaia di risparmiatori danneggiati, ha inoltre intenzione di presentare una raffica di denunce penali contro direttori di banca e funzionari in merito alle modalità di vendita dai cittadini elle obbligazioni subordinate spazzate via il 22 novembre scorso dal decreto salva-banche.
Il Giornale d’Italia, 05/01/2016 04:18
ex risparmiatori davanti alla sede principale di jesi chiedono l’ intervento di mattarella
Monta la protesta anche contro Banca Marche
Dopo il discusso decreto “Salva banche”, ennesimo “capolavoro” del governo Renzi, gli italiani beffati – tanto per usare un eufemismo – continuano a scendere in piazza in tutta Italia per protestare contro l’ azzeramento dei risparmi di una vita. Dopo il sit in piazza Montecitorio a Roma del 6 dicembre, la manifestazione del 28 (sempre dello scorso mese) ad Arezzo e del 30 a Civitavecchia, davanti alle sedi della Banca Popolare dell’ Etruria e del Lazio, un centinaio di persone hanno “circondato” la sede di Banca Marche a Jesi in occasione del presidio organizzato dall’ associazione “Vittime del salva -banche” e da quella degli azionisti privati. Mentre gli ex clienti dell’ istituto aretino nei giorni scorsi hanno rivolto un appello sentito a Papa Francesco, quelli che fino a poco tempo fa custodivano i propri averi in Banca delle Marche si sono rivolti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, invitato a prendere posizione sul tema. Raccapricciante. Striscioni con scritto “Ridateci i nostri soldi” e vari cartelli sono stati esposti davanti alla sede del gruppo. Con il presidente dell’ Associazione azionisti privati Banca Marche, Bruno Stronati, che attraverso un funzionario dell’ istituto ha ricevuto l’ invito a un incontro con l’ amministratore delegato del gruppo Luciano Goffi, che ha tenuto a precisare: “Non siamo speculatori come vogliono farci apparire. Il decreto ci ha tolto libertà e democrazia. Mattarella ci dia una mano su questo provvedimento che ci ha completamente azzerato”. Il tutto mentre il Codacons ha annunciato “una marcia dei risparmiatori” sulla Consob per il mancato controllo. Proteste su proteste. Non si placa la rabbia degli ex obbligazionisti che hanno perso tutto per effetto del Salva -banche. Vittime incolpevoli di una storia all’ italiana che racconterebbe di un gigantesco conflitto di interessi che riguarderebbe anche e soprattutto la ministra Maria Elena Boschi. Dai contorni oscuri e da un finale ancora tutto da scrivere. Con la magistratura che continua ad indagare sul caso e il governo che insiste nel respingere al mittente le critiche piovutegli addosso. E un caso che non può finire nel dimenticatoio fino a che i responsabili di questa vergogna non pagheranno per gli errori commessi.
Il Giornale d’Italia, 05/01/2016 04:18
il ministro interviene sulle tragedie che hanno coinvolto mamme e bimbi
Lorenzin: “Si è trattato di drammatica casualità”
Nessuna emergenza. Si sarebbe trattato semplicemente di una “drammatica casualità”. È il pensiero del ministro della Salute Beatrice Lorenzin in merito ai casi delle quattro donne incinte morte nei giorni scorsi. “Non ho ancora le relazioni, quindi non posso esprimere un giudizio, ma parlando con alcuni tecnici mi sono fatta l’ idea che si tratti di coincidenze” ha detto il ministro intervenendo poi in merito al decesso di Angela Nesta, spirata in sala parto all’ ospedale Sant’ Anna di Torino poche ore dopo aver perso la sua bambina. “Dai primi risultati che stanno arrivando riguardano il caso di Torino, dove non risultano delle responsabilità dirette dell’ Ospedale Sant’ Anna – ha aggiunto la Lorenzin – però stiamo anche investigando su tutta la fase precedente all’ arrivo in ospedale, di questa come delle altre puerpere; quindi, probabilmente, lì c’ è necessità di un rafforzamento di quello che è il monitoraggio e la sorveglianza di gravidanze che possono essere a ri schio sul territorio”. A quello di Torino si sono poi aggiunte altre tragedie come la morte di Giovanna Lazzari, la madre di 30 anni morta a Brescia all’ ottavo mese di gravidanza con la figlia che aveva in grembo. Poi ancora il decesso di Marta Lazzarin, deceduta insieme al bimbo a Bassano del Grappa, e di Anna Massignan, deceduta all’ ospedale di San Bonifacio (Verona). Casi su cui ora si sta indagando. “Aspettiamo cosa verrà fuori dalle ispezioni. Se qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi – ha aggiunto Lorenzin – bisogna indagare caso per caso, verificare che non ci siano stati degli errori nelle procedure di intervento durante l’ accesso in ospedale e durante la presa in carico del paziente e verificare anche quello che è avvenuto prima. Questo perché, pur avendo noi una bassa casistica di donne morte durante il parto, dobbiamo abbassarla il più possibile e l’ unico modo per farlo è studiare tutti i casi dove si sono verificate queste tragedie per poterle prevenire laddove è possibile”. “I dati italiani sulle morti materne, 10 ogni 100mila nati, sono tra i migliori d’ Europa”, ha rassicurato il ministro della Salute, affermando che l’ obiettivo “è arrivare a zero morti, a parte quelle impossibili da prevenire ed evitare”. Parole, quelle del Ministro, che però non sono piaciute al Codacons. “Cinque vittime in sette giorni non possono in nessun modo essere imputabili al caso – afferma il presidente Carlo Rienzi – e la posizione del ministro è a nostro avviso inadatta. Mandare gli ispettori negli ospedali non riporterà in vita quelle donne, l’ unica misura utile per evitare simili tragedie è prevenire”.
La Nazione, 05/01/2016 04:17
FIRENZE IL CONTO alla rovescia è già iniziato nel week end quando i commercianti più audaci …
FIRENZE IL CONTO alla rovescia è già iniziato nel week end quando i commercianti più audaci hanno stuzzicato la curiosità dei consumatori mettendo in vetrina i primi sconti. I toscani, del resto, sono tra gli italiani che hanno dovuto “soffrire” di più: per loro i saldi inizieranno soltanto oggi, con tre giorni di ritardo rispetto a Basilicata, Campania, Sicilia e Valle d’ Aosta. Tanto, troppo per gli amanti dello shopping (più o meno) conveniente, pronti a prendere d’ assalto negozi, e soprattutto centri commerciali e outlet, in un momento in cui i sogni proibiti possono diventare realtà. Le aspettative sono alte su entrambi i fronti. Da un lato c’ è la voglia degli esercenti di ripartire, per dare scacco alla crisi che ha concesso un po’ di tregua soltanto sotto le festività natalizie, quando i consumatori si sono lasciati un po’ andare. Dall’ altra ci sono proprio i consumatori che hanno la speranza di strappare qualche affare, per concedersi finalmente l’ oggetto a lungo desiderato senza sconvolgere il bilancio familiare. Così la mente corre all’ inaugurazione dei saldi invernali lo scorso anno, quando centinaia di persone si accamparono di notte alle porte dell’ outlet di Barberino del Mugello. Passarono agli Annali gli assalti alle toilette prima, e ai bar poi, da parte di quelli che rovolle essere tra i primi clienti ad entrare dormendo all’ addiaccio. Intanto è guerra di previsioni per quanto riguarda le cifre del 2016. Secondo le stime di Confcommercio, ogni famiglia spenderà 346 euro per l’ acquisto di capi d’ abbigliamento, calzature e accessori – il 3% in più rispetto all’ anno scorso -, per un valore complessivo di 5,4 miliardi di euro. Numeri che non trovano d’ accordo però le associazioni dei consumatori che negano la possibilità di un’ impennata dei consumi e denunciano vendite scontate in sordina. La gente gira per negozi ma non compra, sostiene poi Codacons: «Le vendite rimarranno stabili rispetto al 2015, con una spesa di circa 184 euro a famiglia».
La Repubblica (ed. Bari), 05/01/2016 04:16
Negozi, partono i saldi ufficiali “Spesa media sarà di 350 euro”
L’ ANNUNCIO/ UNDICI MULTE PER GLI SCONTI ANTICIPATI SILVIA DIPINTO PUBBLICITÀ ingannevoli, prezzi ribassati sui cartellini, promozioni camuffate con simboli e messaggi in codice. Alla vigilia dei saldi, sono state undici le attività commerciali sanzionate a Bari dalla polizia municipale. La corsa agli affari partirà oggi. Un avvio a metà settimana, quest’ anno, e non come consuetudine nel primo sabato di gennaio, per permettere a commessi e operatori commerciali di trascorrere Capodanno in famiglia, e non in negozio, ad allestire le vetrine. «Gli esercenti applicano da giorni sconti medi dal 20 al 40%, proponendoli direttamente ai consumatori in fase di acquisto», aveva denunciato la scorsa settimana il Codacons, che stima come spesa media per i saldi 2016, 184 euro a famiglia. Più ottimistiche le previsioni di Confcommercio, secondo cui nei prossimi mesi si arriverà fino a 346 euro. Lo scorso sabato 2 gennaio, però, sono partiti i controlli della polizia municipale, come sollecitato anche dall’ assessorato allo sviluppo economico del comune. Undici le multe, del valore di mille euro, ai danni di attività nei centri commerciali e del borgo murattiano: con fantasiosi escamotage o pubblicità manifeste, promuovevano nei fatti i saldi, senza autorizzazione. Per domani, nel giorno dell’ Epifania, l’ Amtab ha predisposto l’ apertura straordinaria dei park&ride, per permettere a chi vorrà raggiungere le vie dello shopping di evitare code e traffico in centro. ©RIPRODUZIONE RISERVATA SCONTI AL VIA Parte oggi la stagione dei saldi invernali a Bari ACCAMPATI I profughi attualmente ospitati nel capannone ex Set al Libertà.
silvia dipinto
La Repubblica (ed. Milano), 05/01/2016 04:16
Ecco la stangata sui trasporti rincari record in autostrada aumenti per l’ alta velocità Fs
sulla milano-torino si paga il 6,5% in più. tariffe riviste anche per la teem appena aperta. esclusi per ora gli abbonamenti
ILARIA CARRA ANNO nuovo, tariffe nuove. E rincarate. In Lombardia è il settore dei trasporti quello più colpito dai balzelli scattati dal primo gennaio. Autostrade, treni veloci, taxi, aerei costeranno di più. E anche la rete ferroviaria regionale che sposta ogni giorno 700mila pendolari, se per ora è esente da manovre al rialzo, potrebbe invece subirne nei prossimi mesi. AUTOSTRADE Il record della stangata spetta alla Milano- Torino. È la Satap, concessionaria dei 142 chilometri di tratta, a registrare l’ incremento di oltre il 6,5 percento del pedaggio. Il più consistente di tutta Italia. Per dire, se fino al 31 dicembre fare casello- casello costava 14,10 euro, da gennaio si è iniziato a pagare 15,40 euro. Un ritocco significativo che, secondo l’ Aiscat, sarebbe giustificato dal piano di investimenti messo in campo per l’ ammodernamento della tratta. Non è l’ unica manovra, peraltro. Perché per andare in auto fino alla capitale, da Milano sud a Roma Nord si devono sborsare 40 centesimi in più: dai 40,60 euro pagati al casello fino a ieri, oggi ne vengono chiesti 41. Delle grandi direttrici dal nord solo la Milano- Venezia resta invariata, costava e continuerà a costare 23.40 euro: la tratta è gestita da diversi operatori e per il 2016 non sono previsti balzelli ma se ne riparlerà il prossimo anno. Sulle sei le concessionarie alle quali il governo ha accordato l’ aumento quattro ricadono soprattutto sulla Lombardia. È aumentata la Teem, 2,10 per cento in più sui pedaggi riscossi per percorrere la Tangenziale est esterna milanese, inaugurata meno di un anno fa. E pure l’ 1 per cento in più sul costo della (semideserta) Pedemontana lombarda. Aumenti anche contenuti, questi, ma che comunque su chi percorre queste strade con frequenza possono avere un impatto e che, in ogni caso, hanno motivazioni oscure, almeno per i consumatori. «È incomprensibile che le strade continuino ad aumentare anche perché alla fine sono qualcosa di pubblico – attacca il presidente milanese del Codacons, Marco Maria Donzelli – qualcuno ci spieghi dove finiscono questi rincari, per sovvenzionare quali opere: è un’ operazione di trasparenza dovuta ai cittadini che sono inconsapevoli del fine ultimo di queste manovre». TRENI Anche per chi sceglie la mobilità più sostenibile e opta per il treno, viaggiare costerà di più. Trenitalia ha deciso un incremento medio del 2,7 per cento dell’ Alta velocità, che per alcune tratte sale ulteriormente: come per la Roma-Milano, dove i rincari diventano del 3,5 per cento. Così, la tariffa base tra le due città (escluse le offerte) passa da 86 a 89 euro. Rincari anche sulla Milano Torino: nel 2015 a 30 euro, oggi a 32, con il carnet da 10 corse che da 240 è cresciuto a 256. I pendolari, per ora, sono salvi. Ma un ritocco alle tariffe di Trenord sembra essere solo una questione di tempo. Per la primavera, al più tardi l’ estate, la Regione sta considerando un innalzamento di circa il 4 per cento. TAXI Anche per chi usa i taxi c’ è un rincaro già operativo. La tariffa fissa da Milano a Malpensa è passata da 90 a 95 euro, così ha stabilito una delibera regionale a ridosso di Natale. Un aumento in realtà già previsto da vecchi accordi con la categoria, che avrebbe già dovuto scattare nel 2015 ma che si decise di congelare fino a Expo conclusa. Ma su questo caso c’ è un paradosso: pur già in vigore la nuova tariffa, i tassisti stanno ancora applicando la vecchia perché Regione e Comune non hanno distribuito vetrofanie e cartelli da appendere a bordo e da mostrare al cliente qualora dovesse contestare il conto. AEREI Prezzi più cari anche per volare. Perché dal 2016 è aumentata di 2,5 euro l’ addizionale comunale aeroportuale. Si tratta di una parte delle tasse aeroportuali, che si stima che in Italia pesino per oltre il 67 per cento sul costo totale del biglietto. Imposta per gli imbarchi, Iva, “corrispettivi” per i controlli di sicurezza e antincendio, tassa per i Comuni dove sorge lo scalo. E, in buona parte, contributo per i cassintegrati delle compagnie: in questo caso si tratta di quelli di Alitalia. Il balzello è passato così a 9 euro, addirittura 10 se si ritorna a Milano da Ciampino o Fiumicino. E peserà di più su chi sceglie di viaggiare con compagnie low cost. ©RIPRODUZIONE RISERVATA Già operativa anche la revisione del forfait per il taxi tra Malpensa e il centro città. Sulle auto bianche manca però la nuova vetrofania Cresce anche l’ addizionale comunale sulle tasse aeroportuali che passa a 9 euro con effetti immediati sui voli low cost PROMESSE L’ alta velocità doveva essere il primo passo verso il progetto dell’ area Mi-To.
ilaria carra
Corriere Adriatico, 05/01/2016 04:11
nel mirino l’ associazione delle banche. il codacons: la marcia dei risparmiatori sulla consob
“Cosa fece l’ Abi sulle irregolarità?”
Ancona Ancora una giornata di passione per le banche “salvate” dal Governo – Banca Marche, Banca Etruria, Carichieti e Carife – le “nuove banche”, gli azionisti, le “vittime” dell’ intervento e i consumatori. Il tutto in attesa che il Governo metta nero su bianco, in un decreto, quali saranno le modalità dell’ intervento “umanitario” per rifondere almeno in parte i risparmiatori danneggiati. Risparmiatori che, una volta individuati i criteri dell’ intervento, saranno “affidati” all’ Anac guidata da Raffaele Cantone che dovrà gestire gli arbitrati. Ci sono tre mesi di tempo per il decreto ma il Tesoro, avendo già bocciato un anticipo “selettivo” degli interventi, ha ribadito per bocca del viceministro Enrico Morando che “bisogna fare presto”. Ma fonti vicine al “dossier” fanno notare che prima di lunedì 11 gennaio, data in cui tutte le istituzioni torneranno all’ attività dopo la pausa di fine anno, sarà difficile qualunque decisione. Ieri, intanto, mentre a Jesi si è svolto il presidio del “comitato vittime” e degli azionisti di Banca Marche, i consumatori hanno dato seguito a quanto già detto: il Codacons avverte che sta organizzando una “marcia dei risparmiatori” sulla Consob, per il mancato controllo. L’ associazione sta anche ultimando l’ annunciato ricorso collettivo al Tar del Lazio per annullare i decreti attuativi del bail-in e far dichiarare incostituzionale la legge salva-banche, ricorso che “sarà depositato nei prossimi giorni”. Intanto Adusbef e Federconsumatori hanno inviato nove esposti denunce ad altrettante Procure, contro il presidente della Consob Giuseppe Vegas e alti dirigenti Consob. La giornata di passione non è finita. Si registra poi un botta e risposta tra il comitato vittime e l’ Abi, l’ Associazione bancaria italiana: “Dove erano Abi, Banca d’ Italia e Consob – scrive il Comitato – quando i bilanci di queste banche venivano alterati, quando venivano fornite ai mercati informazioni false o parziali?”. Immediata la replica dell’ associazione: “Abi non svolge alcuna funzione di indirizzo o controllo sull’ operato dei propri associati, che agiscono in completa autonomia e in concorrenza fra loro”. Infine i giudici di Milano nelle motivazioni di una sentenza spiegano come con “una pluralità di truffe, integrate con il depauperamento delle disponibilità finanziarie di Carife”, già tra il 2006 e il 2008 sarebbe stata messa “addirittura a repentaglio la stabilità della banca” romagnola. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
Il Tirreno, 05/01/2016 03:59
Morte di parto, per il ministro è fatalità
indagine ancora in corso mentre si allunga la lista. lorenzin scagiona il sant’ anna di torino: «escalation? solo un caso»
ROMA Gli ispettori sono ancora al lavoro per appurare cause e responsabilità che hanno provocato la morte di cinque donne in gravidanza negli ultimi sette giorni in diversi ospedali italiani. Ma il ministro della Salute Beatrice Lorenzin non esclude che la tragica escalation potrebbe essere frutto di una «drammatica casualità». All’ ospedale Sant’ Anna di Torino, dove Angela Nesta è morta in sala parto con la sua bimba, per Beatrice Lorenzin non sono emerse «responsabilità dirette dell’ ospedale». Ma il Codacons contesta in partenza l’ ipotesi della tragica casualità della Lorenzin. «Cinque morti in sette giorni non sono imputabili al caso, le misure prese sono insufficienti», dice Carlo Rienzi annunciando in ogni caso che sarà la magistratura a fare chiarezza sui cinque decessi, verificando responsabilità di enti locali e istituzioni. I primi risultati su Torino vengono resi noti proprio nel giorno in cui si celebra il funerale di Angela Nesta, deceduta in sala parto al Sant’ Anna con la sua bimba. Una sola bara coperta di fiori bianchi per le salme di mamma e figlia. Sempre ieri anche il funerale di Giovanna Lazzari, la madre di 30 anni morta a Brescia all’ ottavo mese di gravidanza con la figlia che aveva in grembo. Forte comunque il richiamo del ministro: anche a fronte di tragiche casualità, ha detto, «bisogna però dare delle risposte e, dunque, indagare caso per caso. Stiamo anche investigando – ha spiegato – su tutta la fase precedente all’ arrivo in ospedale, della puerpera di Torino come delle altre; bisogna verificare che non ci siano stati degli errori nelle procedure di intervento durante l’ accesso in ospedale e durante la presa in carico del paziente e verificare anche quello che è avvenuto prima. Questo perché, pur avendo noi una bassa casistica di donne morte durante il parto, dobbiamo abbassarla il più possibile». Il punto, ha quindi avvertito, è che «bisogna partorire in strutture sicure», ma nei territori in cui ciò non è possibile «deve esserci una rete di emergenza in grado di intervenire». «Aspettiamo cosa verrà fuori dalle ispezioni, se qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi», avverte Lorenzin, ricordando di aver fatto un piano nazionale per la salute di donna e bambino e di aver incaricato l’ agenzia delle Regioni, Agenas, di fare nuove linee guida sulla prevenzione delle complicanze in gravidanza. Per questo, la battaglia per i centri nascita “in sicurezza” – con la chiusura di quelli con meno di 500 parti l’ anno – figura tra le priorità del ministro. Intanto, la task force di ispettori ministeriali è al lavoro anche presso gli ospedali di Brescia, Bassano del Grappa e San Bonifacio (Verona), dove nei giorni scorsi sono morte in sala parto, con i piccoli che portavano in grembo, Giovanna Lazzari, Marta Lazzarin e Anna Massignan. Ma questa tragica lista si è allungata con altri tre casi: il 29 dicembre una ragazza di 23 anni, incinta di nove mesi di una bambina, è morta in casa a Foggia per cause da accertare. I medici, con un cesareo post-mortem, hanno fatto nascere la piccola, rianimandola. Ed è al vaglio della magistratura anche il caso che si è verificato nel Policlinico di Modena, dove una donna di 27 anni, già dimessa, ha perso il bambino durante il travaglio il giorno di Natale. Ed ancora: oggi, a Sanremo, una ragazza di 22 anni ha perso il figlio dopo una gestazione che si era protratta per 41 settimane. I familiari hanno denunciato i sanitari. Eventi tragici anche se, ha ricordato Lorenzin, l’ Italia è in linea con la media dei Paesi europei per quanto riguarda la mortalità materna, con un rapporto pari a 10 decessi ogni centomila nati vivi, che corrisponde a una media di 50 morti l’ anno. Un numero, affermano gli esperti, che potrebbe tuttavia essere dimezzato. (m.b.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
La Nuova Ferrara, 05/01/2016 03:58
Il sito del Comune torna operativo
masi torello, lo scorso luglio c’ era stato l’ attacco hacker ora può tradurre i testi in 80 lingue con tecnologie modernem5s e codacons stasera insieme nell’ incontro sul caso carifeargenta
ARGENTA. Il Movimento 5 Stelle di Argenta, in sinergia con gli altri gruppi Pentastellati della provincia di Ferrara ha deciso di organizzare una serata informativa sull’ azione collettiva che il Codacons intende attivare per tutelare azionisti ed obbligazionisti Carife (nella foto, lo scalone d’ onore della sede centrale) colpiti dagli effetti del decreto Salvabanche. Per il Codacons infatti, – come si legge in una nota del M5S – «sussistono tutti i requisiti nella vicenda di Carife spa al fine di permettere un recupero delle somme perse. Chi ha subito il danno non deve ripiegarsi su se stesso, ne sentirsi abbandonato o disarmato di fronte a queste situazioni, visto che secondo il Codacons vi sarebbero tutti gli estremi per attivare un’ azione collettiva di tutti i clienti Carife titolari di azioni e obbligazioni subordinate. L’ incontro, al quale sarà presente l’ avvocato Bruno Barbieri vicepresidente nazionale dello stesso Codacons, è in programma per stasera alle 20,30 nell’ Aula Magna della Casa del Volontariato in Via Circonvallazione 21. Nessuno si deve lasciare andare alla disperazione ed il Codacons si impegna pertanto ad affiancare tutti coloro vi si rivolgeranno – conclude il M5S – per tutta l’ attività che è necessario svolgere in questa fase, a fronte di una preiscrizione simbolica di soli 2 euro». MASI TORELLO È on line il nuovo sito comunale dopo l’ attacco hacker dello scorso luglio. Massima utilità grazie all’ immediata traduzione in oltre 80 lingue e alle visualizzazioni ad alto contrasto. Il sito del Comune è tornato da circa un paio di settimane alla piena funzionalità. Nel periodo luglio-dicembre il sito era ospitato su un server della Provincia. Esso presentava una veste grafica creata da una ditta esterna circa un decennio fa, ormai superata, e che in parte non soddisfaceva i requisiti stabiliti per i siti dalla pubblica amministrazione; inoltre presentava la sezione dell’ albo pretorio su un server diverso e, cosa maggiormente importante, l’ aggiornamento dei contenuti era ancora vulnerabile agli attacchi informatici. L’ amministrazione ha quindi affidato lo scorso mese l’ incarico di allestimento del sito ad una ditta veneta; il sito nuovo ha un modello grafico personalizzabile. Il costo complessivo è stato di 1.800 euro. Il sito attuale ha una veste facilmente navigabile e in home page presenta spazi relativi all’ amministrazione, alle pubblicazioni e naturalmente agli atti e documenti; è poi presente il “link” al sito ministeriale “Mettiamoci la faccia” (per la valutazione del servizio). Il sito infine rispetta i criteri di accessibilità per gli ipo-vedenti (alto contrasto, caratteri ingranditi) ed è immediatamente traducibile in 80 lingue grazie ad un menu a tendina posizionato lateralmente. Lo scorso luglio il sito era stato oggetto di un duplice attacco hacker quando al posto della consueta home page erano apparse anomale scritte. Infatti, gli hacker che avevano bloccato il sito comunale informavano «tutto il mondo e ognuno che i musulmani non sono terroristi: è una mistificazione, i musulmani non vogliono il terrorismo mentre sono i governi che uccidono innocenti, loro sono i veri terroristi». E ancora: «L’ Islam è religione di pace e Allah è il più amato tra le sue creature in tutto il mondo. Come si può essere fedeli e terroristi, non è possibile. Un rivoluzionario che uccide un civile è colpevole per l’ Islam e ogni tipo di violenza è una offesa capitale per la legge islamica». «Per questo – conclude il testo – diciamo, che chi è responsabile dell’ uccisione di innocenti non è musulmano e nega le stesse parole del Corano che recitano: chi uccide un uomo è responsabile per l’ uccisione di tutto il genere umano». Ad accorgersi dell’ hackeraggio lo scorso luglio erano stati per primi il sindaco Bizzarri e la vice Poltronieri che subito hanno allertato i carabinieri e la polizia postale la quale ha poi provveduto all’ oscuramento del sito. (be.bo.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
La Nuova Sardegna, 05/01/2016 03:58
Morte di parto, per il ministro è fatalità
indagine ancora in corso mentre si allunga la lista. lorenzin scagiona il sant’ anna di torino: «escalation? solo un caso»
ROMA Gli ispettori sono ancora al lavoro per appurare cause e responsabilità che hanno provocato la morte di cinque donne in gravidanza negli ultimi sette giorni in diversi ospedali italiani. Ma il ministro della Salute Beatrice Lorenzin non esclude che la tragica escalation potrebbe essere frutto di una «drammatica casualità». All’ ospedale Sant’ Anna di Torino, dove Angela Nesta è morta in sala parto con la sua bimba, per Beatrice Lorenzin non sono emerse «responsabilità dirette dell’ ospedale». Ma il Codacons contesta in partenza l’ ipotesi della tragica casualità della Lorenzin. «Cinque morti in sette giorni non sono imputabili al caso, le misure prese sono insufficienti», dice Carlo Rienzi annunciando in ogni caso che sarà la magistratura a fare chiarezza sui cinque decessi, verificando responsabilità di enti locali e istituzioni. I primi risultati su Torino vengono resi noti proprio nel giorno in cui si celebra il funerale di Angela Nesta, deceduta in sala parto al Sant’ Anna con la sua bimba. Una sola bara coperta di fiori bianchi per le salme di mamma e figlia. Sempre ieri anche il funerale di Giovanna Lazzari, la madre di 30 anni morta a Brescia all’ ottavo mese di gravidanza con la figlia che aveva in grembo. Forte comunque il richiamo del ministro: anche a fronte di tragiche casualità, ha detto, «bisogna però dare delle risposte e, dunque, indagare caso per caso. Stiamo anche investigando – ha spiegato – su tutta la fase precedente all’ arrivo in ospedale, della puerpera di Torino come delle altre; bisogna verificare che non ci siano stati degli errori nelle procedure di intervento durante l’ accesso in ospedale e durante la presa in carico del paziente e verificare anche quello che è avvenuto prima. Questo perché, pur avendo noi una bassa casistica di donne morte durante il parto, dobbiamo abbassarla il più possibile». Il punto, ha quindi avvertito, è che «bisogna partorire in strutture sicure», ma nei territori in cui ciò non è possibile «deve esserci una rete di emergenza in grado di intervenire». «Aspettiamo cosa verrà fuori dalle ispezioni, se qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi», avverte Lorenzin, ricordando di aver fatto un piano nazionale per la salute di donna e bambino e di aver incaricato l’ agenzia delle Regioni, Agenas, di fare nuove linee guida sulla prevenzione delle complicanze in gravidanza. Per questo, la battaglia per i centri nascita “in sicurezza” – con la chiusura di quelli con meno di 500 parti l’ anno – figura tra le priorità del ministro. Intanto, la task force di ispettori ministeriali è al lavoro anche presso gli ospedali di Brescia, Bassano del Grappa e San Bonifacio (Verona), dove nei giorni scorsi sono morte in sala parto, con i piccoli che portavano in grembo, Giovanna Lazzari, Marta Lazzarin e Anna Massignan. Ma questa tragica lista si è allungata con altri tre casi: il 29 dicembre una ragazza di 23 anni, incinta di nove mesi di una bambina, è morta in casa a Foggia per cause da accertare. I medici, con un cesareo post-mortem, hanno fatto nascere la piccola, rianimandola. Ed è al vaglio della magistratura anche il caso che si è verificato nel Policlinico di Modena, dove una donna di 27 anni, già dimessa, ha perso il bambino durante il travaglio il giorno di Natale. Ed ancora: oggi, a Sanremo, una ragazza di 22 anni ha perso il figlio dopo una gestazione che si era protratta per 41 settimane. I familiari hanno denunciato i sanitari. Eventi tragici anche se, ha ricordato Lorenzin, l’ Italia è in linea con la media dei Paesi europei per quanto riguarda la mortalità materna, con un rapporto pari a 10 decessi ogni centomila nati vivi, che corrisponde a una media di 50 morti l’ anno. Un numero, affermano gli esperti, che potrebbe tuttavia essere dimezzato. (m.b.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Il Piccolo, 05/01/2016 03:58
Morte di parto, per il ministro è fatalità
indagine ancora in corso mentre si allunga la lista. lorenzin scagiona il sant’ anna di torino: «escalation? solo un caso»
ROMA Gli ispettori sono ancora al lavoro per appurare cause e responsabilità che hanno provocato la morte di cinque donne in gravidanza negli ultimi sette giorni in diversi ospedali italiani. Ma il ministro della Salute Beatrice Lorenzin non esclude che la tragica escalation potrebbe essere frutto di una «drammatica casualità». All’ ospedale Sant’ Anna di Torino, dove Angela Nesta è morta in sala parto con la sua bimba, per Beatrice Lorenzin non sono emerse «responsabilità dirette dell’ ospedale». Ma il Codacons contesta in partenza l’ ipotesi della tragica casualità della Lorenzin. «Cinque morti in sette giorni non sono imputabili al caso, le misure prese sono insufficienti», dice Carlo Rienzi annunciando in ogni caso che sarà la magistratura a fare chiarezza sui cinque decessi, verificando responsabilità di enti locali e istituzioni. I primi risultati su Torino vengono resi noti proprio nel giorno in cui si celebra il funerale di Angela Nesta, deceduta in sala parto al Sant’ Anna con la sua bimba. Una sola bara coperta di fiori bianchi per le salme di mamma e figlia. Sempre ieri anche il funerale di Giovanna Lazzari, la madre di 30 anni morta a Brescia all’ ottavo mese di gravidanza con la figlia che aveva in grembo. Forte comunque il richiamo del ministro: anche a fronte di tragiche casualità, ha detto, «bisogna però dare delle risposte e, dunque, indagare caso per caso. Stiamo anche investigando – ha spiegato – su tutta la fase precedente all’ arrivo in ospedale, della puerpera di Torino come delle altre; bisogna verificare che non ci siano stati degli errori nelle procedure di intervento durante l’ accesso in ospedale e durante la presa in carico del paziente e verificare anche quello che è avvenuto prima. Questo perché, pur avendo noi una bassa casistica di donne morte durante il parto, dobbiamo abbassarla il più possibile». Il punto, ha quindi avvertito, è che «bisogna partorire in strutture sicure», ma nei territori in cui ciò non è possibile «deve esserci una rete di emergenza in grado di intervenire». «Aspettiamo cosa verrà fuori dalle ispezioni, se qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi», avverte Lorenzin, ricordando di aver fatto un piano nazionale per la salute di donna e bambino e di aver incaricato l’ agenzia delle Regioni, Agenas, di fare nuove linee guida sulla prevenzione delle complicanze in gravidanza. Per questo, la battaglia per i centri nascita “in sicurezza” – con la chiusura di quelli con meno di 500 parti l’ anno – figura tra le priorità del ministro. Intanto, la task force di ispettori ministeriali è al lavoro anche presso gli ospedali di Brescia, Bassano del Grappa e San Bonifacio (Verona), dove nei giorni scorsi sono morte in sala parto, con i piccoli che portavano in grembo, Giovanna Lazzari, Marta Lazzarin e Anna Massignan. Ma questa tragica lista si è allungata con altri tre casi: il 29 dicembre una ragazza di 23 anni, incinta di nove mesi di una bambina, è morta in casa a Foggia per cause da accertare. I medici, con un cesareo post-mortem, hanno fatto nascere la piccola, rianimandola. Ed è al vaglio della magistratura anche il caso che si è verificato nel Policlinico di Modena, dove una donna di 27 anni, già dimessa, ha perso il bambino durante il travaglio il giorno di Natale. Ed ancora: oggi, a Sanremo, una ragazza di 22 anni ha perso il figlio dopo una gestazione che si era protratta per 41 settimane. I familiari hanno denunciato i sanitari. Eventi tragici anche se, ha ricordato Lorenzin, l’ Italia è in linea con la media dei Paesi europei per quanto riguarda la mortalità materna, con un rapporto pari a 10 decessi ogni centomila nati vivi, che corrisponde a una media di 50 morti l’ anno. Un numero, affermano gli esperti, che potrebbe tuttavia essere dimezzato. (m.b.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Messaggero Veneto, 05/01/2016 03:57
Protestano le vittime dei crac bancari Esposti anti Consob: doveva vigilare
ROMA Ancora una giornata di passione per le banche “salvate” dal Governo (Banca Etruria, Banca Marche, Carichieti e Carife), le “nuove banche”, gli azionisti, le “vittime” dell’ intervento e i consumatori. Il tutto in attesa che il Governo metta nero su bianco in un decreto quali saranno le modalità dell’ intervento “umanitario” per rifondere almeno in parte i risparmiatori danneggiati. Risparmiatori che, una volta individuati i criteri dell’ intervento, saranno “affidati” all’ Anac guidata da Raffaele Cantone che dovrà gestire gli arbitrati. Ci sono tre mesi di tempo per il decreto ma il Tesoro, avendo già bocciato un anticipo “selettivo” degli interventi, ha ribadito per bocca del viceministro Enrico Morando che «bisogna fare presto». Ma fonti vicine al dossier fanno notare che prima di lunedì 11 gennaio, data in cui tutte le istituzioni torneranno all’ attività dopo la pausa di fine anno, sarà difficile qualunque decisione. Ieri, mentre a Jesi si è svolto il presidio del “comitato vittime” e degli azionisti di Banca Marche, i consumatori hanno dato seguito a quanto già annunciato: il Codacons annuncia una «marcia dei risparmiatori» sulla Consob, per il mancato controllo. L’ associazione sta anche ultimando l’ annunciato ricorso collettivo al Tar del Lazio per annullare i decreti attuativi del bail-in e far dichiarare incostituzionale la legge salva-banche, ricorso che «sarà depositato nei prossimi giorni». Intanto Adusbef e Federconsumatori hanno inviato nove esposti denunce ad altrettante Procure, contro il presidente della Consob Giuseppe Vegas e alti dirigenti Consob. Da Jesi nel frattempo emerge che due sarebbero le strade da percorrere: quella giudiziaria, per perseguire i responsabili del crack di Banca Marche, e quella politica, per fare pressione sulle istituzioni affinché agli azionisti e ai risparmiatori vengano restituiti integralmente i soldi persi. La strategia è stata ribadita dall’ Associazione azionisti privati di Banca Marche che ieri, nonostante la pioggia battente e il freddo, con l’ associazione “Vittime del salva-banche” ha fatto un sit-in di protesta fronte alla sede dell’ istituto. «Una strategia – ha spiegato il presidente degli azionisti privati Bruno Stronati – messa in atto per sbloccare la situazione di stallo dopo la promulgazione da parte del Governo del decreto “salva banche”». Si registra infine un botta e risposta tra il comitato vittime e l’ Abi: «Dove erano Abi, Banca d’ Italia e Consob – scrive il Comitato – quando i bilanci di queste banche venivano alterati, quando venivano fornite ai mercati informazioni false o parziali?». L’ associazione replica: «Abi non svolge alcuna funzione di indirizzo o controllo sull’ operato dei propri Associati, che agiscono in completa autonomia e in concorrenza fra loro».
Messaggero Veneto, 05/01/2016 03:57
Morte di parto, per il ministro è fatalità
indagine ancora in corso mentre si allunga la lista. lorenzin scagiona il sant’ anna di torino: «escalation? solo un caso»
ROMA Gli ispettori sono ancora al lavoro per appurare cause e responsabilità che hanno provocato la morte di cinque donne in gravidanza negli ultimi sette giorni in diversi ospedali italiani. Ma il ministro della Salute Beatrice Lorenzin non esclude che la tragica escalation potrebbe essere frutto di una «drammatica casualità». All’ ospedale Sant’ Anna di Torino, dove Angela Nesta è morta in sala parto con la sua bimba, per Beatrice Lorenzin non sono emerse «responsabilità dirette dell’ ospedale». Ma il Codacons contesta in partenza l’ ipotesi della tragica casualità della Lorenzin. «Cinque morti in sette giorni non sono imputabili al caso, le misure prese sono insufficienti», dice Carlo Rienzi annunciando in ogni caso che sarà la magistratura a fare chiarezza sui cinque decessi, verificando responsabilità di enti locali e istituzioni. I primi risultati su Torino vengono resi noti proprio nel giorno in cui si celebra il funerale di Angela Nesta, deceduta in sala parto al Sant’ Anna con la sua bimba. Una sola bara coperta di fiori bianchi per le salme di mamma e figlia. Sempre ieri anche il funerale di Giovanna Lazzari, la madre di 30 anni morta a Brescia all’ ottavo mese di gravidanza con la figlia che aveva in grembo. Forte comunque il richiamo del ministro: anche a fronte di tragiche casualità, ha detto, «bisogna però dare delle risposte e, dunque, indagare caso per caso. Stiamo anche investigando – ha spiegato – su tutta la fase precedente all’ arrivo in ospedale, della puerpera di Torino come delle altre; bisogna verificare che non ci siano stati degli errori nelle procedure di intervento durante l’ accesso in ospedale e durante la presa in carico del paziente e verificare anche quello che è avvenuto prima. Questo perché, pur avendo noi una bassa casistica di donne morte durante il parto, dobbiamo abbassarla il più possibile». Il punto, ha quindi avvertito, è che «bisogna partorire in strutture sicure», ma nei territori in cui ciò non è possibile «deve esserci una rete di emergenza in grado di intervenire». «Aspettiamo cosa verrà fuori dalle ispezioni, se qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi», avverte Lorenzin, ricordando di aver fatto un piano nazionale per la salute di donna e bambino e di aver incaricato l’ agenzia delle Regioni, Agenas, di fare nuove linee guida sulla prevenzione delle complicanze in gravidanza. Per questo, la battaglia per i centri nascita “in sicurezza” – con la chiusura di quelli con meno di 500 parti l’ anno – figura tra le priorità del ministro. Intanto, la task force di ispettori ministeriali è al lavoro anche presso gli ospedali di Brescia, Bassano del Grappa e San Bonifacio (Verona), dove nei giorni scorsi sono morte in sala parto, con i piccoli che portavano in grembo, Giovanna Lazzari, Marta Lazzarin e Anna Massignan. Ma questa tragica lista si è allungata con altri tre casi: il 29 dicembre una ragazza di 23 anni, incinta di nove mesi di una bambina, è morta in casa a Foggia per cause da accertare. I medici, con un cesareo post-mortem, hanno fatto nascere la piccola, rianimandola. Ed è al vaglio della magistratura anche il caso che si è verificato nel Policlinico di Modena, dove una donna di 27 anni, già dimessa, ha perso il bambino durante il travaglio il giorno di Natale. Ed ancora: oggi, a Sanremo, una ragazza di 22 anni ha perso il figlio dopo una gestazione che si era protratta per 41 settimane. I familiari hanno denunciato i sanitari. Eventi tragici anche se, ha ricordato Lorenzin, l’ Italia è in linea con la media dei Paesi europei per quanto riguarda la mortalità materna, con un rapporto pari a 10 decessi ogni centomila nati vivi, che corrisponde a una media di 50 morti l’ anno. Un numero, affermano gli esperti, che potrebbe tuttavia essere dimezzato. (m.b.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
La Nuova Ferrara, 05/01/2016 03:57
Morte di parto, per il ministro è fatalità
indagine ancora in corso mentre si allunga la lista. lorenzin scagiona il sant’ anna di torino: «escalation? solo un caso»
ROMA Gli ispettori sono ancora al lavoro per appurare cause e responsabilità che hanno provocato la morte di cinque donne in gravidanza negli ultimi sette giorni in diversi ospedali italiani. Ma il ministro della Salute Beatrice Lorenzin non esclude che la tragica escalation potrebbe essere frutto di una «drammatica casualità». All’ ospedale Sant’ Anna di Torino, dove Angela Nesta è morta in sala parto con la sua bimba, per Beatrice Lorenzin non sono emerse «responsabilità dirette dell’ ospedale». Ma il Codacons contesta in partenza l’ ipotesi della tragica casualità della Lorenzin. «Cinque morti in sette giorni non sono imputabili al caso, le misure prese sono insufficienti», dice Carlo Rienzi annunciando in ogni caso che sarà la magistratura a fare chiarezza sui cinque decessi, verificando responsabilità di enti locali e istituzioni. I primi risultati su Torino vengono resi noti proprio nel giorno in cui si celebra il funerale di Angela Nesta, deceduta in sala parto al Sant’ Anna con la sua bimba. Una sola bara coperta di fiori bianchi per le salme di mamma e figlia. Sempre ieri anche il funerale di Giovanna Lazzari, la madre di 30 anni morta a Brescia all’ ottavo mese di gravidanza con la figlia che aveva in grembo. Forte comunque il richiamo del ministro: anche a fronte di tragiche casualità, ha detto, «bisogna però dare delle risposte e, dunque, indagare caso per caso. Stiamo anche investigando – ha spiegato – su tutta la fase precedente all’ arrivo in ospedale, della puerpera di Torino come delle altre; bisogna verificare che non ci siano stati degli errori nelle procedure di intervento durante l’ accesso in ospedale e durante la presa in carico del paziente e verificare anche quello che è avvenuto prima. Questo perché, pur avendo noi una bassa casistica di donne morte durante il parto, dobbiamo abbassarla il più possibile». Il punto, ha quindi avvertito, è che «bisogna partorire in strutture sicure», ma nei territori in cui ciò non è possibile «deve esserci una rete di emergenza in grado di intervenire». «Aspettiamo cosa verrà fuori dalle ispezioni, se qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi», avverte Lorenzin, ricordando di aver fatto un piano nazionale per la salute di donna e bambino e di aver incaricato l’ agenzia delle Regioni, Agenas, di fare nuove linee guida sulla prevenzione delle complicanze in gravidanza. Per questo, la battaglia per i centri nascita “in sicurezza” – con la chiusura di quelli con meno di 500 parti l’ anno – figura tra le priorità del ministro. Intanto, la task force di ispettori ministeriali è al lavoro anche presso gli ospedali di Brescia, Bassano del Grappa e San Bonifacio (Verona), dove nei giorni scorsi sono morte in sala parto, con i piccoli che portavano in grembo, Giovanna Lazzari, Marta Lazzarin e Anna Massignan. Ma questa tragica lista si è allungata con altri tre casi: il 29 dicembre una ragazza di 23 anni, incinta di nove mesi di una bambina, è morta in casa a Foggia per cause da accertare. I medici, con un cesareo post-mortem, hanno fatto nascere la piccola, rianimandola. Ed è al vaglio della magistratura anche il caso che si è verificato nel Policlinico di Modena, dove una donna di 27 anni, già dimessa, ha perso il bambino durante il travaglio il giorno di Natale. Ed ancora: oggi, a Sanremo, una ragazza di 22 anni ha perso il figlio dopo una gestazione che si era protratta per 41 settimane. I familiari hanno denunciato i sanitari. Eventi tragici anche se, ha ricordato Lorenzin, l’ Italia è in linea con la media dei Paesi europei per quanto riguarda la mortalità materna, con un rapporto pari a 10 decessi ogni centomila nati vivi, che corrisponde a una media di 50 morti l’ anno. Un numero, affermano gli esperti, che potrebbe tuttavia essere dimezzato. (m.b.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Gazzetta di Mantova, 05/01/2016 03:56
Morte di parto, per il ministro è fatalità
indagine ancora in corso mentre si allunga la lista. lorenzin scagiona il sant’ anna di torino: «escalation? solo un caso»
ROMA Gli ispettori sono ancora al lavoro per appurare cause e responsabilità che hanno provocato la morte di cinque donne in gravidanza negli ultimi sette giorni in diversi ospedali italiani. Ma il ministro della Salute Beatrice Lorenzin non esclude che la tragica escalation potrebbe essere frutto di una «drammatica casualità». All’ ospedale Sant’ Anna di Torino, dove Angela Nesta è morta in sala parto con la sua bimba, per Beatrice Lorenzin non sono emerse «responsabilità dirette dell’ ospedale». Ma il Codacons contesta in partenza l’ ipotesi della tragica casualità della Lorenzin. «Cinque morti in sette giorni non sono imputabili al caso, le misure prese sono insufficienti», dice Carlo Rienzi annunciando in ogni caso che sarà la magistratura a fare chiarezza sui cinque decessi, verificando responsabilità di enti locali e istituzioni. I primi risultati su Torino vengono resi noti proprio nel giorno in cui si celebra il funerale di Angela Nesta, deceduta in sala parto al Sant’ Anna con la sua bimba. Una sola bara coperta di fiori bianchi per le salme di mamma e figlia. Sempre ieri anche il funerale di Giovanna Lazzari, la madre di 30 anni morta a Brescia all’ ottavo mese di gravidanza con la figlia che aveva in grembo. Forte comunque il richiamo del ministro: anche a fronte di tragiche casualità, ha detto, «bisogna però dare delle risposte e, dunque, indagare caso per caso. Stiamo anche investigando – ha spiegato – su tutta la fase precedente all’ arrivo in ospedale, della puerpera di Torino come delle altre; bisogna verificare che non ci siano stati degli errori nelle procedure di intervento durante l’ accesso in ospedale e durante la presa in carico del paziente e verificare anche quello che è avvenuto prima. Questo perché, pur avendo noi una bassa casistica di donne morte durante il parto, dobbiamo abbassarla il più possibile». Il punto, ha quindi avvertito, è che «bisogna partorire in strutture sicure», ma nei territori in cui ciò non è possibile «deve esserci una rete di emergenza in grado di intervenire». «Aspettiamo cosa verrà fuori dalle ispezioni, se qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi», avverte Lorenzin, ricordando di aver fatto un piano nazionale per la salute di donna e bambino e di aver incaricato l’ agenzia delle Regioni, Agenas, di fare nuove linee guida sulla prevenzione delle complicanze in gravidanza. Per questo, la battaglia per i centri nascita “in sicurezza” – con la chiusura di quelli con meno di 500 parti l’ anno – figura tra le priorità del ministro. Intanto, la task force di ispettori ministeriali è al lavoro anche presso gli ospedali di Brescia, Bassano del Grappa e San Bonifacio (Verona), dove nei giorni scorsi sono morte in sala parto, con i piccoli che portavano in grembo, Giovanna Lazzari, Marta Lazzarin e Anna Massignan. Ma questa tragica lista si è allungata con altri tre casi: il 29 dicembre una ragazza di 23 anni, incinta di nove mesi di una bambina, è morta in casa a Foggia per cause da accertare. I medici, con un cesareo post-mortem, hanno fatto nascere la piccola, rianimandola. Ed è al vaglio della magistratura anche il caso che si è verificato nel Policlinico di Modena, dove una donna di 27 anni, già dimessa, ha perso il bambino durante il travaglio il giorno di Natale. Ed ancora: oggi, a Sanremo, una ragazza di 22 anni ha perso il figlio dopo una gestazione che si era protratta per 41 settimane. I familiari hanno denunciato i sanitari. Eventi tragici anche se, ha ricordato Lorenzin, l’ Italia è in linea con la media dei Paesi europei per quanto riguarda la mortalità materna, con un rapporto pari a 10 decessi ogni centomila nati vivi, che corrisponde a una media di 50 morti l’ anno. Un numero, affermano gli esperti, che potrebbe tuttavia essere dimezzato. (m.b.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Gazzetta di Mantova, 05/01/2016 03:56
I consigli del Codacons: la merce si può cambiare entro due mesi
Per fare davvero buoni affari con i saldi, il Codacons ha stilato il tradizionale decalogo di consigli destinato ai consumatori. Bisogna conservare lo scontrino, dato che i capi in svendita si possono cambiare e se il capo non può essere sostituito si ha diritto alla restituzione dei soldi. Importante è da tener presente che i difetti possono essere segnalati fino a due mesi dopo l’ acquisto. Un’ altra cosa da non dimenticare è che i negozi che espongono in vetrina l’ adesivo della carta di credito o del bancomat devono accettare questa forma di pagamento anche per i saldi. Il Codacons consiglia inoltre di servirsi preferibilmente dei negozi di fiducia o di comprare merce della quale si conosce già la qualità in modo da poter valutare autonomamente la convenienza dell’ acquisto.
Corriere delle Alpi, 05/01/2016 03:55
Per il ministro il Sant’ Anna va assolto
lorenzin dice che non c’ è «responsabilità diretta dell’ ospedale» di torino. «l’ escalation? una drammatica casualità»
ROMA Gli ispettori sono ancora al lavoro per appurare cause e responsabilità che hanno provocato la morte di cinque donne in gravidanza negli ultimi sette giorni in diversi ospedali italiani. Ma il ministro della Salute Beatrice Lorenzin non esclude che la tragica escalation potrebbe essere frutto di una «drammatica casualità». All’ ospedale Sant’ Anna di Torino, dove Angela Nesta è morta in sala parto con la sua bimba, per Beatrice Lorenzin non sono emerse «responsabilità dirette dell’ ospedale». Ma il Codacons contesta in partenza l’ ipotesi della tragica casualità della Lorenzin. «Cinque morti in sette giorni non sono imputabili al caso, le misure prese sono insufficienti», dice Carlo Rienzi annunciando in ogni caso che sarà la magistratura a fare chiarezza sui cinque decessi, verificando responsabilità di enti locali e istituzioni. I primi risultati su Torino vengono resi noti proprio nel giorno in cui si celebra il funerale di Angela Nesta, deceduta in sala parto al Sant’ Anna con la sua bimba. Una sola bara coperta di fiori bianchi per le salme di mamma e figlia. Sempre ieri anche il funerale di Giovanna Lazzari, la madre di 30 anni morta a Brescia all’ ottavo mese di gravidanza con la figlia che aveva in grembo. Forte comunque il richiamo del ministro: anche a fronte di tragiche casualità, ha detto, «bisogna però dare delle risposte e, dunque, indagare caso per caso. Stiamo anche investigando – ha spiegato – su tutta la fase precedente all’ arrivo in ospedale, della puerpera di Torino come delle altre; bisogna verificare che non ci siano stati degli errori nelle procedure di intervento durante l’ accesso in ospedale e durante la presa in carico del paziente e verificare anche quello che è avvenuto prima. Questo perché, pur avendo noi una bassa casistica di donne morte durante il parto, dobbiamo abbassarla il più possibile». Il punto, ha quindi avvertito, è che «bisogna partorire in strutture sicure», ma nei territori in cui ciò non è possibile «deve esserci una rete di emergenza in grado di intervenire». «Aspettiamo cosa verrà fuori dalle ispezioni, se qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi», avverte Lorenzin, ricordando di aver fatto un piano nazionale per la salute di donna e bambino e di aver incaricato l’ agenzia delle Regioni, Agenas, di fare nuove linee guida sulla prevenzione delle complicanze in gravidanza. Per questo, la battaglia per i centri nascita “in sicurezza” – con la chiusura di quelli con meno di 500 parti l’ anno – figura tra le priorità del ministro. Intanto, la task force di ispettori ministeriali è al lavoro anche presso gli ospedali di Brescia, Bassano del Grappa e San Bonifacio (Verona), dove nei giorni scorsi sono morte in sala parto, con i piccoli che portavano in grembo, Giovanna Lazzari, Marta Lazzarin e Anna Massignan. Ma questa tragica lista si è allungata con altri tre casi: il 29 dicembre una ragazza di 23 anni, incinta di nove mesi di una bambina, è morta in casa a Foggia per cause da accertare. I medici, con un cesareo post-mortem, hanno fatto nascere la piccola, rianimandola. Ed è al vaglio della magistratura anche il caso che si è verificato nel Policlinico di Modena, dove una donna di 27 anni, già dimessa, ha perso il bambino durante il travaglio il giorno di Natale. Ed ancora: oggi, a Sanremo, una ragazza di 22 anni ha perso il figlio dopo una gestazione che si era protratta per 41 settimane. I familiari hanno denunciato i sanitari. Eventi tragici anche se, ha ricordato Lorenzin, l’ Italia è in linea con la media dei Paesi europei per quanto riguarda la mortalità materna, con un rapporto pari a 10 decessi ogni centomila nati vivi, che corrisponde a una media di 50 morti l’ anno. Un numero, affermano gli esperti, che potrebbe tuttavia essere dimezzato. (m.b.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Gazzetta di Reggio, 05/01/2016 03:55
Morte di parto, per il ministro è fatalità
indagine ancora in corso mentre si allunga la lista. lorenzin scagiona il sant’ anna di torino: «escalation? solo un caso»
ROMA Gli ispettori sono ancora al lavoro per appurare cause e responsabilità che hanno provocato la morte di cinque donne in gravidanza negli ultimi sette giorni in diversi ospedali italiani. Ma il ministro della Salute Beatrice Lorenzin non esclude che la tragica escalation potrebbe essere frutto di una «drammatica casualità». All’ ospedale Sant’ Anna di Torino, dove Angela Nesta è morta in sala parto con la sua bimba, per Beatrice Lorenzin non sono emerse «responsabilità dirette dell’ ospedale». Ma il Codacons contesta in partenza l’ ipotesi della tragica casualità della Lorenzin. «Cinque morti in sette giorni non sono imputabili al caso, le misure prese sono insufficienti», dice Carlo Rienzi annunciando in ogni caso che sarà la magistratura a fare chiarezza sui cinque decessi, verificando responsabilità di enti locali e istituzioni. I primi risultati su Torino vengono resi noti proprio nel giorno in cui si celebra il funerale di Angela Nesta, deceduta in sala parto al Sant’ Anna con la sua bimba. Una sola bara coperta di fiori bianchi per le salme di mamma e figlia. Sempre ieri anche il funerale di Giovanna Lazzari, la madre di 30 anni morta a Brescia all’ ottavo mese di gravidanza con la figlia che aveva in grembo. Forte comunque il richiamo del ministro: anche a fronte di tragiche casualità, ha detto, «bisogna però dare delle risposte e, dunque, indagare caso per caso. Stiamo anche investigando – ha spiegato – su tutta la fase precedente all’ arrivo in ospedale, della puerpera di Torino come delle altre; bisogna verificare che non ci siano stati degli errori nelle procedure di intervento durante l’ accesso in ospedale e durante la presa in carico del paziente e verificare anche quello che è avvenuto prima. Questo perché, pur avendo noi una bassa casistica di donne morte durante il parto, dobbiamo abbassarla il più possibile». Il punto, ha quindi avvertito, è che «bisogna partorire in strutture sicure», ma nei territori in cui ciò non è possibile «deve esserci una rete di emergenza in grado di intervenire». «Aspettiamo cosa verrà fuori dalle ispezioni, se qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi», avverte Lorenzin, ricordando di aver fatto un piano nazionale per la salute di donna e bambino e di aver incaricato l’ agenzia delle Regioni, Agenas, di fare nuove linee guida sulla prevenzione delle complicanze in gravidanza. Per questo, la battaglia per i centri nascita “in sicurezza” – con la chiusura di quelli con meno di 500 parti l’ anno – figura tra le priorità del ministro. Intanto, la task force di ispettori ministeriali è al lavoro anche presso gli ospedali di Brescia, Bassano del Grappa e San Bonifacio (Verona), dove nei giorni scorsi sono morte in sala parto, con i piccoli che portavano in grembo, Giovanna Lazzari, Marta Lazzarin e Anna Massignan. Ma questa tragica lista si è allungata con altri tre casi: il 29 dicembre una ragazza di 23 anni, incinta di nove mesi di una bambina, è morta in casa a Foggia per cause da accertare. I medici, con un cesareo post-mortem, hanno fatto nascere la piccola, rianimandola. Ed è al vaglio della magistratura anche il caso che si è verificato nel Policlinico di Modena, dove una donna di 27 anni, già dimessa, ha perso il bambino durante il travaglio il giorno di Natale. Ed ancora: oggi, a Sanremo, una ragazza di 22 anni ha perso il figlio dopo una gestazione che si era protratta per 41 settimane. I familiari hanno denunciato i sanitari. Eventi tragici anche se, ha ricordato Lorenzin, l’ Italia è in linea con la media dei Paesi europei per quanto riguarda la mortalità materna, con un rapporto pari a 10 decessi ogni centomila nati vivi, che corrisponde a una media di 50 morti l’ anno. Un numero, affermano gli esperti, che potrebbe tuttavia essere dimezzato. (m.b.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Il Mattino di Padova, 05/01/2016 03:55
Per il ministro il Sant’ Anna va assolto
lorenzin dice che non c’ è «responsabilità diretta dell’ ospedale» di torino. «l’ escalation? una drammatica casualità»
ROMA Gli ispettori sono ancora al lavoro per appurare cause e responsabilità che hanno provocato la morte di cinque donne in gravidanza negli ultimi sette giorni in diversi ospedali italiani. Ma il ministro della Salute Beatrice Lorenzin non esclude che la tragica escalation potrebbe essere frutto di una «drammatica casualità». All’ ospedale Sant’ Anna di Torino, dove Angela Nesta è morta in sala parto con la sua bimba, per Beatrice Lorenzin non sono emerse «responsabilità dirette dell’ ospedale». Ma il Codacons contesta in partenza l’ ipotesi della tragica casualità della Lorenzin. «Cinque morti in sette giorni non sono imputabili al caso, le misure prese sono insufficienti», dice Carlo Rienzi annunciando in ogni caso che sarà la magistratura a fare chiarezza sui cinque decessi, verificando responsabilità di enti locali e istituzioni. I primi risultati su Torino vengono resi noti proprio nel giorno in cui si celebra il funerale di Angela Nesta, deceduta in sala parto al Sant’ Anna con la sua bimba. Una sola bara coperta di fiori bianchi per le salme di mamma e figlia. Sempre ieri anche il funerale di Giovanna Lazzari, la madre di 30 anni morta a Brescia all’ ottavo mese di gravidanza con la figlia che aveva in grembo. Forte comunque il richiamo del ministro: anche a fronte di tragiche casualità, ha detto, «bisogna però dare delle risposte e, dunque, indagare caso per caso. Stiamo anche investigando – ha spiegato – su tutta la fase precedente all’ arrivo in ospedale, della puerpera di Torino come delle altre; bisogna verificare che non ci siano stati degli errori nelle procedure di intervento durante l’ accesso in ospedale e durante la presa in carico del paziente e verificare anche quello che è avvenuto prima. Questo perché, pur avendo noi una bassa casistica di donne morte durante il parto, dobbiamo abbassarla il più possibile». Il punto, ha quindi avvertito, è che «bisogna partorire in strutture sicure», ma nei territori in cui ciò non è possibile «deve esserci una rete di emergenza in grado di intervenire». «Aspettiamo cosa verrà fuori dalle ispezioni, se qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi», avverte Lorenzin, ricordando di aver fatto un piano nazionale per la salute di donna e bambino e di aver incaricato l’ agenzia delle Regioni, Agenas, di fare nuove linee guida sulla prevenzione delle complicanze in gravidanza. Per questo, la battaglia per i centri nascita “in sicurezza” – con la chiusura di quelli con meno di 500 parti l’ anno – figura tra le priorità del ministro. Intanto, la task force di ispettori ministeriali è al lavoro anche presso gli ospedali di Brescia, Bassano del Grappa e San Bonifacio (Verona), dove nei giorni scorsi sono morte in sala parto, con i piccoli che portavano in grembo, Giovanna Lazzari, Marta Lazzarin e Anna Massignan. Ma questa tragica lista si è allungata con altri tre casi: il 29 dicembre una ragazza di 23 anni, incinta di nove mesi di una bambina, è morta in casa a Foggia per cause da accertare. I medici, con un cesareo post-mortem, hanno fatto nascere la piccola, rianimandola. Ed è al vaglio della magistratura anche il caso che si è verificato nel Policlinico di Modena, dove una donna di 27 anni, già dimessa, ha perso il bambino durante il travaglio il giorno di Natale. Ed ancora: oggi, a Sanremo, una ragazza di 22 anni ha perso il figlio dopo una gestazione che si era protratta per 41 settimane. I familiari hanno denunciato i sanitari. Eventi tragici anche se, ha ricordato Lorenzin, l’ Italia è in linea con la media dei Paesi europei per quanto riguarda la mortalità materna, con un rapporto pari a 10 decessi ogni centomila nati vivi, che corrisponde a una media di 50 morti l’ anno. Un numero, affermano gli esperti, che potrebbe tuttavia essere dimezzato. (m.b.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
La Città di Salerno, 05/01/2016 03:54
Morte di parto, per il ministro è fatalità
indagine ancora in corso mentre si allunga la lista. lorenzin scagiona il sant’ anna di torino: «escalation? solo un caso»
ROMA Gli ispettori sono ancora al lavoro per appurare cause e responsabilità che hanno provocato la morte di cinque donne in gravidanza negli ultimi sette giorni in diversi ospedali italiani. Ma il ministro della Salute Beatrice Lorenzin non esclude che la tragica escalation potrebbe essere frutto di una «drammatica casualità». All’ ospedale Sant’ Anna di Torino, dove Angela Nesta è morta in sala parto con la sua bimba, per Beatrice Lorenzin non sono emerse «responsabilità dirette dell’ ospedale». Ma il Codacons contesta in partenza l’ ipotesi della tragica casualità della Lorenzin. «Cinque morti in sette giorni non sono imputabili al caso, le misure prese sono insufficienti», dice Carlo Rienzi annunciando in ogni caso che sarà la magistratura a fare chiarezza sui cinque decessi, verificando responsabilità di enti locali e istituzioni. I primi risultati su Torino vengono resi noti proprio nel giorno in cui si celebra il funerale di Angela Nesta, deceduta in sala parto al Sant’ Anna con la sua bimba. Una sola bara coperta di fiori bianchi per le salme di mamma e figlia. Sempre ieri anche il funerale di Giovanna Lazzari, la madre di 30 anni morta a Brescia all’ ottavo mese di gravidanza con la figlia che aveva in grembo. Forte comunque il richiamo del ministro: anche a fronte di tragiche casualità, ha detto, «bisogna però dare delle risposte e, dunque, indagare caso per caso. Stiamo anche investigando – ha spiegato – su tutta la fase precedente all’ arrivo in ospedale, della puerpera di Torino come delle altre; bisogna verificare che non ci siano stati degli errori nelle procedure di intervento durante l’ accesso in ospedale e durante la presa in carico del paziente e verificare anche quello che è avvenuto prima. Questo perché, pur avendo noi una bassa casistica di donne morte durante il parto, dobbiamo abbassarla il più possibile». Il punto, ha quindi avvertito, è che «bisogna partorire in strutture sicure», ma nei territori in cui ciò non è possibile «deve esserci una rete di emergenza in grado di intervenire». «Aspettiamo cosa verrà fuori dalle ispezioni, se qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi», avverte Lorenzin, ricordando di aver fatto un piano nazionale per la salute di donna e bambino e di aver incaricato l’ agenzia delle Regioni, Agenas, di fare nuove linee guida sulla prevenzione delle complicanze in gravidanza. Per questo, la battaglia per i centri nascita “in sicurezza” – con la chiusura di quelli con meno di 500 parti l’ anno – figura tra le priorità del ministro. Intanto, la task force di ispettori ministeriali è al lavoro anche presso gli ospedali di Brescia, Bassano del Grappa e San Bonifacio (Verona), dove nei giorni scorsi sono morte in sala parto, con i piccoli che portavano in grembo, Giovanna Lazzari, Marta Lazzarin e Anna Massignan. Ma questa tragica lista si è allungata con altri tre casi: il 29 dicembre una ragazza di 23 anni, incinta di nove mesi di una bambina, è morta in casa a Foggia per cause da accertare. I medici, con un cesareo post-mortem, hanno fatto nascere la piccola, rianimandola. Ed è al vaglio della magistratura anche il caso che si è verificato nel Policlinico di Modena, dove una donna di 27 anni, già dimessa, ha perso il bambino durante il travaglio il giorno di Natale. Ed ancora: oggi, a Sanremo, una ragazza di 22 anni ha perso il figlio dopo una gestazione che si era protratta per 41 settimane. I familiari hanno denunciato i sanitari. Eventi tragici anche se, ha ricordato Lorenzin, l’ Italia è in linea con la media dei Paesi europei per quanto riguarda la mortalità materna, con un rapporto pari a 10 decessi ogni centomila nati vivi, che corrisponde a una media di 50 morti l’ anno. Un numero, affermano gli esperti, che potrebbe tuttavia essere dimezzato. (m.b.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Il Centro, 05/01/2016 03:54
Morte di parto, per il ministro è fatalità
indagine ancora in corso mentre si allunga la lista. lorenzin scagiona il sant’ anna di torino: «escalation? solo un caso»
ROMA Gli ispettori sono ancora al lavoro per appurare cause e responsabilità che hanno provocato la morte di cinque donne in gravidanza negli ultimi sette giorni in diversi ospedali italiani. Ma il ministro della Salute Beatrice Lorenzin non esclude che la tragica escalation potrebbe essere frutto di una «drammatica casualità». All’ ospedale Sant’ Anna di Torino, dove Angela Nesta è morta in sala parto con la sua bimba, per Beatrice Lorenzin non sono emerse «responsabilità dirette dell’ ospedale». Ma il Codacons contesta in partenza l’ ipotesi della tragica casualità della Lorenzin. «Cinque morti in sette giorni non sono imputabili al caso, le misure prese sono insufficienti», dice Carlo Rienzi annunciando in ogni caso che sarà la magistratura a fare chiarezza sui cinque decessi, verificando responsabilità di enti locali e istituzioni. I primi risultati su Torino vengono resi noti proprio nel giorno in cui si celebra il funerale di Angela Nesta, deceduta in sala parto al Sant’ Anna con la sua bimba. Una sola bara coperta di fiori bianchi per le salme di mamma e figlia. Sempre ieri anche il funerale di Giovanna Lazzari, la madre di 30 anni morta a Brescia all’ ottavo mese di gravidanza con la figlia che aveva in grembo. Forte comunque il richiamo del ministro: anche a fronte di tragiche casualità, ha detto, «bisogna però dare delle risposte e, dunque, indagare caso per caso. Stiamo anche investigando – ha spiegato – su tutta la fase precedente all’ arrivo in ospedale, della puerpera di Torino come delle altre; bisogna verificare che non ci siano stati degli errori nelle procedure di intervento durante l’ accesso in ospedale e durante la presa in carico del paziente e verificare anche quello che è avvenuto prima. Questo perché, pur avendo noi una bassa casistica di donne morte durante il parto, dobbiamo abbassarla il più possibile». Il punto, ha quindi avvertito, è che «bisogna partorire in strutture sicure», ma nei territori in cui ciò non è possibile «deve esserci una rete di emergenza in grado di intervenire». «Aspettiamo cosa verrà fuori dalle ispezioni, se qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi», avverte Lorenzin, ricordando di aver fatto un piano nazionale per la salute di donna e bambino e di aver incaricato l’ agenzia delle Regioni, Agenas, di fare nuove linee guida sulla prevenzione delle complicanze in gravidanza. Per questo, la battaglia per i centri nascita “in sicurezza” – con la chiusura di quelli con meno di 500 parti l’ anno – figura tra le priorità del ministro. Intanto, la task force di ispettori ministeriali è al lavoro anche presso gli ospedali di Brescia, Bassano del Grappa e San Bonifacio (Verona), dove nei giorni scorsi sono morte in sala parto, con i piccoli che portavano in grembo, Giovanna Lazzari, Marta Lazzarin e Anna Massignan. Ma questa tragica lista si è allungata con altri tre casi: il 29 dicembre una ragazza di 23 anni, incinta di nove mesi di una bambina, è morta in casa a Foggia per cause da accertare. I medici, con un cesareo post-mortem, hanno fatto nascere la piccola, rianimandola. Ed è al vaglio della magistratura anche il caso che si è verificato nel Policlinico di Modena, dove una donna di 27 anni, già dimessa, ha perso il bambino durante il travaglio il giorno di Natale. Ed ancora: oggi, a Sanremo, una ragazza di 22 anni ha perso il figlio dopo una gestazione che si era protratta per 41 settimane. I familiari hanno denunciato i sanitari. Eventi tragici anche se, ha ricordato Lorenzin, l’ Italia è in linea con la media dei Paesi europei per quanto riguarda la mortalità materna, con un rapporto pari a 10 decessi ogni centomila nati vivi, che corrisponde a una media di 50 morti l’ anno. Un numero, affermano gli esperti, che potrebbe tuttavia essere dimezzato. (m.b.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Alto Adige, 05/01/2016 03:54
Morte di parto, per il ministro è fatalità
indagine ancora in corso mentre si allunga la lista. lorenzin scagiona il sant’ anna di torino: «escalation? solo un caso»
ROMA Gli ispettori sono ancora al lavoro per appurare cause e responsabilità che hanno provocato la morte di cinque donne in gravidanza negli ultimi sette giorni in diversi ospedali italiani. Ma il ministro della Salute Beatrice Lorenzin non esclude che la tragica escalation potrebbe essere frutto di una «drammatica casualità». All’ ospedale Sant’ Anna di Torino, dove Angela Nesta è morta in sala parto con la sua bimba, per Beatrice Lorenzin non sono emerse «responsabilità dirette dell’ ospedale». Ma il Codacons contesta in partenza l’ ipotesi della tragica casualità della Lorenzin. «Cinque morti in sette giorni non sono imputabili al caso, le misure prese sono insufficienti», dice Carlo Rienzi annunciando in ogni caso che sarà la magistratura a fare chiarezza sui cinque decessi, verificando responsabilità di enti locali e istituzioni. I primi risultati su Torino vengono resi noti proprio nel giorno in cui si celebra il funerale di Angela Nesta, deceduta in sala parto al Sant’ Anna con la sua bimba. Una sola bara coperta di fiori bianchi per le salme di mamma e figlia. Sempre ieri anche il funerale di Giovanna Lazzari, la madre di 30 anni morta a Brescia all’ ottavo mese di gravidanza con la figlia che aveva in grembo. Forte comunque il richiamo del ministro: anche a fronte di tragiche casualità, ha detto, «bisogna però dare delle risposte e, dunque, indagare caso per caso. Stiamo anche investigando – ha spiegato – su tutta la fase precedente all’ arrivo in ospedale, della puerpera di Torino come delle altre; bisogna verificare che non ci siano stati degli errori nelle procedure di intervento durante l’ accesso in ospedale e durante la presa in carico del paziente e verificare anche quello che è avvenuto prima. Questo perché, pur avendo noi una bassa casistica di donne morte durante il parto, dobbiamo abbassarla il più possibile». Il punto, ha quindi avvertito, è che «bisogna partorire in strutture sicure», ma nei territori in cui ciò non è possibile «deve esserci una rete di emergenza in grado di intervenire». «Aspettiamo cosa verrà fuori dalle ispezioni, se qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi», avverte Lorenzin, ricordando di aver fatto un piano nazionale per la salute di donna e bambino e di aver incaricato l’ agenzia delle Regioni, Agenas, di fare nuove linee guida sulla prevenzione delle complicanze in gravidanza. Per questo, la battaglia per i centri nascita “in sicurezza” – con la chiusura di quelli con meno di 500 parti l’ anno – figura tra le priorità del ministro. Intanto, la task force di ispettori ministeriali è al lavoro anche presso gli ospedali di Brescia, Bassano del Grappa e San Bonifacio (Verona), dove nei giorni scorsi sono morte in sala parto, con i piccoli che portavano in grembo, Giovanna Lazzari, Marta Lazzarin e Anna Massignan. Ma questa tragica lista si è allungata con altri tre casi: il 29 dicembre una ragazza di 23 anni, incinta di nove mesi di una bambina, è morta in casa a Foggia per cause da accertare. I medici, con un cesareo post-mortem, hanno fatto nascere la piccola, rianimandola. Ed è al vaglio della magistratura anche il caso che si è verificato nel Policlinico di Modena, dove una donna di 27 anni, già dimessa, ha perso il bambino durante il travaglio il giorno di Natale. Ed ancora: oggi, a Sanremo, una ragazza di 22 anni ha perso il figlio dopo una gestazione che si era protratta per 41 settimane. I familiari hanno denunciato i sanitari. Eventi tragici anche se, ha ricordato Lorenzin, l’ Italia è in linea con la media dei Paesi europei per quanto riguarda la mortalità materna, con un rapporto pari a 10 decessi ogni centomila nati vivi, che corrisponde a una media di 50 morti l’ anno. Un numero, affermano gli esperti, che potrebbe tuttavia essere dimezzato. (m.b.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Il Foglio, 05/01/2016 03:45
Non ci restano che le nutrie
l’ inutile e pericoloso allarmismo sulla morte per parto e altre mostruosità
L'”emergenza morti per parto” è l’ ennesimo caso di allarmismo irrazionale e ingiustificato. Il consueto, pericoloso tormentone utile a riempire il vuoto di notizie tra Natale e l’ Epifania. Abbiamo avuto l’ emergenza-smog, quella dei pitbull che mangiavano i bambini, eccetera. Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha detto ieri che “si tratta di una sfortunata coincidenza” se cinque donne sono morte partorendo tra il 25 e il 31 dicembre. Le inchieste – doverose – sono partite, ma già i primi risultati degli ispettori scagionano gli ospedali. Morire di parto è un’ eventualità rara e remota, ma esiste – sembra che solo il Codacons non accetti la realtà, e ha già pronto l’ esposto alla magistratura. A mettere in fila i numeri, infatti, i conti degli allarmisti non tornano. Ogni anno in media 50 donne muoiono in Italia per conseguenze legate al parto, un numero basso confrontato con quello di altre realtà europee. Il nostro paese è tra quelli con il tasso di mortalità per parto tra i più bassi dei paesi avanzati (la media è di venti decessi ogni centomila parti, ma in Italia la statistica è dimezzata). Serena Donati, responsabile del Sistema sorveglianza mortalità materna dell’ Istituto superiore di sanità, ha detto ieri all’ Ansa che tra i fattori di rischio per le madri ci sono “l’ aumento dell’ età materna, le condizioni di deprivazione sociale e il basso livello di istruzione, l’ utilizzo del taglio cesareo laddove non necessario”. E allora vale la pena fare una riflessione più culturale che allarmista. Le donne fanno figli sempre più tardi, il che aumenta la possibilità che si creino delle complicazioni. L’ Italia è un paese che invecchia e che ha un tasso di natalità tra i più bassi del mondo. Far passare il messaggio che di parto si muore, che l’ unico modo per eliminare completamente il fattore di rischio è decidere di non avere figli, è l’ inizio dell’ eutanasia di un paese. E a quel punto, davvero non ci resteranno che le nutrie – come ha detto ieri a Libero la signora Angelica Benazzi: “I bimbi non mi sono mai piaciuti, mi disturbano. […] Riesco a instaurare un rapporto migliore con gli animali. Se io potessi fare un figlio sapendo già che uscirà nutria o topo sarei felice”. Mostruosità per mostruosità, tutto vale.
La Gazzetta del Mezzogiorno, 05/01/2016 03:30
il caso nel mirino della protesta la vecchia gestione di banca marche e il meccanismo di salvataggio che pesa sui risparmiatori
Banche fallite, nuovo sit-in a Jesi Consob denunciata dai consumatori
• Ancora una giornata di passione per le banche «salvate» dal Governo (Banca Etruria, Banca Marche, Carichieti e Carife), le «nuove banche», gli azionisti, le «vittime» dell’ intervento e i consumatori. Il tutto in attesa che il Governo metta nero su bianco in un decreto quali saranno le modalità dell’ intervento «umanitario» per rifondere almeno in parte i risparmiatori danneggiati. Risparmiatori che, una volta individuati i criteri dell’ intervento, saranno «affidati» all’ Anac guidata da Raffaele Cantone che dovrà gestire gli arbitrati. Ci sono tre mesi di tempo per il decreto ma il Tesoro, avendo già bocciato un anticipo «selettivo» degli interventi, ha ribadito per bocca del viceministro Enrico Morando che “bisogna fare presto”. Ma fonti vicine al ‘dossier’ fanno notare che prima di lunedì 11 gennaio, data in cui tutte le istituzioni torneranno all’ attività dopo la pausa di fine anno, sarà difficile qualunque decisione. Ieri intanto mentre a Jesi si è svolto il presidio del «comitato vittime» e degli azionisti di Banca Marche i consumatori hanno dato seguito a quanto già annunciato: il Codacons annuncia una “marcia dei risparmiatori” sulla Consob, per il mancato controllo. L’ asso ciazione sta anche ultimando l’ annunciato ricorso collettivo al Tar del Lazio per annullare i decreti attuativi del bail -in e far dichiarare incostituzionale la legge salva -banche, ricorso che “sarà depositato nei prossimi giorni”. Intanto Adusbef e Federconsumatori hanno inviato nove esposti denunce ad altrettante Procure, contro il presidente della Consob Giuseppe Vegas ed alti dirigenti Con sob. Da Jesi nel frattempo emerge che due sarebbero le strade da percorrere: quella giudiziaria, per perseguire i responsabili del crack di Banca Marche, e quella politica, per fare pressione sulle istituzioni affinchè agli azionisti e ai risparmiatori vengano restituiti integralmente i soldi persi. La strategia è stata ribadita dall’ As sociazione azionisti privati di Banca Marche che ieri, nonostante la pioggia battente e il freddo, con l’ associazione Vittime del salva -banche ha fatto un sit-in di protesta fronte alla sede dell’ istituto di credito. “Una strategia – ha spiegato il presidente degli azionisti privati Bruno Stronati, che annovera 1.300 iscritti sui 43 mila possessori di azioni in Italia delle 300 filiali del gruppo, pari al 32,12% del capitale sociale di Banca Marche – messa in atto per sbloccare la situazione di stallo dopo la promulgazione da parte del Governo del decreto salva banche”. Siamo «alla disperazione – ha aggiunto Stronati – e non si contano le testi monianze raccolte di coloro che hanno perso tutto. Basti ricordare che l’ 80-90% degli azionisti privati ha più di 65 anni. Si tratta in gran parte di pensionati e risparmiatori».
Trentino, 05/01/2016 03:28
Morte di parto, per il ministro è fatalità
indagine ancora in corso mentre si allunga la lista. lorenzin scagiona il sant’ anna di torino: «escalation? solo un caso»
ROMA Gli ispettori sono ancora al lavoro per appurare cause e responsabilità che hanno provocato la morte di cinque donne in gravidanza negli ultimi sette giorni in diversi ospedali italiani. Ma il ministro della Salute Beatrice Lorenzin non esclude che la tragica escalation potrebbe essere frutto di una «drammatica casualità». All’ ospedale Sant’ Anna di Torino, dove Angela Nesta è morta in sala parto con la sua bimba, per Beatrice Lorenzin non sono emerse «responsabilità dirette dell’ ospedale». Ma il Codacons contesta in partenza l’ ipotesi della tragica casualità della Lorenzin. «Cinque morti in sette giorni non sono imputabili al caso, le misure prese sono insufficienti», dice Carlo Rienzi annunciando in ogni caso che sarà la magistratura a fare chiarezza sui cinque decessi, verificando responsabilità di enti locali e istituzioni. I primi risultati su Torino vengono resi noti proprio nel giorno in cui si celebra il funerale di Angela Nesta, deceduta in sala parto al Sant’ Anna con la sua bimba. Una sola bara coperta di fiori bianchi per le salme di mamma e figlia. Sempre ieri anche il funerale di Giovanna Lazzari, la madre di 30 anni morta a Brescia all’ ottavo mese di gravidanza con la figlia che aveva in grembo. Forte comunque il richiamo del ministro: anche a fronte di tragiche casualità, ha detto, «bisogna però dare delle risposte e, dunque, indagare caso per caso. Stiamo anche investigando – ha spiegato – su tutta la fase precedente all’ arrivo in ospedale, della puerpera di Torino come delle altre; bisogna verificare che non ci siano stati degli errori nelle procedure di intervento durante l’ accesso in ospedale e durante la presa in carico del paziente e verificare anche quello che è avvenuto prima. Questo perché, pur avendo noi una bassa casistica di donne morte durante il parto, dobbiamo abbassarla il più possibile». Il punto, ha quindi avvertito, è che «bisogna partorire in strutture sicure», ma nei territori in cui ciò non è possibile «deve esserci una rete di emergenza in grado di intervenire». «Aspettiamo cosa verrà fuori dalle ispezioni, se qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi», avverte Lorenzin, ricordando di aver fatto un piano nazionale per la salute di donna e bambino e di aver incaricato l’ agenzia delle Regioni, Agenas, di fare nuove linee guida sulla prevenzione delle complicanze in gravidanza. Per questo, la battaglia per i centri nascita “in sicurezza” – con la chiusura di quelli con meno di 500 parti l’ anno – figura tra le priorità del ministro. Intanto, la task force di ispettori ministeriali è al lavoro anche presso gli ospedali di Brescia, Bassano del Grappa e San Bonifacio (Verona), dove nei giorni scorsi sono morte in sala parto, con i piccoli che portavano in grembo, Giovanna Lazzari, Marta Lazzarin e Anna Massignan. Ma questa tragica lista si è allungata con altri tre casi: il 29 dicembre una ragazza di 23 anni, incinta di nove mesi di una bambina, è morta in casa a Foggia per cause da accertare. I medici, con un cesareo post-mortem, hanno fatto nascere la piccola, rianimandola. Ed è al vaglio della magistratura anche il caso che si è verificato nel Policlinico di Modena, dove una donna di 27 anni, già dimessa, ha perso il bambino durante il travaglio il giorno di Natale. Ed ancora: oggi, a Sanremo, una ragazza di 22 anni ha perso il figlio dopo una gestazione che si era protratta per 41 settimane. I familiari hanno denunciato i sanitari. Eventi tragici anche se, ha ricordato Lorenzin, l’ Italia è in linea con la media dei Paesi europei per quanto riguarda la mortalità materna, con un rapporto pari a 10 decessi ogni centomila nati vivi, che corrisponde a una media di 50 morti l’ anno. Un numero, affermano gli esperti, che potrebbe tuttavia essere dimezzato. (m.b.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
La Provincia Pavese, 05/01/2016 03:27
Morte di parto, per il ministro è fatalità
indagine ancora in corso mentre si allunga la lista. lorenzin scagiona il sant’ anna di torino: «escalation? solo un caso»
ROMA Gli ispettori sono ancora al lavoro per appurare cause e responsabilità che hanno provocato la morte di cinque donne in gravidanza negli ultimi sette giorni in diversi ospedali italiani. Ma il ministro della Salute Beatrice Lorenzin non esclude che la tragica escalation potrebbe essere frutto di una «drammatica casualità». All’ ospedale Sant’ Anna di Torino, dove Angela Nesta è morta in sala parto con la sua bimba, per Beatrice Lorenzin non sono emerse «responsabilità dirette dell’ ospedale». Ma il Codacons contesta in partenza l’ ipotesi della tragica casualità della Lorenzin. «Cinque morti in sette giorni non sono imputabili al caso, le misure prese sono insufficienti», dice Carlo Rienzi annunciando in ogni caso che sarà la magistratura a fare chiarezza sui cinque decessi, verificando responsabilità di enti locali e istituzioni. I primi risultati su Torino vengono resi noti proprio nel giorno in cui si celebra il funerale di Angela Nesta, deceduta in sala parto al Sant’ Anna con la sua bimba. Una sola bara coperta di fiori bianchi per le salme di mamma e figlia. Sempre ieri anche il funerale di Giovanna Lazzari, la madre di 30 anni morta a Brescia all’ ottavo mese di gravidanza con la figlia che aveva in grembo. Forte comunque il richiamo del ministro: anche a fronte di tragiche casualità, ha detto, «bisogna però dare delle risposte e, dunque, indagare caso per caso. Stiamo anche investigando – ha spiegato – su tutta la fase precedente all’ arrivo in ospedale, della puerpera di Torino come delle altre; bisogna verificare che non ci siano stati degli errori nelle procedure di intervento durante l’ accesso in ospedale e durante la presa in carico del paziente e verificare anche quello che è avvenuto prima. Questo perché, pur avendo noi una bassa casistica di donne morte durante il parto, dobbiamo abbassarla il più possibile». Il punto, ha quindi avvertito, è che «bisogna partorire in strutture sicure», ma nei territori in cui ciò non è possibile «deve esserci una rete di emergenza in grado di intervenire». «Aspettiamo cosa verrà fuori dalle ispezioni, se qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi», avverte Lorenzin, ricordando di aver fatto un piano nazionale per la salute di donna e bambino e di aver incaricato l’ agenzia delle Regioni, Agenas, di fare nuove linee guida sulla prevenzione delle complicanze in gravidanza. Per questo, la battaglia per i centri nascita “in sicurezza” – con la chiusura di quelli con meno di 500 parti l’ anno – figura tra le priorità del ministro. Intanto, la task force di ispettori ministeriali è al lavoro anche presso gli ospedali di Brescia, Bassano del Grappa e San Bonifacio (Verona), dove nei giorni scorsi sono morte in sala parto, con i piccoli che portavano in grembo, Giovanna Lazzari, Marta Lazzarin e Anna Massignan. Ma questa tragica lista si è allungata con altri tre casi: il 29 dicembre una ragazza di 23 anni, incinta di nove mesi di una bambina, è morta in casa a Foggia per cause da accertare. I medici, con un cesareo post-mortem, hanno fatto nascere la piccola, rianimandola. Ed è al vaglio della magistratura anche il caso che si è verificato nel Policlinico di Modena, dove una donna di 27 anni, già dimessa, ha perso il bambino durante il travaglio il giorno di Natale. Ed ancora: oggi, a Sanremo, una ragazza di 22 anni ha perso il figlio dopo una gestazione che si era protratta per 41 settimane. I familiari hanno denunciato i sanitari. Eventi tragici anche se, ha ricordato Lorenzin, l’ Italia è in linea con la media dei Paesi europei per quanto riguarda la mortalità materna, con un rapporto pari a 10 decessi ogni centomila nati vivi, che corrisponde a una media di 50 morti l’ anno. Un numero, affermano gli esperti, che potrebbe tuttavia essere dimezzato. (m.b.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
La Tribuna di Treviso, 05/01/2016 03:27
Per il ministro il Sant’ Anna va assolto
lorenzin dice che non c’ è «responsabilità diretta dell’ ospedale» di torino. «l’ escalation? una drammatica casualità»
ROMA Gli ispettori sono ancora al lavoro per appurare cause e responsabilità che hanno provocato la morte di cinque donne in gravidanza negli ultimi sette giorni in diversi ospedali italiani. Ma il ministro della Salute Beatrice Lorenzin non esclude che la tragica escalation potrebbe essere frutto di una «drammatica casualità». All’ ospedale Sant’ Anna di Torino, dove Angela Nesta è morta in sala parto con la sua bimba, per Beatrice Lorenzin non sono emerse «responsabilità dirette dell’ ospedale». Ma il Codacons contesta in partenza l’ ipotesi della tragica casualità della Lorenzin. «Cinque morti in sette giorni non sono imputabili al caso, le misure prese sono insufficienti», dice Carlo Rienzi annunciando in ogni caso che sarà la magistratura a fare chiarezza sui cinque decessi, verificando responsabilità di enti locali e istituzioni. I primi risultati su Torino vengono resi noti proprio nel giorno in cui si celebra il funerale di Angela Nesta, deceduta in sala parto al Sant’ Anna con la sua bimba. Una sola bara coperta di fiori bianchi per le salme di mamma e figlia. Sempre ieri anche il funerale di Giovanna Lazzari, la madre di 30 anni morta a Brescia all’ ottavo mese di gravidanza con la figlia che aveva in grembo. Forte comunque il richiamo del ministro: anche a fronte di tragiche casualità, ha detto, «bisogna però dare delle risposte e, dunque, indagare caso per caso. Stiamo anche investigando – ha spiegato – su tutta la fase precedente all’ arrivo in ospedale, della puerpera di Torino come delle altre; bisogna verificare che non ci siano stati degli errori nelle procedure di intervento durante l’ accesso in ospedale e durante la presa in carico del paziente e verificare anche quello che è avvenuto prima. Questo perché, pur avendo noi una bassa casistica di donne morte durante il parto, dobbiamo abbassarla il più possibile». Il punto, ha quindi avvertito, è che «bisogna partorire in strutture sicure», ma nei territori in cui ciò non è possibile «deve esserci una rete di emergenza in grado di intervenire». «Aspettiamo cosa verrà fuori dalle ispezioni, se qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi», avverte Lorenzin, ricordando di aver fatto un piano nazionale per la salute di donna e bambino e di aver incaricato l’ agenzia delle Regioni, Agenas, di fare nuove linee guida sulla prevenzione delle complicanze in gravidanza. Per questo, la battaglia per i centri nascita “in sicurezza” – con la chiusura di quelli con meno di 500 parti l’ anno – figura tra le priorità del ministro. Intanto, la task force di ispettori ministeriali è al lavoro anche presso gli ospedali di Brescia, Bassano del Grappa e San Bonifacio (Verona), dove nei giorni scorsi sono morte in sala parto, con i piccoli che portavano in grembo, Giovanna Lazzari, Marta Lazzarin e Anna Massignan. Ma questa tragica lista si è allungata con altri tre casi: il 29 dicembre una ragazza di 23 anni, incinta di nove mesi di una bambina, è morta in casa a Foggia per cause da accertare. I medici, con un cesareo post-mortem, hanno fatto nascere la piccola, rianimandola. Ed è al vaglio della magistratura anche il caso che si è verificato nel Policlinico di Modena, dove una donna di 27 anni, già dimessa, ha perso il bambino durante il travaglio il giorno di Natale. Ed ancora: oggi, a Sanremo, una ragazza di 22 anni ha perso il figlio dopo una gestazione che si era protratta per 41 settimane. I familiari hanno denunciato i sanitari. Eventi tragici anche se, ha ricordato Lorenzin, l’ Italia è in linea con la media dei Paesi europei per quanto riguarda la mortalità materna, con un rapporto pari a 10 decessi ogni centomila nati vivi, che corrisponde a una media di 50 morti l’ anno. Un numero, affermano gli esperti, che potrebbe tuttavia essere dimezzato. (m.b.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Gazzetta di Modena, 05/01/2016 03:26
Morte di parto, per il ministro è fatalità
indagine ancora in corso mentre si allunga la lista. lorenzin scagiona il sant’ anna di torino: «escalation? solo un caso»
ROMA Gli ispettori sono ancora al lavoro per appurare cause e responsabilità che hanno provocato la morte di cinque donne in gravidanza negli ultimi sette giorni in diversi ospedali italiani. Ma il ministro della Salute Beatrice Lorenzin non esclude che la tragica escalation potrebbe essere frutto di una «drammatica casualità». All’ ospedale Sant’ Anna di Torino, dove Angela Nesta è morta in sala parto con la sua bimba, per Beatrice Lorenzin non sono emerse «responsabilità dirette dell’ ospedale». Ma il Codacons contesta in partenza l’ ipotesi della tragica casualità della Lorenzin. «Cinque morti in sette giorni non sono imputabili al caso, le misure prese sono insufficienti», dice Carlo Rienzi annunciando in ogni caso che sarà la magistratura a fare chiarezza sui cinque decessi, verificando responsabilità di enti locali e istituzioni. I primi risultati su Torino vengono resi noti proprio nel giorno in cui si celebra il funerale di Angela Nesta, deceduta in sala parto al Sant’ Anna con la sua bimba. Una sola bara coperta di fiori bianchi per le salme di mamma e figlia. Sempre ieri anche il funerale di Giovanna Lazzari, la madre di 30 anni morta a Brescia all’ ottavo mese di gravidanza con la figlia che aveva in grembo. Forte comunque il richiamo del ministro: anche a fronte di tragiche casualità, ha detto, «bisogna però dare delle risposte e, dunque, indagare caso per caso. Stiamo anche investigando – ha spiegato – su tutta la fase precedente all’ arrivo in ospedale, della puerpera di Torino come delle altre; bisogna verificare che non ci siano stati degli errori nelle procedure di intervento durante l’ accesso in ospedale e durante la presa in carico del paziente e verificare anche quello che è avvenuto prima. Questo perché, pur avendo noi una bassa casistica di donne morte durante il parto, dobbiamo abbassarla il più possibile». Il punto, ha quindi avvertito, è che «bisogna partorire in strutture sicure», ma nei territori in cui ciò non è possibile «deve esserci una rete di emergenza in grado di intervenire». «Aspettiamo cosa verrà fuori dalle ispezioni, se qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi», avverte Lorenzin, ricordando di aver fatto un piano nazionale per la salute di donna e bambino e di aver incaricato l’ agenzia delle Regioni, Agenas, di fare nuove linee guida sulla prevenzione delle complicanze in gravidanza. Per questo, la battaglia per i centri nascita “in sicurezza” – con la chiusura di quelli con meno di 500 parti l’ anno – figura tra le priorità del ministro. Intanto, la task force di ispettori ministeriali è al lavoro anche presso gli ospedali di Brescia, Bassano del Grappa e San Bonifacio (Verona), dove nei giorni scorsi sono morte in sala parto, con i piccoli che portavano in grembo, Giovanna Lazzari, Marta Lazzarin e Anna Massignan. Ma questa tragica lista si è allungata con altri tre casi: il 29 dicembre una ragazza di 23 anni, incinta di nove mesi di una bambina, è morta in casa a Foggia per cause da accertare. I medici, con un cesareo post-mortem, hanno fatto nascere la piccola, rianimandola. Ed è al vaglio della magistratura anche il caso che si è verificato nel Policlinico di Modena, dove una donna di 27 anni, già dimessa, ha perso il bambino durante il travaglio il giorno di Natale. Ed ancora: oggi, a Sanremo, una ragazza di 22 anni ha perso il figlio dopo una gestazione che si era protratta per 41 settimane. I familiari hanno denunciato i sanitari. Eventi tragici anche se, ha ricordato Lorenzin, l’ Italia è in linea con la media dei Paesi europei per quanto riguarda la mortalità materna, con un rapporto pari a 10 decessi ogni centomila nati vivi, che corrisponde a una media di 50 morti l’ anno. Un numero, affermano gli esperti, che potrebbe tuttavia essere dimezzato. (m.b.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Gazzetta di Modena, 05/01/2016 03:26
Biglietti e pedaggi: treni fermi, Autosole no
i pendolari “su ruote” spenderanno di più, quelli su rotaia non avranno sorprese per le tratte locali
Al momento non sarebbero previsti in Emilia Romagna aumenti delle tariffe per quanto riguarda il trasporto locale gestito dalla Regione, così come accade invece in queste ore per le migliaia di pendolari della Sicilia (incremento delle tariffe del 7,7%) e della Toscana, regione in cui dal primo gennaio gli aumenti sono pari al 3,46% mentre gli abbonamenti salgono dell’ 1,89%. Ricordiamo in ogni caso che la stangata per i biglietti dei treni regionali a carico dei pendolari emiliani era avvenuta l’ ultima volta un anno e mezzo fa, il primo agosto 2014. In quella occasione l’ incremento dei biglietto singolo fu dall’ 1,5% all’ 1,7% secondo le diverse tratte chilometriche. Per fare un esempio: dagli 11 ai 40 chilometri il biglietto nell’ occasione era cresciuto di 5 centesimi, dai 40 ai 100 chilometri di percorrenza l’ aumento fu invece di 10 centesimi. Altre novità previste in tema di treni locali. Dal mese prossimo, o al massimo da marzo secondo quanto detto alcuni mesi fa dall’ assessore regionale ai trasporti Raffaele Donini, gli abbonati dovrebbero usufruire di un mese di abbonamento gratuito a seguito dei gravi disagi legati alle avverse condizioni climatiche di alcuni mesi fa. Va meno bene per quanto riguarda i pendolari emiliani e modenesi che non possono, o non vogliono, utilizzare il treno per i loro spostamenti lavorativi. In particolare un bel salasso lo subirà chi utilizza l’ autostrada visto che secondo il Codacons viaggiare in autostrada costerà in media 27 euro in più rispetto all’ anno appena chiuso. Per quanto riguarda le autostrade che transitano per Modena il Ministero dei trasporti non prevede aumenti per le tariffe relative all’ Autobrennero, mentre la società che gestisce l’ Autosole, ossia Autostrade per l’ Italia, prevede aumenti pari all’ 1,09%. E cresce anche l’ abbonamento Telepass: da 0,78 euro al mese a 1,5 euro unificando i contratti Premium e Premium Extra. (s.l.)
La Nuova di Venezia e Mestre, 05/01/2016 03:26
Per il ministro il Sant’ Anna va assolto
lorenzin dice che non c’ è «responsabilità diretta dell’ ospedale» di torino. «l’ escalation? una drammatica casualità»
ROMA Gli ispettori sono ancora al lavoro per appurare cause e responsabilità che hanno provocato la morte di cinque donne in gravidanza negli ultimi sette giorni in diversi ospedali italiani. Ma il ministro della Salute Beatrice Lorenzin non esclude che la tragica escalation potrebbe essere frutto di una «drammatica casualità». All’ ospedale Sant’ Anna di Torino, dove Angela Nesta è morta in sala parto con la sua bimba, per Beatrice Lorenzin non sono emerse «responsabilità dirette dell’ ospedale». Ma il Codacons contesta in partenza l’ ipotesi della tragica casualità della Lorenzin. «Cinque morti in sette giorni non sono imputabili al caso, le misure prese sono insufficienti», dice Carlo Rienzi annunciando in ogni caso che sarà la magistratura a fare chiarezza sui cinque decessi, verificando responsabilità di enti locali e istituzioni. I primi risultati su Torino vengono resi noti proprio nel giorno in cui si celebra il funerale di Angela Nesta, deceduta in sala parto al Sant’ Anna con la sua bimba. Una sola bara coperta di fiori bianchi per le salme di mamma e figlia. Sempre ieri anche il funerale di Giovanna Lazzari, la madre di 30 anni morta a Brescia all’ ottavo mese di gravidanza con la figlia che aveva in grembo. Forte comunque il richiamo del ministro: anche a fronte di tragiche casualità, ha detto, «bisogna però dare delle risposte e, dunque, indagare caso per caso. Stiamo anche investigando – ha spiegato – su tutta la fase precedente all’ arrivo in ospedale, della puerpera di Torino come delle altre; bisogna verificare che non ci siano stati degli errori nelle procedure di intervento durante l’ accesso in ospedale e durante la presa in carico del paziente e verificare anche quello che è avvenuto prima. Questo perché, pur avendo noi una bassa casistica di donne morte durante il parto, dobbiamo abbassarla il più possibile». Il punto, ha quindi avvertito, è che «bisogna partorire in strutture sicure», ma nei territori in cui ciò non è possibile «deve esserci una rete di emergenza in grado di intervenire». «Aspettiamo cosa verrà fuori dalle ispezioni, se qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi», avverte Lorenzin, ricordando di aver fatto un piano nazionale per la salute di donna e bambino e di aver incaricato l’ agenzia delle Regioni, Agenas, di fare nuove linee guida sulla prevenzione delle complicanze in gravidanza. Per questo, la battaglia per i centri nascita “in sicurezza” – con la chiusura di quelli con meno di 500 parti l’ anno – figura tra le priorità del ministro. Intanto, la task force di ispettori ministeriali è al lavoro anche presso gli ospedali di Brescia, Bassano del Grappa e San Bonifacio (Verona), dove nei giorni scorsi sono morte in sala parto, con i piccoli che portavano in grembo, Giovanna Lazzari, Marta Lazzarin e Anna Massignan. Ma questa tragica lista si è allungata con altri tre casi: il 29 dicembre una ragazza di 23 anni, incinta di nove mesi di una bambina, è morta in casa a Foggia per cause da accertare. I medici, con un cesareo post-mortem, hanno fatto nascere la piccola, rianimandola. Ed è al vaglio della magistratura anche il caso che si è verificato nel Policlinico di Modena, dove una donna di 27 anni, già dimessa, ha perso il bambino durante il travaglio il giorno di Natale. Ed ancora: oggi, a Sanremo, una ragazza di 22 anni ha perso il figlio dopo una gestazione che si era protratta per 41 settimane. I familiari hanno denunciato i sanitari. Eventi tragici anche se, ha ricordato Lorenzin, l’ Italia è in linea con la media dei Paesi europei per quanto riguarda la mortalità materna, con un rapporto pari a 10 decessi ogni centomila nati vivi, che corrisponde a una media di 50 morti l’ anno. Un numero, affermano gli esperti, che potrebbe tuttavia essere dimezzato. (m.b.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Il Sole 24 Ore, 05/01/2016 03:01
i risparmiatori. al lavoro il team di funzionari di via xx settembre, ministero della giustizia, bankitalia e anac
Il Mef stringe sui paletti per i rimborsi
ROMA I risparmiatori più penalizzati dal crac delle 4 banche otterranno il loro rimborso , ma non prima degli altri e di sicuro non prima che un decreto interministeriale e un dpcm definiscano i criteri per il rimborso e le modalità di attuazione delle procedure di arbitrato. Per questo il governo , che è pienamente consapevole dell’ esigenza di “fare presto” , per offrire un ristoro a chi si è trovato a investire in obbligazioni subordinate più del cinquanta per cento di un patrimonio modesto, senza avere il profilo richiesto per quel tipo di investimenti, in questi giorni è al lavoro. L’ obiettivo è licenziare le nuove regole ben prima dei tre mesi indicati dalla disposizione contenuta nella legge di stabilità che istituisce il Fondo di solidarietà da 100 milioni. Non più tardi di domenica scorsa, del resto , anche il vice ministro dell’ economia Enrico Morando ha sottolineato che «il decreto va fatto presto» allo scopo di intervenire in aiuto di chi ha perso i propri risparmi nella crisi di Banca Etruria, Banca Marche, Cariferrara e Carichieti. Sulle nuove regole gli uffici del ministero dell’ Economia sono all’ opera, in contatto con il ministero della Giustizia, la Banca d’ Italia e l’ Anac. Ma è in ogni caso delicato il lavoro per mettere nero su bianco nei decreti sia le condizioni di accesso al Fondo sia i criteri di quantificazione delle prestazioni e l’ ammontare massimo risarcibile, cosi come le procedure, che, a norma di legge «potranno essere in tutto o in parte di natura arbitrale». Non tutti, peraltro, riceveranno un indennizzo e per ottenere il risarcimento non basterà la presentazione delle domande : non si tratterà, cioè, di una procedura automatica. Il collegio dei saggi insediati presso l’ Anac di Raffaele Cantone valuterà caso per caso e il cerchio dei benificiari sarà comunque ristretto. Di certo, interesserà in primo luogo le circa mille persone che avevano un capitale inferiore ai cento mila euro, investito per più del 50 per cento nelle obbligazioni subordinate delle quattro banche poste in liquidazione: un gruppo di persone che nel complesso ha perso circa 27 milioni di euro. Del resto, la capienza complessiva del fondo non è ampia. Ma il decreto in gestazione potrebbe anche stabilire che, se si dovessero generare plusvalenze consistenti dalla vendita dei crediti deteriorati delle quattro banche fallite, esse potrebbero essere utilizzate a favore degli obbligazionisti subordinati. Intanto ,mentre il Codacons annuncia il ricorso al Tar del Lazio per annullare i decreti attuativi del bail in e per far sollevare eccezione di incostituzionalità per le disposizioni sui salvataggi bancari, c’ è da registrare il botta e risposta tra il “Comitato vittime del salva-banche” e l’ associazione dei banchieri- «Dov’ era l’ Abi quando le irregolarità che stanno emergendo come sistematiche si verificavano?- si è chiesto in una nota il comitato ». E da palazzo Altieri è arrivata la precisazione: l’ Abi «non svolge alcuna funzione di indirizzo o controllo sull’ operato dei propri Associati, che agiscono in completa autonomia e in concorrenza fra loro, non riceve alcuna informazione in merito dalle Autorità preposte alla vigilanza nè dai medesimi associati sulle loro attività in analogia a quanto succede per le altre associazioni di categoria non finanziarie» scrive il dg, Giovanni Sabatini. «L’ Abi – conclude – è un’ associazione privata di banche e società che svolgono attività finanziaria, che ha per statuto il compito di rappresentare e tutelare i legittimi interessi degli Associati in un’ ottica concorrenziale coerente con le normative nazionali, dell’ Unione Europea e internazionali».
L’Unità, 05/01/2016 02:45
L’ obiettivo del Pd non cambia: teniamo unito il centrosinistra
● il vicesegretario guerini: «renzi sarà in campo» roma, tensioni su tronca per i «nidi privatizzati»
R. P. Tenere unito il centrosinistra in vista della battaglia delle amministrative, dove «Renzi sarà in prima fila» anche se il risultato «non produrrà effetti sul governo», e concludere entro i tempi il ddl sulle unioni civili, «anche con i Cinquestelle e Sel»: così Lorenzo Guerini, vicesegretario del Pd, affronta le questioni centrali che agitano il centrosinistra in un’ intervista al Messaggero. Parlando delle amministrative, «in molte città dove abbiamo governato insieme a Sel ci sono le condizioni per lavorare affinché queste esperienze possano essere nuovamente realizzate», sottolinea Guerini. «Faccio appello a tutti affinché non si disperda ciò che è stato fatto sinora e si mettano al centro i progetti per le città. Penso a Bologna come a Torino. Se qualcuno pensa di usare il voto di primavera per altri obiettivi – aggiunge – è fuori strada. Dentro Sel è emersa una volontà di rottura con il Pd anche a livello locale, ma è una linea profondamente sbagliata”. Sul tema del referendum, «è lo snodo di questa legislatura. Altro che referendum su Renzi! Sarà un referendum sull’ Italia – dice Guerini – e sulla sua capacità di portare sino in fondo l’ ambizione di cambiamento delle sue istituzioni affinché siano in grado di esprimere un governo autorevole». Parole apprezzate anche da un esponente da altre componenti del Pd, come ReteDem. «È un fatto molto positivo – commenta il portavoce nazionale, Sergio Lo Giudice – che Lorenzo Guerini abbia lanciato un appello a Sel affinché si ricostituiscano le maggioranze di centrosinistra che hanno ben governato le principali città italiane in questi anni. Sarebbe uno spreco di buona politica marciare in ordine sparso fra chi ha condiviso a livello locale significative esperienze di governo – prosegue il senatore Pd -. Quello che ci ha diviso è accaduto altrove, nei palazzi romani, e sarebbe un errore storico farne ricadere gli effetti sul governo delle città». Da qui l’ auspicio che «chi crede in una sinistra di governo e non di testimonianza, da Sel a Sini stra italiana a Possibile, accolga l’ invito di Guerini». «Quell’ appello però – conclude Lo Giudice – ha anche un altro destinatario, ed è lo stesso Pd. Sta anche a noi dare segnali chiari che le larghe intese romane sono il frutto di una contingenza storica e non un progetto politico. Dai criteri per le primarie dove queste sono previste alla definizione del programma dove il candidato sindaco c’ è già, da Torino a Bologna, lavoriamo davvero perché la sinistra non Pd possa tornare a sentirsi a casa propria in alleanza con noi». Movimenti in corso anche tra i centristi. Secondo Fabrizio Cicchitto «il centro si deve dare una mossa assumendo una identità politica autonoma. Per le amministrative va deciso caso per caso, è preferenziale una intesa a sinistra qualora ci sia la disponibilità del Pd osteggiata dalla minoranza Dem che vuol far perdere a Renzi tutte le grandi città». Intanto a Roma scoppia il caso dei nidi per l’ infanzia che potrebbero essere privatizzati per fronteggiare l’ Sos risorse in Campidoglio. Un’ ipotesi che potrebbe arrivare con il bilancio 2016 a firma del commissario straordinario Francesco Paolo Tronca. Idea che però non va giù a tanti: dai sindacati, già in stato di “allarme”, al Codacons, dal Partito democratico fino a Sinistra Ecologia e Libertà che si dice pronta ad alzare le barricate. Gli ex consiglieri del Pd chiedono un confronto in Campidoglio nella convinzione che «il sistema integrato di gestione pubblico -privato sia da valorizzare». E su un’ altra scelta del commissario, quella di prorogare il contratto ad Assicurazioni di Roma, è polemica tra l’ ex sindaco di Roma Ignazio Marino e il Pd. Per l’ ex sindaco è «un atto assolutamente ingiustificabile la cui responsabilità ricade interamente sul presidente del Consiglio». La replica arriva dall’ ex capogruppo del Pd in Campidoglio Fabrizio Panecaldo: «Su Assicurazioni di Roma le responsabilità che l’ ex sindaco attribuisce al premier Renzi e al Commissario Tronca sono semplicemente risibili. L’ unico responsabile è Marino».
Il Giornale Di Vicenza, 05/01/2016 02:35
dal codacons una serie di consigli su come procedere per uno shopping vantaggioso
Sono queste le giornate utili per fare dei veri affari d’ oro
Come ogni anno il Codacons diffonde il decalogo con i 10 consigli utili per evitare fregature durante i saldi e fare acquisti in tutta sicurezza.Innanzitutto il consiglio di conservare sempre lo scontrino: non è vero che i capi in svendita non si possono cambiare. Il negoziante è obbligato a sostituire l’ articolo difettoso anche se dichiara che i capi in saldo non si possono cambiare. Se il cambio non è possibile, ad esempio perché il prodotto è finito, si ha diritto alla restituzione dei soldi (non ad un buono). Le vendite devono essere realmente di fine stagione: la merce posta in vendita sotto la voce “Saldo” deve essere l’ avanzo di quella della stagione che sta finendo e non fondi di magazzino. Meglio stare alla larga da quei negozi che avevano gli scaffali semivuoti poco prima dei saldi e che poi si sono magicamente riempiti dei più svariati articoli. È improbabile, per non dire impossibile, che a fine stagione il negozio sia provvisto, per ogni tipo di prodotto, di tutte le taglie e colori. Altro consiglio utile è “Girare”. Nei giorni che precedono i saldi andare nei negozi a cercare quello che interessa, segnandone il prezzo; si può così verificare l’ effettività dello sconto praticato ed andare a colpo sicuro, evitando inutili code. Non fermarsi mai al primo negozio che propone sconti ma confrontare i prezzi con quelli esposti in altri esercizi. Per quanto riguarda cosa comprare è bene avere le idee chiare sulle spese da fare prima di entrare in negozio così si sarà meno influenzabili dal negoziante e si correrà meno il rischio di tornare a casa colmi di cose, magari anche a buon prezzo, ma delle quali non si aveva alcun bisogno.Senza avere troppa fretta è bene valutare la bontà dell’ articolo guardando l’ etichetta che descrive la composizione del capo d’ abbigliamento (le fibre naturali ad esempio costano di più delle sintetiche). E ancora: meglio iffidare degli sconti superiori al 50%, spesso nascondono merce non proprio nuova, o prezzi vecchi falsi (si gonfia il prezzo vecchio così da aumentare la percentuale di sconto ed invogliare maggiormente all’ acquisto). Un commerciante, salvo nell’ Alta moda, non può avere, infatti, ricarichi così alti e dovrebbe vendere sottocosto. Meglio servirsi nei negozi di fiducia o acquistare merce della quale si conosce già il prezzo o la qualità in modo da poter valutare liberamente e autonomamente la convenienza dell’ acquisto.Negozi e vetrine. Non acquistare nei negozi che non espongono il cartellino che indica il vecchio prezzo, quello nuovo ed il valore percentuale dello sconto applicato. Il prezzo deve essere inoltre esposto in modo chiaro e ben leggibile. Controllare che fra la merce in saldo non ce ne sia di nuova a prezzo pieno. La merce in saldo deve essere separata in modo chiaro dalla “nuova”. Diffidare delle vetrine coperte da manifesti che non vi consentono di vedere la merce.Prova dei capi: non c’ è l’ obbligo. È rimesso alla discrezionalità del negoziante. Il consiglio è di diffidare dei capi di abbigliamento che possono essere solo guardati.
Il Giornale Di Vicenza, 05/01/2016 02:35
commercio. oggi partono a livello nazionale
Al via i saldi in Italia Ed è guerra di cifre sui possibili acquisti
ROMAConto alla rovescia per il via ufficiale oggi dei saldi invernali 2016. La corsa è già partita il 2 gennaio in quattro regioni (Basilicata, Campania, Sicilia e Valle d’ Aosta) ma il 5 gennaio segna lo start definitivo in tutte le altre Regioni, Lazio e Lombardia comprese. Sulla chance «doppia» rappresentata dal tradizionale appuntamento di inizio anno con le vendite a prezzi ribassati – per i consumatori a caccia del buon affare, per i commercianti che intravedono la possibilità di dare fiato agli incassi – è già guerra di previsioni. Secondo le stime dell’ Ufficio Studi di Confcommercio, ogni famiglia spenderà 346 euro per l’ acquisto di capi d’ abbigliamento, calzature e accessori (il 3% in più rispetto all’ anno scorso), per un valore complessivo di 5,4 miliardi di euro. «I saldi sono occasioni importanti per i consumatori – dice Renato Borghi, presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio – e fondamentali per gli operatori commerciali per dare continuità a quei piccoli, quasi impercettibili, segnali di ripresa. Con questo tipo di vendita, aumentano i ricavi, ma diminuiscono i margini». Non sono d’ accordo però le associazioni dei consumatori che negano la possibilità di un’ impennata dei consumi e denunciano vendite scontate in sordina un po’ dovunque. «La situazione delle famiglie è tale da non permettere nessuna impennata», dicono Adusbef e Federconsumatori che prevedono una spesa media di 179 euro, sottolineando la partenza tiepida dei saldi anticipati nelle quattro regioni dopo che «i consumi natalizi sono scesi dell’ 1,6%». La gente gira per negozi ma non compra, è in sintesi il parere del Codacons secondo cui le vendite «rimarranno stabili rispetto allo scorso anno, con una spesa sui 184 euro a famiglia». Sugli sconti punta invece la Confesercenti, certa che rappresentino una «boccata di ossigeno per un settore ancora in crisi e che solo nell’ ultimo anno ha visto la chiusura di 10mila negozi di moda, 27 al giorno», a fronte di meno di 5mila nuove aperture. Sui saldi dell’ inverno 2016, che si preannunciano ‘blindatì nelle grandi città, Roma in testa con task force e il piano ‘shopping sicurò, fioccano intanto i consigli per evitare bufale. Altroconsumo ricorda che «la garanzia vale per due anni dall’ acquisto anche per la merce in saldo. Prestare quindi attenzione agli scontrini di carta chimica, potrebbero deteriorarsi. Il consiglio è di fotocopiarli». Inoltre, la garanzia va fatta valere entro sessanta giorni dal momento in cui scopri il difetto del prodotto che hai acquistato.o.
L’Arena, 05/01/2016 02:35
commercio. oggi partono a livello nazionale
Al via i saldi in Italia Ed è guerra di cifre sui possibili acquisti
ROMAConto alla rovescia per il via ufficiale oggi dei saldi invernali 2016. La corsa è già partita il 2 gennaio in quattro regioni (Basilicata, Campania, Sicilia e Valle d’ Aosta) ma il 5 gennaio segna lo start definitivo in tutte le altre Regioni, Lazio e Lombardia comprese. Sulla chance «doppia» rappresentata dal tradizionale appuntamento di inizio anno con le vendite a prezzi ribassati – per i consumatori a caccia del buon affare, per i commercianti che intravedono la possibilità di dare fiato agli incassi – è già guerra di previsioni. Secondo le stime dell’ Ufficio Studi di Confcommercio, ogni famiglia spenderà 346 euro per l’ acquisto di capi d’ abbigliamento, calzature e accessori (il 3% in più rispetto all’ anno scorso), per un valore complessivo di 5,4 miliardi di euro. «I saldi sono occasioni importanti per i consumatori – dice Renato Borghi, presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio – e fondamentali per gli operatori commerciali per dare continuità a quei piccoli, quasi impercettibili, segnali di ripresa. Con questo tipo di vendita, aumentano i ricavi, ma diminuiscono i margini». Non sono d’ accordo però le associazioni dei consumatori che negano la possibilità di un’ impennata dei consumi e denunciano vendite scontate in sordina un po’ dovunque. «La situazione delle famiglie è tale da non permettere nessuna impennata», dicono Adusbef e Federconsumatori che prevedono una spesa media di 179 euro, sottolineando la partenza tiepida dei saldi anticipati nelle quattro regioni dopo che «i consumi natalizi sono scesi dell’ 1,6%». La gente gira per negozi ma non compra, è in sintesi il parere del Codacons secondo cui le vendite «rimarranno stabili rispetto allo scorso anno, con una spesa sui 184 euro a famiglia». Sugli sconti punta invece la Confesercenti, certa che rappresentino una «boccata di ossigeno per un settore ancora in crisi e che solo nell’ ultimo anno ha visto la chiusura di 10mila negozi di moda, 27 al giorno», a fronte di meno di 5mila nuove aperture. Sui saldi dell’ inverno 2016, che si preannunciano ‘blindatì nelle grandi città, Roma in testa con task force e il piano ‘shopping sicurò, fioccano intanto i consigli per evitare bufale. Altroconsumo ricorda che «la garanzia vale per due anni dall’ acquisto anche per la merce in saldo. Prestare quindi attenzione agli scontrini di carta chimica, potrebbero deteriorarsi. Il consiglio è di fotocopiarli». Inoltre, la garanzia va fatta valere entro sessanta giorni dal momento in cui scopri il difetto del prodotto che hai acquistato.o.
Brescia Oggi, 05/01/2016 02:34
commercio. oggi partono a livello nazionale
Al via i saldi in Italia Ed è guerra di cifre sui possibili acquisti
ROMAConto alla rovescia per il via ufficiale oggi dei saldi invernali 2016. La corsa è già partita il 2 gennaio in quattro regioni (Basilicata, Campania, Sicilia e Valle d’ Aosta) ma il 5 gennaio segna lo start definitivo in tutte le altre Regioni, Lazio e Lombardia comprese. Sulla chance «doppia» rappresentata dal tradizionale appuntamento di inizio anno con le vendite a prezzi ribassati – per i consumatori a caccia del buon affare, per i commercianti che intravedono la possibilità di dare fiato agli incassi – è già guerra di previsioni. Secondo le stime dell’ Ufficio Studi di Confcommercio, ogni famiglia spenderà 346 euro per l’ acquisto di capi d’ abbigliamento, calzature e accessori (il 3% in più rispetto all’ anno scorso), per un valore complessivo di 5,4 miliardi di euro. «I saldi sono occasioni importanti per i consumatori – dice Renato Borghi, presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio – e fondamentali per gli operatori commerciali per dare continuità a quei piccoli, quasi impercettibili, segnali di ripresa. Con questo tipo di vendita, aumentano i ricavi, ma diminuiscono i margini». Non sono d’ accordo però le associazioni dei consumatori che negano la possibilità di un’ impennata dei consumi e denunciano vendite scontate in sordina un po’ dovunque. «La situazione delle famiglie è tale da non permettere nessuna impennata», dicono Adusbef e Federconsumatori che prevedono una spesa media di 179 euro, sottolineando la partenza tiepida dei saldi anticipati nelle quattro regioni dopo che «i consumi natalizi sono scesi dell’ 1,6%». La gente gira per negozi ma non compra, è in sintesi il parere del Codacons secondo cui le vendite «rimarranno stabili rispetto allo scorso anno, con una spesa sui 184 euro a famiglia». Sugli sconti punta invece la Confesercenti, certa che rappresentino una «boccata di ossigeno per un settore ancora in crisi e che solo nell’ ultimo anno ha visto la chiusura di 10mila negozi di moda, 27 al giorno», a fronte di meno di 5mila nuove aperture. Sui saldi dell’ inverno 2016, che si preannunciano ‘blindatì nelle grandi città, Roma in testa con task force e il piano ‘shopping sicurò, fioccano intanto i consigli per evitare bufale. Altroconsumo ricorda che «la garanzia vale per due anni dall’ acquisto anche per la merce in saldo. Prestare quindi attenzione agli scontrini di carta chimica, potrebbero deteriorarsi. Il consiglio è di fotocopiarli». Inoltre, la garanzia va fatta valere entro sessanta giorni dal momento in cui scopri il difetto del prodotto che hai acquistato.o.
Il Roma, 05/01/2016 01:15
il caso cinque episodi in sette giorni, il ministro della salute: dai primi risultati il sant’ anna non ha colpe. il non c’ è responsabilità dell’ ospedale codacons: non può trattarsi di una semplice casualità. l’ iss: in italia standard elevati. ieri l’ addio alle vittime
Vittime di parto, Lorenzin: su Torino
analisi dell’ istat, in calo cumulo redditi pensioni, le donne “incassano” seimila euro in meno agli uomini
ROMA. Meno pensionati ma con assegni un po’ più pesanti e che, soprattutto, per molte famiglie rappresentano l’ unica fonte di reddito disponibile. Questo il quadro che emerge dall’ analisi diffusa dall’ Istat che mostra come nel 2014 i pensionati fossero scesi a 16,3 milioni (-134mila rispetto al 2013) con un reddito pensionistico lordo di 17mila 040 euro (+400 euro circa sull’ anno precedente). Ma questo dato nasconde in realtà una forte discrepanza dato che le donne – che sono il 52,9% – ricevono mediamente importi di circa 6mila euro inferiori a quelli maschili. L’ Istat sottolinea come il cumulo di più trattamenti pensionistici sullo stesso beneficiario è meno frequente tra i pensionati di vecchiaia (cumula più trattamenti il 27,1%), mentre è molto più diffuso tra i pensionati superstiti (67,6%), in grande maggioranza donne (87%). Nel 2013 le ritenute fiscali incidevano in media per il 17,7% risultato di una aliquota al 20,6% per i pensionati di vecchiaia e anzianità che però scende al 15,3% per quelli di reversibilità e non supera il 9,6% per i beneficiari di trattamenti d’ invalidità ordinaria o indennitari. L’ Istat segnala come il reddito medio pensionistico netto è stimato 13mila 647 euro (circa 1.140 euro mensili); tenendo conto di tutti i trattamenti, la metà dei pensionati percepisce meno di 12 mila 532 euro (1.045 euro mensili). Netta la discrepanza degli assegni legata al titolo di studio: per i titolari di assegni con un titolo pari alla laurea, il reddito lordo pensionistico (circa 2.490 euro mensili) è più che doppio di quello delle persone senza titolo di studio o con al più la licenza elementare (1.130 euro). Nel 2013, tra i beneficiari, le pensioni di vecchiaia e anzianità rappresentavano la fonte principale di reddito (in media il 64% del loro reddito complessivo), seguite dai redditi da lavoro (16%); tra le pensionate, invece, l’ Istat sottolinea come sul fronte dei redditi sia decisamente importante l’ apporto delle pensioni di reversibilità (27,6%) e quello delle assistenziali è più elevato rispetto agli uomini (9,5%). Tra i residenti nel Mezzogiorno è superiore al la media il contributo delle pensioni di reversibilità (14,1% contro 12,1% del Nord), d’ invalidità (6,6% contro 2,5%) e delle assistenziali (13,4% contro 4,1%); più raro il cumulo di redditi da lavoro con redditi pensionistici: circa il 9,7% del reddito complessivo, contro il 13% del Centro e il 14,6% del Nord. Significativo il dato relativo a famiglie in cui sono presenti pensionati: il loro numero è stimato dall’ Istat in 12 milioni 400mila: ma soprattutto per quasi i due terzi di queste (63,2%) i trasferimenti pensionistici rappresentano oltre il 75% del reddito familiare disponibile. Tuttavia nel 2013 il rischio di povertà tra le famiglie con pensionati è stimato essere più basso di quello delle altre famiglie (16% contro 22,1%), a indicare come, in molti casi, il reddito pensionistico possa mettere al riparo da situazioni di forte disagio economico. TORINO. Quattro donne morte in ospedale poco prima di dare alla luce i figli o subito dopo, e una quinta – a Foggia – deceduta in casa, mentre i medici dell’ ospedale hanno potuto solo estrarre la figlia, viva, con un cesareo post-mortem. Un susseguirsi di drammatici eventi che potrebbe, molto probabilmente, essere frutto di una “drammatica casualità”. Ne è convinta il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che ha annunciato i primi risultati che stanno arrivando dagli ispettori ministeriali dove «riguardo al caso di Torino non risultano delle responsabilità dirette dell’ Ospedale Sant’ Anna». Risultati diffusi nel giorno dei funerali di Angela Nesta, deceduta al Sant’ Anna con la sua bimba: una sola bara coperta di fiori bianchi per le salme di mamma e figlia. Sempre ieri anche il funerale di Giovanna Lazzari, la madre 30enne morta a Brescia all’ ottavo mese di gravidanza con la figlia che aveva in grembo. Forte il richiamo del ministro: anche a fronte di tragiche casualità, ha detto, «bisogna però dare del le risposte e, dunque, indagare caso per caso. Stiamo anche investigando – ha spiegato ancora il ministro – su tutta la fase precedente all’ arrivo in ospedale della puerpera di Torino come delle altre; bisogna verificare che non ci siano stati degli errori nelle procedure di intervento durante l’ accesso in ospedale e durante la presa in carico del paziente e verificare anche quello che è avvenuto prima. Questo perché, pur avendo noi una bassa casistica di donne morte durante il parto, dobbiamo abbassarla il più possibile». Il punto, ha quindi avvertito, è che «bisogna partorire in strutture sicure», ma nei territori in cui ciò non è possibile «deve esserci una rete di emergenza in grado di intervenire». Per questo, la battaglia per i centri nascita “in sicurezza” – con la chiusura senza deroghe di quelli con meno di 500 parti l’ anno – figura tra le priorità del ministro. Intanto, la task force di ispettori ministeriali è al lavoro anche presso gli ospedali di Brescia, Bassano del Grappa e San Bonifacio in provincia di Verona, dove nei giorni scorsi sono morte in sala parto, con i piccoli che por tavano in grembo, Giovanna Lazzari, Marta Lazzarin e Anna Mas signan. Ma questa tragica lista si è allungata con altri tre casi: il 29 dicembre una ragazza di 23 anni, incinta di 9 mesi di una bambina, è morta in casa a Foggia per cause da accertare. I medici, con un cesareo post-mortem, hanno fatto nascere la piccola, rianiman dola. Ed è al vaglio della magistratura anche il caso che si è verificato nel Policlinico di Modena, dove una donna di 27 anni, già dimessa, ha perso il bambino durante il travaglio il giorno di Natale. Ed ancora: ieri a Sanremo una ragazza di 22 anni ha perso il figlio dopo una gestazione che si era protratta per 41 setti mane. I familiari hanno denunciato i sanitari. Eventi tragici anche se, ha ricordato Lorenzin, l’ Italia è in linea con la media dei Paesi europei per quanto riguarda la mortalità materna, con un rapporto pari a 10 decessi ogni centomila nati vivi, che corrisponde ad una media di 50 morti l’ anno. Un numero, affermano gli esperti, che potrebbe tuttavia essere dimezzato. Contro le parole del ministro della Salute la posizione critica del Codacons: «Cinque morti in sette giorni non sono imputabili al caso – afferma il presidente Carlo Rienzi, confermando un apposito esposto alla magistratura – e le misure prese sono insufficienti. Serve prevenire, migliorando il servizio offerto dagli ospedali italiani. E la posizione del Ministro è, a nostro avviso, inadatta. Mandare gli ispettori negli ospedali non riporterà in vita le donne decedute in questi giorni, perché l’ unica misura utile per evitare simili tragedie è prevenire, migliorando il servizio offerto dai nosocomi italiani. Sarà la magistratura semmai, cui il Codacons si rivolge con un apposito esposto, a fare chiarezza sulle cause dei decessi e soprattutto a verificare le responsabilità degli enti locali e delle istituzioni che non possono certo appellarsi al “caso” per giustificare simili drammi». Sulla vicenda interviene anche Federico Gelli, deputato e responsabile sanità delPd: «chiederò alla presidente della XII Commissione Affari Sociali della Camera di avviare un’ indagine conoscitiva per fare il punto sulla sicurezza sui punti nascita. Non vogliamo generalizzare e proprio per questo è necessario capire con estrema chiarezza cosa è accaduto. Cinque casi diversi in pochi giorni sono numeri terribili che non possono lasciarci indifferenti. La scelta del ministro Lorenzin di inviare gli ispettori ministeriali in tre ospedali significa che dobbiamo ancora attendere per capire cosa sia successo realmente. Nel caso di Giovanna Lazzari – continua Gelli – serve fare i dovuti accertamenti dopo quanto dichiarato dal compagno della vittima, che ha affermato di aver ricevuto un messaggio in cui la moglie si sarebbe lamentata della poca attenzione a lei riservata dal personale medico».
monica costa
Giornale dell’Umbria, 05/01/2016 01:01
LORENZIN: «PROBABILMENTE TRAGICHE COINCIDENZE», MA IL CODACONS ATTACCA
on ho ancora le relazioni, quindi non posso «N esprimere un giudizio, ma parlando con alcuni tecnici mi sono fatta l’ idea che si tratti di coincidenze. Sono casi diversi tra loro, avvenuti in grandi ospedali», le dichiarazioni del ministro Lorenzin, (…)
Giornale dell’Umbria, 05/01/2016 01:01
Donne incinte decedute, Lorenzin: probabilmente solo tragiche coincidenze
ma il codacons attacca il ministro della salute: 5 morti in 7 giorni non possono essere un caso i dati
Segue dalla prima (…) intervistata da Repubblica, in merito agli ultimi casi di decesso per parto, hanno scatenato una ridda di polemiche. Ma il ministro tiene la linea: «Aspettiamo cosa verrà fuori dalle ispezioni. Se qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi». «Ho fatto un piano nazionale sulla prevenzione e salute di donna e bambino, con indicazioni per la prevenzione, il parto e la sicurezza di tutta la gestazione – spiega – Ora ho incaricato l’ agenzia delle Regioni, Agenas, di fare delle nuove linee guida sulla prevenzione delle complicanze in gravidanza. I dati italiani sulle morti materne, 10 ogni 100mila nati, sono tra i migliori d’ Europa. Il nostro obiettivo è arrivare a zero morti, a parte quelle impossibili da prevenire ed evitare». «Quando avviene un decesso dobbiamo essere certi che sia stato fatto tutto il possibile per evitarlo prosegue Lorenzin – E non solo in ospedale. Va fatto un buon lavoro anche durante la gestazione, agendo su assistenza, controlli, prevenzione dei fattori di rischio come aumento di peso eccessivo, alimentazione scorretta, alcol e fumo». L’ attacco del Codacons. Il Codacons attacca il ministro della Salute. «Cinque vittime in sette giorni non possono in nessun modo essere imputabili al caso – afferma il presidente Carlo Rienzi – e la posizione del ministro è a nostro av Una donna in dolce attesa; nella foto piccola a destra, il ministro Lorenzin viso inadatta. Mandare gli ispettori negli ospedali non riporterà in vita le donne decedute in questi giorni, perché l’ unica misura utile per evitare simili tragedie è prevenire, migliorando il servizio offerto dai nosocomi italiani». «Sarà la magistratura semmai, cui il Codacons si rivolge con un apposito esposto, a fare chiarezza sulle cause dei decessi e soprattutto a verificare le responsabilità degli Enti locali e delle Istituzioni che non possono certo appellarsi al caso per giustificare simili drammi», conclude il Codacons. Gelli (Pd): avviare un’ indagine di commissione sui punti nascita. «Si faccia subito chiarezza su questa tragica vicenda che ha contrassegnato nel peggiore dei modi l’ inizio del nuovo anno». È quanto dichiarato da Federico Gelli deputato e responsabile Sanità del Pd. «Chiederò inoltre alla presidente della XII Commissione Affari Sociali della Camera di avviare un’ indagine conoscitiva per fare il punto sulla sicurezza sui punti na «I dati italiani sulle morti materne, 10 ogni 100mila nati, sono tra i migliori d’ Europa. Il nostro obiettivo è arrivare a zero morti, a parte quelle impossibili da prevenire ed evitare» scita. Non vogliamo generalizzare – aggiunge il parlamentare – e proprio per questo è necessario capire con estrema chiarezza cosa è accaduto». «Cinque casi diversi in pochi giorni – conclude Gelli – dove si è registrato il decesso della paziente in gravidanza sono numeri terribili che non possono lasciarci indifferenti. La scelta del ministro Lorenzin di inviare gli ispettori ministeriali in tre di questi ospedali significa che dobbiamo ancora attendere per capire cosa sia successo realmente».
Libero, 05/01/2016 00:46
Dopo il danno la beffa In ritardo i rimborsi per il crac delle banche
FRANCESCO DE DOMINICIS Si profilano tempi lunghi, fino a tre mesi, per gli indennizzi ai risparmiatori traditi delle quattro banche «salvate» da governo e Banca d’ Italia. Attesa forzata e sopratuttto doccia gelata per gli obbligazionisti subordinati di Banca Marche, CariChieti, CariFerrara e PopEtruria. Cade definitivamente la possibilità di rimborsi lampo, magari anticipati dalle quattro nuove banche, immaginati pochi giorni fa specie per chi aveva investito tutti i propri risparmi nei bond degli istituti avviati alla procedura di «fallimento pilotato» (risoluzione). I rimborsi previsti dalla legge di stabilità sono agganciati a un articolato meccanismo che assegna all’ autorità Anticorruzione diretta da Raffaele Cantone il potere di decidere, sulla base di arbitrati, chi ha diritto o meno al «ristoro». La macchina da avviare è assai complessa e le bozze dei decreti attuativi, previsti dalla manovra su input del premier Matteo Renzi, faticano a materializzarsi. Domenica il viceministro dell’ Economia, Enrico Morando, ha ribadito la volontà del governo «di fare presto» nel predisporre quelle misure che molti piccoli risparmiatori aspettano per attenuare le perdite. Parole, quelle del numero due di via Venti Settembre, che non trovano conferma nei fatti. Per ora. Al Tesoro sono al lavoro sui testi, ma fonti ben informate assicurano che per le prime versioni dei provvedimenti bisognerà attendere quantomeno lunedì prossimo. Le regole operative andranno poi condivise con Bankitalia e pure con la Consob, in modo da evitare errori o sovrapposizioni di competenza. Il percorso è tutt’ altro che breve. E quei tre mesi di tempo previsti dalla stessa legge di Stabilità sulle procedure di indennizzo potrebbero essere consumati per interno. Con buona pace di quanti – fra i risparmiatori fregati da Marche, Chieti, Ferrara ed Etruria – si è giocato tutto in quelle maledette obbligazioni subordinate, il cui valore è stato azzerato a sorpresa dopo il blitz dell’ esecutivo e del consiglio dei ministri di domenica 22 novembre. Obbligazionisti e azionisti proseguono con le proteste. Ieri – mentre a Jesi si è svolto il presidio del «comitato vittime» degli azionisti di Banca Marche – i consumatori hanno dato seguito a quanto già annunciato: il Codacons ha annunciato una «marcia dei risparmiatori» sulla Consob, per il mancato controllo. L’ associazione sta anche ultimando l’ annunciato ricorso collettivo al Tar del Lazio per annullare i decreti attuativi del bail in e far dichiarare incostituzionale la legge «salva banche», ricorso che «sarà depositato nei prossimi giorni». S muovono anche Adusbef e Federconsumatori che hanno inviato nove esposti denunce ad altrettante Procure contro la Consob. Da Jesi è emerso che due sarebbero le vie da percorrere: quella giudiziaria, per perseguire i responsabili del crac di Banca Marche (e non solo, per ottenere maggiore liquidità da girare ai rimborsi), e quella politica, per fare pressione sulle istituzioni affinché agli azionisti e ai risparmiatori vengano restituiti integralmente i soldi persi. Di là dalle eventuali cause, si cerca di capire come funzioneranno i risarcimenti, probabilmente destinati solo a una piccolissima fetta dei «beffati». Due, in particolare, i paletti su cui si sta discutendo. Il primo riguarda il perimetro degli investitori: la faccenda dovrebbe essere riservata a chi aveva tutti i suoi risparmi (o almeno il 50%) in bond subordinati delle quattro banche «risolte». Il discorso verrebbe così circoscritto a 2.500 persone con in mano meno di 200 milioni di euro. L’ altro limite allo studio è rappresentato dalla percentuale di risarcimento rispetto al capitale investito e poi perso: l’ ipotesi è fissare un tetto al 30 per cento. Questo secondo paletto dovrebbe portare la cifra dei «ristori» ad appena 120 milioni. twitter@DeDominicisFGoverno in alto mare: i decreti che stabiliscono i criteri per risarcire gli obbligazionisti slittano a settimana prossima Si spera di ottenere altra liquidità con la causa ai manager Dopo il danno la beffa In ritardo i rimborsi per il crac delle banche.
francesco de dominicis
Il Giornale (ed. Liguria), 05/01/2016 00:45
le regole anti bidoni oggi si comincia in piemonte e liguria
Pronti a entrare nella jungla dei saldi? Ecco i 10 consigli per non restarne prigionieri
il codacons raccomanda ai consumatori di verificare i reali prezzi di partenza, la «stagionalità» dei capi e i diritti basilari di chi compra
ne di tendenza nei consumi che avevamo segnalato in occasione del Natale. Ovviamente, questa valutazione generale scontale differenze che si riscontrano fra un centro città più ottimista e una periferia ancora in difficoltà. In ogni caso, alcune premesse incoraggianti ci sono: dopo un autunno e un inverno davvero anomali dal punto di vista climatico, ora la stagione pare avviata su standard più consueti che dovrebbero invogliare ad acquisti finora rimandati».
La Stampa, 05/01/2016 00:31
polemica a roma sulla proposta del commissario
Tronca: privatizzare gli asili Partiti e sindacati lo attaccano
Se l’ intenzione era quella di dare ragione a chi lo ha sempre accusato di essere uomo vicino a Ncd, il prefetto Francesco Paolo Tronca potrebbe avercela fatta. L’ idea di consegnare in mano ai privati i nidi comunali di Roma ha scatenato proteste da tutte le parti prima ancora che l’ ipotesi si trasformasse in un progetto concreto. Dai sindacati ai consumatori del Codacons, dal Pd a Forza Italia e Fratelli d’ Italia, fino a Sel che ha già organizzato un flash mob per sabato, il fronte pronto ad alzare barricate contro questa eventualità è molto ampio, anche perché la decisione esulerebbe dalle competenze di un commissario straordinario che non ha mandati politici come un sindaco. Per fronteggiare il calo vertiginoso di risorse in Campidoglio, Tronca avrebbe pensato di inserire la privatizzazione nel documento unico di programmazione 2016-2018. In realtà, il provvedimento avrebbe una doppia natura: da una parte prevede la cessione graduale delle scuole materne allo Stato, che gestisce molti di questi istituti, dall’ altra l’ incremento dei nidi dati in gestione ai privati. Il Comune già utilizza un sistema misto pubblico-privato, ma in questo caso il disimpegno del Campidoglio sarebbe totale. Secondo alcune prime indiscrezioni, avrebbe già trovato anche i 17 spazi da dare in concessione. Cgil, Cisl e Uil, che da tempo di battono per la stabilizzazione dei precari degli asili romani, hanno chiesto un incontro a Tronca. «Le conseguenze per le famiglie e le lavoratrici sarebbero disastrose» perché, sostengono i sindacati, «ci ritroveremmo di fronte a una drammatica crisi occupazionale per le circa seimila educatrici e insegnanti capitoline». Anche il Pd si oppone e chiede piuttosto di valorizzare l’ integrazione tra pubblico e privato. A oggi, Roma Capitale gestisce 206 asili nido in tutta la città, per circa 13 mila bambini. In più, ci sono 221 strutture private, convenzionate con il Comune, che ospitano circa 7 mila bambini. Nonostante la natalità in calo faccia diminuire il numero dei piccoli da 0 a 2 anni, le liste d’ attesa per materne e asili nido non si accorciano. I tempi si allungano, le rette aumentano, i soldi pubblici scarseggiano. In bilancio mancherebbero 19 milioni, ma se il piano di Tronca dovesse andare avanti, il prefetto si ritroverebbe in piazza non solo il partito del governo che lo ha messo a Roma, ma anche tutti gli altri che ieri hanno protestato, da destra a sinistra. Tutti, tranne Ncd. [I. Lomb.] BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.
corriere.it (Roma), 05/01/2016 19:44
primo giorno di saldi
Semi-vuote le vie dello shopping Assalto ai centri commerciali
giovanna marchese bellaroto (cna): “se il buongiorno si vede dal mattino possiamo dire che l’ andamento sarà piuttosto timido”. ma a porta di roma i commercianti sono soddisfatti
Sarà per il maltempo, ma nel primo giorno di saldi dalle parti di via del Corso, via Cola di Rienzo e via Appia di clienti se ne sono visti pochi. Al contrario dei centri commerciali e degli outlet, dove invece folle di compratori hanno cercato di approfittare degli sconti. Sono cominciate così, oggi 5 gennaio, le vendite di fine stagione in una Roma presidiata da pattuglie di polizia e carabinieri, come disposto dal piano “shopping sicuro” della questura. Le previsioni “Le prime ore dei saldi sono in genere un termometro di quanto accadrà nelle successive settimane osserva Giovanna Marchese Bellaroto, presidente di Cna – Dunque se il buongiorno si vede dal mattino possiamo dire che l’ andamento sarà piuttosto timido”. In realtà le presenze non mancano, ma gli scontrini battuti dai registratori di cassa si fanno attendere ancora. “In generale la presenza di cittadini in cerca di occasioni è buona – rileva il presidente del Codacons Carlo Rienzi -. Tuttavia i consumatori sono orientati alla massima prudenza: si gira per negozi, si osservano i capi in vetrina e si monitorano i prezzi, ma ancora non si compra. In base ai nostri dati non si è verificata al momento alcun incremento delle vendite rispetto allo scorso anno e il giro d’ affari rimane sostanzialmente stabile”. L’ assalto Scene opposte a Porta di Roma. Tra le pattuglie in divisa all’ esterno, gli agenti in borghese all’ interno e un presidio dove in caso di fermo si viene identificati, una folla proveniente da varie zone della Capitale ha preso d’ assalto il centro commerciale. Uscendone, a differenza delle strade del centro, con le mani piene di buste. I commercianti infatti si ritengono abbastanza soddisfatti. “È solo il primo giorno ma non ci possiamo lamentare – ammette il proprietario di un negozio -. La gente è tanta e le vendite almeno per il momento ci soddisfano”.
Tiscali, 05/01/2016 19:20
Saldi, a Roma e Milano clienti in fila ma pochi comprano
Saldi, a Roma e Milano clienti in fila ma pochi comprano di LaPresse Roma, 5 gen. (LaPresse) – Clienti in fila ce ne sono ma pochi sono gli acquisti per i saldi a Roma, oggi al via con grande attenzione alle misure di sicurezza per lo ‘shopping sicuro’, nella capitale presidiata dalle forze dell’ ordine per il Giubileo. A rendere tiepide le svendite di fine stagione capitoline, come quelle nei negozi milanesi, ci si sono messi poi anche il maltempo e la pioggia.”Le prime ore dei saldi sono in genere un termometro di quanto accadra’ nelle successive settimane. Quest’ anno poi, con l’ inverno arrivato cosi’ in ritardo, tanti romani hanno aspettato i saldi per acquistare i capi piu’ caldi, approfittando degli sconti. Dunque se il buongiorno si vede dal mattino possiamo dire che l’ andamento sara’ piuttosto timido”, afferma Giovanna Marchese Bellaroto, presidente di Cna.Le presenze non mancano ma gli scontrini battuti dai registratori di cassa si fanno attendere ancora. “Già dalle prime ore di oggi si sono formate file di clienti davanti le boutique d’ alta moda delle principali città, e in generale la presenza di cittadini in cerca di occasioni è buona”, rileva il presidente del Codacons Carlo Rienzi, “Tuttavia – segnala Rienzi – i consumatori sono orientati alla massima prudenza: si gira per negozi, si osservano i capi in vetrina e si monitorano i prezzi, ma ancora non si compra: in base ai nostri dati non si è verificata al momento alcun incremento delle vendite rispetto allo scorso anno, e il giro d’ affari rimane sostanzialmente stabile”.Anche a Milano sono iniziati i saldi invernali e la Polizia Locale ha dato il via ai controlli nei negozi per la verifica della regolarità degli sconti. In particolare, nel periodo pre-saldi, a partire dal 27 novembre fino al 4 dicembre, sono state monitorate un centinaio di attività commerciali e riscontrate 85 violazioni amministrative per saldi anticipati o vendite promozionali in periodo non consentito.Intanto circolano le prime stime. L’ avvio dei saldi invernali 2016 si sta rilevando positivo, con un aumento medio delle vendite del 5% rispetto al 2015, anche se con differenze profonde fra i territori. Un risultato favorito dall’ aumento dello sconto praticato: quasi 8 negozi su 10 sono infatti partiti con riduzioni di prezzo dal 30% in su, con punte che raggiungono, in qualche caso, addirittura il 70%. E’ quanto emerge da un exit poll sull’ andamento delle vendite di stagione condotto da Confesercenti sui negozianti di alcune importanti città e regioni italiane.Anche se la prima impressione dei commercianti è positiva, per un bilancio definitivo occorrerà attendere la prima settimana delle vendite di fine stagione, entro la quale, secondo le nostre stime, si concentrerà circa un terzo dei 4,5 miliardi di spesa messa a budget dagli italiani per i saldi.Per ora si registra un avvio nel segno della crescita, soprattutto nei capoluoghi. Buona affluenza e code di clienti per i negozi a Firenze; anche a Torino si stima un aumento delle vendite tra il 5 ed il 7% sullo scorso anno, con lunghe file di acquirenti nei negozi del centro, alcuni dei quali alla ricerca di regali di natale rinviati in attesa dei saldi, mentre nel resto del Piemonte l’ andamento appare meno brillante, in linea con lo scorso anno. Si registra invece un miglioramento decisivo in Sardegna, dove appare invertito finalmente il trend negativo e le vendite tornano finalmente a crescere, per la prima volta dall’ inizio della crisi. I saldi stanno andando bene anche in Sicilia, dove le vendite di fine stagione sono iniziate già il 2 gennaio e hanno segnato un ulteriore incremento rispetto allo scorso anno. Trend mediamente positivo anche a Genova, dove si segnalano vendite in miglioramento sul 2015 anche se al di sotto delle aspettative. Anche in Puglia i saldi sono partiti bene: la giornata è stata contraddistinta da un buon movimento di clienti, anche se alcuni territori non sembrano ancora avere intercettato il miglioramento.Budget previsto in aumento anche a Milano, dove però il primo giorno dei saldi vede ancora poche code davanti ai negozi, anche a causa del cattivo tempo. Non è stato entusiasmante, invece, l’ avvio per Potenza, dove i commercianti contano di recuperare fra oggi e domani 6 gennaio. A Roma, invece, i commercianti ritengono la situazione ancora in evoluzione: nella giornata di oggi c’ era molto movimento per le vie del centro ma ancora pochi clienti nei negozi. Anche in questo caso, le attese si concentrano sul ponte della Befana. 5 gennaio 2016.
Tiscali, 05/01/2016 19:20
Inflazione, nel 2015 prezzi +0,1%: mai così deboli dal 1959
Inflazione, nel 2015 prezzi +0,1%: mai così deboli dal 1959 di LaPresse di Lorenzo AllegriniTorino, 5 gen. (LaPresse) – Né la ripresa moderata né il denaro stampato dalla Bce sembrano in grado di rianimare i prezzi al consumo. L’ inflazione in Italia, pari in media d’ anno al +0,1% nel 2015, è al livello più basso da oltre mezzo secolo. Ovvero, fa sapere l’ Istat, da quel 1959 in cui il Belpaese cadde in deflazione, con un -0,4%. Sembra una buona notizia per il potere d’ acquisto delle famiglie, ma tradisce in realtà consumi ancora indietro e rende più problematico il recupero del debito pubblico. Non va meglio per l’ eurozona, che vede crescere i prezzi a un ritmo asfittico, nonostante gli acquisti di asset della Bce di Mario Draghi per 60 miliardi di euro al mese e i tassi ai minimi storici.A dicembre in Italia i prezzi al consumo hanno segnato al lordo dei tabacchi una variazione nulla rispetto al mese precedente e un aumento dello 0,1% su base annua, lo stesso registrato a novembre. I miseri 0,1 punti registrati nel 2015, rappresentano una flessione dal magro +0,2% del 2014 e il terzo rallentamento di fila in media d’ anno.Sintomo di uno stop da non sottovalutare sono i prezzi del carrello della spesa di dicembre. I beni alimentari, per la cura della casa e della persona costano lo 0,3% in meno sul mese ma aumentano, in termini annui, dello 0,9%, tuttavia in deciso rallentamento dal +1,3% di novembre.Il recupero dell’ inflazione fatica in tutta l’ area della moneta unica. Se ieri aveva deluso il dato tedesco, oggi Eurostat riferisce che l’ inflazione di dicembre per l’ eurozona è del +0,2% su base annua, un dato stabile rispetto a novembre e sotto le aspettative degli economisti, che avevano previsto una lieve accelerazione al +0,3%.Ma è soprattutto l’ inflazione ‘core’, ovvero quella che non tiene conto di alimentari ed energetici, a creare grattacapi a Draghi. Secondo l’ isituto di Bruxelles questa, tenuta sotto stretto controllo dai falchi della Bundesbank, è scesa allo 0,8% annuo in dicembre, dallo 0,9% di novembre e dall’ 1% di ottobre. Sono quasi tre anni che, anche in presenza di misure di politica monetaria radicali come il quantitative easing, la Banca centrale manca il target sull’ inflazione sotto ma vicino al 2%, mettendo a rischio la propria credibilità. Gli analisti cominciano a pensare che la Bce sarà costretta a fare di più, probabilmente nella riunione del consiglio direttivo di marzo.Nonostante questo quadro, il Codacons è cautamente ottimista per l’ Italia. “Nel corso del 2016 si prevede una rialzo del tasso di inflazione in Italia, grazie anche alla ripresa dei consumi da parte delle famiglie e all’ incremento della domanda interna”, dichiara il presidente dell’ associazione dei consumatori, Carlo Rienzi. Secondo Federconsumatori e Adusbef, invece, il livello dell’ inflazione “lascia molte perplessità e suscita molta preoccupazione”. Per le due organizzazioni, infatti, gli aumenti dei prezzi riguardano soprattutto le tariffe, come quelle autostradali e del servizio idrico. 5 gennaio 2016.
Yahoo Notizie, 05/01/2016 19:15
Inflazione, nel 2015 prezzi +0,1%: mai così deboli dal 1959
di Lorenzo AllegriniTorino, 5 gen. (LaPresse) – Né la ripresa moderata né il denaro stampato dalla Bce sembrano in grado di rianimare i prezzi al consumo. L’ inflazione in Italia, pari in media d’ anno al +0,1% nel 2015, è al livello più basso da oltre mezzo secolo. Ovvero, fa sapere l’ Istat, da quel 1959 in cui il Belpaese cadde in deflazione, con un -0,4%. Sembra una buona notizia per il potere d’ acquisto delle famiglie, ma tradisce in realtà consumi ancora indietro e rende più problematico il recupero del debito pubblico. Non va meglio per l’ eurozona, che vede crescere i prezzi a un ritmo asfittico, nonostante gli acquisti di asset della Bce di Mario Draghi per 60 miliardi di euro al mese e i tassi ai minimi storici.A dicembre in Italia i prezzi al consumo hanno segnato al lordo dei tabacchi una variazione nulla rispetto al mese precedente e un aumento dello 0,1% su base annua, lo stesso registrato a novembre. I miseri 0,1 punti registrati nel 2015, rappresentano una flessione dal magro +0,2% del 2014 e il terzo rallentamento di fila in media d’ anno.Sintomo di uno stop da non sottovalutare sono i prezzi del carrello della spesa di dicembre. I beni alimentari, per la cura della casa e della persona costano lo 0,3% in meno sul mese ma aumentano, in termini annui, dello 0,9%, tuttavia in deciso rallentamento dal +1,3% di novembre.Il recupero dell’ inflazione fatica in tutta l’ area della moneta unica. Se ieri aveva deluso il dato tedesco, oggi Eurostat riferisce che l’ inflazione di dicembre per l’ eurozona è del +0,2% su base annua, un dato stabile rispetto a novembre e sotto le aspettative degli economisti, che avevano previsto una lieve accelerazione al +0,3%.Ma è soprattutto l’ inflazione ‘core’, ovvero quella che non tiene conto di alimentari ed energetici, a creare grattacapi a Draghi. Secondo l’ isituto di Bruxelles questa, tenuta sotto stretto controllo dai falchi della Bundesbank, è scesa allo 0,8% annuo in dicembre, dallo 0,9% di novembre e dall’ 1% di ottobre. Sono quasi tre anni che, anche in presenza di misure di politica monetaria radicali come il quantitative easing, la Banca centrale manca il target sull’ inflazione sotto ma vicino al 2%, mettendo a rischio la propria credibilità. Gli analisti cominciano a pensare che la Bce sarà costretta a fare di più, probabilmente nella riunione del consiglio direttivo di marzo.Nonostante questo quadro, il Codacons è cautamente ottimista per l’ Italia. “Nel corso del 2016 si prevede una rialzo del tasso di inflazione in Italia, grazie anche alla ripresa dei consumi da parte delle famiglie e all’ incremento della domanda interna”, dichiara il presidente dell’ associazione dei consumatori, Carlo Rienzi. Secondo Federconsumatori e Adusbef, invece, il livello dell’ inflazione “lascia molte perplessità e suscita molta preoccupazione”. Per le due organizzazioni, infatti, gli aumenti dei prezzi riguardano soprattutto le tariffe, come quelle autostradali e del servizio idrico.
ilquotidiano.it (Calabria), 05/01/2016 18:21
Partiti i saldi: negozi calabresi presi d’ assalto Fiducia sia da Confesercenti che Codacons
secondo i primi dati di confesercenti il primo giorno di saldi si sarebbe fatto notare per una sorta di assalto ai negozi con buone presenze soprattutto nei centri commerciali. molto fiducioso anche il codacons
CATANZARO – Anche in Calabria, come nel resto d’ Italia, è iniziata la stagione dei saldi. Un momento sempre molto atteso tanto dai commercianti, che in tal modo sperano di vendere la merce ancora in magazzino, quanto dai consumatori, che sperano di cogliere l’ occasione per fare qualche affare. LEGGI I DIECI CONSIGLI PER EVITARE UNA FREGATURA E il primo giorno ha fatto registrare, almeno secondo quanto dichiarato all’ Agi dal direttore della Confesercenti, Pasquale Capellupo, una sorta di assalto soprattutto nei centri commerciali, dove si registra un buon numero di presenze. Si tratta di «una boccata d’ ossigeno per i negozianti ma anche un’ occasione per tante famiglie che hanno atteso questo periodo di offerte per acquisti più convenienti». Per Capellupo «le condizioni pare che ci siano tutte anche se non avverrà qualcosa che rivoluzionerà i problemi di un comparto che soffre ancora la crisi». LEGGI I DATI DEL PIL CALABRESE IN MIGLIORAMENTO In particolare nel corso del 2015 «è proseguita la chiusura delle attività commerciali» facendo registrare «un dato negativo nazionale di meno 29.000 imprese nel confronto aperture-chiusure. A questo si aggiunge il dato Istat che ci indica una ulteriore apertura della forbice tra commercio al dettaglio e grande distribuzione, trend confermato anche con la ripresa». Ma se c’ è preoccupazione non vuol dire che non si intravedano segnali positivi «i dati in possesso dell’ associazione di categoria – infatti – sono, comunque, positivi» in quanto «da una prima campionatura effettuata tra i nostri soci a Natale è emerso un consumo dei calabresi con segnali positivi. Nel settore della moda, che aveva subito i peggiori contraccolpi con la crisi, una fascia medio-alta di clienti ha già speso di più rispetto all’ anno precedente, mentre la fascia medio-bassa si è fatta vedere nei negozi, ma ha rimandato gli acquisti proprio al periodo dei saldi, per questo – ha concluso Capellupo – ci attendiamo di confermare questo trend». LEGGI L’ ANALISI POSITIVA DELLA SITUAZIONE ECONOMICA CALABRESE DI CONFINDUSTRIA Anche il Codacons Calabria, una tra le principali associazioni dei consumatori, sono positive. Il responsabile regionale, Francesco Di Lieto infatti ha affermato che «le sensazioni sono positive rispetto alle condizioni drammatiche del passato». Anche se per l’ associazione dei consumatori è necessario «liberalizzare i saldi e questa materia deve essere modificata lasciando aperte le promozioni durante tutto l’ anno. In questo modo avremmo benefici per i consumatori, ma anche per gli esercenti che potrebbero uscire dalla gabbia in cui si trovano».
PiacenzaSera.it, 05/01/2016 18:15
A Piacenza partenza in sordina per i saldi. Fiducia nella ripresa dei consumi
Partenza in sordina a Piacenza per i saldi, complice forse la data scelta: non a caso alcuni negozi del centro sono ancora chiusi o alle prese con l’ inventario, in attesa di far scattare le svendite domani, il giorno della Befana, se non addittura nel weekend. Di certo, da parte dei commercianti c’ è attesa per intercettare una ripresa dei consumi ancora incerta nel 2015. Secondo Unioncamere Emilia Romagna, il commercio al dettaglio ha fatto registrare un lieve calo delle vendite in regione (-0,7 per cento) nel terzo trimestre 2015. La ripresa dei consumi non si manifesta in un aumento delle vendite per le piccole e medie strutture. Attesa dei saldi – S ono partiti in tutta l’ Emilia-Romagna i saldi invernali. Per un numero crescente di consumatori le vendite di fine stagione rappresentano una occasione di acquisto a prezzi convenienti e potranno contribuire a far risalire i consumi. Nel terzo trimestre 2015 infatti, le vendite a prezzi correnti hanno accusato una leggera flessione (0,7 per cento) rispetto allo stesso periodo del 2014 per gli esercizi al dettaglio in sede fissa dell’ Emilia-Romagna. La ripartenza dei consumi non si è ancora manifestata in un aumento delle vendite per le piccole e medie strutture. Nel complesso si mantengono stabili i giudizi sull’ eccedenza delle giacenze. Grazie alla stagionalità, è atteso un sensibile miglioramento delle vendite nel quarto trimestre. Queste indicazioni emergono dai dati della indagine congiunturale sul commercio al dettaglio realizzata in collaborazione tra Camere di commercio e Unioncamere Emilia-Romagna. Le tipologie del dettaglio – La disomogeneità dei risultati nel trimestre è evidente. La tendenza negativa ha interessato il dettaglio specializzato, sia quello in prodotti alimentari, che ha perso l’ 1,9 per cento, sia quello non alimentare, con vendite in calo dell’ 1,0 per cento. Al contrario la tendenza si è invertita per iper, super e grandi magazzini, che hanno realizzato un incremento delle vendite dell’ 1,3 per cento. I giudizi sull’ eccedenza delle giacenze peggiorano per il dettaglio specializzato, ma migliorano per iper, super e grandi magazzini. Le attese di miglioramento delle vendite del dettaglio specializzato nel quarto trimestre sono più contenute rispetto a quelle sensibilmente più forti di iper, super e grandi magazzini. La dimensione delle imprese – L’ andamento delle vendite è risultato correlato con la dimensione aziendale, con un effetto soglia. La flessione è stata più ampia per la piccola distribuzione, da 1 a 5 addetti, -2,5 per cento , e più contenuta per le medie imprese, da 6 a 19 addetti, -1,1 per cento. Al contrario, le imprese maggiori, da 20 addetti in poi, hanno ottenuto un buon aumento delle vendite (+1,5 per cento). L’ andamento è analogo anche per i giudizi sull’ eccedenza delle giacenze, che peggiorano lievemente per la piccola e la media distribuzione, ma migliorano leggermente per le imprese maggiori. Le attese di un miglioramento delle vendite nel quarto trimestre sono diffuse in ogni classe dimensionale, ma le piccole imprese appaiono molto più incerte, mentre le valutazioni positive sono più diffuse tra quelle medie e sono decisamente prevalenti tra le strutture maggiori. Il Registro delle imprese Continua a ridursi la base imprenditoriale. A fine trimestre erano attive 47.091 imprese del dettaglio, lo 0,8 per cento in meno (358 unità) rispetto a un anno prima. La tendenza a livello nazionale è risultata invece lievemente positiva (+0,1 per cento). Grazie anche all’ attrattività della normativa delle società a responsabilità limitata, crescono rapidamente le società di capitale (+3,9 per cento, +155 unità) e all’ opposto, si riducono le società di persone (-244 unità). Su queste ultime e sulle ditte individuali (-267 unità) gravano gli effetti della crisi e della restrizione del credito. I CONSIGLI DEL CODACONS Secondo il Codacons non ci saranno impennate delle vendite durante i saldi, ma aumenteranno le famiglie che potranno permettersi qualche acquisto durante il periodo di sconti. “Quest’ anno quasi 1 famiglia su 2 (il 45%) approfitterà dei saldi, ma con acquisti mirati e un budget che resterà sostanzialmente stabile rispetto allo scorso anno, e attorno ai 184 euro a famiglia – spiega il Codacons dalle pagine del portale della Regione Emilia -Romagna -. Alla base della mancata ripresa delle vendite, l’ eccessiva vicinanza tra le feste natalizie e la partenza dei saldi”. Ci saranno sconti record quest’ anno, secondo l’ Unione Nazionale Consumatori, che ha analizzato gli sconti effettivamente praticati dai commercianti dal 2011 al 2015 secondo le rilevazioni dell’ Istat e stimato il trend per il 2016. Nel periodo di riferimento, per tutte le voci di spesa coinvolte nelle vendite di fine stagione, dall’ abbigliamento alle calzature, si registrano sconti in continuo rialzo. I commercianti, insomma, sono stati indotti dalla crisi a ridurre sensibilmente i prezzi. Anche nel 2016 gli sconti continueranno a salire. Il record è per i vestiti (Indumenti) che saranno scontati del 31,1%, con un incremento dello sconto, rispetto al gennaio 2015, del 14,38%. Il secondo capitolo di spesa più scontato saranno le calzature: i prezzi scenderanno del 27,35%, con un ribasso record, rispetto al gennaio 2015, del 15,89%. Il calo minore, come sempre, spetta agliaccessori, con uno sconto stimato del 15,37%. Come ogni anno il Codacons diffonde il decalogo con i 10 consigli utili per evitare fregature durante i saldi e fare acquisti in tutta sicurezza. Conservare sempre lo scontrino: non è vero che i capi in svendita non si possono cambiare. Il negoziante è obbligato a sostituire l’ articolo difettoso anche se dichiara che i capi in saldo non si possono cambiare. Se il cambio non è possibile, ad esempio perché il prodotto è finito, avete diritto alla restituzione dei soldi (non ad un buono). Si hanno due mesi di tempo, non 7 o 8 giorni, per denunciare il difetto. Le vendite devono essere realmente di fine stagione: la merce posta in vendita sotto la voce “Saldo” deve essere l’ avanzo di quella della stagione che sta finendo e non fondi di magazzino. Stare alla larga da quei negozi che avevano gli scaffali semivuoti poco prima dei saldi e che poi si sono magicamente riempiti dei più svariati articoli. È improbabile, per non dire impossibile, che a fine stagione il negozio sia provvisto, per ogni tipo di prodotto, di tutte le taglie e colori. Girare. Nei giorni che precedono i saldi andare nei negozi a cercare quello che interessa, segnandone il prezzo; si può così verificare l’ effettività dello sconto praticato ed andare a colpo sicuro, evitando inutili code. Non fermarsi mai al primo negozio che propone sconti ma confrontare i prezzi con quelli esposti in altri esercizi. Consigli per gli acquisti Cercare di avere le idee chiare sulle spese da fare prima di entrare in negozio: così si è meno influenzabili dal negoziante e si corre meno il rischio di tornare a casa colmi di cose, magari anche a buon prezzo, ma delle quali non si aveva alcun bisogno. Valutare la bontà dell’ articolo guardando l’ etichetta che descrive la composizione del capo d’ abbigliamento (le fibre naturali ad esempio costano di più delle sintetiche). Pagare un prezzo alto non significa comprare un prodotto di qualità. Diffidare dei marchi molto simili a quelli noti. Diffidare degli sconti superiori al 50% , spesso nascondono merce non proprio nuova, o prezzi vecchi falsi (si gonfia il prezzo vecchio così da aumentare la percentuale di sconto ed invogliare maggiormente all’ acquisto). Un commerciante, salvo nell’ Alta moda, non può avere, infatti, ricarichi così alti e dovrebbe vendere sottocosto. Servirsi preferibilmente nei negozi di fiducia o acquistare merce della quale si conosce già il prezzo o la qualità in modo da poter valutare liberamente e autonomamente la convenienza dell’ acquisto. Negozi e vetrine. Non acquistare nei negozi che non espongono il cartellino che indica il vecchio prezzo, quello nuovo ed il valore percentuale dello sconto applicato. Il prezzo deve essere inoltre esposto in modo chiaro e ben leggibile. Controllare che fra la merce in saldo non ce ne sia di nuova a prezzo pieno. La merce in saldo deve essere separata in modo chiaro dalla “nuova”. Diffidare delle vetrine coperte da manifesti che non vi consentono di vedere la merce. Prova dei capi: non c’ è l’ obbligo. È rimesso alla discrezionalità del negoziante. Il consiglio è di diffidare dei capi di abbigliamento che possono essere solo guardati. Pagamenti. Nei negozi che espongono in vetrina l’ adesivo della carta di credito o del bancomat, il commerciante è obbligato ad accettare queste forme di pagamento anche per i saldi, senza oneri aggiuntivi. Fregature. Se pensate di avere preso una fregatura rivolgetevi al Codacons, oppure chiamate i vigili urbani.
ilfattoquotidiano.it, 05/01/2016 17:58
Stipendi dipendenti pubblici, azione collettiva contro il blocco. “Lo Stato restituisca 100 euro al mese”
il codacons promuove una class action per chiedere anche il rinnovo dei contratti scaduti. l’ associazione ritiene che per il periodo successivo alla sentenza della corte costituzionale che ha dichiarato illegittimo il congelamento si possano ottenere 200 euro al mese
Al via l’ azione collettiva contro lo Stato per il blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici , fermi dal 2010. Lo scorso giugno come è noto la Corte costituzionale ha dichiarato ” illegittimo ” il congelamento, ma senza effetto retroattivo . Vale a dire che non ha imposto al governo di restituire agli statali i soldi persi negli ultimi cinque anni. Tuttavia il Codacons ritiene che i lavoratori interessati possano chiedere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti per inadempimento dell’ obbligo per il periodo successivo alla pubblicazione della sentenza, ossia a far data dal 30 luglio 2015 fino all’ effettivo rinnovo, che non è ancora arrivato. Per questo ha pubblicato sul suo internet una pagina attraverso cui si può aderire alla class action. Con la stessa azione l’ associazione consumatori chiede insieme ai dipendenti pubblici il rinnovo dei contratti collettivi per il personale pubblico dipendente dall’ 1 gennaio 2016, “obbligo direttamente scaturente dalla sentenza della Corte Costituzionale”. La richiesta che ciascun pubblico dipendente può formulare, secondo il Codacons, è di 100 euro al mese a titolo di indennizzo per il periodo che va dal 2010 al 30 luglio 2015 e di 200 euro al mese per il periodo successivo al 30 luglio 2015, per un totale di 8.800 euro a lavoratore.
Lettera 43, 05/01/2016 17:29
Saldi: buon afflusso in negozi e outlet, bene l’ abbigliamento – La notizia
per ora giro d’ affari stabile rispetto all’ anno scorso
Roma, – Partiti ufficialmente i saldi invernali 2016. Il Codacons, che come ogni anno sta monitorando attraverso i propri ispettori l’ andamento degli sconti di fine stagione nelle principali città italiane, registra da questa mattina una buona affluenza di consumatori presso centri commerciali, outlet e vie dello shopping.Già dalle prime ore si sono formate file di clientidavanti alle boutique d’ alta moda delle principali città, e ingenerale la presenza di cittadini in cerca di occasioni è buona, ha spiegato l’ associazione a tutela dei consumatori. In base ai dati raccolti dal Codacons per ora non si è verificato alcun incremento delle vendite rispetto allo scorso anno, e il giro d’ affari rimane sostanzialmente stabile.E secondo il Codacons, proprio l’ abbigliamento e la moda sono i settori che registrano il maggior afflusso di clienti, grazie anche ai turisti stranieri che come ogni anno approfittano dei saldi italiani per acquistare capi griffati.
Adnkronos, 05/01/2016 17:14
A dicembre l’ inflazione ancora ferma in Italia e in Europa
Nonostante gli annunci della Bce di inizio dicembre – che garantivano maggiore liquidità per sostenere consumi, prestiti e investimenti – in Europa e in Italia l’ inflazione non decolla. Nel nostro paese, ha riferito l’ Istat, nell’ ultimo mese dell’ anno l’ indice nazionale dei prezzi al consumo è rimasto fermo rispetto al mese precedente con un aumento di appena lo 0,1% nei confronti di dicembre 2014 , lo stesso registrato a novembre. Sull’ intero 2015, poi il dato dell’ inflazione mostra un rallentamento per il terzo anno consecutivo, portandosi a +0,1% dal +0,2% del 2014. Quanto all’ “inflazione di fondo”, calcolata al netto degli alimentari freschi e dei prodotti energetici, si conferma a +0,7%. Rispetto a dicembre 2014, i prezzi dei beni calano dello 0,1% (da -0,2% il mese precedente) mentre il tasso di crescita dei prezzi dei servizi rallenta (+0,3%, da +0,6% di novembre). Pertanto, sottolinea l’ Istat, il differenziale inflazionistico tra servizi e beni si riduce di quattro decimi di punto percentuale. Prezzi fermi a dicembre anche nella zona euro . La stima flash di Eurostat mostra come i prezzi al consumo sono cresciuti dello 0,2 per cento su base annua, lo stesso tasso registrato a novembre, un livello cioè inferiore al + 0,4 per cento previsto dagli economisti. L’ inflazione complessiva resta sotto l’ obiettivo della Banca centrale europea di “livelli inferiori ma prossimi al 2 per cento”. Se per il Codacons “le conseguenze della caduta del petrolio sono stati evidenti e hanno creato un effetto domino, determinando una forte frenata nella crescita dei listini al dettaglio in tutti i settori” spicca tuttavia – secondo un’ analisi di Coldiretti – il fatto che nel 2015 i prezzi al consumo dei prodotti alimentari siano cresciuti undici volte la media dell’ inflazione che con il valore del +0,1% annuo risulta il più basso dal 1959. Un aumento dei prezzi che peraltro, lamenta l’ associazione, non si è trasferito alle imprese agricole con una adeguata remunerazione dei prodotti che in molti casi si trovano tuttora al di sotto dei costi di produzione.
Bari Today, 05/01/2016 16:55
Saldi al via anche in Puglia. Codacons: “Buona affluenza, ma consumatori prudenti”
oggi la partenza ufficiale dei ribassi in molte città italiane. secondo le stime di confcommercio ogni famiglia spenderà in media 346 euro. il codacons invece parla di una partenza improntata “alla massima prudenza”, con i consumatori in giro per centri commerciali e vie dello shopping ma ancora poco propensi a fare acquisti
Saldi invernali ufficialmente al via anche a Bari. Come in molte altre regioni italiane, infatti, anche in Puglia le vendite a prezzi ribassati sono partite oggi, alla vigilia dell’ Epifania. Anche se gli sconti, in realtà, in alcuni negozi erano già partiti ‘sottobanco’ da qualche giorno, con conseguenti controlli e multe da parte della polizia municipale . Annuncio promozionale Troppo presto per dire come stiano andando finora le vendite, e quanto la leggera pioggia di queste ore possa aver ‘scoraggiato’ i consumatori, almeno per quanto riguarda il centro cittadino. A fornire qualche ‘previsione’ su base nazionale sono invece i dati elaborati da associazioni di commercianti e consumatori . Secondo le stime dell’ Ufficio Studi di Confcommercio, ogni famiglia spenderà quest’ anno circa 346 eur o per l’ acquisto di capi d’ abbigliamento, calzature ed accessori (il 3% in più rispetto all’ anno scorso), per un valore complessivo di 5,4 miliardi di euro. Sempre secondo lo studio, aumenterà anche la percentuale dei consumatori che acquisteranno prodotti in occasione: il 55% contro il 51% del gennaio 2015. Molto diverse le stime del Codacons, che parla invece di una spesa media di 184 euro a famiglia. Intanto, per quanto riguarda l’ avvio dei saldi, l’ associazione dei consumatori fornisce una prima indicazione sull’ andamento delle vendite, registrando da questa mattina “una buona affluenza” presso centri commerciali, outlet e vie dello shopping, sebbene l’ atteggiamento dei consumatori sia ancora piuttosto improntato alla “prudenza”: “si gira per negozi, si osservano i capi in vetrina e si monitorano i prezzi – rileva l’ associazione in una nota – ma ancora non si compra: in base ai dati raccolti dal Codacons non si è verificata al momento alcuna incremento delle vendite rispetto allo scorso anno, e il giro d’ affari rimane sostanzialmente stabile”. Intanto domani, giorno dell’ Epifania, molti negozi del cnetro cittadino resteranno aperti, e per favorire l’ afflusso verso il centro Amtab garantirà il servizio di park&ride.
Il Lametino, 05/01/2016 16:42
Confesercenti: previsioni positive per il primo giorno di saldi in Calabria
Catanzaro – Da oggi in Calabria iniziano i saldi con i negozi “presi d’ assalto”, soprattutto nei centri commerciali, dove si registra un buon numero di presenze. Una boccata d’ ossigeno per i negozianti, secondo le associazioni di commercianti e consumatori, ma anche un’ occasione per tante famiglie che hanno atteso questo periodo di offerte per acquisti più convenienti. Un tema evidenziato dal direttore della Confesercenti Calabria, Pasquale Capellupo, il quale parla di “speranze e i buoni auspici rispetto ad un’ opportunità che vale sia per i commercianti che per i clienti. Le condizioni pare che ci siano tutte – ha spiegato Capellupo – anche se non avverrà’ qualcosa che rivoluzionerà i problemi di un comparto che soffre ancora la crisi”. La Confesercenti evidenzia che “nel 2015 è proseguita la chiusura delle attività commerciali e registriamo un dato negativo nazionale di meno 29.000 imprese nel confronto aperture-chiusure. A questo – dice – si aggiunge il dato Istat che ci indica una ulteriore apertura della forbice tra commercio al dettaglio e grande distribuzione, trend confermato anche con la ripresa”. I dati in possesso dell’ associazione di categoria sono, comunque, positivi: “Da una prima campionatura effettuata tra i nostri soci a Natale – dichiara Capellupo – è emerso un consumo dei calabresi con segnali positivi. Nel settore della moda, che aveva subito i peggiori contraccolpi con la crisi, una fascia medio-alta di clienti ha già speso di più rispetto all’ anno precedente, mentre la fascia medio-bassa si è fatta vedere nei negozi, ma ha rimandato gli acquisti proprio al periodo dei saldi, per questo – ha concluso – ci attendiamo di confermare questo trend”. “Anche le impressioni del Codacons Calabria, l’ associazione dei consumatori, sono positive. Il responsabile regionale, Francesco Di Lieto dice che “le sensazioni sono positive rispetto alle condizioni drammatiche del passato”. Ma la ricetta, secondo il Codacons, deve essere diversa: “Occorre liberalizzare i saldi – spiega Di Lieto – e questa materia deve essere modificata lasciando aperte le promozioni durante tutto l’ anno. In questo modo avremmo benefici per i consumatori, ma anche per gli esercenti che potrebbero uscire dalla gabbia in cui si trovano”. L’ idea dell’ associazione dei consumatori è quella di “spazi fissi negli esercizi commerciali nei quali proporre capi scontati, anche se non all’ ultima moda, ma comunque di qualità, rilanciando in questo modo anche il made in Italy “. Saldi tutto l’ anno, dunque, secondo il Codacons, per avere prodotti di qualità e allontanare i clienti da merce poco sicura”. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
Salerno Today, 05/01/2016 16:38
Codacons: class action contro Ministero del Lavoro e della Funzione Pubblica
i contratti collettivi sono, infatti, bloccati da ben 7 anni e, quindi, l’ associazione di consumatori ha programmato una mega class action per chiedere un indennizzo di almeno 100 euro mensili a partire dall’ anno 2010 per un totale di 8.800 euro
“Parte dalla Campania la protesta di milioni d dipendenti pubblici contro il blocco dei contratti collettivi”: ad annunciarlo è stato Enrico Marchetti, presidente del Codacons Campania. I contratti collettivi sono, infatti, bloccati da ben 7 anni e, quindi, l’ associazione di consumatori ha programmato una mega class action per chiedere un indennizzo di almeno 100 euro mensili a partire dall’ anno 2010 per un totale di 8.800 euro a ciascun dipendente pubblico e l’ esecuzione immediata della sentenza della Corte Costituzionale. Il Codacons, quindi, diffiderà l’ Aran, il Ministro del Lavoro, quello della Funzione Pubblica e Renzi per rinnovare il contratto entro 90 giorni. Alla conferenza ha partecipato anche Carlo Rienzi, presidente nazionale del Codacons, che ha telefonato l’ Arpac per chiedere il motivo del mancato riscontro sulla richiesta di accesso ai monitoraggi effettuati nell’ area criscostante le Fonderie Pisano. Alla mancata risposta dell’ ente il presidente ha annunciato un’ esposto alla Procura nei confronti dell’ Arpac per interruzione di pubblico servizio.
Huffington Post, 05/01/2016 16:31
I 5 Stelle al governo? Ma se non sanno amministrare nemmeno i comuni
Eccoli al governo, di pochi, pochissimi comuni. Alcuni sono lì da qualche anno, altri da qualche mese, ed è bastato poco per capire quanta inefficienza, quanta incompetenza, quanta inettitudine, quanta falsità ci sia nel loro approccio alla politica, al bene pubblico. Con le loro vittorie hanno urlato alla rivoluzione, al cambiamento, al miglioramento delle vite di chi veniva governato, e invece in pochi mesi è venuto fuori che nemmeno piccoli, piccolissimi comuni sono riusciti a governare. La lista dei loro flop, dei loro fallimenti è già abbastanza lunga, mi limito a citare qualche comune sui quali va messa tutta la nostra attenzione, perché sono quelle forme embrionali ad indicarci che di classe dirigente hanno poco o quasi nulla.Per cominciare nel Comune di Quarto , vinto da Rosa Capuozzo nel maggio scorso, la situazione è diventata incredibilmente torbida. Indagini su abuso edilizio del sindaco, due assessori che vanno via e che denunciano una chiara incapacità del gruppo consiliare e dell’ amministrazione, indagini su infiltrazioni camorristiche sul consigliere più votato accusato e indagato perché intrattiene rapporti con il clan Polverino e per aver segnalato il nome di un assessore. Mi chiedo cosa deve ancora capitare affinché il sindaco del Movimento 5 Stelle Rosa Capuozzo si dimetta. Passiamo ad un altro caso, il Comune di Livorno . Nogarin, eletto a Giugno del 2014, era diventato un po’ il pupillo, la bandiera di Grillo. È bastato che mettesse mano alla macchina comunale per combinare guai di non poco conto, tanto da avvalersi subito dell’ appellativo di “buffone”, dettogli più volte e a più riprese proprio nella sua sala comunale da cittadini ormai esasperati. Livorno da qualche mese è sommersa dai rifiuti , e 500 persone potrebbero perdere il posto di lavoro, in seguito ad una richiesta di concordato preventivo dell’ azienda Aamps. In più il suo assessore all’ ambiente Giordani si è dimesso solo per aver proposto di aspettare e parlare con i lavoratori. Civitavecchia ? Ebbene, sono mesi che da più parti viene denunciato che ci sono tasse altissime, è intervenuta addirittura la Codacons . La città in attualmente è in cima alla classifica dei Comuni più tassati d’ Italia. l’ Imu è passata dal 9 al 10,60%, la Tasi dal 2 al 2.5%, mentre la Tari subirà un aumento del 10%, il tutto con disservizi costantemente denunciati dai cittadini e dalle associazioni locali. Ora l’ amministrazione guidata dal sindaco grillino Antonio Cozzolino è diretta verso il default. Viene il sospetto che quando Grillo parla di default faccia riferimento ai “suoi” comuni. Ragusa ? Il sindaco Federico Piccitto e la sua giunta hanno deciso di farsi riconoscere, dal mese di maggio, un ritocco dello stipendio sotto forma di adeguamento Istat . Un incremento “a posteriori”: gli amministratori ragusani si sono garantiti tutti gli arretrati a partire dal 2013. Ovvero da quando sono in carica. Un “cadeau” da 35.557,90 euro. Per non parlare delle recenti dimissioni dell’ assessore Stefania Campo, rea di aver forzato per l’ assunzione di suo marito in una cooperativa di servizi che lavora per il Comune. Bagheria ? Il sindaco di Bagheria, Patrizio Cinque, è accusato di aver illegittimamente proceduto all’ affidamento diretto del servizio di raccolta, per un costo di 3 milioni di euro, il servizio all’ azienda privata Tech servizi . Inoltre, con una delibera di cinque pagine approvato del dicembre 2014, si propose lo stanziamento di 60mila euro per “riallineare” gli stipendi del primo cittadino e degli assessori alle somme previste nel 2012, superiori rispetto a quelle attuali. Anche Bagheria è sotto la lente della Corte dei Conti per danno erariale. Ora, a partire da questi comuni, vi invito a fare ricerche sui comuni “governati” dai 5 Stelle, è davvero un nugolo di incompetenze, cose false, personalismi, spaccature, ingenuità, e sotto un certo aspetto c’ è davvero da piangere per gli errori grossolani, le furbate, le cose non dette, i silenzi, le scorrettezze.Non ho fatto l’ amministratore, so che è mestiere difficile, ma per proporsi bisogna avere una serie di requisiti che vanno dalla loro tanta decantata “onestà” (che su alcuni comuni manca e anche spudoratamente) fino al merito, alle competenze, alla cultura, alla credibilità, alla responsabilità, al rispetto istituzionale e via discorrendo. Tutto ciò manca al Movimento 5 Stelle alla prova del governo, anzi, direi che non sono nemmeno presi in considerazione. E comincio a pensare che tutto ciò Grillo lo sa, e sul loro malgoverno…ci marcia. Ricevi un’ e-mail quotidiana con gli articoli e i post in primo piano.
tommaso ederoclite
Askanews, 05/01/2016 16:23
Saldi: buon afflusso in negozi e outlet, bene l’ abbigliamento
per ora giro d’ affari stabile rispetto all’ anno scorso
Roma, (askanews) – Partiti ufficialmente i saldi invernali 2016. Il Codacons, che come ogni anno sta monitorando attraverso i propri ispettori l’ andamento degli sconti di fine stagione nelle principali città italiane, registra da questa mattina una buona affluenza di consumatori presso centri commerciali, outlet e vie dello shopping. Già dalle prime ore si sono formate file di clienti davanti alle boutique d’ alta moda delle principali città, e in generale la presenza di cittadini in cerca di occasioni è buona, ha spiegato l’ associazione a tutela dei consumatori. In base ai dati raccolti dal Codacons per ora non si è verificato alcun incremento delle vendite rispetto allo scorso anno, e il giro d’ affari rimane sostanzialmente stabile. E secondo il Codacons, proprio l’ abbigliamento e la moda sono i settori che registrano il maggior afflusso di clienti, grazie anche ai turisti stranieri che come ogni anno approfittano dei saldi italiani per acquistare capi griffati.
corriere.it (Milano), 05/01/2016 16:16
shopping
Primo giorno di saldi, poche code I vigili multano i “furbetti”
niente ressa in centro ma molto movimento, soprattutto nei grandi store di abbigliamento casual e giovanile. gente anche nelle boutique del quadrilatero
Poche le code fuori dai negozi di Milano nel primo giorno di saldi. Le spiegazioni possono essere molte: la giornata piovosa, il fatto che molti già lavorano e che chi è ancora in ferie resterà fuori fino a dopo l’ Epifania. Bisogna anche dire che molti punti vendita avevano già organizzato dall’ inizio dell’ anno dei pre-saldi per i clienti più affezionati, tramite newsletter o carte fedeltà. Insomma, le lunghe code per i saldi invernali che si era soliti vedere fuori dai negozi del Quadrilatero della moda sono un ricordo di anni passati. Coda “classica” davanti ad Abercrombie & Fitch e anche al punto vendita di Michael Kors. In corso Vittorio Emanuele, nessuno tra i negozi che avevano montato davanti all’ ingresso transenne per gestire le code ha avuto bisogno di usarle, anche se si è visto un bel movimento tra Tezenis, Yamamay, Berska, Pull&Bear, Banana Republic, Mango, Liviana Conti e così via. Code, ma all’ interno, anche nei grandi store di abbigliamento casual e giovanile come Zara e HM, in particolare davanti ai camerini e alle casse. Nelle boutique d’ alta moda in via Monte Napoleone si è vista una discreta clientela: code davanti a Gucci, Hogan, Chanel e altri. Metropolitana gremita, con i controllori Atm sguinzagliati nei mezzanini. shadow carousel Saldi, debutto sotto la pioggia Saldi, debutto sotto la pioggia Saldi, debutto sotto la pioggia Saldi, debutto sotto la pioggia Saldi, debutto sotto la pioggia Saldi, debutto sotto la pioggia I controlli dei vigili In occasione dei saldi la polizia locale ha dato il via ai controlli nei negozi per la verifica della regolarità degli sconti. In particolare, nel periodo pre-saldi, a partire dal 27 novembre fino al 4 dicembre, sono state monitorate un centinaio di attività commerciali e riscontrate 85 violazioni amministrative per saldi anticipati o vendite promozionali in periodo non consentito. Inoltre, tra il 2 e il 4 gennaio, gli agenti avevano scattato foto ai cartellini dei prezzi in 178 esercizi commerciali, prima dell’ avvio degli sconti, per controllare chi ha tentato di “fare il furbo”. Martedì mattina i vigili hanno controllato 34 attività commerciali e ne hanno “beccati” quattro: la multa per falsi ribassi o per indicazioni imprecise sui prezzi o sulle percentuali di sconto è salata, ammonta a 1000 euro. Soddisfatto l’ assessore alla Sicurezza Marco Granelli: “Molti controlli ma poche sanzioni. Questo dimostra che a Milano i saldi sono tutt’ altro che fittizi, segno anche della virtuosità dei commercianti”. La polizia locale proseguirà i controlli anche nei prossimi giorni, anche su segnalazioni dei cittadini. Le previsioni I commercianti non si lamentano della partenza “in sordina”, e parlano comunque di un aumento delle vendite. Le previsioni dicono che i milanesi spenderanno 454 milioni per i saldi: +4% rispetto all’ anno scorso, con 176 euro di budget a persona. Lo sconto medio è del 30-40 per cento. Secondo il Codacons, ad approfittare dei saldi sarà una famiglia su due.
trentinocorrierealpi.it, 05/01/2016 16:01
Statali: Codacons, class action contro blocco stipendi
Roma, 5 gen. – Parte oggi la piu’ grande azione collettiva mai avviata in Italia: quella contro lo Stato per l’ illegittimo blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici, fermi dal 2010. A lanciarla il Codacons, che ha pubblicato sul proprio sito internet la pagina attraverso la quale tutti i lavoratori interessati possono aderire alla class action e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti pari a 8.800 euro a lavoratore. Come e’ noto, spiega il Codacons, la sentenza della Corte Costituzionale n. 178 del 24 giugno 2015 ha stabilito che il blocco dei contratti del pubblico impiego e’ illegittimo, ma ha limitato tale illegittimita’ solo al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa. Per tale ragione i pubblici dipendenti possono ora chiedere un indennizzo da ‘attivita’ illegittima’ dello Stato che ha bloccato per 6 anni la contrattazione e, contestualmente, possono chiedere un vero e proprio risarcimento per inadempimento dell’ obbligo per il periodo successivo alla pubblicazione della sentenza, ossia a far data dal 30 luglio 2015 fino all’ effettivo rinnovo. Con la stessa azione il Codacons chiede insieme ai dipendenti pubblici il rinnovo dei contratti collettivi per il personale pubblico dipendente dal primo gennaio 2016, obbligo direttamente scaturente dalla sentenza della Consulta. La richiesta che ciascun pubblico dipendente puo’ formulare dunque e’ di 100 euro al mese a titolo di indennizzo per il periodo che va dal 2010 al 30 luglio 2015 e di 200 euro al mese per il periodo successivo al 30 luglio 2015, perdurando l’ inadempimento ormai chiaramente sanzionato dalla Corte stessa, per un totale di 8.800 euro a lavoratore. .
messaggeroveneto.it, 05/01/2016 15:59
Statali: Codacons, class action contro blocco stipendi
Roma, 5 gen. – Parte oggi la piu’ grande azione collettiva mai avviata in Italia: quella contro lo Stato per l’ illegittimo blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici, fermi dal 2010. A lanciarla il Codacons, che ha pubblicato sul proprio sito internet la pagina attraverso la quale tutti i lavoratori interessati possono aderire alla class action e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti pari a 8.800 euro a lavoratore. Come e’ noto, spiega il Codacons, la sentenza della Corte Costituzionale n. 178 del 24 giugno 2015 ha stabilito che il blocco dei contratti del pubblico impiego e’ illegittimo, ma ha limitato tale illegittimita’ solo al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa. Per tale ragione i pubblici dipendenti possono ora chiedere un indennizzo da ‘attivita’ illegittima’ dello Stato che ha bloccato per 6 anni la contrattazione e, contestualmente, possono chiedere un vero e proprio risarcimento per inadempimento dell’ obbligo per il periodo successivo alla pubblicazione della sentenza, ossia a far data dal 30 luglio 2015 fino all’ effettivo rinnovo. Con la stessa azione il Codacons chiede insieme ai dipendenti pubblici il rinnovo dei contratti collettivi per il personale pubblico dipendente dal primo gennaio 2016, obbligo direttamente scaturente dalla sentenza della Consulta. La richiesta che ciascun pubblico dipendente puo’ formulare dunque e’ di 100 euro al mese a titolo di indennizzo per il periodo che va dal 2010 al 30 luglio 2015 e di 200 euro al mese per il periodo successivo al 30 luglio 2015, perdurando l’ inadempimento ormai chiaramente sanzionato dalla Corte stessa, per un totale di 8.800 euro a lavoratore. .
gazzettadimantova.it, 05/01/2016 15:58
Statali: Codacons, class action contro blocco stipendi
Roma, 5 gen. – Parte oggi la piu’ grande azione collettiva mai avviata in Italia: quella contro lo Stato per l’ illegittimo blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici, fermi dal 2010. A lanciarla il Codacons, che ha pubblicato sul proprio sito internet la pagina attraverso la quale tutti i lavoratori interessati possono aderire alla class action e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti pari a 8.800 euro a lavoratore. Come e’ noto, spiega il Codacons, la sentenza della Corte Costituzionale n. 178 del 24 giugno 2015 ha stabilito che il blocco dei contratti del pubblico impiego e’ illegittimo, ma ha limitato tale illegittimita’ solo al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa. Per tale ragione i pubblici dipendenti possono ora chiedere un indennizzo da ‘attivita’ illegittima’ dello Stato che ha bloccato per 6 anni la contrattazione e, contestualmente, possono chiedere un vero e proprio risarcimento per inadempimento dell’ obbligo per il periodo successivo alla pubblicazione della sentenza, ossia a far data dal 30 luglio 2015 fino all’ effettivo rinnovo. Con la stessa azione il Codacons chiede insieme ai dipendenti pubblici il rinnovo dei contratti collettivi per il personale pubblico dipendente dal primo gennaio 2016, obbligo direttamente scaturente dalla sentenza della Consulta. La richiesta che ciascun pubblico dipendente puo’ formulare dunque e’ di 100 euro al mese a titolo di indennizzo per il periodo che va dal 2010 al 30 luglio 2015 e di 200 euro al mese per il periodo successivo al 30 luglio 2015, perdurando l’ inadempimento ormai chiaramente sanzionato dalla Corte stessa, per un totale di 8.800 euro a lavoratore. .
iltirreno.it, 05/01/2016 15:56
Statali: Codacons, class action contro blocco stipendi
Roma, 5 gen. – Parte oggi la piu’ grande azione collettiva mai avviata in Italia: quella contro lo Stato per l’ illegittimo blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici, fermi dal 2010. A lanciarla il Codacons, che ha pubblicato sul proprio sito internet la pagina attraverso la quale tutti i lavoratori interessati possono aderire alla class action e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti pari a 8.800 euro a lavoratore. Come e’ noto, spiega il Codacons, la sentenza della Corte Costituzionale n. 178 del 24 giugno 2015 ha stabilito che il blocco dei contratti del pubblico impiego e’ illegittimo, ma ha limitato tale illegittimita’ solo al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa. Per tale ragione i pubblici dipendenti possono ora chiedere un indennizzo da ‘attivita’ illegittima’ dello Stato che ha bloccato per 6 anni la contrattazione e, contestualmente, possono chiedere un vero e proprio risarcimento per inadempimento dell’ obbligo per il periodo successivo alla pubblicazione della sentenza, ossia a far data dal 30 luglio 2015 fino all’ effettivo rinnovo. Con la stessa azione il Codacons chiede insieme ai dipendenti pubblici il rinnovo dei contratti collettivi per il personale pubblico dipendente dal primo gennaio 2016, obbligo direttamente scaturente dalla sentenza della Consulta. La richiesta che ciascun pubblico dipendente puo’ formulare dunque e’ di 100 euro al mese a titolo di indennizzo per il periodo che va dal 2010 al 30 luglio 2015 e di 200 euro al mese per il periodo successivo al 30 luglio 2015, perdurando l’ inadempimento ormai chiaramente sanzionato dalla Corte stessa, per un totale di 8.800 euro a lavoratore. .
mattinopadova.it, 05/01/2016 15:56
Statali: Codacons, class action contro blocco stipendi
Roma, 5 gen. – Parte oggi la piu’ grande azione collettiva mai avviata in Italia: quella contro lo Stato per l’ illegittimo blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici, fermi dal 2010. A lanciarla il Codacons, che ha pubblicato sul proprio sito internet la pagina attraverso la quale tutti i lavoratori interessati possono aderire alla class action e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti pari a 8.800 euro a lavoratore. Come e’ noto, spiega il Codacons, la sentenza della Corte Costituzionale n. 178 del 24 giugno 2015 ha stabilito che il blocco dei contratti del pubblico impiego e’ illegittimo, ma ha limitato tale illegittimita’ solo al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa. Per tale ragione i pubblici dipendenti possono ora chiedere un indennizzo da ‘attivita’ illegittima’ dello Stato che ha bloccato per 6 anni la contrattazione e, contestualmente, possono chiedere un vero e proprio risarcimento per inadempimento dell’ obbligo per il periodo successivo alla pubblicazione della sentenza, ossia a far data dal 30 luglio 2015 fino all’ effettivo rinnovo. Con la stessa azione il Codacons chiede insieme ai dipendenti pubblici il rinnovo dei contratti collettivi per il personale pubblico dipendente dal primo gennaio 2016, obbligo direttamente scaturente dalla sentenza della Consulta. La richiesta che ciascun pubblico dipendente puo’ formulare dunque e’ di 100 euro al mese a titolo di indennizzo per il periodo che va dal 2010 al 30 luglio 2015 e di 200 euro al mese per il periodo successivo al 30 luglio 2015, perdurando l’ inadempimento ormai chiaramente sanzionato dalla Corte stessa, per un totale di 8.800 euro a lavoratore. .
corrierealpi.it, 05/01/2016 15:54
Statali: Codacons, class action contro blocco stipendi
Roma, 5 gen. – Parte oggi la piu’ grande azione collettiva mai avviata in Italia: quella contro lo Stato per l’ illegittimo blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici, fermi dal 2010. A lanciarla il Codacons, che ha pubblicato sul proprio sito internet la pagina attraverso la quale tutti i lavoratori interessati possono aderire alla class action e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti pari a 8.800 euro a lavoratore. Come e’ noto, spiega il Codacons, la sentenza della Corte Costituzionale n. 178 del 24 giugno 2015 ha stabilito che il blocco dei contratti del pubblico impiego e’ illegittimo, ma ha limitato tale illegittimita’ solo al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa. Per tale ragione i pubblici dipendenti possono ora chiedere un indennizzo da ‘attivita’ illegittima’ dello Stato che ha bloccato per 6 anni la contrattazione e, contestualmente, possono chiedere un vero e proprio risarcimento per inadempimento dell’ obbligo per il periodo successivo alla pubblicazione della sentenza, ossia a far data dal 30 luglio 2015 fino all’ effettivo rinnovo. Con la stessa azione il Codacons chiede insieme ai dipendenti pubblici il rinnovo dei contratti collettivi per il personale pubblico dipendente dal primo gennaio 2016, obbligo direttamente scaturente dalla sentenza della Consulta. La richiesta che ciascun pubblico dipendente puo’ formulare dunque e’ di 100 euro al mese a titolo di indennizzo per il periodo che va dal 2010 al 30 luglio 2015 e di 200 euro al mese per il periodo successivo al 30 luglio 2015, perdurando l’ inadempimento ormai chiaramente sanzionato dalla Corte stessa, per un totale di 8.800 euro a lavoratore. .
ilpiccolo.it (Trieste), 05/01/2016 15:54
Statali: Codacons, class action contro blocco stipendi
Roma, 5 gen. – Parte oggi la piu’ grande azione collettiva mai avviata in Italia: quella contro lo Stato per l’ illegittimo blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici, fermi dal 2010. A lanciarla il Codacons, che ha pubblicato sul proprio sito internet la pagina attraverso la quale tutti i lavoratori interessati possono aderire alla class action e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti pari a 8.800 euro a lavoratore. Come e’ noto, spiega il Codacons, la sentenza della Corte Costituzionale n. 178 del 24 giugno 2015 ha stabilito che il blocco dei contratti del pubblico impiego e’ illegittimo, ma ha limitato tale illegittimita’ solo al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa. Per tale ragione i pubblici dipendenti possono ora chiedere un indennizzo da ‘attivita’ illegittima’ dello Stato che ha bloccato per 6 anni la contrattazione e, contestualmente, possono chiedere un vero e proprio risarcimento per inadempimento dell’ obbligo per il periodo successivo alla pubblicazione della sentenza, ossia a far data dal 30 luglio 2015 fino all’ effettivo rinnovo. Con la stessa azione il Codacons chiede insieme ai dipendenti pubblici il rinnovo dei contratti collettivi per il personale pubblico dipendente dal primo gennaio 2016, obbligo direttamente scaturente dalla sentenza della Consulta. La richiesta che ciascun pubblico dipendente puo’ formulare dunque e’ di 100 euro al mese a titolo di indennizzo per il periodo che va dal 2010 al 30 luglio 2015 e di 200 euro al mese per il periodo successivo al 30 luglio 2015, perdurando l’ inadempimento ormai chiaramente sanzionato dalla Corte stessa, per un totale di 8.800 euro a lavoratore. .
nuovavenezia.it, 05/01/2016 15:52
Statali: Codacons, class action contro blocco stipendi
Roma, 5 gen. – Parte oggi la piu’ grande azione collettiva mai avviata in Italia: quella contro lo Stato per l’ illegittimo blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici, fermi dal 2010. A lanciarla il Codacons, che ha pubblicato sul proprio sito internet la pagina attraverso la quale tutti i lavoratori interessati possono aderire alla class action e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti pari a 8.800 euro a lavoratore. Come e’ noto, spiega il Codacons, la sentenza della Corte Costituzionale n. 178 del 24 giugno 2015 ha stabilito che il blocco dei contratti del pubblico impiego e’ illegittimo, ma ha limitato tale illegittimita’ solo al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa. Per tale ragione i pubblici dipendenti possono ora chiedere un indennizzo da ‘attivita’ illegittima’ dello Stato che ha bloccato per 6 anni la contrattazione e, contestualmente, possono chiedere un vero e proprio risarcimento per inadempimento dell’ obbligo per il periodo successivo alla pubblicazione della sentenza, ossia a far data dal 30 luglio 2015 fino all’ effettivo rinnovo. Con la stessa azione il Codacons chiede insieme ai dipendenti pubblici il rinnovo dei contratti collettivi per il personale pubblico dipendente dal primo gennaio 2016, obbligo direttamente scaturente dalla sentenza della Consulta. La richiesta che ciascun pubblico dipendente puo’ formulare dunque e’ di 100 euro al mese a titolo di indennizzo per il periodo che va dal 2010 al 30 luglio 2015 e di 200 euro al mese per il periodo successivo al 30 luglio 2015, perdurando l’ inadempimento ormai chiaramente sanzionato dalla Corte stessa, per un totale di 8.800 euro a lavoratore. .
gazzettadimodena.it, 05/01/2016 15:52
Statali: Codacons, class action contro blocco stipendi
Roma, 5 gen. – Parte oggi la piu’ grande azione collettiva mai avviata in Italia: quella contro lo Stato per l’ illegittimo blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici, fermi dal 2010. A lanciarla il Codacons, che ha pubblicato sul proprio sito internet la pagina attraverso la quale tutti i lavoratori interessati possono aderire alla class action e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti pari a 8.800 euro a lavoratore. Come e’ noto, spiega il Codacons, la sentenza della Corte Costituzionale n. 178 del 24 giugno 2015 ha stabilito che il blocco dei contratti del pubblico impiego e’ illegittimo, ma ha limitato tale illegittimita’ solo al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa. Per tale ragione i pubblici dipendenti possono ora chiedere un indennizzo da ‘attivita’ illegittima’ dello Stato che ha bloccato per 6 anni la contrattazione e, contestualmente, possono chiedere un vero e proprio risarcimento per inadempimento dell’ obbligo per il periodo successivo alla pubblicazione della sentenza, ossia a far data dal 30 luglio 2015 fino all’ effettivo rinnovo. Con la stessa azione il Codacons chiede insieme ai dipendenti pubblici il rinnovo dei contratti collettivi per il personale pubblico dipendente dal primo gennaio 2016, obbligo direttamente scaturente dalla sentenza della Consulta. La richiesta che ciascun pubblico dipendente puo’ formulare dunque e’ di 100 euro al mese a titolo di indennizzo per il periodo che va dal 2010 al 30 luglio 2015 e di 200 euro al mese per il periodo successivo al 30 luglio 2015, perdurando l’ inadempimento ormai chiaramente sanzionato dalla Corte stessa, per un totale di 8.800 euro a lavoratore. .
ilcentro.it, 05/01/2016 15:49
Statali: Codacons, class action contro blocco stipendi
Roma, 5 gen. – Parte oggi la piu’ grande azione collettiva mai avviata in Italia: quella contro lo Stato per l’ illegittimo blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici, fermi dal 2010. A lanciarla il Codacons, che ha pubblicato sul proprio sito internet la pagina attraverso la quale tutti i lavoratori interessati possono aderire alla class action e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti pari a 8.800 euro a lavoratore. Come e’ noto, spiega il Codacons, la sentenza della Corte Costituzionale n. 178 del 24 giugno 2015 ha stabilito che il blocco dei contratti del pubblico impiego e’ illegittimo, ma ha limitato tale illegittimita’ solo al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa. Per tale ragione i pubblici dipendenti possono ora chiedere un indennizzo da ‘attivita’ illegittima’ dello Stato che ha bloccato per 6 anni la contrattazione e, contestualmente, possono chiedere un vero e proprio risarcimento per inadempimento dell’ obbligo per il periodo successivo alla pubblicazione della sentenza, ossia a far data dal 30 luglio 2015 fino all’ effettivo rinnovo. Con la stessa azione il Codacons chiede insieme ai dipendenti pubblici il rinnovo dei contratti collettivi per il personale pubblico dipendente dal primo gennaio 2016, obbligo direttamente scaturente dalla sentenza della Consulta. La richiesta che ciascun pubblico dipendente puo’ formulare dunque e’ di 100 euro al mese a titolo di indennizzo per il periodo che va dal 2010 al 30 luglio 2015 e di 200 euro al mese per il periodo successivo al 30 luglio 2015, perdurando l’ inadempimento ormai chiaramente sanzionato dalla Corte stessa, per un totale di 8.800 euro a lavoratore. .
altoadige.it, 05/01/2016 15:47
Statali: Codacons, class action contro blocco stipendi
Roma, 5 gen. – Parte oggi la piu’ grande azione collettiva mai avviata in Italia: quella contro lo Stato per l’ illegittimo blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici, fermi dal 2010. A lanciarla il Codacons, che ha pubblicato sul proprio sito internet la pagina attraverso la quale tutti i lavoratori interessati possono aderire alla class action e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti pari a 8.800 euro a lavoratore. Come e’ noto, spiega il Codacons, la sentenza della Corte Costituzionale n. 178 del 24 giugno 2015 ha stabilito che il blocco dei contratti del pubblico impiego e’ illegittimo, ma ha limitato tale illegittimita’ solo al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa. Per tale ragione i pubblici dipendenti possono ora chiedere un indennizzo da ‘attivita’ illegittima’ dello Stato che ha bloccato per 6 anni la contrattazione e, contestualmente, possono chiedere un vero e proprio risarcimento per inadempimento dell’ obbligo per il periodo successivo alla pubblicazione della sentenza, ossia a far data dal 30 luglio 2015 fino all’ effettivo rinnovo. Con la stessa azione il Codacons chiede insieme ai dipendenti pubblici il rinnovo dei contratti collettivi per il personale pubblico dipendente dal primo gennaio 2016, obbligo direttamente scaturente dalla sentenza della Consulta. La richiesta che ciascun pubblico dipendente puo’ formulare dunque e’ di 100 euro al mese a titolo di indennizzo per il periodo che va dal 2010 al 30 luglio 2015 e di 200 euro al mese per il periodo successivo al 30 luglio 2015, perdurando l’ inadempimento ormai chiaramente sanzionato dalla Corte stessa, per un totale di 8.800 euro a lavoratore. .
lacittadisalerno.it, 05/01/2016 15:44
Statali: Codacons, class action contro blocco stipendi
Roma, 5 gen. – Parte oggi la piu’ grande azione collettiva mai avviata in Italia: quella contro lo Stato per l’ illegittimo blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici, fermi dal 2010. A lanciarla il Codacons, che ha pubblicato sul proprio sito internet la pagina attraverso la quale tutti i lavoratori interessati possono aderire alla class action e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti pari a 8.800 euro a lavoratore. Come e’ noto, spiega il Codacons, la sentenza della Corte Costituzionale n. 178 del 24 giugno 2015 ha stabilito che il blocco dei contratti del pubblico impiego e’ illegittimo, ma ha limitato tale illegittimita’ solo al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa. Per tale ragione i pubblici dipendenti possono ora chiedere un indennizzo da ‘attivita’ illegittima’ dello Stato che ha bloccato per 6 anni la contrattazione e, contestualmente, possono chiedere un vero e proprio risarcimento per inadempimento dell’ obbligo per il periodo successivo alla pubblicazione della sentenza, ossia a far data dal 30 luglio 2015 fino all’ effettivo rinnovo. Con la stessa azione il Codacons chiede insieme ai dipendenti pubblici il rinnovo dei contratti collettivi per il personale pubblico dipendente dal primo gennaio 2016, obbligo direttamente scaturente dalla sentenza della Consulta. La richiesta che ciascun pubblico dipendente puo’ formulare dunque e’ di 100 euro al mese a titolo di indennizzo per il periodo che va dal 2010 al 30 luglio 2015 e di 200 euro al mese per il periodo successivo al 30 luglio 2015, perdurando l’ inadempimento ormai chiaramente sanzionato dalla Corte stessa, per un totale di 8.800 euro a lavoratore. .
laprovinciapavese.it, 05/01/2016 15:43
Statali: Codacons, class action contro blocco stipendi
Roma, 5 gen. – Parte oggi la piu’ grande azione collettiva mai avviata in Italia: quella contro lo Stato per l’ illegittimo blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici, fermi dal 2010. A lanciarla il Codacons, che ha pubblicato sul proprio sito internet la pagina attraverso la quale tutti i lavoratori interessati possono aderire alla class action e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti pari a 8.800 euro a lavoratore. Come e’ noto, spiega il Codacons, la sentenza della Corte Costituzionale n. 178 del 24 giugno 2015 ha stabilito che il blocco dei contratti del pubblico impiego e’ illegittimo, ma ha limitato tale illegittimita’ solo al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa. Per tale ragione i pubblici dipendenti possono ora chiedere un indennizzo da ‘attivita’ illegittima’ dello Stato che ha bloccato per 6 anni la contrattazione e, contestualmente, possono chiedere un vero e proprio risarcimento per inadempimento dell’ obbligo per il periodo successivo alla pubblicazione della sentenza, ossia a far data dal 30 luglio 2015 fino all’ effettivo rinnovo. Con la stessa azione il Codacons chiede insieme ai dipendenti pubblici il rinnovo dei contratti collettivi per il personale pubblico dipendente dal primo gennaio 2016, obbligo direttamente scaturente dalla sentenza della Consulta. La richiesta che ciascun pubblico dipendente puo’ formulare dunque e’ di 100 euro al mese a titolo di indennizzo per il periodo che va dal 2010 al 30 luglio 2015 e di 200 euro al mese per il periodo successivo al 30 luglio 2015, perdurando l’ inadempimento ormai chiaramente sanzionato dalla Corte stessa, per un totale di 8.800 euro a lavoratore. .
gazzettadireggio.it, 05/01/2016 15:42
Statali: Codacons, class action contro blocco stipendi
Roma, 5 gen. – Parte oggi la piu’ grande azione collettiva mai avviata in Italia: quella contro lo Stato per l’ illegittimo blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici, fermi dal 2010. A lanciarla il Codacons, che ha pubblicato sul proprio sito internet la pagina attraverso la quale tutti i lavoratori interessati possono aderire alla class action e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti pari a 8.800 euro a lavoratore. Come e’ noto, spiega il Codacons, la sentenza della Corte Costituzionale n. 178 del 24 giugno 2015 ha stabilito che il blocco dei contratti del pubblico impiego e’ illegittimo, ma ha limitato tale illegittimita’ solo al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa. Per tale ragione i pubblici dipendenti possono ora chiedere un indennizzo da ‘attivita’ illegittima’ dello Stato che ha bloccato per 6 anni la contrattazione e, contestualmente, possono chiedere un vero e proprio risarcimento per inadempimento dell’ obbligo per il periodo successivo alla pubblicazione della sentenza, ossia a far data dal 30 luglio 2015 fino all’ effettivo rinnovo. Con la stessa azione il Codacons chiede insieme ai dipendenti pubblici il rinnovo dei contratti collettivi per il personale pubblico dipendente dal primo gennaio 2016, obbligo direttamente scaturente dalla sentenza della Consulta. La richiesta che ciascun pubblico dipendente puo’ formulare dunque e’ di 100 euro al mese a titolo di indennizzo per il periodo che va dal 2010 al 30 luglio 2015 e di 200 euro al mese per il periodo successivo al 30 luglio 2015, perdurando l’ inadempimento ormai chiaramente sanzionato dalla Corte stessa, per un totale di 8.800 euro a lavoratore. .
lanuovasardegna.it, 05/01/2016 15:38
Statali: Codacons, class action contro blocco stipendi
Roma, 5 gen. – Parte oggi la piu’ grande azione collettiva mai avviata in Italia: quella contro lo Stato per l’ illegittimo blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici, fermi dal 2010. A lanciarla il Codacons, che ha pubblicato sul proprio sito internet la pagina attraverso la quale tutti i lavoratori interessati possono aderire alla class action e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti pari a 8.800 euro a lavoratore. Come e’ noto, spiega il Codacons, la sentenza della Corte Costituzionale n. 178 del 24 giugno 2015 ha stabilito che il blocco dei contratti del pubblico impiego e’ illegittimo, ma ha limitato tale illegittimita’ solo al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa. Per tale ragione i pubblici dipendenti possono ora chiedere un indennizzo da ‘attivita’ illegittima’ dello Stato che ha bloccato per 6 anni la contrattazione e, contestualmente, possono chiedere un vero e proprio risarcimento per inadempimento dell’ obbligo per il periodo successivo alla pubblicazione della sentenza, ossia a far data dal 30 luglio 2015 fino all’ effettivo rinnovo. Con la stessa azione il Codacons chiede insieme ai dipendenti pubblici il rinnovo dei contratti collettivi per il personale pubblico dipendente dal primo gennaio 2016, obbligo direttamente scaturente dalla sentenza della Consulta. La richiesta che ciascun pubblico dipendente puo’ formulare dunque e’ di 100 euro al mese a titolo di indennizzo per il periodo che va dal 2010 al 30 luglio 2015 e di 200 euro al mese per il periodo successivo al 30 luglio 2015, perdurando l’ inadempimento ormai chiaramente sanzionato dalla Corte stessa, per un totale di 8.800 euro a lavoratore. .
lanuovaferrara.it, 05/01/2016 15:34
Statali: Codacons, class action contro blocco stipendi
Roma, 5 gen. – Parte oggi la piu’ grande azione collettiva mai avviata in Italia: quella contro lo Stato per l’ illegittimo blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici, fermi dal 2010. A lanciarla il Codacons, che ha pubblicato sul proprio sito internet la pagina attraverso la quale tutti i lavoratori interessati possono aderire alla class action e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti pari a 8.800 euro a lavoratore. Come e’ noto, spiega il Codacons, la sentenza della Corte Costituzionale n. 178 del 24 giugno 2015 ha stabilito che il blocco dei contratti del pubblico impiego e’ illegittimo, ma ha limitato tale illegittimita’ solo al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa. Per tale ragione i pubblici dipendenti possono ora chiedere un indennizzo da ‘attivita’ illegittima’ dello Stato che ha bloccato per 6 anni la contrattazione e, contestualmente, possono chiedere un vero e proprio risarcimento per inadempimento dell’ obbligo per il periodo successivo alla pubblicazione della sentenza, ossia a far data dal 30 luglio 2015 fino all’ effettivo rinnovo. Con la stessa azione il Codacons chiede insieme ai dipendenti pubblici il rinnovo dei contratti collettivi per il personale pubblico dipendente dal primo gennaio 2016, obbligo direttamente scaturente dalla sentenza della Consulta. La richiesta che ciascun pubblico dipendente puo’ formulare dunque e’ di 100 euro al mese a titolo di indennizzo per il periodo che va dal 2010 al 30 luglio 2015 e di 200 euro al mese per il periodo successivo al 30 luglio 2015, perdurando l’ inadempimento ormai chiaramente sanzionato dalla Corte stessa, per un totale di 8.800 euro a lavoratore. .
giornaledicalabria.it, 05/01/2016 15:34
Saldi: primo giorno in Calabria, previsioni positive
CATANZARO. Primo giorno di saldi in Calabria e negozi “presi d’ assalto” soprattutto nei centri commerciali, dove si registra un buon numero di presenze. Una boccata d’ ossigeno per i negozianti, secondo le associazioni di commercianti e consumatori, ma anche un’ occasione per tante famiglie che hanno atteso questo periodo di offerte per acquisti più convenienti. Un tema evidenziato all’ Agi dal direttore della Confesercenti Calabria, Pasquale Capellupo, il quale parla di ” speranze e i buoni auspici rispetto ad un’ opportunità che vale sia per i commercianti che per i clienti. Le condizioni pare che ci siano tutte – ha spiegato Capellupo – anche se non avverrà qualcosa che rivoluzionerà i problemi di un comparto che soffre ancora la crisi”. La Confesercenti evidenzia che “nel 2015 è proseguita la chiusura delle attività commerciali e registriamo un dato negativo nazionale di meno 29.000 imprese nel confronto aperture-chiusure. A questo – dice – si aggiunge il dato Istat che ci indica una ulteriore apertura della forbice tra commercio al dettaglio e grande distribuzione, trend confermato anche con la ripresa”. I dati in possesso dell’ associazione di categoria sono, comunque, positivi: “Da una prima campionatura effettuata tra i nostri soci a Natale – dichiara Capellupo – è emerso un consumo dei calabresi con segnali positivi. Nel settore della moda, che aveva subito i peggiori contraccolpi con la crisi, una fascia medio-alta di clienti ha già speso di più rispetto all’ anno precedente, mentre la fascia medio-bassa si è fatta vedere nei negozi, ma ha rimandato gli acquisti proprio al periodo dei saldi, per questo – ha concluso – ci attendiamo di confermare questo trend”. Anche le impressioni del Codacons Calabria, l’ associazione dei consumatori, sono positive. Il responsabile regionale, Francesco Di Lieto dice che “le sensazioni sono positive rispetto alle condizioni drammatiche del passato”. Ma la ricetta, secondo il Codacons, deve essere diversa: “Occorre liberalizzare i saldi – spiega Di Lieto – e questa materia deve essere modificata lasciando aperte le promozioni durante tutto l’ anno. In questo modo avremmo benefici per i consumatori, ma anche per gli esercenti che potrebbero uscire dalla gabbia in cui si trovano”. L’ idea dell’ associazione dei consumatori è quella di “spazi fissi negli esercizi commerciali nei quali proporre capi scontati, anche se non all’ ultima moda, ma comunque di qualità, rilanciando in questo modo anche il made in Italy”. Saldi tutto l’ anno, dunque, secondo il Codacons, per avere prodotti di qualità e allontanare i clienti da merce poco sicura.
tribunatreviso.it, 05/01/2016 15:26
Statali: Codacons, class action contro blocco stipendi
Roma, 5 gen. – Parte oggi la piu’ grande azione collettiva mai avviata in Italia: quella contro lo Stato per l’ illegittimo blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici, fermi dal 2010. A lanciarla il Codacons, che ha pubblicato sul proprio sito internet la pagina attraverso la quale tutti i lavoratori interessati possono aderire alla class action e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti pari a 8.800 euro a lavoratore. Come e’ noto, spiega il Codacons, la sentenza della Corte Costituzionale n. 178 del 24 giugno 2015 ha stabilito che il blocco dei contratti del pubblico impiego e’ illegittimo, ma ha limitato tale illegittimita’ solo al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa. Per tale ragione i pubblici dipendenti possono ora chiedere un indennizzo da ‘attivita’ illegittima’ dello Stato che ha bloccato per 6 anni la contrattazione e, contestualmente, possono chiedere un vero e proprio risarcimento per inadempimento dell’ obbligo per il periodo successivo alla pubblicazione della sentenza, ossia a far data dal 30 luglio 2015 fino all’ effettivo rinnovo. Con la stessa azione il Codacons chiede insieme ai dipendenti pubblici il rinnovo dei contratti collettivi per il personale pubblico dipendente dal primo gennaio 2016, obbligo direttamente scaturente dalla sentenza della Consulta. La richiesta che ciascun pubblico dipendente puo’ formulare dunque e’ di 100 euro al mese a titolo di indennizzo per il periodo che va dal 2010 al 30 luglio 2015 e di 200 euro al mese per il periodo successivo al 30 luglio 2015, perdurando l’ inadempimento ormai chiaramente sanzionato dalla Corte stessa, per un totale di 8.800 euro a lavoratore. .
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