27 Agosto 2016

Rassegna stampa del 27 agosto

Rassegna stampa del 27 agosto 

Ragusa Oggi, 27/08/2016 17:41
codacons propone di reperire risorse attingendo ai compnesi di giornalisti e dirigenti della tv pubblica pagati per non lavorare
TERREMOTO: STIPENDI RAI DEI DIPENDENTI LASCIATI A CASA VADANO A EMERGENZA SISMAWeb Web
Reperire fondi da destinare all’ emergenza terremoto attingendo agli stipendi percepiti da giornalisti e dirigenti Rai pagati dalla rete di Stato per rimanere a casa e non lavorare. La proposta arriva oggi dal Codacons, che ricorda come decine e decine di dipendenti Rai percepiscano oggi stipendi superiori ai 200mila euro senza ricoprire alcun incarico e senza lavorare. “E’ quantomai indispensabile trovare fondi per il sisma evitando di ricorrere ad aumenti delle tasse o a misure che pesino sulla collettività – spiega il Segretario Nazionale Codacons Francesco Tanasi – In Italia i casi di sprechi di soldi pubblici sono innumerevoli, e uno dei più clamorosi riguarda proprio la Rai. Per questo riteniamo possibile, attraverso un provvedimento ad hoc, mettere mano agli stipendi di giornalisti e dirigenti della tv pubblica pagati per non lavorare, e lanciamo oggi una precisa proposta al Governo in tal senso”. Il Codacons torna inoltre a ribadire la sua contrarietà a qualsiasi ipotesi di aumento delle accise sui carburanti per il reperimento di risorse post terremoto, ricordando che oggi, su ogni litro di benzina acquistato in Italia, pesano ancora le accise per il terremoto del Belice del 1968, per il sisma del Friuli del 1976 e per quello dell’ Irpinia del 1980. “Tasse applicate sulla benzina e mai più revocate, alle quali il Governo potrebbe oggi attingere dirottandole alla nuova emergenza terremoto” – conclude Tanasi.
federico savarese
 
 
Dagospia, 27/08/2016 16:49
POKEMON GONE – SI È GIÀ SPENTA L’ ECCITAZIONE PER IL GIOCO DELL’ ESTATE: L’ APP È STATA MOLLATA GIÀ DA ALMENO 15 MILIONI DI PERSONE (ERANO 45 MILIONI AL PICCO DI LUGLIO) – OLIVER STONE LO HA DEFINITO «UNO STRUMENTO TOTALITARIO DEL CAPITALISMO»; …Web Web
Maurizio Stefanini per ” Libero Quotidiano ” «Stefanini, buona la proposta, parliamo della gente che si è stufata dei Pokémon. Anche mio figlio l’ ha buttato dal cellulare». «Anche il mio». pokemon 3 «Ma quanti anni ha?». «20». «Il mio 13…». E sì. Intere generazioni erano state travolte dalla mania dei Pokémon Go; intere generazioni stanno ora «rinsavendo», secondo il punto di vista di quelle altre generazioni più anziane che gli effetti di questa ubriacatura li hanno soprattutto subiti. E l’ impressione empirica è ora confermata da alcune ricerche secondo cui il gioco, lanciato ufficialmente il 6 luglio, dopo aver raggiunto il 19 luglio la cifra record di 45 milioni di utenti, sarebbe ora precipitato a 30 milioni. pokemon 2 15 milioni almeno di ex-giocatori, uno su tre, che forse però sono anche di più, quando si pone in mente che in realtà il gioco non è stato lanciato in tutto il Pianeta in contemporanea, ma è sbarcato più tardi in Paesi come Francia, Brasile, Indonesia o Filippine. Dove l’ apice è stato dunque toccato proprio mentre da altre parti era già iniziata la decadenza. sesso alla finestra pokemon go L’ indagine è stata condotta da Axiom Capital Management per conto di Bloomberg, ma i dati sono ulteriormente confermati in due altre indagini condotte da Apptopia e da Google. E anche Victor Anthony, analista senior di Axion, ha tenuto a tranquillizzare gli investitori di società come Fb, SnapChat e Twitter, che il primo impatto della caccia ai Pokémon go lo avevano avvertito pesantemente. Mentre le major dei Social commissionavano studi e Sergio Mattarella paragonava con sarcasmo alla caccia ai Pokémon il dibattito sui referendum, ricordiamo che il presidente venezuelano Maduro gli dava la colpa per l’ ultima ondata di attentati in Europa; Oliver Stone lo definiva «uno strumento totalitario del capitalismo»; POKEMON GO Rihanna lo interdiva ai suoi concerti; l’ Arabia Saudita lo colpiva con una fatwa; la Bosnia-Erzegovina avvertiva che i cacciatori di Pokémon avrebbero potuto finire sui campi minati delle guerre degli anni ’90, Israele, Indonesia e Kuwait lo vietavano nelle basi militari, ai militari in servizio e negli edifici pubblici; Russia e Egitto lo bollavano rispettivamente come complotto «della Cia» o «di spie»; il Codacons faceva un esposto per metterlo al bando; la polizia thailandese istituiva una squadra anti-Pokémon. Più ancora di fatwe religiose o laiche, però, ha potuto la stanchezza. Gli analisti suggeriscono che molti curiosi attratti dal battage pubblicitario dopo un po’ hanno scoperto che il gioco in realtà è ripetitivo. POKEMON GO Altri sono stati scoraggiati dagli spostamenti fisici che Pokémon Go richiede: una novità pensata apposta per far fare un po’ di moto al mondo ultrasedentario dei giochi da dispositivo mobile, e che avrebbe finito per lasciare molti fan letteralmente senza fiato. E altri ancora nelle ultime settimane sono stati vittime di alcuni problemi tecnici. I 30 milioni di cacciatori di Pokémon in attività, tuttavia, sono ancora molti. la siria chiama tramite pokemon go A questo zoccolo Niantic Labs, l’ azienda cui il gioco appartiene, ha comunicato di stare «lavorando su nuove ed esaltanti funzionalità che arriveranno in futuro». pokeball pokemomo go per smarthphone Funzioneranno?
maurizio stefanini
 
 
Agi, 27/08/2016 13:48
Terremoto: Codacons, stipendi Rai dipendenti lasciati a casa vadano a emergenza sismaWeb Web
Codacons propone di reperire risorse attingendo ai compensi di giornalisti e dirigenti della tv pubblica pagati per non lavorare. No ad ulteriori aumenti delle accise sui carburanti.
 
 
Si24, 27/08/2016 10:58
Terremoto, Bruno Vespa la spara grossa “Il sisma una bella botta per l’ economia”Web Web
” Vespa, Del Rio e i terremoti che ‘creano lavoro…’ “. Beppe Grillo ha titolato così il post apparso sul suo blog “reo” di aver sollevato l’ enorme polverone mediatico attorno alle discutibili dichiarazioni del giornalista-conduttore Bruno Vespa e del ministro Graziano Delrio sul terremoto che ha devastato il centro Italia.”Non volevo crederci quando ieri sera mi hanno invitato a guardare questo video. Ma purtroppo ho dovuto constatare con i miei occhi che, l’ altra sera a Porta a Porta, il terremoto sia diventato il volano dell’ economia – ha scritto il consigliere comunale del MoVimento 5 Stelle di Pomigliano d’ Arco, Dario De Falco nel post – ‘Questa sarebbe una bella botta di ripresa per l’ economia perchè pensi l’ edilizia che cosa non potrebbe fare'”.Il pentastellato riporta anche le parole di Delrio: “‘ Adesso L’ Aquila è il più grande cantiere d’ Europa e anche l’ Emilia è un grandissimo cantiere in crescita, farà PIL'”. Poi ancora Vespa: “‘Darà lavoro ad un sacco di gente’. Menomale che in studio, Armando Zambrano, Presidente del Consiglio nazionale degli Ingegneri, ha detto che, con i soldi impiegati per riparare i danni dei terremoti, avremmo potuto mettere in sicurezza la stragrande maggioranza dei fabbricati che hanno dei problemi. Allora, forse, avremmo potuto evitare anche le stragi di tanti innocenti . E questo viene prima di qualsiasi economia perchè la vita umana ha un valore inestimabile. Non ce lo dimentichiamo”, conclude Grillo.”Sto scrivendo l’ ennesima interrogazione su Bruno Vespa che ancora una volta si dimostra non adatto al servizio pubblico – ha dichiarato il membro della commissione di vigilanza Rai Roberto Fico – Questa volta occorre una risposta chiara e definitiva, bisogna andare fino in fondo. Affermare che il terremoto produce economia è a dir poco criminale “.”Affermazione grave, inscusabile. Dopo gli scempi della invito dei parenti dei Casamonica, del figlio di Totò Riina, ecco la ultima vergogna: affermare che i morti producono PIL. Secondo Vespa per far ripartire la Italia ci vuole un terremoto all’ anno e qualche migliaio di morti? Bruno Vespa è semplicemente inadatto al ruolo della televisione pubblica “.”Ancora non si è posata la polvere, i familiari stanno piangendo i propri cari deceduti nella tragedia del terremoto e va in scena la vergogna sulla TV pubblica, con Bruno Vespa che afferma che il terremoto crea Pil! Ancora più grave che il ministro Delrio non si sia alzato e se ne sia andato immediatamente, invece ha avallato una follia, un’ offesa a tutti i cittadini italiani , anzi ha confermato che l’ Aquila oggi è il più grande cantiere d’ Europa”, dichiarano i capigruppo di Camera e Senato del Movimento 5 Stelle, Laura Castelli e Stefano Lucidi. All’ attacco anche il Codacons: “Odiose e inopportune le frasi sul terremoto pronunciate nel corso di Porta a Porta. Quanto accaduto stavolta a Porta a Porta non deve rimanere impunito – spiega l’ associazione dei consumatori – Più volte la trasmissione Rai è stata oggetto di feroci polemiche, non solo politiche, e della indignazione di massa . In questa occasione il limite è stato superato attraverso affermazioni assolutamente inopportune; gli utenti non pagano certo il canone Rai per assistere a simili spettacoli nè per ascoltare frasi odiose in situazioni così delicate anche dal punto di vista emotivo. Chiediamo quindi a gran voce le dimissioni di Bruno Vespa e del ministro Graziano Delrio , e l’ intervento immediato e concreto della Commissione di vigilanza”.
 
 
La Stampa (ed. Biella), 27/08/2016 05:13
«Un pezzo d’ Italia in ginocchio» Un altro terremoto, una costante per un Paese come il nostro …PDF PDF
«Un pezzo d’ Italia in ginocchio» Un altro terremoto, una costante per un Paese come il nostro all’ interno del quale intere porzioni di territorio sono a rischio sismico. Il bilancio, non ancora definitivo, è drammatico: centinaia di morti e interi Comuni rasi al suolo, mentre si continua a scavare tra le macerie nella speranza di salvare ancora qualche vita umana, grazie alla solidarietà e al lavoro straordinario di Protezione Civile, volontari e forze dell’ ordine. Un’ altro pezzo dell’ Italia è in ginocchio e nei prossimi giorni, superata la fase della emergenza, si farà la conta dei danni provocati da questa immane tragedia. Sui volti di bambini, donne, uomini e anziani abbiamo visto il dolore, la disperazione e la mancanza di speranza per quanto riguarda il futuro. Quello che è successo all’ indomani dei terremoti, tranne alcune eccezioni non gli è certo di aiuto. Infatti nella maggioranza dei casi gli impegni a voltare pagina sono stati contraddetti da una ricostruzione che si è protratta più del dovuto, è stata fonte di corruzione e di speculazioni e non ha messo in sicurezza quei Paesi. Guai se fosse così anche questa volta. La priorità, superata l’ emergenza, è quella di ricostruire le zone colpite e consentire all’ economia di quelle zone di rialzare la testa. Ricostruire e mettere in sicurezza gli edifici pubblici e privati perché in quei Comuni si continuerà a convivere con il rischio terremoto così come in altre parti d’ Italia. I terremoti non si possono prevedere ma si possono prevenire. Di piu: prevenire costa molto di meno che ricostruire. In questi anni sotto le macerie di edifici pubblici e privati crollati sono morte più di 5000 persone e lo Stato ha speso più di 150 miliardi di euro. E laddove come a Norcia in Umbria dopo l’ ultimo terremoto che si è verificato una manciata di anni fa, si è ricostruito con criteri antisismici le scosse di questi ultimi giorni i non hanno per fortuna provocato vittime. I nostri ingegneri sono all’ avanguardia nel progettare sistemi antisismici sia sugli edifici vecchi che su quelli di nuovissima costruzione, ma poi un Paese a rischio sismico come l’ Italia non li applica come è avvenuto per quella scuola di Rieti di recente costruzione, che se fosse stata realizzata sulla base delle norme antisismiche non si sarebbe accartocciata. Questa è il più importante è urgente investimento da fare: realizzare un grande piano per la ricostruzione di quei borghi, per l’ adeguamento sismico degli edifici ubicati nelle zone a rischio sismico e per la difesa dell’ assetto idrogeologico per mettere in sicurezza il Paese contro i danni da alluvione. Un piano fatto di investimenti pubblici e di incentivi ai privati con cui mettere in sicurezza case, aziende e uffici pubblici e creare nuove occasioni di lavoro. La flessibilità all’ Europa deve essere chiesta e ottenuta per questo: per mettere in sicurezza ospedali, scuole e gli altri edifici pubblici e per incentivare i privati a dotare le abitazioni più vecchi di sistemi antisismici per impedire che una tragedia come quella verificatasi in queste ore possa ripetersi. È un problema di risorse ma prima di tutto di volontà. wilmer ronzani «I bambini hanno diritto al panino» I bambini hanno diritto di mangiarsi il proprio panino durante l’ orario della mensa. Così ha deciso la Corte d’ appello del tribunale di Torino, che in una sentenza ordina al Comune e al ministero dell’ Istruzione di organizzare un servizio ristorazione che permetta di nutrirsi a scuola anche a chi vuole portarsi il pranzo da casa. Anche a Milano sono anni che il Codacons si batte contro il regime imposto nelle scuole che non riconosce la possibilità agli alunni lombardi la libertà di portare il panino da casa. Il Codacons invia diffida alla scuola di Via Bacone a Milano, all’ Assessore Aprea e alla Direzione Generale Regionale per la Lombardia affinché la portata di tale decisione trovi applicazione anche in Lombardia. codacons.
 
 
La Voce di Romagna, 27/08/2016 05:04
La fascia di Miss Romagna a un’ imolesePDF PDF
l’ evento penelope landini trionfa a coriano alla serata a cui ha partecpato anche patrizia mirigliani. le premiate
l’ imolese Penelope Landini la nuova Miss Romagna 2016. Grande successo di pubblico ha riscosso la finalissima regionale di Miss Italia che per la prima volta si è tenuta a Coriano, giovedì sera in piazza don Minzoni, grazie al patrocinio dell’ amministrazione comunale con in primis la sindaco Domenica Spinelli, la collaborazione della Pro Loco e di alcuni imprenditori. Ma la ciliegina sulla torta è stata la presenza della patron di Miss Italia Patrizia Mirigliani, in una serata che oltre alla bellezza indiscussa delle 28 candidate, ha toccato un tema importante, quello della violenza sulle donne. Prima dell’ inizio della serata il sindaco Spinelli, il vice sindaco Gianluca Ugolini ad altri rappresentanti dell’ amministrazione comunale hanno fatto visitare a Patrizia Mirigliani il Museo del Sic, che è rimasto aperto tutta la serata. C’ è stato l’ intervento dell’ avvocato Barbieri dello sportello anti stalking del Codacons, la presentazione del libro “Scriviamo un altra storia” che raccoglie testimonianze di volti noti e racconti di giovani scrittori , e fa parte del progetto legato al premio Letterario “Donne: stop alla violenza”, creato da Mara Zuccarelli. Si sono trovate subito d’ accordo Patrizia Mirigliani e Mimma Spinelli sindaco di Coriano, creando anche una fascia apposita “Coriano: no alla violenza alle donne” ed i loro interventi sul palco per parlare di questo importante tema sono stati molto apprezzati. E naturalmente anche la solidarietà nei confronti dei nostri connazionali duramente colpiti dal terremoto, con lo stand Avis dove si stavano raccogliendo fondi ed aiuti. Organizzazione e l’ amministrazione comunale hanno deciso di portare avanti l’ evento per rispetto delle candidate che da mesi partecipano al concorso, in vista delle prefinali di Jesolo che prenderanno il via il 29 agosto, e delle altre tappe in programma in questi giorni, ma sempre con il pensiero ed il cuore accanto alle popolazioni cosi duramente colpite La serata, organizzata da Marco Pellegrini dell’ associazione Gym Events, e sclusivista regionale del concorso Miss Italia per l’ Emilia Romagna, impeccabilmente condotta da Antonio Borrelli, ha avuto come protagoniste 28 miss provenienti da tutta la regione, con le splendide coreografie di Giuseppe de Medici ed il coordinamento di Loredana Merli ni. La nuova miss Romagna ha 26 anni, viene da Imola, è mamma di Diego di 4 anni, lavora come modella, fa parte di una compagnia teatrale ed ama il teatro. Era già stata eletta miss Equilibra Emilia Romagna, nei giorni scorsi, titolo che dovrà cedere. Al secondo posto con la fascia di miss Rocchetta, Giadira Mohamed Ismail 19enne di Molinella (Bo) studentessa con la passione per le sfilate, mentre ad Elis Mati 23enne di Riccione è stata assegnata la fascia di miss Coriano: no alla violenza alle donne. Le altre fasce se le sono aggiudicate la reggiana Sara Cavazzoni di anni 19 eletta miss Tricologica, miss Interflora è stata vinta dalla 26enne Ilaria Lombardi di Forlì, mentre Miss Dermal Institute è andata a Martina Gravina 18ennne di Bologna.
 
 
La Nuova Ferrara, 27/08/2016 03:54
Carife, lista di 900 bondisti alla banca per i rimborsiPDF PDF
in 100 hanno comprato da intermediari e sono a rischio. da settembre i colloqui altra tornata di assemblee di codacons pure con gli azionisti: si inizia da argentarisparmio tradito»federconsumatori si è già mossa
La stagione dei rimborsi agli azzerati Carife si sta aprendo ed affiorano progressivamente gli scogli sulla strada del recupero delle somme perse. L’ ultimo, un po’ a sorpresa, lo ha scoperto Federconsumatori nell’ effettuare un primo vaglio delle posizioni dei 900 risparmiatori che si sono rivolti all’ associazione: la «maggior parte» di loro sono clienti Carife che hanno acquistato direttamente dalla banca, ma almeno un centinaio si è rivolto agli intermediari. Rischia quest’ ultimo gruppo di essere tagliato fuori dal rimborso automatico, non avendo attivato un «rapporto diretto» con la banca? «Non lo sappiamo, sarà una delle cose da chiarire quanto prima» ammette Roberto Zapparoli, presidente di Federconsum, facendo riferimento all’ incontro del 15 settembre con le new bank alla presenza del Fondo interbancario. L’ associazione di piazza Verdi riavvierà la propria macchina organizzativa il 5 settembre ma hanno già inviato la lista dei 900 risparmiatori a Nuova Carife, che da qualche giorno sta quindi lavorando in vista delle richieste di documentazione. «A partire dalla prima settimana di settembre convocheremo in sede i risparmiatori, muniti di autocertificazione reddituale, per compilare la domanda da inoltrare al Fondo, e nel contempo inviare la richiesta di documentazione alla banca – spiega Zapparoli – Le spese? Non abbiamo ancora preso una decisione definitiva, ma oltre alla nostra tessera da 20 euro la richiesta dovrebbe aggirarsi sugli 80 euro». Per l’ arbitrato I primi a muoversi dopo le ferie saranno gli specialisti del Codacons, che devono ancora concludere la fase delle assemblee. Ne è stata convocata una il 30 agosto ad Argenta (ore 20.30, aula magna della Casa del volontariato), per informare gli obbligazionisti delle ultime novità relative alla procedura di rimborso, altre ne seguiranno in città e provincia. Queste modalità di rimborso, «potranno essere promosse sin da subito, con l’ assistenza del Codacons o autonomamente, in presenza di alcuni requisiti che verranno ampiamente spiegati nelle assemblee». Per quanto riguarda gli azionisti, «dovranno attendere l’ avviso della data di udienza preliminare per potersi costituire parte civile nel procedimento penale», ma potranno comunque chiedere chiarimenti in assemblea. (s.c.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
 
 
Il Centro, 27/08/2016 03:50
Cinque condanne per acqua avvelenataPDF PDF
il giudice: violati il diritto alla salute e il contratto, l’ aca deve risarcire i cittadini: sono 700mila gli abruzzesi interessati
di Lorenzo Colantonio wCHIETI I cittadini che hanno bevuto l’ acqua di Bussi devono essere risarciti. Sono una svolta epocale le cinque sentenze depositate ieri da un giudice di pace di Chieti. L’ Aca, nella persona del presidente pro-tempore, Vincenzo Baldassarre, è stata condannata per la prima volta a pagare 5mila euro a ciascuno dei ricorrenti che si sono rivolti all’ associazione Codacons che tutela i consumatori, mentre un proprio dipendente, un geometra citato come teste, finisce sott’ inchiesta per falsa testimonianza. In sintesi, il giudice di pace, Mariaflora Di Giovanni, scrive in undici pagine di motivazioni che l’ Aca ha violato il diritto alla salute dei cittadini distribuendo acqua avvelenata o corrotta dal 2004 al 2007, procurando agli utenti una condizione di forte stress quando questi ne sono venuti a conoscenza. Ma il numero delle persone interessate che possono ottenere lo stesso risarcimento dei danni, definiti “non patrimoniali”, non si limita ai cinque ricorrenti, tutti assistiti dall’ avvocato Vittorio Ruggieri. La platea dei danneggiati – scrive il giudice Di Giovanni – è di 700mila abruzzesi che vivono in trenta Comuni, tra cui spiccano, oltre a quelli della Val Pescara, anche Chieti, Pescara, Francavilla, Silvi, Montesilvano e Città Sant’ Angelo. La sentenza, di cui pubblichiamo i passaggi più significativi, può mandare ko l’ Azienda consortile acquedottistica. Ha un effetto più potente di mille volte rispetto al processo principale contro la Montedison, per avvelenamento delle acque, che si è chiuso in primo grado a Chieti con 19 assoluzioni. «L’ Aca spa era a conoscenza già dal 2004 che nel campo pozzo di Colle Sant’ Angelo (a Bussi, ndr) alcuni pozzi risultavano altamente inquinati», scrive il giudice, «nonostante ciò non diffondeva l’ allarme ai consumatori e tranquillizzava in modo irresponsabile l’ Arta e la Asl». Ma per la Di Giovanni l’ Aca fece anche di peggio perché per abbassare il livello di inquinamento dell’ acqua, che usciva dai nostri rubinetti di casa, miscelò l’ acqua avvelenata di Bussi con quella pura dell’ acquedotto del Giardino, «così somministrando acque corrotte, se non avvelenate, all’ intero bacino d’ utenza costituito da circa 700mila persone». Nel 2005, prosegue la sentenza, il Ministero dell’ Ambiente fece chiudere i pozzi incriminati che vennero poi riaperti «con la sola sostituzione dei filtri carbone, inefficaci e con carenza di manutenzione, tanto che nel 2006 e nel 2007, nell’ acqua immessa in rete risultava la presenza di tetracloruro di carbonio», e di altre sostanze chimiche nocive per la salute. Fatta questa ricostruzione drammatica, il giudice non si pone l’ obiettivo di condannare per avvelenamento o adulterazione delle acque, ma semplicemente di imputare all’ Aca la violazione dei patti sottoscritti con i contribuenti. Ma la violazione contrattuale, che la Di Giovanni definisce un «gravissimo inadempimento», di chi doveva fornire acqua pura, con la stessa diligenza di «un buon padre di famiglia», è un tallone d’ Achille che fa scattare il riconoscimento del danno non patrimoniale per la negazione del diritto alla salute. «E’ palese e fondato l’ allarme sociale – si legge -, la preoccupazione per la qualità della vita per aver bevuto per anni acqua avvelenata o corrotta», amplificata «dalla diffusione della relazione dell’ Agenzia sanitaria regionale attestante tra il 2006 e il 2011 un aumento esponenziale di tumori». Così come la configurazione del danno, «ravvisato nel patema d’ animo e nello stress indotto dalla preoccupazione per il proprio stato di salute e per quello dei congiunti, è stata provata dal medico di base (dei ricorrenti, ndr) che ha confermato l’ ansia e l’ ossessività di essere affetti da malattie degenerative». Per l’ Aca è una mazzata tremenda. Provate a moltiplicare 5mila euro per 700mila potenziali ricorrenti: fa 3 miliardi e mezzo da risarcire.
lorenzo colantonio
 
 
Gazzetta di Modena, 27/08/2016 03:26
«Pagano quattro letti motorizzati quasi 47mila euro: prezzo truffa»PDF PDF
una coppia di anziani coniugi si è rivolta al codacons per la tutela legale dopo l’ acquisto dei mobili galli: «è una cifra spropositata, decisamente superiore al valore reale. andremo dalla finanza»
Un letto al prezzo di una Panda? Quattro letti motorizzati con materassi a tre strati e una poltrona al prezzo di una Mercedes extralusso? È questo il conto finale di una coppia modenese che si è trovata alle prese con un venditore particolarmente scaltro che ha trovato il modo di vendere i suoi quattro letti attrezzati a quasi 47 mila euro. Alla fine del vorticoso giro di assegni, consegne e riconsegne, i due anziani coniugi hanno raccontato a fatica e quasi con vergogna l’ accaduto al figlio che immediatamente si è rivolto al Codacons. Fabio Galli, il presidente modenese dell’ associazione di difesa dei consumatori, quando ha visto le carte rilasciate ai compratori è rimasto senza fiato. I prezzi erano proprio quelli elencati al telefono. «Abbiamo incontrato quel rivenditore che aveva uno stand in un ipermercato della provincia di Modena – gli hanno raccontato i due pensionati – Lui ha raccolto i nostri dati, ci ha fatto delle domande e ci ha spiegato che avremmo potuto migliorare persino la nostra salute, il benessere del sonno, se avessimo preso quei materassi e quei letti che erano meglio di quelli ortopedici». Affare fatto? No. Il venditore non ha fatto altro che consegnare un depliant e chiedere l’ indirizzo: «Non preoccupatevi – ha detto conciliante – Non dovrete comprare niente. Non voglio caparra. Verrò solo a illustrare il prodotto». Così è stato ma dopo essere entrato in camera da letto e aver ipotizzato ogni malanno possibile, se n’ è andato con il contratto firmato: così sono partiti i primi 21.000 euro. «Poi è tornato ma per due sostituzioni – incalza Galli – Ha ritirato alcuni prodotti già consegnati e ne ha aggiunti altri, ottenendo anche una cifra in contanti molto cospicua per un totale di 47 mila euro. Passati i 14 giorni previsti dalla legge per annullare il contratto cosa fare? Mi sto consultando con il collegio legale perchè il valore dell’ acquisto è infinitamente minore di quanto pagato. Prima ancora di una denuncia al magistrato pensiamo di ricorrere alla Guardia di Finanza per verificare la regolarità contabile di tutta l’ operazione che presenta molti lati oscuri e documenti mancanti. Nel foglio di consegna, non numerato, c’ è il timbro con scritto “Tutto pagato. Nulla deve”. Bene, dal punto di vista giuridico e tributario non significa nulla. Vedremo cosa ne diranno le Fiamme Gialle». (s.c.)
 
 
Gazzetta di Modena, 27/08/2016 03:26
tanti modenesi presi di mira si lamentano
Televenditori molesti, un incuboPDF PDF
il registro delle opposizioni è solo sul web e funziona male
«Buongiorno! Parlo con la signora Rossi? Le volevo proporre un’ offerta da parte dell’ operatore…». Chi non è stato contattato da un call center? Spesso accade durante i pasti, che diventano una prova di pazienza in stile Zen. La diplomazia spesso non basta: servono strumenti di difesa. Sul web c’ è il Registro delle opposizioni. Sviluppato dalla Fondazione Bondoni e dal ministero dello Sviluppo Economico, mette a disposizione procedure e norme per resistere al telemarketing estremo. Tre i requisiti base: iscriversi, attendere 15 giorni e non dare il consenso per il trattamento dei dati per fini di telemarketing a soggetti terzi. L’ indicazione temporale serve per far aggiornare le liste di contatti agli operatori. Se la signora Rossi dice di no a un operatore, la casella con il numero dovrebbe essere spuntata. L’ inghippo sta nel condizionale. «C’ è sempre il furbo che se ne frega – denuncia Fabio Galli, responsabile provinciale del Codacons – perché non c’ è un automatismo tecnico. Il numero è raggiungibile lo stesso». Un esempio pratico? “Questo palazzo non gradisce la pubblicità”. Una scritta non rara né sempre attesa. All’ ufficio di via Ruffini sono già posti alcuni casi di violazione del Registro. Cosa fare? «Bisogna annotarsi il giorno, l’ ora, possibilmente chi era – risponde Galli – e poi mandare la segnalazione all’ Authority. Sia l’ Antitrust sia l’ Authority per la privacy fanno azioni efficaci ed efficienti, a seconda della gravità». C’ è un altro ostacolo: l’ iscrizione all’ elenco telefonico. Per gli abbonati Tim è automatica («c’ è sempre una condizione privilegiata», riconosce Galli), per gli altri operatori serve una domanda specifica. «Il Registro è un buon servizio – riprende il responsabile dell’ associazione – ma è monco. Dovrebbe essere per tutti e non tutti sanno usarlo». L’ esperienza insegna che rispettare tutti i parametri non sempre basta. «Una sola telefonata può essere una svista – aggiunge Galli – ma se sono ripetute l’ Authority interviene a pieno titolo». Un consiglio è sempre valido: «Mai dare l’ autorizzazione per ricevere la pubblicità». Non sempre è facile, anzi: in rete a volte è obbligatorio inserire il consenso per procedere in un acquisto. «Una sorta di ricatto», sottolinea l’ intervistato. C’ è di più: può capitare di essere contattati da compagnie telefoniche diverse dalla propria. «Come hanno avuto quei dati? – si domanda Galli – Potrebbero arrivare da un grande magazzino in cui ho fatto una tessera, se i dati sono stati venduti. C’ è sempre il sospetto di un traffico irregolare dei numeri di telefono». Gabriele Farina.
gabriele farina
 
 
Corriere dell’Alto Adige, 27/08/2016 03:07
Base-jumper, la tragedia in diretta Facebook Il meranese Schmieder muore sui monti svizzeriPDF PDF
la giovane vittima viveva all’ estero. una settimana fa lo schianto fatale di uli emanuele nella stessa zona
BOLZANO Stava riprendendo tutto in diretta con il suo smartphone. La preparazione, il momento in cui ha indossato la sua tuta alare rossa. Alla fine, però, il salto gli è stato fatale. Armin Schmieder, base – jumper meranese di 28 anni, è morto ieri buttandosi dall’ Alpschelehubel (2.300 metri di quota) sopra l’ abitato di Kandersteg, nel Canton Berna. Nella stessa zona, nella valle del Lauterbrunnen, il 17 agosto scorso, si era verificato l’ incidente in cui ha perso la vita il base – jumper di Laives Uli Emanuele. Sarebbe il terzo incidente nel giro di poco tempo avvenuto nella regione svizzera. E il 13 agosto era morto in Trentino un altro base-jumper, stavolta australiano. Il giovane stava trasmettendo tutto in diretta dalla sua pagina Facebook. A un certo punto si sarebbe udito un urlo e dei rumori, e poi più nulla. Stando alle prime ricostruzioni l’ incidente sarebbe avvenuto intorno alle 10.45 di ieri, poco dopo il decollo dalla cima. Qualcosa, insomma. avrebbe interferito con il volo del giovane che non sarebbe riuscito a controllare il volo. Sul posto è intervenuta la polizia cantonale. Il giovane meranese viveva da tempo in Francia. Questo lutto nel mondo dei base jumper altoatesini arriva a una settimana di distanza dalla tragedia, avvenuta sempre sulle rocce svizzere, di Uli Emanuele. Il giovane trentenne di Pineta di Laives ha perso la vita il 17 agosto scorso durante un lancio nella località svizzera di Lauterbrunnen, nell’ Oberland bernese, nota come la «Mecca dei base jumper». Emanuele viveva lì da diversi anni e prestava servizio come lavapiatti nella cucina di un hotel della zona, dopo aver trascorso sette anni lavorando in fabbrica. Ultimamente, il base jumping era diventato quasi un lavoro a tempo pieno. Proprio nel corso di una delle «spedizioni» finalizzate a girare un nuovo video per il suo sponsor GoPro Uli Emanuele ha perso la vita.In quell’ occasione Uli avrebbe dovuto filmare, volando insieme a lui, la planata di un compagno in tuta alare. L’ incidente costato la vita al giovane era avvenuto sul Mürrenfluh, da dove Emanuele si è lanciato dalla cosiddetta «Black Line Exit» (la «exit» è tecnicamente il punto da cui il base jumper si lancia nel vuoto) insieme a due compagni dopo aver raggiunto il punto in elicottero. Secondo la ricostruzione dei testimoni, dopo una curva verso destra ha perso la traiettoria, finendo per schiantarsi contro una parete di roccia. L’ allarme era scattato subito ma per il base jumper altoatesino non c’ era già più nulla da fare. Due in particolare fra le sue imprese gli hanno guadagnato la fama mondiale. L’ ultima, a maggio, l’ aveva visto centrare volando un cerchio di fuoco del diametro di 3,5 metri posizionato su un pendio sopra Salorno. Nell’ estate 2015 era invece riuscito a volare attraverso una «cruna d’ ago», una fessura di roccia di poco più di due metri di larghezza. La tragica morte di Uli aveva scatenato l’ immediata reazione del Codacons, che ha chiesto alle istituzioni italiane di vietare la disciplina su tutto il territorio nazionale. «È uno sport estremo e pericoloso, che va vietato anche in Italia come già in alcuni stati esteri» aveva tuonato il presidente del comitato Carlo Rienzi. Ieri la nuova tragedia, la terza nel giro di poche settimane nella stessa zona. Solo quattro giorni prima, un’ altra analoga tragedia, stavolta in Trentino, alla Rocchetta nella zona di monte Brento. A schiantarsi, l’ australiano Jackson Lee, 27 anni, che in compagnia di altri 3 connazionali si era lanciato tra Cima Capi e cima Giochello. Avrebbe dovuto atterrare nella spiaggia dello Sperone, circa un chilometro più in basso. Invece si è schiantato sulle rocce della parete quasi appena iniziato il volo. Sul posto i vigili del fuoco e i carabinieri di Riva non hanno potuto che recuperare il corpo senza vita dello sfortunato Jumper verso mezzogiorno.
 
 
Corriere del Trentino, 27/08/2016 03:07
Base-jumper, la tragedia in diretta Facebook Il meranese Schmieder muore sui monti svizzeriPDF PDF
la giovane vittima viveva all’ estero. una settimana fa lo schianto fatale di uli emanuele nella stessa zona
BOLZANO Stava riprendendo tutto in diretta con il suo smartphone. La preparazione, il momento in cui ha indossato la sua tuta alare rossa. Alla fine, però, il salto gli è stato fatale. Armin Schmieder, base – jumper meranese di 28 anni, è morto ieri buttandosi dall’ Alpschelehubel (2.300 metri di quota) sopra l’ abitato di Kandersteg, nel Canton Berna. Nella stessa zona, nella valle del Lauterbrunnen, il 17 agosto scorso, si era verificato l’ incidente in cui ha perso la vita il base – jumper di Laives Uli Emanuele. Sarebbe il terzo incidente nel giro di poco tempo avvenuto nella regione svizzera. E il 13 agosto era morto in Trentino un altro base-jumper, stavolta australiano. Il giovane stava trasmettendo tutto in diretta dalla sua pagina Facebook. A un certo punto si sarebbe udito un urlo e dei rumori, e poi più nulla. Stando alle prime ricostruzioni l’ incidente sarebbe avvenuto intorno alle 10.45 di ieri, poco dopo il decollo dalla cima. Qualcosa, insomma. avrebbe interferito con il volo del giovane che non sarebbe riuscito a controllare il volo. Sul posto è intervenuta la polizia cantonale. Il giovane meranese viveva da tempo in Francia. Questo lutto nel mondo dei base jumper altoatesini arriva a una settimana di distanza dalla tragedia, avvenuta sempre sulle rocce svizzere, di Uli Emanuele. Il giovane trentenne di Pineta di Laives ha perso la vita il 17 agosto scorso durante un lancio nella località svizzera di Lauterbrunnen, nell’ Oberland bernese, nota come la «Mecca dei base jumper». Emanuele viveva lì da diversi anni e prestava servizio come lavapiatti nella cucina di un hotel della zona, dopo aver trascorso sette anni lavorando in fabbrica. Ultimamente, il base jumping era diventato quasi un lavoro a tempo pieno. Proprio nel corso di una delle «spedizioni» finalizzate a girare un nuovo video per il suo sponsor GoPro Uli Emanuele ha perso la vita.In quell’ occasione Uli avrebbe dovuto filmare, volando insieme a lui, la planata di un compagno in tuta alare. L’ incidente costato la vita al giovane era avvenuto sul Mürrenfluh, da dove Emanuele si è lanciato dalla cosiddetta «Black Line Exit» (la «exit» è tecnicamente il punto da cui il base jumper si lancia nel vuoto) insieme a due compagni dopo aver raggiunto il punto in elicottero. Secondo la ricostruzione dei testimoni, dopo una curva verso destra ha perso la traiettoria, finendo per schiantarsi contro una parete di roccia. L’ allarme era scattato subito ma per il base jumper altoatesino non c’ era già più nulla da fare. Due in particolare fra le sue imprese gli hanno guadagnato la fama mondiale. L’ ultima, a maggio, l’ aveva visto centrare volando un cerchio di fuoco del diametro di 3,5 metri posizionato su un pendio sopra Salorno. Nell’ estate 2015 era invece riuscito a volare attraverso una «cruna d’ ago», una fessura di roccia di poco più di due metri di larghezza. La tragica morte di Uli aveva scatenato l’ immediata reazione del Codacons, che ha chiesto alle istituzioni italiane di vietare la disciplina su tutto il territorio nazionale. «È uno sport estremo e pericoloso, che va vietato anche in Italia come già in alcuni stati esteri» aveva tuonato il presidente del comitato Carlo Rienzi. Ieri la nuova tragedia, la terza nel giro di poche settimane nella stessa zona. Solo quattro giorni prima, un’ altra analoga tragedia, stavolta in Trentino, alla Rocchetta nella zona di monte Brento. A schiantarsi, l’ australiano Jackson Lee, 27 anni, che in compagnia di altri 3 connazionali si era lanciato tra Cima Capi e cima Giochello. Avrebbe dovuto atterrare nella spiaggia dello Sperone, circa un chilometro più in basso. Invece si è schiantato sulle rocce della parete quasi appena iniziato il volo. Sul posto i vigili del fuoco e i carabinieri di Riva non hanno potuto che recuperare il corpo senza vita dello sfortunato Jumper verso mezzogiorno.
 
 
Il Messaggero, 27/08/2016 02:37
«Non mandate più cibo» Ecco cosa serve davveroPDF PDF
la protezione civile: «basta alimenti ed abiti. meglio mandare l’ sms solidale» nelle tendopoli mancano piatti di carta, farmaci, disinfettanti e carica-cellulari» la croce rossa chiede di inviare beni senza scadenza ma anche pale, picconi e torce per illuminare di notte potrebbero essere utili prodotti per l’ igiene e biancheria soprattutto per i più piccoli
L’ APPELLO ROMA Chiedo di non inviare cibo né indumenti, non abbiamo carenze, il modo migliore di aiutare è l’ sms solidale al 45500. È un appello concreto quello lanciato dal capo della Protezione Civile, Fabrizio Curcio, ai tanti che vogliono mandare aiuti nelle zone colpite dal terremoto. IL VERTICE Un appello trasformato, ieri, nel corso del vertice tenutosi alla Provincia di Rieti cui hanno preso parte il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, e lo stesso Curcio, in stop assoluto all’ invio di nuovi aiuti, soprattutto generi di prima necessità, nei comuni di Amatrice ed Accumoli colpiti dal sisma. Nelle ore immediatamente successive al terremoto, la raccolta di beni, nelle varie regioni italiane, è stata pronta e generosa, perfino eccessivamente, tanto da rendere complessa la gestione della massiccia quantità di prodotti giunti in loco. «Sta arrivando troppo materiale, abbiamo difficoltà ad accatastarlo – dice Ignazio Schintu, emergency manager Croce Rossa, al lavoro ad Amatrice – Prima di mandare qualsiasi cosa, è bene prendere contatto con le associazioni e capire di cosa ci sia veramente necessità. I bisogni cambiano con il passare delle ore. Tra quindici giorni, occorrerà iniziare a pensare alla ricostruzione». I FONDI Quello che serve, dunque, è, in primo luogo, denaro. In soli due giorni, al numero 45500 sono stati raccolti oltre 2,5 milioni di euro. Avviata la raccolta fondi di Croce Rossa, con iban, numero telefonico, 065510, e conto con Poste Italiane. Raccolte pure per Cei, Anci, Regioni e Comuni. La Protezione Civile ribadisce di fare donazioni solo tramite canali ufficiali. Sono molti infatti gli appelli che corrono su social e whatsapp, e, in passato, non sono mancate false raccolte. Il Codacons ha istituito uno sportello anti-truffe per segnalare anomalie nelle iniziative benefiche e aumenti ingiustificati dei prezzi di beni di prima necessità nelle aree limitrofe a quelle colpite. Non solo fondi. I PIATTI La Croce Rossa chiede di inviare beni senza scadenza, come piatti di carta, amuchina, power bank per ricaricare i cellulari, farmaci generici. «Fare richieste nazionali – afferma Tommaso Della Longa, portavoce Cri – ora, è un rischio, potremmo ricevere troppi articoli, ma manteniamo costantemente aggiornato l’ elenco di prodotti che servono nelle zone terremotate, come carica-cellulari e piatti di carta, oggetti che non hanno scadenza, sempre utili. Qualunque sia la spesa che si vuole sostenere, è fondamentale chiamare prima le associazioni attive nelle varie località». La Protezione Civile viterbese chiede «prodotti per la rimozione delle macerie come pale, picconi, torce», poi «prodotti per bambini, vestiti non leggeri perché si va incontro ad autunno e inverno, prodotti di biancheria». Quella di Ferrara, prodotti per la cura del corpo. La parrocchia di Santa Maria Assunta di Cittareale-Posta, nel reatino, con Aiutamatrice, domanda lettini da campeggio, sacchi a pelo, coperte, cuscini, gruppi elettrogeni a gasolio, pannelli fotovoltaici per le tende. E’ chiaro ciò che non serve. I VOLONTARI «Non servono volontari sul posto – prosegue Della Longa – perché quelli impegnati in situazioni di emergenza devono avere una formazione specifica». Potranno servire, successivamente, dei professionisti. «Il sangue si può conservare 42 giorni, non oltre – spiegano all’ Avis – dunque occorre programmare le donazioni con il proprio centro trasfusionale. È inutile intasare le strutture in questo periodo». E serve perfino un po’ di gola «Non abbiamo bisogno di cibo – dice Alessandro Circiello, presidente Federcuochi Lazio, il cui dipartimento di emergenze si occupa della preparazione dei pasti nelle zone colpite – ma basta ordinare una amatriciana nei ristoranti italiani e nel mondo per destinare due euro alla ricostruzione di Amatrice. Ad Amatrice pensa pure la Giustizia Amministrativa con il conto Fondi popolazioni colpite sisma comune amatrice, iban IT53B0558403264000000000416. Le somme raccolte saranno consegnate dal Presidente del Consiglio di Stato Alessandro Pajno al Sindaco di Amatrice. Valeria Arnaldi © RIPRODUZIONE RISERVATA.
valeria arnaldi
 
 
L’Adige, 27/08/2016 02:30
Base jumper muore in diretta FacebookPDF PDF
incidente in svizzera vittima un meranese
BOLZANO – È morto in diretta Facebook il base jumper italiano Armin Schmieder (nella foto), 28 anni, di Merano, precipitato ieri durante un volo con la tuta alare nel Canton Berna. Prima di saltare nel vuoto, – secondo quanto riferisce il quotidiano svizzero Blick – l’ uomo ha impugnato il suo smartphone e ha avviato il collegamento dicendo davanti alla fotocamera: «Oggi si vola con me». Quindi ha messo il telefono in tasca e da allora non si è più visto nulla, si è soltanto ascoltato il suono del vento, quindi un urlo, il rumore di una caduta e il silenzio, seguito dal suono dei campanacci di alcuni bovini al pascolo nella zona. Subito gli spettatori hanno iniziato a preoccuparsi, poi è arrivata la conferma della morte da parte dei soccorritori che, giunti sul posto in elicottero, non hanno potuto che constatare il decesso. L’ incidente è accaduto verso le 10.45, nel piccolo comune di Kandersteg (Canton Berna). Il meranese si era lanciato nel vuoto da una montagna alta 2.279 metri, l’ Alpschelehubel, che si trova 50 chilometri a sud di Berna. Armin Schmieder è il terzo base jumper italiano a morire nel giro di poco più di una settimana. Il 17 agosto a Lauterbrunnen (Svizzera), a poco più di 50 chilometri da Kandersteg, aveva perso la vita Uli Emanuele, ventinovenne altoatesino finito contro una parete di roccia. Emanuele lavorava come lavapiatti in un rifugio in Svizzera e ogni giorno, dopo aver finito il suo turno di lavoro, si lanciava nel vuoto e volava a casa. La vita dell’ altoatesino si è spezzata mentre stava riprendendo in volo un altro basejumper: improvvisamente ha avuto qualche problema e si è schiantato contro la parete rocciosa. I video delle sue imprese, mentre sfiorava campanili e attraversava strette gole di montagna, mentre attraversava una «cruna d’ ago» formata da roccia e un anello di fuoco (la sua ultima grande impresa), spopolavano su internet con milioni e milioni di click. Durante un lancio a Chamonix (Francia), il 22 agosto era invece morto l’ italo-norvegese Alexander Polli (31 anni), che si era schiantato contro un albero. Anche lui, con i video di lanci in prima persona postati sui social network, era diventato una star del web. Dopo i primi due incidenti, il Codacons aveva chiesto alle istituzioni italiane di vietare il base jumping su tutto il territorio nazionale: «Si tratta di uno sport estremo che ha visto sensibilmente crescere negli ultimi anni il numero di appassionati – spiegava il presidente Carlo Rienzi -. Di pari passo si sono registrati sempre più incidenti, spesso mortali, causati proprio dai lanci nel vuoto con o senza tuta alare. All’ estero molti paesi hanno vietato la pratica del “base jumping”, in quanto si tratta di sport estremo ed incredibilmente pericoloso. Non a caso i lanci nel vuoto avvengono spesso in gran segreto o di notte, al fine di non attirare l’ attenzione ed evitare problemi legali. La questione principale – concludeva – è che la normativa in materia è assai carente mentre il numero di italiani che pratica sport estremi cresce continuamente».
 
 
Corriere di Romagna, 27/08/2016 02:01
Miss Romagna, vince Penelope LandiniPDF PDF
coriano, la 26enne di imola trionfa in piazza don minzoni
CORIANO. Penelope Landini vince la fascia di Miss Romagna nella finale giovedì sera in piazza Don Minzoni, dedicata alla violenza sulle donne. Prima della serata il sindaco Domenica Spinelli, il vice sindaco Gianluca Ugolini hanno incontrato Patrizia Mirigliani, patron di Miss Italia, trovandosi subito d’ accordo sul tema creando anche una fascia apposita “Coriano: no alla violenza alle donne”. C’ è stato l’ intervento dell’ avvocato Barbieri dello sportello anti stalking del Codacons, la presentazione del libro “Scriviamo un altra storia” che raccoglie testimonianze di volti noti e racconti di giovani scrittori, e fa parte del progetto legato al premio Letterario “Donne: stop alla violenza”, creato da Mara Zuccarelli. Non è mancata la solidarietà nei confronti delle popolazioni duramente colpite dal terremoto: lo stand Avis ha raccolto fondi che il sindaco consegnerà personalmente. Erano 28 le ragazze in gare provenienti da tutta la regione, la nuova miss Romagna ha 26 anni e viene da Imola. Al secondo posto con la fascia di miss Rocchetta, Giadira Mohamed Ismail 19enne di Molinella (Bo) studentessa con la passione per le sfilate, mentre ad Elis Mati 23enne di Riccione è stata assegnata la fascia di miss Coriano: no alla violenza alle donne.
 
 
Libero, 27/08/2016 00:45
in una settimana il gioco ha perso 15 milioni di fan
Pokémon, per fortuna sono già in pensionePDF PDF
MAURIZIO STEFANINI «Stefanini, buona la proposta, parliamo della gente che si è stufata dei Pokémon. Anche mio figlio l’ ha buttato dal cellulare». «Anche il mio». «Ma quanti anni ha?». «20». «Il mio 13…». E sì. Intere generazioni erano state travolte dalla mania dei Pokémon Go; intere generazioni stanno ora «rinsavendo», secondo il punto di vista di quelle altre generazioni più anziane che gli effetti di questa ubriacatura li hanno soprattutto subiti. E l’ impressione empirica è ora confermata da alcune ricerche secondo cui il gioco, lanciato ufficialmente il 6 luglio, dopo aver raggiunto il 19 luglio la cifra record di 45 milioni di utenti, sarebbe ora precipitato a 30 milioni. 15 milioni almeno di ex-giocatori, uno su tre, che forse però sono anche di più, quando si pone in mente che in realtà il gioco non è stato lanciato in tutto il Pianeta in contemporanea, ma è sbarcato più tardi in Paesi come Francia, Brasile, Indonesia o Filippine. Dove l’ apice è stato dunque toccato proprio mentre da altre parti era già iniziata la decadenza. L’ indagine è stata condotta da Axiom Capital Management per conto di Bloomberg, ma i dati sono ulteriormente confermati in due altre indagini condotte da Apptopia e da Google. E anche Victor Anthony, analista senior di Axion, ha tenuto a tranquillizzare gli investitori di società come Fb, SnapChat e Twitter, che il primo impatto della caccia ai Pokémon go lo avevano avvertito pesantemente. Mentre le major dei Social commissionavano studi e Sergio Mattarella paragonava con sarcasmo alla caccia ai Pokémon il dibattito sui referendum, ricordiamo che il presidente venezuelano Maduro gli dava la colpa per l’ ultima ondata di attentati in Europa; Oliver Stone lo definiva «uno strumento totalitario del capitalismo»; Rihanna lo interdiva ai suoi concerti; l’ Arabia Saudita lo colpiva con una fatwa; la Bosnia-Erzegovina avvertiva che i cacciatori di Pokémon avrebbero potuto finire sui campi minati delle guerre degli anni ’90, Israele, Indonesia e Kuwait lo vietavano nelle basi militari, ai militari in servizio e negli edifici pubblici; Russia e Egitto lo bollavano rispettivamente come complotto «della Cia» o «di spie»; il Codacons faceva un esposto per metterlo al bando; la polizia thailandese istituiva una squadra anti-Pokémon. Più ancora di fatwe religiose o laiche, però, ha potuto la stanchezza. Gli analisti suggeriscono che molti curiosi attratti dal battage pubblicitario dopo un po’ hanno scoperto che il gioco in realtà è ripetitivo. Altri sono stati scoraggiati dagli spostamenti fisici che Pokémon Go richiede: una novità pensata apposta per far fare un po’ di moto al mondo ultrasedentario dei giochi da dispositivo mobile, e che avrebbe finito per lasciare molti fan letteralmente senza fiato. E altri ancora nelle ultime settimane sono stati vittime di alcuni problemi tecnici. I 30 milioni di cacciatori di Pokémon in attività, tuttavia, sono ancora molti. A questo zoccolo Niantic Labs, l’ azienda cui il gioco appartiene, ha comunicato di stare «lavorando su nuove ed esaltanti funzionalità che arriveranno in futuro». Funzioneranno? riproduzione riservata.
maurizio stefanini
 
 
Libero, 27/08/2016 00:45
rissa sulle macerie
«Sul sisma si fanno soldi» Lite sulla frase del ministroPDF PDF
attacco strumentale dei grillini a delrio: «centinaia di morti e lui pensa al pil» alfano: abbiamo fatto un miracolo, ma la natura vince sempre sull’ uomo
BRUNELLA BOLLOLI ROMA È durata solo due giorni la tregua politica post terremoto. Troppo difficile evitare le speculazioni nel momento in cui si scava ancora tra le macerie e si aggiorna la contabilità dei morti e dei feriti. È bastata una frase pronunciata a Porta a Porta, l’ altra sera, con ospite il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, per riattizzare il fuoco. Rinfocolare le polemiche. Opposizione grillina contro il Pd al governo. La bomba lanciata sul blog di Grillo da Dario De Falco, consigliere di Pomigliano d’ Arco e antico sodale di Luigi Di Maio. Dopo il suo, un’ ondata di commenti della pattuglia grillina indignata, con in testa il presidente della Vigilanza Rai, Roberto Fico, a puntare il dito verso Bruno Vespa reo, per il Movimento Cinquestelle, di avere parlato del terremoto come volano per l’ economia. «Vespa e Delrio a casa! Subito! Non se ne può più. Che spettacolo desolante a Porta a Porta. I due parlano di economia e terremoto. Vergogna!», ha attaccato il membro del direttorio pentastellato, non nuovo a sfuriate sul padrone di casa del salotto di Raiuno. Per Fico è diventata una questione di stato. «Sto scrivendo l’ ennesima interrogazione su Bruno Vespa che ancora una volta si dimostra non adatto al servizio pubblico», ha twittato il grillino. «Affermare che il terremoto produce economia è a dir poco criminale». Replica del conduttore: «È grottesco farmi dire che un terremoto produce prodotto interno lordo. Primo dovere di chi come il presidente Fico ricopre cariche istituzionali è non distorcere quanto si afferma nelle istituzioni vigilate». La frase «incriminata», pronunciata mentre veniva illustrato il rischio sismico in tutto lo Stivale, e Delrio ricordava che dopo il 2009 «adesso L’ Aquila di fatto è il più grande cantiere d’ Europa e anche l’ Emilia adesso è in crescita e farà lavorare Pil», è stata interpretata malissimo. Vespa ha citato il Friuli come «esempio meraviglioso» perché «il Friuli era un territorio poverissimo e con il terremoto è diventato ricco». Anche nel caso del Centro Italia, ha spiegato puntando sull’ ottimismo, «potrebbe esserci una bella botta, un volano per l’ economia e l’ edilizia». Frasi all’ interno di un contesto in cui si faceva notare con esperti del settore che un gigantesco piano di messa in sicurezza degli edifici in tutta Italia salverebbe migliaia di vite umane e darebbe un forte impulso alla ripresa economica. «La pura e semplice verità», ha confermato Vespa, difeso da tutti i partiti. Se Fico se la prende con il giornalista, Di Maio punta dritto su Delrio, cioè sul governo. «Un ministro della Repubblica che pensa che i terremoti creino Pil a me fa orrore. Doveva alzarsi e andarsene. Delrio lo vada a dire alle famiglie delle vittime che il Pil crescerà! Chieda scusa», ha messo su Fb. Alla collega senatrice Paola Taverna, esponente di punta del M5S, però, non basterebbe: «Le scuse del ministro non sono assolutamente sufficienti». Per il capogruppo Pd, Ettore Rosato «solo cinismo e malafede possono muovere esponenti del M5S». E pure il Codacons s’ inserisce nella zuffa. Nella giornata della rottura della tregua post sisma, con Berlusconi in silenzio per non disturbare il manovratore Renzi (eloquente il titolo di ieri de Il Giornale Forza Renzi), c’ è da registrare anche il dissenso dell’ azzurro Francesco Giro nei confronti del ministro dell’ Interno, Angelino Alfano. «Noi siamo un paese sismico e la gara tra la natura e l’ uomo vede vincente sempre la natura, quindi evitiamo le ipocrisie», ha detto il titolare del Viminale definendo «miracolo laico» il salvataggio di tante vite umane. «Falso», lo ha bacchettato Giro. «Qualcosa si può e si deve fare per evitare altri lutti». E visto che la politica non si ferma, c’ è in ballo anche il discorso del referendum: qualcuno ora propone di annullarlo. riproduzione riservata Qui sopra, il ministro dell’ Interno Angelino Alfano parla con una donna durante la sua visita nell’ area del terremoto. A sinistra, un’ abitazione sventrata \ Qui sopra, il ministro dell’ Interno Angelino Alfano parla con una donna durante la sua visita nell’ area del terremoto. A sinistra, un’ abitazione sventrata \
brunella bolloli
 
 
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