9 Giugno 2018

Raffica di eccezioni, risarcimenti a rischio

nuovo rinvio dell’ udienza preliminare: il giudice si è riservato la decisione sulle richieste di inammissibilità delle parti civili
di Luana de FranciscoL’ aula gup del tribunale di Udine era nuovamente affollata di avvocati, ieri mattina, per il terzo round dell’ udienza preliminare a carico dei 16 ex amministratori di CoopCa – tra presidenti, consiglieri, sindaci e direttori -, accusati, a vario titolo, di bancarotta, fraudolenta e semplice, abusiva attività di raccolta del risparmio e truffa. Lo sarà anche il 13 luglio, data del prossimo rinvio, ma potrebbe essere l’ ultima volta. Tutto dipenderà dalla decisione che il giudice Daniele Faleschini Barnaba assumerà, rispetto alle eccezioni di inammissibilità della costituzione di parte civile sollevate dalle difese e, a sorpresa, anche dal legale del liquidatore giudiziale della cooperativa carnica, a sua volta in attesa del via libera. Uno sfoltimento delle presenze, va da sè, porterebbe anche a un ridimensionamento della platea di aspiranti al risarcimento dei danni.A presentare domanda, lo scorso 9 febbraio, erano stati una sessantina tra ex azionisti e soci prestatori, il Comitato soci Coopca, il Movimento a difesa del cittadino (regionale e nazionale), il Codacons del Friuli Venezia Giulia, la Banca d’ Italia e il liquidatore giudiziale, Paola Cella, appunto. Che, attraverso l’ avvocato Andrea Mondini, ha sostenuto per tutti gli altri “pretendenti” «l’ insussistenza delle condizioni legittimanti per agire iure proprio», quantomeno per i reati fallimentari. A rigor di norma, infatti, la costituzione del “curatore”, ossia di un organo della procedura titolato a chiedere i danni derivanti dal dissesto finanziario, esclude o, per altro verso, assorbe l’ esercizio dell’ azione da parte dei creditori. A meno che gli stessi – come aveva evidenziato l’ avvocato Gianberto Zilli, che assiste i singoli soci – non vantino un titolo proprio e personale (cioè autonomo rispetto alla perdita di valore dell’ azione o al danno patito dalla società). Un danno morale e non patrimoniale, insomma. La richiesta di estromissione è stata una delle carte giocate da buona parte dei difensori. Quanto alle costituzioni degli enti e delle associazioni a tutela degli interessi lesi, sono stati in particolare gli avvocati Giuseppe e Carlotta Campeis a sottolineare l’«assenza di un loro collegamento effettivo con la realtà storica e geografica locale». I legali hanno inoltre formalizzato istanza di ammissione a rito abbreviato, condizionato all’ audizione di un consulente tecnico, per Vanessa Gressani. Durante l’ udienza, si è insistito sulla chiamata in causa della Regione Fvg quale responsabile civile. Richiesta formulata già dall’ avvocato Zilli e ribadita dal collega Daniele Liani, alla luce di una sentenza di Cassazione del 2010 in materia di «culpa in vigilando».Coordinata dal pm Elisa Calligari, l’ inchiesta della Guardia di finanza era scattata all’ indomani dell’ ammissione di CoopCa alla procedura di concordato preventivo, chiesta a fronte del naufragio finanziario che, dal 2015, aveva stravolto la vita di 3.236 soci. Nel mirino, le operazioni immobiliari eseguite dal 2012 e che, insieme a una supposta falsificazione dei bilanci, avrebbero concorso a coprire uno stato di crisi conclamata altrimenti evidente già dal 2010. L’ ipotesi della bancarotta fraudolenta è contestata a Giacomo Cortiula (presidente dal 1996 al 2014), Giancarlo Veritti (presidente del Collegio sindacale), Fosca Petris (sindaco), Daniele Delli Zotti (sindaco), Mauro Veritti (direttore generale), Ermanno Collinassi (presidente Cda di ImmobilCoopCa srl). Per tutti, invece, l’ ipotesi della bancarotta semplice, che coinvolge anche Leonardo Agostinis (ex vice presidente Cda) e gli ex consiglieri Sonia Cacitti, Silvano Giorgis, Vanessa Gressani, Corrado Di Doi, Claudio Lo Muscio, Francesco Zilli, Silvio Moro, Carlo Alberto Mainardis e Gelindo De Campo. A Cortiula e Collinassi si contesta la truffa ai danni di alcuni prestatori.

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