23 Giugno 2020

Rassegna stampa del 23 giugno 2020

    Soverato.com, 23/06/2020 20:08
    Codacons: “Dopo le denunce per EasyJet adesso la Calabria diventa un paradiso terrestre”
    A chi fa inversione ad U, proprio come EasyJet, andrebbe ritirata la patente. Una sorta di captatio benevolentiae pelosa quella che ha portato EasyJet, nel breve volgere di una mattinata, a modificare la descrizione della Calabria. Da terra priva di attrazioni, se non criminali e cataclismi, dopo la denuncia per diffamazione e la richiesta di sequestro del sito avanzata dal Codacons all’ Antitrust, ecco che la compagnia low cost Britannica, modifica il proprio sito e la descrive come un paradiso terrestre. Prendiamo atto delle scuse e dell’ avvio di una indagine interna – si legge in una nota del Codacons – ma queste frasi sciocche e razziste non sono certo dovute ad un errore di battitura, ma al tipico approccio nei confronti del meridione. Anche per questo motivo il Codacons continuerà a pretendere una condanna esemplare nei confronti della compagnia britannica.

    Notizie, 23/06/2020 19:38
    Easyjet si scusa dopo la pubblicità choc sulla Calabria
    milano, 23 giu. (askanews) – easyjet chiede scusa per la pubblicità sulla calabria che ha scatenato una bufera sui social oltre che una serie di denunce. sulla
    Milano, 23 giu. (askanews) – Easyjet chiede scusa per la pubblicità sulla Calabria che ha scatenato una bufera sui social oltre che una serie di denunce. Sulla home page del sito della compagnia aerea era comparsa una pubblicità dei voli su Lamezia Terme in cui la regione italiana era definita una “regione povera di turisti a causa di terremoti e mafia” e in cui “mancano “città iconiche come Roma e Venezia”. Una pubblicità che che ha scatenato molte proteste. Il codacons ha annunciato una denuncia, mentre sui social è arrivata la condanna e l’ hashtag #easyjet è diventato trending topic su Twitter. “EasyJet si scusa apertamente con tutti i calabresi e la Regione Calabria per la descrizione contenuta nella scheda informativa all’ interno del sito”, è scritto in una nota. “L’ intento originale del testo era sottolineare quanto la Calabria sia sottovalutata all’ estero da un punto di vista turistico – spiega la nota – La Calabria è una terra per noi molto importante, che amiamo e che promuoviamo da sempre con numerosi voli su Lamezia Terme”. “Abbiamo provveduto immediatamente a rimuovere il testo in questione – conclude – e avviato un’ indagine interna per capire l’ accaduto e fare in modo che non accada mai più”.

    Blogo, 23/06/2020 17:38
    EasyJet e la doppia gaffe con la Calabria, dai pochi turisti per mafia e terremoti ai paesaggi alpini
    reazioni anche dal mondo della politica. il ministro provenzano: “chieda scusa alla calabria e all’ italia”.
    La compagnia aerea easyJet ha commesso una doppia gaffe con la Calabria . Prima ha scritto che è una regione che “soffre di un’ evidente assenza di turisti a causa della sua storia di attività mafiosa e di terremoti”, poi che gode di paesaggi “montani e alpini”, nonostante le alpi siano molto lontane dal territorio calabrese. Il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano ha subito reagito dicendo che easyJet deve chiedere scusa alla Calabria, ma anche a tutta l’ Italia ed è stato preso in parola, perché le scuse, in effetti, ci sono state. #easyjet chieda scusa, alla Calabria e all’ Italia. Non c’ è altro da aggiungere. pic.twitter.com/GBR74vzf8f – Peppe Provenzano (@peppeprovenzano) June 23, 2020 La compagnia, infatti, ha replicato: “Ci dispiace molto se queste parole hanno offeso qualcuno” . Poi ha annunciato che sarà condotta un’ indagine interna “per capire come questo possa essere accaduto e fare in modo che non succeda più in futuro”, ma ha anche provato a giustificarsi dicendo che l’ intento originale voleva essere nobile perché mirava a “sottolineare quanto la Calabria sia sottovalutata all’ estero da un punto di vista turistico”. EasyJet ha poi sottolineato che questa regione è per la compagnia un territorio strategico, “voliamo a Lamezia da Milano, Ginevra e Basilea, contribuendo concretamente alla connettività della regione”. Il sottosegretario ai Beni e alle Attività culturali Anna Laura Orrico ha commentato: “Se Easyjet pensa che l’ aeroporto di Lamezia Terme sia l’ ingresso di un luogo così pericoloso e poco attrattivo potrebbe sempre decidere di rinunciare ai profitti, degni di nota, che raccoglie fornendo, ricordiamolo, un servizio” Tra le reazioni più accese c’ è quella della deputata di Fratelli d’ Italia Wanda Ferro , che ha chiesto alla Regione, che è guidata proprio dal suo partito con Jole Santelli, di “sospendere qualsiasi rapporto con la compagnia” e di pensare anche a eventuali richieste di risarcimento per il danno di immagine subìto. L’ assessore regionale al Turismo Fausto Orsomanso sembra condividere l’ idea di chiedere il risarcimento danni e infatti ha detto: “Rettificare notizie tanto false e lesive dell’ immagine della regione è stato un atto doveroso, ma già oggi in giunta proporrò di valutare una richiesta di risarcimento danni”. E il Codacons ha annunciato di aver depositato una denuncia nei confronti di easyJet per diffamazione. Inoltre l’ associazione di consumatori ha chiesto all’ Antitrust di provvedere al sequestro del sito della compagnia. Per quanto riguarda la Presidente della Regione Jole Santelli , la sua reazione è arrivata per iscritto: “La pseudo operazione di marketing sulla Calabria realizzata da EasyJet è offensiva, miope e ha un chiaro sapore razzista. Si potevano usare tante parole per descrivere la meraviglia e la straordinarietà di una regione unica al mondo, ma la compagnia inglese ha scelto le più becere e le più consunte, realizzando una pubblicità ingannevole che non è altro che una sommatoria di inqualificabili pregiudizi. Per questo ho immediatamente scritto una lettera di protesta alla compagnia”
    redazione blogo.it

    Askanews, 23/06/2020 17:21
    Easyjet si scusa dopo la pubblicità choc sulla Calabria
    la pagina del sito ufficiale rimossa
    Milano, 23 giu. (askanews) – Easyjet chiede scusa per la pubblicità sulla Calabria che ha scatenato una bufera sui social oltre che una serie di denunce. Sulla home page del sito della compagnia aerea era comparsa una pubblicità dei voli su Lamezia Terme in cui la regione italiana era definita una “regione povera di turisti a causa di terremoti e mafia” e in cui “mancano “città iconiche come Roma e Venezia”. Una pubblicità che che ha scatenato molte proteste. Il codacons ha annunciato una denuncia, mentre sui social è arrivata la condanna e l’ hashtag #easyjet è diventato trending topic su Twitter. “EasyJet si scusa apertamente con tutti i calabresi e la Regione Calabria per la descrizione contenuta nella scheda informativa all’ interno del sito”, è scritto in una nota. “L’ intento originale del testo era sottolineare quanto la Calabria sia sottovalutata all’ estero da un punto di vista turistico – spiega la nota – La Calabria è una terra per noi molto importante, che amiamo e che promuoviamo da sempre con numerosi voli su Lamezia Terme”. “Abbiamo provveduto immediatamente a rimuovere il testo in questione – conclude – e avviato un’ indagine interna per capire l’ accaduto e fare in modo che non accada mai più”.

    Askanews, 23/06/2020 16:21
    Codacons: oggi Tar Lazio decide su stop circolare su autopsie
    del ministero della salute, che le limita a causa del covid
    Roma, 23 giu. (askanews) – Oggi il Tar del Lazio dovrà decidere se sospendere i provvedimenti del Ministero della salute che, in tema di Covid, limitano l’ esecuzione di autopsie sul territorio. Il Codacons ha presentato infatti ricorso contro la Circolare del 2 maggio 2020 del Ministero della Salute recante «Indicazioni Emergenziali connesse ad Epidemia Covid 19 riguardanti il settore funebre, cimiteriale e di cremazione» nella parte in cui prevede che “Per l’ intero periodo della fase emergenziale non si dovrebbe procedere all’ esecuzione di autopsie o riscontri diagnostici nei casi conclamati di COVID-19, sia se deceduti in corso di ricovero presso un reparto ospedaliero sia se deceduti presso il proprio domicilio”. Il provvedimento, secondo il Codacons, appare “ingiustificato, dannoso per la collettività e la scienza e contrario ai principi ribaditi dagli organi sanitari – spiega il Codacons – In tema di autopsie lo stesso ISS riconosce l’ importanza se non necessità di effettuazione dei riscontri autoptici nei pazienti positivi al virus Covid e non limita affatto le analisi e studi dei campioni biologici dei soggetti deceduti con Covid, anzi li favorisce. Ad oggi, l’ aver limitato l’ esecuzione dell’ autopsia sui primi decessi ha comportato un grave perdita in campo medico-sanitario in quanto detto settore è stato privato di importanti dati utili ai fini dello studio del virus, tanto per l’ individuazione di una terapia quanto per la scoperta di un futuro vaccino”. Il Ministero della Salute sostiene che la ratio della norma sia quella di diminuire il rischio del contagio del virus ma tale argomentazione, per il Codacons, non trova fondamento per due motivi: le precauzioni e direttive previste nel caso di effettuazione di autopsie, prescritte nella medesima circolare impugnata, al l punto C, risultano molto specifiche e dettagliate anche nell’ indicazioni delle procedure da seguire durante l’ esame autoptico eventualmente da compiersi e certamente, nel caso, il rischio di eventuale contagio del virus appare quasi nullo. Il secondo motivo è che il rischio effettivamente sussistente per compiersi l’ esame autoptico appare certamente minore del rischio che corre quotidianamente il personale sanitario nel predisporre e somministrare cure e trattamenti per i pazienti positivi al suddetto virus. Per tali motivi il Codacons ha chiesto oggi al Tar di sospendere la circolare del Ministero della salute, laddove per ragioni non condivisibili limita le autopsie sui morti da Covid.

    (Sito) Adnkronos, 23/06/2020 16:00
    Smettere di fumare: due strumenti diversi, stesso obiettivo salute
    Roma, 23/06/2020 – Il fumo è il vizio più diffuso al mondo. Negli anni, in molti hanno cercato di smettere, chi senza riuscirvi e chi riuscendo nell’ obiettivo, grazie a una buona dose di volontà. Ma perché è così difficile smettere di fumare ? La risposta è semplice: la nicotina contenuta all’ interno delle sigarette crea dipendenza ed è quindi il corpo stesso a richiederne l’ assunzione. Ecco che, nel lontano 2001 (anche in vista della legge 3/2003 per la tutela dei non fumatori che già si stava discutendo e sarebbe stata promulgata da lì a due anni), è nata la sigaretta elettronica , o e-cig . Sin da subito contestata dai fumatori più incalliti, si è invece presa la sua fetta di notorietà con il passare del tempo, raggiungendo altissime percentuali di utilizzo da parte di chiunque abbia anche solo un po’ di voglia di smettere o diminuire col vizio del fumo. In commercio esistono ormai moltissimi modelli, dai kit introduttivi a quelli più avanzati e personalizzabili: una variegata carrellata è presentata su www.svapostore.net. Perché la sigaretta elettronica è meglio della sigaretta classica? La miglioria principale arriva dall’ assenza totale di combustione all’ interno dell’ e-cig, processo che attiva il rilascio di sostanze nocive come il monossido di carbonio, il catrame, tossine varie e altre sostanze cancerogene. La vaporizzazione del liquido aromatico all’ interno della sigaretta elettronica avviene a circa 250° e porta il fumatore, o meglio lo svapatore , a inalare semplice vapore acqueo dal gusto che preferisce. Oltre all’ aroma, è possibile scegliere la quantità di nicotina presente all’ interno del liquido ed è facile capire come sia possibile partire da alti dosaggi (per chi è abituato ad un massiccio utilizzo di sigarette classiche) e diminuirli man mano, fino ad eliminare totalmente la nicotina dal proprio organismo. Oltre alla sigaretta elettronica, si sono di recente diffusi gli strumenti per scaldare il tabacco , come il famoso iQOS. iQOS: cos’ è e come funziona Uno dei principali strumenti e brand diffusi in Italia per quanto riguarda il tabacco riscaldato, presente sul mercato dal 2015, è un nuovo tipo di sigaretta, una via di mezzo tra la classica e quella elettronica: gli stick iQOS . Lanciati sul mercato da Philip Morris, gli stick iQOS sono anch’ essi elettronici ma, a differenza delle e-cig, non vaporizzano un liquido aromatico, bensì riscaldano direttamente le foglie di tabacco. Questo procedimento colloca gli stick più vicini alle sigarette classiche, poiché il tabacco è fisicamente presente all’ interno del meccanismo. La differenza sta nel processo di riscaldamento: mentre nelle sigarette classiche il tabacco va in combustione alla temperatura di circa 900°, sprigionando tutte le sostanze cancerogene, gli stick iQOS riscaldano, e quindi non bruciano, il tabacco a 350°. Questo permette alle foglie presenti negli stick di rilasciare gli aromi tipici della sigaretta classica, ma senza che avvenga la combustione. Un prodotto pensato per chi vorrebbe smettere di fumare o diminuire l’ uso delle sigarette tradizionali, ma senza rinunciare al gusto del tabacco. Smettere di fumare: quale dei due metodi è migliore? In base alla pericolosità dovuta alla combustione del tabacco, vi è una scala, comunemente intesa, così ripartita: 1. Sigarette classiche 2. Stick iQOS 3. E-Cig La sigaretta classica continua a essere il male peggiore per il corpo umano. La presenza di nicotina e la combustione che avviene durante l’ aspirazione di fumo nei polmoni, fanno parte di un mix altamente dannoso, al quale si è cercato di ovviare smettendo del tutto o passando a uno dei due metodi sopra descritti. Gli stick iQOS possono essere un valido aiuto per migliorare la propria situazione, ma solo in relazione alla combustione. All’ interno degli stick, il tabacco viene solo riscaldato e non vengono rilasciate le sostanze nocive contenute nelle sigarette classiche. Tuttavia, ad oggi, non è possibile conoscere con certezza le quantità e la composizione delle sostanze emesse, essendo stata bloccata la produzione e la diffusione di studi in merito (fatto anche recentemente denunciato da Codacons Italia ). Le e-cig risultano, a tutti gli effetti, la soluzione migliore per chi cerca un aiuto per smettere di fumare o anche solo per ridurre l’ apporto di nicotina nel corpo. Il loro processo di vaporizzazione del liquido aromatico non emette alcuna sostanza nociva (confermato da oltre 15 anni di studi scientifici). La gestualità e la ritualità del processo vengono mantenute, a differenza di altri metodi come i cerotti o le gomme da masticare, ma si ha la possibilità di diminuire gradualmente l’ apporto di nicotina, fino ad azzerarlo del tutto. L’ efficacia è così evidente che, addirittura, il sistema sanitario inglese si occupa di promuovere l’ utilizzo delle sigarette elettroniche nei casi possibili, come strumento per smettere del tutto di fumare. Nonostante anche la Philip Morris abbia voluto evolversi creando un prodotto sicuramente più sano rispetto alla sorella maggiore, il miglior modo per smettere effettivamente di fumare è l’ uso di sigarette elettroniche. È chiaro che i due strumenti che fanno concorrenza alla sigaretta classica siano sicuramente più sani e quindi meno pericolosi. E, dati alla mano, ci stanno riuscendo benissimo: su base mondiale, lo svapo è salito dal 28% al 37% negli ultimi anni. Ma anche tra questi due strumenti c’ è una grossa differenza ed è compito del fumatore cercare di capire, prima di scegliere se abbandonare la sigaretta classica, quale dei due metodi alternativi adottare al fine di tornare in salute e liberarsi una volta per tutte dalla combustione, tanto nociva quanto, purtroppo, appagante. Per informazioni : Svapostore è una grande azienda italiana nel settore del fumo elettronico. Distributore dei più famosi marchi di sigarette elettroniche e accessori per lo svapo, riesce a garantire prezzi concorrenziali con la sua grande offerta online. Il punto di forza dell’ e-commerce è l’ assistenza personalizzata, che permette di passare all’ e-cig con tutte le informazioni necessarie. Dalla sua fondazione, Svapostore svolge un processo educativo per aiutare a smettere di fumare. Contatti : Tel : 06 9480 3866 Cos’ è immediapress (link: http://corporate.adnkronos.com/02.php#Immediapress ) Disclaimer Immediapress (link: https://www.adnkronos.com/zoom/footer_disclaimer#immediapress )

    Il Dispaccio, 23/06/2020 14:13
    Il Codacons chiede il sequestro del sito EasyJet
    “Sembra un copione già scritto. Un invito a non recarsi in Calabria. Sul sito della compagnia aerea EasyJet viene descritta la nostra regione come un luogo “dove ci sono pochi turisti per colpa di una lunga storia di mafie e terremoti”. Lo afferma Francesco Di Lieto del Codacons. “Si tratta di un vero e proprio invito a non venire in Calabria. Una incomprensibile decisione di penalizzare lo scalo aeroportuale di Lamezia Terme, attraverso una subdola forma di intimidazione. Quasi a dire: una terra di criminali & terremoti …ma vi conviene andare in Calabria ? Non si tratta solo di una campagna di pessimo gusto. Ai clienti che cercano le mete per le proprie vacanze, infatti, la compagnia aerea “sconsiglia la Calabria”, attraverso un messaggio pericoloso: “Per un assaggio autentico della vivace vita italiana, niente di meglio della Calabria. Questa regione soffre di un’ evidente assenza di turisti a causa della sua storia di attività mafiosa e di terremoti – e la mancanza di città iconiche come Roma o Venezia capaci di attrarre i fan di Instagram”. Riteniamo sia una vergognosa quanto intollerabile discriminazione e denigrazione – sostiene Francesco Di Lieto del Codacons – capace di avere ricadute negative sull’ economia di un intera regione oltre che sull’ immagine di circa 2 milioni di abitanti. “Per questo motivo abbiamo depositato una denuncia in Procura ipotizzando il reato di diffamazione – conclude Di Lieto – e chiesto all’ Antitrust di provvedere all’ immediato sequestro del sito della compagnia”. Il blocco del sito appare doveroso al fine di bloccare gli effetti di una campagna, gravemente offensiva per la Calabria ed i Calabresi”.

    Start Magazine, 23/06/2020 13:59
    Biglietti, perché Enac sanzionerà Alitalia, EasyJet e Iberia
    Alitalia, Iberia ed Easyjet cancellano i voli per causa Covid e non concedono rimborsi ai cittadini, come previsto dall’ Enac, l’ authority di settore Compagnie aeree avvisate, mezze salvate. O almeno così sperava, il 18 giugno Enac, che in una comunicazione aveva raccomandato le compagnie a concedere il rimborso ai viaggiatori in caso di volo annullato. E invece, come denunciato dal Codacons, da Alitalia alle low cost si continuano a cancellare voli, a causa pandemia , offrendo ai passeggeri che restano a terra un voucher da spendere per il futuro. Enac (l’ ente-authority che vigila sul settore) passa alle contromosse e promette istruttorie per sanzioni. Andiamo per gradi. ALITALIA, IBERIA ED EASYJET: LE COMPAGNIE NELL’ OCCHIO DEL CICLONE Sono in particolare Alitalia, Iberia ed Easyjet le compagnie che all’ improvviso cancellano i voli, attribuendo alla pandemia la causa delle loro scelte e riconoscendo agli utenti solo un voucher come forma di rimborso (e non, dunque, un rimborso vero dei biglietti). “Diversi vettori aerei, come Alitalia, Easyjet e Iberia, stanno comunicando in questi giorni agli utenti la soppressione di voli acquistati recentemente e relativi a viaggi da effettuare nelle prossime settimane. Le compagnie attribuiscono all’ emergenza Covid la causa delle cancellazioni ma, come sostenuto anche dall’ Enac, non sembrano sussistere adeguate giustificazioni che possano ricondurre all’ emergenza sanitaria le decisioni delle società”, secondo il Codacons. ENAC ALL’ ATTACCO E così, dopo il primo avvertimento, Enac torna all’ attacco e promette sanzioni a chi non ha rispettato le norme. L’ Ente Nazionale per l’ Aviazione Civile “sta avviando istruttorie per sanzioni a compagnie aeree per mancato rispetto del Regolamento comunitario di tutela dei passeggeri”, fa sapere in un nota, ricordando che dal 3 giugno, per i voli cancellati le compagnie devono assicurare il rimborso. COMPORTAMENTI REITERATI “Nonostante il richiamo, infatti, dai primi riscontri sembrebbe che alcune compagnie aeree continuino a cancellare voli adducendo come causale l’ emergenza Covid-19 (fattispecie previste nell’ art. 88 bis della L. 24 aprile 2020, n. 27), e riconoscendo ai passeggeri solo un voucher”, spiega l’ Enac, che così annuncia: “Come già anticipato con la comunicazione inviata ai vettori operanti in Italia lo scorso 18 giugno, con cui l’ Enac richiamava le compagnie al rispetto del Regolamento comunitario n. 261 del 2004 che tutela i passeggeri nei casi di ritardi, cancellazioni, overbooking e mancata informativa, l’ Ente Nazionale per l’ Aviazione Civile sta avviando alcune istruttorie per l’ erogazione di sanzioni nei confronti delle compagnie che non hanno applicato il citato Regolamento”. VOLI NON RICONDUCIBILI AD EMERGENZA COVID La questione è semplice. Dal 3 giugno sono state rimosse le restrizioni alla circolazione delle persone fisiche all’ interno del territorio nazionale e nell’ area europea Schengen, Regno Unito e Irlanda del Nord: la cancellazione dei voli dopo tale data, quindi, non sono riconducibili alla causa del coronavirus. LE COMPAGNIE DEVONO IL RIMBORSO E così: ‘il Regolamento Comunitario n. 261 del 2004, prevede, nei casi di cancellazione di voli per cause non collegate all’ emergenza Covid-19, che le compagnie forniscano ai passeggeri: l’ informativa; la riprotezione; il rimborso del prezzo del biglietto (non la corresponsione di un voucher); la compensazione, ove dovuta’, aggiunge l’ Enac.
    giusy caretto

    corriere.it, 23/06/2020 13:53
    il saggio
    Sharenting, sette genitori su 10 pubblicano la foto dei figli sui social. E tu? Esponi troppo i tuoi figli on line?
    da leone, il figlio di chiara ferragni e fedez, esposto sui social dal primo giorno, a apple, la figlia di gwyneth paltrow irritata per la foto pubblicata dalla madre sulle piste da sci: lo sharenting è frequente tra i vip, ma sta diventando una moda anche per mamme e papà comuni. e le conseguenze possono essere pericolose. il test di ganluigi bonomi, autore di «sharenting», ci aiuta a capire se abbiamo la situazione sotto controllo o dobbiamo intervenire
    Non ci sono solo Chiara Ferragni e Fedez, che del piccolo Leone hanno postato ogni singolo istante di vita, dal primo battito in grembo ai primi passi. Il fenomeno dello sharenting (un neologismo che deriva dall’ unione tra sharing e e parenting), la condivisione di foto di figli minorenni sui social network, sta diventando una prassi abituale- e potenzialmente pericolosa- per i genitori di tutto il mondo. È quanto rivela l’ ultimo saggio di Gianluigi Bonomi, «Sharenting» (Mondadori università, in libreria dal 4 giugno, prezzo 11 euro), appunto, dedicato a «Genitori e rischi della sovraesposizione online». Gli studi sull’ argomento non riguardano ancora campioni consistenti di popolazione, ma iniziano ad essere significativi e a dare l’ dea di un fenomeno che sta prendendo piede in maniera sotterranea ma sempre più evidente. Su Facebook vengono postati 300 milioni di foto al giorno, ovvero circa 136.000 foto al minuto. Sempre ogni minuto, vengono postati 510.000 commenti e aggiornati 293.000 status. Secondo una ricerca del 2012 (Bartholomew et al. 2012) il 98% dei genitori attivi su Facebook posta foto dei loro figli. Un’ altra ricerca citata da Bonomi, condotta nel 2014, presso l’ Università del Michigan, intervistando 569 genitori di bimbi fra 0 e 4 anni di età, rivela che il 56% delle madri e il 34% dei padri avevano postato sui social informazioni riguardanti i figli. Ancora più interessante un secondo dato: il 70% degli intervistati conosceva un genitore che aveva postato informazioni che potevano risultare imbarazzanti per un bambino (56%), che aveva condiviso affermazioni che permettevano di localizzare un bambino (51%), o che aveva pubblicato foto che potevano risultare inappropriate di un bambino (27%). Un’ altra ricerca, condotta nel 2015 per conto del Family Online Safety Institute (FOSI) intervistando 589 genitori di bambini fra i 6 e i 17 anni da tutti gli USA, ha rilevato che circa il 20% dei genitori che hanno un account su social network hanno condiviso informazioni sul figlio che egli potrebbe trovare imbarazzanti in futuro. Inoltre, un genitore su 10 aveva ricevuto dal figlio la richiesta di rimuovere un post che lo riguardava. Uno studio sullo sharenting è stato condotto anche in Italia nel 2016, e pubblicato sulla «Rivista Italiana di Educazione Familiare » nel 20173. Lo studio, condotto da Davide Cino e Silvia Demozzi, collocava il fenomeno dello sharenting all’ interno di un quadro teoretico- concettuale relativo al desiderio di visibilità nella società occidentale contemporanea, e illustrava i risultati di una ricerca su un campione di 216 madri italiane attive su Facebook sia con pagine personali che su gruppi per genitori. Ebbene, il 68% delle intervistate pubblica tali foto sulla propria pagina personale l’ 88% delle mamme che posta foto dei figli non li ha mai consultati prima di farlo, e l’ 87% di loro ritiene che quello di pubblicare le foto sia un diritto. Curiosamente, anche la metà delle madri che non pubblica foto dei figli concorda sul fatto che quello sia comunque un diritto dei genitori. Eppure anche la cronaca mondana rivela che non è detto che i figli siano felici delle scelte dei propri genitori, tut’ altro. La figlia di Gwyneth Paltrow e del cantante dei Coldplay, Chris Martin, Apple, ha criticato pubblicamente la madre per aver postato su Instagram un’ immagine che le ritraeva insieme. Una foto, quella pubblicata sull’ account Instagram della Paltrow, tutto sommato innocua: le due sono in seggiovia, si stanno godendo una vacanza in montagna. Ma lei non ha gradito: «Mamma, ne abbiamo già parlato. Non puoi postare niente senza il mio permesso ». La risposta della madre pare non aver accontentato la ragazza: «Ma se non si vede nemmeno la tua faccia!». Uno scambio che ha fatto notizia e che ha portato alla ribalta il tema della privacy dei figli. Anche Isabella Cruise, figlia adottiva di Nicole Kidman e Tom Cruise, si era limitata a chiedere pubblicamente alla madre di lasciarla fuori dalle interviste, e Charlène di Monaco ha postato online molte foto dei figli in vacanza a New York, sollevando un vespaio di polemiche. Sarà un caso, ma tra le 15 foto che hanno raccolto oltre dieci milioni di like su Instagram nel 2018 più della metà immortalavano una celebrità con il proprio pargolo. È il caso per esempio di The Rock, attore noto per i suoi ruoli da macho ritratto con la figlia neonata, oppure è il caso di Kylie Jenner, ritratta con la figlia Stormi di sei mesi. O di Mariano Di Vaio, uno dei blogger italiani più famosi al mondo, che ha aperto un profilo Instagram a tutti e tre i figli appena nati. Il rischio di critiche da sovraeposizione è dietro l’ angolo: Laura Chiatti ha dovuto difendere il figlio, bersagliato dopo che lei aveva pubblicato una foto con lui mentre faceva la spesa, e Martina Colombari ha confessato di essere preoccupata per Achille, il figlio 13enne avuto con Billy Costacurta, criticato spesso da qualcuno dei suoi 39 mila follower. Non sono casi isolati: il Codacons ha presentato nel luglio 2019 un esposto, corredato da un dossier di foto prese da Instagram, nelle quali compaiono minori in pose o situazioni inadeguate, alla Procura della Repubblica di Roma, nonché al Garante della Privacy e a quello dell’ Infanzia. La condivisione scriteriata dei dati personali dei figli può provocare diversi pericoli, spiega Bonomi. Dai meno gravi, come l’ imbarazzo di ragazze e ragazzi, ai più pericolosi. La questione privacy spesso sfocia in un problema di sicurezza: troppi dati personali possono mettere in pericolo il minore. La metà delle foto trovate nei database dei pedofili sono state incautamente messe a disposizione direttamente dai genitori su social network e sistemi di messaggistica. Andando oltre all’ adescamento, occorre considerare che pubblicare il volto del figlio associato al suo nome, e ad altri particolari che aiutano a riconoscerlo, lo espone al rischio di furto di identità. Un altro pericolo è quello relativo al bullismo o meglio al cyberbullismo. Ed è per questo che è importante capire: ne siamo affetti anche noi? Ecco il semplice test che propone Bonomi, e che può aiutarci a capire se siamo in una fascia da monitorare o se invece siamo attenti e scrupolosi.
    valentina santarpia

    italiaoggi.it, 23/06/2020 13:24
    Spot offensivo contro la Calabria, Easyjet si scusa. Il Codacons la denuncia
    chiesto il sequestro del sito della compagnia aerea. la presidente della regione, santelli: descrizione razzista
    “EasyJet si scusa apertamente con tutti i calabresi e la Regione Calabria per la descrizione contenuta nella scheda informativa all’ interno del sito”. Così in una nota la compagnia aerea inglese che ha provveduto a rimuovere il testo di un annuncio apparso sul sito che aveva scatenato una pioggia di proteste in Italia. In pratica nella pubblicità della compagnia aerea sulla Calabria si faceva riferimento a mafia e terremoti. Roba inaccettabile per il Codacons che ha presentato un esposto alle Procure di Roma e Catanzaro e all’ Antitrust, chiedendo il sequestro del sito della compagnia aerea. “Sul sito della compagnia aerea EasyJet viene descritta la Calabria come un luogo “dove ci sono pochi turisti per colpa di una lunga storia di mafie e terremoti”, spiega il Codacons. “Non si tratta solo di una campagna di pessimo gusto, ma di un vero e proprio invito a non venire in Calabria; una incomprensibile decisione di penalizzare lo scalo aeroportuale di Lamezia Terme, attraverso una subdola forma di intimidazione”. “L’ intento originale del testo era sottolineare quanto la Calabria sia sottovalutata all’ estero da un punto di vista turistico – spiega la nota di Easyjet – La Calabria è una terra per noi molto importante, che amiamo e che promuoviamo da sempre con numerosi voli su Lamezia Terme. Ne è una dimostrazione anche il fatto che il primo volo del 15 giugno, che coincide con il ripristino delle operazioni post lockdown, è stato quello verso l’ aeroporto di Lamezia Terme”. “Abbiamo provveduto immediatamente a rimuovere il testo in questione – conclude – e avviato un’ indagine interna per capire l’ accaduto e fare in modo che non accada mai più”. “La pseudo operazione di marketing sulla Calabria realizzata da EasyJet è offensiva, miope e ha un chiaro sapore razzista. Si potevano usare tante parole per descrivere la meraviglia e la straordinarietà di una regione unica al mondo, ma la compagnia inglese ha scelto le più becere e le più consunte, realizzando una pubblicità ingannevole che non è altro che una sommatoria di inqualificabili pregiudizi. Per questo ho immediatamente scritto una lettera di protesta alla compagnia”. E’ quanto dichiarato dalla presidente della Regione Calabria, Jole Santelli. “È incredibile e inaccettabile che sul sito di una compagnia aerea come EasyJet sia apparsa una descrizione infamante della Calabria, che come hanno segnalato alcuni media locali è definita come fantastica, con quella sua ‘evidente assenza di turisti a causa della sua storia di attività mafiosa e di terremoti’. I calabresi e tutti gli italiani meritano rispetto assoluto: pretendiamo chiarimenti e scuse immediate!”, ha detto il leader della Lega Matteo Salvini. Di “offese inaccettabili contro la Calabria e l`Italia”, parla anche la leader di Fratelli di Italia, Giorgia Meloni. “Alla compagnia chiediamo le scuse nei confronti dell`Italia intera”.

    Msn, 23/06/2020 12:50
    Spot offensivo contro la Calabria, Easyjet si scusa. Il Codacons la denuncia
    “EasyJet si scusa apertamente con tutti i calabresi e la Regione Calabria per la descrizione contenuta nella scheda informativa all’ interno del sito”. Così inuna nota la compagnia aerea inglese che ha provveduto a rimuovere il testo di un annuncio apparso sul sito che aveva scatenato una pioggia di proteste in Italia. In pratica nella pubblicità della compagnia aerea sulla Calabria si faceva riferimento a mafia e terremoti. Roba inaccettabile per il Codacons che ha presentato un esposto alle Procure di Roma e Catanzaro e all’ Antitrust, chiedendo il sequestro del sito della compagnia aerea. “Sul sito della compagnia aerea EasyJet viene descritta la Calabria come un luogo “dove ci sono pochi turisti per colpa di una lunga storia di mafie e terremoti”, spiega il Codacons. “Non si tratta solo di una campagna di pessimo gusto, ma di un vero e proprio invito a non venire in Calabria; una incomprensibile decisione di penalizzare lo scalo aeroportuale di Lamezia Terme, attraverso una subdola forma di intimidazione”.”L’ intento originale del testo era sottolineare quanto la Calabria sia sottovalutata all’ estero da un punto di vista turistico – spiega la nota di Easyjet – La Calabria è una terra per noi molto importante, che amiamo e che promuoviamo da sempre con numerosi voli su Lamezia Terme. Ne è una dimostrazione anche il fatto che il primo volo del 15 giugno, che coincide con il ripristino delle operazioni post lockdown, è stato quello verso l’ aeroporto di Lamezia Terme”. “Abbiamo provveduto immediatamente a rimuovere il testo in questione – conclude – e avviato un’ indagine interna per capire l’ accaduto e fare in modo che non accada mai più”.”La pseudo operazione di marketing sulla Calabria realizzata da EasyJet è offensiva, miope e ha un chiaro sapore razzista. Si potevano usare tante parole per descrivere la meraviglia e la straordinarietà di una regione unica al mondo, ma la compagnia inglese ha scelto le più becere e le più consunte, realizzando una pubblicità ingannevole che non è altro che una sommatoria di inqualificabili pregiudizi. Per questo ho immediatamente scritto una lettera di protesta alla compagnia”. E’ quanto dichiarato dalla presidente della Regione Calabria, Jole Santelli.”È incredibile e inaccettabile che sul sito di una compagnia aerea come EasyJet sia apparsa una descrizione infamante della Calabria, che come hanno segnalato alcuni media locali è definita come fantastica, con quella sua ‘evidente assenza di turisti a causa della sua storia di attività mafiosa e di terremoti’. I calabresi e tutti gli italiani meritano rispetto assoluto: pretendiamo chiarimenti e scuse immediate!”, ha detto il leader della Lega Matteo Salvini.Di “offese inaccettabili contro la Calabria e l`Italia”, parla anche la leader di Fratelli di Italia, Giorgia Meloni. “Alla compagnia chiediamo le scuse nei confronti dell`Italia intera”.

    larepubblica.it, 23/06/2020 11:55
    “In Calabria pochi turisti per mafia e terremoti”, Easyjet nella bufera per lo spot che indigna sui social
    sul sito della compagnia aerea low cost le frasi poi rimosse che hanno scatenato le critiche online. le scuse: “ci dispiace molto se queste parole hanno offeso qualcuno”
    La Calabria? Un territorio straordinario per “un assaggio autentico della vivace vita italiana” grazie alla sua “evidente assenza di turisti a causa della sua storia di attività mafiosa e di terremoti” e la “mancanza di città iconiche come Roma o Venezia capaci di attrarre i fan di Instagram”. Ha del clamoroso lo scivolone della compagnia lowcost britannica Easyjet, che nella sua sezione “Ispirami” racconta una surreale Calabria da Far West, ma senza Magna Grecia o i borghi medioevali per cui è nota. E in cui il paese-presepe di Morano Calabro, bandiera arancione del Touring club, diventa una “città di montagna con panorami mozzafiato e case bizzarre costruite su cime”. Insomma, nella sua sezione di proposte turistiche più che ad un viaggio, la compagnia aerea sembra invitare ad un safari in Calabria, fatto per intrepidi viaggiatori invogliati ad essere “tra i pochi turisti a conoscere e apprezzare veramente i tre spettacolari parchi nazionali di questa regione” o “le città costiere della costa tirrenica per spiagge sensazionali e mai affollate”. Rilanciata dai social, la descrizione ha fatto indignare molti, che su Facebook e Twitter hanno bersagliato Easyjet con proteste e insulti. In mattinata, la compagnia ha fatto rapidamente marcia indietro e si è cosparsa il capo di cenere. “Ci dispiace molto se queste parole hanno offeso qualcuno” hanno fatto sapere, magari cercando di arginare i furibondi commenti sui social. La descrizione – hanno annunciato – verrà rapidamente rimossa e sarà promossa “un’ indagine interna per capire come questo possa essere accaduto e fare in modo che non succeda più in futuro”. Ma “l’ intento originale” – tenta di giustificarsi la compagnia – voleva essere nobile, quel testo voleva “sottolineare quanto la Calabria sia sottovalutata all’ estero da un punto di vista turistico” anche perché per la compagnia “é un territorio strategico, voliamo a Lamezia da Milano, Ginevra e Basilea, contribuendo concretamente alla connettività della regione”. Tentativo decisamente poco riuscito. Condividi Anche perché, la pezza con cui la compagnia ha tentato di rimediare è pari o peggiore al buco. Easyjet si è affrettata a cambiare la descrizione proposta sul suo sito. E i “paesaggi alpini” sono finiti in Calabria. Le reazioni sui social Nonostante il rapido cambio di rotta, l’ infelice descrizione della Calabria proposta da Easyjet ha scatenato critiche e proteste bipartisan da parte del mondo politico e associativo. Al riguardo è intervenuto anche il ministro per la Coesione Territoriale, Peppe Provenzano, che su twitter ha scritto “Easyjet chieda scusa, alla Calabria e all’ Italia. Non c’ è altro da aggiungere”. Per il sottosegretario ai Beni e alle Attività culturali Anna Laura Orrico invece “se Easyjet pensa che l’ aeroporto di Lamezia Terme sia l’ ingresso di un luogo così pericoloso e poco attrattivo potrebbe sempre decidere di rinunciare ai profitti, degni di nota, che raccoglie fornendo, ricordiamolo, un servizio”. #easyjet chieda scusa, alla Calabria e all’ Italia. Non c’ è altro da aggiungere. pic.twitter.com/GBR74vzf8f – Peppe Provenzano (@peppeprovenzano) June 23, 2020 Dice “basta a pregiudizi sul Sud Italia” l’ eurodeputata del Movimento 5 Stelle Laura Ferrara, componente della Commissione Trasporti e Turismo del Parlamento europeo, seguita a ruota dai parlamentari calabresi del suo partito, mentre richieste di scuse e rettifiche da tutto l’ arco politico dalla parlamentare dem Enza Bruno Bossio, alla capogruppo di Forza Italia Maria Stella Gelmini, che twitta “La pseudo campagna marketing di EasyJet fa schifo, insulta i calabresi e un intero territorio. Aspettiamo un mea culpa e soprattutto qualche volo in più da e per la Regione”. La pseudo campagna marketing di #easyJet fa schifo, insulta i calabresi e un intero territorio. Aspettiamo un mea culpa e soprattutto qualche volo in più da e per la Regione. La #Calabria è una terra meravigliosa e spero di tornarci presto. pic.twitter.com/CjGurqJABT – Mariastella Gelmini (@msgelmini) June 23, 2020 Va oltre e chiede alla Regione di “sospendere qualsiasi rapporto con la compagnia” , invitando anche eventuali azioni risarcitorie per danno di immagine la deputata di Fratelli d’ Italia, Wanda Ferro, convita che “la descrizione della Calabria pubblicata sul sito della compagnia britannica sia talmente distante dalla realtà e offensivo da non potere essere semplicemente frutto della superficialità, dell’ ignoranza o degli incubi di chi ha redatto il testo”. Stessa ‘linea durà del Codacons che annuncia di aver depositato una denuncia nei confronti di Easyjet ipotizzando il reato di diffamazione e di aver chiesto all’ Antitrust di provvedere all’ immediato sequestro del sito della compagnia aerea britannica. L’ idea del risarcimento danni piace all’ assessore regionale al Turismo, Fausto Orsomarso, per il quale “rettificare notizie tanto false e lesive dell’ immagine della regione è stato un atto doveroso, ma già oggi in giunta proporrò di valutare una richiesta di risarcimento danni”. ?? La descrizione che #EasyJet fa della #Calabria è offensiva, distorta e dal chiaro sapore razzista. I calabresi meritano rispetto https://t.co/iQw1erl4Hp #regioneCalabria #jolepresidente pic.twitter.com/qqwJsquB9C – Jole Santelli (@SantelliJole) June 23, 2020 Ma al momento, la presidente Jole Santelli si limita a tuonare a mezzo stampa e via lettera che “la pseudo operazione di marketing sulla Calabria realizzata da EasyJet è offensiva, miope e ha un chiaro sapore razzista. Si potevano usare tante parole per descrivere la meraviglia e la straordinarietà di una regione unica al mondo, ma la compagnia inglese ha scelto le più becere e le più consunte, realizzando una pubblicità ingannevole che non è altro che una sommatoria di inqualificabili pregiudizi. Per questo ho immediatamente scritto una lettera di protesta alla compagnia”.
    alessia candito

    Soverato.com, 23/06/2020 11:44
    Codacons chiede il sequestro del sito EasyJet
    Dopo la diffamatoria descrizione della Calabria, depositata denuncia per diffamazione. Sembra un copione già scritto. Un invito a non recarsi in Calabria. Sul sito della compagnia aerea EasyJet viene descritta la nostra regione come un luogo ‘dove ci sono pochi turisti per colpa di una lunga storia di mafie e terremoti’. Si tratta di un vero e proprio invito a non venire in Calabria. Una incomprensibile decisione di penalizzare lo scalo aeroportuale di Lamezia Terme, attraverso una subdola forma di intimidazione. Quasi a dire: una terra di criminali & terremoti ma vi conviene andare in Calabria ? Non si tratta solo di una campagna di pessimo gusto. Ai clienti che cercano le mete per le proprie vacanze, infatti, la compagnia aerea ‘sconsiglia la Calabria’, attraverso un messaggio pericoloso: ‘Per un assaggio autentico della vivace vita italiana, niente di meglio della Calabria. Questa regione soffre di un’ evidente assenza di turisti a causa della sua storia di attività mafiosa e di terremoti – e la mancanza di città iconiche come Roma o Venezia capaci di attrarre i fan di Instagram’. Riteniamo sia una vergognosa quanto intollerabile discriminazione e denigrazione – sostiene Francesco Di Lieto del Codacons – capace di avere ricadute negative sull’ economia di un intera regione oltre che sull’ immagine di circa 2 milioni di abitanti. ‘Per questo motivo abbiamo depositato una denuncia in Procura ipotizzando il reato di diffamazione – conclude Di Lieto – e chiesto all’ Antitrust di provvedere all’ immediato sequestro del sito della compagnia’. Il blocco del sito appare doveroso al fine di bloccare gli effetti di una campagna, gravemente offensiva per la Calabria ed i Calabresi. ARTICOLO CORRELATO EasyJet: ‘La Calabria? terra di mafiosi e terremoti’

    Helpconsumatori, 23/06/2020 10:58
    easyjet nella bufera per la promozione della Calabria come “terra di mafia e terremoti”
    la compagnia aerea easyjet finisce nella bufera per la promozione dei voli verso la calabria ed è costretta a scusarsi
    È intervenuto anche il Ministro per il Sud Peppe Provenzano. « #easyjet chieda scusa, alla Calabria e all’ Italia. Non c’ è altro da aggiungere», ha scritto su twitter postando l’ immagine della pubblicità che la compagnia aerea low cost ha fatto alla Calabria. Una “promozione” che ha provocato proteste a non finire perché scriveva che la Calabria ” soffre di un’ evidente assenza di turisti a causa della sua storia di attività mafiosa e di terremoti “. Unita alla “mancanza di città iconiche come Roma e Venezia”. La scritta è comparsa sul sito ufficiale di easyjet, in una pagina che pubblicizzava la Calabria. Su twitter si trova ampiamente citata, mentre la compagnia aerea si è scusata a stretto giro, ha rimosso il testo e annuncia di aver avviato anche un’ indagine per capire cosa è successo. #easyjet : Per come ha descritto la Calabria sul suo sito pic.twitter.com/ior6RuauYZ – Perché è in tendenza? (@perchetendenza) June 23, 2020 Easyjet pubblicizza la Calabria: ecco come «Per un assaggio autentico della vivace vita italiana, niente di meglio della Calabria – si leggeva nel post – Questa regione soffre di un’ evidente assenza di turisti a causa della sua storia di attività mafiosa e di terremoti – e la mancanza di città iconiche come Roma o Venezia capaci di attrarre i fan di Instagram ». La promozione proseguiva così: «Ma se cerchi un piccolo assaggio della dolce vita, senza troppi turisti, allora sei nel posto giusto. Raggiungi le città costiere della costa tirrenica per spiagge sensazionali e mai affollate. Arrampicati fino alla città di montagna di Morano Calabro per panorami mozzafiato e case bizzarre costruite su cime, che dovrai vedere per credere. Potrai essere tra i pochi turisti a conoscere e apprezzare veramente i tre spettacolari parchi nazionali di questa regione». La #Calabria è una terra meravigliosa. I luoghi comuni e i pregiudizi verso il Sud, usati poi per ragioni commerciali, sono doppiamente inaccettabili. Li combatteremo con la nostra cultura che è estranea al pregiudizio e ha il volto dell’ accoglienza. Il volto del Sud. #easyjet pic.twitter.com/Wrp3My7kgB – Deputati PD (@Deputatipd) June 23, 2020 La polemica e le scuse Questa descrizione è diventata un boomerang e si è completamente rovesciata contro easyjet. Non è neanche passato inosservato il riferimento a luoghi “instagrammabili”. Su twitter, per dire, non sono pochi gli utenti che stanno pubblicando foto e immagini spettacolari di questa terra che non sarebbe “instagrammabile” e non sarebbe in grado di catturare l’ attenzione dei fan di Instagram. C’ è stata allora la marcia indietro. Come scrive RaiNews24, la compagnia aerea ha diffuso una nota di scuse. « EasyJet si scusa apertamente con tutti i calabresi e la Regione Calabria per la descrizione contenuta nella scheda informativa all’ interno del sito. L’ intento originale del testo era sottolineare quanto la Calabria sia sottovalutata all’ estero da un punto di vista turistico ». Easyjet ha annunciato che ha immediatamente rimoso il testo e avviato un’ indagine per capire cosa è successo e fare in modo che non accada più. La polemica però è partita. Ed è anche molto “social”, come spesso accade. Di pubblicità «assurda» e offensiva parla il Codacons che annuncia un esposto alle Procure di Roma e Catanzaro e all’ Antitrust. «Riteniamo sia una vergognosa quanto intollerabile discriminazione e denigrazione a danno della Calabria capace di avere ricadute negative sul turismo locale, sull’ economia di un intera regione oltre che sull’ immagine di circa 2 milioni di abitanti – sostiene il presidente Codacons Calabria, Francesco Di Lieto – Per questo motivo abbiamo depositato una denuncia in Procura ipotizzando il reato di diffamazione, e chiesto all’ Antitrust di provvedere all’ immediato sequestro del sito della compagnia».

    Quotidiano di Bari, 23/06/2020 07:16
    { popolare di bari } possibile costituirsi parte civile nel processo contro gli ex dirigenti che inizierà il 16 luglio 2020
    Il Codacons torna a Bari per incontrare ed affiancare gli azionisti
    Il Codacons, preso atto che la Banca Popolare di Bari nonostante i buoni propositi dichiarati in vista della assemblea del 30 giugno continua imperterrita ad ostacolare l’ esercizio dei diritti in capo ai propri clienti ed azionisti, ha deciso di incontrare gli azionisti della Banca nel corso di una nuova assemblea pubblica che si terrà il prossimo 27 giugno a Bari. La Banca a cui centinaia di azionisti avevano inviato mesi or sono un’ istanza ex art. 117 e 119 TUB per avere copia di documenti necessari alla loro tutela giuridica, non solo molto spesso non li ha inviati, ma sta addirittura negando loro anche il rilascio del certificato di possesso continuativo della azioni dalla data dell’ acquisto ad oggi o quanto meno dal gennaio 2014 ad oggi, adducendo scuse banali e del tutto strumentali e giuridicamente inconsistenti. Trattandosi di un comportamento intollerabile ed arrogante della banca rispetto ai propri clienti il Codacons ha inviato a questi ultimi un modello di diffida da presentare alla sede legale della banca minacciando, in caso di mancato adempimento, di agire avanti alla competente Autorità Gi udiziaria. Questo atteggiamento della banca non è certo di buon auspicio in vista della assemblea del 30 giugno. La banca già più volte condannata in sede di abf a restituire l’ intera perdita ai propri azionisti tenta di rabbonirli con un indennizzo del tutto insufficiente invece che riconoscere le proprie respons abilità e risarcire per intero i propri azionisti. In occasione della assemblea convocata dal Codacons per il 27 giugno – che si terrà dalle ore 15 a Bari presso il Centro Congressi Parco dei Principi Bari Hotel Congress & SPA Via Vito Vasile Aeroporto 70128 Bari Palese sarà possibile, nel rispetto delle regole sul distanziamento, sottoscrivere la procura per costituirsi parte civile nel procedimento penale ed ottenere dalla banca il 100% del danno oltre interessi e rivalutazione, ed un ulteriore somma a titolo di danno morale che verrà liquidata dal giudice (sempre in caso di condanna degli imputati) in via equitativa. Chi intende costituirsi pare civile dovrà portare in assemblea copia dei documenti attestanti la propria identità (per le azioni in capo a società servirà il timbro della società e la firma del legale rappresentate oltre alla visura camerale) e la titolarità delle azioni della ban ca nel periodo dall’ anno 2014 ad oggi. In caso di azioni ereditarie occorre il certificato di morte, un atto di notorietà o la dichiarazione di successione.

    Il Gazzettino (ed. Rovigo), 23/06/2020 06:23
    “Dentix”, circa un migliaio i beffati
    `ancora nessuna risposta dalla clinica dentale aperta sei anni fa lungo corso del popolo ai piedi di palazzo ina `il centro non ha più riaperto dopo il lockdown lasciando i pazienti con le cure interrotte a metà e soldi già versati
    IL CASO ROVIGO C’ è chi è pronto a battersi con le unghie e con i denti, chi mastica amaro e chi non riesce proprio a masticare perché l’ intervento dentistico è rimasto a metà. Il caso Dentix tocca un nervo scoperto per tanti rodigini, perché proprio nel capoluogo polesano la multinazionale spagnola dell’ otturazione il 5 settembre 2016 ha aperto in Corso del Popolo, al piano terra di Palazzo Ina, quella che al tempo era la sua 15esima clinica in Italia, la prima in Veneto. Ora sono 57 in tutta Italia, con i pazienti che si trovano nella dolorosa situazione di dover continuare a pagare le rate del finanziamento sottoscritto anticipatamente per un lavoro non terminato se non addirittura mai iniziato, nonostante la clinica dentale non riapra i battenti. E probabilmente, non lo farà più. LETTERA AI PAZIENTI Le telefonate non ottengono risposta. Il presidente di Dentix, Angel Lorenzo Muriel, in una lettera inviata ai pazienti, ha cercato di rassicurare, ma le sue parole non lo sono più di tanto: «Non possiamo negare la realtà. Non possiamo ignorarla. Stiamo lavorando giorno per giorno, ora per ora, per studiare qualsiasi soluzione possa garantire un percorso di continuità a Dentix». In campo sono già scesi avvocati e associazioni di consumatori. Fra i primi, a Rovigo, l’ avvocato Katiuscia Carravieri, presidente della Associazione consumatori difesa al quadrato, ha formato un’ apposita task force, contattabile al numero verde 800.08.18.28. Il Codacons ha già presentato in varie città esposti in Procura, ipotizzando i reati di truffa e insolvenza fraudolenta, mentre da più parti si ipotizza di una possibile class action. Confconsumatori stima che fra Rovigo e Ferrara il problema interessi oltre mille persone, con oltre una ventina che si sono già rivolte all’ associazione. PROTESTE SUI SOCIAL Sui social nascono gruppi su gruppi e anche i polesani sono molto attivi. Come Mara: «Io ci sono in mezzo: ho impianto dentale a metà lavoro e sto pagando». O come Claudio: «Pure io sto pagando ogni mese e i lavori sono molto indietro». O come una figlia che racconta come l’ anziana madre sia rimasta senza alcuna protesi dentale per aver consegnato quella provvisoria in attesa di quella nuova, mai arrivata. FEDERCONSUMATORI Anche la Federconsumatori di Rovigo spiega che in questi giorni «continua a ricevere richieste di assistenza da parte di cittadini coinvolti nella chiusura della catena odontoiatrica Dentix. Cittadini che stanno pagando le rate del contratto di finanziamento per far fronte alle cure e si ritrovano, ora, privi di servizi e delle prestazioni concordate. Da giorni gli operatori della sede Dentix di Rovigo, come di tutte le altre presenti sul territorio nazionale, non rispondono più ai pazienti e gli ambulatori sembrano aver cessato le loro attività. La società rassicura la clientela circa la volontà di riaprire i battenti. Fonti di stampa nazionale ed estere riportano invece che la società Dentix sta attraversando gravi difficoltà economiche, al punto di aver richiesto alla Spagna, una procedura pre-fallimentare. Tale situazione quindi rischia di portare alla cessazione delle attività lasciando migliaia di persone con interventi non conclusi, in diversi casi non ancora iniziati, per i quali è stato versato un anticipo o è stato ottenuto un finanziamento. Cittadini che si trovano ora a dover pagare le rate senza aver in cambio alcuna prestazione. Relativamente a questa grave vicenda la Federconsumatori di Rovigo mette a disposizione la propria sede provinciale per dare l’ aiuto e l’ assistenza necessaria a tutti i consumatori che ne facciano richiesta. Invitiamo pertanto i cittadini a contattarci telefonicamente al numero 0425377317, o via e-mail all’ indirizzo federconsumatori.rovigo@gmail.com. Per il servizio consulenza e assistenza gli orari di apertura della sede di Rovigo in via Calatafimi 1/B, presso la Cgil sono: martedì, giovedì e venerdì dalle 8.30 alle 12. Eventualmente, portare con sé la documentazione medica, copia contratto di finanziamento, carta di identità e codice fiscale». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
    francesco campi

    Il Cittadino, 23/06/2020 06:20
    tasse invito di bankitalia. il premier: riduzione legata all’ uso della moneta elettronica
    «Riforma totale del fisco, non basta ritoccare l’ Iva»
    In questo momento «lo stato di incertezza non consente di fare previsioni ragionevoli, procediamo per scenari possibili». Lo ha detto ieri il governatore della Banca d’ Italia Ignazio Visco secondo cui «questa incertezza non vuole dire che non dobbiamo fare niente» e ricorda che ci vuole «un piano ben costruito» per affrontare la crisi e la crescita avendo «non solo il breve termine» in mente. Il governatore sottolinea come sulle stime pesino sia «fattori non economici legati alla pandemia» sia di «natura geopolitica». «Serve – conclude – una buona burocrazia: una sua assenza non va bene. Si fa presto a dire semplificare» ma occorre una pubblica amministrazione che sia in grado «di rispondere alle esigenze» e una «giustizia più veloce». E sul fronte della possibile riduzione dell’ Iva, anche in via soltanto temporanea per rilanciare i consumi, sono arrivati una frenata e l’ auspicio che si vada piuttosto per un disegno organico. Sulla riforma del fisco, il governatore ha detto che «serve una visione complessiva» e «non imposta per imposta». La politica però non è compatta sull’ idea ventilata da Conte domenica scorsa, tanto che l’ opposizione già cavalca queste divisioni. «A neanche 24 ore dall’ annuncio di Conte sull’ Iva, nel governo si registrano già almeno tre posizioni diverse: e pensare che le imprese, in questi giorni di confronto con il governo, avevano legittimamente chiesto chiarezza e cronoprogrammi precisi» dichiara il deputato e capogruppo di Forza Italia in Commissione Bilancio Andrea Mandelli. Per Francesco Scoma di Italia Viva, segretario della Presidenza della Camera dei deputati «ridurre l’ imposta sul valore aggiunto sarebbe una medicina importante per dare fiato alle fasce più deboli della popolazione. Insieme a questo importante provvedimento, oramai improcrastinabile, occorrono misure altresì urgenti per rilancio dell’ economia tramite una concreta riduzione della pressione fiscale». Per il renziano «sono oramai maturi i tempi per un grande shock fiscale a vantaggio di imprese e partite iva per non mettere a rischio milioni di posti di lavoro. Questo governo per poter essere credibile deve dimostrare di volere al proprio fianco le attività produttive, di voler alleggerire il carico burocratico, la spesa pubblica e il debito. Solo con questa impostazione può far uscire gli italiani dall’ inferno fiscale che, purtroppo, ogni giorno vivono». «Sul piano cashless sono testardo. Il piano cashless (senza contanti, ndr) lo dobbiamo realizzare quanto prima. E vediamo se collegarlo anche a un lieve intervento sull’ Iva ancorché momentaneo» ha spiegato il premier Giuseppe Conte a Ilfattoquotidiano.it. «Sarebbe una modalità incentivante, dolce e gentile per attivare il piano di pagamento digitale», ha aggiunto. Infine il Codacons ha fatto due conti: il taglio dell’ Iva di un punto percentuale per l’ aliquota ordinaria e ridotta, produrrebbe un risparmio annuo pari a circa 4,5 miliardi di euro sulla spesa delle famiglie italiane.

    Il Giornale, 23/06/2020 05:15
    l’ analisi
    Sforbiciare costa 8 miliardi e non rilancerà i consumi Ecco chi ci può guadagnare
    il risparmio è insufficiente per modificare gli acquisti delle famiglie. l’ incognita dei prezzi
    Per comprendere bene gli effetti di un possibile taglio dell’ Iva è meglio utilizzare come esempio beni durevoli con l’ aliquota ordinaria al 22 per cento. Se un automobile ha un costo di fabbrica di 10mila euro, il suo prezzo sarà di 12.200 euro. Un taglio di 3 punti dell’ imposta, farebbe risparmiare 300 euro che non sono una cifra sufficiente a modificare le proprie intenzioni di acquisto. Idem per una smart tv che costasse 500 euro: tre punti di Iva equivalgono a 15 euro in meno che il commerciante, vista la crisi, potrebbe anche decidere di tenere per sé aumentando il prezzo di vendita. Ma di che cosa parliamo quando diciamo Iva? Di un’ imposta che ha tre aliquote: oltre a quella ordinaria ve ne sono due ridotte al 10 e al 4%, quest’ ultima si applica ai beni di prima necessità come pane e latte, ad esempio. Il dipartimento delle Finanze stima quest’ anno un gettito di 132 miliardi, in calo rispetto ai 137 miliardi del 2019. Nei primi 4 mesi del 2020, però, la flessione si è attestata al 13,7% e dunque la «pesca» potrebbe rivelarsi molto meno ricca di quanto previsto. Ecco perché il Tesoro intende attendere i dati sulle entrate fiscali del primo semestre per valutare la possibilità di una sforbiciata. È molto complicato, vista la composizione dell’ imposta, valutare i costi e i benefici di un taglio. Alcune stime indicano in 4,5 miliardi lo stanziamento necessario per abbassare di un punto percentuale l’ aliquota ordinaria, mentre 3,1 miliardi occorrerebbero per un analogo intervento su quella agevolata al 10 per cento. Dunque 7,6 miliardi per ottenere, come abbiamo visto, un modesto aumento del potere d’ acquisto. Il Codacons, però, è ottimista: una riduzione dell’ imposta comporterebbe minori costi per le attività produttive e per l’ industria e, a regime, produrrebbe innegabili vantaggi su prezzi e tariffe, portando ad un risparmio complessivo pari a circa 250 euro annui a famiglia. A beneficiarne, prosegue l’ associazione, sarebbero soprattutto i nuclei più numerosi, per i quali la minore spesa potrebbe raggiungere i 400 euro all’ anno. Su base mensile, questo implicherebbe un risparmio tra i 20 e i 35 euro a famiglia, non proprio un toccasana per i consumi che, di fronte a stimoli analoghi (come gli 80 euro di Renzi), hanno mostrato un incremento minimo. «Se si riduce al 17% cambia ancor poco, per avere effetto deve essere ridotta dal 22 al 10%, così da mettere in moto un gioco al ribasso da parte delle imprese e dei negozianti», ha spiegato Lorenzo Codogno, ex capo economista del Tesoro e ora advisor indipendente a Londra. «Questo genera concorrenza tra chi vende prodotti e i consumatori e spinge verso il basso i prezzi», ha aggiunto. La proposta di Codogno appare efficace, ma il costo iniziale si attesterebbe sui 25 miliardi (se strutturata su 6 mesi) o addirittura 50 miliardi (nel caso di un anno). Al di là della sostenibilità, una simile riduzione aprirebbe necessariamente il dibattito sull’ opportunità di destinare quelle risorse a un regime strutturale di flat tax, abbassando le aliquote Irpef. Per sempre e non solo per sei mesi. GDeF.
    gdef

    Il Giornale, 23/06/2020 05:15
    le reazioni dei passeggeri
    Ira Enac: «Pandemia finita, ridate i soldi»
    l’ ente nazionale sferza le compagnie aeree. l’ ira di chi è rimasto a terra
    Una lettera, tra le tante. «Io e altre migliaia di passeggeri stiamo ricevendo da Alitalia mail di cancellazione con invito a contattare il numero verde. Dal call center non rispondono. Solo nella mattinata di oggi ho fatto 118 tentativi. Si sta consumando un gravissimo disagio, se non una truffa, ai danni dei passeggeri. Sulla pagina di Alitalia ci sono centinaia di segnalazioni». Il lettore è furibondo, e con lui un esercito di persone col biglietto in mano, prossime a un viaggio chi per vacanza, chi per lavoro. Alitalia si schemisce: il flusso di telefonate è quadruplicato, da 10mila chiamate al giorno a 40mila. Sorvolano però sul fatto che le tante chiamate hanno come origine cancellazioni e disservizi che evidentemente prima non c’ erano. Molte cancellazioni derivano dal fatto che la maggior parte delle destinazioni non sono al momento ancora raggiungibili. Il tutto si deve far risalire alle pratiche, finora furbesche, relative ai diritti derivanti dalla cancellazione: il passeggero veniva indotto ad accettare o un altro volo oppure un voucher da utilizzare entro un anno. Non il contante. Ieri ha dovuto intervenire l’ Enac, l’ autorità per l’ aviazione civile, per rimettere in riga le compagnie, segnalando alcune istruttorie avviate per l’ irrogazione di sanzioni nei confronti delle compagnie che non hanno applicato il regolamento comunitario che tutela i passeggeri nei casi di ritardi, cancellazioni, overbooking e mancata informativa. «Nonostante il richiamo scrive l’ ente sembrerebbe che alcune compagnie continuino a cancellare voli adducendo come causale l’ emergenza Covid 19 e riconoscendo ai passeggeri sono un voucher. Dato che a partire dal 3 giugno sono state rimosse le restrizioni alla circolazione delle persone fisiche all’ interno del territorio nazionale e nell’ area europea Schengen, Regno Unito e Irlanda del Nord, le cancellazioni dopo tale data sembrerebbero operate da scelte commerciali dei vettori, non da motivi riconducibili all’ emergenza». Fuori dall’ emergenza Covid è dunque previsto «il rimborso del prezzo del biglietto, e non la corresponsione di un voucher». «Ci siamo subito adeguati assicura Alitalia offriamo in prima battuta la riprotezione su un altro volo, oppure un voucher valido un anno maggiorato di 15 euro per renderlo più appetibile; in ultima istanza, sempre a scelta del passeggero, il rimborso cash». Ma il biglietto è stato pagato con soldi sonanti. Marco Donzelli, presidente del Codacons, segnala di aver già avviato azioni legali in seguito a tutte le segnalazioni ricevute. Ammette: «È una guerra tra poveri», tra compagnie con le casse vuote e clienti stremati dalle difficoltà legate al virus. «La strategie è maliziosa: hai il volo il tal giorno, ti comunicano che slitta al giorno dopo, se accetti va bene, se no devi avviarti sulla strada a ostacoli del rimborso. Riavere i propri soldi è un’ avventura con poche chances. La confusione l’ ha creata il decreto Cura Italia che, prevedendo il voucher, ha violato i diritti dei consumatori in base alle norme europee e a quelle antitrust». Ricordiamo che, secondo le stime della Iata l’ associazione mondiale delle compagnie aeree il complesso dei rimborsi dovuti dalle compagnie alla propria clientela ammonta a 8,1 miliardi di dollari, in tutto il mondo naturalmente.

    Il Secolo XIX, 23/06/2020 05:00
    Voucher per i voli cancellati Enac indaga sulle compagnie
    L’ avvertimento era già arrivato. Ma ora per le compagnie che continuano a cancellare voli usando come «scusa» il Covid potrebbero scattare le sanzioni. L’ Ente per l’ aviazione civile ha infatti fatto sapere che sta avviando le istruttorie per eventuali sanzioni alle compagnie aeree per il mancato rispetto del Regolamento comunitario di tutela dei passeggeri, che prevede il rimborso del biglietto (e non il voucher) in caso di cancellazione del volo. L’ Enac aveva già richiamato le compagnie con una comunicazione ai vettori operanti in Italia lo scorso 18 giu gno, invitandole al rispetto del Regolamento comunitario 261 del 2004 che tutela i passeggeri nei casi di ritardi, cancellazioni, overbooking e mancata informativa. Ma l’ avvertimento non sarebbe stato ascoltato, visto che le compagnie non sembrano aver cambiato atteggiamento. Dai primi riscontri, spiega l’ Ente, «sembrerebbe che alcune compagnie aeree continuino a cancellare voli, adducendo come causale l’ emergenza Covid-19 e riconoscendo ai passeggeri solo un voucher». Ma dal 3 giugno sono state rimosse le restrizioni alla cir colazione delle persone fisiche all’ interno del territorio nazionale e nell’ area europea Schengen, Regno Unito e Irlanda del Nord, ricorda l’ Autorità per l’ aviazione civile. Quindi le cancellazioni dopo quella data «sembrerebbero operate da scelte commerciali e imprenditoriali dei vettori, non da motivi riconducibili all’ emergenza», puntualizza l’ Enac, ricordando che il Regolamento Comunitario prevede, nei casi di cancellazione di voli per cause non collegate all’ emergenza Co vid -19, che le compagnie forniscano ai passeggeri: l’ informativa; il rimborso del prez zo del biglietto (non la corresponsione di un voucher); la compensazione, ove dovuta. Di fronte a questa situazione, ora l’ Enac ha deciso di passare ai fatti: l’ Ente sta infatti avviando gli accertamenti che porteranno all’ erogazione di sanzioni nei confronti dei vettori in caso di accertata violazione del Regolamento. «Chiediamo all’ Enac di irrogare la sanzione massima pre vista, nel più breve tempo possibile», ha commentato Massimiliano Dona, presidente dell’ Unione Nazionale Consumatori. «Ë il momento che anchel’ Antitrust e la Procura si attivino a tutela degli utenti, aprendo indagini sulla pratica commerciale scorretta che sembra finalizzata ad ottenere liquidità a discapito dei consumatori», Ë il parere del Codacons.

    Today, 23/06/2020 04:50
    Uni-Sistema Impresa, inar su pmi e crisi del debito
    Roma, 22 giu. (Labitalia) – Lo scorso 6 maggio è stata pubblicata la Uni/PdR 82 ‘Linee guida per la definizione delle attività riguardanti la composizione della crisi da sovraindebitamento e i rapporti con gli ‘Organismi di composizione della crisi (occ)’. La prassi di riferimento è stata elaborata da Uni insieme a Sistema Impresa, la confederazione delle pmi che riunisce oltre 160mila micro imprese in tutta Italia. “Sistema Impresa – spiega il presidente Berlino Tazza – ha promosso la prassi di riferimento con l’ obiettivo di fornire un canovaccio interpretativo efficace per sostenere i privati, i piccoli imprenditori, i professionisti e le imprese agricole. La dinamica del sovraindebitamento deve poter essere gestita in un regime di chiarezza, sostenibilità e compatibilità con le logiche di una sana cultura d’ impresa”. “La prassi di riferimento – sottolinea – giunge alla pubblicazione in un contesto caratterizzato dall’ emergenza sanitaria da Covid-19 in cui la fragilità di molte aziende è destinata ad emergere in modo traumatico favorendo la proliferazione di soggetti che nell’ ambito del credito possono fornire soluzioni apparentemente facili ma troppo onerose e dai profili illeciti. La stretta e proficua collaborazione con la struttura di Uni e con il presidente Pietro Torretta ha consentito di sintetizzare una nuova prassi che nasce anche dall’ esperienza delle precedenti crisi finanziarie, a partire da quella del 2008, proponendo una soluzione praticabile sul piano tecnico e gestionale che salvaguarda la vita degli attori economici e delle persone”. L’ esigenza di disporre di tale documento è stata avvertita in quanto la Legge 3/2012, che disciplina le tre procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento, presenta alcune lacune e non è stata ben metabolizzata dai gestori della crisi portando a interpretazioni a volte difformi e contraddittorie. Obiettivo della prassi è quindi quello di uniformare l’ applicazione della disciplina nelle procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento e in particolare nella costituzione e iscrizione degli Occ istituiti presso il segretariato sociale. L’ evento presenta la Uni/PdR 82 che descrive il processo che caratterizza l’ attività riguardante la composizione della crisi da sovraindebitamento identificando le differenti fasi che caratterizzano le seguenti attività: composizione della crisi; procedura di costituzione degli organismi di composizione; formazione del profilo professionale. L’ evento si terrà on-line, attraverso la piattaforma GoToinar , giovedì 25 giugno dalle 16. La partecipazione è gratuita, previa iscrizione all’ indirizzo: https://bit.ly/PdRsovraindebitamento. Segue programma. Ore 16.00 Saluti e introduzione: Piero Torretta, presidente Uni, Berlino Tazza, presidente Sistema Impresa. Ore 16.10 la Uni/PdR 82 spiegata dagli esperti Sara Peraldo, referente e membro del consiglio di amministrazione dell’ Occ sportello orientamento sociale; ore 16.20 benefici e applicazioni della prassi di riferimento: il punto di vista dei soggetti interessati/coinvolti. Interverranno: Gian Domenico Auricchio, presidente Unioncamere Lombardia, Giovanna Dominici, già presidente della sezione Fallimentare del Tribunale di Torino, Bruno Barbieri, presidente Codacons Emilia Romagna, Marcella Caradonna, presidente Ordine dei Commercialisti e degli Esperti Contabili di Milano. Per le ore 17.00 previsti il dibattito e le conclusioni.

    Il Messaggero (ed. Civitavecchia), 23/06/2020 04:37
    ladispoli
    Code alla posta, gli utenti: «Anziani sotto al sole»
    Troppo lunghe ed estenuanti le code agli uffici postali di Ladispoli. Dove l’ arrivo dei villeggianti romani rischia di mandare in tilt i due sportelli di via Sironi e via Regina Margherita. Sui social è così iniziato il tam tam degli utenti che chiedono a Poste Italiane di adottare provvedimenti immediati, vista anche la lungaggine delle operazioni a causa delle misure di prevenzione per il coronavirus. Un appello raccolto dal Codacons che ha proposto a Poste Italiane di prolungare l’ orario di apertura dell’ ufficio di via Regina Margherita, sportello a cui fanno capo le migliaia di residenti del centro. «Prima che arrivasse la pandemia da Covid spiega il coordinatore, Angelo Bernabei ogni giorni si registravano lunghe file ai due uffici postali di Ladispoli. Dopo il lockdown la situazione è peggiorata, spesso ci vuole anche un’ ora e mezza per espletare un’ operazione sia alla posta di via Sironi dove si effettua orario continuato che in via Regina Margherita che chiude all’ ora di pranzo. Per anziani e donne con bambini rimanere ore sotto il sole estivo non è salutare. Chiediamo a Poste italiane di valutare il prolungamento dell’ apertura dell’ ufficio al centro di Ladispoli fino al tardo pomeriggio, così come avviene in via Sironi dove si registrano lunghe code». Gianni Palmieri © RIPRODUZIONE RISERVATA.

    Il Messaggero, 23/06/2020 04:36
    Abbonamenti, niente rimborsi «Saranno prorogati di due mesi»
    l’ azienda non restituirà la somma relativa al mancato utilizzo dei trasporti nel lockdown scelta dettata dal crollo degli incassi (persi 25 milioni al mese) e dal calo dei passeggeri
    IL FOCUS Saranno allungati, e non rimborsati tout court, gli abbonamenti dei passeggeri di Atac che non hanno potuto usare i mezzi durante il lockdown scattato dopo l’ emergenza Covid. Allungati, a quanto pare, per due mesi, quelli di marzo e aprile, quando le misure di restrizioni imponevano ai cittadini di non allontanarsi da casa, se non per motivi di lavoro o per ragioni mediche. La municipalizzata di via Prenestina è pronta a seguire questa strada, viste le difficoltà di liquidità registrate proprio per il crollo della bigliettazione che si è avuto dopo l’ avvio della pandemia, con i romani che da inizio marzo si tengono ben lontani dagli autobus, dai tram e dalle metropolitane. UN BUCO DA 120 MILIONI Una decisione – soltanto acuita dalla riduzione del servizio tra inizio marzo e i primi giorni di maggio – che è costata a via Prenestina un crollo degli incassi di circa 25 milioni di euro al mese (a fine anno la perdita dovrebbe superare i 200 milioni) e una riduzione dei passeggeri vicina all’ 80 per cento. Una situazione che al momento ha già creato un ammanco nelle casse della società di 120 milioni di euro. Atac non ha ancora comunicato la decisione. Prima di farlo aspetta che sia terminato il lavoro che tutti i governatori stanno chiudendo in seno alla conferenza delle Regioni proprio per garantire su tutti i territori una linea univoca sui rimborsi. Nel decreto Rilancio, all’ articolo 215, il governo ha previsto un fondo da 55 milioni di euro da ripartire su tutto il territorio italiano per venire incontro alle aziende del trasporto pubblico locale, che si sono viste di fatto annullare gli introiti da bigliettazione. E nello stesso articolo Palazzo Chigi riconosce espressamente il diritto dell’ utente ad ottenere un rimborso per gli abbonamenti ai trasporti pubblici non utilizzati nel periodo del lockdown. L’ ALTERNATIVA DEI VOUCHER L’ intesa verso la quale si avvia la Conferenza delle Regioni prevede che non ci sarà un risarcimento in solido, non saranno restituiti i soldi, ma dà mandato alle singole municipalizzate di allungare gli abbonamenti in essere o, in seconda istanza, di erogare dei voucher a questi utenti, da utilizzare per comprare la tessera dell’ anno prossimo. Soprattutto è stato deciso che il ristoro coprirà il periodo dal 4 marzo – giorno di avvio del lockdown – al 5 maggio, quando si sono avute le prime riaperture e si è dato ai cittadini la possibilità di muoversi con più facilità. A quanto pare il risarcimento sarà garantito soltanto a chi ha dovuto restare a casa, non a quelli che – pur tra tanti disagi e tante corse tagliate – hanno continuato a prendere i mezzi pubblici per recarsi a lavoro. Sempre dal fronte regionale dovrebbero arrivare poi le modalità per chiedere l’ allungamento o il bonus: a quanto pare, basterà compilare un modulo di autocertificazione, allegando la ricevuta della tessera, sul sito delle compagnie. Intanto aspettano di capire le prossime mosse di Atac anche le associazioni dei consumatori. Carlo Rienzi, presidente del Codacons, non esclude a priori di rivolgersi alla magistratura: «L’ articolo 215 del decreto Rilancio prevede espressamente il diritto dell’ utente ad ottenere un rimborso per gli abbonamenti ai trasporti pubblici non utilizzati nel periodo del lockdown, rimborso che può avvenire tramite voucher o prolungamento della durata di validità degli stessi abbonamenti». Altrimenti scatterà la class action. «Perché il Comune di Roma – conclude Rienzi – dovrà quindi adeguarsi a quanto stabilito dal governo perché, in caso contrario, si aprirebbe un fronte civile in relazione alle violazioni contrattuali, con gli utenti che hanno pagato per una prestazione non resa, e penale per l’ indebito arricchimento da parte dell’ Atac. Situazioni che sfocerebbero in una azione collettiva del Codacons per conto di tutti gli abbonati». Francesco Pacifico © RIPRODUZIONE RISERVATA.

    La Nazione (ed. Empoli), 23/06/2020 03:57
    «Controlli dell’ acqua». E invece è una truffa
    sono tornati in azione i falsi addetti del gestore idrico e delle forze dell’ ordine: nel loro mirino finiscono soprattutto gli anziani
    EMPOLI Una mattinata di inganni e raggiri compiuti ad arte. Secondo un copione ormai rodato, fatto di ruoli da recitare, di richieste mirate a farsi aprire la porta di casa e di ‘giustificazioni’ in merito all’ importanza dei «controlli da compiere» addirittura con la scusa di voler tutelare la salute degli stessi padroni di casa. Con queste ‘armi’, ieri, i falsi addetti dell’ acqua, accompagnati dagli immancabili sedicenti avvocati o uomini delle forze dell’ ordine, hanno bussato alle porte di più di un pensionato residente in città. Insomma, l’ incubo truffe è tornato. L’ obiettivo è farsi aprire la porta e mettere le mani su monili in oro o contanti custoditi in casa dagli anziani del mirino. Un piano assai chiaro che tuttavia in un paio di casi è stato mandato in fumo proprio dall’ attenzione dei padroni di casa: con determinazione, hanno detto no a chi, con insistenza, in nome di chissà quale accertamento da effettuare sulle condotte idriche, pretendeva di entrare in casa. E’ successo in via Piovola poco dopo le 9 del mattino, quando un uomo, presentatosi come addetto del gestore idrico, ha spiegato di dover effettuare controlli per escludere la presenza di inquinanti nelle condutture. Il padrone di casa non si è lasciato sorprendere e soprattutto non ha aperto la porta, costringendo il malintenzionato a desistere dai suoi scopi. Poco dopo, un’ altra richiesta di aiuto alle forze dell’ ordine è arrivata da una donna residente in via Val d’ Elsa. In quel caso ad agire sarebbero stati due soggetti: prima a suonare al campanello è stato un uomo, a suo dire operaio del gestore idrico, incaricato di verificare la pressione dell’ acqua. Poi è sopraggiunto, a quant pare, anche un sedicente carabiniere, così da dare ‘autorevolezza’ alla richiesta. Ma la donna non ha ceduto, non ha aperto la porta e e soprattutto ha chiesto aiuto, contattando anche i carabinieri, quelli veri, per raccontare la vicenda. Il tutto mentre i due uomini si allontanavano, facendo perdere le loro tracce. Insomma, la situazione è da non sottovalutare, anche perché, se è vero che le due truffe non sono andate a buon fine, è vero anche che il pericolo di cadere nel tranello è più che reale. Dunque, è bene tenere a mente alcune indicazioni utili, fornite anche dall’ associazione dei consumatori Codacons, su cosa fare in caso di sconosciuti che bussano alla porta. La prima cosa? Sincerarsi che il controllo sia effettivo anche chiedendo i documenti d’ identità a chi vuole entrare: se il controllo è effettivo i tecnici non avranno alcuna ragione a opporsi alla richiesta. E’ sempre bene poi richiedere un tesserino di riconoscimento. Ma soprattutto, in caso di dubbio o preoccupazioni o sospetti che si tratti di una truffa, è importante non temere di chiedere aiuto rivolgendosi alle forze dell’ ordine, contattando i numeri di emergenza 112 e 113. R. E. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

    La Tribuna di Treviso, 23/06/2020 03:32
    Banche: pronti 2,8 miliardi accolte 47 mila domande
    boom deila richiesta del credito con il decreto liquidità varato dal governo le aziende del vicentino guidano la classifica e prenotano 681 milioni di euro
    Renzo Mazzaro / venezia Nell’ ultimo mese la richiesta di denaro alle banche venete è aumentata di cinque volte. Al 15 maggio erano stati concessi finanziamenti per 670 milioni di euro, al 10 giugno il totale era schizzato a 2 miliardi 790 milioni. Parliamo di fondi garantiti dallo Stato, secondo le norme del decreto Liquidità, comprensivi sia delle richieste fino a 25.000 euro che per cifre superiori. La grande maggioranza è concentrata nella prima categoria, a dimostrazione che sono le piccole attività ad avere più bisogno di una spinta per ripartire: su un totale di 46.381 domande, i finanziamenti fino a 25.000 euro riguardano 39.435 clienti. Il monitoraggio è di Banca d’ Italia, nei cui dati il numero delle richieste coincide con quelle inviate al Fondo nazionale di garanzia e finanziate. Nulla risulta della selezione (ma potremmo parlare di falcidie) che viene fatta a monte dalle singole banche. Qui viene in soccorso un rapporto del Codacons, che entra invece con nomi e cognomi nella dinamica interna delle banche rivelando alte percentuali di bocciature. E anche un retroscena inatteso: sono le banche di credito cooperativo, le ultime rimaste a presidiare il territorio dopo il disastro delle Popolari (credevamo noi, poveri illusi), quelle che aiutano meno il territorio. Crolla un altro mito, dietro le parole poco o niente: le Bcc aderenti a Iccrea hanno accolto e finanziato appena 820 domande su 32.226 ricevute. Poco più del 2,5%. Uno sforzo titanico.Fanno meglio, molto meglio, le banche nazionali, a cominciare da Unicredit che ha ricevuto 57.070 domande e ne ha finanziate 30.037. Più del 50%. Anche se va osservato che le domande accolte erano state 44.354. Quelle che mancano si suppone siano solo in ritardo. Il totale dei finanziamenti è pari a 613 milioni di euro.Intesa San Paolo ha finanziato 44.492 domande sulle 149.858 ricevute. Quasi il 30%. Un cliente su tre è stato accontentato, gli altri due restano fuori dalla porta, ma almeno Banca Intesa non aspetta la risposta del Fondo nazionale di garanzia al quale vengono spedite le pratiche. Questo il motivo delle sfasature. Riduce i tempi della burocrazia, secondo il Codacons è l’ unica banca a farlo. Tutte le altre assoggettano l’ erogazione al completamento della procedura di caricamento della pratica sul portale del Fondo.Monte dei Paschi ha ricevuto 29.757 domande, ne ha ammesse all’ erogazione 13.589 ma ha concesso il finanziamento solo a 5.061 “congelando” le altre 8.528. Anche qui un numero non irrisorio di richiedenti è in stand-bay.Ubi Banca ha ricevuto 45.868 domande, ne ha accolte 45.160 ma ha erogato finanziamenti solo ad una parte degli ammessi, 26.928 richiedenti, per un totale di 474 milioni di euro.Banco Bpm, a fronte di 41.432 domande ricevute, ha deliberato 28.513 finanziamenti ma li ha erogati solo a 22.121 richiedenti. Sempre colpa del caricamento delle pratiche sul portale del Fondo.Nel monitoraggio di Banca d’ Italia, la geografia delle domande di finanziamento conferma il Veneto che conosciamo: una regione con cinque capitali e due periferie. Nell’ area forte centrale, è Verona con 9.236 domande complessive (fino a 25.000 euro e oltre) la città che più bussa a quattrini, ma è Vicenza quella che ne chiede di più: 681 milioni contro 500 dei veronesi. Su questi livelli, sia per numero di domande che di finanziamento richiesto, si mantengono Padova e Treviso, mentre Venezia è più scostata. Mai come Belluno e Treviso, che arrancano in fondo. –© RIPRODUZIONE RISERVATA.

    La Nuova di Venezia e Mestre, 23/06/2020 03:32
    Banche: pronti 2,8 miliardi accolte 47 mila domande
    boom deila richiesta del credito con il decreto liquidità varato dal governo le aziende del vicentino guidano la classifica e prenotano 681 milioni di euro
    Renzo Mazzaro / venezia Nell’ ultimo mese la richiesta di denaro alle banche venete è aumentata di cinque volte. Al 15 maggio erano stati concessi finanziamenti per 670 milioni di euro, al 10 giugno il totale era schizzato a 2 miliardi 790 milioni. Parliamo di fondi garantiti dallo Stato, secondo le norme del decreto Liquidità, comprensivi sia delle richieste fino a 25.000 euro che per cifre superiori. La grande maggioranza è concentrata nella prima categoria, a dimostrazione che sono le piccole attività ad avere più bisogno di una spinta per ripartire: su un totale di 46.381 domande, i finanziamenti fino a 25.000 euro riguardano 39.435 clienti. Il monitoraggio è di Banca d’ Italia, nei cui dati il numero delle richieste coincide con quelle inviate al Fondo nazionale di garanzia e finanziate. Nulla risulta della selezione (ma potremmo parlare di falcidie) che viene fatta a monte dalle singole banche. Qui viene in soccorso un rapporto del Codacons, che entra invece con nomi e cognomi nella dinamica interna delle banche rivelando alte percentuali di bocciature. E anche un retroscena inatteso: sono le banche di credito cooperativo, le ultime rimaste a presidiare il territorio dopo il disastro delle Popolari (credevamo noi, poveri illusi), quelle che aiutano meno il territorio. Crolla un altro mito, dietro le parole poco o niente: le Bcc aderenti a Iccrea hanno accolto e finanziato appena 820 domande su 32.226 ricevute. Poco più del 2,5%. Uno sforzo titanico.Fanno meglio, molto meglio, le banche nazionali, a cominciare da Unicredit che ha ricevuto 57.070 domande e ne ha finanziate 30.037. Più del 50%. Anche se va osservato che le domande accolte erano state 44.354. Quelle che mancano si suppone siano solo in ritardo. Il totale dei finanziamenti è pari a 613 milioni di euro.Intesa San Paolo ha finanziato 44.492 domande sulle 149.858 ricevute. Quasi il 30%. Un cliente su tre è stato accontentato, gli altri due restano fuori dalla porta, ma almeno Banca Intesa non aspetta la risposta del Fondo nazionale di garanzia al quale vengono spedite le pratiche. Questo il motivo delle sfasature. Riduce i tempi della burocrazia, secondo il Codacons è l’ unica banca a farlo. Tutte le altre assoggettano l’ erogazione al completamento della procedura di caricamento della pratica sul portale del Fondo.Monte dei Paschi ha ricevuto 29.757 domande, ne ha ammesse all’ erogazione 13.589 ma ha concesso il finanziamento solo a 5.061 “congelando” le altre 8.528. Anche qui un numero non irrisorio di richiedenti è in stand-bay.Ubi Banca ha ricevuto 45.868 domande, ne ha accolte 45.160 ma ha erogato finanziamenti solo ad una parte degli ammessi, 26.928 richiedenti, per un totale di 474 milioni di euro.Banco Bpm, a fronte di 41.432 domande ricevute, ha deliberato 28.513 finanziamenti ma li ha erogati solo a 22.121 richiedenti. Sempre colpa del caricamento delle pratiche sul portale del Fondo.Nel monitoraggio di Banca d’ Italia, la geografia delle domande di finanziamento conferma il Veneto che conosciamo: una regione con cinque capitali e due periferie. Nell’ area forte centrale, è Verona con 9.236 domande complessive (fino a 25.000 euro e oltre) la città che più bussa a quattrini, ma è Vicenza quella che ne chiede di più: 681 milioni contro 500 dei veronesi. Su questi livelli, sia per numero di domande che di finanziamento richiesto, si mantengono Padova e Treviso, mentre Venezia è più scostata. Mai come Belluno e Treviso, che arrancano in fondo. –© RIPRODUZIONE RISERVATA.

    Il Mattino di Padova, 23/06/2020 03:32
    Banche: pronti 2,8 miliardi accolte 47 mila domande
    boom deila richiesta del credito con il decreto liquidità varato dal governo le aziende del vicentino guidano la classifica e prenotano 681 milioni di euro
    Renzo Mazzaro / venezia Nell’ ultimo mese la richiesta di denaro alle banche venete è aumentata di cinque volte. Al 15 maggio erano stati concessi finanziamenti per 670 milioni di euro, al 10 giugno il totale era schizzato a 2 miliardi 790 milioni. Parliamo di fondi garantiti dallo Stato, secondo le norme del decreto Liquidità, comprensivi sia delle richieste fino a 25.000 euro che per cifre superiori. La grande maggioranza è concentrata nella prima categoria, a dimostrazione che sono le piccole attività ad avere più bisogno di una spinta per ripartire: su un totale di 46.381 domande, i finanziamenti fino a 25.000 euro riguardano 39.435 clienti. Il monitoraggio è di Banca d’ Italia, nei cui dati il numero delle richieste coincide con quelle inviate al Fondo nazionale di garanzia e finanziate. Nulla risulta della selezione (ma potremmo parlare di falcidie) che viene fatta a monte dalle singole banche. Qui viene in soccorso un rapporto del Codacons, che entra invece con nomi e cognomi nella dinamica interna delle banche rivelando alte percentuali di bocciature. E anche un retroscena inatteso: sono le banche di credito cooperativo, le ultime rimaste a presidiare il territorio dopo il disastro delle Popolari (credevamo noi, poveri illusi), quelle che aiutano meno il territorio. Crolla un altro mito, dietro le parole poco o niente: le Bcc aderenti a Iccrea hanno accolto e finanziato appena 820 domande su 32.226 ricevute. Poco più del 2,5%. Uno sforzo titanico.Fanno meglio, molto meglio, le banche nazionali, a cominciare da Unicredit che ha ricevuto 57.070 domande e ne ha finanziate 30.037. Più del 50%. Anche se va osservato che le domande accolte erano state 44.354. Quelle che mancano si suppone siano solo in ritardo. Il totale dei finanziamenti è pari a 613 milioni di euro.Intesa San Paolo ha finanziato 44.492 domande sulle 149.858 ricevute. Quasi il 30%. Un cliente su tre è stato accontentato, gli altri due restano fuori dalla porta, ma almeno Banca Intesa non aspetta la risposta del Fondo nazionale di garanzia al quale vengono spedite le pratiche. Questo il motivo delle sfasature. Riduce i tempi della burocrazia, secondo il Codacons è l’ unica banca a farlo. Tutte le altre assoggettano l’ erogazione al completamento della procedura di caricamento della pratica sul portale del Fondo.Monte dei Paschi ha ricevuto 29.757 domande, ne ha ammesse all’ erogazione 13.589 ma ha concesso il finanziamento solo a 5.061 “congelando” le altre 8.528. Anche qui un numero non irrisorio di richiedenti è in stand-bay.Ubi Banca ha ricevuto 45.868 domande, ne ha accolte 45.160 ma ha erogato finanziamenti solo ad una parte degli ammessi, 26.928 richiedenti, per un totale di 474 milioni di euro.Banco Bpm, a fronte di 41.432 domande ricevute, ha deliberato 28.513 finanziamenti ma li ha erogati solo a 22.121 richiedenti. Sempre colpa del caricamento delle pratiche sul portale del Fondo.Nel monitoraggio di Banca d’ Italia, la geografia delle domande di finanziamento conferma il Veneto che conosciamo: una regione con cinque capitali e due periferie. Nell’ area forte centrale, è Verona con 9.236 domande complessive (fino a 25.000 euro e oltre) la città che più bussa a quattrini, ma è Vicenza quella che ne chiede di più: 681 milioni contro 500 dei veronesi. Su questi livelli, sia per numero di domande che di finanziamento richiesto, si mantengono Padova e Treviso, mentre Venezia è più scostata. Mai come Belluno e Treviso, che arrancano in fondo. –© RIPRODUZIONE RISERVATA.

    Gazzetta di Modena, 23/06/2020 03:30
    la truffa degli ultimi mesi
    Ordini per migliaia di euro pagati da ditte a finti fornitori
    denunciati 3 o 4 colpi ogni settimana da aziende meccaniche e ceramiche occhio alle insidie in rete: una donna ha perso 60mila euro su un sito di bitcoin
    Stefano Totaro Ordini per decine di migliaia di euro “dirottati” e soldi finiti irrimediabilmente nelle tasche dei truffatori, il desiderio di diventare milionari con i bitcoin per poi trovarsi con 60 mila euro che si sono volatilizzati, l’ acquisto di merce con sconti fantasmagorici e l’ inutile attesa della sua consegna. Il Covid non ha certo fermato i truffatori che, al contrario, hanno potuto agire in modo più vasto approfittando delle tante persone in un certo modo costrette alla tastiera, al ricorso alla rete e alle sue tentazioni. Se adesso hanno ripreso anche gli agguati in strada, con furti sopratutto a persone anziane con la tecnica dell’ abbraccio, del finto conoscente che si avvicina per poi saccheggiare la vittima o la sua auto, si leccano ancora le ferite aziende e privati rimasti vittime dei colpi on line.Come hanno confermato le varie forze dell’ ordine e le associazioni a tutela dei consumatori, a partire dal lockdown sino ad ora ci sono state almeno tre o quattro truffe con la tecnica cosiddetta del “man in the middle”, qualcuno cioè che si inserisce tra azienda e fornitore, soprattutto se quest’ ultimo è all’ estero. Studiando gli ordinativi, i “giri” e l’ indotto delle aziende (nel mirino finiscono di solito quelle del settore meccanico e ceramico) i truffatori risalgono ai fornitori. Quando parte un ordinativo, ecco che all’ azienda arriva una email clonata o solo leggermente diversa da quella del fornitore originario. In questa si comunica che le coordinate per pagare, per vari motivi, sono cambiate, viene dato un nuovo indirizzo: spesso non ci si fa caso e il denaro finisce sui conti dei truffatori.Ma la rete offre altre insidie in cui è facile incappare. «Stiamo seguendo il caso di una 60enne – spiega Fabio Galli presidente del Codacons Modena – che in questi giorni ha presentato un esposto in procura. Era andata in pensione, ha visto in internet annunci sui bitcoin e si è fatta catturare da un sito. All’ inizio aveva investito 250 euro e vedendo che guadagnava uno o due euro quasi ogni giorno ha pensato di metterne 500. Poi è entrata in un meccanismo per cui, tra proposte, meccanismi e altri sistemi, ha buttato in quel sito migliaia di euro, sino ad arrivare a 60mila euro. E alla fine ha scoperto di non avere nulla, quelli del sito gli hanno rubato tutto. Le azioni legali saranno difficili anche perché questo sito è per metà inglese e per metà polacco». «In questi ultimi mesi tanti hanno fatto acquisti per poi rimanere con un pugno di mosche – avvisa il Codacons – consigliamo di frequentare le piattaforme storiche e di non fidarsi di siti sconosciuti. Parecchi modenesi si sono fatti attirare da un sito italiano che proponeva merce con sconti del 75%. Dopo un anno devono ancora ricevere la merce, la scusa è che ci sono liste lunghe, ma poi propongono l’ escamotage: il pagamento a prezzo intero per avere subito l’ ordine». Non mancano, riferiscono le forze dell’ ordine, le truffe “amorose”: una donna sulla cinquantina è caduta nella trappola strappalacrime del generale americano, agganciato su Facebook, e impossibilitato a rientrare nel paese perché bloccato nei paesi arabi dopo una missione. È malato, è solo e ha bisogno di denaro per le cure. Il fascino della divisa è un’ arma potente e la signora modenese ha dato il suo contributo “all’ alleato”. —

    Gazzetta di Modena, 23/06/2020 03:30
    codacons
    Fare attenzione alle finte inserzioni per le case estive
    Per ora nessun modenese è rimasto vittima delle truffe estive, quelle che rovinano, anzi, impediscono la vacanza stessa. Ovvero arrivare nel luogo di villeggiatura dopo aver prenotato e pagato on line ad un privato o su un sito una casa o un appartamento e scoprire che non esiste nulla. «Forse è ancora un po’ presto – dice Galli del Codacons- ciò non toglie che l’ attenzione deve essere massima. Consigliamo sempre, come si faceva un tempo, di riuscire a fare sopralluoghi, mesi prima. Oppure farsi inviare foto, indirizzi precisi, fare investigazioni tramite qualche negozio o bar vicino all’ appartamento e contattare il Comune, la Pro loco».

    Corriere delle Alpi, 23/06/2020 03:30
    Banche: pronti 2,8 miliardi accolte 47 mila domande
    boom deila richiesta del credito con il decreto liquidità varato dal governo le aziende del vicentino guidano la classifica e prenotano 681 milioni di euro
    Renzo Mazzaro / venezia Nell’ ultimo mese la richiesta di denaro alle banche venete è aumentata di cinque volte. Al 15 maggio erano stati concessi finanziamenti per 670 milioni di euro, al 10 giugno il totale era schizzato a 2 miliardi 790 milioni. Parliamo di fondi garantiti dallo Stato, secondo le norme del decreto Liquidità, comprensivi sia delle richieste fino a 25.000 euro che per cifre superiori. La grande maggioranza è concentrata nella prima categoria, a dimostrazione che sono le piccole attività ad avere più bisogno di una spinta per ripartire: su un totale di 46.381 domande, i finanziamenti fino a 25.000 euro riguardano 39.435 clienti. Il monitoraggio è di Banca d’ Italia, nei cui dati il numero delle richieste coincide con quelle inviate al Fondo nazionale di garanzia e finanziate. Nulla risulta della selezione (ma potremmo parlare di falcidie) che viene fatta a monte dalle singole banche. Qui viene in soccorso un rapporto del Codacons, che entra invece con nomi e cognomi nella dinamica interna delle banche rivelando alte percentuali di bocciature. E anche un retroscena inatteso: sono le banche di credito cooperativo, le ultime rimaste a presidiare il territorio dopo il disastro delle Popolari (credevamo noi, poveri illusi), quelle che aiutano meno il territorio. Crolla un altro mito, dietro le parole poco o niente: le Bcc aderenti a Iccrea hanno accolto e finanziato appena 820 domande su 32.226 ricevute. Poco più del 2,5%. Uno sforzo titanico.Fanno meglio, molto meglio, le banche nazionali, a cominciare da Unicredit che ha ricevuto 57.070 domande e ne ha finanziate 30.037. Più del 50%. Anche se va osservato che le domande accolte erano state 44.354. Quelle che mancano si suppone siano solo in ritardo. Il totale dei finanziamenti è pari a 613 milioni di euro.Intesa San Paolo ha finanziato 44.492 domande sulle 149.858 ricevute. Quasi il 30%. Un cliente su tre è stato accontentato, gli altri due restano fuori dalla porta, ma almeno Banca Intesa non aspetta la risposta del Fondo nazionale di garanzia al quale vengono spedite le pratiche. Questo il motivo delle sfasature. Riduce i tempi della burocrazia, secondo il Codacons è l’ unica banca a farlo. Tutte le altre assoggettano l’ erogazione al completamento della procedura di caricamento della pratica sul portale del Fondo.Monte dei Paschi ha ricevuto 29.757 domande, ne ha ammesse all’ erogazione 13.589 ma ha concesso il finanziamento solo a 5.061 “congelando” le altre 8.528. Anche qui un numero non irrisorio di richiedenti è in stand-bay.Ubi Banca ha ricevuto 45.868 domande, ne ha accolte 45.160 ma ha erogato finanziamenti solo ad una parte degli ammessi, 26.928 richiedenti, per un totale di 474 milioni di euro.Banco Bpm, a fronte di 41.432 domande ricevute, ha deliberato 28.513 finanziamenti ma li ha erogati solo a 22.121 richiedenti. Sempre colpa del caricamento delle pratiche sul portale del Fondo.Nel monitoraggio di Banca d’ Italia, la geografia delle domande di finanziamento conferma il Veneto che conosciamo: una regione con cinque capitali e due periferie. Nell’ area forte centrale, è Verona con 9.236 domande complessive (fino a 25.000 euro e oltre) la città che più bussa a quattrini, ma è Vicenza quella che ne chiede di più: 681 milioni contro 500 dei veronesi. Su questi livelli, sia per numero di domande che di finanziamento richiesto, si mantengono Padova e Treviso, mentre Venezia è più scostata. Mai come Belluno e Treviso, che arrancano in fondo. –© RIPRODUZIONE RISERVATA.

    Il Resto del Carlino (ed. Macerata), 23/06/2020 03:27
    codacons in campo
    «Avanti turismo», scatta il concorso per i piccoli Comuni
    Poste Italiane comunica che le pensioni di luglio verranno accreditate a partire da domani. I titolari di carta Postamat, Carta Libretto o di Postepay Evolution potranno prelevare i contanti da oltre 7.000 Atm Postamat. Coloro che non possono evitare di ritirare la pensione in contanti nell’ Ufficio Postale dovranno presentarsi agli sportelli rispettando la turnazione alfabetica: i cognomi dalla A alla B domani 24 giugno; dalla C alla D giovedì 25 giugno; dalla E alla K venerdì 26 giugno; dalla L alla O sabato mattina 27 giugno; dalla P alla R lunedì 29 giugno; dalla S alla Z martedì 30 giugno.

    L’Eco di Bergamo, 23/06/2020 03:15
    Compagnie aeree nel mirino di Enac per i troppi voucher
    L’ Ente Nazionale per l’ Aviazione Civile «sta avviando istruttorie per sanzioni a compagnie aeree per mancato rispetto del Regolamento comunitario di tutela dei passeggeri». Lo si legge in una nota dell’ ente in cui si ricorda che «in caso di cancellazioni di voli per cause non riconducibili all’ emergenza Covid-19 è previsto il rimborso del biglietto e non l’ erogazione di un voucher». Il primo avviso alle compagnie aeree è del 18 giugno, ma «nonostante il richiamo, dai primi riscontri sembrerebbe che alcune compagnie aeree continuino a cancellare voli adducendo come causale l’ emergenza Covid-19 e riconoscendo ai passeggeri solo un voucher», spiega l’ Enac. «Sono scelte commerciali» Procedura tecnicamente ineccepibile se adottata durante la tempesta sanitaria, ma «dal 3 giugno sono state rimosse le restrizioni alla circolazione delle persone fisiche all’ interno del territorio nazionale e nell’ area europea Schengen, Regno Unito e Irlanda del Nord». Ergo, il Covid-19 non è più causa di annullamento dei voli, semmai una strategia commerciale. Nemmeno tanto sottile. «Le cancellazioni dopo il 3 giugno – spiega Enac – sembrerebbero operate da scelte commerciali e imprenditoriali dei vettori, non da motivi riconducibili all’ emergenza. Il Regolamento Comunitario 261 del 2004, prevede, nei casi di cancellazione di voli per cause non collegate all’ emergenza Covid-19, che le compagnie forniscano ai passeggeri: l’ informativa, la riprotezione, il rimborso del prezzo del biglietto (non la corresponsione di un voucher) e la compensazione, ove dovuta». Il problema del decreto rilancio Vero però che il decreto rilancio prevede per le compagnie la facoltà del rimborso in voucher, senza indicazioni differenti. Il che lascia qualche margine d’ incertezza in una vicenda già di suo complessa. Basti pensare alle migliaia di viaggiatori in attesa di un rimborso, qualcuno dello stesso voucher. Soddisfatti i consumatori per la decisione di Enac: «Ottima notizia! Chiediamo di irrogare la sanzione massima prevista, nel più breve tempo possibile», commenta Massimiliano Dona, presidente dell’ Unione nazionale consumatori. Bene anche per il Codacons l’ intervento dell’ Enac sulle compagnie aeree: «Siamo sommersi dalle segnalazioni di utenti cui le compagnie aeree hanno cancellato i voli previsti per le prossime settimane, proponendo solo voucher come forma di indennizzo» spiegano.

    Il Giorno (ed. Lecco-Como-Sondrio), 23/06/2020 03:13
    «Lecco-Como da Terzo mondo Potenziamola»
    il codacons si mobilita per aumentare le corse sulla linea ferroviaria troppo a lungo trascurata
    LECCO di Roberto Canali Non bastano le corse sulla Como-Lecco dove, a più di un mese dall’ inizio della Fase 2, sono garantiti solo tredici collegamenti al giorno rispetto ai ventitrè della fase pre-Covid. A lamentarsi non sono solo i pendolari che ogni giorno devono fare i salti mortali per arrivare al lavoro in treno, ma anche il Codacons Lombardia. «È evidente che manchi una riorganizzazione, passaggio ancor più fondamentale», racconta il presidente del Codacons, Marco Donzelli. Le istituzioni dovranno cogliere quest’ occasione, nella negatività del momento, per potenziare un servizio che oggi non è all’ altezza della nostra Regione e indecoroso per i suoi cittadini. Innanzitutto per salvaguardare la mobilità dei lavoratori pendolari che utilizzava un mezzo virtuoso per recarsi al lavoro ogni giorno, ma anche per garantire un accesso sempre maggiore un servizio che sarà sempre più essenziale per molti». Chiedono al Pirellone di potenziare la linea ferroviaria che collega i due capoluoghi anche i presidenti dei circoli Legambiente di Como, Cantù, Erba, Lecco, Lario Orientale e Primalpe. «Non bisogna perdere l’ occasione di fare della Como-Lecco il nuovo asse di infrastrutturazione per un intero territorio – sottolineano -. Questa linea attraversa una zona molto intasata dal punto di vista del traffico e con enormi difficoltà di collegamento. Tanto più che ci sono stati investimenti recenti per il rinnovo dei binari fino a Molteno e fra poco, stante i lavori già in corso, saranno unificate le stazioni a Como Camerlata creando un punto di interscambio con il sistema ferroviario lombardo e il sistema della nuova Trasversale ferroviaria alpina». Di qui la richiesta di aggiungere al più presto le dieci corse che mancano così da colmare il buco di sei ore che si forma dalla tarda mattinata fino a metà pomeriggio, quando la linea rimane deserta. Per ora anche grazie all’ interessamento dell’ assessore regionale ai Trasporti, Claudia Terzi, è stato ripristinato il treno 5202 che parte da Molteno alle 7.23 e arriva a Como alle 8 e il convoglio 5205 che parte dalla città di Volta alle 9.05 e arriva a Lecco alle 10.20. «Dopo le segnalazioni dei pendolari siamo riusciti a ripristinare queste due corse che in periodo ante-Covid permettevano di trasportare tra i 30 e 50 passeggeri – conclude l’ assessore Terzi – Sugli orari di metà mattina, invece al momento non è possibile prevedere nuove corse perché esiste un vincolo, chiamato fascia Ipo, attraverso il quale la linea viene riservata a Rfi per organizzare interventi infrastrutturali».

    La Stampa, 23/06/2020 02:25
    Niente rimborsi per i voli saltati Compagnie aeree sotto accusa
    istruttoria enac sui vettori che con la scusa del covid offrono voucher
    LUIGI GRASSIA La maggior parte delle compagnie aeree ha sempre vissuto con insofferenza le disposizioni europee a tutela dei viaggiatori in caso di ritardo o cancellazione di voli, e i loro atteggiamento medio è peggiorato durante e dopo la pandemia, che ha colpito duramente il loro settore e quasi cancellato il traffico nei cieli; da settimane le associazioni dei consumatori segnalano che molti vettori fanno finta di ignorare gli obblighi verso i clienti, non solo nei casi di cancellazioni dovute a Covid (che sono ineccepibili, per forza maggiore) ma anche per quelle dovute a cause diverse, che molti vettori provano a confondere, furbescamente, con le prime; così l’ Enac (ente italiano per l’ aviazione civile) scende in pista avviando una serie di istruttorie contro le compagnie che violano il Regolamento comunitario di tutela dei passeggeri. L’ indicazione più importante è che in caso di cancellazioni di voli per cause non riconducibili all’ emergenza Covid-19 è previsto il rimborso del biglietto, e non l’ offerta di un voucher. L’ Enac si era fatto sentire già giovedì scorso, lanciando una specie di ultimatum: le compagnie venivano richiamate al rispetto del Regolamento comunitario n. 261 del 2004 che tutela i passeggeri nei casi di ritardi, cancellazioni, overbooking e mancata informativa; questo non è bastato, e adesso partono le istruttorie. Risulta infatti all’ Enac che diversi vettori nonostante il richiamo continuino a cancellare voli adducendo come causale l’ emergenza Covid-19 (fattispecie previste nell’ art. 88 bis della L. 24 aprile 2020, n. 27) e riconoscendo ai passeggeri solo un voucher; ma questo, dice l’ Enac, è illegittimo, perché, ci spiega una fonte dell’ Ente, «dal 3 giugno sono state rimosse le restrizioni alla circolazione delle persone fisiche all’ interno del territorio nazionale e nell’ area europea Schengen e nel Regno Unito. Perciò, le cancellazioni dopo tale data sembrerebbero operate da scelte commerciali e imprenditoriali dei vettori, non da motivi riconducibili all’ emergenza». L’ Ente ricorda che il Regolamento comunitario prevede, nei casi di cancellazione di voli non giustificata da forza maggiore, tutta una serie di provvidenze a tutela dei passeggeri: in crescendo, c’ è l’ informativa (che può sembrare poco, ma spesso è carente); poi la cosiddetta “riprotezione” (termine tecnico per significare il coinvolgimento di un’ altra compagnia per trasportare il passeggero); il rimborso del prezzo del biglietto (non la corresponsione di un voucher); e infine, se dovuta, anche la “compensazione”, cioè il pagamento di un danno eventualmente subito dal cliente, oltre alla restituzione del prezzo del biglietto. Per il governo, il viceministro dei Trasporti Giancarlo Cancellieri commenta che «speculare sulla pandemia a scapito dei cittadini già tartassati è vergognoso e deplorevole. Mi compiaccio con l’ Enac per l’ iniziativa. Atteggiamenti del genere non solo non devono rimanere impuniti, ma devono ricevere sanzioni esemplari, di monito per tutti». Così il Codacons: «Siamo sommersi dalle segnalazioni di utenti cui le compagnie aeree hanno cancellato voli proponendo solo voucher come indennizzo, in totale spregio del Regolamento comunitario» . – © RIPRODUZIONE RISERVATA Cecilia Fabiano/ LaPresse Le regole europee a tutela di chi vola vengono spesso violate.
    luigi grassia

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