Rassegna stampa del 22 giugno 2018
ilmessaggero.it, 23/06/2018 19:48
Chef Narducci e l’ amica morti a Roma, la polizia cerca testimoni
È indagato per omicidio stradale Fabio F., il trentenne alla guida della Mercedes che nell’ impatto frontale ha causato la morte dello chef stellato Alessandro Narducci e dell’ amica Giulia Puleio. I due, che erano in scooter, hanno fatto un volo di oltre 20 metri sul centralissimo lungotevere della Vittoria. LEGGI ANCHE: Roma, lo chef Narducci ucciso dall’ automobilista al cellulare LEGGI ANCHE: La cucina nell’ anima: i suoi piatti creativi regalavano emozioni La polizia ha effettuato un nuovo sopralluogo sul luogo dell’ incidente per controllare se ci siano telecamere utili nella zona. Le registrazioni verranno eventualmente acquisite e vagliate. Si cercano in queste ore anche testimoni dello scontro per poter acquisire elementi utili per ricostruire con esattezza la dinamica dell’ incidente che ha visto coinvolti i due ragazzi a bordo dello scooter e un’ auto guidata da un 30enne. Il Comando Generale, in un avviso diffuso, invita «chiunque sia in grado di fornire elementi utili sull’ incidente avvenuto nella notte tra il 21 ed il 22 giugno sul lungotevere della Vittoria di prendere contatto con gli uffici del VII Gruppo Appio di via Macedonia: 06 67695263 – 5265 (centralino); 0667695201 – 5203 (segreteria); 0667695222 – 5215 (ufficio infortunistica)». E mentre da tutta Italia arrivano messaggi di cordoglio – l’ ultimo da Carrara, dove il padre dello chef è direttore dell’ Accademia di Belle Arti – il Campidoglio vuole acquistare dieci nuovi autovelox mobili, in aggiunta ai dieci già esistenti, da posizionare nelle strade col tasso di incidenti più alto come la Colombo, la Casilina e la Prenestina. Un progetto partito prima dei recenti fatti di cronaca, ha spiegato il presidente della commissione Trasporti Enrico Stefàno (M5s), e che prevede un investimento di 250 mila euro che andranno trovati in assestamento di bilancio per poter mettere i dispositivi in strada già in autunno. Se statisticamente i lungoteveri contano un numero di incidenti più basso delle consolari, lo schianto dell’ altra notte rischia di alzare la media in modo tragico. Sta ora agli inquirenti guidati dal pm Pietro Pollidori capire i contorni della morte dei due giovani cuochi. Lunedì si eseguirà l’ autopsia. L’ uomo della Mercedes si trova intanto, ferito, al Policlinico Gemelli: la sua auto è finita contro alcune macchine in sosta, mentre lo scooter su cui viaggiavano i due ragazzi è stato trovato a diversi metri di distanza. Una distrazione o un colpo di sonno sono ipotesi che non vengono escluse. Un testimone, come riportato da un quotidiano, l’ avrebbe sentito dire: «Ero al telefonino, non mi sono accorto di niente». Ma saranno le indagini a chiarire. L’ automobilista è stato in ogni caso sottoposto all’ alco-test e al droga-test, di cui si attendono i risultati. Anche ieri notte, intanto, uno scooterista è morto sulle strade di Roma, stavolta a Ostia, in via del Lido di Castelporziano. Si tratta di un uomo di 36 anni, senza casco né assicurazione. A quanto pare procedeva a forte velocità su una strada il cui limite è 30 all’ ora. Poi avrebbe urtato un guardrail, finendo sotto una macchina che arrivava in direzione opposta. Secondo i primi rilievi della Municipale sarebbe stato impossibile per l’ automobilista evitare l’ impatto. Poiché la strada è dissestata, il pensiero è andato a Noemi Carrozza, la campionessa di nuoto morta su via Cristoforo Colombo in un tratto in cui le radici dei pini sollevano in dossi il manto stradale. Ma secondo i vigili nel punto di via del Lido di Castelporziano in cui lo scooterista è finito contro il guardrail non ci sarebbero radici. Il Codacons ha comunque puntato il dito contro lo stato delle strade cittadine, chiedendo di vietare la circolazione di moto e scooter nelle vie più pericolose e indicendo per mercoledì prossimo un sit in di protesta.
ilgazzettino.it, 23/06/2018 19:47
Chef Narducci e l’ amica morti a Roma, la polizia cerca testimoni
È indagato per omicidio stradale Fabio F., il trentenne alla guida della Mercedes che nell’ impatto frontale ha causato la morte dello chef stellato Alessandro Narducci e dell’ amica Giulia Puleio. I due, che erano in scooter, hanno fatto un volo di oltre 20 metri sul centralissimo lungotevere della Vittoria. La polizia ha effettuato un nuovo sopralluogo sul luogo dell’ incidente per controllare se ci siano telecamere utili nella zona. Le registrazioni verranno eventualmente acquisite e vagliate. Si cercano in queste ore anche testimoni dello scontro per poter acquisire elementi utili per ricostruire con esattezza la dinamica dell’ incidente che ha visto coinvolti i due ragazzi a bordo dello scooter e un’ auto guidata da un 30enne. Il Comando Generale, in un avviso diffuso, invita «chiunque sia in grado di fornire elementi utili sull’ incidente avvenuto nella notte tra il 21 ed il 22 giugno sul lungotevere della Vittoria di prendere contatto con gli uffici del VII Gruppo Appio di via Macedonia: 06 67695263 – 5265 (centralino); 0667695201 – 5203 (segreteria); 0667695222 – 5215 (ufficio infortunistica)». E mentre da tutta Italia arrivano messaggi di cordoglio – l’ ultimo da Carrara, dove il padre dello chef è direttore dell’ Accademia di Belle Arti – il Campidoglio vuole acquistare dieci nuovi autovelox mobili, in aggiunta ai dieci già esistenti, da posizionare nelle strade col tasso di incidenti più alto come la Colombo, la Casilina e la Prenestina. Un progetto partito prima dei recenti fatti di cronaca, ha spiegato il presidente della commissione Trasporti Enrico Stefàno (M5s), e che prevede un investimento di 250 mila euro che andranno trovati in assestamento di bilancio per poter mettere i dispositivi in strada già in autunno. Se statisticamente i lungoteveri contano un numero di incidenti più basso delle consolari, lo schianto dell’ altra notte rischia di alzare la media in modo tragico. Sta ora agli inquirenti guidati dal pm Pietro Pollidori capire i contorni della morte dei due giovani cuochi. Lunedì si eseguirà l’ autopsia. L’ uomo della Mercedes si trova intanto, ferito, al Policlinico Gemelli: la sua auto è finita contro alcune macchine in sosta, mentre lo scooter su cui viaggiavano i due ragazzi è stato trovato a diversi metri di distanza. Una distrazione o un colpo di sonno sono ipotesi che non vengono escluse. Un testimone, come riportato da un quotidiano, l’ avrebbe sentito dire: «Ero al telefonino, non mi sono accorto di niente». Ma saranno le indagini a chiarire. L’ automobilista è stato in ogni caso sottoposto all’ alco-test e al droga-test, di cui si attendono i risultati. Anche ieri notte, intanto, uno scooterista è morto sulle strade di Roma, stavolta a Ostia, in via del Lido di Castelporziano. Si tratta di un uomo di 36 anni, senza casco né assicurazione. A quanto pare procedeva a forte velocità su una strada il cui limite è 30 all’ ora. Poi avrebbe urtato un guardrail, finendo sotto una macchina che arrivava in direzione opposta. Secondo i primi rilievi della Municipale sarebbe stato impossibile per l’ automobilista evitare l’ impatto. Poiché la strada è dissestata, il pensiero è andato a Noemi Carrozza, la campionessa di nuoto morta su via Cristoforo Colombo in un tratto in cui le radici dei pini sollevano in dossi il manto stradale. Ma secondo i vigili nel punto di via del Lido di Castelporziano in cui lo scooterista è finito contro il guardrail non ci sarebbero radici. Il Codacons ha comunque puntato il dito contro lo stato delle strade cittadine, chiedendo di vietare la circolazione di moto e scooter nelle vie più pericolose e indicendo per mercoledì prossimo un sit in di protesta. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
The Social Post, 23/06/2018 18:01
Il Codacons denuncia Roberto Burioni: “Ha passato il segno”
dopo la risposta che il medico aveva dato a matteo salvini che aveva definito “inutili” 10 vaccini, l’ associazione ha preso questa inaspettata decisione
Roberto Burioni è un medico immunologo che si è prodigato spesso a spiegare quanto i vaccini siano importanti per la salute pubblica, sui social media e non, senza mai fare mistero delle sue posizioni contro i No-Vax . Dopo l’ affermazione del Ministro dell’ Interno Matteo Salvini che aveva definito “inutili” 10 vaccini , il medico gli ha risposto attraverso un post su Facebook . E proprio a partire da questo post pare che prenda le mosse la decisione del Codacons di denunciare il dottore , secondo l’ associazione, colpevole di ” violenza perpetrata a un organo collegiale “. La risposta del Ministro Salvini Dopo le dichiarazioni del Ministro dell’ Interno Matteo Salvini , sull’ inutilità e sovente dannosità e pericolosità di 10 vaccini obbligatori, Roberto Burioni aveva risposto con queste parole: ” Quella che ha detto è una bugia, una bugia pericolosissima . E che a dirla sia chi ha la responsabilità della sicurezza del mio paese è una cosa che mi preoccupa molto. Fatti, e non bugie. #medicalfacts “. Non si è fatta attendere la risposta del Ministro Salvini che ha chiesto al medico di confrontarsi con i suoi colleghi che non la pensano come lui: ” Io ho vaccinato i miei figli – ha spiegato – Alcuni vaccini salvano la vita, dieci vaccini per alcuni bambini sono inutili ed alcuni pericolosi; quindi non sono un ‘No Vax’ e ci sono tante reazioni avverse documentate. Burioni si confronti con altri colleghi medici che pensano l’ esatto contrario suo . Io ritengo che la salute dei bambini spetti alla mamma ed al papà e quindi alcuni vaccini sono fondamentali; troppi vaccini rischiano di far male. Nessun bambino può essere escluso dalla scuola e dall’ asilo. Su questo c’ è un programma nella Lega, questo c’ è nel contratto di governo. Poi tra professori si confrontino per carità di Dio. Io i miei figli li ho vaccinati grazie a Dio va tutto bene. Dal morbillo ci si deve salvare, altri vaccini mi sembrano assolutamente superflui “. La replica del dott. Roberto Burioni Dopo queste affermazioni ha replicato ancora il dott. Roberto Burioni attraverso un post su Facebook, in cui ha scritto: ” Questa è parte della risposta che mi ha dato il Ministro Salvini . Lo sfido pubblicamente a indicare quali dei 10 vaccini sono “assolutamente superflui”, indicando la bibliografia che supporta le sue affermazioni. Se non lo farà (e non potrà farlo!), avremo la certezza che il Ministero degli Interni (che deve garantire la nostra sicurezza) è in mano a un signore che racconta pericolose bugie . #medicalfacts “. La decisione del Codacons Il Codacons dopo questo a dir poco acceso scambio di battute ha pubblicato un comunicato stampa in cui nero su bianco dichiara di volere denunciare il medico Burioni e di aver intenzione di chiederne la radiazione dall’ Albo dei medici . Dietro la scelta dell’ associazione ci sarebbero quelle che vengono considerate dall’ associazione alla stregua di offese pronunciate dal dott. Burioni ai danni del Ministro. Carlo Rienzi , Presidente del Codacons, ha così argomentato la decisione dell’ associazione sul sito del Codacons: ” Burioni ha superato il segno, e i cittadini non ne possono più delle sue uscite pesanti e contrarie a qualsiasi confronto costruttivo con le famiglie su un tema delicato come le vaccinazioni. Dopo le accuse odierne contro un Ministro della Repubblica Italiana, abbiamo deciso di denunciare l’ immunologo all’ Ordine dei medici, affinché apra un procedimento disciplinare nei suoi confronti alla luce della violenza perpetrata ad un organo collegiale , valutandone la radiazione dall’ Albo “. Dopo essere venuto a conoscenza della decisione del Codacons il dott. Burioni ha commentato con durezza : ” Il Codacons è sempre in prima linea nel difendere i diritti di virus e batteri “.
Adnkronos, 23/06/2018 16:19
“In prima linea per i virus”, Burioni risponde al Codacons
“Il Codacons è sempre in prima linea nel difendere i diritti di virus e batteri “. Una battuta per liquidare l’ intenzione del Codacons di denunciarlo all’ Ordine dei medici. E’ così che l’ immunologo e divulgatore scientifico Roberto Burioni sceglie di rispondere su Facebook all’ associazione dei consumatori capitanata da Carlo Rienzi, che ieri ha annunciato la sua mossa dopo la polemica fra il medico e il ministro dell’ Interno Salvini sui vaccini . “Burioni ha superato il segno – scriveva ieri in una nota il presidente del Codacons Rienzi -, e i cittadini non ne possono più delle sue uscite pesanti e contrarie a qualsiasi confronto costruttivo con le famiglie su un tema delicato come le vaccinazioni”. “Dopo le accuse odierne contro un ministro della Repubblica Italiana – continuava la nota -, abbiamo deciso di denunciare l’ immunologo all’ Ordine dei medici , affinché apra un procedimento disciplinare nei suoi confronti alla luce della violenza perpetrata ad un organo collegiale, valutandone la radiazione dall’ Albo “.
ilmattino.it, 23/06/2018 15:41
«Bandiere Blu, è tutto un bluff»: la denuncia di Codacons alle Procure di Napoli e Salerno
«La presenza di bandiere blu sulle spiagge campane non è più sinonimo di sicura affidabilità». A denunciarlo è il Codacons attraverso un esposto presentato alle Procure della Repubblica di Napoli e Salerno, all’ Anac e all’ Antitrust.L’ associazione di consumatori ha deciso di fare luce sui 18 vessilli assegnati dalla Fee ai centri rivieraschi della Campania. Il sospetto è che dietro all’ assegnazione delle bandiere blu si annidino rapporti economici tra i Comuni che la ricevono e la Fondazione che le assegna. «Sembrerebbe emergereuna prassi in cui – si legge nella denuncia – l’ attribuzione in parte è gratuita ed in parte richiede costi a carico degli Enti Locali per erogare corsi di formazione, tramite la Fee Italia, alle scuole dei Comuni interessati” . Nell’ esposto Codaconsa ha richiamato l’ attenzione su alcuni casi anomali. Ha evidenziato, ad esempio,Sellia Marina in Calabria, ” ha ricevuto la bandiera blu nonostante sia stata più volte denunciata per in inquinamento delle acque». Il vessillo della Fee, sono preziosi, perché indirizzano i turisti verso le spiagge premiate, perché ritenute di qualità, da chi le ha selezionate. L’ associazione dei consumatori ha chiesto alle due Procure, all’ Anac e all’ Antitrust di aprire un fascicolo finalizzato ad accertare la correttezza, sotto il profilo tecnico-giuridico, delle procedure di assegnazione dei riconoscimenti alla balneazione e, quindi, un accertamento circa l’ eventuale esistenza di rapporti giuridico-economici per il rilacio delle bandiere blu” . Quest’ anno con le news entry Sorrento, Piano di Sorrento e Ispani la Campania è salita sul podio delle prime tre regioni con il maggior numero di bandiere della Fee. Di queste 13 sono in costiera Cilentana dove la qualità della balneazione rappresenta un punto di forza dell’ intera regione.
Adnkronos, 23/06/2018 14:51
Quanto costano le pensioni d’ oro
Le pensioni d’ oro, superiori ai 3mila euro mensili, costano alla collettività circa 30 miliardi di euro all’ anno , e rappresentano una grave forma di disuguaglianza economica e sociale. Lo afferma il Codacons, commentando la proposta del vicepremier, Luigi Di Maio , di intervenire sulle pensioni più alte. Confrontando gli ultimi dati Istat e Inps si scopre che in Italia sono poco più di un milione (il 6,8% del totale) le pensioni superiori ai 3.000 euro mensili, per un controvalore che sfiora i 30 miliardi di euro annui. ”Se da un lato c’ è chi può contare su pensioni di lusso, dall’ altro – scrive il Codacons in una nota – ci sono 1,68 milioni di pensionati con un assegno che non raggiunge i 500 euro mensili (10,8% del totale) e che fanno la fame non potendo contare su un reddito dignitoso”. Per questo, spiega il presidente dell’ associazione, Carlo Rienzi, ”riteniamo corretta la decisione di intervenire sulle pensioni più alte ed eliminare le gravi disuguaglianze che pesano sulla collettività. Una misura tuttavia estremamente difficile da attuare nel nostro paese, considerato che si tratta di diritti già acquisiti”.
Giornalettismo, 23/06/2018 13:33
Vaccini, il Codacons sta con Salvini e chiede la radiazione di Burioni
Il Codacons ha denunciato Roberto Burioni dopo le affermazioni di ieri e il dibattito via social network con il ministro dell’ Interno Matteo Salvini che aveva detto: «10 vaccini obbligatori sono inutili e dannosi». L’ immunologo del San Raffaele aveva risposto sostenendo che il ministro dell’ Interno era un bugiardo e l’ aveva invitato a esporre le prove concrete delle affermazioni rilasciate all’ emittente locale Radio Studio 54 . LEGGI ANCHE Quando il populismo di Salvini cavalca l’ obbligo vaccinale fa davvero paura Codacons denuncia Burioni, la richiesta di radiazione La denuncia del Codacons a Burioni è stata fatta all’ Ordine dei Medici. Il presidente del Codacons Carlo Rienzi ha rilasciato le seguenti dichiarazioni: «Burioni ha superato il segno e i cittadini non ne possono più delle sue uscite pesanti e contrarie a qualsiasi confronto costruttivo su un tema così delicato come quello dei vaccini». Il presidente Rienzi ha chiesto la radiazione dall’ albo dei Medici proprio per le sue frasi nei confronti di un ministro della Repubblica, di cui il Codacons sembra aver preso decisamente le parti. «Chiediamo – ha detto Rienzi – che l’ Ordine dei Medici avvii un procedimento disciplinare nei confronti di Burioni e ne valuti la radiazione dall’ albo». Codacons denuncia Burioni, il dibattito con Salvini e la difesa del ministro dell’ Interno Non si è fatta attendere la risposta dell’ immunologo del San Raffaele che ha scritto sui suoi canali social: «Il Codacons è sempre in prima linea nel difendere i diritti dei virus e dei batteri». @Codacons sempre in prima linea nel difendere i diritti dei virus e dei batteri. pic.twitter.com/ZCNmFFLStD – Roberto Burioni (@RobertoBurioni) 23 giugno 2018 Nella giornata di ieri, dopo l’ uscita di Matteo Salvini, Burioni aveva commentato: «Sfido pubblicamente Salvini a indicare quali vaccini sono “assolutamente superflui”, indicando la bibliografia che supporta le sue affermazioni, altrimenti avremo la certezza che il Ministro degli Interni racconta pericolose bugie. Hic Rhodus, hic salta». TAG: Matteo Salvini , Roberto Burioni , Vaccini LA PARABOLA DEL BUON PASTORE – L’ editoriale di Alfredo Pedullà LATEST VIDEO.
Yahoo Notizie, 23/06/2018 10:43
Salvini: “Dieci vaccini inutili e pericolosi”. La ministra Grillo: “Sono fondamentali”. E per la prima volta vince Di Maio: “Tutelare bimbi”
Salvini: “Dieci vaccini inutili e pericolosi”. La ministra Grillo: “Sono fondamentali”. E per la prima volta vince Di Maio: “Tutelare bimbi” Dario Borriello Cerimonia per il 244° Anniversario della fondazione della Guardia di Finanza Altro Sull’ obbligatorietà dei vaccini si consuma il primo, vero scontro pubblico tra Matteo Salvini e il Movimento 5 Stelle. I toni non sono da ‘ok corral’, ma nemmeno da semplice ‘incomprensione tra amici’. L’ argomento è delicato, tocca la sensibilità di tutti gli italiani e l’ invasione di campo del ministro dell’ Interno in un terreno minato come quello della salute, fortemente voluto dai pentastellati nella trattativa per la formazione del governo, stavolta fa irritare. Definire i confini delle rispettive azioni politiche, nelle intenzioni di Di Maio e i suoi, serviva proprio ad evitare di offrire sponde facili all’ alleato, mediaticamente scafato e con una struttura organizzativa decisamente più forte della loro alle spalle. In meno di un mese di lavoro fianco a fianco, però, i Cinquestelle hanno compreso (a proprie spese) che il segretario leghista quel confine non riesce assolutamente a rispettarlo. Ma un conto è parlare di migranti, politiche europee di gestione dei flussi e ricollocamenti o di rom, storico ‘core business’ di via Bellerio; altra cosa è, invece, affondare colpi su argomenti come quello dei vaccini. Dire urbi et orbi che “10 vaccini obbligatori sono inutili e in parecchi casi pericolosi se non dannosi”, come ha fatto Salvini, è al limite della ‘appropriazione indebita’ di cavalli di battaglia. Tanto che a replicare duramente è stata la ministra competente, Giulia Grillo, di solito mite e conciliante nei toni. Questa volta però la mosca al naso le è saltata, così ha preso penna e calamaio e ha scritto su carta intestata: “Voglio ribadire che i vaccini sono un fondamentale strumento di prevenzione sanitaria primaria”. Primo colpo. “E che in discussione a livello politico sono solo le modalità migliori attraverso le quali proporli alla popolazione”, secondo colpo. La traduzione è: il ministro dell’ Interno si occupi di sicurezza, perché è vero che “l’ obbligatorietà è un argomento politico”, ma “le valutazioni di tipo scientifico non competono alla politica”. Anzi, a lui. Il leader del Carroccio si è improvvisamente trovato solo. Anche Di Maio gli ha voltato la faccia, dichiarando che nelle intenzioni del Movimento c’ è la volontà di “rivedere il decreto Lorenzin”, assicurando comunque “la tutela vaccinale ai nostri bambini”. Nemmeno gli amici di Forza Italia gli hanno offerto sponde e un porto sicuro dove ripararsi dalla tempesta: le due capogruppo, Anna Maria Bernini al Senato e Mariastella Gelmini alla Camera, quasi all’ unisono gli hanno puntato il dito contro: “Non si scherza con la salute dei bambini”. Come se non bastasse, dal Pd gli è piovuta addosso la scure di Martina, Anzaldi, Boschi, Fiano. E di Renzi, anche se solo indirettamente, attraverso i social. L’ ex premier ha assistito (e parteggiato) davanti allo schermo del suo smartphone al match combattuto a colpi di tweet tra l’ immunologo Roberto Burioni e l’ inquilino del Viminale, definendolo “scontro tra scienza e fanatismo”. Per il docente di Microbiologia e Virologia all’ Università Vita-Salute San Raffaele di Milano quelle del vicepremier sono “bugie pericolosissime”, poi lo “sfida pubblicamente a indicare quali sono superflui”. Beatrice Lorenzin, l’ ex ministro che ha posto la sua firma al decreto sull’ obbligatorietà dei vaccini, la vede in maniera ancora differente: “Il ministro degli Interni sta facendo una semplice provocazione” per “non parlare di economia o di come intende trovare le risorse per mantenere le promesse fatte”. Sotto un tale fuoco di fila, a Salvini non resta che alzare bandiera bianca. Batte in ritirata rifugiandosi nel comodo buen retiro del ‘contratto di governo’, ma alla sua maniera: “Con tanti medici condivido l’ idea che sia meglio educare ai vaccini piuttosto che obbligare. Ci stiamo lavorando, l’ importante è che a settembre tutti i bambini possano entrare in classe”. In poche parole, in quest’ occasione ha capito che solo con la Lega, il Codacons e un ‘esercito’ di no-vax al suo fianco la battaglia avrebbe creato più perdite che conquiste. Ma ci riproverà.
corrieredelveneto.it, 23/06/2018 10:22
Il call center delle bugie. «Vendite mascherate da sondaggi, Veneto distretto della delinquenza»
l’ allarme dei consumatori: «fenomeno sempre più diffuso, centinaia di casi»
La truffa del catalogo «Le chiamiamo “le truffa del catalogo” e ci arrivano continuamente nuove segnalazioni – prosegue il presidente del Codacons – perché spesso queste società hanno sede proprio nel nostro territorio». Perché proprio qui? «Il Veneto offre un’ immagine rassicurante, onesta. Una società che opera da questa regione, appare più affidabile di una con base, ad esempio, nel Sud Italia. Il risultato è che la gente abbassa le difese, si fida, e poi resta fregata». Un fenomeno «in crescita esponenziale», assicura Valter Rigobon, segretario regionale di Adiconsum: «Negli ultimi quattro anni, non passa settimana senza che qualcuno si rivolga a noi lamentando di aver firmato un contratto di acquisto dietro la promessa di ricevere un regalo. Casaconvenienza la conosciamo bene, ed è una di queste società». Le associazioni Tra le prime associazioni a denunciare il bluff dei call center, c’ è la Casa del Consumatore della provincia di Vicenza. La delegata, Elena Bertorelli, spiega che «la tecnica è quasi sempre la stessa e si divide in tre fasi. La prima è l’ appuntamento preso dalla telefonista con la scusa di consegnare un premio. A casa della vittima si presenta poi un ragazzo dai modi cortesi e rassicuranti, che agisce in fretta, spesso senza neppure entrare, e fa firmare un foglio. Infine, la terza fase, quella decisiva: scaduti i quindici giorni entro i quali è possibile recedere, si presentano i venditori che, in genere con fare molto aggressivo e sventolando una copia del contratto sottoscritto, pretendono che la firmataria scelga il prodotto da acquistare e lo paghi». Una rete nella quale cadono solo i più sprovveduti? Non proprio. «Le prime due fasi – spiega Bertorelli – avvengono in un clima di leggerezza, come se la sottoscrizione contestuale alla consegna del regalo sia qualcosa di poco conto, una prassi. Per questo la maggioranza delle donne finisce nel tranello: è convinta di non aver firmato nulla di importante». Le vittime Le vittime sarebbero centinaia ogni anno. Le associazioni dei consumatori dicono di riuscire, in genere, a ottenere l’ annullamento del contratto. «Basta una lettera del nostro avvocato e la società alza subito bandiera bianca», assicurano. Ma per le forze dell’ ordine è difficile perseguire i responsabili. «Nella maggioranza dei casi – conclude Rigobon – coloro che hanno subito il raggiro si accontentano di ottenere le rescissione del contratto senza dare seguito alla denuncia. Il risultato è che per ogni vittima che se la cava, ce ne sono altre che si rassegnano a pagare». 23 giugno 2018 (modifica il 23 giugno 2018 | 09:36)
Il Roma, 23/06/2018 08:40
la polemica il leader leghista parla di «inutilità», pioggia di critiche e accuse. il ministro grillo: decido io
Vaccinazioni obbligatorie, Salvini va allo scontro frontale con il M5s
ROMA. Sull’ obbligatorietà dei vaccini si consuma il primo, vero scontro pubblico tra Matteo Salvini e il Movimento 5 Stelle. I toni non sono da “ok corral”, ma nemmeno da semplice “incomprensione tra amici”. L’ argomento è delicato, tocca la sensibilità di tutti gli italiani e l’ invasione di campo del ministro dell’ Interno in un terreno minato come quello della salute, fortemente voluto dai pentastellati nella trattativa per la formazione del governo, stavolta fa irritare. Definire i confini delle rispettive azioni politiche, nelle intenzioni di Di Maio e i suoi, serviva proprio ad evitare di offrire sponde facili all’ alleato, mediaticamente scafato e con una struttura organizzativa decisamente più forte della loro alle spalle. In meno di un mese di lavoro fianco a fianco, però, i Cinquestelle hanno compreso (a proprie spese) che il segretario leghista quel confine non riesce assolutamente a rispettarlo. Ma un conto è parlare di migranti, politiche europee di gestione dei flussi e ricollocamenti o di rom, storico “core business” di via Bellerio; altra cosa è, invece, affondare colpi su argomenti come quello dei Vaccini. LA POLEMICA. Affermare che «Dieci vaccini obbligatori sono inutili e in parecchi casi pericolosi se non dannosi», come ha fatto Salvini, è al limite della “appropriazione indebita” di cavalli di battaglia. Tanto che a replicare duramente è stata la ministra competente, Giulia Grillo, di solito mite e conciliante nei toni. Questa volta però la mosca al naso le è saltata, così ha preso penna e calamaio e ha scritto su carta intestata: «Voglio ribadire che i vaccini sono un fondamentale strumento di prevenzione sanitaria primaria». Primo colpo. «E che in discussione a livello politico sono solo le modalità migliori attraverso le quali proporli alla popolazione», secondo colpo. La traduzione è: il ministro dell’ Interno si occupi di sicurezza, perché è vero che «l’ obbligatorietà è un argomento politico», ma «le valutazioni di tipo scientifico non competono alla politica». Anzi, a lui. Il leader del Carroccio si è improvvisamente trovato solo. Anche Di Maio gli ha voltato la faccia, dichiarando che nelle intenzioni del Movimento c’ è la volontà di «rivedere il decreto Lorenzin», assicurando comunque «la tutela vaccinale ai nostri bambini». LE CRITICHE DELL’ OPPOSIZIONE. Nemmeno gli amici di Forza Italia gli hanno offerto sponde e un porto sicuro dove ripa rarsi dalla tempesta: le due capogruppo, Anna Maria Bernini al Senato e Mariastella Gel mini alla Camera, quasi all’ unisono gli hanno puntato il dito contro: «Non si scherza con la salute dei bambini».Come se non bastasse, dal Pd gli è piovuta addosso la scure di Martina, Anzaldi, Boschi, Fiano. E di Renzi, anche se solo indirettamente, attraverso i social. L’ ex premier ha assistito (e parteggiato) davanti allo schermo del suo smartphone al match combattuto a colpi di tweet tra l’ immunologo Roberto Burioni e l’ inquilino del Viminale, definendolo «scontro tra scienza e fanatismo». Per il docente di Microbiologia e Virologia all’ Università Vita -Salute San Raffaele di Milano quelle del vicepremier sono «bugie pericolosissime», poi lo «sfida pubblicamente a indicare quali sono superflui». Beatrice Lorenzin, l’ ex ministro che ha posto la sua firma al decreto sull’ obbligatorietà dei vaccini, la vede in maniera ancora differente: «Il ministro degli Interni sta facendo una semplice provocazione» per «non parlare di economia o di come intende trovare le risorse per mantenere le promesse fatte». Sotto un tale fuoco di fila, a Salvini non resta che alzare bandiera bianca. Batte in ritirata rifugiandosi nel comodo buen retiro del “contratto di governo”, ma alla sua maniera: «Con tanti medici condivido l’ idea che sia meglio educare ai vaccini piuttosto che obbligare. Ci stiamo lavorando, l’ importante è che a settembre tutti i bambini possano entrare in classe». In poche parole, in quest’ occasione ha capito che solo con la Lega, il Codacons e un “esercito” di no-vax al suo fianco la battaglia avrebbe creato più perdite che conquiste. Ma ci riproverà.
Gazzetta del Sud (ed. Catanzaro), 23/06/2018 05:39
incontro con gli operatori turistici nella sala consiliare di sellia marina
La consegna della Bandiera blu Partono le iniziative lungo la costa
ma il codacons guasta la festa con un esposto: assegnazione dubbia
Rosario Stanizzi SELLIA MARINA Incontro, nella sala consiliare del Municipio di Sellia Marina, per la consegna della “Bandiera blu” agli operatori turistici ed alle associazioni balneari della cittadina della costa ionica. A partire dai prossimi giorni, ha fatto sapere il sindaco Francesco Mauro, saranno messe in campo diverse iniziative con l’ obiettivo di sfruttare al meglio tutte le potenzialità di questo importante riconoscimento con il coinvolgimento di tutte le altre realtà di Sellia Marina e di tutta la cittadinanza. Intanto, però, sulle procedure di assegnazione della “Bandiera blu” scoppia una polemica innescata dal Codacons. L’ associazione dei consumatori, infatti, ha presentato un esposto alle Procure della Repubblica dei capoluoghi calabresi, all’ Anac e all’ Antitrust, «affinché sia fatta finalmente luce sui criteri seguiti per il rilascio della bandiera. Sembrerebbe emergere una prassi – prosegue l’ esposto del Codacons – in cui vi sono dei rapporti economici indiretti tra comuni e la Fee (Foundation for Environmental Education). Infatti da un lato la procedura di attribuzione della “Bandiera blu” è gratuita, dall’ altro sembrerebbero esserci dei costi a carico dei comuni interessati». Inoltre il Codacons sottolinea «il caso di Sellia Marina, comune che ha ricevuto la Bandiera blu e che si trova al centro di svariate denunce per lo stato di inquinamento del mare. Quindi – conclude la nota dell’ associazione dei consumatori – chiediamo alle Procure, all’ Anac e all’ Antitrust di aprire un’ istruttoria finalizzata ad accertare la correttezza delle procedure di assegnazione dei riconoscimenti alla balneazione e un accertamento circa l’ esistenza di rapporti giuridico-economici per il rilascio della Bandiera blu».
Corriere di Romagna, 23/06/2018 05:21
Negozi chiusi nei festivi, Ascom spinge: «Un grande aiuto per le piccole attività»
il governo pensa allo stop alle aperture liberalizzate. indino (confcommercio): «i negozi di vicinato massacrati dai centri commerciali, serve un freno». codacons contraria: «danno per i consumatori»
RIMINI Negozi chiusi la domenica e nelle festività. La proposta arrivata dal ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, solleva opinioni diverse. Da una parte Confcommercio si schiera a favore: «Un aiuto alle piccole attività». Dall’ altra Codacons è contro: «Una danno per i consumatori». Un film già visto, qui a Rimini: sei anni fa le liberalizzazioni volute dal governo Monti, con aperture praticamente ogni giorno dell’ anno, avevano scatenato un mare di polemiche e a botte di potenziali ricorsi in Cassazione si erano sfidate correnti politiche, sindacati e associazioni. Quella volta a rimanere con un pugno di mosche in mano era stata proprio l’ Ascom, che adesso invece spera in un “ritorno alle origini”. I grandi guadagni Il presidente provinciale Gianni Indino infatti chiarisce che «in questo lasso di tempo a guadagnarci sono stati solo i grandi centri commerciali, a discapito dei negozi di vicinato, massacrati da una concorrenza che è insostenibile: serve un freno». Anche perché, continuano da Confcommercio, «la domenica e nelle festività a restare aperte sono praticamente solo le grandi catene e spesso in questi giorni si concentrano i grandi guadagni che poi vanno a erodere i fatturati delle piccole attività, aperte nel resto della settimana». Indino quindi auspica una chiusura che però «in realtà come quella di Rimini deve necessariamente passare attraverso delle deroghe, perché è comunque impensabile che in estate ci sia l’ obbligo di chiusura: non possiamo permetterci di non aprire con la presenza dei turisti». Prezzi calmierati Chi è di parere decisamente opposto a quello di Confcom mercio è il Codacons, che per voce del suo presidente regionale Bruno Barbieri si schiera, come aveva fatto sei anni fa, a favore della liberalizzazione dei giorni apertura. «Noi comprendiamo le motivazioni che possono avere i commercianti spiega – ma la nostra posizione è quelle di tutela dei consumatori e l’ obiettivo che si persegue è quello di fornire loro il maggiore numero di possibilità, calmierando così anche i prezzi come è avvenuto in questi anni». Da Codacons escludono quindi lo stop alle liberalizzazioni ma aprono a una sorta di compromesso: «Si potrebbe fare come con le farmacie e lasciare, ad esempio la domenica, almeno un centro commerciale aperto, per non penalizzare i consumatori e fornire quei servizi che sono necessari tutti i giorni della settimana».
bruno barbieri
Corriere del Veneto, 23/06/2018 04:55
venezia «Il Veneto è diventato il distretto della delinquenza: è ora di mettere un freno», …
venezia «Il Veneto è diventato il distretto della delinquenza: è ora di mettere un freno», commenta Franco Conte, il presidente regionale del Codacons. Ieri il Corriere del Veneto ha raccontato il sistema di vendita messo in piedi da una società (Casaconvenienza Group) che ha sede in un condominio nella periferia di Treviso, ma che in realtà opera attraverso un call center attivo in un monolocale a Padova. I telefonisti contattano centinaia di donne (soltanto operaie, casalinghe o pensionate) con la scusa di un sondaggio – «Ma non ce ne frega niente di quello che rispondono», spiegava la responsabile – e prendono un appuntamento per la consegna di una tessera-sconti con l’ unico obiettivo, in realtà, di spingerle a firmare un contratto che le impegna all’ acquisto di quasi tremila euro di prodotti per la casa. Si tratta di un meccanismo che le associazioni dei consumatori hanno imparato a conoscere alla perfezione. «Le chiamiamo “le truffa del catalogo” e ci arrivano continuamente nuove segnalazioni – prosegue il presidente del Codacons – perché spesso queste società hanno sede proprio nel nostro territorio». Perché proprio qui? «Il Veneto offre un’ immagine rassicurante, onesta. Una società che opera da questa regione, appare più affidabile di una con base, ad esempio, nel Sud Italia. Il risultato è che la gente abbassa le difese, si fida, e poi resta fregata». Un fenomeno «in crescita esponenziale», assicura Valter Rigobon, segretario regionale di Adiconsum: «Negli ultimi quattro anni, non passa settimana senza che qualcuno si rivolga a noi lamentando di aver firmato un contratto di acquisto dietro la promessa di ricevere un regalo. Casaconvenienza la conosciamo bene, ed è una di queste società». Tra le prime associazioni a denunciare il bluff dei call center, c’ è la Casa del Consumatore della provincia di Vicenza. La delegata, Elena Bertorelli, spiega che «la tecnica è quasi sempre la stessa e si divide in tre fasi. La prima è l’ appuntamento preso dalla telefonista con la scusa di consegnare un premio. A casa della vittima si presenta poi un ragazzo dai modi cortesi e rassicuranti, che agisce in fretta, spesso senza neppure entrare, e fa firmare un foglio. Infine, la terza fase, quella decisiva: scaduti i quindici giorni entro i quali è possibile recedere, si presentano i venditori che, in genere con fare molto aggressivo e sventolando una copia del contratto sottoscritto, pretendono che la firmataria scelga il prodotto da acquistare e lo paghi». Una rete nella quale cadono solo i più sprovveduti? Non proprio. «Le prime due fasi – spiega Bertorelli – avvengono in un clima di leggerezza, come se la sottoscrizione contestuale alla consegna del regalo sia qualcosa di poco conto, una prassi. Per questo la maggioranza delle donne finisce nel tranello: è convinta di non aver firmato nulla di importante». Le vittime sarebbero centinaia ogni anno. Le associazioni dei consumatori dicono di riuscire, in genere, a ottenere l’ annullamento del contratto. «Basta una lettera del nostro avvocato e la società alza subito bandiera bianca», assicurano. Ma per le forze dell’ ordine è difficile perseguire i responsabili. «Nella maggioranza dei casi – conclude Rigobon – coloro che hanno subito il raggiro si accontentano di ottenere le rescissione del contratto senza dare seguito alla denuncia. Il risultato è che per ogni vittima che se la cava, ce ne sono altre che si rassegnano a pagare».
andrea priante
Corriere del Veneto, 23/06/2018 04:55
padova «Il Veneto è diventato il distretto della delinquenza», dice Franco Conte, del Codacons, …
padova «Il Veneto è diventato il distretto della delinquenza», dice Franco Conte, del Codacons, commentando l’ inchiesta sul sistema di vendita messo in piedi da un call center di Padova. «È un meccanismo noto, utilizzato da diverse società e le vittime sono centinaia», spiegano le associazioni.
priante
Corriere del Veneto (ed. Verona), 23/06/2018 04:55
«Vendite mascherate, fermatele»
centinaia di vittime in veneto, i consumatori: fenomeno sempre in crescita
padova «Il Veneto è diventato il distretto della delinquenza», dice Franco Conte, del Codacons, commentando l’ inchiesta sul sistema di vendita messo in piedi da un call center di Padova. «È un meccanismo noto, utilizzato da diverse società e le vittime sono centinaia», spiegano le associazioni. I telefonisti contattano centinaia di donne (soltanto operaie, casalinghe o pensionate) con la scusa di un sondaggio ma è ben altro ciò a cui puntano.
priante
La Gazzetta dello Sport, 23/06/2018 04:51
«I vaccini sono inutili», «No fondamentali» Ecco il primo litigio tra Lega e Cinquestelle
salvini interviene: «garantisco che tutti i bambini potranno andare a scuola». scoppiano le polemiche e la grillo, ministro della salute, replica: «la competenza è mia, rispetta il contratto»
# Torna d’ attualità la questione dei vaccini, se siano utili alla salute o meno, se non addirittura dannosi. La tesi dei no-vax, dopo molto dibattito, era stata “superata” dalla legge voluta dall’ ex ministro Lorenzin. A riaprire il dibattito è stato ancora una volta Matteo Salvini. Dieci vaccini sono inutili, in certi casi persino pericolosi, ha sostenuto il ministro dell’ Interno, rispondendo a una radio toscana. «Garantisco l’ impegno preso di permettere che tutti i bimbi possano andare a scuola, possano entrare in classe» ha detto, precisamente. Il ministro della Salute, la cinquestelle Giulia Grillo, aveva però sostenuto al momento della nomina di essere favorevole alle vaccinazioni («Non sono un ministro no-vax»), seppure con una rimodulazione, una revisione della legge da affidare al dibattito parlamentare, come concordato tra M5S e Lega nella loro intesa di governo. # Ovvio che la Grillo sia stata costretta a prendere posizione sul tema, essendo di sua competenza… Ovvio, sì. Ma la sua risposta seppure molto decisa, è arrivata ore dopo. Il ministro Grillo ha detto a Salvini sostanzialmente tre cose. Uno: la competenza sui vaccini spetta al suo ministero non all’ Interno. Due: la politica può discutere dell’ obbligo ma non del valore sanitario, «la politica “non fa” scienza, la scienza la fanno gli scienziati». Tre: «I vaccini sono un fondamentale strumento di prevenzione sanitaria primaria. E in discussione a livello politico sono solo le modalità migliori attraverso le quali proporli alla popolazione». Insomma, il sintomo di un’ irritazione, ma anche quello del voler pesare le parole, senza scontrarsi con l’ alleato. # Le altre reazioni? Sono state molte, dei medici, degli esperti e anche dal movimento anti-vaccini. Scegliamo per prima quella del virologo Roberto Burioni, convinto pro-vaccini: «Sfido Salvini pubblicamente a indicare quali dei 10 vaccini siano “assolutamente superflui”, indicando la bibliografia che supporta le sue affermazioni. Se non lo farà (e non potrà farlo!), avremo la certezza che il ministero dell’ Interno (che deve garantire la nostra sicurezza) è in mano a un signore che racconta pericolose bugie». Poi quella della senatrice a vita Elena Cattaneo, famosissima biologa: «L’ unico rischio che vedo relativamente ai vaccini oggi è rappresentato dal ministro dell’ Interno che parla di cose su cui non ha competenza». Ma anche quelle del Codacons che denuncia Burioni all’ Ordine dei medici per le sue uscite «pesanti e contrarie a qualsiasi confronto con le famiglie» e dei molti no-vax raccolti su Facebook nel “Gruppo nazionale Libera Scelta Vaccini” o sulla pagina “Vaccini Basta”. # Vale la pena ricordare cosa prevede la legge approvata in via definitiva nel luglio 2017. L’ obbligatorietà di dieci vaccini (poliomelite, difterite, tetano, epatite B, pertosse, Haemophilusinfluenzae tipo B, morbillo, rosolia, parotite, varicella) – ma con due sole iniezioni – per l’ iscrizione a scuola da 0 a 16 anni. Pena la non iscrizione fino ai 6 anni, e il pagamento di multe per i genitori dai 6 anni in poi. Inoltre, la nascita dell’ Anagrafe nazionale vaccini, e la promozione di campagne straordinarie di informazione sulle vaccinazioni. # Rimane da valutare la portata politica di questo contrasto (dopo quello meno accentuato sulla Lifeline) tra M5S e Lega. L’ accordo tacito tra Salvini e Di Maio era presidiare i rispettivi campi d’ azione, avendo cura di attenersi al Contratto di governo, ma giorno dopo giorno nei Cinquestelle cresce il timore che l’ iperattivismo del leader leghista stia costando visibilità e consensi. Ieri Di Maio lo ha ricordato all’ alleato: «Sui vaccini il Contratto parla chiarissimo». Salvini, che sul tema si è trovato in contrasto anche con le politiche di regioni leghiste come la Lombardia, ha rimediato strada facendo. Ha ringraziato la Grillo e ha ammesso la sua competenza sui vaccini («a questo ci atterremo e al Contratto di governo»), ma con un’ avvertenza criptica: «L’ importante è che a settembre tutti i bambini possano entrare in classe». La domanda di fondo è: l’ animale politico Salvini ha un progetto o è solo iperattivo?
Corriere della Sera (ed. Roma), 23/06/2018 04:47
lungotevere-killer, il comune: in arrivo dieci autovelox
Salto di corsia, è giallo. I testimoni: c’ erano auto in doppia fila e trans
«Uno schianto senza frenata, come se una vetrata fosse caduta dal sesto piano». Uno dei portieri dei palazzi che si affacciano su lungotevere della Vittoria non è riuscito a riprendere sonno dopo quello che ha visto per strada. E come lui anche tanti residenti di quella parte di Prati, già funestata in passato da altri incidenti mortali. Impossibile cancellare lo scenario agghiacciante davanti ai loro occhi nella notte fra giovedì e venerdì, con la morte dello chef stellato Alessandro Narducci e della sua amica e collega Giulia Puleio nello scontro frontale fra l’ Sh dei due giovani e una Mercedes Classe A guidata da un trentenne, Fabio Feola, ricoverato al Gemelli in prognosi riservata. Forse già oggi i vigili urbani potranno ascoltarlo, in attesa dei risultati dell’ alcoltest e del drugtest. «Era sconvolto – raccontano i testimoni -, coperto di sangue e con il telefonino in mano sollecitava i soccorsi. Ripeteva: “Oddio, cosa ho fatto. Non voglio avere nessuno sulla coscienza”». La Municipale ha acquisito i filmati delle telecamere puntate su quel tratto di lungotevere da sempre molto pericoloso per la facilità con la quale si verificano le invasioni di corsia. E potrebbe essere questa la causa del frontale, tanto più che secondo alcuni residenti «c’ erano auto in doppia fila, da una parte e dall’ altra, e prima dell’ incidente c’ era anche un transessuale sul marciapiede che costeggia il Tevere, perché questa è sempre una zona di prostituzione». Gli accertamenti si annunciano lunghi e difficili visto che coinvolgono più di cento metri di strada. «A luglio – spiega il presidente della Commissione mobilità del Comune, Enrico Stefàno – stanzieremo 250 mila euro per l’ acquisto di una decina di autovelox». Ma la nottata di sangue è stata funestata anche da altri due incidenti con sette feriti gravi. Il primo in via di San Godenzo, sulla Cassia, con un frontale fra due auto, il secondo a ponte Duca d’ Aosta, con cinque persone salvate da una vettura che si era ribaltata e aveva preso fuoco. Senza contare – a parte l’ ennesimo incidente ieri mattina sull’ autostrada Roma-Fiumicino – la denuncia da parte della polizia municipale di un cinquantenne che, ubriaco, dopo aver rubato il furgone di un panificio in via Properzio, a Prati, si è schiantato sulle auto in sosta fra via Gregorio VII e piazza di Villa Carpegna. E il Codacons – alla luce degli 82 morti dall’ inizio dell’ anno in incidenti avvenuti a Roma e provincia, più della metà motociclisti e scooteristi, quattro soltanto nell’ ultima settimana – chiede di «incrementare i controlli e adottare i Tutor sulle principali arterie».
rinaldo frignani
Messaggero Veneto, 23/06/2018 03:41
Fondo di ristoro? Sparito
e le associazioni chiedono che fine abbiano fatto le norme attuativegli ex soci
PADOVA Dove siano finiti i decreti attuativi del Fondo di ristoro dei risparmiatori delle ex popolari nessuno lo sa. Ad un anno dal decreto legge che ha consegnato a Intesa Sanpaolo la “parte buona” di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, se lo chiedono in molti a Treviso e non solo. «Abbiamo chiesto al Governo, anche attraverso interrogazioni parlamentari con Fratelli d’ Italia e Forza Italia, a che punto siano i decreti attuativi, ma non abbiamo avuto risposta», ha commentato Patrizio Miatello, associazione Ezzelino III da Onara, «Attendiamo che venga attuato quello che è sempre stato chiesto: c’ è stato il voto all’ unanimità del precedente parlamento alla norma che ha istituto il Fondo, si proceda dunque su questa strada al più presto. Nell’ incontro avuto con il premier, Conte ci ha ribadito che stanno lavorando su quella norma. Ma da allora non abbiamo più avuto notizie». L’ associazione Ezzelino III chiede più soldi del fondo e che l’ accesso sia semplificato. Miatello chiederà di incontrare Massimo Bitonci per illustrare la posizione della sua associazione e di altre che sostengono il fondo per i risparmiatori traditi. «Bene migliorarlo», ha spiegato Miatello, «ma il tutto deve essere fatto in modo rapido». La posizione del Codacons Veneto è chiara: «È prioritario attuare e rifinanziare la norma istitutiva del Fondo per le vittime di danno ingiusto in ragione della violazione degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza previsti dal testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria». «Il rinvio del fondo senza una data, ci porta verso soluzioni ignote», ha spiegato l’ avvocato Franco Conte, presidente Codacons Veneto, «La norma istitutiva del fondo non prevede paletti quindi nessun limite all’ importo risarcibile, nessun limite di reddito o proprietà immobiliare. L’ unico limite è la somma stanziata, ma c’ è l’ accordo di tutti i gruppi parlamentari per mettere a disposizione le risorse necessarie». Ma non tutto sono concordi su questa linea. «Chiediamo venga ridefinita completamente la norma che regola il nuovo fondo di ristoro, bisogna ripartire da capo: mancano le risorse e le procedure di accesso sono troppo complicate», ha spiegato Fabio Bello dell’ associazione “Ridacci i soldi Veneto Banca, «Chiediamo che a tutti i clienti, dopo il 2012, venga riconosciuto il danno, essendo i bilanci delle due ex popolari non veritieri: siamo stati oggetto di truffa. Chi ha comprato azioni era già oggetto di un reato per definizione, e quindi devono essere risarciti, non serve alcun onere di prova. Della questione devono essere coinvolti anche Intesa sanpaolo, Banca d’ Italia e Consob».«Stanno arrivando i lodi dell’ Arbitro per le controversie finanziare presso la Consob e sono tutti positivi», ha commetto l’ avvocato trevigiano Matteo Moschini, che difende centinaia di truffati da Veneto Banca, «Nel caso fosse già attivo il fondo di ristoro, questi clienti vedrebbero risarcite la perdite. Ma stiamo attendendo: la politica ci deve dare le risposte che chiediamo da tempo. Ora bisogna vedere cosa farà il nuovo governo su questo fronte. Serve sicuramente un ampliamento del fondo, se ci saranno i soldi a sufficienza da destinare ai risparmiatori traditi, le cause si potrebbero anche bloccare. Altrimenti bisogna proseguire su altre strade, citando i revisori dei conti delle due popolari e Banca Intesa sanpoalo». A maggio l’ avvocato Moschini ed altri rappresentanti dei risparmiatori sono stati ricevuti dei parlamentari dei 5 Stelle e Lega ed entro fine mese torneranno a Roma: «C’ è ancora molta confusione, non danno risposte univoche ai risparmiatori, serve chiarezza».
nicola brillo
La Tribuna di Treviso, 23/06/2018 03:31
Fondo di ristoro? Sparito
e le associazioni chiedono che fine abbiano fatto i decreti attuativigli ex soci
PADOVA Dove siano finiti i decreti attuativi del Fondo di ristoro dei risparmiatori delle ex popolari nessuno lo sa. Ad un anno dal decreto legge che ha consegnato a Intesa Sanpaolo la “parte buona” di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, se lo chiedono in molti a Treviso e non solo. «Abbiamo chiesto al Governo, anche attraverso interrogazioni parlamentari con Fratelli d’ Italia e Forza Italia, a che punto siano i decreti attuativi, ma non abbiamo avuto risposta», ha commentato Patrizio Miatello, associazione Ezzelino III da Onara, «Attendiamo che venga attuato quello che è sempre stato chiesto: c’ è stato il voto all’ unanimità del precedente parlamento alla norma che ha istituto il Fondo, si proceda dunque su questa strada al più presto. Nell’ incontro avuto con il premier, Conte ci ha ribadito che stanno lavorando su quella norma. Ma da allora non abbiamo più avuto notizie». L’ associazione Ezzelino III chiede più soldi del fondo e che l’ accesso sia semplificato. Miatello chiederà di incontrare Massimo Bitonci per illustrare la posizione della sua associazione e di altre che sostengono il fondo per i risparmiatori traditi. «Bene migliorarlo», ha spiegato Miatello, «ma il tutto deve essere fatto in modo rapido». La posizione del Codacons Veneto è chiara: «È prioritario attuare e rifinanziare la norma istitutiva del Fondo per le vittime di danno ingiusto in ragione della violazione degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza previsti dal testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria». «Il rinvio del fondo senza una data, ci porta verso soluzioni ignote», ha spiegato l’ avvocato Franco Conte, presidente Codacons Veneto, «La norma istitutiva del fondo non prevede paletti quindi nessun limite all’ importo risarcibile, nessun limite di reddito o proprietà immobiliare. L’ unico limite è la somma stanziata, ma c’ è l’ accordo di tutti i gruppi parlamentari per mettere a disposizione le risorse necessarie». Ma non tutto sono concordi su questa linea. «Chiediamo venga ridefinita completamente la norma che regola il nuovo fondo di ristoro, bisogna ripartire da capo: mancano le risorse e le procedure di accesso sono troppo complicate», ha spiegato Fabio Bello dell’ associazione “Ridacci i soldi Veneto Banca, «Chiediamo che a tutti i clienti, dopo il 2012, venga riconosciuto il danno, essendo i bilanci delle due ex popolari non veritieri: siamo stati oggetto di truffa. Chi ha comprato azioni era già oggetto di un reato per definizione, e quindi devono essere risarciti, non serve alcun onere di prova. Della questione devono essere coinvolti anche Intesa sanpaolo, Banca d’ Italia e Consob».«Stanno arrivando i lodi dell’ Arbitro per le controversie finanziare presso la Consob e sono tutti positivi», ha commetto l’ avvocato trevigiano Matteo Moschini, che difende centinaia di truffati da Veneto Banca, «Nel caso fosse già attivo il fondo di ristoro, questi clienti vedrebbero risarcite la perdite. Ma stiamo attendendo: la politica ci deve dare le risposte che chiediamo da tempo. Ora bisogna vedere cosa farà il nuovo governo su questo fronte. Serve sicuramente un ampliamento del fondo, se ci saranno i soldi a sufficienza da destinare ai risparmiatori traditi, le cause si potrebbero anche bloccare. Altrimenti bisogna proseguire su altre strade, citando i revisori dei conti delle due popolari e Banca Intesa sanpoalo». A maggio l’ avvocato Moschini ed altri rappresentanti dei risparmiatori sono stati ricevuti dei parlamentari dei 5 Stelle e Lega ed entro fine mese torneranno a Roma: «C’ è ancora molta confusione, non danno risposte univoche ai risparmiatori, serve chiarezza».
nicola brillo
Il Mattino di Padova, 23/06/2018 03:31
Fondo di ristoro? Sparito
e le associazioni chiedono che fine abbiano fatto i decreti attuativigli ex soci
PADOVA Dove siano finiti i decreti attuativi del Fondo di ristoro dei risparmiatori delle ex popolari nessuno lo sa. Ad un anno dal decreto legge che ha consegnato a Intesa Sanpaolo la “parte buona” di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, se lo chiedono in molti a Treviso e non solo. «Abbiamo chiesto al Governo, anche attraverso interrogazioni parlamentari con Fratelli d’ Italia e Forza Italia, a che punto siano i decreti attuativi, ma non abbiamo avuto risposta», ha commentato Patrizio Miatello, associazione Ezzelino III da Onara, «Attendiamo che venga attuato quello che è sempre stato chiesto: c’ è stato il voto all’ unanimità del precedente parlamento alla norma che ha istituto il Fondo, si proceda dunque su questa strada al più presto. Nell’ incontro avuto con il premier, Conte ci ha ribadito che stanno lavorando su quella norma. Ma da allora non abbiamo più avuto notizie». L’ associazione Ezzelino III chiede più soldi del fondo e che l’ accesso sia semplificato. Miatello chiederà di incontrare Massimo Bitonci per illustrare la posizione della sua associazione e di altre che sostengono il fondo per i risparmiatori traditi. «Bene migliorarlo», ha spiegato Miatello, «ma il tutto deve essere fatto in modo rapido». La posizione del Codacons Veneto è chiara: «È prioritario attuare e rifinanziare la norma istitutiva del Fondo per le vittime di danno ingiusto in ragione della violazione degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza previsti dal testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria». «Il rinvio del fondo senza una data, ci porta verso soluzioni ignote», ha spiegato l’ avvocato Franco Conte, presidente Codacons Veneto, «La norma istitutiva del fondo non prevede paletti quindi nessun limite all’ importo risarcibile, nessun limite di reddito o proprietà immobiliare. L’ unico limite è la somma stanziata, ma c’ è l’ accordo di tutti i gruppi parlamentari per mettere a disposizione le risorse necessarie». Ma non tutto sono concordi su questa linea. «Chiediamo venga ridefinita completamente la norma che regola il nuovo fondo di ristoro, bisogna ripartire da capo: mancano le risorse e le procedure di accesso sono troppo complicate», ha spiegato Fabio Bello dell’ associazione “Ridacci i soldi Veneto Banca, «Chiediamo che a tutti i clienti, dopo il 2012, venga riconosciuto il danno, essendo i bilanci delle due ex popolari non veritieri: siamo stati oggetto di truffa. Chi ha comprato azioni era già oggetto di un reato per definizione, e quindi devono essere risarciti, non serve alcun onere di prova. Della questione devono essere coinvolti anche Intesa sanpaolo, Banca d’ Italia e Consob».«Stanno arrivando i lodi dell’ Arbitro per le controversie finanziare presso la Consob e sono tutti positivi», ha commetto l’ avvocato trevigiano Matteo Moschini, che difende centinaia di truffati da Veneto Banca, «Nel caso fosse già attivo il fondo di ristoro, questi clienti vedrebbero risarcite la perdite. Ma stiamo attendendo: la politica ci deve dare le risposte che chiediamo da tempo. Ora bisogna vedere cosa farà il nuovo governo su questo fronte. Serve sicuramente un ampliamento del fondo, se ci saranno i soldi a sufficienza da destinare ai risparmiatori traditi, le cause si potrebbero anche bloccare. Altrimenti bisogna proseguire su altre strade, citando i revisori dei conti delle due popolari e Banca Intesa sanpoalo». A maggio l’ avvocato Moschini ed altri rappresentanti dei risparmiatori sono stati ricevuti dei parlamentari dei 5 Stelle e Lega ed entro fine mese torneranno a Roma: «C’ è ancora molta confusione, non danno risposte univoche ai risparmiatori, serve chiarezza».
nicola brillo
Corriere delle Alpi, 23/06/2018 03:31
Fondo di ristoro? Sparito
e le associazioni chiedono che fine abbiano fatto i decreti attuativigli ex soci
PADOVA Dove siano finiti i decreti attuativi del Fondo di ristoro dei risparmiatori delle ex popolari nessuno lo sa. Ad un anno dal decreto legge che ha consegnato a Intesa Sanpaolo la “parte buona” di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, se lo chiedono in molti a Treviso e non solo. «Abbiamo chiesto al Governo, anche attraverso interrogazioni parlamentari con Fratelli d’ Italia e Forza Italia, a che punto siano i decreti attuativi, ma non abbiamo avuto risposta», ha commentato Patrizio Miatello, associazione Ezzelino III da Onara, «Attendiamo che venga attuato quello che è sempre stato chiesto: c’ è stato il voto all’ unanimità del precedente parlamento alla norma che ha istituto il Fondo, si proceda dunque su questa strada al più presto. Nell’ incontro avuto con il premier, Conte ci ha ribadito che stanno lavorando su quella norma. Ma da allora non abbiamo più avuto notizie». L’ associazione Ezzelino III chiede più soldi del fondo e che l’ accesso sia semplificato. Miatello chiederà di incontrare Massimo Bitonci per illustrare la posizione della sua associazione e di altre che sostengono il fondo per i risparmiatori traditi. «Bene migliorarlo», ha spiegato Miatello, «ma il tutto deve essere fatto in modo rapido». La posizione del Codacons Veneto è chiara: «È prioritario attuare e rifinanziare la norma istitutiva del Fondo per le vittime di danno ingiusto in ragione della violazione degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza previsti dal testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria». «Il rinvio del fondo senza una data, ci porta verso soluzioni ignote», ha spiegato l’ avvocato Franco Conte, presidente Codacons Veneto, «La norma istitutiva del fondo non prevede paletti quindi nessun limite all’ importo risarcibile, nessun limite di reddito o proprietà immobiliare. L’ unico limite è la somma stanziata, ma c’ è l’ accordo di tutti i gruppi parlamentari per mettere a disposizione le risorse necessarie». Ma non tutto sono concordi su questa linea. «Chiediamo venga ridefinita completamente la norma che regola il nuovo fondo di ristoro, bisogna ripartire da capo: mancano le risorse e le procedure di accesso sono troppo complicate», ha spiegato Fabio Bello dell’ associazione “Ridacci i soldi Veneto Banca, «Chiediamo che a tutti i clienti, dopo il 2012, venga riconosciuto il danno, essendo i bilanci delle due ex popolari non veritieri: siamo stati oggetto di truffa. Chi ha comprato azioni era già oggetto di un reato per definizione, e quindi devono essere risarciti, non serve alcun onere di prova. Della questione devono essere coinvolti anche Intesa sanpaolo, Banca d’ Italia e Consob».«Stanno arrivando i lodi dell’ Arbitro per le controversie finanziare presso la Consob e sono tutti positivi», ha commetto l’ avvocato trevigiano Matteo Moschini, che difende centinaia di truffati da Veneto Banca, «Nel caso fosse già attivo il fondo di ristoro, questi clienti vedrebbero risarcite la perdite. Ma stiamo attendendo: la politica ci deve dare le risposte che chiediamo da tempo. Ora bisogna vedere cosa farà il nuovo governo su questo fronte. Serve sicuramente un ampliamento del fondo, se ci saranno i soldi a sufficienza da destinare ai risparmiatori traditi, le cause si potrebbero anche bloccare. Altrimenti bisogna proseguire su altre strade, citando i revisori dei conti delle due popolari e Banca Intesa sanpoalo». A maggio l’ avvocato Moschini ed altri rappresentanti dei risparmiatori sono stati ricevuti dei parlamentari dei 5 Stelle e Lega ed entro fine mese torneranno a Roma: «C’ è ancora molta confusione, non danno risposte univoche ai risparmiatori, serve chiarezza».
nicola brillo
La Nuova di Venezia e Mestre, 23/06/2018 03:31
Fondo di ristoro? Sparito
e le associazioni chiedono che fine abbiano fatto i decreti attuativigli ex soci
PADOVA Dove siano finiti i decreti attuativi del Fondo di ristoro dei risparmiatori delle ex popolari nessuno lo sa. Ad un anno dal decreto legge che ha consegnato a Intesa Sanpaolo la “parte buona” di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, se lo chiedono in molti a Treviso e non solo. «Abbiamo chiesto al Governo, anche attraverso interrogazioni parlamentari con Fratelli d’ Italia e Forza Italia, a che punto siano i decreti attuativi, ma non abbiamo avuto risposta», ha commentato Patrizio Miatello, associazione Ezzelino III da Onara, «Attendiamo che venga attuato quello che è sempre stato chiesto: c’ è stato il voto all’ unanimità del precedente parlamento alla norma che ha istituto il Fondo, si proceda dunque su questa strada al più presto. Nell’ incontro avuto con il premier, Conte ci ha ribadito che stanno lavorando su quella norma. Ma da allora non abbiamo più avuto notizie». L’ associazione Ezzelino III chiede più soldi del fondo e che l’ accesso sia semplificato. Miatello chiederà di incontrare Massimo Bitonci per illustrare la posizione della sua associazione e di altre che sostengono il fondo per i risparmiatori traditi. «Bene migliorarlo», ha spiegato Miatello, «ma il tutto deve essere fatto in modo rapido». La posizione del Codacons Veneto è chiara: «È prioritario attuare e rifinanziare la norma istitutiva del Fondo per le vittime di danno ingiusto in ragione della violazione degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza previsti dal testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria». «Il rinvio del fondo senza una data, ci porta verso soluzioni ignote», ha spiegato l’ avvocato Franco Conte, presidente Codacons Veneto, «La norma istitutiva del fondo non prevede paletti quindi nessun limite all’ importo risarcibile, nessun limite di reddito o proprietà immobiliare. L’ unico limite è la somma stanziata, ma c’ è l’ accordo di tutti i gruppi parlamentari per mettere a disposizione le risorse necessarie». Ma non tutto sono concordi su questa linea. «Chiediamo venga ridefinita completamente la norma che regola il nuovo fondo di ristoro, bisogna ripartire da capo: mancano le risorse e le procedure di accesso sono troppo complicate», ha spiegato Fabio Bello dell’ associazione “Ridacci i soldi Veneto Banca, «Chiediamo che a tutti i clienti, dopo il 2012, venga riconosciuto il danno, essendo i bilanci delle due ex popolari non veritieri: siamo stati oggetto di truffa. Chi ha comprato azioni era già oggetto di un reato per definizione, e quindi devono essere risarciti, non serve alcun onere di prova. Della questione devono essere coinvolti anche Intesa sanpaolo, Banca d’ Italia e Consob».«Stanno arrivando i lodi dell’ Arbitro per le controversie finanziare presso la Consob e sono tutti positivi», ha commetto l’ avvocato trevigiano Matteo Moschini, che difende centinaia di truffati da Veneto Banca, «Nel caso fosse già attivo il fondo di ristoro, questi clienti vedrebbero risarcite la perdite. Ma stiamo attendendo: la politica ci deve dare le risposte che chiediamo da tempo. Ora bisogna vedere cosa farà il nuovo governo su questo fronte. Serve sicuramente un ampliamento del fondo, se ci saranno i soldi a sufficienza da destinare ai risparmiatori traditi, le cause si potrebbero anche bloccare. Altrimenti bisogna proseguire su altre strade, citando i revisori dei conti delle due popolari e Banca Intesa sanpoalo». A maggio l’ avvocato Moschini ed altri rappresentanti dei risparmiatori sono stati ricevuti dei parlamentari dei 5 Stelle e Lega ed entro fine mese torneranno a Roma: «C’ è ancora molta confusione, non danno risposte univoche ai risparmiatori, serve chiarezza».
nicola brillo
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