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7 Ottobre 2015

Rapite in Siria, indagine sugli 11 milioni

Rapite in Siria, indagine sugli 11 milioni
pm a caccia di riscontri
sul denaro usato per liberare greta e vanessa l’ italia nega ma un
tribunale islamico conferma l’ esborso ai sequestratori

Ivan Cimmarusti Valeria Di Corrado • Il presunto «riscatto da 11 milioni di euro» per liberare le cooperanti italiane rapite in Siria, Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, finisce all’ attenzione della Procura di Roma. L’ obiettivo del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, coordinatore del pool antiterrorismo, è di attivare gli eventuali canali istituzionali per conoscere il fondamento delle accuse con cui il Tribunale islamico del movimento Noureddin Zenki, ha sostanzialmente affermato che l’ Italia ha pagato, illegalmente, un riscatto di 11 milioni di euro il rilascio delle due ragazze. L’ INCHIESTA Gli accertamenti si sono resi necessari dopo la pubblicazione della presunta sentenza, con cui il Tribunale islamico ha condannato un uomo – tra i responsabili dei negoziati con l’ Italia – per essersi intascato 5 dei presunti 11 milioni di euro. C’ è da dire che la stessa Procura è scettica sull’ attendibilità del documento, che getta ombra sul sospetto pagamento del riscatto. Perché il provvedimento sarebbe stato emesso non dal Tribunale di uno Stato, ma di un movimento islamico indicato tra quelli coinvolti nel sequestro delle due ragazze e nei successivi negoziati per il rilascio. Tuttavia il ragionamento degli investigatori parte da un presupposto: se un riscatto è stato pagato è stato commesso un reato. LA LEGGE ANTI -SEQUESTRI C’ è unalegge dello Stato che vieta il pagamento dei riscatti. Fu emenata nel 1991, per mettere un freno all’ ondata di sequestri che esplose in Italia tra gli inizi degli anno ’70 e la fine degli anni ’80 da parte della ‘Ndrangheta e dell’ Anonima Sarda. Il governo approvò il 15 gennaio 1991 un decreto legislativo (convertito nella legge n.82 del 15 marzo del 1991) per il sequestro preventivo dei beni delle famiglie dei rapiti. Un modo per evitare che i familiari delle vittime trattassero con isequestratori. Chinon comunica all’ autorità giudiziaria fatti concernenti il sequestro o relativi alla richiesta di riscatto o al pagamento del riscatto – dice la legge – è punito con la detenzione fino atre anni. In questo caso, se fosse confermato quanto è contenuto nella sentenza del tribunale dell’ Isis, a pagare non sarebbero stati ifa miliari delle ragazze, ma lo stesso Stato Italiano, che ha ratificato quella norma. La difficoltà degli investigatori, però, potrebbe essere quella che, in caso dovessero iniziare indagini preliminari a carico di appartenenti ai Servizi, questi potrebbero opporre l’ esistenza della causa di giustificazione, che segue modalità confermative analoghe al segreto di Stato. IL DOCUMENTO Tutto nasce con il lancio di un’ agenzia di stampa delle 11.48 di lunedì scorso, secondo cui «l’ Ansa ha ricevuto una copia digitale del testo della condanna emessa il 2 ottobre scorso dal Tribunale Qasimiya del movimento Zenki nella provincia di Atareb. Secondo la condannata, Hussam Atrash (indicato come coinvolto nel sequestro e nei negoziati con l’ Italia, ndr), si è intascato 5 dei 12 milioni e mezzo di dollari, equivalenti a poco più di 11 milioni di euro. I restanti 7 milioni e mezzo sono stati divisi tra i restanti signori della Rientro Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni accoglie in Italia le due ragazze rapite in Siria Sotto, lo scoop de Il Tempo che rivelava il pagamento del riscatto per la liberazione di Vanesse e Greta guerra locali». La Farnesia s’ è affrettata a smentire, affermando di «non dover commentare supposte fonti giudiziarie di Aleppo o del sedicente tribunale islamico», aggiungendo che «in ogni caso non risulta nulla di quanto asserito». IL COPASIR I dubbi sull’ attendibilità di questa sentenza, inoltre, sono anche del Copasir, ieri riunitosi per discutere di «allarme in vini: «Se terno». RenziIl presidente delComitato per la sicurezza della Repubblica, Giacomo Stucchi, ha comunque precisato che «chiederemo una nota scritta all’ Autorità delegata per la si riscatto di 11 milioni di euro 07 di per mezza Europa il rilascio delle due cooperanti Greta e Vanessa in Siria». atolano-Stucchiha precisato che «non siriano.ciAaspettiamo versioni diverse gato ai terroristi da quella che lo stesso sottosegretario ha fornito al Comitato nei giorni scorsi». Stando a quanto diffuso dai media locali, tra cui il Syrian center news, Hussam Atrash avrebbe tenuto in ostaggio le cooperanti nella zona di Aleppo e poi, una volta ottenuto il denaro per il riscatto, avrebbe dato agli altri gruppi che hanno partecipato al sequestro solo una parte dei soldi. Un specie di «appropriazione indebita» tra fazioni terroristiche, portata all’ attenzione del Tribunale islamico che, dunque, ha condannato Hussam Atrash. Alla base dell’ accertamento della Procura, dunque, l’ attendibilità dique sta decisione. Perché già con un’ informativa alla Camera del 16 gennaio scorso, il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, aveva smentito categoricamente la notizia secondo cui era stato pagato un riscatto per il rilascio delle due cooperanti: «In merito al tema dei riscatti – aveva detto – ho letto indiscrezioni prive di fondamento e in qualche caso veicolate da gruppi terroristici. Solo illazioni: l’ Italia è contra ria al pagamento». Tuttavia, subito dopo la liberazione di Greta e Vanessa, l’ associazione dei consumatori Codacons presentò alla Procura della Corte dei conti del Lazio un esposto in cui si chiedeva ai pm contabili di accertare «se una qualunque fonte di finanziamento pubblico sia stato investito per riportare le due cooperanti a casa e, in caso affermativo, di che importo si tratta».
valeria di corrado, ivan cimmarusti
 

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