Rai, Guardia di Finanza a caccia degli evasori novantasei bar su cento non pagano il canone
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fonte:
- la Repubblica
E’ un po´ come una cartolina sbiadita, ma l´immagine fa sempre un certo effetto nella testa dei liguri (e dei veneti, sardi, siciliani, in generale degli italiani): gli uomini della Guardia di Finanza che entrano in casa e controllano se dentro non ci siano i furbetti del canone Rai. Quelli che si rifiutano di pagare 110,50 euro al servizio pubblico radiotelevisivo ma si guardano lo stesso i programmi della Tv di Stato. La paura delle forze dell´ordine fa ancora il suo bell´effetto: i mugugni si sprecano e ben pochi sono convinti di spendere bene il proprio denaro, eppure gli evasori restano in minoranza. Nel frattempo, però, giù lettere minatorie da Viale Mazzini dirette anche a chi non possiede manco una televisione. Senza contare le martellanti campagne di "sensibilizzazione" sul piccolo schermo, per ricordare il bollettino da pagare alle Poste. Lo stesso timore evidentemente non aleggia fra i pubblici esercizi. Bar, ristoranti, alberghi, ma anche uffici, studi professionali, sedi di partito e associazioni. Perché stando a una denuncia del Codacons, il 96 per cento di tutte queste strutture se ne frega proprio di comportarsi come dovrebbe. Non paga, eppure guarda e fa guardare la televisione. Il dato è nazionale ma secondo l´associazione dei consumatori le differenze da regione a regione sono davvero minime. Così, in Liguria i trasgressori sono oltre 41mila. Vuol dire un´evasione di circa 230 milioni di euro. I numeri sono altissimi perché la tassa è molto diversa da quella che tocca ai privati. Secondo il Codacons, "a seconda della categoria, il canone evaso va da 198,11 a 6603,22 euro". L´associazione dei consumatori ha inviato un esposto alle Procure competenti, quindi anche a quelle liguri, in difesa della "miriade di privati cittadini cui l´Agenzia delle entrate richiede periodicamente il pagamento del canone Rai". Il concetto è semplice: mentre le famiglie sono tormentate dalle lettere minacciose oppure si ritrovano un canone sempre più alto, i pubblici esercizi fanno la bella vita e con il loro comportamento costringono la Rai ad aumentare la tassa agli onesti. Ora la parola dovrebbe passare ai pubblici ministeri. Chissà che in agosto tutti non si mettano frettolosamente in regola, e a settembre, quando anche nei palazzi di giustizia il lavoro tornerà frenetico, mamma Rai non si ritrovi con le casse piene.
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