Rassegna Stampa del 14/8/2018
Stretto , 14/08/2018 21:05
Crollo Ponte Genova, Codacons: “in Calabria controllo di tutti i viadotti o la strage continuerà”
crollo ponte genova, codacons: “un’ altra tragedia inaccettabile. in calabria subito controllo di tutti i viadotti o la strage continuerà”
“Stamane a Genova è accaduta un’ altra tragedia tanto inaccettabile quanto annunciata. L’ ultima di una lunga serie: il crollo del ponte Morandi certifica l’ assoluta assenza di controlli e comprova lo stato pietoso dei viadotti nel nostro Paese, che – purtroppo – troppi cittadini hanno già pagato con la vita o con danni gravissimi. Ora, mentre speriamo che il bilancio del crollo sia contenuto il più possibile, è evidente – afferma Francesco Di Lieto del Codacons – l a necessità anche in Calabria di istituire una task forze per procedere al controllo di tutti i ponti e viadotti della rete stradale/autostradale, così da accertare eventuali pericoli per la popolazione. In primis, ovviamente, quelli che attraversano/sovrastano tratte stradali e centri abitati. Al presidente della Regione chiediamo una revisione generale dello stato di queste infrastrutture in Calabria, da attuare immediatamente. “Nel 2018 non si può perdere la vita in questo modo” – continua Di Lieto – Al Governo regionale chiediamo di avviare immediatamente una ricognizione dello stato dei viadotti. Il disastro di oggi porta nuovamente al centro dell’ attenzione la questione della sicurezza di ponti e cavalcavia, già in passato oggetto di denunce da parte del Codacons, ma neanche più le tragedie sembrano sufficienti per risolvere un problema che negli ultimi due anni è costato la vita a troppi cittadini italiani”.
TeleBorsa, 14/08/2018 19:49
economia
Ferragosto con stangata, 540 milioni solo per costi benzina
(Teleborsa) – Il Ferragosto porta con sé quest’ anno una stangata ai danni dei consumatori, chiamati a pagare il 7% in più rispetto allo scorso anno per le proprie vacanze estive : 47 euro in più a persona per la classica settimana di villeggiatura al mare. Ed è proprio il combinato disposto degli aumenti e del cattivo tempo ad aver causato una netta diminuzione (-20%) delle gite fuoriporta in questi giorni, rispetto allo scorso anno. Alla stangata contribuisce certo il caro-carburante : oggi un litro di gasolio costa il 12,4% in più rispetto allo stesso periodo del 2017 , mentre per la benzina si spende mediamente il 9% in più , per un totale di 540 milioni di euro solo di maggiori costi legati ai rifornimenti di carburante. La promessa del governo di intervenire sulle accise e sull’ assurda tassazione che in Italia grava sui carburanti non hanno finora trovato seguito – denuncia il Codacons -. “Eppure Matteo Salvini che aveva definito la riduzione del costo della benzina un “impegno concreto, realizzabile, fattibile”: non vorremmo scoprire, invece, che anche questa promessa ai consumatori si risolva in un nulla di fatto”.
Borsa Italiana, 14/08/2018 16:29
notizie teleborsa – economia
Ferragosto con stangata, 540 milioni solo per costi benzina
(Teleborsa) – Il Ferragosto porta con s quest’ anno una stangata ai danni dei consumatori, chiamati a pagare il 7% in pi rispetto allo scorso anno per le proprie vacanze estive : 47 euro in pi a persona per la classica settimana di villeggiatura al mare. Ed proprio il combinato disposto degli aumenti e del cattivo tempo ad aver causato una netta diminuzione (-20%) delle gite fuoriporta in questi giorni, rispetto allo scorso anno. Alla stangata contribuisce certo il caro-carburante : oggi un litro di gasolio costa il 12,4% in pi rispetto allo stesso periodo del 2017 , mentre per la benzina si spende mediamente il 9% in pi , per un totale di 540 milioni di euro solo di maggiori costi legati ai rifornimenti di carburante. La promessa del governo di intervenire sulle accise e sull’ assurda tassazione che in Italia grava sui carburanti non hanno finora trovato seguito – denuncia il Codacons -. “Eppure Matteo Salvini che aveva definito la riduzione del costo della benzina un “impegno concreto, realizzabile, fattibile”: non vorremmo scoprire, invece, che anche questa promessa ai consumatori si risolva in un nulla di fatto”. (Teleborsa) 14-08-2018 03:54.
AgenPress, 14/08/2018 14:05
Ferragosto: 540 milioni di euro di maggiori costi legati ai rifornimenti di carburanti. Codacons: il Governo aveva promesso di intervenire sulle accise
Agenpress. Il Ferragosto porta con sé quest’ anno una stangata ai danni dei consumatori, chiamati a pagare il 7% in più rispetto allo scorso anno per le proprie vacanze estive: 47 euro in più a persona per la classica settimana di villeggiatura al mare. Ed è proprio il combinato disposto degli aumenti e del cattivo tempo ad aver causato una netta diminuzione (-20%) delle gite fuoriporta in questi giorni, rispetto allo scorso anno. Alla stangata contribuisce certo il caro-carburante: oggi un litro di gasolio costa il 12,4% in più rispetto allo stesso periodo del 2017, mentre per la benzina si spende mediamente il 9% in più, per un totale di 540 milioni di euro solo di maggiori costi legati ai rifornimenti di carburante. Nonostante le “bufale” che circolano in rete però la promessa del governo di intervenire sulle accise e sull’ assurda tassazione che in Italia grava sui carburanti non hanno finora trovato seguito. Eppure Matteo Salvini che aveva definito la riduzione del costo della benzina un “impegno concreto, realizzabile, fattibile”: non vorremmo scoprire, invece, che anche questa promessa ai consumatori si risolva in un nulla di fatto. ” Nonostante il governo sia ormai stabilmente insediato nulla accade riguardo il problema della tassazione dei carburanti, che denunciamo da anni” – sostiene il presidente Carlo Rienzi. “Salvini aveva dichiarato che sarebbe intervenuto sul tema al primo consiglio dei ministri, e invece a due mesi e mezzo dall’ insediamento del governo nulla si muove. Vogliamo sperare che non si rimangi questo impegno, i consumatori italiani non lo meritano e non perdonano chi promette senza mantenere”.
Stretto , 14/08/2018 14:02
Messina, rilascio pass disabili all’ Atm: interviene il Codacons
proposto il potenziamento del servizio ed un atto di indirizzo da parte del sindaco di messina
A seguito dell’ ennesima segnalazione, ricevuta da parte dei familiari di soggetti portatori di handicap, il CODACONS segnala il perdurare di disservizi e di violazioni dei diritti dei disabili da parte del Dipartimento di Mobilità Urbana e Viabilità del Comune di Messina, i cui uffici si trovano presso la sede ATM di Via La Farina. L’ ufficio infatti non rilascia i contrassegni di parcheggio per disabili a fronte di regolare delega scritta con la quale si presentano i familiari per il ritiro dei pass, adducendo di non poterli consegnare in quanto – secondo la discutibile interpretazione dell’ ufficio – i documenti di identità e di riconoscimento vanno consegnati esclusivamente ai soggetti titolari del beneficio. Il suggerimento fornito, secondo quanto riferito dagli utenti, è addirittura una sorte di “cura peggiore del male”: presentare una nuova ed ulteriore istanza, con allegata apposita certificazione del medico curante, per poi ottenere (con tempi incerti) la consegna domiciliare del contrassegno. Il tutto con un ingiustificato aggravio di spese per il disabile, in quanto il rilascio di tale certificazione medica è a pagamento, oltre ad allungare ancor di più i tempi per l’ effettiva consegna e quindi per la concreta fruizione del contrassegno. Nè è condivisibile quanto assertito dagli uffici, che chiedono per la consegna del pass la presenza “fisica” del disabile per evitare abusi nell’ utilizzo del contrassegno da parte di chi non ne ha diritto. “Eventuali abusi – precisa il CODACONS – vanno ovviamente repressi dalle autorità preposte (vigili urbani, polizia, carabinieri, finanza, polizia provinciale) ove si verichi un utilizzo indebito da parte di chi non ne ha diritto, ma non vi è alcuna ragione per rendere difficoltoso il rilascio del pass”. Su questo argomento l’ avv. Antonio Cardile (Presidente provinciale del CODACONS) evidenzia anche che è esplicitamente previsto dal Ministero dell’ Interno che il cittadino si avvalga dell’ uso della delega anche per il ritiro di documenti di identità quali, ad esempio, passaporto e nuove carte di identità elettroniche e che l’ interpretazione fornita dal Dipartimento appare come una mortificazione dei diritti dei cittadini disabili e delle normative che li tutelano, oltre che un aggravio per i familiari che spesso si trovano costretti recarsi in vari luoghi (medico curante, centro di medicina legale dell’ ASP, dipartimento comunale), sottraendo tempo prezioso alla cura dei propri cari affetti da patologie invalidanti. Confidiamo nell’ intervento del neo Sindaco, conclude il CODACONS, a ffinchè venga emesso un atto di indirizzo che semplifichi e velocizzi le procedure per il rilascio del pass invalidi a chi ne ha diritto. Si tratta di un intervento a costo zero, che semplificherebbe la vita ai cittadini e renderebbe più snella l’ attività amministrativa. Attendiamo sviluppi al riguardo da parte dell’ Amministrazione comunale”.
Borse, 14/08/2018 11:53
La stangata di Ferragosto: 540 milioni solo di maggiori costi per carburante, -20% gite fuori porta
Un Ferragosto con stangata ai danni dei consumatori. Secondo le stime formulate dal Codacons, gli italiani sono chiamati a pagare il 7% in più rispetto allo scorso anno per le proprie vacanze estive: 47 euro in più a persona per la classica settimana di villeggiatura al mare. Alla stangata contribuisce certo il caro-carburante: oggi un litro di gasolio costa il 12,4% in più rispetto allo stesso periodo del 2017, mentre per la benzina si spende mediamente il 9% in più, per un totale di 540 milioni di euro solo di maggiori costi legati ai rifornimenti di carburante. Agli aumenti si aggiunge il cattivo tempo, che insieme causano una netta diminuzione (-20%) delle gite fuoriporta in questi giorni, rispetto allo scorso anno.
Finanzaonline, 14/08/2018 11:35
La stangata di Ferragosto: 540 milioni solo di maggiori costi per carburante, -20% gite fuori porta
Un Ferragosto con stangata ai danni dei consumatori. Secondo le stime formulate dal Codacons, gli italiani sono chiamati a pagare il 7% in più rispetto allo scorso anno per le proprie vacanze estive: 47 euro in più a persona per la classica settimana di villeggiatura al mare. Alla stangata contribuisce certo il caro-carburante: oggi un litro di gasolio costa il 12,4% in più rispetto allo stesso periodo del 2017, mentre per la benzina si spende mediamente il 9% in più, per un totale di 540 milioni di euro solo di maggiori costi legati ai rifornimenti di carburante. Agli aumenti si aggiunge il cattivo tempo, che insieme causano una netta diminuzione (-20%) delle gite fuoriporta in questi giorni, rispetto allo scorso anno.
Tiscali, 14/08/2018 10:24
Medico genovese minaccia i No Vax: “Spero il Signore si prenda loro e i loro figli. Io non li curo, neanche moribondi”
Un post contenente insulti e minacce per i no vax, pubblicato sul profilo Facebook di un medico genovese sostenitore dell’ obbligatorietà dei vaccini, e operante come dirigente medico presso il pronto soccorso dell’ ospedale di Alessandria, ha scatenato una vera e propria “guerra” sui social. Il medico ha postato un messaggio nel quale ha insultato i “no vax”, minacciando di non curarli “neanche moribondi”. Il post ha sollevato inevitabilmente delle polemiche e il dirigente del pronto soccorso ha subito ritrattato le proprie parole, definendole “infelici”, e sparendo dal . Il Codacons, a seguito di una segnalazione, ha denunciato il fatto e annunciato un esposto in Procura e all’ Ordine dei Medici di Genova: “Se confermato quanto segnalato da più famiglie nelle ultime ore sia al Codacons che sui social network, il medico genovese A.S. “dovrà essere immediatamente radiato dall’ Albo”. Il post del dirigente medico “Spero che il Signore si prenda loro e i loro figli prima che il morbillo o la meningite da MB o MC si prenda il mio – ha scritto A.S. prima di cancellare il commento incriminato -. Altrimenti me lo prendo io. Per me è guerra. All’ ingresso in pronto soccorso chiedo se uno è no vax. In caso fuori dai c******. Che si rivolgano al box a fianco, io non curo no vax, neanche moribondi. Non lo ritengo etico”. Immediata la presa di posizione dell’ associazione dei consumatori che chiede all’ Ordine dei medici di far luce sulla questione: “Se l’ Ordine dei medici di Genova non interverrà sull’ episodio sarà inevitabile una denuncia nei suoi confronti per concorso e omissione di atti dovuti”. “Frase infelice, me ne vergogno e mi scuso” “Che dire Posso dire che sono per i vaccini obbligatori. Ma è chiaro che ho scritto una frase molto infelice. Frase che ovviamente non penso e che non mi rappresenta. È ovvio che desidero solo la salute e il benessere di tutti, giovani e vecchi, vax e no vax. Una frase durante un confronto acceso ha acquistato un brutto tono e me ne vergogno, come uomo e come medico. Certo non auguro la morte di nessuno, men che meno di giovani persone, di qualunque colore o credenza ideologica, e ogni giorno lo dimostro con i fatti, che valgono più di mille parole scritte, dettate dalla rabbia e dalla frustrazione. Chiedo pertanto pubblicamente le mie scuse, a tutti coloro che ho ferito e insultato e ritiro le mie affermazioni, peraltro prontamente cancellate ma diventate virali, perché la rete non ti perdona neanche per cinque minuti. Chi mi conosce sa benissimo che sarebbe follia anche solo pensare che io possa essere un mostro”.
Urban Post, 14/08/2018 09:56
Codacons rischio chiusura: perché? Ecco tutto quello che devi sapere
news
Il Codacons rischia di chiudere i battenti e scomparire dal panorama dell’ associazionismo italiano. Lo denuncia l’ associazione, dopo il pignoramento di beni per 300.000 euro da parte dell’ Agenzia delle entrate, con conseguente blocco delle risorse. In una lettera, rivolta al premier, Giuseppe Conte, ai vice premier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, e al ministro dell’ Economia, Giovanni Tria, l’ associazione chiede un intervento per salvare il Codacons “dall’ estinzione”. Leggi anche: Tutte le news con UrbanPost Cosa è il contributo unificato Al centro della questione, spiega l’ associazione, c’ è il contributo unificato che “il Codacons, in qualità di Onlus, non è tenuta a pagare sugli atti legali portati avanti a difesa della società e della collettività, ma che il fisco italiano continua a richiedere in modo ossessivo fino ad arrivare al recente pignoramento, deciso sulla base di interpretazioni della norma totalmente errate”. L’ importanza del Codacons Solo nell’ ultimo anno il Codacons ricorda di aver avviato più di 300 ricorsi nei tribunali di tutta Italia “tesi ad affermare i diritti dei cittadini, azioni che ora, a causa del pignoramento dei beni dell’ associazione, dovranno essere interrotte”. Se Tria non spiegherà in modo chiaro all’ Agenzia delle Entrate che il contributo unificato non si può applicare alle realtà Onlus, “dal prossimo settembre la più importante organizzazione dei consumatori italiana sarà costretta a chiudere progressivamente tutte le proprie sedi fino ad arrivare a portare i libri in tribunale e dichiarare fallimento”.
ilgiornale.it, 14/08/2018 08:27
Imitazioni e moralismo: i nostri comici fanno solo piangere
all’ estero, gervais e altri riempiono i teatri con battute feroci. da noi è feroce la noia
«Hai visto quanto fa ridere Crozza che imita Vittorio Feltri?». Per carità, per ridere fa ridere, ma fa anche pensare. Mi fa pensare che da noi i comici di successo, gli analoghi degli stand-up comedian americani, sono quelli che una volta erano gli imitatori. Per cui Crozza imita Feltri, Crozza imita Salvini, Crozza imita De Luca, Crozza imita Briatore. Prima di Crozza c’ era Guzzanti che imitava Di Pietro, Guzzanti che imitava Tremonti, Guzzanti che imitava Prodi. Attenzione però: non sono le imitazioni che poteva fare Gigi Sabani, sono sempre imitazioni con un intento morale. Accompagnate da monologhi morali. Eppure un comico, un comico da monologo, dovrebbe essere anche libero dal politicamente corretto, dovrebbe opporsi al conformismo, dovrebbe infrangere tabù e luoghi comuni. Almeno è così nel resto del mondo, tranne che da noi. Noi siamo rimasti all’ imitazione, o a ridere per un discorso che ci metta dalla parte dei buoni, prendendo in giro i cattivi. Eppure basta guardare uno spettacolo di Ricky Gervais, che all’ estero è un gigante nonché il comico anglosassone più pagato, e metterlo a confronto per esempio con uno show di Crozza o della Littizzetto. Il primo prende in giro gli omosessuali (chiamandoli «froci»), i grassi, gli handicappati, i negri, gli immigrati, la religione (qualsiasi religione), riuscendo a far ridere perfino sui nazisti che non riescono a trovare Anna Frank. Il secondo, se non si traveste per un’ imitazione, si impegna in monologhi contro i politici in cui fa sempre la parte del cittadino perbene. Idem la Littizzetto, ma chiunque altro, fin dai tempi in cui gli italiani si sbellicavano con Benigni che parlava per due ore di Berlusconi (mettendoci un po’ di sesso pecoreccio qua e là per scandalizzare giusto quelli di Comunione e Liberazione). Mentre negli Stati Uniti si sbellicavano su George Carlin che annientava, per esempio, il moralismo ambientalista, dimostrando tra l’ altro una grande cultura scientifica che i nostri comici si sognano (guardatevi, per esempio, su Youtube, il monologo Salvare il pianeta? e considerate quanto sia ancora attuale, e pensate che noi nello stesso momento ridevamo per Benigni che urlava: «Silviooooo!»). Poi Benigni si è evoluto: ha letto la Divina Commedia e perfino la Costituzione, due palle così, ma acclamato da tutti. Da noi i comici fanno comizi buonisti, pensando di essere trasgressivi. Non per altro un altro noto comico, a forza di fare comizi comici politici, ha fondato un movimento politico (un movimento che sarebbe davvero comico, se non fosse al governo, per cui anche lì c’ è da piangere). Grillo è riuscito a fondare un movimento politico perché in Italia i monologhi comici sono sempre politici, non hanno mai niente di surreale, paradossale, culturalmente spiazzante. Immaginate insomma se su una rete nazionale anziché Crozza vi trovaste Ricky Gervais (famoso in tutto il mondo, mentre Crozza non sanno neppure chi sia, e non farebbe ridere nessuno straniero), sarebbe improponibile, interverrebbero le autorità sulla comunicazione, il Codacons, le varie associazioni in difesa delle categorie, lo arresterebbero (mentre negli Stati Uniti gli fanno dirigere il Golden Globe). Gervais che prende in giro i matrimoni gay, o gli obesi, o l’ invalidità di Stephen Hawking (su cui rideva perfino Stephen Hawking), o ironizza sull’ Olocausto, sulla vita, sulla morte, o su come per accontentare il nipote che a Natale voleva un cane va a comprare un cucciolo malato in fin di vita, per farlo durare giusto il tempo della notte di Natale. Al mattino il bambino si sveglia e lo trova morto: «Zio, perché è morto?». E Gervais: «Lo ha ucciso Gesù!». O magari vi racconta la barzelletta più breve e cattiva di sempre: «Perché la bambina è caduta dall’ altalena? Perché non aveva le braccia». Oppure immaginate su Rai 1 o Canale 5 o La 7 uno spettacolo di Louis C.K. che vi parla di masturbazione, o in cui fa un’ irresistibile difesa del diritto di stupro (anche questa, strepitosa, la trovate su Youtube). Immaginate un comico italiano proferire una battuta del genere: «Non penso ci siano buoni motivi per stuprare qualcuno, ma se c’ è qualcuno che volete scopare e non ve lo permette quali altre opzioni avete?». A proposito di Louis C.K., è stato travolto dall’ ondata moralista del #metoo, perché si è masturbato di fronte a delle donne (senza neppure sfiorarle, sono diventate sensibili, queste donne). Cioè perché ha fatto quello che ha sempre detto di fare nei suoi spettacoli. Io avrei risposto: «Beh, l’ ho sempre detto, no?», invece Louis, dannazione, si è scusato, e si è preso una pausa di riflessione, dicendo che da ora in poi cambierà registro. Cosa? Cambiare registro? Ti prego Louis, sei geniale, non diventare banale come un comico italiano. www.massimilianoparente.it.
vittorio feltri
Quotidiano Piemontese, 14/08/2018 07:38
Medico del pronto soccorso di Alessandria insulta i No Vax su Facebook, Codacons chiede radiazione
alessandria
Un medico del pronto soccorso dell’ ospedale di Alessandria ha pubblicato sul suo profilo Facebook una dura presa di posizione contro i genitori No Vax, condita da minacce e promesse di non curare i loro bambini. Poi ha chiesto scusa e ritrattato, cancellando anche il post incriminato, che vi riportiamo qui di seguito. Spero che il Signore si prenda loro e i loro figli prima che il morbillo o la meningite si prenda il mio. Altrimenti me lo prendo io. Per me è guerra. All’ ingresso in pronto soccorso chiedo se uno è No Vax. In caso fuori dai c che si rivolgano al box a fianco, io non curo No Vax, neanche moribondi. Non lo ritengo etico. Il Codacons ha annunciato di voler presentare un esposto in Procura chiedendo la radiazione del medico. Intanto l’ azienda ospedaliera di Alessandria ha detto di aver “avviato le verifiche e già assunto i provvedimenti del caso”. Ultima modifica: 14 agosto 2018.
Il Gazzettino (ed. Udine), 14/08/2018 06:26
L’ inflazione triplica in 4 mesi Verona quarta città più cara
PREZZI E APERTURE VENEZIA Ferragosto è in arrivo e sarà un altro giorno di festa al lavoro per molti lavoratori del commercio. I sindacati premono per essere convocati dal governo, dopo l’ impegno del vicepremier e ministro dello Sviluppo, Luigi Di Maio, per una stretta sulle aperture festive dei negozi. Intanto continuano la lotta, con nuovi scioperi proclamati da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs in Toscana, Lazio e Puglia. Abrogare la deregolamentazione su orari e giorni di apertura dei negozi introdotta dal governo Monti nel 2011 è da tempo un obiettivo del Movimento Cinque Stelle. La base di partenza, secondo quanto ha anticipato di recente il sottosegretario al Lavoro, Claudio Cominardi, è la proposta di legge originaria presentata nel 2013 da Michele Dell’ Orco, oggi sottosegretario alle Infrastrutture. Il testo prevedrebbe dodici giorni festivi l’ anno, di cui sei nei quali si lavora solo al 25% su uno specifico territorio. Le nuove norme non si applicherebbero nei comuni turistici, dove resterebbe la liberalizzazione completa. IL CAROVITA La questione degli orari e dei giorni di apertura scalda gli animi in un settore provato dalla crisi dei consumi, dove le vendite sono quasi ferme (+0,1% nei primi sei mesi dell’ anno) mentre i prezzi hanno ripreso ad aumentare. L’ Istat ha appena diffuso i dati definitivi relativi al tasso di inflazione di luglio, che ha accelerato all’ 1,5% rispetto dall’ 1,3% del mese precedente sulla spinta dei rincari di gas (+8,5% su base annua) e luce (+1,9% in termini tendenziali). In appena quattro mesi, i prezzi sono comunque triplicati: dal +0,5% di aprile al +1,5% di luglio. Aumenti superiori alla media hanno colpito soprattutto prodotti di largo consumo come il vino (+6,7%), la pasta (+4,3%), la frutta (+8,5%) e la verdura (+5%), appesantendo il cosiddetto carrello della spesa con i beni alimentari e per la cura della casa e della persona (+2,2%). Secondo l’ Unione consumatori, l’ impennata dei prezzi comporta una stangata di 422 euro a famiglia. In base all’ elaborazione fatta dall’ associazione Verona, con un’ inflazione del +2%, è la quarta città più cara tra quelle con oltre 150mila abitanti (al primo posto Bolzano, quindi Ravenna e Reggio Emilia), mentre il Veneto si colloca al 5° posto. In testa alla classifica delle regioni più costose in termini di rincari, ancora una volta, il Trentino Alto Adige, dove l’ inflazione dell’ 1,9% significa, per una famiglia tipo, una batosta pari a 538 euro su base annua. Seguono Lombardia ed Emilia. IL DIBATTITO In questo contesto, tornare indietro sulle aperture festive sarebbe un errore, secondo associazioni di consumatori come il Codacons, mentre le imprese si dividono. Quelle a favore della liberalizzazione vedono in prima fila Confindustria, mentre Confcommercio e Confesercenti chiedono maggiori regole. I sindacati, nonostante la delusione per non essere stati ancora convocati da Di Maio, vedono nell’ annuncio del superamento del «sempre aperto» una notizia positiva. I fautori del decreto Salva Italia, secondo Gabrielli «promettevano un rilancio dei consumi e l’ aumento dell’ occupazione ma, dopo più di sei anni, è ormai certo che questi obiettivi non sono stati raggiunti», nel frattempo le condizioni di lavoro «sono inevitabilmente peggiorate, con turni di lavoro ormai strutturalmente su 365 giorni all’ anno e con la sperimentazione dell’ orario h24». R.E. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
Il Gazzettino (ed. Rovigo), 14/08/2018 06:25
L’ inflazione triplica in 4 mesi Verona quarta città più cara
PREZZI E APERTURE VENEZIA Ferragosto è in arrivo e sarà un altro giorno di festa al lavoro per molti lavoratori del commercio. I sindacati premono per essere convocati dal governo, dopo l’ impegno del vicepremier e ministro dello Sviluppo, Luigi Di Maio, per una stretta sulle aperture festive dei negozi. Intanto continuano la lotta, con nuovi scioperi proclamati da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs in Toscana, Lazio e Puglia. Abrogare la deregolamentazione su orari e giorni di apertura dei negozi introdotta dal governo Monti nel 2011 è da tempo un obiettivo del Movimento Cinque Stelle. La base di partenza, secondo quanto ha anticipato di recente il sottosegretario al Lavoro, Claudio Cominardi, è la proposta di legge originaria presentata nel 2013 da Michele Dell’ Orco, oggi sottosegretario alle Infrastrutture. Il testo prevedrebbe dodici giorni festivi l’ anno, di cui sei nei quali si lavora solo al 25% su uno specifico territorio. Le nuove norme non si applicherebbero nei comuni turistici, dove resterebbe la liberalizzazione completa. IL CAROVITA La questione degli orari e dei giorni di apertura scalda gli animi in un settore provato dalla crisi dei consumi, dove le vendite sono quasi ferme (+0,1% nei primi sei mesi dell’ anno) mentre i prezzi hanno ripreso ad aumentare. L’ Istat ha appena diffuso i dati definitivi relativi al tasso di inflazione di luglio, che ha accelerato all’ 1,5% rispetto dall’ 1,3% del mese precedente sulla spinta dei rincari di gas (+8,5% su base annua) e luce (+1,9% in termini tendenziali). In appena quattro mesi, i prezzi sono comunque triplicati: dal +0,5% di aprile al +1,5% di luglio. Aumenti superiori alla media hanno colpito soprattutto prodotti di largo consumo come il vino (+6,7%), la pasta (+4,3%), la frutta (+8,5%) e la verdura (+5%), appesantendo il cosiddetto carrello della spesa con i beni alimentari e per la cura della casa e della persona (+2,2%). Secondo l’ Unione consumatori, l’ impennata dei prezzi comporta una stangata di 422 euro a famiglia. In base all’ elaborazione fatta dall’ associazione Verona, con un’ inflazione del +2%, è la quarta città più cara tra quelle con oltre 150mila abitanti (al primo posto Bolzano, quindi Ravenna e Reggio Emilia), mentre il Veneto si colloca al 5° posto. In testa alla classifica delle regioni più costose in termini di rincari, ancora una volta, il Trentino Alto Adige, dove l’ inflazione dell’ 1,9% significa, per una famiglia tipo, una batosta pari a 538 euro su base annua. Seguono Lombardia ed Emilia. IL DIBATTITO In questo contesto, tornare indietro sulle aperture festive sarebbe un errore, secondo associazioni di consumatori come il Codacons, mentre le imprese si dividono. Quelle a favore della liberalizzazione vedono in prima fila Confindustria, mentre Confcommercio e Confesercenti chiedono maggiori regole. I sindacati, nonostante la delusione per non essere stati ancora convocati da Di Maio, vedono nell’ annuncio del superamento del «sempre aperto» una notizia positiva. I fautori del decreto Salva Italia, secondo Gabrielli «promettevano un rilancio dei consumi e l’ aumento dell’ occupazione ma, dopo più di sei anni, è ormai certo che questi obiettivi non sono stati raggiunti», nel frattempo le condizioni di lavoro «sono inevitabilmente peggiorate, con turni di lavoro ormai strutturalmente su 365 giorni all’ anno e con la sperimentazione dell’ orario h24». R.E. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
Il Gazzettino (ed. Treviso), 14/08/2018 06:25
L’ inflazione triplica in 4 mesi Verona quarta città più cara
PREZZI E APERTURE VENEZIA Ferragosto è in arrivo e sarà un altro giorno di festa al lavoro per molti lavoratori del commercio. I sindacati premono per essere convocati dal governo, dopo l’ impegno del vicepremier e ministro dello Sviluppo, Luigi Di Maio, per una stretta sulle aperture festive dei negozi. Intanto continuano la lotta, con nuovi scioperi proclamati da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs in Toscana, Lazio e Puglia. Abrogare la deregolamentazione su orari e giorni di apertura dei negozi introdotta dal governo Monti nel 2011 è da tempo un obiettivo del Movimento Cinque Stelle. La base di partenza, secondo quanto ha anticipato di recente il sottosegretario al Lavoro, Claudio Cominardi, è la proposta di legge originaria presentata nel 2013 da Michele Dell’ Orco, oggi sottosegretario alle Infrastrutture. Il testo prevedrebbe dodici giorni festivi l’ anno, di cui sei nei quali si lavora solo al 25% su uno specifico territorio. Le nuove norme non si applicherebbero nei comuni turistici, dove resterebbe la liberalizzazione completa. IL CAROVITA La questione degli orari e dei giorni di apertura scalda gli animi in un settore provato dalla crisi dei consumi, dove le vendite sono quasi ferme (+0,1% nei primi sei mesi dell’ anno) mentre i prezzi hanno ripreso ad aumentare. L’ Istat ha appena diffuso i dati definitivi relativi al tasso di inflazione di luglio, che ha accelerato all’ 1,5% rispetto dall’ 1,3% del mese precedente sulla spinta dei rincari di gas (+8,5% su base annua) e luce (+1,9% in termini tendenziali). In appena quattro mesi, i prezzi sono comunque triplicati: dal +0,5% di aprile al +1,5% di luglio. Aumenti superiori alla media hanno colpito soprattutto prodotti di largo consumo come il vino (+6,7%), la pasta (+4,3%), la frutta (+8,5%) e la verdura (+5%), appesantendo il cosiddetto carrello della spesa con i beni alimentari e per la cura della casa e della persona (+2,2%). Secondo l’ Unione consumatori, l’ impennata dei prezzi comporta una stangata di 422 euro a famiglia. In base all’ elaborazione fatta dall’ associazione Verona, con un’ inflazione del +2%, è la quarta città più cara tra quelle con oltre 150mila abitanti (al primo posto Bolzano, quindi Ravenna e Reggio Emilia), mentre il Veneto si colloca al 5° posto. In testa alla classifica delle regioni più costose in termini di rincari, ancora una volta, il Trentino Alto Adige, dove l’ inflazione dell’ 1,9% significa, per una famiglia tipo, una batosta pari a 538 euro su base annua. Seguono Lombardia ed Emilia. IL DIBATTITO In questo contesto, tornare indietro sulle aperture festive sarebbe un errore, secondo associazioni di consumatori come il Codacons, mentre le imprese si dividono. Quelle a favore della liberalizzazione vedono in prima fila Confindustria, mentre Confcommercio e Confesercenti chiedono maggiori regole. I sindacati, nonostante la delusione per non essere stati ancora convocati da Di Maio, vedono nell’ annuncio del superamento del «sempre aperto» una notizia positiva. I fautori del decreto Salva Italia, secondo Gabrielli «promettevano un rilancio dei consumi e l’ aumento dell’ occupazione ma, dopo più di sei anni, è ormai certo che questi obiettivi non sono stati raggiunti», nel frattempo le condizioni di lavoro «sono inevitabilmente peggiorate, con turni di lavoro ormai strutturalmente su 365 giorni all’ anno e con la sperimentazione dell’ orario h24». R.E. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
Il Gazzettino (ed. Pordenone), 14/08/2018 06:24
L’ inflazione triplica in 4 mesi Verona quarta città più cara
PREZZI E APERTURE VENEZIA Ferragosto è in arrivo e sarà un altro giorno di festa al lavoro per molti lavoratori del commercio. I sindacati premono per essere convocati dal governo, dopo l’ impegno del vicepremier e ministro dello Sviluppo, Luigi Di Maio, per una stretta sulle aperture festive dei negozi. Intanto continuano la lotta, con nuovi scioperi proclamati da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs in Toscana, Lazio e Puglia. Abrogare la deregolamentazione su orari e giorni di apertura dei negozi introdotta dal governo Monti nel 2011 è da tempo un obiettivo del Movimento Cinque Stelle. La base di partenza, secondo quanto ha anticipato di recente il sottosegretario al Lavoro, Claudio Cominardi, è la proposta di legge originaria presentata nel 2013 da Michele Dell’ Orco, oggi sottosegretario alle Infrastrutture. Il testo prevedrebbe dodici giorni festivi l’ anno, di cui sei nei quali si lavora solo al 25% su uno specifico territorio. Le nuove norme non si applicherebbero nei comuni turistici, dove resterebbe la liberalizzazione completa. IL CAROVITA La questione degli orari e dei giorni di apertura scalda gli animi in un settore provato dalla crisi dei consumi, dove le vendite sono quasi ferme (+0,1% nei primi sei mesi dell’ anno) mentre i prezzi hanno ripreso ad aumentare. L’ Istat ha appena diffuso i dati definitivi relativi al tasso di inflazione di luglio, che ha accelerato all’ 1,5% rispetto dall’ 1,3% del mese precedente sulla spinta dei rincari di gas (+8,5% su base annua) e luce (+1,9% in termini tendenziali). In appena quattro mesi, i prezzi sono comunque triplicati: dal +0,5% di aprile al +1,5% di luglio. Aumenti superiori alla media hanno colpito soprattutto prodotti di largo consumo come il vino (+6,7%), la pasta (+4,3%), la frutta (+8,5%) e la verdura (+5%), appesantendo il cosiddetto carrello della spesa con i beni alimentari e per la cura della casa e della persona (+2,2%). Secondo l’ Unione consumatori, l’ impennata dei prezzi comporta una stangata di 422 euro a famiglia. In base all’ elaborazione fatta dall’ associazione Verona, con un’ inflazione del +2%, è la quarta città più cara tra quelle con oltre 150mila abitanti (al primo posto Bolzano, quindi Ravenna e Reggio Emilia), mentre il Veneto si colloca al 5° posto. In testa alla classifica delle regioni più costose in termini di rincari, ancora una volta, il Trentino Alto Adige, dove l’ inflazione dell’ 1,9% significa, per una famiglia tipo, una batosta pari a 538 euro su base annua. Seguono Lombardia ed Emilia. IL DIBATTITO In questo contesto, tornare indietro sulle aperture festive sarebbe un errore, secondo associazioni di consumatori come il Codacons, mentre le imprese si dividono. Quelle a favore della liberalizzazione vedono in prima fila Confindustria, mentre Confcommercio e Confesercenti chiedono maggiori regole. I sindacati, nonostante la delusione per non essere stati ancora convocati da Di Maio, vedono nell’ annuncio del superamento del «sempre aperto» una notizia positiva. I fautori del decreto Salva Italia, secondo Gabrielli «promettevano un rilancio dei consumi e l’ aumento dell’ occupazione ma, dopo più di sei anni, è ormai certo che questi obiettivi non sono stati raggiunti», nel frattempo le condizioni di lavoro «sono inevitabilmente peggiorate, con turni di lavoro ormai strutturalmente su 365 giorni all’ anno e con la sperimentazione dell’ orario h24». R.E. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
Il Gazzettino (ed. Padova), 14/08/2018 06:23
L’ inflazione triplica in 4 mesi Verona quarta città più cara
PREZZI E APERTURE VENEZIA Ferragosto è in arrivo e sarà un altro giorno di festa al lavoro per molti lavoratori del commercio. I sindacati premono per essere convocati dal governo, dopo l’ impegno del vicepremier e ministro dello Sviluppo, Luigi Di Maio, per una stretta sulle aperture festive dei negozi. Intanto continuano la lotta, con nuovi scioperi proclamati da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs in Toscana, Lazio e Puglia. Abrogare la deregolamentazione su orari e giorni di apertura dei negozi introdotta dal governo Monti nel 2011 è da tempo un obiettivo del Movimento Cinque Stelle. La base di partenza, secondo quanto ha anticipato di recente il sottosegretario al Lavoro, Claudio Cominardi, è la proposta di legge originaria presentata nel 2013 da Michele Dell’ Orco, oggi sottosegretario alle Infrastrutture. Il testo prevedrebbe dodici giorni festivi l’ anno, di cui sei nei quali si lavora solo al 25% su uno specifico territorio. Le nuove norme non si applicherebbero nei comuni turistici, dove resterebbe la liberalizzazione completa. IL CAROVITA La questione degli orari e dei giorni di apertura scalda gli animi in un settore provato dalla crisi dei consumi, dove le vendite sono quasi ferme (+0,1% nei primi sei mesi dell’ anno) mentre i prezzi hanno ripreso ad aumentare. L’ Istat ha appena diffuso i dati definitivi relativi al tasso di inflazione di luglio, che ha accelerato all’ 1,5% rispetto dall’ 1,3% del mese precedente sulla spinta dei rincari di gas (+8,5% su base annua) e luce (+1,9% in termini tendenziali). In appena quattro mesi, i prezzi sono comunque triplicati: dal +0,5% di aprile al +1,5% di luglio. Aumenti superiori alla media hanno colpito soprattutto prodotti di largo consumo come il vino (+6,7%), la pasta (+4,3%), la frutta (+8,5%) e la verdura (+5%), appesantendo il cosiddetto carrello della spesa con i beni alimentari e per la cura della casa e della persona (+2,2%). Secondo l’ Unione consumatori, l’ impennata dei prezzi comporta una stangata di 422 euro a famiglia. In base all’ elaborazione fatta dall’ associazione Verona, con un’ inflazione del +2%, è la quarta città più cara tra quelle con oltre 150mila abitanti (al primo posto Bolzano, quindi Ravenna e Reggio Emilia), mentre il Veneto si colloca al 5° posto. In testa alla classifica delle regioni più costose in termini di rincari, ancora una volta, il Trentino Alto Adige, dove l’ inflazione dell’ 1,9% significa, per una famiglia tipo, una batosta pari a 538 euro su base annua. Seguono Lombardia ed Emilia. IL DIBATTITO In questo contesto, tornare indietro sulle aperture festive sarebbe un errore, secondo associazioni di consumatori come il Codacons, mentre le imprese si dividono. Quelle a favore della liberalizzazione vedono in prima fila Confindustria, mentre Confcommercio e Confesercenti chiedono maggiori regole. I sindacati, nonostante la delusione per non essere stati ancora convocati da Di Maio, vedono nell’ annuncio del superamento del «sempre aperto» una notizia positiva. I fautori del decreto Salva Italia, secondo Gabrielli «promettevano un rilancio dei consumi e l’ aumento dell’ occupazione ma, dopo più di sei anni, è ormai certo che questi obiettivi non sono stati raggiunti», nel frattempo le condizioni di lavoro «sono inevitabilmente peggiorate, con turni di lavoro ormai strutturalmente su 365 giorni all’ anno e con la sperimentazione dell’ orario h24». R.E. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
Il Gazzettino (ed. Belluno), 14/08/2018 06:22
L’ inflazione triplica in 4 mesi Verona quarta città più cara
PREZZI E APERTURE VENEZIA Ferragosto è in arrivo e sarà un altro giorno di festa al lavoro per molti lavoratori del commercio. I sindacati premono per essere convocati dal governo, dopo l’ impegno del vicepremier e ministro dello Sviluppo, Luigi Di Maio, per una stretta sulle aperture festive dei negozi. Intanto continuano la lotta, con nuovi scioperi proclamati da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs in Toscana, Lazio e Puglia. Abrogare la deregolamentazione su orari e giorni di apertura dei negozi introdotta dal governo Monti nel 2011 è da tempo un obiettivo del Movimento Cinque Stelle. La base di partenza, secondo quanto ha anticipato di recente il sottosegretario al Lavoro, Claudio Cominardi, è la proposta di legge originaria presentata nel 2013 da Michele Dell’ Orco, oggi sottosegretario alle Infrastrutture. Il testo prevedrebbe dodici giorni festivi l’ anno, di cui sei nei quali si lavora solo al 25% su uno specifico territorio. Le nuove norme non si applicherebbero nei comuni turistici, dove resterebbe la liberalizzazione completa. IL CAROVITA La questione degli orari e dei giorni di apertura scalda gli animi in un settore provato dalla crisi dei consumi, dove le vendite sono quasi ferme (+0,1% nei primi sei mesi dell’ anno) mentre i prezzi hanno ripreso ad aumentare. L’ Istat ha appena diffuso i dati definitivi relativi al tasso di inflazione di luglio, che ha accelerato all’ 1,5% rispetto dall’ 1,3% del mese precedente sulla spinta dei rincari di gas (+8,5% su base annua) e luce (+1,9% in termini tendenziali). In appena quattro mesi, i prezzi sono comunque triplicati: dal +0,5% di aprile al +1,5% di luglio. Aumenti superiori alla media hanno colpito soprattutto prodotti di largo consumo come il vino (+6,7%), la pasta (+4,3%), la frutta (+8,5%) e la verdura (+5%), appesantendo il cosiddetto carrello della spesa con i beni alimentari e per la cura della casa e della persona (+2,2%). Secondo l’ Unione consumatori, l’ impennata dei prezzi comporta una stangata di 422 euro a famiglia. In base all’ elaborazione fatta dall’ associazione Verona, con un’ inflazione del +2%, è la quarta città più cara tra quelle con oltre 150mila abitanti (al primo posto Bolzano, quindi Ravenna e Reggio Emilia), mentre il Veneto si colloca al 5° posto. In testa alla classifica delle regioni più costose in termini di rincari, ancora una volta, il Trentino Alto Adige, dove l’ inflazione dell’ 1,9% significa, per una famiglia tipo, una batosta pari a 538 euro su base annua. Seguono Lombardia ed Emilia. IL DIBATTITO In questo contesto, tornare indietro sulle aperture festive sarebbe un errore, secondo associazioni di consumatori come il Codacons, mentre le imprese si dividono. Quelle a favore della liberalizzazione vedono in prima fila Confindustria, mentre Confcommercio e Confesercenti chiedono maggiori regole. I sindacati, nonostante la delusione per non essere stati ancora convocati da Di Maio, vedono nell’ annuncio del superamento del «sempre aperto» una notizia positiva. I fautori del decreto Salva Italia, secondo Gabrielli «promettevano un rilancio dei consumi e l’ aumento dell’ occupazione ma, dopo più di sei anni, è ormai certo che questi obiettivi non sono stati raggiunti», nel frattempo le condizioni di lavoro «sono inevitabilmente peggiorate, con turni di lavoro ormai strutturalmente su 365 giorni all’ anno e con la sperimentazione dell’ orario h24». R.E. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
Il Gazzettino, 14/08/2018 06:21
L’ inflazione triplica in 4 mesi Verona quarta città più cara
PREZZI E APERTURE VENEZIA Ferragosto è in arrivo e sarà un altro giorno di festa al lavoro per molti lavoratori del commercio. I sindacati premono per essere convocati dal governo, dopo l’ impegno del vicepremier e ministro dello Sviluppo, Luigi Di Maio, per una stretta sulle aperture festive dei negozi. Intanto continuano la lotta, con nuovi scioperi proclamati da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs in Toscana, Lazio e Puglia. Abrogare la deregolamentazione su orari e giorni di apertura dei negozi introdotta dal governo Monti nel 2011 è da tempo un obiettivo del Movimento Cinque Stelle. La base di partenza, secondo quanto ha anticipato di recente il sottosegretario al Lavoro, Claudio Cominardi, è la proposta di legge originaria presentata nel 2013 da Michele Dell’ Orco, oggi sottosegretario alle Infrastrutture. Il testo prevedrebbe dodici giorni festivi l’ anno, di cui sei nei quali si lavora solo al 25% su uno specifico territorio. Le nuove norme non si applicherebbero nei comuni turistici, dove resterebbe la liberalizzazione completa. IL CAROVITA La questione degli orari e dei giorni di apertura scalda gli animi in un settore provato dalla crisi dei consumi, dove le vendite sono quasi ferme (+0,1% nei primi sei mesi dell’ anno) mentre i prezzi hanno ripreso ad aumentare. L’ Istat ha appena diffuso i dati definitivi relativi al tasso di inflazione di luglio, che ha accelerato all’ 1,5% rispetto dall’ 1,3% del mese precedente sulla spinta dei rincari di gas (+8,5% su base annua) e luce (+1,9% in termini tendenziali). In appena quattro mesi, i prezzi sono comunque triplicati: dal +0,5% di aprile al +1,5% di luglio. Aumenti superiori alla media hanno colpito soprattutto prodotti di largo consumo come il vino (+6,7%), la pasta (+4,3%), la frutta (+8,5%) e la verdura (+5%), appesantendo il cosiddetto carrello della spesa con i beni alimentari e per la cura della casa e della persona (+2,2%). Secondo l’ Unione consumatori, l’ impennata dei prezzi comporta una stangata di 422 euro a famiglia. In base all’ elaborazione fatta dall’ associazione Verona, con un’ inflazione del +2%, è la quarta città più cara tra quelle con oltre 150mila abitanti (al primo posto Bolzano, quindi Ravenna e Reggio Emilia), mentre il Veneto si colloca al 5° posto. In testa alla classifica delle regioni più costose in termini di rincari, ancora una volta, il Trentino Alto Adige, dove l’ inflazione dell’ 1,9% significa, per una famiglia tipo, una batosta pari a 538 euro su base annua. Seguono Lombardia ed Emilia. IL DIBATTITO In questo contesto, tornare indietro sulle aperture festive sarebbe un errore, secondo associazioni di consumatori come il Codacons, mentre le imprese si dividono. Quelle a favore della liberalizzazione vedono in prima fila Confindustria, mentre Confcommercio e Confesercenti chiedono maggiori regole. I sindacati, nonostante la delusione per non essere stati ancora convocati da Di Maio, vedono nell’ annuncio del superamento del «sempre aperto» una notizia positiva. I fautori del decreto Salva Italia, secondo Gabrielli «promettevano un rilancio dei consumi e l’ aumento dell’ occupazione ma, dopo più di sei anni, è ormai certo che questi obiettivi non sono stati raggiunti», nel frattempo le condizioni di lavoro «sono inevitabilmente peggiorate, con turni di lavoro ormai strutturalmente su 365 giorni all’ anno e con la sperimentazione dell’ orario h24». R.E. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
Gazzetta di Parma, 14/08/2018 06:00
Orari Ferragosto riapre la polemica
l’ istat conferma il rialzo dell’ 1,5% dei prezzi a luglio. i sindacati premono sul governo e si riaccende la questione delle festività
CHIARA MUNAFO’ ROMA Domani sarà un altro ferragosto di lavoro per molti lavoratori del commercio. I sindacati premono per essere convocati dal governo, dopo l’ impegno del vicepremier Di Maio, per una stretta sulle aperture festive dei negozi. E intanto continuano la lotta, con nuovi scioperi proclamati da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs in Toscana, Lazio e Puglia. Abrogare la deregolamentazione su orari e giorni di apertura dei negozi introdotta dal governo Monti nel 2011 è da tempo un obiettivo del Movimento Cinque Stelle. La base di partenza è la proposta di legge originaria presentata nel 2013 da Michele Dell’ Orco, sottosegretario alle infrastrutture. Il testo prevedrebbe dodici giorni festivi l’ anno, di cui sei nei quali si lavora solo al 25% su uno specifico territorio. Le nuove norme non si applicherebbero nei comuni turistici, dove resterebbe la liberalizzazione completa. La questione degli orari e dei giorni di apertura scalda gli animi in un settore provato dalla crisi dei consumi, dove le vendite sono quasi ferme (+0,1% nei primi sei mesi dell’ anno) mentre i prezzi hanno ripreso ad aumentare. L’ Istat ha diffuso ieri i dati definitivi relativi al tasso di inflazione di luglio, che ha accelerato al l’ 1,5% dall’ 1,3% del mese precedente sulla spinta dei rincari di gas ed elettricità. Aumenti dei prezzi superiori alla media hanno colpito soprattutto prodotti di largo consumo come il vino (+6,7%), la pasta (+4,3%), la frutta (+8,5%) e la verdura (+5%), ap pesantendo il cosiddetto carrello della spesa con i beni alimentari e per la cura della casa e della persona (+2,2%). In questo contesto, tornare indietro sulle aperture festive sarebbe un errore, secondo associazioni di consumatori come il Codacons, mentre le imprese si dividono. Quelle a favore della liberalizzazione vedono in prima fila Confindustria, mentre Confcommercio e Confesercenti chiedono maggiori regole. I sindacati, nonostante la delusione per non essere stati ancora convocati da Di Maio, vedono nell’ annuncio del superamento del «sempre aperto» una notizia positiva. I fautori del Decreto Salva Italia, secondo Gabrielli «promettevano un rilancio dei consumi e l’ aumento dell’ occupazione ma, dopo più di sei anni, è ormai certo che questi obiettivi non sono stati raggiunti», nel frattempo le condizioni di lavoro «sono inevitabilmente peggiorate, con turni di lavoro strutturalmente su 365 giorni l’ anno e la sperimentazione dell’ orario h24».
Gazzetta del Sud, 14/08/2018 05:37
Agenda
FARMACIE DI TURNO Da domenica 12 agosto 2018a martedì 14 agosto 2018dalle ore 8.30 alle ore 20 SCUDERI “Farm. Costa” – Piazza Castronovo, 37 – Tel. 09053921 FRENI s.n.c. – Galati Marina – Via Nazionale, 157/C – Tel. 090631317 GRASSO s.n.c. – Piazza F. Maurolico, 8 (pressi Università) – Tel. 090710549 ALMA s.n.c. – Rodia – Via Nazionale, 66 – Tel. 090348134 PAPISCA s.n.c. – Viale San Martino, 297 – Tel. 0902936224 FERLAZZO RANERI s.a.s. – Bordonaro – Via E. Cianciolo n. 15 – Tel. 090688671 FARMACIE NOTTURNE Martedì 14 agosto 2018 LATTERI – via Dir. Artiglieria ang. via Com.le Camaro Inf. – Tel. 090670522 F. BOCCETTA sas di V. VERSO – Viale Boccetta n. 20 is. 381 – Tel. 090362446 ORARIO E NORME DI SERVIZIO Il servizio notturno inizia alle ore 20 e termina alle ore 8.30, può essere effettuato a battenti aperti fino alle ore 22, dopo a chiamata su presentazione di ricetta medica recante la dicitura “urgente” (L.R. n. 15/1978, art. 8) e con il pagamento di un diritto addizionale di euro 7,50 (D.M. 22-9-2017, art. 9). PER INFORMAZIONITELEFONARE AL N. 090717589ORDINE DEI FARMACISTI DELLA PROV. DI MESSINA – 98123 (Me) via C.re Battisti, 180 tel. 090717589 – telefax 0906408557 – Codice fiscale 80003110832 GUARDIA MEDICA Guardia medica festiva (dalle ore 10 del giorno prefestivo alle ore 8 del giorno successivo al festivo) – Guardia medica notturna (dalle 20 alle 8). MESSINA SUD: (da Minissale a Giampilieri) tel. 0902932510. MESSINA CENTRO: (da via Roosevelt a Viale Boccetta) telefono 09045077 oppure 090345422. MESSINA NORD: (da Viale Boccetta a Ortoliuzzo) tel. 09059606. PROGRAMMA INTERDIPARTIMENTALE “AUTISMO 0-90” Diagnosi precoce, protocolli clinici, riabilitativi, di ricerca. Farmacologia sperimentale. AOU Policlinico “G. Martino” (Pad. NI) – Via Consolare Valeria 1 – Messina. Per info e prenotazioni 0902217121; autismo [email protected] A.LI.CE e A.I.T.A. Associazione lotta ictus cerebrale e Associazione italiana AFASICI. Assistenza gratuita medica di specialisti, infermieri, fisioterapisti, psicologi e consulenti legali. Telefonare: 3471012674 – Lunedì, mercoledì, venerdì ore 16.00 – 18.00. CULLA PER LA VITA Ospedale Papardo c/o P.S. Pediatrico C.A.V. Vittoria Quarenghi tel. 09048485Lunedì e martedì ore 17-19. RITIRO SUPPELLETTILI Messinambiente n. verde 800-042222 LILT LEGA CONTRO I TUMORI Sezione di Messina. Sportello per l’ orientamento alla prevenzione e alla cura dei tumori. Tel. 090.3690700 lunedì mercoledì e venerdì dalle ore 11 alle ore 13. “VINCIAMO IL GIOCO” Sostegno psicologico a chi si trova in difficoltà a causa del gioco d’ azzardo. Tel. 800135903 AMB. POLISP. CRISTO RE Visite gratuite per stranieri, poveri, bisognosi a cura di medici specialistici. Il lunedì – mercoledì – venerdì ore 9.30 – 11.30 e 16.30 – 18.00 presso Istituto Cristo Re viale Principe Umberto, 89 – Messina – Tel. 090712117 IRCCS – CENTRO NEUROLESI Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico. Istituto di Rilievo Nazionale con personalità Giuridica di diritto pubblico SS. 113 via Palermo, c.da Casazza 98124 Messina tel. cent. 09060128 – U.R.P. (Ufficio relazioni con il pubblico) 09060128808. CENTRO DI ASCOLTO Servizio di supporto con e per i familiari degli utenti affetti da problematiche psichiatriche attivato dal Modulo dipartimentale salute mentale Me Sud in collaborazione con i familiari degli utenti e la Caritas diocesana aperto il primo lunedì del mese dalle ore 10 alle ore 12 – il terzo lunedì del mese dalle ore 16 alle ore 18 – via Emilia 19 – Tel. 0909146056 Associazione Antiracket Messina – P.zza Duomo 24 – 98122 Messina – tel fax 090661218 e-mail: [email protected] – cell. 3928255871 – 3928255965. ADMO Associazione donatori midollo osseo. Ospedale Papardo, servizio volontari: lunedì dalle ore 16 alle ore 18; mercoledì e giovedì dalle 10 alle 12 tel. e fax 0903992417 ALCOLISTI ANONIMI Incontri ogni martedì e sabato ore 18 presso i locali della Parrocchia di S. Maria delle Grazie delle Gravidelle, in via P. Castelli. Tel. 3343963143-800411406 – [email protected] ALCOLISTI ANONIMI Numero verde: 800411406www.alcolistianonimitalia.it C.A.T. CLUB ALCOLISTI IN TRATTAMENTO. Incontro gruppo auto-aiuto ogni mercoledì ore 19 presso LAM (Lega Antidroga Messinese), viale Giostra 16/17, tel. 3395791691 – 090388345. C.I.F. Centro Italiano Femminile con il suo Centro di ascolto si avvale di Volontarie della stessa associazione e opera con le seguenti figure professionali: Assistente Sociale – Psicologa – Legale – Consulente per le pari opportunità. Lunedì dalle 10 alle 12; venerdì dalle 16,30 alle 18,30. Tel. 327 0473042 – Via Centonze, 9. ASS. NAZ. TEC. DI RADIOLOGIA Radiografie gratuite a domicilio per anziani e disabili. Tel. 090343929 – fax 0905728584. AVIS – Donatori sangue Tel. 0906411569. AVULSS Segretariato Sociale: Tel. 090714829 – 3479191759 CODACONS Coordinamento delle ass.ni per la difesa dell’ ambiente e la tutela dei diritti di utenti e consumatori. Sede: Via San Filippo Bianchi, 48 (Me) tel. 090771294 (ore pomeridiane) fax 090674488. E-mail: [email protected] GRUPPO DONATORI SANGUE Telefono e fax 090344572 – cell. 3287691038 – 3337674955 A.I.B.I. “Amici dei bambini” Adozioni internazionali, affido e sostegno a distanza: Via Leonardo Sciascia, 2 – 98168 Messina – tel. e fax 090/48101 cell. 366/6710166 CESV MESSINA Centro Servizi di Volontariato di MessinaVia Salita Cappuccini, 3198121 MessinaTel. 0906409598 Fax [email protected] CONSULTORIO FAMILIARE Via del Vespro is. 289 (palazzo ex Inam 3. piano). Orario: da lunedì a venerdì dalle 9 alle 12; lunedì e giovedì dalle 15.30 alle 17.30. Le prestazioni erogate dal personale (ginecologa, psicologa, assistente sociale, ostetrica, infermiera professionale) sono gratuite. Tel. 090/3653594, fax 090/3653584. CONS. FAM. U.C.I.P.E.M. Via Consolare Pompea n. 5 pal. B tel. 090355712 o 3347414597 www.consultorio-ucipem.messina.it Aperto dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 12. Consulenze ai singoli per problemi psicologici, Consulenza per problemi di coppia e di famiglia. CONS. FAM. A.I.E.D. Via G. Caporale 83-85 – S. Agata (Me). Servizi gratuiti di ginecologia, ostetricia, senologia, pap-test, colposcopia, psicologia, assistenza sociale, corsi di menopausa, preparazione al parto, educ. sessuale ed affidamento. Tel. 090321336 fax 090327135.
Il Secolo XIX, 14/08/2018 05:01
bufera per un post su facebook di un chirurgo genovese. che poi si scusa. il codacons annuncia un esposto: va radiato
Medico minaccia: «Non curerò i figli dei no vax»
Roberto Sculli «Ho un figlio di pochi mesi e ho pensato che potrebbe ammalarsi gravemente a causa di una mancata vaccinazione. Non ci ho più visto e sono andato oltre, ho detto cose che non penso e che non trovano conferma in quello che faccio tutti i giorni, in ospedale. Mi spiace molto e me ne scuso». Risponde dal pronto soccorso in cui ha lavorato anche ieri sera il medico genovese travolto dalle polemiche dopo aver insultato e minacciato su Facebook alcuni sostenitori di posizioni anti-vacciniste. Una sfuriata che è diventata virale in pochi minuti sui social eche ha attirato le ire di migliaia di persone contrarie all’ obbligo vaccinale o comunque colpite dai toni molto accesi utilizzati dal medico. A tal punto che il Codacons – oltre a numerosi privati cittadini – ha preannunciato un esposto in Procura e uno all’ Ordine dei medici. «Era una discussione pubblica – ricostruisce il medico un amico mi ha citato invitandomi a partecipare per argomentare, considerata la mia professione». Ma presto il confronto è degenerato e il medico ha trasceso. «Spero che il Signore si prenda loro e i loro figli prima che il morbillo o la meningite da Mb e Mb si prenda il mio. Altrimenti me li prendo io. Per me è guerra». Nel post, prontamente fotografato e condiviso, il medico ha aggiunto un riferimento esplicito al suo lavoro: «Che si rivolgano al box a fianco, non curo no vax, neanche moribondi. Non lo ritengo etico». Il medico, figlio d’ arte, considerato un ottimo professionista ma allo stesso tempo di carattere piuttosto “fumino” -come lo definisce un collega – ha lavorato per un po’ di tempo al Uno dei post incriminati lame; Fardo smcrbz09.4. czalrappleCli IMNFJAG grmxim re.. oireetwei listiezi5 AV PM I. emu. Wren» eioallese q law d 9P inceedwie NI emboli dui” Aigiprea rl Ixr. iffereä. la an et» 4DTP- %Mel ffleb{ile Pial l’ ospedale San Martino, prima di aggiudicarsi, con il punteggio più alto tra tutti i candidati, un posto da dirigente medico all’ ospedale di Alessandria. «Ovviamente mai mi sognerei di non curare qualcuno che si presenta al pronto soccorso. Le persone le curo a prescindere, è ovvio. Mi spiace averlo scritto in un momento di rabbia, perché ora questa immagine è associata a me non trova alcuna corrispondenza nel mio operato». L’ associazione dei consumatori ha chiesto all’ Ordine di intervenire con estrema severità. «Se confermato quanto segnalato da più famiglie nelle ultime ore sia all’ associazione che sui social, il medico dovrà essere immediatamente radiato dall’ Albo». Il giovane medico, spiega al telefono, ha tentato di metterci una pezza prima che si scatenasse il polverone. Ma era tardi. «Sono per i vaccini obbligatori- ha scritto ancora su Facebook- ma è chiaro che ho scritto una frase molto infelice. Frase che ovviamente non penso eche non mi rappresenta. È ovvio che desidero solo la salute e il benessere di tutti, giovani e vecchi, vax e no vax. Una frase durante un confronto acceso ha acquistato un brutto tono eme ne vergogno, come uomo e come medico. Certo non auguro la morte di nessuno, men che meno di giovani persone, di qualun que colore o credenza ideologica e ogni giorno lo dimostro con i fatti, che valgono più di mille parole scritte, dettate dalla rabbia e dalla frustrazione». Se l’ episodio dovesse sfociare davvero in una segnalazione formale, l’ Ordine di appartenenza- quello di Genova – dovrebbe agire, aprendo quantomeno un fascicolo disciplinare. «Fino a questo momento non ci è prevenuta alcuna segnalazione – precisa il vice presidente, Alessandro Bonsignore – in caso dovesse arrivare, la commissione disciplinare istruirà un procedimento e valuterà se ci sono gli estremi per procedere». –
roberto sculli
Il Giornale, 14/08/2018 04:45
la polemica
Imitazioni e moralismo I nostri comici fanno solo piangere
all’ estero, gervais e altri riempiono i teatri con battute feroci. da noi è feroce la noia
Massimiliano Parente «Hai visto quanto fa ridere Crozza che imita Vittorio Feltri?». Per carità, per ridere fa ridere, ma fa anche pensare. Mi fa pensare che da noi i comici di successo, gli analoghi degli stand-up comedian americani, sono quelli che una volta erano gli imitatori. Per cui Crozza imita Feltri, Crozza imita Salvini, Crozza imita De Luca, Crozza imita Briatore. Prima di Crozza c’ era Guzzanti che imitava Di Pietro, Guzzanti che imitava Tremonti, Guzzanti che imitava Prodi. Attenzione però: non sono le imitazioni che poteva fare Gigi Sabani, sono sempre imitazioni con un intento morale. Accompagnate da monologhi morali. Eppure un comico, un comico da monologo, dovrebbe essere anche libero dal politicamente corretto, dovrebbe opporsi al conformismo, dovrebbe infrangere tabù e luoghi comuni. Almeno è così nel resto del mondo, tranne che da noi. Noi siamo rimasti all’ imitazione, o a ridere per un discorso che ci metta dalla parte dei buoni, prendendo in giro i cattivi. Eppure basta guardare uno spettacolo di Ricky Gervais, che all’ estero è un gigante nonché il comico anglosassone più pagato, e metterlo a confronto per esempio con uno show di Crozza o della Littizzetto. Il primo prende in giro gli omosessuali (chiamandoli «froci»), i grassi, gli handicappati, i negri, gli immigrati, la religione (qualsiasi religione), riuscendo a far ridere perfino sui nazisti che non riescono a trovare Anna Frank. Il secondo, se non si traveste per un’ imitazione, si impegna in monologhi contro i politici in cui fa sempre la parte del cittadino perbene. Idem la Littizzetto, ma chiunque altro, fin dai tempi in cui gli italiani si sbellicavano con Benigni che parlava per due ore di Berlusconi (mettendoci un po’ di sesso pecoreccio qua e là per scandalizzare giusto quelli di Comunione e Liberazione). Mentre negli Stati Uniti si sbellicavano su George Carlin che annientava, per esempio, il moralismo ambientalista, dimostrando tra l’ altro una grande cultura scientifica che i nostri comici si sognano (guardatevi, per esempio, su Youtube, il monologo Salvare il pianeta? e considerate quanto sia ancora attuale, e pensate che noi nello stesso momento ridevamo per Benigni che urlava: «Silviooooo!»). Poi Benigni si è evoluto: ha letto la Divina Commedia e perfino la Costituzione, due palle così, ma acclamato da tutti. Da noi i comici fanno comizi buonisti, pensando di essere trasgressivi. Non per altro un altro noto comico, a forza di fare comizi comici politici, ha fondato un movimento politico (un movimento che sarebbe davvero comico, se non fosse al governo, per cui anche lì c’ è da piangere). Grillo è riuscito a fondare un movimento politico perché in Italia i monologhi comici sono sempre politici, non hanno mai niente di surreale, paradossale, culturalmente spiazzante. Immaginate insomma se su una rete nazionale anziché Crozza vi trovaste Ricky Gervais (famoso in tutto il mondo, mentre Crozza non sanno neppure chi sia, e non farebbe ridere nessuno straniero), sarebbe improponibile, interverrebbero le autorità sulla comunicazione, il Codacons, le varie associazioni in difesa delle categorie, lo arresterebbero (mentre negli Stati Uniti gli fanno dirigere il Golden Globe). Gervais che prende in giro i matrimoni gay, o gli obesi, o l’ invalidità di Stephen Hawking (su cui rideva perfino Stephen Hawking), o ironizza sull’ Olocausto, sulla vita, sulla morte, o su come per accontentare il nipote che a Natale voleva un cane va a comprare un cucciolo malato in fin di vita, per farlo durare giusto il tempo della notte di Natale. Al mattino il bambino si sveglia e lo trova morto: «Zio, perché è morto?». E Gervais: «Lo ha ucciso Gesù!». O magari vi racconta la barzelletta più breve e cattiva di sempre: «Perché la bambina è caduta dall’ altalena? Perché non aveva le braccia». Oppure immaginate su Rai 1 o Canale 5 o La 7 uno spettacolo di Louis C.K. che vi parla di masturbazione, o in cui fa un’ irresistibile difesa del diritto di stupro (anche questa, strepitosa, la trovate su Youtube). Immaginate un comico italiano proferire una battuta del genere: «Non penso ci siano buoni motivi per stuprare qualcuno, ma se c’ è qualcuno che volete scopare e non ve lo permette quali altre opzioni avete?». A proposito di Louis C.K., è stato travolto dall’ ondata moralista del #metoo, perché si è masturbato di fronte a delle donne (senza neppure sfiorarle, sono diventate sensibili, queste donne). Cioè perché ha fatto quello che ha sempre detto di fare nei suoi spettacoli. Io avrei risposto: «Beh, l’ ho sempre detto, no?», invece Louis, dannazione, si è scusato, e si è preso una pausa di riflessione, dicendo che da ora in poi cambierà registro. Cosa? Cambiare registro? Ti prego Louis, sei geniale, non diventare banale come un comico italiano. www.massimilianoparente.it.
massimiliano parente
L’Adige, 14/08/2018 04:36
Insulta i no vax, dottore denunciato
GENOVA – Gli insulti e le minacce contro i no vax in un post pubblicato sotto il profilo social di un medico genovese sostenitore dell’ obbligatorietà dei vaccini e operante presso il pronto soccorso dell’ azienda ospedaliera di Alessandria hanno scatenato una vera e propria guerra sui social. Sulla pagina Fb, il dottore ha insultato i no vax, minacciando di non curarli «neanche moribondi» ritrattando poi le sue «parole infelici» e sparendo dal . Lo denuncia il Codacons che presenterà un esposto in Procura e all’ Ordine dei Medici di Genova. Chiesta la sua radiazione.
L’Adige, 14/08/2018 04:36
Famiglie, la spesa costa 406 euro in più
trento è dodicesima nella classifica nazionale dell’ aumento dei prezzi
Andrea Orsolin Nella classifica delle città italiane che hanno registrato un incremento maggiore del costo della vita Trento è dodicesima, con un rincaro annuo medio per famiglia pari a 406 euro, risultato di un aumento percentuale dell’ inflazione del +1,6%. Questo è quanto emerge dalla ricerca effettuata dall’ Unione nazionale consumatori sull’ inflazione in Italia, cioè sull’ aumento generalizzato dei prezzi. Il dato è in linea con quelli registrati nelle altre città italiane, con l’ inflazione media nazionale che si attesta sul +1,5%. La città italiana più cara si conferma Bolzano, con un rincaro annuo medio pari a 698 euro, davanti a Ravenna (645 euro di spesa in più) e Reggio Emilia (617 euro). A Trento il settore nel quale i prezzi sono aumentati maggiormente è quello relativo alla spesa energetica delle abitazioni. A Trento la spesa per acqua, elettricità, gas e altri combustibili è aumentata del 4,6%, due punti percentuali in più rispetto alla media nazionale che ha registrato un aumento delle spese pari al 2,6%. Aumenti consistenti ci sono stati anche nei settori delle bevande alcoliche e tabacchi (+4,2%), trasporti (+4%), prodotti alimentari e bevande analcoliche (+2,4%) e servizi ricettivi e ristorazione (+2,1%), mentre un incremento più contenuto si è registrato nel settore abbigliamento e calzature (+0,6%). La diminuzione più consistente si è invece registrata nel settore dell’ istruzione con un -13,7%. Anche nella comunicazione i prezzi scendono del -2,5%, mentre nei settori di servizi sanitari e spese per la salute (-0,3%) e di ricreazione, spettacoli e cultura (-0,2%) la diminuzione è poco rilevante. Oltre alla classifica per città, che ha tenuto conto di tutti i capoluoghi di regione, delle province autonome e dei comuni con più di 150 mila abitanti, è stata stilata anche la graduatoria di tutte le venti regioni italiane. L’ inflazione in Italia è ormai un fatto consolidato e in tutte le regioni e città in cui la ricerca è stata effettuata sono stati registrati degli aumenti generalizzati nei prezzi di beni e servizi. A livello regionale il Trentino Alto Adige è la regione italiana nella quale il costo della vita è aumentato di più rispetto al resto della penisola, ma l’ incremento dei prezzi è da ascrivere maggiormente alla provincia di Bolzano. La nostra regione si pone prima nella poco invidiabile classifica riguardante l’ inflazione, con un aumento medio del costo di beni e servizi pari al +1,9% (dati luglio 2017) rispetto a quelli dell’ anno prima. Questo significa, per una famiglia tipo, un incremento medio del costo della vita pari a 538 euro su base annua. A pesare maggiormente sul dato sono però i prezzi rilevati nella provincia di Bolzano, dove l’ aumento percentuale si attesta sul +2,1%, mentre Trento è più economica. Dietro la nostra regione nella graduatoria troviamo Lombardia (+1,7%, 458 euro di rincaro) e Emilia-Romagna (+1,6% e 435 euro di rincaro). «A livello nazionale l’ inflazione è diffusa a macchia di leopardo – afferma l’ avvocato Gloria Canestrini, referente regionale del Codacons – Il Trentino è allineato al livello nazionale, ma registra purtroppo alcuni picchi maggiori rispetto alla media. I clienti fanno continue richieste di chiarimento riguardo alle spese per le utenze e ai criteri di fatturazione. Molto spesso l’ aumento dei costi è dato anche da criteri contabili poco chiari. Ci sono poi dei costi in flessione, come quelli sulla cultura e sui libri, anche scolastici. Il mondo dell’ editoria per far fronte alla crisi ha dimuinuito i prezzi per incentivare l’ acquisto di determinati beni, ma questa deflazione non è un buon segnale perchè significa che non c’ è sufficiente domanda. Nella sanità c’ è invece un crescendo di persone costrette a fare visite a pagamento, vista la lentezza del servizio pubblico. Preoccupante è la tendenza delle famiglie a sovraindebitarsi, l’ aumento dei costi assicurativi e quelli legati ai finanziamenti degli interessi».
L’Adige, 14/08/2018 04:36
canestrini: «nei primi sei mesi dell’ anno sono salite di più del 7%»
Spese «obbligate» in aumento
Quasi 7.300 euro l’ anno se ne vanno solo per pagare quelle che vengono classificate come «spese obbligate», dalle bollette di luce e gas ai ticket per le visite mediche. A fare i conti, che ricadono sulle tasche di ciascuno, è l’ ufficio studi della Confcommercio, evidenziando come tra le uscite vincolate sia il «capitolo abitazione» ad avere il peso maggiore. Manutenzione, affitti e utenze pesano per circa 4.200 euro a testa. Seguono, tra le voci principali, i costi per spostarsi (1.702 euro inclusi i carburanti) e il budget riservato alla salute (629 euro). «A livello nazionale c’ è stato, nei primi sei mesi del 2018, un aumento delle spese irrinunciabili superiore al 7% rispetto allo stesso periodo dell’ anno precedente – dichiara l’ avvocato Gloria Canestrini, referente regionale del Codacons – Il dato nazionale è registrato anche in provincia di Trento». Se però si raffronta il 2018 al 2014 si nota come la fetta dei consumi bloccati sia un po’ in discesa, diminuendo di un punto percentuale. Anche se sul totale le spese irrinunciabili incidono ancora per il 40,7%. Il resto dei consumi, altri 10.600 euro, è invece libero, o meglio legato ai gusti e dalle abitudini personali. Un paniere, quest’ ultimo, ampio, che va dalla scelta dell’ automobile all’ arredamento della casa, dal parrucchiere alle vacanze. Nel calderone però Confcommercio inserisce anche gli alimentari, visto che l’ esborso per i prodotti della tavola può variare molto. Pur rappresentando una voce in crescita in termini assoluti, ognuno per mangiare spende 2.681 euro, la quota sul totale risulta in calo: se oggi coprono il 15% dei consumi, nel 2014 era il 15,2%, nel 2000 il 16,1% e nel 1995 il 17,9%. Se i consumi obbligati non risentono tanto del ciclo economico quelli liberi invece sì, ma ci sono anche altri fattori che influenzano le spese degli italiani. Sugli andamenti, spiega Confcommercio, «hanno pesato anche le esigenze di finanza pubblica che hanno portato gli enti erogatori dei servizi, come nel caso dello smaltimento dei rifiuti, a frequenti aumenti dei prezzi (tariffe). Inoltre le esigenze di risanamento degli squilibri di bilancio regionali imputabili alla spesa sanitaria, hanno accresciuto la quota di partecipazione richiesta ai cittadini». Ad alleggerire un po’ gli esborsi tassativi ci ha pesato l’ energia, ma adesso la tendenza si è invertita. Tuttavia, secondo gli ultimi dati, la quota di spesa assorbita dai carburanti, pur restando rilevante, è ai minimi. Per il Codacons siamo davanti a numeri che indicano come gli italiani siano «tartassati» dalle spese obbligate. Tanto che per farvi fronte addirittura «mangiano meno e peggio». «Il problema dell’ aumento delle spese obbligate – continua Canestrini – si scontra con l’ adeguamento di stipendi e pensioni. Chi ha libere attività può inseguire l’ inflazione aumentando i prezzi di quello che vende, ma chi è legato a stipendi e pensioni fisse si trova maggiormente in difficoltà. Come Codacons abbiamo registrato alcuni utenti anziani che quest’ inverno non hanno acceso il riscaldamento e rimanevano a letto per risparmiare. È un segnale di ritorno alla miseria che molti stentano a credere, anche se normalmente le famiglie riescono ad affrontarli. Tra i trend più cari rispetto alla media nazionale ci sono i prezzi del settore alimentare, dove non c’ è una vera e propria concorrenza e tutti i supermercati si allineano nei prezzi. Nel settore della telefonia succede la stessa cosa ed il mercato libero non trova molto riscontro».
La Sicilia (ed. Messina), 14/08/2018 04:31
aci sant’ antonio: il #dovevuoitour del vicepresidente dell’ ars
Giancarlo Cancelleri ha visitato il bosco di Aci e il Museo del carretto
Ha toccato anche la “città del carretto siciliano” il #DoveVuoiTour, iniziativa itinerante per la Sicilia lanciata da Giancarlo Cancelleri, vicepresidente dell’ Ars. Due i luoghi simbolo visitati dal rappresentante del M5S: il museo del carretto siciliano e il Bosco di Aci. Accompagnato dai portavoce nazionali Tiziana Drago e Luciano Cantone, da quelli regionali Angela Fori e Jose Marano, e dal consigliere comunale pentastellato Giuseppe Finocchiaro, Cancelleri ha apprezzato l’ antica tradizione santantonese del carretto siciliano e l’ opera degli illustri maestri locali. Ha poi ricevuto in dono una effige realizzata dal maestro Salvo Nicolosi. La comitiva si è quindi spostata in periferia, presso il Bosco di Aci, per un sopralluogo alle strutture polifunzionali (Case Boscarino). Cancelleri ha così potuto comprendere meglio quali sono le criticità gestionali che, ad oggi, impediscono ancora una regolare fruibilità del Parco. Altro tema affrontato quello legato all’ inquinamento del sito ex Proter, nella frazione di Lavinaio, oggetto di interlocuzione alla presenza di Christian Petrina, fondatore del locale Meetup e già promotore di un’ interrogazione parlamentare ad opera del sen. grillino Mario Giarrusso. È intervenuto al riguardo anche l’ avv. Carmelo Sardella, che ha affrontato la delicata vicenda in qualità di responsabile dell’ Ufficio Legale regionale del Codacons. «Abbiamo voluto restituire a Cancelleri – ha spiegato Giuseppe Finocchiaro – la dimensione quotidiana del “vissuto santantonese”, con vanti e criticità che reca con sé. Per il Bosco di Aci chiederemo subito un tavolo tecnico al Comune, in quanto abbiamo raccolto la piena disponibilità della Città Metropolitana, perché non si perda più un giorno da qui alla piena fruibilità di un sito. Consegneremo, infine, un report al ministro dell’ Ambiente sulla grave emergenza rappresentata dal sito inquinato ex Proter a Monterosso, perché si faccia piena luce sulla vicenda e si proceda celermente a completare i lavori di bonifica». Il Meetup santantonese ha infine donato a Cancelleri una tela riproducente la Chiesa di S. Maria la Stella, realizzata da Santo Perconti.A. C.
La Sicilia, 14/08/2018 04:30
aci sant’ antonio: il #dovevuoitour del vicepresidente dell’ ars
Giancarlo Cancelleri ha visitato il bosco di Aci e il Museo del carretto
Ha toccato anche la “città del carretto siciliano” il #DoveVuoiTour, iniziativa itinerante per la Sicilia lanciata da Giancarlo Cancelleri, vicepresidente dell’ Ars. Due i luoghi simbolo visitati dal rappresentante del M5S: il museo del carretto siciliano e il Bosco di Aci. Accompagnato dai portavoce nazionali Tiziana Drago e Luciano Cantone, da quelli regionali Angela Fori e Jose Marano, e dal consigliere comunale pentastellato Giuseppe Finocchiaro, Cancelleri ha apprezzato l’ antica tradizione santantonese del carretto siciliano e l’ opera degli illustri maestri locali. Ha poi ricevuto in dono una effige realizzata dal maestro Salvo Nicolosi. La comitiva si è quindi spostata in periferia, presso il Bosco di Aci, per un sopralluogo alle strutture polifunzionali (Case Boscarino). Cancelleri ha così potuto comprendere meglio quali sono le criticità gestionali che, ad oggi, impediscono ancora una regolare fruibilità del Parco. Altro tema affrontato quello legato all’ inquinamento del sito ex Proter, nella frazione di Lavinaio, oggetto di interlocuzione alla presenza di Christian Petrina, fondatore del locale Meetup e già promotore di un’ interrogazione parlamentare ad opera del sen. grillino Mario Giarrusso. È intervenuto al riguardo anche l’ avv. Carmelo Sardella, che ha affrontato la delicata vicenda in qualità di responsabile dell’ Ufficio Legale regionale del Codacons. «Abbiamo voluto restituire a Cancelleri – ha spiegato Giuseppe Finocchiaro – la dimensione quotidiana del “vissuto santantonese”, con vanti e criticità che reca con sé. Per il Bosco di Aci chiederemo subito un tavolo tecnico al Comune, in quanto abbiamo raccolto la piena disponibilità della Città Metropolitana, perché non si perda più un giorno da qui alla piena fruibilità di un sito. Consegneremo, infine, un report al ministro dell’ Ambiente sulla grave emergenza rappresentata dal sito inquinato ex Proter a Monterosso, perché si faccia piena luce sulla vicenda e si proceda celermente a completare i lavori di bonifica». Il Meetup santantonese ha infine donato a Cancelleri una tela riproducente la Chiesa di S. Maria la Stella, realizzata da Santo Perconti.A. C.
La Gazzetta del Mezzogiorno (ed. Capitanata), 14/08/2018 04:28
i «forzati» del lavoro
I negozi restano aperti e si riaccende la polemica
i sindacati: il governo ci convochi. consumatori: errore chiudere
ROMA. Ferragosto è in arrivo e sarà un altro Ferragosto di impegni per molti lavoratori del commercio. I sindacati premono per essere convocati dal governo, dopo l’ impegno del vicepremier e ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, per una stretta sulle aperture festive dei negozi. E intanto continuano la lotta, con nuovi scioperi proclamati da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs in Toscana, Lazio e Puglia (si veda altro articolo il questa pagina; ndr). «La nostra richiesta di avvio di un confronto è rimasta inascoltata e intanto ci si avvicina alla festività di Ferragosto, durante la quale molti lavoratori si ritroveranno a dover garantire la copertura di un ulteriore turno», attacca il segretario generale della Filcams, Maria Grazia Gabrielli. Mentre il segretario generale della Fisascat, Davide Guarini, rinnova l’ invito a Di Maio a convocare i sindacati «per definire una soluzione condivisa per porre fine al disagio a cui sono esposti oltre 3 milioni e mezzo di lavoratori del commercio». Abrogare la deregolamentazione su orari e giorni di apertura dei negozi introdotta dal governo Monti nel 2011 è da tempo un obiettivo del Movimento Cinque Stelle. La base di partenza, secondo quanto ha anticipato di recente il sottosegretario al Lavoro, Claudio Cominardi, è la proposta di legge originaria presentata nel 2013 da Michele Dell’ Orco, oggi sottosegretario alle infrastrutture. Il testo prevedrebbe dodici giorni festivi l’ anno, di cui sei nei quali si lavora solo al 25% su uno specifico territorio. Le nuove norme non si applicherebbero nei comuni turistici, dove resterebbe la liberalizzazione completa. La questione degli orari e dei giorni di apertura scalda gli animi in un settore provato dalla crisi dei consumi, dove le vendite sono quasi ferme (hanno segnato +0,1% nei primi sei mesi dell’ an no) mentre i prezzi hanno ripreso ad aumentare. L’ Istat ha appena diffuso i dati definitivi relativi al tasso di inflazione di luglio, che ha accelerato all’ 1,5% dall’ 1,3% del mese precedente sulla spinta dei rincari di gas ed elettricità. Aumenti dei prezzi superiori alla media hanno colpito soprattutto prodotti di largo consumo come il vino (+6,7%), la pasta (+4,3%), la frutta (+8,5%) e la verdura (+5%), appesantendo il cosiddetto carrello della spesa con i beni alimentari e per la cura della casa e della persona (+2,2%). In questo contesto, tornare indietro sulle aperture festive sarebbe un errore, secondo associazioni di consumatori co me il Codacons, mentre le imprese si dividono. Quelle a favore della liberalizzazione vedono in prima fila Confindustria, mentre Confcommercio e Confesercenti chiedono maggiori regole. I sindacati, nonostante la delusione per non essere stati ancora convocati da Di Maio, vedono nell’ annuncio del superamento del «sempre aperto» una notizia positiva. I fautori del Decreto Salva Italia, secondo Gabrielli «promettevano un rilancio dei consumi e l’ aumento dell’ occupazione ma, dopo più di sei anni, è ormai certo che questi obiettivi non sono stati raggiunti», nel frattempo le condizioni di lavoro «sono inevitabilmente peggiorate, con turni di lavoro ormai strutturalmente su 365 giorni all’ anno e con la sperimentazione dell’ orario h24». Chiara Munafò.
La Gazzetta del Mezzogiorno (ed. Lecce), 14/08/2018 04:28
i «forzati» del lavoro
I negozi restano aperti e si riaccende la polemica
i sindacati: il governo ci convochi. consumatori: errore chiudere
ROMA. Ferragosto è in arrivo e sarà un altro Ferragosto di impegni per molti lavoratori del commercio. I sindacati premono per essere convocati dal governo, dopo l’ impegno del vicepremier e ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, per una stretta sulle aperture festive dei negozi. E intanto continuano la lotta, con nuovi scioperi proclamati da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs in Toscana, Lazio e Puglia (si veda altro articolo il questa pagina; ndr). «La nostra richiesta di avvio di un confronto è rimasta inascoltata e intanto ci si avvicina alla festività di Ferragosto, durante la quale molti lavoratori si ritroveranno a dover garantire la copertura di un ulteriore turno», attacca il segretario generale della Filcams, Maria Grazia Gabrielli. Mentre il segretario generale della Fisascat, Davide Guarini, rinnova l’ invito a Di Maio a convocare i sindacati «per definire una soluzione condivisa per porre fine al disagio a cui sono esposti oltre 3 milioni e mezzo di lavoratori del commercio». Abrogare la deregolamentazione su orari e giorni di apertura dei negozi introdotta dal governo Monti nel 2011 è da tempo un obiettivo del Movimento Cinque Stelle. La base di partenza, secondo quanto ha anticipato di recente il sottosegretario al Lavoro, Claudio Cominardi, è la proposta di legge originaria presentata nel 2013 da Michele Dell’ Orco, oggi sottosegretario alle infrastrutture. Il testo prevedrebbe dodici giorni festivi l’ anno, di cui sei nei quali si lavora solo al 25% su uno specifico territorio. Le nuove norme non si applicherebbero nei comuni turistici, dove resterebbe la liberalizzazione completa. La questione degli orari e dei giorni di apertura scalda gli animi in un settore provato dalla crisi dei consumi, dove le vendite sono quasi ferme (hanno segnato +0,1% nei primi sei mesi dell’ an no) mentre i prezzi hanno ripreso ad aumentare. L’ Istat ha appena diffuso i dati definitivi relativi al tasso di inflazione di luglio, che ha accelerato all’ 1,5% dall’ 1,3% del mese precedente sulla spinta dei rincari di gas ed elettricità. Aumenti dei prezzi superiori alla media hanno colpito soprattutto prodotti di largo consumo come il vino (+6,7%), la pasta (+4,3%), la frutta (+8,5%) e la verdura (+5%), appesantendo il cosiddetto carrello della spesa con i beni alimentari e per la cura della casa e della persona (+2,2%). In questo contesto, tornare indietro sulle aperture festive sarebbe un errore, secondo associazioni di consumatori co me il Codacons, mentre le imprese si dividono. Quelle a favore della liberalizzazione vedono in prima fila Confindustria, mentre Confcommercio e Confesercenti chiedono maggiori regole. I sindacati, nonostante la delusione per non essere stati ancora convocati da Di Maio, vedono nell’ annuncio del superamento del «sempre aperto» una notizia positiva. I fautori del Decreto Salva Italia, secondo Gabrielli «promettevano un rilancio dei consumi e l’ aumento dell’ occupazione ma, dopo più di sei anni, è ormai certo che questi obiettivi non sono stati raggiunti», nel frattempo le condizioni di lavoro «sono inevitabilmente peggiorate, con turni di lavoro ormai strutturalmente su 365 giorni all’ anno e con la sperimentazione dell’ orario h24». Chiara Munafò.
La Gazzetta del Mezzogiorno (ed. Brindisi), 14/08/2018 04:27
i «forzati» del lavoro
I negozi restano aperti e si riaccende la polemica
i sindacati: il governo ci convochi. consumatori: errore chiudere
ROMA. Ferragosto è in arrivo e sarà un altro Ferragosto di impegni per molti lavoratori del commercio. I sindacati premono per essere convocati dal governo, dopo l’ impegno del vicepremier e ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, per una stretta sulle aperture festive dei negozi. E intanto continuano la lotta, con nuovi scioperi proclamati da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs in Toscana, Lazio e Puglia (si veda altro articolo il questa pagina; ndr). «La nostra richiesta di avvio di un confronto è rimasta inascoltata e intanto ci si avvicina alla festività di Ferragosto, durante la quale molti lavoratori si ritroveranno a dover garantire la copertura di un ulteriore turno», attacca il segretario generale della Filcams, Maria Grazia Gabrielli. Mentre il segretario generale della Fisascat, Davide Guarini, rinnova l’ invito a Di Maio a convocare i sindacati «per definire una soluzione condivisa per porre fine al disagio a cui sono esposti oltre 3 milioni e mezzo di lavoratori del commercio». Abrogare la deregolamentazione su orari e giorni di apertura dei negozi introdotta dal governo Monti nel 2011 è da tempo un obiettivo del Movimento Cinque Stelle. La base di partenza, secondo quanto ha anticipato di recente il sottosegretario al Lavoro, Claudio Cominardi, è la proposta di legge originaria presentata nel 2013 da Michele Dell’ Orco, oggi sottosegretario alle infrastrutture. Il testo prevedrebbe dodici giorni festivi l’ anno, di cui sei nei quali si lavora solo al 25% su uno specifico territorio. Le nuove norme non si applicherebbero nei comuni turistici, dove resterebbe la liberalizzazione completa. La questione degli orari e dei giorni di apertura scalda gli animi in un settore provato dalla crisi dei consumi, dove le vendite sono quasi ferme (hanno segnato +0,1% nei primi sei mesi dell’ an no) mentre i prezzi hanno ripreso ad aumentare. L’ Istat ha appena diffuso i dati definitivi relativi al tasso di inflazione di luglio, che ha accelerato all’ 1,5% dall’ 1,3% del mese precedente sulla spinta dei rincari di gas ed elettricità. Aumenti dei prezzi superiori alla media hanno colpito soprattutto prodotti di largo consumo come il vino (+6,7%), la pasta (+4,3%), la frutta (+8,5%) e la verdura (+5%), appesantendo il cosiddetto carrello della spesa con i beni alimentari e per la cura della casa e della persona (+2,2%). In questo contesto, tornare indietro sulle aperture festive sarebbe un errore, secondo associazioni di consumatori co me il Codacons, mentre le imprese si dividono. Quelle a favore della liberalizzazione vedono in prima fila Confindustria, mentre Confcommercio e Confesercenti chiedono maggiori regole. I sindacati, nonostante la delusione per non essere stati ancora convocati da Di Maio, vedono nell’ annuncio del superamento del «sempre aperto» una notizia positiva. I fautori del Decreto Salva Italia, secondo Gabrielli «promettevano un rilancio dei consumi e l’ aumento dell’ occupazione ma, dopo più di sei anni, è ormai certo che questi obiettivi non sono stati raggiunti», nel frattempo le condizioni di lavoro «sono inevitabilmente peggiorate, con turni di lavoro ormai strutturalmente su 365 giorni all’ anno e con la sperimentazione dell’ orario h24». Chiara Munafò.
La Stampa (ed. Alessandria), 14/08/2018 04:13
lavora in ospedale
Prima frasi contro i “No vax” poi le scuse Medico nel mirino
Insulti e minacce nei confronti dei «No vax» in un post pubblicato nel profilo social di un medico genovese sostenitore dell’ obbligatorietà dei vaccini e che lavora al pronto soccorso dell’ azienda ospedaliera di Alessandria. Il professionista ha poi ritrattato le sue parole, ha chiesto scusa a tutti e si è cancellato dai social. È stato il Codacons (dopo una serie di segnalazioni) a denunciare che sulla pagina Fb il dottore ha insultato i «no vax», minacciando di non curarli «neanche moribondi». L’ associazione ha denunciato l’ episodio e ha anticipato che presenterà un esposto in procura e all’ Ordine dei medici di Genova. Il dottore ha pubblicato sulla sua pagina Fb espressioni forti nei riguardi di chi non fa vaccinare i figli. «Ho scritto una frase molto infelice – ha poi scritto -. È ovvio che desidero solo la salute e il benessere di tutti, giovani e vecchi, vax e no vax. Chiedo pertanto pubblicamente scusa a tutti coloro che ho ferito e insultato e ritiro le mie affermazioni, peraltro già prontamente cancellate ma diventate virali, perché la rete non ti perdona neanche per 5 minuti». In effetti sulla vicenda si sono scatenati i social. L’ Azienda ospedaliera di Alessandria dal canto suo ha annunciato che «saranno fatte le opportune verifiche» e che «ha già avviato provvedimenti del caso». Intanto, ha superato ieri le 234 mila adesioni la petizione on line promossa da una famiglia di Terruggia e da una rete di genitori a sostegno delle vaccinazioni obbligatorie per i bambini che vanno a scuola. L’ obiettivo che i promotori si erano dati era quello delle 150 mila firme. Adesso hanno raddoppiato: si punta a quota 300 mila. «Le adesioni – annuncia Roberta Amatelli – saranno consegnate ai parlamentari». SULLA PETIZIONE SERVIZIO P. 41.
Il Tirreno (ed. Viareggio), 14/08/2018 04:06
disastro ferroviario
Strage di Viareggio appello dal 13 novembre
VIAREGGIOÈ ufficiale: il processo d’ appello per il disastro ferroviario di Viareggio – 29 giugno 2009, 32 vittime – inizia il 13 novembre, davanti ai giudici della terza sezione penale della Corte d’ Appello di Firenze, presieduta da Silvia Martuscelli. Gli avvocati degli imputati, condannati in primo grado, e delle parti civili hanno ricevuto la comunicazione ufficiale della fissazione udienza. Che ha la stessa data di inizio del processo di primo grado, a Lucca. Trentuno gli imputati persone fisiche ed 8 le società cui è arrivata analoga comunicazione e tra questi gli ex manager di Ferrovie Mauro Moretti, Michele Mario Elia, Vincenzo Soprano, oltre a Ferrovie dello Stato, Rfi, Trenitalia, Fs Logistica. In occasione della prima udienza sarà chiaro il quadro di chi ha presentato appello e chi no. Le parti civili sono 72, e tra queste Comune di Viareggio, Provincia di Lucca, Regione Toscana, oltre ai sindacati Cgil (nazionale, regionale e provinciale), Filt-Cgil provinciale, Ugl e Utl provincia di Lucca e regione Toscana, Federazione nazionale Cub trasporti, Orsa (nazionale, regionale e provinciale), e le associazioni “Comitato Matteo Valenti”, Codacons, Medicina democratica. Si ricomincia, dunque, a quasi dieci anni dal disastro ferroviario. Dopo la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Lucca il 31 gennaio 2017 (presidente Gerardo Boragine, con i colleghi Nidia Genovese e Valeria Marino) che ha condannato tutti gli ex manager di punta delle società di Fs, Trenitalia e Rete ferroviaria italiana, ma non Ferrovie. –DONATELLA FRANCESCONI BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.
donatella francesconi
La Gazzetta del Mezzogiorno (ed. Taranto), 14/08/2018 03:54
i «forzati» del lavoro
I negozi restano aperti e si riaccende la polemica
i sindacati: il governo ci convochi. consumatori: errore chiudere
ROMA. Ferragosto è in arrivo e sarà un altro Ferragosto di impegni per molti lavoratori del commercio. I sindacati premono per essere convocati dal governo, dopo l’ impegno del vicepremier e ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, per una stretta sulle aperture festive dei negozi. E intanto continuano la lotta, con nuovi scioperi proclamati da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs in Toscana, Lazio e Puglia (si veda altro articolo il questa pagina; ndr). «La nostra richiesta di avvio di un confronto è rimasta inascoltata e intanto ci si avvicina alla festività di Ferragosto, durante la quale molti lavoratori si ritroveranno a dover garantire la copertura di un ulteriore turno», attacca il segretario generale della Filcams, Maria Grazia Gabrielli. Mentre il segretario generale della Fisascat, Davide Guarini, rinnova l’ invito a Di Maio a convocare i sindacati «per definire una soluzione condivisa per porre fine al disagio a cui sono esposti oltre 3 milioni e mezzo di lavoratori del commercio». Abrogare la deregolamentazione su orari e giorni di apertura dei negozi introdotta dal governo Monti nel 2011 è da tempo un obiettivo del Movimento Cinque Stelle. La base di partenza, secondo quanto ha anticipato di recente il sottosegretario al Lavoro, Claudio Cominardi, è la proposta di legge originaria presentata nel 2013 da Michele Dell’ Orco, oggi sottosegretario alle infrastrutture. Il testo prevedrebbe dodici giorni festivi l’ anno, di cui sei nei quali si lavora solo al 25% su uno specifico territorio. Le nuove norme non si applicherebbero nei comuni turistici, dove resterebbe la liberalizzazione completa. La questione degli orari e dei giorni di apertura scalda gli animi in un settore provato dalla crisi dei consumi, dove le vendite sono quasi ferme (hanno segnato +0,1% nei primi sei mesi dell’ an no) mentre i prezzi hanno ripreso ad aumentare. L’ Istat ha appena diffuso i dati definitivi relativi al tasso di inflazione di luglio, che ha accelerato all’ 1,5% dall’ 1,3% del mese precedente sulla spinta dei rincari di gas ed elettricità. Aumenti dei prezzi superiori alla media hanno colpito soprattutto prodotti di largo consumo come il vino (+6,7%), la pasta (+4,3%), la frutta (+8,5%) e la verdura (+5%), appesantendo il cosiddetto carrello della spesa con i beni alimentari e per la cura della casa e della persona (+2,2%). In questo contesto, tornare indietro sulle aperture festive sarebbe un errore, secondo associazioni di consumatori co me il Codacons, mentre le imprese si dividono. Quelle a favore della liberalizzazione vedono in prima fila Confindustria, mentre Confcommercio e Confesercenti chiedono maggiori regole. I sindacati, nonostante la delusione per non essere stati ancora convocati da Di Maio, vedono nell’ annuncio del superamento del «sempre aperto» una notizia positiva. I fautori del Decreto Salva Italia, secondo Gabrielli «promettevano un rilancio dei consumi e l’ aumento dell’ occupazione ma, dopo più di sei anni, è ormai certo che questi obiettivi non sono stati raggiunti», nel frattempo le condizioni di lavoro «sono inevitabilmente peggiorate, con turni di lavoro ormai strutturalmente su 365 giorni all’ anno e con la sperimentazione dell’ orario h24». Chiara Munafò.
La Gazzetta del Mezzogiorno (ed. Nord Barese), 14/08/2018 03:53
i «forzati» del lavoro
I negozi restano aperti e si riaccende la polemica
i sindacati: il governo ci convochi. consumatori: errore chiudere
ROMA. Ferragosto è in arrivo e sarà un altro Ferragosto di impegni per molti lavoratori del commercio. I sindacati premono per essere convocati dal governo, dopo l’ impegno del vicepremier e ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, per una stretta sulle aperture festive dei negozi. E intanto continuano la lotta, con nuovi scioperi proclamati da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs in Toscana, Lazio e Puglia (si veda altro articolo il questa pagina; ndr). «La nostra richiesta di avvio di un confronto è rimasta inascoltata e intanto ci si avvicina alla festività di Ferragosto, durante la quale molti lavoratori si ritroveranno a dover garantire la copertura di un ulteriore turno», attacca il segretario generale della Filcams, Maria Grazia Gabrielli. Mentre il segretario generale della Fisascat, Davide Guarini, rinnova l’ invito a Di Maio a convocare i sindacati «per definire una soluzione condivisa per porre fine al disagio a cui sono esposti oltre 3 milioni e mezzo di lavoratori del commercio». Abrogare la deregolamentazione su orari e giorni di apertura dei negozi introdotta dal governo Monti nel 2011 è da tempo un obiettivo del Movimento Cinque Stelle. La base di partenza, secondo quanto ha anticipato di recente il sottosegretario al Lavoro, Claudio Cominardi, è la proposta di legge originaria presentata nel 2013 da Michele Dell’ Orco, oggi sottosegretario alle infrastrutture. Il testo prevedrebbe dodici giorni festivi l’ anno, di cui sei nei quali si lavora solo al 25% su uno specifico territorio. Le nuove norme non si applicherebbero nei comuni turistici, dove resterebbe la liberalizzazione completa. La questione degli orari e dei giorni di apertura scalda gli animi in un settore provato dalla crisi dei consumi, dove le vendite sono quasi ferme (hanno segnato +0,1% nei primi sei mesi dell’ an no) mentre i prezzi hanno ripreso ad aumentare. L’ Istat ha appena diffuso i dati definitivi relativi al tasso di inflazione di luglio, che ha accelerato all’ 1,5% dall’ 1,3% del mese precedente sulla spinta dei rincari di gas ed elettricità. Aumenti dei prezzi superiori alla media hanno colpito soprattutto prodotti di largo consumo come il vino (+6,7%), la pasta (+4,3%), la frutta (+8,5%) e la verdura (+5%), appesantendo il cosiddetto carrello della spesa con i beni alimentari e per la cura della casa e della persona (+2,2%). In questo contesto, tornare indietro sulle aperture festive sarebbe un errore, secondo associazioni di consumatori co me il Codacons, mentre le imprese si dividono. Quelle a favore della liberalizzazione vedono in prima fila Confindustria, mentre Confcommercio e Confesercenti chiedono maggiori regole. I sindacati, nonostante la delusione per non essere stati ancora convocati da Di Maio, vedono nell’ annuncio del superamento del «sempre aperto» una notizia positiva. I fautori del Decreto Salva Italia, secondo Gabrielli «promettevano un rilancio dei consumi e l’ aumento dell’ occupazione ma, dopo più di sei anni, è ormai certo che questi obiettivi non sono stati raggiunti», nel frattempo le condizioni di lavoro «sono inevitabilmente peggiorate, con turni di lavoro ormai strutturalmente su 365 giorni all’ anno e con la sperimentazione dell’ orario h24». Chiara Munafò.
La Gazzetta del Mezzogiorno, 14/08/2018 03:51
i «forzati» del lavoro
I negozi restano aperti e si riaccende la polemica
i sindacati: il governo ci convochi. consumatori: errore chiudere
ROMA. Ferragosto è in arrivo e sarà un altro Ferragosto di impegni per molti lavoratori del commercio. I sindacati premono per essere convocati dal governo, dopo l’ impegno del vicepremier e ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, per una stretta sulle aperture festive dei negozi. E intanto continuano la lotta, con nuovi scioperi proclamati da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs in Toscana, Lazio e Puglia (si veda altro articolo il questa pagina; ndr). «La nostra richiesta di avvio di un confronto è rimasta inascoltata e intanto ci si avvicina alla festività di Ferragosto, durante la quale molti lavoratori si ritroveranno a dover garantire la copertura di un ulteriore turno», attacca il segretario generale della Filcams, Maria Grazia Gabrielli. Mentre il segretario generale della Fisascat, Davide Guarini, rinnova l’ invito a Di Maio a convocare i sindacati «per definire una soluzione condivisa per porre fine al disagio a cui sono esposti oltre 3 milioni e mezzo di lavoratori del commercio». Abrogare la deregolamentazione su orari e giorni di apertura dei negozi introdotta dal governo Monti nel 2011 è da tempo un obiettivo del Movimento Cinque Stelle. La base di partenza, secondo quanto ha anticipato di recente il sottosegretario al Lavoro, Claudio Cominardi, è la proposta di legge originaria presentata nel 2013 da Michele Dell’ Orco, oggi sottosegretario alle infrastrutture. Il testo prevedrebbe dodici giorni festivi l’ anno, di cui sei nei quali si lavora solo al 25% su uno specifico territorio. Le nuove norme non si applicherebbero nei comuni turistici, dove resterebbe la liberalizzazione completa. La questione degli orari e dei giorni di apertura scalda gli animi in un settore provato dalla crisi dei consumi, dove le vendite sono quasi ferme (hanno segnato +0,1% nei primi sei mesi dell’ an no) mentre i prezzi hanno ripreso ad aumentare. L’ Istat ha appena diffuso i dati definitivi relativi al tasso di inflazione di luglio, che ha accelerato all’ 1,5% dall’ 1,3% del mese precedente sulla spinta dei rincari di gas ed elettricità. Aumenti dei prezzi superiori alla media hanno colpito soprattutto prodotti di largo consumo come il vino (+6,7%), la pasta (+4,3%), la frutta (+8,5%) e la verdura (+5%), appesantendo il cosiddetto carrello della spesa con i beni alimentari e per la cura della casa e della persona (+2,2%). In questo contesto, tornare indietro sulle aperture festive sarebbe un errore, secondo associazioni di consumatori co me il Codacons, mentre le imprese si dividono. Quelle a favore della liberalizzazione vedono in prima fila Confindustria, mentre Confcommercio e Confesercenti chiedono maggiori regole. I sindacati, nonostante la delusione per non essere stati ancora convocati da Di Maio, vedono nell’ annuncio del superamento del «sempre aperto» una notizia positiva. I fautori del Decreto Salva Italia, secondo Gabrielli «promettevano un rilancio dei consumi e l’ aumento dell’ occupazione ma, dopo più di sei anni, è ormai certo che questi obiettivi non sono stati raggiunti», nel frattempo le condizioni di lavoro «sono inevitabilmente peggiorate, con turni di lavoro ormai strutturalmente su 365 giorni all’ anno e con la sperimentazione dell’ orario h24». Chiara Munafò.
La Gazzetta del Mezzogiorno (ed. Basilicata), 14/08/2018 03:51
i «forzati» del lavoro
I negozi restano aperti e si riaccende la polemica
i sindacati: il governo ci convochi. consumatori: errore chiudere
ROMA. Ferragosto è in arrivo e sarà un altro Ferragosto di impegni per molti lavoratori del commercio. I sindacati premono per essere convocati dal governo, dopo l’ impegno del vicepremier e ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, per una stretta sulle aperture festive dei negozi. E intanto continuano la lotta, con nuovi scioperi proclamati da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs in Toscana, Lazio e Puglia (si veda altro articolo il questa pagina; ndr). «La nostra richiesta di avvio di un confronto è rimasta inascoltata e intanto ci si avvicina alla festività di Ferragosto, durante la quale molti lavoratori si ritroveranno a dover garantire la copertura di un ulteriore turno», attacca il segretario generale della Filcams, Maria Grazia Gabrielli. Mentre il segretario generale della Fisascat, Davide Guarini, rinnova l’ invito a Di Maio a convocare i sindacati «per definire una soluzione condivisa per porre fine al disagio a cui sono esposti oltre 3 milioni e mezzo di lavoratori del commercio». Abrogare la deregolamentazione su orari e giorni di apertura dei negozi introdotta dal governo Monti nel 2011 è da tempo un obiettivo del Movimento Cinque Stelle. La base di partenza, secondo quanto ha anticipato di recente il sottosegretario al Lavoro, Claudio Cominardi, è la proposta di legge originaria presentata nel 2013 da Michele Dell’ Orco, oggi sottosegretario alle infrastrutture. Il testo prevedrebbe dodici giorni festivi l’ anno, di cui sei nei quali si lavora solo al 25% su uno specifico territorio. Le nuove norme non si applicherebbero nei comuni turistici, dove resterebbe la liberalizzazione completa. La questione degli orari e dei giorni di apertura scalda gli animi in un settore provato dalla crisi dei consumi, dove le vendite sono quasi ferme (hanno segnato +0,1% nei primi sei mesi dell’ an no) mentre i prezzi hanno ripreso ad aumentare. L’ Istat ha appena diffuso i dati definitivi relativi al tasso di inflazione di luglio, che ha accelerato all’ 1,5% dall’ 1,3% del mese precedente sulla spinta dei rincari di gas ed elettricità. Aumenti dei prezzi superiori alla media hanno colpito soprattutto prodotti di largo consumo come il vino (+6,7%), la pasta (+4,3%), la frutta (+8,5%) e la verdura (+5%), appesantendo il cosiddetto carrello della spesa con i beni alimentari e per la cura della casa e della persona (+2,2%). In questo contesto, tornare indietro sulle aperture festive sarebbe un errore, secondo associazioni di consumatori co me il Codacons, mentre le imprese si dividono. Quelle a favore della liberalizzazione vedono in prima fila Confindustria, mentre Confcommercio e Confesercenti chiedono maggiori regole. I sindacati, nonostante la delusione per non essere stati ancora convocati da Di Maio, vedono nell’ annuncio del superamento del «sempre aperto» una notizia positiva. I fautori del Decreto Salva Italia, secondo Gabrielli «promettevano un rilancio dei consumi e l’ aumento dell’ occupazione ma, dopo più di sei anni, è ormai certo che questi obiettivi non sono stati raggiunti», nel frattempo le condizioni di lavoro «sono inevitabilmente peggiorate, con turni di lavoro ormai strutturalmente su 365 giorni all’ anno e con la sperimentazione dell’ orario h24». Chiara Munafò.
Quotidiano di Puglia (ed. Brindisi), 14/08/2018 03:46
Centri commerciali aperti a Ferragosto I sindacati: sciopero
appello al governo di cgil, cisl e uil regionali: «di maio ci ascolti e rispetti gli impegni assunti»
Bufera su Ferragosto: se il meteo porta grandine, la grande distribuzione, invece, sudore, in barba a quello che le organizzazioni sindacali vorrebbero fosse un giorno di riposo per i lavoratori del commercio. Polemica che, puntuale, torna a scoppiare alla vigilia delle festività canoniche. I sindacati, infatti, promettono battaglia e premono per essere convocati dal governo, dopo l’ impegno del vicepremier e ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, annunciando nuovi scioperi, proclamati da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs anche in Puglia. «È inaccettabile che il giorno di Ferragosto circa 5 mila addetti della grande, media e piccola distribuzione debbano lavorare perché le associazioni datoriali degli Iper, Supermercati e Negozi dei Centri Commerciali non vogliono guardare al bene dei lavoratori», attaccano i segretari generali della Cisl Puglia e della Fisascat Cisl regionale, Daniela Fumarola e Antonio Arcadio, che in una nota congiunta esprimono il loro disappunto riguardo le aperture dei grandi megastore pugliesi che, di fatto, obbligheranno migliaia di persone a stare lontani dalle proprie famiglie il giorno dell’ Assunzione. Si tratta di gruppi molto radicati nel territorio spiegano i sindacalisti quali Conad, Eurospin, Lidl, Ikea, Iperfamila, Dok, Gruppo MD, Despar e Auchan di Mesagne dove il 15 agosto dovranno lavorare almeno 5 mila addetti tra reparti dei supermercati e delle gallerie, come se il diritto al tempo libero non li riguardasse. «Parliamo di lavoratrici e lavoratori che già prestano la loro attività nei gironi festivi e domenicali tutto l’ anno. Sono persone che nelle ultime stagioni hanno visto peggiorare le condizioni di lavoro, gli orari e conseguentemente la vita familiare. In pratica – aggiungono Fumarola e Arcadio – in questo gioco al ribasso è aumentata solo la precarietà». Ma il nodo è anche un altro, rimarcano i sindacati: «In questi anni la liberalizzazione degli orari di apertura degli esercizi commerciali non ha sortito alcun effetto sugli aumenti di fatturato delle imprese e nemmeno sull’ aumento dei posti di lavoro. Non è certo il modo migliore per fare ripartire i consumi». Ultimamente sono stati innumerevoli gli appelli alle Istituzioni e alle associazioni datoriali affinché con la contrattazione si giungesse ad accordi per limitare le aperture dei centri della grande distribuzione nelle feste comandate ma, osservano Cisl Puglia e Fisascat, «sono appelli caduti nel vuoto». Per questo motivo i sindacati ribadiscono l’ opportunità, visto che il commercio non è indispensabile per i consumatori, di astenersi dagli acquisti e di scioperare il giorno di Ferragosto affinché lavoratrici e lavoratori possano trascorrere l’ Assunzione con le loro famiglie». Va da sè che l’ abrogazione della deregolamentazione su orari e giorni di apertura dei negozi introdotta dal governo Monti nel 2011 è da tempo un obiettivo del Movimento Cinque Stelle. La base di partenza, secondo quanto ha anticipato di recente il sottosegretario al Lavoro, Claudio Cominardi, è la proposta di legge originaria presentata nel 2013 da Michele Dell’ Orco, oggi sottosegretario alle infrastrutture. Il testo prevedrebbe dodici giorni festivi l’ anno, di cui sei nei quali si lavora solo al 25% su uno specifico territorio. Le nuove norme non si applicherebbero nei comuni turistici, dove resterebbe la liberalizzazione completa. La questione degli orari e dei giorni di apertura scalda gli animi in un settore provato dalla crisi dei consumi, dove le vendite sono quasi ferme (hanno segnato +0,1% nei primi sei mesi dell’ anno) mentre i prezzi hanno ripreso ad aumentare. L’ Istat ha appena diffuso i dati definitivi relativi al tasso di inflazione di luglio, che ha accelerato all’ 1,5% dall’ 1,3% del mese precedente sulla spinta dei rincari di gas ed elettricità. Aumenti dei prezzi superiori alla media hanno colpito soprattutto prodotti di largo consumo come il vino (+6,7%), la pasta (+4,3%), la frutta (+8,5%) e la verdura (+5%), appesantendo il cosiddetto carrello della spesa con i beni alimentari e per la cura della casa e della persona (+2,2%). In questo contesto, tornare indietro sulle aperture festive sarebbe un errore, secondo associazioni di consumatori come il Codacons, mentre le imprese si dividono. Quelle a favore della liberalizzazione vedono in prima fila Confindustria, mentre Confcommercio e Confesercenti chiedono maggiori regole. I sindacati, nonostante la delusione per non essere stati ancora convocati da Di Maio, vedono nell’ annuncio del superamento del «sempre aperto» una notizia positiva. Ma domani, comunque, al netto dell’ incognita adesione, sarà sciopero. N.Qua.
Quotidiano di Puglia, 14/08/2018 03:45
Centri commerciali aperti a Ferragosto I sindacati: sciopero
appello al governo di cgil, cisl e uil regionali: «di maio ci ascolti e rispetti gli impegni assunti»
Bufera su Ferragosto: se il meteo porta grandine, la grande distribuzione, invece, sudore, in barba a quello che le organizzazioni sindacali vorrebbero fosse un giorno di riposo per i lavoratori del commercio. Polemica che, puntuale, torna a scoppiare alla vigilia delle festività canoniche. I sindacati, infatti, promettono battaglia e premono per essere convocati dal governo, dopo l’ impegno del vicepremier e ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, annunciando nuovi scioperi, proclamati da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs anche in Puglia. «È inaccettabile che il giorno di Ferragosto circa 5 mila addetti della grande, media e piccola distribuzione debbano lavorare perché le associazioni datoriali degli Iper, Supermercati e Negozi dei Centri Commerciali non vogliono guardare al bene dei lavoratori», attaccano i segretari generali della Cisl Puglia e della Fisascat Cisl regionale, Daniela Fumarola e Antonio Arcadio, che in una nota congiunta esprimono il loro disappunto riguardo le aperture dei grandi megastore pugliesi che, di fatto, obbligheranno migliaia di persone a stare lontani dalle proprie famiglie il giorno dell’ Assunzione. Si tratta di gruppi molto radicati nel territorio spiegano i sindacalisti quali Conad, Eurospin, Lidl, Ikea, Iperfamila, Dok, Gruppo MD, Despar e Auchan di Mesagne dove il 15 agosto dovranno lavorare almeno 5 mila addetti tra reparti dei supermercati e delle gallerie, come se il diritto al tempo libero non li riguardasse. «Parliamo di lavoratrici e lavoratori che già prestano la loro attività nei gironi festivi e domenicali tutto l’ anno. Sono persone che nelle ultime stagioni hanno visto peggiorare le condizioni di lavoro, gli orari e conseguentemente la vita familiare. In pratica – aggiungono Fumarola e Arcadio – in questo gioco al ribasso è aumentata solo la precarietà». Ma il nodo è anche un altro, rimarcano i sindacati: «In questi anni la liberalizzazione degli orari di apertura degli esercizi commerciali non ha sortito alcun effetto sugli aumenti di fatturato delle imprese e nemmeno sull’ aumento dei posti di lavoro. Non è certo il modo migliore per fare ripartire i consumi». Ultimamente sono stati innumerevoli gli appelli alle Istituzioni e alle associazioni datoriali affinché con la contrattazione si giungesse ad accordi per limitare le aperture dei centri della grande distribuzione nelle feste comandate ma, osservano Cisl Puglia e Fisascat, «sono appelli caduti nel vuoto». Per questo motivo i sindacati ribadiscono l’ opportunità, visto che il commercio non è indispensabile per i consumatori, di astenersi dagli acquisti e di scioperare il giorno di Ferragosto affinché lavoratrici e lavoratori possano trascorrere l’ Assunzione con le loro famiglie». Va da sè che l’ abrogazione della deregolamentazione su orari e giorni di apertura dei negozi introdotta dal governo Monti nel 2011 è da tempo un obiettivo del Movimento Cinque Stelle. La base di partenza, secondo quanto ha anticipato di recente il sottosegretario al Lavoro, Claudio Cominardi, è la proposta di legge originaria presentata nel 2013 da Michele Dell’ Orco, oggi sottosegretario alle infrastrutture. Il testo prevedrebbe dodici giorni festivi l’ anno, di cui sei nei quali si lavora solo al 25% su uno specifico territorio. Le nuove norme non si applicherebbero nei comuni turistici, dove resterebbe la liberalizzazione completa. La questione degli orari e dei giorni di apertura scalda gli animi in un settore provato dalla crisi dei consumi, dove le vendite sono quasi ferme (hanno segnato +0,1% nei primi sei mesi dell’ anno) mentre i prezzi hanno ripreso ad aumentare. L’ Istat ha appena diffuso i dati definitivi relativi al tasso di inflazione di luglio, che ha accelerato all’ 1,5% dall’ 1,3% del mese precedente sulla spinta dei rincari di gas ed elettricità. Aumenti dei prezzi superiori alla media hanno colpito soprattutto prodotti di largo consumo come il vino (+6,7%), la pasta (+4,3%), la frutta (+8,5%) e la verdura (+5%), appesantendo il cosiddetto carrello della spesa con i beni alimentari e per la cura della casa e della persona (+2,2%). In questo contesto, tornare indietro sulle aperture festive sarebbe un errore, secondo associazioni di consumatori come il Codacons, mentre le imprese si dividono. Quelle a favore della liberalizzazione vedono in prima fila Confindustria, mentre Confcommercio e Confesercenti chiedono maggiori regole. I sindacati, nonostante la delusione per non essere stati ancora convocati da Di Maio, vedono nell’ annuncio del superamento del «sempre aperto» una notizia positiva. Ma domani, comunque, al netto dell’ incognita adesione, sarà sciopero. N.Qua.
Il Piccolo Alessandria, 14/08/2018 03:34
il caso
Insulti e minacce ‘ ‘ per i no vax : medico nei guai
M Insulti e minacce per i no vax in un post pubblicato sotto il profilo social di un medico genovese sostenitore dell’ obbligatorietà dei vaccini e operante al Pronto soccorso dell’ azienda ospedaliera di Alessandria ha scatenato una vera e propria ‘guerra’ sui social. Sulla pagina Fb, il medico ha insultato i ‘no vax’, minacciando di non curarli «neanche moribondi» ritrattando poi le sue «parole infelici» e sparendo dal . Lo denuncia il Codacons che presenterà un esposto in Procura e all’ Ordine dei Medici di Genova: «Se confermato quanto segnalato da più famiglie nelle ultime ore, dovrà essere immediatamente radiato dall’ Albo» L’ azienda ospedaliera avrebbe aperto un’ inchiesta interna.
La Nazione (ed. La Spezia), 14/08/2018 03:20
le minacce un medico sotto accusa
No vax insultati online
– GENOVA – INSULTI e minacce per i no vax in un post pubblicato sotto il profilo social di un medico genovese sostenitore dell’ obbligatorietà dei vaccini e operante presso il pronto soccorso dell’ azienda ospedaliera del Piemonte hanno scatenato una vera e propria ‘guerra’ sui social. Sulla pagina Fb, il medico ha insultato i ‘no vax’, minacciando di non curarli ‘neanche moribondi’ ritrattando poi le sue «parole infelici» e sparendo dal . Lo denuncia il Codacons che presenterà un esposto in Procura e all’ Ordine dei Medici di Genova. «Se confermato quanto segnalato da più famiglie nelle ultime ore sia all’ associazione che sui social network, il medico genovese dovrà essere immediatamente radiato dall’ Albo», afferma il Codacons. «Spero che il Signore si prenda loro e i loro figli prima che il morbillo o la meningite si prenda il mio – si legge su un post -. Altrimenti me lo prendo io. Per me è guerra. All’ ingresso in pronto soccorso chiedo se uno è ‘no vax’. In caso fuori dai coglioni. Che si rivolgano al box a fianco, io non curo ‘no vax’, neanche moribondi. Non lo ritengo etico». Dopo poche ore il medico ha cancellato il post chiedendo «scusa per la mia frase infelice».
La Nazione (ed. La Spezia), 14/08/2018 03:20
LE MINACCE UN MEDICO SOTTO ACCUSA
no vax insultati online
– GENOVA – INSULTI e minacce per i no vax in un post pubblicato sotto il profilo social di un medico genovese sostenitore dell’ obbligatorietà dei vaccini e operante presso il pronto soccorso dell’ azienda ospedaliera del Piemonte hanno scatenato una vera e propria ‘guerra’ sui social. Sulla pagina Fb, il medico ha insultato i ‘no vax’, minacciando di non curarli ‘neanche moribondi’ ritrattando poi le sue «parole infelici» e sparendo dal . Lo denuncia il Codacons che presenterà un esposto in Procura e all’ Ordine dei Medici di Genova. «Se confermato quanto segnalato da più famiglie nelle ultime ore sia all’ associazione che sui social network, il medico genovese dovrà essere immediatamente radiato dall’ Albo», afferma il Codacons. «Spero che il Signore si prenda loro e i loro figli prima che il morbillo o la meningite si prenda il mio – si legge su un post -. Altrimenti me lo prendo io. Per me è guerra. All’ ingresso in pronto soccorso chiedo se uno è ‘no vax’. In caso fuori dai coglioni. Che si rivolgano al box a fianco, io non curo ‘no vax’, neanche moribondi. Non lo ritengo etico». Dopo poche ore il medico ha cancellato il post chiedendo «scusa per la mia frase infelice».
Il Foglio, 14/08/2018 02:20
Non sentiremo la mancanza del Codacons
se chiude, le procure avranno meno materiale per fare inchieste temerarie
La notizia, qui al Foglio, la si è appresa con sgomento: il Codacons a settembre sarà costretto a chiudere per bancarotta, dopo il pignoramento di beni per 300.000 euro da parte dell’ Agenzia delle entrate. Il tristo annunzio è stato confermato anche dal presidente Carlo Rienzi. Il quale, fedele fino alla fine al suo coriaceo sforzo di non agitare mai accuse a casaccio, con la consueta attinenza ai soli fatti documentati, ha scritto: “Ci giunge notizia di grandi festeggiamenti fatti tra i gestori di gioco d’ azzardo, i fornitori di servizi telefonici, le compagnie aeree incuranti dei diritti dei passeggeri, i banchieri speculatori”. E ha poi alluso a bieche macchinazioni dell’ Agenzia delle entrate per fare fuori la scomoda Onlus che da decenni combatte al fianco dei cittadini inermi di fronte allo strapotere di lorsignori. E lo fa con furia implacabile: riuscendo in un so lo giorno – preso a caso nell’ archivio Ansa: il 6 aprile 2017 – a denunciare o diffidare il cda della Rai, Zingaretti, il presidente della Conferenza dei servizi sullo stadio della Roma, gli alberghi di Milano e provincia, Paolo Mieli, le “liberalizzazioni flop”. E tuttavia lo sgomento, qui, più che per la futura mancanza di battaglie temerarie al servizio della collettività, nasce al pensiero di certe procure che si ritroveranno prive di un sostegno così valido nel denunciare gli scandali: dal freddo nelle scuole alle file ai musei, passando per l’ anatocismo bancario. Ma forse la crociata più meritevole del Codacons resta quella contro la pericolosità dei vaccini per la presenza di metalli pesanti in essi contenuti. Ne è nata perfino un’ inchiesta, a Torino. Che si è chiusa, immancabilmente, con la richiesta di archiviazione. Ma quest’ ultimo, in fondo, è un dettaglio irrilevante.
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