24 Luglio 2020

Rassegna stampa del 24 luglio 2020

Meteoweb , 24/07/2020 18:36
Banchi monoposto e scuole antisismiche: quando le priorità non sono né sicurezza né istruzione [FOTOGALLERY]
nel nostro paese si rischia ancora di morire a scuola per un terremoto di magnitudo modesta e i banchi monoposto sembrano essere diventati la priorità da monia sangermano 24 luglio 2020 20:35 a cura di monia sangermano 24 luglio 2020 20:35
I banchi monoposto proposti dal ministro dell’ Istruzione Lucia Azzolina stanno facendo discutere – e non poco – l’ Italia. Servono? Vale la pena spendere milioni di euro per acquistarli? Aiuteranno a rispettare il distanziamento sociale? Nel mondo politico e sui social è scoppiata la polemica. C’ è chi teme che gli alunni, discoli e non, possano utilizzarli come una sorta di autoscontro, visto che sono dotati di rotelle; c’ è chi pensa, a ragione, che non siano adatti agli studenti sovrappeso, visto che non si può spostare la sedie che è ‘collegata’ al banco; c’ è chi pensa, anche in questo caso a ragione, che il costo è un tantino eccessivo, e sebbene rappresentino uno strumento ‘del futuro’, le scuole italiane hanno sicuramente bisogno di tutt’ altro, allo stato attuale. Considerando che abbiamo edifici fatiscenti, rischio sismico alto in diverse regioni e poca programmazione. Nel nostro Paese, in sostanza, si rischia ancora di morire per un terremoto di magnitudo modesta, solo a causa della carenze in materia di sicurezza sismica degli edifici pubblici, scuole in primis . Ma andiamo con ordine e partiamo dai numeri. I banchi richiesti dagli istituti scolastici per la riapertura di settembre sono circa 2 milioni e mezzo (2.400.000) quindi meno dei 3 milioni previsti dal ministero prima di avviare la fase di consultazione, ma non sono tutti i moderni banchi proposti dal governo, anzi: la maggior parte dei presidi hanno richiesto quelli classici. Alla rilevazione, che si è conclusa lo scorso 21 luglio, hanno dato risposta poco più di 8 mila istituti su 8.390. Sono i dati elencati dal sottosegretario all’ istruzione, Giuseppe De Cristofaro , intervenuto ieri in commissione cultura alla Camera. Durante il question time, in risposta al deputato Fusacchia (Gruppo Misto – Piattaforma Movimenta), De Cristofaro ha precisato che si tratta di dati ancora provvisori, ” in quanto sono in corso di analisi e validazione da parte degli uffici competenti” . Nei giorni scorsi è stato infatti richiesto ai dirigenti scolastici di effettuare la compilazione di un sintetico questionario in cui indicare il numero di banchi monoposto (classici o innovativi) necessari per garantire il distanziamento fisico tra gli alunni. Codacons, flop per i banchi di nuova generazione, richiesti solo per il 17 per cento degli alunni Clamoroso flop per i banchi monoposto di nuova generazione al centro del bando del Commissario per l’ emergenza, Domenico Arcuri . In base alle rilevazioni del Miur , infatti, i banchi in questione sarebbero stati richiesti solo per 440.245 alunni, il 17 per cento del totale, mentre i banchi tradizionali richiesti sono stati 2.009.991, contro 1.374.425 sedie tradizionali. ” Grazie al buonsenso dei presidi e alla battaglia del Codacons contro sprechi e appalti anti-economici gli innovativi banchi con le rotelle si sono rivelati un fallimento, e si e’ evitato un enorme spreco per le casse pubbliche – spiega il presidente Carlo Rienzi -. In base ai dati in nostro possesso, un banco monoposto tradizionale costa mediamente attorno ai 30 euro, con una spesa per la collettività che, sulla base dei numeri forniti dalle scuole, si aggirerà attorno ai 60 milioni di euro, e un evidente risparmio per le casse pubbliche. I banchi di nuova generazione, invece, hanno un costo sul mercato di circa 135 euro al pezzo, con una spesa totale per 440 mila alunni di circa 59,4 milioni di euro “. Azzolina: “meno polemiche sui banchi a rotelle, lasciateci lavorare” In riferimento alle polemiche sui nuovi banchi a rotelle, ” abbiamo chiesto ai dirigenti scolastici cosa volessero. Ci sara’ una gara europea e in questo momento e’ necessario farci lavorare, senza fare polemiche” . Così il ministro dell’ Istruzione, Lucia Azzolina, ospite della trasmissione ” Agora’ Estate ” su Rai3 . ” Si tratta di una gara europea, non abbiamo chiesto ad una singola azienda di produrre 2 milioni e mezzo di banchi. Potranno partecipare in tanti. Servono meno polemiche perché queste terrorizzano le famiglie “, sottolinea Azzolina. ” Io devo riportare gli studenti a scuola. In Italia non e’ mai stato investito nulla sugli arredi scolastici. Vengo da una stagione di tagli, 8 miliardi, che hanno violentato la scuola. Ora il governo sta investendo e non gli si può fare una colpa “, conclude il ministro. ” Lasciateci lavorare – ha ribadito -. Noi abbiamo il dovere di dire che il 14 settembre, perché così sarà, si torna a scuola “. ” Servono 2,5 milioni di banchi, non si è mai investito nulla sugli arredi scolastici. Io ho subito i tagli sulla mia pelle, da docente – ha conclusa Azzolina – tagli che hanno ‘violentato’ la scuola. Adesso il governo investe e non e’ una colpa, anzi dovremmo essere apprezzati per questo ” ha concluso. Il caso: i banchi monoposto in uso già da 8 anni al ‘Majorana’ di Brindisi I banchi innovativi sviluppati seguendo il modello delle scuole del nord Europa, non sono una novita’ per l ‘istituto ‘Majorana’ di Brindisi, che da 8 anni ha iniziato la sua sperimentazione con una classe, estendendo poi a tutta la scuola il modello del banco monoposto. “Non è un cambiamento basato su ruote e colori, come stanno dicendo in questi giorni, ma e’ una profonda rivisitazione della didattica – commenta alla Dire Salvatore Giuliano , ex sottosegretario all’ Istruzione e dirigente dell’ istituto pugliese – Sono strumenti utilissimi per chi vuole attuare metodologie didattiche innovative. Ma di certo non basta quello per cambiare la scuola. Se non hai la mente predisposta all’ innovazione non c’ e’ computer che tenga. La differenza la fanno le persone “. All’ istituto ‘Majorana’ l’ introduzione dei nuovi banchi è stata accompagnata, infatti, da un processo di innovazione didattica che favorisce la peer education, i lavori di gruppo, e fa stimolare la creativita’ dei ragazzi. “Cosi’ si investe finalmente nell’ apprendimento dei ragazzi, e posso dire che e’ un investimento, anche economico, che ritorna – aggiunge Giuliano – in 8 anni non se n’ e’ danneggiato neanche uno, sono intatti. Questo vuol dire che non si cambiano spesso. Alle scuole e’ stata data la possibilita’ di cambiare, e se molti istituti superiori li hanno richiesti e’ perche’ c’ e’ stata una riflessione sul futuro della didattica” . Sui banchi monoposto c’ e’ spazio anche per un vocabolario di greco, come ha ribadito anche la ministra dell’ Istruzione, ma per Giuliano non e’ quello l’ approccio da adottare. ” Il vocabolario ci entra, ma forse bisognerebbe anche pensare a metodi e strumenti diversi per favorire l’ apprendimento. Dovremmo approcciarci con un’ ottica diversa, per capire come migliorare gli apprendimenti” . E sulle rotelle che, secondo la deputata di Fratelli d’ Italia Paola Frassinetti , ” trasformerebbero le aule in autoscontro “, Giuliano dice di ” non aver mai assistito in questi anni a nessuna gara, competizione o sconto. Le sedie consentono di muoversi ma non sono pattini. Ne parlano in molti, ma non ne hanno vista neanche una “. A settembre, quindi, anche l’ istituto brindisino dovra’ vedersela con orari scaglionati e distanziamento da rispettare, ma la presenza dei banchi monoposto rende piu’ facile l’ attuazione delle linee guida, anche grazie all’ allestimento di una nuova sede scolastica. ” Siamo fieri della decisione presa 8 anni fa con i banchi e accompagnata da un processo di innovazione – conclude Giuliano -. I cambiamenti sono lenti, richiedono tempo. Ma sono convinto che quando torneremo in classe avremo con un bagaglio di competenze piu’ elevato. E occorrera’ metterlo a sistema” . Banchi bocciati dal fisioterapista: obbligano ad unica postura, sono come piccole gabbie ‘ Il distanziamento sociale a scuola è antitetico. La scuola non deve distanziare ma deve unire. E con questo tipo di banco il rischio è quello di sterilizzare gli alunni dal punto di vista sociale prima ancora che dal punto di vista sanitario ‘. A dirlo è Giuseppe Celesti , dottore fisioterapista e sociologo, intervistato da Orizzonte Scuola. In merito ai banchi e alla postura che assumerebbero i bambini Celesti spiega: ‘ Non va bene, c’ è uno spazio limitato tra la sedia e l’ appoggio e non c’ è dinamica. Obbligano a una una sola postura, senza possibilità di compensazione. Non esiste una postura ideale. La postura ideale è quella di cambiare sempre postura e movimento. E questa sedia non lo consente, sembra una piccola gabbia, sia pure dorata. Il tavolo è piccolo e non permette comfort e alcuna dinamica. Un alunno molto alto è obbligato a tenere le gambe molto flesse perché difficilmente potrebbe distenderele. Vanno bene per una conferenza o per un seminario ma non per un intero anno scolastico’. ‘ Con le sedioline classiche cambia tutto – precisa ancora l’ esperto – perché ci si può alzare e avvicinare al banco a seconda delle esigenze del momento. Queste potrebbero agevolare problemi circolatori per le compressioni glutee che possono interessare anche il nervo sciatico. Inoltre potrebbero essere discrimina nti perché le persone robuste non riuscirebbero a entrarci’. ‘ Sul piano sociale è ancora peggio, in questo caso. Si produce una chiusura relazionale, poiché si viene a perdere la complicità nel rapporto tra adolescenti, che è stata sempre esaltata dall’ elemento condivisivo. Il banco viene condiviso, crea rapporto paritario, produce anche conflitti, fa proprio maturare l’ esperienza conflittuale, che non va mai bypassata, perché fa crescere. Così invece si esalta l’ individualismo, rende isolati i rapporti individualistici. E’ diseducativo ‘, chiosa Celesti che esprime anche parecchi dubbi in merito alla capacità, di questi banchi, di evitare contagi in caso di Coronavirus.
monia sangermano

Zoom 24, 24/07/2020 17:35
Coronavirus e assistenza agli anziani, Codacons premia i Comuni virtuosi
l’ associazione intende premiare le piccole città che si siano impegnate nell’ assistenza alla terza età durante i mesi dell’ emergenza covid
Dopo 40 denunce contro i responsabili delle Rsa per la strage di anziani che hanno fatto avviare procedimenti in tutta Italia, il Codacons – l’ associazione per la tutela degli utenti e dei consumatori – cerca di “indennizzare la perdita della memoria collettiva collegata alla orrenda strage di anziani”. È stata infatti lanciata, quest’ oggi, un’ iniziativa a favore dei piccoli Comuni che durante l’ emergenza Covid si sono distinti per l’ assistenza e l’ attenzione verso le persone più anziane, categoria che maggiormente ha risentito della pandemia oltre che dal punto di vista sanitario anche da quello dell’ isolamento sociale. Premiare le piccole città più attente alla terza età. Con il progetto denominato ‘Premio Nuova Gioventù Digitale’ il Codacons intende premiare 5 piccoli Comuni con meno di 5mila abitanti che si siano impegnati nell’ assistenza alla terza età durante i mesi dell’ emergenza e di ‘ripresa’, attraverso, ad esempio, supporto psicologico, organizzazione della ricezione e gestione dei bisogni della persona (fare la spesa, svolgimento di altri adempimenti o aiuto negli spostamenti per facilitare il distanziamento sociale ed evitare situazioni di rischio), l’ organizzazione di supporti ricreativi e di svago, e così via. Video promozionali per i Comuni vincitori. Le iscrizioni potranno avvenire entro il 15 settembre 2020, termine dopo il quale partiranno le votazioni per selezionare i 5 vincitori, secondo le modalità pubblicate sul sito www.codacons.it . Per i 5 Comuni vincitori verranno creati video promozionali, che saranno diffusi da tutti i canali comunicativi e social di tutti i partner del progetto, a partire da Coldiretti, per far conoscere in tutta Italia gli stessi comuni e il loro impegno sociale, e i relativi sindaci saranno premiati a Roma nel corso di un evento organizzato per il 10 dicembre all’ Auditorium. Come partecipare. Inoltre il Codacons, sempre per lanciare un messaggio positivo a tutela delle persone anziane ed in favore dello sviluppo della ‘digitalizzazione’ della terza età, regalerà 300 tablet ad altrettanti anziani indicati dai Comuni come meritevoli o bisognosi, e corsi di digitalizzazione per l’ introduzione alla vita informatica. I Comuni interessati possono partecipare al concorso possono inviare una mail all’ indirizzo [email protected] o contattare il numero 89349955.

Treviso Today, 24/07/2020 17:31
Antenne 5G, limitato il potere di scelta dei sindaci. Conte: «Con la salute non si scherza»
polemiche dopo quanto previsto dal decreto semplificazioni: «si tratta di una limitazione all’ autonomia dei sindaci su un tema delicato che tocca da vicino le comunità e il paesaggio»
Le nuove tecnologie avanzano e con esse non si placano certamente i dubbi e le incertezze. La questione legata al 5G ha smosso discussioni ad ogni latitudine, soprattutto in seno a molteplici sindaci che, lungo tutto il territorio nazionale, sono tutt’ oggi preoccupati per le conseguenze di eventuali installazioni di antenne nelle aree di loro competenza. La replica generale a qualsiasi decisione dei primi cittadini è però definitivamente arrivata attraverso un articolo del Decreto Semplificazioni, con il quale si vieta ai sindaci l’ introduzione di limitazioni per il 5G . Provvedimento che non ha soddisfatto il Codacons. La stessa associazione vicina ai consumatori ha etichettato la norma come «folle, incostituzionale, pericolosa, sovversiva e dannosa per l’ incolumità dei cittadini. Siamo in presenza – ribadisce il Codacons – di una misura di stampo fascista, che espropria i sindaci delle proprie funzioni e impedisce di garantire la salute dei cittadini laddove vi sono esposizioni eccessive ai campi elettromagnetici». La norma, definita “palesemente incostituzionale”, ha spinto lo stesso Codacons ad annunciare un ricorso alla Consulta per ottenere l’ annullamento, essendo «la salute pubblica un interesse primario tutelato dalla nostra Costituzione, e non rappresentando il 5G una tecnologia indispensabile nei comuni». La battaglia del Codacons contro la recente limitazione è aperta a tutte le Amministrazioni comunali italiane, le quali potranno intervenire insieme all’ associazione in Corte Costituzionale e presentare un’ azione congiunta. I sindaci interessati possono pre-aderire tramite la mail [email protected] punto è poi intervenuto duramente il sindaco Conte: «Il nuovo DL Semplificazioni stabilisce che i sindaci dovranno attenersi alle direttive statali in tema di antenne 5G. Si tratta di una limitazione all’ autonomia dei sindaci su un tema delicato che tocca da vicino le comunità e il paesaggio . Il DL, di fatto, annulla tutte le ordinanze di quei Comuni che si erano opposti alla rete di nuova generazione. Ai sindaci viene tolta la possibilità di difendere il territorio e la salute dei cittadini che, per noi, viene prima di tutto. Queste infrastrutture rischiano di essere impattanti sotto molteplici punti di vista ed a pagarne le conseguenze saranno l’ ambiente ed i cittadini e soprattutto le nuove generazioni che rischiano di avere in eredità un territorio rovinato. I sindaci vengono trattati come semplici esecutori di ordini che arrivano dall’ alto e questo intacca la nostra dignità oltre che il nostro ruolo. Come Presidente di Anci Veneto, ma anche come sindaco di Treviso, sto approfondendo la questione attraverso alcune conferenze con tecnici Ulss e Arpav e rappresentanti delle varie posizioni sul tema. Con la salute non si scherza».Dello stesso pensiero anche Simonetta Rubinato, già sindaco di Roncade e parlamentare della Repubblica : «Ho appreso con preoccupazione che anche rispetto alla vicenda riguardante le antenne per il 5G, che verranno installate sull’ intero territorio nazionale, l’ autonomia degli enti locali è ancora una volta messa in discussione. Infatti, il decreto Semplificazioni, con i chiarimenti pubblicati dal Ministero dell’ Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione, ha tolto esplicitamente il potere di veto da parte dei Comuni sulla collocazione delle antenne sui loro territori. Fatto grave, tanto più nel corso di un’ emergenza epidemiologica che ha testimoniato l’ importanza dei primi cittadini in Italia ed in particolare in Veneto, quali autorità di salute pubblica. Non abbiamo imparato dopo la tragica esperienza del Covid-19 quanto è fondamentale la salute pubblica? Come possono i sindaci proteggere i loro cittadini qualora ritenessero queste antenne possano danneggiarli o anche soltanto impattare eccessivamente sul piano ambientale?».«Ecco che il Governo nazionale toglie a loro la possibilità di decidere, mentre la Regione Veneto guidata da Luca Zaia tace dinnanzi a questa grave limitazione alla libertà dei sindaci di decidere per quel che li compete. Ci tengo ad esprimere, da ex sindaco Roncade per due mandati, la mia solidarietà ai sindaci del Veneto e all’ Anci Veneto , confermando di essere sempre al loro fianco per combattere affinché abbiamo l’ autonomia decisionale che spetta al loro ruolo. La nostra Carta Costituzionale è molto chiara sul principio di sussidiarietà, da me portato avanti nella battaglia per l’ autonomia del Veneto e nella mia azione in Parlamento, e ritengo sia proprio in occasioni come queste che la nostra Regione dovrebbe dimostrare di essere al fianco dei nostri amministratori locali, appellandosi alla Costituzione per far valere questo principio» conclude la Rubinato.

Helpconsumatori, 24/07/2020 16:59
Voucher viaggi, ART: scelta nell’ esclusiva disponibilità del passeggero
secondo quanto dichiarato dal presidente dell’ autorità regolazione trasporti, in caso di erogazione del voucher per i viaggi cancellati causa covid, l’ accoglimento è “sulla base dei regolamenti europei, nell’ esclusiva disponibilità del passeggero”
Prosegue il lungo dibattito legato ai voucher erogati in luogo del rimborso del biglietto per i viaggi cancellati dal vettore a causa del Covid. A fare chiarezza è intervenuto oggi Andrea Camanzi , Presidente dell’ Autorità di Regolazione dei Trasporti , in occasione della relazione al Parlamento del settimo rapporto annuale sulle attività svolte. Camanzi specifica, in particolare, che l’ accoglimento di tale opzione è “sulla base dei regolamenti europei , nell’ esclusiva disponibilità del passeggero ” e che “l’ Autorità interverrà per garantire l’ applicazione dei diritti di fonte europea , disapplicando ove necessario la norma nazionale in contrasto” Voucher viaggi, il Commento dei Consumatori “Vittoria dei consumatori. Anche l’ Autorità dei trasporti , esattamente come l’ Antitrust , ha dichiarato che interverrà per garantire la concreta applicazione dei diritti di fonte europea disapplicando, ove necessario, la norma nazionale in contrasto – afferma Massimiliano Dona , presidente dell’ Unione Nazionale Consumatori ” Voucher viaggi, interviene l’ Autorità Regolazione Trasporti “Era evidente fin dall’ inizio – prosegue Dona – che la normativa italiana, per quanto ritenuta impropriamente di applicazione necessaria, non poteva derogare a quella europea. Per questo, fin dal 4 marzo, abbiamo scritto al ministro del Turismo, chiedendogli di rivedere questa regola assurda dei voucher , controproducente per le stesse agenzie di viaggio, visto che nessuno prenota un viaggio non obbligatorio se poi, in caso di annullamento, non può riavere i soldi”. Sulle dichiarazioni di Camanzi è intervenuto anche il Codacons . “Dopo Antitrust e Commissione Ue, anche l’ Art dà ragione ai consumatori – afferma il presidente Carlo Rienzi . – Il Governo deve fare marcia indietro, riconoscendo all’ utente il diritto esclusivo di scegliere tra voucher e rimborso in denaro”. “Se non lo farà – conclude Rienzi – sarà inevitabile per l’ Italia una sanzione da parte dell’ Europa , considerato che la Commissione Ue ha già aperto una procedura di infrazione nei confronti del nostro paese per violazione dei diritti comunitari dei consumatori”.

Dagospia, 24/07/2020 14:47
LO STRETTO DI MESSINA: UBI BOCCIA PER LA SECONDA VOLTA L’ OFFERTA DI INTESA – È SALITA AL 26,4% DEL CAPITALE DI UBI LA QUOTA DI ADESIONI ALL’ OPS, L’ OBIETTIVO È IL 67%, MARTEDÌ PROSSIMO SI CHIUDE – ESPOSTO DEI CONSUMATORI CONTRO I TENTATIVI …
carlo messina Ubi Banca boccia per la seconda volta l’ offerta di Intesa Sanpaolo, pur prendendo atto del suo miglioramento grazie all’ aggiunta di una componente in contanti pari a 0,57 euro per azione, del controvalore complessivo di 652 milioni di euro. «Il consiglio di amministrazione ritiene che, nonostante il riconoscimento della componente in denaro, l’ offerta non riconosca appieno il valore complessivo di Ubi Banca», si legge nel comunicato. Queste le considerazioni espresse in quattro punti. victor massiah letizia moratti Secondo il cda, che ha votato all’ unanimità, «l’ offerta continua a porre a carico degli azionisti di Ubi Banca gran parte dei rischi connessi al raggiungimento degli obiettivi strategici dell’ operazione definiti da Intesa San Paolo. Il corrispettivo incrementato, seppur aumentato attraverso la componente in denaro, non remunera adeguatamente tali rischi, persistendo, inoltre, una allocazione del valore e delle sinergie sfavorevole agli azionisti di Ubi Banca attesa l’ invarianza della componente in azioni. UBI BANCA Del resto l’ ammontare del rilancio avanzato da Intesa nei giorni scorsi, pur accorciando le distanze, non colmava la sottovalutazione di 1, 1 miliardi di euro che – a detta di Ubi – l’ originaria proposta di Ca’ de Sass scontava. Ca’ de Sass offre 1, 7 azioni di nuova emissione in cambio di un’ azione Ubi. Con l’ aggiunta della componente cash il premio offerto, rispetto al valore delle azioni Ubi allo scorso 14 febbraio, sale al 44, 7%. giandomenico genta victor massiah Rendendo così la proposta, a detta della maggioranza degli analisti finanziari, estremamente invitante quando non irrinunciabile. Che la proposta stia facendo breccia nell’ azionariato di Ubi emerge anche dall’ andamento delle adesioni, salite al 26,406%, grazie all’ apporto, nella giornata di ieri, di oltre il 9% del capitale, il dato più alto dall’ avvio dell’ Opas. Gli azionisti di Ubi hanno a disposizione ancora tre giorni di Borsa aperta, fino a martedì, per apportare le proprie azioni. Tra i grandi soci è arrivato il sì delle Fondazioni Crc (5,9%) e Banca del Monte di Lombardia (3,9%), di Cattolica (1%) e del patto dei soci bresciani (8%) mentre quello degli azionisti bergamaschi ha ritirato il no lasciando libertà di adesione agli aderenti. UBI BANCA BRESCIA 2 – OPS UBI, ESPOSTO DEI CONSUMATORI CONTRO I TENTATIVI DI FRENARE L’ OFFERTA L. Ram. per “il Messaggero” Le Procure di Bergamo e Milano e la Consob dovranno valutare la correttezza dell’ operato delle filiali di Ubi Banca in merito all’ Ops lanciata da Intesa Sanpaolo e alle informazioni rese ai propri clienti. Lo afferma il Codacons che, dopo essere venuto in possesso di una registrazione audio attribuibile ad un dipendente della filiale Ubi di Vertova (Bergamo) nella quale l’ addetto sembrerebbe convincere un cliente della banca circa la non convenienza dell’ Ops, ha deciso di presentare un esposto per la possibile manipolazione del mercato e perché venga fornita una informazione corretta e trasparente a tutti gli azionisti coinvolti. intesa sanpaoo «Sono giunte alla scrivente segnalazioni sul modus operandi di alcune agenzie Ubi che evidenzierebbero – il condizionale è d’ obbligo – come alcuni operatori starebbero fornendo delle informazioni non corrette, incomplete, omettendo alcuni importanti dati che porterebbero i correntisti, gli azionisti e i piccoli risparmiatori a fare delle scelte anche economiche che non avrebbero fatto o avrebbero fatto in altro modo se avessero avuto le corrette informazioni», spiega l’ esposto. carlo messina Se è chiara la linea ostile manifestata dal cda Ubi – che anche ieri si è espresso contro l’ Ops nonostante il ritocco verso l’ alto di 652 milioni – quel che merita di essere accertato, scrive il Codacons, è «se in tale ottica, attraverso le proprie filiali e agenzie, non si stia procedendo a porre in essere una pratica ostruzionistica volta ad impedire agli azionisti Ubi di avere un quadro informativo completo per poter scegliere di aderire o meno all’ operazione in modo da non consentire a Intesa Sanpaolo di riuscire ad arrivare al suo obiettivo». Massiah e Bazoli LE ADESIONI SALGONO AL 26,4% Nell’ esposto il Codacons precisa di ritenere «indispensabile, necessario e doveroso approfondire definitivamente la vicenda, soprattutto nell’ ottica di trasparenza nei confronti della collettività e per la tutela dell’ economia nazionale da distorsioni del mercato derivanti da manovre fraudolente che ledono interessi dei consumatori, degli utenti e dei risparmiatori, dei contribuenti e di soci e correntisti che hanno investito nei mercati finanziari, sia individualmente che collettivamente». Carlo Messina All’ iniziativa del Codacons si è poi affiancata quella del Mdc, il Movimento in difesa del cittadino presieduto da Francesco Luongo che ha avviato analogo esposto alla Consob. Infine, è salita al 26,4% del capitale di Ubi la quota di adesioni all’ Ops. Nella giornata di ieri sono stati apportati 105,75 milioni di titoli e revocate adesioni per 25 mila titoli. Complessivamente la consegna riguarda 302,8 milioni di titoli. L’ offerta si chiuderà il 28 luglio. VICTOR MASSIAH MASSIAH LETIZIA MORATTI Bazoli e Victor Massiah Condividi questo articolo.

Travelnostop, 24/07/2020 14:05
Voucher o rimborso? La decisione spetta al passeggero. Parola dell’ Autorità di trasporti
La scelta tra voucher o rimborso in caso di cancellazione del viaggio è “nella esclusiva disponibilità del passeggero”. Lo ha sottolineato il presidente dell’ Autorità di regolazione dei trasporti (Art) Andrea Camanzi nella relazione annuale al Parlamento, parlando dei diritti dei passeggeri negli ambiti ferroviario, del trasporto via autobus e via mare, su cui vigila l’ Autorità. “Su queste attività ha inciso, negli ultimi mesi, il problematico riconoscimento in via generale della possibilità di erogare voucher in luogo del rimborso del biglietto nel caso di cancellazione del viaggio da parte del vettore: opzione il cui accoglimento è, sulla base dei regolamenti europei, nella esclusiva disponibilità del passeggero”, ha detto Camanzi, puntualizzando che “nell’ esercizio dei previsti poteri di vigilanza, l’ Autorità interverrà per garantire la concreta applicazione dei diritti di fonte europea disapplicando, ove necessario, la norma nazionale in contrasto”. “Sia nella regolazione ex ante che nell’ esercizio dei compiti di sorveglianza sull’ applicazione delle norme Ue – ha ricordato Camanzi -, abbiamo fatto ricorso a tutti i poteri previsti dalla legge e, in particolare, esercitato quelli di sanzione nei casi in cui non è stato possibile diversamente indurre i vettori a risarcire o compensare il passeggero per la violazione dei suoi diritti”. Soddisfazione è stata espressa dal Codacons: “sulla questione dei voucher per viaggi e voli annullati il Governo Conte riceve oggi l’ ennesima bocciatura. Dopo Antitrust e Commissione Ue, anche l’ Art dà ragione ai consumatori e al Codacons, prima associazione ad aver definito lo strumento del voucher una truffa legalizzata e ad avere avviato una battaglia legale contro tale forma di rimborso – afferma il presidente Carlo Rienzi – Il Governo è definitivamente sconfitto e deve fare marcia indietro, riconoscendo all’ utente il diritto esclusivo di scegliere tra voucher e rimborso in denaro. Se non lo farà, sarà inevitabile per l’ Italia una sanzione da parte dell’ Europa, considerato che la Commissione Ue ha già aperto una procedura di infrazione nei confronti del nostro paese per violazione dei diritti comunitari dei consumatori”, conclude Rienzi. “Quella dell’ Autorità di regolazione dei trasporti sui voucher è “una bocciatura clamorosa ed una vittoria dei consumatori. Ora il ministro Franceschini, il fautore dei voucher, si deve dimettere”, aggiunge Massimiliano Dona, presidente dell’ Unione Nazionale Consumatori. “Fin dal 4 marzo, abbiamo scritto al ministro del Turismo, chiedendogli di rivedere questa regola assurda dei voucher, controproducente per le stesse agenzie di viaggio, visto che nessuno prenota un viaggio non obbligatorio se poi, in caso di annullamento, non può riavere i soldi. Ma non c’ è stato verso! Ora, il ministro Franceschini – conclude – dovrebbe prendere atto di questo autogol e rassegnare le sue dimissioni”.

Orizzonte Scuola, 24/07/2020 13:00
Codacons: flop banchi di nuova generazione, chiesti per 17% alunni
Codacons – Clamoroso flop per i banchi monoposto di nuova generazione al centro del bando del Commissario per l’ emergenza, Domenico Arcuri. In base alle rilevazioni del Miur, infatti, i banchi in questione sarebbero stati richiesti solo per 440.245 alunni, il 17% del totale, mentre i banchi tradizionali richiesti sono stati 2.009.991, contro 1.374.425 sedie tradizionali. “Grazie al buonsenso dei presidi e alla battaglia del Codacons contro sprechi e appalti anti-economici gli innovativi banchi con le rotelle si sono rivelati un fallimento, e si è evitato un enorme spreco per le casse pubbliche – spiega il presidente Carlo Rienzi – In base ai dati in nostro possesso, un banco monoposto tradizionale costa mediamente attorno ai 30 euro, con una spesa per la collettività che, sulla base dei numeri forniti dalle scuole, si aggirerà attorno ai 60 milioni di euro, e un evidente risparmio per le casse pubbliche. I banchi di nuova generazione, invece, hanno un costo sul mercato di circa 135 euro al pezzo, con una spesa totale per 440mila alunni di circa 59,4 milioni di euro” – conclude il Codacons.

Helpconsumatori, 24/07/2020 09:28
Istat, va giù a luglio la fiducia dei consumatori
a luglio c’ è una leggera flessione per il clima di fiducia dei consumatori. per le associazioni bisogna fare di più per sostenere le famiglie e ridare loro capacità di spesa
A luglio si stima una leggera flessione del clima di fiducia dei consumatori , che scende un po’ rispetto al mese di giugno 2020 (da 100,7 a 100,0). Diminuiscono le componenti economica e futura del clima di fiducia dei consumatori (da 87,1 a 85,7 e da 105,6 a 104,2), mentre cresce sia la componente personale ( da 104,5 a 105,2) sia quella corrente (da 96,4 a 97,3). L’ Istat fotografa oggi il clima di fiducia di consumatori e imprese, questa invece in salita per il secondo mese consecutivo (da 66,2 a 76,7). «A luglio – commenta l’ Istituto di statistica – il clima di fiducia delle imprese migliora per il secondo mese consecutivo, pur rimanendo ancora distante dai livelli precedenti l’ emergenza sanitaria. La crescita, diffusa a tutti i settori, è più marcata per i servizi. Peraltro, i livelli raggiunti dagli indici rimangono storicamente contenuti ad eccezione delle costruzioni, dove l’ indice torna a collocarsi sui livelli storicamente elevati registrati all’ inizio del 2018. L’ indice della fiducia dei consumatori, invece, d opo il recupero mostrato nel mese di giugno 2020, registra una lieve flessione , determinata dalla diminuzione del clima economico e di quello futuro». I Consumatori: pessimo segnale, bisogna ridare capacità di spesa alle famiglie Sono prospettive sgradite alle associazioni. Il calo della fiducia dei consumatori, dice il Codacons, è «un pessimo segnale per il paese, un dato inatteso considerata la ripresa delle aspettative delle famiglie registrata lo scorso giugno». «La diminuzione dell’ indice della fiducia rischia di avere ripercussioni pesanti sui consumi, in un momento in cui commercianti ed esercenti registrano una crisi nera , con ricavi giù del -40% e acquisti che stentano a riprendere quota nonostante le riaperture – dice il presidente dell’ associazione Carlo Rienzi – Crediamo che il Governo debba fare di più per sostenere le famiglie , incrementare il potere d’ acquisto e incentivare i consumi, poiché le misure fin qui adottate, come attestano i dati odierni dell’ Istat, non hanno sortito gli effetti sperati e non hanno convinto gli italiani circa il futuro del paese». Questa discesa del clima di fiducia è accolta con preoccupazione dall’ Unione Nazionale Consumatori. «Male. Nonostante il Paese non sia ancora fuori pericolo, è evidente che non siamo più in emergenza Covid come nei mesi passati e che la situazione sanitaria è in continuo e costante miglioramento. Dopo una tempesta come quella trascorsa, quindi, e ra lecito attendersi il sereno , la quiete, un ulteriore rimbalzo di rinnovato ottimismo. Invece già si arretra rispetto al dato positivo di giugno», commenta il presidente UNC Massimiliano Dona. Preoccupa, prosegue Dona, il clima economico in peggioramento e il giudizio sulla situazione economica della famiglia. «Se le famiglie non hanno fiducia nella loro condizione finanziaria, difficilmente torneranno a spendere. Per questo si deve ridare capacità di spesa agli italiani».

corriere.it, 24/07/2020 08:28
il risiko bancario
Da Ubi un altro no a Intesa: «Valore basso, troppi rischi per gli azionisti»
il cda (assente gussalli beretta) respinge il ritocco all’ ops, che però sale al 26,4% di adesioni. dalle associazioni dei consumatori dubbi sulle informazioni offerte ai piccoli risparmiatori
La nota di Ubi arriva a serata inoltrata e in quattro punti, articolati, esprime le riserve sull’ Opas lanciata da Intesa Sanpaolo.. Unica assenza, quella di Pietro Gussalli Beretta. Il board, in sintesi, «ritiene che, nonostante il riconoscimento della componente in denaro, l’ offerta non riconosca appieno il valore complessivo» della banca. «Gli elementi di novità emersi dall’ analisi del comunicato di aumento del corrispettivo e del supplemento al prospetto e rappresentati esclusivamente dal rilascio dell’ autorizzazione Antitrust e dalla previsione della componente in denaro, ». Altro elemento, richiamato spesso dalla presidente Letizia Moratti, è quello del rischio che l’ offerta «continua a porre a carico degli azionisti di Ubi. Il corrispettivo incrementato, seppur aumentato attraverso la componente in denaro non remunera adeguatamente tali rischi», prosegue la nota che richiama le valutazioni condotte con il supporto degli advisor finanziari. «Queste evidenziano che il corrispettivo incrementato esprime, al 21 luglio 2020, un concambio implicito pari a 2,00 euro, ancora inferiore sia alla media e sia alla mediana dei concambi risultanti dall’ applicazione delle metodologie utilizzate dal Consiglio di amministrazione pari, rispettivamente, a 2,40 euro e 2,27 euro». «Nel caso in cui Intesa non riesca a dismettere sportelli di proprietà di Ubi, Intesa sarà obbligata a cedere sportelli di sua proprietà idonei a produrre nei mercati interessati effetti almeno equivalenti a quelli derivanti dalla cessione di sportelli Ubi». Il ruolino di marcia dell’ operazione che si chiuderà il 28 luglio, vede secondo le quotidiane comunicazioni di Borsa Italiana il conferimento azionario dell’ Opas di Intesa, salito ieri al 26,4% a fronte del conferimento in adesione di 105,75 milioni di titoli (e revoca di 25 mila adesioni) per complessive 302,8 milioni di azioni. Il Codacons ha presentato esposti alla Consob e alle Procure di Bergamo e Milano chiedendo di verificare la «correttezza dell’ operato delle filiali di Ubi» mentre il Movimento Difesa del Cittadino ha parlato di «guerra senza esclusione di colpi» in cui a pagare è «come sempre, la trasparenza e la corretta informazione dei piccoli azionisti». Intesa ha incontrato ieri gli industriali di Confindustria nell’ ambito dell roadshow lombardo «Il rilancio delle imprese del territorio», . «Bergamo è stata duramente colpita dalla pandemia e la sfida della ripresa economica post-Covid imporrà investimenti soprattutto a sostegno delle imprese bergamasche che solo un grande banca come Intesa Sanpaolo è in grado di sostenere», ha affermato Stefano Barrese, responsabile della Banca dei Territori di Intesa. In Borsa, I ma la seduta di ieri non ha riservato nulla di buono per i protagonisti del settore bancario che sono stati colpiti da forti vendite, evidenziando una performance peggiore di quella del Ftse Mib. Banco Bpm ha guidato il ribasso dei bancari, con un affondo di oltre il 3%, seguito da Unicredit che ha ceduto il 2,37%, mentre Mediobanca è arretrata dell’ 1,98%. Intanto, secondo quanto riportato da Bloomberg, la Bce, considerata l’ incertezza sull’ evoluzione del contesto macroeconomico,sarebbe intenzionata a confermare la sospensione dei dividendi per tutto il 2020, andando quindi oltre l’ attuale scadenza del primo ottobre.
donatella tiraboschi

Corriere della Sera (ed. Bergamo), 24/07/2020 05:07
La nota di Ubi arriva a serata inoltrata e in quattro punti, articolati, esprime le riserve …
La nota di Ubi arriva a serata inoltrata e in quattro punti, articolati, esprime le riserve sull’ Opas lanciata da Intesa Sanpaolo. È ancora un no, come era ampiamente previsto, quello espresso all’ unanimità dal Cda di Ubi. Unica assenza, quella di Pietro Gussalli Beretta. Il board, in sintesi, «ritiene che, nonostante il riconoscimento della componente in denaro, l’ offerta non riconosca appieno il valore complessivo» della banca. «Gli elementi di novità emersi dall’ analisi del comunicato di aumento del corrispettivo e del supplemento al prospetto e rappresentati esclusivamente dal rilascio dell’ autorizzazione Antitrust e dalla previsione della componente in denaro, non sono tali – spiega Ubi – da far superare tutte le considerazioni conclusive espresse dal cda di Ubi nel comunicato dell’ emittente». Altro elemento, richiamato spesso dalla presidente Letizia Moratti, è quello del rischio che l’ offerta «continua a porre a carico degli azionisti di Ubi. Il corrispettivo incrementato, seppur aumentato attraverso la componente in denaro non remunera adeguatamente tali rischi», prosegue la nota che richiama le valutazioni condotte con il supporto degli advisor finanziari. «Queste evidenziano che il corrispettivo incrementato esprime, al 21 luglio 2020, un concambio implicito pari a 2,00 euro, ancora inferiore sia alla media e sia alla mediana dei concambi risultanti dall’ applicazione delle metodologie utilizzate dal Consiglio di amministrazione pari, rispettivamente, a 2,40 euro e 2,27 euro». Infine, l’ ultima osservazione riguarda la cessione degli sportelli autorizzata dall’ Antitrust. «Nel caso in cui Intesa non riesca a dismettere sportelli di proprietà di Ubi, Intesa sarà obbligata a cedere sportelli di sua proprietà idonei a produrre nei mercati interessati effetti almeno equivalenti a quelli derivanti dalla cessione di sportelli Ubi». Il ruolino di marcia dell’ operazione che si chiuderà il 28 luglio, vede secondo le quotidiane comunicazioni di Borsa Italiana il conferimento azionario dell’ Opas di Intesa, salito ieri al 26,4% a fronte del conferimento in adesione di 105,75 milioni di titoli (e revoca di 25 mila adesioni) per complessive 302,8 milioni di azioni. Nel frattempo alcune associazioni di consumatori hanno sollevato dubbi sulla correttezza delle informazioni fornite allo sportello ai piccoli risparmiatori che chiedevano indicazioni sul da farsi. Il Codacons ha presentato esposti alla Consob e alle Procure di Bergamo e Milano chiedendo di verificare la «correttezza dell’ operato delle filiali di Ubi» mentre il Movimento Difesa del Cittadino ha parlato di «guerra senza esclusione di colpi» in cui a pagare è «come sempre, la trasparenza e la corretta informazione dei piccoli azionisti». Intesa ha incontrato ieri gli industriali di Confindustria nell’ ambito dell roadshow lombardo «Il rilancio delle imprese del territorio», per sensibilizzare e informare le imprese del territorio sugli strumenti e sulle opportunità attualmente disponibili a supporto della crescita competitiva. «Bergamo è stata duramente colpita dalla pandemia e la sfida della ripresa economica post-Covid imporrà investimenti soprattutto a sostegno delle imprese bergamasche che solo un grande banca come Intesa Sanpaolo è in grado di sostenere», ha affermato Stefano Barrese, responsabile della Banca dei Territori di Intesa. In Borsa, Intesa e Ubi hanno ceduto rispettivamente l’ 1,67% e l’ 1,24% ma la seduta di ieri non ha riservato nulla di buono per i protagonisti del settore bancario che sono stati colpiti da forti vendite, evidenziando una performance peggiore di quella del Ftse Mib. Banco Bpm ha guidato il ribasso dei bancari, con un affondo di oltre il 3%, seguito da Unicredit che ha ceduto il 2,37%, mentre Mediobanca è arretrata dell’ 1,98%. Intanto, secondo quanto riportato da Bloomberg, la Bce, considerata l’ incertezza sull’ evoluzione del contesto macroeconomico,sarebbe intenzionata a confermare la sospensione dei dividendi per tutto il 2020, andando quindi oltre l’ attuale scadenza del primo ottobre.
donatella tiraboschi

Il Messaggero (ed. Abruzzo), 24/07/2020 04:38
A giudizio per le mascherine d’ oro
citazione diretta disposta dal pm papalia nei confronti di simonetta di meo, titolare della business services nelle due parafarmacie le fiamme gialle trovarono prodotti di protezione anti covid con rincari fino al 2900 percento
LO SCANDALO La procura di Pescara, pm Andrea Papalia, ha disposto la citazione diretta a giudizio dinanzi al Tribunale per Simonetta Di Meo, 50enne di Chieti, amministratrice della Business Services srl che gestisce le parafarmacie Farmaternum di viale Pepe e Farmateate di via del Circuito, sequestrate a metà aprile dai finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria per i prezzi esagerati applicati, durante l’ emergenza Covid, sulle mascherine, sui gel disinfettanti e sui guanti in lattice. Nella parafarmacia di viale Pepe già ai primi di marzo le fiamme gialle, coordinate dal tenente colonnello Luca Lauro, avevano effettuato un blitz nel quale era stato accertato che oltre 200 mascherine e confezioni di gel disinfettanti erano in vendita a prezzi con ricariche molto superiori al 500% del prezzo d’ acquisto. A segnalare questa situazione era stato anche il presidente del consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, dopo averne avuto notizia da alcuni cittadini. VIDEODENUNCIA Sospiri aveva mostrato in un video uno scontrino in cui cinque mascherine e un gel disinfettante erano state pagate a quasi 150 euro. Per la titolare era quindi scattata la denuncia per il reato di manovre speculative su merci, che prevede la reclusione fino a 3 anni e multe fino a 25 mila euro. Dopo qualche settimana, i finanzieri erano tornati a far visita all’ attività, riscontrando le stesse irregolarità nella vendita dei dispositivi di protezione individuale (dpi). Mascherine, confezioni di gel disinfettante e guanti monouso erano vendute con margini di ricarico fino al 2.900%. Ad esempio, mascherine FFP1 o confezioni di guanti in lattice monouso a 17 euro e confezioni di gel igienizzanti a 11 euro. Ieri, a dare notizia della citazione diretta a giudizio dell’ amministratrice della Business Services è stato il Codacons, che si è occupato di questa vicenda dai primi istanti, presentando denuncia. L’ associazione sottolinea che si tratta della «prima citazione a giudizio in Italia» nei confronti di persone che, in piena emergenza sanitaria, ne hanno hanno approfittato «per arricchirsi sulla pelle dei consumatori». Nel decreto di citazione della procura, si sottolinea che la società dovrà rispondere del reato di manovre speculative su merci «per la vendita di prodotti e dispositivi di prima necessità per la prevenzione e la riduzione di rischi di diffusione del contagio a prezzi esorbitanti, applicando ricarichi fino al 2900% e, segnatamente, mascherine rigide antismog con ricarico del 2900%, guanti in lattice con un ricarico del 325%, mascherine del tipo FFp1 con un ricarico del 240%, gel igienizzante Bacti gel da 75 ml con un ricarico del 350% e disinfettante Oasis Medical da 500 ml con un ricarico del 575%, compiuto con manovre speculative su merci e prodotti di prima necessità, in modo atto a determinare anche il rincaro nel mercato interno». Il Codacons, che è parte offesa nel procedimento in rappresentanza della collettività dei consumatori, invita adesso tutti i cittadini che abbiano acquistato nelle due parafarmacie pescaresi prodotti oggetto di rincaro a rivolgersi all’ associazione per chiedere il rimborso dei soldi spesi e il risarcimento dei danni morali subiti ([email protected] e tel. 89349955). Nel corso dei blitz, in totale, erano stati sequestrati dalla guardia di finanza circa seimila prodotti. Alessandra Di Filippo © RIPRODUZIONE RISERVATA.

Il Messaggero, 24/07/2020 04:36
Ops Ubi, esposto dei consumatori contro i tentativi di frenare l’ offerta
codacons e mdc si rivolgono a due procure e alla consob per denunciare pratiche dubbie
L’ INIZIATIVA ROMA Le Procure di Bergamo e Milano e la Consob dovranno valutare la correttezza dell’ operato delle filiali di Ubi Banca in merito all’ Ops lanciata da Intesa Sanpaolo e alle informazioni rese ai propri clienti. Lo afferma il Codacons che, dopo essere venuto in possesso di una registrazione audio attribuibile ad un dipendente della filiale Ubi di Vertova (Bergamo) nella quale l’ addetto sembrerebbe convincere un cliente della banca circa la non convenienza dell’ Ops, ha deciso di presentare un esposto per la possibile manipolazione del mercato e perché venga fornita una informazione corretta e trasparente a tutti gli azionisti coinvolti. «Sono giunte alla scrivente segnalazioni sul modus operandi di alcune agenzie Ubi che evidenzierebbero – il condizionale è d’ obbligo – come alcuni operatori starebbero fornendo delle informazioni non corrette, incomplete, omettendo alcuni importanti dati che porterebbero i correntisti, gli azionisti e i piccoli risparmiatori a fare delle scelte anche economiche che non avrebbero fatto o avrebbero fatto in altro modo se avessero avuto le corrette informazioni», spiega l’ esposto. Se è chiara la linea ostile manifestata dal cda Ubi – che anche ieri si è espresso contro l’ Ops nonostante il ritocco verso l’ alto di 652 milioni – quel che merita di essere accertato, scrive il Codacons, è «se in tale ottica, attraverso le proprie filiali e agenzie, non si stia procedendo a porre in essere una pratica ostruzionistica volta ad impedire agli azionisti Ubi di avere un quadro informativo completo per poter scegliere di aderire o meno all’ operazione in modo da non consentire a Intesa Sanpaolo di riuscire ad arrivare al suo obiettivo». LE ADESIONI SALGONO AL 26,4% Nell’ esposto il Codacons precisa di ritenere «indispensabile, necessario e doveroso approfondire definitivamente la vicenda, soprattutto nell’ ottica di trasparenza nei confronti della collettività e per la tutela dell’ economia nazionale da distorsioni del mercato derivanti da manovre fraudolente che ledono interessi dei consumatori, degli utenti e dei risparmiatori, dei contribuenti e di soci e correntisti che hanno investito nei mercati finanziari, sia individualmente che collettivamente». All’ iniziativa del Codacons si è poi affiancata quella del Mdc, il Movimento in difesa del cittadino presieduto da Francesco Luongo che ha avviato analogo esposto alla Consob. Infine, è salita al 26,4% del capitale di Ubi la quota di adesioni all’ Ops. Nella giornata di ieri sono stati apportati 105,75 milioni di titoli e revocate adesioni per 25 mila titoli. Complessivamente la consegna riguarda 302,8 milioni di titoli. L’ offerta si chiuderà il 28 luglio. L. Ram. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

Giornale di Brescia, 24/07/2020 04:27
risiko bancario balzo delle adesioni al 26,406%
Il Cda di Ubi Banca non cambia posizione «L’ offerta di Intesa non è ancora adeguata»
dell’ offerta «non remunera adeguatamente» mentre persiste «una allocazione del valore e delle sinergie sfavorevole» ai soci di Ubi. Il Cda ricorda poi che la sottovalutazione di 1,1 miliardi di euro «implicita nella mediana dei concambi» risulta «solo parzialmente colmata» di 652 milioni della «componente in denaro». Infine il cda sottolinea il fatto che qualora Intesa non riesca a dismettere sportelli di proprietà di Ubi Banca, in ottemperanza al provvedimento Antitrust, Ca’ de Sass «sarà obbligata a cedere sportelli di sua proprietà» con «potenziali effetti negativi sul perseguimento delle prospettive di sviluppo reddituale sottese agli obiettivi strategici dell’ operazione». La raccolta. La nuova bocciatura di Ubi, seppure meno tranchant, arriva mentre si registra una decisa accelerazione nelle adesioni all’ opas. Le azioni conferite sono salite al 26,406%, grazie all’ apporto, Da Borsa Italiana. Le adesioni all’ opas lanciata da Intesa Sanpaolo su Ubi sono salite al 26,406% del capitale della banca lombarda. In un giorno è stato apportato all’ offerta pubblica di acquisto e scambio oltre il 9% del capitale di Ubi, il dato più alto dall’ avvio dell’ opas. nella giornata di oggi, di oltre il 9% del capitale, il dato più alto dall’ avvio dell’ opas. Gli azionisti di Ubi hanno a disposizione ancora tre giorni di Borsa aperta, fino al 28 luglio, per aderire. Tra i grandi soci è arrivato il sì delle Fondazioni Crc (5,9%) e Banca del Mon tedi Lombardia (3,9%), di Cattolica (1%) e del patto dei soci bresciani (circa l’ 8%) mentre quello degli azionisti bergamaschi ha ritirato il suo «no» la sciando «libertà di adesione». L’ efficacia dell’ offerta è subordinata al raggiungimento dial meno il 50% di Ubi più un’ azione ma Ca’ de Sass punta al 66,7% in modo da garantirsi il controllo dell’ assemblea straordinaria e procedere alla fusione con Ubi e alla vendita dei sportelli a Bper – vendita che Ubi ritiene non possa essere «legittimamente» imposta senza il rischio di contenziosi con i soci di minoranza. Nel frattempo alcune associazioni di consumatori hanno sollevato dubbi sulla correttezza delle informazioni fornite allo sportello aipiccoli risparmiatori che chiedevano indicazioni sul da farsi. Il Codacons ha presentato esposti alla Consob e alle Procure di Bergamo e Milano chiedendo di verificare la «correttezza dell’ operato delle filiali di Ubi» mentre il Movimento Difesa del Cittadino ha parlato di «guerra senza esclusione di colpi» in cui apagare è «come sempre, la trasparenza e la corretta informazione dei piccoli azionisti». //

Il Notiziario, 24/07/2020 04:10
Sicurezza, “In paese troppe carenze”
di Stefano Di Maria GERENZANO – Il Codacons ha bacchettato il Comune sul tema della sicurezza, tacciandolo di fare poco sul fronte delle truffe? “E’ la dimostrazione che in questo ambito l’ operato dell’ amministrazione lascia a desiderare”, è il pensiero del consigliere leghista Cristiano Borghi. “Giustamente non si può attribuire ai soli carabinieri la repressione di tale reato, visto che spesso sono già impegnati in altri gravi interventi accaduti sul territorio di competenza – afferma – La polizia locale, ridotta a sole due unità per scelte politiche scellerate, può fare poco o nulla, visto che a malapena riesce a coprire i turni. Certo è in previsione l’ assunzione di un nuovo comandante nei prossimi mesi, ma praticamente sarà un generale senza esercito, che fra l’ altro, essendo nella pianta organica un D1, può anche decidere di rimanere in ufficio senza fare il lavoro “sulla strada: sua acoltà”. Critiche anche alla replica del consigliere delegato alla Sicurezza Vincenzo Amati al Notiziario: “Fa a dir poco sorridere, se non ci fosse di mezzo la sicurezza dei cittadini, principalmente i più deboli, prattutto ando so iene che sindaco ganizza contri al entro an ani (seme comune pochi i rtecipan, oppure gli appelli Facebo(quanti anzan sono su Face book?). Fra l’ altro il Codacons sostiene che non può essere affidato solo ai carabinieri il contrasto alle truffe, mentre Amati invita i cittadini a chiama re il 112: un controsenso, non ha nemmeno capito qual era la richiesta del Codacons”. Per quanto riguarda il controllo del vicinato, è opinione di Cristiano Borghi che sia stato ormai abbandonato al suo destino, dopo le elezioni del 2017: “Certo non può essere la panacea di tutti i mali… Per non parlare delle telecamere appena installate, ma che servono a poco se non c’ è nessuno che guarda il filmato quando arrivano le segnalazioni e, comunque, l’ inquadratura è spesso irriconoscibile visto che l’ impianto non è nemmeno di ultima generazione, soprattutto rispetto ad altri paesi del circondario”.

La Gazzetta del Mezzogiorno, 24/07/2020 03:50
il caso spesso si paga un euro per i «dpi»
Bari, nei saloni di bellezza resta ancora in vigore la maggiorazione per il Covid
BARI. Il virus pesa ancora sulle tasche dei cittadini. Parrucchieri, barbieri, estetisti infliggono ancora ai propri clienti il «contributo Covid», che in qualche caso sembra un’ au tentica tassa, tanto da comparire nello scontrino. Tassa in realtà mai introdotta ma le polemiche già esplose al termine del periodo di confinamento, tornano a infuriare. Qualche utente cui cade l’ occhio sulle voci dello scontrino resta sorpreso dalla «Covid tax». Un euro, la «tax» applicata dai più che in alcuni casi lievita fino a 5. Sono le spese per l’ utilizzo di mascherina, camici, contenitori di plastica, gel sanificante. Antonio Maria Scalioti, Codacons: «Dopo i primi episodi abbiamo chiesto maggiore correttezza e devo dire che molti esercenti hanno seguito il consiglio». Mario La forgia, Confartigianato: «La polemica è fuori luogo. Ricordiamo quanto hanno sofferto tante.

La Gazzetta del Mezzogiorno, 24/07/2020 03:50
la polemica il contributo per i dispositivi anti -contagio chiesto in alcuni saloni di parrucchieri ed estetiste
«Tassa Covid» dei coiffeur nel mirino dei clienti
confartigianato: «sbagliato applicarla, ma la polemica è sterile»
È polemica sul «contributo Covid» richiesto ai clienti di parrucchieri ed estetiste. Una voce dagli importi variabili talvolta riportata sugli scontrini fiscali, giustificata con le spese sostenute per i dispositivi anti -contagio. Un balzello illegittimo, ricorda il Codacons. Anche Confartigianato ne stoppa l’ applicazione, ma contrattacca: «Polemica sterile e irrispettosa di una categoria che ha duramente sofferto».

La Gazzetta del Mezzogiorno, 24/07/2020 03:50
la fase tre
«Covid tax» dei coiffeur ora scoppia la polemica
balzello nel mirino. le imprese: «polverone irrispettoso di chi ha sofferto»
Il virus corre meno di prima ma pesa ancora sulle tasche dei cittadini. Specie su quelle di chi frequenta i saloni di parrucchieri ed estetiste, costretti tuttora a pagare la gabella che va sotto il nome di «contributo Covid». Taglio, piega, tintura, manicure e ritocchino ai prezzi, giustificato con le spese sostenute per assicurare il rispetto delle misure anti -contagio: mascherine, igienizzanti, camici monouso. In qualche caso sembra una vera e propria tassa, tanto da comparire nello scontrino assieme alle altre voci. Sembra, perché è una tassa che in realtà non esiste. E che rinfocola le polemiche scoppiate già al termine del periodo di confinamento, a maggio, quando i saloni hanno riaperto ed è spuntato il balzello. Va riconosciuto che non tutti i titolari lo applicano, qualcuno lo ha fatto solo per un breve periodo dopo la riapertura, altri hanno sempre mantenuto invariate le tariffe rispetto al periodo pre -crisi. Ma tant’ è: le signore che oggi fresche di piega controllano lo scontrino restano sorprese dalla sgradita presenza della «Covid tax», così come i signori appena sbarbati. Un vero travaso di bile, invece, lo accusano i clienti che, al posto dei canonici uno o due euro in più, si vedono appioppare maggiorazioni fino a 5 euro, perfino di più se il parrucchiere o l’ estetista (ma questi casi estremi sono rari) impongono magari l’ utilizzo di kit comprensivi, oltre alla mascherina, di camici, ciabatte, contenitori di plastica monouso in cui riporre borse, borsette, borselli e marsupi. LA VOCE DEI CONSUMATORI -La battaglia contro i balzelli è subito partita in tutta Italia, con esposti e ricorso alle carte bollate per ottenere il rimborso. Al Codacons di Bari non è stata necessaria la linea dura. «I casi che ci hanno segnalato risalgono soprattutto al periodo immediatamente successivo alla fine del lockdown – dice Antonio Maria Scalioti, presidente regionale e cittadino dell’ as sociazione a difesa dei consumatori – i cittadini ci chiamavano chiedendoci consigli su come comportarsi di fronte alla richiesta. E possiamo dire che in molte occasioni gli esercenti, di fronte alle rimostranze dei clienti, hanno fatto un passo indietro e il problema si è risolto ancor prima che pagassero». Per Scalioti, la differenza la fa la trasparenza. «Premesso che pretendere una “tassa Covid”, o contributo obbligatorio che dir si voglia, sarebbe illegale, nel libero mercato si ha la facoltà di applicare le tariffe che più si ritiene opportune. Il problema non è chiedere qualche euro in più. L’ importante – sottolinea il presidente del Codacons – è la trasparenza. Bisogna informare con chiarezza i consumatori esponendo i prezzi in modo leggibile». In caso contrario? «Il cliente – risponde – può sollecitare l’ intervento della polizia municipale perché venga verbalizzato l’ accaduto in vista di una successiva azione legale». Antonio Maria Scalioti, però, riconosce: «Dopo i primi episodi abbiamo chiesto maggiore correttezza e devo dire che la stragrande maggioranza degli esercenti ha seguito il consiglio». LA POSIZIONE DI CONFARTIGIA NATO -Invoca comprensione «per una delle categorie più danneggiate dall’ emergenza sanitaria» il direttore di Confartigianato Bari, Mario Laforgia. Anche se l’ associazione ha fin da subito preso posizione sulla questione, spiegan do a chiare lettere ai propri iscritti che la richiesta di un «contributo Covid» non è fiscalmente corretta. «La sua applicazione è eccepibile – ribadisce Laforgia – sarebbe un po’ come mettersi a vendere mascherine. È preferibile un leggero ritocco dei prezzi, ampiamente giustificato dalla tragica crisi sofferta dalla categoria nel periodo più critico dell’ epidemia». Ecco perché il direttore di Confartigianato giudica eccessivo alzare un polverone sull’ argomento. «La polemica è fuori luogo. È bene che tutti ricordino che tante piccole imprese non sono riuscite a riaprire dopo il lockdown, che tanti lavoratori del settore sono stati costretti a fare ricorso agli ammortizzatori sociali del Fondo per l’ artigianato». Laforgia rimarca l’ impegno dell’ asso ciazione per salvare il salvabile ottenendo di anticipare a maggio la riapertura dei saloni. Se poi qualcuno ci marcia, approfittando per introdurre gabelle, è reponsabilità del sindaco. «Condanniamo eventuali tentativi di speculazione, che però saranno casi isolati – puntualizza Mario Laforgia – ma ci aspettiamo rispetto per una categoria che ha subìto una drammatica interruzione dell’ attività lavorativa». E alla luce di questo dato di fatto rivolge un invito: «Le signore baresi accettino di pagare qualche euro in più se la maggiorazione viene applicata con correttezza e in modo trasparente».

Il Mattino di Padova, 24/07/2020 03:30
la ripresa di settembre
Le aule scolastiche cambiano volto In arrivo migliaia di sedie e banchi
la provincia ha spedito un ordine da quasi 1 milione di euro ed è polemica sui tavolini con rotelle: «rischio autoscontri»
Le aule cambiano volto, con nuovi banchi e nuove sedie. Ultimo giorno utile, ieri, per definire la partita della richiesta alla Provincia e ai Comuni dell’ arredo post-covid in vista della riapertura del 14 settembre. Dopo una serie di sopralluoghi ai quali hanno partecipato anche il presidente dellla Provincia Fabio Bui e il consigliere delegato all’ edilizia Alessandro Bisato, l’ amministrazione provinciale, che ha la competenza su 69 plessi degli istituti superiori, ha deciso di acquistare 4.445 sedie, 3.222 tavoli, 204 scrivanie a uso cattedra, 249 armadi, 110 lavagne multimediali e 294 pareti mobili. In tutto sono 8.524 “pezzi” per l’ arredamento interno delle aule. I nuovi arredi interni costeranno circa 900 mila euro. Il fondo che la Provincia ha a sua disposizione è di 1.300. 000. Gli altri 400 mila euro saranno spesi in interventi di edilizia leggera, che sono stati già richiesti dai singoli presidi. Anche le scuole padovane possono accedere al bando di gara europeo predisposto da Domenico Arcuri, responsabile tecnico anche del Miur, guidato dalla ministra Lucia Azzolina, per acquistare, in tutta Italia fino a tre milioni di sedie con poggialibri o tablet, dotate di 5 rotelle sottostanti. E anche alcune scuole padovane hanno chiesto di adottare le sedie a rotelle. Tra queste c’ è anche l’ istituto commerciale Pier Fortunato Calvi. Tale scelta, però, sta dividendo i presidi. «Io ho scelto l’ opzione Provincia per quanto riguarda l’ istituto tecnico agrario Duca degli Abruzzi», osserva la dirigente Concetta Ferrara, «Ho chiesto 60 banchi tradizionali, con il tavolino davanti e la sedia dietro. Le sedie monoposto, proposte dal dottor Arcuri e dalla ministra Azzolina costano troppo. E come dice il Codacons rischiano di essere utilizzate dai ragazzi come macchinette da autoscontro». Osserva il presidente della Provincia: «È senz’ altro meglio affidarsi alle nostre risorse che sono sicure e possono essere gestite nei modi più appropriati, prendendo contatti diretti con le aziende che si trovano sul territorio», sottolinea Fabio Bui, «Il maxi-appalto indetto dal ministero dell’ Istruzione è troppo complesso e farraginoso. Nel programma delineato dal dottor Arcuri è scritto che i nuovi banchi monoposto dovrebbero arrivare in tutte le scuole della penisola entro il 7 settembre. Ossia una settimana prima dell’ inizio dell’ anno scolastico 2020-2021. Secondo me non è una data credibile visto che siamo già alla fine di luglio. Anche se da Roma dicono che saranno adottati criteri diversi e più veloci rispetto ai tempi tradizionali della burocrazia, per me la scelta migliore resta quella di affidarsi agli enti locali. Per il resto anche al sottoscritto non piacciono le sedie a rotelle. Non hanno le stesse funzioni di un tavolo con la sedia dietro. Con le sedie a rotelle un’ aula, più che un luogo di studio per tutta una mattinata, sembrerebbe un ufficio aziendale». –felice paduano.

Il Giornale Di Vicenza, 24/07/2020 03:15
MILANO Il cd di Ubi Banca ha bocciato ieri per la seconda volta l’ offerta di Intesa Sanpaolo
MILANO Il cd di Ubi Banca ha bocciato ieri per la seconda volta l’ offerta di Intesa Sanpaolo, pur prendendo atto del suo miglioramento grazie all’ aggiunta di una componente in contanti pari a 0,57 euro per azione, del controvalore complessivo di 652 milioni di euro. Il comunicato del board dice che la nuova offerta «esprime una valorizzazione di Ubi Banca che ancora non riflette il suo reale valore e non riconosce agli azionisti» né «il contributo apportato al valore complessivo della combined entity» né «un adeguato valore delle sinergie». Ma l’ ammontare del rilancio, pur accorciando le distanze, appare insufficiente a colmare la sottovalutazione di 1,1 miliardi di euro che – a detta di Ubi – l’ originaria proposta di Intesa scontava. Cà de Sass offre 1,7 azioni di nuova emissione in cambio di un’ azione Ubi. Con l’ aggiunta della componente cash il premio offerto, rispetto al valore delle azioni Ubi allo scorso 14 febbraio, sale al 44,7%. Rendendo così la proposta, a detta della stragrande maggioranza degli analisti finanziari, estremamente invitante quando non irrinunciabile. Che la proposta stia facendo breccia nell’ azionariato di Ubi emerge anche dall’ andamento delle adesioni, salite al 26,406%, grazie all’ apporto, nella giornata di oggi, di oltre il 9% del capitale, il dato più alto dall’ avvio dell’ opas. Gli azionisti di Ubi hanno a disposizione ancora tre giorni di Borsa aperta, fino al 28 luglio, per apportare le proprie azioni. Tra i grandi soci è arrivato il sì delle Fondazioni Crc (5,9%) e Banca del Monte di Lombardia (3,9%), di Cattolica (1%) e del patto dei soci bresciani (8%) mentre quello degli azionisti bergamaschi ha ritirato il suo ‘no’ lasciando ‘libertà di adesione’ agli aderenti L’ efficacia dell’ offerta è subordinata al raggiungimento di almeno il 50% di Ubi più un’ azione ma Cà de Sass punta al 66,7% in modo da garantirsi il controllo dell’ assemblea straordinaria e procedere alla fusione con Ubi e alla vendita dei sportelli a Bper – vendita che Ubi ritiene non possa essere «legittimamente» imposta – senza il rischio di contenziosi con i soci di minoranza e potendo viceversa spremere il 100% delle sinergie. Alcune associazioni di consumatori hanno sollevato dubbi sulla correttezza delle informazioni fornite allo sportello ai piccoli risparmiatori. Il Codacons ha presentato esposti alla Consob e alle Procure di Bergamo e Milano chiedendo di verificare la «correttezza dell’ operato delle filiali di Ubi».

L’Eco di Bergamo, 24/07/2020 03:15
Ubi, nuova bocciatura «Intesa non riconosce il valore della banca»
il giudizio il consiglio di amministrazione: gran parte dei rischi dell’ opas ricadono sui nostri azionisti a tre giorni dal termine le adesioni all’ offerta al 26,4%
A tre giorni lavorativi dalla fine dell’ Offerta pubblica di scambio e acquisto (opas) di Intesa Sanpaolo su Ubi Banca (termine fissato, salvo proroghe, a martedì prossimo, 28 luglio), rispettivamente primo e quarto istituto bancario d’ Italia, il cda dell’ ex popolare dall’ anima anche bergamasca boccia per la seconda volta l’ offerta di Ca’ de Sass. «Il consiglio di amministrazione di Ubi Banca ritiene che, nonostante il riconosci mento della componente in denaro, l’ offerta non riconosca appieno il valore complessivo della banca», si legge nell’ aggiornamento del comunicato dell’ istituto di credito diffuso in tarda serata, malgrado i lavori del cda si siano conclusi poco dopo mezzogiorno. Una lunga giornata di consultazioni con i legali per mettere a punto il poderoso documento con cui il board di Ubi, pur prendendo atto del miglioramento dell’ offerta grazie all’ aggiunta di una componente in contanti pari a 0,57 euro per azione, del controvalore complessivo di 652 milioni di euro, ribadisce un secco no. Dunque, l’ ammontare del rilancio, deciso venerdì scorso da Intesa Sanpaolo, pur accorciando le distanze, viene giudicato insufficiente a colmare la sottovalutazione di 1,1 miliardi di euro che – a detta di Ubi – l’ originaria proposta di Intesa scontava. In particolare, osserva la banca, non solo l’ offerta sottostima il valore di Ubi, ma le sinergie e gran parte dei rischi legati al raggiungimento degli obiettivi, ricadono su soci Ubi. La bocciatura è avvenuta all’ unanimità. Eppure le spaccature nell’ azionariato della banca guidata da Letizia Moratti e Victor Massiah devono aver scandito i lavori del consiglio d’ amministrazione. Cà de Sass offre 1,7 azioni di nuova emissione in cambio di un’ azione Ubi. Con l’ aggiunta della componente cash, il premio offerto, rispetto al valore delle azioni Ubi allo scorso 14 febbraio, sale al 44,7%. Rendendo così la proposta, a detta della stragrande maggioranza degli analisti, estremamente invitante. Breccia nell’ azionariato Che la proposta stia facendo breccia nell’ azionariato di Ubi emerge anche dall’ andamento delle adesioni, salite al 26,406%, grazie all’ apporto, nella giornata di ieri, di oltre il 9% del capitale, il dato più alto dall’ avvio dell’ opas. Secondo quanto comunicato da Borsa italiana sono state conferite 105.755.111 azioni ordinarie, che portano il totale a 302.088.604. Gli azionisti di Ubi hanno a disposizione ancora tre giorni di Borsa aperta, fino al 28 luglio, per apportare le proprie azioni. In una settimana hanno detto sì all’ opas, tra coloro che erano contrari da mesi, gli azionisti bresciani, e le due fondazioni Banca del Monte di Lombardia e Cassa di risparmio di Cuneo. In tutto un 20% del capitale che ha voltato le spalle agli appelli del management della banca, preferendo l’ istituto presieduto da Carlo Messina. A loro si sono aggiunti Cattolica Assicurazioni, che ha l’ 1%, e tanti piccoli azionisti. Al Car, che riuniva il 19% del capitale oggi sceso all’ 8% (gran parte del quale fa riferimento a imprenditori i bergamaschi), si affianca per ora il Fondo Parvus, che detiene un altro 9% e le cui decisioni non sono ancora chiare. Il resto è in mano ai fondi, che non hanno venduto il titolo in questi mesi, e ora, è presumibile, vogliano incassare. L’ efficacia dell’ offerta è subordinata al raggiungimento di almeno il 50% di Ubi più un’ azione, ma Cà de Sass punta al 66,7% in modo da garantirsi il controllo dell’ assemblea straordinaria e procedere alla fusione con Ubi e alla vendita dei sportelli a Bper (vendita che Ubi ritiene non possa essere «legittimamente» imposta) senza il rischio di contenziosi con i soci di minoranza e potendo viceversa spremere il 100% delle sinergie. L’ esposto del Codacons Alle accuse incrociate che si registrano ogni giorno dall’ inizio dell’ offerta il 6 luglio scorso, si è aggiunto il Codacons che ha presentato esposti alla Consob e alle Procure di Bergamo e Milano chiedendo di verificare la «correttezza dell’ operato delle filiali di Ubi». In una nota si fa riferimento, anche a un audio che il Codacons ritiene registrato in una filiale di Ubi che confermerebbe quanto segnalato alla magistratura. Il Movimento Difesa del Cittadino ha parlato, invece, di «guerra senza esclusione di colpi» in cui a pagare è «come sempre, la trasparenza e la corretta informazione dei piccoli azionisti».

Brescia Oggi, 24/07/2020 03:10
l’ operazione. il cda dell’ ex popolare torna a bocciare l’ opas di ca’ de sass, anche dopo l’ aggiunta di una parte in contanti per un importo di oltre 652 milioni di euro
Ubi dice un altro «no» all’ Offerta di Intesa
«non riconosce il valore totale della banca». ancora in crescita le adesioni: ora sono al 26,406% esposti e dubbi dai consumatori
Ubi Banca boccia per la seconda volta l’ Offerta di Intesa Sanpaolo. La posizione dell’ ex popolare trova riscontro nel comunicato diffuso nella tarda serata di ieri, dopo la riunione del Consiglio di amministrazione: pur prendendo atto del suo miglioramento, grazie all’ aggiunta di una componente in contanti pari a 0,57 euro per azione (per un controvalore, qualora la totalità delle azioni Ubi aderisse all’ Opas, di oltre 652 milioni di euro), Ubi ritiene che «l’ offerta non riconosca appieno il valore complessivo della banca». GLI ELEMENTI di novità emersi «non sono tali da far superare tutte le considerazioni conclusive espresse dal Cda», scrive Ubi: per i vertici dell’ ex popolare, il corrispettivo incrementato non riconosce agli azionisti «il contributo apportato al valore complessivo della combined entity e un adeguato valore delle sinergie prospettate da Isp». Inoltre, «l’ offerta continua a porre a carico degli azionisti di Ubi gran parte dei rischi connessi al raggiungimento degli obiettivi strategici» e rimangono anche dubbi su come Ca’ de Sass agirà in merito ai rilievi dell’ Antitrust sulla cessione di oltre 500 sportelli a Bper, perché «nel caso in cui Intesa non riesca a dismettere filiali di proprietà di Ubi, sarà obbligata a cedere sportelli di sua proprietà, con potenziali effetti negativi sul perseguimento delle prospettive di sviluppo reddituale sottese agli obiettivi strategici dell’ operazione». Ed ancora, per gli advisor di Ubi, il corrispettivo incrementato esprime «un concambio implicito pari a 2» volte, «ancora inferiore sia alla media e sia alla mediana dei concambi» e pari «rispettivamente, a 2,4 e 2,27». «D’ altra parte, la valorizzazione implicita nella mediana dei concambi» indicata nel comunicato dell’ emittente esprimeva «una differenza pari a 1,1 miliardi di euro» e questo «senza considerare il limitato riconoscimento agli azionisti di Ubi delle sinergie – scrive l’ ex popolare -. Tale differenza risulta solo parzialmente colmata dalla componente in denaro, pari a massimi 652 milioni di euro».Intesa offre 17 azioni ordinarie di nuova emissione a fronte della consegna di 10 azioni di Ubi: con l’ aggiunta della componente cash, il premio offerto, rispetto al valore delle azioni Ubi allo scorso 14 febbraio, sale al 44,7%, rendendo così la proposta, a detta della stragrande maggioranza degli analisti finanziari, estremamente invitante quando non irrinunciabile. E che le nuove condizioni stiano facendo breccia nell’ azionariato di Ubi emerge anche dall’ andamento delle adesioni, salite al 26,406%, grazie all’ apporto, nella giornata di ieri, di oltre il 9% del capitale, il dato più alto dall’ avvio dell’ Opas.GLI AZIONISTI di Ubi hanno a disposizione ancora tre giorni di Borsa aperta, fino al 28 luglio, per apportare le proprie azioni. Tra i grandi soci nei giorni scorsi è arrivato il sì delle Fondazioni Crc (5,9% del capitale di Ubi) e Banca del Monte di Lombardia (3,9%), di Cattolica (oltre l’ 1%) e del Sindacato Azionisti Ubi banca, il patto bresciano presieduto da Franco Polotti (7,8% del capitale dell’ ex popolare), mentre il Patto dei Mille dei soci bergamaschi ha ritirato il suo «no» lasciando «libertà» di scelta ai propri aderenti.L’ efficacia dell’ offerta è subordinata al raggiungimento di almeno il 50% di Ubi più un’ azione, ma Ca’ de Sass punta al 66,7%, in modo da garantirsi il controllo dell’ assemblea straordinaria e procedere alla fusione con Ubi e alla vendita dei sportelli a Bper, operazione questa che Ubi ritiene non possa essere «legittimamente» imposta senza il rischio di contenziosi con i soci di minoranza e potendo viceversa spremere il 100% delle sinergie. NEL FRATTEMPO, alcune associazioni di consumatori hanno sollevato dubbi sulla correttezza delle informazioni fornite allo sportello ai piccoli risparmiatori che chiedevano indicazioni sul da farsi. Il Codacons ha presentato esposti alla Consob e alle Procure di Bergamo e Milano, chiedendo di verificare la «correttezza dell’ operato delle filiali di Ubi, per la possibile fattispecie di manipolazione del mercato e perché venga fornita una informazione corretta e trasparente a tutti gli azionisti coinvolti». L’ oggetto dell’ attenzione del Codacons è «una registrazione audio attribuibile ad un dipendente della filiale Ubi di Vertova» (Bg), «nella quale l’ addetto sembrerebbe convincere un cliente della banca circa la non convenienza dell’ Opas». Un secondo allarme è arrivato dai Movimento Difesa del Cittadino, che ha parlato di «guerra senza esclusione di colpi» in cui a pagare è «come sempre, la trasparenza e la corretta informazione dei piccoli azionisti». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
m.vent.

L’Arena, 24/07/2020 03:05
MILANO Il cd di Ubi Banca ha bocciato ieri per la seconda volta l’ offerta di Intesa Sanpaolo
MILANO Il cd di Ubi Banca ha bocciato ieri per la seconda volta l’ offerta di Intesa Sanpaolo, pur prendendo atto del suo miglioramento grazie all’ aggiunta di una componente in contanti pari a 0,57 euro per azione, del controvalore complessivo di 652 milioni di euro. Il comunicato del board dice che la nuova offerta «esprime una valorizzazione di Ubi Banca che ancora non riflette il suo reale valore e non riconosce agli azionisti» né «il contributo apportato al valore complessivo della combined entity» né «un adeguato valore delle sinergie». Ma l’ ammontare del rilancio, pur accorciando le distanze, appare insufficiente a colmare la sottovalutazione di 1,1 miliardi di euro che – a detta di Ubi – l’ originaria proposta di Intesa scontava. Cà de Sass offre 1,7 azioni di nuova emissione in cambio di un’ azione Ubi. Con l’ aggiunta della componente cash il premio offerto, rispetto al valore delle azioni Ubi allo scorso 14 febbraio, sale al 44,7%. Rendendo così la proposta, a detta della stragrande maggioranza degli analisti finanziari, estremamente invitante quando non irrinunciabile. Che la proposta stia facendo breccia nell’ azionariato di Ubi emerge anche dall’ andamento delle adesioni, salite al 26,406%, grazie all’ apporto, nella giornata di oggi, di oltre il 9% del capitale, il dato più alto dall’ avvio dell’ opas. Gli azionisti di Ubi hanno a disposizione ancora tre giorni di Borsa aperta, fino al 28 luglio, per apportare le proprie azioni. Tra i grandi soci è arrivato il sì delle Fondazioni Crc (5,9%) e Banca del Monte di Lombardia (3,9%), di Cattolica (1%) e del patto dei soci bresciani (8%) mentre quello degli azionisti bergamaschi ha ritirato il suo ‘no’ lasciando ‘libertà di adesione’ agli aderenti L’ efficacia dell’ offerta è subordinata al raggiungimento di almeno il 50% di Ubi più un’ azione ma Cà de Sass punta al 66,7% in modo da garantirsi il controllo dell’ assemblea straordinaria e procedere alla fusione con Ubi e alla vendita dei sportelli a Bper – vendita che Ubi ritiene non possa essere «legittimamente» imposta – senza il rischio di contenziosi con i soci di minoranza e potendo viceversa spremere il 100% delle sinergie. Alcune associazioni di consumatori hanno sollevato dubbi sulla correttezza delle informazioni fornite allo sportello ai piccoli risparmiatori. Il Codacons ha presentato esposti alla Consob e alle Procure di Bergamo e Milano chiedendo di verificare la «correttezza dell’ operato delle filiali di Ubi».

MF, 24/07/2020 02:51
ops a tre giorni dalla chiusura dell’ offerta il board dice ancora no a intesa
Il cda Ubi spara gli ultimi colpi
il gruppo riconosce il miglioramento della proposta, ma rimane critico intanto, però, è valanga di adesioni
Mentre una fetta sempre maggiore dei soci di Ubi sta aderendo all’ offerta pubblica di scambio promossa da Intesa Sanpaolo, il consiglio di amministrazione del gruppo lombardo resta critico sulla proposta della Ca’ de Sass pur riconoscendo il miglioramento delle condizioni economiche previsto dall’ ultimo rilancio. «Il cda di Ubi ritiene che, nonostante il riconoscimento della componente in denaro, l’ offerta non riconosca appieno il valore complessivo» della banca, si legge nell’ aggiornamento del comunicato dell’ emittente. Più nel dettaglio, secondo il gruppo guidato da Victor Massiah, «l’ offerta continua a porre a carico degli azionisti di Ubi gran parte dei rischi connessi al raggiungimento degli obiettivi strategici dell’ operazione definiti da Intesa. Il corrispettivo incrementato, seppur aumentato attraverso la componente in denaro, non remunera adeguatamente tali rischi, persistendo, inoltre, una allocazione del valore e delle sinergie sfavorevole agli azionisti di Ubi attesa l’ invarianza della componente in azioni Intesa». Ieri intanto le adesioni all’ ops sono salite al 26,4%, confermando il trend di rapida crescita registrato nelle ultime sedute. Secondo osservatori di mercato, gli apporti arrivati sinora sarebbero almeno tre volte di più rispetto alla media delle operazioni confrontabili (Luxottica, Yoox, EI Towers, Rcs, Impregilo Benetton). Un ritmo che da qualche broker è stato definito una «valanga». Alla luce di queste adesioni, degli annunci fatti dai grandi azionisti e della risposta positiva di molti investitori istituzionali, la soglia del 66,6% sembra insomma alla portata dell’ istituto guidato da Carlo Messina. Con in mano quella maggioranza Intesa potrà procedere all’ integrazione di Ubi sprigionando così tutte le sinergie previste dal piano industriale, fermo restando che, come ricordato in diverse occasioni da Messina, anche la maggioranza semplice consentirebbe di raggiungere molti target previsti dalla strategia. Per conoscere i numeri finali comunque bisognerà attendere la chiusura dell’ offerta prevista per martedì prossimo 28 luglio. Per ora tra i grandi soci è arrivato il sì delle Fondazioni Cr Cuneo (5,9%) e Banca del Monte di Lombardia (3,9%), di Cattolica (1%) e del patto dei soci bresciani (8%) mentre quello degli azionisti bergamaschi ha ritirato il proprio no lasciando libertà di adesione agli aderenti. La partita è seguita con grande attenzione anche dal mondo del retail (che rappresenta circa un quarto del capitale sociale di Ubi) e dalle associazioni dei consumatori. Proprio alcune di queste realtà hanno sollevato dubbi sulla correttezza delle informazioni fornite allo sportello ai piccoli risparmiatori che chiedevano indicazioni sul da farsi. Il Codacons ha presentato esposti alla Consob e alle Procure di Bergamo e Milano chiedendo di verificare la «correttezza dell’ operato delle filiali di Ubi» mentre il Movimento Difesa del Cittadino ha parlato di «guerra senza esclusione di colpi» in cui a pagare è «come sempre, la trasparenza e la corretta informazione dei piccoli azionisti». (riproduzione riservata)
luca gualtieri

Il Sole 24 Ore, 24/07/2020 02:16
banche
Ubi boccia ancora l’ Offerta di Intesa Le adesioni salgono a quota 26,4%
verso il sì delle diocesi socie anche orsini (confindustria) si esprime a favore il cda giudica non congruo anche il rilancio in contanti: siamo ancora sottovalutati
MILANO Ubi Banca boccia per la seconda volta l’ offerta di Intesa Sanpaolo, pur prendendo atto del suo miglioramento grazie all’ aggiunta di una componente in contanti pari a 0,57 euro per azione, del controvalore complessivo di 652 milioni di euro. Ma l’ ammontare del rilancio, pur accorciando le distanze, secondo le valutazioni e le due fairness opinion sul concambio degli advisor Goldman Sachs e Credit Suisse, appare insufficiente a colmare la sottovalutazione di 1,1 miliardi di euro che – a detta di Ubi – l’ originaria proposta di Intesa Sanpaolo scontava. Senza contare, sempre secondo Ubi, il valore delle rilevanti sinergie ottenibili dall’ unione. Se dunque la posizione del Cda di Ubi è restata immutata, dall’ altro lato avanza l’ offerta di Intesa Sanpaolo. Ca’ de Sass offre 1,7 azioni di nuova emissione in cambio di un’ azione Ubi. Con l’ aggiunta della componente cash il premio offerto, rispetto al valore delle azioni Ubi allo scorso 14 febbraio, sale quindi al 44,7%. Rendendo così la proposta, a detta della stragrande maggioranza degli analisti finanziari, estremamente invitante per gli azionisti dell’ istituto guidato da Victor Massiah. Che la proposta del gruppo bancario guidato da Carlo Messina (aiutato dalla consulenza dell’ advisor Mediobanca e, sul lato dell’ offerta, da Jp Morgan, Morgan Stanley, Ubs ed Equita Sim) stia raccogliendo progressivamente consensi tra i soci di Ubi, emerge anche dall’ andamento delle adesioni, salite al 26,406%, grazie all’ apporto, nella giornata di ieri, di oltre il 9% del capitale, il dato più alto dall’ avvio dell’ opas. Un trend che, almeno al momento, mostra una progressione superiore ad altre offerte. Gli azionisti di Ubi hanno a disposizione ancora tre giorni di Borsa aperta, fino al 28 luglio, per apportare le proprie azioni. Tra i grandi soci è arrivato il sì delle Fondazioni Crc (5,9%) e Banca del Monte di Lombardia (3,9%), di Cattolica (1%) e del patto dei soci bresciani (8%), mentre quello degli azionisti bergamaschi ha ritirato il suo no, lasciando libertà di adesione agli aderenti. Sembra in arrivo anche il sì delle Diocesi di Milano, Bergamo e Brescia, azioniste di Ubi, mentre sul fronte imprenditoriale ieri è arrivato il giudizio positivo di Emanuele Orsini, vicepresidente per il fisco, il credito e la finanza di Confindustria: «Sui territori e in Europa servono banche forti» ha affermato in un’ intervista. L’ efficacia dell’ offerta è subordinata al raggiungimento di almeno il 50% di Ubi più un’ azione, ma Ca’ de Sass punta al 66,7% in modo da garantirsi il controllo dell’ assemblea straordinaria e procedere alla fusione con Ubi e alla vendita dei sportelli a Bper – vendita che Ubi ritiene non possa essere “legittimamente” imposta: senza il rischio di contenziosi con i soci di minoranza e potendo viceversa spremere il 100% delle sinergie. Nel frattempo, alcune associazioni di consumatori hanno sollevato dubbi sulla correttezza delle informazioni fornite allo sportello ai piccoli risparmiatori che chiedevano indicazioni sul da farsi. Il Codacons ha presentato esposti alla Consob e alle Procure di Bergamo e Milano, chiedendo di verificare la «correttezza dell’ operato delle filiali di Ubi», mentre il Movimento Difesa del Cittadino ha parlato di «guerra senza esclusione di colpi» in cui a pagare è «come sempre, la trasparenza e la corretta informazione dei piccoli azionisti». Ubi, sul tema, sostiene l’ assoluta correttezza delle informazioni e della condotta nelle proprie filiali. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
carlo festa

ilcentro.it, 24/07/2020 01:19
Mascherine e gel a prezzi folli: commerciante sarà processata
PESCARA. In piena emergenza Covid, quando la popolazione di tutta Italia era a caccia di mascherine, c’ era chi cercava di speculare in maniera indegna su una pandemia mondiale che ha provocato una strage e creato il panico nella popolazione, proprio nel momento più critico, quando cioè non si riuscivano a trovare dispositivi di protezione per fronteggiare il coronavirus. LA DENUNCIA E così l’ associazione di consumatori Codacons presentò in procura a Pescara, una denuncia contro due parafarmacie che appartengono alla stessa proprietà. Adesso l’ inchiesta è stata chiusa e il sostituto procuratore Andrea Papalia ha disposto la citazione diretta per la titolare della società, accusata di violazione dell’ articolo 501 bis per quelle manovre speculative sulle merci. IL CAPO D’ ACCUSA Nel capo di imputazione, che vede imputata Simonetta Di Meo , amministratrice della società Business Services srl specializzata nell’ esercizio di attività commerciale di vendita di prodotti medicinali e Dpi presso le parafarmacie Farmaternum di viale Pepe e Farmateate in via del Circuito, si legge testualmente: «Per la vendita di prodotti e dispositivi di prima necessità per la prevenzione e la riduzione di rischi di diffusione del contagio a prezzi esorbitanti, applicando ricarichi fino al 2900 per cento e, segnatamente: mascherine rigide antismog (quelle che oggi si vendono a 50 centesimi) con ricarico del 2900 per cento; guanti in lattice con un ricarico del 325 per cento; mascherine del tipo FFP1 con un ricarico del 240 per cento; gel igienizzanti da 75 ml con un ricarico del 350 per cento; e disinfettante Oasis Medical da 500 ml con un ricarico del 5757 per cento, compiuto manovre speculative su merci e prodotti di prima necessità, in modo atto a determinare anche il rincaro nel mercato interno». IL RISARCIMENTO Il Codacons, che è parte offesa nel procedimento in rappresentanza della collettività dei consumatori, è ora alla ricerca di altri cittadini che abbiano acquistato, in questi due punti vendita, prodotti oggetto di rincaro per allargare la platea delle parti offese e per chiedere il rimborso dei soldi spesi e un eventuale risarcimento del danno. IL CONTROLLO SUI RINCARI La prima denuncia fece scattare l’ intervento della Guardia di finanza che fece immediatamente un blitz nel punto vendita di viale Pepe, accertando i rincari denunciati. Qualche giorno dopo, nonostante quanto accaduto, gli investigatori furono costretti a far visita anche all’ altro punto vendita dove si stava verificando la medesima situazione. Così, dopo aver concluso le indagini, la procura ha deciso di saltare la fase dell’ udienza preliminare e di andare direttamente a giudizio. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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