17 Dicembre 2006

Rai, l`aumento è per pagare Biagi?



Ci mancava solo l`aumento del canone Rai. Dopo aver incrementato persino l`acqua minerale, il bollo auto e i mutui (ma la lista potrebbe essere molto più lunga), al Governo Prodi non restava altro. E, a quanto pare, non ci ha pensato due volte. Come se pagare 99,60 euro non fosse già abbastanza, il ministro per le Telecomunicazioni Paolo Gentiloni ha portato il costo del servizio pubblico a 104 euro. Il perchè di tutta questa fretta resta ancora un mistero, nonostante la levata di scudi da parte del direttore generale Claudio Cappon, che ha sottolineato l`importanza di un adeguamento al tasso d`inflazione. Del resto, però, la prossima stagione si annuncia ricca di sorprese in viale Mazzini e i costi potrebbero lievitare come non mai. Non tanto perchè la Rai sia intenzionata ad investire su nuovi programma e su una tv di qualità, obiettiva e non politicamente influenzata. Quanto perchè il 2007 riporterà sul piccolo schermo personaggi del calibro di Enzo Biagi. E, si sa, intellettuali del genere vanno pagati a peso d`oro. Ma se il centrosinistra plaude all`iniziativa del Governo con, addirittura, i Verdi che si vantano di aver limitato i danni imponendo un aumento di soli 4,40 euro e non di 15 come era stato annunciato inizialmente, il centrodestra non ci sta. Così come le associazioni dei consumatori. “L`aumento è ingiustificato perché non relativo ad un aumento di qualità. Tutti i servizi pubblici devono essere pagati per efficienza e qualità, se questa non aumenta neppure il canone può aumentare“, hanno detto l`avvocato Carlo Rienzi del Codacons (Coordinamento delle associazioni per la Difesa dell`ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori) ed Elio Lannutti dell`Adusbef (Associazione difesa consumatori ed utenti bancari, finanziari ed assicurativi). Hanno annunciato che faranno ricorso al Tar e non escludono un ricorso per verificare la fondatezza costituzionale dello stesso canone Rai. Inoltre, Codacons a Adusbef avanzano il sospetto che l`aumento serva in parte “a pagare la sanzione dovuta per gli stipendi d`oro dell`ex direttore generale Alfredo Mocci“, e persino a finanziare i premi del gioco Affari tuoi, “che non è certo un programma utile“. E sul caso Meocci, le due associazioni presenteranno un esposto alla Corte dei Conti per contestare la presunta transazione tra l`ex direttore generale e la Rai, che si sarebbe impegnata a sostenere le spese legali della sanzione comminata dall`AgCom allo stesso Meocci. Duro il commento di Dario Galli: “La Rai? Bisogna venderla“, ha detto il senatore del Carroccio che ha ammesso: “Io è dal `95 che non pago il canone“. Secondo l`esponente del Carroccio, infatti, non ha alcun senso avere un`azienda di Stato che fa le stesse identiche cose che potrebbe fare una tv privata. “Lo Stato deve occuparsi di altro – ha spiegato -: deve fare le leggi e farle rispettare, deve occuparsi di sicurezza, di istruzione, di sanità. Televisione la facciano altri, tanto più che la Rai non porta alcun valore aggiunto, anzi, ha dei costi che sono sempre più alti rispetto ad altre emittenti“. Costi, tra l¿altro, pagati allo stesso modo attraverso le entrate pubblicitarie così come avviene per le tv commerciali. E allora? Perchè far pagare un canone così salato? Le critiche al servizio pubblico da parte di Galli sono feroci: “È una tv di Stato che rende un servizio parzializzato, con la maggior parte dei giornalisti vittime di un¿ideologia di sinistra, ha una visione centralista del Paese e romanocentrica sul piano delle assunzioni“. Insomma, se davvero si vuol fare un favore a tutti non resta che liquidare la Rai al migliore acquirente liberando tutti dal supplizio del canone pagato per lo più solo e soltanto al Nord. Insoddisfatto per l`aumento del costo del servizio pubblico anche Consiglio nazionale degli utenti, istituito presso l`Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Il 17 luglio una prima volta e, poi, il 13 novembre, il Cnu aveva in due comunicati manifestato netta contrarietà ad ogni aumento del canone. In particolare, il Consiglio aveva sostenuto che un aumento del canone fosse ingiustificato prima che si fosse concluso il nuovo contratto di servizio con la Rai e siano quindi definiti il servizio pubblico e i conseguenti obblighi per la concessionaria rispetto quanto meno a: “la garanzia del servizio sull`intero territorio nazionale; il finanziamento del servizio pubblico e l`incidenza nel bilancio Rai del costo delle trasmissioni considerate di servizio pubblico, che, oltre tutto, oggi non sono facilmente identificabili; l`entità del gettito pubblicitario e il condizionamento che esso provoca sulla programmazione radiotelevisiva e sulla qualità dei programmi oggi determinata in gran parte dalla rincorsa all`acquisizione della pubblicità e dell`audience“, si legge in una nota. Un`ora con la tv spenta è invece la forma di protesta lanciata da Francesco Tanasi, leader del Coordinamento nazionale associazioni consumatori che indice un black out dalle trasmissioni Rai dalle 14 alla 15 di lunedì prossimo. “Questa misura – ha spiegato- ci sembra un buon modo per far comprendere il dissenso della gente nei confronti dell`aumento“. “Il problema reale – ha continuato- non è rappresentato tanto dalla cifra richiesta, che sia troppo alta lo si sapeva anche prima, quanto dalla qualità del servizio offerto. La gente è costretta a guardare la pay tv per trovare dei programmi di qualità. Molti nemmeno usufruiscono delle trasmissioni Rai, ma devono pagare comunque la tassa. Se proprio vogliono aumentarla che almeno migliorino la qualità dei programmi“. Ma forse questa è un¿aspettativa troppo alta. Attacca l`Esecutivo tutto il centrodestra. “La decisione di aumentare il canone Rai di oltre 4 euro è in perfetta sintonia con la politica di questo governo in materia di aumento della pressione fiscale. Esprimo tutta la mia delusione per una decisione vessatoria nei confronti dei soliti noti che già pagano il canone“, ha sottolineato Alessio Butti, responsabile informazione di Alleanza nazionale.

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