Rassegna stampa del 18 luglio 2020
iltempo.it, 18/07/2020 17:34
Fedez sbrocca: giornalisti di m***! Uffizi in tendenza solo per Chiara Ferragni…
18 luglio 2020 a a a Fedez difende come un leone la moglie Chiara Ferragni: “Informatevi! Gli Uffizi in tendenza grazie ai vaffa che si prende da giorni. Giornalisti di mer***. Siete la cloaca del giornalismo contemporaneo”. Chiara Ferragni fa foto negli Uffizi, Chiara Ferragni scatta dentro la Cappella Sistina . Orrore! È una viziata privilegiata da insultare e trascinare in polemiche inutili. L’ imprenditrice digitale ha l’ abitudine di farsi scivolare le cose addosso e infatti ha replicato all’ indignazione a un tanto al chilo con un’ Instagram Stories in cui sorride: “Io che penso a quando si scoprirà il vero motivo per cui ero agli Uffizi”. Fedez, invece, è più fumino e davanti a ingiustizie e mistificazioni si arrabbia e protesta ad alta voce. Questa volta si è incavolato di brutto e novello Lancillotto dall’ armatura scintillante ha sfoderato l’ iPhone in difesa di Chiara-Ginevra e ha fatto un liscio e busso (con aria un po’ saccente) a un noto critico d’ arte autore di un articolo dal titolo: ” La Venere Ferragni riduce Botticelli a tormentone social”. x 1 / 5 Il rapper e imprenditore ha pubblicato una serie di Instagram Stories: “Le priorità dell’ informazione e dell’ indignazione nel nostro paese dovrebbero essere altre. Ma tant’ è. Cosa vuol dire tormentone social?! Perché nel titolo c’ è Chiara Ferragni e non gli Uffizi mentre nell’ articolo si legge che il problema non è lei, ma gli Uffizi? Se nel titolo non ci fosse stata lei l’ articolo lo avrebbero letto molte meno persone. Siete come Novella 2000 . Avete creato una polemica del ca**o. La profanazione di Chiara sarebbe perché ha fatto uno shooting in un luogo d’ arte ma cari giornalisti vi do uno scoop: sono già stati fatti. E non sapete quale sia il progetto, quindi parlate senza sapere! Perché non vi siete indignati negli altri casi?! Altro scoop: la foto con il quadro dietro la fanno tutti i turisti. Questo acclarato critico d’ arte chiude dicendo che non è Botticelli ad aver bisogno di Chiara Ferragni, ma il contrario. E chi ha mai detto il contrario? Il problema è che siete voi giornalisti ad aver bisogno di Chiara Ferragni per vendere 4 copie di me**a in più e aizzare una polemica totalmente inutile. Voi siete la cloaca e la deriva del giornalismo contemporaneo”. Video su questo argomento Chiara Ferragni interroga Leone. Le risposte sono tutte da ridere Fedez ha anche specificato che la moglie non è stata pagata, ma che si tratta di un progetto non ancora ufficializzato (bastava leggere i tag per scoprire che è a favore della promozione della cultura, nda) e che avrebbe gradito tanta “promozione” per salvare luoghi di cultura come Fondazione Pomodoro costretta a chiudere qualche anno fa. Gli insulti social alla moglie hanno fatto perdere le staffe a Fedez che con amara ironia ha precisato: “Uffizi e Cappella Sistina in tendenza su Twitter grazie ai vaffa che si è presa. Portiamo in alto la cultura italiana. Non vedo l’ ora che questo 2020 finisca presto. Ogni giorno indignazione facile e perbenismo inutile “. Il rapper ha anche ricordato che Beyoncé ha posato davanti alla Gioconda e Mahmood ha appena rilasciato in video girato all’ interno del Museo egizio di Torino. Fedez ha chiuso il suo intervento con una dedica alla moglie: “Ti amo e guai a chi ti tocca!”. Sono diversi mesi che “The Ferragnez” vengono coinvolti loro malgrado in bagatelle pretestuose che sembrano avere lo scopo di minarne la credibilità e l’ immagine. Clamorosa la lite sfociata in querela del Codacons a Fedez che, insieme alla moglie, aveva avviato una raccolta fondi milionaria per creare posti letto all’ Ospedale San Raffaele durante il Coronavirus. Anche in questo caso, la Ferragni è stata condannata senza processo: lo shooting agli Uffizi coinvolge Vogue, ma anche un’ associazione no profit di Hong Kong che promuove progetti educativi e artistici. E fa specie soprattutto pensando che sono tra i pochi vip ad aver mantenuto la promessa di fare vacanze in Italia per aiutare il settore del turismo in grave crisi. Sembra che “The Ferragnez” acchiapino invidia più di quanto faccia un lato B in primo piano su Instagram. O semplicemente gli italiani non hanno ancora imparato a “perdonare” il successo ai loro connazionali.
giada oricchio
(Sito) Adnkronos, 18/07/2020 15:13
Ecco le spiagge più costose d’ Italia, a Venezia fino a 453 euro al giorno
Venezia in testa alla classifica delle spiagge più care d’ Italia . Lo afferma il Codacons, che ha condotto una indagine analizzando le tariffe per l’ affitto di tende, cabine, lettini e ombrelloni praticate al pubblico negli stabilimenti più esclusivi del paese. “La spiaggia dell’ Hotel Excelsior del Lido di Venezia si piazza al vertice della classifica 2020: qui una capanna composta da lettino con materasso e cuscino, due sedie a sdraio con cuscini, un tavolo, quattro sedie pieghevoli, tre teli da spiaggia costa in prima fila 453 euro al giorno -spiega il Codacons- La tariffa stagionale presso il lido raggiunge quota 9.050 euro, e scende a 8.160 euro presso l’ adiacente spiaggia Des Bains”. Al secondo posto si piazza Forte dei Marmi , dove alla spiaggia dell’ Augustus Hotel una tenda dotata di lettino queen size, 2 lettini e sdraio costa 450 euro al giorno. E sempre in Toscana si trova il terzo lido più caro d’ Italia: il Twiga di Marina di Pietrasanta , dove per una tenda araba dotata di tre lettini, 2 sdraio, 2 lettoni con materassino, una regista, un divano a 3 posti ed un tavolo con vano interno, si spendono 400 euro al giorno (ma in fase di prenotazione informano che è indispensabile fornire i dati della carta di credito a garanzia della struttura). In classifica anche la Liguria : presso l’ Eco del Mare di Lerici una ‘cabina privata deluxe’ composta da ombrellone, lettino o pomodone, un telo mare per lettino fino a un massimo di 4 persone, costa 389 euro (275 euro se ad affittarlo è una sola persona). Entra in classifica anche la Puglia, con il Lido Pettolecchia di Savelletri (Br) dove un gazebo ‘Pavilion & Vis a Vis’ che può ospitare fino a 4 persone costa 300 euro al giorno. Non può mancare nella lista la Sardegna , dove il servizio basic dell’ Hotel Romazzino di Porto Cervo (lettino e ombrellone) costa 200 al giorno a persona . La situazione si capovolge se si prendono in considerazione i costi per l’ affitto di ville nelle località più prestigiose d’ Italia : qui il primato spetta alla Sardegna, dove a Porto Rotondo una villa di 300 mq con accesso diretto al mare, 5 camere da letto e 6 bagni, piscina e Jacuzzi, arriva a costare la bellezza di 4.325 euro al giorno nel periodo a cavallo di Ferragosto. Al secondo posto si piazza Capri , dove per l’ affitto di una villa storica di 200 mq e 3 camere da letto si spendono 4.025 euro; per una analoga struttura in Puglia, a Copertino (Le) il costo è di 3.392 euro al giorno. Sempre nello stesso periodo e per ville prestigiose con piscina, seguono le più economiche – si fa per dire – Sestri Levante (2.769 euro al giorno), Marina di Modica (2.476 euro), Amalfi (2.081 euro), Forte dei Marmi (2.026 euro), Ischia (809 euro). RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Adnkronos.
La Pressa, 18/07/2020 10:26
‘Dopo la strage nelle Cra, nulla è cambiato, vogliamo risposte’
il comitato dei familiari delle vittime covid in piazza grande a modena dopo l’ incontro regione: ‘dalle istituzioni risposte insufficienti, preoccupati per il futuro’
Attraverso i 16 esposti che hanno messo la Procura di Modena al lavoro per fare luce sui 161 decessi all’ interno delle residenze per anziani della provincia chiedono giustizia sul piano giudiziario, e attraverso un confronto con le istituzioni, chiedono risposte e azioni per correggere un sistema (quello della gestione dell’ assistenza degli anziani) che ha mostrato, alla prova dell’ emergenza, gravi inefficienze strutturali ed organizzative. Criticità che se non corrette potrebbe creare nuove emergenze e lunghe serie di decessi in occasione di altre emergenze non Covid. Sono i Comitati dei Familiari delle Vittime Covid nelle Cra in Emilia-Romagna, che a Modena hanno uno dei gruppi più numerosi e attivi. Sedici esposti alla Procura non sono cosa da poco, come non lo è la realtà drammatica modenese ed Emiliano-Romagnola Dagli ultimi dati diffusi ad aprile dall’ Iss emergeva che il 40,2% del totale dei decessi nelle case di riposo aveva interessato residenti contagiati dal Covid. Il dato più alto in assoluto in Emilia Romagna col 57,7%, davanti alla Lombardia col 53,4% . E un altro triste primato spetta alla nostra Regione. Seconda provincia in Italia per tasso di mortalità nelle residenze per anziani a causa del Coronavirus è Reggio Emilia, dietro a Bergamo. Morti che portano con sé un doppio dramma. Quello della morte in isolamento, senza l’ affetto dei propri cari. In un sistema che si è dimostrato, a livello strutturale, e al di là degli straordinari sforzi del personale delle Cra, spesso vittime a loro volta, assolutamente inadeguato ad affrontare l’ emergenza. ‘Quanto è successo ha dimostrato non solo gli effetti del totale disinteresse delle istituzioni pubbliche a questo mondo, con tagli al welfare e all’ assistenza, ma anche la necessità di cambiare l’ intero sistema pubblico-privato di gestione e di funzionamento delle Cra e delle RSA. Elementi che hanno reso non solo la strage prevedibile, ma oggi anche ripetibile’ – afferma Manuela Tonini, componente del Comitato dai famigliari vittime del Covid nelle Cra che incontriamo in piazza Grande, insieme ai componenti anche di altri comitati che hanno voluto sentire la propria voce nell’ occasione colta dal primo Consiglio Popolare organizzato in Piazza Grande. ‘Se non cambiano le cose le conseguenze che abbiamo avuto con il Covid potrebbe ripetersi per altre epidemia o anche per semplici infezioni. Abbiamo strutture con bagni in comune per 8 persone mentre in altri, come a Maranello, alcuni servizi igienici sono condivisi da 40 anziani. La strage, perché di questo si tratta, era prevedibile in queste condizioni, e oggi ci battiamo non solo per avere giustizia per i nostri cari ma anche perché il sistema non presenti più questi limiti’ Temi che in maniera sempre più organizzata sono stati portati avanti dal fronte traversale e transprovinciale dei Comitati, all’ attenzione delle istituzioni, per ora con scarso successo. Se a Modena i familiari non sono stati nemmeno convocati, in Regione l’ incontro con l’ Assessore Donini c’ è stato, lo scorso dieci luglio (assente il Presidente Bonaccini), ma il risultato è stato deludente e dichiaratamente ‘ben al di sotto delle aspettative’ ‘I dirigenti presenti all’ incontro non solo non hanno fornito ai familiari alcun elemento utile alle indagini ma hanno candidamente affermato che di ciò che è accaduto nelle strutture dove sono deceduti migliaia di anziani nulla sapevano essendosi limitati ad indicare a queste ultime le linee guida da tenere durante la pandemia’ – affermano i Comitati ‘Mentre i familiari hanno consegnato alla Regione un primo dossier contenente elementi di prova delle manchevolezze registrate in diverse strutture dove si sono verificati i decessi per covid, la Regione non ha neppure consegnato ai comitati, come aveva promesso di fare, il documento contenente le linee guida adottate dal mese di marzo in avanti con l’ elenco delle strutture a cui dette linee guida sono state notificate con le date delle singole notifiche. I comitati dei familiari ed il CODACONS ritengono tale comportamento della regione Emilia Romagna e del servizio sanitario regionale distante anni luce da quello che dovrebbe essere stato l’ impegno della Regione nel tentare di comprendere con la massima celerità quelle che sono state le manchevolezze che hanno determinato una strage di diverse migliaia di anziani in Emilia Romagna anche la fine di tentare di evitare che tali criticità portino ad un una nuova strage nel caso di un ritorno di ondata di contagi nei prossimi mesi. I comitati temono che la Regione per non intaccare la propria immagine di sistema sanitario efficente eviti di individuare le mele marce o i vizi di una macchina che ha, si certamente funzionato molto meglio che in altre regioni, ma che non è riuscita ad evitare un così elevato numero di decessi non tutti dovuti all’ ineluttabilità legata alla forza e contagiosità del virus. Lo stupore, quasi candore con cui i dirigenti presenti all’ incontro si sono posti di fronte alle prove di ciò che non è andato come doveva all’ interno di diverse strutture di ricovero rammostrate dai comitati – continua il fronte dei Comitati – lascia al quanto attoniti circa l’ efficacia dell’ attività ispettiva e di controllo della Regione e del sistema sanitario regionale anche solo in termini di verifica di qualità del servizio che vada la di là di dato meramente statistico che in quanto tale non può premettere di capire chi ha sbagliato e non permette di individuare le mele marce all’ interno di un cesto contenete moltissime mele sane’ ‘Ora chiediamo giustizia, chiediamo una commissione di inchiesta regionale – afferma la componente del Comitato Modenese Cristina Barbieri – e chiediamo verità. Per il passato per il presente e per il futuro. Come forma di impegno volto a coadiuvare anche il lavoro delle singole Procure della Repubblica chiamate tramite esposti e denunce querele a verificare l’ esistenza di comportamenti penalmente rilevanti ed a individuare i responsabili di detti comportamenti ma che abbia anche come scopo anche quello di rilevare ed individuare ciò che non ha funzionato nella macchina sanitaria regionale o che dalla Regione e/o dai singoli comuni doveva essere monitorata al di là dell ‘esistenza o meno di comportamenti penalmente rilevanti e questo sia nei confronti delle RSA , delle strutture ospedaliere che delle CRC convenzionate o meno con il SSN’ A tal fine i comitati inizieranno nei prossimi giorni un giro di incontri con tutti i gruppi regionali presenti in consiglio regionale che si renderanno disponibili a riceverli per capire come questi si pongono rispetto a questa precisa richiesta di istituire all’ interno del Consiglio Regionale una commissione di inchiesta su quanto accaduto ed anche sulle modalità di funzionamento di tale eventuale commissione di inchiesta. ‘Non si può infatti tentare di superare questa ferita che ha riguardato migliaia di nuclei familiari – affermano – senza fare piena luce su quanto accaduto e questo non è un compito demandato alla sola magistratura ma anche alla politica’ Da anni Lapressa.it offre una informazione libera e indipendente ai suoi lettori senza nessun tipo di contributo pubblico. La pubblicità dei privati copre parte dei costi, ma non è sufficiente. Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge, e ci segue, di darci, se crede, un contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di modenesi ed emiliano-romagnoli che ci leggono quotidianamente, è fondamentale.
Tutt’Oggi, 18/07/2020 07:46
Scuola, scatta il ricorso Codacons sul concorso
Scuola, Codacons prepara il ricorso contro il concorso. Il motivo? Il ministro Azzolina ha dimenticato gli insegnanti di religione. Scuola, Azzolina: a settembre riapriremo in sicurezza Il concorso nel mirino è quello pubblicato il 28 aprile in Gazzetta Ufficiale . Concorso ordinario, per titoli ed esami, finalizzato al reclutamento del personale docente per posti comuni e di sostegno nella scuola secondaria di primo e secondo grado. Il bando ha espressamente consentito la partecipazione anche ai docenti già assunti a tempo indeterminato non in possesso del requisito dei 24 CFU in discipline psicopedagogiche e metodologie didattiche di cui al DM 616/2017. Insegnanti di religione dimenticati Al momento di completare la domanda, tuttavia, i docenti di religione cattolica, passati di ruolo in forza del superamento del concorso ordinario del 2004, hanno scoperto che il menu a tendina presente nel sistema di ‘Istanze on line’ non permette di inserire il suddetto titolo, riguardante appunto la procedura concorsuale per l’ immissione in ruolo degli insegnanti di religione cattolica. I ricorsi “Una discriminazione intollerabile e contraria alle leggi vigenti”, secondo Codacons, che porterà ora anche in Umbria ad un ricorso collettivo dinanzi al Tar del Lazio finalizzato ad estendere la partecipazione al concorso anche ai docenti della regione in possesso di abilitazione all’ insegnamento della religione cattolica esclusi. E ciò, in ossequio ai principi di uguaglianza e di buon andamento della pubblica amministrazione, di cui agli artt. 3 e 97 della Costituzione. L’ assistenza Codacons Tutti gli insegnanti di religione dell’ Umbria devono intanto presentare la domanda di partecipazione al concorso con raccomandata a/r o pec entro il 31 luglio 2020: in loro favore il Codacons ha pubblicato il modulo di domanda che può essere scaricato alla pagina https://codacons.it/insegnanti-religione/ I docenti che volessero ottenere assistenza e informazioni da Codacons possono contattare il numero 89349955.
Il Secolo XIX (ed. Savona), 18/07/2020 05:02
Ricorso sulla scuola
Il Codacons ha presentato ricorso anche in Liguria contro l’ esclusione degli insegnanti di religione dal concorso per docenti del Ministero.
Gazzetta Martesana, 18/07/2020 05:00
interviene anche il codacons
«E’ ora di dire basta ai rimpalli di responsabilità, faremo un esposto, serve agire con prontezza»
BRUGHERIO (lzm) «E’ ora di dire basta ai rimpalli di responsabilità, faremo un esposto alla Procura della Repubblica, serve agire con fermezza e celerità». E’ la promessa del Coda cons, l’ associazione che tutela i consumatori, sulla vicenda legata ai miasmi di Alsfalti Brianza. Il sodalizio punta il dito contro gli organi di controllo dello Stato, «Arpa in questi anni non ha mai fatto misure con l’ impianto a massimo regime – hanno scritto in un comunicato Ats, invece, solo recentemente si è presa la briga di verificare se vi fossero stati accessi al Pronto soccorso esplicitamente collegabili alla presenza del sito». «Andremo a fondo della vicenda», ha affermato il presidente del Codacons Marco Maria Donzelli. L’ associazione presenterà quindi un esposto alla Procura della Repubblica con nomina di parte offesa e diffida l’ Arpa per l’ accertamento di eventuali responsabilità.
La Repubblica (ed. Bologna), 18/07/2020 04:36
i l caso
Covid in via Saliceto morirono 50 anziani Ora parte l’ ispezione
in regione un dossier dei familiari delle vittime nelle case di riposo schlein: ” dalla ue 250 milioni per le spese sanitarie della pandemia”
di Marcello Radighieri L’ ispezione su via di Saliceto entra nel vivo. La fase operativa dell’ indagine indipendente, promossa dalla stessa Asp Città di Bologna per capire cosa non ha funzionato nella struttura anziani più martoriata dall’ epidemia della nostra provincia, prenderà infatti ufficialmente avvio la prossima settimana. Una notizia che viene salutata positivamente dai parenti delle vittime (una cinquantina gli anziani deceduti positivi al Covid), che da tempo chiedono verità e giustizia per i propri cari. Lo hanno fatto anche la scorsa settimana in Regione, presentando assieme agli altri comitati nati a Bologna e nel resto dell’ Emilia – Romagna una serie una serie di dossier contenenti le «prove delle mancanze » registrate in diverse case di riposo del territorio dove hanno perso la vita per il Covid 1.300 persone. E continueranno la loro battaglia anche nei prossimi giorni, in questo caso incontrando le varie forze politiche dell’ Assemblea Legislativa per chiedere l’ istituzione di una commissione d’ inchiesta che, oltre a «individuare ciò che non ha funzionato nella macchina sanitaria regionale», dovrebbe anche « coadiuvare il lavoro delle singole Procure». Ma andiamo con ordine. Lo scorso venerdì i comitati sono stati ricevuti in viale Aldo Moro dall’ assessore regionale alla Sanità, Raffaele Donini, e dalla vicepresidente dell’ Emilia- Romagna Elly Schlein. «Abbiamo portato i nostri rapporti su quello che è successo nei centri residenziali durante l’ epidemia, con tanto di prove documentali – racconta Francesca Sanfelice, che parla a nome di un gruppo di familiari del modenese – operatori costretti a lavorare senza dispositivi di protezione, tamponi giunti in ritardo o fatti col contagocce, divieto di utilizzare le mascherine per non allarmare gli ospiti, ricoveri ospedalieri negati, dimissioni protette dagli ospedali. Dossier che non sono esaustivi, ma che rappresentano soltanto una parte del materiale in nostro possesso » . Sul tavolo dell’ assessorato sono finiti anche i faldoni su alcune strutture bolognesi: i parenti delle vittime dell’ Asp di via Saliceto, ad esempio, hanno firmato due paginette contenenti diverse lamentele e criticità ( dalla poca trasparenza nelle comunicazioni ai familiari agli spostamenti di anziani tra un reparto e l’ altro). Nel corso dell’ incontro i comitati hanno avanzato la proposta di istituire un « tavolo intelligente e coinvolgente di tutte le responsabilità istituzionali e gestionali » , subito accettato da Donini. A tal punto che, a caldo, alcuni parenti hanno salutato positivamente il confronto. Dopo un weekend di riflessioni, però, lunedì per viale Aldo Moro è arrivata la doccia fredda sotto forma di una nota firmata dai familiari e dal Codacons, al cui interno le risposte ricevute vengono descritte come «inidonee» e «insufficienti ». Non solo: viale Aldo Moro non avrebbe « neppure consegnato ai comitati, come aveva promesso di fare, il documento contenente le indicazioni adottate da marzo in poi con l’ elenco delle strutture a cui tali linee guida sono state notificate ». Da qui la richiesta di istituire una commissione d’ inchiesta regionale, da sottoporre però all’ Assemblea Legislativa. Donini e Schlein, da parte loro, ribadiscono la «totale disponibilità al dialogo e al confronto» e ad aprire «un tavolo di discussione per analizzare le criticità e progettare il futuro delle strutture per anziani e disabili » . La vicenda di via Saliceto entra nel vivo proprio nel giorno in cui la Regione ottiene dall’ Ue, attraverso un accordo con il ministro Giuseppe Provenziano e con il governo, 250 milioni di euro per coprire le spese sanitarie sostenute durante la pandemia. « Un’ ottima notizia per il territorio e i cittadini della nostra regione » dice la vicepresidente Schlein. k In corsia Una pensionata con un’ infermiera in una struttura per anziani.
Trentino, 18/07/2020 04:35
«Ricorso al Tar a tutela dei docenti di religione»
trento. Codacons presenta ricorso collettivo al Tar a tutela degli insegnanti di religione: «Tutti gli insegnanti di religione devono presentare domanda di partecipazione al concorso entro il 31 luglio», fa sapere il Codacons in una nota. «Come noto – si legge nella nota prodotta dal Codacons – lo scorso 28 aprile è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Bando di indizione del Concorso ordinario, per titoli ed esami, finalizzato al reclutamento del personale docente per posti comuni e di sostegno nella scuola secondaria di primo e secondo grado. Tale bando ha espressamente consentito la partecipazione anche ai docenti già assunti a tempo indeterminato non in possesso del requisito dei 24 CFU in discipline psicopedagogiche e metodologie didattiche. Al momento di completare la domanda, tuttavia, i docenti di religione cattolica, passati di ruolo in forza del superamento del concorso ordinario del 2004, hanno scoperto che il menu a tendina presente nel sistema di “Istanze on line” non permette di inserire il suddetto titolo, riguardante appunto la procedura concorsuale per l’ immissione in ruolo degli insegnanti di religione cattolica. Una discriminazione intollerabile e contraria alle leggi vigenti». Da qui la decisione di ricorrere al Tar in maniera collettiva. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Il Giorno, 18/07/2020 03:39
Col monopattino contro il furgone Paura e polemiche
milano, grave una trentunenne. il nodo sicurezza il comune: siate prudenti. ma la regione attacca
di Nicola Palma MILANO «È andata dritta contro il furgone, come se non l’ avesse visto arrivare». La botta è stata terribile: la donna in monopattino, che abita vicino al luogo dell’ incidente e che probabilmente era appena uscita di casa, ha sbattuto contro la fiancata sinistra dell’ Iveco, per poi essere risucchiata sotto le ruote. Drammatico incidente ieri mattina in zona Gioia a Milano, il più grave registrato finora in città dopo il boom delle tavolette elettriche, alimentato negli ultimi mesi anche dagli incentivi all’ acquisto di mezzi ecologici (bonus del 60% del valore d’ acquisto fino a un massimo di 500 euro) varati dal Governo col decreto Rilancio. La trentunenne, che stava viaggiando su un monopattino di sua proprietà (e non preso in sharing), è stata portata al Niguarda ed è finita subito in sala operatoria per un delicato intervento chirurgico: le sue condizioni restano critiche e la prognosi riservata, soprattutto per i traumi alla testa riportati prima nell’ impatto con la parte anteriore dell’ autocarro e poi con l’ asfalto. Il conducente dell’ Iveco, un quarantaquattrenne italiano, si è subito fermato per soccorrerla e chiamare il 112. L’ incidente è avvenuto all’ angolo tra via Braga e via Edolo, e la dinamica ricostruita nei primi minuti dagli agenti della polizia locale sembra abbastanza chiara: il furgone arrivava da destra e aveva la precedenza all’ incrocio (senza semaforo), quindi il monopattino avrebbe dovuto fermarsi e lasciare strada. L’ incidente ha subito riacceso il dibattito su questo nuovo mezzo di spostamento che si sta diffondendo sempre di più in Italia, e in particolare a Milano, dove l’ amministrazione comunale ha avviato già a fine 2019 la sperimentazione del servizio a noleggio (dopo una falsa partenza bocciata dal Tar in estate), potenziando di recente la flotta con l’ arrivo di altri 750 mezzi dell’ operatore Dott: «Stiamo puntando ad avere a luglio 6mila monopattini in sharing in città – ha detto l’ assessore alla Mobilità Marco Granelli lo scorso 26 giugno -. In queste settimane, l’ utilizzo dei monopattini è aumentato del 18-20% rispetto alla fase pre Covid». L’ esponente della Giunta Sala ha poi aggiunto: «Chiediamo ai cittadini attenzione e di seguire bene le regole della strada, non bisogna scherzare, per la sicurezza di tutti. Non si deve andare in due». Un invito alla prudenza condiviso anche dagli agenti della polizia locale, che ogni giorno sanzionano decine di violazioni da parte dei conducenti di monopattini, segway e hoverboard: in due su un mezzo («Soprattutto i più giovani», fa notare il segretario regionale del sindacato Sulpl Daniele Vincini), genitori che trasportano i figli senza alcuna protezione e pericolose manovre contromano. Dal primo marzo 2020, i monopattini sono stati equiparati nel Codice della Strada alle biciclette, quindi gli amanti della tavoletta elettrica devono rispettare le stesse regole dei ciclisti: non si può andare sul marciapiedi e non si può procedere nel senso opposto a quello di marcia degli altri veicoli; tra i 14 e i 18 anni d’ età, inoltre, è obbligatorio l’ utilizzo del casco. Già, il casco: la trentunenne finita ieri mattina in ospedale non lo indossava. «Sino a quando la circolazione dei monopattini elettrici non sarà regolamentata con norme che prevedano anche l’ obbligo per tutti di utilizzare protezioni, come il casco, non inserirò la possibilità di acquistare questi dispositivi nei prossimi bandi regionali», ha chiarito l’ assessore lombardo alla Sicurezza Riccardo De Corato. «Se il Governo non interverrà per introdurre regole precise a tutela della salute degli utilizzatori e della sicurezza stradale, avvieremo un’ azione per chiedere il sequestro cautelare di tutti i monopattini elettrici circolanti in Italia», l’ ultimatum del Codacons. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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