22 Agosto 2019

Rassegna stampa del 22 agosto 2019

La Siritide, 22/08/2019 16:59
Ambiente-cultura-eventi- 22/08/2019 – 23 e 24 agosto XXI edizione del Vulcanica Live Festival
23 e 24 agosto XXI edizione del Vulcanica Live Festival 22/08/2019 Si rinnova anche quest’ anno lo storico appuntamento col Vulcanica Live Festival, uno dei principali eventi musicali del Sud Italia, che giunge alla sua ventunesima edizione. Il 23 e 24 agosto, nel cortile di Palazzo Giustino Fortunato a Rionero in Vulture (Potenza), saranno ospitate due serate dal tocco particolarmente intimo ed avvolgente. Ad aprire la prima serata sar il quartetto lucano dei Nwa che, con il loro jazz avant- garde di influenze europee ed americane, presenteranno una selezione di brani originali, caratterizzati da una particolare attenzione alla ricerca ritmica e all’ Interplay. Lesibizione sar lanteprima del progetto solista di Enzo Moretto, voce e fondatore degli A Toys Orchestra e reduce dalla pubblicazione di “Lub Dub”, in una rivisitazione del repertorio della band campana. Moretto si presenter sul palco del Vulcanica Live Festival in una veste pi intima e confidenziale, accompagnato da chitarra acustica, piano e tappeti di elettronica minimale. E soprattutto senza filtri. Nella seconda serata si apre il sipario con la indie-elettronica dal carattere vintage del duo lucano VERGINE nato nel 2019 e formato da Lucia Lareglia e Pierpaolo Ovarini, gi membri di un progetto parallelo ma in lingua inglese chiamato 3pHopMinds. Attualmente in studio per la registrazione del primo singolo, la cui uscita prevista per l’ autunno 2019, il duo stato selezionato fra oltre 300 band come finalista del BMA-Bologna Musica d’ Autore 2019. Si chiude infine con il live acustico, anch’ esso in duo, che vedr protagoniste le composizioni riflessive e delicate del cantautore Francesco Di Bella, ex frontman dei 24 Grana, dal 2006 protagonista di importanti esperienze al di fuori del gruppo che culminano, nello stesso anno, con l’ apertura del concerto di Iggy Pop al Neapolis Rock Festival. Dal 2014 Di Bella intraprende un percorso nuovo, pi personale, che lo vede pubblicare il suo primo album da solista e prosegue, insieme ad altri lavori, fino ad arrivare nel 2018 all’ uscita di ” ‘O Diavolo “, finalista per la prestigiosa Targa Tenco come ” miglior album in dialetto”. Di Bella porta sul palco del Vulcanica quest’ ultimo lavoro, che descrive al meglio la “pazza e confusa” epoca in cui viviamo, accompagnato in una raffinatissima versione acustica dallo storico chitarrista Alfonso Fofo Bruno. La XXI edizione del Vulcanica Live Festival stata censita nel portaleitalive.ite ammesso alle votazioni per il “Premio Italive 2019”. ITALIVE.IT, progetto patrocinato dalMinistero dei Beni e delle Attivit Culturali e del Turismo e dal Ministero dellAmbiente e della Tutela del Territorio e del Mare(promosso daCODACONSeCOMITAScon la partecipazione diAUTOSTRADE PER L’ ITALIAe la collaborazione diCOLDIRETTI) informa gli automobilisti su quello che accade nel territorio che attraversano e presenta un calendario aggiornato dei migliori eventi organizzati, anche alla scoperta di eccellenze enogastronomiche. Le votazioni espresse dai visitatori, che saranno raccolte fino a fine anno e giudicate da una commissione di esperti, determineranno il vincitore del Premio di quest’ anno. Link per votare levento: https://italive.it/vulcanica-live-festival-21-edizione/ — Organizzato dallAssociazione Culturale Vulcanica, che opera in percorsi artistici e culturali nel territorio lucano del Vulture, il Vulcanica Live Festival ha celebrato lo scorso anno i suoi 20 anni con prestigiosi traguardi, sia in termini di spettatori che di produzioni realizzate e artisti ospitai, tra giovani emergenti, gruppi locali e grandi nomi del calibro di Fabio Concato, Erica Mou, Danilo Rea, Cristina Don, Nicola Piovani, Brunori Sas, Paolo Fresu, Paolo Benvegn, Ludovico Einaudi, Stefano Bollani, Giovanni Allevi, Afterhours, Max Gazz, Bandabard, Radiodervish, Marina Rei, Lorenzo Kruger. Laboratorio artistico in cui si avvicendano musicisti, attori, scrittori e creativi, il Vulcanica Live Festival un contenitore di performance uniche e un crocevia di molteplici stili musicali, dal grande rock italiano al raggae alla musica etnico- mediterranea, passando per il combat-folk e il panorama contemporaneo, fino ad approdare al grande Jazz internazionale. Ad affiancare il Festival nel suo lungo percorso, ci sono importanti attivit parallele come “Bambini in Fiore, il centro estivo per la creativit dedicato ai bambini dai 5 ai 12 anni, che punta a formare gli abitanti culturali sulla scia di Matera 2019; ” Canzoni nell’ Appartamento”, progetto che unisce musica da camera e poesia in un contesto di intensa convivialit; Teatro Canzone in cui la musica e il teatro si fondono in un unico spettacolo. Queste attivit sono legate dal filo conduttore espresso nellacronimo francese AIR, Amour/Imagination/Rve che permea tutto il percorso artistico dellAssociazione Culturale Vulcanica, tra influenze letterarie, musica progressiva, jazz e minimalismo. Amore come fusione di desiderio e passione, Sogno come suggestione, Immaginazione come futuri possibili. Biglietti Ingresso singola serata 8 Abbonamento per entrambe le serate 12 Prevendite LA GORIZIANA Vico II Foggia, Rionero in Vulture 329 74 37 666 TABACCHI 1837 via Umberto I, Rionero in Vulture 0972 72 05 99 OTTICA CHIEPPA via Montegrappa, Rionero in Vulture 0972 72 19 71.

panorama.it, 22/08/2019 15:34
economia
Aumento dell’ Iva dal 2020: numeri e conseguenze
se le clausole di salvaguardia chieste dall’ ue non dovessero essere sterilizzate le aliquote ridotte e ordinarie cresceranno
La spada di Damocle dell’ aumento dell’ Iva pesa sulla testa degli italiani dal 2015 cioè da quando l’ allora Legge di Stabilità (Governo Renzi) all’ articolo 45 parlava di “Incremento dell’ aliquota Iva del 10% di due punti percentuali a decorrere dal primo gennaio 2016 e di un ulteriore punto percentuale a partire dal 2017. L’ aliquota Iva del 22% , invece, sarebbe aumentata di 2 punti percentuali dal primo gennaio 2016, di un ulteriore punto dal gennaio 2017 per poi crescere di un altro mezzo punto dodici mesi dopo”. Da allora, però, grazie alla periodica sterilizzazione della clausole di salvaguardia imposte dall’ UE per salvaguardare, appunto, i conti pubblici l’ aumento dell’ imposta sul valore aggiunto è sempre stato sterilizzato. Cosa sono le clausole di salvaguardia Le clausole di salvaguardia sono una serie di vincoli che l’ Italia ha con l’ Unione Europea e che prevedono, qualora non fossero reperite le risorse necessarie per la loro neutralizzazione e quindi per mantenere in ordine i conti pubblici, l’ aumento delle aliquote Iva ordinaria e agevolata. Sia nel 2017 sia nel 2018 che 2019 i differenti governi sono stati in qualche modo in grado di trovare quei miliardi di euro necessari a non sforare il deficit (con la conseguenza di far scattare le clausole) e questo ha permesso che l’ aliquota ridotta rimanesse al 10% e l’ ordinaria al 22%. Il prossimo esecutivo (che sia tecnico o politico) dovrà, quindi, operarsi con molto impegno per evitare che l’ imposta cresca nel 2020 e nel 2021. Per scongiurare l’ aumento il governo dovrà rinvenire risorse per 23 miliardi di euro (50 miliardi nel biennio 2020/2021). In caso contrario l’ Iva ridotta passerà al 13% e qualla ordinaria al 25,2% per poi arrivare al 26% nel 2021 . Quali prodotti sarebbero toccati dall’ aumento dell’ Iva L’ aumento Iva al 13% si applicherà a tutti quei prodotti che oggi sono tassati in maniera agevolata ovvero: prodotti da forno, pasticceria, cereali; carne e salumi; pesce; latticini e uova; olio; zucchero, sale e spezie; marmellate, cioccolato, gelati e sughi; alimenti per bambini; caffé e birra. Inoltre l’ aliquota agevolata riguarda l’ acquisto degli immobili a uso abitativo, i conti di bar e ristoranti, i prodotti farmaceutici, i biglietti per i mezzi pubblici e per cinema, teatri o concerti L’ aliquota ordinaria , invece, riguarda gli alcolici, i tabacchi, i vestiti, le scarpe, gli orologi e gioielli e i servizi per la persona. A questi vanno aggiunti i prodotti tecnologici, quelli per animali, l’ acquisto di auto, moto e biciclette. L’ impatto economico dell’ aumento Iva Il solo modo per scongiurare l’ aumento sarebbe quello di reperire il denaro necessario a salvaguardare i conti pubblici in altra maniera , impresa tutt’ altro che semplice. Preoccupate sono le associazioni dei consumatori, ma anche commercianti e produttori. Dal centro studi di Confcommerci o arriva l’ allarme: “Gli ultimi due aumenti Iva sono stati nel 2011 e nel 2013 – ricorda Confcommercio – e quei tre anni sono stati tra i peggiori della nostra storia economica in termini di consumi. Ma nella situazione attuale di domanda debole i produttori potrebbero decidere di evitare una traslazione completa sui prezzi, e in quel caso l’ imposta graverà in parte anche sui redditi dei produttori, diventando ancora più nociva per l’ economia perché avrà un impatto su tutta la filiera produttiva, dall’ agricoltura all’ industria”. Rincara la dose i l presidente del Codacons Carlo Rienzi che ha avvertito: “l ritocco delle aliquote e delle accise provocherà una contrazione dei consumi del -0,7% e una caduta degli acquisti che raggiungerà quota -27,5 miliardi di euro , con effetti a cascata sul Pil, sull’ occupazione e sull’ intera economia nazionale”. Facendo i conti in tasca alle famiglie italiane si tratterà di un rincaro pesante che graverà sul budget famigliare per 540 euro circa l’ anno che equivale a mezzo stipendio medio di un lavoratore.

corriereviterbo.it, 22/08/2019 14:51
Litoranea pericolosa, esposto in Procura
\n “}; if(hasAcceptedCookie(‘google-adsense’)){ document.write(banner.html); } $(‘#0adef990-7ce3-4720-8809-fc132ef20bf1′).remove() ll Codacons porta in Procura il problema dell’ eccessiva velocità sulla Litoranea. Presentato un esposto per segnalare il caos e i pericoli quotidiani sulla strada provinciale che collega i campeggi a Tarquinia. “Punte di 120 chilometri orari con limite a 50, controlli del tutto assenti. Si aspetta una tragedia per intervenire?” domanda l’ associazione a tutela dei consumatori, che porta all’ esame della magistratura le ripetute violazioni dei limiti di velocità che mettono a rischio tutti i giorni turisti e residenti. “Sulla provinciale, Tir carichi di ortaggi, plotoni di biciclette, auto che tentano il sorpasso rischiando incidenti gravissimi, ripetute violazioni dei limiti di velocità: nonostante gli interventi del prefetto di Viterbo e la disponibilità della società autostradale a installare gratuitamente tre autovelox, la polizia stradale rimane perpetuamente assente. Solo una volta, salvo errori, ha presidiato il tratto”. E ancora: “Sembra quasi che si aspetti una tragedia per intervenire; peccato che, in quel caso, sarebbero evidenti le responsabilità gravissime – a titolo di dolo – a carico di chi doveva intervenire e non l’ ha fatto. La domanda, quindi, è pienamente legittima: perché non interviene la polizia stradale di Tarquinia?”. Una situazione dunque per la quale si ritiene serva un intervento urgente, senza tralasciare la condizione del manto stradale disseminato di voragini.
paolo di basilio

New Sicilia, 22/08/2019 14:32
Aeroporto di Catania, addetto ruba dai bagagli: plauso del Codacons alla polizia
Ascolta audio dell’ articolo CATANIA – Il Codacons accoglie con un plauso, nei confronti del personale di polizia giudiziaria , la notizia del deferimento per ricettazione di un addetto al carico/scarico bagagli dell’ aeroporto di Catania , e ricorda: “A conferma dell’ importanza di questa e simili operazioni, che possono sembrare secondarie solo a un occhio disattento, proprio garantendo la tutela dei passeggeri e degli utenti in transito si contribuisce al turismo e, in generale, allo sviluppo della città siciliana”. “I reati sui bagagli da stiva dei passeggeri, infatti, sono purtroppo ancora oggi tristemente diffusi negli aeroporti della penisola: fa quindi doppiamente piacere che l’ ufficio di polizia di frontiera abbia trovato il modo di intervenire, e l’ associazione si augura che tale meritevole impegno riesca a sradicare completamente qualsiasi attività illegale ai danni dei passeggeri e dei turisti”. Immagine di repertorio Per rimanere sempre aggiornato scarica la nostra app.
redazione newsicilia

Momento Italia, 22/08/2019 09:35
Governo, Codacons protesta: «Sciopero dei consumatori l’ 8 settembre»
l’ associazione dei consumatori: «chiediamo al parlamento risposte ai problemi dei cittadini»
Il Codacons risponde alla crisi di governo lanciando uno sciopero dei consumatori per il prossimo 8 settembre. Per «protestare contro il rischio di un aumento Iva e il completo disinteresse del governo nei confronti dei cittadini», ma anche per chiedere «al governo e al Parlamento di riconoscere più importanza alle priorità concrete per i cittadini, e di creare immediatamente strutture efficaci dedicate ai loro problemi». Il comunicato Il Codacons entra a gamba tesa «all’ indomani della caduta del governo Conte, per ricordare a tutte le forze parlamentari come la condizione di incertezza generata dalla crisi politica stia già costando miliardi all’ economia italiana, in attesa dell’ incognita delle agenzie di rating». «Inoltre, ben più gravi conseguenze per le finanze pubbliche deriverebbero dall’ eventuale aumento delle aliquote Iva: rischio, questo, diventato molto tangibile e che, se si traducesse in realtà, comporterebbe una ulteriore catastrofe per i consumi delle famiglie», si legge in una nota dell’ associazione dei consumatori. Proprio per questa ragione, «l’ associazione, pur mantenendo la sua tradizionale terzietà, ribadisce che la principale priorità di qualsiasi esecutivo dev’ essere proprio quella di evitare che scattino le clausole di salvaguardia, con il passaggio dell’ Iva ordinaria dal 22 al 25,2 per cento e quella ridotta dal 10 al 13 per cento nel 2020, per arrivare al 26,5 per cento nel 2021». «Se le aliquote Iva e le accise saranno ritoccate al rialzo, infatti, i prezzi al dettaglio di una moltitudine di beni di largo consumo subiranno un aumento che determinerà a regime, nel biennio 2020-2021 e a parità di consumi, una stangata complessiva pari a 1.200 euro a famiglia», avverte il Codacons. Da queste preoccupazione, quindi, nasce l’ idea di lanciare lo sciopero dell’ 8 settembre. Annunci.

Investire Oggi, 22/08/2019 06:45
Tim, Vodafone, Wind e Tre Italia: offerte aumentate con punte del 54,10%, la denuncia del Codacons
le tariffe delle schede ricaricabili degli operatori big ovvero tim, wind, tre italia e vodafone sono aumentate con punte del 54,10%: lo comunica il codacons.
Gli operatori Tim, Vodafone, Tre Italia e Wind hanno aumentato le loro offerte telefoniche con punte del 54,10% spiega il Codacons . Ciò è stato anche confermato da un’ analisi svolta da Sos Tariffe.it. Il problema, denuncia l’ Associazione dei Consumatori, è che a settembre scatteranno nuovi adeguamenti. Ecco le info in merito. Sommario I continui rincari telefonici, la denuncia del Codacons Bollette a 28 giorni e rimborsi Cosa potrebbe succedere I continui rincari telefonici, la denuncia del Codacons Il Codacons denuncia che lo scorso giugno 2019 c’ è stata una raffica di aumenti di offerte telefoniche applicate dalle diverse compagnie telefoniche. Rispetto al 2018, poi, le tariffe delle schede ricaricabili degli operatori big ovvero Tim, Wind, Tre Italia e Vodafone sono aumentate con punte del 54,10% . Tale dato è stato confermato anche da Sos Tariffe.it mediante un’ analisi. Ora, denuncia il Codacons, gli utenti stanno ricevendo nuovi avvisi relativi a modifiche della propria offerta con rimodulazioni al rialzo e costi che lievitano tra i + 1 euro e + 3 euro al mese. Ma gli aumenti non finiranno qui. L’ Associazione dei Consumatori, infatti, comunica che a settembre scatteranno ulteriori rincari a danno sempre degli utenti. Questo per recuperare gli introiti minori legati alle bollette a 28 giorni. Inoltre, secondo il Codacons, tali aumenti scatteranno anche per compensare i rimborsi che le compagnie telefoniche dovranno versare ai propri clienti e ciò obbligatoriamente. Bollette a 28 giorni e rimborsi Carlo Rienzi , che è il direttore del Codacons, comunica che per quanto concerne gli indennizzi per le bollette a 28 giorni si sta registrando una vera e propria beffa. Questo perché gli operatori stanno cercando in tutti i modi di non rimborsare i clienti andando quindi contro le disposizioni impartite dal Consiglio di Stato e dell’ Agcom. Tali organi hanno infatti stabilito che i rimborsi da parte degli operatori telefonici vanno versati in automatico per cui non deve essere il cliente a richiederli. Proprio in merito a quest’ ultima pratica, Carlo Rienzi comunica che il Codacons ha presentato una nuova denuncia all’ Autorità per le Comunicazioni e all’ Antitrust chiedendo che venga impartita una nuova sanzione pesante verso le varie compagnie telefoniche. Cosa potrebbe succedere Le sanzioni che l’ Agcom potrebbero decidere di infliggere ai vari operatori telefonici sono ancora poco precise e la situazione resterà tale fino a che non si insedierà un nuovo Consiglio dell’ Agcom . In ogni caso lo scorso mese il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso delle compagnie telefoniche per la tariffazione a ventotto giorni ma da allora non è accaduto più nulla. Chi credeva di poter avere rimborsi automatici e immediati sulle bollette, quindi, resterà deluso in quanto i tempi si stanno allungando. Inoltre ci sono ancora dubbi su come muoversi nel caso del passaggio ad altro operatore ( per colpa della tariffazione a 28 giorni) dato che non vi è più un rapporto contrattuale con il vecchio gestore telefonico. Quest’ ultimo, in ogni caso, è tenuto ad erogare l’ indennizzo ma ancora non si conoscono le modalità pratiche. Leggete anche: Fast e TIM internet a casa: rimborsi per tariffazione a 28 giorni .

Quotidiano di Sicilia, 22/08/2019 06:31
l’ iniziativa
Codacons: “Sciopero l’ 8/9″
” Il giorno 8 di settembre tutti i consumatori sono invitati a non prendere la macchina se non per estrema necessità, a non fare il pieno di benzina, a non fare acquisti se non necessari (nemmeno di generi alimentari) e a spegnere la Tv per almeno tre ore: in questo modo esprimeranno la loro protesta nei confronti in particolare del rischio di un aumento Iva, che avrebbe conseguenze devastanti per l’ economia nazionale”, sottolinea il Codacons in una nota. “Se le aliquote Iva e le accise saranno ritoccate al rialzo, infatti, i prezzi al dettaglio di una moltitudine di beni di largo consumo subiranno un aumento che determinerà a regime, nel biennio 2020-2021 e, a parità di consumi, una stangata complessiva pari a 1.200 euro a famiglia. Un altro salasso, dopo i tanti, troppi, già subiti in passato”, avverte.

Quotidiano di Sicilia, 22/08/2019 06:31
sommerso.oltre a rappresentare un freno per l’ economia, l’ aumento dell’ iva spingerebbe molti consumatori a non pagarla affatto, con il rischio di un’ evasione fiscale dilagante.
Aumento dell’ Iva, in Sicilia farebbe più danni: l’ economia frenerebbe, l’ evasione volerebbe
cgia mestre: l’ isola 3° regione per incidenza percentuale di economia non osservata sul valore aggiunto
ROMA – “Non so se il Pd se si va a votare prenderà il 25% ma so che se l’ Iva va al 25% è sicura la recessione. Se l’ Iva passa dal 22 al 25% sarà un disastro, portiamo l’ Italia alla recessione”. e la manovra entro dicembre, basta fare un banale decreto, che è già pronto al Mef, ce lo abbiamo già lì confezionato, che rinvia di due mesi l’ aumento dell’ Iva. E c’ è tutto il tempo per fare le cose bene”. Nonostante le rassicurazioni di Garavaglia, la certezza è che quello di Renzi non è catastrofismo puro e l’ ex premier non è di certo l’ unico a pensarla così: la preoccupazione è generale dal momento che la crisi di governo trascinerà con sé una lunga ed inevitabile fase di stallo che avrà conseguenze deleterie per tutto il Paese ma soprattutto per il Sud, il cui tessuto produttivo è estremamente più fragile e precario. Proprio per questo, Codacons ha deciso di scendere in campo e di far sentire la voce dei consumatori. Ha perciò lanciato un’ iniziativa: uno sciopero dei Il senatore del Pd, Matteo Renzi, non ha dubbi sullo scenario apocalittico che si prospetterebbe per il nostro Paese in caso di mancato disinnesco delle clausole di salvaguardia nella prossima manovra economica. Qualcuno ci ha provato a minimizzare. Il viceministro all’ Economia, Massimo Garavaglia, ad esempio, ha definito il paventato aumento dell’ Iva “una balla incredibile, perché è evidente a tutti che basta un nuovo Governo che fa la manovra e non muore nessuno. Ma anche nel dubbio che non si facesse in tempo a fare un Governo -1III UJI Lo rilela icstLdio Carifnpi Fadm.e: In lialia basterethe FE. eine,gere consumatori per protestare “contro il rischio di un aumento Iva e il completo disinteresse del governo nei confronti dei cittadini”. Anche la Cgia di Mestre ha messo in guardia i consumatori: l’ aumento dell’ Iva si tradurrebbe in una stangata per i consumi delle famiglie e in una più marcata diffusione dell’ evasione fiscale. Secondo i dati della Cgia di Mestre, l’ ammontare delle imposte sottratte all’ economia sarebbe pari a circa 113 miliardi di euro (questa è la stima effettuata per il 2016). Calabria, Campania e Sicilia sul podio: infatti, sarebbero le prime tre regioni in Italia per incidenza percentuale di economia non osservata sul valore aggiunto e, dunque, maggiore presenza di evasione fiscale. In particolare, l’ incidenza percen tuale dell’ economia non osservata sul valore aggiunto sarebbe pari al 20,9% in Calabria, 20% in Campania e 19,2% in Sicilia. Con l’ aumento dell’ aliquota Iva, il quadro descritto subirà certamente un prevedibile peggioramento. Secondo la Cgia di Mestre “il possibile aumento di 3 punti percentuali dell’ aliquota ridotta e di 3,2 di quella ordinaria, spingerebbe molti clienti finali a non pagarla affatto, evitando di richiedere al prestatore del servizio la fattura o la ricevuta fiscale, soprattutto nei servizi di manutenzione, riparazione e ristrutturazioni edilizie”. Naturalmente un possibile innalzamento dell’ Iva comporterebbe anche un generale freno all’ economia più in generale e per la Sicilia, a quel punto, sarebbe un vero disastro. Testi di Patrizia Penna.

Orizzonte Scuola, 22/08/2019 05:17
Drago (M5S): elettrodomestici acquistati con il bonus 500 euro, basta!
Bonus 500 euro Carta Docenti: l’ On. Drago (M5S) aveva presentato a fine luglio una interrogazione rivolta sia al Ministro dell’ Istruzione che dell’ Economia per mettere in evidenza l’ uso distorto e fraudolento nell’ utilizzo della somma. ” Nello specifico – afferma l’ On. – spesso ci sono stati acquisti di elettrodomestici e altri oggetti che con l’ aggiornamento professionale non c’ entrano nulla. Diverse trasmissioni giornalistiche e il Codacons hanno più volte segnalato le frodi relative alla card. Sono stati segnalati anche casi in cui delle crociere sarebbero state mascherate come corsi di formazione. ” La proposta L’ On. Drago ha proposto che i 500 euro possano essere utilizzati per corsi di formazione sui Disturbi Specifici dell’ Apprendimento (DSA). Ricordiamo che l’ On. Drago nella XVIII Legislatura ha presentato anche un Disegno di Legge specifico sui Disturbi Specifici di Apprendimento che prevede: diagnosi precoce dei disturbi dell’ apprendimento tramite uno screening obbligatorio misure di supporto come una didattica individualizzata l’ introduzione di sgravi fiscali per le famiglie sanzioni per i dirigenti scolastici, per i docenti delle scuole dell’ obbligo ed universitari che non rispettino i tempi di presentazione del Piano didattico personalizzato (PDP) per i ragazzi con Dsa Drago (M5S) presenta DL per gli studenti con DSA.

La Sicilia, 22/08/2019 04:30
Libri e “corredo”: stangata in arrivo Diari, zaini e astucci più cari del 2,5%
Il rientro a scuola è imminente e i supermercati sono già pieni di zaini, diari e astucci dai prezzi vari in base alla marca. Quest’ anno soltanto per il corredo scolastico base, senza quaderni né libri, il Codacons annuncia un rincaro dei prezzi al dettaglio del 2,5%, che si traduce in zaini griffati che arrivano a raggiungere il costo di 140 euro e astucci marcati forniti di penna, matita, gomma da cancellare e pennarelli da 40 euro. Non sono da meno i diari, che in base alla griffe sfiorano i 30 euro. Il corredo base del materiale scolastico, comprensivo di quaderni e accessori da usare durante l’ anno, è stato calcolato dal Codacons che nel 2019-2020 avrà un costo medio di 533 euro a studente, a cui va aggiunta la spesa per i libri di testo e i dizionari, i cui prezzi variano in base alla scuola e al grado di istruzione dell’ allievo. Non c’ è da stupirsi quindi se, tra diario, zaino, astuccio, quaderni, libri e dizionari, il Codacons ha calcolato una spesa media a famiglia di 1.130 euro per figlio, con un rialzo notevole rispetto al 2018 dei costi anche di testi e vocabolari. Di fronte a queste cifre elevate il segretario nazionale Francesco Tanasi ha elargito una serie di consigli utili su come risparmiare il 40% circa sulla spesa scolastica. Prima di tutto non bisogna lasciarsi affascinare dai prodotti griffatissimi, che sono sempre i più desiderati da bambini e ragazzi: le pubblicità in televisione e non solo (ormai anche gli annunci online incidono notevolmente) condizionano molto le scelte dei giovani, che chiedono di avere zaini, astucci e diari all’ ultima moda e dei migliori marchi. In realtà esistono prodotti di identica qualità, ma non rientranti nelle mode convenzionali, che se acquistati consentirebbero di risparmiare il 40%: basta non lasciarsi condizionare dal mercato pubblicitario e non comprare prodotti appartenenti al mondo dei cartoni animati all’ ultimo grido o delle bambole più famose. Non è impossibile trovare zaini di buona fattura o comodi trolley tra i 20 e i 40 euro circa e astucci a 10 euro. Inoltre, è consigliabile acquistare nei supermercati, più che nelle cartolibrerie, perché c’ è più possibilità di scovare offerte valide; tuttavia bisogna fare attenzione. Spesso infatti nei grandi magazzini si trovano prodotti scolastici a prezzi scontatissimi esposti appositamente per attirare i consumatori, che, attratti dal prezzo, finiranno per acquistarli pur non avendone bisogno. Si tratta dei cosiddetti prodotti civetta, che non sempre si rivelano davvero utili per chi li acquista, tanto che l’ acquirente si ritroverà probabilmente a dover comprare anche altro materiale necessario a prezzo pieno. Per questo motivo è conveniente recarsi a fare la spesa scolastica con liste accurate e da rispettare, approfittando solo delle offerte più vantaggiose e senza comprare il superfluo. È opportuno, infatti, acquistare i prodotti nel momento del bisogno, evitando di fare grandi scorte di quaderni, penne e altro a inizio stagione, quando si potranno trovare durante l’ anno a prezzi scontati. Sono consigliabili piuttosto kit a prezzo fisso e offerte promozionali, soprattutto se frutto di comune accordo tra le associazioni di consumatori, che fanno da garanti sul rapporto qualità/prezzo. Infine, il Codacons consiglia di evitare spese troppo affrettate che rischiano di rivelarsi inutili: per le cose più tecniche e specifiche come dizionari, compassi o altri oggetti richiesti dai vari indirizzi scolastici è bene attendere le indicazioni precise dei docenti, per non rischiare di comprare oggetti inadeguati e superflui.Olga Stornello.

La Sicilia, 22/08/2019 04:30
Catania
CataniaIl solito caro-scuolanon risparmia le famiglieLibri e corredo scolasticoaumentano del 2,5%L’ annuale rilevazione del Codacons: spesa media di 1.130 euro per studente, 533 euro per l’ acquisto quaderni, diari e zainiOlga Stornello pagina IV.

Giornale di Brescia, 22/08/2019 04:27
L’ aumento dell’ Iva fa paura Il conto per Brescia: 700 milioni
la crisi politica in atto mette a rischio le misure per bloccare le clausole di salvaguardia e i rincari
Claudio Venturelli c.venturelli@giornaledibrescia.it Quasi 700 milioni di euro nel biennio 2020/21. Tanto costerà alle famiglie bresciane il rincaro dell’ Iva a meno che un Governo (di scopo o politico) non riesca a trovare 23 miliar di per disinnescare le clausole di salvaguardia che obbligano il nostro Paese a ritoccare al rialzo le aliquote dell’ Imposta sul Valore Aggiunto. Il conto è salato e lo ancor di più a Brescia e in Lombardia per il semplice fatto che a maggior benessere corrisponde un costo della vita più alto. E l’ Iva incide sul prezzo finale al consu matore, quindi preleva direttamente dal portafogli di ognuno di noi. I rincari. Secondo una ricerca del Sole24Ore, quindi, i rincari si faranno sentire soprattutto nelle regioni centro settentrionali: 681 euro in più in provincia di Bolzano, 660 in Valle d’ Aosta, 658 in Lombardia, mentre il conto sarà meno pesante al Sud con 450 euro in Calabria, 431 in Puglia, 432 in Sicilia. Confcommercio invece aumenta le stime e prevede un rincaro annuo a famiglia di 890 euro, cifra che porterebbe i 536.403 nuclei familiari bresciani a sborsare un 1 miliardo in più nel biennio indicato. Sono soldi – tanti – che potremo dover sborsare in una situazione economica già complessa. Le aliquote. Secondo le proiezioni (ovviamente sempre perfettibili) l’ Iva ordinaria è destinata a salire dal 22 al 25,2% dal 2020 (e poi al 26,5% dal 2021), mentre per quella al 10% si prevede un rialzo al 13%, sempre dal 2020. Dovrebbe restare invariata l’ Iva al 4% applicata ai prodotti di prima necessità come olio d’ oliva, latte fresco, L’ effetto sui consumi. Si teme che l’ aumento dell’ Iva possa determinare una contrazione dei consumi stimata tra gli 11 e i 18 miilardi di euro, ossia tra l’ 1,1 e il 1,8 della spesa complessiva, con un impatto negativo sul Pil di circa mezzo punto percentuale. Il decreto «tampone». Un governo di scopo potrebbe congelare temporanemente l’ aumento dell’ Iva con un decreto legge ad hoc, da varare a fine anno, ad autorizzare l’ operazione, con effetti finanziari da recepire successivamente. frutta, pasta, farina, acqua, acquisto prima casa, occhiali e mense scolastiche o aziendali… mentre l’ imposta oggi pari al 10% si applica, ad esempio, su carne e salumi, prodotti da forno, pesce, latticini, uova, marmellate, zucchero, sale, spezie, alimenti per bambini, e il ritocco colpirebbe quindi ancor più nel vivo i nostri consumi. Fare il pieno. Il parco circolante bresciano è composto da circa 788mila autovetture. Secondo uno studio del Codacons un pieno di gasolio già oggi ci costa 5,5 euro in più rispetto ad aprile 2018 (+4 euro per la benzina) e il rincaro alla pompa raggiunge quota +7% suba se annua. La differenza pagata da tutti gli automobilisti bresciani per un pieno (ovviamente facciamo una media) sfiora quindi i 4 milioni di euro. Se dovesse scattare l’ aumento dell’ Iva dovremo aspettarci un ulteriore rincaro del 3,2% poiché l’ imposta si applica sul totale del costo/litro, accise comprese, quindi si tassano le tasse (!). Alcuni esempi. Tanto per essere ancor più chiari facciamo qualche esempio pratico su come il rialzo dell’ Iva potrebbe incidere sul quotidiano. Un paio di scarpe sportive alla moda (non citiamo la marca ovviamente) costerebbero mediamente 3 euro in più. Uno smartphone da 255 euro passerebbe a 261. Una bottiglia di vino da 5,5 euro arriverebbe a costare 14 cent in più e, infine, un’ automobile di target medio/basso costerebbe quasi 300 euro in più. Il biglietto di un Freccia Rossa da Milano a Roma passerebbe da 95 a 97.6 euro.Attenzione: mettere l’ Italia al riparo da questi rincari non sarà operazione indolore: lo Stato dovrà impegnarsi a tagliare spese per 23 miliardi. //

La Gazzetta del Mezzogiorno, 22/08/2019 03:51
assicurazioni auto in puglia si paga di più solo nella provincia di foggia
Polizze Rc auto più care a Bari tutti penalizzati da frodi e furti
polizze pagate più del 15,77% rispetto alla media nazionale
Chiamatelo effetto collaterale, un costo aggiuntivo che è costretto a pagare chi vive in una provincia ad alto tasso di furbetti e di criminalità organizzata, nella quale il furto d’ auto è un crimine da record nazionale e la truffa alle assicurazioni una tentazione irresistibile. Una delle voci di spesa più pesanti, tra i costi fissi di manutenzione della propria automobile è quello relativa alla Rca. Le assicurazioni auto non sono tutte uguali e il premio di Responsabilità civile autoveicoli, varia a seconda di diversi fattori. Le Compagnie, infatti, si basano su molteplici dati per il calcolo del premio assicurativo: il tipo di veicolo, l’ età del conducente, dove risiede. Come regola generale, comunque, il costo del premio dipende essenzialmente dalla probabilità che un sinistro si verifichi oppure no: dunque più è alta la probabilità, più sarà alto il costo. Da una analisi degli esperti del Codacons emerge che in Italia i costi Rca sono del 45% più alti rispetto agli altri Paesi europei, le imposte sono pari al 24% mentre negli altri stati UE non superano il 17%. Perché questa differenza? Alto numero di sinistri, truffe, furti sono tutti fattori che influiscono negativamente in questo senso e che, dunque, fanno lievitare l’ esborso. Mettendo a con fronto i dati sull’ andamento dei prezzi effettivi per la garanzia Rc auto, forniti dall’ Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (Ivass) e l’ analisi elaborata dai vari osservatori e siti on-line di comparazione non si può fare a meno di rilevare che lo scorso mese di luglio, stando alle rilevazioni sulle migliori offerte tra le polizze disponibili, Bari è una delle città pugliesi «dove assicurare l’ auto in prima classe di merito costa di più». A parità di profilo la migliore tariffa per un proprietario d’ auto barese, in prima classe di merito, è ad esempio il 5% più altra rispetto a Lecce che insieme a Barletta, Andria e Trani sono risultate essere le più economiche. Foggia è la più cara in assoluto. Non basta, un automobilista barese paga mediamente il 15,77% in più rispetto alla media nazionale. Quali altri fattori incidono sui costi assicurativi? Ad esempio le frodi assicurative che attraversano tutto il territorio nazionale, ma che al Sud corrono principalmente sulla direttrice Napoli – Caserta, sul quadrilatero Foggia -Bari -Brindisi – Taranto, sullo stretto Messina -Reggio Calabria. La polizza per Responsabilità Civile è obbligatoria e copre danni causati in seguito a un incidente, a seconda della responsabilità delle persone coinvolte, per la riparazione dei danni. Non sono compresi i danni ad esempio per eventi come il furto e l’ incendio che provocano danni particolarmente onerosi. L’ au tomobilista può estendere la copertura, contraendo una delle cosiddette polizze accessorie. E quì sono ancora dolori. Ogni giorno dalle strade dei 41 Comuni della provincia di Bari (popolazione un milione e 257.520 persone) spariscono in media 19,515 automobili. C’ è solo un’ altra provincia in Italia in cui il fenomeno dei furti raggiunge livelli di criticità a ancora superiori. Si tratta della Barletta – Andria -Trani. Nei 10 Comuni della BAT (popolazione 393.534 persone), infatti, i furti denunciati hanno raggiunto il tetto dei 2.297 casi, ossia 587, uno ogni 100 mila abitanti. I numeri riferiti al 2017 sono quelli del dipartimento d i Pubblica sicurezza del ministero dell’ Interno, e di fatto fotografano unicamente i delitti denunciati alle forze di.

Il Tempo, 22/08/2019 03:46
II caro libri nella Capitale è meno salato
scuola la spesa per l’ intero corredo si aggira sui 430-450 euro ad alunno nel resto d’ italia è 530 euro. il salasso romano è sui testi e sui vocabolari
Valentina Conti Nella Capitale la stangata di settembre che si abbatterà sulle famiglie sul fronte scuola, per libri e corredo scolastico, abbassa la media nazionale. Dallo zaino ai diari passando per i vari astucci, quaderni e l’ intero occorrente per l’ anno scolastico, la spesa complessiva, stimata dal Codacons, è compresa tra i430 e i 450 euro a studente. Comunque alta, ma ad un livello inferiore rispetto ai 533 euro, soglia su cui si attesta, per l’ appunto, la media nazionale. Che quest’ anno fa segnare un incremento medio del +2,5 per cento dei prezzi al dettaglio, con i brand più in voga gettonatissimi dai più giovani legati a squadre sportive, cartoni animati, bambole o personaggi e serie note. Il motivo è connesso alla massiccia presenza di ipermercati e discount su suolo capitolino, che creano concorrenza e permettono prezzi medi più bassi rispetto alle altre città dello Stivale. I costi del materiale scolastico sono estremamente diversificati, a seconda che si scelga un prodotto «low cost» o uno di marca: per gli zaini griffati, a Roma si arriva a spendere 150 euro, mentre possibile acquistare uno zaino «basic» senza marca anche a 19 euro. Per il corredo non griffato non si registrano crescite dei listini rispetto allo scorso anno, con i prezzi sostanzialmente stabili sul 2018, mentre i prodotti di marca incassano aumenti tra il 2% e il 5%, in base al modello e al punto vendita (supermercato o cartoleria). Non è tutto. Il ritocco al rialzo nei listini nell’ Urbe tocca pure un altro capitolo: libri di testo e vocabolari. Che si prevede essere contenuto, intorno all’ 1-2% (an che se i dati sono in divenire). Una voce, quest’ ultima, che pesa non poco sul bilancio familiare, visto che per l’ acquisto di tutti i libri necessari per l’ anno scolastico la spesa può toccare quota 600 euro a studente, specialmente se parliamo di licei. Abbattere i costi risparmiando sensibilmente è possibile. I consigli che l’ associazione dei consumatori dispensa a mamme e papà tratteggiano un quadro di sano realismo. Primo: non farsi condizionare dal mercato pubblicitario e dai bombardamenti televisivi sugli acquisti scolastici in voga. «Non inseguendo le mode, per il corredo si può spendere il 40% in meno, acquistando prodotti di identica qualità», spiega il Codacons. Secondo: puntare sui supermercati, dove si può arrivare a risparmiare fino al 30% rispetto alla cartolibreria. «Andate con la lista dettagliata della spesa», suggerisce l’ associazione. «In questo periodo alcune catene di supermercati vendono i prodotti scolastici addirittura a prezzi stracciati: i cosiddetti prodotti “civetta”. Vengono venduti perfino beni sottocosto, contando sul fatto che chi compra finirà per acquistare anche tutto il resto». Poi: rinviare in un secondo momento gli acquisti a tema non immediatamente necessari, e aspettare i professori. Perché «per le cose più tecniche – dal compasso ai dizionari – è bene attendere le disposizioni dei docenti, onde evitare acquisti superflui o carenti». Ben vengano, infine, le offerte promozionali e i kit venduti a prezzo fisso. Il più delle volte convengono.

Il Tirreno, 22/08/2019 03:35
Decreto in cantiere per congelare l’ aumento dell’ Iva
il tesoro studia una soluzione per un rinvio a fine marzo l’ obiettivo è scaricare la questione sul prossimo esecutivo
Michele Di Brancoroma. La tentazione del rinvio. La crisi di governo e le consultazioni con il Presidente della Repubblica, rimescolano le carte della politica ma non fermano il count-down che, inesorabile, avvicina l’ Italia alla scadenza del 1 gennaio 2020. Se entro quella data il Paese non avrà messo sul piatto 23,1 miliardi, come da impegni con l’ Europa, l’ imposta sul valore aggiunto (Iva) salirà dal 10 al 13% e dal 22 al 25,2%. Più di 6 punti spalmati su due aliquote capaci di affossare i consumi già piuttosto stagnanti e di assestare un colpo micidiale all’ economia sull’ orlo della recessione. A parole, tutti i partiti impegnati sul palcoscenico della crisi dicono di voler neutralizzare le clausole di salvaguardia. Ma nei fatti la crisi rischia seriamente di materializzare l’ aumento delle tasse. Per questa ragione, al ministero del Tesoro stanno mettendo a punto un piano, di concerto con il Quirinale e Bruxelles, che prevede la creazione di un paracadute. Nessuno, al momento, può infatti escludere che la crisi possa protrarsi al punto da rendere complessa la formazione di un governo che, nei tempi stabiliti dalla legge, riesca a varare la manovra per il prossimo anno.I tempi sono già strettissimi e la prospettiva dell’ esercizio provvisorio non è così remota. In vista di quella eventualità (che congela le spese e mette il bilancio pubblico in stand-by), l’ attuale governo in carica per gli affari correnti potrebbe varare un decreto che congela la decisione politica sulle clausole Iva fino a fine marzo, rimandando le scelte al 1° aprile e lasciando la patata bollente nelle mani del prossimo esecutivo.Ovviamente, per i tre mesi di stallo, servirebbe una copertura di circa 6 miliardi che, in linea generale, sarebbe già stata trovata dal Tesoro. Nel carnet, figurerebbero i risparmi di quest’ anno su Quota 100 (1,3 miliardi di euro) e quelli prodotti del reddito di cittadinanza, attualmente stimati in circa un miliardo.A questi soldi si aggiungono 2 miliardi, frutto del buon andamento della fatturazione elettronica e altri risparmi da individuare nelle prossime settimane dal taglio di alcune agevolazioni fiscali. Una seconda strada, che in Via XX Settembre non escludono, è la sterilizzazione Iva parziale. Ancora con 6 miliardi si potrebbe evitare un punto di aumento per entrambe le aliquote in gioco. Di fatto, il ministro dell’ Economia, Giovanni Tria, fa partire un’ operazione di rimescolamento delle griglie dei prodotti sottoposti all’ Iva, con il risultato che su alcuni beni le aliquote salgono, mentre su altre si riducono. Più lineare la situazione se la crisi si dovesse risolvere rapidamente e si andasse a votare in tempi stretti. Magari a novembre. Risultato: un nuovo governo nella pienezza dei suoi poteri a dicembre fa una corsa contro il tempo e trova per intero i 23,1 miliardi che servono per bloccare l’ Iva. Ultimo scenario: il quadro politico si ingarbuglia al punto tale non solo da rimandare il voto a tempi lunghi, ma anche da impedire ogni accordo parlamentare e all’ interno dell’ attuale governo. In questo caso, la legge di Bilancio salta, l’ Italia finisce nel limbo dell’ esercizio provvisorio, il decreto congela Iva salta e le aliquote Iva salgono. In questo clima di incertezza circolano stime da brivido sugli effetti di un aumento delle imposte sul valore aggiunto. Dalla pizza al parrucchiere i rincari dei listini in caso di ritocco dell’ Iva toccheranno numerosi prodotti di uso quotidiano e se davvero scattassero le clausole di salvaguardia, l’ aggravio per ogni famiglia nel biennio 2020-2021 sarebbe di circa 1.200 euro.Il Codacons ha fatto i conti. Qualche esempio: il caffè, calcolato su due pezzi per 250 grammi ciascuno, salirà dagli attuali 6,40 euro a 6,64. Una lattina di birra passerà da 1,55 a 1,61 euro, una di Coca cola da 2,05 a 2,13 euro. Stessa stangata per i prodotti per la pulizia personale: il dentifricio, ora a 2,70 euro, costerà 2,80, il sapone liquido per le mani da 1,80 a 1,87, il bagnoschiuma da 2,30 a 2,39 euro, lo spazzolino da denti da 2,80 a 2,90 euro. Per acquistare scarpe da ginnastica, bisognerà spendere 103,7 euro mentre ora ne bastano 100. Così pure per i jeans di marca: ora il prezzo medio è di 126 euro al paio, salirà a 130,7 euro. — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.

Messaggero Veneto, 22/08/2019 03:33
Decreto in cantiere per congelare l’ aumento dell’ Iva
il tesoro studia una soluzione per un rinvio a fine marzo l’ obiettivo è scaricare la questione sul prossimo esecutivo
Michele Di Brancoroma. La tentazione del rinvio. La crisi di governo e le consultazioni con il Presidente della Repubblica, rimescolano le carte della politica ma non fermano il count-down che, inesorabile, avvicina l’ Italia alla scadenza del 1 gennaio 2020. Se entro quella data il Paese non avrà messo sul piatto 23,1 miliardi, come da impegni con l’ Europa, l’ imposta sul valore aggiunto (Iva) salirà dal 10 al 13% e dal 22 al 25,2%. Più di 6 punti spalmati su due aliquote capaci di affossare i consumi già piuttosto stagnanti e di assestare un colpo micidiale all’ economia sull’ orlo della recessione. A parole, tutti i partiti impegnati sul palcoscenico della crisi dicono di voler neutralizzare le clausole di salvaguardia. Ma nei fatti la crisi rischia seriamente di materializzare l’ aumento delle tasse. Per questa ragione, al ministero del Tesoro stanno mettendo a punto un piano, di concerto con il Quirinale e Bruxelles, che prevede la creazione di un paracadute. Nessuno, al momento, può infatti escludere che la crisi possa protrarsi al punto da rendere complessa la formazione di un governo che, nei tempi stabiliti dalla legge, riesca a varare la manovra per il prossimo anno.I tempi sono già strettissimi e la prospettiva dell’ esercizio provvisorio non è così remota. In vista di quella eventualità (che congela le spese e mette il bilancio pubblico in stand-by), l’ attuale governo in carica per gli affari correnti potrebbe varare un decreto che congela la decisione politica sulle clausole Iva fino a fine marzo, rimandando le scelte al 1° aprile e lasciando la patata bollente nelle mani del prossimo esecutivo.Ovviamente, per i tre mesi di stallo, servirebbe una copertura di circa 6 miliardi che, in linea generale, sarebbe già stata trovata dal Tesoro. Nel carnet, figurerebbero i risparmi di quest’ anno su Quota 100 (1,3 miliardi di euro) e quelli prodotti del reddito di cittadinanza, attualmente stimati in circa un miliardo.A questi soldi si aggiungono 2 miliardi, frutto del buon andamento della fatturazione elettronica e altri risparmi da individuare nelle prossime settimane dal taglio di alcune agevolazioni fiscali. Una seconda strada, che in Via XX Settembre non escludono, è la sterilizzazione Iva parziale. Ancora con 6 miliardi si potrebbe evitare un punto di aumento per entrambe le aliquote in gioco. Di fatto, il ministro dell’ Economia, Giovanni Tria, fa partire un’ operazione di rimescolamento delle griglie dei prodotti sottoposti all’ Iva, con il risultato che su alcuni beni le aliquote salgono, mentre su altre si riducono. Più lineare la situazione se la crisi si dovesse risolvere rapidamente e si andasse a votare in tempi stretti. Magari a novembre. Risultato: un nuovo governo nella pienezza dei suoi poteri a dicembre fa una corsa contro il tempo e trova per intero i 23,1 miliardi che servono per bloccare l’ Iva. Ultimo scenario: il quadro politico si ingarbuglia al punto tale non solo da rimandare il voto a tempi lunghi, ma anche da impedire ogni accordo parlamentare e all’ interno dell’ attuale governo. In questo caso, la legge di Bilancio salta, l’ Italia finisce nel limbo dell’ esercizio provvisorio, il decreto congela Iva salta e le aliquote Iva salgono. In questo clima di incertezza circolano stime da brivido sugli effetti di un aumento delle imposte sul valore aggiunto. Dalla pizza al parrucchiere i rincari dei listini in caso di ritocco dell’ Iva toccheranno numerosi prodotti di uso quotidiano e se davvero scattassero le clausole di salvaguardia, l’ aggravio per ogni famiglia nel biennio 2020-2021 sarebbe di circa 1.200 euro.Il Codacons ha fatto i conti. Qualche esempio: il caffè, calcolato su due pezzi per 250 grammi ciascuno, salirà dagli attuali 6,40 euro a 6,64. Una lattina di birra passerà da 1,55 a 1,61 euro, una di Coca cola da 2,05 a 2,13 euro. Stessa stangata per i prodotti per la pulizia personale: il dentifricio, ora a 2,70 euro, costerà 2,80, il sapone liquido per le mani da 1,80 a 1,87, il bagnoschiuma da 2,30 a 2,39 euro, lo spazzolino da denti da 2,80 a 2,90 euro. Per acquistare scarpe da ginnastica, bisognerà spendere 103,7 euro mentre ora ne bastano 100. Così pure per i jeans di marca: ora il prezzo medio è di 126 euro al paio, salirà a 130,7 euro. — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.

La Tribuna di Treviso, 22/08/2019 03:32
Decreto in cantiere per congelare l’ aumento dell’ Iva
il tesoro studia una soluzione per un rinvio a fine marzo l’ obiettivo è scaricare la questione sul prossimo esecutivo
Michele Di Brancoroma. La tentazione del rinvio. La crisi di governo e le consultazioni con il Presidente della Repubblica, rimescolano le carte della politica ma non fermano il count-down che, inesorabile, avvicina l’ Italia alla scadenza del 1 gennaio 2020. Se entro quella data il Paese non avrà messo sul piatto 23,1 miliardi, come da impegni con l’ Europa, l’ imposta sul valore aggiunto (Iva) salirà dal 10 al 13% e dal 22 al 25,2%. Più di 6 punti spalmati su due aliquote capaci di affossare i consumi già piuttosto stagnanti e di assestare un colpo micidiale all’ economia sull’ orlo della recessione. A parole, tutti i partiti impegnati sul palcoscenico della crisi dicono di voler neutralizzare le clausole di salvaguardia. Ma nei fatti la crisi rischia seriamente di materializzare l’ aumento delle tasse. Per questa ragione, al ministero del Tesoro stanno mettendo a punto un piano, di concerto con il Quirinale e Bruxelles, che prevede la creazione di un paracadute. Nessuno, al momento, può infatti escludere che la crisi possa protrarsi al punto da rendere complessa la formazione di un governo che, nei tempi stabiliti dalla legge, riesca a varare la manovra per il prossimo anno.I tempi sono già strettissimi e la prospettiva dell’ esercizio provvisorio non è così remota. In vista di quella eventualità (che congela le spese e mette il bilancio pubblico in stand-by), l’ attuale governo in carica per gli affari correnti potrebbe varare un decreto che congela la decisione politica sulle clausole Iva fino a fine marzo, rimandando le scelte al 1° aprile e lasciando la patata bollente nelle mani del prossimo esecutivo.Ovviamente, per i tre mesi di stallo, servirebbe una copertura di circa 6 miliardi che, in linea generale, sarebbe già stata trovata dal Tesoro. Nel carnet, figurerebbero i risparmi di quest’ anno su Quota 100 (1,3 miliardi di euro) e quelli prodotti del reddito di cittadinanza, attualmente stimati in circa un miliardo.A questi soldi si aggiungono 2 miliardi, frutto del buon andamento della fatturazione elettronica e altri risparmi da individuare nelle prossime settimane dal taglio di alcune agevolazioni fiscali. Una seconda strada, che in Via XX Settembre non escludono, è la sterilizzazione Iva parziale. Ancora con 6 miliardi si potrebbe evitare un punto di aumento per entrambe le aliquote in gioco. Di fatto, il ministro dell’ Economia, Giovanni Tria, fa partire un’ operazione di rimescolamento delle griglie dei prodotti sottoposti all’ Iva, con il risultato che su alcuni beni le aliquote salgono, mentre su altre si riducono. Più lineare la situazione se la crisi si dovesse risolvere rapidamente e si andasse a votare in tempi stretti. Magari a novembre. Risultato: un nuovo governo nella pienezza dei suoi poteri a dicembre fa una corsa contro il tempo e trova per intero i 23,1 miliardi che servono per bloccare l’ Iva. Ultimo scenario: il quadro politico si ingarbuglia al punto tale non solo da rimandare il voto a tempi lunghi, ma anche da impedire ogni accordo parlamentare e all’ interno dell’ attuale governo. In questo caso, la legge di Bilancio salta, l’ Italia finisce nel limbo dell’ esercizio provvisorio, il decreto congela Iva salta e le aliquote Iva salgono. In questo clima di incertezza circolano stime da brivido sugli effetti di un aumento delle imposte sul valore aggiunto. Dalla pizza al parrucchiere i rincari dei listini in caso di ritocco dell’ Iva toccheranno numerosi prodotti di uso quotidiano e se davvero scattassero le clausole di salvaguardia, l’ aggravio per ogni famiglia nel biennio 2020-2021 sarebbe di circa 1.200 euro.Il Codacons ha fatto i conti. Qualche esempio: il caffè, calcolato su due pezzi per 250 grammi ciascuno, salirà dagli attuali 6,40 euro a 6,64. Una lattina di birra passerà da 1,55 a 1,61 euro, una di Coca cola da 2,05 a 2,13 euro. Stessa stangata per i prodotti per la pulizia personale: il dentifricio, ora a 2,70 euro, costerà 2,80, il sapone liquido per le mani da 1,80 a 1,87, il bagnoschiuma da 2,30 a 2,39 euro, lo spazzolino da denti da 2,80 a 2,90 euro. Per acquistare scarpe da ginnastica, bisognerà spendere 103,7 euro mentre ora ne bastano 100. Così pure per i jeans di marca: ora il prezzo medio è di 126 euro al paio, salirà a 130,7 euro. — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.

Il Piccolo, 22/08/2019 03:31
Decreto in cantiere per congelare l’ aumento dell’ Iva
il tesoro studia una soluzione per un rinvio a fine marzo l’ obiettivo è scaricare la questione sul prossimo esecutivo
Michele Di Brancoroma. La tentazione del rinvio. La crisi di governo e le consultazioni con il Presidente della Repubblica, rimescolano le carte della politica ma non fermano il count-down che, inesorabile, avvicina l’ Italia alla scadenza del 1 gennaio 2020. Se entro quella data il Paese non avrà messo sul piatto 23,1 miliardi, come da impegni con l’ Europa, l’ imposta sul valore aggiunto (Iva) salirà dal 10 al 13% e dal 22 al 25,2%. Più di 6 punti spalmati su due aliquote capaci di affossare i consumi già piuttosto stagnanti e di assestare un colpo micidiale all’ economia sull’ orlo della recessione. A parole, tutti i partiti impegnati sul palcoscenico della crisi dicono di voler neutralizzare le clausole di salvaguardia. Ma nei fatti la crisi rischia seriamente di materializzare l’ aumento delle tasse. Per questa ragione, al ministero del Tesoro stanno mettendo a punto un piano, di concerto con il Quirinale e Bruxelles, che prevede la creazione di un paracadute. Nessuno, al momento, può infatti escludere che la crisi possa protrarsi al punto da rendere complessa la formazione di un governo che, nei tempi stabiliti dalla legge, riesca a varare la manovra per il prossimo anno.I tempi sono già strettissimi e la prospettiva dell’ esercizio provvisorio non è così remota. In vista di quella eventualità (che congela le spese e mette il bilancio pubblico in stand-by), l’ attuale governo in carica per gli affari correnti potrebbe varare un decreto che congela la decisione politica sulle clausole Iva fino a fine marzo, rimandando le scelte al 1° aprile e lasciando la patata bollente nelle mani del prossimo esecutivo.Ovviamente, per i tre mesi di stallo, servirebbe una copertura di circa 6 miliardi che, in linea generale, sarebbe già stata trovata dal Tesoro. Nel carnet, figurerebbero i risparmi di quest’ anno su Quota 100 (1,3 miliardi di euro) e quelli prodotti del reddito di cittadinanza, attualmente stimati in circa un miliardo.A questi soldi si aggiungono 2 miliardi, frutto del buon andamento della fatturazione elettronica e altri risparmi da individuare nelle prossime settimane dal taglio di alcune agevolazioni fiscali. Una seconda strada, che in Via XX Settembre non escludono, è la sterilizzazione Iva parziale. Ancora con 6 miliardi si potrebbe evitare un punto di aumento per entrambe le aliquote in gioco. Di fatto, il ministro dell’ Economia, Giovanni Tria, fa partire un’ operazione di rimescolamento delle griglie dei prodotti sottoposti all’ Iva, con il risultato che su alcuni beni le aliquote salgono, mentre su altre si riducono. Più lineare la situazione se la crisi si dovesse risolvere rapidamente e si andasse a votare in tempi stretti. Magari a novembre. Risultato: un nuovo governo nella pienezza dei suoi poteri a dicembre fa una corsa contro il tempo e trova per intero i 23,1 miliardi che servono per bloccare l’ Iva. Ultimo scenario: il quadro politico si ingarbuglia al punto tale non solo da rimandare il voto a tempi lunghi, ma anche da impedire ogni accordo parlamentare e all’ interno dell’ attuale governo. In questo caso, la legge di Bilancio salta, l’ Italia finisce nel limbo dell’ esercizio provvisorio, il decreto congela Iva salta e le aliquote Iva salgono. In questo clima di incertezza circolano stime da brivido sugli effetti di un aumento delle imposte sul valore aggiunto. Dalla pizza al parrucchiere i rincari dei listini in caso di ritocco dell’ Iva toccheranno numerosi prodotti di uso quotidiano e se davvero scattassero le clausole di salvaguardia, l’ aggravio per ogni famiglia nel biennio 2020-2021 sarebbe di circa 1.200 euro.Il Codacons ha fatto i conti. Qualche esempio: il caffè, calcolato su due pezzi per 250 grammi ciascuno, salirà dagli attuali 6,40 euro a 6,64. Una lattina di birra passerà da 1,55 a 1,61 euro, una di Coca cola da 2,05 a 2,13 euro. Stessa stangata per i prodotti per la pulizia personale: il dentifricio, ora a 2,70 euro, costerà 2,80, il sapone liquido per le mani da 1,80 a 1,87, il bagnoschiuma da 2,30 a 2,39 euro, lo spazzolino da denti da 2,80 a 2,90 euro. Per acquistare scarpe da ginnastica, bisognerà spendere 103,7 euro mentre ora ne bastano 100. Così pure per i jeans di marca: ora il prezzo medio è di 126 euro al paio, salirà a 130,7 euro. — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.

La Nuova di Venezia e Mestre, 22/08/2019 03:31
Decreto in cantiere per congelare l’ aumento dell’ Iva
il tesoro studia una soluzione per un rinvio a fine marzo l’ obiettivo è scaricare la questione sul prossimo esecutivo
Michele Di Brancoroma. La tentazione del rinvio. La crisi di governo e le consultazioni con il Presidente della Repubblica, rimescolano le carte della politica ma non fermano il count-down che, inesorabile, avvicina l’ Italia alla scadenza del 1 gennaio 2020. Se entro quella data il Paese non avrà messo sul piatto 23,1 miliardi, come da impegni con l’ Europa, l’ imposta sul valore aggiunto (Iva) salirà dal 10 al 13% e dal 22 al 25,2%. Più di 6 punti spalmati su due aliquote capaci di affossare i consumi già piuttosto stagnanti e di assestare un colpo micidiale all’ economia sull’ orlo della recessione. A parole, tutti i partiti impegnati sul palcoscenico della crisi dicono di voler neutralizzare le clausole di salvaguardia. Ma nei fatti la crisi rischia seriamente di materializzare l’ aumento delle tasse. Per questa ragione, al ministero del Tesoro stanno mettendo a punto un piano, di concerto con il Quirinale e Bruxelles, che prevede la creazione di un paracadute. Nessuno, al momento, può infatti escludere che la crisi possa protrarsi al punto da rendere complessa la formazione di un governo che, nei tempi stabiliti dalla legge, riesca a varare la manovra per il prossimo anno.I tempi sono già strettissimi e la prospettiva dell’ esercizio provvisorio non è così remota. In vista di quella eventualità (che congela le spese e mette il bilancio pubblico in stand-by), l’ attuale governo in carica per gli affari correnti potrebbe varare un decreto che congela la decisione politica sulle clausole Iva fino a fine marzo, rimandando le scelte al 1° aprile e lasciando la patata bollente nelle mani del prossimo esecutivo.Ovviamente, per i tre mesi di stallo, servirebbe una copertura di circa 6 miliardi che, in linea generale, sarebbe già stata trovata dal Tesoro. Nel carnet, figurerebbero i risparmi di quest’ anno su Quota 100 (1,3 miliardi di euro) e quelli prodotti del reddito di cittadinanza, attualmente stimati in circa un miliardo.A questi soldi si aggiungono 2 miliardi, frutto del buon andamento della fatturazione elettronica e altri risparmi da individuare nelle prossime settimane dal taglio di alcune agevolazioni fiscali. Una seconda strada, che in Via XX Settembre non escludono, è la sterilizzazione Iva parziale. Ancora con 6 miliardi si potrebbe evitare un punto di aumento per entrambe le aliquote in gioco. Di fatto, il ministro dell’ Economia, Giovanni Tria, fa partire un’ operazione di rimescolamento delle griglie dei prodotti sottoposti all’ Iva, con il risultato che su alcuni beni le aliquote salgono, mentre su altre si riducono. Più lineare la situazione se la crisi si dovesse risolvere rapidamente e si andasse a votare in tempi stretti. Magari a novembre. Risultato: un nuovo governo nella pienezza dei suoi poteri a dicembre fa una corsa contro il tempo e trova per intero i 23,1 miliardi che servono per bloccare l’ Iva. Ultimo scenario: il quadro politico si ingarbuglia al punto tale non solo da rimandare il voto a tempi lunghi, ma anche da impedire ogni accordo parlamentare e all’ interno dell’ attuale governo. In questo caso, la legge di Bilancio salta, l’ Italia finisce nel limbo dell’ esercizio provvisorio, il decreto congela Iva salta e le aliquote Iva salgono. In questo clima di incertezza circolano stime da brivido sugli effetti di un aumento delle imposte sul valore aggiunto. Dalla pizza al parrucchiere i rincari dei listini in caso di ritocco dell’ Iva toccheranno numerosi prodotti di uso quotidiano e se davvero scattassero le clausole di salvaguardia, l’ aggravio per ogni famiglia nel biennio 2020-2021 sarebbe di circa 1.200 euro.Il Codacons ha fatto i conti. Qualche esempio: il caffè, calcolato su due pezzi per 250 grammi ciascuno, salirà dagli attuali 6,40 euro a 6,64. Una lattina di birra passerà da 1,55 a 1,61 euro, una di Coca cola da 2,05 a 2,13 euro. Stessa stangata per i prodotti per la pulizia personale: il dentifricio, ora a 2,70 euro, costerà 2,80, il sapone liquido per le mani da 1,80 a 1,87, il bagnoschiuma da 2,30 a 2,39 euro, lo spazzolino da denti da 2,80 a 2,90 euro. Per acquistare scarpe da ginnastica, bisognerà spendere 103,7 euro mentre ora ne bastano 100. Così pure per i jeans di marca: ora il prezzo medio è di 126 euro al paio, salirà a 130,7 euro. — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.

La Nuova Ferrara, 22/08/2019 03:30
Decreto in cantiere per congelare l’ aumento dell’ Iva
il tesoro studia una soluzione per un rinvio a fine marzo l’ obiettivo è scaricare la questione sul prossimo esecutivo
Michele Di Brancoroma. La tentazione del rinvio. La crisi di governo e le consultazioni con il Presidente della Repubblica, rimescolano le carte della politica ma non fermano il count-down che, inesorabile, avvicina l’ Italia alla scadenza del 1 gennaio 2020. Se entro quella data il Paese non avrà messo sul piatto 23,1 miliardi, come da impegni con l’ Europa, l’ imposta sul valore aggiunto (Iva) salirà dal 10 al 13% e dal 22 al 25,2%. Più di 6 punti spalmati su due aliquote capaci di affossare i consumi già piuttosto stagnanti e di assestare un colpo micidiale all’ economia sull’ orlo della recessione. A parole, tutti i partiti impegnati sul palcoscenico della crisi dicono di voler neutralizzare le clausole di salvaguardia. Ma nei fatti la crisi rischia seriamente di materializzare l’ aumento delle tasse. Per questa ragione, al ministero del Tesoro stanno mettendo a punto un piano, di concerto con il Quirinale e Bruxelles, che prevede la creazione di un paracadute. Nessuno, al momento, può infatti escludere che la crisi possa protrarsi al punto da rendere complessa la formazione di un governo che, nei tempi stabiliti dalla legge, riesca a varare la manovra per il prossimo anno.I tempi sono già strettissimi e la prospettiva dell’ esercizio provvisorio non è così remota. In vista di quella eventualità (che congela le spese e mette il bilancio pubblico in stand-by), l’ attuale governo in carica per gli affari correnti potrebbe varare un decreto che congela la decisione politica sulle clausole Iva fino a fine marzo, rimandando le scelte al 1° aprile e lasciando la patata bollente nelle mani del prossimo esecutivo.Ovviamente, per i tre mesi di stallo, servirebbe una copertura di circa 6 miliardi che, in linea generale, sarebbe già stata trovata dal Tesoro. Nel carnet, figurerebbero i risparmi di quest’ anno su Quota 100 (1,3 miliardi di euro) e quelli prodotti del reddito di cittadinanza, attualmente stimati in circa un miliardo.A questi soldi si aggiungono 2 miliardi, frutto del buon andamento della fatturazione elettronica e altri risparmi da individuare nelle prossime settimane dal taglio di alcune agevolazioni fiscali. Una seconda strada, che in Via XX Settembre non escludono, è la sterilizzazione Iva parziale. Ancora con 6 miliardi si potrebbe evitare un punto di aumento per entrambe le aliquote in gioco. Di fatto, il ministro dell’ Economia, Giovanni Tria, fa partire un’ operazione di rimescolamento delle griglie dei prodotti sottoposti all’ Iva, con il risultato che su alcuni beni le aliquote salgono, mentre su altre si riducono. Più lineare la situazione se la crisi si dovesse risolvere rapidamente e si andasse a votare in tempi stretti. Magari a novembre. Risultato: un nuovo governo nella pienezza dei suoi poteri a dicembre fa una corsa contro il tempo e trova per intero i 23,1 miliardi che servono per bloccare l’ Iva. Ultimo scenario: il quadro politico si ingarbuglia al punto tale non solo da rimandare il voto a tempi lunghi, ma anche da impedire ogni accordo parlamentare e all’ interno dell’ attuale governo. In questo caso, la legge di Bilancio salta, l’ Italia finisce nel limbo dell’ esercizio provvisorio, il decreto congela Iva salta e le aliquote Iva salgono. In questo clima di incertezza circolano stime da brivido sugli effetti di un aumento delle imposte sul valore aggiunto. Dalla pizza al parrucchiere i rincari dei listini in caso di ritocco dell’ Iva toccheranno numerosi prodotti di uso quotidiano e se davvero scattassero le clausole di salvaguardia, l’ aggravio per ogni famiglia nel biennio 2020-2021 sarebbe di circa 1.200 euro.Il Codacons ha fatto i conti. Qualche esempio: il caffè, calcolato su due pezzi per 250 grammi ciascuno, salirà dagli attuali 6,40 euro a 6,64. Una lattina di birra passerà da 1,55 a 1,61 euro, una di Coca cola da 2,05 a 2,13 euro. Stessa stangata per i prodotti per la pulizia personale: il dentifricio, ora a 2,70 euro, costerà 2,80, il sapone liquido per le mani da 1,80 a 1,87, il bagnoschiuma da 2,30 a 2,39 euro, lo spazzolino da denti da 2,80 a 2,90 euro. Per acquistare scarpe da ginnastica, bisognerà spendere 103,7 euro mentre ora ne bastano 100. Così pure per i jeans di marca: ora il prezzo medio è di 126 euro al paio, salirà a 130,7 euro. — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.

Gazzetta di Reggio, 22/08/2019 03:30
Decreto in cantiere per congelare l’ aumento dell’ Iva
il tesoro studia una soluzione per un rinvio a fine marzo l’ obiettivo è scaricare la questione sul prossimo esecutivo
Michele Di Brancoroma. La tentazione del rinvio. La crisi di governo e le consultazioni con il Presidente della Repubblica, rimescolano le carte della politica ma non fermano il count-down che, inesorabile, avvicina l’ Italia alla scadenza del 1 gennaio 2020. Se entro quella data il Paese non avrà messo sul piatto 23,1 miliardi, come da impegni con l’ Europa, l’ imposta sul valore aggiunto (Iva) salirà dal 10 al 13% e dal 22 al 25,2%. Più di 6 punti spalmati su due aliquote capaci di affossare i consumi già piuttosto stagnanti e di assestare un colpo micidiale all’ economia sull’ orlo della recessione. A parole, tutti i partiti impegnati sul palcoscenico della crisi dicono di voler neutralizzare le clausole di salvaguardia. Ma nei fatti la crisi rischia seriamente di materializzare l’ aumento delle tasse. Per questa ragione, al ministero del Tesoro stanno mettendo a punto un piano, di concerto con il Quirinale e Bruxelles, che prevede la creazione di un paracadute. Nessuno, al momento, può infatti escludere che la crisi possa protrarsi al punto da rendere complessa la formazione di un governo che, nei tempi stabiliti dalla legge, riesca a varare la manovra per il prossimo anno.I tempi sono già strettissimi e la prospettiva dell’ esercizio provvisorio non è così remota. In vista di quella eventualità (che congela le spese e mette il bilancio pubblico in stand-by), l’ attuale governo in carica per gli affari correnti potrebbe varare un decreto che congela la decisione politica sulle clausole Iva fino a fine marzo, rimandando le scelte al 1° aprile e lasciando la patata bollente nelle mani del prossimo esecutivo.Ovviamente, per i tre mesi di stallo, servirebbe una copertura di circa 6 miliardi che, in linea generale, sarebbe già stata trovata dal Tesoro. Nel carnet, figurerebbero i risparmi di quest’ anno su Quota 100 (1,3 miliardi di euro) e quelli prodotti del reddito di cittadinanza, attualmente stimati in circa un miliardo.A questi soldi si aggiungono 2 miliardi, frutto del buon andamento della fatturazione elettronica e altri risparmi da individuare nelle prossime settimane dal taglio di alcune agevolazioni fiscali. Una seconda strada, che in Via XX Settembre non escludono, è la sterilizzazione Iva parziale. Ancora con 6 miliardi si potrebbe evitare un punto di aumento per entrambe le aliquote in gioco. Di fatto, il ministro dell’ Economia, Giovanni Tria, fa partire un’ operazione di rimescolamento delle griglie dei prodotti sottoposti all’ Iva, con il risultato che su alcuni beni le aliquote salgono, mentre su altre si riducono. Più lineare la situazione se la crisi si dovesse risolvere rapidamente e si andasse a votare in tempi stretti. Magari a novembre. Risultato: un nuovo governo nella pienezza dei suoi poteri a dicembre fa una corsa contro il tempo e trova per intero i 23,1 miliardi che servono per bloccare l’ Iva. Ultimo scenario: il quadro politico si ingarbuglia al punto tale non solo da rimandare il voto a tempi lunghi, ma anche da impedire ogni accordo parlamentare e all’ interno dell’ attuale governo. In questo caso, la legge di Bilancio salta, l’ Italia finisce nel limbo dell’ esercizio provvisorio, il decreto congela Iva salta e le aliquote Iva salgono. In questo clima di incertezza circolano stime da brivido sugli effetti di un aumento delle imposte sul valore aggiunto. Dalla pizza al parrucchiere i rincari dei listini in caso di ritocco dell’ Iva toccheranno numerosi prodotti di uso quotidiano e se davvero scattassero le clausole di salvaguardia, l’ aggravio per ogni famiglia nel biennio 2020-2021 sarebbe di circa 1.200 euro.Il Codacons ha fatto i conti. Qualche esempio: il caffè, calcolato su due pezzi per 250 grammi ciascuno, salirà dagli attuali 6,40 euro a 6,64. Una lattina di birra passerà da 1,55 a 1,61 euro, una di Coca cola da 2,05 a 2,13 euro. Stessa stangata per i prodotti per la pulizia personale: il dentifricio, ora a 2,70 euro, costerà 2,80, il sapone liquido per le mani da 1,80 a 1,87, il bagnoschiuma da 2,30 a 2,39 euro, lo spazzolino da denti da 2,80 a 2,90 euro. Per acquistare scarpe da ginnastica, bisognerà spendere 103,7 euro mentre ora ne bastano 100. Così pure per i jeans di marca: ora il prezzo medio è di 126 euro al paio, salirà a 130,7 euro. — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.

Corriere delle Alpi, 22/08/2019 03:30
Decreto in cantiere per congelare l’ aumento dell’ Iva
il tesoro studia una soluzione per un rinvio a fine marzo l’ obiettivo è scaricare la questione sul prossimo esecutivo
Michele Di Brancoroma. La tentazione del rinvio. La crisi di governo e le consultazioni con il Presidente della Repubblica, rimescolano le carte della politica ma non fermano il count-down che, inesorabile, avvicina l’ Italia alla scadenza del 1 gennaio 2020. Se entro quella data il Paese non avrà messo sul piatto 23,1 miliardi, come da impegni con l’ Europa, l’ imposta sul valore aggiunto (Iva) salirà dal 10 al 13% e dal 22 al 25,2%. Più di 6 punti spalmati su due aliquote capaci di affossare i consumi già piuttosto stagnanti e di assestare un colpo micidiale all’ economia sull’ orlo della recessione. A parole, tutti i partiti impegnati sul palcoscenico della crisi dicono di voler neutralizzare le clausole di salvaguardia. Ma nei fatti la crisi rischia seriamente di materializzare l’ aumento delle tasse. Per questa ragione, al ministero del Tesoro stanno mettendo a punto un piano, di concerto con il Quirinale e Bruxelles, che prevede la creazione di un paracadute. Nessuno, al momento, può infatti escludere che la crisi possa protrarsi al punto da rendere complessa la formazione di un governo che, nei tempi stabiliti dalla legge, riesca a varare la manovra per il prossimo anno.I tempi sono già strettissimi e la prospettiva dell’ esercizio provvisorio non è così remota. In vista di quella eventualità (che congela le spese e mette il bilancio pubblico in stand-by), l’ attuale governo in carica per gli affari correnti potrebbe varare un decreto che congela la decisione politica sulle clausole Iva fino a fine marzo, rimandando le scelte al 1° aprile e lasciando la patata bollente nelle mani del prossimo esecutivo.Ovviamente, per i tre mesi di stallo, servirebbe una copertura di circa 6 miliardi che, in linea generale, sarebbe già stata trovata dal Tesoro. Nel carnet, figurerebbero i risparmi di quest’ anno su Quota 100 (1,3 miliardi di euro) e quelli prodotti del reddito di cittadinanza, attualmente stimati in circa un miliardo.A questi soldi si aggiungono 2 miliardi, frutto del buon andamento della fatturazione elettronica e altri risparmi da individuare nelle prossime settimane dal taglio di alcune agevolazioni fiscali. Una seconda strada, che in Via XX Settembre non escludono, è la sterilizzazione Iva parziale. Ancora con 6 miliardi si potrebbe evitare un punto di aumento per entrambe le aliquote in gioco. Di fatto, il ministro dell’ Economia, Giovanni Tria, fa partire un’ operazione di rimescolamento delle griglie dei prodotti sottoposti all’ Iva, con il risultato che su alcuni beni le aliquote salgono, mentre su altre si riducono. Più lineare la situazione se la crisi si dovesse risolvere rapidamente e si andasse a votare in tempi stretti. Magari a novembre. Risultato: un nuovo governo nella pienezza dei suoi poteri a dicembre fa una corsa contro il tempo e trova per intero i 23,1 miliardi che servono per bloccare l’ Iva. Ultimo scenario: il quadro politico si ingarbuglia al punto tale non solo da rimandare il voto a tempi lunghi, ma anche da impedire ogni accordo parlamentare e all’ interno dell’ attuale governo. In questo caso, la legge di Bilancio salta, l’ Italia finisce nel limbo dell’ esercizio provvisorio, il decreto congela Iva salta e le aliquote Iva salgono. In questo clima di incertezza circolano stime da brivido sugli effetti di un aumento delle imposte sul valore aggiunto. Dalla pizza al parrucchiere i rincari dei listini in caso di ritocco dell’ Iva toccheranno numerosi prodotti di uso quotidiano e se davvero scattassero le clausole di salvaguardia, l’ aggravio per ogni famiglia nel biennio 2020-2021 sarebbe di circa 1.200 euro.Il Codacons ha fatto i conti. Qualche esempio: il caffè, calcolato su due pezzi per 250 grammi ciascuno, salirà dagli attuali 6,40 euro a 6,64. Una lattina di birra passerà da 1,55 a 1,61 euro, una di Coca cola da 2,05 a 2,13 euro. Stessa stangata per i prodotti per la pulizia personale: il dentifricio, ora a 2,70 euro, costerà 2,80, il sapone liquido per le mani da 1,80 a 1,87, il bagnoschiuma da 2,30 a 2,39 euro, lo spazzolino da denti da 2,80 a 2,90 euro. Per acquistare scarpe da ginnastica, bisognerà spendere 103,7 euro mentre ora ne bastano 100. Così pure per i jeans di marca: ora il prezzo medio è di 126 euro al paio, salirà a 130,7 euro. — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.

Gazzetta di Modena, 22/08/2019 03:30
Decreto in cantiere per congelare l’ aumento dell’ Iva
il tesoro studia una soluzione per un rinvio a fine marzo l’ obiettivo è scaricare la questione sul prossimo esecutivo
Michele Di Brancoroma. La tentazione del rinvio. La crisi di governo e le consultazioni con il Presidente della Repubblica, rimescolano le carte della politica ma non fermano il count-down che, inesorabile, avvicina l’ Italia alla scadenza del 1 gennaio 2020. Se entro quella data il Paese non avrà messo sul piatto 23,1 miliardi, come da impegni con l’ Europa, l’ imposta sul valore aggiunto (Iva) salirà dal 10 al 13% e dal 22 al 25,2%. Più di 6 punti spalmati su due aliquote capaci di affossare i consumi già piuttosto stagnanti e di assestare un colpo micidiale all’ economia sull’ orlo della recessione. A parole, tutti i partiti impegnati sul palcoscenico della crisi dicono di voler neutralizzare le clausole di salvaguardia. Ma nei fatti la crisi rischia seriamente di materializzare l’ aumento delle tasse. Per questa ragione, al ministero del Tesoro stanno mettendo a punto un piano, di concerto con il Quirinale e Bruxelles, che prevede la creazione di un paracadute. Nessuno, al momento, può infatti escludere che la crisi possa protrarsi al punto da rendere complessa la formazione di un governo che, nei tempi stabiliti dalla legge, riesca a varare la manovra per il prossimo anno.I tempi sono già strettissimi e la prospettiva dell’ esercizio provvisorio non è così remota. In vista di quella eventualità (che congela le spese e mette il bilancio pubblico in stand-by), l’ attuale governo in carica per gli affari correnti potrebbe varare un decreto che congela la decisione politica sulle clausole Iva fino a fine marzo, rimandando le scelte al 1° aprile e lasciando la patata bollente nelle mani del prossimo esecutivo.Ovviamente, per i tre mesi di stallo, servirebbe una copertura di circa 6 miliardi che, in linea generale, sarebbe già stata trovata dal Tesoro. Nel carnet, figurerebbero i risparmi di quest’ anno su Quota 100 (1,3 miliardi di euro) e quelli prodotti del reddito di cittadinanza, attualmente stimati in circa un miliardo.A questi soldi si aggiungono 2 miliardi, frutto del buon andamento della fatturazione elettronica e altri risparmi da individuare nelle prossime settimane dal taglio di alcune agevolazioni fiscali. Una seconda strada, che in Via XX Settembre non escludono, è la sterilizzazione Iva parziale. Ancora con 6 miliardi si potrebbe evitare un punto di aumento per entrambe le aliquote in gioco. Di fatto, il ministro dell’ Economia, Giovanni Tria, fa partire un’ operazione di rimescolamento delle griglie dei prodotti sottoposti all’ Iva, con il risultato che su alcuni beni le aliquote salgono, mentre su altre si riducono. Più lineare la situazione se la crisi si dovesse risolvere rapidamente e si andasse a votare in tempi stretti. Magari a novembre. Risultato: un nuovo governo nella pienezza dei suoi poteri a dicembre fa una corsa contro il tempo e trova per intero i 23,1 miliardi che servono per bloccare l’ Iva. Ultimo scenario: il quadro politico si ingarbuglia al punto tale non solo da rimandare il voto a tempi lunghi, ma anche da impedire ogni accordo parlamentare e all’ interno dell’ attuale governo. In questo caso, la legge di Bilancio salta, l’ Italia finisce nel limbo dell’ esercizio provvisorio, il decreto congela Iva salta e le aliquote Iva salgono. In questo clima di incertezza circolano stime da brivido sugli effetti di un aumento delle imposte sul valore aggiunto. Dalla pizza al parrucchiere i rincari dei listini in caso di ritocco dell’ Iva toccheranno numerosi prodotti di uso quotidiano e se davvero scattassero le clausole di salvaguardia, l’ aggravio per ogni famiglia nel biennio 2020-2021 sarebbe di circa 1.200 euro.Il Codacons ha fatto i conti. Qualche esempio: il caffè, calcolato su due pezzi per 250 grammi ciascuno, salirà dagli attuali 6,40 euro a 6,64. Una lattina di birra passerà da 1,55 a 1,61 euro, una di Coca cola da 2,05 a 2,13 euro. Stessa stangata per i prodotti per la pulizia personale: il dentifricio, ora a 2,70 euro, costerà 2,80, il sapone liquido per le mani da 1,80 a 1,87, il bagnoschiuma da 2,30 a 2,39 euro, lo spazzolino da denti da 2,80 a 2,90 euro. Per acquistare scarpe da ginnastica, bisognerà spendere 103,7 euro mentre ora ne bastano 100. Così pure per i jeans di marca: ora il prezzo medio è di 126 euro al paio, salirà a 130,7 euro. — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.

La Provincia Pavese, 22/08/2019 03:30
Decreto in cantiere per congelare l’ aumento dell’ Iva
il tesoro studia una soluzione per un rinvio a fine marzo l’ obiettivo è scaricare la questione sul prossimo esecutivo
Michele Di Brancoroma. La tentazione del rinvio. La crisi di governo e le consultazioni con il Presidente della Repubblica, rimescolano le carte della politica ma non fermano il count-down che, inesorabile, avvicina l’ Italia alla scadenza del 1 gennaio 2020. Se entro quella data il Paese non avrà messo sul piatto 23,1 miliardi, come da impegni con l’ Europa, l’ imposta sul valore aggiunto (Iva) salirà dal 10 al 13% e dal 22 al 25,2%. Più di 6 punti spalmati su due aliquote capaci di affossare i consumi già piuttosto stagnanti e di assestare un colpo micidiale all’ economia sull’ orlo della recessione. A parole, tutti i partiti impegnati sul palcoscenico della crisi dicono di voler neutralizzare le clausole di salvaguardia. Ma nei fatti la crisi rischia seriamente di materializzare l’ aumento delle tasse. Per questa ragione, al ministero del Tesoro stanno mettendo a punto un piano, di concerto con il Quirinale e Bruxelles, che prevede la creazione di un paracadute. Nessuno, al momento, può infatti escludere che la crisi possa protrarsi al punto da rendere complessa la formazione di un governo che, nei tempi stabiliti dalla legge, riesca a varare la manovra per il prossimo anno.I tempi sono già strettissimi e la prospettiva dell’ esercizio provvisorio non è così remota. In vista di quella eventualità (che congela le spese e mette il bilancio pubblico in stand-by), l’ attuale governo in carica per gli affari correnti potrebbe varare un decreto che congela la decisione politica sulle clausole Iva fino a fine marzo, rimandando le scelte al 1° aprile e lasciando la patata bollente nelle mani del prossimo esecutivo.Ovviamente, per i tre mesi di stallo, servirebbe una copertura di circa 6 miliardi che, in linea generale, sarebbe già stata trovata dal Tesoro. Nel carnet, figurerebbero i risparmi di quest’ anno su Quota 100 (1,3 miliardi di euro) e quelli prodotti del reddito di cittadinanza, attualmente stimati in circa un miliardo.A questi soldi si aggiungono 2 miliardi, frutto del buon andamento della fatturazione elettronica e altri risparmi da individuare nelle prossime settimane dal taglio di alcune agevolazioni fiscali. Una seconda strada, che in Via XX Settembre non escludono, è la sterilizzazione Iva parziale. Ancora con 6 miliardi si potrebbe evitare un punto di aumento per entrambe le aliquote in gioco. Di fatto, il ministro dell’ Economia, Giovanni Tria, fa partire un’ operazione di rimescolamento delle griglie dei prodotti sottoposti all’ Iva, con il risultato che su alcuni beni le aliquote salgono, mentre su altre si riducono. Più lineare la situazione se la crisi si dovesse risolvere rapidamente e si andasse a votare in tempi stretti. Magari a novembre. Risultato: un nuovo governo nella pienezza dei suoi poteri a dicembre fa una corsa contro il tempo e trova per intero i 23,1 miliardi che servono per bloccare l’ Iva. Ultimo scenario: il quadro politico si ingarbuglia al punto tale non solo da rimandare il voto a tempi lunghi, ma anche da impedire ogni accordo parlamentare e all’ interno dell’ attuale governo. In questo caso, la legge di Bilancio salta, l’ Italia finisce nel limbo dell’ esercizio provvisorio, il decreto congela Iva salta e le aliquote Iva salgono. In questo clima di incertezza circolano stime da brivido sugli effetti di un aumento delle imposte sul valore aggiunto. Dalla pizza al parrucchiere i rincari dei listini in caso di ritocco dell’ Iva toccheranno numerosi prodotti di uso quotidiano e se davvero scattassero le clausole di salvaguardia, l’ aggravio per ogni famiglia nel biennio 2020-2021 sarebbe di circa 1.200 euro.Il Codacons ha fatto i conti. Qualche esempio: il caffè, calcolato su due pezzi per 250 grammi ciascuno, salirà dagli attuali 6,40 euro a 6,64. Una lattina di birra passerà da 1,55 a 1,61 euro, una di Coca cola da 2,05 a 2,13 euro. Stessa stangata per i prodotti per la pulizia personale: il dentifricio, ora a 2,70 euro, costerà 2,80, il sapone liquido per le mani da 1,80 a 1,87, il bagnoschiuma da 2,30 a 2,39 euro, lo spazzolino da denti da 2,80 a 2,90 euro. Per acquistare scarpe da ginnastica, bisognerà spendere 103,7 euro mentre ora ne bastano 100. Così pure per i jeans di marca: ora il prezzo medio è di 126 euro al paio, salirà a 130,7 euro. — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.

Il Mattino di Padova, 22/08/2019 03:30
Decreto in cantiere per congelare l’ aumento dell’ Iva
il tesoro studia una soluzione per un rinvio a fine marzo l’ obiettivo è scaricare la questione sul prossimo esecutivo
Michele Di Brancoroma. La tentazione del rinvio. La crisi di governo e le consultazioni con il Presidente della Repubblica, rimescolano le carte della politica ma non fermano il count-down che, inesorabile, avvicina l’ Italia alla scadenza del 1 gennaio 2020. Se entro quella data il Paese non avrà messo sul piatto 23,1 miliardi, come da impegni con l’ Europa, l’ imposta sul valore aggiunto (Iva) salirà dal 10 al 13% e dal 22 al 25,2%. Più di 6 punti spalmati su due aliquote capaci di affossare i consumi già piuttosto stagnanti e di assestare un colpo micidiale all’ economia sull’ orlo della recessione. A parole, tutti i partiti impegnati sul palcoscenico della crisi dicono di voler neutralizzare le clausole di salvaguardia. Ma nei fatti la crisi rischia seriamente di materializzare l’ aumento delle tasse. Per questa ragione, al ministero del Tesoro stanno mettendo a punto un piano, di concerto con il Quirinale e Bruxelles, che prevede la creazione di un paracadute. Nessuno, al momento, può infatti escludere che la crisi possa protrarsi al punto da rendere complessa la formazione di un governo che, nei tempi stabiliti dalla legge, riesca a varare la manovra per il prossimo anno.I tempi sono già strettissimi e la prospettiva dell’ esercizio provvisorio non è così remota. In vista di quella eventualità (che congela le spese e mette il bilancio pubblico in stand-by), l’ attuale governo in carica per gli affari correnti potrebbe varare un decreto che congela la decisione politica sulle clausole Iva fino a fine marzo, rimandando le scelte al 1° aprile e lasciando la patata bollente nelle mani del prossimo esecutivo.Ovviamente, per i tre mesi di stallo, servirebbe una copertura di circa 6 miliardi che, in linea generale, sarebbe già stata trovata dal Tesoro. Nel carnet, figurerebbero i risparmi di quest’ anno su Quota 100 (1,3 miliardi di euro) e quelli prodotti del reddito di cittadinanza, attualmente stimati in circa un miliardo.A questi soldi si aggiungono 2 miliardi, frutto del buon andamento della fatturazione elettronica e altri risparmi da individuare nelle prossime settimane dal taglio di alcune agevolazioni fiscali. Una seconda strada, che in Via XX Settembre non escludono, è la sterilizzazione Iva parziale. Ancora con 6 miliardi si potrebbe evitare un punto di aumento per entrambe le aliquote in gioco. Di fatto, il ministro dell’ Economia, Giovanni Tria, fa partire un’ operazione di rimescolamento delle griglie dei prodotti sottoposti all’ Iva, con il risultato che su alcuni beni le aliquote salgono, mentre su altre si riducono. Più lineare la situazione se la crisi si dovesse risolvere rapidamente e si andasse a votare in tempi stretti. Magari a novembre. Risultato: un nuovo governo nella pienezza dei suoi poteri a dicembre fa una corsa contro il tempo e trova per intero i 23,1 miliardi che servono per bloccare l’ Iva. Ultimo scenario: il quadro politico si ingarbuglia al punto tale non solo da rimandare il voto a tempi lunghi, ma anche da impedire ogni accordo parlamentare e all’ interno dell’ attuale governo. In questo caso, la legge di Bilancio salta, l’ Italia finisce nel limbo dell’ esercizio provvisorio, il decreto congela Iva salta e le aliquote Iva salgono. In questo clima di incertezza circolano stime da brivido sugli effetti di un aumento delle imposte sul valore aggiunto. Dalla pizza al parrucchiere i rincari dei listini in caso di ritocco dell’ Iva toccheranno numerosi prodotti di uso quotidiano e se davvero scattassero le clausole di salvaguardia, l’ aggravio per ogni famiglia nel biennio 2020-2021 sarebbe di circa 1.200 euro.Il Codacons ha fatto i conti. Qualche esempio: il caffè, calcolato su due pezzi per 250 grammi ciascuno, salirà dagli attuali 6,40 euro a 6,64. Una lattina di birra passerà da 1,55 a 1,61 euro, una di Coca cola da 2,05 a 2,13 euro. Stessa stangata per i prodotti per la pulizia personale: il dentifricio, ora a 2,70 euro, costerà 2,80, il sapone liquido per le mani da 1,80 a 1,87, il bagnoschiuma da 2,30 a 2,39 euro, lo spazzolino da denti da 2,80 a 2,90 euro. Per acquistare scarpe da ginnastica, bisognerà spendere 103,7 euro mentre ora ne bastano 100. Così pure per i jeans di marca: ora il prezzo medio è di 126 euro al paio, salirà a 130,7 euro. — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.

Gazzetta di Mantova, 22/08/2019 03:30
Decreto in cantiere per congelare l’ aumento dell’ Iva
il tesoro studia una soluzione per un rinvio a fine marzo l’ obiettivo è scaricare la questione sul prossimo esecutivo
Michele Di Brancoroma. La tentazione del rinvio. La crisi di governo e le consultazioni con il Presidente della Repubblica, rimescolano le carte della politica ma non fermano il count-down che, inesorabile, avvicina l’ Italia alla scadenza del 1 gennaio 2020. Se entro quella data il Paese non avrà messo sul piatto 23,1 miliardi, come da impegni con l’ Europa, l’ imposta sul valore aggiunto (Iva) salirà dal 10 al 13% e dal 22 al 25,2%. Più di 6 punti spalmati su due aliquote capaci di affossare i consumi già piuttosto stagnanti e di assestare un colpo micidiale all’ economia sull’ orlo della recessione. A parole, tutti i partiti impegnati sul palcoscenico della crisi dicono di voler neutralizzare le clausole di salvaguardia. Ma nei fatti la crisi rischia seriamente di materializzare l’ aumento delle tasse. Per questa ragione, al ministero del Tesoro stanno mettendo a punto un piano, di concerto con il Quirinale e Bruxelles, che prevede la creazione di un paracadute. Nessuno, al momento, può infatti escludere che la crisi possa protrarsi al punto da rendere complessa la formazione di un governo che, nei tempi stabiliti dalla legge, riesca a varare la manovra per il prossimo anno.I tempi sono già strettissimi e la prospettiva dell’ esercizio provvisorio non è così remota. In vista di quella eventualità (che congela le spese e mette il bilancio pubblico in stand-by), l’ attuale governo in carica per gli affari correnti potrebbe varare un decreto che congela la decisione politica sulle clausole Iva fino a fine marzo, rimandando le scelte al 1° aprile e lasciando la patata bollente nelle mani del prossimo esecutivo.Ovviamente, per i tre mesi di stallo, servirebbe una copertura di circa 6 miliardi che, in linea generale, sarebbe già stata trovata dal Tesoro. Nel carnet, figurerebbero i risparmi di quest’ anno su Quota 100 (1,3 miliardi di euro) e quelli prodotti del reddito di cittadinanza, attualmente stimati in circa un miliardo.A questi soldi si aggiungono 2 miliardi, frutto del buon andamento della fatturazione elettronica e altri risparmi da individuare nelle prossime settimane dal taglio di alcune agevolazioni fiscali. Una seconda strada, che in Via XX Settembre non escludono, è la sterilizzazione Iva parziale. Ancora con 6 miliardi si potrebbe evitare un punto di aumento per entrambe le aliquote in gioco. Di fatto, il ministro dell’ Economia, Giovanni Tria, fa partire un’ operazione di rimescolamento delle griglie dei prodotti sottoposti all’ Iva, con il risultato che su alcuni beni le aliquote salgono, mentre su altre si riducono. Più lineare la situazione se la crisi si dovesse risolvere rapidamente e si andasse a votare in tempi stretti. Magari a novembre. Risultato: un nuovo governo nella pienezza dei suoi poteri a dicembre fa una corsa contro il tempo e trova per intero i 23,1 miliardi che servono per bloccare l’ Iva. Ultimo scenario: il quadro politico si ingarbuglia al punto tale non solo da rimandare il voto a tempi lunghi, ma anche da impedire ogni accordo parlamentare e all’ interno dell’ attuale governo. In questo caso, la legge di Bilancio salta, l’ Italia finisce nel limbo dell’ esercizio provvisorio, il decreto congela Iva salta e le aliquote Iva salgono. In questo clima di incertezza circolano stime da brivido sugli effetti di un aumento delle imposte sul valore aggiunto. Dalla pizza al parrucchiere i rincari dei listini in caso di ritocco dell’ Iva toccheranno numerosi prodotti di uso quotidiano e se davvero scattassero le clausole di salvaguardia, l’ aggravio per ogni famiglia nel biennio 2020-2021 sarebbe di circa 1.200 euro.Il Codacons ha fatto i conti. Qualche esempio: il caffè, calcolato su due pezzi per 250 grammi ciascuno, salirà dagli attuali 6,40 euro a 6,64. Una lattina di birra passerà da 1,55 a 1,61 euro, una di Coca cola da 2,05 a 2,13 euro. Stessa stangata per i prodotti per la pulizia personale: il dentifricio, ora a 2,70 euro, costerà 2,80, il sapone liquido per le mani da 1,80 a 1,87, il bagnoschiuma da 2,30 a 2,39 euro, lo spazzolino da denti da 2,80 a 2,90 euro. Per acquistare scarpe da ginnastica, bisognerà spendere 103,7 euro mentre ora ne bastano 100. Così pure per i jeans di marca: ora il prezzo medio è di 126 euro al paio, salirà a 130,7 euro. — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.

La Stampa (ed. Savona), 22/08/2019 03:23
nel finalese, a vendone e nasino petizioni e proteste per l’ installazione di ripetitori con la nuova tecnologia che per i verdi comporta “rischi”
Dalla costa all’ entroterra la lotta contro la sperimentazione 5G
Si allarga la protesta nel savonese con nuove raccolte di firme per fermare la sperimentazione 5G effettuata, secondo i Verdi savonesi, «senza alcuna valutazione tecnica preventiva che utilizza onde millimetriche su frequenze mai impiegate, con un numero di dispositivi elevato e su ampia scala di aree urbanizzate». In provincia di Savona, in particolare nel Finalese, si è deciso di avviare una petizione contro la nuova tecnologia. «Avendo il Governo venduto a privati le “bande di frequenza” destinate alla tecnologia 5G (5th Generation), si è pronti ad innalzare i limiti di soglia dell’ irradiazione elettromagnetica che si somma a 3-4G senza stabilire i criteri con i quali le ulteriori emissioni verranno misurate e valutate», spiega il portavoce dei Verdi savonesi Gabriello Castellazzi. Ma già protestano gli abitanti dei Comuni di Vendone e Nasino, inseriti, a loro insaputa, nel sistema di sperimentazione a livello nazionale. «Purtroppo qualche altro Comune, incautamente, ha già firmato accordi per l’ installazione di migliaia di ripetitori trincerandosi dietro ipotetici obblighi della legge Gasparri. Questi sindaci dimenticano che questa legge non può imporre all’ Amministrazione pubblica la collocazione di congegni 5G su un numero enorme di postazioni di proprietà pubblica (pali della luce in ogni strada): fatto che comporterà evidenti rischi per i cittadini», dice ancora Gabriello Castellazzi. Si muove anche il Codacons: «Le attuali ricerche scientifiche non forniscono prove sufficienti circa l’ assoluta assenza di rischi a livello sanitario per i cittadini. Di conseguenza l’ associazione, per mezzo del suo presidente Carlo Rienzi, ha presentato un esposto a 104 procure della Repubblica al fine di aprire indagini varie per accertare l’ assenza di rischi per la salute. Oltre a ciò, in un momento successivo, la stessa associazione avrebbe inviato una lettera a più di 8 mila comuni italiani disincentivando l’ installazione di antenne 5G». G.B. – c BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI il caso Proteste per la nuova tecnologia di trasmissione 5G.

ilcentro.it, 22/08/2019 00:37
Buoni fruttiferi postali «Così ho avuto più soldi»
CHIETI. Buoni fruttiferi postali che valgono di più, grazie alla battaglia portata avanti da un cittadino di Chieti che alla fine si è visto riconoscere ben 11mila euro in più. A pronunciarsi è stato l’ Arbitro bancario finanziario (Abf), interpellato per conto del cliente teatino dal Codacons Chieti coordinato da Vittorio Ruggieri . Decidendo sul ricorso presentato dal Codacons, l’ Abf di Roma ha ribadito il principio secondo cui quando su un buono fruttifero postale è presente un timbro che modifica il tasso di interesse dal primo al 20esimo anno, dal ventesimo e fino al trentesimo anno sono dovuti gli interessi previsti nel buono stesso. «Un principio che potrebbe apparire banale», è il commento del Codacons, «ma che Poste Italiane si è sempre rifiutata di applicare». La vicenda risale ai biennio 1987 – 1988, quando il cittadino di Chieti ha sottoscritto cinque buoni fruttiferi postali della serie Q/P, muniti della clausola “con pari facoltà di rimborso”, intestati a lui e altre due persone. «I buoni», spiega Ruggieri, «erano stati emessi sul cartaceo della serie P, con due timbri: uno sul fronte del titolo, con la dicitura serie Q/P e l’ altro sul retro dei titoli, con i nuovi tassi introdotti dal decreto ministeriale 148 del 13 giugno 986 sino al 20° anno, lasciando inalterato lo scaglione del periodo dal 21°al 30° anno». Ma all’ atto della riscossione del buono, il ricavato era minore di quanto ci si aspettava. Questo succedeva perché, continua Ruggieri, «in merito al periodo dal 21° al 30° anno, il tasso di interesse non era stato calcolato come previsto dalla stampigliatura sui buoni». Il ricorrente aveva reclamato alle Poste, ma senza esito. E così lo scorso 2 ottobre è partito il ricorso all’ Abf che gli ha dato ragione. «Abbiamo chiesto», dice il responsabile Codacons, «che venisse riconosciuto, per il periodo dal 21° al 30° anno, il diritto a riscuotere il buono nella misura indicata nel retro del titolo pari a 64.537 euro, per i 2 buoni di 500.000 lire, 258.150 euro per i 2 buoni di 2 milioni, nonché 129.075 euro per il buono di 1 milione, ciascuno per ogni successivo bimestre di possesso maturato fino al 31 dicembre del 30° anno solare successivo a quello di emissione». Nel ricorso si è costituita anche Poste italiane, chiedendone il rigetto. «Una bella vittoria per il nostro iscritto», conclude Ruggieri, «grazie alla decisione dell’ Abf di Roma, infatti, potrà incassare ben 11.300 euro in più della somma che gli era stata offerta quando si è presentato allo sportello delle poste per riscuotere i buoni». ©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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