Rapiti in Libia, partiti dall’ Italia gli 007
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fonte:
- Il Tempo
■ La vicenda dei due italiani rapiti in Libia si complica. Mentre da Roma sarebbero partiti alcuni 007 per gestire la situazione sul campo, la polemica non si placa, soprattutto per quanto riguarda la scorta. Ieri l’ azienda Con.I.Cos. di Mondovì per la quale lavorano Bruno Cacace e Danilo Calonego, in una nota ha precisato: «Non è mai stata revocata la scorta armata al personale operante all’ aeroporto di Ghat, a cui erano stati messi a disposizione sia tre autisti armati sia quattro militari governativi armati». Anche la vedova di Salvatore Failla, uno dei 4 tecnici della Bonatti rapiti in Libia e ucciso prima della liberazione, è intervenuta sulla vicenda parlando con «Mattino cinque»: «Il silenzio che noi siamo obbligati a tenere è per non pressare il governo italiano- ha detto Rosalba -Questi terroristi volevano solo dei soldi, il rapimento era già durato abbastanza. Ma lo Stato ancora non voleva trattare ed è stato pressato con la morte di Salvo. Alla fine il governo ha pagato il riscatto ma mio marito era già morto». E poi ha concluso: «Io chiedevo al Governo di pagare il riscatto, sapevo che c’ era la richiesta. Chiamavo la Farnesina più di una volta al giorno e non rispondevano mai». Il Codacons, invece, ha inviato un esposto alle Procure della Repubblica di Roma e Cuneo, chiedendo di porre sotto sequestro i beni della Con.I.cos. L’ associazione inoltre riferisce di aver chiesto an che «alle due Procure di aprire un’ indagine sull’ azienda, alla luce della possibile fattispecie di concorso in sequestro e violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro». Nell’ esposto il Codacons punta il dito sul mancato rispetto delle norme di sicurezza che potrebbe aver contribuito al rapimento. La vicenda, però, sarebbe molto più complicata di quanto appare. I nostri 007 sono al lavoro per stabilire un contatto con i rapitori, forse un gruppo di criminali comuni noti alle autorità locali. La mediazione, però, potrebbe non rivelarsi così semplice e per questo sarebbero stati inviati agenti segreti di supporto nel tentativo di sbloccare la situazione. La dinamica, inoltre, ricorda quella del sequestro dei quattro tecnici della Bonatti, anche loro caduti in una imboscata mentre erano in viaggio per raggiungere il compound di Mellitah. È probabile, dunque, che anche in questo caso l’ autista possa aver avuto un ruolo nel rapimento. Anche su questo punto, però, l’ azienda si difende assicurando che «tra le varie misure la Conicos si è dotata, ai fini della sicurezza preventiva, di servizi di guardie armate (militari) che presidiano (h24) i campi base ed i cantieri». Francesca Musacchio.
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